Archivio | luglio 6, 2008

Psoe, Zapatero rieletto: «Laicità e salari più alti»

di Toni Fontana

[zapatero.l]

Zapatero rieletto segretario Psoe, foto Epa

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Tra le lacrime dei delegati e le note de l’Internazionale, si è chiuso sabato nella cittadella avveniristica di Madrid, il campo de la Las Naciones, il 37° congresso del Psoe. Imprimendo una svolta “izquiedista” il leader Zapatero ha conquistato i 995 delegati che lo hanno rieletto segretario generale del partito con il 98,5% dei consensi. Quattro anni fa aveva ottenuto il 95,6% dei voti.

José Luis Rodriguez Zapatero ha assorbito le critiche della sinistra socialista promettendo un’ampia modifica della legislazione sull’aborto, la revisione della legge sulla libertà religiosa (abolizione dei funerali di stato con rito cattolico e dei crocefissi nelle scuole e negli edifici pubblici), l’introduzione del voto amministrativo per gli immigrati con regolare permesso di soggiorno.

La 31enne Leire Pajin, promotrice nel 2003 delle grandi marce contro la guerra in Iraq è stata nominata responsabile dell’organizzazione del Psoe, la numero tre nella gerarchia socialista. Lascerà l’incarico di responsabile della cooperazione con i paesi in via di sviluppo.

Il leader Zapatero doveva ribaltare tre accuse che, dal 9 marzo (vittoria con il 43,87%, 169 deputati, sette meno della maggioranza assoluta), rimbalzano sulla stampa e fanno presa anche tra i militanti: inattività legislativa, cedimento alla destra sui temi dell’immigrazione, occultamento della verità sulla crisi economica.

Zapatero ha risolto la prima questione assicurando che la Spagna «continuerà sulla strada delle riforme per le modernizzazione». E ha elencato le iniziative che sono in cantiere. La revisione della legge sull’aborto (rimasta invariata da 23 anni) appare una priorità. «Nessuna donna che abortisce può essere incriminata» – ha detto sabato Zapatero alludendo a recenti inchieste avviate dalla magistratura. E negli emendamenti approvati ad unaninità si parla di «rispetto della volontà della donna» e di «diritto alla salute e al controllo della maternità».

La vice di Zapatero, Maria Teresa de la Vega, ha annunciato che la revisione della legge «sarà ampia», ma il congresso non è entrato nei dettagli. Né Zapatero, né i documenti congressuali parlano espressamente di eutanasia, ma il leader ha accennato al diritto «ad una morte degna» e nelle relazioni approvate si accenna ad un «aiuto per porre fine all’accanimento terapeutico».

In quanto al contrastato rapporto con la Chiesa cattolica, il leader socialista si è limitato a ribadire «il carattere laico dello Stato», approvando così indirettamente le indicazioni emerse nel dibattito. Al tema dell’immigrazione Zapatero ha dedicato buona parte del suo intervento.

Molti militanti, anche pubblicamente, hanno manifestato dissenso per l’appoggio dato dagli europerlamentari del Psoe alla Direttiva del Rientro che apre la strada alla detenzione anche per 18 mesi nei Cpt.

Intervistato da El Pais, Zapatero si è spinto a definire «progressista» la direttiva di Bruxelles e sabato, per sedare i malumori, ha spiegato che la Spagna si oppone all’immigrazione illegale, ma offre la «piena integrazione» agli stranieri regolari che, ben presto, potranno votare alle elezioni amministrative. Poi ha scatenato l’applauso della platea aggiungendo che «se negli asili non ci sono posti liberi non è colpa degli immigrati e dei loro figli, ma degli amministratori».

In quanto alla crisi economica Zapatero ha ribadito che intende tutelare salari e pensioni e «tutti coloro che sono vulnerabili» e che è fiducioso nelle capacità della Spagna (inflazione in crescita, salari in diminuzione, crescira rallentata) di superare le difficoltà anche perché «gli investimenti stranieri sono aumentati del 50%».

