Archivio | agosto 6, 2008

FREE GAZA: manca davvero poco all’inizio del viaggio

Ultimo aggiornamento – per ora – dalla NAVE contro l’assedio di Gaza, dal nostro “corrispondente a bordo”

free gaza movement

Dopo anni, qui, in una sperduta isoletta greca ho riabbracciato O.,
fratello palestinese con cui ho convissuto giornate di sangue e terrore a Tulkarem.
Ci sono esperienze che legano indissolubilmente, nessuna come l’aver guardato insieme in faccia lo spettro della morte.
L’abbraccio è stato talmente intenso che a momenti ribaltavamo la barca.

Ci siamo quasi.
Stiamo ridipingendo le barche, sistemando l’impianto elettrico, imparando a usare i sofisticati aggeggi satellitari per dare visione del mondo intero della nostra missione.

Fra un paio di giorni salperemo verso Cipro, eppoi finalmente Gaza.

Avvistando le sue coste, sarà come un lento approssimarsi dinnanzi alla più grande prigione che sia mai stata edificata, nella quale il milione e mezzo di palestinesi incarcerati non ha bisogno di intraprendere scioperi della fame per rivendicare i loro diritti,
i secondini, l’esercito israeliano che ne presidia i confini,
impongono la fame come punizione collettiva ai civili,
commettendo crimine contro l’umanità.

Il problema è che l’umanità si sta alienando dall’essere umano.
Ci stiamo strappando il cuore a vicenda per gettarlo in pasto ai cani,
di modo da non sentire più il dolore reciproco. Una cieca empatia.

Il nostro sarà un primo tentativo di aprire una breccia nel muro dell’indifferenza globalizzata.
Una navigazione interiore oltre che sulle onde, una rotta purtroppo sempre meno battuta dai vascelli, un navigazione lenta ma inesorabile in direzione della terra degli ultimi, i dannati all’ostracismo, i condannati all’oblio.

Abbiamo notizia che se dovessimo riuscire ad attraccare a Gaza,
ci saranno minimo 200 000 palestinesi pronti a festeggiare l’approdo delle prime barche internazionali dal 1967.

Per fugare ogni dubbio, abbiamo chiesto alle autorità portuali cipriote di ispezionare minuziosamente le nostre barche, per scongiurare possibili sabotaggi, e dimostrare che non trasportiamo armi o merce di contrabbando.

Israele cercherà lo stesso di fermarci?
Aprirà il fuoco su civili disarmati imbarcati con un carico umanitario?
La mia speranza è che restino umani.

Restiamo umani,

Vittorio Arrigoni.

blog:http://guerrillaradio.iobloggo.com/

website della missione: http://www.freegaza.org/

contatto: guerrillaingaza@gmail.com
ps.
Ti ringrazio Lisa per il commento e la  vicinanza.

ps2 abbiamo il nostro inno, date uno sguardo qui:

http://de.youtube.com/watch?v=ATLNx8k8FU0

ps 3:

Cosa pensano in Israele della nostra missione?
leggetevi l’articolo qui sotto.
Se l’83% degli israeliani ritiene controproducente l’assedio di Gaza,
significa che quello che ci apprestiamo a fare non è una azione unilaterale in favore dei palestinesi,
ma per la pace fre i due popoli.

Aprire Gaza per ridonare libertà ai palestinesi e contemporaneamente destinare più sicurezza a Israele.

A bordo delle nostre barche ci saranno cittadini israeliani,
veramente stoici. Saranno con noi sebbene Israele ha minacciatto condanne fino a 20 anni di reclusione per i suoi cittadini coinvolti in questa missione.

l’80% degli Israeliani: la chiusura di Gaza non è efficace – Hamas sta diventando più forte

Una larga maggioranza di israeliani è convinta che la chiusura di Gaza stia danneggiando principalmente i civili e li stia portando all’estremismo. Il blocco sta compromettendo anche la posizione di Israele nel mondo – e non porterà coloro che vivono a Gaza a cambiare il regime di Hamas

Mercoledì 18 giugno 2008

Un nuovo sondaggio reso noto oggi ci informa che l’opinione pubblica israeliana non crede che la politica di Israele a Gaza stia raggiungendo i suoi obiettivi e che, addirittura, la maggior parte delle persone è convinta che tale politica stia danneggiando gli interessi israeliani.

L’indagine è stata condotta ad un anno di distanza dal blocco imposto da Israele a Gaza dopo la vittoria di Hamas nel giugno del 2007. Questa ricerca è stata scritta ed analizzata dall’

esperta di sondaggi indipendente Dahlia Scheindlin e commissionata dai gruppi per la salvaguardia dei diritti umani Gisha – Legal Center for Freedom of Movement, andPhysicians for Human Rights-Israel; le ricerche sul campo sono state svolte tra l’1 e l’11 giugno daMa’agar Mohot. Il campione di riferimento era costituito da 600 israeliani ebrei di lingua ebraica (margine di errore +/- 4.5%).

