Archivio | luglio 10, 2008

Telefono Arcobaleno attacca: “Perché la pedofilia all’antimafia?”

Pesanti critiche al decreto sicurezza. Un passaggio incongruo
E sparisce il Nucleo Investigativo Telematico di Siracusa

Petizione al Parlamento per una profonda modifica all’articolo 2 del testo

di CARLO CIAVONI

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Telefono Arcobaleno attacca "Perché la pedofilia all'antimafia?"
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ROMA – “Se passa il decreto sicurezza così com’è, pedofili e mafiosi avranno di che festeggiare”. La denuncia è di Giovanni Arena, presidente di Telefono Arcobaleno, l’organizzazione che da anni si batte contro la pedofilia on-line con ottimi risultati, a fianco dei Nit (Nucleo Investigativo Telematico) di Siracusa e Milano. Le ragioni della denuncia sono contenute in una petizione presentata ieri al Parlamento italiano, affinché il provvedimento venga radicalmente
cambiato nell’articolo 2, che ne ripropone un altro della legge n° 48, approvata il 18 marzo scorso, quando però le Camere erano già sciolte.

L’urgenza di modificare il decreto, domani in discussione in Aula e che lunedì sarà votato, nasce dal fatto che s’introduce di fatto il principio secondo il quale la competenza esclusiva per le indagini sui reati di pedofilia e pedopornografia, oltre che per tutti i crimini informatici, passerà nelle mani delle Procure Distrettuali Antimafia. Un “regalo” tutt’altro che gradito da strutture giudiziarie già debilitate sotto montagne di fascicoli voluminosi e complicati. Un aggravio di lavoro che diventerà difficile, se non impossibile, assorbire. La conseguenza immediata sarà poi una decelerazione delle indagini sulle organizzazioni mafiose, oltre ad un drastico rallentamento delle attività di contrasto alla pedofilia.

Non è un caso, infatti, che alcune Procure Distrettuali, da aprile ad oggi, abbiano già deciso di alleggerirsi rinviando agli uffici giudiziari “ordinari” numerosi fascicoli relativi a reati di pedofilia o pedopornografia on-line.

Nella petizione inviata al Parlamento da Telefono Arcobaleno si citano, tra l’atro, casi di Procure Antimafia, dove per competenza territoriale erano finiti fascicoli di pedofili, che però sono rimasti negli scaffali a marcire per anni ed anni dopo la denuncia. Ma l’altro grave effetto è la chiusura dei Nit di Sircausa e Milano, organismi agili formati da poliziotti, carabinieri e finanzieri, che negli anni avevano costruito un rapporto di collaborazione speciale con le Procure ordinarie di appartenenza e un sodalizio efficacissimo con Telefono Arcobaleno, in un gioco di squadra a tre, che ha permesso alla Giustizia italiana di chiudere il 75% dei siti pedopornografici scoperti nel nostro Paese. Adesso, se il “decreto sicurezza” passerà, accogliendo l’idea di trasferire le competenze solo alle Procure Antimafia contenuta nell’articolo 11 nella legge 48, il lavoro di monitoraggio e indagine sarà esclusivamente nelle mani della Polizia Postale che, nonostante gli enormi passi avanti nell’ambito della tecniologia e nella tecnica di indagine, è pur
sempre un organismo complesso e articolato, costretto alle lentezze e alle farraginosità di tutte le strutture di grandi dimensioni. Se a questo poi si aggiunge che le indagini avverranno all’interno di un congegno giudiziario già di suo oberato, il futuro della lotta alla pedofilia non sembra avere orizzonti rassicuranti.

Domani inizierà la discussione
generale sul decreto nell’Aula di Montecitorio, che dovrebbe essere votato lunedì pomeriggio e licenziato entro martedì. “La fretta con la quale è stata approvata la Legge 18 marzo 2008 n. 48” si legge nella petizione di Telefono Arcobaleno “oltre ad essere incomprensibile e di dubbia legittimità costituzionale, ha prodotto una serie di incongruenze ed errori, i quali generano a loro volta ulteriori dubbi di incostituzionalità. Si pensi, per esempio, alla circostanza che il Legislatore ha frettolosamente dimenticato di spostare alle Procure Antimafia anche la competenza del Gip – come avviene per i reati di mafia – generando in tal modo un’incongruenza grave nel sistema. Ma si pensi anche al reato di danneggiamento di un sistema informatico, il quale nell’ipotesi semplice è stato devoluto alla competenza del pubblico ministero distrettuale mentre nell’ipotesi aggravata (sistema informatico di pubblica utilità) resta di competenza delle procure ordinarie, con ulteriore grave incongruenza”.

