Archivio | luglio 2, 2008

Liberata Ingrid Betancourt!

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BOGOTA (Reuters) – L’esponente politica di origini franco-colombiane Ingrid Betancourt e altri 14 ostaggi fra cui 3 cittadini Usa sono stati liberati oggi in Colombia, dopo anni di prigionia nella giungla nelle mani dei guerriglieri delle Farc.

Il ministro della Difesa, Juan Manuel Santos ha detto che l’ex candidata alla presidenza del paese sudamericano, gli statunitensi e tutti gli altri ostaggi sono in discrete condizioni di salute.

L’operazione di salvataggio, ha detto Santos, è avvenuta oggi nella giungla della provincia meridionale di Guaviare.

“E’ stata un’operazione unica. sarà ricordata nella storia per la sua audacia ed efficacia”, ha detto Santos.

I militanti del Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) negli ultimi anni hanno rapito una quarantina di ostaggi di alto profilo per tentare uno scambio con i ribelli imprigionati dal governo.

Betacourt, che ha possiede doppia nazionalità francese e colombiana, era stata rapita dalle Farc nel 2002 ed era apparsa molto provata l’ultima volta che i ribelli avevano diffuso un suo video alla fine dell’anno scorso.

“Sono felice”, ha detto la sorella di Betancourt, Astrid, alla radio colombiana. “Sono stati lunghi anni di attesa”.

Gli ostaggi statunitensi liberati insieme a lei, che lavoravano per il dipartimento della Difesa Usa, erano stati catturati nel 2003 dopo che il loro aeroplano ultraleggero era precipitato nella giungla durante un’operazione antidroga.

L’ufficio del presidente francese Nicolas Sarkozy ha confermato che Betancourt è stata trasportata in salvo in una base militare colombiana.

Le Farc, la più vecchia organizzazione sovversiva dell’America Latina, avevano chiesto al presidente colombiano Alvaro Uribe di ritirare le sue truppe da una zona grande circa come la città di New York per facilitare le trattative con il governo. Uribe, però, fino ad ora ha rifiutato di soddisfare la condizione posta dai ribelli.

Le Farc, che una volta vantavano circa 17.000 membri ed erano capaci di attaccare praticamente qualsiasi città del paese, oggi sono costrette a rifugiarsi in parti remote della giungla colombiana e i suoi membri sono stati ridotti a 9.000 elementi.

Le Farc appaiono nella lista delle organizzazioni terroristiche compilate sia dell’Ue che degli Usa e sono accusate di utilizzare il traffico di cocaina per finanziare le proprie operazioni.

fonte: reuters

foto di repubblica

Mena Berlusconi & Co. col telefonino. Per gioco..

Direttamente dai laboratori di Glu Mobile arriva il nuovo avvincente gioco che promette di diventare lo scacciapensieri dei nostri preoccupati connazionali

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Mer, 02/07/2008

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Super Boxing by Glu Mobile Si chiama Super Boxing il gioco per cellulare che permette di salire sul ring con gli indiscussi pesi massimi della politica e metter loro un po’ di sale in zucca a suon di virtuali pugni.

I personaggi politici protagonisti della scena nazionale ed internazionale verranno sfidati uno ad uno fino alla completa rigenerazione del panorama istituzionale.

Siete impazienti di sapere chi potrete prender a pugni mentre aspettate l’autobus o in metropolitana?

Eccovi la lista

  • Il Presidente della Federazione Russa dallo stile prettamente sovietico, Vladimir Putin.
  • Il nuovo uomo al numero 10 di Downing Street, il Primo Ministro britannico Gordon Brown.
  • Il politico, imprenditore e presidente del Consiglio dei Ministri italiano, Silvio Berlusconi.
  • Il Primo Ministro spagnolo, José Luis Rodríguez Zapatero.
  • La combattiva Cancelliera Federale della Germania, Angela Merkel.
  • Infine, il politico più “politico” del mondo nonché Presidente degli Stati Uniti d’America, George W. Bush.

Super Boxing by Glu Mobile

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Farsi strada attraverso le fila dei politici, si sa, non è affatto facile, bisognerà imparare a sconfiggere ogni avversario grazie alle sue debolezze memorizzando il loro comportamento durante l’avanzata verso il KO finale.

Perché, dunque, aspettare le elezioni quando i nostri pugni possono parlare per noi?

Il tutto, naturalmente, all’insegna della partecipazione mobile e della democrazia digitale.