Il sondaggio dimostra che l’83% degli israeliani crede che Hamas si stia rafforzando da quando il blocco è stato imposto a Gaza nel giugno del 2007 e che il 68% sostenga che il livello di sicurezza di Israele sia drasticamente diminuito da quel momento. Il 62% sostiene che Hamas è diventato MOLTO più forte nell’ultimo anno.

Il 53% degli intervistati sono convinti che i veri obiettivi della chiusura di Gaza siano di stampo politico e non basati su ragioni di sicurezza. Solo un terzo del campione (32%) crede che l’obiettivo del blocco sia quello di impedire il flusso di persone e beni che potrebbero minacciare la sicurezza di Israele. Il 10% sostiene che il fine del blocco sia quello di punire gli abitanti di Gaza per il missile Qassam. Il 26% pensa che l’obiettivo sia quello di portare gli abitanti di Gaza a cambiare il governo di Hamas e il 27% che invece sia quello di influenzare direttamente Hamas e portarli a cambiare le loro politiche (gli ultimi due ‘obiettivi politici’ complessivamente rispecchiano il 53% degli intervistati).

Una larga maggioranza di ebrei israeliani sostiene che gli obiettivi politici del blocco non saranno raggiunti: il 78% pensa che ci siano poche, se non addirittura nessuna, possibilità che la politica israeliana a Gaza possa condurre la popolazione palestinese a destituire Hamas. In aggiunta:

Il 79% degli intervistati crede che il blocco colpisca principalmente la popolazione civile di Gaza causando enormi disagi nella vita quotidiana degli abitanti.
La sicurezza di Israele si è deteriorata dal momento in cui il blocco è stato imposto:

una stragrande maggioranza di oltre i due terzi (68%) è convinta che il livello di sicurezza in Israele sia drasticamente diminuito durante l’ultimo anno; meno della metà sono invece quelli che credono che la sicurezza sia migliorata (28%). Una larga maggioranza dell’85% pensa che la situazione di Sderot e delle città del sud in termini di sicurezza sia peggiorata. Solo il 7% pensa che sia migliorata nel sud di Israele.

Il blocco sta spingendo gli abitanti di Gaza verso posizioni estremistiche:

il 60% degli intervistati pensa che il blocco stia rendendo la vita a Gaza così difficile da rendere molto probabile che, per reazione, gli abitanti si sentano sempre più spinti verso posizioni estremistiche. Il 37% non è invece d’accordo.

Il blocco danneggia la posizione di Israele nel mondo:

i due terzi degli intervistati (67%) pensano che il blocco imposto a Gaza stia peggiorando il posizionamento di Israele nel mondo; un terzo (24%) sostiene addirittura che il blocco stia NOTEVOLMENTE peggiorando l’immagine di Israele.

Supporto per i diritti umani dei Palestinesi

: gli Israeliani credono che i Palestinesi meritino che vengano rispettati i loro diritti umani e la maggioranza è convinta che supportare i diritti umani palestinesi NON sia anti-israeliano.

Il 76% pensa che gli abitanti di Gaza meritino che i loro diritti umani siano rispettati.

Il 57% non concorda con l’assunzione per la quale chi si batte per i diritti umani dei Palestinesi sia anti-israeliano; il 39% pensa invece il contrario.

Il 44% degli intervistati si è descritto come appartenente ad una ideologia politica di destra o di destra moderata, il 20% ad una di centro e il 21% ad una di sinistra o sinistra moderata.

“L’indagine mostra chiaramente che gli Israeliani non credono che la politica di pressione a cui sottopongono gli abitanti di Gaza sia efficace” spiega

l’esperta sondaggi indipendente Dahlia Scheindlin. “C’è un impressionante accordo tra le linee politiche e ideologiche che porta a considerare che sia molto probabile che il blocco di Gaza porti la popolazione verso posizioni estremistiche e c’è un forte consenso rispetto al fatto che il blocco danneggi prevalentemente i civili e sia totalmente inutile rispetto all’obiettivo di portarli a cambiare il regime di Hamas.”

“Emerge chiaramente che l’opinione pubblica israeliana è più realistica dei politici che agiscono nel suo nome, che cercano di giustificare una volgare violazione dei diritti dei Palestinesi servendosi di una giustificazione basata su ‘ragioni di sicurezza’ che la maggior parte degli Israeliani considera totalmente infondata” dice il direttore di Gisha, Sari Bashi “I politici e la classe dirigente israeliani dovrebbero ascoltare bene le persone che li stanno mettendo in guardia rispetto al fatto che la politica israeliana a Gaza sta principalmente danneggiando i civili palestinesi – a discapito degli interessi della stessa Israele.” Hadas Ziv, direttore dei Medici per i Diritti Umani – Israele, sostiene che “l’indagine prova che la leadership israeliana è tormentata dal populismo nonostante il fatto che gli Israeliani siano perfettamente consapevoli che mettere sotto pressione la popolazione civile e creare danni a persone innocenti non può portare alcun beneficio alla sicurezza di Israele. Sembra proprio che gli Israeliani siano più umani di coloro che li governano, che continuano a sostenere la violazione dei diritti umani palestinesi anche impedendo di fornire adeguate cure mediche a pazienti che stanno lottando per la sopravvivenza.”

