Archivio | luglio 18, 2008

Palermo, attentato a Pippo Maniaci della tv antimafia Telejato di Partinico

http://milzaefegato.files.wordpress.com/2008/01/pino_maniaci_con_laura.jpgManiaci, direttore di Telejato ed editore della rivista ‘Casablanca’

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Nuova intimidazione al direttore dell’emittente televisiva Telejato di Partinico- provincia di Palermo-, Pippo Maniaci, già oggetto di avvertimenti mafiosi, minacce, aggressioni, l’ultima a gennaio di quest’anno compiuta da un ragazzino figlio di un boss della zona, Vito Vitale.

Nella notte tra giovedì e venerdì qualcuno ha incendiato la sua auto parcheggiata a pochi metri dalla redazione della piccola emittente che Pippo Maniaci insieme alla sua famiglia: sua moglie e i suoi due figli. Una tv comunitaria che riesce a trasmettere il suo tg antimafia in 20 comuni dell’area di Palermo.

«Sembra che l’auto sia stata cosparsa di benzina e data alle fiamme – ha raccontato il giornalista – Quando sono stato chiamato ho già trovato i vigili del fuoco sul posto». Maniaci, che già in passato era stato minacciato, come denunciato dallo stesso, dal figlio del boss mafioso Vito Vitale, dice di volere «andare avanti nel lavoro». «Io non ho paura», è stato come al solito il suo commento. Sull’episodio è stata aperta un’inchiesta della magistratura.

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Pubblicato il: 18.07.08
Modificato il: 18.07.08 alle ore 8.27

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=77249

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Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Telejato, la tv che combatte la mafia diventa un film

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Di Elena Beninati

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Telejato è una piccola televisione indipendente, che opera in una delle zone a più alto rischio mafioso. Nel “triangolo delle paure”, fra San Giuseppe Jato, Partitico e Corleone, paesi molto vicini al capoluogo siciliano.
Una tv di frontiera, insomma. Gestita dal 1999 da Pino Maniaci e capace di dare e fare notizia. Una piccolissima emittente in grado di far chiudere una delle distillerie più grandi della regione: la ditta Bertolino. Azienda che da anni, soprattutto attraverso continue querele, cerca di rintuzzare le campagne del giornalista.

Maniaci, direttore di Telejato, d’altronde non è tipo che si tira indietro o facile da intimidire. “Noi abbiamo sempre fatto nomi e cognomi di politici corrotti, mafiosi, collusi e di chiunque pratichi malaffare” spiega il cronista, “assumendoci piena responsabilità su quanto andiamo raccontando”. Maniaci negli studi televisivi di Partinico, cittadina del palermitano, è affiancato dalla moglie e dai figli Letizia (vincitrice del premio giornalistico “Maria Grazia Cutoli” 2005) e Michele.

Nella microredazione un enorme manifesto tratto da un articolo dell’Unità del 25 marzo 2005 dà il benvenuto ai visitatori. Il manifesto recita: “Contro la piovra la tv dell’irriverenza”. In sintesi è la parola d’ordine anti “mafia globalizzata”, la versione attuale della piovra contro cui Maniaci tenta, giorno dopo giorno, di resistere.

Ora la produzione francese “Mon amour film” ha deciso di scegliere l’emittente come soggetto del suo ultimo film, che avrà per titolo “Telejato la tv più bella del mondo!”. Le riprese della troupe sono già iniziate. Il direttore di Telejato, naturalmente, ne è il protagonista, sia nella realtà sia nella fiction. I personaggi sono tutti interpretati rigorosamente dai cronisti. Lo scenario è quello vero: niente cartapesta o ricostruzione da studios. La produzione girerà per l’intera estate. I tempi di consegna, infatti, sono strettissimi. E il film sarà pronto forse già a fine autunno.

