Mario Rigoni Stern: «Perché dovete chiamarmi compagno»

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Un inedito del grande scrittore e partigiano

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Anche lui ci ha lasciato. Il sergente che percorse, con i suoi alpini in ritirata, metà dell’Unione Sovietica, è uscito di scena, come sempre in silenzio e in ospedale, dopo aver abbandonato, appena qualche giorno prima, le sue montagne. Soldato, ribelle, partigiano combattente, uomo di poche parole,

Mario Rigoni Stern ha scritto, come tutti sanno, opere straordinarie tutte pubblicate con Einaudi.

Eccone l’elenco, a testimonianza di un lavoro lungo, tenace, singolare e molto bello: Il sergente nella neve (1953), Il bosco degli urogalli (1962), Quota Albania (1971), Ritorno sul Don (1973), Storia di Tönle (1978), Uomini, boschi e api (1980), L’anno della vittoria (1985), Amore di confine (1986), Il libro degli animali (1990), Arboreto salvatico (1991), Le stagioni di Giacomo (1995), Sentieri sotto la neve (1998), Inverni lontani (1999), Tra due guerre e altre storie (2000), L’ultima partita a carte (2002), Aspettando l’alba e altri racconti (2004), I racconti di guerra (2006), Stagioni (2006).

Mario Rigoni Stern era legatissimo al mondo dei partigiani e della Resistenza: il suo mondo, come era noto a tutti. Era iscritto all’ANPI di Mira (Venezia) da sempre. Al congresso regionale del 2007, aveva inviato una straordinaria lettera di saluto e di buon lavoro, una lettera bellissima, rimasta inedita e che è stata distribuita in fotocopia alla grande Festa nazionale di Gattatico, in casa Cervi.

In quella lettera c’è tutto Mario Rigoni Stern, il suo modo di guardare il mondo, la sua partecipazione alle cose della vita, alle lotte, il suo senso della libertà e il rapporto intenso con l’ANPI, i partigiani, i compagni.

Eccone il testo, bellissimo e singolarissimo.

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«MIRA (Venezia) 20 gennaio 2007

Cari Compagni, sì, Compagni, perché è un nome bello e antico che non dobbiamo lasciare in disuso; deriva dal latino “cum panis” che accomuna coloro che mangiano lo stesso pane. Coloro che lo fanno condividono anche l’esistenza con tutto quello che comporta: gioia, lavoro, lotta e anche sofferenze.

È molto più bello Compagni che “Camerata” come si nominano coloro che frequentano lo stesso luogo per dormire, e anche di “Commilitone” che sono i compagnid’arme.

Ecco, noi della Resistenza siamo Compagni perché abbiamo sì diviso il pane quando si aveva fame ma anche, insieme, vissuto il pane della libertà che è il più difficile da conquistare e mantenere.

Oggi che, come diceva Primo Levi, abbiamo una casa calda e il ventre sazio, ci sembra di aver risolto il problema dell’esistere e ci sediamo a sonnecchiare davanti alla televisione.

All’erta Compagni! Non è il tempo di riprendere in mano un’arma ma di non disarmare il cervello sì, e l’arma della ragione è più difficile da usare che non la violenza.

Meditiamo su quello che è stato e non lasciamoci lusingare da una civiltà che propone per tutti autoveicoli sempre più belli e ragazze sempre più svestite.

Altri sono i problemi della nostra società: la pace, certo, ma anche un lavoro per tutti, la libertà di accedere allo studio, una vecchiaia serena; non solo egoisticamente per noi, ma anche per tutti i cittadini. Così nei diritti fondamentali della nostra Costituzione nata dalla Resistenza.

Vi giunga il mio saluto, Compagni dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e Resistenza sempre.

Vostro

Mario Rigoni Stern»

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