“Il dramma dello sfruttamento sessuale
dei bambini richiede un’azione di contrasto decisa e sapiente e non può tollerare simili errori”, ha aggiunto Giovanni Arena nella petizione inviata ai parlamentari. Sono 96.565 le rilevazioni e denunce di materiali pedofili on line dal 2003 al 2007, oltre 50 al giorno, che misurano l’ordine di grandezza di questo crimine contro l’umanità, che in cinque anni è cresciuto del 131,65 %. Nei primi sei mesi del 2008 sono stati rilevati 22.353 siti pedofili, con ulteriore incremento della pedofilia on line. L’Italia vanta un tristissimo quinto posto nella classifica mondiale dei Paesi che fanno consumo di materiale pedopornografico, dopo USA, Germania, Russia e Regno Unito, con una clientela italiana che rappresenta il 6,14% nello scenario planetario.


In conclusione, Telefono Arcobaleno
chiede “l’abrogazione dell’art.11 della Legge 18 marzo 2008, n. 48; l’istituzione, ai sensi dell’articolo 82 della Costituzione, di una Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della pedofilia, con il compito di verificare la congruità della normativa vigente, di formulare le opportune proposte per rendere più efficace, coordinata e incisiva la lotta alla pedofilia, di accertare e valutare la natura, le dimensioni e le caratteristiche dei mutamenti e delle trasformazioni del fenomeno e di tutte le sue connessioni.


10 luglio 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-11/pedofilia-mafia/pedofilia-mafia.html

Guzzanti: “Querelata dalla Carfagna? Così ascoltiamo le telefonate con Silvio”

La contestatissima arringa di Sabina Guzzanti

Ripristinato il suo blog, dopo l’oscuramento da parte di hacker, l’attrice torna a parlare attraverso la Rete. Un grazie ai fan che le hanno dimostrato solidarietà e un altro affondo a chi l’ha attaccata

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Roma, 10 luglio 2008 – “Grazie per tutti i messaggi di solidarietà. Finalmente riesco a collegarmi. Come sapete il sito è stato oscurato. Degli hackers non caserecci, hanno messo le mani nel sistema e solo dopo ore di lavoro i tecnici sono riusciti a farlo riapparire”. Sabina Guzzanti, dopo l’oscuramento del sito internet, scrive sul suo blog un messaggio di ringraziamentoi ai suoi fan, dopo le polemiche scatenate dal suo intervento in piazza Navona.

“Vi ringrazio e sono felice di leggere i vostri messaggi – scrive Sabina – siamo uniti siamo tanti e ci stiamo pure facendo delle belle sane risate. Che immensa soddisfazione riuscire a dimostrare con la vostra presenza in piazza e col vostro potentissimo entusiasmo, che la propaganda di questo regime si puo’ squagliare come un cremino lasciato sul cruscotto sotto al sole di Roma a luglio”.

Sempre rivolta al popolo della piazza, aggiunge: “Non è sempre commovente riscoprire quanto siano potenti le parole? Quanto poche verità riescano a mandare in tilt castelli di bugie costruiti da tanti, in anni di lavoro? Non ve la prendete per le porcherie che scrivono i giornali. Come al solito i nostri mezzi di informazione assolvono alla loro funzione repressiva di fronte a qualunque forma di dissenso. Si tratta solo di una dimostrazione di grande debolezza che non può che farci ben sperare che le cose cambino”.

Ma l’attrice non si ferma qui. A proposito della querela che il ministro delle Pari opportunità ha annunciato di voler sporgere nei suoi confronti per le parole pronunciate in piazza Navona, scrive: “Il processo Carfagna, se ci sarà, sarà il processo più divertente del secolo. Credo di avere diritto per difendermi ad avere accesso alle intercettazioni. Un processo con questo tema, con il portavoce della ministra che avete letto come si chiama? Ora non so che mi ha preso, mi imbarazzo a scrivere il nome dell’onorevole. Sarà perché, come direbbe la Palombelli: la realtà supera sempre la satira, io per esempio sono molto più stronza di come mi dipingete…”.