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fonte: http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2008/05/31/telejato-la-tv-che-combatte-la-mafia-diventa-un-film/

EMERGENZA CIBO – Coldiretti: «Le scorte di pane e pasta bastano al massimo per sette mesi»

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ROMA – Le scorte di pane e pasta, ottenute con il raccolto nazionale di grano appena concluso, basteranno all’Italia al massimo per sette mesi, poi bisognerà acquistare le derrate alimentari dagli altri Paesi. Lo rileva uno studio presentato oggi nel corso dell’Assemblea Nazionale della Coldiretti. L’emergenza cibo mondiale finisce così per farsi sentire anche in Italia, nonostante l’aumento della produzione nazionale e il calo dei consumi interni. Il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, sottolinea quindi la necessità di aumentare la riserva strategica nazionale per evitare possibili rincari legati alle importazioni. «La sola speculazione internazionale sui cereali, stimata al valore medio indicato dagli analisti del 30%, è costata al sistema Paese nell’ultimo anno circa 400 milioni di euro», ricorda Marini.

DIPENDENZA DALL’ESTERO – Gli italiani – ricorda la Coldiretti – rimangono i maggiori consumatori di pasta a livello mondiale con una media di 27 chili all’anno a testa (il triplo rispetto agli Usa e agli altri Paesi europei) mentre sono 66 i chilogrammi di pane consumati per persona . Il raccolto nazionale di grano, ingrediente base del pane, è stato di 3,5 milioni di tonnellate mentre quello di grano duro per la pasta è stato di 4,5 milioni tonnellate, quantitativi non sufficienti per coprire la domanda. A livello comunitario è necessario – dice Marini – proseguire il percorso avviato con la riforma della Politica agricola comune per non aggravare il problema dell’approvvigionamento alimentare dell’Europa in un momento in cui molti Paesi produttori stanno limitando le esportazioni. Oggi – precisa Marini – è quanto mai necessario sviluppare la produzione vicino ai luoghi di consumo non solo per motivi economici ma anche ambientali.

COSTI IN AUMENTO – Importare grano dall’estero non è una soluzione. I costi del trasporto incidono infatti per quasi un terzo del prezzo di vendita dei prodotti alimentari. Secondo un recente studio – riferisce la Coldiretti – un pasto medio percorre più di 1.900 chilometri per camion, nave e/o aeroplano prima di arrivare sulla tavola dei consumatori.


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«NO A FALSI ALLARMISMI» – Il presidente della Federazione italiana panificatori (Fippa), Luca Vecchiato, invita comunque i consumatori italiani a stare tranquilli: «Il pane in Italia non mancherà, né ora né mai» dice Vecchiato. «È noto – ha sottolineato Vecchiato – come ormai da anni l’approvvigionamento di grano italiano rappresenti poco più del 40 per cento delle scorte complessive, per questo invece di creare falsi allarmismi sarebbe opportuno individuare delle soluzioni comuni sui problemi reali che attanagliano la filiera di un prodotto simbolo della dieta mediterranea. A partire dai prezzi che – come dimostrato anche nella dichiarazione di Coldiretti – è un problema globale che risente di diversi fattori, tra cui la scarsità della materia prima».

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18 luglio 2008

fonte: http://www.corriere.it/economia/08_luglio_18/coldiretti_scorte2_e3a982a8-54d2-11dd-92de-00144f02aabc.shtml

Francia, nuova fuga radioattiva. Governo: ispezioni nei siti nucleari

L’episodio nell’impianto a Romans-sur-Isere, nel sud-est della Francia
L’Autorità francese per la sicurezza nucleare: “Nessun impatto sull’ambiente”

Il ministro dell’Ambiente ordina inchiesta su 58 impianti
dopo l’incidente di dieci giorni fa nella centrale di Tricastin

La centrale di Tricastin

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PARIGI – Mentre infuria la polemica intorno alla centrale nucleare di Tricastin, teatro 10 giorni fa di un riversamento accidentale di acque contenenti uranio nei fiumi vicini, un nuovo episodio è stato reso noto oggi dall’Autorità francese per la sicurezza nucleare (Asn). Fuoriuscite di acque contaminate da elementi radioattivi, “senza impatto sull’ambiente”, sono state registrate in un impianto della Areva a Romans-sur-Isere, nel dipartimento della Drome, anche questo nel sud-est della Francia.

