Archivio | agosto 15, 2008

Famiglia cristiana

Dal sito dell’impareggiabile Mauro Biani

Incidente tra bus a Santo Domingo 29 morti, almeno 6 sono italiani

Il pullman di italiani si è schiantato contro un incidente precedente
L’ambasciatore Guicciardi: “Tra le vittime connazionali anche un bambino”

Lo scontro è avvenuto nei pressi della cittadina La Romana
a circa 200 km dalla capitale della Repubblica Dominicana

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Incidente tra bus a Santo Domingo 29 morti, almeno 6 sono italiani

La scena dell’incidente

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SANTO DOMINGO – Almeno 29 persone sono morte e 30 rimaste ferite in un grave incidente stradale che ha coinvolto un furgoncino, un autobus di turisti e un pullman nella Repubblica Dominicana. Uno dei due grossi automezzi aveva a bordo 25 turisti, di cui 19 italiani, l’altro 50 cittadini dominicani. Il furgoncino trasportava invece 2 persone.

Tra le vittime ci sarebbero anche sei turisti italiani tra cui, secondo quanto riferito dall’ambasciatore italiano della Repubblica Dominicana Enrico Guicciardi, anche un bambino. Non è invece ancora chiaro quanti siano i connazionali feriti: al momento si sa di tre in condizioni più gravi, già trasferiti in un ospedale di Santo Domingo. Le vittime di nazionalità dominicana invece sarebbero 13.

Doppio incidente. Secondo una prima ricostruzione fatta dalla polizia locale, la tragedia si è consumata in due momenti: un furgoncino ha tentato un sorpasso impossibile all’altezza del Cruce de Benedicto, a 200 chilometri dalla capitale, e poi si è scontrato frontalmente con un autobus del Sindacato degli autisti professionisti di La Romana (“Sichoprola”), con a bordo una cinquantina di passeggeri dominicani.

Dopo l’impatto, e mentre già si stavano recuperando i cadaveri di morti e feriti, l’autobus della compagnia FL Tours, che aveva a bordo una comitiva di turisti stranieri, quasi tutti italiani, e che era diretto a Bavaro, si è schiantato ad alta velocità contro il primo bus che era rimasto di traverso sull’autostrada, nei pressi di una curva. Il conducente sarebbe stato costretto a sterzare all’improvviso a sinistra per evitare un frontale, ribaltandosi. A provocare l’impatto mortale la scarsissima visibilità della strada dovuta alla pioggia.

“Uno scontro terribile”. L’incidente è avvenuto alle 8.45 ora locale, le 14.45 in Italia. Sul posto i soccorsi si sono attivati immediatamente per liberare le numerose persone rimaste imprigionate tra le lamiere dell’autobus. Intervistato dal programma “El Gobierno de la Manana”, il generale Latif Mafout Rodriguez, responsabile dell’Autoridad Metropolitana, ha definito “terribile” la scena dell’incidente.

Gran parte dei morti e feriti, come riferiscono i media dominicani, sono stati trasferiti nell’ospedale Nuestra Senora de La Altagracia di Higuey, mentre altri sono stati condotti nei centri sanitari di La Romana.

“Molta gente è rimasta intrappolata – ha spiegato il direttore della Protezione Civile locale Luis Luna Paulino – Abbiamo comunque inviato a Santo Domingo due elicotteri e squadre di soccorso”. Amable Aristy Castro, ex candidato presidenziale del Partito riformista social-cristiano (Prsc) che pure si trova sul posto, ha definito l’accaduto “una catastrofe mai vista”.

Interviene la Farnesina. La Farnesina si è subito attivata inviando sul posto personale dell’ambasciata italiana per verificare la situazione e il coinvolgimento di italiani. L’ambasciatore Guicciardi ha inviato un funzionario e si mantiene in stretto contatto con le autorità locali.

Il luogo dell’incidente. La Romana è una importante località turistica, terza città del Paese e sede di un aereoporto internazionale. Qui si trova anche Casa de Campo, il più grande e lussuoso villaggio turistico di tutti i Caraibi. La città rappresenta anche uno strategico crocevia tra le località di Santo Domingo, Punta Cana, Bàvaro e Bayahibe ed è conosciuta anche per la coltivazione di canna da zucchero.
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15 agosto 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/esteri/santo-domingo-1/santo-domingo-1/santo-domingo-1.html?rss

Morì dopo 50 giorni di lavoro. Verso il giudizio per i capi dell’Eurallumina

Lavoro

di Davide Madeddu

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Il pm si appresterebbe a chiedere il rinvio a giudizio per per cinque indagati per la morte del giovane precario avvenuta nello stabilimento Eurallumina di Portovesme un anno fa. Simone Medas aveva 29 anni ed era stato assunto con un contratto a tempo determinato per 4 mesi l’8 giugno 2007. È morto cinquanta giorni dopo, il 31 luglio. All’interno di uno dei reparti dell’industria che lavora la bauxite, era impegnato nel reparto denominato sala filtri, ossia la parte di impianto dove sono sistemati i macchinari che hanno la funzione di separare i materiali usati nel processo produttivo dell’industria primaria dove si lavora la bauxite da rivendere per ricavare l’allumina.

Il giovane, secondo la ricostruzione effettuata subito dopo l’incidente mortale,  avrebbe dovuto effettuare l´operazione di pulizia dei filtri, che vanno lavati ogni 36 ore, azionando un dispositivo meccanico, Qualcosa, quel giorno, non è andato per il verso giusto ed il ragazzo è stato travolto da una parte del macchinario. L’hanno trovato schiacciato da un filtro i compagni di lavoro che non lo vedevano arrivare per andare in mensa. Subito dopo la sua morte sono partite le indagini della Procura della repubblica e i genitori, intenzionati a capire il perché della tragedia, si sono affidati all’avvocato Marco Aste. Nei giorni scorsi, un anno dopo il drammatico incidente, la svolta.  Il pubblico ministero Emanuele Secci ha concluso l’iter, con tutti i passaggi necessari che precedono la presentazione della richiesta di rinvio a giudizio.

L’avviso della conclusione delle indagini preliminari è stato notificato a tutte le persone che compongono la scala gerarchica dello stabilimento di Portovesme: Vincenzo Rosino, Nicola Candeloro e Paolino Serra, rispettivamente amministratore delegato, direttore e responsabile della sicurezza; ai loro nomi si aggiungono quelli di due ingegneri, Pompei e De Vecchi, responsabili del reparto dove lavorava Simone Medas. L’ipotesi di reato è l’omicidio colposo, come è prassi in tragedie simili. Considerato che gli indagati non hanno presentato osservazioni a seguito della notifica della conclusione delle indagini, si apre ora la fase successiva, quella che porterà alla formalizzazione della richiesta di rinvio a giudizio e all’udienza preliminare davanti al gup.

