Archivio | luglio 12, 2008

Vacanze addio

https://i0.wp.com/www.minicity.it/public/Hotel%20Gabicce%20Mare/All%20inclusive%20Gabicce/mani-e-secchiello_zoom.jpg
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di Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli
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Crisi economica. Prezzi alle stelle. Gli italiani rinunciano a partire. Mentre il super-euro, l’emergenza rifiuti e le carenze nei servizi tengono lontani gli stranieri.

E arriva l’estate nera del turismo

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Di male in peggio. Il calendario del turismo ha saltato la pagina di agosto e si vede già all’8 settembre: tutti a casa, nella più grande disfatta degli ultimi anni. Gli italiani non hanno soldi per partire o emigrano in cerca di vacanze convenienti. Gli stranieri cominciano a disertare, perché arte, cultura e paesaggi non bastano più per cancellare l’euro alle stelle e le carenze di un paese sempre più in crisi di immagine: i rifiuti in Campania, l’Alitalia in bilico sull’orlo del fallimento, l’emergenza sicurezza diventata dilagante.

Così il 2008 del turismo, partito decisamente male, rischia di finire nel baratro. Incrociando i dati Confindustria Alberghi con quelli Istat, si scopre che quest’estate nelle nostre città sbarcheranno due milioni e 867 mila stranieri in meno rispetto all’anno scorso (ossia il 6,7 per cento). E soprattutto diminuiranno anche gli italiani: fra quelli che preferiranno andare all’estero, e quelli che in vacanza non ci andranno proprio, se ne contano due milioni e 692 mila in meno (il 5 per cento). Insomma, nei mesi estivi in giro per le strade italiane mancheranno all’appello più di cinque milioni di persone: tutta gente che avrebbe comprato souvenir, mangiato nei ristoranti, dormito negli alberghi, visitato musei. Ora invece bisogna persino rinunciare all’automobile, perché il pieno richiede un leasing.

OMBRELLONI CHIUSI

Le spiagge sono le più colpite. Plumbeo, secondo i dati del Sindacato italiano balneari, è stato il mese di giugno, e non solo per le condizioni atmosferiche: i bagnanti sono diminuiti del 45 per cento. “È andata anche bene, visto che nei primi 15 giorni, anche a causa del maltempo, abbiamo registrato una diminuzione addirittura del 60 per cento”, sostiene Riccardo Borgo, presidente del Sib, l’organizzazione che raccoglie i lavoratori degli stabilimenti.

E se a luglio il sole non è mancato, i conti invece sono rimasti nel temporale, mentre agosto non sembra destinato a riportare il sereno: “Stando alle prenotazioni, rispetto all’anno scorso, un italiano su cinque se ne starà a casa”. Lidi chic dell’Argentario, dove un tempo le prenotazioni per le cabine venivano chiuse a gennaio, adesso inseguono i clienti: “Dottore, se vuole tornare ad agosto… Nessun problema”.

Il classico rischio di non trovare neanche un metro quadrato per l’asciugamano sembra scongiurato: “Prevediamo il tutto esaurito solo nei weekend, mentre nei giorni feriali le spiagge saranno poco affollate”.

A Jesolo, Caorle e Bibione, ad esempio, puoi vedere distese di ombrelloni chiusi e sdraio piegate (una desolazione che per l’Apt di Venezia si misura intorno al 25 per cento di presenze in meno) e anche sul resto dell’Adriatico i dipendenti degli stabilimenti hanno ben poco da sudare.

Cambi versante, e la situazione peggiora. Su gran parte della costa di Pozzuoli, sul litorale Flegreo, ma anche a Castelvolturno nel Casertano, l’immondizia tracima in spiaggia. E in Liguria il giugno da incubo non trova ristoro nelle prenotazioni in picchiata: con famiglie che rinunciano al lido per far quadrare i conti.

Si confermano così le fosche previsioni della società di consulenza Trademark Italia, secondo le quali al mare quest’anno ci si starà poco: 16 milioni di ingressi in meno negli stabilimenti. Il che vuol dire oltre un miliardo di euro di perdita per il settore.

INDIETRO TUTTA
Se la gente in vacanza non ci va, è soprattutto colpa del calo del potere d’acquisto. Flagellate da bollette sempre più salate e benzina a prezzi da gioielleria, le famiglie italiane che scelgono (giocoforza) di non andare in ferie, o di accorciarle rispetto al passato, sono in costante aumento.

Secondo un sondaggio Confesercenti, solo il 57 per cento degli italiani farà un tuffo al mare, mentre la durata media di tutta la vacanza si ridurrà da 17 a 14 giorni. Magari spezzettando i periodi per godere di offerte e ritagliarsi un viaggio a settembre in lidi mediterranei meno cari – Tunisia e Turchia – o sul mar Rosso.

L’associazione dei consumatori Adoc ritiene che ormai stare via per un mese intero sia un lusso riservato solo a un 1 per cento di privilegiati. E fa un quadro ancora più pessimistico: il budget medio delle famiglie sarà di 1.850 euro, 115 in meno rispetto allo scorso anno. Per la metà di chi ha deciso di restare a casa la motivazione è semplice: “Costa troppo”. Anche perché, secondo Federconsumatori, per godersi a Ferragosto una settimana full inclusive in albergo quattro persone dovrebbero preventivare ben 3 mila euro. E non è che affittando una casa le cose migliorino: Confesercenti lamenta un crollo degli inquilini del mare, calati dal 15 all’11 per cento.

VADO ORA, PAGO PER UN ANNO
Ed ecco che, pur di piazzare una settimana in un villaggio turistico, le agenzie di viaggio e i tour operator ormai si sono trasformati in finanziarie: i soldi te li danno loro, purché tu vada in vacanza. Indebitarsi per andare in ferie (la chiamano rateizzazione) sta diventando pratica diffusa, in crescita secondo l’Adoc del 2-3 per cento, con il rischio però che il relax di una settimana si tramuti in un incubo lungo un anno, “visto che gli interessi arrivano fino al 24 per cento”. Non conosce crisi infine il fenomeno low cost: nonostante sulle tratte principali i prezzi siano saliti, le prenotazioni non accennano a diminuire.
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D’altra parte come dar torto al bagnante (che secondo Federconsumatori si trova a pagare fino a 33 euro al giorno per ombrellone, sdraio e lettino) se, potendo, ai lidi nostrani preferisce le ben più economiche spiagge spagnole, greche, croate e turche. “Però lì non ci sono quei meravigliosi servizi aggiuntivi che offriamo in Italia. Oltre ai fasciatoi per le famiglie, alla musica e all’happy hour per i giovani, quest’anno daremo ai nostri clienti anche maxischermi per poter seguire Olimpiadi e Formula Uno”, sottolinea l’organizzazione dei bagnini.

Ma in tempi di recessione, il fascino degli optional perde smalto. Sarà poi anche vero che secondo il ministero della Salute le spiagge italiane, balneabili al 96 per cento, sono fra le migliori d’Europa. Tuttavia, secondo uno studio di Expedia, noleggiare una sdraio in Spagna costa comunque poco più della metà che in Italia.

RETROMARCIA INGRANATA
L’Organizzazione mondiale del turismo dell’Onu inquadra la retromarcia italiana: nei primi quattro mesi del 2008 gli arrivi dall’estero sono diminuiti del 2,2 per cento, in controtendenza rispetto all’area del Mediterraneo. Dove la concorrenza ha fatto il pieno: a cominciare da Spagna (più 3,5 per cento), Grecia (più 3,4) e Tunisia (più 1,8). Per non parlare di paesi che oggi viaggiano col vento in poppa, come Croazia (il 30 per cento in più nel primo trimestre), Turchia (più 14,8 per cento), Marocco (più 14,4) e Portogallo (più 11,4).

