Archivio | luglio 20, 2008

Attenti allo stile di vita, il Dna impara e “punisce” le generazioni future

LONDRA (20 luglio) – Si chiama epigenetica, studia i mutamenti che i comportamenti riescono a indurre nel patrimonio genetico. Da questi nuovi studi arriva l’allarme per i genitori: stili di vita sbagliati mettono a rischio il futuro della prole. Sigarette, alcol, troppi dolciumi, tte cattive abitudini che possono ripercuotersi sulle generazioni future con effetti devastanti al Dna di figli e nipoti.

Sulle pagine del domenicale londinese Sunday Times il professor Robert Waterland – docente di pediatria al Baylor College di Medicine di Houston in Texas – ha usato oggi proprio la epigenetica per spiegare come mai le donne obese mettono in genere al mondo bambini ancora più grassi: a suo giudizio devono essere all’opera vere e proprie alterazionì del Dna a livello molecolare. A Londra Marcus Pembrey ha chiamato anch’egli in causa «una modifica nel funzionamento del codice genetico» quando ha scoperto che i fumatori ultraprecoci tendono ad avere una prole con un elevato rischio di obesità. Un’altra ricerca che porta acqua al mulino della epigenetica arriva dalla Svezia dove è stato accertato che gli uomini tendono a vivere più a lungo se durante l’infanzia i loro nonni hanno sofferto la fame. In questo caso l’esperienza degli antenati sembra aver modificato in modo positivo il Dna, spingendolo a trovare maggiori risorse per un’esistenza più sana e duratura.

Di epigenetica in effetti si parla negli Stati Uniti ormai da qualche anno e nel 2005 una ricerca – condotta su 40 gemelli dai 3 ai 74 anni e pubblicata dalla rivista Proceedings of National Academy of Sciences – ha mostrato chiaramente che «lo stile di vita, lo stress, il fumo, lo sport e qualsiasi altro fattore esterno sono in grado di modificare il nostro patrimonio genetico». I gemelli cresciuti in simbiosi conservano infatti lo stesso DNA che si modifica invece nel caso di gemelli vissuti l’uno lontano dall’altro.

Dell’immutabilità del Dna di un individuo ha portato un altro duro colpo qualche mese fa uno studio effettuato alla Johns Hopkins University di Baltimora dove i ricercatori medici sono giunti alla conclusione che il genoma umano cambia con l’avanzare dell’età. A quanto pare c’è una ricaduta negativa sul Dna delle future generazioni persino se i genitori aspettano fino ai 40 anni prima di darsi una prole. La scoperta che fattori ambientali come dieta o stress possono trasmettersi via Dna ai propri discendenti è comunque presa con le molle da moltissimi genetisti.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=28035&sez=HOME_SCIENZA

Venezia, sedicenne muore per una pastiglia di ecstasy

Partecipava a una festa sulla spiaggia, c’erano duemila persone. Con lei due amiche

I genitori per ore in attesa del suo risveglio. Poi la fine di ogni speranza
Il padre: “Siamo distrutti. cercate di capire, non abbiamo nulla da dire”

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Venezia, sedicenne muore per una pastiglia di ecstasy

Pasticche di ecstasy

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VENEZIA – E’ morta in serata la giovane di 16 anni in coma dalla notte a Venezia per aver assunto una pastiglia di Mdma, molecola base dell’ecstasy. La ragazza, di Rovigo, era con due amiche a una festa al Lido, nella zona degli Alberoni, a cui hanno partecipato circa duemila persone. Uno dei tanti happening che vengono organizzati sulle spiagge del Veneto, senza alcuna autorizzazione della questura, nel giorno della festa del Redentore.

La giovane era stata ricoverata
nella notte all’ospedale di Dolo nel reparto di rianimazione. Ore di agonia e di angoscia, i genitori disperati accanto a lei che però non ha più ripreso conoscenza. Poi nel pomeriggio la fine di ogni speranza. Il padre, impiegato a Rovigo, si è limitato a dire ai giornalisti: “Non ho voglia di parlare, cercate di capire, siamo distrutti”.

La polizia sta cercando di ricostruire gli attimi immediatamente precedenti il malore che poi è stata fatale. Le altre due ragazze sono già tornate a casa: ancora un po’ intontite, hanno ammesso anche loro di aver assunto la droga, sciolta in alcune bevande. Non ricordano nemmeno se il pusher fosse uomo o donna.

La loro amica si è accasciata priva di sensi sulla sabbia. E’ stata subito ricoverata nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Dolo (Venezia) dove è stata dirottata dal nosocomio di Mestre che non aveva posti letto disponibili nello stesso reparto.

Nell’area della festa c’erano tre camion: due diffondevano musica techno ad altissimo volume, uno vendeva cibo e bibite.
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20 luglio 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/coma-ecstasy/coma-ecstasy/coma-ecstasy.html

Ma senza i prof meridionali la “scuola del Nord” si inceppa / Carissimi libri

Solo pochi giorni fa l’ultima rilevazione del Ministero su precari e supplenti
Solo la “gande migrazione” permette di coprire le esigenze del Centro-Nord

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di SALVO INTRAVAIA

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Ma senza i prof meridionali la "scuola del Nord" si inceppa
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Bossi attacca gli insegnanti del Sud ma senza di loro la scuola “del Nord” non potrebbe neppure funzionare. Basta guardare gli ultimi numeri pubblicati dal ministero dell’Istruzione proprio pochissimi giorni fa sui precari per rendersene conto.