A causa della rottura di una condotta nello stabilimento Fbfc, dove si produce combustibile nucleare destinato alle centrali elettriche e ai reattori utilizzati per fini di ricerca, un’imprecisata quantità di uranio è fuoriuscita all’esterno. L’Asn ha comunque precisato che si tratta di “poche centinaia di grammi” di sostanza fissile, e che “in base ai primi rilievi” non sussistono rischi di contaminazione delle acque giacché nella zona “il terreno è fortemente impermeabile”, e “le falde freatiche sono situate troppo in profondità”; una squadra di esperti e di tecnici è stata comunque inviata sul posto per gli accertamenti del caso.

Si tratta della seconda fuga di liquidi registrata in due settimane dopo quella nella centrale di Tricastin (Vaucluse), che ha spinto il governo a richiedere la verifica delle falde freatiche situate vicino a tutte le centrali nucleari francesi. Dopo l’incidente infatti agli abitanti della zona è stato ordinato di non bere acqua corrente e di non mangiare pesce di provenienza locale; sono stati inoltre vietati l’irrigazione dei campi, i bagni nei corsi potenzialmente inquinati e gli sport acquatici in generale.

Da qui l’inchiesta ordinata dal ministro dell’Ambiente Jean-Louis Borloo su 58 impianti nucleari per fugare ogni timore sulle condizioni di sicurezza. “Non voglio che la gente sia sfiorata dal dubbio che venga nascosta o sottaciuta la benché minima situazione”, ha affermato il ministro in un’intervista rilasciata al quotidiano francese Le Parisien.

Intanto l’Asn ha annunciato di aver trasmesso nei giorni scorsi un fascicolo alla procura di Carpentras, in seguito all’ispezione che ha rilevato “gravi irregolarità” nella tenuta degli impianti di Tricastin. “Sebbene non si tratti propriamente di un incidente nucleare, bensì di un malfunzionamento a livello della gestione della centrale, quando si lavora in ambito nucleare nessuna negligenza può essere tollerata. La trasparenza, inoltre, deve essere esemplare”, ha osservato il ministro.

Nella notte tra il 7 e l’8 luglio, durante alcune operazioni di pulizia di una vasca di custodia, trenta metri cubi di una soluzione contenente 12 grammi di uranio per litro si sono riversati in due fiumi adiacenti al sito nucleare di Tricastin, gestita da due società filiali del gruppo Areva. Dopo un’inchiesta interna, Areva ha ammesso che all’origine dell’incidente c’è stata “mancanza di coordinamento” tra chi gestiva i lavori di sistemazione in corso nell’impianto e i responsabili delle attività di sfruttamento.
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18 luglio 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/ambiente/francia-blocco-centrale/nuova-fuga/nuova-fuga.html

Coppia di 80enni con figlio disabile: “Aiuto, o moriremo tutti insieme”

Lui ha 80 anni, lei 73, il figlio ormai 54: a 4 anni si ammalò di una gravissima encefalite contratta a causa di un vaccino e da allora è del tutto non autosufficiente. “Non ce la facciamo più”

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HANDICAP, FOTO SIMBOLOBARI, 18 luglio 2008 –  Lui ha ottant’anni, lei 73. E il loro unico figlio Francesco, gravemente disabile, ormai è quasi vecchio anche lui, visto che di anni ne ha 54. Il pensiero del suo futuro ha accompagnato l’esistenza di questi due anziani coniugi da mezzo secolo, da quando il piccolo, a 4 anni, contrasse una gravissima encefalite causata dal vaccino antivaioloso e antidifterico.

Ma poi la vita va avanti, tra alti e bassi, e Lillo Barberino e sua moglie Bruna hanno tenuto duro finché hanno potuto. ma ora hanno deciso di dire basta, a costo di minacciare un’azione eclatante.

