Archivio | agosto 12, 2008

MILANO – E’ un ‘anonimo’ eroe, quel ghanese massacrato da italiani

Milano, ghanese ridotto in fin di vita a colpi di mazza da baseball. Preso il capo della banda

Salvava i giovani dalla droga, massacrato dal pusher

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di Sandro De Riccardis

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MILANO – Gli spacciatori erano in carcere e lui aveva tentato di riempire quel vuoto parlando con i giovani che ogni sera si incontrano e prendono da bere al “Boh!”, uno dei locali della movida milanese, e restano fino a notte fonda al parco di fronte, intitolato dal Comune al fondatore della Comunità di San patrignano Vincenzo Muccioli. Incontrava i ragazzi -sopratutto universitari- e spiagava loro i danni provocati dalla droga, raccontando le storie di alcuni suoi amici schiavi della cocaina. Per questo, una volta usciti di galera, i tre spacciatori del parco poco distante da via Solari, zona centrale poco distante dai Navigli, hanno deciso di vendicarsi e riprendersi la piazza dello spaccio.

Lo scorso 8 luglio i tre, tutti italiani, avvicinano Edward Gardner, 53 anni, ghanese, da vent’anni in Italia, tuttofare in una piccola casa editrice cittadina, e lo massacrano colpendolo con bastoni da baseball fino a sfondargli il cervello. Una violenza brutale: per la forza dei colpi la mazza si spezza, ed uno dei tre aggressori tenta di infilargliene un pezzo nella testa. In bilico per giorni tra la vita e la morte, Edward ha lasciato il Policlinico solo tre giorni fa e non è più rientrato nella casa dove viveva da quasi due anni, poco distante dal parco. E ieri notte i carabinieri della compagnia di Porta Magenta, guidati dal capitano Vittorio Stingo, hanno arrestato per tentato omicidio pluriaggravato Giorgio Giurato, 38 anni, detto “Giorgione”, capo della banda di pusher, con precedenti per spaccio. A suo carico, anche un conflitto a fuoco con la polizia, qualche anno fa.

Dopo un lungo lavoro in incognito a raccogliere confidenze nel quartiere, i militari hanno risolto quello che sembrava una faida tra bande di spacciatori o un delitto a sfondo razziale, e invece era una spedizione punitiva contro chi sensibilizzava i ragazzi sui rischi degli stupefacenti. A fare della lotta alla droga una specie di missione con cui occupare il tempo libero in mezzo ai più giovani, era stato l’incontro, dieci anni fa, con il figlio della coppia di italiani che lo aveva ospitato per qualche anno. Il ragazzo faceva uso di droga ed Edward, insieme ai familiari, era pazientemente riuscito a tirarlo fuori dalla dipendenza.

Da circa un anno e mezzo, il ghanese frequentava i ragazzi del parco ed aveva subito qualche aggressione di natura verbale proprio da quel gruppo di spacciatori che voleva indurlo ad interrompere la sua attività che coinvolgeva sempre più giovani. Ormai erano una trentina quelli del quartiere che, attratti dai suoi modi gentili e convincenti, avevano scelto di far gruppo con lui. “In breve tempo -spiega il capitano Vittorio Stingo- era diventato un punto di riferimento alternativo a quello del gruppo di spacciatori. Era molto seguito e quando i pusher sono stati bloccati nei mesi scorsi, hanno erroneamente collegato gli arresti alla sua attività. In realtà il Nucleo operativo li teneva sotto controllo da più di un anno”.

Ora Gardner è ospite di amici, fuori città. Spaventato, con la testa fasciata, ma determinato ad andare avanti. “Sono contento di quello che ho fatto finora” ha detto ai carabinieri. “Non mi aspettavo una violenza del genere. Ricomincerò in un’altra zona”.

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fonte: laRepubblica di oggi

Ossezia: dopo il sì russo Sarkozy presenta piano a Saakashvili

Dmitry Medvedev (D) e Nicolas Sarkoz

Roma, 12 ago (Velino) – Impegno a non ricorrere alla forza e cessazione di tutte le ostilità; apertura di un corridoio umanitario per aiutare i 100 mila profughi e sfollati in Ossezia; ritiro delle forze russe; ritiro delle forze georgiane; ritorno degli osservatori di pace; apertura di un dibattito internazionale sul futuro dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud. Questo, in estrema sintesi, il piano in sei punti presentato a Mosca durante una conferenza stampa congiunta dal presidente francese Nicolas Sarkozy e l’omologo russo Dmitrij Medvedev. Il capo dell’Eliseo, preceduto l’altro ieri a Tbilisi e ieri a Mosca dal suo ministro degli Esteri Bernard Kouchner, si recherà nelle prossime ore nella capitale georgiana per sottoporre il piano, varato anche a nome dell’Unione europea, all’attenzione del presidente Michail Saakashvili.

Quest’ultimo è nell’occhio del ciclone dopo la disfatta militare e i pesantissimi insulti scambiati con Medvedev. Saakashvili, davanti ad almeno 50 mila georgiani, ha accusato Mosca di genocidio. Il presidente russo ha risposto per le rime definendo il collega georgiano “un licantropo e un bugiardo che ha annunciato un cessate il fuoco che non c’è mai stato”. Medvedev ha poi criticato coloro che hanno alzato la loro voce contro la Russia per l’intervento in Georgia quando quest’ultima non è stata criticata per la sua guerra contro l’Ossezia. “È una politica dei due pesi e delle due misure che Mosca respinge”, ha concluso il successore di Vladimir Putin. Quanto agli insulti e alle accuse di genocidio, da Mosca Sarkozy ha affermato: “Le ferite sono aperte e io lo capisco bene. C’è sofferenza e insoddisfazione ma la guerra non è mai la soluzione giusta”. Per poi aggiungere: “Per la questione del genocidio c’è un Tribunale internazionale: davanti alla Corte ognuno risponderà delle proprie iniziative”.

Rispondendo quindi a una domanda di un giornalista di Le Monde, il presidente francese Nicolas Sarkozy non ha né aperto né chiuso all’idea di una forza di pace europea. “Non sono ancora andato in Georgia a presentare i risultati di questo negoziato; non posso ancora rispondere su questo. Mettere d’accordo 27 paesi non è certo facile ma per ora l’iniziativa francese incontra il consenso di tutti. È per questo che è stato convocato un Consiglio europeo straordinario. La questione è strategica. Noi vogliamo nuove relazioni con la Russia e rafforzare i nostri rapporti. Se le parti lo vorranno, parteciperemo a questa forza di pace”.

Parole riprese a Roma dal sottosegretario agli Esteri Vincenzo Scotti, durante un’intervista a Sky: “Abbiamo scelto la strada di favorire una posizione unitaria dell’Ue. L’iniziativa francese è forte in questa direzione e concordata con i principali paesi europei. Ed è attiva anche l’Ocse, con una iniziativa convergente con quella francese. L’Italia – ha spiegato Scotti – punta all’apertura di un tavolo negoziale e alla presenza di altre parti rispetto a quelle dei paesi vicini già presenti”. Quanto alla eventuale disponibilità di inviare peacekeeper italiani, Scotti ha affermato che “è un’ipotesi prematura ma in linea di principio siamo favorevoli a questo tipo di intervento”. Riguardo agli aiuti, invece, il sottosegretario si è espresso così: “Su questo terreno noi siamo pronti a sostenere l’Ue e le sue iniziative. E su richiesta siamo pronti a intervenire. Abbiamo una forte e consolidata esperienza nel campo degli interventi umanitari”. Scotti ha poi difeso la posizone “di grande realismo” espressa dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che ha chiesto alla Russia di fermarsi. Il sottosegretario ha invece respinto le critiche dell’Italia dei valori che ha parlato di una politica italo-russa di “pacche sulle spalle”: “Polemiche da cortile italiano. Meglio che l’Italia abbia una voce unanime per pesare nella questione”, ha concluso Scotti.

Sulla crisi georgiana contatti anche tra Roma e Washington. Fonti di Palazzo Chigi hanno infatti informato che proprio per approfondire il tema oggi il presidente degli Stati Uniti, George W.Bush, ha chiamato il premier Silvio Berlusconi.

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(Giampiero de Andreis e Daniel Mosseri) 12 ago 2008 17:42
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Scheda: il piano in sei punti

MOSCA
Una proposta di soluzione in 6 punti per mettere fine al conflitto fra Georgia e Russia sulla regione separatista dell’Ossezia del Sud: lo ha presentato in conferenza stampa a Mosca il presidente francese Nicolas Sarkozy, volato nella capitale russa anche nel suo ruolo di presidente di turno dell’Unione europea. Il piano, chiaramente una soluzione di compromesso, è il frutto di parecchie ore di colloquio fra Sarkozy, il primo ministro russo Vladimir Putin e il presidente russo Dmitri Medvedev: un «colloquio molto libero, molto franco su una situazione che provoca molti drammi» ha detto Sarkozy. Il documento «è il riassunto di queste ore di discussioni. Non abbiamo avuto l’intenzione di regolare tutto: volevamo un documento breve che permetta di trovare un accordo».