Questa mattina, al congresso della Liga Veneta-Lega Nord, la provocazione di Bossi. Prima chiede la riforma del federalismo e successivamente invoca quella della scuola prendendo a pesci in faccia gli insegnanti meridionali. E’ ora di dire basta “al far martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord”, dice il leader lumbard che spiega: “Un nostro ragazzo è stato ‘bastonato’ agli esami perché aveva portato una tesina su Carlo Cattaneo”. Poi chiama al suo fianco la parlamentare leghista, Paola Goisis, della commissione Cultura della Camera, che rincara la dose: “Gli studenti italiani sanno tutti i sette re di Roma ma non sanno neppure un nome di un doge della Repubblica Serenissima”.

Quanti siano i docenti meridionali di ruolo che attualmente insegnano al Nord non si sa ed è difficile calcolarlo. Ma dall’ultima pubblicazione sulle graduatorie dei precari (Graduatorie ad esaurimento) si sa che 29 mila docenti “residenti in province meridionali” hanno optato per graduatorie provinciali di città “del Centro-Nord”, che in tutto contano 70 mila precari. Al Sud i numeri sono completamente diversi: 160 mila iscritti nelle graduatorie dei precari su un totale di 230 mila disposti a lavorare come supplenti. Di contro, gli iscritti in graduatorie del Sud residenti in province settentrionali sono appena 412.

Senza i 29 mila “terroni” alla ricerca di un posto di lavoro, anche precario, al Centro-Nord rimarrebbero appena 41 mila docenti con le carte in regola (forniti cioè di abilitazione all’insegnamento tramite concorso o appena usciti da una Scuola di specializzazione all’insegnamento secondario) per andare in cattedra e coprire i posti vacanti o momentaneamente liberi per assenza del titolare. Delle 25 mila assunzioni varate dal governo Berlusconi, 17 mila andranno alle regioni del Nord. Secondo fonti ministeriali, il prossimo settembre rimarranno vacanti al Nord più di 30 mila cattedre libere che i 41mila prof “del Nord” farebbero fatica a coprire. Perché occorre trovare docenti per le 78 mila supplenze conferite solo al Centro-Nord nel 2007/2008. Come farebbe la scuola nelle regioni settentrionali senza i vilipesi docenti meridionali?

Bambini e, ragazzini e studenti delle scuole settentrionali si dovrebbero “accontentare” di seguire le lezioni impartite da neolaureati o studenti universitari, senza nessuna esperienza ma di “nascita garantita”, che con la scuola e l’insegnamento non hanno mai avuto a che fare.

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20 luglio 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/scuola_e_universita/servizi/docenti-nord-sud/docenti-nord-sud/docenti-nord-sud.html

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Scuola, carissimi libri

20 luglio 2008

Federico Biglieri
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Fare studiare i propri ragazzi, si sa, più che una spesa è un investimento. Prepararli in modo completo alle sfide della globalizzazione e del precariato, non ha prezzo. Ovviamente, in senso metaforico

«Decreto Fioroni? No, non so nulla». Su una dozzina di mamme intervistate, solo in un caso non ci è stata ripetuta questa cantilena. Si tratta di un decreto ministeriale -il numero 28 del 22 febbraio 2008- che l’ex Ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, ha varato nel tentativo di porre tetti massimi di spesa per l’acquisto dei libri scolastici.

A seconda dell’istituto e della classe dello studente infatti, la normativa prevede un budget che i professori, una volta riuniti in consiglio per la scelta dei testi, non possono oltrepassare: si va dai 130 euro per una quinta alberghiero, ai 200 euro per una seconda nautico fino ai 370 di una terza liceo classico.

«Roba da matti, perchè una cosa così importante non è stata pubblicizzata adeguatamente?» si chiede Marzia Crotti, contrariata soprattutto per aver scoperto di avere speso ben più dei 250 euro consentiti dal piano. «Con un po’ di materiale scolastico, ho tirato fuori il doppio dei soldi. E non credo che la colpa sia di qualche penna». Un’altra madre (tre figlie, rispettivamente in prima elementare, prima media e prima liceo scientifico) si mette a ridere non appena le comunichiamo il budget, 305 euro, oltre al quale teoricamente non dovrebbe spendere. «Sulla lista ci sono quattordici libri, e il prezzo si aggira per tutti sui venti, venticinque euro. Si fa presto a fare i conti: oltre 400 euro».

Dunque, i paletti sembrano venire sradicati in continuazione. «Non è del tutto vero – replica Paolo Schiavi, titolare della libreria Moneta di via Venezia – i limiti vengono grossomodo rispettati. Se si oltrepassano nei primi due anni, magari vengono recuperati nei restanti. E’ un sistema elastico, da valutare nell’arco dei cinque anni. Altra cosa è l’abitudine dei “testi consigliati”».