Dopo la morte di Simone Medas c’è stata una vera e propria mobilitazione contro le morti bianche. I familiari del giovane lavoratore precario hanno costituito un comitato “Contro le morti bianche” e promosso una raccolta di firme «che dal polo industriale di Portovesme arrivi in tutti i luoghi dove si sono registrati incidenti e infortuni sul lavoro» da inviare poi al presidente della repubblica. Non è tutto. Dopo gli ultimi incidenti mortali anche la Camera del Lavoro del Sulcis Iglesiente (la zona dove è avvenuta nel 2007 la tragedia) ha annunciato tutto il suo sostegno a favore dei familiari e contro le morti bianche. «La Cgil – fa sapere Marco Grecu, segretario generale della Camera del Lavoro – si costituirà parte civile in tutti i procedimenti giudiziari che riguardano infortuni sul lavoro». I sindacati poi hanno lanciato un appello alle istituzioni perché venga avviata l’attività di prevenzione. Intanto la regione sarda ha promulgato la legge con cui si indennizzano i familiari delle vittime morte per un infortunio sul lavoro. La stessa norma, che garantisce indennizzi anche ai lavoratori che subiscono infortuni, prevede l’avvio di maggiori interventi di controllo nei cantieri. «Quello che da tempo si chiede – è il commento dei sindacati – prevenzione e tutela dei lavoratori prima di tutto».

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Pubblicato il: 14.08.08
Modificato il: 14.08.08 alle ore 18.05

fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78046

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È morto schiacciato da un filtro d’acciaio

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All’Eurallumina di Portovesme atroce fine di un operaio assunto a tempo determinato. I compagni lo cercavano per andare in mensa L’hanno trovato privo di vita dopo che da solo tentava di finire un’operazione pericolosa
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di Giuseppe Centore
Il funerale del giovane operaio Il funerale del giovane operaio
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PORTOVESME. «Chiamate Simone, andiamo in mensa». I suoi amici nella sezione due, “l’inferno” dell’Eurallumina, provano a chiamarlo, una, due, tre volte, ma senza successo. Dopo una attesa che diventa sempre più nervosa, due suoi giovani colleghi di reparto vanno nell’area venticinque, salgono le scale dove si trovano i tubi del sistema di separazione del liquido dai fanghi di lavorazione, e trovano Simone Medas 29 anni, schiacciato da un filtro di acciaio, su cui stava operando. Simone è morto solo mentre svolgeva una operazione delicata ma di routine».

Il comunicato stampa aziendale, inviato nel primo pomeriggio di ieri, impegna cinque righe e mezzo, e cinque periodi, per raccontare il come e il perché di una morte. «Il dipendente stava svolgendo il suo normale lavoro di pulizia di un filtro quando è rimasto incastrato tra il mantello del filtro e una struttura portacavi», è il cuore della nota. Il resto è affidato alla rabbia degli amici, al loro silenzioso dolore, alla paura di perdere un posto, pur precario di lavoro, per una parola non gradita alla direzione aziendale. Per questo motivo, pur riportando frasi e pensieri di suoi colleghi, ometteremo di indicare i nomi. L’omertà che si respira anche nel viale d’ingresso di Eurallumina non viene abbattuta neppure dalla morte.
Precario Simone lo era davvero. «Perito elettrotecnico, aveva fatto il praticantato in officina, poi da giugno era stato mandato in sezione due, con un contratto di quattro mesi. Era contento e si era fatto voler bene dai suoi capi – dice S. – ma temeva di non essere richiamato. Con la riorganizzazione del lavoro l’azienda ci ha comunicato che si dovevano pulire quattro filtri per turno; una procedura che non abbiamo condiviso perché non la trovavamo compatibile con la sicurezza». «Se si fosse comportato bene – e questo aggettivo il suo amico E. lo scandisce con rabbia – avrebbe avuto la conferma per altri mesi. L’importante era non dichiarare alcuna malattia, o infortunio, oppure, a fronte di un incidente anche banale usare le ferie o i recuperi orari per la convalescenza. Dappertutto ci sono gli avvisi sulla sicurezza, ma se non ti mettono nelle condizioni per rispettarli oppure se devi trasgredire norme per mantenere i ritmi di produzione, quegli avvisi sono solo ipocriti».

All’ingresso, come in ogni angolo di Eurallumina, ci sono i visi di una famiglia felice che ricorda l’importanza della sicurezza, il tabellone con gli incidenti dichiarati e l’orgoglio per la filosofia di «incidentizero» che vede Eurallumina impegnata da anni in una difficile battaglia. Simone Medas prima di dirigersi in reparto, era passato davanti anche stamattina a quella sorridente famiglia. Indossati i sistemi di protezione, casco e occhiali, aveva iniziato ad agire sul pistone che regola la fuoriuscita dei filtri del sistema separazione delle acque di lavaggio. Quando il primo filtro è fuoriuscito dalla gabbia, si è trasformato in un mortale cilindro, schiacciando Simone contro un palo. La morte è stata istantanea, come hanno verificato sanitari del 118, che insieme a carabinieri, vigili del fuoco e personale del Pmp si sono recati sul luogo dell’incidente. «L’operatività di quella manovra era la stessa da anni. Forse per fare in fretta si è messo tra il palo e il cilindro che avanzava e non ha calcolato i tempi», ammette S. «Si scoprirà la verità ufficiale, e fra molti anni forse si farà anche il processo. Intanto – continua P. – la morte di Simone non farà migliorare di una virgola la sicurezza in fabbrica. Il sindacato, anche quello a cui mi onoro di appartenere, ha accettato l’ufficializzazione della precarietà, ha consentito che ragazzi come Simone si facessero prendere dall’entusiasmo e svolgessero mansioni delicate con poche settimane di apprendistato. Fermiamoci per tempo».