/R68

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fonte: http://www.portel.it/news/nuove-tariffe/07-2008/mena-berlusconi-co-col-telefonino.html

Draghi bacchetta Berlusconi: «Bisogna diminuire le tasse»

«Nel 2008 i conti peggioreranno»

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«Nel 2008 i conti pubblici peggioreranno per il rallentamento dell’economia e le misure di bilancio». Non è l´opposizione a Berlusconi ha dirlo, ma il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, nel corso dell’audizione in Parlamento per il Documento di programmazione economica e finanziaria. Draghi fa anche di più: dà al governo alcuni consigli su manovre che andrebbero fatte, invece di pensare solo agli interessi del premier. Il governatore ha suggerito di pensare al bilancio dello Stato e ad abbassare le tasse: «La politica economica – ha detto – deve ora abbattere il debito e contribuire alla ripresa della crescita con servizi pubblici migliori e una riduzione del carico fiscale». In particolare, secondo l’inquilino di Palazzo Koch, «la riduzione delle aliquote d’imposta gravanti su lavoratori e imprese rafforzerebbe gli interventi volti a dare sostegno alla crescita». Questo intervento «diminuirebbe le distorsioni dell’attività economica e migliorerebbe la posizione competitiva delle nostre imprese». Draghi ha chiesto anche, «qualora si delineasse un andamento congiunturale più favorevole di quello atteso» di «restituire il drenaggio fiscale per sostenere il reddito disponibile delle famiglie».

Ma nel mirino di Draghi c´è anche la famigerata “Robin Hood Tax” di Tremonti. «L’inasprimento del prelievo a carico delle banche – ha poi rilevato il governatore della Banca d’Italia – potrebbe riflettersi sulle condizioni offerte ai depositanti e ai prenditori di credito e in minori risorse per gli intermediari da accantonare a patrimonio». Guarda caso, è lo stesso concetto che la Corte dei conti che aveva avvertito, sempre durante un’audizione sul Dpef, come la Robin Tax «rischia di pesare troppo su un singolo settore d´impresa e di avere effetti negativi per i consumatori attraverso un aumento dei prezzi praticati sui prodotti, o su altri soggetti economici, con un effetto ad esempio sui salari reali dei lavoratori impiegati nei settori colpiti».

Draghi ha poi definito «ambizioso» il programma di contenimento della spesa del governo. «È positivo che la riduzione della spesa svolga un ruolo preponderante nel processo di consolidamento dei conti pubblici». «Gli interventi sul pubblico impiego – ha detto il governatore circa la limitazione del turn over – appaiono sostenibili solo in presenza di una incisiva riorganizzazione del lavoro pubblico che ne innalzi la produttività. L’introduzione di nuovi sistemi di valutazione del personale, la valorizzazione del merito e la maggior responsabilizzazione dei dipendenti pubblici che il governo intende perseguire con apposita legge delega, vanno in questa direzione».

Il governatore della Banca d´Italia ha poi chiesto nuovi interventi a lungo termine sulla previdenza: «Occorre proseguire nella rimozione dei vincoli e dei disincentivi che tengono lontana dal lavoro un’ampia quota della popolazione meno giovane». Per contenere la spesa e assicurare ai pensionati futuri pensioni adeguate, andrebbe aumentata «nel medio-lungo periodo l’età media effettiva di pensionamento. L’abolizione del divieto di cumulo muove nella direzione di aumentare il tasso di attività dei cittadini e di 60 e più anni, che in Italia è ancora relativamente basso».

Pubblicato il: 02.07.08
Modificato il: 02.07.08 alle ore 17.46

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=76806

Robin tax? Un bluff “Rischi per i consumatori”

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Lo dice il presidente della Corte dei Conti Tullio Lazzaro a senatori e deputati della Commissione Bilancio e Finanze

Le maggiori tasse per petrolieri, assicurazioni e banche potrebbero
“diventare” aumenti per i cittadini. Dubbi sulla carta per poveri e pensionati

Robin tax? Un bluff "Rischi per i consumatori"Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Ha inventato la Robin Tax

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ROMA – La Robin Tax? Rischia di essere un bluff. Di più: “Rischia di pesare troppo su un singolo settore di impresa e di avere effetti negativi per i consumatori”. L’allarme è lanciato da Tullio Lazzaro, presidente della Corte dei Conti, durante l’audizione alle commissioni congiunte Bilancio e Finanze di Camera e Senato su Dpef e dl manovra riconosce il valore degli obiettivi della Robin Tax ma mette in guardia da un duplice rischio.

