Archivio | agosto 11, 2008

64° anniversario dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema

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Martedì 12 agosto
64° Anniversario della Strage di Sant’Anna

Piazza della Chiesa
ore 8,30 Celebrazione per i parrocchiani della S.Messa officiata da Don Marco Marchetti, parroco di Valdicastello, la Culla e Sant’Anna.
ore 9,30. deposizione di corone di alloro ai cippi e alla lapidi in memoria dei caduti.
ore 10,00 Celebrazione S.Messa sul sagrato della chiesa, celebrata da S.E. Arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto.
Ore 10,45 Composizione del Corteo, Via Crucis
Ore 11,00 Monumento Ossario Col di Cava, deposizione corona di alloro da parte delle autorità
Ore 11,15 saluto dell’Amministrazione Comunale di Stazzema, Sindaco Michele Silicani.
Saluto del Presidente dell’Associazione Martiri di Sant’Anna, Enrico Pieri.

Ratifica del Gemellaggio e del Giuramento di fraternità fra i Comuni di Stazzema, Marzabotto Monzuno e Grizzana Morandi.
Orazione Ufficiale di Onoranze alle Vittime da parte delle più alte cariche dello Stato e della Cultura e del Sindaco di Marzabotto Edoardo Masetti.

A 45 anni dalla sciagura dell’elicottero precipitato a Sant’Anna, sarà reso omaggio alle vittime di quel 12 agosto 1963: il commendatore Roberto Crema, Presidente delle Misericordie d’Italia, il ten. col. Mario Verole ed il pilota.

Saranno presenti: Regioni, Province e Comuni d’Italia con i propri Gonfaloni (si prega di dare avviso della propria partecipazione al Comune di Stazzema)

Piazza della Chiesa
Ore 17.30 Corale di Marzabotto

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REMEMBERING – La testimonianza di un sopravissuto

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La Storia siamo noi- online la puntata su Sant’Anna di Stazzema

“La storia siamo noi”, la trasmissione di approfondimento di Raidue condotta e diretta da Gianni Minoli, ha dedicato una puntata all’eccidio di Sant’Anna di Stazzema.
E’ possibile guardarla al sito ufficiale della trasmissione,
http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=539, cliccando qui

Il programma integrale potete consultarlo cliccando il link sottostante

fonte: http://www.santannadistazzema.org/news.asp?idn=1414

Famiglia cristiana, critiche al governo e al «premier spazzino»

 Don Sciortino Famiglia cristiana
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Nessuna attenuante. “Famiglia cristiana”, il settimanale dei Paolini sferza duramente il governo e con bruciante ironia attacca il «presidente spazzino» e le misure sulla sicurezza, possibile causa di una «guerra tra poveri» nel «paese marciapiede».
In un editoriale, di cui è stata data un’anticipazione, il settimanale passa in rassegna tutti i provvedimenti adottati dal governo e dai sindaci, in particolare quello capitolino, Gianni Alemanno e li contesta uno per uno: i militari in strada, «neanche fossimo in Angola», i sindaci sceriffi «luci e ombre, ma bene decoro e lotta prostituzione», le norme anti elemosina.

«Il cardinal Martino ha posto un dubbio atroce: la proibizione dell’accattonaggio serve a nascondere la povertà del Paese e l’incapacità dei governanti a trovare risposte efficaci, abituati come sono alla ‘politica del rattoppo’, o a quella dei lustrini? La verità – scrive Famiglia Cristiana – è che ‘il Paese da marciapiede’ i segni del disagio li offre (e in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l’attenzione con le immagini del ‘Presidente spazzino’, l’inutile ‘gioco dei soldatini’ nelle città, i finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone (che, però, è meritoria, e Brunetta va incoraggiato)».

Un richiamo preciso è stato indirizzato poi al sindaco di Roma Alemanno per la vicenda «cassonetti». Secondo il settimanale cattolico, «c’è il rischio di provocare una guerra fra poveri, se questa battaglia non la si riconduce ai giusti termini, con serietà e senza le ‘buffonate’, che servono solo a riempire pagine di giornali». Infine una sottolineatura sulla situazione economica: «Troppo chiedere al Governo di fugare il sospetto che quando governa la destra la forbice si allarga, così che i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?».