(traduzione di guerrilla-Nenna)

link

http://www.gisha.org/index.php?intLanguage=2&intSiteSN=113&intItemId=1317

… e finalmente ne parla anche la stampa! Poco, però è un inizio:

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=29035&sez=HOME_NELMONDO

http://www.guardian.co.uk/world/2008/aug/05/israelandthepalestinians.middleeast

grazie Audrey! 🙂

Terzo incidente in un mese nella centrale di Tricastin

http://www.greenpeace.org/raw/image_full/international/photosvideos/photos/action-at-the-nuclear-power-pl

Diffusione eccessiva di carbonio 14 gassoso dalla centrale nel sud della Francia

Si tratta del terzo “inconveniente” segnalato: il 7 luglio, una perdita di acque contenenti uranio radioattivo. Poi 15 giorni dopo, un centinaio di dipendenti “contaminati in modo leggero”

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Parigi, 6 agosto 2008  – Una diffusione eccessiva di carbonio 14 gassoso dalla centrale nucleare di Tricastin, nel sud della Francia, ha messo nuovamente al centro dell’attenzione il sito, già protagonista di altri due incidenti nel mese di luglio. Il nuovo evento è stato classificato a livello uno sulla scala “Ines” che gradua gli incidenti nucleari, e ha otto livelli.

“Secondo le prime valutazioni, l’impatto di questa diffusione nell’ambiente e per quanto riguarda le persone è debolissimo, dell’ordine di pochi microsievert, ovvero qualche millesimo della dose annuale ammessa”, ha riferito in un comunicato l’Autorità francese sulla sicurezza nucleare (Asn).

La diffusione anomala era stata constatata il 4 luglio scorso dalla Socatri, la società che gestisce l’impianto, ed è continuata anche dopo che era stata disposto il fermo delle attività del sito. Ieri, l’Asn ha deciso di “bloccare la ripresa da parte di Socatri di qualsiasi attività che possa dar luogo a diffusione di carbonio 14, e ciò sino alla fine del 2008”.

Si tratta del terzo “inconveniente” segnalato a Tricastin. Nella notte tra il 7 e l’8 luglio, una perdita di acque contenenti uranio radioattivo ha determinato la dispersione di 74 chilogrammi della sostanza in due fiumi. Quindici giorni dopo, un centinaio di dipendenti della centrale sono stati “contaminati in modo leggero” in seguito alla dispersione di polveri radioattive.

Questi incidenti, uniti a un altro evento simile avvenuto a Romans, hanno generato allarme e polemiche in Francia, paese ove l’ottanta per cento dell’elettricità proviene da centrali atomiche. Greenpeace ha chiesto l’apertura di una “discussione a livello nazionale” sull’uso delle centrali atomiche.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/esteri/2008/08/06/109875-terzo_incidente_mese.shtml

Viterbo, a secco la sorgente del Bulicame le terme citate tre volte da Dante Alighieri

https://i0.wp.com/graphics8.nytimes.com/images/2007/08/24/travel/v-bullicame-pool395.3.jpg

VITERBO (6 agosto) – La sorgente principale del Bulicame, l’area termale di Viterbo, dal quale sgorgava acqua solfurea fumante a una temperatura di 55 gradi, è completamente a secco. Il paesaggio tipico della zona, che impressionò Dante Alighieri, tanto da citarla tre volte consecutive nella Divina Commedia, caratterizzato da un’aria carica di odore di zolfo e gonfia di fumo, non esiste più.

È così giunta all’epilogo di una vicenda di cui si parla da anni a vuoto: pozzi abusivi che alimentano piscine private, captazioni per uso agricolo, abusi edilizi, già denunciati nel 1991 dal geologo G. Pagano in uno studio commissionato dal Comune, nel quale si annunciava la possibile «morte» del Bulicame in assenza di interventi urgenti e risolutivi. La sorgente aveva dato segni di sofferenza già all’inizio dell’estate. Poi la situazione è andata progressivamente aggravandosi fino ad arrivare alla completa scomparsa dell’acqua. Questa mattina, la zona appariva come una landa arida, biancastra, disseminata di sporcizia.

«La portata della sorgente principale del Bulicame, a partire dal 1855 al 2004, è scesa da circa 30 litri al secondo a 8-10 litri. Attualmente è rimasta a secco, ma non si tratta di un problema irreversibile. Ci sono lavori da eseguire, come il ripristino della condotta, in grado di recuperare il flusso». Lo ha affermato l’assessore alle Terme del comune di Viterbo Claudio Taglia. «Abbiamo incaricato il professor Pagano, geologo, autore dello studio sul Bulicame eseguito negli anni ’90 – ha aggiunto – di relazionarci sulla situazione complessiva del bacino. Confidiamo di ricevere i risultati al più presto per predisporre gli interventi necessari».