Da un lato si teme che “la previsione di un prelievo differenziato sui profitti di alcuni settori e categorie di imprese, pur giustificata da fattori contingenti, si configura in realtà come un inasprimento strutturale del prelievo a carico di uno specifico segmento imprenditoriale”. In sostanza Lazzaro dice che le maggiori tasse per aziende petrolifere, assicurazioni e banche di gas che in questi anni hanno goduto di maggiori incassi, assomiglia troppo a una “punizione” per un solo settore.

Anche per questo, aggiunge Lazzaro, “è concreto il rischio che il maggior prelievo possa essere traslato sui consumatori (attraverso un aumento dei prezzi praticati sui prodotti) o su altri soggetti economici”.

Per Lazzaro “le maggiori entrate (733 milioni) assicurate dall’imposta sostitutiva sui valori latenti delle rimanenze delle imprese petrolifere e del gas rappresentano, di fatto, un’anticipazione della tassazione: scorte già tassate riducono in sostanza l’utile che emergerà all’atto della vendita del prodotto e la relativa tassazione”.

Infine per la Corte dei Conti, “è concreto il rischio che la finalizzazione ‘sociale’ della Robin Tax possa risultare molto limitata”. Nel senso che nelle tasche dei cittadini potrebbe andare alla fine poco o nulla. In effetti gli aggravi fiscali potrebbero tradursi in aumenti per i consumatori. Soprattutto al Fondo per i meno abbienti andrebbero “meno di 300 milioni”. Molto meno dei 3-4 miliardi che la tassa dovrebbe far incassare allo Stato.

Dubbi anche sulla carta per anziani e più poveri. “Si pone l’esigenza – osserva la Corte dei Conti – di evitare che i potenziali benefici dell’iniziativa non siano compromessi da elevati costi di gestione (ideazione, creazione, distribuzione e monitoraggio della carta acquisti). Per contro sarebbe necessario valutare come questa nuova iniziativa si collochi in un contesto in cui già sono operanti istituti a sostegno dei meno abbienti e strumenti di misurazione delle condizioni economiche”.

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2 luglio 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/economia/conti-pubblic-75/corte-conti-boccia-robin/corte-conti-boccia-robin.html

L’improntitudine di Maroni

https://i0.wp.com/www.ilpiave.it/IMGART/201205/DISTRETTO51.jpgMaroni versione Rom?

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Sulla decisione di prendere le impronte ai bambini rom, ci possono essere almeno tre livelli di lettura, uno più negativo dell’altro. Uno rozzo, che tende a solleticare i peggiori istinti xenofobi; un secondo riguarda le spiegazioni giuridiche e “altamente etiche” dell’azzeccagarbugli Maroni; il terzo è quello reale.

Il primo livello nasce da un grossolano pregiudizio, che fa ricadere su tutti i rom le colpe di alcuni di essi. Si dimentica che, per il diritto moderno la responsabilità è individuale. Sembra di essere tornati ai tempi in cui si procedeva alla punizione del capotribù o dell’intera tribù per i reati di un componente del gruppo tribale, o alla visione della parte più arcaica della bibbia. Il mito racconta che Noé piantò la vigna e, bevendone il succo, s’ubriacò. Cam entrò nella tenda, lo vide nudo e chiamò i fratelli Sem e Jafet, i quali, camminando all’indietro e senza guardarlo, lo coprirono. Indignato con Cam, reo di leso patriarcato, Noé non gli fece nulla, ma maledisse il figlio di lui Canaan, che non c’entrava affatto, e tutti i suoi discendenti, i Cananei. Questa mentalità, che fa ricadere sui figli e i figli dei figli le colpe dei padri, è rimasta pressoché inalterata in chi, senza distinzione, considera l’etnia Rom pericolosa, da isolare, compresi i bambini. Per chi ha questi limiti, è come non ci fosse stato il diritto romano, il cristianesimo, il diritto moderno, l’Habeas Corpus.