E Alemanno cerca di difendersi facendo passi indietro: «Voglio rassicurare il direttore e la redazione di Famiglia Cristiana: le ordinanze antidegrado che ci apprestiamo a emanare sono tutte finalizzate alla lotta contro il racket e lo sfruttamento e non hanno nulla a che fare con la guerra ‘ai poveri’ costretti per fame a rovistare nei cassonetti». E aggiunge, con tentativi di arrampicata sugli specchi: «Stiamo parlando, infatti, di provvedimenti diretti ad evitare che riciclatori abusivi frughino nei secchioni dell’immondizia per trovare oggetti da rivendere, lasciando la spazzatura in mezzo alla strada e creando quindi concreti rischi igienico sanitari. Si tratta di un problema molto sentito nella periferia di Roma che ha trovato anche eco in una mozione approvata dal Consiglio Comunale».

Secondo Alemanno a dimostrazione che le ordinanze antidegrado non sono rivolte contro i poveri, «c’è il fatto che sin dall’inizio – ha spiegato – ci siamo impegnati a confrontare questi testi con le organizzazioni di volontariato, cattoliche e non, che sono impegnate in prima linea nella lotta contro la povertà urbana. Quindi, invito gli amici di Famiglia Cristiana a non basarsi sui titoli di giornali per censurare questa o quella iniziativa, ma a prendere concretamente visione delle nostre ordinanze quando il testo sarà definitivamente predisposto e quando avverrà il confronto con il mondo del volontariato».

Mentre con molta meno diplomazia replica il Pdl: «Famiglia Cristiana? Vittima di un colpo di calore», dice Isabella Bertolini, deputata del Pdl. «L’esecutivo ha varato norme che comprendono l’uso dei militari, che stanno facendo egregiamente il loro dovere. Si sono quindi liberati poliziotti e carabinieri, che oggi possono essere impiegati per svolgere le loro normali funzioni. I cittadini apprezzano».

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Pubblicato il: 11.08.08
Modificato il: 11.08.08 alle ore 18.58

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=77944

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Le truppe di Mosca occupano Gori. Russia: “Andiamo avanti fino alla fine”

Case incendiate a Gori

Il presidente della repubblica caucasica Saakhasvili accusa il Cremlino di voler occupare il paese. Putin attacca gli Usa. Brown: “Azione russa ingiustificata”. Tskhinvali sotto fuoco georgiano

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Soldati russi Tbilisi, 11 agosto 2008 – Non si arrestano l’escalation di violenza tra Russia e Georgia. Il ministero della difesa di Mosca ha annunciato che i peacekeeper russi, insieme a forze di appoggio, sono avanzate per 40 km dall’Abkhazia e stanno conducendo operazioni nella zona di Sinaki, in territorio georgiano. L’esercito russo, ha riferito poi il governo di Tblisi, ha preso la città georgiana di Gori.

Dall’altro lato del fronte di guerra, almeno sei elicotteri d’assalto georgiani, come riferisce un testimone della Reuters, hanno bombardato obiettivi nella regione attorno il capoluogo dell’Ossezia del Sud, Tskhinvali. L’azione contrasta evidentemente con la dichiarazione della Georgia di aver cessato ogni attività militare nella regione separatista. La conferma è arrivata anche dal comandante delle forze di pace russe, generale Marat Kulakhmetov, citato dall’agenzia Interfax, che ha spiegato come la città si trovi sotto il fuoco dell’artiglieria e dell’aviazione georgiane.

Oggi il presidente georgiano Mikhail Saakhasvili ha accusato la Russia di voler occupare tutto il paese. In un discorso alla tv Saakhasvili ha parlato dell’intervento di Mosca come di ”un atto di aggressione per cambiare l’assetto di potere e il corso politico”.

RUSSIA: “ANDIAMO AVANTI FINO ALLA FINE”

La Russia porterà “fino alla fine” le operazioni militari in Georgia. Lo ha detto il presidente russo, Dmitri Medvedev, incontrando alla Duma i capi delle forze politiche. “Non v’è dubbio che l’operazione sarà condotta sino alla usa logica fine”, cioè, secondo Mosca, forzare i georgiani alla pace. Medvedev, ha chiesto, in un incontro con il presidente finlandese, Tarja Halonen, che l’Osce compia una missione umanitaria nell’Ossezia del sud.

Vladimir Putin accusa gli Stati Uniti. Washington, ha detto il premier russo, sta cercando di intervenire nelle operazioni russe in Georgia trasferendo per via aerea soldati georgiani nella zona del conflitto.

La Georgia ha respinto l’ultimatum delle forze russe a deporre le armi nella zona di sicurezza all’esterno dell’Abkhazia. Il portavoce del ministro georgiano degli interni, Shota Utiashvili, ha detto che le forze georgiane non deporranno le armi, e ha rigettato l’ultimatum.Interfax cita anche il capo della forza russa per il mantenimento della pace in Abkhazia, Sergei Chaban, secondo il qualel’ultimatum e’ scaduto alle ore 6 GMT. ”Se l’ultimatum e’ respinto tutte le necessarie misure di rinforzo saranno attuate”, ha
detto.

