Archivio | agosto 8, 2008

L’altra Olimpiade: ad Assisi e nel mondo per il Tibet

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In coincidenza con l’apertura dei Giochi olimpici di Pechino 2008, migliaia di persone in tutto il mondo hanno dato vita a manifestazioni a favore della democrazia e per denunciare le violazioni dei diritti umani in Cina.

La mobilitazione più massiccia è stata registrata in Nepal, dove la polizia ha arrestato almeno 1.400 esuli tibetani che avena inscenato proteste vicino all’ambasciata cinese a Katmandu. In India almeno 150 bonzi tibetani in esilio hanno manifestato a New Delhi e ad Hong Kong è stato arrestato un uomo d’origine britannica che si era arrampicato su un ponte per esporre striscioni di denuncia.

Numerose le manifestazioni anche in tutta Europa: circa 200 dimostranti tibetani, vestiti con abiti macchiati di sangue e con al collo i cinque cerchi simbolo delle Olimpiadi, al grido di ‘Ue svegliati, Ue svegliati!’ si sono raccolti davanti alle sedi delle istituzioni europee a Bruxelles, mentre gli attivisti di Reporters sans Frontieres hanno organizzato manifestazioni in varie città europee, tra cui Madrid e Berlino.

In queste città centinaia di persone si sono riunite davanti alle sedi diplomatiche cinesi gridando slogan contro la censura ed esponendo striscioni con cinque manette unite fra loro come i cerchi olimpici. Lo stesso simbolo è stato esposto anche davanti all’ambasciata cinese a Londra, dove si sono ritrovati circa 300 dimostranti, molti dei quali provenienti da Tibet, Birmania, Zimbabwe e Sudan.

A Parigi, dopo l’annullamento dell’interdizione a manifestare, alcune centinaia di persone hanno raggiunto la sede della rappresentanza diplomatica cinese, tenendo fra le mani i ritratti di alcuni dissidenti cinesi e gridando «Sarko collaborazionista, Hu Jintao assassino». Attivisti in strada con bandiere tibetane anche ad Amsterdam, Vienna e Praga, dove hanno scandito lo slogan «Un mondo, un sogno, Tibet libero».

La manifestazione più drammatica ha avuto luogo ad Ankara: davanti all’ambasciata cinese, dove si erano radunati circa 300 appartenenti all’etnia musulmana degli uiguri, un uomo ha tentato di darsi fuoco. Il rapido intervento della polizia ha evitato il peggio, e il dimostrante ha riportato solo lievi ustioni al viso e alle mani.

Ad Assisi manifestazione bipartisan Il «Campanone delle laudi», che dalla torre civica di Assisi suona solo nelle occasioni più importanti, ha fatto sentire i suoi rintocchi oggi, alle 14, per alcuni minuti, in concomitanza con l’apertura dei Giochi olimpici a Pechino: così dalla città di San Francesco, simbolo di pace e di dialogo, è stato lanciato un «forte richiamo al rispetto dei diritti civili», in Cina e in tutti i Paesi del mondo.

È avvenuto nel corso di una manifestazione promossa dal Partito radicale e dal Comune umbro, con il sostegno dell’Anci dell’Umbria e l’adesione trasversale di partiti, enti ed associazioni. Presenti, fra gli altri, il vicepresidente del senato, Emma Bonino, il presidente dei Radicali italiani, Bruno Mellano, il presidente del gruppo interparlamentare per il Tibet, Matteo Mecacci (Ri-Pd), ed il vicepresidente, Lucio Malan (Pdl).

Anche il ministro Giorgia Meloni ha dato la propria adesione, inviando un messaggio di saluto. «È giusta – ha scritto – la battaglia per i diritti civili» in Cina come in altri Paesi.

«Speriamo che questa campana, a partire da Assisi – ha detto Emma Bonino – risuoni nelle orecchie di tanti amici cinesi che ci chiedono di esserci adesso che i riflettori si sono accesi, ma anche quando si saranno spenti».

Diverse decine di persone hanno partecipato alla manifestazione, con bandiere del Tibet e striscioni con messaggi a favore dei diritti umani, e c’erano anche i gonfaloni di diversi Comuni italiani. Una manifestazione – hanno spiegato i promotori – non contro qualcosa , ma a favore di qualcosa, cioè per la pace, la democrazia ed il rispetto dei diritti umani. Le musiche tibetane hanno fatto da sottofondo all’esposizione di una grande bandiera del Tibet ad una finestra del palazzo comunale, da parte del sindaco della città, Claudio Ricci (alla guida di una giunta di centro destra), e del Lama Lobsang Samten, che è in esilio dagli anni ’60.

La speranza – questo l’augurio del vescovo della città, mons. Domenico Sorrentino – è che quello che è stato chiamato lo «spirito di Assisi» , di pace e dialogo interculturale, giunga nella lontana Cina. Il sindaco di Assisi ha chiesto al governo cinese che le Olimpiadi si possano chiudere con un gesto simbolico di amicizia con il Tibet, e che il primo atleta italiano che vincerà una medaglia ne doni una copia al popolo tibetano.

