Archivio | luglio 25, 2008

Pavia, università ed amministrazione: gli studenti non sono polli da spennare!

I Comunisti Italiani ritengono inadeguate le risposte che l’amministrazione sta fornendo alle istanze studentesche ed evidenziano che queste ultime non sono solo una fonte a cui attingere. Chiedono una svolta radicale.

70000 abitanti, Pavia, ospita 25000 universitari. Inutile sottolineare l’importanza che l’Università riveste per l’economia di Pavia e delle realtà che vivono situazioni analoghe, dove gli studenti vengono recepiti come risorsa imprescindibile per la comunità. Per questo, sono organizzate numerose iniziative ed attività volte a rendere le città vivibili e “a misura di studente”. A Pavia, la situazione è diversa: gli studenti sono percepiti solo come una risorsa economica da sfruttare.

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Affitti: 200/300 euro per un posto in camera doppia, 400/500 per un monolocale, spesso “in nero”. Cartina tornasole? L’urbanistica. Sebbene gli abitanti diminuiscano, Pavia costruisce. Gli studenti, poi, sono la principale risorsa economica per i negozi: i fuorisede, infatti, spesso non posseggono l’auto e sono costretti a fare la spesa in centro (dove i prezzi sono più alti), a differenza degli altri che hanno scelta tra i troppi centri commerciali. A fronte di questa miniera, le amministrazioni (anche le meno progressiste) cercano di sostenere i ragazzi con azioni volte a migliorare il loro tenore di vita e l’inserimento nella comunità: iniziative culturali e ricreative, adeguamenti sul sistema dei trasporti pubblici, etc. A Pavia, no: le iniziative culturali organizzate dall’amministrazione sono sempre “a scatola chiusa” e, nella maggior parte dei casi, indirizzate ad un pubblico diverso; se gli studenti sono promotori e organizzatori di eventi, invece di garantire loro sostegno e appoggio, l’amministrazione è la prima ad avversarli. Innumerevoli gli esempi: dalle difficoltà nell’assegnazione di spazi, al rifiuto costante di finanziamenti, per giungere alle ordinanze di chiusura per luoghi d’aggregazione. Quest’ultimo esempio è il più lampante: in casi come quelli di Radio Aut e Sottovento, locali importanti e vicini alle istanze degli studenti, si è preferito stare dalla parte di pochi e dei loro interessi economici, invece di sostenere la volontà di centinaia di giovani. Le parole dell’assessore Nizzoli la dicono lunga: “Il cuore del problema è che Pavia è una città di anziani, molti hanno investito sostanzialmente nell’edilizia anche per studenti. Voi siete una risorsa economica per Pavia ma dovete iniziare a vivere la città fuori dalle mura spagnole“. La struttura promessa in campagna elettorale? Nemmeno un modellino.

Trasporti pubblici: come può Pavia garantire adeguata mobilità agli studenti se gli autobus sono pochi e alle 00,30 terminano le corse?

Segreteria provinciale PdCI

Coordinamento provinciale FGCI

immagine di studentidisinistra

Addio a Pausch, il professore che ha commosso il mondo

Randy Pausch aveva 47 anni, la sua storia girò il mondo

Il professor Randy Pausch, un docente universitario che ha raccontato la propria lotta con il cancro in un libro divenuto un bestseller mondiale, “L’ultima lezione”, è morto in Pennsylvania a 47 anni per le conseguenze di un tumore al pancreas. Ne ha dato notizia la Carnegie Mellon University, dove aveva una cattedra di scienze informatiche. Il suo libro – che è diventato un best seller anche in Italia, pubblicato da Rizzoli – è creato sviluppando i temi e i contenuti di una travolgente ultima lezione universitaria tenuta lo scorso settembre da Pausch a Pittsburgh. La lezione, ripresa in video, aveva spopolato su YouTube, dando vita a un fenomeno globale poi diventato un libro.

«Ho un problema di sistema – aveva annunciato il docente, cominciando la lezione di fronte a 400 studenti -. Benchè abbia sempre goduto di forma fisica strepitosa, ho ben dieci metastasi al fegato e mi restano solo pochi mesi di vita». L’incontro finale tra il docente e i suoi studenti, caratterizzato da ironia e riflessioni profonde, si era trasformato in un commosso inno alla vita, poi tradotto in libro.

MULTIMEDIA

25/7/2008

fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200807articoli/35125girata.asp

SI al pomodoro ‘nero’, NO alla carne clonata..