Pubblicato il: 06.07.08
Modificato il: 06.07.08 alle ore 19.05

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=76909

MILANO – Monsignor Bottoni, responsabile per le relazioni interreligiose: «Chiudere la moschea è da fascisti»

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MILANO — Impedire la preghiera musulmana del venerdì? Cacciare il centro islamico da Milano? Monsignor Gianfranco Bottoni, responsabile delle relazioni ecumeniche e interreligiose della Diocesi di Milano, non ci vuole credere: «Solo un regime fascista o populista arriverebbe a tali metodi dittatoriali. Oso sperare che non siamo caduti così in basso». A scanso di equivoci, del resto, non vuole crederci neppure la comunità islamica in questione: «Prontissimi a trovare altre sedi — precisa il direttore Abdel Hamid Shaari — ma non ci chiedano di lasciare Milano perché questo non avverrà mai».

Non sono passate neanche ventiquattr’ore dal blitz milanese del ministro dell’Interno, il leghista Roberto Maroni, sulla querelle di Viale Jenner: e le prospettive venute fuori per «risolvere» il problema di quei quattromila musulmani che ogni venerdì riempiono i marciapiedi, tutt’attorno al Centro di cultura islamica più conosciuto di Milano, hanno destato qualche perplessità — è un eufemismo — persino in Curia. Tanto che un altro ministro (Difesa) nonché coordinatore di An in Lombardia, Ignazio La Russa, ieri si è sentito in dovere di chiarire: «Nessun divieto di culto. Pretendiamo solo che i sermoni siano in italiano e di conoscerne il testo prima». Sofismi rispetto al Bossi dell’altro ieri: «Questa è casa nostra, non regaleremo il Paese a nessuno, Viale Jenner chiuderà».

Non che a fronte di tutto ciò, questa volta, intervenga il cardinale Dionigi Tettamanzi in persona: il quale d’altronde, in materia di «diritti negati», non si è mai tirato indietro. Ma monsignor Bottoni — proprio per il suo ruolo in Diocesi, che tra l’altro lo vede direttamente impegnato nel Forum delle Religioni costituitosi a Milano dal 2006— come interlocutore non potrebbe essere più esplicito: «Dubito che le istituzioni civili di un Paese democratico possano proibire un diritto costituzionale come la libertà religiosa e di culto. Come potrebbero se non calpestando Costituzione e democrazia, laicità dello Stato e civiltà dell’Occidente?». E il Centro di cultura islamica? «Chiuderlo richiederebbe una iniziativa della magistratura. In caso contrario sarebbe difficile non parlare di abuso».

Peraltro il vicesindaco Riccardo De Corato (An) non arretra di un passo: per il Centro islamico, dice, serve un posto «non urbanizzato e fuori Milano». «Mai», sorride Shaari. «Siamo al ridicolo», commenta da sinistra il presidente della provincia Filippo Penati: «E alla fine, come sempre, saranno i cittadini a ritrovarsi soli».

Perché il problema dei marciapiedi occupati ogni venerdì da quattromila tappetini, in Viale Jenner, oggettivamente esiste. «E infatti — puntualizza monsignor Bottoni — diritto alla preghiera e diritto all’ordine pubblico devono convivere»: sta all’istituzione trovare il modo. Una sola cosa è certa, ribadisce: ed è che in mancanza di un «compromesso accettabile» per tutti, e «se i musulmani verranno discriminati e umiliati», allora sì «potrebbero costituire proprio quel pericolo temuto da chi, con massima insipienza, li vorrebbe emarginare».

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Paolo Foschini
06 luglio 2008

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fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_luglio_06/foschini_0963ed3c-4b35-11dd-9596-00144f02aabc.shtml

OGM: brevetti per la fame nel mondo

dal blog di beppe grillo

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Clicca l’immagine
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Uno studio dell’Università di Barcellona ha dimostrato che nell’Europa mediterranea la coesistenza fra coltivazioni OGM e colture biologiche e’ impossibile. Il Presidente di FederBio, l’organizzazione unitaria dell’agricoltura biologica italiana, ha dichiarato: “Nella regione dell’Aragona dal 2004 al 2007 la coltivazione del mais biologico e’ calata del 75% a causa dell’impossibilita’ di certificare il prodotto per la contaminazione derivante dalla coltivazione in pieno campo di mais BT geneticamente modificato, che in quella regione ha raggiunto nel tempo oltre il 40% delle superficie coltivata a mais”.