Taglia ha poi annunciato di aver dato mandato ai tecnici del comune di verificare l’esistenza di pozzi abusivi o di emungimenti non autorizzati che potrebbero aver depauperato la portata delle 6 sorgenti del bacino (Piscine Carletti, Zitelle, Bagnaccio e San Sisto e Callara). «Comunque – ha concluso l’assessore – il principale responsabile della riduzione delle sorgenti è collegata alla diminuzione globale delle piogge. Questo non ci esime dal fare tutto il possibile per salvare quel che resta del patrimonio termale di Viterbo».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=29032&sez=HOME_ROMA

Hiroshima ricorda le vittime della bomba atomica Ban Ki Moon: «Sì a un mondo senza atomiche»

Candele di carta sul fiume Motoyasu per ricordare le vittime della bomba atomica (foto Katsumi Kasahara- Ap)

TOKYO (6 agosto) – Almeno 45mila persone si sono riunite a Hiroshima per ricordare il 63º anniversario dell’esplosione del Little Boy, la bomba atomica che gli Usa lanciarono sulla città giapponese durante la seconda Guerra mondiale provocando oltre 140mila vittime. Alla cerimonia, che si è svolta nel Peace Memorial Park, costruito sulle macerie della città rasa al suolo nel 1945, hanno partecipato, oltre al premier Yasuo Fukuda, diplomatici in rappresentanza di 55 Paesi, il numero più alto finora registrato. Per la prima volta quest’anno ha partecipato alla celebrazione anche un diplomatico cinese.

«Il presidente degli Stati Uniti che sarà eletto il prossimo novembre – ha detto nel suo intervento il sindaco di Hiroshima, Tadatoshi Akiba – ascolterà coscienziosamente la maggioranza delle persone, per cui la priorità numero uno è la sopravvivenza umana». Akiba ha ricordato come già 170 Paesi abbiano sottoscritto la risoluzione, presentata all’Onu dal Giappone lo scorso anno, per una moratoria internazionale contro le armi nucleari: «Persino i leader mondiali che in passato avevano condiviso la strategia atomica statunitense chiedono adesso un mondo senza ordigni nucleari». L’appello del sindaco è stato raccolto dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon, che in un messaggio letto da Sergio de Queiroz Duarte, Alto rappresentante per il disarmo presso le Nazioni Unite, ha rinnovato l’impegno a «creare un mondo pacifico e sicuro», in cui non ci sia spazio per le armi atomiche.

Anche il premier giapponese Yasuo Fukuda è intervenuto alla commemorazione, ribadendo che il Giappone continuerà a essere fedele ai dettami costituzionali sulla non proliferazione delle armi nucleari: «Il nostro Paese sarà come sempre in prima fila nella comunità internazionale per realizzare l’abolizione degli ordigni nucleari».

Un minuto di silenzio è stato osservato alle 8.15 del mattino, l’esatto momento in cui la bomba atomica fu sganciata 63 anni fa sulla città, dall’altitudine di 600 metri. Little boy ha provocato ufficialmente 258.310 vittime, di cui 5.032 riconosciute solo nell’ultimo anno, anche se molti sono i morti mai identificati, così come le persone decedute a causa delle radiazioni, ma non registrate nelle liste ufficiali. Al 31 marzo 2008 erano 243.692 i sopravvissuti ancora in vita. Sono almeno 140.000 le persone decedute negli anni successivi al bombardamento per gli effetti delle radiazioni.

Celebrazioni a Roma. Con l’esposizione della figura simbolo del bombardamento, un grande manifesto raffigurante un origami di carta a forma di gru ideato da Sadaku, una bimba morta a causa delle radiazioni, e la scritta “Hiroshima 6 agosto 1945 ore 8.15” si è dato il via in Campidoglio alla commemorazione del 63esimo anniversario dal bombardamento. In piazza il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, gli assessori capitolini alla scuola, Laura Marsilio e alla cultura, Umberto Croppi e il rappresentante dell’ambasciata giapponese Shimizu. «Roma vuole essere la città della memoria, la città delle identità e quindi vuole ricordare tutte le tragedie del 900, compresa quella che ha dato inizio all’era nucleare – ha detto Alemanno – Una tragedia che deve ricordarci gli effetti di una tecnica non dominata dall’etica. Vogliamo che in futuro i bambini di Roma vadano a Hiroshima e Nagasaki per vedere direttamente gli effetti di queste terribili esplosioni affinché le nuove generazioni non dimentichino». L’anniversario della strage di Hiroshima è stato ricordato anche al Pantheon. Durante questa cerimonia al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco è stato consegnato il premio-riconoscimento di Terra e Pace.