Contro l’invecchiamento arriva il pomodoro nero

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ROMA (25 luglio) – Si chiama “Sun black”, il pomodoro dalla buccia nera e dalla polpa rossa ricco di proprietà antiossidanti nato da un progetto che ha coinvolto gli atenei di Pisa, Modena, Reggio Emilia e Tuscia e finanziato dal ministero dell’Università e della ricerca scientifica.

Il Sun black, varietà ottenuta senza far ricorso a tecnologie Ogm, presenta una buccia dalla colorazione viola tendente al nero. Il colore è dovuto alla presenza degli antociani, pigmenti presenti in alcuni vegetali come l’uva nera o i mirtilli che svolgono una potente azione antiossidante, utile a rallentare l’accumulo di radicali liberi.

Il pomodoro nero, che conserva comunque la polpa di colore rosso e mantiene inalterato il sapore, è stato ottenuto dall’incrocio tra diverse qualità di pomodoro ed è giunto al secondo anno di raccolta.

Il progetto ha due obiettivi: il primo è relativo alla ricerca agroalimentare e a un possibile ingresso del Sun black nel circuito commerciale. Il secondo è invece rivolto allo studio dei geni coinvolti nel processo di produzione di antociani per migliorare ulteriormente, senza ricorso a tecniche Ogm, la componente nutrizionale degli alimenti.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=28337&sez=HOME_PIACERI

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Legambiente: UE non dia accesso a carne clonata

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ROMA – “E’ necessario che l’Europa riveda i meccanismi di una agenzia che si occupa di tutto tranne che di sicurezza alimentare. Se l’Efsa non si smentisce mai, speriamo che la Commissione Ue non introduca la carne clonata nella catena alimentare”. Così Francesco Ferrante, responsabile agricoltura di Legambiente, commenta in una nota il parere scientifico finale dell’Efsa sulla clonazione animale.

“Non riusciamo a capire come – prosegue Ferrante – nonostante i risultati scientifici e i dubbi manifestati dalla stessa Efsa sul benessere degli animali clonati, l’agenzia possa dare il via libera sul fronte della sicurezza alimentare”. In particolare “non è possibile – prosegue il responsabile agricoltura di Legambiente – rischiare sulla salute umana e immettere nella catena alimentare bovini e suini clonati, che come dimostrano i test scientifici, già sono vittime di frequenti e gravi problemi”.

Quindi, conclude Ferrante “é necessario che la Commissione europea a tutela dei cittadini vieti la pratica della clonazione a fini alimentari, perché in realtà per sconfiggere la fame nel mondo non c’é bisogno di animali clonati ma semplicemente di una migliore distribuzione della ricchezza”.

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2008-07-24

fonte: http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_730913783.html

Berlusconi: «faccio politica di sinistra». E attacca l’opposizione

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È in calo di consensi e cerca di recuperarli con colpi ad effetto. Rischiando il tragicomico.

Silvio Berlusconi in conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri le spara grosse. «Il governo sta mantenendo tutte le promesse fatte in campagna elettorale con le sole nostre forze, grazie a una maggioranza sempre coesa e senza alcun supporto dell’opposizione».

E tanto l’opposizione dovrebbe essere di sinistra, ma le politiche di sinistra le fa il governo.

La politica del Governo per le fasce deboli «è decisamente una politica di sinistra». Lo sostiene il premier Silvio Berlusconi, introducendo le misure preparate dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi. «Uno Stato davvero democratico – afferma Berlusconi – deve fare attenzione a chi è meno fortunato. Per questo abbiamo iniziato ad affrontare in profondità i bisogni delle famiglie deboli, e abbiamo messo a punto modello sociale che vogliamo perseguire. È una politica decisamente di sinistra: possiamo affermare che il governo di centro, liberale, che ha messo insieme laici, cattolici e riformisti, intende fare una politica che è decisamente quella politica che la sinistra a parole aveva sempre promesso».

Poi dà i numeri dell’iper attivismo del governo. «Stiamo cercando di dare soluzioni corrette alle molte questioni irrisolte che abbiamo ereditato e sono felice che ci stiamo riuscendo. Dall’8 maggio al 18 luglio abbiamo varato 41 provvedimenti: 16 ddl, 10 dl, 15 decreti legislativi. E il Parlamento ne ha approvati 15. E dei provvedimenti vorrei sottolineare più la qualità che il numero».