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02 agosto 2007

Berlusconi III, già cento giorni a difesa degli interessi. Suoi (scarica l’e-book gratis)

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Il libro nero di questo Governo

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copertina dell'Economist su Berlusconi, foto web
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Chi, se non il Giornale (quello di famiglia, s’intende), poteva dedicare un’esaltante intervista a piena pagina al cavalier Silvio per festeggiare il ferragosto e i primi cento giorni di Berlusconi III? E così il direttore Mario Giordano è volato a Porto Cervo per farci sapere che il presidente del Consiglio quest’anno ancora non si è fatto vedere al Bar del Molo, la sua gelateria preferita. È impegnatissimo con i nipotini, ci riferisce lo stesso Giordano.
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D’altronde lo ha spiegato lo stesso Cavaliere qualche giorno fa. Adesso ha un sacco di tempo libero, non passa più il sabato con i suoi avvocati a preparate memorie e trappole per i magistrati che lo indagano. Merito di una leggina che ha tenuto banco per due mesi, bloccando il Parlamento e il dibattito politico. Una leggina che, per salvare Berlusconi dai suoi processi, avrebbe bloccato decine di migliaia di processi pendenti. Alla fine il ministro Angelo Alfano (era assistente di Berlusconi in una delle sue aziende, adesso è ministro della Giustizia) si è inventato il “lodo” che porta il suo nome e Berlusconi ha la sua perfetta leggina ad personam (estesa, tanto per non incorrere nella Corte costituzionale, al Presidente della Repubblica e a quelli di Camera e Senato) che lo tiene al riparo da qualsiasi processo, passato, presente e futuro.

Naturalmente della leggina di Angelino (Alfano) non c’è traccia nell’intervista di Giordano, anche se Berlusconi si lancia in uno sperticato elogio dello stesso ministro, opportunamente servito da una domanda del direttore del Giornale. «Alla riforma della Giustizia sta lavorando il ministro Alfano. Qualcuno dice che, insieme con la Gelmini, è una delle migliori sorprese di questo governo», suggerisce Giordano ad un Berlusconi che non vede l’ora di rispondere: «Angelino Alfano non è una sorpresa, e non lo sono neppure la Gelmini, la Carfagna, Raffaele Fitto e gli altri “giovani”. Nel governo con i ministri di esperienza e competenza ci sono questi giovani capaci, entusiasti, appassionati che si stanno mettendo in luce».

Naturalmente Berlusconi
si fa grandi elogi per Napoli, per l’Alitalia e per la politica della sicurezza. Peccato che nessuno gli abbia detto che per tutte e tre queste cose la Commissione europea abbia avviato delle procedure di infrazione e che non abbia nessuna intenzione di accontentarsi delle parole di Berlusconi per fermarle. Per Napoli resta aperta la procedura davanti alla Corte di giustizia, per l’Alitalia è in corso l’indagine sul prestito ponte (senza parlare dei settemila licenziamenti ai quali dovrebbe portare i piano del Governo, contro i meno dei duemila dell’ipotesi Air France che era stata percorsa da Romano Prodi e sabotata dallo stesso Berlusconi). Mentre per la politica della sicurezza e per le impronte ai rom, anche ai bambini, oltre all’indagine europea per verificare che non vi siano politiche razziste o discriminatorie vi è una risoluzione di condanna del Parlamento europeo. Dei bellissimi cento giorni.

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Noi, per aiutarvi a farvi un’idea più precisa di che cosa sia stato fatto e non fatto nei cento giorni di Berlusconi, abbiamo preparato un e-book che potete scaricare sul vostro computer e leggere con calma. In 64 pagine c’è tutto quello che avreste voluto sapere su Berlusconi III ma nessuno vi ha mai raccontato (a parte noi de l’Unità).
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Pubblicato il: 15.08.08
Modificato il: 15.08.08 alle ore 14.58

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78062

Il manganello contro la Polizia

DAL BLOG DI BEPPE GRILLO

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Questa lettera di un rappresentante sindacale della Polizia di Stato dovrebbe farci preoccupare, e molto. Manganelli, il Capo della Polizia, ha tenuto all’inizio di questa legislatura un intervento in Parlamento denunciando lo stato della Giustizia. In pratica, ha detto che i poliziotti rischiano la pelle e il criminale è subito fuori, anzi, non finisce neppure dentro. Manganelli è stato ignorato. Come ha scritto il giudice Bruno Tinti in “Toghe Rotte” il 95% dei delitti è impunito grazie alle leggi fatte da Berlusconi per salvare sé stesso e i suoi sodali. Anche il centro sinistra ha fatto la sua parte con il condono del 2006, atto dovuto. Come i gatti di notte sono tutti grigi, gli amministratori pubblici corrotti sono di tutti i partiti. La Polizia viene bastonata, l’Esercito la sostituisce nelle strade. Oggi i soldati sono 6.000 , ma potrebbero diventare 60.000. Tre miliardi di euro di tagli alla Polizia (un avvertimento stile mafioso?), la Giustizia al guinzaglio corto. Si stanno preparando per una possibile Argentina.

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“Caro Beppe,

le posizioni del COISP (Coordinamento per l’Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia), a riguardo di moltissime iniziative intraprese da questo governo, sono assolutamente critiche, perché contrarie alla nostra Costituzione e al buon senso!

Non siamo d’accordo con l’utilizzo dei militari nella gestione dell’ordine e della sicurezza pubblica; non siamo d’accordo con certi provvedimenti in odore di “razzismo”; non siamo d’accordo con la figura del sindaco sceriffo; non siamo d’accordo con alcune iniziative di autotutela privata quali, per esempio, le ronde padane e non siamo assolutamente d’accordo con i tagli ingiustificati e assurdi che sono stati intrapresi ai danni del comparto sicurezza. Si parla di tre miliardi di euro! Questi tagli, ora, sopraggiungono in un momento già disastroso per le forze di Polizia.

Mi preme farvi notare che recentemente tutti, e ripeto TUTTI, i sindacati del comparto sicurezza e difesa hanno manifestato di fronte alle Prefetture d’Italia, distribuendo un volantino che informava la cittadinanza delle assurdità intraprese dall’attuale governo. Queste bestialità, peraltro, sono andate evidentemente contro le promesse fatte dal centro destra in periodo elettorale. Logicamente, le televisioni nazionali non ci hanno dato lo spazio adeguato e il legittimo interessamento. A onor di cronaca, solo la stampa e le tv locali ci hanno dato il giusto interesse.

In questo momento, ci stiamo organizzando sulle iniziative da intraprendere. Resta però fermo il principio che, in attesa di stabilire la prossima forma di protesta, dobbiamo continuare a dare il massimo risalto ed eco contro le incoerenze e le contraddizioni presenti in questi provvedimenti governativi.