Anche in altre città italiane ci sono state iniziative contro la violazione dei diritti umani in Tibet. Tra queste Firenze, dove bandiere con i colori della pace hanno sventolato a Palazzo Vecchio, mentre fumogeni sono stati accesi, fra l’ altro, su un campanile della laguna di Venezia, a Napoli ed a Trieste e a Bologna dove uno striscione è stato srotolato dalla torre degli Asinelli.

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Pubblicato il: 08.08.08
Modificato il: 08.08.08 alle ore 19.47

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=77857

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Tibet manifestazione Lhasa
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Scuola, la Lega in rivolta: “Dal Sud 117 presidi su 118”

Il Carroccio contro l’arrivo dal Mezzogiorno dei dirigenti scolastici
“Vengono qui a 50 anni e dopo 6 mesi vanno via”. La Uil: “Al Nord pochi laureati”

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di SALVO INTRAVAIA

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Scuola, la Lega in rivolta "Dal Sud 117 presidi su 118"
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ROMA – Più di 100 scuole del Nord a settembre saranno guidate da neo dirigenti scolastici del Sud. Con buona pace di chi non vede di buon occhio il fenomeno, la pattuglia dei capi d’istituto meridionali che dirigono le scuole settentrionali è in forte aumento. Così, dopo quello degli insegnanti, adesso è il momento dei dirigenti scolastici: i presidi e i direttori didattici di una volta. In Lombardia è già polemica.

Dopo le esternazioni del leader della Lega Umberto Bossi contro i prof del Sud, alcuni esponenti del Carroccio hanno ripreso il tormentone e rincarato la dose: “La questione dei presidi è grave perché arrivano qui già cinquantenni, e se restano sei mesi è già tanto. Ma il problema è generale, riguarda tutti i dipendenti pubblici”, dichiara Matteo Salvini, capogruppo del Carroccio al consiglio comunale di Milano. E continua: “In Lombardia servono pompieri, insegnanti e funzionari lombardi, non gente che scappa lasciando posti scoperti”.

Il fatto è che negli ultimi concorsi (banditi a livello regionale) per dirigente scolastico le istanze e gli idonei nelle aree meridionali del Paese sono stati tantissimi, parecchi di meno quelli delle regioni settentrionali. Meno vocazioni o commissioni giudicatrici più severe al Nord? Sta di fatto che su 118 posti vacanti per il 2008/2009 ben 108 saranno occupati da neodirigenti che hanno vinto il concorso in Sicilia, Calabria, Campania e Puglia. Quasi metà delle poltrone saranno occupate da dirigenti originari di Napoli e dintorni. E se a queste regioni aggiungiamo i 9 provenienti dalle Marche (che non è al Sud ma al Centro) arriviamo a 117: più del 99 per cento.

“Probabilmente – dice il segretario generale della Uil scuola Massimo Di Menna – hanno contribuito tutti e due i fattori: meno domande e, forse, una maggiore selezione al momento delle prove d’esame. Ma quello che mi preme sottolineare è che al Nord i ragazzi trovano lavoro prima, e spesso non c’è necessità di andare all’università, cosa che al Sud fanno praticamente tutti. E quello per dirigente scolastico è un posto riservato ai laureati”.

La possibilità per i vincitori degli ultimi concorsi regionali (quello ordinario e quello riservato) di spostarsi da una regione all’altra è stata offerta dall’ex ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, con uno degli ultimi atti del precedente governo. Ma cosa sarebbe accaduto se non fosse stato modificato il meccanismo di assegnazione degli scranni più alti? “Da un paio d’anni gli incarichi di presidenza non esistono più e le scuole sarebbero rimaste praticamente senza un dirigente scolastico”, spiega il leader della Uil.

Infatti non è più possibile assegnare incarichi di presidenza (affidare cioè le scuole a insegnanti in possesso di determinati requisiti) e i 100 istituti del Nord sarebbero stati affidati ad un reggente: un preside che avrebbe gestito due scuole. “Il problema – conclude Di Menna – è che occorre una programmazione degli organici di lungo termine: bisogna bandire i concorsi periodicamente evitando che si creino troppi vuoti”. Ma adesso sui posti di dirigente scolastico incombe il decreto legge 112 che “taglierà parecchi posti”.