Il dialogo «proposto dall’opposizione con tanta retorica» si è rivelato «solo una cortina fumogena attraverso cui la sinistra continua a nascondere le sue tante debolezze».

Poi arrivano le critiche alla sinistra giustizialista che ha saputo solo mettere in campo «i soliti pregiudizi contro di me» dimostrando «sudditanza verso le procure politicizzate e un cedimento alla violenza verbale di certi giustizialisti che hanno imbarcato con loro alle elezioni».

Sul capolavoro Alitalia, un piano molto peggiore rispetto a quello di Air France, l’ultima perla: «Sto lavorando. Oggi pomeriggio ho una riunione con Tremonti ed altri. Abbiamo i capitali necessari». Berlusconi lancia anche lo slogan: «Io amo l’Italia e volo Alitalia». Berlusconi lancia anche lo slogan: «Io amo l’Italia e volo Alitalia».

Per ultimo il futuro: «Abbiamo già tracciato la nostra tabella di marcia per dopo l’estate. Lavoreremo principalmente in parallelo a tre grandi riforme: federalismo fiscale, riforma della giustizia, legge elettorale per le europee».

Le reazioni Dal Pd subito reazioni. Per Paolo Gentiloni Berlusconi «sogna un paese che non c’è dove vorrebbe essere sia governo che opposizione. Aveva promesso meno tasse e più sicurezza, invece la pressione fiscale aumenta e i tagli alle forze dell’ordine sono durissime».

Per Marina Sereni «il governo Berlusconi è andato al di là di quello che aveva promesso in campagna elettorale soltanto negli interessi del premier a cominciare dall’approvazione, in tempo record, del Lodo Alfano». Sereni conclude poi sulla manovra approvata alla Camera col voto di fiducia: «Il Paese è in una situazione economica difficile e la manovra non punta alla crescita: non ci sono fondi per la scuola, la ricerca, la sanità, le famiglie, la sicurezza».

Per il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa «se Berlusconi potesse abolirebbe l’opposizione… Non solo l’Udc ma tutti. Lo fa con la pratica continua dei decreti e abolendo il dibattito». «Noi – conclude – abbiamo fatto un’opposizione responsabile e quando ne abbiamo avuto la possibilità abbiamo collaborato, ma anche fatto un’opposizione dura e posto problemi seri quando non ci è stata data la possibilità di collaborare».

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Pubblicato il: 25.07.08
Modificato il: 25.07.08 alle ore 16.28

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=77446

Ryanair: dito medio di Bossi contro i passeggeri

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Il ministro è ripreso nel suo atteggiamento usuale: dito medio alzato. Non è quello di domenica scorsa a Padova. È di repertorio, ma fa poca differenza. La didascalia è chiara: «Il ministro Bossi ai passeggeri italiani».

La campagna della Ryanair su Bossi - foto Internet - 220*136 - 25-07-08

È l’ultima campagna pubblicitaria di Rayan Air e campeggia nella home page del sito italianoLa penultima aveva preso di mira Sarkozy e Carla Bruni e si era chiusa con una richiesta danni.

Campagna motivata dall’appoggio di Bossi ad Alitalia, Malpensa in particolare. Bossi viene usato come simbolo del protezionismo che tiene in vita il carrozzone ancora considerato compagnia di bandiera. Micheal O’Leary da buon irlandese si diverte come un pazzo a provocare i continentali.

E questa volta il primo a rispondergli (non c’erano dubbi) è stato Mario Borghezio, capodelegazione della Lega all’Europarlamento. Con un’interrogazione alla Commissione europea minaccia il boicottaggio della compagnia aerea low cost irlandese da parte dei «patrioti padani». Secondo Borghezio si tratta di «un attacco molto pesante al governo in carica». L’europarlamentare della Lega chiede «che la Commissione verifichi se queste false affermazioni non siano lesive dell’immagine e degli interessi legittimi di uno Stato membro e se questa forma di pubblicità-dileggio, fondata su false affermazioni, non costituisca anche violazione della concorrenza». Secondo Borghezio, Ryanair deve rimuovere dal suo sito il riquadro e, in particolare, «l’offensivo collegamento di tali false affermazioni con l’immagine del nostro leader». Se questo non succederà, minaccia l’eurodeputato, «come patrioti padani siamo pronti a scatenare il boicottaggio della compagnia».