Tre soldati russi sono morti e altri diciotto lamentano ferite di varia entità a seguito di lanci di razzi dalla parte georgiana nell’ovest di Tskhinvali. Intanto il ministero degli Interni georgiano denuncia un bombardamento notturno russo, che avrebbe colpito nella notte i radar dell’aeroporto internazionale di Tbilisi, danneggiandoli “leggermente”. Le forze aeree russe, sostiene il dicastero georgiano, hanno bombardato anche la città di Gori.

Circa 9mila soldati russi, inoltre, saranno dispiegati nella repubblica separatista georgiana dell’Abkhazia.
Lo ha annunciato Alexandre Novitski, del comando russo, citato dall’agenzia di stampa Interfax. Questi uomini, sostenuti da 350 blindati, andranno a “rinforzare” il contingente delle forze di peacekeeping già presente sul posto, ha affermato Novitski.

L’Abkhazia, come l’Ossezia del Sud, ha unilateralmente proclamato la sua indipendenza da Tbilisi all’inizio degli anni Novanta. Questi due territori sono sostenuti da Mosca.

Per il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini occorre evitare che si crei un’alleanza europea anti-Russia, ma Mosca “deve comprendere che il peacekeeping in Ossezia del Sud deve essere discusso con la comunità internazionale”. In un’intervista alla Stampa il ministro Frattini esprime particolare preoccupazione per un’eventuale isolamento della Russia, come proposto da alcune repubbliche ex-sovietiche, in quanto questa “posizione sarebbe molto negativa per l’Europa”. Anzi, afferma il ministro difendendo il ruolo della Ue, “l’Europa deve essere il ponte tra Stati Uniti e Russia”. E l’Italia “ha un ruolo importante di mediazione, grazie anche all’amicizia con i russi”, ha sottolineato Frattini.

Se il ministro degli Esteri francese Kouchner, oggi a Mosca, dovesse presentare mercoledì al consiglio dei ministri Ue la proposta di inviare truppe in Ossezia del Sud, l’Italia “la prenderebbe in seria considerazione”. Pur con molti ‘se’ perché, sottolinea Frattini, le “nostre forze, che non sono illimitate”, dovrebbero “essere sottratte ad altre missioni internazionali”.

BROWN: ATTIVITÀ MILITARE RUSSA È “INGIUSTIFICATA”

Per la Gran Bretagna l’attività militare russa in Georgia è “ingiustificata” e deve cessare immediatamente perché “minaccia la stabilità dell’intera regione”. Lo ha affermato oggi il premier britannico Gordon Brown in un comunicato in cui afferma che l’attacco dei russi “rischia di provocare una catastrofe umanitaria”.

“E’ necessario porre fine ai combattimenti e ritirare tutte le forze militari dall’Ossezia del Sud”, ha dichiarato Brown nella nota, “il governo georgiano ha proposto un cessate-il-fuoco, chiedo ai russi di fare lo stesso senza indugi”. Secondo il premier britannico, “è chiaramente responsabilità del governo russo mettere fine a questo conflitto”.

ITALIANI A CASA

Sono 110 gli italiani rimpatriati dalla Georgia arrivati all’aeroporto romano di Ciampino assieme ad altri europei a bordo di due velivoli C130 dell’Aeronautica italiana. Gli italiani, partiti dalla Georgia, hanno fatto un primo tragitto in pullman fino in Armenia, da lì sono poi partiti alla volta dell’Italia. Ci sarebbero anche dei bambini.

“Mio marito mi diceva: non è possibile che gli aerei russi bombardino la Georgia. E invece è accaduto. È l’ennesima annessione della Georgia. Fino a qundo si può continuare cosi? Vi prego: mi rivolgo a tutta l’Europa, salvate la Georgia”. È l’accorato appello di una donna georgiana, sposata con un italiano, appena arrivata all’aeroporto militare di Ciampino con uno dei dei due C-130 dell’Aeronautica Militare che ha evacutao circa 11o italiani dalla Georgia, via Armenia. “Ho appena parlato al telefono con dei miei parenti – aggiunge -: i russi hanno bombardato la località di Kopuleti e di nuovo vicino Tbilisi, ed è ormai la quarta volta”.