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8 agosto 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/scuola_e_universita/servizi/docenti-nord-sud/presidi-dal-sud/presidi-dal-sud.html?rss

La Versilia «regalata» ai bagni extralusso

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Corte dei Conti, sotto accusa 440 stabilimenti: canoni troppo bassi

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FIRENZE — Il Twiga di Brosio e Briatore — vip e ricconi a raffica e ombrelloni a 10 mila euro a stagione — fino a qualche anno fa pagava allo Stato un affitto da casa popo-lare: 200 euro al mese di canone demaniale. E le riscossioni non andavano meglio nei blasonati bagni Annetta di Forte dei Marmi (paradiso di Costacurta e Colombari), 90˚ minuto di Lido di Camaiore (ritiro estivo di Giorgio Panariello), Balena 200 di Viareggio (frequentato da Pierluigi Collina) e negli altri 440 stabilimenti, da Forte dei Marmi a Torre del Lago. Anche qui, nel cuore della Versilia ruggente, tra personaggi da rotocalco e magnati russi, per utilizzare la spiaggia i titolari dei bagni pagavano 4 mila euro di canone demaniale l’anno: una miseria. Poi l’affitto è raddoppiato, storia di un paio di anni fa. Ma le tariffe pagate allo Stato, oggi, sono ancora da spiaggia libera. Almeno secondo la Guardia di finanza di Lucca, che dopo mesi di controlli e indagini, si è convinta che il «canone stracciato » abbia provocato un danno all’erario di 14 milioni di euro.

Adesso il fascicolo è sul tavolo di Acheropita Mondera Oranges, magistrato inquirente della Corte dei Conti di Firenze, e già si parla di funzionari della Regione Toscana inquisiti e di indagini che, dopo la Versilia, scatteranno a Monte Argentario, Isola d’Elba, Capalbio e in decine di altri lidi. Frequentati anch’essi da vip in megayacht, con tariffe super e morigerati affitti. «Ma i gestori degli stabilimenti balneari non hanno nessuna responsabilità — precisa il maggiore della Guardia di Finanza di Lucca, Gabriele Di Guglielmo —: hanno solo pagato tariffe stabilite dalla Regione, secondo i nostri accertamenti inadeguate ». La replica è del governatore Claudio Martini: «Non c’è stata inerzia della Regione e stiamo lavorando per completare l’iter della classificazione a fronte di normative nazionali confuse e complesse ».
Gestori innocenti, dunque, ma comunque «condannati» a pagare di più. Perché se alla fine l’iter amministrativo darà ragione alle Fiamme gialle, in Versilia i canoni verranno raddoppiati con tariffe che, a prima vista non sembrano, da «lacrime e sangue»: circa 15 mila euro l’anno (contro i 7.500 in media di oggi), tre o quattro abbonamenti con ombrelloni e sdraio. Eppure il probabile «salassino» fa già discutere e arrabbiare. «Perché ancora una volta bisogna pagare — dice Paolo Brosio — ed essere tartassati da tasse e balzelli. A noi del Twiga le cose vanno bene, ma c’è anche chi sta conoscendo la crisi e questo non li aiuta».

Piero Santini è il gestore del Bagno Piero, icona di Forte dei Marmi, e ritiro del presidente dell’Inter Massimo Moratti: «La rivisitazione dei canoni demaniali? Giusta, però vorrei capire perché noi paghiamo l’Iva al 20 per cento, mentre le altre categorie, come gli albergatori, al 10».
A scavare dentro il problema, si scopre poi che gli affitti demaniali sono peggio di una giungla. Si paga poco in media, con fuori-quota da sballo. «In alcuni casi la cifra è stata decuplicata — spiega Vincenzo Lardinelli, presidente della Federazione nazionale imprese balneari e titolare del bagno Balena 2000 di Viareggio —. Dopo gli ultimi aumenti ci sono centinaia di ricorsi e l’agenzia del demanio ha sospeso la riscossione per fare chiarezza».
Chiarezza la chiede anche Umberto Buratti, sindaco di Forte dei Marmi, che propone una conferenza: «La normativa è così ingarbugliata da rischiare la paralisi burocratica. Facciamo chiarezza una volta per tutte», propone. E mentre la Confesercenti lancia l’allarme e denuncia l’agosto nero della Toscana con il 25% di turisti in meno, la Versilia guarda ai nuovi nababbi: i russi. Disposti a comprare tutto e pagare canoni, rivisti e corretti, senza batter ciglio. Il Bagno La Steppa è dietro l’angolo.

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Marco Gasperetti
08 agosto 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_agosto_08/versilia_bagni_stabilimenti_911e9338-6513-11dd-ab30-00144f02aabc.shtml

Il mondo? Finirà a settembre

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07 agosto 2008| di Claudio Guidi

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Nei romanzi di fantascienza la fine della Terra arriva sempre dallo spazio, ma per molti tedeschi a causare la rovina del pianeta potrebbero essere tra breve gli scienziati del Cern, il Centro europeo di ricerche nucleari di Ginevra

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L’allarme riguarda il più grande esperimento mai tentato prima, che sta per essere eseguito entro la fine del mese in una nuova gigantesca macchina, il “Large Hadron Collider” (Lhc), un enorme anello di 27 chilometri di circonferenza costato oltre tre miliardi di euro, situato a 60 metri di profondità sotto l’aeroporto di Ginevra fino alle pendici del massiccio francese del Giura. I diecimila scienziati di vari Paesi che lavorano al Cern si apprestano a sparare all’interno dell’Lhc pacchetti di protoni che viaggiano in un ambiente posto a 271 gradi sotto zero, con una velocità pari al 99,999991 per cento di quella della luce, che si sposta a circa 300 mila chilometri al secondo. Dall’impatto di questi protoni con altri situati in quattro punti dell’anello, gli studiosi sperano di ottenere informazioni su ciò che avvenne 13,7 miliardi di anni fa, nell’attimo zero in cui il Big Bang con la sua gigantesca esplosione diede origine al nostro universo.