Primo: stop al ricorso alla forza.

Secondo: la cessazione provvisoria delle ostilità può diventare definitiva (Sarkozy ha ricordato che questa sera lui stesso e il suo ministro Kouchner saranno a Tbilisi per presentare il documento alla Georgia).

Terzo: libero ingresso agli aiuti umanitari.

Quarto: ritorno delle forze georgiane alle loro basi.

Quinto: le forze russe si ritireranno sulle posizioni anteriori allo scoppio del conflitto; le forze russe nel quadro dell’Osce metteranno in atto misure per il mantenimento della pace.

Sesto: avvio di trattative internazionali sullo status futuro e definitivo di Ossezia del sud e Abkhazia.

Su questo ultimo punto caro a Mosca però, Sarkozy ha tenuto a ricordare che lo status delle regioni separatiste è «oggetto da molti anni di dibattiti al Consiglio di sicurezza dell’Onu» e che proprio lo scoppio del conflitto dimostra come le trattative non abbiano risolto la questione. Infine Sarkozy ha dichiarato che c’è «l’impegno russo a rispettare e garantire la sovranità della Georgia» ammettendo però che «sovranità» e «integrità territoriale» non sono la stessa cosa.

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Cosa accade a Tarquinia? Chi può vada in piazza!

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Riceviamo via mail questo invito alla mobilitazione dal Comitato NoCoke Alto Lazio e lo pubblichiamo volentieri. Noi purtroppo siamo lontani, ma con il pensiero saremo lì.

Rifiuti a TVN

Appello a tutto il territorio del Lazio interessato  a tutelare la propria terra. Sappiamo che il periodo è molto particolare ma per esperienza le peggio porcate vengono fatte proprio ora.

Chiediamo una presenza fisica a tutti coloro che credono che non è ancora ora per la resa.

Tarquinia conta  su di voi!

Sono ben accetti anche  zie, nonne, cugini e… cuccioli, pupazzi, neonati e magari approfittare  per un bel giro  del centro storico del nostro paese con un bel cielo stellato…. e chissà, siamo vicini alla notte di San Lorenzo: una stella cadente potrebbe esaudire il desiderio…

Democrazia in gioco:facciamo sapere cosa accade a Tarquinia a causa degli accordi Enel e del Piano Regolatore Generale.

Doppia convocazione per il consiglio comunale: il 13 agosto alle ore 19.00 in prima convocazione e il 16 alle ore 9.00 come 2° convocazione. Si sceglie la settimana di Ferragosto per deliberare su importanti questioni inerenti il futuro della città. La maggioranza ha paura di non avere il numero legale per la validità della seduta, non a caso si sceglie poi la settimana di Ferragosto, quando la gente è distratta e la  maggior parte dei consiglieri è in vacanza, e ci riferiamo a tutta la compagine dei consiglieri, di contro.

La 2° convocazione permetterà di rendere valida la seduta anche con pochi consiglieri (come previsto dalla legge) e di approvare ciò che vuole la giunta. All’O.d.G. ci saranno tre importanti punti: linee guida per il Piano Regolatore, modifica del regolamento inerente il consiglio comunale (portare da 11 a 10 i consiglieri per la validità dell’assise consigliare) e la discussione inerente le linee guida del documento stilato da Comune, Regione Lazio ed Enel. Non è una casa comunale trasparente, si sceglie Ferragosto, per approvare cose che non piacciono ai cittadini e ad alcuni consiglieri della stessa maggioranza, è una vergogna! I cittadini devono sapere, per evitare altri scempi urbanistici e soprattutto per difendere la nostra economia dallo sporco carbone. Visti i pesanti cali delle presenze dei villeggianti che già da oggi iniziano a scegliere altre mete, abbiamo capito che sono già arrivati i primi danni dopo la falsa inaugurazione della centrale di Civitavecchia, tanto pubblicizzata. Infatti la gente, ingenuamente, crede che Tvn sia già funzionante senza sapere che si tratta di una grossa bufala mediatica.

Comitato No Coke Alto Lazio

Vi aspettiamo domani pomeriggio, mercoledì 13 agosto, dalle ore 18 in poi, di fronte al Palazzo Comunale di Tarquinia, in Piazza Matteotti per importante iniziativa, manifestazione dei cittadini contro il carbone.

Per contatti: 335.8272742 – 329.7924124

Inflazione: la spesa di tutti i giorni vola del 6,1%

La spesa di tutti i giorni, ovvero i prezzi dei prodotti acquistati frequentemente, vola a luglio. L’inflazione per questi prodotti è infatti salita al 6,1%, molto più alta del tasso medio confermato al 4,1%. Lo rende noto l’Istat, fornendo il dato relativo ai prodotti acquistati con maggiore frequenza, che nel mese scorso sono aumentati dello 0,4% rispetto a giugno (essenzialmente per i rincari dei prodotti alimentari e dei carburanti) e del 6,1% in un anno (in accelerazione rispetto a giugno, quando era risultata pari al 5,8%).


L’Istituto ha confermato che l’inflazione a luglio è salita al 4,1%, dal 3,8% di giugno, raggiungendo il massimo dal giugno 1996. Su base mensile i prezzi sono aumentati dello 0,5%. Dall’analisi dei settori gli aumenti congiunturali più significativi si sono rilevati nel settore delle bevande alcoliche e dei tabacchi (+2%), delle abitazioni, acqua ed elettricità (+1,5%), trasporti (+0,9%). Gli incrementi tendenziali più elevati si sono verificati nel comparto abitazione, acqua ed elettricità (+8,6%), nei trasporti (+7,1%), nei prodotti alimentari e bevande analcoliche (+6,3%). In negativo solo il settore comunicazioni, dove la flessione è stata del 3,2% su base annua, e dello 0,7% su base mensile.

L’energia, a luglio, ha mostrato un aumento dei prezzi del 2% congiunturale e del 16,6% su anno. Sono i dati contenuti nella dinamica dell’inflazione a luglio diffusa dall’Istat. In particolare il prezzo della benzina verde è salito dell’1,3% su mese con un incremento tendenziale del 13,1% mentre il gasolio segna +1,3% su mese e +31,4% su anno. Tariffe elettriche al +3,6% congiunturale e al 13% su anno mentre i prezzi del gas crescono al +2,8% e al +12,8 per cento.

fonte: ilsole24ore

Inflazione, a luglio al supermercato si spende il 6% in più

Se un anno fa potevamo permetterci qualche strappo alla regola, ora al supermercato non possiamo sgarrare: con l’inflazione al 4.1%, che tocca il 6 per cento nel caso di alimentari e carburanti, perfino un piatto di pasta è diventato un lusso. A luglio 2008 il carovita ha fatto un ulteriore balzo in avanti: se già il 3.8% di giugno era un tasso elevato, ora siamo allo 0.3% in più. Gli aumenti più significativi riguardano soprattutto i comparti dell’abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+8,6%), trasporti (+7,1%) e i prodotti alimentari (+6,3%).

Dal punto di vista territoriale, considerando le 20 città capoluogo, a risentire di più dell’aumento dei prezzi è Cagliari, seguita da Napoli e Torino. Va meglio a Roma, Trieste e Bologna, dove gli aumenti sono stati relativamente più moderati.


Pubblicato il: 11.08.08
Modificato il: 12.08.08 alle ore 13.25

Fonte: unita

… quando due testate “antitetiche” danno gli stessi dati, è il caso di preoccuparsi. Anche, anzi soprattutto, se i governanti si dicono “sereni”… già: loro. Che, alla mal parata, vanno a mensa a Montecitorio… poverini: e adesso che sono in vacanza?

Ramallah, mercoledì i funerali di Stato per il poeta palestinese Mahmud Darwish

 poeta Mahmoud Darwish palestinese
Sono state rinviati a mercoledì i funerali, definiti «di Stato» dall’Autorità nazionale palestinese (Anp), per il poeta Mahmud Darwish deceduto sabato scorso in un ospedale del Texas per complicazioni successive a un intervento chirurgico. Darwish, massimo poeta palestinese, considerato uno dei più importanti esponenti della cultura araba contemporanea, verrà sepolto martedì a Ramallah e non a Jadida, nel nord di Israele, dove risiede parte della sua famiglia di origine. Il gabinetto palestinese, presieduto da Abu Mazen, ha tenuto una riunione per definire gli ultimi dettagli delle esequie che si prevedono simili a quelle del novembre 2004, organizzate per il presidente e «Padre della Patria», Yasser Arafat.