Fabrizia Pratesi di EQUIVITA ha inviato ad alcuni esponenti del governo, tra cui Luca Zaia, ministro per le politiche agricole, una lettera sugli OGM.
Luca Zaia
a suo tempo ha dichiarato: “Siamo favorevoli all’avvio della sperimentazione in maniera molto coerente e coscienti del fatto che l’80% dei cittadini in Italia e’ contrario agli OGM. Pero’ a loro vanno date delle spiegazioni”.
Vorrei da Zaia una risposta alle argomentazioni di EQUIVITA e dell’Università di Barcellona. La sua risposta sarà pubblicata sul blog. La Lega che dice di ascoltare il popolo e, come ammette, lo stesso Zaia sa che è all’80% contrario, per mille buoni motivi, all’OGM, vuole lo stesso sperimentare. Perchè? Per diritto divino? Su suggerimento dello psiconano? I semi si disperdono nel vento, è sufficiente sperimentare per diffondere in modo irreversibile l’OGM e il suo carico di denaro per le multinazionali.

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“Vorremmo contribuire alla Vostra riflessione sugli Ogm con alcune spiegazioni che non vengono quasi mai riportate dai media. Siamo convinti che saprete dare loro il giusto peso.
La caratteristica principale e unica delle sementi modificate è di essere coperte da brevetto. Dovrebbe far riflettere chiunque il fatto che gli Ogm furono varati negli USA (1980), e poi in Europa (1998), insieme ad incredibili nuove leggi brevettuali che, per la prima volta nella storia, consentivano di privatizzare il “bene comune” più prezioso: la materia vivente del pianeta.
Da quel momento è bastato introdurre un gene estraneo in una pianta perché l’intera pianta diventasse proprietà privata, come fosse un’invenzione umana e non un elemento della natura.
Scriveva The Guardian nell’ottobre del ’97: “Con rapidità sorprendente un gruppetto di imprese sta cercando di prendere il controllo di produzione e commercializzazione della merce più importante del mondo: il cibo”.
Negli ultimi venti anni il binomio modifica genetica e brevetto (i cui diritti si riscuotono ad ogni ciclo riproduttivo o risemina) è stato per le aziende biotech, insieme all’acquisto delle aziende sementiere, non strumento di maggiore benessere per agricoltori o cittadini, ma strumento di una guerra economica, sotterranea e di conquista, o, se vogliamo, di una nuova forma di colonizzazione a cui siamo tutti esposti.
Ciò spiega perché ogni strategia sia stata usata per imporci il cibo transgenico:
– nonostante gli Ogm abbiano fino ad oggi tradito tutte le promesse su produttività, sostenibilità, capacità di “sfamare il mondo”
– nonostante si siano rivelati assai dannosi per l’ambiente, la salute, la sovranità alimentare che sola garantisce la sicurezza alimentare, la libertà di scelta alimentare, la biodiversità e la tutela dei diritti umani
– nonostante siano stati quasi sempre catastrofici per l’economia dei paesi poveri (vedi Argentina e India)
– nonostante siano una minaccia per i paesi che come il nostro puntano sui prodotti di qualità
– nonostante si siano rivelati un cattivo investimento anche per i paesi produttori.
Charles Benbrook, già direttore Agricoltura della “Academy of Science” statunitense, ha spiegato in occasione di un convegno a Roma alla Camera dei Deputati, il 18/05/03, che gli studi fatti su 8.200 siti sperimentali universitari degli USA dimostrano che gli Ogm non producono di più, ma dal 7 al 10% in meno, mentre inquinano 4 volte di più. Oggi l’imponente studio di Friends of the Earth, “Who benefits from GM crops: the rise in pesticide use” conferma questi dati e li peggiora (l’uso del glifosato, sostanza cancerogena, è aumentato in USA di 15 volte in 11 anni). Il direttore della Soil Association britannica, P. Melchett, dice “i prodotti con i quali le compagnie biotech dicono di poter “sfamare il mondo” non hanno mai recato un aumento di produzione complessivo, ma al contrario una riduzione”.
Certi che terrete nel dovuto conto questi argomenti inviamo i nostri più cordiali saluti.”

Per il Comitato Scientifico EQUIVITA Fabrizia Pratesi De Ferrariis

Ps: Scrivi al Consorzio del Parmigiano Reggiano per il Parmigiano libero dagli OGM
Ps2: Inserite in YouTube e in Flickr i vostri mezzi di locomozione per la Gita su Roma del 25 luglio con il tag: “Gita su Roma“. Nei prossimi giorni pubblicherò il percorso con le tappe.