Effettivamente, non è raro che i professori suggeriscano materiale che esula dalla lista di luglio (e quindi dal tetto di spesa imposto): dizionari, laboratori o semplici letture. Così altre banconote si vanno ad aggiungere a quelle già spese a inizio anno.

Una soluzione potrebbe essere l’usato, come ci conferma ancora Schiavi: «La nostra formula prevede un ritiro dei libri al 30 per cento, e una rivendita al 50 per cento del prezzo di listino. E’ un buon modo per limitare i forti rincari».

Ma il sistema si scontra con le richieste di molti insegnanti, restii nel lasciare studiare gli alunni su edizioni passate, anche se si tratta di pochi anni di differenza: «Qui si entra nelle considerazioni personali, sta al buon senso dei docenti venire incontro alle esigenze delle famiglie». Buon senso spesso assente, secondo il parere di Cristina Ricci, presidente della sezione savonese dell’Associazione Nazionale Genitori: «C’è meno comprensione rispetto a qualche anno fa, ricordo che i professori permettevano di reperire il materiale di studio anche da fonti diverse dal libro. Oggi c’è una corsa all’ultimo modello».

Ricapitolando: mandare due fratelli nella stessa sezione per risparmiare qualcosa è ormai inutile, comprare l’usato risulta essere una scelta rischiosa e il decreto ministeriale varato ad hoc viene applicato a singhiozzo. Quali altre possibili soluzioni?

«Noleggio dei libri e supporti informatici, ecco le soluzioni». Entrambe arrivano dalla presidente Age Liguria, Anna Maria Sassoli Pinori: «Sulla prima ci battiamo da anni, ultimamente sembra che gli editori abbiano dimostrato aperture in proposito. Ma ancora più innovativa è la proposta di trasferire il materiale didattico su cd. Il nuovo governo si è mostrato interessato all’iniziativa, vedremo».

Il Ministro Fioroni promosse il decreto con lo slogan “studiare non può diventare un lusso per pochi”. Troppo tardi, l’impressione che studiare sia un lusso per pochi è vecchia. Come i libri dei nostri fratelli maggiori.

Sette anni dopo ancora a Genova per Carlo Giuliani

 G8 di genova, Carlo Giuliani ucciso in Piazza Alimonda a Genova (ansa)
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È partito da piazza De Ferrari a Genova il previsto corteo per commemorare i fatti del G8 e diretto in piazza Alimonda dove nel pomeriggio del 20 luglio del 2001 rimase ucciso Carlo Giuliani.

Ad aprire la manifestazione, alla quale pertacipando diverse centinaia di persone uno striscione del comitato Carlo Giuliani.

In testa al corteo, tra gli altri, Giuliano Giuliani, Vittorio Agnoletto e Arnaldo Cestaro, una delle vittime della violenza alla Diaz, già ricevuto come parte civile nei processi dal sindaco Marta Vincenzi insieme col giornalista Lorenzo Guadagnucci e Cristian Mirra (anch’essi vittime delle violenze alla scuola).

Tra i manifestanti sfilano anche Giovanni Russo Spena e Haidi Giuliani.

Sui fatti del G8 di Genova «prima o poi la verità verrà fuori tutta». Ne è convinto Giuliano Giuliani, il padre di Carlo, che esattamente sette anni fa perse la vita durante gli scontri con le forze dell’ordine nel capoluogo ligure. Giuliani rileva che «qualcosa è stato fatto», ricorda la recente sentenza su Bolzaneto e la requisitoria nel processo per il blitz alla scuola Diaz: «Sono state condanne tiepide e richieste contenute – rileva – ma le forze dell’ordine sono state messe sotto accusa per il loro comportamento. Anche se tra gli accusati manca un pezzo: i reparti speciali dei Carabinieri. Non vorrei fossero considerati intoccabili», conclude Giuliani.

Genova sarà candidata a diventare sede di un’agenzia europea per i diritti dell’uomo: è quanto si propone il sindaco del capoluogo ligure Marta Vincenzi che ha incontrato nella sede del Comune, alla presenza di una cospicua parte della sua giunta, alcune parti civili dei processi del G8 per la Diaz e Bolzaneto, per offrire un «risarcimento morale alle vittime» da parte delle istituzioni.

Il sindaco ha spiegato l’incontro come «la volontà del Comune di offrire un riconoscimento morale a coloro che sono stati in quei giorni, vittime, perchè pur non avendo compiuto alcun gesto, nemmeno lontanamente avvicinabile ad un gesto di violenza contro la città, in questa città hanno subito limitazioni di diritti fondamentali. Vogliamo riconoscerlo non solo per commemorarlo – ha detto – ma anche perché diventi occasione per il futuro di Genova».