“Del resto, se andare a Sharm el Sheikh o in Tunisia diventa molto più conveniente che restare in Italia, non è difficile immaginare come va a finire”, constata amaramente Roberto Corbella, presidente dell’Associazione tour operator italiani. E quando si va a vedere il rapporto qualità-prezzo, a uscire vincitori sono i paesi concorrenti.

Che da noi il sole e il mare non tirino più così tanto, i bagnini l’avevano già capito da un pezzo, soprattutto a Sud. E infatti le prime a esser state punite per questa ‘monovocazione’, in Italia, sono state le località balneari del Mezzogiorno dove, stando a un’indagine dell’Ente bilaterale industria turistica, nel 2007 “la somma dei pernottamenti di Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia non raggiungono il dato della sola regione Lazio”.

L’alternativa alla monovocazione balneare, ovviamente, sarebbe una terra che oltre alla spiaggia sappia offrire al turista la propria cultura. Cosa che per l’Italia in teoria non dovrebbe essere un problema. Eppure sorprende che quest’anno anche le città d’arte stiano risentendo della crisi. Roma, Napoli, FirenzeVenezia e : gli stessi luoghi che da oltre tre secoli attraggono chi ancora sogna il Grand tour, e che negli ultimi anni avevano compensato il declino delle spiagge.

Secondo l’Associazione italiana catene alberghiere di Confindustria, il mese di maggio ha inflitto un duro colpo, svuotando gli hotel. Gli ospiti sono diminuiti del 6,6 per cento a Firenze, del 6,3 a Venezia, e del 5,8 a Roma, confermando i cattivi auspici degli inizi dell’anno. “E dalle prime notizie, giugno è andato anche peggio”, aggiunge Roberto Pedrazzi, direttore dell’Aica.
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Vanno così scomparendo le classiche figure del turista americano (meno 22,12 per cento rispetto al 2007), e dell’inglese (meno 8,34). In forte diminuzione anche i giapponesi. Colpa del super-euro, certo, ma anche dei nostri soliti problemi di competitività. La classifica stilata dal World Economic Forum ci sbatte al ventottesimo posto, molto dietro ad altri paesi dell’area-euro come Spagna, Francia e Grecia.

Sul banco degli imputati soprattutto le infrastrutture. Sono gli stessi albergatori a far mea culpa: “Siamo più cari degli altri, perché paghiamo più Iva e abbiamo un costo del lavoro più alto ma dobbiamo ammettere che la nostra qualità non è certo all’altezza”, sottolinea Elena David, presidente dell’Aica: “Il 50 per cento dei nostri alberghi sono senza aria condizionata, e il 60 per cento senza Internet. Per non parlare dell’opaco meccanismo delle stelle che dovrebbero certificare la qualità: ogni regione fa come vuole, e una volta assegnate, nessuno le tiene sotto controllo”.

ARTE PERDUTA
Se gli alberghi piangono, treni e aerei non ridono. “I turisti sono penalizzati dai ritardi e dall’inadeguatezza dei treni e degli autobus locali”, nota Corbella. Proprio quest’estate Trenitalia ha tagliato diverse tratte, fra Intercity e regionali, rendendo lo spostamento di italiani e stranieri in cerca di viaggi meno cari ancor più arduo, anche in regioni ‘turisticamente sensibili’ come Emilia Romagna, Toscana e Liguria.

Poi c’è l’Alitalia, “che certo il turismo non lo agevola e questo perché non essendo più una compagnia particolarmente competitiva, finisce per portare meno turisti”, osserva Geoffrey Lipman, portavoce dell’Organizzazione mondiale del turismo.

Il viaggiatore di oggi però non è più disposto a ingoiare il rospo pur di vedere la Cappella Sistina. A Roma, l’Ente bilaterale per il turismo del Lazio conta 100 mila turisti in meno nei primi cinque mesi dell’anno. Un grosso trauma, dopo sette anni di continua e vitale crescita, per una città che da sola accoglie il 5 per cento del turismo di tutta la nazione.

Ma le le cose vanno male anche a Napoli e Pompei, minacciate dai rifiuti: “Di fronte a un piccolo incremento nel mese di gennaio tutti i mesi successivi, fino al 31 maggio, sono risultati fortemente negativi, fino al massimo del meno 19,1 per cento di aprile”, spiega il soprintendente archeologico Pietro Giovanni Guzzo. Mese in cui, fra l’altro, stando a dati Federalberghi, nella regione il settore avrebbe perso tremila posti di lavoro. A pesare è stata sicuramente l’emergenza rifiuti, tanto che gli stessi albergatori napoletani hanno supplicato: niente incentivi fiscali, basta che ci liberiate dalla monnezza.

Non va particolarmente bene neanche a Firenze, che ha visto diminuire “la presenza dei turisti almeno del 20 per cento, con grande sofferenza di albergatori e ristoratori”, spiega Gabriele Berlincioni della Confindustria fiorentina. “La categoria più colpita è quella dei quattro stelle, perché nonostante abbassino i prezzi, non trovano clienti disposti a sborsare i soldi necessari”. Meglio infatti restare fuori porta negli agriturismi o nei bed & breakfast, sempre più usati dalle famiglie italiane per quei soggiorni di quattro giorni che hanno preso il posto delle settimane di una volta: il primato toscano in questo settore rende la regione la più appetibile per chi vuole conciliare relax e budget.

DAL BARILE AL BIDONE
Anche il tentativo di incentivare le prenotazioni anticipate con sconti e offerte speciali, è naufragato davanti al caro petrolio. Il risparmio viene spesso mangiato dai cosiddetti ‘adeguamenti carburante’ imposti dai tour operator ai viaggiatori per compensare l’aumento del barile. Una voce tutt’altro che insignificante, visto che in alcuni casi gli aumenti hanno toccato i 200 euro su pacchetti del valore di 500, e che spesso nasconde la magagna. “In alcuni casi c’è chi ha fatto il furbo e ci ha marciato. Invece ci vuole chiarezza, e da una maggiore trasparenza gli operatori corretti non avrebbero che da guadagnare”, dice Andrea Giannetti, presidente di Assotravel .

REGIA FANTASMA
Il premier Silvio Berlusconi, insieme al sottosegretario con delega al Turismo Michela Vittoria Brambilla, ha ipotizzato una road map per uscire dalla crisi. A partire dalla riduzione dell’Iva per le imprese turistiche, per arrivare a una omologazione su base nazionale del sistema delle stelle degli alberghi.

Spunta l’immancabile cabina di regia nazionale, che dovrebbe avere come braccio operativo l’Enit, agenzia nazionale per il turismo, la cui direzione è stata assegnata al manager ex- alentino, Matteo Marzotto. Che l’Enit torni a svolgere una funzione primaria nel turismo italiano è desiderio di molti operatori del settore, stanchi di un’eccessiva frammentazione.

“È ridicolo andare in Cina e trovarsi davanti tre o quattro delegazioni italiane di regioni diverse in competizione fra loro”, racconta Morandina. Non a caso un esperto del turismo internazionale come Lipman, alla domanda “che cos’è che non va nel turismo italiano?”, risponde: “A differenza di Francia e Spagna, dove la promozione è organizzata in modo fortemente centralizzato e strategico, in Italia è portata avanti a livello locale e regionale, in ordine sparso”. In modo artigianale, e non industriale. Insomma, all’italiana.