Controlli a Termini, 12 fermi dei vigili urbani. Addetto comune con t-shirt di destra, polemiche

ROMA (6 luglio) – A caccia di extracomunitari senza permesso o di barboni che bivaccano nella zona, questa mattina nella zona della Stazione Termini sono entrati in azione i vigili urbani del I Gruppo in collaborazione con i dipendenti del Dipartimento decoro urbano del Campidoglio. Dodici sono stati fermati e denunciati.

Ma durante i controlli, un consigliere regionale del Pd, Enzo Foschi ha denunciato che «uno dei dipendenti del Campidoglio, alla guida di un’autovettura di servizio del Decoro urbano invece dell’uniforme indossava una maglietta nera sulla quale c’era la scritta “FORO753”. Foschi ha quindi chiesto al sindaco Gianni Alemanno «se per caso il servizio “decoro urbano” del comune di Roma sia stato appaltato al gruppo “FORO753”, centro sociale di orientamento ideologico di destra, i cui dipendenti fino a ieri indossavano una uniforme».

Il consigliere del Pd ha deplorato che «un addetto alle dirette dipendenze del Gabinetto del sindaco possa essere in servizio con una abbigliamento non solo non consono ma ideologicamente schierato». Durante l’operazione sono state pulite e disinfestate alcune zone degradate di via Enrico De Nicola, via Giolitti, piazza dei Cinquecento, piazza Indipendenza, via Marsala e largo Peretti.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=27249&sez=HOME_ROMA

Magistrati in agitazione: no alla politica del governo

Anm Associazione Nazionale Magistrati, 220, foto Ansa, 16/6/2007
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I magistrati italiani entrano in stato di agitazione e si riservano l’adozione di altre misure per protestare contro gli interventi del Governo nel settore della giustizia. Tra queste la sospensione dei processi, le disposizioni sulle intercettazioni, il taglio delle risorse al settore giustizia e il taglio degli stipendi introdotto dall’art.69 del dl 112 (cosiddetto decreto manovra).L’Anm ha, inoltre, convocato in seduta permanente il comitato direttivo centrale. L’associazione magistrati critica, tra l’altro, la «drastica» riduzione delle risorse destinate alla giustizia con il taglio del 40% degli stanziamenti e il blocco delle assunzioni del personale amministrativo«. Per quanto riguarda il taglio delle retribuzioni introdotto dall’Articolo 69 del decreto manovra si segnala come ciò costituisca «l’ulteriore svilimento della funzione giudiziaria».

In proposito si rileva come «la dichiarazione di esponenti dell’esecutivo di voler circoscrivere le conseguenze negative della norma, non fa venire meno la preoccupazione per l’ennesimo intervento di riduzione degli stipendi dei magistrati e la necessità di denuncia della complessiva situazione estremamente penalizzante per l’efficacia della giurisdizione e per la dignità del lavoro dei magistrati».

Per questo l’Anm chiede che sia cancella tale disposizione «e che sia prima di tutto ripristinato il normale trattamento economico dei magistrati». Infine l’Associazioni magistrati spiega che »la gravissima situazione di disfunzione degli uffici giudiziari e di disagio dei magistrati che vi lavorano impone un incisivo impegno di denuncia e di protesta: a questo scopo l’Anm delibera di adottare iniziative dirette a rappresentare all’opinione pubblica la grave situazione in cui versa la giurisdizione e a ribadire le proposte capaci di dare risposte ai bisogni di giustizia.

Finora ai magistrati – guidati dal presidente e dal segretario dell’Anm, Luca Palamara e Giuseppe Cascini – non sono bastate le rassicurazioni avute dal sottosegretario Gianni Letta sulla modifica della norma. A favore dello stato di agitazione hanno votato tutte le componenti della magistratura, voto contrario è stato espresso solo da Magistratura Indipendente. Ma – spiega Maurizio Laudi, leader della corrente di “destra” delle toghe – «il nostro documento è sovrapponibile a quello votato dalla maggioranza, noi chiedevamo solo di fissare un termine entro il quale far scattare una protesta più dura. Per il resto siamo d’accordo».