Quanto alla possibilità che la Procura di Roma proceda nei suoi confronti per il reato di vilipendio del Capo dello Stato o del Pontefice, Guzzanti non si preoccupa e rilanca: “Essere accusata di vilipendio sarebbe solo un grande onore, si tratta di un reato inventato dai fascisti, una legge che nessuno ha mai abolito ma nemmeno mai applicato e sarebbe semplicemente una prova ulteriore che siamo governati da fascisti che stanno progettando per questo paese una progressiva e secondo loro indolore dittatura”.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/07/10/103652-guzzanti_querelata_dalla_carfagna.shtml

Chiaiano, apre la discarica: «Ci vogliono morti»

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Al via i lavori della discarica di Chiamano, ma con i militari sul posto. Inizia così l’opera di realizzazione del sito destinato alla raccolta dei rifiuti in Campania, e come stabilito dalla legge approvata il 9 luglio dal Parlamento, sono presenti anche le Forze Armate, supportate dalle Forze dell’Ordine. Secondo il decreto legge dello scorso maggio, l’Esercito avrà funzioni di sorveglianza come già è avvenuto per i siti di Acerra, Sant’Arcangelo e Savignano.

I soldati hanno già iniziato l’allestimento del loro campo, mentre in via Cupa del Cane permane il presidio della polizia. La Questura di Napoli ha assicurato che non ci sono state situazioni di tensione con gli abitanti dell’area. Ma i cittadini, riuniti in comitati civici insieme a quelli del comune limitrofo di Marano, continuano da settimane a protestare contro l’allestimento dello sversatoio.

La presa di possesso dell’area di Chiaiano da parte dell’Esercito provoca «sconcerto e preoccupazione» dichiara Salvatore Perrotta, sindaco di Marano (Napoli). «Ormai appare chiaro – denuncia – che la strategia in atto, che accomuna tutti i governi e tutte le formazioni politiche, sia quella di affossare definitivamente il territorio a nord di Napoli per chissà quali interessi: la discarica a Chiaiano, l’inceneritore probabilmente a Scampia, la riapertura di Taverna del Re a Giugliano, le mancate bonifiche delle vicine Pianura e Villaricca. Insomma, vogliono la nostra morte».

E viene denunciata inoltre la militarizzazione dell’area: «Di fatto, l’intero bosco del Parco delle Colline non è più accessibile liberamente – osserva Perrotta – E per di più, con il tavolo tecnico ancora alle prese con gli accertamenti concordati, assistiamo ancora una volta allo sdoppiamento di personalità di chi ci governa che, da una parte, vuol far passare l’idea che si tratti di scelte concordate anche tecnicamente con le comunità locali, e, dall’altra, dirama comunicati nei quali si afferma che le forze militari sono intervenute per consentire l’avvio dei lavori per l’allestimento del sito».

Secondo la protezione civile comunque la discarica dovrebbe entrare in funzione tra meno di tre mesi.

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Pubblicato il: 10.07.08
Modificato il: 10.07.08 alle ore 15.43

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=77033

Erba, la dose non è uguale per tutti: rasta assolto dalla Cassazione

L’uomo, sorpreso con un etto di marjuana, era stato condannato a 16 mesi di carcere
La Corte ha riconosciuto che per la sua religione fumare spinelli ha un valore sacro

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Erba, la dose non è uguale per tutti rasta assolto dalla Cassazione ROMA – “La fumano i dottori, la fumano le infermiere, la fumano i giudici e persino gli avvocati”. Così nel 1976 cantava Peter Tosh in Legalize it, uno dei più celebri inni alla liberalizzazione della marijuana. La star del reggae non immaginava che 32 anni dopo a dargli ragione sarebbe stata niente meno che la suprema corte di giustizia italiana. Non è esattamente la legalizzazione dell’erba ciò che ha stabilito la sentenza numero 28720 della Sesta Sezione penale della Cassazione, ma il diritto per chi – come Peter Tosh – professa la fede rasta a fumarla a volontà senza incorrere in sanzioni.

Secondo quanto stabilito dai giudici, chi crede in Jah e nella sua reincarnazione nel negus d’Etiopia Haile Selassie I, può liberamente circolare con qualche dose di “ganja” in più del lecito perché “secondo le notizie relative alle caratteristiche comportamentali degli adepti di tale religione di origine ebraica, la marijuana non è utilizzata solo come erba medicinale, ma anche come erba meditativa”.