«Il fatto che siano stati fatti processi e arrivino sentenze contribuisce a chiudere una fase e restituisce molte verità, ma occorrono anche atti simbolici – ha aggiunto Vincenzi -. Oggi col pensiero che Genova possa diventare sede di un’agenzia internazionale per i diritti dell’uomo, si chiude il trauma, si pone fine all’elaborazione del lutto e come città si individua una possibilità di superamento nella proposta che sul tema dei diritti Genova possa essere punto di riferimento anche nel futuro».

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Pubblicato il: 20.07.08
Modificato il: 20.07.08 alle ore 16.19

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=77303

Bambine Rom annegate, corpi per ore in spiaggia

L’Unhcr: preoccupante l’indifferenza dei bagnanti

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I cadaveri delle due bimbe. Indifferenti dei bagnanti continuano a prendere il sole

ROMA (20 luglio) – «Preoccupazione» e «indignazione». Non ci sono altre parole per descrivere la sciagura delle due bimbe rom che ieri sono annegate a Torregaveta, vicino a Pozzuoli, i cui cadaveri sono rimasti per ore in spiaggia tra l’indifferenza dei bagnanti. Parole forti quelle di Laura Boldrini, portavoce dell’alto commissario per i rifugiati dell’Onu. Cordoglio alle famiglie delle due bimbe che nell’assolata giornata di ieri, dopo ore sotto il sole a vendere conchiglie, braccialetti e portafortuna avevano deciso di farsi un bagno tra le onde agitate del mare.

La tragedia. Per Violetta e Cristina Ebrehmovich, 12 e 11 anni, non c’è stato nulla da fare nonostante il tentativo di salvataggio di due bagnini dei vicini stabilimenti privati. Le due ragazzine si gettano in mare insieme ad altre due amiche, Manuela di 15 e un’altra piccola di 8. Venivano dal campo nomadi di Scampìa, vicino a Secondigliano. Avevano preso la Cumana, il treno che collega Napoli con Pozzuoli e i centri della periferia.

Bimbe lavoratrici con la voglia di mare. Come ogni sabato a lavorare per raccogliere qualche euro. Ma le bimbe lavoratrici restano bimbe e non resistono alla voglia di tuffarsi in mare, nonostante le onde agitate che bagnano la spiaggia libera. Loro probabilmente non sanno nuotare, non hanno neanche il costume e si gettono in mare vestite. Disperate le grida d’aiuto delle bimbe. I due bagnini cercano disperatamente di salvarle. Dopo pochi minuti arriva l’ambulanza del 118 chiamata da una signora che ha assistito alla scena. In mare anche una motobarca dei vigili del fuoco. Si salveranno Manuela e la piccola di 8 anni, ma per Violetta e Cristina, i cui corpi sono stati recuperati a 150 metri dalla spiaggia, non c’è stato niente da fare.

I corpi lasciati per ore sulla spiaggia. Intanto sulla spiaggia un centinaio di bagnanti continuano a prendere il sole, come se nulla fosse successo. Come se quei due cadaveri rimasti per ore a terra, coperti con teli da mare, fosserso invisibili. Attraverso le testimonianze delle due bimbe salvate le forze dell’ordine hanno avvertito i parenti. Il papà e uno zio, di origine slave, con documenti d’identità italiani. Le bimbe inizialmente, spaventate, scappano alla vista delle forze dell’ordine. Particolare che ha contribuito al fatto che i due cadaveri restassero per ore in spiaggia.

Il cordoglio dell’Unhcr. Cordoglio ma «anche preoccupazione – ha detto Laura Boldrini, portavoce dell’alto commissario per i rifugiati dell’Onu – per quanto accaduto sulla spiaggia. Infatti, secondo quanto riportano i giornali, nessuno dei bagnanti sarebbe intervenuto a tentare di salvare le bambine prima dei soccorsi dei bagnini. Colpisce ed indigna anche il fatto che il recupero dei due corpi sia avvenuto nell’indifferenza generale, come se niente fosse avvenuto». E la Boldrini si chiede: «Si sarebbe tenuto lo stesso comportamento se si fosse trattato di due bambine italiane? Come possibile che le persone non danno più spazio alla commozione, di fronte ad un dramma simile?». La portavoce ha ricordato che il 20% dei rom presenti in Italia sono slavi, persone che hanno ottenuto lo status di rifugiati o la protezione umanitaria.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=28028&sez=HOME_INITALIA

Bossi, dito medio contro l’inno «Mai più schiavi di Roma»

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Sulla scuola: basta ai professori del sud

manifesti firmati Lega Nord in solidarietà agli aggressori di Nicola Tommasoli, foto Ansa
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«Non dobbiamo più essere schiavi di Roma. L’Inno dice che ‘l’Italia è schiava di Roma…’, toh!  dico io». È la frase che Umberto Bossi ha pronunciato a Padova, con il dito medio levato, parlando ai delegati della Liga Veneta-Lega Nord riuniti a congresso.

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«Dobbiamo lottare – ha aggiunto – contro la canaglia centralista. Ci sono quindici milioni di uomini disposti a battersi per la loro libertà. O otterremo le riforme, oppure sarà battaglia e la conquisteremo, la nostra libertà». Un Bossi in forma e particolarmente combattivo quello presentatosi stamani davanti ai leghisti del Veneto: «Dobbiamo lottare – ha insistito – contro questo stato fascista. È arrivato il momento, fratelli, di farla finita».

