Archivio | luglio 8, 2008

NO CAV DAY – Di Pietro incendia la piazza«Resistere e ribellarsi»

(Stefano Carofei)foto: Stefano Carofei

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Cartelli contro Berlusconi e la Carfagna. Sul palco: «La legge è uguale per tutti»

Di Pietro: «Comportamenti da nuova P2»

«No Cav Day» in piazza Navona. Il leader Idv attacca anche il Pd: «Ci rispetti». Grillo parla in videoconferenza

Di Pietro al 'No Cav Day' (Arcieri)
Di Pietro al ‘No Cav Day’ (Arcieri)

ROMA – «C’è in atto un comportamento da nuova P2, anzi, proprio P2 perché sono sempre quelli». Antonio Di Pietro, dal palco allestito in piazza Navona per il ‘No Cav Day’, lancia strali contro le iniziative del governo: «Se andate a vedere le proposte sono proprio quelle della P2, che voleva la giustizia asservita allo Stato. Quando c’è un’emergenza democratica si sta al fronte. Appena le condizioni ce lo permetteranno attiveremo un grappolo di referendum per cancellare queste leggi».

LODO ALFANO – Poco prima dell’inizio della manifestazione aveva pesantemente attaccato il lodo Alfano che – se approvato – sospenderà la procedibilità a carico delle massime cariche dello Stato: «Qualcuno mi sta processando? Mi faccio una legge che dice che quattro cittadini italiani una volta che diventano presidente della Repubblica, della Camera o del Senato, capo del governo, possono ammazzare la moglie, stuprare bambini, o addirittura corrompere un testimone in un processo e non possono essere processati». Secondo il leader Idv «i cittadini devono resistere e ribellarsi: tutti i regimi cominciano in maniera dolce. Questa è una dittatura dolce che non violenta né usa olio di ricino, ma procede con leggi ad personam». Di Pietro non risparmia una critica al Pd: «Noi rispettiamo chi non è qui ma chiediamo ugualmente rispetto da chi non c’è e non ha aderito nemmeno idealmente».

LO SCONTRO – Poche ore prima si era consumato l’ennesimo scontro a distanza tra lo stesso Di Pietro e Berlusconi. «Di antidemocratico c’è solo un premier che, andato al governo, impone in stile mafioso ai suoi picciotti in Parlamento cosa fare» aveva detto il leader dell’Iitalia dei Valori. E il Cavaliere, dal Giappone: «Le manifestazioni non sono utili a formare l’immagine di un Paese che per essere migliorata ha bisogno di fatti concreti». «Berlusconi sequestra il Parlamento a scopo di estorsione – rincara Di Pietro -. Lui dice: “se volete fare le leggi che servono al Paese, prima approvate la mia legge altrimenti non potete farle”. Il riscatto a questo sequestro si chiama lodo Alfano che prevede che davanti alla legge tutti sono uguali, tranne Berlusconi». Replica finale di Cicchitto: «A tutto c’è un limite e Di Pietro lo ha largamente superato».

«SIAMO 30MILA» – Presenti diversi esponenti dell’opposizione: Rita Borsellino («Chi ci rappresenta deve fare un’opposizione forte, tenace, vera contro un governo che fa scelte pericolose mettendo in crisi la democrazia»), Andrea Camilleri, Ascanio Celestini, Marco Travaglio, Laura Belli, Moni Ovadia, Beppe Giulietti, Livia Ravera, Sabina Guzzanti. Presenti anche alcuni esponenti del Pd, nonostante il partito abbia preso le distanze dalla manifestazione: in piazza Furio Colombo, Arturo Parisi, Mario Pardi e Giovanni Bachelet. Beppe Grillo interverrà in videoconferenza. La manifestazione è stata aperta dall’intervento di un oratore ‘ignoto’ (Mattia Stella dell’Idv): «Non dico neanche il mio nome perché non serve, sono solo un cittadino che saluta le 30mila persone riunite qui» (15mila secondo la Questura, precisa Pancho Pardi). Stella ha poi letto un messaggio di ringraziamento e solidarietà al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, seguito da un applauso dei partecipanti. Paolo Flores d’Arcais aveva criticato il messaggio di Napolitano al Csm e il Pd ha attaccato la manifestazione, considerandola contro il capo dello Stato. Presente anche Oliviero Diliberto, segretario del Pdci: «Siamo qui a manifestare contro le nefandezze del governo Berlusconi». E Flores D’Arcais, direttore di MicroMega e uno degli organizzatori dell’iniziativa: «Combattere le due leggi vergogna di un governo che ha come modello la Russia di Putin. Mi dispiace invece per l’assenza dei vertici del Pd». Pino Pisicchio (Idv): «A me le manifestazioni di piazza piacciono poco, ma stavolta ci vado convinto e lo faccio perché mi ci ha costretto il Pdl che con questo lodo Alfano sta violando la Costituzione e le leggi di questa Repubblica». Paolo Ferrero (Prc): «Questa piazza chiede il rispetto della democrazia e della costituzione».

