Archivio | luglio 27, 2008

NOVITA’: Pagheremo le bollette direttamente al postino

Nulla da commentare? Strano.. Indovinate chi presterà ‘materialmente’ il servizio. Non lo sapete? Ve lo dico io: quei 25.0000 precari che hanno un contenzioso aperto con le P.T., e che con le nuove norme in via di approvazione si vedranno turlupinati ancora una volta..

E c’è gente, nelle Poste, che è orami precaria dA 10 ANNI!

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I dipendenti saranno forniti di palmare per accettare i pagamenti
Potrà anche consegnare farmaci ordinati per telefono

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di LAURA TROJA

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Pagheremo le bollette direttamente al postino

SARA’ come un piccolo ufficio postale che ti viene a trovare a domicilio. A chi lo chiede potrà far pagare un bollettino postale, il ticket sanitario, ricaricare il telefonino, o inviare raccomandate e atti giudiziari. Consegnerà a casa medicinali, ordinati per telefono e senza dover passare a prendere la ricetta dal medico.

Non male, per essere “solo” un postino. In effetti solo un postino non è. Nella sua borsa ha un terminale mobile, l’ultima novità presentata da Poste italiane. Taglierà i ponti tra i clienti e l’ufficio, e lo farà “a costi contenuti”.

L’apparecchio sta in una mano, è un telefono palmare simile a quello che hanno i controllori sul treno ed è collegato a una piccola stampante che emette le ricevute. All’inizio l’hanno avuto in prova 130 postini a Roma. In questi giorni lo stanno sperimentando circa 500 portalettere: anche a Verona, Torino, Prato e Milano. Entro la fine dell’anno sarà nelle borse di un postino su quattro: 11 mila dei circa 45 mila in giro per l’Italia. Consegneranno la posta, e in più potranno fare da “sportello” per pagamenti vari, dalla luce e il gas al ticket sanitario.

Senza file, al massimo si condividerà
il servizio con i vicini di pianerottolo. Per caso, o per appuntamento: il cliente può approfittare del passaggio del postino o programmare la visita, pagando ovviamente un extra: “Non abbiamo definito il prezzo esatto – spiega Massimo Sarmi, amministratore delegato di Poste Italiane – ma si tratta di costi contenuti. Sarà una struttura sempre in movimento, che offre un servizio in più ma sfruttando l’attività ordinaria esistente”. Il cliente pagherà in contanti, o con la carta Postepay, il Postamat o le carte di credito. Il postino darà la ricevuta.

“La grossa novità – tiene a precisare Sarmi – è che si potrà seguire a distanza il viaggio di una raccomandata, anche di natura legale, come gli atti di notifica giudiziaria”. Fino al momento esatto in cui il destinatario la riceve: lui paga, il palmare registra e invia l’aggiornamento, il mittente può verificare contestualmente sul sito di Poste italiane. Sarmi fa un altro esempio: “È utile anche per chi spedisce piccoli oggetti elettronici, visto che la raccomandata può pesare fino a 2 chili. Con la massima flessibilità: si può pagare alla consegna, o prima”.

Non si ferma qui l’elenco delle possibilità offerte dal postino telematico: “Abbiamo collegato paziente, medico, farmacista – racconta Sarmi – stravolgendo il vecchio sistema: andavi in una struttura sanitaria, pagavi il ticket, poi la visita e giorni dopo dovevi tornare a ritirare ad esempio le analisi, o una lastra”.

Ora tutte queste informazioni potranno viaggiare nella borsa del postino: “Il nostro portale permette di prenotare la visita e pagare il ticket telematicamente: dal sito, dal telefonino di Postemobile, o appunto, attraverso il nuovo terminale mobile in tasca al postino”. Che su richiesta potrà anche tornare a consegnare a domicilio le analisi, dentro una busta.

Ci si può chiedere: cosa c’entrano le Poste con radiografie e pillole per la pressione? Ecco spiegato: “Abbiamo collegato medico e farmacista con la documentazione elettronica: basta la firma digitale perché la ricetta sia valida”. Un meccanismo per cui “Poste italiane fa da soggetto terzo che garantisce che la ricetta è valida dal punto di vista legale e che a mandarla sia stato effettivamente il medico e a riceverla il farmacista”. Assicurando protezione e riservatezza, senza che sia necessario un software particolare, ma “basterà collegarsi al sito delle Poste, che “tratteranno” il documento rendendolo adatto alla transazione”.

Insomma, a sentire Sarmi le Poste faranno tutto. O quasi: “La visita no. Quella la lasciamo fare al medico…”
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26 luglio 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/postino-novita/postino-novita/postino-novita.html

Il Prc sceglie la “linea dura”. Ferrero è il nuovo segretario

Vendola: la nostra battaglia va avanti

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di Marco Filippetti

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vendola, rifondazione, puglia
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Paolo Ferrero è il nuovo segretario di Rifondazione Comunista: 142 dei 280 delegati del Comitato Politico Nazionale lo hanno eletto, per un soffio sopra il 50 per cento dei voti. Quando sul aplco di Chianciano è avvenuta la proclamazione, Nichi Vendola, lo sconfitto del congresso, era già ripartito per la Puglia. Non ha sentito, perciò, le prime parole del nuovo leader che apriva la segreteria ad una «gestione unitaria» per ricucire la frattura interna, che è stata troppo forte. Vendola non c’era, ma già nel pomeriggio di questa infuocata giornata a Chianciano aveva messo in guardia: «Escludo qualsiasi livello di compromissione nella gestione politica del partito». Insomma non se ne va dal Prc, ma non ci sta nemmeno a subire l’esito di questo congresso che ha spaccato Rifondazione.

Il partito ha scelto – con 342 voti contro 304 – la mozione 1. Il momento più atteso della giornata è stata proprio la presentazione del documento politico elaborato nella notte dalla commissione politica congressuale. In quel testo, infatti, c’è la linea politica che il partito dovrà tentare di perseguire nei prossimi anni. Giovanni Russo Spena dal palco comincia a leggere il documento che sancisce la vittoria delle mozioni di minoranza: «Il congresso considera chiusa e superata la fase caratterizzata dalla collaborazione organica con il Pd nella fallimentare esperienza di governo dell’Unione, della Sinistra Arcobaleno, e della sbagliata gestione maggioritaria del partito». Queste prime righe sembrano il “manifesto” della Rifondazione che verrà. O, come dirà Vendola più tardi, la «fine» del partito stesso. Basta alleanze con il Pd, dice Russo Spena «dobbiamo essere veramente alternativi al “veltronismo” e alle destre». Il secondo punto è un abiura dell’esperienza dell’Arcobaleno che vuol dire in altre parole un brusco stop al progetto di Nichi Vendola della “costituente della sinistra”. Il terzo punto è la messa al muro della gestione uscita dallo scorso congresso, quello di Venezia, che sanciva la svolta “governista” del partito allora diretto da Fausto Bertinotti. Insomma, nel giro di tre giorni si rinnega tutto quello che è stato fino all’altroieri. E a guidare la “rivoluzione” è Paolo Ferrero, ministro fino a quattro mesi fa nel governo Prodi e difensore della linea vincente a Venezia.