E sempre sul progetto di federalismo, il leader del Carroccio ha detto di non essere contrario alla perequazione tra regioni più ricche e quelle più povere. «Ma deve essere una perequazione giusta – ha proseguito – non come è adesso, dove chi più spende più ha soldi dallo Stato. È una truffa, è uno schifo». «Adesso ogni regione deve vivere con i soldi che produce – ha detto ancora Bossi -, poi, certo, serve una certa perequazione, ma basta mandare i soldi a Roma e vedere i sindaci costretti ad andare col cappello in mano nella capitale».

Il Senatur intende dare battaglia anche sui trasferimenti assegnati in base alla spesa storica: «Anche questa della spesa storica – ha spiegato – intendo toglierla di mezzo con il federalismo». «Il federalismo – ha concluso Bossi – non è solo la storia mia, è la storia nostra. Non lo farò soltanto io ma milioni di persone».

«Dopo il federalismo bisogna passare anche alla riforma della scuola». È l’intendimento della Lega che Umberto Bossi ha ribadito. «Non possiamo lasciare martoriare i nostri figli – ha aggiunto – da gente (i professori ndr) che non viene dal nord.  Il problema della scuola è molto sentito perchè tocca tutta la famiglia». E qui Bossi ha voluto citare un esempio: «È la verità – ha spiegato – un nostro ragazzo è stato “bastonato” agli esami perchè aveva presentato una tesina sul federalista Carlo Cattaneo». «La Padania – ha aggiunto Bossi – ormai è nel cuore di tutti. Noi ai bambini insegniamo fin da quando nascono che non siamo schiavi e non lo siamo mai stati».

«Galan continui ad insultarci: vedrà che risultati otterrà. Chi mal agisce mal finisce, dice il proverbio». Così Umberto Bossi ha rilanciato la polemica con il governatore del Veneto apertasi con la Lega dopo il progetto di Galan di un PdL veneto. «Galan – ha ribadito Bossi – dice ‘io sono il signor-nordest’. Ma lui è il signor-est, più che il signor-nord». «I nemici della Lega – ah concluso – vengono cancellati dai veneti che hanno capito tutto».

Il leader della Lega Umberto Bossi dà la propria investitura ufficiale al sindaco di Verona Flavio Tosi come candidato alla presidenza del Veneto nel 2010. «A me piacerebbe – ha detto Bossi – poi sarà il segretario Gobbo e il Consiglio nazionale dei veneti a decidere. Però io Tosi lo vedo bene in Regione. L’uomo è abbastanza ‘politicò e anche come sindaco è bravo». Quanto all’altro emergente della Lega Nord in Veneto, che molti danno a sua volta come potenziale candidato per la Regione, il ministro Luca Zaia, Bossi ha risposto: «Zaia deve continuare a fare bene il ministro e risolvere sopratutto il problema delle quote-latte che hanno ammazzato i nostri allevatori». «Ma lì – ha concluso Bossi – bisogna andare a battere i pugni in Europa, perchè Tremonti ha detto che soldi non ce ne sono».

Pubblicato il: 20.07.08
Modificato il: 20.07.08 alle ore 14.46

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=77301

Pdci: conferma per Diliberto e centralismo democratico

"Manca pluralismo" Oliviero Diliberto, rieletto segretario del Pdci

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Il Comitato centrale, riunitosi a seguito della conclusione del congresso nazionale del Pdci, ha rieletto segretario del partito Oliviero Diliberto.

Confermate anche le cariche del presidente, Antonino Cuffaro, e del tesoriere Roberto Soffritti. I componenti della minoranza guidata da Katia Bellillo hanno deciso di non entrare nel Comitato centrale, per protestare, spiega Luca Robotti, uno dei promotori della seconda mozione congressuale, contro il «mancato rispetto del pluralismo».

Nel Pdci sarà severamente vietato formare correnti e fare propaganda o assumere atteggiamenti contrari alle decisioni degli organismi ufficiali del partito. È questa la novità del quinto congresso del Pdci. Ieri sera i delegati, in seduta segreta, hanno confermato la validità della norma statutaria sul centralismo democratico.

Nel suo intervento conclusivo, Oliviero Diliberto ha sottolineato che questa regola dovrà essere «assolutamente rispettata da tutti», pena sanzioni severe. Lo stesso segretario del Pdci ha ammesso che negli ultimi anni questo principio del comunismo non era di fatto più rispettato. «Fino a quando sarò segretario del partito intendo – ha sottolineato – far rispettare questa regola, anche perchè non potremo andare all’incontro con il Prc in ordine sparso. In questo dobbiamo essere tetragoni e ricordare che la nostra cultura è quella marxista e leninista».

Un altro giro di vite è stato annunciato da Diliberto sul tesseramento: «I militanti che non verseranno la quota annuale verranno “damblè” espulsi dal partito. Nel Pci questo era un dato acquisito, ma evidentemente anche nel nostro partito – ha concluso Diliberto – è entrata la degenerazione».