BANDIERE – Molte le bandiere di fronte all’ambasciata brasiliana, dove è stato allestito il palco. Ci sono i vessilli dell’Italia dei Valori, quelli della Sinistra (ormai extraparlamentare), di Sinistra Democratica e del Partito Comunista dei Lavoratori di Ferrando. Non manca qualche simbolo del Pd. Sul palco un lungo manifesto verticale con l’articolo 3: «Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge». Sull’altro lato del palco un’altra scritta: «La legge è uguale per tutti». Alcuni manifestanti indossano cartelli con una citazione di Umberto Eco: «Quando la maggioranza sostiene di avere sempre ragione e la minoranza non osa reagire, allora è in pericolo la democrazia». Altri sostenitori dell’Idv invece indossano cartelli in cui si riportano i vari reati che verrebbero ‘sospesi’ in caso di approvazione dell’emendamento blocca-processi: «Stupro, sospeso», «Abuso d’ufficio, sospeso». Su molte magliette si legge «Fermiamo il caimano». Sui cartelli dei manifestanti finisce anche il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna: «Presidente, che cuccagna la Carfagna». Un uomo porta sulle spalle una copia del giornale Il bolscevico, organo del partito marxista leninista, in cui è rappresentato Berlusconi affacciato al balcone di piazza Venezia e vestito come il duce, con scritto «Fermiamo l’uomo della provvidenza e della terza Repubblica». Alcune t-shirt riportano lo slogan «Tutte le dittature nascono in nome del popolo».

IL PD CONTRO GRILLO – Dal Pd, diviso sulla manifestazione, il senatore Giorgio Tonini, responsabile della formazione, boccia la presenza proprio del comico genovese – che ha già cavalcato l’onda del malcontento nei confronti del sistema politico e dell’informazione organizzando in settembre e aprile il “Vaffa Day” e il “Vaffa 2 Day” cui hanno partecipato migliaia di persone. «Grillo non si smentisce e, in anticipo sulla manifestazione di piazza Navona, annuncia già che tra i bersagli dei suoi vaffa ci sarà il presidente Napolitano». Contrario anche Goffredo Bettini, coordinatore politico del Pd, che sostiene che se la manifestazione «si dovesse trasformare in un’occasione di volgarità contro Napolitano, vero garante della correttezza e dell’equilibrio, il segno sarebbe superato». E anche Walter Veltroni ribadisce la sua distanza dall’iniziativa: «Un’opposizione che dice magnaccia, che solletica l’indignazione ma non fa politica, è un regalo a Berlusconi. Noi siamo diversi: e questa differenza si deve vedere», dice in un’intervista a La Stampa.

SOCIALISTI – Davanti al Quirinale un’altra manifestazione, quella dei socialisti. Senza bandiere e senza slogan. «Vogliamo esprimere solidarietà al presidente della Repubblica, garante concretissimo dell’unità italiana e della costituzione in questo periodo straordinariamente delicato» ha spiegato il segretario Riccardo Nencini. In contrapposizione con alcune delle scelte del governo («il lodo Alfano però l’avremmo votato»), ma anche contro la manifestazione dei girotondi a piazza Navona, dove «non mancheranno attacchi al capo dello Stato».

(Stefano Carofei)foto: Stefano Carofei

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08 luglio 2008

fonte: http://www.corriere.it/politica/08_luglio_08/manifestazione_navona_di_pietro_grillo_32d649d8-4cf4-11dd-b408-00144f02aabc.shtml

India, comunisti escono dal governo: no all’accordo con gli Usa sul nucleare

Più partiti di sinistra, tra cui il Partito comunista, hanno annunciato la loro uscita dalla coalizione al governo in India, per protestare contro l’accordo sul nucleare civile tra Nuova Delhi e Washington.

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Questa decisione non dovrebbe comunque portare alla caduta del governo del premier Manmohan Singh, guidato dal Partito del Congresso, che ha concluso la scorsa settimana un accordo con una formazione regionale.