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Una famiglia accende ceri davanti all'Hiroshima Peace Memorial Park (foto Katsumi Kasahara- Ap)

Una famiglia accende ceri davanti all’Hiroshima Peace Memorial Park (foto Katsumi Kasahara- Ap)

Il lancio di colombe all'Atomic Bomb Dome Doves (foto Katsumi Kasahara- Ap)

Il lancio di colombe all’Atomic Bomb Dome Doves (foto Katsumi Kasahara- Ap)

Persone in preghiera per ricordare le vittime della bomba atomica (foto Katsumi Kasahara- Ap)

Persone in preghiera per ricordare le vittime della bomba atomica (foto Katsumi Kasahara- Ap)

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=29050&sez=HOME_NELMONDO

“Gli statali saranno più poveri”, Cgil all’attacco della Finanziaria

Secondo il sindacato i 2,8 miliardi previsti per il rinnovo del pubblico impiego
saranno sufficienti a coprire solo l’inflazione programmata e non quella reale

“Perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni di 3,5 milioni di dipendenti”

"Gli statali saranno più poveri" Cgil all'attacco della FinanziariaIl ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta

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ROMA – Duro attacco della Cgil dopo l’annuncio del governo di stanziare 2,8 miliardi in Finanziaria per il rinnovo del pubblico impiego. Secondo il sindacato si tratta di una cifra che non potrà neanche coprire l’inflazione reale.

“Il governo sta programmando la perdita del potere di acquisto di 3 milioni e mezzo di dipendenti pubblici”, afferma il coordinatore del dipartimento Settori Pubblici della Cgil Nazionale, Michele Gentile. “Quanto previsto nella manovra – osserva il sindacalista – e probabilmente confermato nella legge finanziaria, rappresenterebbe solo quanto necessario per coprire l’inflazione programmata, 1,7% per il 2008 e 1,5% per il 2009, quando allo stesso tempo il governo certifica che a fine 2008 l’inflazione sarà pari al 3,4”. Questo significa, spiega Gentile, “che si sta programmando la perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni di 3,5 milioni di dipendenti pubblici”.

Inoltre, aggiunge, “quanto ai 200 milioni di euro di cui parla il ministro Brunetta forse occorre ricordare allo stesso ministro, e al governo, che quelle risorse per legge e per le dichiarazioni dell’esecutivo sono destinate alla sola riduzione parziale dei tagli alla sicurezza introdotti con il decreto 112: non si possono vendere due volte le stesse risorse”. Per tutto questo, conclude Gentile, “rimane in piedi il giudizio negativo e la mobilitazione unitaria a partire da settembre”.

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6 agosto 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/economia/conti-pubblici-79/cgil-statali/cgil-statali.html

Incontro tra Ferrero e Fava: ad ottobre tutta la Sinistra in piazza

 Claudio Fava

Dopo il mese dei congressi, la Sinistra si mette al lavoro. «Un lavoro comune per costruire una piattaforma tra tutti i soggetti della sinistra, sia i partiti che le associazioni, con l’obiettivo di creare una grande mobilitazione, molto probabilmente una manifestazione, contro le politiche del governo Berlusconi». A parlare sono i due leader di Sinistra democratica Claudio Fava e del Prc Paolo Ferrero. Per più di un’ora i due ne hanno discusso in un faccia a faccia alla Camera dei Deputati.

Ferrero aveva incontrato, sempre nella mattinata, il segretario del Pd Walter Veltroni. Gli incontri tra il neo leader del Prc con i diversi soggetti della sinistra erano già avviati da qualche giorno. Il segretario di Rifondazione ha già incontrato Grazia Francescato dei Verdi, ha sentito al telefono Oliviero Diliberto ed in settimana incontrerà anche i partiti a sinistra del Prc: Sinistra Critica di Salvatore Cannavò, e il Partito comunista dei lavoratori di Marco Ferrando.

«Abbiamo discusso – spiega Ferrero – la possibilità di costruire una grande manifestazione che coinvolga tutta la sinistra. Questo è solo il primo di una serie di incontri». Il progetto avrà tempi diversi rispetto alla manifestazione del Pd in programma per il 25 ottobre: «Lavoriamo per farla prima – sottolinea il leader del Prc – altrimenti diventa solo una manifestazione di commento, mentre la manovra economica incide sul piano sociale».

Lo spirito con cui verrà convocata la manifestazione, osserva Claudio Fava «è inclusivo e non esclusivo» e poi aggiunge «abbiamo bisogno di una mobilitazione che si faccia carico della complessità dei problemi». Parlando della manifestazione del Pd e dell’ipotesi di confluire su un’unica piattaforma Fava spiega: «Dobbiamo mettere in campo un’opposizione di tutta la sinistra. La manifestazione del 25 ottobre è stata organizzata dal Pd e lì ci sono “padroni di casa” ed “ospiti”, mentre serve una cosa che coinvolga tutta la sinistra». «Dobbiamo renderci contro – prosegue il Claudio Fava – che da parte del governo c’è uno stravolgimento della Costituzione».

Per Ferrero, dunque, «il problema è costruire un’opposizione di sinistra che tenga insieme l’opposizione sociale al governo, le questioni ambientali e diritti civili». Il segretario di Rifondazione non nasconde le distanze con il leader del Partito Democratico: «Tra Veltroni e Fava – dice – sono molto più vicino al secondo». L’ipotesi dunque di arrivare ad un’unica mobilitazione di tutta la sinistra appare impossibile: «Sia io che Veltroni – sottolinea il segretario del Prc – sappiamo che non si può mettere insieme un piattaforma unitaria, non siamo arrivati ad una disponibilità su questo punto». Il problema,aggiunge ancora il leader del Prc, è «qualitativo e cioè che tipo di opposizione si fa al governo ma anche alle politiche di Confindustria che è dietro determinate scelte. Non basta dire – sottolinea – che si è contro il governo Berlusconi. Confindustria, la Bce ed il governo spingono verso una direzione e proprio perché c’e una crisi economica è giusto costruire un’opposizione sociale».