Dobbiamo, innanzitutto, denunciare energicamente l’ultimo decreto, il cosiddetto provvedimento “anti-fannullone”, che ci vede fortemente penalizzati anche rispetto alle altre realtà pubbliche. La norma prevede che il dipendente delle forze di polizia che si ammala deve corrispondere, per i primi dieci giorni, un taglio della paga giornaliera pari a 20 euro(nell’ipotesi di uno stipendio base). L’inconcepibile provvedimento dice che la norma non deve essere applicata alle malattie dipendenti per causa di servizio. Il problema è che, prima che ti venga riconosciuta la “causa di servizio”, passano anche sei o sette anni dall’evento. Intanto, però, ti tolgono i soldi dallo stipendio. Al legislatore non interessa che devi pagare il mutuo; che hai dei figli e la moglie a carico; che hai la rata della macchina da pagare e che hai le tasse e le spese da sostenere come tutte le persone di questo mondo. Il ministro Brunetta, artefice di questo scempio, facendo leva su un legittimo dissapore dell’opinione pubblica avverso ad alcune forme di assenteismo, ha voluto adottare un provvedimento punitivo e discriminatorio nei confronti di tutti i dipendenti statali e in misura ancor maggiore – come spiegavo – agli appartenenti alle forze di polizia.

Abbiamo apprezzato ed esprimiamo tutta la nostra ammirazione nei confronti del dott. Di Pietro per la sua strenua e tenace difesa a favore degli appartenenti alle forze dell’ordine! Abbiamo letto sulla stampa nazionale, con somma gioia, le tue posizioni in cui hai giustamente schernito il demagogico e ipocrita provvedimento inerente, appunto, l’utilizzo di militari nelle nostre città.

Ti ringrazio ancora.”

Fausto Fanelli – Componente del direttivo nazionale COISP

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Tolleranza zero, è l’estate dei divieti. Dove, e per cosa, si rischia la multa

Dai baci in auto al cibo ai piccioni. Il vademecum per orientarsi nella selva dei divieti
Il decreto Maroni sui superpoteri ai sindaci ha aperto la strada a decine di ordinanze

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DI VLADIMIRO POLCHI

Tolleranza zero, è l'estate dei divieti Dove, e per cosa, si rischia la multa
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ROMA – Attenti ai piccioni. A Lucca, dargli da mangiare può costare caro: fino a 500 euro di multa. Frenate, poi, le vostre effusioni: per un bacio in auto a Eboli si sborsano 500 euro. Organizzate una festa con fuochi d’artificio? Ricordate che a Positano sono vietati ogni giorno, tranne il sabato. E poi, dite addio ai massaggi sui litorali. Ogni estate ha i suoi divieti, si sa. Ma questa del 2008 rischia di diventare un percorso a ostacoli. Complice il decreto Maroni, che incoraggia la “creatività” dei sindaci a colpi di ordinanze.

In effetti i primi cittadini, ora “ufficiali di governo”, stanno dando prova di grande fantasia. I divieti? Dai più seri, ai più futili. Tra i primi, quelli che colpiscono l’accattonaggio (ad Assisi, Verona, Venezia, Firenze), la prostituzione di strada con maximulte ai clienti (a Padova, Verona, Silvi, Pescara), gli ambulanti abusivi e il trasporto di merce in borsoni (a Venezia, Alassio, Roma, Cortina d’Ampezzo, Forte dei Marmi).

Un pacchetto d’ordinanze, questo, che è direttamente figlio del decreto legge del 5 agosto scorso, relativo ai nuovi poteri dei sindaci. Altri divieti, che colpiscono a pioggia i comportamenti più vari, sono invece usciti dai cassetti dei Comuni ben prima del via libera dato dal Viminale. Capostipite, l’ordinanza anti-lavavetri di Firenze, del 27 agosto 2007.

A Positano, da fine giugno scorso i “botti” sono vietati nelle feste private, tutti i giorni a eccezione del sabato dalle 20.30 alle 23. Le multe? Da 50 a 500 euro. Il sindaco di Forte dei Marmi, Umberto Buratti, invece, ha deciso di vietare l’uso del rumoroso tagliaerba nel pomeriggio e durante il weekend. Ben oltre si è spinto il 2 agosto scorso, il sindaco di Eboli: ha infatti deciso di istituire una multa fino a 500 euro per chi viene trovato in auto in atteggiamenti amorosi.

A Lucca, il nemico è il piccione e chi gli dà da mangiare: la multa può andare da 25 a 500 euro. Sotto attacco sono poi le panchine di mezza Italia: a Voghera, il vicesindaco Graziano Percivalle (Udc) le vieta a partire dalle 23 a gruppi composti da più di tre persone; a Viareggio, invece, nei mesi di luglio e agosto è vietato appoggiarvi sopra i piedi. A Novara, il primo cittadino Massimo Giordano proibisce la sosta notturna nei parchi a più di due persone.

Attenti anche in spiaggia: a Massa Carrara non si può cucinare dentro le cabine degli stabilimenti; ad Eraclea, guai a costruire castelli di sabbia; a Is Aruttas (Olbia) multa fino a 360 euro per chi fuma in spiaggia. Non va meglio in città: a Genova dall’8 agosto scorso, non si può passeggiare con una bottiglia di bevanda alcolica in mano, tra i carrugi del centro storico. Vietato, poi, in molte città (ad esempio Capri) girare a torso nudo o in bikini.

Per non essere da meno degli enti locali, anche il governo nazionale impone i suoi divieti estivi. Con un’apposita ordinanza, infatti, il sottosegretario al Welfare, Francesca Martini, ha proibito qualche giorno fa i massaggi lungo i litorali, per “prevenire gli effetti pericolosi che possono essere generati dalla pratica sulle spiagge di prestazioni estetiche o terapeutiche, da parte di soggetti ambulanti non in possesso di adeguata preparazione e competenza”.