Il leader dei marxisti, Prakash Karat (foto), ha indicato che è «giunto il momento» per la sinistra di lasciare la coalizione dopo la decisione del premier di dare il via libera all’accordo sul nucleare con gli Usa. «Abbiamo chiesto di poter essere ricevuti dal presidente per ritirare formalmente il nostro sostegno domani», ha detto Karat.

La vita politica indiana è stata condizionata negli ultimi anni dall’accordo sul nucleare civile negoziato da Washington e Nuova Delhi dal 2005 al 2007, che ha sancito il riavvicinamento diplomatico tra i due Paesi. Il premier Singh e Sonia Gandhi, leader del Partito del Congresso, vogliono dare attuazione all’accordo, sbloccando i negoziati con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) e con i 45 Paesi del Gruppo dei fornitori nucleari (Nsg). Serve infatti l’avallo di questi due organismi per ottenere la ratifica dal Parlamento indiano e per far partire l’accordo, che permetterà all’India di acquistare reattori e combustibile nucleare per uso civile, anche senza l’adesione al Trattato di non proliferazione.

Secondo quanto riporta oggi il New York Times, il premier indiano Singh ha detto ieri ai giornalisti che lo hanno accompagnato in Giappone per il vertice del G8 che il suo governo concluderà «presto» il negoziato con l’Aiea.

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Pubblicato il: 08.07.08
Modificato il: 08.07.08 alle ore 10.40

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=76960

Cluster bombs , gli Usa: continueremo ad usarle

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Sept. 28, 2006: Israel has dropped over 1 million cluster bombs over 100 sites in Lebanon. many innocent civilians mostly children get killed and injured everyday.
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Non una marcia indietro ma un impegno per rendere meno pericolose (se possibile) le cluster bombs, le bombe a grappolo sparse in numerosi teatri di guerra.Il segretario alla Difesa Robert Gates ha dichiarato che il governo degli Stati Uniti s’impegna affinché entro il 2018 le bombe inesplose scendano sotto la soglia dell’1 per cento.

Uno degli effetti collaterali micidiali di questo tipo di bombe, infatti, è che possono restare “dormienti” alla stregua di mine anche molti anni dopo che sono state sganciate. Frequentissimi sono i casi di morti accidentali perché adulti vi incappano fortuitamente oppure i bambini scambiano questi piccoli congegni per oggetti con cui giocare.

Il piano annunciato da Gates è una sorta di mediazione al ribasso. E infatti è stato attaccato dall’opposizione democratica. Il senatore democratico Patrick Leahy, per esempio, che Ha portato avanti una campagna per convincere il governo a firmare la messa al bando totale di questi ordigni, le parole del Pentagono rappresentano «un passo indietro».

Le bombe a grappolo contengono fino a migliaia di munizioni (bomblets) che, all’esplosione dell’ordigno principale (dispenser), vengono scagliate a distanza e si sparpagliano sul terreno. Ma circa il 20% delle munizioni resta inesplosa.

Il 28 maggio è stato raggiunto un accordo a Dublino tra i rappresentanti di 109 nazioni, che hanno messo al bando le cluster bombs. Non vi hanno aderito Stati Uniti, Israele, Cina, Russia, India e Pakistan.

Pubblicato il: 08.07.08
Modificato il: 08.07.08 alle ore 16.57

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=76964

Un manichino da torturare per gioco

PICCOLI MOSTRI CRESCONO..

Sul web un videogame che permette di utilizzare metodi raccapriccianti su un prigioniero: 600 mila contatti

Le reazioni: «un gioco privo di humour, stupido e assolutamente privo di scopo»

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La schermata iniziale del videogame
La schermata iniziale del videogame

Il manichino, o meglio la vittima, se ne sta appesa per le braccia, inerme e muta, in un luogo buio che, a giudicare dall’eco sorda e dallo sgocciolio udibili in sottofondo, potrebbe essere uno scantinato. Sulla destra, vari metodi di tortura sono a disposizione del giocatore: si possono infilare chiodi nella carne o più semplicemente tirare gli arti, scuotendo il povero cristo qua e là, e poi si può passare a strumenti ancor più raccapriccianti, come il rasoio, vari tipi di arma da fuoco, addirittura le punte acuminate per trafiggere e la sega elettrica per smembrare. Il prigioniero non emette un grido, e colpo dopo colpo, può essere massacrato, in un’orgia di sangue, che non si conclude nemmeno quando appare la parola “morto”. Il videogame (se così si può definirlo) che consente l’esercizio di tanta brutalità, si chiama “The Torture Game 2” e sta avendo un notevole successo su Newsground.com, il portale che raccoglie, tra gli altri, giochi creati dagli stessi utenti: in poco più di un mese dalla pubblicazione è stato visto da oltre 600mila persone, ottenendo una media voto che lo pone tra i preferiti dai navigatori.