L’incontro tra il coordinatore di Sd e il segretario di Rifondazione però non vuol dire la messa in cantiere di una nuova Sinistra Arcobaleno: «La sinistra – spiega Fava – si è presa un breve ma inteso momento di silenzio, crediamo che sia arrivato il momento di tornare visibili». E poi, precisa Fava «rimettere in campo la sinistra non è in contrapposizione con il progetto della costituente». Ferrero ribadisce la sua contrarietà alla costituente della sinistra ma aggiunge: «Noi abbiamo detto che l’unità della sinistra parte dal fare le cose. Abbiamo criticato l’unità solo degli stati maggiori».

Ferrero e Veltroni. Il primo incontro tra Veltroni e Ferrero conferma una differenza di vedute e l’impossibilità di un’alleanza a livello nazionale.

Al termine del colloquio, che si è svolto nella sede del Pd, Ferrero spiega: «È stato un primo scambio di vedute. Io ho posto due nodi: come si affronta l’opposizione al Governo e a Confindustria e la nostra contrarietà ad una modifica della legge elettorale per le europee che inserisca lo sbarramento». Secondo il segretario del Prc «bisogna aumentare il grado di opposizione visti i disastri che stanno combinando» e «il tipo di opposizione che il Pd farà in autunno dirà anche della qualità delle nostre relazioni, se sarà più seria va bene altrimenti non ci sono superfici di contatto». Attualmente, infatti, riguardo al rapporto tra Pd e Prc, Ferrero osserva: «Abbiamo preso atto delle differenze di valutazioni consistenti e delle prospettive diverse che rendono inimmaginabile un’alleanza a livello nazionale. A livello amministrativo invece si verificherà caso per caso sulla base del programma».

Il segretario del Prc ha posto anche il problema della legge per le europee: «L’introduzione dello sbarramento espellerebbe la sinistra dal Parlamento europeo. Secondo noi non c’è bisogno di cambiare la legge attuale perché in Europa non c’è un problema di governabilità». Inoltre Ferrero è contrario all’abolizione delle preferenze perché anche questa «impedirebbe alla sinistra di entrare e lascerebbe a pochi soggetti il potere di decidere chi fa il parlamentare europeo. Sarebbe una riduzione della democrazia molto pesante».

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Pubblicato il: 05.08.08
Modificato il: 06.08.08 alle ore 12.04

fonte:

Colpo di stato militare in Mauritania

Le Forze armate hanno preso il controllo della palazzo presidenziale nella capitale Nouakchott

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Un gruppo di soldati prendono il controllo di «Radio Mauritanie» (Afp)
Un gruppo di soldati prendono il controllo di «Radio Mauritanie» (Afp)

DUBAI – Alta tensione in Mauritania, dove le Forze armate hanno preso il controllo del palazzo presidenziale nella capitale Nouakchott e alcune unità dell’esercito hanno circondato i principali edifici pubblici, in quello che appare essere il tentativo di un colpo di stato militare. Lo riferisce l’emittente araba Al Jazeera.

ARRESTATI IL PREMIER E IL PRESIDENTE – Alcuni generali dell’esercito con in testa il capo delle guardie presidenziali hanno arrestato il presidente Sidi Ouldn Cheikh Abdallah e il premier Yahya Ould Ahmed Waghf. Ne hanno dato notizia fonti della presidenza dello Stato islamico nordafricano. Unità dell’esercito hanno circondato alcuni edifici governativi nella capitale Nouakchott e sono state le interrotte trasmissioni televisive. La notizia è stata confermata anche dalla Francia, ex potenza coloniale. «Siamo in contatto con la nostra ambasciata per ottenere una conferma degli eventi in atto a Nouakchott. Secondo le nostre prime informazione sembra che un gruppo di generali abbia arrestatao il primo minsitro», ha dichiarato alla France presse un portavoce del ministero degli Esteri.

SOSTITUZIONE DI UFFICIALI DI ALTO RANGO – I militari sono entrati in azione dopo che il presidente Abdallah ha deciso la sostituzione di diversi ufficiali di alto rango, nell’ambito di una crisi politica che sta attraversando il Paese africano. E infatti è proprio il generale Mohamed Ould Abdel Aziz, rimosso dalle sue funzioni di capo di stato maggiore speciale dal presidente Abdallah, e che è anche capo della guardia presidenziale, a guidare il colpo di stato in Mauritania. Lo ha detto all’Afp il portavoce del presidente, Abdoulaye Mahmadou Ba.

«CONSIGLIO DI STATO» – I golpisti, secondo un comunicato del ministro delle comunicazioni, si sono organizzati in un sedicente «consiglio di Stato» diretto dal generale Aziz e hanno annullato le ultime nomine militari decise dal presidente. Il «consiglio di Stato» ha fatto tra le altre cose sapere che Sidi Ould Cheikh Abdallah «non sarà più a lungo presidente».

