Archivio | luglio 14, 2008

G8, sentenza mite per Bolzaneto: Chiesti 80 anni, condannati a 24

Sentenza mite del tribunale di Genova. Su 45 imputati, trenta sono stati assolti
“Non ci fu tortura”. Nessuno andrà in prigione. I ministeri dovranno risarcire i danni

.

G8, sentenza mite per Bolzaneto Chiesti 80 anni, condannati a 24

Il presidente della corte legge il verdetto

.

ROMA – A sette anni dalle violenze nel “carcere provvisorio” di Bolzaneto, i giudici di Genova pronunciano la sentenza contro i 44 ufficiali, guardie carcerarie e medici imputati di aver sottoposto a sevizie più di duecento no global. Dopo dieci ore di camera di consiglio, il verdetto cancella l’ipotesi di crudeltà e tortura sostenuta dalla Procura. Assolve trenta imputati, ne condanna solo 15. Contro una richiesta di poco meno di 80 anni di reclusione, i giudici ne hanno inflitto solo 24 e, grazie alla prescrizione e all’indulto, nessuno dei condannati finirà in galera.

LE RICHIESTE DEI PM E LA SENTENZA

Alessandro Perugini, l’ex numero 2 della Digos genovese, imputato in un altro procedimento per i fatti del G8 – l’arresto illegale di un adolescente massacrato a calci e pugni davanti alla questura genovese – la Procura aveva chiesto tre anni e mezzo. E’ stato condannato a 2 anni e 4 mesi. Un altro vice-questore genovese, Anna Poggi, è stato condannato a 2 anni e 4 mesi contro i 3 anni e mezzo richiesti dal pm. Giacomo Toccafondi, il medico coordinatore del servizio sanitario a Bolzaneto, ha subito una condanna ad un anno e 2 mesi contro i 3 anni e mezzo richiesti dall’accusa. Solo Antonio Gugliotta, l’ispettore di polizia penitenziaria accusato di aver picchiato con il manganello i giovani no global, è stato condannato a cinque anni come richiesto dalla procura. Condannato
l’agente Massimo Pigozzi con tre anni e due mesi. Era accusato di aver lacerato la mano ad uno degli arrestati (i pm avevano chiesto 3 anni e 11 mesi).

Tra gli assolti, l’attuale generale della polizia penitenziaria, Oronzo Doria, all’epoca dei fatti colonnello, che la Procura voleva condannato a 3 anni e mezzo. Condannato il ministero degli Interni e quello della Giustizia a pagare i danni materiali e morali subito dalle parti civili.

Laconico il commento della Procura: “E’ stato riconosciuto che qualcosa di grave nella caserma di Bolzaneto è successo”, ha detto il pm Vittorio Ranieri Miniati che, insieme a Patrizia Petruzziello, ha sostenuto l’accusa. “Il tribunale – ha proseguito il magistrato – ha ritenuto di assolvere diversi imputati. Leggeremo la sentenza e valuteremo se fare appello. E’ stata comunque riconosciuta l’accusa di abuso
d’autorità”.
.
14 luglio 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/cronaca/g8-genova-3/sentenza-bolzaneto/sentenza-bolzaneto.html

Berlusconi e ‘L’ossessione di Luigi XIV’

https://i1.wp.com/www.lastampa.it/multimedia/italia/9438_album/berlusconi.jpg

https://i2.wp.com/www.politbjuro.com/images/Cavaliere.gif

__________

.

di Alexander Stille, la Repubblica, 14-07-2008

.

Che peso dare all´ultima tornata di scandali, un turbine di intercettazioni, voci, pettegolezzi piccanti? Sarebbe facile liquidarli come giornalismo scandalistico, sensazionalismo o una questione di stile e buon gusto: Sabina Guzzanti ha esagerato con quell´appellativo riferito alla Carfagna? Per Berlusconi non è che gossip e spazzatura. Però spulciando con attenzione il caos di rivelazioni e frammenti di informazioni e intercettazioni, si scopre tutta una serie di problematiche fondamentali. identificative dell´Italia di oggi, che riguardano lo stato di diritto, la responsabilità del potere.