REAZIONI – Chi abbia la capacità di sperimentarlo in maniera critica potrebbe fermarsi a pensare alle torture che ancora oggi vengono inflitte ai prigionieri in molti Paesi: basti ricordare i recenti scandali di Abu Ghraib, dei detenuti di Guantanamo, ma anche a quanto avviene in quella Cina che si appresta a ospitare le prossime Olimpiadi. A provare insomma in prima persona ciò che per esempio ha tentato di raccontare qualche giorno fa ai lettori di Vanity Fair il giornalista Christopher Hitchens a proposito della pratica del waterboarding. Il gioco però non sembra stimolare molte riflessioni serie, a giudicare dai commenti che gli utenti hanno scritto su Newsground: c’è chi si lamenta per la mancanza di realismo dovuta al fatto che la vittima non urla, chi propone ulteriori strumenti di tortura per nuove e più avvincenti versioni e chi suggerisce di usarlo come mezzo per scaricare la rabbia, immaginando che il manichino sia la persona odiata su cui sfogarsi (e per fortuna l’opzione per utilizzare una faccia vera sul manichino sembra non funzionare). Persino l’autore, il sudafricano diciannovenne Carl Havemann, raggiunto da MSNBC, ha dichiarato di averlo creato solo per offrire «una forma di intrattenimento semplice e senza senso, visto che puoi farne (della vittima, ndr.) quello che ti pare». Un passatempo solo un po’ più sofisticato del suo precedente “The Torture Game”. E infatti c’è chi ha pensato di usare “The Torture Game 2” come una scusa per creare una bizzarra galleria di arte macabra, prendendo spunto dal fatto che tra le armi a disposizione dell’aguzzino c’è anche la vernice colorata.

PRECEDENTI E GENERALIZZAZIONI – Il rischio è, come accade sempre in questi casi, che a essere travolta dal polverone che si alza in questi casi per le polemiche sull’utilizzo della violenza a fini di intrattenimento, sia tutta l’industria dei videogiochi: basti ricordare il caso recente di “Manhunt 2“, titolo interattivo bandito in Italia e molti altri Paesi, che ha finito per dare luogo a facili generalizzazioni sull’assioma videogiochi uguale violenza. Per fortuna stavolta ci pensa Chad Sapieha, esperto blogger di videogame per il “Globe and Mail”, a dire che “The Torture Game 2” «manca di qualsiasi elemento che ricordi anche alla lontana l’intrattenimento: è un gioco privo di humour, stupido e assolutamente privo di scopo». Come a dire che anche la stampa non specializzata, magari più a digiuno di videogiochi, non cade facilmente nella trappola della caccia alle streghe. Certo è però che la violenza continua ad essere un elemento di fortissima attrattiva, sul web come nei videogame (si veda il successo stratosferico di “Grand Theft Auto IV”, che però si può paragonare facilmente a una pellicola di Scorsese), come nel cinema. Il 15 agosto arriverà nelle nostre sale “Nella rete del serial killer“, storia di un’indagine su un assassino che espone in diretta le vittime su Internet, e le uccide tanto più velocemente quante più persone si connettono per vedere lo spettacolo. Per fortuna è solo fiction.

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Franco Gondrano
08 luglio 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_luglio_08/videogioco_torture_preferito_f9454264-4cc6-11dd-b408-00144f02aabc.shtml

Dai super tagli alle classi affollate in subbuglio il mondo della scuola

INCHIESTA. Con l’estate si prepara una vera rivoluzione targata Gelmini
I risparmi decisi dal governo e le accuse di voler favorire gli istituti privati

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di SALVO INTRAVAIA

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Dai super tagli alle classi affollate in subbuglio il  mondo della scuola
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Classi da 33 alunni e tagli allo stipendio per chi si ammala. La scuola, più che ad un autunno caldo, si prepara ad un autentico tsunami. Per ammodernare la macchina scolastica italiana, il governo Berlusconi agirà essenzialmente su due leve: le riforme di sistema e la razionalizzazione delle risorse. Ma una cosa è certa: nei prossimi tre anni, spariranno migliaia di posti di lavoro, si potranno fare classi sempre più affollate e gli insegnanti prima di ammalarsi dovranno “pensarci bene”. E non solo: verrà rilanciato il ruolo delle scuole private, i precari dovranno pensare ad un’altra sistemazione e i dirigenti scolastici saranno chiamati a rispondere dei mancati obiettivi raggiunti.