Questa: ” Moriremo tutti insieme”. Lillo e Bruna chiedono allo Stato di garantire un’assistenza 24 ore su 24 al loro ragazzone più che adulto ma con un’età mentale  rimasta congelata ai tempi di quel maledetto vaccino che ha travolto la loro vita. Il figlio soffre di crisi epilettiche, incontinenza, non può camminare né rimanere in piedi.

Alla loro bella età i due anziani coniugi – che negli anni hanno dilapitato tutte le loro sostanze, compresa l’indennita’ per le persone danneggiate da vaccinazioni – non ce la fanno più. Hanno un assistente per 12 ore al giorno, ma chiedono che le istituzioni consentano loro di avere un aiuto anche di notte.

”Francesco – dice l’anziano – e’ un uomo e noi non ce la facciamo a sollevarlo, a cambiarlo, ad aiutarlo”. Portarlo in un istituto? ”Non se ne parla neanche. Il nostro figliolo – rispondono – vive con baci e carezze”.”Se nessuno ci aiutera’ – dicono – moriremo insieme, poi nessuno si meravigli se queste tragedie accadono”.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/07/18/105511-coppia_80enni_figlio_disabile.shtml

I Verdi come la guerra dei Roses. E Diliberto sogna “la dacia”

Oggi a Chianciano Terme e a Salsomaggiore i congressi di Verdi e Comunisti italiani
Verso una soluzione ponte per l’ex partito di Pecoraro. Il nodo Boato

Ma occhi puntati sul prossimo fine settimana quando Rifondazione
deciderà il suo futuro. E sulle regole per le Europee

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I Verdi come la guerra dei Roses E Diliberto sogna "la dacia"Oliviero Diliberto (Pdci)

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di CLAUDIA FUSANI

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ROMA – “La guerra dei Roses, ecco cosa sarà il congresso, ne vedremo delle belle…” La ex deputata verde attraversa a passo lesto la piazza di Montecitorio sotto un sole bollente. Non dice chi farà la parte di Michael Douglas e chi quella della di lui moglie, chi cadrà prima dal lampadario e il gatto di chi finirà a bollire in pentola. Però rende bene l’idea: “Almeno cinque mozioni, quella principale è una cosa per prendere tempo fino all’europee e vedere cosa succede a sinistra e nel Pd. Le altre… sono almeno quattro, Boato (Marco, storico parlamentare verde trentino ndr) vorrebbe cambiare tutto e tutto sommato ha ragione anche lui. Staremo a vedere ma sarà guerra dei Rose’s”.

Tre congressi, tre film, un’unica storia. L’appuntamento è per oggi a Chianciano Terme, Palamontepaschi, l’auditorium che sta diventando testimone di questa stagione storica della sinistra italiana che dopo la disfatta di aprile sta cercando di capire cosa fare e come. A Chianciano è partita l’idea-progetto di una nuova costituente di sinistra che potrebbe dialogare anche col Pd (29 giugno, Fava-Mussi per Sinistra democratica); a Chianciano decidono il loro futuro i Verdi; sempre nella cittadina termale il prossimo fine settimana ci sarà il regolamento dei conti dentro Rifondazione dilaniata da carte bollate e minacce di ricorsi per via dei congressi locali che Vendola e Ferrero si stanno contestando a vicenda. Anche qui non si scherza, “Parenti-serpenti”, per restare alle trame dei film. “Si vede che con la Sinistra-l’Arcobaleno l’abbiamo fatta così grossa che ci dobbiamo tutti purgare alle terme” scherza la stessa ex deputata verde.

I comunisti del Pdci di Oliviero Diliberto, anche loro naufraghi della Sinistra-L’Arcobaleno, si ritrovano sempre a partire da oggi a Salsomaggiore, un’altra località termale. La sensazione è che si andrà a vedere un altro genere di film, alla “Come eravamo”, della serie siamo stati belli ma impossibili.