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06 agosto 2008

fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_agosto_06/mauritania_colpo_stato_a2deecb2-63a1-11dd-b86d-00144f02aabc.shtml

Informazione e percezione

Ci sono diversi modi di dare le notizie… di conseguenza ci sono vari tipi di “ricezione”. Mi sembrava strano che il TG passasse i dati Censis – che, se nonostante il caldo uno tiene il cervello collegato, potrebbero indurre a riflessioni poco gradite all’attuale governo. Poi ho fatto un raffronto. Illuminante.

Questo è il testo tratto da televideo del 6 agosto (oggi!):

“CENSIS, PIU’ MORTI SUL LAVORO CHE OMICIDI

In Italia ci sono più morti sul lavoro o sulle strade che non a causa della criminalità. Le vittime del lavoro sono quasi il doppio degli assassinati e i decessi sulle strade sono otto volte più degli omicidi. Lo rivela il Censis, precisando che nel 2007 sono stati 1.170 i morti per motivi di lavoro (di cui 609 lungo il tragitto casa-lavoro). Sulle strade,invece, nel 2006 le vittime sono state 5.669. Se si guarda agli omicidi, si è passati dai 1.042 casi del 1995 ai 663 del 2006″

E questo è quanto riportato da la7 (5 agosto, Apcom):

“Le vittime sul lavoro sono il doppio di quelle per omicidio

Roma, 5 ago. (Apcom) – In Italia i morti sul lavoro sono quasi il doppio delle vittime di omicidio: se nel 2006 in Italia si sono registrati 663 assassinii, nel 2007 i morti sul lavoro sono stati 1.170. A lanciare l’allarme è il Censis, secondo il quale, mentre gli omicidi sono meno frequenti che negli altri grandi paesi europei, le morti bianche sono decisamente di più. Non solo, ma gli incidenti sulle strade nel 2006 sono stati 5.669, quasi otto volte il numero degli assassinii. Nonostante questi dati “gran parte dell’impegno politico degli ultimi mesi – osserva Giuseppe Roma, direttore generale del Censis – è stato assorbito dall’obiettivo di garantire la sicurezza dei cittadini rispetto al rischio di subire crimini violenti”. Insomma, prosegue, “è evidente la sfasatura tra pericoli reali e interventi concreti per fronteggiarli. Il luogo di lavoro e la strada mancano ancora di presidi efficaci per garantire la piena sicurezza dei cittadini, e spesso si pensa che perdere la vita in un incidente stradale sia una fatalità. I dati degli altri paesi europei dimostrano che non è così”. I casi di omicidio in Italia, spiega infatti il centro studi, sono stati 663 nel 2006, a fronte degli 879 casi della Francia, 727 della Germania e 901 casi nel Regno unito. Anche rispetto alle grandi capitali europee, nelle città italiane si registra un numero minore di omicidi. Nel 2006 a Roma si sono contati 30 casi, quasi come Parigi (29 omicidi), 33 a Bruxelles, 35 ad Atene, 46 a Madrid, 50 a Berlino, 169 a Londra. Piccoli numeri se paragonati alle morti sul lavoro: nel 2007 sono stati 1.170 i decessi per motivi di lavoro in Italia, di cui 609 in infortuni stradali, ovvero lungo il tragitto casa-lavoro (“in itinere”) o in strada durante l’esercizio dell’attività lavorativa. E l’Italia è di gran lunga il Paese europeo dove si muore di più sul lavoro.” – il comunicato ufficiale del Censis è questo

E’ una sfumatura, certo. Perché comunque l’enfasi che il governo dà al problema-sicurezza-dagli-stranieri (quelli poveri però, non i grandi delinquenti!) ed extracomunitari (non gli svizzeri ovviamente! Solo – e sempre – quelli poveri) serve a distogliere l’attenzione dal fatto che tutti i giorni, festivi inclusi, qualche lavoratore torna a casa “con i piedi davanti”.

Ma è interessante comunque. Perché è vero che non si possono ascrivere in senso stretto le morti per incidente stradale nel corso del viaggio per raggiungere il posto di lavoro al “padrone” (anche se, estremizzando, uno potrebbe dire che se non si mette in marcia non lo raggiunge, il posto di lavoro…) e che semmai la responsabilità è della cattiva manutenzione delle strade o della guida spericolata e distratta o di automobili progettate per volare (alla faccia dei limiti imposti…) o di altre cause, tutte peraltro pertinenti.

Però sottacendo la seconda parte della frase (“o in strada durante l’esercizio dell’attività lavorativa”) ed enunciando solo la prima a mio avviso si pilota la notizia verso comodi lidi. Perché ditemi: uno stradino falciato sull’autostrada o un camionista “sovraturnato” che si schianta con il suo mezzo sono “SOLO” morti stradali? Il rapporto CENSIS non lo dice… tantomeno si esprime il TG.