Ma anche gli infiniti conflitti di interesse creati dalla presenza di Berlusconi in politica, e il quadro della vita politica nazionale di un grande paese ridotta ad estensione del potere personale di un singolo individuo. In un editoriale stranamente rivelatore, Vittorio Feltri, direttore di Libero, ha scritto: «Silvio non aver paura, anche il duce ci dava con le donne, abbiamo bisogno di un premier, non di un frate». In realtà le troppo generose elargizioni in potere e in denaro alla famiglia di Claretta Petacci preoccuparono molti fascisti e non vennero rese pubbliche, esempio perfetto dell´arbitrarietà e della assenza di responsabilità vigenti sotto una dittatura personale.

Tanto per cominciare le intercettazioni, comprese quelle “piccanti” di cui non si fa che parlare, nascono da un fatto di estrema gravità: i rapporti scorretti tra Agostino Saccà, responsabile di Rai Fiction e Berlusconi nel suo ruolo di proprietario di Mediaset, principale concorrente della Rai. Saccà è stato indagato sulla base di prove indicanti che sfruttava la sua posizione in Rai per creare una società di produzione indipendente, che sperava di promuovere garantendo favori a Berlusconi. In realtà Saccà corteggiava Mediaset sia come possibile investitore per la sua nuova società che come fonte di redditizi contratti cinematografici.

Berlusconi, da parte sua sollecita a Saccà favori di ogni genere. In un caso Berlusconi chiede esplicitamente che Saccà ingaggi un´attrice in rapporti sentimentali con un senatore del centrosinistra per conquistarne l´appoggio e far cadere il governo Prodi. Il fatto che il governo Prodi sia poi caduto per altri motivi è ininfluente. Ringraziando Saccà per i numerosi piaceri, Berlusconi, stando a quanto riportato, ha detto: «Ti contraccambierò quando sarai libero imprenditore». Questo è l´esempio perfetto di quel conflitto di interesse che molti di noi paventarono nel momento in cui Berlusconi entrò in politica: l´uso del grande potere che gli deriva dalla ricchezza per distorcere la funzione di governo, per corrompere un funzionario pubblico affinché si presti ai suoi fini invece di fare il proprio dovere. L´ammissione da parte di Berlusconi che il fine era far cadere un governo con mezzi impropri basterebbe da sola, in un paese normale, a escludere Berlusconi dalle cariche pubbliche, ma gli italiani, sordi al problema del conflitto di interessi, ancora una volta si sono fidati, fiduciosi che avrebbe anteposto il progresso del paese agli interessi personali, fiducia che alla luce di una serie di leggi ad personam e dell´attuale pasticcio si è dimostrata per l´ennesima volta illusoria.

Eppure l´incapacità di Berlusconi di distinguere il confine tra le sue aspirazioni personali e il bene del paese è elemento fondamentale della sua identità, il codice alla base del suo Dna politico. Torniamo un attimo alle origini della soap opera che ha per protagonista Mara Carfagna: Berlusconi in Tv dichiara esplicitamente il suo interesse sessuale per lei: «Se non fossi già sposato, la sposerei subito». In ultima analisi non è importante se Berlusconi sia riuscito nei suoi intenti, e se la Carfagna sia una delle donne delle intercettazioni. In una democrazia normale, ci si aspetta che l´incarico di parlamentare o di ministro sia assegnato a persone di grandi qualità (non direi le più qualificate, la politica è politica ovunque), ma è logico attendersi un altissimo livello di professionalità. Candidare al Parlamento e assegnare un ministero ad una trentaduenne ex pin-up la cui principale qualifica è chiaramente l´attrazione sessuale del premier nei suoi confronti significa farsi beffe del concetto di governo rappresentativo. Per la parlamentare accettare un ruolo di potere dopo esser stata corteggiata apertamente in televisione significa sacrificare ogni diritto alla privacy.

Introdurre la propria vita sessuale nella sfera pubblica è una caratteristica saliente del politico Berlusconi. «Ho avuto una fidanzata turca», dice di fronte ad una delegazione turca. Fa battute sull´avvenente premier danese e la moglie Veronica. Si vanta con la stampa francese delle sue amanti d´oltralpe. Dice di essersi sacrificato a fare il dongiovanni con il primo ministro finlandese, una donna bruttina. Parla con gli investitori a Wall Street delle “belle segretarie”. Nell´ultima campagna sbandierava la maggiore avvenenza delle donne del Popolo della Libertà rispetto a quelle del centrosinistra. E commentando la percentuale di donne presenti in lista nella sua coalizione non ha potuto evitare di sottolineare che «Portiamo in Parlamento il 30 per cento di donne e si scatena la corsa a dire che sono fidanzate mie e di Gianfranco. Siamo superman, ma certi traguardi sono impegnativi anche per noi». Intenzionalmente portava a pensare che sì, con qualcuna forse era andato a letto, ma non con tutte.