Già a settembre, per effetto dei tagli imposti dal precedente governo, spariranno migliaia di classi e di cattedre per i supplenti. E le novità introdotte dal decreto legge dall’affascinante titolo “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” sono operative dal 25 giugno scorso. Il mondo della scuola è in fibrillazione perché nessuno sa come verranno tagliati 100 mila posti in tre anni. E il recente attacco lanciato dal leader del Carroccio, Umberto Bossi, al ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, la dice lunga sul clima che si respira anche all’interno del governo.

Bossi ha criticato la Gelmini “messa a fare il ministro senza avere mai fatto l’insegnante”. Prendendosi una risposta velenosa dall’inquilino di Palazzo della Minerva: “Mi pare che nemmeno Umberto Bossi sia un eminente costituzionalista e nonostante questo credo che farà al meglio il suo lavoro”. Ma cosa sta accadendo nella scuola.

La prima a scendere in campo è stata l’inquilina di viale Trastevere che ha illustrato alla Camera il suo programma: merito, stipendio, valutazione e carriera scolastica. Subito dopo è intervenuto il decreto legge Tremonti che prevede una consistente cura dimagrante per gli organici del personale scolastico e contemporaneamente è partita la discussione parlamentare del disegno di legge Aprea sulle “norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico degli insegnanti”.

Le classi “over 30”.
Già dal prossimo anno, in base alle ultime circolari sulla formazione delle classi sarà possibile elevare da 28 a 31 il numero di alunni per classe. E la nota ministeriale dello scorso 20 giugno prevede che i presidi delle superiori, quando a settembre si conteranno promossi e bocciati, “dovranno tenere in conto la possibilità non procedere a sdoppiamenti in presenza di un limitato numero di alunni (una o due unità) eccedenti i parametri previsti”. Risultato: si potranno fare anche classi di 33 alunni. E i dirigenti scolastici alle prese con gli organici stanno già comunicando alle famiglie che a settembre alcune classi saranno accorpate.

I Tagli. Dopo i 47 mila posti (25 mila tagliati l’anno scorso e quest’anno e 22 mila ancora da tagliare negli anni 2009/2010 e 2010/2011) tagliati dal governo Prodi, il decreto Tremonti prevede nel triennio 2009/2011un taglio di circa 110 mila posti: 67 mila insegnanti e 43 mila Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari). Nelle ultime settimane si rincorrono le ipotesi sui possibili interventi per centrare l’obiettivo: maestro unico alla scuola elementare, riforma dei quadri orari (con riduzione delle ore) in tutti i segmenti della scuola, “razionalizzazione” degli indirizzi scolastici della scuola superiore, revisione dei criteri di formazione delle classi e di assegnazione del personale Ata alle scuole.

Le scuole private. Per fare evaporare in pochi anni 67 mila cattedre, in base ai parametri attuali, occorre che la popolazione scolastica si contragga di circa 600 mila unità. Una via per raggiungere l’obiettivo è fornita dalla stessa Gelmini e dalla presidente della commissione Cultura della Camera, Valentina Aprea. Quest’ultima parla di sussidiarietà come “stella polare” del cambiamento e prevede, nel suo disegno di legge, un’autonomia scolastica collegata alla libertà di scelta delle famiglie, che spostano i finanziamenti in base alle loro scelte”.

Alle scuole paritarie la neo inquilina di Palazzo della Minerva ha dedicato più di due pagine della sua relazione di apertura in commissione Cultura. In sostanza, rivendica il diritto delle famiglie italiane di rivolgersi “a percorsi educativi con specifiche connotazioni, cui la scuola paritaria può fornire risposte adeguate”. La risposta alle esigenze educative e di istruzione del cittadino sarebbero “in un sistema pubblico di istruzione che fondi sul principio di sussidiarietà forme di pluralismo educativo”. Ma non solo “un dossier dell’Agesc (l’associazione dei genitori delle scuole cattoliche, ndr) rileva che il risparmio per l’erario determinato nell’anno corrente dall’esistenza di queste libere iniziative è di circa 5 miliardi e mezzo, a fronte di un contributo di circa 500 milioni di euro”.