Altra minaccia arriva dal sottosegretario con delega ai Trasporti Roberto Castelli: «Tutto immaginavo tranne che Ryanair fosse un partito politico. Mi attiverò per capire se questa sorprendente presa di posizione sia compatibile con l’attività di operatore della compagnia negli aeroporti italiani. Mi auguro che arrivino immediatamente le scuse dei dirigenti. In ogni caso certamente io non mi avvarrò dei servizi di Ryanair»

Altro commento arriva dalla deputata Silvana Mura dell’Italia dei Valori: «Chi di dito medio ferisce di dito medio perisce». «Quanto sta accadendo – aggiunge – è in primo luogo colpa del Presidente del Consiglio e della sua maggioranza che hanno considerato poco più che una fanfaronata il fatto che un ministro insultasse l’inno d’Italia», con il risultato che «l’Italia è diventata lo zimbello internazionale».

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Pubblicato il: 25.07.08
Modificato il: 25.07.08 alle ore 17.01

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=77452

Il governo sugli extracomunitari: “Stato di emergenza nazionale”

Il provvedimento estende a tutto il territorio le norme limitate a quattro regioni
Il Viminale: “E’ una diretta conseguenza del recente picco di sbarchi a Lampedusa”

Minniti: “Poichè non è una decisione ordinaria, è assolutamente necessario
che il governo ne spieghi al Paese e al Parlamento le ragioni, le modalità e la finalità”

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Il governo sugli extracomunitari "Stato di emergenza nazionale"
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ROMA – Il Consiglio dei ministri ha approvato la dichiarazione dello stato d’emergenza su tutto il territorio nazionale per “il persistente ed ecezionale afflusso di extracomunitari”. Su proposta del ministro dell’interno, Roberto Maroni, il Cdm ha disposto, riferisce il comunicato, “l’estensione all’intero territorio nazionale della dichiarazione dello stato di emergenza per il persistente ed eccezionale afflusso di cittadini extracomunitari, al fine di potenziare le attività di contrasto e di gestione del fenomeno”.

“L’emergenza extracomunitari era iniziata dal 2002 ma era stata limitata a solo quattro regioni. – ha spiegato il ministro per la Semplificazione del programma, Roberto Calderoli -, e con il provvedimento di oggi approvato dal Consiglio dei ministri la estendiamo a tutto il territorio. Non è un provvedimento per aumentare i problemi, ma un modo concreto per risolverli”.

L’opposizione ha contestato
il provvedimento, chiedendo spiegazioni al governo. In particolare il ministro dell’Interno del governo ombra del Pd, Marco Minniti, ha osservato che “le dichiarazioni successivamente rese da rappresentanti del governo non solo non chiariscono, ma anzi contribuiscono ad aumentare la confusione e la preoccupazione”. Mentre il vicepresidente della Camera, Rocco Buttiglione dell’Udc ha parlato di provvedimenti “disumani”.

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25 luglio 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/politica/emergenza-extracomunitari/emergenza-extracomunitari/emergenza-extracomunitari.html

Congresso PdCI: botta, risposta ed opinione

La botta

Se la sinistra è questa, meglio arrendersi…

Stefano Bocconetti

I più «feroci» fra gli osservatori hanno fatto notare che bastava assistere a quei due congressi per capire le ragioni della debacle della sinistra. I più feroci fra i pochi che si sono presi la briga di andare a leggere le «carte» delle assise dei comunisti italiani e dei verdi. Perché i più, nelle cronache da Salsomaggiore e da Chianciano, si sono limitati a raccontare aneddoti folkloristici. La «guerra» sul Lambrusco, scatenata e poi attenuata dal segretario del Pdci, Diliberto, o i fischi che hanno accompagnato la nomina di Grazia Francescato alla guida del Sole che ride. L’enfasi con cui hanno raccontato le risse al congresso dei verdi, coi delegati toscani e calabresi, esclusi per un vizio di forma, costretti a fare la voce grossa per essere ammessi al voto. Tensioni che in realtà ci sono state sempre, in tutti i congressi,da che sinistra è sinistra. Tensioni che c’erano addirittura agli appuntamenti del Pci. Magari non ai congressi nazionali, dove anche i più piccoli dettagli venivano discussi preventivamente, ma a quelli locali sì. Eppure, a leggere i resoconti,quei due congressi hanno prodotto quasi solo folklore. O poco altro.