Un inviato di Abu Mazen si trova ad Amman per coordinare il trasferimento in elicottero della salma a Ramallah, dove migliaia di persone prenderanno parte al corteo funebre che dal quartier generale dell’Anp attraverserà il centro della città fino a un giardino adiacente al Palazzo della Cultura dove, peraltro, verrà in seguito costruito un mausoleo. L’Anp ha spiegato che «non appena le condizioni politiche lo consentiranno» le salme di Darwish e Arafat verranno trasferite a Gerusalemme, lasciando intendere che ciò avverrà quando Israele darà il suo consenso.

Darwish era molto amato da tutti i palestinesi, di qualsiasi colore politico, e la sua perdita viene vissuta con sgomento nei Territori e nei campi profughi palestinesi sparsi nei Paesi arabi. Non è chiaro se Hamas, che controlla la Striscia di Gaza, si unirà alle commemorazioni del poeta scomparso. Il leader del movimento islamico, Khaled Mashaal, ha però definito Darwish una delle «massime espressioni della cultura e della identità palestinesi».

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Un vita per il suo popolo

poeta Mahmoud Darwish palestinese

Il poeta palestinese Mahmoud Darwish, morto all’età di 67 anni, era uno dei più grandi poeti contemporanei in lingua araba, con una produzione di straordinario lirismo segnata dai drammi dell’esilio e dell’occupazione vissuta dal popolo palestinese. Aveva acquisito notorietà internazionale con circa trenta opere tradotte in quaranta lingue. Il suo celebre poema del 1964, “Identità”, sul tema del formulario israeliano che i palestinesi erano obbligati a compilare, è diventato un inno per tutto il mondo arabo.

Darwish era nato il 13 marzo 1941 ad Al Birweh, in Galilea, allora sotto mandato britannico e oggi nel nord di Israele. Durante la guerra arabo-israeliana del 1948, questo villaggio fu raso al suolo e i suoi abitanti furono costretti all’esilio. La famiglia Darwish fuggì in Libano dove rimase per un anno, prima di tornare clandestinamente in Israele, nella località di Deir al Assada. Mahmoud studiò nelle scuole arabo-israeliane (in arabo e ebraico) e andò a vivere ad Haifa.

Nel 1960, a 19 anni, pubblica la sua prima raccolta di poesie, “Uccelli senza ali”. Un anno più tardi aderisce al Partito comunista d’Israele. Dopo un lungo periodo di restrizioni, all’inizio degli anni Settanta sceglie l’esilio, prima a Mosca, poi al Cairo. Nel 1973, a Beirut, dirige il mensile “Questioni palestinesi” e lavora come caporedattore nel Centro di ricerca palestinese dell’Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina), cui aderisce mentre l’organizzazione è in guerra con Israele.

Se ne va dall’Olp nel 1993 per protestare contro gli accordi di Oslo che, secondo lui, non daranno una «pace giusta» ai palestinesi. Ma nel 1995 torna a Ramallah, in Cisgiordania, dopo l’avvento dell’Autorità palestinese. Nel maggio 1996 viene autorizzato a entrare in Israele, per la prima volta dopo l’esilio, per partecipare ai funerali dello scrittore arabo-israeliano Emile Habibi. In questi ultimi anni ha vissuto tra Ramallah e Amman.

Molti e prestigiosi sono i riconoscimenti ottenuti. Dall’ex Urss fu insignito del Premio Lenin, la Francia lo ha nominato cavaliere delle Arti e delle Lettere, e all’Aja ha avuto il prestigioso premio Prince Claus per la «sua opera impressionante».

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Pubblicato il: 12.08.08
Modificato il: 12.08.08 alle ore 16.12

Ancora morti sul lavoro…

… ma per qualcuno i dati sono sfalsati. Non solo: la vera emergenza è sempre la sicurezza nelle città… SIC.

Operai travolti da un Tir sull’A1. Un morto, due feriti

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Alcuni operai sono stati travolti da un Tir mentre stavano lavorando, lunedì notte, in un cantiere sulla A1 Milano-Napoli, tra Chiusi e Valdichiana: uno è morto, altre due persone sono ferite. Gli operai sono dipendenti della ditta Fau.

Secondo una nota di Autostrade per l’Italia, l’operaio morto, nel momento dell’incidente, si trovava a bordo di un furgone «a protezione di un cantiere mobile regolarmente segnalato: il veicolo è stato tamponato da un mezzo pesante». Stava lavorando al rifacimento della segnaletica orizzontale la vittima dell’incidente sul lavoro sull’A1, tra Chiusi e Valdichiana. Si chiamava Antonio Cupiello, 33 anni, era originario di Napoli e residente a Foiano della Chiana. L’uomo è stato travolto mentre stava controllando un guasto all’automezzo di servizio. Un secondo operaio ha riportato diverse contusioni mentre il secondo ferito, contrariamente a quanto appreso in un primo tempo, è il guidatore dell’autoarticolato che ha travolto Cupiello finendo contro il mezzo della ditta. Cupiello aveva il compito di sistemare la linea di separazione tra le corsie di emergenza e di marcia. Secondo la ricostruzione della polizia stradale di Battifolle, il dipendente della ditta Fau era alla guida di uno dei tre automezzi che componevano il cantiere mobile. Per un guasto agli spruzzatori, i tre veicoli si sono fermati e Antonio Cupiello è sceso per controllare il guasto quando un autoarticolato Scania 164, condotto da un salernitano di 36 anni, A.G.M., ha tamponato l’Iveco 80 e il rimorchio condotto dalla vittima, travolgendo lo stesso Cupiello e facendolo finire sulla corsia di emergenza.

L’operaio è morto sul colpo. Nell’impatto i due veicoli hanno preso fuoco. Nell’incidente sono rimasti feriti in maniera non grave il conducente dell’autocarro investitore ed un altro operaio, che sono stati trasportati all’ospedale di Nottola. Il corpo di Antonio Cupiello è stato invece trasferito all’obitorio di Nottola. Il traffico sulla corsia nord dell’Autosole è rimasto bloccato un paio d’ore. Sul posto i vigili del fuoco di Montepulciano e Siena, mezzi del 118 e pattuglie della Polstrada di Battifolle.

Autostrade per l’Italia, sottolinea la nota, «profondamente colpita dal doloroso evento, esprime il proprio cordoglio alla famiglia e ai compagni di lavoro».

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http://www.unita.it/view.asp?idContent=77957

 autostrada anas ANSA 220

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Teramo, cade un aereo da turismo:
muore carbonizzato il pilota, un 24enne di Latina

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TERAMO (12 agosto) – Un velivolo a motore, adibito ai passaggi pubblicitari sul litorale, si è schiantato al suolo oggi poco dopo mezzogiorno nelle campagna al confine tra i comuni di Tortoreto, Alba Adriatica e Corropoli. Il pilota, un 24enne di Latina, è morto nello schianto, carbonizzato tra le fiamme dell’incendio sviluppatosi dopo l’impatto al suolo. Il piccolo aereo, un Piper, era decollato dall’aviosuperficie di Corropoli per il consueto giro pubblicitario sul litorale adriatico abruzzese: è precipitato al suolo nella fase di rientro sulla pista, molto probabilmente a causa di un guasto tecnico.

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http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=29363&sez=HOME_INITALIA

Free Gaza a vele spiegate

free gaza movement

Da guerrillaradio:

Liberty, il nostro vascello più piccolo,
sta viaggiando a vele spiegate verso Creta, sabato ci sarà un’attesa conferenza stampa,
inviteremo a bordo la stampa internazionale.

Free Gaza, l’imbarcazione più grande, è fuori in alto mare a compiere gli ultimi test di navigazione.
Mai mi sarei immaginato che armonizzare tutti gli strumenti di rotta fosse così complicato, come accordare un’orchestra sinfonica.
Per fortuna con noi c’è Paul Larudee, coofondatore del Free Gaza Movement, di professione accorda pianoforti.

Mi comunicano che sono molte le testimonianze giunte di affetto e vicinanza,
ringrazio vivamente tutti coloro che si stanno spendendo affinchè questa nostra missione non scada nell’anonimato.

Numerosi i palestinesi da ogni parte del mondo ci hanno chiesto un passaggio,
uomini e donne esuli di Gaza non rivedono la famiglia anche da più di dieci anni. A questi fratelli prometto che una volta riusciti a rompere l’assedio, tornati a Cipro, organizzaremo subito un altro convoglio, e ci sarà posto per tutti (ti ho dato la mia parola, Khalil).