Ma a turbare i sonni dei tedeschi è arrivata la grande stampa popolare, che ha rilanciato con enorme risalto l’ipotesi di un eminente scienziato di Tubinga, Otto Rössler, secondo il quale, in seguito all’esperimento di Ginevra, potrebbero formarsi dei buchi neri, che con un effetto a palla di neve potrebbero estendersi ed inghiottire entro pochi mesi l’intero pianeta.

Ormai in tutta la Germania non si parla d’altro, molta gente sembra già in preda al panico sulla prossima fine del mondo prodotta dai nuovi “apprendisti stregoni” e su blog e media è tutta una gara a chi dipinge gli scenari più foschi. La sindrome ha raggiunto una tale ampiezza che venti tra i massimi fisici nucleari tedeschi sono intervenuti con un documento dal titolo “La Terra non sarà inghiottita dai buchi neri”, per contestare la tesi del loro collega Rössler, anche se ammettono che non si può escludere la possibilità della loro formazione.

Il presidente del Comitato tedesco per la Fisica delle particelle, Peter Mättig, ha spiegato che, nel caso in cui si formassero, «i buchi neri sarebbero ben diversi da quelli esistenti nello spazio». Anche il suo collega Siegfried Bethke, direttore del “Max-Planck-Institut” di Monaco di Baviera, ha precisato che gli eventuali buchi neri creati a Ginevra «sono così minuscoli da non riuscire in pratica a sviluppare alcuna forza di attrazione e scompaiono sotto forma di radiazione in una frazione di secondo». Ma è proprio questo ciò che contesta il professor Rössler, secondo il quale con i ripetuti esperimenti che stanno per iniziare al Cern, «si produrranno un milione di buchi neri all’anno, uno dei quali riuscirebbe forse a non dissolversi, girando attraverso la Terra per collidere e inghiottire di tanto in tanto una particella, un nucleo atomico o un quark. Resta da vedere quanto ci vorrà fino a che questo piccolo buco nero sarà cresciuto abbastanza per mangiarsi il mondo intero».

Un’ipotesi che ricorda quella prospettata da Kurt Vonnegut in un suo famoso libro, “Ghiaccio Nove”, in cui uno scienziato inventa un sistema per trasformare l’acqua in ghiaccio. Ma la sua scoperta finisce nelle mani sbagliate. E quando un piccolo campione di “ghiaccio nove” finisce in un fiume, innesca una reazione a catena che fa ghiacciare, una particella dopo l’altra, tutta l’acqua del pianeta.

Il professor Hermann Nicolai, direttore a Potsdam del “Max-Planck-Institut” di Fisica gravitazionale, ritiene che non ci si sia motivo di preoccupazione e ha accusato Rössler di incompetenza, sostenendo che le sue affermazioni catastrofiche sono basate su un “fondamentale fraintendimento della teoria di Einstein”. Il professor Bethke ha invece pesantemente attaccato il collega di Tubinga, spiegando che «a diffondere il panico è gente che ha evidentemente letto troppi libri di fantascienza». Rössler ha replicato a stretto giro di posta che, se il buco nero che si verrà a creare non rimane stabile, secondo i suoi calcoli «si estenderà fino a inghiottire il pianeta nel giro di 50 mesi». Quanto alle modalità della fine del mondo, «il peso della Terra si comprimerebbe fino ad arrivare a un centimetro di diametro».

Da Ginevra il portavoce del Cern, James Gillies, ha replicato che «l’esperimento è sicuro», ma secondo il professor Mättig il clima di isteria è ormai così diffuso in Germania che «non si può eliminare nemmeno con le argomentazioni scientifiche».

Non è la prima volta che scatta l’allarme contro l’esperimento del Cern. Nella primavera scorsa, alle Hawaii, Walter L.Wagner e Luis Sancho hanno presentato un ricorso in tribunale contro il super acceleratore sostenendo che gli esperimenti immaginati «potrebbero creare un buco nero capace di mangiarsi la Terra e forse l’intero Universo». La Federal District Court di Honolulu ha avviato il 21 marzo il procedimento ma ha poi rinunciato anche perché non ha competenza per fermare il Cern.