Fa scalpore per un attimo che nel press kit della Casa Bianca, anche sotto l´amica amministrazione Bush, ci si riferisca a Berlusconi poco rispettosamente come a un “politico dilettante” in un “paese noto per la corruzione”. Ma è segno della profonda mediocrità e del provincialismo dell´Italia di Berlusconi in cui grazie a una stampa ampiamente controllata e accomodante le gaffe del premier vengono minimizzate, o celate o non mostrate in Tv, che la maggior parte degli italiani vive nell´illusione che Berlusconi goda di vasto rispetto oltreoceano, quando invece è considerato pressoché universalmente un buffone.

Non è semplicemente una questione di stile. Il profondo sessismo e la misoginia sono entrambi specchio di una società in cui le donne hanno pochissimo potere, e l´Italia è agli ultimi posti quanto a presenza delle donne in politica e nella forza lavoro. Il basso livello di partecipazione alla forza lavoro è considerato un fattore importante nella scarsa performance economica italiana degli ultimi anni, non si tratta quindi solo di equità, e lo squilibrio tra uomini e donne è stato posto in relazione con il bassissimo tasso di natalità in Italia, un tema teoricamente caro al centrodestra.

Ma al di là del sessismo e della misoginia, sessualizzando e personalizzando la sfera politica Berlusconi procede nel cambiare la natura fondamentale della democrazia in Italia. Parlare delle ‘mie fanciulle´ e delle ‘mie bambine´, rientra nello stile di governo patrimoniale di Berlusconi, in cui il Parlamento e il governo sono semplicemente un´estensione del suo potere personale e del suo impero finanziario. Berlusconi ha cambiato la legge elettorale italiana, contro la volontà degli italiani espressa in un referendum, per tornare ad un sistema proporzionale imponendo il potere quasi assoluto dei segretari di partito sui candidati al Parlamento. Non era solo la maniera perfetta per perpetuare il sistema delle “caste” in Italia, ma dava a Berlusconi la facoltà di mettere in Parlamento chi volesse, riducendo il ruolo del parlamentare a quello di un mero dipendente. Il risultato è una Deborah Bergamini, ex assistente personale di Berlusconi cacciata dalla Rai perché nell´esercizio delle sue funzioni pubbliche eseguiva gli ordini del suo ex capo. La punizione? Una liquidazione di più di 350.000 euro e un seggio in Parlamento. L´Italia è in teoria una democrazia parlamentare, ma sotto Berlusconi il Parlamento è stato svuotato di ogni reale significato. Non è che un timbro di gomma per avallare le decisioni del capo. In questo senso l´ultimo scandalo, quello delle ‘bambine´, è pregnante. Prendiamo ad esempio un siparietto che ha ricevuto molta meno attenzione del dovuto. Durante una seduta del Parlamento Berlusconi ha inviato un “affettuoso” bigliettino a due giovani parlamentari, Gabriella Giammanco e Nunzia de Girolamo, due delle tante onorevoli la cui unica qualifica è un bel faccino e il fascino che esercitano su Berlusconi. Il biglietto diceva: «Gabri, Nunzia, state molto bene insieme! Grazie per restare qui, ma non è necessario. Se avete qualche invito galante per colazione, Vi autorizzo (sottolineato) ad andarvene! Molti baci a tutte e due! !! Il “Vostro” presidente». In realtà il riferimento all´aspetto fisico e all´”invito galante” etichettano le due donne come null´altro che oggetti sessuali che non devono curarsi dei lavori parlamentari, sono solo decorative.