Una terza barca seguirà la nostra impresa,
l’equipaggio è composto dai molti giornalisti ci hanno chiesto di poter essere accreditati, fra gli altri, Alan Johnston, il reporter della BBC rapito l’anno scorso proprio a Gaza da un gruppo di estremistri islamisti e rilasciato soprattutto grazie alle pressioni esercitate da Hamas.

Penso che sia ormai noto ai più che Luaren Booth, cognata di Tony Blair fa parte della nostra ciurma.

Grazie a Valentina ci è arrivato fino a qui l’incoraggiamento di Wafa,
suo carissimo amico palestinese che vive presso il campo profughi di Al Shatee.
Wafa sarà fra le decine di migliaia di palestinesi pronti a riceverci al porto di Gaza.
Queste le sue letterali parole:

Al di là delle provviste che porterete, nei nostri occhi vedrete la vittoria di avere una risposta alla nostra
soffocata richiesta di vita, una forma di rispetto al nostro stato di sopravvivenza e un gesto , un
je accuse verso i veri assassini delle libertà,
certo che ce la farete..

Sappiamo che sono parecchi i palestinesi di Gaza a pensarla come Wafa, nel mio peregrinare in Palestina mi sono sempre accorto che le sofferenze provocate dalla efferata occupazione israeliana, sono ulteriormente aggravate da questo sentimento di abbondono, lo sconforto nell’apprendere giorno per giorno che il mondo si è quasi completamente disinteressato alla tragedia palestinese.

Io ho la speranza che ce la faremo, non la certezza.
Ma sono sicuro che qualsiasiasi cosa succeda al largo di Gaza,
stiamo facendo la cosa giusta, legalmente e umanamente.

A volte le utopie si concretizzano.
E se non si concretizzano, anche in quel caso servono.

L’utopia è come una bella donna all’orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Faccio dieci passi e la bella donna si sposta di dieci passi. Per quanto cammini, mai la raggiungerò. A cosa serve l’utopia? Serve a questo: a camminare, ad andare avanti“.

Andremo avanti noi, ci verranno incontro le speranze spezzate dei palestinesi, nella certezza che c’è ancora un angolo di mondo che è interessato ad ascoltare il loro pianto, che desidera ardentemente lenire il dolore,
e per far questo è disposto ad assumersi ogni rischio.

Quello che rischia di più fra noi è Jeff Helper, di cui vi presento il comunicato.
Dei 4 cittadini israeliani coinvolti nella nostra missione, è l’unico che effettivamente sarà imbarcato (gli altri resteranno a Cipro a coordinare i media). Jeff, attivista pacifista del comitato israeliano contro la demolizione delle case palestinesi, rischia fino a 20 anni di reclusione se viene arrestato.

Ma Jeff, come me, come tutti noi, ritiene che la causa dei diritti umani è un valore per cui è giusto impegnare la vita, qualsiasi rischio ciò possa comportare. Per restare umani.

Restiamo umani,

Vittorio Arrigoni.   blog:http://guerrillaradio.iobloggo.com/

website della missione: http://www.freegaza.org/

contatto: guerrillaingaza@gmail.com

https://i2.wp.com/img168.imageshack.us/img168/2121/paleki0.jpg

i nostri volti su

http://www.flickr.com/photos/29205195@N02/page3/

Jeff Halper

Un Ebreo israeliano a Gaza: comunicato di Jeff Halper

Il 5 Agosto 2008 salperò con una delle 2 barche del Free Gaza Movement da Cipro verso Gaza.

La missione è spezzare l’assedio israeliano- un assedio assolutamente illegale che ha costretto un milione e mezzo di palestinesi in condizioni sciagurate: prigionieri nelle loro stesse case, esposti ad ogni violenza militare, privati delle necessità basilari per vivere, spogliati di ogni fondamentale diritto umano e della dignità.

La nostra iniziativa vuole smascherare la falsità delle dichiarazioni israeliane, che affermano che non c’è alcuna Occupazione in atto, o che l’Occupazione si è conclusa con il “disimpegno delle forze armate” o che l’assedio non ha nulla a che vedere con la questione “Sicurezza”.

Così come l’Occupazione del West Bank (Cisgiordania)  e di Gerusalemme est, dove Israele ha posto sotto assedio città, villaggi ed intere regioni, l’assedio di Gaza è politico! Ha l’intento di isolare il Governo Palestinese democraticamente eletto e spezzare la sua capacità di resistere ai tentativi israeliani di imporre un regime di apartheied nell’intero paese.

La nostra missione non parte solo dall’obiettivo di  portare aiuti umanitari, sebbene siano previsti aiuti ai bambini.

Rifiutiamo il concetto che la popolazione di Gaza sia sofferente a causa “di una crisi umanitaria”.

In realtà le loro sofferenze derivano da una precisa e deliberata politica di repressione a loro imposta dal mio Governo, il Governo di Israele.

Questa è il perché io, un ebreo israeliano, mi sono sentito obbligato ad unirmi a questa importante tentativo.

Come persona che cerca una giusta pace anche con coloro che mi sono sempre stati rappresentati come i miei nemici,  data la mia preoccupazione per i diritti all’autodeterminazione dei palestinesi e per il fatto che l’Occupazione sta distruggendo il tessuto morale del mio paese, io non posso permettermi di stare passivamente da parte.

Un atteggiamento del genere significherebbe essere complici di comportamenti israeliani che si pongono all’opposto della vera essenza della religione, della cultura e della morale ebraica.

Israele ha, ovviamente, delle legittime preoccupazioni circa la propria sicurezza, e gli attacchi palestinesi contro civili in Sderot ed altre comunità poste al confine con Gaza non posso essere ammessi.

Secondo la IV° Convenzione di Ginevra, Israele come “Forza Occupante ” ha il diritto di monitorare i movimenti dell’esercito a Gaza, come questione “Urgente necessità militare”.

Come persona che cerca di far terminare questo infinito conflitto attraverso mezzi non violenti, non ho obiezioni che la Marina israeliana abbordi le nostre imbarcazioni in cerca di armi- anche se so che questa non è il parere di tutti i partecipanti a Free Gaza. Ma questo è il limite invalicabile.

Il diritto internazionale non dà ad Israele alcun diritto di imporre un assedio più ampio, in cui la popolazione civile viene danneggiata.

Non ha alcun diritto di ostacolarci, di impedire a  persone, che navigano in acque internazionali e palestinesi, di raggiungere Gaza- soprattutto dal momento che Israele  ha dichiarato che non c’è più occupazione in Gaza.

Una volta che la Marina israeliana si è convinta che noi non rappresentiamo un pericolo per la sicurezza, noi ci aspettiamo ragionevolmente di poter continuare il nostro pacifico e legale viaggio verso il porto di Gaza.

Gente comune ha giocato ruoli chiave nella storia.

Noi, e non solo i politici, abbiamo una responsabilità politica e morale verso il nostro prossimo.

Se, come Ebreo Israeliano,  posso essere accolto dai Palestinesi di Gaza come persona di pace, se essi mi hanno garantito il diritto morale e politico di parlare, è necessario, allora, cambiare la politica che ostruisce la pace, la giustizia ed i diritti umani.

Voglio anche richiedere, a gran voce, il rilascio di tutti i prigionieri politici detenuti da Israele, inclusi i Ministri del governo Hamas ed i parlamentari, ed il ritorno a casa del soldato israeliano Gilad Shalit.

Questa missione potrebbe drammaticamente trasformare il panorama politico, aprendo le porte a veri negoziati che non possono avviarsi senza una manifestazione di buona volontà che può essere rappresentata proprio dal rilascio dei rispettivi prigionieri.

Il mio viaggio a Gaza è una dichiarazione di solidarietà con il popolo palestinese e le loro sofferenze, ed una accettazione di responsabilità in nome del mio popolo, Israele.

Solo noi, essendo la parte più forte nel conflitto e rappresentando la Forza di Occupazione, possiamo porre fine ad esso.

La mia presenza a Gaza è anche una riaffermazione che ogni risoluzione del conflitto deve includere tutti i popoli della regione, palestinesi come israeliani.

Più di ogni altra cosa, la mia presenza nell’azione di Free gaza afferma una mentalità pacifica che israeliani e palestinesi hanno dimenticato in anni di cruenti conflitti:

Noi ci rifiutiamo di essere nemici!

Mi unisco ai miei compagni, provenienti da 17 paesi, all’appello alle genti ed ai governi di tutto il mondo perché ci aiutino a porre fine all’assedio di Gaza, anzi all’Occupazione proprio!

Aiutateci a costruire un pace giusta e duratura in questa torturata Terra Santa. Aiutateci a rimuovere una delle principali fonti di instabilità politica e conflitto.

Jeff Halper, capo del Comitato israeliano contro la demolizione delle case. E’ stato nominato per il Premio Nobel per la Pace 2006.