Un’altra testimonianza è quella di un ragazzo originario di Terni: “Ero a Tbilisi con mia moglie che è georgiana, in visita ad alcuni parenti. Ora lei è rimasta lì e si stanno trasferendo in un piccolo villaggio fuori dalla capitale. Trasferendosi, quindi, non ho grande preoccupazione. Ieri sera, però dalla finestra di casa abbiamo visto una esplosione a tre chilometri da dove eravamo. Sappiamo che hanno lanciato sul quel piccolo aeroporto militare, cinque bombe, anche se ne sono esplose soltanto due”.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/08/11/110690-russia_andiamo_avanti_fino_alla_fine.shtml

Germania, chiuso campo estivo neo-nazi

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Il capo degli agenti: cambio di strategia negli ambienti dell’estrema destra

Rimandati a casa 39 tra adolescenti e bambini. La polizia ha sequestrato molto materiale di propaganda

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MILANO – La polizia tedesca ha fatto irruzione in un campo estivo nei pressi di Rostock, nel nord della Germania, organizzato da un gruppo neonazista. Trentanove, tra adolescenti e bambini, che frequentavano il centro sono stati rimandati alle loro famiglie.

MATERIALE E PROPAGANDA – La polizia ha rinvenuto abbondante materiale di propaganda neonazista, precisa il quotidiano tedesco Tagesspiegel. In un’intervista pubblicata oggi sul giornale, il capo della polizia tedesca Joerg Ziercke, ha confermato che è in corso un cambio di strategia nel movimento neonazista tedesco e che i gruppi neonazi adottano tattiche sempre più violente:

«CAMBIO DI STRATEGIA» – «Le aggressioni contro gruppi di sinistra e contro i poliziotti evidenziano un cambio di strategia – ha affermato Ziercke -. Vedo un nuovo genere, soprattutto dopo i disordini del primo maggio ad Amburgo». Ziercke ha aggiunto che è aumentato anche il numero degli incendi dolosi appiccati dagli estremisti di destra: 15 quelli registrati nei primi cinque mesi del 2008, cinque volte di più dello stesso periodo dello scorso anno.

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11 agosto 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_agosto_11/irruzione_polizia_campo_neonazista_germania_e5bf6fd2-67b3-11dd-a385-00144f02aabc.shtml

Alitalia, Procura apre fascicolo dopo la denuncia del Codacons

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I pm di Roma verificheranno se sono stati compiuti i reati di malversazione e truffa
L’ipotesi in un esposto dell’associazione a tutela dei consumatori

Nel mirino dell’associazione anche gli stipendi d’oro dei vertici della compagnia

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ROMA – La Procura della Repubblica di Roma apre un fascicolo sulla vicenda Alitalia dopo la denuncia dell’associazione di consumatori Codacons. Al momento nel fascicolo, intestato “atti relativi a”, non ci sono “notizie di reato”: spetterà al procuratore aggiunto Nello Rossi e al pm Stefano Pesci verificare se, durante il dissesto della compagnia di bandiera, siano stati compiuti i reati di malversazione e truffa aggravata per il conseguimento di illecite erogazioni pubbliche, come ipotizzato dal Codacons.

La denuncia. Il documento presentato dal Codacons a piazzale Clodio ricostruisce l’intera vicenda che ha portato la compagnia aerea nazionale sull’orlo del dissesto, prendendo in rassegna l’unica offerta scritta avanzata dall’Air France-Klm e poi ritirata, nonché il “conseguente prestito ponte” di 300 milioni di euro concesso dal governo il 27 maggio 2008. Secondo il Codacons i reati di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche e malversazione riguardano i prestiti e i finanziamenti concessi da quindici anni alla compagnia di bandiera.

La motivazione.
L’associazione a tutela dei consumatori chiede ai magistrati di “verificare le responsabilità di chi, con le proprie scelte o attraverso comportamenti sbagliati, ha di fatto pesantemente danneggiato la situazione economica della compagnia aerea”. Questo perché la vicenda Alitalia non penalizza “solo il paese e i lavoratori, ma trascina con sé migliaia di piccoli azionisti che avevano investito il proprio denaro in titoli della compagnia di bandiera”.

Nell’esposto si stima che in dieci anni Alitalia è costata ai consumatori circa cinque miliardi e 187 milioni di euro e si ricorda che nel 2007 la compagnia di bandiera ha chiuso il suo diciannovesimo bilancio (su venti) in passivo.