Il documento segna la «svolta a sinistra del Prc» e ribadisce con più forza «la critica alle politiche neo liberiste». Rispetto alla linea Bertinotti, egemone da quattro annia questa parte, si dà spazio all’alleanza con «la sinistra anticapitalista e comunista fuori dal partito» e si tenta il recupero «dell’importanza storica delle esperienze storiche comuniste». I “vendoliani”, dal canto loro, in linea con la svolta segnata da Bertinotti qualche anno fa, hanno sempre sostenuto di non ritornare alle «formule novecentesche» e di «aprirsi alla società civile» perché «il comunismo deve essere una tendenza culturale di una sinistra più ampia».

Unico trait d’union tra le due principali mozioni che si sono sfidate a congresso, la volontà di «ricominciare dall’esperienza di Genova e della commistione con i movimenti sociali, tentando di apprestarli sostanzialmente e non solo formalmente».

Subito dopo Russo Spena, che presentava il documento votato da tutte le mozioni di minoranza che però insieme arrivano solo al 52%, è la volta di Gennaro Migliore. L’ex capogruppo del Prc alla Camera presenta un documento alternativo elaborato interamente dalla seconda mozione, che da sola ha raccolto il 47% dei voti. Migliore esordisce dicendo con voce tuonante che «è la prima volta nella storia della democrazia che una maggioranza relativa in un’organizzazione viene messa in minoranza dalle altre minoranze coalizzate». Per Migliore il congresso «è stato un accordo contro Nichi Vendola, e non una proposta di un progetto alternativo. Le quattro mozioni di minoranza non hanno percorsi comuni – ricorda – anzi sono spesso contrastanti».

Nel momento delle dichiarazioni di voto sale sul palco il grande “sconfitto” , Nichi Vendola che inizia il suo intervento riconoscendo la sconfitta e denunciando «il clima pesante tra le mozioni, spesso con malignità personali». È sconfitto, ammette, ma non se ne va: «I compagni della mozione 2 – rilancia Vendola dal palco – non intendono abbandonare per un attimo, per un millimetro Rifondazione comunista. Staremo qua a costruire – prosegue – la nostra battaglia». Vendola dice chiaramente che ora inizia la sfida «per capovolgere una linea che non ha il fiato necessario per rifondare il partito nel campo largo delle sinistre». «Per anni – analizza Vendola – Rifondazione è stata guidata da una diarchia, non è mai stato un partito acquietato e ha vissuto in modo sempre febbricitante la propria ricerca di rifondazione, ma non è mai stato un guazzabuglio di mozioni di minoranza, un fardello di reazioni di pancia». Questa volta, invece, è andata così: «Una mozione di minoranza – afferma il governatore pugliese – ha cercato in altre mozioni un’aggregazione informe, che porta alla guida del partito una maggioranza precaria, che ha come collante un’ambiguità e un equilibrismo semantico». Per Vendola, quindi, non c’è tempo da perdere: «Lancio un appello – annuncia – per una campagna di iscrizioni per arrivare a capovolgere la linea di maggioranza, e quanto prima faremo una manifestazione. Dalla sconfitta – conclude – noi ripartiamo convinti che c’è in essa un seme per il futuro».

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Pubblicato il: 27.07.08
Modificato il: 27.07.08 alle ore 20.40

fonte:

MUSICOTERAPIA – Lezione 3: Frequenze “Binaural Beats” e stati cerebrali

Innanzitutto diciamo che “Binaural beat” si puo’ tradurre dall’inglese in battiti binaurali o battimenti biauricolari.
Data la complessita’ dell’argomento cercheremo di fornire informazioni e spiegazioni semplici ma anche informazioni tecnico-scientifiche piu’ complesse supportate, per quanto possibile, da immagini, grafici, animazioni e altri elementi utili.

Cosa sono le frequenze “Binaural Beats”
Se un tono costante di 424 Hz (1 Hertz = 1 impulso al secondo), viene applicato all’orecchio sinistro, e un altro tono costante di 454 Hz viene applicato all’orecchio destro, la differenza di 30 Hz verra’ percepita dal nostro cervello; e cio’ lo stimolera’ in diversi modi.
Le frequenze “Binaural Beats”, scoperte nel 1839 dal tedesco H. W. Dove e sperimentate sul cervello dal Dott. Gerald Oster nel 1973 al Mount Sinai school of Medicine di New York, sono l’applicazione di queste differenze in frequenza tra un orecchio e l’altro, in modo che il cervello ne venga stimolato positivamente. Queste riescono a stimolarlo in differenti maniere, agevolando il rilassamento, l’apprendimento, la meditazione, il sonno e molti altri aspetti della vita.


Figura 1 – Analisi in frequenza di Binaural beat – Battimento binaurale o biauricolare

In figura 1 potete vedere l’analisi in frequenza di un battimento binaurale di 30 Hz (infrasuono) generato da due frequenze portanti diverse per il canale sinistro (424 Hz – blu) e canale destro (454 Hz – rosso) a 0 dB.


Figura 2 – Analisi di fase di Binaural beat – (Lissajous Plot graph)

In figura 2 potete vedere l’analisi di fase (differenza di ampiezza fra i due canali) di un battimento binaurale di 30 Hz (infrasuono) a 0 dB. Sulla linea orizzontale abbiamo il canale sinistro e in quella verticale il canale destro. Notate come il “campo” audio stereofonico e’ armonicamente e completamente distribuito.

Figura 3 – Analisi in frequenza (animata) di Binaural beat (20Hz) in modulazione di frequenza e differenza di fase

In figura 3 potete vedere l’analisi in frequenza (animata) di un battimento binaurale di 20 Hz (infrasuono) generato dalla modulazione in frequenza e differenza di fase di un segnale portante udibile (400Hz), uguale per canale sinistro (fucsia) e canale destro (celeste).


Figura 4 – Grafico di Binaural beat (20Hz) in modulazione di frequenza e differenza di fase (180°)

In figura 4 potete vedere l’analisi grafica di un battimento binaurale di 20 Hz (infrasuono) generato dalla modulazione in frequenza di un segnale portante udibile (400Hz), canale sinistro (fucsia) e canale destro (blu). La frequenza di ogni canale oscilla tra 420 Hz e 380 Hz. Da notare la differenza di fase di 180 gradi tra i due canali con una frequenza oscillatoria di 20 Hz in un tempo di 50 millisecondi.