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10 luglio 2008

fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2032875

Piazza Navona, si muove la procura: Aperto fascicolo sul “No Cav Day”

Piazza Navona, si muove la procura Aperto fascicolo sul "No Cav Day"

Sabina Guzzanti

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ROMA – Dopo le polemiche si muovono i magistrati. La procura di Roma ha aperto un fascicolo sui fatti avvenuti l’8 luglio scorso durante la manifestazione “No Cav Day” in piazza Navona. Il fascicolo è, al momento, privo di ipotesi di reato ma, al vaglio del procuratore Giovanni Ferrara, ci sono già alcuni filmati degli interventi, tra gli altri, di Sabina Guzzanti e Beppe Grillo, fatti durante la manifestazione.

Gli inquirenti dovranno valutare se siano configurabili ipotesi penalmente rilevanti per i riferimenti fatti nei confronti del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, di Benedetto XVI e del ministro Mara Carfagna. Sarà poi il ministro della Giustizia a dover autorizzare, secondo quanto previsto dall’articolo 290 del codice di procedura penale, lo svolgimento delle indagini.

Nel frattempo le polemiche continuano. E se Antonio Di Pietro rivendica “una, cento, mille piazze”, pesano le parole di Nanni Moretti, girotondino della prima ora, che ha condannato lo show di Grillo e della Guzzanti. Al regista risponde Pancho Pardi, professore fiorentino e deputato dell’Italia dei Valori, nel 2002 al fianco di Moretti: “Nanni dopo essere stato assente per anni dall’attività dei movimenti non ha dimostrato buon gusto nel dire ‘si fa cosi’ o si fa cosi. Si è aggiunto a un’operazione di falsificazione mediatica”.

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12 luglio 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/politica/giustizia-7/procura-navona/procura-navona.html

INTERNET, Proteggere i minori. Come?

SU ISPIRAZIONE DI VAL..

https://i1.wp.com/217.220.107.76/upload/a_multidistretto/internet_minori.jpg

Consigli sintetici sulla protezione della navigazione su Internet

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Uno dei rischi della navigazione su Internet è la pornografia. A parte le considerazioni morali sull’ignobile sfruttamento economico del corpo della donna, è un dato di fatto che attraverso i siti pornografici si diffondono la maggior parte dei virus. Capita infatti che, con la trappola di richiedere di “scaricare” un video o un’immagine particolarmente oscena, si installino cavalli di Troia che consentono a malintenzionati di usare il PC dell’ignaro utente per scopi malvagi. L’altro rischio, per i bambini, è di abituarli alla vista di immagini erotiche rendendoli meno sensibili di fronte alle proposte di pedofili. Un’altra conseguenza di questa esposizione continua è la diffusione tra le adolescenti della vendita di proprie fotografie oscene in cambio di ricariche di cellulare o di soldi.

Il mercato della pornografia è purtroppo particolarmente fiorente su Internet. Le statistiche (in inglese) sono preoccupanti: ogni secondo si spendono 3.000 $ e ci sono quasi 400 parole oscene sono scritte sui motori di ricerca. Le pagine pornografiche costituiscono il 12% del totale dei siti. Il 20% degli uomini ammette di aver cercato pornografia usando Internet dal posto di lavoro. Per rendersi conto del valore commerciale di un nome come porn.com basti pensare che nel 2007 è stato venduto per nove milioni e mezzo di dollari (oltre 7.000.000 €). Sulla rete P2P Gnutella ci sono oltre 100.000 richieste di pornografia infantile (child pornography) al giorno.

Questa diffusione fa sì che sia sempre più facile per un bambino incappare involontariamente in siti inadatti e pericolosi.

I seguenti consigli sono frutto di esperienza del gruppo di gestori del portale http://www.ilFiltro.it

Consigli per tutti

Il portale meno adatto ai bambini è Libero.it, che ha spesso contenuti indecenti in prima pagina e sezioni erotiche facilmente accessibili, spacciate per “glamour” o “gossip” o semplicemente notizie: addirittura la sezione Economia è a volte chiaramente oscena.

I siti di social networking come YouTube e MySpace contengono spesso filmati indecenti prodotti dagli utenti (in alcuni casi da ragazzi e ragazze esibizionisti): in genere è necessaria una procedura di registrazione per accedere al materiale più osceno, con la dichiarazione di essere maggiorenni (ma è semplice mentire…).

Consigli pratici per la navigazione in famiglia

Se hai Windows XP e usi ADSL, fibra ottica o una connessione sempre attiva, fa’ l’abbonamento a Optenet.

In tutti i casi, imposta la protezione familiare del tuo motore di ricerca preferito. Quasi tutti i motori hanno preimpostato il filtro moderato sulle immagini e filmati. Alcuni permettono anche di evitare che i figli possano cambiare l’impostazione. Leggi le istruzioni per:

  • Google.it (si imposta dalle Preferenze)
  • Yahoo.it (Filtro famiglia dopo aver cercato una immagine; si imposta nelle Preferenze)
  • Alice.it (nuovo nome di Virgilio.it) (Protezione familiare nella sezione ricerca Immagini)
  • MSN.it (Ricerca sicura nelle Impostazioni) da qualche tempo, per scelta editoriale, non può essere rimosso il filtro, anche se lo si imposta a “disattivato”
  • Libero.it (Filtro famiglia dopo aver cercato una immagine).

Se hai Windows Vista, attiva il Controllo genitori e impostalo con il livello di filtraggio che ritieni più opportuno. Se vuoi una protezione completa e non vuoi spendere nulla, il modello biblioteca di casa è la soluzione migliore. La procedura per attivarlo è semplice: leggila subito. La lista di siti permessi crescerà con materiale di qualità selezionato da te accuratamente. Eviterai così anche la navigazione senza limiti e senza meta, che è una notevole perdita di tempo.

Se ancora usi un modem, naviga usando Davide.it come provider gratuito.

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Confronto tra software e servizi di parental control per le famiglie

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La classifica è basata su voti fino a 10 in cui il 6 indica la sufficienza, su base oggettiva alla quale si aggiungono valutazioni soggettive dei recensori del portale www.ilFiltro.it, relativamente a costi, facilità d’uso, lingua, funzionalità.

L’efficacia indica la percentuale di siti bloccati su una lista di siti pornografici di test: non è indicata per i sistemi basati esclusivamente sulla biblioteca di casa perché questi ultimi bloccano tutto ciò che non è esplicitamente permesso.
I test dei produttori spesso dichiarano efficacia superiore al 90% perché si basano su ampie liste che contengono siti positivi e negativi. Poiché l’obiettivo di questo confronto è di valutare la capacità di analisi dei siti negativi, senza preoccuparsi dei falsi positivi (cioè di quei siti accettabili che sono bloccati), la lista di test è particolarmente negativa e caratterizzata da elementi di difficile analisi da parte dei software disponibili. Questo spiega le percentuali relativamente basse di efficacia.

Per rendere equivalenti le valutazioni, le impostazioni di ogni software sono sempre basate sul blocco delle categorie (quando queste esistono) “pornografia”, “sessualità”, “per adulti”, lasciando invece non filtrate “educazione sessuale” e tutte le altre come “violenza”, “droga”, ecc. Ovviamente, impostando il blocco, più che mai opportuno, anche per altre categorie, l’efficacia percentuale può aumentare.

I dettagli di ogni valutazione sono consultabili dal collegamento sul nome del prodotto recensito.

Le prove sono state effettuate su Windows XP SP2 (aggiornato con le ultime patch), Internet Explorer 7, antivirus Avast.

Nel mese di luglio 2008 saranno pubblicati i risultati dei nuovi test.