Stipendi d’oro. Il Codacons prende di mira anche i compensi erogati agli ultimi amministratori di Alitalia: l’attuale ad Maurizio Prato e il precedessore Giancarlo Cimoli. A detta dell’associazione i due amministratori avrebbero intascato compensi faraonici rispetto ai conti sempre più in rosso dell’azienda. Il documento specifica anche le cifre: “2.170 euro al giorno” per Prato (“In cinque mesi avrebbe raccolto 326.414 euro), “6.400 euro al giorno” per Cimoli che “soltanto nel 2006 avrebbe percepito 1 milione 536 mila euro, con il bilancio di Alitalia che subiva perdite per 626 milioni di euro”.

La richiesta. Il Codacons chiede alla magistratura di “procedere ad una dettagliata analisi di tutta la documentazione contabile e dei bilanci degli ultimi anni”, di prendere in esame “le comunicazioni sociali della Compagnia Alitalia”, e di acquisire quanto trasmesso di recente dal programma televisivo di Giovanni Minoli La storia siamo noi, dedicato proprio alla crisi della compagnia.

No al reato di bancarotta fraudolenta. A quanto è trapelato, al momento la Procura esclude di poter valutare l’ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta, che viene delineato nella denuncia del Codacons. E’ possibile, invece, che possa approfondire gli altri aspetti dell’esposto ed in particolare quello riguardante gli “stipendi d’oro” degli ad.

Nomi noti. Nonostante il fascicolo aperto dai pm capitolini sia contro ignoti, i personaggi che, stando alla denuncia, potrebbero essere chiamati in causa per il dissesto della compagnia sono più che noti. In realtà sia Maurizio Prato sia Giancarlo Cimoli sono stati sentiti in Procura a Roma come persone informate sui fatti. Prato è stato sentito dagli inquirenti nei mesi scorsi nell’ambito dell’inchiesta sulle oscillazioni anomale del titolo in borsa nel 2007. Mentre Cimoli era stato ascoltato nell’inverno del 2007 come massimo dirigente Alitalia dal pm Adelchi D’Ippolito proprio sulla questione degli stipendi erogati a manager di aziende che vantano in buona parte un azionariato pubblico.

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11 agosto 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/economia/alitalia-24/procura-codacons/procura-codacons.html?rss

L´arma dei Masai contro l´Aids: il mistero delle erbe magiche

di Alessandra Viola – La Repubblica

18 luglio 2008

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Masai- Herdsman

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Sembra un cellulare che trilla lontanissimo. Un suono familiare, eppure talmente incongruo nel cuore della Tanzania e di questa savana gialla e polverosa in cui rumoreggiano solo le capre, che pensi di essere colto da un´allucinazione. Intorno alla capanna alcuni ciuffi d´erba secca si piegano silenziosi nel vento caldo, e nell´aia persino i bambini sono ammutoliti dal tormento delle mosche. Eppure avvicinandoti all´abitazione giureresti che sia proprio un telefonino che squilla, anche se il suono artificiale si diffonde malamente nella stanza col pavimento di terra battuta in cui Elias sta ricevendo i suoi pazienti, seduto dietro a un tavolo ingombro di barattolini di plastica.

È venerdì, giornata di visita, e la stanza è stipata di gente. Sono donne, uomini, bambini, arrivati a piedi anche da molto lontano, malgrado tutti siano malati. Arusha, la terza città della Tanzania, poco più che qualche sbaffo d´asfalto costeggiato da edifici di cemento e pochi alberi, dista in auto oltre due ore. Ma qualcuno è arrivato anche da lì, come una donna con il suo bambino, entrambi sieropositivi. La fama di Elias, il guaritore più noto del villaggio di Ngarenanyki, uno dei traditional doctors che a partire dal 2002 sono stati ufficialmente riconosciuti dal governo della Tanzania e ammessi ad esercitare la loro professione alla luce del sole, è giunta fino in città.

«Posso curare la malaria, il diabete, l´asma, il cancro e anche l´Aids», assicura in un dialetto swahili questo masai alto e dinoccolato. Vestito di stoffe colorate, le orecchie bucate e le guance scavate da due grandi cerchi che indicano la sua appartenenza alla tribù dei pastori, non ha esattamente l´aspetto di uno specialista dal quale andresti a farti curare il cancro, e forse nemmeno un raffreddore. Eppure ogni settimana decine di persone vanno a trovarlo per chiedergli aiuto, e tra loro anche alcuni occidentali.