Questa totale confusione tra pubblico e privato rispecchia la visione berlusconiana dello “stato patrimoniale”, come lo definì Giuliano Ferrara, in cui tutto e tutti appartengono a Berlusconi. Ai tempi di Luigi XIV, non c´era distinzione tra pubblico e privato. La corte assisteva nella stanza da letto del re alla vestizione e a molte funzioni corporali del sovrano. Ma il motto di Luigi XIV “L´etat c´est moi” era in realtà un passo avanti rispetto all´anarchia feudale e implicava pur sempre un concetto di Stato. Quello di Berlusconi è ancor più primitivo, più vicino alla frase “E´ tutta roba mia”. Ragione di più perché le intercettazioni siano pubblicate e analizzate in tutte le loro implicazioni. Chi decide quali nastri siano ‘irrilevanti´ e meramente personali quando il meramente personale e il politico sono inesorabilmente interconnessi?

.
Traduzione di Emilia Benghi

.

fonte: http://aprigliocchi.wordpress.com/2008/07/14/lossessione-di-luigi-xiv/

http://aprigliocchi.files.wordpress.com/2007/04/aprigliocchi_headertext.jpg

La furia di Maroni nelle scuole: «Schedate gli studenti stranieri»

Maroni smentisce ma viene smentito

impronte per schedatura dei bambini rom voluta da Maroni, foto Ansa
.

Vanno a scuola, ma anche loro sono pericolosi. La furia di Maroni contro i bambini rom ed extracomunitari non si ferma nemmeno davanti a chi percorre la strada maestra per l’integrazione. Il ministro dell’Interno, infatti, ha disposto che la schedatura dei minorenni stranieri e rom, venga fatta anche nelle scuole. Ogni dirigente – denuncia il responsabile Immigrazione dell’Arci Filippo Miraglia – dovrà censire quanti alunni stranieri frequentano l’istituto, quanti di loro sono rom, da quanto tempo vivono in Italia. Nulla di strano se si trattasse di un censimento a finalità statistiche, come quelli che annualmente pubblica il ministero della Pubblica Istruzione. Lo intima invece il ministero dell’Interno che ha dato ordine ai prefetti di procedere con la schedatura.

Per questo, se dal Parlamento europeo era già arrivato lo stop alle politiche leghiste, ora l’appello a fermarsi arriva dall’Arci. L’associazione chiede ai dirigenti scolastici di disobbedire all’imperativo di Maroni, in nome del diritto universale alla formazione scolastica. La denuncia è arrivata al Meeting antirazzista di Cecina: «La persecuzione continua – dicono dall’Arci – nonostante la condanna dell’Europarlamento e le iniziative organizzate in tutta Italia per dimostrare il dissenso e l’indignazione di tante e tanti cittadini democratici di fronte alla raccolta di impronte digitali, comprese quelle dei bambini, residenti nei campi nomadi».

Ma voler schedare anche chi in sostanza è già “schedato” è un accanimento ingiustificato: «Questa ulteriore disposizione – spiega ancora l’Arci – assume un carattere se possibile ancora più odioso, anche perché del tutto inutile visto che il Ministero della Pubblica Istruzione pubblica ogni anno un rapporto sugli alunni stranieri che frequentano gli istituti scolastici. L’elenco che Maroni, attraverso i Prefetti, chiede alle scuole – rileva l’associazione – non si giustifica dunque se non con una volontà intimidatoria nei confronti dei dirigenti scolastici, degli insegnanti e delle famiglie di ragazzi stranieri, funzionale alle politiche discriminatorie e razziste perseguite dal ministro».

Ma il ministro, intanto, prosegue imperterrito per la sua strada. Reagisce alla notizia, ma non smentisce il documento. Quelle dell’Arci, dice, «sono accuse false e destituite di ogni fondamento. Ho deciso di non rispondere più agli insulti – dice – compreso quest’ultimo dell’Arci che definisce la nostra azione come discriminatoria e razzista: non posso più accettare come ministro di essere trattato in questo modo sulla base di accuse false». In sostanza Maroni se la prende con la «campagna denigratoria» dell’Arci, ma non dice mai chiaro e tondo che quell’ordinanza non esiste.

Poco dopo è la prefettura di Napoli
a chiarire nel merito: prima assicura che «non risulta pervenuta alcuna richiesta» di una schedatura da parte del Viminale, poi però parla di una «raccolta dati»: il prefetto di Napoli Alessandro Pansa, spiegano, «sta semplicemente verificando presso la direzione scolastica regionale le dichiarazioni rese dai censiti presso gli insediamenti dei nomadi circa la frequenza della scuola dell’obbligo da parte dei propri figli». Insomma, controlla quanti rom ci sono nelle scuole. E smentisce Maroni.