Frequenze e stati cerebrali
L’elettroencefalogramma è utilizzato per misurare le vibrazioni elettriche del cervello, applicando degli appositi strumenti sulla superficie del cuoio capelluto.
Il tracciato che ne risulta contiene, solitamente, frequenze al di sotto dei 30Hz.

Le frequenze si possono classificare in 4 stati:
Delta da  0,5 a 4Hz  >> Sonno profondo
Theta da  4 a 8 Hz  >> Sonnolenza e primo stadio del sonno
Alpha da  8 a 14 Hz  >> Rilassamento vigile
Beta da  14 a 30 Hz  >> Stato di allerta e di concentrazione

La frequenza dominante nell’elettroencefalogramma determina in quale stato il cervello si trova, e, se l’ampiezza delle onde alpha e’ piu’ alta delle altre, si dice che il cervello si trova nello stato Alpha.

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rilassamento stress insonnia riduzione del fabbisogno di sonno apprendimento memoria attenzione vigile mal di testa emicrania meditazione yoga depressione ansia ipnosi autoipnosi creativita' incremento delle funzioni intuitive e logicheIndurre il cervello nello stato desiderato
tramite le “Binaural Beats”

Se lo stimolo esterno e’ applicato al cervello, diventa possibile mutarne la frequenza, da una sua condizione ad un’altra.
Per esempio, se una persona è nello stato Beta (allarme) ed uno stimolo di 10Hz e’ applicato al suo cervello per un certo tempo, e’ probabile, allora, che la frequenza dello stesso vari, sincronizzandosi a quella cui lo si espone.
Quando lo stato del cervello e’, gia’ in precedenza, vicino allo stimolo applicato, l’induzione agisce piu’ efficientemente.
Infatti, se si vuole condurre le cellule cerebrali ad un certo stato di “emittenza” e’ necessario applicare ad esse una frequenza che corrisponda alla “lunghezza d’onda” in cui si trovano, in quel momento; poi, la si aumentera’, o diminuira’, con una velocita’ tale che il cervello sia sempre in sincronia con lo stimolo applicato; sino a che giungera’ allo stato desiderato.
E’ difficile stabilire in che condizione si trovi il cervello; ma, si puo’ supporre che, durante il giorno, si emettano, solitamente, delle onde Beta (20Hz); quindi, potrete iniziare da quella frequenza, per poi aumentarla, verso l’alto, o diminuirla, verso il basso.
Se, invece, la situazione neuro-cerebrale e’ piu’ rilassata, iniziate pure da 15Hz, o, meno; e viceversa.

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rilassamento stress insonnia riduzione del fabbisogno di sonno apprendimento memoria attenzione vigile mal di testa emicrania meditazione yoga depressione ansia ipnosi autoipnosi creativita' incremento delle funzioni intuitive e logicheStimolare il cervello
I due modi piu’ semplici per stimolare, dall’esterno, il cervello avvengono tramite le sensazioni auditive e visive.
Già nelle missioni spaziali vengono usate queste tecniche; ad esempio, quando gli astronauti devono – per emergenze, o per esigenze tecniche – lavorare, molte ore, senza pausa; oppure, restare svegli per supervisionare gli strumenti. Allora, essi si sottopongono ad un trattamento, a base di lampi ad intermittenza e suoni, che sposta il loro orologio biologico e riattiva la loro concentrazione, permettendo loro di vincere il sonno e la stanchezza.
Siccome l’orecchio umano non riesce a percepire le onde sonore al di sotto dei 20Hz, è necessario usare delle tecniche speciali, chiamate, appunto, “Binaural Beats” (termini che, in italiano, si puo’ tradurre in “Battimenti Biauricolari”).
Se applichiamo all’orecchio sinistro un tono costante di 495Hz, e all’orecchio destro un tono costante di 505Hz, questi due toni verranno riunificati dal cervello, che – in tal modo – percepira’ quella loro differenza di 10Hz, e ne verra’ stimolato.
Ciò avviene tramite delle cuffie stereo, dove i suoni destro e sinistro non si fondono, prima di essere percepiti – come, invece, accadrebbe, ascoltando le frequenze da normali casse acustiche.
Per ottenere uno stimolo di 10Hz, e’ possibile usare i toni di 495Hz e di 505Hz, o di 400Hz e di 410Hz, o di 862Hz e di 872Hz, e così via.
L’ unico requisito necessario e’ che il tono sia percepito abbastanza bene e che si trovi nella fascia sotto i 1000Hz.

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rilassamento stress insonnia riduzione del fabbisogno di sonno apprendimento memoria attenzione vigile mal di testa emicrania meditazione yoga depressione ansia ipnosi autoipnosi creativita' incremento delle funzioni intuitive e logicheStimolare il cervello tramite stimoli visivi
Applicare lo stimolo visivo e’ piu’ semplice che farlo tramite quello sonoro, perche’ le frequenze basse possono essere usate prontamente.
Una frequenza di 10Hz, per esempio, è generata quando una luce (una lampada) si accende e si spegne ritmicamente per 10 volte al secondo.
Quando lo stimolo visivo e’ unito allo stimolo sonoro l’induzione e’ molto piu’ efficace che durante l’uso di una sola delle due tecniche. >>
Demo visione subliminale

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Effetti delle condizioni alterate del cervello
Il fatto di ascoltare passivamente le frequenze non è necessariamente sufficiente ad alterare il vostro stato cerebrale; la predisposizione, la capacita’, la forza di volonta’ e la concentrazione aiutano molto e donano effetti piu’ intensi.

Aiutare la meditazione
La meditazione consiste nell’alterare, con la forza di volonta’, il proprio stato cerebrale, portandolo allo stato desiderato.
Queste tecniche possono aiutare a raggiungere lo stato di rilassamento necessario per eseguire una buona sessione di meditazione.
Le frequenze più adatte si trovano nella gamma delle frequenze Alpha; cioe’, da 8Hz a 13Hz.

Aumentare la capacità di apprendimento
La condizione Theta (4Hz-7Hz) favorisce la capacità e la velocità di apprendimento.
Infatti, i bambini vivono, naturalmente, nella fase Theta, piu’ che gli adulti; e, cio’, spiega perchè essi riescano ad apprendere, molto meglio che gli adulti, per esempio, una seconda lingua.
Anche le frequenze Alpha sono di incalcolabile utilita’, durante l’apprendimento.
Queste tecniche possono essere utili anche per alleviare mal di testa, per la riduzione del fabbisogno di sonno; per l’eliminazione della depressione, dei disordini nella capacità di attenzione e della concentrazione, e per molto altro.