I Verdi verso una soluzione ponte.
Guerra dei Roses a parte, la soluzione per l’assemblea dei Verdi dovrebbe essere la vittoria della mozione n.1, un nuovo gruppo dirigente, che però tanto nuovo non è, che dovrà traghettare il partito fino alle Europee del 2009. Subito dopo è già stata programmata un’altra assemblea, per la conta finale. Nella mozione Uno, “Ritorno al futuro”, è confluito gran parte del vecchio gruppo dirigente, da Angelo Bonelli a Paolo Cento, da Loredana de Petris a Marco Pecoraro Scanio, fratello di Alfonso, il segretario dimissionario anche lui legato a questo gruppo. Importante l’adesione di Gianfranco Bettin, ex prosindaco di Mestre, molto legato ai movimenti del nord-est. L’idea è quella di eleggere presidente Grazia Francescato, un esecutivo provvisorio che tiene aperte tutte le porte, col Pd ma soprattutto con il cantiere a sinistra, a cominciare da Rifondazione. Per Paolo Cento, Chianciano deve essere “il momento di rilancio di una proposta ecologista che parli agli ambientalisti di tutto il centrosinistra per poi costruire una nuova alleanza tra Verdi, sinistra e Pd su un patto programmatico con le altre forze della sinistra”. Un po’ di tutto. Per prendere tempo.

La mozione Boato: “Cambiare tutto”.
Contrario a questa linea è Marco Boato, lo storico deputato verde, a guida della seconda mozione per ordine di importanza che punta a un rinnovamento reale e concreto, non di facciata. “L’unica alternativa per la sopravvivenza dei Verdi dopo le scelte sciagurate degli ultimi anni e l’esperienza della Sinistra Arcobaleno – taglia corto Boato – è quella di un profondo e radicale cambiamento che recuperi l’autonomia del partito nell’ambito del centrosinistra”. Negli ultimi giorni la posizione di Boato, minoritaria, sta conquistando posizioni. Pezzi importanti dei Verdi, come la responsabile giustizia Paola Balducci, non ha ancora sottoscritto alcuna mozione. E qualche incertezza comincia a serpeggiare anche tra altri ex deputati. C’è chi pensa, ad esempio, che “a settembre in Trentino si vota, i verdi sono una realtà importante e sarebbe giusto dare più peso a un protagonista della storia dei Verdi come Marco Boato”.

L’ex deputato trentino
non è l’unica opposizione alla mozione Francescato. C’è Monica Frassoni, europarlamentare del Sole che Ride, e alleanze curiose a livello regionale come quelle toscana-calabrese (che guarda più a sinistra) e quella lombardo-siciliana, non blindata rispetto al centrodestra.

Il sogno di Diliberto: “Uniamo i comunisti”.
Il professore di Diritto romano immagina addirittura di poterli riunire “sotto il tetto della stessa dacia”. Impresa durissima. Troppi passi sbagliati da dimenticare in soli dieci anni di vita: la scissione nel 1998 dal Prc di Fausto Bertinotti; la caduta del primo governo Prodi; i diciotto mesi di no-si-no nel secondo governo Prodi. Il leader del Pdci ha archiviato l’ipotesi di un partito unico a sinistra, erede della Sinistra arcobaleno. Punta piuttosto a riunire, “sotto la stessa dacia” appunto, quel che resta dei comunisti sparsi tra Rifondazione, Sinistra critica, Marco Ferrando. Ecco perché il congresso di Salsomaggiore avrà soprattutto gli occhi puntati a quello che succederà dentro Rifondazione la prossima settimana. Per costruire la dacia, per ora, Diliberto, mette a disposizione due tipi di colla: una unifica contro Berlusconi “il cui governo pone una grave questione democratica e sociale”; l’altra ribadisce i paletti nei confronti di Veltroni definito “l’uomo degli slogan postumi”.

A sinistra; riformisti; nell’orbita del Pd; nostalgici della falce e del martello: al di là delle mozioni e dei vari posizionamenti, tutti sanno che il futuro della sinistra sarà deciso veramente solo dai dadi delle elezioni europee e delle regole su liste e sbarramenti che il ministro Calderoli sta decidendo in queste ore.