La Cassazione è stata chiamata al pronunciamento in seguito al ricorso di un 44enne di Perugia condannato perché sorpreso dalle forze dell’ordine con un etto scarso di marijuana nella macchina. L’uomo si era difeso sostenendo di essere un adepto alla religione rastafariana e che quindi “l’erba sacra doveva essere consumata fino a 10 grammi al giorno”. Una giustificazione “spirituale” che il tribunale di Terni non aveva ritenuto di prendere in considerazione, dichiarando l’imputato colpevole per illecita detenzione a fine di spaccio, condannandolo quindi a un anno e quattro mesi di carcere. Verdetto confermato dalla Corte d’appello di Perugia nel dicembre del 2004 con una sentenza nella quale si specificava che la quantità sequestrata non poteva essere considerata per esclusivo uso personale.

Contro questa decisione l’uomo
ha fatto ricorso in Cassazione, ottenendo soddisfazione dalla Corte Suprema che ha rinviato la condanna alla Corte d’Appello di Firenze affinché riconsideri il caso tenendo presente che la tradizione religiosa rasta prevede l’uso della marijuana come “erba meditativa, come tale possibile apportatrice dello stato psicofisico inteso alla contemplazione nella preghiera, nel ricordo e nella credenza che l’erba sacra sia cresciuta sulla tomba di re Salomone, chiamato il re saggio, e da esso ne tragga la forza, come si evince da notizie di testi che indicano le caratteristiche di detta religione”.

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10 luglio 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/rasta-marjuana/rasta-marjuana/rasta-marjuana.html

Polonia, rischiano la chiusura i cantieri di Danzica: operai in piazza

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Tornano gli operai in piazza a Stettino. Oltre 3 mila, come negli anni di Solidarnosc si battono per la difesa del posto di lavoro, messo a rischio – come si diceva in quegli anni – da un «nemico lontano». Oggi quel «nemico» non è più Mosca, ma Bruxelles, o meglio la Commissione europea che minaccia di condannare al fallimento i cantieri navali polacchi, respingendo il piano di rilancio presentato dal governo di Varsavia e obbligando Danzica, Stettino e Gdynia alla restituzione degli aiuti statali finora ottenuti.

«Vogliamo lavorare non morire di fame», spiega alla Tv privata TVN24 Leszek Swietczak, capo sindacalista dei cantieri. «Lotteremo fino alla fine, manifestando se necessario non solo qui, ma anche in altre città della Polonia. Fino a Bruxelles andremo se necessario. In ballo ci sono 80mila persone e le loro famiglie», ha concluso.

Finora i cantieri di Stettino hanno ottenuto finanziamenti pubblici per 208 milioni di zloty (61,5 milioni di euro), mentre quelli di Gdynia 149 milioni (44,1 milioni di euro). Il governo polacco ha presentato un piano di rilancio e privatizzazione dei cantieri, bollato però «insufficiente» da Bruxelles, che entro oggi chiede chiarimenti. In caso contrario, la Commissione richiederà la restituzione dei fondi, decretando de facto la bancarotta.

Il premier di Varsavia Donald Tusk si è detto assai preoccupato per la situazione nei cantieri, aggiungendo che il suo governo farà «tutto il possibile per evitare lo scenario più nero». «Come primo ministro sono responsabile di quello che accade, non fuggo i miei doveri. Però sulle spalle abbiamo anni di sprechi e scandalose perdite di tempo», ha concluso.

Pubblicato il: 10.07.08
Modificato il: 10.07.08 alle ore 14.51

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=77034

Impronte ai rom, l’Europarlamento: è discriminazione

controlli dei vigili in un campo nomadi a Roma, foto lapresse
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Mani pulite. Non parliamo del processo che mandò in galera mezza classe dirigente della prima Repubblica. Questa volta le mani in questione sono quelle dei bambini rom. Secondo l’Europarlamento le mani dei rom devono restare senza inchiostro . Non si possono prendere le impronte digitali ad un’intera popolazione. È schedatura etnica.

Il Parlamento europeo, riunito in seduta plenaria a Strasburgo, ha approvato la risoluzione presentata dai gruppi del centro sinistra e liberaldemocratici che boccia le misure di emergenza nei campi nomadi italiani, con 336 voti a favore, 220 contrari e 77 astenuti. Gli europarlamentari esortano le autorità italiane «ad astenersi dal procedere alla raccolta delle impronte digitali dei rom, inclusi i minori e dall’utilizzare le impronte digitali già raccolte in attesa dell’imminente valutazione delle misure previste annunciata dalla Commissione, in quanto questo costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e l’origine etnica».