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Demo #A3

Questo file MP3 demo che vi proponiamo rappresenta un esemplare di
“traccia subliminale con infrasuoni Alpha e Modulazione del Rumore bianco”.

Si tratta di un esclusivo file MP3 (durata 2’00” – 2,2 Mbytes), che racchiude in sé delle sonorità <Alfa>, dei battiti binaurali, un rumore bianco modulato ed una musica di sottofondo, appositamente studiati per il rilassamento subliminale.

COME ASCOLTARE IL FILE

  • Trovate un posto comodo, dove nessuno vi disturberà e dove potrete restare tranquilli

  • Riducete la luce e create un’atmosfera calma.

  • Allentate tutti gli indumenti che vi stringono.

  • Scegliete una posizione comoda.

  • Utilizzate, se possibile, una cuffia stereo.


ascolto >> MS-EXALE1.MP3 su lettore Plug-in
Plug-in MP3 richiesto/required (tutti gli utenti)

ascolto >> MS-EXALE1.MP3 su lettore ActiveX
ActiveX MP3 richiesto/required (solo utenti Windows)

download >> MS-EXALE1.MP3 (2’00” – 2,248 Mb)

Dati streaming: Bitrate = 128Kbps – Freq. campionamento = 44,1Khz
Il brano contenuto nel file “ms-exale1.mp3” e’ Copyright (C) 2001-2003 Amadeux Multimedia.
Vietata la vendita e qualsiasi tipo di utilizzo commerciale.

(Questa traccia demo puo’ non avere il 100% di induzione essendo un estratto dell’intero brano)

Catalogo, Prenotazioni, Ordini & Informazioni!

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fonte: http://www.sublimen.com/subliminale/brain.htm

«Gaber, noi lo cantiamo così». A Viareggio festival dedicato al “Signor G”

https://i2.wp.com/img225.imageshack.us/img225/2689/gaber03ha6.jpgCIAO, GIORGIO!

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di Marco Molendini

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VIAREGGIO (27 luglio) – Prima Jovanotti, nella sera inaugurale, poi ieri i Negramaro e i Baustelle. Si potrebbe cominciare a parlare di riscoperta di Giorgio Gaber, uomo discreto e nascosto, quasi di altri tempi (ma anche profetico) nel suo lamentarsi dei vizi dell’oggi. Certo, quando (ormai sono passati cinque anni) se ne è andato nessuno si sarebbe aspettato che la sua musica, le sue parole (molte scritte con l’alterego Sandro Luporini) sarebbero state brandite e riproposte da uno come Jovanotti o da un gruppo che allora nemmeno vagiva come i Negramaro. E, invece, eccoli qui in pieno Festival dedicato al Signor G che, non solo salgono sul palco a interpretarlo a loro modo (ci mancherebbe altro), ma addirittura rivendicano una parentela, un rapporto diretto. Come ha fatto ieri Giuliano Sangiorgi, voce dei Negramaro, alle prese «in guanti bianchi» (così ha definito la sua interpretazione) con le dolcissime note di Non arrossire, ricamate dai suoi falsetti: «In quelle parole così intime c’è un’umanità incredibile», proclama. E racconta la scoperta di Gaber ascoltando a casa, da piccolino, Qualcuno era comunista: «Un monologo che mi ha fatto quasi piangere, con quel sottofondo musicale che oggi si direbbe alla Sigur Ros».

Spiega, Giuliano, della sua passione per gli autori italiani del passato, a parte Gaber, Tenco e Battisti: «Spesso nei concerti facciamo citazioni di Paoli e di Lauzi. Qui avrei cantato anche Lo shampoo…se avessi avuto i capelli», dice. Se la prende anche con Gianluca Grignani che, la sera prima, ha ritoccato Il conformista sostituendo il termine “cattocomunista” con “berlusconista”: «Non c’è nulla di più triste che mettere Berlusconi in una canzone di Gaber. La grandezza della sua musica sta nell’essere attuale ancora oggi. Giorgio ha avuto la sensibilità di non vestire le sue canzoni di nulla. Sono eterne, come i film di Totò: li vedi cento volte e ti fanno sempre ridere alle stesse battute. Sono canzoni contenitore, che possono cambiare a seconda di chi le interpreta, al di fuori dei generi. Oggi quella di fare genere è una sorta di fissazione, per me invece è l’ultima cosa a cui pensare».

L’effetto Festival è indubitabile. In questi giorni a Viareggio i gaberiani si moltiplicano come i pani e i pesci. Sono gaberiani Luca e Paolo delle Iene che raccontano: «Abbiamo recuperato un nostro vecchio pezzo teatrale in cui lo copiavamo proprio. Del resto ce lo aveva detto lui, una volta che lo incontrammo: “Scrivete e provate a portare in giro quello che fate”. Noi dovevamo scrivere le nostre cose, invece abbiamo scritto le sue». Si sentono, in un certo modo, gaberiani anche i Baustelle, che del signor G hanno in effetti inciso un vecchio pezzo non molto noto Latte 70 e ieri sera hanno presentato anche Polli d’allevamento, «un pezzo – spiegano – preveggente a proposito dell’omologazionme giovanile, anche quella politica». E gaberiano si proclama Davide Van De Sfroos, che canta Barbera e champagne e non ha pudori a definirsi «quasi parente, perchè la mia vita musiciale è legata a filo doppio con lui come con De André, il cantante dei Metallica e Tom Waits». Gaberiana è Mietta, tanto da proporsi come interprete in entrambe le serate del Festival e Mietta che ha talento con Gaber scopre una via per la sua maturità artistica. E, infine, sono gaberiani i ragazzi del concorso Teatro Canzone, le cui iscrizioni sono in crescita. Ieri si sono esibiti Paolo Pallante e Pielugi Colantuoni, uniti da una singolare passione per l’humor nero, il primo con Il giorno che muoio, l’altro con Morire sotto una Smart. Anche qui c’è l’ironia del Signor G. Vuoi vedere che il futuro del Festival Gaber è in rosa?

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=28429&sez=HOME_SPETTACOLO

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QUALCUNO ERA COMUNISTA


Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.
Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà… la mamma no.
Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il Paradiso Terrestre.
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto un’educazione troppo cattolica.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché “La Storia è dalla nostra parte!”.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.

Qualcuno era comunista perché prima era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano ma lontano.
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.
Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la borghesia il proletariato la lotta di classe. Facile no?
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopo domani sicuramente…
Qualcuno era comunista perché “Viva Marx, viva Lenin, viva Mao Tse-Tung”.
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava sempre Rai Tre.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il “materialismo dialettico” per il “Vangelo secondo Lenin”.
Qualcuno era comunista perché era convinto d’avere dietro di sé la classe operaia.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c’era il grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista nonostante ci fosse il grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo il peggiore Partito Socialista d’Europa.
Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi solo l’Uganda.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi viscidi e ruffiani.
Qualcuno era comunista perché piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica, eccetera, eccetera, eccetera.
Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Qualcuno credeva di essere comunista e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.