«L’iniziativa italiana – così Maroni definisce la sua politica sull’immigrazione – andrà avanti e costituirà una buona prassi per le zone degradate che sarà adottata da altri Paesi europei». E a proposito dei bambini, Maroni che vuol far finire «lo sconcio dei campi nomadi abusivi» e mandare tutti in classe, martedì incontrerà il presidente dell’ Unicef. Non proprio una chiacchierata tra amici.

Pubblicato il: 14.07.08
Modificato il: 14.07.08 alle ore 17.24

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=77139

(prelevata qui Diario Acido)

Abruzzo, arrestato il presidente Del Turco per tangenti

https://i0.wp.com/www.primadanoi.it/FOTO/vertenzabruzzo/delturcomalditesta.jpg

.

Del Turco in carcere, il procuratore: prove gravissime

.

ospedale, malattia, sanità

Il presidente della Regione Abruzzo Ottaviano del Turco è stato arrestato ed è ora nel carcere di Sulmona. Dopo una perquisizione nella sua casa di Collelongo in provincia dell’Aquila dalla Guardia di finanza, la custodia cautelare è arrivata per l’inchiesta sulla sanità condotta dalla Procura della Repubblica di Pescara.A tirare in ballo Del Turco e gli altri arrestati sarebbe stato Vincenzo Angelici, un imprenditore del settore della sanità che possiede diverse cliniche in Abruzzo.

L’inchiesta riguarda la vicenda della cartolarizzazione di 1 miliardo di euro della sanità abruzzese. Secondo l’accusa vi sarebbero stati movimenti di denaro per circa 14 milioni di euro di cui 12,8 consegnati.

Sono finiti in carcere il segretario generale della presidenza Lamberto Quarta, il capogruppo Pd in Consiglio regionale Camillo Cesarone, l’assessore alle Attività produttive Antonio Boschetti, Gianluca Zelli, l’ex direttore generale della Asl di Chieti Luigi Conca. Agli arresti domiciliari, invece, si trovano l’ex presidente della finanziaria regionale Giancarlo Masciarelli -già al centro della prima tranche dell’inchiesta sulla sanità in Abruzzo – , l’ex assessore alla Sanità del centrodestraVito Domenici, l’assessore alla Sanità Bernanrdo Mazzotta, Angelo Bucciarelli.

A Francesco Di Stanislao, direttore dell’Agenzia regionale sanitaria, è stata applicata la misura del divieto di dimora a Pescara. Di Stanislao aveva ricevuto, il 30 aprile scorso, da parte del pm Giuseppe Bellelli, un avviso di garanzia nel quale si ipotizzavano i reati di falso, abuso in atti d’ufficio e ommissione in atti d’ufficio. La contestazione di falso era riferita alla vicenda del presunto occultamento del verbale sottoscritto dall’assessore regionale alla sanità Mazzocca e dalle cliniche private riguardanti budget e le prestazioni che i privati dovevano erogare. Su questa vicenda era stato inviato un avviso di garanzia anche all’assessore regionale alla sanità Mazzocca. L’abuso riguarda invece la presunta mancata pubblicazione sul sito dell’agenzia sanitaria regionale dei dati relativi ai flussi delle prestazioni sanitarie erogate dai privati. Infine l’omissione si riferiva alla mancata risposta alle istanze dell’Aiop in
relazione ai flussi delle prestazioni erogate ai privati.

Secondo quanto si è appreso l’inchiesta sarebbe la seconda parte di quella avviata due anni fa sulla cartolarizzazione dei debiti della sanità abruzzese per la quale finì in carcere Masciarelli, ex presidente della Finanziaria regionale Fir ritenuto l’artefice di un sistema per un pagamento di tangenti.

Tra i reati contestati alle dieci persone arrestate e alle 25 indagate, vi sono: associazione per delinquere (Masciarelli, Domenici, Conca, Boschetti, Del Turco, Quarta, Cesarone, Mazzocca, Di Stanislao); riciclaggio (Zelli); concussione in danno dell’imprenditore della sanità Maria Vincenzo Angelini, anch’egli indagato ma nei cui confronti il gip non ha ritenuto, per l’importante collaborazione data, di disporre la misura cautelare richiesta, (Domenici, Masciarelli, Del Turco, Cesarone, Quarta, Bucciarelli, Boschetti, Conca); corruzione (Del Turco, Cesarone); oltre a truffe aggravate, falsi, abusi d’ufficio ed altro.