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18 luglio 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/politica/cosa-rossa/verdi/verdi.html

Alla larga dalla previdenza complementare: intervista a Beppe Scienza

Quello che la triade (sindacale) non dice…

La Commissione di vigilanza sui fondi pensione ha reso noti i dati qualche giorno fa: i lavoratori dipendenti del settore privato che a oggi hanno aderito ai fondi pensioni sono tre milioni e mezzo. Il monito lanciato: rilanciare la previdenza complementare. Un’opinione che non è condivisa dal professor Beppe Scienza, docente di Metodi e modelli per la pianificazione economica all’Università di Torino e autore de “Il risparmio tradito” e “La pensione tradita“. Il professor Scienza ha le idee chiare: “i lavoratori italiani saggiamente non si sono lasciati intrappolare nella previdenza integrativa“. Help Consumatori lo ha intervistato.

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Lei ha scritto che “i lavoratori italiani saggiamente non si sono lasciati intrappolare nella previdenza integrativa”. Cosa non va nella previdenza integrativa?

Primo: si perdono le garanzie nei confronti dell’inflazione e del TFR. Questo non va e non è eliminabile, non è emendabile, perché il TFR offre delle garanzie nei confronti dell’inflazione che non offre nessun contratto assicurativo. Seconda cosa che non va nella previdenza integrativa: si è costretti ad affidarsi al risparmio gestito. Non è possibile come per esempio in America destinare i proprio risparmi alla previdenza integrativa con qualche vincolo temporale ma senza cedere la gestione ad altri. Poi non va l’irrevocabilità della scelta. E non va che i vantaggi fiscali sono bassissimi.

I recenti dati della Commissione di vigilanza sui fondi pensione affermano che sono 3 milioni e mezzo di lavoratori dipendenti del settore privato che hanno aderito ai fondi pensione ma l’adesione dei lavoratori alle forme di previdenza complementare non decolla. Perché secondo lei? I lavoratori hanno capito quello ci ha appena spiegato?

Si possono fare le scelte giuste in questo campo anche senza essere laureati in matematica. I lavoratori hanno capito, altra cosa, che rinunciano alla liquidità, cioè a trovare l’importo liquido quando vengono licenziati o quando vanno in pensione. Hanno capito che i fondi comuni sono stati gestiti a vantaggio dei gestori. Inoltre una scelta è reversibile, l’altra no. Non hanno capito tutto ma alcune cose le hanno capito e hanno scelto in maniera corretta.

Il presidente della Covip però ha detto che “la previdenza complementare va rilanciata”. Immagino che lei non sia d’accordo: ci spiega perché?

Al Covip non spetta dire se la presidenza integrativa va rilanciata, va limitata o meno. Il suo è un compito di vigilanza. Esiste una società dello stato, si chiama Mefop (Sviluppo mercato fondi pensione, ndr) che è fatta per fare la promozione dei fondi pensione. Al presidente della Covip spetta dire: “io controllo che la previdenza integrativa sia fatta rispettando le leggi”. Non è suo compito fare il direttore vendite. Entrando poi nel merito della materia, non sono d’accordo che debba essere rilanciata. Ma il presidente Covip non ha il compito di fare pubblicità alla previdenza integrativa.

In un recente articolo su la Repubblica lei ha scritto: “Un risparmiatore che voglia cautelarsi dal rischio inflazione ha più soluzioni. Il vero problema è semmai che non le conosce”. Quali sono tali soluzioni? E perché il risparmiatore italiano non le conosce?

Una è il TFR. Secondo: ci sono titoli di Stato legati all’inflazione, sono i Btp-i, i Buoni del tesoro poliennali indicizzati all’inflazione, e ci sono i Buoni Fruttiferi Postali decennali. Perché il risparmiatore non conosce queste soluzioni? Perché le banche hanno interesse a vendere la loro roba. Le Finanziarie, lo stesso. Il Tesoro non fa più pubblicità. Negli anni Ottanta il Tesoro faceva grosse pubblicità dei suoi titoli, ora non le fa più. Le Poste fanno qualche piccola inserzione. In Germania invece il Tesoro tedesco fa pubblicità a pagina intera, sulle principali riviste, dei suoi prodotti.