Tipologia Nome Voto Commento Efficacia Data test
Programma incorporato nel sistema operativo Windows Vista 7 Il sistema operativo contiene, senza costi aggiuntivi, un sistema di Controllo genitori semplice e potente, con un’efficacia paragonabile a quella dei migliori prodotti sul mercato. Purtroppo non è particolarmente efficace nel filtrare le pagine di YouTube, Libero o altri siti che contengono video caricati dagli utenti, anche quando contengono didascalie e commenti chiaramente pornografici. Con il livello Alto blocca quasi tutto tranne i siti per bambini: è quindi un’impostazione ottimale, e si possono aggiungere a mano altri siti. Si può anche impostare la biblioteca di casa. È basato sugli utenti Windows: impostandone uno per ogni componente della famiglia, si possono dare i permessi opportuni a ciascuno.
Il grande vantaggio sta nell’avere anche altri sistemi di controllo, come i permessi su videogiochi e qualsiasi altro programma installato: in pratica si può definire un ecosistema per ogni figlio, adattandolo all’età.Se si vuole rafforzare l’efficacia nel blocco dei siti, si può installare qualche filtro aggiuntivo a pagamento di altri fornitori.
55% 2007-08-18
Programma installato su PC che filtra i contenuti al volo Optenet 6.5 Buona efficacia tranne che per le ricerche di immagini con motori di ricerca (appaiono le miniature ma non si può andare sui siti che le contengono) e per le pagine che contengono solo immagini o filmati. In particolare, non riesce sempre a filtrare pagine di YouTube, Libero o altri siti che contengono video caricati dagli utenti, anche quando i commenti e le didascalie sono evidentemente pornografici. Blocca molti altri strumenti di accesso a Internet, come il P2P e Instant Messaging. È adatto a un uso familiare per tutti i componenti come forma di autotutela.
Si può impostare la biblioteca di casa inserendo i siti permessi non nella lista personale ma nella configurazione avanzata, che ha però il difetto di essere comune a tutti i profili (quindi un sito permesso a un figlio adolescente è accessibile anche al bambino). Un sito dichiarato “permesso” è sempre accessibile, anche se fosse pornografico e quindi bloccabile dal sistema di filtraggio basato su categorie.
Costa 39 euro all’anno e funziona anche su Windows Vista.La versione per scuole e aziende è tra i prodotti migliori sul mercato quanto a caratteristiche ed efficacia.
63% 2007-08-18
Programma installato su PC che filtra i contenuti al volo Net Nanny 6.5 Lo storico prodotto Net Nanny è stato acquisito da ContentProtect che ha quindi sostituito il proprio sistema con quello più famoso fra le famiglie statunitensi. L’efficacia è migliorata, così come le funzionalità e l’interfaccia di gestione. Può bloccare i P2P e gli instant messaging o le news. Imposta automaticamente in Google la ricerca filtrata, ma non lo fa su altri motori di ricerca. Si possono bloccare molte categorie, ma non si può impostare la biblioteca di casa. È fra i più efficaci nel filtrare le pagin di YouTube, Libero o altri siti che contengono video caricati dagli utenti.
Il genitore può ricevere automaticamente e-mail su quali siti sono stati bloccati per ognuno dei figli. Non esiste una versione in italiano, ma è abbastanza semplice da usare.
Costa 40 $ all’anno e si può provare gratis per due settimane.
58% 2007-08-18
Servizio fornito da ISP Stopalporno.net 6 Impostando sul browser una configurazione di accesso a Internet, si fanno passare tutte le connessioni dai server di Stopalporno.net. Non sono previsti profili per i vari utenti, né categorie: si possono solamente permettere o proibire siti, senza doverlo chiedere al fornitore. Le ricerche su alcuni motori di ricerca famosi sono sempre filtrate da pornografia, ma l’efficacia di questo controllo dipende da questi ultimi (e non sempre è buona). Non si può consentire l’accesso a una singola pagina di un sito tutto proibito, o viceversa: questo è un grosso limite, soprattutto per portali come YouTube che hanno contenuti buoni e negativi. In generale proibisce l’accesso a molti siti, a volte eccessivamente (per esempio tutti quelli con solo numero IP e senza nome). Non blocca i P2P né altri sistemi di accesso a Internet potenzialmente pericolosi. Anche l’accesso a FTP è tutto permesso o tutto proibito. I siti https, come quelli che chiedono transazioni economiche, devono essere sbloccati perché non riesce ad analizzarli: quindi se si vuol gestire il proprio conto bancario, si dovrà anche lasciare aperto l’accesso ai siti pornografici a pagamento.
Con Internet Explorer si possono impedire modifiche a questa configurazione, se l’utente non ha i diritti di amministratore del PC, ma con gli altri browser è facile toglierla e quindi rendere inefficace il filtro.In sintesi, un servizio adatto più a scuole che a famiglie, ma con troppo poco controllo da parte dell’utente qualificato (genitore o docente). È piuttosto costoso (200 euro all’anno) rispetto ai concorrenti per una famiglia, mentre è più economico per una scuola.
73% 2007-11-03
Programma installato su PC che filtra i contenuti al volo ZOT 6 Le prove sono state fatte impostando il filtro per bambini (0-12 anni) per cui l’efficacia risulta buona in confronto agli altri sistemi. In particolare, riesce a filtrare alcune pagine di YouTube, Libero o altri siti che contengono video caricati dagli utenti, quando i commenti e le didascalie sono evidentemente pornografici.Per usare Firefox bisogna abilitare a mano il proxy.
Ha poche funzioni essenziali, tra cui quella utile di impedire lo scaricamento di filmati e altri programmi, configurando opportunamente le estensioni dei file proibiti; tuttavia non è efficace perché non blocca lo scaricamento ftp e neppure i file streaming rtsp di RealVideo.
60% 2007-08-18
Servizio fornito da ISP Davide.it 6 È stato valutato il servizio di proxy che costa 60 € all’anno per un privato (350 euro per una scuola) con ADSL (l’accesso via modem a 56 Kbps è invece gratuito). Non richiede nessuna installazione, ma se non si attivano le protezioni di Windows che bloccano le modifiche alla configurazione di Internet Explorer, è facilmente disattivabile (con altri browser non è semplice impedire le modifiche. Ha un filtraggio discretamente efficace. È una buona soluzione di base per tutta la famiglia, ma manca di profili individuali differenziati e del blocco di altri sistemi di navigazione pericolosi come il P2P. Per aggiungere siti proibiti o permessi è necessario inviare una richiesta a Davide.it.
È utile per una scuola, perché si configura il gateway di accesso a Internet e tutti i PC sono protetti.Recentemente è stato introdotto un sistema da installare sul PC per un maggior controllo: lo recensiremo prossimamente.
58% 2007-11-03
Programma installato su PC che si collega a proxy o servizio esterno Windows Live One Care Family Safety (beta) 6 Valutazione provvisoria: versione beta, ancora instabile
Versione on line e gratuita del Contollo genitori di Windows Vista. Funziona su Windows XP posto che l’amministratore (normalmente un genitore) e i figli abbiano ognuno un conto Windows Live ID. L’amministratore può impostare con la sua password le restrizioni per la navigazione dei figli, scegliendo tra alcune categorie. Si può registrare ogni attività su Internet dei figli, per un monitoraggio anche a distanza. A differenza di Windows Vista, non permette di impedire l’uso di programmi diversi dai browser standard, per cui, ad esempio, il browser incorporato in RealPlayer fa navigare senza filtri rendendo quindi inefficace il sistema e i sistemi di Instant Messaging non sono filtrati.
In generale l’efficacia è paragonabile a quella dei migliori sistemi.
Ha in vantaggio di essere gratuito e offre migliori funzionalità rispetto a ICRAplus, potendo anche impostare la biblioteca di casa
55% 2007-08-18
Programma installato su PC che filtra i contenuti al volo K9 Web Protection 6 È gratuito per uso domestico (ma non per scuole e aziende) ed ha una sensibilità molto elevata. Non è configurabile per più utenti. Esiste solo in inglese. Ha una categoria utilissima relativa alle ricerche di immagini e filmati che blocca molte fonti di pornografia. Quando si trova una pagina bloccata, si può abilitarla, con la password di amministratore, anche solo per 15 minuti. Non si può impostare la biblioteca di casa. 50% 2007-08-18
Programma installato su PC che filtra i contenuti al volo KEYfamily 4 Installazione un po’ macchinosa e istruzioni non alla portata di tutti. Non sono state fatte valutazioni di efficacia perché con Firefox o altri browser diversi da Explorer, chiunque può togliere il filtro e navigare senza protezioni. È quindi inefficace. Non basta poter impedire lo scaricamento di .exe per non far installare altri browser visto che basta eseguire Firefox portable da una memoria USB senza installare nulla sul PC. Attendiamo una versione successiva, più matura.
Costo elevato, rispetto alla concorrenza: 72 euro.
% 2007-08-18
10° Programma installato su PC che filtra i contenuti al volo Naomi La versione provata è l’ultima rilasciata perché l’autore ha dichiarato il 20 maggio 2006 che non la aggiornerà più. Per questo motivo non diamo valutazioni di efficacia e voto.Quando trova un sito da bloccare, chiude automaticamente il browser (qualsiasi tipo), il che è scomodo ma efficace. Agisce su qualsiasi sistema di navigazione anche diverso dal browser. Interviene anche sulla lettura di posta via web e può avere problemi se c’è pubblicità negativa associata.
È totalmente gratuito, ma non ha liste di siti proibiti o ammessi per cui non si possono “correggere” gli errori che fa nel catalogare positivamente o negativamente. Non filtra pagine clamorose che contengono anche testo, ed è inefficace sulle pagine di sole immagini che altri filtri hanno messo nella black list e quindi bloccano. Spesso è efficace sulla cache dei motori di ricerca. Riconosce le etichette ICRA. Interessante il blocco dell’avvio dei programmi P2P che ne aumenta l’efficacia così come la possibilità di bloccare MySpace. Esiste un filtro aggiuntivo per le ricerche di immagini ma funziona solo con alcuni motori di ricerca. Si può impostare il filtraggio per tutti gli utenti contemporaneamente sullo stesso PC o per ciascuno singolarmente. Il voto globale è basso per mancanza di funzioni importanti e per la scarsa efficacia verso pagine chiaramente negative.
% 2007-07-28