Iran, 29 carcerati impiccati tutti insieme

TEHERAN (27 luglio) – Ventinove persone accusate di traffico di droga, omicidio e violenza sono state impiccate questa mattina nella prigione di Evin a Teheran. L’esecuzione ha avuto luogo alle 2.40, ora italiana, all’interno della prigione Evin, a nord di Teheran. Quello di oggi è il più alto numero di giustiziati in un solo giorno negli ultimi anni in Iran, che in aprile è stato individuato da Amnesty International come il secondo paese al mondo, dopo la Cina, a ricorrere più spesso al boia. In un anno sono state impiccate in Iran 155 persone e il 2 gennaio si è avuta un’altra esecuzione di massa: 13 impiccati, sempre nel carcere di Evin.

«Tutti gli imputati – ha detto Il procuratore di Teheran, Mortazavi – avevano precedenti penali ed erano coinvolti in crimini che predevono la pena capitale, come l’omicidio e il traffico di droga. Grazie a queste esecuzioni renderemo Teheran il posto meno sicuro per assassini e trafficanti di droga». Dall’inizio dell’anno sono state eseguite 290 condanne a morte in Iran, che continua a essere insensibile agli appelli della comunità internazionali per una moratoria sulla pena di morte.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=28435&sez=HOME_NELMONDO

SPECIALE – Le mani sulla sanità

Cento miliardi l’anno. È il costo della salute in Italia. Una torta da spartire per la politica. Tra nomine, appalti e rimborsi a privati. Un business che sempre più spesso finisce nel mirino della magistratura

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di Paolo Biondani e Daniela Minerva

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Il Pronto Soccorso delle Molinette
di Torino
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Oggi è in cronaca l’Abruzzo. Un mese fa c’era la Lombardia. Prima il Piemonte, la Puglia, il Lazio, la Calabria: da almeno 15 anni, decine di indagini giudiziarie documentano migliaia di truffe, sprechi, clientelismi, favoritismi, disservizi, frodi criminali, corruzioni e infiltrazioni mafiose. La salute degli italiani muove un giro d’affari di oltre 100 miliardi di euro. Che molti vedono come una torta da spartire. E i pm di Milano che indagano sulla Santa Rita e le altre “cliniche degli orrori”, in un’audizione segreta al Senato, finiscono col descrivere la sanità come «un sistema che fa diventare i reati una prassi».

Come è potuto succedere? Da un lato c’è un flusso continuo, e da decenni in crescita, di denaro pubblico a disposizione per appalti, convenzioni con strutture accreditate, gente da assumere. Dall’altra ci sono i partiti alla guida delle Regioni, che stringono la morsa su ospedali e Asl attraverso il loro plenipotenziario, il direttore generale. Dopo la legge Bindi di riforma del Servizio sanitario nazionale del 1999, il manager è nominato dal governatore, quindi dalla politica, ed è lui che decide tutto: dai contratti alla scelta dei primari. In mezzo ci sono i medici, che maledicono quella legge che ha tolto loro tutto il potere e li ha messi nelle mani della politica; e i malati, che in molte parti d’Italia fanno sentire la loro voce e minacciano chi li governa, ma in molte altre no.

Su di loro contava Rosy Bindi quando firmò quella legge, nella convinzione che i governatori avrebbero fatto le cose per bene perché la sanità è uno snodo cruciale del consenso. Ma così non è andata: le mani della politica sulla torta si sono trasformate, spesso, in un reticolo di tangenti, appalti truccati, nomine incongrue. Perché la legge di depenalizzazione dell’abuso d’ufficio con finalità politiche del 1997 aveva reso praticamente impunibile chi spadroneggiava.

Così il sistema è saltato, fatte salve le solite isole felici. I reati, come dicono i pm, sono prassi. Da un lato le nomine, poltrone troppo spesso occupate da incapaci, ma dall’altra i denari. Oltre 100 miliardi, di cui la metà cash, a disposizione dei privati. Che forniscono beni e servizi agli ospedali, ma anche prestazioni sanitarie che il pubblico non riesce a erogare. È questo il ventre molle del sistema che crea consenso distorto per politici rapaci e che arricchisce manager disonesti. Perché sono gli uomini della politica a decidere chi e in quale misura può partecipare al business. E magari su chi si può chiudere un occhio nei controlli.
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Ottaviano Del Turco
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Così, stando alle accuse dei giudici di Pescara, il re delle cliniche abruzzesi Vincenzo Maria Angelini ha gonfiato i conti e il presidente Ottaviano Del Turco ha intascato in contanti, tra cucina e salotto, la sua fetta dei 15 milioni di tangenti confessate dall’imprenditore. L’ex sindacalista del Pd va considerato innocente fino alla sentenza definitiva, ma resta il fatto che la sua giunta e quella precedente di centrodestra hanno lasciato, tra il 2001 e il 2006, un buco nei bilanci sanitari di 908 milioni, scesi a 800 solo grazie ad aiuti statali d’emergenza. Di certo il costo del sistema, in Abruzzo, è impazzito. Solo nella stagione elettorale 2004-2005, la spesa pro capite è schizzata da 1.515 a 1.729 euro. Come dire che, da un anno all’altro, il debito di ogni abruzzese è aumentato di oltre 200 euro. E così è più o meno ovunque: i bilanci della sanità seguono una variabile politica, la spesa esplode negli anni più vicini alle elezioni. Il primato italiano è della giunta Storace, che ha governato il Lazio fino al 2005: nel suo ultimo biennio la sanità regionale è andata in rosso di ben 3,4 miliardi. Spesi per che cosa? Tutta buona sanità? Non proprio tutta se, negli stessi mesi le ammissioni (parziali) dell’imprenditrice Anna Iannuzzi, detta Lady Asl, hanno rivelato mazzette, imbrogli e rimborsi falsi e provocato 70 arresti, inguaiando anche tre assessori regionali: Giulio Gargano, Marco Verzaschi e Giorgio Simeoni, che è diventato deputato di Forza Italia.