(trad. by guerrilla Audrey)

Links relativi alla missione:

– 09.08.08 Europe News: Das Narrenschiff, von Liza
http://europenews.dk/de/node/12994

– 12.08.08 Neues Deutschland: Segeln gegen die Blockade, Von Karin Leukefeld
http://www.neues-deutschland.de/artikel/133629.segeln-gegen-die-blockade.html

– 11.08.08 Ist Gaza unter Besatzung oder nicht? Free-Gaza-Boote in Kürze unterwegs
http://www.arendt-art.de/deutsch/palestina/Stimmen_international/free_gaza_segelaktion_presseerklaerung_6_2008.htm

– 11.08.08 Planete non violence: Briser le siège de Gaza: Bon Vent Bonne Route au Free Gaza et au Liberty
http://www.planetenonviolence.org/Israel-Continue-d-Exploiter-les-Ressources-en-Gaz-de-Gaza-Bon-Vent-Bonne-Route-aux-Pacifistes-Briseurs-de-Blocus_a1646.html

– 11.08.08 Missionary International Service News Agency: Navi di ‘Gaza Libera’ Giunte a Creta, Palestinesi preparano accoglienza, AdL
http://www.misna.org/news.asp?a=1&IDLingua=2&id=221735

– 11.08.08 InfoPal (Palestinian-Italian News): Solidarietà alle Navi per Gaza, communicato da Ricucire la Pace 2008
http://www.infopal.it/testidet.php?id=9085&PHPSESSID=a5c5ec7e1f4e5bfabd8adc354aef3f38

– 11.08.08 SouthDevon.co.uk: Moor surgeon joins bid to break Gaza siege,
http://www.thisissouthdevon.co.uk/news/Moor-surgeon-joins-bid-break-Gaza-siege/article-261007-detail/article.html

– 11.08.08 Haaretz: News in Brief, (Reuters)
http://www.haaretz.com/hasen/spages/1010217.html

– 11.08.08 USS Liberty (blog): An Appeal from the Passengers and Crew of the SS FREE GAZA and SS LIBERTY, crescentandcross
http://ussliberty.wordpress.com/2008/08/11/an-appeal-from-the-passengers-and-crew-of-the-ss-free-gaza-and-ss-liberty/

– 11.08.08 Middle East Times: Siege-Breaking Vessels Set Sail for Gaza, by Mel Frykberg
http://www.metimes.com/International/2008/08/11/siege-breaking_vessels_set_sail_for_gaza/7614/

– 11.08.08 PNN: Al-Khoudari annonce le début de la cérémonie de réception du navire “Liberty”, parPaola
http://french.pnn.ps/index.php?option=com_content&task=view&id=1913&Itemid=38

– 10.08.08 China View: Palestinians to launch ceremony to receive Free Gaza boats, source: Xinhua
http://rss.xinhuanet.com/newsc/english/2008-08/10/content_9134456.htm
http://english.cri.cn/2947/2008/08/10/1321s392132.htm
in french: Les Palestiniens vont organiser une cérémonie pour saluer les bateaux défiant le blocus israélien
http://www.french.xinhuanet.com/french/2008-08/10/content_690203.htm

– 10.08.08 China View: “Free Gaza” vessel to arrive at Gaza shores on Wednesday, by Yan
http://news.xinhuanet.com/english/2008-08/11/content_9155601.htm

– 10.08.08 Enfants de la Palestine: La soeur de Cherie Blair rejoint la bataille pour briser le blocus de Gaza, par Rachel Williams (trad MR pour ISM)
http://www.enfantsdepalestine.org/ar,992

– 10.08.08 Welwoche forum: “Boat People”?  von Eleonora
http://www.weltwoche.ch/forum/threads.asp?AssetID=20611&ThreadID=162265

– 10.08.08 Reuters: Gaza Boats,
http://rtv.rtrlondon.co.uk/2008-08-11/197280f4.html

– 10.08.08 Yvonne Ridley (blog): Sailing into Gaza DAY 9, by Yvonne Ridley
http://yvonneridley.org/yvonne-ridley/articles/sailing-into-gaza-day-9.html

– 10.08.08 SilviaCattori.net: Il n’y a pas de vents contraires pour celui qui sait où il va, par Silvia Cattori
http://www.silviacattori.net/article506.html

– 10.08.08 Media Lens Message Board: Set these People Free, by Mary
http://members5.boardhost.com/medialens/msg/1218368856.html

– 10.08.08 Palestine News Network: Break the Siege on Gaza boats arrive in Crete
http://english.pnn.ps/index.php?option=com_content&task=view&id=3333&Itemid=31

– 10.08.08 The Radical Mormon (blog): “Free Gaza” nears Gaza. What dastardly thing will Israel do to stop them?,
http://theradicalmormon.wordpress.com/2008/08/10/free-gaza-nears-gaza-what-dastardly-thing-will-israel-do-to-stop-them/

– 10.08.08 AUPHR: Free Gaza Movement Update 4: Saturday Night in Nicosia, by Tom Nelson
http://www.auphr.org/index.php?option=com_content&task=view&id=3709&Itemid=44

– 09.08.08 Norman G. FInkelstein: Huwaida Arraf Speaks!, email by Huwaida Arraf
http://www.normanfinkelstein.com/article.php?pg=11&ar=1955
or
http://groups.yahoo.com/group/ArabCalendar/message/12025

– 09.08.08 Yvonne Ridley (blog): Sailing into Gaza DAY 8, by Yvonne Ridley
http://yvonneridley.org/yvonne-ridley/articles/sailing-into-gaza-day-8.html

– 09.08.08 PressTV: Free Gaza Movement Welcoming Ceremony, by Palestinian International Campaign To End The Siege On Gaza and The Popular Committee Against Siege
http://www.presstv.ir/detail.aspx?id=66120&sectionid=3510216
http://www.maannews.net/en/index.php?opr=ShowDetails&ID=31204

– 09-08-08 SilviaCattori.net: “Free Gaza” and “Liberty” arrive in Chania, Crete, Saturday 9 August

– 09.08.08 Sunday Herald: Wrecked by the blockade, by Billy Briggs
http://www.sundayherald.co.uk/international/shinternational/display.var.2421894.0.0.php

– 09.08.08 Dave Bertrand’s blog: SS Liberty Venturing Into Dangerous Israeli Blockade, By Dave Bertrand
http://trafficalertusa.spaces.live.com/blog/cns!F220F6323E68E50C!510.entry

– 09.08.08 Free Gaza Movement: SS Free Gaza and SS Liberty arrive in Chania, Crete, Saturday 9th August at 21:00 p.m, press release by FGM
http://www.palsolidarity.org/main/2008/08/09/free-gaza-movement-ss-free-gaza-and-ss-liberty-arrive-in-chania-crete-saturday-9-august-at-2100-pm/
http://palestinethinktank.com/2008/08/08/important-message-from-free-gaza/
http://www.silviacattori.net/article502.html

– 08.08.08 Gerrilla Radio: Free Gaza Movement: a vele spiegate, da Vittorio Arrigoni
http://guerrillaradio.iobloggo.com/archive.php?y=2008&m=08
http://www.forumpalestina.org/news/2008/Agosto08/10-08-08NaviPerGaza.html
http://beppegrillo.meetup.com/516/boards/thread/5215887/

– 08.08.08 Yvonne Ridley (blog): Sailing into Gaza DAY 7, by Yvonne Ridley
http://yvonneridley.org/yvonne-ridley/articles/sailing-into-gaza-day-7.html

– 08.08.08 YouTube (video): Gaza Boat Passenger, Free Gaza.Org, passenger Kathleen
http://au.youtube.com/watch?v=LJ07haXvDAU

– 08.08.08 The Scotsman: Scots join crews sailing to Gaza protest, by Michael Theodoulou
http://thescotsman.scotsman.com/world/Scots-join–crews-sailing.4370842.jp

– 07.08.08 Yvonne Ridley (blog): Sailing into Gaza DAY 6, by Yvonne Ridley
http://yvonneridley.org/yvonne-ridley/articles/sailing-into-gaza-part-6.html

– 07.08.08 PressTV: Booth: Blair must witness Gaza suffering, by Afshin Rattansi
http://www.presstv.ir/detail.aspx?id=65872&sectionid=3510302

– 06.08.08 Corriere della Sera: La sorella di Cherie Blair sfida in barca il blocco di Gaza, da Frattini Davide
http://archiviostorico.corriere.it/2008/agosto/06/sorella_Cherie_Blair_sfida_barca_co_9_080806039.shtml