Ma non è così

Stefano Bocconetti

Ma non è così. Lì non c’è stato solo folklore, c’è stato forse qualcosa di peggio. Il congresso del Pdci, per esempio. A Salsomaggiore si sono riuniti i delegati eletti nelle assemblee di sezione da ottomila iscritti-votanti. Un po’ più – ma solo appena un po’ di più – dello zero e zero uno per cento del corpo elettorale di questo paese.
Che di tutto hanno discusso meno che della ragioni per cui la sinistra non è più in Parlamento. Non una parola sul perché questa sinistra non è stata capace di capire che oltre alle tradizionali divisioni fra chi è proprietario delle imprese e chi in quelle imprese ci va solo a vendere la propria forza lavora, si sono prodotti altri squilibri. Fra l’alto e il basso della società, fra chi comunque può progettare proprie strategie di sopravvivenza e chi, precario, è espropriato anche di questo diritto. Una sinistra che ha usato un linguaggio, parole d’ordine, uno stile lontano dai bisogni di chi voleva rappresentare. Una sinistra che ha sottovalutato la nuova frontiera dei diritti civili. Di tutto questo non si è parlato a Salsomaggiore, accontentandosi di una vaga autocritica sull scarsa incisività fatta registrare durante il governo Prodi. Tutto qui. Con l’aggiunta che la soluzione prospettata in quel
congresso sembra studiata apposta per saltare tutte le domande sgradevoli. Lì, Diliberto, ha chiesto solo di riunificare ciò che resta della famiglia comunista. Mettere assieme qualche «pezzetto», il resto si vedrà.
Una fortissima accentuazione identitaria, insomma. Costruita, oltretutto, sulla parte peggiore – perché non dirlo? – di quelle identità (al plurale perché la storia, fortunatamente, ha insegnato che le «appartenenze» comuniste in Italia sono state tante e assai diverse fra di loro). Ed ecco il richiamo al centralismo democratico. Le norme ispirate a quel metodo non sono state introdotte in questi giorni, come hanno scritto i giornali, ma c’erano già nello statuto del Pdci. L’altro giorno, però, sono
state confermate. Di più: Diliberto ne ha sottolineato la «validità», l’attualità. L’attualità di un metodo per cui si può discutere di linea finché si vuole ma poi, davanti agli «esterni», occorre presentarsi con una sola voce. Quella della maggioranza del partito. Un metodo che ha costretto al silenzio, negli anni bui del comunismo, migliaia di intellettuali, un metodo che lo stesso Enrico Berlinguer – che pure doveva andarci cauto nella riforma del Pci – trent’anni fa considerava vecchio. Superato. Certo, non ne parlava in modo aperto – all’epoca non si poteva – ma al superamento del centralismo democratico pensava quando propose la «parziale pubblicizzazione dei singoli contributi», che poi portavano alla definizione di una posizione. Fare conoscere ii dissensi come primo passo per superare la disciplina imposta dalla guerra fredda.
Ora, qualcuno propone un salto all’indietro di trent’anni. Al punto che la piccola minoranza del Pdci, quella di Katia Belillo e di altri, s’è rifiutata di prendere parte alle votazioni. E con questa «cultura» alle spalle, si dovrebbero poi indagare le imponenti e devastanti trasformazioni sociali di questo paese. Con l’unità di facciata imposta a tutti si dovrebbe magari andare al confronto con quel tanto di sinistra sociale che il 12 aprile non si è riusciti a rappresentare. Forti del «centralismo democratico», occorrerebbe andare al confronto coi movimenti, con le loro idee, coi loro progetti. Come quelli che si stanno discutendo in queste ore a Genova. Sette anni dopo quei tragici giorni che accompagnarono il G8 e che il Pdci di allora bollò come un fenomeno velleitario, organizzato da «autonomi». Con schemi interpretativi già vecchi, pure in quel caso, di vent’anni.