Nel frattempo, la giunta è cambiata, insieme ai 19 direttori generali: ora c’è un tecnico, accanto a 7 Ds, 8 della Margherita, 1 del Prc e 1 del Pdci, a rispecchiare gli equilibri in giunta. I manager di Marrazzo hanno promesso pulizia e rigore. Hanno cominciato col cambiare primari e ridefinire gli appalti. E poi si sono trovati, quindici giorni fa, con le cronache di un giro di mazzette per un appalto informatico da 21 milioni di euro. Tra gli accusati, Anna Maria Robustellini, presunta “socia occulta” della ditta sub-appaltatrice Inside e, contemporaneamente, responsabile dei bilanci della Asl RmC. La stessa di Lady Asl. Tutto cambia a Roma C, per non cambiare nulla. Quando si tratta di spartirsi una ventina di milioni.
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In un vortice di mazzette e appalti, quello che sembra importare meno a molti dirigenti è il fatto che stanno amministrando la salute pubblica. E che ogni euro in mazzette e servizi scadenti è un euro tolto ai malati. Ma la questione morale in sanità non esiste, se i presunti corrotti finiscono in Parlamento e nessuno sembra pagare mai il conto. Basti pensare a cosa accade in Sicilia, dove il debito sanitario aumenta di anno in anno, insieme alla fuga nelle altre regioni e nel privato dei malati. Che altro non possono fare se si si dà retta alle ispezioni fatte nella scorsa legislatura dalla commissione di controllo sul Servizio sanitario del Senato, che racconta raccapricciata lo stato dei due più grandi ospedali di Palermo, il Villa Sofia e il Policlinico universitario. Eppure, la giunta di Totò Cuffaro ha lasciato in eredità un disavanzo di tre miliardi. Andati anche a pagare Michele Aiello e la sua clinica oncologica Villa Santa Teresa, a Bagheria, che quando a governare la Sicilia era l’Udc di Cuffaro, incassava ogni dodici mesi 50 milioni di euro, mentre oggi che Aiello è stato condannato a 14 anni per mafia, la regione ne paga solo 6. Il prezzo di un ciclo di cure contro il tumore alla prostata è sceso da 136 mila a 8 mila euro. E il pentito Nino Giuffrè ha convinto i giudici: «Nel centro di Aiello erano rappresentati gli interessi economici di Provenzano». In Sicilia la mafia uccide, ma la politica cura. Attraverso i direttori lottizzati, i partiti scambiano voti con assunzioni (47.970 dipendenti della sanità regionale, con 12.808 dirigenti e 3.009 autisti per 256 ambulanze), con appalti (record nazionale di acquisti di beni e servizi: più 56 per cento in quattro anni) e con accreditamenti di cliniche, laboratori e studi privati (addirittura 1.844, per metà gestiti da un solo dottore).

Cuffaro, che a gennaio ha festeggiato con i cannoli la condanna a cinque anni per favoreggiamento aggravato dall’aver aiutato «singoli mafiosi», ora confida nella prescrizione in appello, ma la pista degli interessi della sua famiglia nella sanità potrebbe riaprirsi a sorpresa. Un’inchiesta della polizia e dei pm di Palermo sta ricostruendo la mappa di un comitato d’affari sospettato di governare la sanità nella provincia di Trapani. L’accusa ipotizza che alcuni centri privati siano in realtà imprese mafiose, create per drenare milioni di rimborsi pubblici. Gli artefici di questa specie di cupola sanitaria, stando ai pochi atti finora depositati, fanno ripetuti riferimenti a presunti interessi di «famigente liari di Totò Cuffaro»: gli inquirenti stanno cercando riscontri. La lobby trapanese pilota anche nomine e promozioni dei medici: gli inquirenti hanno già scoperto 60 raccomandazioni, tutte andate a segno. Finora pochissimi dottori hanno rotto l’omertà, ammettendo di dovere, oltre al posto, una continua obbedienza ai «pupari » della sanità.

A Trapani chi sgarra paga: questa inchiesta è partita dall’omicidio, nel 2005 a Mazara del Vallo, di un infermiere risultato comproprietario del centro clinico “Cem”. Nell’anno di interregno tra Cuffaro e Lombardo la salute dei siciliani è stata amministrata dai direttori generali (10 di Forza Italia, 6 dell’Udc, 6 dell’Mpa, 4 di An, un commissario e un cattedratico), che si sono spartiti una torta «incredibile», come la definisce la Corte dei conti: «Nel 2007 la spesa sanitaria è cresciuta da 7,5 a 8,5 miliardi (più 13 per cento), con un incredibile aumento di quasi 200 euro per ogni residente. Un costo assolutamente spropositato rispetto alla qualità del servizio», visto che i contribuenti siciliani continuano a pagare «218 milioni l’anno per curarsi in altre regioni ».

Ma il nuovo governatore Raffaele Lombardo promette che tutto cambierà. E ha pronti i suoi uomini. In un clima nazionale che sembra promettere l’impunità, anche nella sanità le elezioni possono più delle inchieste. E scombinano le fedeltà politiche: in Campania, dove la giunta Bassolino spende dal 2005 più di 9 miliardi all’anno per ritrovarsi con debiti netti per 4 e mezzo, ora i direttori di Asl e ospedali targati Pd sono saliti a 19, grazie a un’ex di Rifondazione e a Luigi Annunziata, il manager ex Udeur che faceva infuriare Sandra Mastella perché non nominava i primari di suo gradimento. L’Udeur ora all’opposizione ha solo tre poltrone, i socialisti due.
Questi gli equilibri del nuovo assetto politico. Ma la Campania va alle urne e gli uomini di Bassolino stringono le fila: a far saltare il risiko potrebbe essere il vero uomo forte della sanità in Campania, l’assessore Angelo Montemarano, il postdemitiano che per otto anni ha guidato l’Asl Napoli 1 (con oltre un milione di assistiti e 9 ospedali), creando circa metà di quel passivo che ora, come assessore, dovrebbe risanare. In bilico sembra essere anche la poltrona di Armando Poggi, che ha fatto il miracolo di salvare l’Asl Napoli 3 dopo lo scioglimento per infiltrazioni camorristiche. Ma ora è in rotta con Bassolino. E chissà se il terremoto Montemarano lo manterrà in sella. Ma ad aver problemi con le nomine non sono solo gli amministratori del sud. Nel novembre scorso il sindaco di Milano, Letizia Moratti, si è trovata indagata, tra l’altro, per aver assunto come responsabile dei servizi sociali, «senza concorso», l’ex dirigente sanitaria calabrese Carmela Madaffari. Nel suo curriculum spiccava la «decadenza per gravi inadempienze» dalle Asl di Lamezia Terme e di Locri. La procura della Corte dei conti, che rimprovera alla giunta Moratti di aver sprecato 11 milioni in questa e altre nomine, conclude che il «garantismo » riservato alla prescelta «sembra dovuto anche ai cittadini» che hanno «altrettanto diritto di essere amministrati da dirigenti senza ombre ». E di ombre sulla sanità lombarda ce ne sono molte. È vero, l’eccellenza di molti ospedali, soprattutto pubblici, attrae malati e i bilanci sono quasi a posto: 435 milioni di buco dal 2001 al 2006. Ma la sanità privata è alla sbarra: il bilancio provvisorio è di 66 indagati, 9 ospedali sotto inchiesta, oltre 7 mila truffe già accertate, dozzine di interventi «criminali» e giudici che tuonano contro «rimborsi gonfiati sistematicamente ». E i numeri fanno pensare a un problema di sistema: stranamente, in Lombardia un ricovero pubblico costa in media 3.127 euro, mentre ognuna delle 272 mila degenze private vale 129 euro in più.