In altre parole,
se una fetta di alunni attualmente in carico alle scuole pubbliche si trasferisse nelle scuole private, sostenute (le stesse scuole o le famiglie) da adeguati finanziamenti, sarebbe possibile in pochi anni tagliare migliaia di classi e di posti, risparmiare miliardi di euro (sono 8 quelli che prevede di recuperare il decreto Tremonti sulla scuola) e rilanciare la scuola privata: richiesta avanzata anche dal Santo Padre.

I precari. E i 342 mila supplenti iscritti nelle graduatorie ad esaurimento? Il ministro Gelmini ha detto senza troppi equivoci che “il precariato non potrà mai essere esaurito”. In Italia, attualmente sono più di 220 mila i supplenti che portano uno stipendio a casa grazie ad un incarico annuale o fino al termine delle attività didattiche. Per loro il futuro è incerto.

Le restrizioni sulla malattia.
Pochi insegnanti sono ancora a conoscenza del contenuto dell’articolo 71 del decreto legge Tremonti. Dallo scorso 25 giugno, ai dipendenti statali che si assentano per malattia verrò corrisposto (per in giorni di assenza) soltanto lo stipendio base: senza quote accessorie o indennità. Per il personale della scuola, questo provvedimento si traduce in una decurtazione pari al 10 per cento. Ma non solo: dopo dieci giorni di malattia o comunque dopo la seconda assenza per malattia (anche di un giorno) la stessa verrà giustificata soltanto dietro presentazione di certificazione medica rilasciata da una struttura sanitaria pubblica. Occorrerà quindi recarsi al Pronto soccorso di una struttura pubblica per ottenere fare il certificato medico “buono”. E il medico fiscale potrà fare visita al malato non più nelle quattro ore (10/12 e 17/19) previste dal contratto ma dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20. Misure che tendono a ridurre le assenze per malattia che nel comparto scuola sono piuttosto basse.

I dirigenti scolastici. Il governo ha stretto le maglie non solo per insegnanti e Ata ma anche ai dirigenti scolastici, coinvolti in prima persona nelle operazioni di “razionalizzazione” previste dal decreto. “In mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati – recita il provvedimento – comporta l’applicazione delle misure connesse con la responsabilità dirigenziale previste dalla normativa”.

La carriera degli insegnanti. Per i docenti si aprono le porte della carriera. Il ddl Aprea prevede una carriera articolata in tre livelli: docente iniziale, ordinario e esperto. Il passaggio da un livello all’altro avviene attraverso concorso interno. Viene istituita la figura del “vice dirigente” e le scuole, che potranno trasformarsi in fondazioni, saranno gestite da un Consiglio di amministrazione.

(1. Continua)

8 luglio 2008

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fonte: http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2008-uno/scuola-agitata/scuola-agitata.html

ROM E SINTI, CITTADINI DI PAVIA

Mentre Roma si fa schedare, Pavia risponde con una serata a tema.

Dai nostri inviati speciali sul territorio:

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foto di flickr

Da molti mesi assistiamo ad una violenta campagna di disinformazione nei confronti delle comunità di Rom e di Sinti che vivono in Italia: l’immagine che i media continuano a trasmettere è quella di un popolo di ladri, di sfruttatori di bambini, di persone che amano vivere nel “degrado”, nella sporcizia, nella mancanza di qualsiasi regola sociale.

Spinti da forze politiche dichiaratamente razziste, ma con l’appoggio di fatto anche di partiti sedicenti democratici, i media lavorano incessantemente le nostre coscienze sopite, per costruire un’idea di “zingaro” che faccia rima con “non umano”. In modo simile, il regime nazista aveva costruito la persecuzione nei confronti degli ebrei e delle stesse popolazioni zigane a partire dal concetto di “sotto-uomini”, ovvero di “non-persone”, con cui venivano etichettati questi soggetti.

Ieri erano gli sgomberi a catena dei campi nomadi, organizzati brutalmente e senza prospettive anche nella Roma “democratica” di Veltroni; oggi è l’aberrante iniziativa del governo Berlusconi, finalizzata a schedare in modo poliziesco i bambini Rom e Sinti, tramite la presa delle impronte digitali. Dobbiamo prendere atto che è in atto una progressiva discriminazione razziale, che si accompagna a misure di ghettizzazione di queste popolazioni, sempre più espulse dalle città e relegate nelle aree extra-urbane, senza servizi e senza politiche di integrazione. La stessa Unione Europea ha mostrato grave preoccupazione per come l’Italia sta affrontando la questione zigana sul suo territorio.