Altre valutazioni di confronto, indipendenti da www.ilFiltro.it, sono disponibili in italiano da SIP-Bench (finanziato dal programma dell’Unione Europea Safer Internet) e in inglese da Top Ten Reviews e PC Magazine.

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Home

fonte: http://www.ilfiltro.it/home

Muore sul lavoro a diciassette anni

E’ precipitato da 15 metri, era salito sul tetto di una casa per montare un condizionatore

NAPOLI
Un giovanissimo operaio
, di 17 anni, è morto a Casalnuovo (Napoli) a seguito di un incidente sul lavoro. La vittima è precipitata dal quinto piano di un edificio, circa 15 metri di altezza, dove stava lavorando con altri due operai. Il ragazzo non ha avuto scampo: è morto sul colpo.

Secondo quanto accertato dai carabinieri il giovane operaio è salito sul terrazzo di un edificio per montare un condizionatore per un appartamento attiguo. Sembra che all’improvviso abbia perso l’equilibrio, precipitando al suolo.

La vittima era di Scampia, quartiere periferico di Napoli. Sul posto c’era anche il titolare della ditta che ha fornito il condizionatore e un elettricista. Al Corso Umberto, luogo della tragedia sono accorsi vigili urbani che stanno eseguendo accertamenti per chiarire le cause dell’incidente, la sua posizione lavorativa e se stesse operando in condizioni di sicurezza.

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12/7/2008
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Rutelli rilancia il “NUOVO CONIO” e guarda all’Udc

Marco Follini Bruno Tabacci Ansa

Tabacci e Follini
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Con la sinistra si era già rotto prima delle elezioni. Con l’Italia dei Valori, il feeling è durato giusto tre mesi. Quindi, via libera a nuove alleanze, al cosiddetto nuovo conio. A disegnare un nuovo orizzonte per il partito Democratico è Francesco Rutelli che da Montecatini, dove è in corso l’assemblea dei coraggiosi del Pd, si toglie qualche sassolino dalle scarpe.

Quello che gli brucia di più,
come si immagina, è la sconfitta di Roma. Alemanno lo ha battuto e tutti a dire, più o meno sottovoce, «la candidatura era sbagliata», «non dovevamo mettere Rutelli». E il “sindaco in motorino”, quello che ha aperto la decennale stagione della sinistra in Campidoglio proprio non ci sta: «Credo di essere stato autore di un potente e profondo cambiamento negli anni in cui ho guidato la Capitale – ricorda – e se qualcuno volesse rovesciare i fatti reali sappia che troverà pane per i suoi denti. Sono una persona leale – aggiunge – che prende impegni e soffre se non è in grado di mantenerli, una persona che ha una discreta capacità di fare gioco di squadra, che ha preferito per solidarietà verso i gruppi dirigenti accettare la candidatura a sindaco di Roma, cosa che non avevo in testa di fare. Dopo la sconfitta ho svolto un’analisi cruda – conclude – e la mia parte di responsabilità me la sono presa pubblicamente in maniera esplicita».

Per questo Rutelli sente di aver ancora qualcosa da dire e lancia al Pd una sfida coraggiosa: «Dobbiamo essere consapevoli – spiega – che il voto utile dello scorso 13 aprile non sarà necessariamente considerato tale nei prossimi appuntamenti elettorali. Ciò rende indispensabile – sostiene – costruire una nuova fisionomia del Pd, che sia capace di parlare alla totalità dell’elettorato. Fallita la lunghissima coalizione dell’Unione – ricorda – non possiamo nasconderci l’entrata in crisi dopo neppure tre mesi di quella più breve di questo quindicennio». Insomma, con Di Pietro non è andata bene e per Rutelli non resta che guardare al centro, all’Udc.

Rutelli ci tiene anche a dire che bisogna smetterla con il dilemma «dialogo sì, dialogo no»: «Il compito del Pd – prosegue – è fare incursioni, sfondamenti, avere la capacità di formare l’agenda del nostro Paese». Servono «shock indispensabili e inevitabili», va avanti Rutelli, bisogna che «accettiamo di perdere consensi ma cercandoli nell’altro campo e nella società vasta». Non è un attacco a Veltroni, il suo, perché l’attuale segretario «dimostrerà di saper fare» i cambiamenti di cui Rutelli sente il bisogno.

Coglie al volo la palla lanciata dall’ex leader della Margherita Renzo Lusetti, secondo il quale «tutti, col senno di poi, ci interroghiamo se abbiamo fatto bene o male a fare l’alleanza con Di Pietro». Ma l’Idv non è l’unica ancora a cui appigliarsi, «le opposizioni in Parlamento sono tre – ricorda Lusetti – bisogna cominciare a sperimentarle, e le amministrative – propone – possono essere un buon banco di prova». L’ipotesi non dispiace nemmeno al deputato centrista Bruno Tabacci: «Dentro il Pd – dice – ci sono molti che la pensano così, e con questi si può parlare». Ma non gli va di fare da ripiego: «Non è che si possono proporre alleanze – polemizza – solo perché si è in rotta di collisione con qualcun altro, solo perché è accaduto con Di Pietro».