Belillo: no al centralismo democratico «Il centralismo democratico riesumato da Diliberto tradisce solo la sua vocazione autoritaria e non ha nulla a che vedere con le grandi discussioni che si tenevano all’interno del Pci». Così Katia Bellillo, leader della minoranza interna del Pdci, commenta con i giornalisti il discorso conclusivo del segretario del partito. «Il centralismo democratico – ha sottolineato Bellillo che è stata per lungo tempo militante nel Pci – deve essere attuato correttamente. Questo non è stato fatto da Diliberto che non garantisce il diritto di tutti a esprimersi liberamente nel partito». L’ex ministro ha criticato la decisione del congresso di eleggere un comitato centrale di 520 componenti: «Questo conferma la linea autoritaria di Diliberto perchè in un organismo così pletorico per la minoranza esprimersi diventa una farsa, anzi una tragedia».

Diliberto rinnova inviti a Prc «Caro Vendola, a che cosa ci serve farci la guerra tra noi quando il nemico di classe sta governando il Paese?». Nel discorso conclusivo del quinto congresso del Pdci, Oliviero Diliberto, si è rivolto al possibile futuro leader del Prc per chiedergli di perorare la causa dell’unità dei comunisti. A corredo delle sue ragioni Diliberto ha ricordato che nel 2009 si terranno le elezioni Europee. Ha ribadito l’invito a presentare liste comuni con il Prc ed ha aggiunto: «Si tratta di un test fondamentale dopo le elezioni politiche. Sarebbe sciagurato se ci presentassimo alle Europee con due liste contrapposte, anche perchè sarebbe inevitabile scivolare nelle polemiche e nella competizione politica».

Diliberto ha ribadito l’intenzione di dar vita in autunno «ad una grande manifestazione per difendere i salari contro un Berlusconi che farà pagare la crisi mostruosa in arrivo alle classi più deboli». Secondo il leader del Pdci queste ultime sono state completamente abbandonate dagli altri partiti politici: «Finora abbiamo visto dal Pd e dall’Idv un’opposizione sacrosanta solo sui temi della giustizia».

Verdi a Francescato, polemiche su Pecoraro Non tira aria migliore a Chianciano al congresso dei Verdi. Dopo l’elezione di sabato di Grazia Francescato a segretario, polemiche sulla ricomparsa di Pecoraro Scanio. La sua comparsa sul palco del congresso dopo l’elezione della Francescato è stata «una indegna sceneggiata che mi ha impedito di salire sul palco a farle i miei auguri», dice Marco Boato, concorrente della Francescato. «Faccio i miei auguri a Grazia Francescato – dice Boato – di cui sono amico da trent’anni e con la quale collaborerò lealmente come ho sempre fatto anche in passato. Resta profondo e ancor più accentuato il mio dissenso politico sull’operazione che ha portato alla sua vittoria congressuale purtroppo all’insegna del continuismo con il gruppo dirigente che ha portato i Verdi alla catastrofe elettorale dell’aprile scorso».

«Se qualcuno avesse avuto qualche dubbio – attacca – su questa matrice continuista credo che lo abbia brutalmente fugato la sceneggiata disgustosa che si è verificata all’atto della proclamazione del voto con la comparsa improvvisa in sala e sul palco di Alfonso Pecoraro che in un colpo solo è riuscito a delegittimare l’autonomia politica di Grazia Francescato e imporre mediaticamente la sua paternità sulla operazione elettorale che ha portato all’elezione di Grazia». «Anche quest’ultimo atto – conclude – è il segno di un modo “padronale” di concepire i Verdi e di un protagonismo narcisista che purtroppo aveva già portato i Verdi alla disfatta».

Nel suo discorso da neo segretario Grazia Francescato ha attaccato: «Sono a vostra disposizione e in questo anno darò tutta me stessa, ci metterò tutta la mia passione, la mia forza ma anche la mia durezza». «Perchè – aggiunge – con alcune persone bisogna essere duri e se qualcuno ha approfittato dell’aria allegra per farsi i fatti suoi, sappia che ora l’aria è seria». «Servono – aggiunge – rigore e schiena dritta. Qua i furbetti del partitino hanno chiuso».

La Francescato ha detto di voler tenere un filo diretto con tutti e a questo dedicherà un giorno alla settimana. Ha invitato tutti a esprimere le diverse opinioni e a confrontarsi «perchè il confronto non può esserci solo qui e ritornare fuori tra un anno». E si è detta pronta anche a contrasti. «Perchè – ha avvertito – il conflitto quando è espresso va bene, sennò ci si divide in clan».

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Pubblicato il: 20.07.08
Modificato il: 20.07.08 alle ore 17.02

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=77304

CONTRATTO STATALI – La Cgil: se continuano così a settembre sarà sciopero / Lunedì al voto la ‘fiducia’

No ai tagli sui rinnovi contrattuali

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 Giulio Tremonti

Giulio Tremonti
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«Il re è nudo, il governo sta chiamando lo sciopero». Così Carlo Podda, segretario della Funzione pubblica Cgil, commenta la notizia dei tagli di 400 milioni di euro per i rinnovi contrattuali degli statali, previsti nel maxiemendamento alla manovra.