– 06.08.08 junge Welt: Vier Fragen
http://www.jungewelt.de/2008/08-06/048.php

– 05.08.08 Palästina Portal: Ein israelischer Jude im Gazastreifen, Jeff Halper
http://www.arendt-art.de/deutsch/palestina/Stimmen_Israel_juedische/halper_jeff_israelischer_jude_gazastreifen.htm

– 05.08.08 Aljazeera.com: Gaza and humanity, by David Halpin
http://aljazeera.com/news/newsfull.php?newid=147273

– 03.08.08 Mecca.com: Activists aim to break Gaza blockade by boat, by: Dr.Ayman
http://www.mecca.com/modules/articles/article.php?id=2277

Nasce Telejato WB TV

COMUNICATO STAMPA

NASCE TELEJATO WEBTV. DALLA PICCOLA EMITTENTE COMUNITARIA DI PARTINICO MINACCIATA DALLA MAFIA ALLA RETE. LA RISPOSTA DELLA SOCIETA’ CIVILE A CHI VUOLE AZZITTIRE LE VOCI DELL’INFORMAZIONE LIBERA. NELLE PROSSIME SETTIMANE IL TG CONDOTTO DA PINO MANIACI ANCHE SU ARCOIRIS.TV E SUL CANALE SATELLITARE (piattaforma sky canale 916)

Nasce TeleJato WebTv, un canale gestito dalla redazione di TeleJato (verranno mandati in onda i Tg quotidiani dell’emittente e i servizi migliori dell’archivio) e da un gruppo degli aderenti all’iniziativa “Siamo tutti Pino Maniaci”. Il canale sarà disponibile sia sul sito della televisione (www.telejato.it) che su numerosi altri siti web.

La programmazione sul canale web non vedrà solo produzioni di TeleJato, ma anche contributi, film e documentari.

Nei prossimi giorni il telegiornale della piccola emittente di Partinico sarà mandato in onda anche sul canale di Arcoiris.tv (piattaforma sky 916).

La redazione di Telejato WEB TV ha una natura nazionale e si avvale di altri canali web. A settembre Telejato andrà in diretta sul WEB.

Accedi alla piattaforma WEB TV e al suo palinsesto

Fonte: ritaatria

Ma nel frattempo…

08/08/2008Sicurezza: La prefettura consiglia a Pino Maniaci la video sorveglianza…. ma se la deve pagare lui.


Abbiamo aspettato un po’ di tempo per far uscire la notizia perché speravamo che lo Stato si comportasse da Stato. La prefettura di Palermo dopo l’atto di intimidazione che ha visto l’automobile storica di Telejato andare in fumo proprio davanti alla sede della TV, consiglia a Pino Maniaci, anima di Telejato, la video sorveglianza. Inizialmente avevamo pensato che la video sorveglianza fosse uno strumento di sicurezza per Pino e per il simbolo della libera informazione: la televisione. Invece il problema viene comunque scaricato su Pino Maniaci e sulla sua famiglia. Quindi Maniaci deve mettere la video sorveglianza a spese sue. Da una prima stima ci vogliono circa 10 mila euro per un impianto serio mentre se si vuole affittare la telecamera oscilliamo intorno ai 300 euro al giorno per telecamera.

Insomma… se non hai soldi forse non è il caso di combattere la mafia.

La notizia è uscita anche su Left.

A tutti noi il solito compito di indignarci.

… e anche:

08/08/2008COMUNICATO STAMPA: PINO MANIACI SULLE MINACCE ALL’ATTORE GIULIO CAVALLI: “ANCHE IO SONO GIULIO CAVALLI”. E PROSEGUE: “ALTRO CHE PUBBLICITA’, E’ SCATTATA LA SOLITA OPERAZIONE. PRIMA LE MINACCE E LE INTIMIDAZIONI POI LE CALUNNIE E LE VOCI PER FARE TERRA BRUCIATA ATTORNO”.


Il mese di Agosto è da sempre il prediletto per “uccidere” le persone. Ucciderle dal punto di vista fisico o sulla credibilità. Come Associazione Antimafie “Rita Atria” oltre ad una condivisione scontata del comunicato (facendo parte di quel “SIAMO TUTTI PINO MANIACI”) chiediamo a questo Stato di fare in fretta e di chiarire la fonte delle intimidazioni ad un artista che ha avuto il coraggio di trattate la mafia ed i poteri mafiosi come meritano. Di seguito il comunicato Stampa.

COMUNICATO STAMPA

PINO MANIACI SULLE MINACCE ALL’ATTORE GIULIO CAVALLI: “ANCHE IO SONO GIULIO CAVALLI”. E PROSEGUE: “ALTRO CHE PUBBLICITA’, E’ SCATTATA LA SOLITA OPERAZIONE. PRIMA LE MINACCE E LE INTIMIDAZIONI POI LE CALUNNIE E LE VOCI PER FARE TERRA BRUCIATA ATTORNO”.

«Oltre alla mia preoccupazione esprimo a Giulio Cavalli, l’autore e attore che da mesi riceve minacce e intimidazioni da parte della criminalità organizzata a causa del suo spettacolo “Do ut des”, la solidarietà mia e di tutta la redazione di TeleJato». Questo dichiara Pino Maniaci, il fondatore e conduttore della televisione comunitaria TeleJato di Partitico, da mesi sotto tutela per gli attentati e aggressioni fisiche subite.

Assieme a Maniaci si mobilita per Giulio Cavalli la rete di associazioni, gruppi, cittadini, giornalisti, politici e artisti dell’iniziativa “Siamo tutti Pino Maniaci”, che da due mesi sta attivamente contribuendo alle conduzioni del telegiornale giornaliero. «Nei prossimi giorni Giulio verrà qui a Partinico a condurre il nostro telegiornale in occasione del piccolo tour di spettacoli che verrà a fare in Sicilia – prosegue Maniaci – Ho collaborato a questo spettacolo, fornendo anche alcuni contributi video. Lo spettacolo è un grande atto di coraggio. La mafia non sopporta chi li prende in giro, chi svela la loro vera faccia, la loro “non onorabilità”. Giulio li sberleffa, trasforma i mafiosi in personaggi grotteschi. Per i boss è intollerabile. E infatti lo hanno minacciato subito dopo la prima a marzo».

«In questi giorni Cavalli è stato oggetto anche di una serie di voci e calunnie che affermano che questi abbia deciso di rivelare le minacce per farsi pubblicità – prosegue Maniaci – Non è così. Giulio non ha bisogno di nessuna pubblicità. Quando a marzo ha ricevuto le prime minacce ha deciso, sotto consiglio delle Forze di Polizia, di tenere tutto sotto silenzio. Ne parlammo subito. Ero in Lombardia anche io in quell’occasione proprio per lo spettacolo. Poi alcuni giorni qualcuno ha pensato di fare un scoop estivo senza neanche avvisare il protagonista della vicenda. Cavalli e la sua compagnia non sapevano nulla dell’operazione, altro che pubblicità. A tutte queste persone che cercano di colpire Giulio ho solo una cosa da dire: anche io sono Giulio Cavalli. E ora è  scatta la solita operazione. Prima le minacce e le intimidazioni, poi le calunnie e le voci per fare terra bruciata attorno. Un altro segnale dei tanti, che ancora non abbiamo reso pubblici, che si stanno concretizzando in questi mesi attorno a chi, senza coperture politiche “pesanti, sta lottando contro una società dalla cultura mafiosa. Come a Giulio, o Crocetta a Gela o noi di TeleJato o alle tante realtà e persone che hanno partecipato e partecipano all’iniziativa “Siamo Tutti Pino Maniaci”.  Le coincidenze sono troppe e confermano un clima pesante»


Pietro Orsatti

Quella bandiera europea dietro le spalle del bandito

Riporto da Il Brigante Rosso del 11/08/2008 , tratto da Giulietto Chiesa:

Piero Gobetti scrisse che “quando la verità sta tutta da una parte ogni atteggiamento salomonico è altamente tendenzioso”. Osservando la tragedia dell’Ossetia del Sud trovo che questo aforisma vi si adatti alla perfezione. Si cercherà, domani, di trovare spiegazioni “salomoniche” per giustificare il massacro della popolazione civile di una piccola comunità schiacciata dal peso della storia, come un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro. Vi sarà sicuramente qualche sepolcro imbiancato che cercherà di distribuire uniformemente le colpe tra chi ha aggredito e chi è stato aggredito, tra chi ha usato gli aerei e gli elicotteri contro una città di 70 mila abitanti, e chi aveva in mano solo fucili e mitragliatrici per difendersi.

L'Ossezia

Ci sarà domani chi spiegherà che gli osseti del sud hanno provocato e sono stati respinti. E poi, sull’onda della controffensiva, quasi per forza di cose, i georgiani sono andati a occupare ciò che, in fondo, era loro di diritto, avendo osato gli ossetini dichiarare e applicare l’idea del rifiuto di tornare sotto il controllo di chi li massacrò la prima volta nel 1992.