In una conferenza stampa la procura ha spiegato: «Abbiamo voluto questa conferenza stampa per evitare di mandare in circolo notizia infondate e contraddittorie che provocano più danni di una informazione corretta. E anche per consentire legittime critiche al nostro operato». Così il Procuratore Generale di Pescara Nicola Trifuoggi ha esordito nell’incontro con i giornalisti convocati per illustrare l’operato dell’inchiesta che ha portato in carcere il presidente della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco e vari consiglieri. «Almeno chi ci sta criticando – ha continuato Trifuoggi – saprà di cosa si parla, cosa che finora non mi pare sia accaduto».

Il procuratore capo Trifuoggi, ha sostenuto che le prove, riscontri documentali, testimonianze ed intercettazioni telefoniche non hanno lasciato dubbi sulla responsabuilità degli indagati. «Abbiamo ritenuto – ha affermato – di avere le prove del pagamento di una barca di soldi, circa oltre 15 milioni di euro. Non si tratta di alcun teorema, ma di fatti dolorosissimi che gettano nello scompiglio una regione. Non c’è stata – secondo Trifuoggi – alcuna spettacolarizzazione. Tutti sono stati trattati con grande rispetto, nessuno ha avuto le manette; non abbiamo avvisato la stampa e il comunicato è stato inviato solo ad operazione conclusa. Siamo tranquilli – ha poi detto – abbiamo riscontrato tutto quello che si doveva riscontrare. È una storia estremamente triste che dispiace a tutti noi». Trifuoggi ha affermato che le ordinanze di custodia si sono rese necessarie per evitare la reiterazione del reato e in particolare l’inquinamento delle prove. « C’è stato un grande agitarsi di Del Turco che ha cercato dei contatti a livello altissimo delle forze polizia ed anche un contatto con un altissimo magistrato che ci ha informato su questa richiesta di incontro e sul contenuto dello stesso». Il magistrato ad altissimo livello, avrebbe spiegato di lì a poco lo stesso Trifuoggi, è il Procuratore Generale della Repubblica de L’Aquila, Bruno Paolo Amicarelli.

«L’incontro richiesto da Del Turco – ha rivelato Trifuoggi – è avvenuto a casa di un comune amico. E il Procuratore Generale de L’Aquila, non appena giunta questa richiesta di incontro mi ha telefonato per chiedere se fosse o meno il caso di incontrare Del Turco. Io gli dissi di andare e farmi sapere. L’incontro è terminato alle 19 e 5 minuti, dopo il Procuratore mi ha chiamato raccontandomi come era andata. Il giorno successivo mi è arrivata una sua relazione che è agli atti».

Le dazioni di tangenti agli amministratori regionali sono proseguite, secondo i calcoli della Procura di Pescara, fino a febbraio di quest’anno. Le tranche di denaro richieste a mano a mano sono state di 200mila euro, 250 mila e 300mila euro e una volta è stato chiesto un milione, poi ridotto, con uno sconto, a 750 mila euro.

Il meccanismo delle tangenti – secondo quanto spiegato dal Procuratore Nicola Trifuoggi – era semplice. Si prometteva all’imprenditore della sanità privata Vincenzo Angelini di adottare provvedimenti di giunta regionale a lui favorevoli nelle riunioni dell’esecutivo, ma tali provvedimenti venivano adottati parzialmente. Poi veniva spiegato all’imprenditore che c’erano state difficoltà e che si sarebbe provveduto la volta successiva. Tutto questo è andato avanti finchè l’imprenditore ha deciso di non pagare più se non di fronte a qualcosa di concreto. Angelini, tra l’altro, si era munito anche di un piccolo registratore con il quale ha registrato i colloqui avuti con alcuni degli indagati che gli garantivano protezione nei confronti delle ispezioni della Asl, dalla Procura della Repubblica, dalla Guardia di Finanza e dai Carabinieri del Nas.