Non è così nella stragrande maggioranza delle regioni: il privato costa meno del pubblico anche, in genere perché è in gran parte sul pubblico che pesano gli interventi sanitari di maggior impatto (dai trapianti alle neurochirurgie alle rianimazioni). Il record del risparmio è del Friuli, che paga alle cliniche 600 euro in meno. Non a caso la giunta Illy è l’unica in Italia che ha chiuso il quinquennio sanitario in attivo: più 102 milioni. Eppure Illy ci ha rimesso la poltrona. Non sempre il buon governo della sanità paga. E i partiti stringono il cerchio: il governatore forzista del Veneto Giancarlo Galan rivendica che è stato «giusto » assegnare a fine anno, senza qualsiasi selezione di merito, 18 poltrone sanitarie «ai più capaci»: tutti di Forza Italia. Mentre la Lega protesta perché ha tre direttori e An tuona perché ne ha solo uno «neanche designato dal partito». Ma così fan tutti, come diceva Clemente Mastella accusato di lottizzare i primari: sembra proprio il manuale Cencelli a disegnare la mappa del potere sanitario. Perché la torta della sanità serve a comprare consensi e perfino a scalare i partiti, come faceva in Piemonte il direttore dell’ospedale Molinette, Luigi Odasso, che con le tangenti riscosse sugli appalti del suo ospedale si era pagato, tra l’altro, 1.600 tessere di Forza Italia. E serve a far girare la macchina della politica, come è accaduto, secondo i pm di Bari, anche in Puglia. Qui l’ex governatore Raffaele Fitto, ora deputato, ha evitato l’arresto, bloccato dal Parlamento, per i 500 mila euro versatigli dal gruppo Tosinvest della famiglia Angelucci. In dicembre i pm hanno chiesto di processarlo anche per associazione per delinquere e peculato.

Ma Fitto è a Roma e a comandare la Puglia oggi è Nichi Vendola, che per ripulire il business della salute ha chiamato il tecnico Alberto Tedesco, anche se le aziende di suo figlio vendono prodotti sanitari a due cliniche accreditate. Tutto cambia a Bari, ma gli stessi pm del caso Fitto ora accusano la dirigente nominata da Vendola e Tedesco, Lucia Buonamico, di aver accreditato cliniche senza requisiti. Una trappola per colpire chi fa pulizia o un nuovo scandalo? Ogni risposta è prematura: l’inchiesta è ancora agli inizi. Per Fitto invece il caso è chiuso: l’ex governatore è entrato nel governo Berlusconi, come ministro per i rapporti con le Regioni. Anni di inchieste e processi, dunque, ma chi è rimasto nella rete della giustizia? Tra vecchi benefici e nuovi sconti di pena, oggi nessun colletto bianco rischia la galera per condanne inferiori ai sei anni di reclusione. Per la corruzione, il massimo è cinque. E così si avvera la profezia del magistrato Piercamillo Davigo, che nel 1992, dopo il primo arresto di Tangentopoli (Mario Chiesa, mazzette su appalti sanitari), capì che le successive condanne, per quanto numerose (ben 1.408), sarebbero servite solo a «far evolvere una nuova specie più resistente alle indagini». Come dire che gli impuniti ormai sono più furbi dei pm.
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Ha collaborato Mariaveronica Orrigoni

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Quattro uomini d’oro

Alcuni big, altri operatori minori: nella rete dei magistrati a caccia di manager con le mani nella sanità ci sono finiti in parecchi. Ecco i più significativi.
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GRUPPO SAN DONATO
È la holding sanitaria di Giuseppe Rotelli, milanese doc che possiede anche il 5 per cento delle azioni Rcs con opzioni fino all’11, che si appresta a rilevare l’anno prossimo, per 200 milioni, dalla Bpi. Può vantare 102 milioni di liquidità in cassa e neanche un euro di debito. Utili fatti amministrando 3956 posti letto, 18 case di cura (tra cui le cinque rilevate da Antonino Ligresti nel 2000) e 9542 addetti. Con un fatturato, nel 2007, di 725 milioni di euro, il gruppo sta sbarcando in Francia, partecipando all’asta per la vendita di Vitalia, secondo gruppo sanitario d’oltralpe, con 45 ospedali. Rotelli, insieme a 25 tra dirigenti e medici del San Donato, è indagato per presunti rimborsi gonfiati: secondo la procura, che gli ha sequestrato due milioni di euro, centinaia di cartelle cliniche sarebbero state alterate per ottenere dalla Regione versamenti di valore superiore fino a 30 volte a quanto dovuto.

TOSINVEST
È l’impero da oltre un miliardo di euro della famiglia Angelucci, con interessi dalla sanità, all’editoria (con “Libero” e “il Riformista”), al settore immobiliare (nel 2003 ha rilevato per oltre 80 milioni di euro l’intero patrimonio dell’ex Pci insieme ai debiti dei Ds) e bancario (ha venduto una quota di Capitalia dopo la fusione con Unicredit, ricavandone 500 milioni di liquidità). Ma il core business sono 26 strutture tra cliniche e ambulatori situate principalmente in Lazio, ma anche in Campania, Abruzzo e Puglia. E proprio la propaggine pugliese della Tosinvest è al centro della vicenda giudiziaria che vede coinvolto il ministro Raffaele Fitto, ex governatore e coordinatore regionale di Forza Italia, anima del movimento “La Puglia prima di tutto” a cui gli Angelucci hanno versato 500mila euro: regolare finanziamento registrato a bilancio, secondo la Tosinvest; tangente pagata per assicurarsi l’appalto da 200 milioni per la gestione di undici residenze per anziani secondo la Procura di Bari. Dopo alterne vicende il Tribunale del riesame ha riconfermato lo scorso 8 luglio il sequestro della somma in questione, oltre a beni dell’imprenditore romano per un valore di 55 milioni di euro. La Tosinvest, controllata da una holding lussemburghese, ha chiuso il 2006 con 45 milioni di utili.