«Se si continua su questa linea – afferma Podda – a settembre lo sciopero sarà inevitabile per sostenere la nostra piattaforma e tutti i cittadini». Per il segretario della Fp infatti questi tagli non ricadranno solo sugli stipendi dei dipendenti della p.a. che si vedranno, con lo stanziamneto 2.800 milioni di euro, 8 euro lordi in più al mese per il 2008 e 60 per il 2009.

Ma ci saranno anche meno servizi per i cittadini: «Con questi tagli – spiega Podda – verranno meno fondi per l’apertura dei musei la domenica, per mostre speciali e musei sotto le stelle. Ci saranno anche meno servizi nella sanità, come ha detto bene Formigoni, che non può certo essere tacciato di ostilità politica, e non saranno più finanziati progetti speciali per ridurre l’evasione, nè quelli dell’Inps per quella contributiva».

Per Podda insomma è una manovra solo di tagli che si disinteressa delle conseguenze sui cittadini: «Il governo non potendo più negare l’evidenza – conclude Podda – tenta di trasformare una scelta negativa contro i dipendenti pubblici e i cittadini in una scelta virtuosa per premiare i lavoratori più produttivi». In autunno, stando così le cose, la mobilitazione per la Cgil sarà d’obbligo.«Ci stanno preparando una polpetta avvelenata» ma comunque lo sciopero ci sarà solo «in extrema ratio». Così Gianni Baratta segretario confederale della Cisl e responsabile della Funzione Pubblica che conferma le critiche della Cgil, ma si smarca sullo sciopero a settembre.
Baratta ribadisce la disponibilità del sindacato ma «stando a questi numeri il confronto ci sembra molto molto complicato». «Anche nel tavolo Aran – afferma il segretario – abbiamo chiesto di spiegarci la coerenza con cui nel Dpef si parla, da una parte di inflazione programmata all’1,7% e dall’altra di inflazione reale al 3,8%, e per la fine dell’anno al 3,4%. In tutto questo si parla di rinnovo del contratto con le stesse regole del ’93». Per Baratta serve dunque chiarezza e coerenza: «I soldi stanziati per quest’anno valgono lo 0,3% di inflazione. In più con 2.800 milioni di euro per il 2008 e 2009 per tutti i lavoratori centralizzati, compresa la scuola, ci saranno circa 70 euro lordi al mese nel biennio. Si parla infine anche del taglio del salario accessorio». Una cifra che ovviamente per il sindacato, con l’aumentare di tutte le bollette, del prezzo del petrolio e del costo della vita, non può essere sufficiente. «Abbiamo dunque chiesto all’Aran – continua Baratta – di rifare meglio i conti e di spiegarci la manovra». Quindi in attesa di decidere uno sciopero visto come «ultima spiaggia», la Cisl annuncia di voler stabilire nei territori iniziative di mobilitazione e informazione ai cittadini per denunciare «le malefatte della politica centrale e periferica e confermare la nostra volontà di riformare la pubblica amministrazione».

Maggioranza e governo però fa quadrato sostenendo che il taglio denunciato dai sindacati non esiste.

«Non c’è nessun taglio e le risorse previste per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego saranno stanziati nella Finanziaria», dice il ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, sottolineando però che «l’impegno del governo resta quello previsto in base all’inflazione programmata», come denunciato dai sindacati.

«Non c’è nessun taglio sui fondi per i contratti degli statali», ha detto Marino Zorzato, uno dei relatori della manovra alla Camera spiegando che nel maxiemendamento è stato ridotto da 2.740 a 2.340 milioni l’accantonamento per i contratti degli statali nel triennio 2009-2011 per coprire immediatamente i 400 milioni necessari per l’abolizione del ticket sanitario. «Non erano fondi spendibili subito e da oggi alla Finanziaria il governo troverà i fondi sufficienti per i rinnovi», ha spiegato Zorzato.

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Pubblicato il: 19.07.08
Modificato il: 19.07.08 alle ore 19.17

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=77286

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Lunedì si vota la fiducia, corretto il maxiemendamento

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di Nicoletta Cottone

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Il Governo ha formalmente posto la fiducia in Aula alla Camera sul maxiemendamento al decreto legge di manovra. Lo ha annunciato il ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito. Il voto di fiducia avrà luogo lunedì 21 luglio a partire dalle 17. Il voto finale sul decreto, costituito da 96 articoli e 702 commi, dovrebbe tenersi nella giornata di mercoledì 23 luglio. Prima dell’apposizione della fiducia sono arrivate una serie di correzioni al

Maxiemendamento. Torna la comunicazione preventiva per le assunzioni a tempo determinato, viene tagliata una delle deroghe al nuovo regime di gare introdotto per l’affidamento dei servizi pubblici locali, salta il tetto alle indennità dei manager, viene candellata la norma che consentiva allo Stato di stipulare accordi con altri Paese per la realizzazione di centrali nucleari. Novità anche in tema di obbligo scolastico, con le opposizioni che insorgono perchè ritengono che la dicitura adottata cancelli l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 16 anni. Fra le novità inserite nella manovra, la Robin tax si colora di verde, il piano casa sarà pronto a ottobre, non ci sarà più bisogno del certificato energetico per vendere o affittare immobili. Ulteriori modifiche al maxiemendamento sono state annunciate in aula alla Camera con la lettura di una lettera del ministero dell’Economia.