Le reazioni Infinite le reazioni del mondo politico. A livello locale la più dura arriva dall’Italia dei Valori. Immediata uscita dalla Giunta abruzzese, ritiro delle deleghe da parte dell’assessore al Lavoro Augusto Di Stanislao – nominato nel rimpasto di poco più di un mese fa – elezioni anticipate: queste le richieste del partito di Di Pietro che ha annunciato l’immediata presentazione di una mozione di sfiducia nei confronti del presidente della Regione.

Tra quelle nazionali spicca quella del premier Silvio Berlusconi, totalmente solidale con Del Turco. «Sì, ho sentito, e mi sembra una cosa molto strana che ci sia una decapitazione completa, quasi una retata, di un intero governo di una regione; ho sentito anche il teorema accusatorio, conoscendo l’attuale sistema dell’accusa in Italia…». Con lui tutto il centro destra.

Attendista il Pd. In una nota Walter Veltroni chiede sia fatta presto piena luca. «L’arresto di una personalità istituzionale di rilievo come il presidente Del Turco e di assessori e funzionari della regione Abruzzo è una notizia che riempie di stupore e amarezza» dice Veltroni. «Sarebbero coinvolti nell’inchiesta esponenti di centrosinistra e di centrodestra. Con vicinanza umana al presidente Del Turco, noi auspichiamo che egli sappia dimostrare la sua totale estraneità ai fatti che gli vengono contestati. Per noi un cittadino, fino all’ultimo grado di giudizio, deve essere considerato innocente. Al tempo stesso ribadiamo, come sempre, la piena fiducia nella magistratura auspicando che l’inchiesta, nel più breve tempo possibile, conduca a fare piena luce su tutta la vicenda». Il partito democratico, prosegue Veltroni «è nato anche e soprattutto per consolidare nel nostro paese la necessità di un pieno rispetto delle regole e della legalità che costituiscono per noi un valore, come il rispetto dei diritti dei cittadini».

Mentre il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro annuncia: «È tornata tangentopoli, è difficile invece che torni mani pulite dal momento che in Parlamento si fanno le leggi per non fare i processi e invece di occuparsi della giustizia si occupa di fermare la giustizia».

Secondo il leader dell’Idv, «al di là della responsabilità penale di cui si occuperà il giudice, in Abruzzo c’è la necessità di un ricambio generazionale della classe politica perché questo sistema politico non ha nulla da invidiare a quello della prima repubblica. L’unica differenza- sottolinea Di Pietro – e che allora si vergognavano quando venivano scoperti, oggi la prima cosa che si fa, come ha fatto Berlusconi, è attaccare la magistratura che fa il suo dovere».

.
Pubblicato il: 14.07.08
Modificato il: 14.07.08 alle ore 20.29

.

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=77126

.

Sull’arresto di Del Turco dice: “Spesso teoremi accusatori sono infondati”
L’Anm: “Il premier discredita la magistratura senza conoscere i fatti”

Berlusconi: “Serve riforma radicale della giustizia”

.

"Serve riforma radicale della giustizia"Berlusconi stringe la mano a Sarkozy durante il vertice Euromed

.

PARIGI – Non basta. Non basta lo scudo penale per le quattro più alte cariche dello stato. Non basta la norma “blocca processi” diventata “slitta processi”. Per il premier “c’è la necessita ab imis di una riforma del sistema giudiziario italiano”. Berlusconi parla con i cronisti a Parigi al termine del vertice Euromed. Anche con la separazione delle carriere? “Io credo – risponde il premier – che si debba fare di più”. Quanto di più? “Molto di più…” aggiunge il premier.

I teoremi “infondati” delle procure. L’occasione questa volta non sono i “suoi” processi e le inchieste che lo vedono coinvolto. Bensì l’arresto del presidente della regione Abruzzo Ottaviano del Turco (Pd) al centro, secondo le accuse, con la sua giunta di centrosinistra di un comitato di affari che lucrava sul sistema sanitario regionale. “Spesso i teoremi accusatori sono infondati” dice Berlusconi molto colpito dall’inchiesta della Guardia di finanza. “Mi sembra molto strana – aggiunge – una decapitazione completa, quasi una retata, di un intero governo di una regione”. Il premier poi fa notare come per lui “non ha alcuna che venga colpita una parte politica o l’altra”. Il fatto è che “molto spesso i teoremi accusatori non vengono confermati”.