Più o meno questo è stato il congresso del Pdci. Molti simboli, nessuna risposta. Se non una proposta che sembra dettata dall’esigenza di superare, comunque, le soglie di sbarramento che la destra sembra intenzionata a proporre per le elezioni europee.
Centoventi chilometri più in là, di bandiere ce n’erano altre. Quelle verdi del Sole che ride. In un paese dove un ministro – anzi: una ministra – vuole privatizzare i parchi, dove il ritorno al nucleare è già più di una minaccia, dove dalla Val di Susa allo Stretto di Messina, l’Italia diventerà un unico grande cantiere per opere pubbliche, i verdi hanno scelto di non scegliere. Hanno certo risolto il problema della leadership – questione che nessuna forza di sinistra può permettersi di sottovalutare -, col ritorno di Grazia Francescato alla guida del partito, accantonando le pretese «giustizialiste» di chi voleva che il congresso si trasformasse in un processo a Pecoraro Scanio e al suo gruppo.
Ora c’è una nuova leader – una nuova vecchia leader visto che ha già ricoperto quest’incarico nel 2000 – e si annunciano novità rilevanti per il futuro: Grazia Francescato ha spiegato che ha intenzione di restare alla guida dei verdi un anno solo. Per poi lasciare la mano a due portavoce – un uomo e una donna -, magari di un’altra generazione.
Ma dietro le formule organizzative, restano le «non scelte». In un congresso – al di là dei litigi sulle tessere, tema che sembra unire la sinistra molto più di altre cose – dove il 40 per cento dei delegati ha «urlato» contro la Sinistra Arcobaleno. Non per i suoi vizi burocratici, non per la precarietà della soluzione elettoralistica, non per la vaghezza dei programmi. Le urla di quella quasi metà dell’assemblea erano destinate a chi quattro mesi fa ha fatto una scelta di sinistra. Loro, quella quasi metà dei verdi, avrebbe preferito andare con Veltroni. Quello che in campagna elettorale tuonava
contro la «cultura dei no», per affermare un ecologismo del fare. Fare la Tav, per esempio, come hanno accettato gli amministratori del piddì, fare «emergenza» – emergenza che copre tutto – come hanno accettato gli amministratori del piddì campano. Tutto questo potrebbe apparire ingeneroso verso Grazia Francescato che ancora ieri, su l’Unità, rivendicava il valore dell’alleanza fra le ragioni del lavoro e quelle dell’ambiente. Ma poi, in vista delle europee, ha detto che «sonderà» le opinioni di tutti. E sonderà magari anche le disponibilità degli interlocutori a cominciare da un partito democratico, disperatamente a caccia di sostegni elettorali, visto che senza il «voto utile» è difficile che superi la soglia del 30 per cento alle europee. E chi è stato a Chianciano racconta che lì, fra i verdi, è forte la spinta a mettersi sotto l’ala protettiva di Veltroni. E che la Tav, i termovalorizzatori, le centrali a carbone vengono dopo.
Un quadro desolante, allora, come ha detto qualcuno. Che potrebbe fornire molti argomenti a chi cerca le ragioni della sconfitta della sinistra. Con un’aggiunta, però. Questa: molti dei «difetti» dei comunisti italiani e dei verdi erano già dichiarati mesi, anni fa. In parte però sono stati mascherati dal «dinamismo» di Rifondazione. Il Prc parlava coi movimenti e loro – Pdci obtorto collo – seguivano, il Prc parlava di un nuovo modo di far politica, di comunità da aggregare sul territorio. A cui assegnare la titolarità delle scelte che le riguardano. Come in Val di Susa e a Vicenza. E loro seguivano. Il Prc parlava di differenza di genere, di diritti civili e loro seguivano. Oggi, però, Rifondazione è al palo, fermata da un dibattito congressuale – vero, vivace, ma in ogni caso lacerante – che non riesce a parlare all’esterno. E in due dei suoi interlocutori tornano le più disparate tentazioni. Di sopravvivenza del ceto politico. Ma prima o poi il congresso di Rifondazione finirà e magari tutto si rimetterà in moto. E’ una speranza.