Cancellata, dunque, la norma introdotta in Commissione su proposta della Svp che prevedeva la possibilità di comunicare l’assunzione nei cinque giorni successivi all’assunzione anziché il giorno precedente, modifica che aveva suscitato le vibrate proteste del Pd. Soddisfatto per la modifica l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano (Pd): «Abbiamo costretto il Governo a fare una clamorosa marcia indietro su alcuni temi del lavoro». Una norma, sottolinea Damiano, che «ha consentito di combattere il lavoro nero e le irregolarità», ricordando che una parte significativa delle morti bianche nel settorie dell’edilizia avveniva guarda caso proprio il primo giorno di lavoro, con assunzioni post mortem. «È stata una svista – ha spiegato il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi – di chi non ha saputo leggere il combinato disposto tra l’eliminazione del libro matricola e del libro paga».

Novità anche per la riforma dei servizi pubblici locali. Nelle correzioni al maxiemendamento, trasmesse alla Camera dal Governo, viene abolita una norma, voluta dalla Lega, che individuava le società a cui era possibile affidare direttamente la gestione dei servizi senza ricorrere alla gara.

Fra le altre novità nessun aumento dei contributi alle imprese editrici perchè «valutato non compatibile con il limite di spesa». L’ultima correzione giunta al maxiemendamento è in tema di sanità: il sottosegretario all’Economia, Giuseppe Vegas, ha spiegato che la correzione fa riferimento agli accordi anzichè ai contratti per le intese fra Servizio sanitario e ospedali
classificati. La modifica, ha sottolineato, «non ha effetti negativi di carattere finanziario».

Il maxiemdnamento ritocca in miglioramento i saldi. Il saldo netto da finanziare resta invariato nel 2008, ma migliora di 187,3 milioni nel 2009, 145,2 nel 2010 e 139,4 nel 2011. Il fabbisogno migliora di un milione nel 2008, 50,1 nel 2009, 87 nel 2010 e 70,2 nel 2011. Sul fronte dell’indebitamento, il miglioramento è di 83 milioni quest’anno, 92,1 nel 2009, 105 nel 2010 e 70,2 nel 2011. I 400 milioni di euro tolti ai contratti del pubblico impiego, poi, alimenteranno un fondo del ministero dell’Economia «per il finanziamento di misure di proroga di agevolazioni fiscali riconosciute a legislazione vigente». L’emendamento prevede 900 milioni di euro per il 2009 (erano 500 nel testo originario) e 500 milioni di euro a decorrere dal 2010.

Immediate le reazioni dell’opposizione
sulle correzioni apportate al maxiemendamento. Secondo Bruno Tabacci dell’Udc le modifiche non sono su questioni formali, ma di «sostanza», mentre Fabio Evangelisti dell’Idv accusa il Governo di essere «confuso, pasticcione e arrogante».

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fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2008/07/manovra-maxiemendamento-assunzioni.shtml?uuid=a46ec9fc-54ac-11dd-97d2-f2d83a3912f8&DocRulesView=Libero

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MANOVRA: PIU’ DIFFICILE ASSUNZIONE A TEMPO PIENO

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Sara’ piu’ difficile per i lavoratori precari ottenere un contratto a tempo indeterminato. Il maxiemendamento, su cui il Governo ha posto la fiducia, ammorbidisce le disposizioni introdotte dal Governo Prodi che assicuravano per legge un contratto a tempo indeterminato per i precari che ottenevano un rinnovo a tempo determinato dopo 36 mesi di lavoro con la stessa azienda. “La conversione a tempo indeterminato del rapporto (prevista dal Governo Prodi ndr.) – si legge nel maxiemendamento – si applica esclusivamente alle fattispecie regolate dalle medesimi disposizioni, trovando applicazione nei casi di violazione degli articoli 1, 2 e 4 del dlgs 368/2001, l’articolo 1419 del codice civile”. L’articolo 1419 del codice civile stabilisce che “la nullita’ parziale di un contratto o la nullita’ di singole clausole importa la nullita’ dell’intero contratto, se risulta che i contraenti non lo avrebbero concluso senza quella parte del suo contenuto che e’ colpita dalla nullita’. La nullita’ di singole clausole non importa la nullita’ del contratto, quando le clausole nulle sono sostituite di diritto da norme imperative”. Lo stesso maxiemendamento prevede “un indennizzo” in caso “di violazione delle norme in materia di proroga del termine” per “un importo compreso tra 2,5 e 6 mensilita’”.

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fonte: http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/2006/rep_nazionale_n_3224353.html?ref=hpsbdx1