FRANCESCO PAOLO PIPITONE
Notaio fino al 1996, anno del suo pensionamento. E oggi proprietario della clinica Santa Rita di Milano, ormai bollata come la “clinica degli orrori” per la serie di interventi, ritenuti dall’accusa gravemente lesivi, quando non mortali, e inutili, fatti per intascare presunti rimborsi illeciti per 2 milioni e mezzo di euro. Le vittime sarebbero cinque, mentre quasi un centinaio di pazienti avrebbero riportato lesioni gravissime. Socio unico e rappresentante legale della clinica, Pipitone è agli arresti domiciliari, come altri undici tra medici e dirigenti, il primario di chirurgia toracica Pier Paolo Brega Massone e il suo collaboratore Pietro Fabio Presicci. Chiusa dal 9 giugno in seguito alla sospensione del contratto con la Regione, la clinica è stata in parte riaccreditata lo scorso 22 luglio. Nuovo amministratore è l’avvocato e consulente regionale Luigi Colombo, uomo di fiducia del governatore Formigoni.

VINCENZO ANGELINI
Imprenditore della sanità abruzzese, 56 anni, sei case di cura sparse per la regione con oltre 250 posti letto e più di mille dipendenti, è la gola profonda dell’inchiesta di Pescara che ha travolto il governatore Del Turco. Ha confessato di aver pagato tangenti bipartisan per circa 15 milioni per far accreditare e finanziare le sue cliniche. Avrebbe così ricevuto rimborsi d’oro per prestazioni inesistenti sfruttando anche il sistema della cartolarizzazione dei debiti adottato dalla giunta regionale. Per Angelini non è il primo incidente giudiziario: già nel 1999 la procura di Pescara l’aveva indagato per falso, truffa e abuso in riferimento a prestazioni ospedaliere gonfiate. Il tutto era poi finito in prescrizione in seguito all’applicazione della legge ex Cirielli. Angelini ha costruito la sua fortuna sulla clinica Villa Pini di Chieti che ha iniziato a prosperare con l’arrivo dall’ospedale cittadino (diretto dal suocero Antonino Sollecito) di numerosi pazienti trattati in convenzione. Dalla Regione Abruzzo ha incassato negli ultimi anni un’ottantina di milioni (ora nel mirino della procura di Pescara): secondo alcune stime vanterebbe ancora crediti per altri 110 milioni.

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a cura di Chiara Andreola

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24 luglio 2008

Rc, la notte dei lunghi coltelli. E Vendola finisce in minoranza

Giornata conclusiva del VII congresso di Rifondazione comunista
Fino all’alba riunioni e incontri. La mozione 1 si ritrova sotto

Tra poche ore le votazioni. Prima quella sulle mozioni. Poi quella, segreta, sul segretario
Decisivi una dozzina di voti. In ogni caso il partito esce spaccato

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dal nostro inviato CLAUDIA FUSANI

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Rc, la notte dei lunghi coltelli E Vendola finisce in minoranza
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CHIANCIANO – Nichi Vendola e la mozione 2 sono in minoranza dentro Rifondazione comunista. Riunioni notturne che sono andate avanti fino alle cinque del mattino hanno avuto il risultato di compattare le tre mozioni satellite (3-4-5) con Ferrero (1) contro quella di Vendola e dei bertinottiani. La parola finale tocca al Comitato politico che nel primo pomeriggio indicherà con voto segreto il nome del segretario. Che al momento resta sempre uno solo, il governatore della Puglia. Anche questa una dimostrazione di “purezza” da parte di Ferrero la cui candidatura in questi giorni è stata sempre lì lì per essere ufficializzata. Ma l’ex ministro tiene molto a un punto: prima la linea politica, “chiara, netta, senza ambiguità”, poi il segretario che “deve essere indicato dal basso, dal congresso e dall’assemblea”. Ecco perché mai avrebbe fatto la scelta di candidarsi: una clamorosa contraddizione. Altra cosa è che sia il Comitato politico a votarlo in quanto rappresentante di una linea.

Una breve cronaca della notte può dare l’idea del dramma politico dentro Rifondazione. Poco dopo le nove di sera, sempre sotto i gazebo del parco termale di robinie e cipressi, si è riunita la Commissione statuto che avrebbe potuto ripristinare la figura del Presidente del partito accanto a quella del segretario. Un modo per dare rappresentanza ad entrambe le principali mozioni facendo, ad esempio, Vendola segretario e Grassi o Ferrero presidente. Nulla da fare. La Statuto ha invece approvato, tanto per dire, il primo articolo che indica come prospettiva “la società comunista”. Non esattamente la linea di Vendola.

Mentre la Statuto è al lavoro (fino alle tre del mattino), si riunisce la Commissione politica, dove sono rappresentate tutte e cinque le mozioni. Gennaro Migliore (2) si presenta con un suo documento di possibile mediazione ma si trova davanti una situazione già predefinita: Ferrero ha riunito in un solo documento le altre tre posizioni. Pegolo-Giannini (documento 3, “per rilanciare il conflitto sociale”); Bellotti (mozione 4, “per la falce e il martello”); De Cesaris (5, gli ultrapacifisti) con il loro 12-13 per cento di voti sono confluiti nella mozione 1. Migliore si ritrova nei fatti in minoranza col suo 47,7 per cento. “Gli altri” hanno il 52,3.

Va in scena, sempre di notte, un altro tentativo disperato. Questa volta è Bertinotti che parla a lungo fitto fitto con Claudio Grassi che ancora ieri dal palco aveva chiesto, quasi pregato: “Nichi, Paolo, parlatevi perché se Rifondazione di divide in due, Rifondazione muore”. Ma Grassi, con la morte nel cuore, non tradirà la sua mozione. E non farà inciuci.

La battaglia ora
– nel primo pomeriggio – si sposta nel segreto dell’urna. I componenti del “parlamentino” (il Comitato politico) di Rifondazione saranno eletti in proporzione ai risultati ottenuti dalle varie mozioni (al voto questa mattina). I componenti del Cpn dovrebbero essere tra i 240 ed i 260 e Ferrero sarebbe in vantaggio di 10-15 voti sul governatore. “Senza un miracolo, quasi impossibile, siamo all’opposizione” scrolla la testa un rappresentante dei vendoliani.

Già, il governatore. I suoi stanno anche decidendo cosa fare, se esporlo ad una amarissima evidente sconfitta oppure cercare una soluzione. Per non bruciarlo. Comunque vada, se anche ci fosse quel “miracolo” che per un pugno di voti o di astensioni lascia Rifondazione ai “miglioristi” bertinottiani anziché ai “duri e puri, opposizione sempre, governo mai” di Ferrero, il partito è spaccato. E da oggi comincia una fase nuova per tutta la sinistra.
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27 luglio 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/politica/cosa-rossa-2/conta-finale/conta-finale.html