A lanciare, per primo, il segnale di guerra è stato Palamara, che, nel suo intervento, ha sottolineato «l’emergenza forte e il serio allarme di questo momento: l’art.69 incide in maniera pesante, e a dir poco punitiva, su tutte le retribuzioni dei magistrati, colpendo di più quelle dei più giovani». In questa maniera «si va verso la distruzione del sistema giustizia: è in atto, infatti, il taglio del turn over del 90% del personale amministrativo, c’è il taglio delle risorse e ora anche quello dei nostri stipendi».

Sulla stessa lunghezza d’onda Cascini. «Questa situazione di grave allarme e preoccupazione – ha detto il segretario – ci dovrebbe portare a superare le nostre divisioni e a rispondere agli attacchi all’indipendenza della magistratura e al funzionamento della giustizia». Cascini ha aggiunto che «ci manca oggettivamente un interlocutore: il ministro Alfano, quando ci ha incontrato, ci aveva detto “il vostro programma è il nostro programma”. E anche al ministero mancano magistrati competenti perchè i testi sugli ultimi provvedimenti normativi mancano di rigore tecnico. Gli alti stipendi di Via Arenula intaccano l’indipendenza dei magistrati fuori ruolo».

Sia Cascini che Palamara hanno criticato il fatto che Magistratura Indipendente abbia avuto vari incontri, separati, con esponenti della maggioranza. Nello Rossi (Magistratura Democratica) ha chiesto ai giudici «una reazione indignata: siamo nel periodo dove tutto è emergenza e ci hanno individuato come nemico in quanto noi rispettiamo le regole ordinarie». Se l’articolo 69 non verrà cancellato, le toghe sono pronte ad altre azioni di lotta: prima di interrompere le udienze (l’estrema ratio non è ancora stata invocata) faranno scattare lo sciopero delle “supplenze”, ossia di tutti i compiti che non spettano ai magistrati e che le toghe compiono in mancanza del personale preposto.

Pubblicato il: 05.07.08
Modificato il: 06.07.08 alle ore 9.35

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=76894

Bossi: «Veltroni ha ragione nel Governo troppo bordello»

Berlusconi: «Scherza, siamo uniti»

«Il Governo? Veltroni ha ragione, c’è troppo bordello. Come si fa a fare le cose?». Umberto Bossi non si smentisce anche quando parla della sua maggioranza e coglie al volo l’assist di Walter Veltroni che, sabato mattina, parlando al congresso socialista di Montecatini, aveva detto di non sapere se il Governo sarebbe durato cinque anni. Così, alla festa della Lega di Arcore a un paio di centinaia di metri dalla villa di Berlusconi, il leader verde-padano manda un messaggio al capo della sua coalizione. C’è bordello, ma , aggiunge subito dopo, se Silvio fa il federalismo noi non lo lasciamo. «Non siamo imbecilli. Solo se Berlusconi votasse contro il federalismo ci chiederemmo cosa siamo lì a fare. Berlusconi però non è scemo».

Un messaggio lo ha riservato anche all’opposizione ribadendo la sua volontà di proseguire il dialogo sulle riforme: «Io sono un uomo che tratta e mi aspetto un atteggiamento propositivo. Se non ci dovesse essere una risposta, voglio ricordare che abbiamo un milione di uomini disposti a battersi perché la Padania non ha paura di nessuno». Riprendendo poi un suo vecchio slogan, ha aggiunto: «La libertà si conquista se non la dà il Parlamento».

Nel suo intervento, il leader della Lega Nord ha trattato anche il tema intercettazioni: «A volte Berlusconi va giù troppo pesante ma qualche ragione ce l’ha». Quindi ha sottolineato come ci sia un rischio per la democrazia: «Stiamo diventando come la Ddr ai tempi della Stasi e dei servizi segreti». Non ha quindi risparmiato la magistratura e la sinistra che la difende «perché ha paura di non prendere i voti di Di Pietro». «La magistratura – ha aggiunto – quando sbaglia va criticata anche perché la paghiamo noi e non ci sono magistrati lombardi». Sui rifiuti ha poi ribadito che Berlusconi «ha fatto un miracolo» e che la Lega non ha mai cambiato idea: «Se avessi detto mesi fa quando è scoppiato il problema di portare i rifiuti in Lombardia avrebbero fatto arrivare tutta l’immondizia della Campania. Invece prima devono darsi da fare a Napoli e poi si può parlare di farli arrivare in Lombardia. Il termovalorizzatore parte ed è un risultato».