L’assemblea ha anche approvato una proposta di modifica presentata dal gruppo di destra con la quale si fa riferimento alla risoluzione approvata dall’Europarlamemto nel gennaio di quest’anno nella quale si sollecitano gli Stati Ue a risolvere il problema dei campi «illegali» dove non c’è igiene o standard di sicurezza e dove «un alto numero di bambini rom muore per incidenti domestici».

Lo stop dell’Europa al ministro Maroni ha chiaramente sollevato un polverone. Il Pd e la Sinistra Europea esultano.«Il commissario Barrot non si è fidato delle parole di Maroni. Quando la Commissione avrà ricevuto le necessarie informazioni e rassicurazioni sul rispetto dei diritti valuteremo con serietà e senza pregiudizi l’azione del governo», ha indicato Gianni Pittella (Pd) mentre Patrizia Toia (Pd) ha rilevato che «il governo sta iniziando a fare marcia indietro per correggere il tiro di un’iniziativa razzista».

Secondo Vittorio Agnoletto (Prc-Sinistra Europea) si tratta di «un ottimo risultato che difende i diritti umani e condanna una schedatura razzista». Per il collega di partito Giusto Catania al voto di oggi «hanno partecipato anche decine di parlamentari del Ppe, che con la loro astensione sul voto finale rendono ancor più isolato Berlusconi in Europa».

Claudio Fava
(Sinistra democratica) ritiene che «la risoluzione di censura contro l’ordinanza del ministro Maroni, approvata a Strasburgo con un consenso largo e trasversale, denuncia l’irrimediabile anomalia del governo italiano».

Il Pdl minimizza e si chiude a riccio intorno alle posizioni del governo. «Ora i cittadini italiani ed europei sanno che solo le forze che sostengono il governo Berlusconi e il Ppe hanno a cuore la sicurezza dei propri popoli e i diritti dei più indifesi», ha affermato Mario Mauro (Fi), vicepresidente dell’Europarlamento.

«Il voto frutto di pura speculazione politica sulle pelle degli interessati, è la classica vittoria di Pirro», ha affermato il leghista Mario Borghezio, secondo il quale Maroni «ha pieno diritto di andare avanti in questa azione coraggiosa e di alto valore civile e morale, sicuro del consenso della stragrande maggioranza dei cittadini».

Intanto le associazioni antirazziste dopo la raccolta delle impronte in piazza organizzata dall’Arci della settimana, accolgono il risultato dell’europarlamento e rilanciano. «Il successo dell’iniziativa organizzata lunedì scorso dall’Arci, con oltre 3000 impronte raccolte in poche ore, ci conferma che gran parte dell’opinione pubblica è indignata per le misure contro rom e sinti volute dal ministro Maroni» dice una nota dell’Arci. «Con soddisfazione vediamo crescere la mobilitazione culturale e politica contro quello che abbiamo definito “razzismo di stato”».

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Pubblicato il: 10.07.08
Modificato il: 10.07.08 alle ore 17.38

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=77029

Per il museo della Liberazione di via Tasso a Roma

Museo Storico della Liberazione

Abbiamo già scritto della minaccia che incombe sul Museo della Liberazione di via Tasso – qui il post.

Qui il comunicato del Museo stesso.

Nonostante le rassicurazioni ricevute, i responsabili del Museo chiedono a chiunque lo ritenga importante ed urgente (e lo è davvero), di scrivere la propria protesta a:

SANDRO BONDI sandro.bondi@beniculturali.it
RENATO BRUNETTA urpdfp@funzionepubblica.it

e in copia a viatasso@viatasso.it

Un possibile testo è questo:

“Con la presente esprimo il mio più fermo disappunto e la più viva contrarietà alla decisione di chiudere il Museo della Liberazione di via Tasso a Roma. Saluti.”

Ma non dubitiamo che la vostra indignazione sappia esprimersi in molti altri modi… come sempre, grazie per il passaparola che siete invitati a fare!

Verona, per una sigaretta rifiutata danno fuoco a un sedicenne

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Il ragazzo è ricoverato con ustioni all’addome e all’inguine: non è grave
Gli aggressori erano italiani, vestiti di nero, atteggiamenti da punk

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VERONA – Ha rifiutato una sigaretta a un gruppo di coetanei e loro gli hanno dato fuoco. A.S., 16 anni, è ora ricoverato nel Centro Grandi Ustioni di Verona. Le sue condizioni non sono gravi ma ha ustioni all’addome e all’inguine.