A Pavia abbiamo già assistito, cercando di contrastarla, alla vergognosa “gestione” del caso Snia da parte della Giunta Capitelli lo scorso autunno 2007: i Rom sono stati buttati in mezzo alla strada, nel menefreghismo delle istituzioni locali, mentre si dava spazio alle proteste razziste culminate nel tentato linciaggio di Pieve Porto Morone e nella manifestazione neo-nazista degli aderenti a Forza Nuova. A distanza di mesi, i Rom sono dispersi sul territorio o hanno migrato a Milano, entrando nella totale “invisibilità sociale” tipica appunto delle “non persone”.

Oggi si discute di dove ricollocare i campi dei Sinti di p.le Europa e di via Bramante: in quelle aree in disuso, oggetto delle future speculazioni edilizie garantite dal nuovo PRG, vivono da decenni gli oltre 300 Sinti di Pavia. Si tratta di comunità coese, dove i bambini frequentano tutti le scuole locali e la gran parte degli adulti lavora regolarmente. Sono tutti cittadini italiani, residenti a Pavia, iscritti alle liste elettorali.

Chiediamo con forza che qualsiasi ipotesi di ricollocare queste comunità sia discussa con i diretti interessati e che venga avviato un processo di mediazione con gli abitanti del quartiere in cui il nuovo campo verrà insediato, per evitare il sorgere di nuovi e dannosi conflitti. Chiediamo inoltre che i Sinti e i Rom di Pavia vengano riconosciuti cittadini a tutti gli effetti, con pari dignità, diritti e doveri rispetto agli altri abitanti del nostro territorio, avviando concrete politiche locali di integrazione e fornendo i servizi necessari affinché Pavia possa davvero fregiarsi del titolo di “città dell’accoglienza”, che oggi appare purtroppo grottesco.

Per discutere di questi temi, ma innanzitutto per conoscere direttamente la realtà dei Sinti pavesi, in collaborazione con le loro comunità invitiamo la cittadinanza ad un momento di incontro e di socializzazione presso il campo di P.le Europa, che sia il punto di partenza per un “riconoscimento dal basso” delle istanze e delle motivazioni di questi nostri concittadini.

GIOVEDI’ 17 LUGLIO – CAMPO SINTI DI P.LE EUROPA

H.21: PROIEZIONE DEL DOCUMENTARIO “SIAMO TUTTI SULLO STESSO FIUME”, sulle comunità dei Sinti pavesi, realizzato da ARCI Pavia

H.22: DIBATTITO PUBBLICO.

SONO STATI INVITATI: Paolo Casagrande (Comunità Sinti Pavia), Tommaso Vitale (Sociologo, Università di Milano Bicocca), Giorgio Bezzecchi (Segretario Opera Nomadi Lombardia); Laura di Martino (ARCI Milano), Ernesto Rossi (Avem Amentza)

Coordina: Andrea Membretti (Sociologo, Università di Pavia).

H. 23: MUSICA E BALLI ZIGANI

Durante la serata funzionerà un servizio bar a prezzo di costo

Accesso al campo sulla destra del palazzo esposizioni, con posteggio auto

NOTA: la seconda immagine è tratta da  sucardrom

Iniziativa promossa da: Comunità Sinti di Pavia, Rifondazione Comunista (Circolo di Pavia), ARCI Comitato Provinciale di Pavia, C.S. Barattolo, Ass. FuoriLuogo, Circolo Pasolini, Comunisti Italiani (Circolo di Pavia), circolo ARCI Radio Aut, circolo ARCI Ortosonico, Coordinamento per il Diritto allo Studio, Ass. Ci siamo anche noi.

Il governo anticipa il Lodo Alfano. L’opposizione abbandona i lavori

Il governo anticipa il Lodo Alfano L'opposizione abbandona i lavoriAngelino Alfano

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Percezione. Parola molto di moda, ultimamente. Allora vi dico la mia: dubito, dubito molto, che se dovessi ‘affidare’ mia figlia allo ‘zio’ Angelino per una gita al parco acconsentirei volentieri. Con quella faccia lì, la MIA percezione lancia alte grida di allarme..

mauro

Di Pietro: “Neanche durante il fascismo accadevano cose del genere”

Giovedì mattina la Camera voterà il provvedimento che tutela le alte cariche
Intanto il Pdl annuncia modifiche all’emendamento “blocca-processi”

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ROMA – La maggioranza va avanti. Smentendo ogni voci di una possibile mediazione, sulle immunità l’esecutivo non si ferma. Il lodo Alfano – che garantisce un salvacondotto giudiziario alle più alte cariche istituzionali, presidente del Consiglio compreso – approderà in aula alla Camera già mercoledì pomeriggio.