Una terapia per il cancro e l´Aids
a base di foglie, cortecce e radici? Tutto è talmente inconcepibile che quando Ze-Elias, come lo chiamano qui, estrae un cellulare ultrapiatto di ultima generazione, in realtà ci si stupisce appena. È la Tanzania: un paese in cui modernità e tradizione convivono nel rispetto reciproco, in cui 120 diverse tribù e una decina di religioni danno luogo a una pacifica repubblica presidenziale e in cui guaritori tradizionali e medicina moderna collaborano per migliorare il servizio sanitario nazionale, scambiandosi i pazienti per diagnosi e terapie. «Devo andare», si scusa Elias finita la telefonata, indicando un punto lontano, dietro al monte Meru.

Oltre il suo dito, a una distanza
moltiplicata da buche e fango, sassi e torrenti da passare al guado, avvolto da una foresta tropicale fresca e verdissima, c´è il villaggio di Ngongongare. Lì la cooperazione italiana ha costruito e attrezzato un laboratorio di ricerca, con tanto di stanze per i ricercatori e collegamenti wi-fi, coinvolgendo la comunità locale, le università e il governo della Tanzania. Obiettivo: catalogare e salvaguardare le piante usate dai guaritori tradizionali creando una piccola attività commerciale, un vivaio gestito dalle donne del villaggio in cui coltivare e vendere le piante che oggi i guaritori raccolgono in natura, percorrendo anche centinaia di chilometri.

Elias è uno dei cinque esperti selezionati dal progetto finanziato dal nostro ministero degli Esteri e portato avanti congiuntamente da Cins (Cooperazione Italiana Nord Sud) e Aaf (Associazione Africa Futura). Insieme a lui ci sono Leizar, un altro masai, e tre donne: Mama Mathilia, Mama Lucy e Mama Fatume, nota agli ospedali di mezza Tanzania per la sua ricetta delle 41 piante capace, dicono, di curare l´Aids.

Nei verdi germogli del vivaio di Ngongongare infatti c´è molto più che un piccolo business di villaggio: c´è la potenziale soluzione dell´Africa ai suoi più gravi problemi. Perché i rimedi capaci di curare l´Aids o il cancro, se esistono, valgono cifre inestimabili. «Prima di vedere i test ero molto dubbioso sulle capacità di questi medici tradizionali e pensavo che le guarigioni fossero dovute a suggestione – afferma Josih Tayali medico e docente dell´università di Arusha coinvolto nel progetto – ma mi sono dovuto ricredere sia sulle loro capacità diagnostiche che su quelle curative: scelgono piante che contengono gli stessi principi attivi utilizzati in farmacologia, e anzi ne usano direi più di quanti ne conosciamo.

Molti guaritori sono analfabeti, ma hanno nozioni approfondite di anatomia e fisiologia: conoscono gli organi e il loro funzionamento e sono in grado di diagnosticare anche malattie complesse, tra cui alcune forme di cancro. Ormai persino gli ospedali consigliano ai pazienti terminali di rivolgersi ai guaritori. È una pratica non ufficiale, ma molto diffusa».
Tayali sta studiando il caso di due sieropositivi che si sono rivolti a Mama Fatume poco dopo essersi ammalati di Aids.

In 3 mesi il virus è regredito, il CD4 (un indicatore delle difese immunitarie) è salito da 400 a 750 e le persone stanno di nuovo bene. E se le 41 piante di Fatume (o le due di Elias, gli unici guaritori che si dicono in grado di curare l´Aids, mentre gli altri lamentano di non aver trovato la cura adatta) fossero davvero capaci di produrre dei risultati? «Se muoio porto la mia conoscenza con me – dice Mama Fatume – ma se la divulgo perdo il mio lavoro. Non so decidere cosa fare. Per ora ho scelto una via di mezzo: non ho consegnato le mie piante all´università di Dar Es Salaam, che me le chiede da molto tempo per analizzarle. Però le ho date agli italiani, che hanno firmato delle carte in cui dicono che se dalle mie piante si può ricavare una medicina io avrò molti soldi, nessuno potrà rubare la mia ricetta e potrò anche continuare a lavorare».

«Le 41 piante di Fatume ora sono in Italia – dice Paola Murri, coordinatrice del progetto – ma il nostro coinvolgimento non prevedeva fondi per questo tipo di analisi. Si cerca quindi una struttura che effettui gratuitamente i rilievi (lo hanno già fatto per altre piante il Cnr, l´università di Firenze e quella di Pavia, ndr), per poi lasciare in ogni caso al governo della Tanzania i benefici di ogni scoperta».
Per il progetto sono stati spesi oltre due milioni di euro. Fino a qualche tempo fa l´Occidente ricco, con una cifra del genere, finanziava una parte del suo senso di colpa, ma oggi le cose sono cambiate. Oggi, i risultati economici di una ricerca scientifica possono diventare un´opportunità per tutti.