Sarcastico il commento di Antonio Di Pietro: «La voglio vedere – dice – la Finocchiaro quando in Sicilia andrà a fare campagna elettorale con Cuffaro. Il problema non sono le sigle ma le persone – aggiunge – Quindi se qualcuno pensa di allearsi con l’Udc, allora buon viaggio. Non è da noi che si allontanano ma dai loro elettori».

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Pubblicato il: 12.07.08
Modificato il: 12.07.08 alle ore 17.08

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=77101

“Prigioniera di un corpo così mia madre si liberò”

In una lettera ad “Agenda Coscioni” la storia di una malata di sclerosi laterale amiotrofica
Dalla diagnosi al suicidio: “Capisco il suo gesto e lo approvo”

"Prigioniera di un corpo così mia madre si liberò"

Luca Coscioni, prima di morire

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Questa lettera è un’esclusiva del prossimo numero del mensile “Agenda Coscioni”, il periodico dell’associazione radicale “per la libertà della ricerca scientifica”
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Caro direttore, questa è la storia di mia madre, Livia, che coraggiosamente è riuscita a liberarsi da quella terribile malattia che è la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica). Livia, nata nel 1935, carattere forte, indipendente, amante della libertà, appassionata di libri, della bicicletta, delle corse a piedi, ex infermiera, separata negli anni ’80, cresce una figlia da sola. Nel 2001 le viene diagnosticata la SLA. Lei è documentata, divora libri di neurologia e sa perfettamente a quale dramma andrà incontro.

Fortunatamente è una forma più lenta delle altre, ma a poco a poco tutte le funzioni fisiche rallentano, creando innumerevoli difficoltà a compiere gli atti più scontati della vita, fino ad arrivare al suo ultimo anno, il 2007, dove decide di liberarsi del suo corpo, che ormai è diventato una prigione, prima di raggiungere l’inabilità totale e di perdere quindi ogni dignità. Era davvero difficile vivere in quelle condizioni ed anche per i suoi cari era molto doloroso vederla spegnersi con impotenza.

La sua casa era stata attrezzata, da mio marito, nei minimi dettagli perché potesse vivere sola, come da suo desiderio, non potevamo privarla anche di questa libertà, la mente era lucida e non voleva che nessuno decidesse per lei. Fortunatamente il mio lavoro part-time mi consentiva di pranzare e trascorrere ogni giorno alcune ore con lei prima dell’uscita da scuola del nipotino, e poi di risentirci dopo cena per la buonanotte. Talvolta accennava con lucidità al suo desiderio di suicidio con me e le sue amiche, ma si reputava una vigliacca perché non aveva il coraggio di farlo, e anche perché non avrebbe potuto avere la certezza che sarebbe andato a buon fine.

Come si poteva biasimarla? Noi capivamo benissimo la sua situazione, ma potevamo solo consolarla e starle vicino. Il suo desiderio era l’eutanasia, poter abbandonarsi in un sonno profondo, assistita da un medico e da me, sua figlia, nella tranquillità della sua casa, in tutta legalità. Ma questo non era possibile, non in Italia, e nemmeno alla Dignitas di Zurigo poteva essere accompagnata, senza farci subire conseguenze legali. Nell’ultimo anno le cose erano peggiorate molto, la difficoltà della parola rendeva complicata anche una semplice telefonata, si stancava dopo qualsiasi banalissima azione e riusciva a malapena a passare dalla sedia a rotelle al letto o al wc, e spesso cadendo a terra. Lei sapeva benissimo che al prossimo peggioramento avrebbe dovuto lasciarsi assistere e perdere la sua minimissima autonomia, ma non si parlava più di questo, nemmeno di suicidio. Tutti noi pensavamo che si fosse rassegnata. Quel giorno era serena e nessuno avrebbe immaginato quello che sarebbe successo.

Aveva organizzato tutto, nei minimi dettagli. Verso le 16, orario in cui nessuno sarebbe entrato in casa sua, ha raccolto tutto il suo coraggio e soprattutto le sue ultime forze, ha bevuto (con la sua cannuccia) un flacone intero di un potente sonnifero, mescolato a qualche cucchiaio di Martini (probabilmente per potenziarne l’effetto) e si è sdraiata composta sul suo letto, infilandosi un sacchetto in testa, chiuso con il suo foulard; la sua ossigenazione era già scarsa e si è addormentata per sempre. Ovviamente la telefonata del dopocena non ha avuto risposta. Frequentemente non rispondeva al telefono, soprattutto se si appisolava, e dopo tanti falsi allarmi, come da sue disposizioni, sarei passata a casa sua a verificare che non fosse caduta solo dopo qualche ora di silenzio.

Era mezzanotte quando entrai in casa. La trovai nel suo letto. Accesi la luce e scappai per le scale piangendo, tremando, fra un vortice di emozioni: il vuoto, il dolore per la perdita, la sorpresa inaspettata, ma anche la grande soddisfazione nel vedere che ci era riuscita! Vorrei averle potuto dire: “Mamma ce l’hai fatta! Sei stata coraggiosa! Sei libera!”. Ha lasciato dolci bigliettini di addio a tutti noi, ribadendo la serenità nella sua decisione. Quella non era più vita. Capisco il suo gesto e lo approvo. Sono orgogliosa di avere avuto una mamma così coraggiosa. Ora le sue ceneri, per desiderio del suo amato nipotino di 9 anni, sono in un angolino di casa nostra, e talvolta mi permettono di intrattenere la famosa “corrispondenza di amorosi sensi”.

Firmato: sua figlia C. ***

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12 luglio 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/eluana-eutanasia/ttera-di-una-figlia/ttera-di-una-figlia.html

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Sanità, ecco i tagli del governo: più ticket e meno posti letto/Salva l’Italia, al via la raccolta firme

Nelle Regioni in deficit contributi automatici anche per gli esenti
Inevitabile una diminuzione delle prestazioni. Formigoni: misure insostenibili

Previste sostanziose riduzioni di personale: medici, infermieri, tecnici

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di MARIO REGGIO

Sanità, ecco i tagli del governo più ticket e meno posti letto

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ROMA – Ticket sanitari anche a carico delle categorie ora esenti: anziani con patologie invalidanti, malati oncologici, a prescindere dal reddito. Riduzione dei posti letto ospedalieri, oggi il rapporto ottimale è di 4,5 per mille residenti. Taglio del personale sanitario, medici, infermieri e tecnici, per raggiungere il pareggio del bilancio. La voce sanità, nel maxiemendamento al decreto della manovra economica presentato dal governo, ha mandato su tutte le furie i governatori delle Regioni. Anche il lombardo Roberto Formigoni ha lanciato un messaggio di fuoco a Berlusconi e Tremonti: “I tagli, in particolare sulla sanità, sono insostenibili, abbiamo chiesto un incontro urgente al governo, perché ci hanno assicurato che non procederanno a decisioni unilaterali. Vedremo cosa succederà”.

Perché le Regioni si sono schierate compatte contro il piano Tremonti? Il Patto per la Salute firmato con il governo Prodi, proposto dall’allora ministro Livia Turco e dal responsabile dell’Economia Padoa-Schioppa, prevedeva un incremento del Fondo sanitario nazionale del 3% dal 2008 al 2011, passando da 99 miliardi euro a 108 miliardi e 500 milioni. L’accordo prevedeva somme aggiuntive per il rinnovo del contratto dei medici e paramedici e per la copertura dei ticket sulle ricette per la specialistica e gli esami diagnostici. Più di tre miliardi di euro per evitare i ticket e 1.800 per i contratti.