Alla conferenza dei capigruppo, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito ha chiesto e ottenuto di modificare il calendario di Montecitorio anteponendo il voto sul Lodo Alfano a quello sul decreto sicurezza, nel quale è inserita la cosiddetta norma “blocca-processi”. Quella stessa norma che sarà modificata “nelle parti più contestate” dice lo stesso Vito. Ma il Pd non ci sta e abbandona le commissioni: “E’ una farsa”.

Secondo il programma fissato, le commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia dedicheranno la mattinata di mercoledì all’esame del ddl, che andrà in aula nel pomeriggio con prosecuzione notturna della seduta. La maggioranza prevede il voto per l’intero provvedimento già per giovedì prossimo. Si allinea anche la Lega che però chiede garanzie “certe” per l’approvazione del decreto legge sulla sicurezza. Furioso il Pd (l’Udc si è astenuta): “Non abbiamo aderito a questa modifica – spiega Marina Sereni – insistendo sulla possibilità di sopprimere l’articolo 2-ter del decreto sicurezza contenente la norma blocca processi”. In sintesi: senza la rimozione della norma blocca-processi non ci può essere nessun dialogo sul Lodo Alfano. “Che – dice Anna Finocchiaro – non è certamente urgente”.

Fini spera in un nuovo clima. “Invertire l’ordine del giorno dei lavori dell’aula senza cancellare dal calendario provvedimenti già inseriti è possibile quando c’è la maggioranza dei gruppi che lo chiede. E sull’anticipazione del lodo Alfano gli unici gruppi che si sono opposti sono stati quelli dell’Idv e del Pd visto che l’Udc ha solo preso atto della questione”. Fini spiega così il perché in conferenza dei capigruppo si sarebbe deciso di discutere prima il lodo Alfano del decreto sicurezza.

La giornata.
“Questa sera chiederemo di anticipare l’esame in aula del Lodo Alfano rispetto al decreto legge sulla sicurezza” aveva annunciato, in mattinata, il ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito. E c’è chi ha visto in questa mossa la volontà della maggioranza di fare un ulteriore passo avanti verso il tentativo di una mediazione sulla questione giustizia, come anticipato da Repubblica.

In sostanza si ipotizza il voto anticipato sul Lodo Alfano in Aula prima di togliere, o quantomeno di ridurre la portata, della norma blocca-processi contenuta nel decreto sicurezza. L’obiettivo del centrodestra è quello di far approvare il provvedimento che sospende i procedimenti giudiziari per le quattro più alte cariche dello Stato entro l’estate, da parte di tutti e due i rami del Parlamento. poi, sul blocca-processi, si vedrà.

Negativa la prima reazione del Pd: senza la rimozione della norma blocca-processi non ci può essere nessun dialogo sul Lodo Alfano. Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, ribadisce: “Non ci presteremo ad artifici, proposte alternative o ipotesi di scambio. Chiediamo chiarezza all’esecutivo: non esiste il congelamento della norma in attesa di altri passaggi”. Per Antonio Di Pietro “è umiliante assistere ad un Parlamento che si piega. Non accadeva nemmeno nel ventennio. Si sta consumando un reato gravissimo e osceno”.

Poi, nel pomeriggio, le commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera accantonano l’esame dell’articolo 2 ter del dl sicurezza che contiene la cosiddetta ‘blocca-processi‘. Rimandando ogni decisione alla conferenza dei capigruppo. Si pensa ad una possibile mediazione. Il risultato è il voto a maggioranza che anticipa il Lodo Alfano e la promessa del Pdl a modificare la blocca-processi. Ma il Pd attacca ancora: “Non mi pare che sia stato ritirato l’emendamento ‘blocca-processi’, che per noi è inaccettabile” dice il ministro ombra Lanfranco Tenaglia, proprio mentre il partito abbandona i Lavori delle commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia. “Il governo – dice Donatella Ferranti, capogruppo in commissione giustizia – ci ha fatto una generica promessa: ha annunciato modifiche al decreto chiedendoci di rinunciare ai nostri emendamenti praticamente al buio e di votare il mandato al relatore. E’ una farsa”.

7 luglio 2008

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fonte: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/politica/giustizia-5/prima-mediazione/prima-mediazione.html

… nel frattempo l’appello di Repubblica – questo il testo – ha superato le 110.000 firme. Se ancora non l’avete fatto, potete aggiungere la vostra qui