Il premier risponde
domenica mattina da Tokyo dove si trova per il vertice del G8. Cerca di minimizzare le rilevazioni di Bossi, la mette sullo scherzo. Nega che ci siano fratture all’interno dell’esecutivo. E a Veltroni che lo vede malfermo non vuole negare la prospettiva di una sua caduta prima della scadenza del mandato e lo fa con una nota di compatimento. Ma è altrettanto chiaro che nel merito, sulla giustizia e la paralisi, non risponde.

Pubblicato il: 06.07.08
Modificato il: 06.07.08 alle ore 10.43

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=76903

APPELLO IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE. FIRMA ANCHE TU!

In difesa della Costituzione


Cento costituzionalisti hanno firmato un documento nel quale esprimono “insuperabili perplessità di legittimità costituzionale” sull’emendamento blocca-processi e sul lodo Alfano sull’immunità temporanea per le alte cariche dello Stato. E chiedono di aderire al loro appello “in difesa della Costituzione”

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IL TESTO DELL’APPELLO

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I sottoscritti professori ordinari di diritto costituzionale e di discipline equivalenti, vivamente preoccupati per le recenti iniziative legislative intese: 1) a bloccare per un anno i procedimenti penali in corso per fatti commessi prima del 30 giugno 2002, con esclusione dei reati puniti con la pena della reclusione superiore a dieci anni; 2) a reintrodurre nel nostro ordinamento l’immunità temporanea per reati comuni commessi dal Presidente della Repubblica, dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dai Presidenti di Camera e Senato anche prima dell’assunzione della carica, già prevista dall’art. 1 comma 2 della legge n. 140 del 2003, dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 24 del 2004, premesso che l’art. 1, comma 2 della Costituzione, nell’affermare che “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, esclude che il popolo possa, col suo voto, rendere giudiziariamente immuni i titolari di cariche elettive e che questi, per il solo fatto di ricoprire cariche istituzionali, siano esentati dal doveroso rispetto della Carta costituzionale, rilevano, con riferimento alla legge di conversione del decreto legge n. 92 del 2008, che gli artt. 2 bis e 2 ter introdotti con emendamento a tale decreto, sollevano insuperabili perplessità di legittimità costituzionale perché: a) essendo del tutto estranei alla logica del cosiddetto decreto-sicurezza, difettano dei requisiti di straordinaria necessità ed urgenza richiesti dall’art. 77, comma 2 Cost. (Corte cost., sentenze n. 171 del 2007 e n. 128 del 2008); b) violano il principio della ragionevole durata dei processi (art. 111, comma 1 Cost., art. 6 Convenzione europea dei diritti dell’uomo); c) pregiudicano l’obbligatorietà dell’azione penale (art. 112 Cost.), in conseguenza della quale il legislatore non ha il potere di sospendere il corso dei processi, ma solo, e tutt’al più, di prevedere criteri – flessibili – cui gli uffici giudiziari debbano ispirarsi nella formazione dei ruoli d’udienza; d) la data del 30 giugno 2002 non presenta alcuna giustificazione obiettiva e razionale; e) non sussiste alcuna ragionevole giustificazione per una così generalizzata sospensione che, alla sua scadenza, produrrebbe ulteriori devastanti effetti di disfunzione della giustizia venendosi a sommare il carico dei processi sospesi a quello dei processi nel frattempo sopravvenuti; rilevano, con riferimento al cosiddetto lodo Alfano, che la sospensione temporanea ivi prevista, concernendo genericamente i reati comuni commessi dai titolari delle sopra indicate quattro alte cariche, viola, oltre alla ragionevole durata dei processi e all’obbligatorietà dell’azione penale, anche e soprattutto l’art. 3, comma 1 Cost., secondo il quale tutti i cittadini “sono eguali davanti alla legge”.

Osservano, a tal proposito, che le vigenti deroghe a tale principio in favore di titolari di cariche istituzionali, tutte previste da norme di rango costituzionale o fondate su precisi obblighi costituzionali, riguardano sempre ed esclusivamente atti o fatti compiuti nell’esercizio delle proprie funzioni. Per contro, nel cosiddetto lodo Alfano la titolarità della carica istituzionale viene assunta non già come fondamento e limite dell’immunità “funzionale”, bensì come mero pretesto per sospendere l’ordinario corso della giustizia con riferimento a reati “comuni”.