Va detto che Wagner ha un passato da fisico all’Università di California, anche se poi si è laureato in legge. Nel 1999 aveva intentato causa a una macchina americana dei Bookhaven National Laboratory impegnata in ricerche analoghe ma a energia più bassa. Di Luis Sancho invece si sa poco: vive in Spagna, forse a Barcellona, e studia la teoria del tempo.

Di certo gli esperimenti del Cern continuano a scatenare le ipotesi più disparate, e ad alimentare la creatività degli autori di fiction: molti ricorderanno “Angeli e demoni” di Dan Brown, il cui inizio è ambientato proprio al Cern di Ginevra, dove uno scienziato ha creato in gran segreto una certa quantità di antimateria. Il contenitore speciale che la mantiene stabile viene trafugato dalla setta degli “Illuminati” e piazzato sotto le fondamenta della Basilica di San Pietro, in Vaticano, perché esploda annichilendo tutto ciò che lo circonda e ponga fine all’esistenza della Chiesa cattolica. Speriamo che la realtà, per una volta, non superi la fantasia.

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fonte: http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/italia_e_mondo/2008/08/07/1101681770230-mondo-finira-settembre.shtml

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PREOCCUPATI? MA NO, LA FINE DEL MONDO AVVERRA’ SOLO NEL 2012..

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A CHE ORA E’ LA FINE DEL MONDO?

Citando il titolo di una nota canzone, iniziamo il nostro piccolo percorso insieme ma prima di addentrarci nella risposta facciamo una piccola lezioncina di storia, senza esagerare con nozioni e dettagli tecnici.

I Maya erano un popolo particolarmente attivo e brillante sotto l’aspetto scientifico. Lo erano così tanto da aver elaborato un calendario per certi versi molto simile a quello adottato oggi nel mondo.

Loro avevano come scopo quello di stabilire l’arrivo di una delle loro divinità o il momento di transito da un’era all’altra.

Il ciclo completo del loro calendario copre la bellezza di circa 5125 anni, alla fine dei quali, secondo loro, si scatenerebbero catastrofi e disastri naturali.

Tenendo conto che l’ultima era da loro presa in considerazione è iniziata l’11 agosto del 3114 a. C., il termine dovrebbe cadere all’incirca il 21 dicembre 2012. Ed ecco da cosa è scaturito il nome “progetto 2012”.

Detto tra noi, tutto questo ha molte assonanze con le profezie catastrofiche che hanno sempre accompagnato, dalla notte dei tempi, i momenti di passaggio quali possono essere per esempio la fine e l’inizio di un millennio. Si pensava che il mondo sarebbe finito a cavallo tra il 999 d. C. e l’anno 1000 d. C. ma a quanto pare così non è stato, come non è avvenuto nulla 6 anni fa.

Penso sia insito nell’animo umano il timore del passaggio da uno stadio ad un altro o da un’epoca all’altra, una specie di paura del cambiamento o della crescita, una paura dell’ignoto. Tutto ciò spesso ci distrae da ciò che avviene nel presente e quasi mai prendiamo in considerazione che ci possono essere “imprevisti” che cambiano le carte in tavola. Un po’ come è capitato proprio ai Maya nel XVI secolo quando sono stati sterminati dai conquistadores, si può tristemente affermare che per quell’affascinante civiltà il tempo è scaduto in maniera molto più prematura rispetto a quanto da loro vaticinato.

Ora vorrei suggerire io un quesito o un dato su cui riflettere. Molti storici affermano che la suddivisione a. C. e d. C. non è precisa in maniera assoluta. Difatti si ritiene che il cosiddetto anno zero(che poi tecnicamente non esisterebbe poiché si passa da 1 a. C. a 1 d. C.) sarebbe da anticipare di un lasso di tempo che oscilla tra i 4 e i 7 anni. Detto questo, se fossero per esempio 7 anni, potremmo serenamente affermare che i 5125 anni sono già passati da un anno…Siamo forse sopravvissuti al fatidico passaggio da un’era all’altra? Avevano sbagliato i calcoli i Maya? O il futuro a lungo termine è determinato da una miscela tra le nostre azioni e il fato?

A voi l’ardua sentenza!

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Data: 1 ottobre 2006

Autore: Il Biancodrillo

Space Freedom

fonte:  http://www.margheritacampaniolo.it/Planet_Bufala/profezie_maya.htm

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“Vigili armati e soldati, così umiliano la polizia”

L’allarme dei questori e delle forze dell’ordine sulla sicurezza
“Con le nuove misure dei sindaci si rischia il conflitto istituzionale”

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di VLADIMIRO POLCHI

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"Vigili armati e soldati così umiliano la polizia"Vigili urbani armati di pistola

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ROMA – “La sicurezza? Sarà a macchia di leopardo: nasce l’ordine pubblico federalista”. “I sindaci sceriffi? Schiacciano prefetti e questori: il rischio è il conflitto istituzionale”. Non bastavano i tagli alla sicurezza e l’esercito in città. Ora sono le ordinanze “creative” dei sindaci (che l’Anci si prepara a raccogliere) e i vigili con le pistole a scatenare la protesta di agenti, funzionari di polizia e questori.