Ci sarà, posso prevedere con assoluta certezza ogni parola di questi mascalzoni bugiardi, chi affermerà che tutta la colpa è di Mosca, che – non contenta dell’amicizia tra Tbilisi e Washington – voleva punire il povero presidente Saakashvili impedendogli di entrare in possesso dei territori di Abkhazia (il prossimo obiettivo) e di Ossetia del Sud. E così via mescolando le carte e contando sul fatto che il grande pubblico sa a malapena, sempre che lo sappia, dove stia la Georgia, e, meno che mai l’Ossetia del Sud.

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/3/3f/Chechnya_and_Caucasus.png/250px-Chechnya_and_Caucasus.png

Ma le cose non stanno affatto così, anche se il pericolo che questo conflitto si allarghi è grande, tremendo, e chi scherza col fuoco sa che sta facendo rischiare ai suoi cittadini molto di più di quanto essi stessi pensino.

Giocatori d’azzardo, irresponsabili, che puntano tutte le carte sul disastro e il sangue. Chiunque dovrebbe essere in grado di capire che una piccola comunità, con meno di 100 mila persone, disperse in duecento villaggi e una capitale, Tzkhinvali, che è più piccola di Pavia, non possono avere alcun interesse ad attaccare un nemico – questa è l’unica parola possibile alla luce di quanto sta accadendo – che è 50 volte superiore in uomini e armi, che ha l’aviazione (e l’ha usata ieri e oggi, mentre scrivo, con assoluta ferocia, bombardando anche l’unica strada che collega l’Ossetia del Sud con l’Ossetia del Nord, in territorio russo, per impedire che i civili possano rifugiarsi dall’altra parte della frontiera), che non ha ostacoli di fronte a sé. Chiunque potrebbe capire che l’Ossetia del Sud non ha rivendicazioni territoriali e non ha quindi in mente alcuna espansione al di fuori del suo microscopico territorio.

Chiunque potrebbe capire – qui ci vuole un minimo di sforzo intellettuale, quanto basta per liberarsi di qualche schema mentale inveterato – che nemmeno la Russia può avere alcun interesse a inasprire la situazione. Certo Mosca è interessata allo status quo, con l’Ossetia del Sud indipendente di fatto, ma senza essere costretta a riconoscerne lo status, per evitare difficoltà internazionali. Ma chi ha la testa sul collo dovrebbe riconoscere che è meglio una tregua difficile che una guerra aperta; che è meglio negoziare, anche per anni, che uccidere a sangue freddo civili, bambini, donne.

Io sono stato a Tzkhinvali, la primavera scorsa, e adesso mi piange il cuore a pensare a quelle vie dall’asfalto sgangherato, buie la sera, a quelle case senza intonaco, dal riscaldamento saltuario, a quelle scuole ancora diroccate,ma piene di gente normale, di giovani orgogliosi che non vogliono diventare georgiani perché sono cresciuti in guerra con la Georgia e della Georgia hanno conosciuto solo la violenza dei tiri sporadici sui tetti delle loro case. Mi chiedo: e poi? Che ne sarà di quei giovani? Come si può pensare di tenerli a forza in un paese che non ameranno mai, di cui non potranno mai sentirsi cittadini? Se ne andranno, ovviamente, dopo avere contato i loro morti, a migliaia, in Ossetia del Nord, in Russia, di cui quasi tutti sono cittadini a tutti gli effetti, con il passaporto in tasca.

E’ questo il modo di sciogliere il nodo georgiano? Lo chiederei, se potessi, al signor Solana, che dovrebbe svolgere il ruolo di rappresentanza dell’Europa in questa vicenda. Che l’Europa, invece di aiutare a risolvere, non ha fatto altro che incancrenire, ripetendo a Tbilisi la giaculatoria che la Georgia ha diritto alla propria integrità territoriale, e dunque ha diritto a riprendersi Ossetia del Sud e Abkhazia. Certo – gli si è detto con untuosa ipocrisia – che non doveva farlo con la forza. Ma, sotto sotto, gli si è fatto capire che, se l’avesse fatto, alla fin dei conti, si sarebbe chiuso un occhio. E’ accaduto. Saakashvili non ha nemmeno cercato di nascondere la mano armata con cui colpiva. Non ha nemmeno fatto finta. Ha detto alla televisione che voleva “ristabilire l’ordine” nella repubblica ribelle. Un “ordine” che non esisteva dal 1992, cioè da 16 anni. Perché adesso? Qual era l’urgenza? Forse che Tbilisi era minacciata di invasione da parte degli ossetini?

La risposta è una sola. Saakashvili ha agito perché si è sentito coperto da Washington, in prima istanza, essendo quella capitale la capitale coloniale della attuale Georgia “indipendente”. E, in seconda istanza si è sentito coperto da Bruxelles. Queste cose non si improvvisano, come dovrebbe capire il prossimo commentatore di uno dei qualunque telegiornali e giornali italiani. Col che si è messo al servizio della strategia che tende a tenere la Russia sotto pressione: in Georgia, in Ucraina, in Bielorussia, in Moldova, in Armenia, in Azerbajgian, nei paesi baltici. Insomma lungo tutti i suoi confini europei. Saakashvili ha un suo tornaconto: alzare la tensione per costringere l’Europa a venire in suo sostegno, contro la Russia; ottenere il lasciapassare per un ingresso immediato nella Nato e, subito dopo, secondo lo schema dell’allargamento europeo e dell’estensione dell’influenza americana sull’Europa, l’ingresso in Europa.

Secondo piccione: chi muove Saakashvili conta anche sul fatto che questo atteggiamento dell’Europa finirà per metterla in rotta di collisione con la Russia. Perfetto! Con l’ingresso della Georgia nella Nato e in Europa gli Stati Uniti avranno un altro voto a loro favore in tutti i successivi sviluppi economici, energetici e militari che potrebbero vedere gli interessi europei collidere con quelli americani.

Javier Solana ha la capacità di sviluppare questo elementare ragionamento? Ovviamente ce l’ha. Solo che non vuole e non può perchè ha dietro di sé, alle sue spalle, governi che non osano mettere in discussione la strategia statunitense, o che la condividono.

Cosa farà ora la Russia è difficile dirlo. Certo è che, con la presa di Tzkhinvali, le forze russe d’interposizione, che sono su quei confini interni alla Georgia, dovranno ritirarsi. Il colpo all’Ossetia del Sud diventa così un colpo diretto alla Russia. Che, questo è certo, non è più quella del 2000, al calare di Boris Eltsin e delle sue braghe.

L’emblema di questa tragedia, che è una nuova vergogna per l’Europa, è stato il fatto che Saakashvili ha annunciato l’attacco, dalla sua televisione, avendo dietro le spalle, ben visibile, la bandiera georgiana e quella blu a stelle gialle europea. Peggiore sfregio non poteva concepire, perchè la Georgia non è l’Europa, non ancora. E meno che mai dovrebbe esserlo dopo questo attacco che offende – o dovrebbe offendere – tutti coloro che credono nel diritto all’autodeterminazione dei popoli. Che è sacrosanto per chi se lo guadagna, molto meno con chi usa quella bandiera per vendere subito dopo l’indipendenza a chi l’ha sostenuta dietro le quinte.

Qual è la differenza con il Kosovo? Una sola: la Serbia era un prossimo suddito riottoso e doveva essere punita. La Georgia è invece un vassallo fedele e doveva essere premiata.

L’Ossetia del Sud questo diritto se lo è guadagnato. E non c’è spazio per alcun atteggiamento salomonico, perchè la ragione sta tutta da una sola parte, e io sto da quella stessa parte.

Un po’ di storia (da rinascita):

La storia della regione è travagliata dal 1991. Prima di allora l’Ossezia del Nord e quella del Sud erano unite in un’unica provincia autonoma dell’Unione sovietica. Dopo lo scioglimento dell’Urss la parte settentrionale è rimasta sotto l’autorità di Mosca, mentre quella meridionale (una regione di 3.900 chilometri quadrati con una popolazione di 70mila abitanti, a maggioranza di lingua russa) entrò a far parte della Repubblica di Georgia. Nel 1991 Tblisi abolì il bilinguismo dichiarando il georgiano unica lingua ufficiale, alimentando così la spinte secessioniste che portarono, lo stesso anno, a un referendum con il quale le autorità sudossete autoproclamarono l’indipendenza, riconosciuta solo dalla Russia. In seguito scoppiò un conflitto fermato solo nel 1992, quando si raggiunse un cessate il fuoco tra Tskhinvali e Tblisi. Nel novembre 2006 un secondo referendum, approvato in maniera plebiscitaria e riconosciuto però solo dalla Russia, ha ribadito la scelta indipendentista degli osseti.