22/07/2008

fonte: http://www.liberazione.it/giornale_articolo_ricerca.php?id_articolo=387470

e http://www.liberazione.it/giornale_articolo_ricerca.php?id_articolo=387473

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La risposta

Congresso Pdci: Serve, caro Bocconetti, insultare e denigrare come fai tu su Liberazione?

Manuela Palermi

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Roma 22 luglio 2008

C’è oggi un articolo su Liberazione firmato da Bocconetti che affronta il congresso nostro e quello dei Verdi. In realtà le argomentazioni sui Verdi mi sembrano funzionali ad un’aggressione nei nostri confronti che merita un minimo di attenzione.

Stefano Bocconetti non era a Salsomaggiore tra i giornalisti che seguivano il congresso, ma era evidentemente tra gli oltre centomila che lo hanno seguito sulla diretta web per parlarne con tante puntigliose certezze.

Dice Bocconetti: sulle ragioni della sconfitta, il Pdci è stato capace solo di una vaga autocritica per la poco incisività del governo Prodi. E’ un partito che non indaga, che non riflette (se ne deduce che sia formato da mentecatti), che ha dovuto inghiottire il rapporto coi movimenti solo perché costretto dal Prc, perché lui i movimenti li detesta: è risaputo, e Bocconetti ne è certo, che se ci fossimo trovati alla Diaz avremmo affiancato la polizia nei pestaggi.

Il Pdci, dice Bocconetti, è solo simboli e identità, e di quelli peggiori della storia comunista, per nascondere il vuoto totale di iniziativa e di contenuti. Insomma rozzo, primitivo, inutile e fastidioso. L’appello a Rifondazione ad un percorso unitario perché la sinistra la smetta di essere solo capace di dividersi, che altro è se non un atto interessato per superare le eventuali soglie di sbarramento alle elezioni? Potrebbe, un partito come il Pdci, avere aspirazioni più nobili? No, non potrebbe, perché il Pdci non esiste, è puro artificio, quattro perdenti disgraziati che si sollazzano del vecchio, dell’inutile, di quella robaccia comunista, di quella schifezza chiamata centralismo democratico (vero, caro Bocconetti, e infatti un congresso come quello di Rifondazione, con la leadership annunciata, con i brogli e con gli insulti da noi non sarebbe stato possibile).

Un po’ lo conosco, Stefano Bocconetti, e se non fosse per la volgarità sguaiata dell’articolo avrei evitato di rispondere. Ma è come se si fosse voluto prendere una rivincita tirandoci addosso, come uno sputo, accuse che sembrano dettate dal Giornale o da Libero. O meglio ancora ché si tratta della parte peggiore della storia comunista, fanno parte del vecchio modo stalinista di demonizzare e liquidare l’altro.

Io capisco che la nostra proposta unitaria a Rifondazione crei difficoltà, soprattutto in quelli che ormai sono incamminati su un percorso che riduce il comunismo a “tendenza culturale”, che pensa di sopravvivere fondando una sinistra indistinta, senz’anima, patteggiante col Pd, in cui si ritrovino tutti, dai vendoliani ai socialisti ai radicali. Tutti tranne i comunisti, che non verranno naturalmente cacciati, ma potranno portare il loro contributo culturale.

Forse Bocconetti dovrebbe chiedersi, con un po’ di autocritica, se la leadership di Bertinotti nella Sinistra arcobaleno non sia stato uno degli elementi che hanno contribuito alla sconfitta. Se aver archiviato il comunismo durante la campagna elettorale non abbia pesato. Se aver patteggiato una divisione indolore col Pd  non abbia dato dell’arcobaleno un’immagine di irresponsabilità di fronte alla scontata vittoria delle destre. E se gli restano cinque minuti di tempo si legga anche il nostro documento congressuale, dove c’è il tentativo serio di comprendere le ragioni della sconfitta e l’individuazione di una strada unitaria – tra comunisti, nella sinistra – che sappiamo difficile, complicata, impervia, ma in cui mettiamo in discussione noi stessi per la sopravvivenza della sinistra in Italia. Se poi gliene restano altri cinque ancora, vada a vedersi i documenti del nostro congresso di Bellaria (dicembre 2001), in cui proponevamo la Confederazione della Sinistra che, se accolta, avrebbe dato ben altro spessore e credibilità e risultato elettorale all’Arcobaleno, e che fu da Rifondazione bollata come “politicista”.

Ma serve, caro Bocconetti, insultare e denigrare come fai tu su Liberazione? Immagino che tu abbia scelto la mozione vendoliana visto il disprezzo con cui vorresti liquidare il Pdci. Fatti tuoi legittimi. Ma permettimi una domanda: ti pare che un partito provato e diviso come Rifondazione (cinque diverse mozioni congressuali) possa permettersi di aggredire l’altro partito comunista? E ancora: la corrente vendoliana si considera ancora comunista o vuole definitivamente scolorirsi nei tanti e indistinti “mille fiori” di una sinistra italiana che gli elettori hanno irrimediabilmente bocciato?

http://www.comunisti-italiani.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=4755

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L’opinione

Il botta e risposta sopra riportato mi dispiace. In entrambi i sensi: non mi piace e mi intristisce. Non pretendo di essere obiettiva: che io sia schierata, schieratissima anzi, ormai è chiaro… però qualche considerazione mi sento di farla.