A preoccupare sono dunque i nuovi poteri attribuiti dal decreto Maroni ai sindaci, ora “ufficiali di governo”. I primi a suonare il campanello d’allarme sono alcuni questori interpellati da Repubblica: “Si rischia il conflitto istituzionale – avvertono – tutto infatti dipenderà da come i sindaci interpreteranno il loro nuovo ruolo ed è chiaro che in caso si dovesse arrivare ai ferri corti, spetta a noi questori la decisione finale”.

Forte la preoccupazione dell’Associazione nazionale funzionari di polizia: “La confusione di ruoli è grande – denuncia il segretario nazionale Enzo Marco Letizia – vigili urbani che sostituiscono la polizia, sindaci che prendono il posto di prefetti e questori. La verità – prosegue – è che stanno disarticolando la sicurezza statale, che finora ha unito e coordinato le forze dell’ordine da Bolzano a Pantelleria. Ora arriva un modello campanilistico: chi ha più fondi (i sindaci del Nord) risponderà alle esigenze di sicurezza dei cittadini, chi ne ha meno (a Sud) si arrangerà. È il federalismo della sicurezza”.

Claudio Giardullo, dirigente di Ps e segretario del Silp-Cgil denuncia una “duplice tendenza del governo: da un lato, unico in Europa, utilizza i soldati in città; dall’altro trasferisce ai poteri locali la sicurezza nazionale, violando la Costituzione”. Duro il Consap: “La professionalità della polizia è messa in discussione – sbotta il segretario Giorgio Innocenzi – ci stanno schiacciando tra i militari e i vigili urbani, così da togliere visibilità alle nostre proteste contro i tagli in finanziaria”. Insomma neppure i vigili con pistola vanno giù ai poliziotti, come invece prevede il “Regolamento dell’armamento”, firmato mercoledì sera dal sindaco Gianni Alemanno con i sindacati di categoria.

Pistola semiautomatica, spray anti-aggressione e manganelli di plastica: sono queste le armi che saranno in dotazione ai vigili della capitale, dopo appositi test psico-fisici. Come del resto accade già a molti colleghi di mezza Italia. L’arma potrà essere portata anche al di fuori dell’orario di servizio, all’interno del comune di Roma. “Nel regolamento – spiega il responsabile della Cisl-Fp di Roma, Giancarlo Cosentino – si parla di difesa personale perché noi non siamo addetti alla pubblica sicurezza in via primaria. Ma in caso di minaccia all’incolumità dei cittadini non esiteremo a usare la pistola”.

L’addestramento dei vigili sarà lo stesso degli agenti di Ps. Ammessa l’obiezione di coscienza: entro 60 giorni dall’entrata in vigore del regolamento (probabilmente a settembre) i vigili possono chiedere di essere esonerati dall’armamento. Armarli è “un atto di buon senso – sostiene Alemanno – non so chi può pensare che la polizia municipale possa andare disarmata a prendere schiaffi dall’ultimo venuto”.
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8 agosto 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-13/sicurezza-politica-13/sicurezza-politica-13.html?rss

Ossezia, ora è guerra tra Russia e Georgia. I morti a centinaia

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ossezia

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Le truppe georgiane hanno fatto irruzione a Tskhinvali, la capitale della provincia insorta mentre le divisioni russe sono arrivate nei dintorni della città. Mosca denuncia centinaia di morti, mentre per fonti del governo locale le vittime sarebbero oltre un migliaio. I media georgiani invece denunciano il lancio di bombe russe su villaggi. Putin annuncia una possibile ritorsione. Per discutere delle azioni in Ossezia, il Consiglio sicurezza Onu si è riunito in nottata ma non è riuscito a a concordare dichiarazione su cessate il fuoco.

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Ossezia, ora è guerra

L’Ossezia del Sud è sull’orlo della guerra, dopo il massiccio intervento militare della Georgia. La crisi è infatti degenerata con la Russia che ha inviato le divisioni della 58ma armata nella capitale Tskhinvali, la divisione di stanza nel Caucaso del nord, già protagonista della guerra in Cecenia. Lo stesso premier Vladimir Putin ha infatti assicurato che “le azioni aggressive della Georgia verso l’Ossezia del sud provocheranno azioni di risposta”. Parlando con il presidente Usa George W. Bush, Putin ha anche sottolineato che i volontari russi sono pronti a partire per andare a combattere in Ossezia del sud, e che sarebbe “difficile trattenerli”. Oggi la Casa Bianca aveva invitato la Russia e la Georgia a risolvere pacificamente la disputa sulla repubblica separatista della Ossezia del Sud. “Facciamo appello alla moderazione da entrambe le parti e al ritorno al dialogo”, ha detto la portavoce Dana Perino.