Caucaso, la Russia ferma le operazioni militari

Medvedev: l’aggressore Saakashvili è stato punito

Il presidente russo Dmitri Medvedev ha annunciato la fine delle operazioni militari in Georgia. L’annuncio è arrivato pochi minuti fa, dopo i cinque giorni di guerra che hanno devastato l’Ossezia del Sud e parte della Georgia. Sul terreno rimangono un numero imprecisato di morti (decine secondo i georgiani, centinaia secondo i russi), centomila sfollati, città in macerie, e soprattuto la fine delle ambizioni georgiane per il reintegro territoriale delle due repubbliche secessioniste. “L’aggressore georgiano è stato punito”, ha detto Medvedev, che ha tuttavia ordinato al ministero della Difesa di riprendere le operazioni nel caso la popolazione della repubblica separatista dell’Ossezia meridionale sia nuovamente vittima di violenze.

fonte: http://www.peacereporter.net/default.php

Già. La Russia paladina delle vittime della violenza georgiana… ma queste vittime sono sempre civili… dovremmo tornare ai tempi degli Orazi e Curiazi. Anzi, ancora meglio: chi vuol fare la guerra si sfida personalmente e ci rimette di suo. Putin contro Saakashvil, ad esempio. Certo, non c’è la certezza che vinca chi è effettivamente nel giusto… ma forse il fatto di rimetterci di persona ridimensionerebbe comunque gli interessi – che son sempre economici e non ideologici.

BIRMANIA/CINA: Non comprate la “giada insanguinata”

https://i0.wp.com/www.mineralgemme.com/files/giadeiti.jpg

BANGKOK, 8 agosto 2008 (IPS) – Sono ricordi attraenti per le migliaia di turisti giunti a Pechino per i Giochi Olimpici. Ma souvenir e gioielli fabbricati con la preziosa giada birmana sono intrisi di abusi e di sangue, avvertono gli attivisti del paese asiatico governato dalla giunta militare.

Gioielli di giada birmana esposti nella vetrina di un negozio di Ruli, città al confine con la Cina.

Foto: AKSYU
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di Marwaan Macan-Markar

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I visitatori venuti ad assistere ai Giochi di Pechino dovrebbero “boicottare souvenir e gioielli realizzati in giada birmana, per non favorire l’industria estrattiva della giada birmana, costellata di abusi”, ha dichiarato la All Kachin Students and Youth Union (AKSYU) in un rapporto diffuso alla vigilia della cerimonia di apertura delle Olimpiadi estive.

Circa il 90 per cento della giadeite (una varietà di giada) che viene venduta in Cina proviene dalle miniere birmane di Hpakant, nello stato di Kachin, lungo il confine cino-birmano, si legge nel rapporto “Giada insanguinata: le gemme birmane e i Giochi di Pechino”.

“A parte il fatto di essere una importante fonte di valuta straniera, questa industria controllata dall’esercito è afflitta da condizioni di lavoro deplorevoli, oltre che dall’epidemia di Hiv/Aids e dal degrado ambientale”, si aggiunge nel dossier divulgato da AKSYU, che rappresenta la comunità etnica Kachin della Birmania settentrionale, e da un altro gruppo birmano per la democrazia con sede a New York.

“Migliaia di persone hanno perso la loro terra a causa dell’espansione delle aree minerarie. Le morti provocate dal crollo delle cave o dalla vigilanza delle imprese sono fenomeni frequenti”.

”Due, tre anni fa abbiamo scoperto che i cinesi stavano comprando quantità sempre maggiori di giada dalla Birmania per farne souvenir olimpici”, ha raccontato all’IPS Naw Law, ricercatore di AKSYU. “La avrebbero utilizzata per realizzare souvenir, articoli di gioielleria, anelli”.

I lavoratori di queste miniere a cielo aperto sono mal pagati – alcuni prendono circa un dollaro USA al giorno – e “devono coprire turni di 12 ore o anche di più, talvolta di notte, e con pochissime pause”, aggiunge Naw Law. I proprietari delle società minerarie sono complici della giunta, e non si curano degli abusi contro gli individui e i loro diritti, e perfino del degrado ambientale”.

Altri gruppi che hanno monitorato le attività dell’industria delle pietre preziose e della giada in Birmania tracciano un quadro inquietante. “Le condizioni di lavoro nelle miniere sono terribili”, segnala all’IPS David Scott Mathieson, specialista birmano di Human Rights Watch (HRW).

“Per anni, la giada in Birmania è stata usata come un bene di guerra per finanziare i combattimenti, prima dai gruppi ribelli di Kachin e oggi dal regime birmano”.

La Birmania è nota per la sua “giada imperiale”, una giada molto preziosa di un colore che varia tra il bianco e il verde muschio, afferma HRW in un documento, pubblicato all’inizio dell’anno, sul commercio di giada e di pietre preziose che ha contribuito a tenere a galla il repressivo regime militare del paese. “(La giunta) ha una partecipazione diretta in diverse miniere, in alcuni casi attraverso joint venture con imprenditori privati”.

“Le miniere birmane sono comandate col pugno di ferro dalle autorità militari e dalle società minerarie”, si aggiunge nel rapporto di HRW. “Le condizioni deplorevoli delle miniere includono una dilagante confisca delle terre, estorsione, lavoro forzato, lavoro minorile, inquinamento ambientale e condizioni di lavoro insicure per i minatori”.

Non sono disponibili dati precisi sui profitti che la giunta ricava dalla vendita di gemme e giada, anche se le cifre ufficiali sulle esportazioni la collocano al terzo posto tra le principali fonti di valuta estera dopo le esportazioni di gas naturale e prodotti agricoli.

“Il commercio di gioielli e pietre preziose birmane è stato valutato intorno ai 647 milioni di dollari USA nell’anno fiscale 2007-2008 (da aprile 2007 a marzo 2008)”, riferisce HRW, citando i dati del ministero del commercio del paese.

“I dati doganali riportati altrove, tuttavia, calcolano un valore delle esportazioni di pietre preziose nell’anno solare 2007 di 651 milioni di dollari USA”, aggiunge HRW. “Se i dati sono corretti, in entrambi i casi rifletterebbero un notevole aumento delle esportazioni di pietre preziose birmane, visto che i guadagni dichiarati nell’anno fiscale 2006-2007 erano di circa 297 milioni di dollari USA”.

Secondo AKSYU, il regime militare birmano potrebbe guadagnare 300 milioni di dollari l’anno dall’esportazione di giada, soprattutto verso la Cina.

L’interesse della Cina nella giada birmana cominciò intorno alla metà degli anni ’90, dopo l’accordo di pace firmato dalla giunta con un gruppo separatista di Kachin. Coincise con l’anno (il 1995) in cui Pechino riconobbe ufficialmente il nuovo governo militare a Rangoon.

Nello stesso periodo, dopo che la giunta aprì le porte ai commercianti di giada e di gemme di diversi paesi, i cinesi cominciarono a far sentire la loro presenza, rappresentando quasi un terzo delle esportazioni.

Da allora, la presenza della Cina nelle aste di gemme e di giada di Rangoon è andata progressivamente aumentando. All’inizio di quest’anno, un compratore asiatico in visita nel paese è rimasto colpito dalla schiacciante presenza di cinesi durante una vendita di giada birmana.

”Quasi tutti i compratori, su circa 300 persone presenti, erano cinesi. La maggior parte proveniva dal continente, solo qualcuno da Hong Kong e Taiwan”, ha riferito il compratore all’IPS. “Il tutto è durato un paio d’ore, verso la fine di un’intera giornata di asta”.

In quell’occasione, si vendevano enormi lastre di giada grezza. “Una aveva le dimensioni di un’automobile, un’altra di un grande tavolo, ed erano soprattutto queste ad attirare i cinesi”, ha raccontato l’uomo. “Il prezzo di base d’asta per un grosso pezzo di giada grezza delle dimensioni di una sedia era di un milione di euro. I prezzi medi per i pezzi più piccoli variavano tra i 300mila e i 500mila euro”.

A questo ritmo di sfruttamento, gli attivisti come Naw Law non hanno altra scelta che fare appello ai turisti delle Olimpiadi di Pechino perché contribuiscano a minare la domanda di giada, rifiutando di comprare prodotti fabbricati col prezioso minerale.

“Le nostre montagne sono scomparse, e i nostri giovani stanno morendo. I generali lasciano che i loro complici compromettano il nostro futuro. “Chiediamo alle persone di non comprare la giada insanguinata che viene dalla Birmania”.

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fonte: http://ipsnotizie.it/nota.php?idnews=1260