Infatti, facendo un facile calcolo, 1170 meno 609 fa “solo” 561 morti bianche- che è minore di 663 (dato di un anno prima), che sono gli assassinii. Ergo, qualcuno può proditoriamente asserire che gli omicidi sono l’emergenza maggiore. CVD.

Nota: i corsivi blu sono miei.

elena

LA PROTESTA – Nettuno contro i bambini

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Sono mesi che cerchiamo di capire se esiste una ragione, una sola, per fare quello che è stato fatto nel Comune di Nettuno. Ma nessuna mente è riuscita ad arrivare ad una logica spiegazione se non che a Nettuno “Si odiano i bambini”. A Santa Barbara, quartiere residenziale a due passi dal centro e dal mare, tra uno dei rarissimi parchi giochi per bambini e un asilo nido, (stiamo parlano di pochissimi metri) sono stati posizionati ben 12 cassonetti della spazzatura, tutti insieme, tutti rigorosamente senza coperchio, tutti rigorosamente saturi, strabbocanti e maleodoranti (vedi foto).

Non è solo colpa di chi raccoglie e neanche solo di chi getta. Il problema vero, e anche la questione della domanda geniale, è che gran parte del quartiere è stato privato di cassonetti e tutti coloro che abitano nelle vie limitrofe sono costretti a prendere la macchina e venire a gettare la spazzatura nella cosidetta discarica del parco giochi. E cosi tra cani e gatti randagi, carcasse di mobili e lavatrici, spazzatura che cade dai secchioni e rimane abbandonata nel parco, un largo proliferare di zecche..etc etc… i nostri bambini non possono più usufruire del parco giochi, oramai in una stato di abbandono totale.

Cosi come i piccoli bambini del Nido, che a causa della spazzatura trascinata dai gatti e dell’odore nauseabondo proveniente dalla “discarica del parco”, sono impossibilitati a giocare nel giardino dell’asilo. Adesso tutti ci chiediamo: perchè privare un intero quartiere di cassonetti della spazzatura? E sopratutto, perchè posizionarne 12 cassonetti piu 3 campane proprio a ridosso del parco giochi e dell’asilo nido? Perchè proprio li? Eppure di spazio ce n’è. Eppure basterebbe rimetterne 2 o 3 per via come in una normale cittadina…(vedi Anzio).

Sarà mica che qualcuno dell’amministrazione pubblica del odia i bambini? Ce lo fa pensare anche la concessione per il traliccio delle antenne del gprs posizionato a 50 metri in linea d’aria dall’asilo nido e dal parco giochi. eppure sul sito del comune c’è scritto: Nettuno città dei giovani (ad arrivarci…) PS: chiaramente queste domande sono state inviate anche via mail, attraverso il sito del comune di Nettuno, al responsabile. E altrettanto chiaramente, nessuno ha risposto. Questa situazione va vanti da anni, prima erano 3 poi 4, poi 8..poi 12. Dove Arriveremo?

Comitato SantaBarbara08

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5 agosto 2008

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=28991&sez=HOME_MAIL

PeaceReporter, soldati in strada? “Sì, ma nei cantieri di lavoro”

Appello al ministro della Difesa: militari al fianco degli ispettori nei cantieri
“I numeri degli infortuni sono quelli di una guerra. Fermiamo la strage bianca”

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PeaceReporter, soldati in strada? "Sì, ma nei cantieri di lavoro" ROMA – “Soldati per le strade? Meglio nei cantieri edili. E’ sul lavoro che si combatte la battaglia per la sicurezza”. PeaceReporter scrive al ministro della Difesa: “Fermiamo la strage bianca. I numeri degli infortuni sul lavoro sono quelli di una guerra. E per combattere una guerra servono i militari: Impegniamoli in una vera missione di pace”.

L’Italia è di gran lunga
il Paese europeo dove si muore di più sul lavoro, quasi il doppio della Francia, il 30% in più rispetto a Germania e Spagna. Oggi il Censis ha lanciato l’allarme sulle morti bianche: “Si muore di più sul lavoro o sulle strade – ha scritto il Centro studi investimenti sociali – che non ammazzati da un colpo di pistola. Le vittime sul lavoro sono quasi il doppio degli assassinati e i decessi in incidenti stradali otto volte più degli omicidi. “Tuttavia – spiegano al Censis – gran parte dell’attenzione pubblica si concentra sui fenomeni di criminalità”.

PeaceReporter lancia una proposta: indirizzare nei cantieri i militari impegnati per garantire la sicurezza nelle città. “A fronte di decine di migliaia di cantieri aperti – scrive l’editorialista del sito – in Italia ci sono solo 3.750 ispettori del lavoro”. La soluzione avanzata da PeaceReporter è contenuta nello slogan che apre l’intervento: “Militari per la sicurezza sì, ma sul lavoro”. La lettera indirizzata al ministro Ignazio La Russa è chiara: “Affiancare i militari agli ispettori del lavoro. Anche questa è un’idea da sessantottini?”

Per aderire all’appello, mandare una mail a PeaceReporter cliccando qui
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5 agosto 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-12/pacereporter/pacereporter.html