Un congresso, soprattutto (ma non solo, direi…) se non è quello del proprio partito, può non incontrare l’approvazione di un giornalista che lo segue: ci mancherebbe! Però non è scrivendone male, anzi malissimo, senza peraltro citare una sola frase (magari quella pronunciata da Diliberto nella relazione conclusiva: “serve, compagno Vendola, stare divisi mentre qui fuori c’è il nemico che governa il paese?” ma no, era pretendere troppo… per i motivi che si paleseranno in seguito. Già che ci siamo, un appunto al PdCI: com’è possibile che a tutt’oggi – fatta salva la mia imperizia – non ci sia ancora disponibile la versione integrale della relazione introduttiva (tantomeno quella finale) del segretario?), che se ne esce. Non è che poi si faccia una gran bella figura: sembra una ripetizione pedissequa dell’atteggiamento veltroniano in campagna elettorale: noi siamo i buoni e la sinistra estremista è causa di tutti i guai. Peccato che, se Veltroni e compagni (scusate, non volevo offendere: diciamo Veltroni e soci) hanno la memoria corta, noi no. Perché sono loro che avevano i numeri per poter spingere per attuare la riforma elettorale prima di tornare alle urne con i bei risultati che conosciamo, e sono sempre loro che avrebbero potuto – ma non l’hanno fatto – pretendere che venisse finalmente sciolto il nodo del conflitto di interessi. Invece, grazie a loro ed alla loro novella teoria dell’alternanza di tipo americano, oggi abbiamo il dolo Alfano.

Un bel silenzio non fu mai scritto… ma questo non è un rimprovero alla Palermi per aver risposto. Semmai è un invito a Bocconetti ad impiegare meglio il suo tempo… perché uno il cui segretario di partito (tale era Bertinotti nel marzo ante victoriam Prodi) si permette di dire ad una lavoratrice licenziata da una multinazionale che è “ un caso umano” non ha molto di cui gloriarsi… allora che ognuno guardi a casa sua, prima di sputare in quella altrui.

Nel frattempo Manuela (non la Palermi!) mi invia un’agenzia, questa (da La Stampa):

ROMA
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, incontrando i senatori del Pdl a Palazzo Madama li ha voluti ringraziare per aver dato il via libera al Lodo Alfano. «Grazie – ha detto il premier – sono felice perché da ieri finalmente i magistrati non mi perseguitano più. Mi avete liberato, ora posso trascorrere i sabati a lavorare e non con i miei avvocati».

Il Cavaliere, nel colloquio, ha ribadito le percentuali di gradimento per sè e per l’intero esecutivo, che sarebbero del 62,5% per il premier e del 59,9% per il governo.

Non riporto le sue considerazioni anche se sono interessantissime – se vuole le pubblicherà lei – ma mi preme sottolineare un fatto: mentre qualche giornalista si perde nel disquisire sulla pochezza altrui, la benzina e la pasta aumentano ormai quotidianamente. Gli stipendi dei poliziotti sono la metà di quelli dei loro colleghi francesi, gli infermieri italiani che accettano di lavorare in gran Bretagna prendono più del doppio (1500 euro qui, 4000 là: fonte TG), il diritto all’istruzione sta subendo un attacco feroce, molte fabbrichette chiudono e lasciano a spasso i lavoratori… il governo finora s’è occupato solo di questioni che coinvolgono direttamente gli interessi del capo – illuminante peraltro l’applauso bipartisan a Fassino ieri in Parlamento…): non è che magari sono QUESTI i problemi da affrontare? Alla gente comune, ma anche agli elettori di sinistra e l’hanno dimostrato, importa poco della teoria e dei litigi del pollaio. La pratica è che sopravvivere sta diventando un lusso: sveglia!!! A cominciare magari dai fantasiosi sondaggi del premier, che sono a mio avviso solo una sua speranza/sogno… ma che in gergo qualcuno chiama “profezie autoavverantisi”. Gli vogliamo lasciare distruggere tutto in nome del dialogo e del savoir faire?

Qualcun altro pare pensarla come me: http://www.fgciroma.it/index.php/2008/07/24/rispondo-a-bocconetti-sullarticolo-del-22-luglio-in-merito-al-congresso-del-pdci/

Nota finale: se la formattazione non vi piace, prendetevela con wordpress…! 😀