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VITTIME Fonti moscovite intanto parlano di decine, addirittura di centinaia, di morti tra la popolazione e di una decina di vittime tra i militari della forza di interposizione russa. Trenta invece sarebbero i feriti che, come assicura il colonnello Igor Konashenkov, non possono essere portati in ospedale perché lo impedirebbero i militari georgiani.
Il portavoce del governo sudosseto, Inal Pliev, parla addirittura di migliaia di vittime. “Tutto è stato distrutto. Per questo forse dovremo contare migliaia di vittime. Hanno sparato sulle case, sugli ospedali, tutti i siti della città sono in fiamme, scuole, università, ministeri, parlamento, E’ stata distrutta anche la cittadella dei ‘caschi blu’. I nostri difensori sono riusciti a distruggere tre carri armati e ora i miliziani stanno rastrellando la città per cercare gli armati penetrati illegalmente”.

COMBATTIMENTI Dopo una breve tregua, in una città ormai distrutta, sono ripresi combattimenti in alcune zone di Tskhinvali. A confermare che la capitale è quasi rasa al suolo è stato il vice capo della polizia Igor Konoshenko. I georgiani, afferma il colonnello, stanno sparando contro le postazioni e il quartier generale delle forze di interposizione russe. Vengono usati carri armati, blindati e lanciagranate. Il contingente sta mantenendo le posizioni.

BOMBE IN GEORGIA Gli aerei russi hanno bombardato la base militare aerea georgiana di Vaziani, a 15 km dalla capitale Tbilisi, come ha assicurato Kakha Lamaia, dirigente dei servizi di sicurezza georgiani. “Nessuno è stato ferito ma alcuni edifici sono stati distrutti”, ha detto Lamaia. “Ci hanno dichiarato guerra”, ha aggiunto.
I media di Tblisi invece denunciano il lancio di bombe russe sui propri villaggi. Le autorità georgiane hanno quindi ordinato la mobilitazione generale e hanno lanciato un ultimatum ai separatisti.

ONU Sulla questione la Nato e la Ue hanno chiesto un immediato cessate il fuoco, ma una riunione notturna del Consiglio di sicurezza dell’Onu non ha trovato accordo su una analoga dichiarazione, per l’opposizione di Usa e Gran Bretagna. Washington è strettamente alleata con Saakashvili, anche se la sua deriva autoritaria ha raffreddato l’iniziale entusiasmo per il leader filo-occidentale della ‘rivoluzione delle rose’.

FARNESINA L’Unità di Crisi del ministero degli Esteri, in coordinamento con l’ambasciata italiana a Tbilisi, si è intanto attivata per assicurare i contatti con i connazionali presenti in Georgia (circa 120). Nell’occasione è stato attivato il sistema ‘multimessenger’, grazie al quale i connazionali che hanno registrato il proprio viaggio in Georgia sul sito http://www.dovesiamonelmondo.it, hanno ricevuto un sms con l’invito ad  evitare le aree interessate dal conflitto. Sono stati altresì forniti, sempre via sms, i numeri di telefono dell’Ambasciata a Tbilisi e della sala operativa dell’Unità di Crisi.

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08/08/2008 16:13

fonte:  http://unionesarda.ilsole24ore.com/primo_piano/?contentId=36556

fonte grafico: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/08/08/110184-combatte_nella_capitale_tskhinvali.shtml

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 georgia guerra Ossezia del Sud foto ap

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La piccola Georgia contro il gigante russo

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Con i suoi circa 70.000 chilometri quadrati, la Georgia è grande un quarto dell’Italia. A differenza di altre repubbliche del Mar Nero e del Caucaso non possiede particolari risorse energetiche o minerarie, ma ha girato la prua verso Ovest senza farsi troppo intimidire dalle sempre più insistenti pressioni del gigante russo. Al quale ha già fatto diversi “sgarbi”, dall’aspirazione a entrare nella Nato alla costruzione, completata nel 2006, di un oleodotto che scavalcando il monopolio della Russia porta il greggio dal Mar Caspio verso i mercati occidentali.

SEPARATISMO
Il piccolo territorio georgiano è ulteriormente limitato dalla secessione de facto di due vaste regioni, l’Abkhazia e l’Ossezia del sud, che si sono autoproclamate indipendenti a prezzo di sanguinose guerre interetniche e che godono del più o meno tacito sostegno di Mosca nella difesa della loro autonomia. Forze di interposizione russe proteggono i “confini” abkhazi, con frequenti incidenti che non aiutano il già difficile rapporto fra Tbilisi e Mosca.

STORIA
Un tempo divisa fra un regno cristiano al nord e l’impero ottomano a sud, la Georgia è stata annessa alla Russia nel 1801. Ha conosciuto un breve periodo di indipendenza nel 1918, ma nel 1921 è stata inglobata dall’Unione sovietica, dalla quale si è staccata, come le altre repubbliche dell’Urss, nel 1991. Negli anni `90, ha vissuto una guerra civile, quella contro i seguaci del deposto presidente Zviad Gamsakurdia (ucciso in una controversa azione militare) e i conflitti con gli indipendentisti sudosseti e abkhazi. Ricca di storia e di cultura, la Repubblica caucasica ha un complesso alfabeto autoctono e una sua lingua altrettanto elaborata.