Pronto ad assecondare per motivi demagogici questo primitivo sentimento, ma munito di tutti gli accorgimenti del leguleio, Maroni sostiene che la norma proposta, e le relative impronte digitali, non hanno carattere razzista e discriminatorio: “Un provvedimento, ribadisce subito il ministro … che ha come fine proprio quello di offrire ulteriore garanzie ai più indifesi. Ed evitare così, ad esempio, fenomeni come l’accattonaggio. Il censimento, spiega infatti il titolare del Viminale, servirà “a garantire a chi ha il diritto di restare nei campi, di farlo in condizioni dignitose”. E, allo stesso tempo, consentirà “di allontanare chi non ha titolo per stare in Italia”.(1) In che consiste la garanzia per più indifesi di tutti, i bambini che non hanno né la nazionalità italiana né quella di uno stato dell’Unione europea? Nell’espulsione! Molti rom provengono dalla ex Jugoslavia, e, nel corso delle guerre che ne hanno accompagnato la disgregazione, sono stati vittime della pulizia etnica. Sono rifugiati politici. Se vengono dal Kossovo, l’Italia ha un’enorme responsabilità diretta nel loro esilio, per l’ingresso in guerra e i bombardamenti, e deve offrire asilo politico.

La verità è molto semplice: Maroni, proprio come Sarkozy e il troppo lodato Zapatero, vuole cacciare il maggior numero possibile di clandestini, per soddisfare l’ingente numero di elettori retrivi. L’Europa storce il naso solo perché Maroni ha citato espressamente un’etnia, l’opposizione non riguarda la sostanza, la cacciata dei clandestini, ma la forma, che puzza di razzismo. C’è da attendersi qualche tirata d’orecchie, ma niente più, perché l’Europa è semplicemente un condominio di stati imperialistici o comunque sciovinisti, e non c’è da aspettarsi nessuno stop alle espulsioni, a meno che non si violi troppo apertamente l’etichetta.

Un reato è una cosa molto concreta, e deve essere addebitato a una persona fisica, non può essere ascritto a una comunità. Qui si procede in un modo anomalo, non si parte da reati concreti, ma dalla supposizione di una particolare pericolosità di una comunità. Maroni non l’ha detto? L’ha detto il suo gemello in Lega Calderoli: “Roberto Calderoli: “Farò un discorso razzista ma è evidente che ci sono delle etnie che hanno più propensione a lavorare ed altre a delinquere. Non dipende dal Dna ma è una predisposizione”. Citando – nel suo intervento a Matrix – i dati del Viminale “sui reati commessi” il ministro per la semplificazione ha puntato il dito contro i Rom e la Romania, nel merito di quest’ultima ha sottolineato: “Evidentemente ci sono etnie che avrebbero avuto bisogno di più tempo prima di entrare nell’Unione europea”.(2)

La lotta all’accattonaggio dei bambini,
ecco il cavallo di battaglia di Maroni. Ma questo “cavallo di razza” si rivela presto un brocco. In certi casi l’accattonaggio è imposto dalla fame, e lo si può eliminare dando un lavoro ai genitori, ma, per i casi in cui vi è un effettivo sfruttamento del minore, colpire indiscriminatamente un intera comunità è il modo migliore di permettere ai colpevoli di mimetizzarsi in mezzo agli innocenti.

Ci sono altri pericoli per i bambini, alcuni assai più gravi, che vengono trascurati. Perché non si perseguono gli esponenti della criminalità organizzata che addestrano i minori in funzione della loro futura attività criminale, di futuri killer?. E il lavoro minorile? Non solo nell’agricoltura, ma in quanti negozi, bar trattorie, minori sono impiegati a lavorare, proprio dai genitori? Perché non fanno indagini a tappeto su questo problema? C’è la piaga dell’abbandono scolastico, ci sono minorenni impiegati nello spaccio della droga. E, quando il ministro esce da Roma con l’auto blu per recarsi al nord, non vede ai lati delle strade prostitute, la cui minore età salta agli occhi? Invece di assillare i rom, perché non fa una retata di magnaccia? C’è poi il terribile problema del traffico d’organi, in cui i bambini sono vittime indifese, questione ben più grave dell’accattonaggio.

Ma il nostro ministro deve scegliere un problema sentito dal suo elettorato, perché questuanti se ne vedono ovunque, e anche se sono italiani DOC si pensa sempre che siano rom. Col provvedimento si sono schierati – la cosa non sorprende – i sindaci Moratti e Alemanno, e, purtroppo, almeno a giudicare da un sondaggio del Corriere, buona parte della cosiddetta opinione pubblica.