Il fatto è avvenuto intorno alle 20 nel centro di Verona, fra borgo Milano e borgo Trento. Sull’episodio indaga la Squadra Mobile della Questura di Verona che sta facendo perlustrazioni e battute con diverse pattuglie in tutta la città alla ricerca dei responsabili.

Secondo quanto accertato dalla polizia, A.S. era con altri quattro amici in strada quando si è avvicinato un gruppetto di quattro coetanei, che ha chiesto una sigaretta. Nessuno dei cinque giovani, però, ne aveva (nessuno di loro fuma) e poteva quindi soddisfare la richiesta. A quel punto uno dei giovani del secondo gruppo ha estratto un accendino e ha dato fuoco alla maglietta del ragazzo che si è immediatamente incendiata. Le fiamme si sono poi estese ai pantaloni causando ustioni in varie parti dell’addome e dell’inguine.

Solo l’intervento degli amici ha evitato il peggio: al ragazzo è stata immediatamente sfilata la maglietta e, subito dopo, sono state spente le fiamme che avevano attaccato i pantaloni.

I quattro amici della vittima, sotto shock, sono stati sentiti in Questura. Avevano difficoltà a parlare con gli investigatori ma hanno comunque fornito alcune indicazioni sui coetanei che li hanno aggrediti. Si tratta – secondo il loro racconto – di italiani, con atteggiamenti da punk, vestiti di nero. Uno di loro aveva i capelli pettinati a cresta di colore rosso.

10 luglio 2008

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fonte: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/verona-sigaretta/verona-sigaretta/verona-sigaretta.html

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La notizia vi ha shockato? Vi ha riportato alla mente “qualcosa”? Bene, era una bufala. Ecco la smentita, sempre di Repubblica:

Verona, nessun assalto punk: il ragazzo s’è bruciato con l’alcol

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VERONA – Altro che aggressione, che punk, che sigaretta rifiutata. Stava giocando con l’alcol e un pentolino il ragazzo di 16 anni che ieri sera, a Verona, è rimasto ustionato e ha poi inventato, insieme a quattro coetanei, di essere stato aggredito da un gruppetto punk in seguito al rifiuto di una sigaretta.

Lui, A. S. , e i suoi quattro amici, già da qualche giorno andavano in una vecchia trattora abbandonata di Borgo Milano, a Verona, dove davano fuoco all’alcol versato in un pentolino. Il sedicienne, a un certo punto, si è avvicinato con una bottiglia di alcol per alimentare il fuoco ma la fiamma ha fatto esplodere la bottiglia. L’alcol lo ha investito facendo andare a fuoco la maglietta e i pantaloncini.

Gli amici lo hanno soccorso e aiutato a spegnere le fiamme, chiamando subito dopo il soccorso sanitario. Prima dell’arrivo dei medici, però, hanno concordato la storia dell’aggressione che è stata sostenuta unanimemente da tutti e cinque, compreso l’ustionato, ascoltato dalla Polizia in ospedale. E così hanno raccontato di essere stati avvicinati da un altro gruppo di 4 giovani, da cui è arrivata la richiesta di una sigaretta. Il resto, frutto dell’immaginazione dei quattro, continua con uno dei punk che estrae l’accendino, dà fuoco alla maglietta del 16enne, i cui pantaloni si incendiano poco dopo, causando le ustioni in varie parti dell’addome e dell’inguine.

I ragazzi sono stati sotto shock per alcune ore mentre pattuglie della Polizia setacciavano Verona alla ricerca dei punk (uno – hanno inventato i ragazzi – aveva la “cresta” e i capelli rossi). Rincuorati dagli investigatori, hanno ripreso il filo del racconto facendo però emergere, man mano che venivano ascoltati separatamente, alcune contraddizioni, in particolare sul luogo dove era avvenuto l’episodio. Alla fine uno di loro ha raccontato cosa era realmente accaduto. Il sedicenne vittima dell’incidente è ora ricoverato nel Centro Grandi Ustioni di Verona. Le sue condizioni non sono gravi ma ha ustioni all’addome e all’inguine.

fonte: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/verona-sigaretta/verona-sigaretta/verona-sigaretta.html