C’è invece chi i divieti decide di toglierli. Il 13 agosto, un uomo che leggeva un libro sdraiato sul prato di Campo Marzo a Vicenza è stato multato di 50 euro, in base a un’ordinanza del 2002, che vietava di adagiarsi sull’erba di alcuni giardini pubblici. Divieto, che il Comune ha deciso però di togliere per permettere di “stendersi sull’erba: cosa che tranquillamente avviene in tutti i più bei parchi del mondo”.
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15 agosto 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-13/estate-divieti/estate-divieti.html?rss

Buio, rifiuti e scuole sfrattate: Catania sull’orlo del crac

La bancarotta del comune. Minacciato l’autore delle denunce: “Ora andrò via”
Dal 2000 governa il centrodestra. Debiti a quota 900 milioni e fornitori infuriati

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dall’inviato di Repubblica CONCETTO VECCHIO

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Buio, rifiuti e scuole sfrattate Catania sull'orlo del crac
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CATANIA – L’ultima minaccia è arrivata la mattina del 14 luglio. Un foglio bianco nella buca delle lettere: “Non rompere più la minchia”. Un mese dopo, il 10 agosto, gli hanno tolto la scorta. “Non sussistono più ragioni di pericolo”, recita l’asciutto dispaccio della Prefettura. Orazio Licandro, 46 anni, è un uomo solo.

È l’ultima conseguenza del pauroso crac che sta mettendo in ginocchio Catania, la nona città d’Italia. “Me ne andrò da qui”, annuncia in un bar di corso Sicilia, tra frastuoni di ambulanze e zingarelli che reclamano l’elemosina. “Non lo faccio solo per me: lo faccio soprattutto per i miei figli, che hanno 7 e 4 anni.

Questa è la città con il più alto tasso d’illegalità d’Europa. E noi della sinistra siamo disarmati, anche per colpe nostre beninteso”. Probabilmente non esagera in pessimismo: “Nuatri semu catanisi e i cristiani s’ana spagnari”, motteggia un barista di via Etnea. “Noi siamo catanesi e la gente deve avere paura di noi”.

E Catania fa davvero paura, gravata da un fardello di debiti comunali pari a 900 milioni. E’ stato Licandro, ex parlamentare del Pdci, a far esplodere il caso, invocando accertamenti patrimoniali non solo nei confronti dell’ex sindaco Umberto Scapagnini – al potere dal 2000 al 2008 – ma anche della burocrazia comunale. “A tutt’oggi non sappiamo dov’è stata inghiottita questa gigantesca montagna di denaro”.

La Procura a luglio ha spedito 40 avvisi di garanzia. Come si vive in una città sull’orlo della bancarotta? Mute di cani randagi scodinzolano la sera per via Umberto, di fronte alla storica villa dedicata al Bellini, chiusa da aprile. Tornare a casa dopo il cinema mette paura. Nella vicina via Pacini, dove abita il governatore Raffaele Lombardo, non ci sono cassonetti per depositare la spazzatura e i sacchetti di plastica si ammucchiano come piramidi davanti ai portoni, e spesso prima dei netturbini arrivano i bastardini a squarciarne i resti.

Non a caso: gli spazzini percepiscono gli stipendi a singhiozzo e rovesciano la loro rabbia svuotando periodicamente i contenitori davanti al municipio. Da settembre incerti gli stipendi dei dipendenti comunali. Le scuole rischiano lo sfratto. A San Cristoforo, ventre popolare, dove la “dispersione” sfiora il 20 per cento, le suore Orsoline sono stufe di aspettare i 150 mila euro di affitti arretrati promessi più volte per la media Doria: lo sfratto, rinviato più volte, sembra imminente.

Novecento milioni di debiti ha il Comune, 16 milioni li deve alla società che gestisce l’illuminazione pubblica, e tratti del centro storico sono al buio, da mesi. In via dei Corridoni, di fronte alla casa del “viceré” Lombardo, l’illuminazione è data dalle insegne dello storico cinema Odeon. I fornitori sono inferociti: aspettano 140 milioni. Le cooperative sociali non pagano gli stipendi da mesi. Perfino le edicole non forniscono più i giornali. Le librerie non accettano i buoni libri. Senza benzina i vigili. Uno scooterista alle 8 del mattino sfreccia per piazza Duomo, è senza casco (a Catania s’usa così), il vigile lo chiama, pensi che gli faccia la multa, invece discutono di una faccenda privata, poi il motociclista si congeda impunito: “Salutammu”.

L’economia langue. Ikea doveva aprire uno stabilimento nella zona industriale, centinaia di assunzioni in cantiere: hanno rinunciato. Forse apriranno a Palermo. Licandro, che insegna diritto romano a Catanzaro, medita di andare a vivere a Roma. “Cosa potranno fare qua i mie figli, una volta terminati gli studi? Bussare alle porte della segreteria di un politico. Questa città non ha futuro”. Un milione di abitanti ha Catania (paesi satelliti compresi). Una vitalità prepotente: piena di teatri, cinema, anche rockstar (Consoli, Trovato, Battiato, Venuti).

I catanesi, pur votandolo in massa, l’avevano capito subito di che pasta era fatto Scapagnini, ribattezzato “Champagnini”. Il paradosso è che alle ultime comunali otto su dieci hanno votato per il Pdl. Tutto è lento: c’hanno messo 45 giorni per la proclamazione degli eletti, 58 giorni per l’insediamento del consiglio comunale. Come assessore al Bilancio è stato nominato l’ex presidente della commissione bilancio Gaetano Riva, commercialista: “Catania, come Roma, si merita un impegno governativo”, dice. Il sindaco Raffaele Stancanelli (An), intanto ha speso 300 mila euro – presi da chissà dove – per due stabilimenti balneari sulla spiaggia di piazza Europa. Li hanno subito sequestrati. Erano abusivi.
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15 agosto 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/cronaca/catania-crac/catania-crac/catania-crac.html?rss

Chi è Orazio Licandro (professionalmente)

Nato a Catania il 6 gennaio del 1962, è professore ordinario di Diritto Romano e diritti dell’antichità nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi «Magna Græcia» di Catanzaro, dove insegna Diritto Romano ed Epigrafia Giuridica. Dal 2001 è Direttore del Laboratorio di Epigrafia e Papirologia Giuridica dell’Università degli Studi di Catanzaro «Magna Græcia».
Nel 1994 ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Discipline romanistiche (Diritto romano e diritti dell’antichità) discutendo una tesi dal titolo In magistratu damnari. Ricerche sulla responsabilità dei magistrati romani durante l’esercizio delle funzioni.
Nel 1995 ha conseguito una borsa post-dottorato, conducendo una ricerca sul tema «Abrogatio imperiiAbrogatio magistratuum».