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ECONOMIA
La Georgia è abitata da circa 4,7 milioni di persone, con minoranze armene, azere, russe, ossete, greche e abkhaze. L’urbanizzazione coinvolge circa la metà di questa popolazione, e la risorsa economica maggiore resta l’agricoltura. L’alto tasso di disoccupazione (50% secondo fonti indipendenti) ha favorito una diaspora, soprattutto in Russia, dove si calcola in oltre un milione di persone la comunità residente. Le rimesse di questi emigranti, secondo alcune fonti, coprono circa un quarto del prodotto interno lordo georgiano.

ISTITUZIONI
La Georgia è una repubblica presidenziale. L’organizzazione sociale rimane legata, soprattutto nelle zone rurali, alla struttura dei clan. Dal 1999, la Georgia ha un accordo di partenariato con l’Unione europea, ma resta anche nella Csi, la comunità di stati indipendenti nata sulle ceneri dell’Urss.

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RELIGIONE
La religione principale è quella ortodossa (84%), che è anche religione di stato. La Chiesa ortodossa georgiana è acefala e una delle più antiche. Ci sono minoranze musulmane e una piccola comunità cattolica.

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fonte: http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/italia_e_mondo/2008/08/08/1101684286269-piccola-georgia-contro-gigante-russo.shtml

Alitalia, il solito Berlusconi: «Trattiamo con gli stranieri»

Nessuna traccia della «cordata italiana»

alitalia
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E ora si riparla di «stranieri»: dopo mesi di campagna elettorale permanente in cui non si è fatto altro che parlare di «cordata italiana», ora Berlusconi è costretto ad ammettere che senza l’aiuto di un’altra compagnia, salvare Alitalia è praticamente impossibile. E così, da Napoli, ne spara una delle sue: «Abbiamo già un piano industriale, i soci, i capitali necessari e stiamo trattando con una grande compagnia straniera per un’alleanza internazionale».

Non sono passati nemmeno 15 giorni
da quando il premier aveva lanciato il suo originalissimo slogan, «Io amo l’Italia, io volo Alitalia», e ora già è costretto a trovarsene un altro. Finora, a parte i 300 milioni di euro del prestito-ponte che ha trasformato in finanziamento a fondo perduto, Berlusconi per la compagnia di bandiera non ha fatto nulla. L’advisor Banca Intesa, incaricato di trovare imprenditori italiani disposti a investire in questa partita, vede avvicinarsi la scadenza del 10 agosto quando, salvo sorprese, dovrà presentare il piano di salvataggio che ha elaborato per Alitalia.

Al di là dei proclami
resta da capire che dirà il consiglio di amministrazione della compagnia, che si riunisce proprio venerdì. E sempre venerdì, parla di noi anche l’Economist: il settimanale britannico dedica alla questione Alitalia un lungo articolo in cui si definisce un «miracolo» l’ipotesi di un’offerta da parte di Lufthansa o di un ripensamento da parte di Air France-Klm. L’unica possibilità di salvataggio, secondo The Economist è la divisione della compagnia: la parte sana verrebbe isolata in una nuova società priva di debiti e finanziata dalla grande industria italiana (Benetton, Marcegaglia, Aponte), quella malata, invece, rimarrebbe nelle mani dello Stato con oltre 1,1 miliardi di euro di passività: in questo modo, spiega il corrispondente dall’Italia, gli investitori sarebbero davvero incoraggiati verso la «good company», e i conti della «bad company» sarebbero soltanto un ulteriore peso del debito italiano.

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Pubblicato il: 07.08.08
Modificato il: 07.08.08 alle ore 21.44

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=77821

Lavoro, altro che «cifre gonfiate»: due morti anche giovedì

campello sul clitunno, lavoro, morti bianche
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Per il sottosegretario alle Infrastrutture Roberto Castelli, «le statistiche sulle morti sul lavoro che periodicamente ci vengono trasmesse sono fasulle». Fatto sta che anche giovedì a morire sono in due.

Prima tocca a Mohamed Gharsi, lavoratore 29enne di origine tunisina che è morto vicino a Ragusa, schiacciato dal trattore che stava guidando e che si è ribaltato. Poi è la volta di Pierluigi Ronconi, 37 anni, di Pescantina, nel veronese: è morto schiacciato da alcune di lastre di marmo che stavano per essere caricate su un container. L’incidente è avvenuto nell’azienda «Marmi Sava Srl» di Sant’Ambrogio di Valpolicella, in provincia di Verona.

Pubblicato il: 07.08.08
Modificato il: 07.08.08 alle ore 20.26

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=77818