Per ciò che attiene all’analogo art. 1,
comma 2 della legge n. 140 del 2003, i sottoscritti rilevano che, nel dichiararne l’incostituzionalità con la citata sentenza n. 24 del 2004, la Corte costituzionale si limitò a constatare che la previsione legislativa in questione difettava di tanti requisiti e condizioni (tra cui la doverosa indicazione del presupposto – e cioè dei reati a cui l’immunità andrebbe applicata – e l’altrettanto doveroso pari trattamento dei ministri e dei parlamentari nell’ipotesi dell’immunità, rispettivamente, del Premier e dei Presidenti delle due Camere), tali da renderla inevitabilmente contrastante con i principi dello Stato di diritto.

Ma ciò la Corte fece senza con ciò pregiudicare la questione di fondo, qui sottolineata, della necessità che qualsiasi forma di prerogativa comportante deroghe al principio di eguale sottoposizione di tutti alla giurisdizione penale debba essere introdotta necessariamente ed esclusivamente con una legge costituzionale.

Infine, date le inesatte notizie diffuse al riguardo, i sottoscritti ritengono opportuno ricordare che l’immunità temporanea per reati comuni è prevista solo nelle Costituzioni greca, portoghese, israeliana e francese con riferimento però al solo Presidente della Repubblica, mentre analoga immunità non è prevista per il Presidente del Consiglio e per i Ministri in alcun ordinamento di democrazia parlamentare analogo al nostro, tanto meno nell’ordinamento spagnolo più volte evocato, ma sempre inesattamente.

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L’elenco dei firmatari
Alessandro Pace, Valerio Onida, Leopoldo Elia, Gustavo Zagrebelsky, Enzo Cheli, Gianni Ferrara, Alessandro Pizzorusso, Sergio Bartole, Michele Scudiero, Federico Sorrentino, Franco Bassanini, Franco Modugno, Lorenza Carlassare, Umberto Allegretti, Adele Anzon Demmig, Michela Manetti, Roberto Romboli, Stefano Sicardi, Lorenzo Chieffi, Giuseppe Morbidelli, Cesare Pinelli, Gaetano Azzariti, Mario Dogliani, Enzo Balboni, Alfonso Di Giovine, Mauro Volpi, Stefano Maria Cicconetti, Antonio Ruggeri, Augusto Cerri, Francesco Bilancia, Antonio D’Andrea, Andrea Giorgis, Marco Ruotolo, Andrea Pugiotto, Giuditta Brunelli, Pasquale Costanzo, Alessandro Torre, Silvio Gambino, Marina Calamo Specchia, Ernesto Bettinelli, Gladio Gemma, Roberto Pinardi, Giovanni Di Cosimo, Maria Cristina Grisolia, Antonino Spadaro, Gianmario Demuro, Enrico Grosso, Anna Marzanati, Paolo Carrozza, Giovanni Cocco, Massimo Carli, Renato Balduzzi, Paolo Carnevale, Elisabetta Palici di Suni, Maurizio Pedrazza Gorlero, Guerino D’Ignazio, Vittorio Angiolini, Roberto Toniatti, Alfonso Celotto, Antonio Zorzi Giustiniani, Roberto Borrello, Tania Groppi, Marcello Cecchetti, Antonio Saitta, Marco Olivetti, Carmela Salazar, Elena Malfatti, Ferdinando Pinto, Massimo Siclari, Francesco Rigano, Francesco Rimoli, Mario Fiorillo, Aldo Bardusco, Eduardo Gianfrancesco, Maria Agostina Cabiddu, Gian Candido De Martin, Nicoletta Marzona, Carlo Colapietro, Vincenzo Atripaldi, Margherita Raveraira, Massimo Villone, Riccardo Guastini, Emanuele Rossi, Sergio Lariccia, Angela Musumeci, Giuseppe Volpe, Omar Chessa, Barbara Pezzini, Pietro Ciarlo, Sandro Staiano, Jörg Luther, Agatino Cariola, Nicola Occhiocupo, Carlo Casanato, Maria Paola Viviani Schlein, Carmine Pepe, Filippo Donati, Stefano Merlini, Paolo Caretti, Giovanni Tarli Barbieri, Vincenzo Cocozza, Annamaria Poggi.

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