È stato responsabile scientifico dell’unità di ricerca di Catanzaro del progetto PRIN (Cofin) dal titolo “Strumenti telematici per lo studio dei diritti dell’Antichità“, ed attualmente è responsabile scientifico dell’unità di ricerca di Catanzaro del progetto PRIN (Cofin) dal titolo “Edizione digitale delle fonti giuridiche ed epigrafiche del diritto romano“.
Membro del Centro Interuniversitario per l’Informatica Rormanistica (C.I.R.) diretto da Nicola Palazzolo, fa anche parte del gruppo di ricerca BIA e ha collaborato alla realizzazione della banca dati su CD-ROM Bibliotheca Iuris Antiqui, Libreria editrice Torre – Catania 2002, coordinando la realizzazione dell’archivio bibliografico OPERA.
È Segretario di redazione di Minima Epigraphica et Papyrologica. Taccuini della cattedra e del Laboratorio di Epigrafia e Papirologia Giuridica dell’Università degli Studi di Catanzaro «Magna Græcia» e dell’Università degli Studi di Reggio Calabria «Mediterranea»; ed è altresì componente della segreteria di redazione di IVRA. Rivista internazionale di diritto romano e antico.
Dal 2004 è membro del collegio dei docenti del dottorato di ricerca in Storia del pensiero e delle istituzioni giuridiche romane, con sede amministrativa presso l’Università degli Studi «Mediterranea» di Reggio Calabria.

fonte: http://www.lex.unict.it/cir/staff/olicandro.htm

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La camera respinge. Cosa Nostra accoglierà.

di Marco Ottanelli

Allora, cerchiamo di farla semplice, che di paroloni e sofismi ne avremo abbastanza leggendo il resoconto dei lavori parlamentari: alcuni deputati, nel corso della discussione sulla legge di istituzione (ormai ciclica, ma perché non la rendono definitiva?) della Commissione Antimafia, avevano proposto alcuni emendamenti che, in una forma o nell’altra, limitassero l’accesso a tale commissione agli imputati di reati di mafia, appunto, e di reati contro la Pubblica Amministrazione. Il parlamento ha respinto tutti questi emendamenti. 5 luglio 2006, Era dell’Unione, e il messaggio agli eredi di Provenzano è stato chiarissimo. Agli italiani normali, invece, nessuno si è degnato di spiegare alcunché. Ecco perché, selvaggiamente in..dignati, proviamo a ricostruire quel pomeriggio di un giorno da cani.

Come appena detto, si discute della istituzione della ennesima (in)utile commissione antimafia. Prende la parola il relatore della commissione giustizia, dell’Unione di Centro, e preannuncia in poche parole che tutti questi fastidiosi impedimenti devono essere spazzati via:

Gianpiero D’Alia, Relatore. “Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Boscetto 2.25, Benedetti Valentini 2.2, Lumia 2.28 e Licandro 2.29. La Commissione si rimette all’Assemblea sull’emendamento La Loggia 2.30 ed esprime parere favorevole sull’emendamento Boato 2.23.

Il Presidente di turno (era Leoni, Ulivo) chiede cosa ne pensi il Governo. Risponde il non parlamentare Giampaolo Vittorio D’Andrea, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali: “Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore”.

Insomma, per il Governo, si devono rigettare tutti gli emendamenti, tranne quelli del buon Boato e di La Loggia. Roba fina.

Si comincia a discutere sul perché mai si debba vietare ad un indagato per mafia di entrare a far parte di quella commissione di indagine (e con poteri inquirenti!) che la mafia dovrebbe combattere. Prende la parola Forgione, di Rifondazione Comunista, che difende il diritto dei parlamentari di non subire odiose e opprimenti limitazioni, ci mancherebbe altro!

Forgione: I colleghi sanno che in I Commissione il gruppo di Rifondazione comunista ha tenuto una linea netta su questo argomento poiché riteniamo che non vi possano essere limiti alle prerogative del Parlamento e al mandato di parlamentari (….)Perché non potrebbe essere presente in Commissione un parlamentare indagato per fatti di mafia, ma potrebbe far parte della stessa un avvocato che difende metà della cupola mafiosa di Cosa nostra?… (Esatto, perché?? Ma, dice Forgione, siamo matti? Impedire ad un eletto, ancorché mafioso, di entrare nell’antimafia? Sarebbe discriminatorio!)

Continua elegante Forgione: Il problema non è di quali deputati inseriamo nella Commissione parlamentare antimafia, ma di quali candidati abbiamo scelto al momento della formazione delle liste: è questa la responsabilità politica che viene consegnata al Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea)!

Giustissimo: Forgione, tra gli applausi dei suoi, afferma due cose. La prima, è che ruolo del parlamento chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati; la seconda, che lui stesso sa bene che razza di personaggi si siano infilati a Montecitorio, diociscampi.

Prende la parola Orazio Licandro, del PDCI. È incredulo e anche un po’ seccato. Attacca così: “Qui stiamo discutendo di una previsione di senso comune. Non vi è nulla di scandaloso o di rivoluzionario: si tratta di una inopportunità il cui rigetto davvero si farebbe fatica a comprendere. Il principio della responsabilità politica vale a partire da ciò che accade in quest’aula, a partire da questo momento ed a partire da questo atto: è importante che la Camera dei deputati stia discutendo, tra i suoi primi atti, la proposta di legge di istituzione della Commissione antimafia. Ma proprio per questa ragione, gli italiani aspettano segnali chiari, in controtendenza, dopo cinque anni in cui si è registrato un arretramento dell’azione di contrasto dello Stato. Allora, che nelle istituzioni vi siano segnali di assoluta discontinuità rispetto al passato!… Si tratta di dare un messaggio chiaro gli italiani, all’opinione pubblica….Che nessuna ombra gravi mai su una delle Commissioni più importanti e delicate di questo Parlamento! (Applausi dei deputati del gruppo dei Comunisti Italiani)

Macché, non convince nessuno. Lo riprende, professorale, il girotondino ex presidente della Rai, l’antiberlusconiano eroe della piazza telematica Roberto  Zaccaria (Ulivo) : “In Commissione, abbiamo analizzato questo percorso. Ebbene, una casistica delle situazioni che avrebbero determinato incompatibilità sarebbe stata pericolosa, sostanzialmente perché, come alcuni colleghi hanno già detto, essa finiva per diventare inesauribile e, oltretutto, per lasciare fuori alcune fattispecie che potevano essere ancora più pericolose di quelle previste…”

Il ragionamento non fa una grinza: ci sono così tante specie di mascalzoni in Parlamento che,  se cominciamo ad escluderne uno, finisce che la quasi totalità degli eletti se ne deve tornare a casa, il che è molto pericoloso, specie ai fini pensionistici.

