FREE GAZA: manca davvero poco all’inizio del viaggio

Ultimo aggiornamento – per ora – dalla NAVE contro l’assedio di Gaza, dal nostro “corrispondente a bordo”

free gaza movement

Dopo anni, qui, in una sperduta isoletta greca ho riabbracciato O.,
fratello palestinese con cui ho convissuto giornate di sangue e terrore a Tulkarem.
Ci sono esperienze che legano indissolubilmente, nessuna come l’aver guardato insieme in faccia lo spettro della morte.
L’abbraccio è stato talmente intenso che a momenti ribaltavamo la barca.

Ci siamo quasi.
Stiamo ridipingendo le barche, sistemando l’impianto elettrico, imparando a usare i sofisticati aggeggi satellitari per dare visione del mondo intero della nostra missione.

Fra un paio di giorni salperemo verso Cipro, eppoi finalmente Gaza.

Avvistando le sue coste, sarà come un lento approssimarsi dinnanzi alla più grande prigione che sia mai stata edificata, nella quale il milione e mezzo di palestinesi incarcerati non ha bisogno di intraprendere scioperi della fame per rivendicare i loro diritti,
i secondini, l’esercito israeliano che ne presidia i confini,
impongono la fame come punizione collettiva ai civili,
commettendo crimine contro l’umanità.

Il problema è che l’umanità si sta alienando dall’essere umano.
Ci stiamo strappando il cuore a vicenda per gettarlo in pasto ai cani,
di modo da non sentire più il dolore reciproco. Una cieca empatia.

Il nostro sarà un primo tentativo di aprire una breccia nel muro dell’indifferenza globalizzata.
Una navigazione interiore oltre che sulle onde, una rotta purtroppo sempre meno battuta dai vascelli, un navigazione lenta ma inesorabile in direzione della terra degli ultimi, i dannati all’ostracismo, i condannati all’oblio.

Abbiamo notizia che se dovessimo riuscire ad attraccare a Gaza,
ci saranno minimo 200 000 palestinesi pronti a festeggiare l’approdo delle prime barche internazionali dal 1967.

Per fugare ogni dubbio, abbiamo chiesto alle autorità portuali cipriote di ispezionare minuziosamente le nostre barche, per scongiurare possibili sabotaggi, e dimostrare che non trasportiamo armi o merce di contrabbando.

Israele cercherà lo stesso di fermarci?
Aprirà il fuoco su civili disarmati imbarcati con un carico umanitario?
La mia speranza è che restino umani.

Restiamo umani,

Vittorio Arrigoni.

blog:http://guerrillaradio.iobloggo.com/

website della missione: http://www.freegaza.org/

contatto: guerrillaingaza@gmail.com
ps.
Ti ringrazio Lisa per il commento e la  vicinanza.

ps2 abbiamo il nostro inno, date uno sguardo qui:

http://de.youtube.com/watch?v=ATLNx8k8FU0

ps 3:

Cosa pensano in Israele della nostra missione?
leggetevi l’articolo qui sotto.
Se l’83% degli israeliani ritiene controproducente l’assedio di Gaza,
significa che quello che ci apprestiamo a fare non è una azione unilaterale in favore dei palestinesi,
ma per la pace fre i due popoli.

Aprire Gaza per ridonare libertà ai palestinesi e contemporaneamente destinare più sicurezza a Israele.

A bordo delle nostre barche ci saranno cittadini israeliani,
veramente stoici. Saranno con noi sebbene Israele ha minacciatto condanne fino a 20 anni di reclusione per i suoi cittadini coinvolti in questa missione.

l’80% degli Israeliani: la chiusura di Gaza non è efficace – Hamas sta diventando più forte

Una larga maggioranza di israeliani è convinta che la chiusura di Gaza stia danneggiando principalmente i civili e li stia portando all’estremismo. Il blocco sta compromettendo anche la posizione di Israele nel mondo – e non porterà coloro che vivono a Gaza a cambiare il regime di Hamas

Mercoledì 18 giugno 2008

Un nuovo sondaggio reso noto oggi ci informa che l’opinione pubblica israeliana non crede che la politica di Israele a Gaza stia raggiungendo i suoi obiettivi e che, addirittura, la maggior parte delle persone è convinta che tale politica stia danneggiando gli interessi israeliani.

L’indagine è stata condotta ad un anno di distanza dal blocco imposto da Israele a Gaza dopo la vittoria di Hamas nel giugno del 2007. Questa ricerca è stata scritta ed analizzata dall’

esperta di sondaggi indipendente Dahlia Scheindlin e commissionata dai gruppi per la salvaguardia dei diritti umani Gisha – Legal Center for Freedom of Movement, andPhysicians for Human Rights-Israel; le ricerche sul campo sono state svolte tra l’1 e l’11 giugno daMa’agar Mohot. Il campione di riferimento era costituito da 600 israeliani ebrei di lingua ebraica (margine di errore +/- 4.5%).

Il sondaggio dimostra che l’83% degli israeliani crede che Hamas si stia rafforzando da quando il blocco è stato imposto a Gaza nel giugno del 2007 e che il 68% sostenga che il livello di sicurezza di Israele sia drasticamente diminuito da quel momento. Il 62% sostiene che Hamas è diventato MOLTO più forte nell’ultimo anno.