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fonte immagine: http://www.defineart.co.uk/images/masai_herdsman-web.jpg

Mario Rigoni Stern: «Perché dovete chiamarmi compagno»

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Un inedito del grande scrittore e partigiano

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Anche lui ci ha lasciato. Il sergente che percorse, con i suoi alpini in ritirata, metà dell’Unione Sovietica, è uscito di scena, come sempre in silenzio e in ospedale, dopo aver abbandonato, appena qualche giorno prima, le sue montagne. Soldato, ribelle, partigiano combattente, uomo di poche parole,

Mario Rigoni Stern ha scritto, come tutti sanno, opere straordinarie tutte pubblicate con Einaudi.

Eccone l’elenco, a testimonianza di un lavoro lungo, tenace, singolare e molto bello: Il sergente nella neve (1953), Il bosco degli urogalli (1962), Quota Albania (1971), Ritorno sul Don (1973), Storia di Tönle (1978), Uomini, boschi e api (1980), L’anno della vittoria (1985), Amore di confine (1986), Il libro degli animali (1990), Arboreto salvatico (1991), Le stagioni di Giacomo (1995), Sentieri sotto la neve (1998), Inverni lontani (1999), Tra due guerre e altre storie (2000), L’ultima partita a carte (2002), Aspettando l’alba e altri racconti (2004), I racconti di guerra (2006), Stagioni (2006).

Mario Rigoni Stern era legatissimo al mondo dei partigiani e della Resistenza: il suo mondo, come era noto a tutti. Era iscritto all’ANPI di Mira (Venezia) da sempre. Al congresso regionale del 2007, aveva inviato una straordinaria lettera di saluto e di buon lavoro, una lettera bellissima, rimasta inedita e che è stata distribuita in fotocopia alla grande Festa nazionale di Gattatico, in casa Cervi.

In quella lettera c’è tutto Mario Rigoni Stern, il suo modo di guardare il mondo, la sua partecipazione alle cose della vita, alle lotte, il suo senso della libertà e il rapporto intenso con l’ANPI, i partigiani, i compagni.

Eccone il testo, bellissimo e singolarissimo.

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«MIRA (Venezia) 20 gennaio 2007

Cari Compagni, sì, Compagni, perché è un nome bello e antico che non dobbiamo lasciare in disuso; deriva dal latino “cum panis” che accomuna coloro che mangiano lo stesso pane. Coloro che lo fanno condividono anche l’esistenza con tutto quello che comporta: gioia, lavoro, lotta e anche sofferenze.

È molto più bello Compagni che “Camerata” come si nominano coloro che frequentano lo stesso luogo per dormire, e anche di “Commilitone” che sono i compagnid’arme.

Ecco, noi della Resistenza siamo Compagni perché abbiamo sì diviso il pane quando si aveva fame ma anche, insieme, vissuto il pane della libertà che è il più difficile da conquistare e mantenere.

Oggi che, come diceva Primo Levi, abbiamo una casa calda e il ventre sazio, ci sembra di aver risolto il problema dell’esistere e ci sediamo a sonnecchiare davanti alla televisione.

All’erta Compagni! Non è il tempo di riprendere in mano un’arma ma di non disarmare il cervello sì, e l’arma della ragione è più difficile da usare che non la violenza.

Meditiamo su quello che è stato e non lasciamoci lusingare da una civiltà che propone per tutti autoveicoli sempre più belli e ragazze sempre più svestite.

Altri sono i problemi della nostra società: la pace, certo, ma anche un lavoro per tutti, la libertà di accedere allo studio, una vecchiaia serena; non solo egoisticamente per noi, ma anche per tutti i cittadini. Così nei diritti fondamentali della nostra Costituzione nata dalla Resistenza.

Vi giunga il mio saluto, Compagni dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e Resistenza sempre.

Vostro

Mario Rigoni Stern»

Morales confermato, cerca l’intesa con gli autonomisti

bolivia, evo morales

Festeggiamenti a La Paz
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Netta conferma per il presidente boliviano Evo Morales, che il referendum di domenica ha riconfermato con il 63 per cento dei voti: Morales ha raccolto l’8% in più del 2005, insomma 500 mila nuove persone hanno votato per lui. Ma la situazione in Bolivia non è pacificata come sembrerebbe: nonostante la vittoria di Morales, infatti, i quattro prefetti dei dipartimenti «ribelli» della cosiddetta Mezza Luna orientale (Santa Cruz, Beni, Pando e Tarija), sono stati riconfermati dall’elettorato, a pochi mesi dall’aver realizzato referendum autonomici non riconosciuti dal governo di La Paz.