Il supergarantista Marco  Boato (Verdi) fa valere il suo prestigio: “Il fatto che anch’io abbia presentato proposte emendative su questo tema, sia pure, per usare un eufemismo, in modo meno incisivo,(non certo con questo estremismo di non ammettere i mafiosi!, ndr) fa ben comprendere come sia una preoccupazione di tutti quella, per usare una sua bella espressione, di fare in modo che Dracula non faccia parte del direttivo dell’AVIS. Espressione bellissima, che fa capire tutto! Però, (un però ci sta sempre, quando uno è garantista! Ndr) è altrettanto una preoccupazione, se non di tutti, di molti, il rispetto delle garanzie dello Stato di diritto e dello status dei parlamentari. … nella nostra Commissione, che è anche la sua, è giunto il parere della Commissione giustizia – credo votato all’unanimità -, che sollevava pesanti obiezioni di costituzionalità su tale tipo di emendamenti (emendamenti come quelli a firma sua, di Lumia e di Licandro)

Certo! Ha ragione! sarebbe  in-co-sti-tu-zio-na-le e lesivo dello status dei parlamentari mettere nel mezzo lacci e laccioli come quelli proposti da Licandro, Lumia e altri! Ci mancherebbe!

È così limpido il ragionamento di Boato, che anche la onorevole Olga D’Antona (Ulivo) si convince. La sua storia personale la induce al più fermo garantismo: “Signor Presidente, solo poche parole per avvalorare quanto sostenuto dall’onorevole Boato. Anch’io sono fra quanti avevano presentato emendamenti in Commissione proprio per le preoccupazioni ampiamente condivise in quella sede e, convinta dalle valutazioni – ritenute giuste e di cui abbiamo perciò tenuto conto – sia dei relatori sia, soprattutto, della Commissione giustizia (espresse nel parere fornito), hanno ritirato quelle proposte. A ciò aggiungo che tutti ci auguriamo che, nelle candidature per essere eletti alla Camera dei deputati ed al Senato della Repubblica, si tenga conto che Dracula non sta bene nel direttivo dell’Avis!

Un materno ma deciso appello ai colleghi: per favore, i cattivi si mettano dietro la lavagna, i buoni, in fila per due, si candidino. Un fermo e incisivo aut-aut alla criminalità organizzata, che, immaginiamo, a  sentire queste parole, tremava.

Licandro ci riprova; intimorito dall’alto principio che è stato tirato in ballo, quello della libertà assoluta del deputato, quasi si giustifica, si schernisce: “Si è scelto di attribuire ai Presidenti delle due Camere il potere di nominare i componenti della Commissione antimafia, su indicazione dei gruppi parlamentari. Nell’emendamento presentato, a seguito di una discussione interessante, ma delicata e, a volte, anche dura e spigolosa in Commissione, (si sono presi a pesci in faccia, ndr) non facciamo riferimento ad alcun tipo di incompatibilità; non proponiamo alcun automatismo per il quale i parlamentari che venissero a trovarsi in determinate condizioni resterebbero esclusi dalla Commissione antimafia. Forse, questo aspetto avrebbe potuto far sorgere legittimamente alcune perplessità. Noi proponiamo semplicemente – vorrei pregare tutti i deputati di fare attenzione al testo, di soffermarsi eriflettere sul medesimo – che i Presidenti delle Camere, cui compete il potere di nomina, possano escludere alcuni parlamentari che vengano a trovarsi in determinate condizioni: mi riferisco alla sottoposizione a procedimenti giudiziari per reati di cui agli articoli 416, 416-bis e 416-ter del codice penale, per i delitti contro la pubblica amministrazione, per quelli contro l’amministrazione della giustizia. Si tratta di una previsione di assoluto senso comune…(illuso, illuso!! Sta parlando ai deputati, non a volgare gente comune) In questi anni, infatti, non sempre è stato dato un buon esempio e gli spettacoli non sempre sono stati edificanti. Perché questa Assemblea sovrana, questo Parlamento sovrano non devono avere la forza ed il coraggio di introdurre una previsione di buon senso? Non vi è alcuna logica di schieramento: è il paese che aspetta segnali. (stiamo freschi) Analogamente, anche nel rispetto delle prerogative che, con questo provvedimento, si intendono attribuire ai Presidenti della Camera e del Senato, si deve consentire ai medesimi di tornare indietro rispetto al loro atto di nomina, qualora sopraggiungano determinate condizioni.

Poi, lo scatto d’orgoglio:Credo che, se questa Camera fosse davvero libera dall’ipocrisia e dai condizionamenti, non avrebbe alcuna difficoltà ad esprimere un voto favorevole sull’emendamento in esame(Applausi dei deputati del gruppo dei Comunisti Italiani).

Si fa viva l’onorevole diessina Sesa Amici: “l’argomento in discussione – a tale riguardo, invito il collega a ritirare il suo emendamento – attiene ad una concezione che dobbiamo rilevare con grande nettezza e responsabilità politica…La delicatezza dell’istituzione della Commissione antimafia, la sua importanza e le finalità cui è chiamata richiedono un di più di responsabilità politica…La responsabilità politica è data dal fatto che, anche rispetto all’elencazione contenuta in questo emendamento, le questioni che poc’anzi il collega ha illustrato testimoniano un’evidente contraddizione di prassi normale: si prevede un’eventuale esclusione di soggetti imputati in procedimenti giudiziari, ma non a questioni legate ad attività professionali; il paradosso sarebbe esattamente quello che, ad esempio, un commercialista che lavora per associazioni mafiose e similari (ma perché, Amici è a conoscenza di qualche collega che lavora per associazioni mafiose e similari? Che è a libro paga di Cosa Nostra??) avrebbe, invece, il diritto di poter accedere a questa Commissione…Rientriamo cioè in quella specificità discussa in Commissione che, non potendo accedere alla questione dei requisiti di chi deve far parte della Commissione antimafia, ci imporrebbe un’elencazione di quella casistica che, per un’istituzione che ha non solo carattere di inchiesta ma anche un grande profilo politico, provocherebbe una indeterminatezza tipica proprio delle elencazioni che rinveniamo nella casistica. Credo che sia questo uno dei motivi che dovremmo far assumere ai singoli parlamentari, nella loro libertà di respingere questo emendamento, pur ribadendo l’invito a ritirarlo. Infatti, proprio avendo rivolto grande attenzione ad un problema reale, noi chiediamo, non solo ai Presidenti nell’esercizio delle loro nomine ma anche ai gruppi che daranno indicazione dei componenti, di assumersi in quella fase, anche per dare un messaggio positivo al paese, grande responsabilità politica e la responsabilità politica non può essere l’arbitrio (Applausi dei deputati dei gruppi de L’Ulivo e dei Verdi). Un fiume di paroloni che NON vi abbiamo risparmiato che, in definitiva, rimandano al buon cuore dei gruppi, dei partiti, dei presidenti. I capi mandamento, agghiacciati dalla minaccia, attoniti si stanno.