Lei ha preso parte al V2 Day di Beppe Grillo il 25 aprile scorso. Nel suo intervento diceva che “gli italiani hanno fatto le scelte peggiori perché i giornalisti economici hanno consigliato il prodotto più caro per loro e più remunerativo per chi li vendeva”. Come fare a capire quando il consiglio economico è “interessato” o poco trasparente?

O uno è competente in materia, e allora si salva, oppure quello che lo può salvare è una sana diffidenza quando vede che i giornali parlano così bene di prodotti venduti da privati. Naturalmente è un criterio non inoppugnabile: potrebbero parlarne bene perché sono buoni. Quello che io affermo è che dagli anni Ottanta i giornali italiani, in particolare il Mondo, il Sole 24 Ore, il Corriere della Sera, ma un po’ tutti, hanno spinto fondi comuni, gestioni, polizze vita carissimi e adesso, dopo circa venti anni, gli italiani cominciano a capirne i difetti.

2008 – redattore: BS

Dal sito di obzudi

Immagine tratta da valeriafaraldi.it

Gramos e il Presidente Napolitano

Ricevo da MORGAN e sono lieta di pubblicare questo aggiornamento ad un’avventura di solidarietà, partita sempre da lui, di cui potete leggere i prodromi qui – se poi, dal suo sito, ciccate su HELP 2.0, trovate un altro articolo. Se poi avete l’ADSL e un po’ di pazienza, spulciando trovate qualcosa anche qui…

Tempo addietro, quando iniziai a coinvolgere persone nella rete per trovare qualche aiuto per Gramos, feci lo stesso con coloro che frequentavo a Roma. Fra questi Mattia Miglioranza, caro amico e collega nell’associazione di volontariato. Mi disse: «A chi scriviamo?», ed io: «A tutti quelli che ti vengono in mente». Lui replicò: «Allora scrivo anche al Presidente della Repubblica!». Ci fu una risata di entrambi.

Caso vuole che alcuni giorni fa la Prefettura di Roma chiama Miriam per conto della Presidenza della Repubblica dicendole che hanno ricevuto una mail riguardo un bimbo malato e che Napolitano e i suoi collaboratori hanno deciso di fare una donazione di 3000 euro.

Mi ha chiamato Miriam fra lo stupore e la contentezza. Ne siamo tutti felici. Ringraziamo Mattia per l’intuito geniale e il Presidente della Repubblica per la generosità.

Gramos è a Roma, giunto dal Kosovo, attende di entrare all’ospedale Bambino Gesù per le consuete analisi di ogni anno, speriamo bene. Miriam mi ha detto che è cresciuto, più alto, rimane un timore: negli ultimi due mesi non ha preso il farmaco (non vi erano fondi a sufficienza).

Se guardiamo indietro all’estate dell’anno scorso possiamo rallegrarci, con l’aiuto di tante persone e il prezioso ponte burocratico e non solo di Miriam e delle colleghe siamo riusciti a donare a Gramos il cibo idoneo e per numerosi mesi il medicinale.

Una piccola goccia nell’oceano ma consapevole e fiduciosa.

Come sapete non vivo più a Roma, continuerò in ogni caso ad informarvi sulla situazione di Gramos e su eventuali nuove donazioni in suo favore.

Cancro e bambini

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Gentile Direttore, vorremmo invitare Lei e tutti i suoi lettori ad un attimo di riflessione su questa frase: la deliberata spietatezza con la quale la popolazione operaia è stata usata per aumentare la produzione di beni di consumo e dei profitti che ne derivano si è ora estesa su tutta la popolazione del pianeta, coinvolgendone la componente più fragile che sono i bambini, sia con l’ esposizione diretta alla pletora di cancerogeni, mutageni e sostanze tossiche presenti nell’ acqua, aria, suolo, cibo, sia con le conseguenze della sistematica e accanita distruzione del nostro habitat”.