“Serve riforma totale”. Da questa constatazione, muove la necessità di una riforma ab imis, cioè totale e in tutte le sue parti del sistema giudiziario italiano. Qualcosa che vada ben oltre la già temuta e più volta respinta dalle toghe separazione delle carriere. “Serve di più – insiste il premier- molto di più”. E anche se le ultime riforme – lodo Alfano e slitta processi – vanno “nei binari e nella direzione auspicati”, Berlusconi annuncia di voler andare avanti.

La reazione dell’Anm. “Ancora una volta il premier discredita la magistratura” attacca l’Anm. Il sindacato delle toghe che ha appena avuto il tempo di compiacersi per la norma slitta processi, la modifica sostanziale dell’emendamento al decreto sicurezza che riconsegna ai Presidenti dei tribunali la facoltà di far slittare i procedimenti per crimini avvenuti prima del 2 maggio 2006 e puniti con una pena inferiore ai quattro anni di carcere. E subito deve rimettersi in guardia per le ulteriori modifiche annunciate dal premier. Per il segretario Giuseppe Cascini la generica accusa alla magistratura inquirente di procedere per teoremi non corrisponde ad un metodo di critica “informata e fondata sulla conoscenza degli atti” e “finisce per gettare discredito all’istituzione giudiziaria nel suo complesso”. Il “giusto diritto di critica” – osserva il segretario del sindacato delle toghe – dovrebbe essere sempre basato “sulla conoscenza dei fatti e delle carte, soprattutto da parte di chi ricopre incarichi istituzionali”.
.
14 luglio 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/politica/giustizia-7/rivoluzione-giustizia/rivoluzione-giustizia.html

Dalla Croce Rossa il primo corso sulle manovre di disostruzione

https://i2.wp.com/www.crocerossachepassione.com/pediatria/Marco%27s%20maneuvre%20800%20copia.jpg

.

Gentili Signori,
Sono un medico dei Volontari del Soccorso della Croce Rossa Italiana responsabile della diffusione delle manovre di disostruzione e rianimazione pediatrica , e volevo segnalare alla vostra redazione il fatto che da oggi la Croce Rossa Italiana ha realizzato il primo corso mai esistito unicamente dedicato all’insegnamento delle manovre di disostruzione per la popolazione e lo ha reso fruibile a tutti via internet.
Mamme, nonne, baby sitter, allenatori sportivi, maestre d’asilo ed insegnanti delle scuole elementari, personale addetto alle mense dei bambini saranno i fruitori di questo nuovo corso che , grazie alla Croce Rossa Italiana, avrà una diffusione ancora piu’ capillare.

Ancora oggi nel 2008 quasi nessuno conosce le linee guida internazionali sulle manovre di disostruzione pediatrica, ed ancora oggi continuano a morire bambini per il..NON SAPERE.
E’ di dieci giorni or sono la morte della bambina di Catania di 11 anni che era a tavola con la famiglia, e della settimana dopo il decesso della bambina di quattro anni soffocata da una ciliegia, ed ogni anno muoiono 50 bambini in Italia per questo motivo.

Purtroppo la prima causa del peggioramento è data dalle manovre NON CORRETTE dell’occasionale soccorritore che interviene nei primi preziosi momenti.
Da oggi non solo la Croce Rossa Italiana mette “on line” a disposizione di tutti i punti saldi delle nuove linee guida all’indirizzo:

http://www.cri.it/pages/get?type=article&sec=VOS&cat=VSNEW&i=2911

ma da fine settembre sarà possibile prenotare i corsi di disostruzione proprio indirizzati alla popolazione, contattando la sede Regionale di appartenenza o cercando un contatto via internet per il tramite del sito Nazionale della CRI :

www.cri.it

Se pensate che per il vostro tramite questa notizia possa essere diffusa per migliorare la conoscenza delle manovre corrette da mettere inpratica in caso di ostruzione di una bambino, saremo ben felici di avere questa ulteriore opportunità di diffusione.
Grazie della disponibilità.

Dott. Marco Squicciarini
Referente Nazionale Rianimazione Cardiopolmonare Pediatrica e Manovre Disostruzione
Task Force Nazionale BLSD-PBLSD

13 luglio 2008

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=27629&sez=HOME_MAIL