Maroni troverà opposizione in un altro settore, perché ha respinto l’emendamento salva-badanti avanzato dai ministri Sacconi e Carfagna,: “Non esistono clandestini giusti e clandestini ingiusti: chi è entrato clandestinamente è clandestino. Punto e basta”. Decine di migliaia di anziani non autosufficienti rimarranno senza assistenza, e le famiglie dovranno addossarsi anche questo onere. Questa è la politica dei sedicenti difensori della famiglia e della tradizione. Sarebbe compito dello stato, delle regioni o dei comuni provvedere a questa assistenza, e il fenomeno delle badanti clandestine serve a mettere una pezza a questa carenza, indegna di qualsiasi stato mediamente evoluto. In questo caso il suo fiuto politico ha tradito Maroni. Salvo poche famiglie ricchissime, l’assistenza agli anziani è un problema ossessivo per molti, perciò avrà contro anche parecchi leghisti. Non è escluso che questo provvedimento resti lettera morta, o sia attuato solo in qualche caso, per mostrare agli ingenui l’inossidabile intransigenza del ministro. Questa buffonata, però, creerà innumerevoli problemi alle badanti: le ucraine hanno dovuto abbandonare un paese, un tempo granaio d’Europa, disastrato, più ancora che dall’incidente di Chernobyl, dalla subordinazione al capitale occidentale. Molte di loro hanno un’alta qualificazione, tante sono ingegneri. Invece di aiutarle a valorizzare le loro capacità tecniche, con vantaggi anche per l’economia italiana, la demagogia del governo le perseguita. Quanto alle sudamericane, la vicinanza linguistica tra l’italiano e lo spagnolo potrebbe favorire un rapido inserimento, se la gretta reazione della parte peggiore della politica italiana non studiasse ogni giorno un nuovo intralcio per impedirlo.

Non sono problemi che riguardano solo gli stranieri. I soprusi, le norme forcaiole, le repressioni, i ricatti a danno degli immigrati, sono precedenti che facilitano una politica repressiva anche verso i lavoratori, i pensionati, le casalinghe, gli studenti italiani. Come la società indiana tradizionale, anche il capitalismo crea i suoi paria. La libertà è un bene collettivo, se una parte della società ne è privata, tutto il complesso sociale ne soffre. Un motivo in più per chiedere ai lavoratori e ai militanti un’attiva solidarietà verso queste vittime della discriminazione sociale.

28 giugno 2008

Note
1) RaiNews24 – “Maroni: impronte digitali per i bambini rom” 26 Giugno 2008
2) Liberazione 05-06-08 / Davide Varì / http://www.liberazione.it)

Michele Basso
http://www.sottolebandieredelmarxismo.it/

fonte: elehcimsv@libero.it

OCSE – Lavoriamo molto, guadagniamo di meno e ci ammaliamo di più

Salari, Italia maglia nera: 20% più bassi dell’Ocse

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Lavoriamo di più e guadagniamo di meno. L’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, rivela che gli stipendi degli italiani sono inferiori del 20 per cento rispetto alla media europea. E l’inflazione non aiuta, visto che se si considera il potere d’acquisto reale, il divario con gli altre nazioni cresce al 22%.

Siamo messi male anche per quanto riguarda l’occupazione femminile e le possibilità di accesso al mercato del lavoro per i giovani. Dal punto di vista della disoccupazione, però, purtroppo siamo in buona compagnia. L’Ocse ha infatti evidenziato una tendenza all’aumento del numero di chi è senza lavoro: dopo 25 anni di trend positivo, negli stati europei la situazione sta peggiorando: «Il numero di disoccupati dell’intera area Ocse – si legge – aumenterà di un milione di unità nel 2008, e di quasi due milioni nel 2009».

Chi ha un lavoro, comunque, gli dedica parecchio tempo. Resta infatti molto elevato il numero di ore lavorate dagli italiani che è cresciuto rispetto allo scorso anno attestandosi su una media di 1824 ore annue. Nel resto dei paesi Ocse si è stati impegnati “solo” per 1794 ore.

Pubblicato il: 02.07.08
Modificato il: 02.07.08 alle ore 16.08

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=76796

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Italiani malati di ‘lavoro’
Stress e insonnia in aumento

I problemi di salute mentale legati al lavoro, come stress, insonnia e crisi d’ansia, sono aumentati di 3,2 punti percentuali dalla metà degli anni ’90. Le più colpite le donne over 45

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Una donna si massaggia le tempie Milano, 2 luglio 2008 – I lavoratori italiani sono sempre più stressati dal lavoro. Il rapporto Ocse sull’occupazione mostra che, in italia, i problemi di salute mentale legati al lavoro, come stress, insonnia e crisi d’ansia, sono aumentati di 3,2 punti percentuali dalla metà degli anni ’90, per il deterioramento delle condizioni di lavoro. Lo stress è aumentato soprattutto tra gli over-45 e sono le donne a risentirne maggiormente.