Queste parole, che concludono un articolo sui rischi attribuibili ad agenti chimici scritto dal professor Lorenzo Tomatis* nel 1987, ci sono tornate alla mente come una lucida profezia davanti agli ultimi, recentissimi dati sull’incidenza di cancro nell’ infanzia in Italia pubblicati dall’Associazione Italiana dei Registri Tumori (AIRTUM: I tumori infantili Rapporto 2008).

Se già i dati pubblicati da Lancet nel 2004, che mostravano un incremento dell’ 1.1% dei tumori infantili negli ultimi 30 anni in Europa, apparivano preoccupanti, quelli che riguardano il nostro paese, riferiti agli anni 1998-2002 ci lasciano sgomenti. I tassi di incidenza per tutti i tumori nel loro complesso sono mediamente aumentati del 2% all’anno, passando da 146.9 nuovi casi all’anno (ogni milione di bambini) nel periodo 1988-92 a ben 176 nuovi malati nel periodo 1998-2002. Ciò significa che in media, nell’ultimo quinquennio, in ogni milione di bambini in Italia ci sono stati 30 nuovi casi in più. La crescita è statisticamente significativa per tutti i gruppi di età e per entrambi i sessi. In particolare tra i bambini sotto l’anno di età l’ incremento è addirittura del 3.2% annuo.

Tali tassi di incidenza in Italia sono nettamente più elevati di quelli riscontrati in Germania (141 casi 1987-2004), Francia ( 138 casi 1990-98), Svizzera ( 141 casi 1995-2004). Il cambiamento percentuale annuo risulta più alto nel nostro paese che in Europa sia per tutti i tumori (+2% vs 1.1%), che per la maggior parte delle principali tipologie di tumore; addirittura per i linfomi l’incremento è del 4.6% annuo vs un incremento in Europa dello 0.9%, per le leucemie dell’ 1.6% vs un + 0.6% e così via.

Tutto questo mentre si vanno accumulando ricerche che mostrano con sempre maggiore evidenza come sia cruciale il momento dello sviluppo fetale non solo per il rischio di cancro, ma per condizionare quello che sarà lo stato di salute complessivo nella vita adulta.

Come interpretare questi dati e che insegnamento trarne?

Personalmente non ne siamo affatto stupiti e ci saremmo meravigliati del contrario: i tumori nell’ infanzia e gli incidenti sul lavoro, di cui ogni giorno le cronache ci parlano, unitamente alle malattie professionali, ampiamente sottostimate in Italia, sono due facce di una stessa medaglia, ovvero le logiche, inevitabili conseguenze di uno “sviluppo” industriale per gran parte dissennato, radicatosi in un sistema di corruzione e malaffare generalizzato che affligge ormai cronicamente il nostro paese.

Potremmo, sintetizzando, affermare che lo stato di salute di una popolazione è inversamente proporzionale al livello di corruzione e quanto più questo è elevato tanto più le conseguenze si riversano sulle sue componenti più fragili, in primis l’infanzia, come Tomatis già oltre 20 anni fa anticipava.

Le sostanze tossiche e nocive non sono meno pericolose una volta uscite dalle fabbriche o dai luoghi di produzione e la ricerca esasperata del profitto e dello sviluppo industriale – a scapito della qualità di vita -, non può che avere queste tragiche conseguenze.

Dott. Gianluca Garetti Medico di Medicina Generale – Firenze

Dott. Valerio Gennaro Oncologo-Epidemiologo – Genova

Dott.ssa Patrizia Gentilini Oncologo – Ematologo – Forlì

Dott. Giovanni Ghirga Pediatra – Civitavecchia

Dott. Stefano Gotti Chirurgo – Forlì

Dott. Manrico Guerra Medico di Medicina Generale – Parma

Dott. Ferdinando Laghi Ematologo – Castrovillari

Dott. Vincenzo Migaleddu Radiologo – Sassari

Dott. Ruggero Ridolfi Oncologo-Endocrinologo – Forlì

Dott. Giuseppe Timoncini Pediatra – Forlì

Dott. Roberto Topino Medico del Lavoro -Torino
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17 luglio 2008

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=27888&sez=HOME_MAIL