L’ultimo intervento è quello di Roberto Giachetti, giovane coordinatore della Margherita di Roma e fresco di elezione. Più che sul merito della questione, Giachetti si sente in dovere di difendere il suo onore e di rispondere, dopo un bel po’ di tempo (colmato dalla chiacchiera inesauribile di Sesa Amici) all’onta che Orazio Licandro ha gettato sulla sua augusta persona. Ecco il suo commosso discorso: “Signor Presidente, intervengo a titolo personale semplicemente per dire al collega Licandro – che nella parte finale del suo intervento avrebbe fatto riferimento alla non libertà di questa Camera – che, per intenderci sin dall’inizio della legislatura, per quanto mi riguarda mi ritengo una persona libera, come penso siano libere tutte le persone che sono in quest’aula, (alcune in libertà provvisoria, ma vabbè…)  e liberamente abbiamo tutto il diritto di pensare diversamente rispetto alle materie che il collega Licandro ci sottopone. Usiamo tutti gli argomenti, ma riguardo alle libertà di quest’aula soprassiederei” (Applausi di deputati dei gruppi de L’Ulivo e di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea).

Ma sì, Ma certo. Ma giusto! Ha ragione il buon Giachetti, margherito dell’Ulivo. Soprassediamo. Soprassediamo su quest’altra sconcezza, su questo altro insulto, su questo altro sputo in faccia che il Parlamento sovrano ci ha regalato. Soprassediamo sulle decine di indagati, condannati, pregiudicati che siedono su quegli scranni. Soprassediamo sul fatto che un segnale alla mafia è stato dato, chiaro, forte, trasparente. Soprassediamo su tutto, su tutti, su ogni piccolo e grande dettaglio. Anzi, torniamo a farci ca… nostri, smettiamo di commentare, sapere, leggere e parlare. Lasciamo a loro, ai nostri 630 deputati e 315 senatori piena e assoluta libertà di azione e di pensiero. Ci mancherebbe altro. E speriamo solo in una grande, assoluta, totale aministia: ne hanno tanto tanto bisogno.

Ps: è da notare come l’iniziativa più forte e coraggiosa sia partita dal gruppo del Pdci nel suo insieme; come il governo si sia espresso per il rigetto degli emendamenti;  come la discussione sì/no alla esclusione dei mafiosi dalla commissione antimafia sia stata tutta interna al centrosinistra. Il Centrodestra guardava, sogghignava, aspettava. Molto più dignitoso.

La trascrizione completa del dibattito parlamentare in questione è reperibile presso il sito della Camera www.camera.it

Questi sono i testi degli emendamenti presentati

Al comma 1, secondo periodo, sostituire le parole da: tiene conto fino alla fine del comma, con le seguenti: avviene tenendo conto delle specificità dei compiti ad essa assegnati ed evitando ogni situazione di inopportunità derivante dalla pendenza di procedimenti giudiziari per reati attinenti alla criminalità organizzata o contro la pubblica amministrazione.
2. 2. Benedetti Valentini, Angela Napoli, Bocchino. (respinto!)

2. 28. Lumia. Al comma 1, aggiungere in fine, le parole: e di possibili inopportunità per particolari situazioni personali o professionali. Il Presidente del Senato della Repubblica e il Presidente della Camera dei deputati promuovono le opportune intese con i gruppi di appartenenza. (respinto!)

2. 29. Licandro, Diliberto, Cesini, Pagliarini, Crapolicchio, Soffritti, Tranfaglia, Sgobio, Vacca, De Angelis, Napoletano, Ferdinando Benito Pignataro, Venier, Galante, Bellillo, Cancrini.

1-bis. I Presidenti delle Camere, ai fini della nomina dei componenti la Commissione, possono escludere per ragioni di inopportunità parlamentari sottoposti a procedimenti giudiziari per reati di cui agli articoli 416, 416-bis e 416-ter del codice penale, per i delitti contro la pubblica amministrazione e per quelli contro l’amministrazione della giustizia. Per analoghe ragioni di inopportunità, sempre ai fini della nomina, possono escludere i parlamentari che prestano assistenza legale a soggetti imputati in procedimenti giudiziari per i suddetti reati. Al sopraggiungere delle suddette ragioni di inopportunità i Presidenti delle Camere valutano l’eventuale revoca da componenti della Commissione dei parlamentari interessati. (respinto!)

Al comma 4, sostituire il secondo ed il terzo periodo con i seguenti: L’elezione del Presidente ha luogo, al primo scrutinio, a maggioranza dei due terzi dei componenti. Al secondo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta dei componenti. Qualora nessun componente consegua tale maggioranza al secondo scrutinio si procede al ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti. In caso di parità di voti entra in ballottaggio il più anziano di età. È proclamato eletto colui che ottiene il maggior numero di voti; in caso di parità di voti è proclamato eletto il più anziano di età.
2. 30. La Loggia, Boscetto, Santelli, Biancofiore, Carfagna. (respinto)

Al comma 4, sostituire il secondo periodo con il seguente: Per l’elezione del Presidente è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti la Commissione; se nessuno riporta tale maggioranza si procede al ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti.
2. 23. Boato. (Approvato)

Hanno votato no alla estromissione dei mafiosi dalla Commisione Antimafia 421 deputati

Hanno votato sì per un totale di 21 :
14 del PDCI: Bellillo, Cancrini, Cesini, Crapolicchio, De Angelis, Licandro, Napoletano, Paglierini,  Pignataro Ferdinando, Sgobio, Soffritti, Tranfaglia, Vacca,Venier
1di An: Napoli Angela
1di Forza Italia: Fasolino
1 di Dc-Psi: Nardi
2 de L’ulivo: Lomaglio, Samperi

1 dell’ Idv: Astore
1 del Movimento Per L’autonomia: Lo Monte

ringraziamo Michele Turazza per la collaborazione nello scrivere questo articolo

http://www.democrazialegalita.it/marco/marco_11luglio06.htm