Il piano prevede ora una manovra soft per il 2008. Ma dal 2009 cominceranno i guai. L’incremento del Fondo sanitario nazionale viene in pratica dimezzato, niente soldi per il rinnovo dei contratti della sanità, e i ticket per le visite specialistiche saranno problemi esclusivi delle Regioni. Il tutto senza tenere conto dell’incremento demografico: più di 400 mila ogni anno dovuto all’arrivo degli immigrati. Alla fine della storia il taglio sarà di quasi sette miliardi di euro. La sanità italiana, oltretutto, marcia a diverse velocità.

Alcune Regioni hanno lavorato per tempo razionalizzando il sistema ospedaliero, trasferendo l’assistenza nel territorio, ma ci sono voluti anni per spiegare ai cittadini, non senza frizioni e contestazioni che sarebbe stato meglio così. “La Toscana ha iniziato questo lavoro una decina d’anni fa – afferma l’assessore alla Sanità Enrico Rossi, coordinatore nazionale della Conferenza delle Regioni – è stato faticoso ma siamo riusciti a raggiungere gli obiettivi. Con questa manovra demenziale, se passerà, dovremo rivedere la convenzione con i medici di famiglia, o ridurre la prevenzione oncologica, oppure l’assistenza psichiatrica. L’offerta di Tremonti, per coprire il ticket sulla specialistica, è ridicola: ci dice noi vi diamo quest’anno 50 milioni di euro su 834, voi coprite il resto tagliando del 30% gli stipendi dei direttori generali delle Asl, direttori sanitari e dirigenti regionali. Così le Regioni metterebbero insieme una decina di milioni di euro”.

Come se non bastasse
c’è il problema delle Regioni che hanno accumulato un deficit mostruoso nel corso degli anni. Con il governo Prodi era stato concordato un doloroso piano di rientro. In testa Lazio e Sicilia, seguite da Campania, Calabria e Molise. Per loro il problema è doppio: tagliare per rientrare dal debito pregresso e tagliare di nuovo per il ridimensionamento del Fondo sanitario. Massimo Russo, assessore alla Sanità della Sicilia, non ha perso le speranze: “È chiaro che il sistema rischia il collasso, ma spero che i conti possano tornare in equilibrio, tagliando 2 mila posti letto negli ospedali pubblici e 435 nelle cliniche private – afferma – riducendo i laboratori privati convenzionati”.

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12 luglio 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/economia/conti-pubblic-75/tagli-sanita/tagli-sanita.html

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La scure di Tremonti sulla sanità Protestano le Regioni e il Pd

Salva l’Italia, al via la raccolta firme

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 L'ex ministro Tremonti
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Inflazione e debito pubblico altissimi, produzione industriale in picchiata, ma il governo progetta una manovra di tagli: meno sanità – infermieri e medici agli sgoccioli – più ticket, 20 miliardi in investimenti in meno in tre anni, un massacro per scuola e ricerca come denuncia Umberto Veronesi. I tagli alla sanità delle Regioni hanno fatto infuriare persino il governatore della Lombardia Roberto Formigoni.
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Via libera, intanto, ad alcune modifiche alla “creatura” del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, la cosiddetta Robin Hood tax, che consentirà di finanziare l’altra invenzione: la “social card” per i più poveri, specie di tesserino per il pane per avere riduzioni di prezzo su generi alimentari e servizi. Decantata come una “stretta” sui costi della politica, la riduzione di budget per sindaci, consiglieri comunali e direttori di Asl e ospedali.

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Sul fronte politico da registrare l’attacco del leader del Pd Walter Veltroni alla Robin tax con la quale, dice, «Tremonti prende in giro gli italiani». Arriva poi la richiesta del ministro ombra dell’Economia, Pierluigi Bersani, al responsabile del dicastero di Via XX Settembre, di sapere perché il fabbisogno 2009 sia sovrastimato.

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Piero Fassino intervenendo venerdì sera alla Festa dell’Unità di Roma, rivolgendosi direttamente al ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ha detto che vorrebbe che questi spiegasse agli italiani «che farà il contrario di quanto promesso in campagna elettorale. invece di abbassare le tasse le alzerà: questo nessuno lo scrive e nessuno lo dice».

Pubblicato il: 12.07.08
Modificato il: 12.07.08 alle ore 14.41

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fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=77093

Patente sospesa a gay. Lo risarciranno due ministeri

Gli avevano bloccato il documento per “disturbo dell’identità sessuale”
Ora i titolari di Traporti e Difesa dovranno versargli 100mila euro

Patente sospesa a gay Lo risarciranno due ministeriDanilo Giuffrida

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CATANIA – I ministeri della Difesa e dei Trasporti dovranno versare un risarcimento da 100mila euro a Danilo Giuffrida, il 26nne cui nel 2005 la motorizzazione di Catania sospese la patente per “disturbo dell’identità sessuale” dopo che aveva dichiarato la propria omosessualità. Lo ha stabilito il presidente della quinta sezione civile del Tribunale di Catania, Ezio Cannata Baratta.

Per Giuffrida si tratta di “un passo avanti per i diritti civili perchè da oggi quello che è accaduto a me non potrà accadere piu”. Per Aurelio Mancuso, presidente nazionale di Arcigay, “in questo Paese, dove non esiste una norma complessiva che tuteli dalle discriminazioni per orientamento sessuale, può accadere che la pubblica amministrazione o come i privati, possano mettere in atto azioni lesive della dignità delle persone. Nell’esprimere la nostra gioia e sostegno alla vittoria ottenuta da Danilo – conclude – denunciamo come ciò sia sempre più insostenibile”.

“I comportamenti tenuti dalle due amministrazioni appaiono in evidente discriminazione sessuale del Giuffrida e in evidente dispregio dei principi costituzionali” scrive il giudice Baratta nella sua motivazione. Secondo il presidente della quinta sezione civile del Tribunale di Catania “i comportamenti dei due ministeri” hanno “cagionato grave danno e sofferenza per l’umiliante discriminazione subita”.”Il comportamento delle due amministrazioni – conclude il giudice – ha gravemente offeso ed oltraggiato la personalità del Giuffrida in uno dei suoi aspetti più sensibili e ha indotto in lui un grave sentimento di sfiducia nei confronti dello Stato”.

La vicenda prese avvio quando, al termine dalla visita di leva, il giovane dichiarò la sua omosessualità ai medici. La motorizzazione civile, allora, informata dall’ospedale militare di Augusta che il giovane non era in possesso dei “requisiti psicofisici richiesti” gli sospese la patente di guida in attesa di una revisione dell’ idoneità.

Per Giuseppe Lipera, legale di Giuffrida, “quella emessa dal Tribunale di Catania è la prima sentenza che punisce il danno esistenziale di una persona che viene discriminata dallo Stato perchè omosessuale”. “La quantificazione del risarcimento – aggiunge Lipera – è irrilevante rispetto al danno subito dal mio assistito. Per questo auspico che il presidente del Consiglio dei ministri si scusi con Danilo a nome dello Stato e di tutti gli italiani”.

Giuffrida, tramite Lipera, presentò ricorso al Tribunale amministrativo regionale di Catania che decise la sospensione del provvedimento. Il Tar, infatti, osservò che l’omosessualità “non può considerarsi una malattia psichica”. Assieme al ricorso, il giovane catanese presentò anche una domanda di risarcimento danni ai ministeri della Difesa e dei Trasporti dalla quale ottenne, in primo grado, il pagamento di 100 mila euro. Il Tribunale ha condannato i due ministeri anche al pagamento di 10mila euro di spese legali.