L’intensità del lavoro, segnala l’Ocse, è cresciuta di 28 punti percentuali, il maggiore incremento nell’ue. Anche la quota di lavoratori che si dichiara insoddisfatta del proprio impiego è cresciuta più velocemente (+8%) che in molti altri paesi.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/07/02/101551-italiani_malati_lavoro.shtml

Impronte ai rom, l’Ue all’attacco: “Non tollereremo il razzismo”

L’intervento del commissario europeo delle pari opportunità Vladimir Spidla
La direttiva comunitaria non consente “un trattamento diverso su base etnica”

Il ministro Maroni illustra l’ordinanza e ribadisce: “Non viola nessuna norma”. Per la Commissione il provvedimento è un “problema teorico abbastanza grave”

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Impronte ai rom, l'Ue all'attacco "Non tollereremo il razzismo"Una ragazza dopo il censimento nel campo nomadi di Scampia

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BRUXELLES – “Non tollereremo il razzismo”. Sono le parole del commissario europeo responsabile delle pari opportunità, Vladimir Spidla, che è intervenuto sulla difficile situazione dei rom in Europa. Non è un giudizio nel merito sul provvedimento previsto nel pacchetto sicurezza del governo Berlusconi che prevede di prendere le impronte digitali ai rom, bambini compresi, perché, dice il commissario, “la Commissione può reagire solo di fronte a una situazione reale ed ora non è il caso”. Ma ha tutta l’aria di un monito: “La direttiva – ha ricordato Spidla – dice chiaramente che non è possibile riservare un trattamento diverso su base etnica”. Intanto oggi il ministro dell’Interno Roberto Maroni, rispondendo ad un’interrogazione durante il question time alla Camera, ha specificato che non si tratta di “una schedatura”, ma di “un censimento che identifichi i minori”. Poi, illustrando tempi e modi dell’ordinanza, ancora una volta ha difeso il provvedimento: “Non c’è nessuna violazione delle norme europee, delle Carte dei diritti dei minori, nessuna violazione di nessuna norma”.

Dunque, secondo l’Ue, il rilevamento delle impronte ai rom non è un caso concreto, per ora, ma “un problema teorico abbastanza grave”. Un problema sul quale l’Unione europea si era già espressa, ricordando che l’iniziativa del ministro Maroni – ribadita nei giorni scorsi nonostante le polemiche – è un caso “mai successo prima in Europa”. Il commissario, nel corso di una conferenza stampa per la presentazione dell’agenda sociale europea rinnovata, ha spiegato che “il problema teorico è abbastanza grave”, ma non può immaginare ora quale potrebbe essere la reazione della Commissione. Gli sviluppi della situazione italiana sono “importanti”. “Certamente seguiremo attentamente il caso concreto e non quello teorico – ha detto – La Commissione può reagire solo a una situazione reale e questo non è ancora il caso perché non ho le informazioni”.

Il commissario europeo per l’Occupazione e gli Affari sociali ha poi evocato la possibilità di una eventuale richiesta di “spiegazioni” all’Italia sulla vicenda dei rom. Per il momento non ci sono stati contatti diretti, ma Spidla ha chiarito: “Se necessario potrò chiedere spiegazioni”.

“Censimento concluso entro il 15 ottobre”.
Oggi Maroni ha annunciato che il censimento avviato nei campi nomadi, compresa l’identificazione di “tutti i minori che ci vivono”, verrà concluso entro il 15 ottobre. Nello specifico, i mesi di luglio e agosto saranno utilizzati per “l’identificazione”, mentre da settembre verrà avviato il programma di scolarizzazione, che ora “è in studio con il ministro della Pubblica Istruzione”.

”Abbiamo incaricato i prefetti di Roma, Napoli e Milano – ha spiegato – per programmare l’azione di censimento dei minori nei campi nomadi, non solo dei rom, ma di tutti coloro che vivono nei campi, italiani e extracomunitari, per vedere chi c’e’ e ha diritto di rimanere. Chi non ha questo diritto sarà rimpatriato”. Quanto alla tempistica per arrivare alla soluzione dell’emergenza rom, il ministro ha spiegato che il governo intende “affrontare e risolvere la questione in tempi molto rapidi, al più tardi entro la prima metà del prossimo anno”.

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2 luglio 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-10/ue-spidla/ue-spidla.html