Il 53% degli intervistati sono convinti che i veri obiettivi della chiusura di Gaza siano di stampo politico e non basati su ragioni di sicurezza. Solo un terzo del campione (32%) crede che l’obiettivo del blocco sia quello di impedire il flusso di persone e beni che potrebbero minacciare la sicurezza di Israele. Il 10% sostiene che il fine del blocco sia quello di punire gli abitanti di Gaza per il missile Qassam. Il 26% pensa che l’obiettivo sia quello di portare gli abitanti di Gaza a cambiare il governo di Hamas e il 27% che invece sia quello di influenzare direttamente Hamas e portarli a cambiare le loro politiche (gli ultimi due ‘obiettivi politici’ complessivamente rispecchiano il 53% degli intervistati).

Una larga maggioranza di ebrei israeliani sostiene che gli obiettivi politici del blocco non saranno raggiunti: il 78% pensa che ci siano poche, se non addirittura nessuna, possibilità che la politica israeliana a Gaza possa condurre la popolazione palestinese a destituire Hamas. In aggiunta:

Il 79% degli intervistati crede che il blocco colpisca principalmente la popolazione civile di Gaza causando enormi disagi nella vita quotidiana degli abitanti.
La sicurezza di Israele si è deteriorata dal momento in cui il blocco è stato imposto:

una stragrande maggioranza di oltre i due terzi (68%) è convinta che il livello di sicurezza in Israele sia drasticamente diminuito durante l’ultimo anno; meno della metà sono invece quelli che credono che la sicurezza sia migliorata (28%). Una larga maggioranza dell’85% pensa che la situazione di Sderot e delle città del sud in termini di sicurezza sia peggiorata. Solo il 7% pensa che sia migliorata nel sud di Israele.

Il blocco sta spingendo gli abitanti di Gaza verso posizioni estremistiche:

il 60% degli intervistati pensa che il blocco stia rendendo la vita a Gaza così difficile da rendere molto probabile che, per reazione, gli abitanti si sentano sempre più spinti verso posizioni estremistiche. Il 37% non è invece d’accordo.

Il blocco danneggia la posizione di Israele nel mondo:

i due terzi degli intervistati (67%) pensano che il blocco imposto a Gaza stia peggiorando il posizionamento di Israele nel mondo; un terzo (24%) sostiene addirittura che il blocco stia NOTEVOLMENTE peggiorando l’immagine di Israele.

Supporto per i diritti umani dei Palestinesi

: gli Israeliani credono che i Palestinesi meritino che vengano rispettati i loro diritti umani e la maggioranza è convinta che supportare i diritti umani palestinesi NON sia anti-israeliano.

Il 76% pensa che gli abitanti di Gaza meritino che i loro diritti umani siano rispettati.

Il 57% non concorda con l’assunzione per la quale chi si batte per i diritti umani dei Palestinesi sia anti-israeliano; il 39% pensa invece il contrario.

Il 44% degli intervistati si è descritto come appartenente ad una ideologia politica di destra o di destra moderata, il 20% ad una di centro e il 21% ad una di sinistra o sinistra moderata.

“L’indagine mostra chiaramente che gli Israeliani non credono che la politica di pressione a cui sottopongono gli abitanti di Gaza sia efficace” spiega

l’esperta sondaggi indipendente Dahlia Scheindlin. “C’è un impressionante accordo tra le linee politiche e ideologiche che porta a considerare che sia molto probabile che il blocco di Gaza porti la popolazione verso posizioni estremistiche e c’è un forte consenso rispetto al fatto che il blocco danneggi prevalentemente i civili e sia totalmente inutile rispetto all’obiettivo di portarli a cambiare il regime di Hamas.”

“Emerge chiaramente che l’opinione pubblica israeliana è più realistica dei politici che agiscono nel suo nome, che cercano di giustificare una volgare violazione dei diritti dei Palestinesi servendosi di una giustificazione basata su ‘ragioni di sicurezza’ che la maggior parte degli Israeliani considera totalmente infondata” dice il direttore di Gisha, Sari Bashi “I politici e la classe dirigente israeliani dovrebbero ascoltare bene le persone che li stanno mettendo in guardia rispetto al fatto che la politica israeliana a Gaza sta principalmente danneggiando i civili palestinesi – a discapito degli interessi della stessa Israele.” Hadas Ziv, direttore dei Medici per i Diritti Umani – Israele, sostiene che “l’indagine prova che la leadership israeliana è tormentata dal populismo nonostante il fatto che gli Israeliani siano perfettamente consapevoli che mettere sotto pressione la popolazione civile e creare danni a persone innocenti non può portare alcun beneficio alla sicurezza di Israele. Sembra proprio che gli Israeliani siano più umani di coloro che li governano, che continuano a sostenere la violazione dei diritti umani palestinesi anche impedendo di fornire adeguate cure mediche a pazienti che stanno lottando per la sopravvivenza.”

(traduzione di guerrilla-Nenna)

link

http://www.gisha.org/index.php?intLanguage=2&intSiteSN=113&intItemId=1317

… e finalmente ne parla anche la stampa! Poco, però è un inizio:

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=29035&sez=HOME_NELMONDO

http://www.guardian.co.uk/world/2008/aug/05/israelandthepalestinians.middleeast

grazie Audrey! 🙂

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