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12 luglio 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/patentegay-risarcimento/patentegay-risarcimento/patentegay-risarcimento.html

Fannie Mae e Freddie Mac – Si allarga la crisi dei mutui

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Nel grande “gorgo” rischiano di entrare due onorate istituzioni Usa che da decenni erogano agli americani i prestiti per la casa

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Due nuove falle si sono aperte all’improvviso nel sistema creditizio americano, trascinando al ribasso le Borse mondiali e il dollaro. Se cede la diga, si preannuncia una crisi ancora più grave di quella esplosa l’estate scorsa, e ancora una volta il contagio è desitnato a estendersi all’Asia e all’Europa. Le due nuove falle si chiamano Fannie Mae e Freddie Mac.

Sono due nomi sconosciuti nel resto del mondo, ma familiari agli americani per la loro funzione vitale: da loro dipende l’erogazione dei mutui normali, quelli “sani”, considerati sicuri fino a ieri. I loro prestiti valgono 5.200 miliardi di dollari. Per avere un’ordine di grandezza, quel volume di prestiti è pari al 58% dell’intero debito pubblico americano. Se crollano queste due istituzioni, la crisi dei mutui “subprime” sembrerà una modesta avvisaglia in confronto a questa deflagrazione. Fannie Mae fu creata nel 1938 dopo il decennio della Grande Depressione: figlia del New Deal di Franklin Roosevelt, è la prima banca di natura semipubblica che ha per unico scopo l’erogazione di mutui-casa a “prezzi politici” controllati dal governo. Il suo successo nel diffondere tra la middle class americana la proprietà delle abitazioni è il fondamento del “sogno americano”. Insieme con Freddie Mac, la sua istituzione gemella, queste due maxi-banche di credito fondiario hanno perso nelle ultime tre sedute di Borsa il 90% del loro valore azionario. Un ex dirigente della banca centrale Usa le ha dichiarate “già insolventi a norma di legge”.

Ieri sono dovuti intervenire a mercati aperti George Bush e il segretario al Tesoro Henry Paulson per tentare di calmare il panico. “Sono due istituzioni molto importanti”, ha dichiarato il presidente. “Oggi la mia preoccupazione primaria è sostenerle”, gli ha fatto eco il suo ministro. Ma neppure questi interventi hanno frenato il fuggi fuggi degli investitori. Paulson ha smentito per ora l’ipotesi di una nazionalizzazione, ma più passa il tempo e più questa appare come una delle opzioni sul tappeto. Sarebbe il più gigantesco e costoso salvataggio bancario nella storia mondiale dagli anni Trenta ai nostri giorni.

Il compito istituzionale di “Fannie e Freddie” è vitale per la salute dell’economia reale. Sono loro a finanziare il 50% di tutti i mutui americani. Ma la loro quota sale all’80% dei mutui – quelli regolari, non scadenti – fino a un valore unitario di 417.000 dollari, che è la soglia al di sotto della quale scatta l’intervento delle due banche semipubbliche. E negli ultimi mesi a causa della paralisi del business dei mutui la loro quota del credito immobiliare è salita fino al 98% di tutti i nuovi prestiti. Anche quando una famiglia ottiene il suo prestito dalla Citibank o dalla Bank of America, oppure da una piccola banca locale, in realtà il finanziatore di ultima istanza è uno dei due “gemelli”. Sono Fannie e Freddie che ricomprano i mutui dalle banche ordinarie; ne garantiscono il finanziamento emettendo dei titoli obbligazionari che vengono a loro volta comprati e finiscono nei portafogli delle banche, dei fondi d’investimento, dei risparmiatori. Titoli ultra-sicuri – sempre fino a ieri – non come quella “spazzatura” che ha infestato il sistema finanziario mondiale dalla crisi dei mutui subprime.

La tempesta che si è abbattuta su Fannie e Freddie colpisce quella che doveva essere la zona solida del sistema. Ora che si è dileguata la fiducia anche in queste istituzioni onorate, il contagio della crisi può diventare spaventoso. Finora la caduta dei valori delle case ha colpito duramente le fasce sociali più deboli.

Le famiglie a rischio, quelle che stentavano ad arrivare a fine mese, erano strangolate dai mutui subprime. Ma se ora l’intero credito immobiliare si paralizza, il colpo diventa ben più esteso e più pesante. Nessuno è al riparo, neanche i cittadini dai redditi medioalti riusciranno a ottenere un prestito per la casa. Perciò Fannie e Freddie sono davvero l’ultimo argine prima di un collasso generale.

All’origine di questo disastro c’è, paradossalmente, un eccesso di fiducia. Proprio perché Fannie e Freddie erano al di sopra di ogni sospetto, facevano un mestiere che pareva di assoluta tranquillità, le autorità non hanno mai preteso che questi due istituti avessero una dotazione di capitale molto solida. I rischi del prestar soldi per la casa a clienti fidati dovevano essere bassissimi, non c’era bisogno di cautelarsi con accantonamenti eccessivi. Ma ora che i valori del mattone sono in caduta libera, nessuno è più al riparo dalla spirale delle perdite. Anche la clientela più affidabile comincia ad avere difficoltà a rimborsare le rate dei mutui. Pignoramenti e sequestri giudiziari colpiscono non più soltanto il popolo “povero” dei subprime ma anche altre categorie sociali. Di fronte all’aumento delle insolvenze, la dotazione di capitale di Fannie Freddie appare del tutto insufficiente.

Nei bilanci di Fannie e Freddie è apparso un buco di 11 miliardi di dollari in nove mesi, ed è opinione generale che questo sia solo un assaggio. L’allarme partito un anno fa dalla crisi dei subprime appare come un segno premonitore della crisi odierna che arriva ai gangli vitali. Lo ha riconosciuto il banchiere centrale degli Stati Uniti, il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke.

In una testimonianza al Congresso ha dichiarato che “l’instabilità finanziaria iniziata nell’estate 2007 ha menomato la capacità del sistema finanziario di funzionare normalmente, e colpisce negativamente l’intera economia reale”. Bernanke ha previsto che l’instabilità possa prolungarsi nel 2009. Ad accentuare la paura dei mercati, travolgendo le Borse e il dollaro, sono state le voci sempre più insistenti di un piano di salvataggio pubblico per Fannie e Freddie riprese sia dal New York Times che dal Wall Street Journal.

Già nei giorni scorsi la Federal Reserve ha compiuto un passo significativo, estendendo il credito d’emergenza al sistema bancario che era stato varato dopo il crac di Bear Stearns. Quella banca d’affari fu salvata appena quattro mesi fa: l’operazione venne presentata come un’acquisizione da parte della JP Morgan, in realtà si fece grazie all’iniezione di fondi pubblici da parte della Federal Reserve. Il salvataggio di Bear Stearns è poca cosa in confronto a quel che sarebbe un’operazione di recupero in extremis di Fannie e Freddie: nel caso estremo in cui il volume dell’esposizione di Fannie e Freddie dovesse finire sotto la responsabilità del governo federale, secondo alcuni economisti questo equivarrebbe a un robusto aumento del debito pubblico nazionale, con le inevitabili ripercussioni negative sull’aumento dei tassi e della pressione fiscale. In cambio la Federal Reserve ora chiede – un po’ tardi – un potenziamento dei suoi poteri di controllo sulle banche d’investimento. Che prenda le forme di una nazionalizzazione oppure no, il salvataggio sarà un salasso per i conti pubblici.

Sotto un’amministrazione repubblicana – come ai tempi di Ronald Reagan per il crac delle Savings&Loans – avverrebbe un allargamento dell’intervento dello Stato senza precedenti dal New Deal di Roosevelt.

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12 luglio 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/06/rubriche/piazza-asiatica/mae-and-mac/mae-and-mac.html