Morales spera di trovare l’intesa attraverso l’approvazione della nuova Costituzione, approvata nel dicembre 2007 ad Oruro ed in attesa di essere sottoposta al voto popolare. È attraverso la Carta che Morales proverà ad «unire i boliviani»: il presidente ha salutato i «prefetti confermati», assicurando che «rispetteremo la loro legittimità e anzi voglio convocarli a lavorare insieme» per risolvere i gravi problemi che ancora attanagliano il paese.

«Adesso che il popolo boliviano – ha spiegato Morales – ha espresso con il suo voto il cambiamento del modello economico che esisteva prima e che era il neoliberalismo, voglio convocare tutti i sindaci e tutti i prefetti a partecipare a questa rivoluzione democratica per garantire la nazionalizzazione delle risorse naturali». Secondo il presidente, la sua riconferma «è importante non solo per i boliviani, ma per tutti i latinoamericani, perchè rivendica l’importanza della lotta di ogni rivoluzionario».

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Pubblicato il: 11.08.08
Modificato il: 11.08.08 alle ore 8.32

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=77914

L’Arabia vieta l’Olimpiade alle donne. E le saudite protestano via web

le immagini fatte circolare in rete dall’attivista Wajeha Al Huwaider

Postato su YouTube un filmato-denuncia: «Aisha, moglie del profeta Maometto, praticava ogni genere di sport»

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Un frame del video messo online da Wajeha Al Huwaider
Un frame del video messo online da Wajeha Al Huwaider

MILANO – Un gruppo di donne velate di nero dalla testa ai piedi stanno sedute in un campo di calcio, con un pallone ai piedi e le mani incatenate. La musica di sottofondo è One moment in time, di Whitney Houston. Un testo in arabo e poi in inglese scorre sullo schermo: «Partecipare alle Olimpiadi resterà un sogno impossibile per le donne saudite, a meno che non venga eliminato il divieto imposto loro di praticare sport nelle scuole pubbliche e nelle università statali». È il video che l’attivista Wajeha Al Huwaider ha messo su YouTube per protestare contro il suo Paese, l’Arabia Saudita, che vieta alle donne partecipare ai Giochi. La ragione è l’opposizione delle autorità religiose. Al Huwaider, 45 anni, intellettuale saudita, dirige la «Società per la difesa dei diritti delle donne». Lo scorso 8 marzo, per la festa della donna, aveva messo su YouTube un altro video di se stessa che guida sfidando le autorità. Il video olimpico di Al Huwaider dichiara anche che «Aisha, moglie del profeta Maometto, praticava ogni genere di sport ai suoi tempi, sapeva andare a cavallo e combattere».

SPORT VIETATO ALLE DONNE – Ma le autorità religiose saudite non sono d’accordo. A Marzo il Gran Muftì ha ordinato all’università di Riad di cancellare una maratona femminile. I leader religiosi hanno bandito una partita di calcio lo scorso anno. Non solo è proibito alle donne partecipare a qualunque evento sportivo. Lo sport è vietato anche nelle scuole statali femminili, non c’è alcuna federazione che organizzi attività sportive per le ragazze e pochi stadi sono aperti a loro.

LE PIONIERE – Ma ci sono delle pioniere, per esempio le giocatrici della squadra di basket «Jeddah United», che non ha però riconoscimento ufficiale. E qualche mese fa Arwa Mutabagani, una donna, è stata nominata amministratrice della federazione sport equestri, prima saudita ad avere questo titolo. C’è chi ha criticato il Comitato Olimpico Internazionale per non aver fatto abbastanza pressioni sull’Arabia Saudita e averle consentito di presentarsi con una squadra di soli uomini. E c’è chi spera adesso che le cose cambiano prima dei Giochi del 2012. L’attivista Al Huwaider ha lanciato il suo video per ricordare che il problema esiste. Lina al-Maeena, una delle giocatrici di basket di Gedda, qualche mese fa ha detto alla Bbc: «Tutti i paesi arabi e musulmani nel mondo hanno donne che partecipano alle competizioni sportive e qualche anno fa una donna del Bahrein ha corso i 100 metri con il velo. La gente dovrebbe capire che possiamo competere e allo stesso tempo rispettare la nostra religione e cultura».

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Viviana Mazza
10 agosto 2008 -ultima modifica: 11 agosto 2008

fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_agosto_10/arabia_giochi_vietati_video_denuncia_700e6b50-670c-11dd-8dbf-00144f02aabc.shtml