Archivio | agosto 20, 2008

Colera in Guinea Bissau: «Non siamo più in grado di contenere l’epidemia»

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Assume proporzioni apocalittiche il disastro naturale che ha colpito l’Africa occidentale. Le inondazioni hanno costretto alla fuga oltre 200mila persone, aumentando i rischi sanitari per diversi milioni di abitanti. L’allarme è stato lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Le inondazioni hanno causato almeno 150mila sfollati in Benin, altri 45mila in Niger e 12mila in Togo. Una situazione che aumenta i rischi di malaria, di diarrea e di infezioni respiratorie, sottolinea l’Oms in un comunicato, con le previsioni che parlano di forti piogge fino a settembre. Benin, Togo, Niger, Mali, Mauritania e Burkina Faso hanno bisogno di aiuti urgenti, ha aggiunto l’organizzazione internazionale. Colpiti anche Sierra Leone, Liberia e Guinea Bissau.
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In Guinea Bissau, sono stati registrati 2.018 casi di colera,
con 41 decessi, mentre il Benin ha contato 192 casi, fra cui un decesso. «L´epidemia di colera ha raggiunto proporzioni allarmanti e non siamo più in grado di contenerla», è il tragico appello del portavoce del ministero della Sanità, che ha chiesto, in una nota letta sulle principali radio della Guinea Bissau, l´aiuto internazionale di fronte all´epidemia iniziata nei giorni scorsi e che si sta rapidamente propagando nella capitale e in altre due regioni del paese.
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Nella stessa nota, riportata dall´
agenzia Misna – in cui si chiede alla comunità internazionale di intervenire “prima che sia troppo tardi” – il ministero precisa che finora sono 2200 i casi di colera registrati e 53 i decessi confermati. Fonti locali, però, temono che il bilancio reale dell´epidemia sia molto più alto. Nella sola capitale Bissau sono stati ufficialmente registrati 1635 casi di contagio e 15 decessi, mentre dall´ospedale centrale di Bissau arriva l´allarme sull´esaurimento delle scorte dei medicinali necessari per aiutare i malati. Anche le Nazioni Unite, attraverso il locale ufficio del Fondo per l´infanzia (Unicef), hanno espresso preoccupazione per la rapidità di diffusione dell´epidemia che, oltre a Bissau, si sta espandendo anche nelle regioni di Quinara (sud) e Biombo (ovest).

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Pubblicato il: 20.08.08
Modificato il: 20.08.08 alle ore 20.31

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78189

Disastro all’aeroporto di Madrid I soccorritori: “Ci sono 150 morti”

Madrid Aeropuerto Barajas accidente T2 vuelo Spanair JK5022 a Canarias AL MENOS 140 MUERTOS

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Un MD82 della Spanair è andato a fuoco durante le manovre di decollo a Barajas
L’incendio forse è partito da un motore. Solo 27 i sopravvissuti, alcuni gravissimi

Un testimone racconta: “E’ un miracolo che qualcuno sia sopravvissuto”

"Ci sono 150 morti"La colonna di fumo che si è alzata dall’aereo in fiamme a Barajas
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NUMERO VERDE – Per avere notizie sulla sorte delle persone che possono essere rimaste coinvolte nell’incidente, la compagnia aerea Spanair ha messo a disposizione di parenti o amici delle eventuali vittime dell’incidente il numero verde 800400200 (prefisso 0034). È quanto si legge in una nota diffusa dalla stessa compagnia aerea sul proprio sito internet. Nello stesso comunicato, la Spanair raccomanda ai rappresentanti dei media di non telefonare a questo numero verde, dedicato solo per parenti e amici delle persone a bordo del volo.

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MADRID – Tragedia a Madrid: un aereo è uscito fuori pista ed è andato a fuoco durante le manovre di decollo all’aeroporto di Barajas. Secondo i soccorritori i morti sarebbero circa 150, i sopravvissuti solo 27, di cui la maggior parte si trova in condizioni critiche. A bordo dell’aereo della Spanair diretto a Gran Canaria c’erano 178 persone, tra passeggeri e membri dell’equipaggio.

Fonti del governo spagnolo hanno fatto sapere che finora sono stati estratti 45 cadaveri e che, tra i sopravvissuti, circa venti sono in gravi condizioni. Uno di loro è deceduto mentre lo stavano trasferendo all’ospedale.

L’incidente è avvenuto vicino al Terminal 4. Si tratta del volo Jkk 5022 della compagnia Spanair. Il mezzo è un MD82. Secondo le prime ipotesi, un incendio è scoppiato in uno dei motori della parte sinistra del velivolo. Questo ha impedito che l’aereo decollasse e lo ha fatto uscire di pista.

Si è levata una colonna di fumo, il velivolo ha continuato a bruciare a bordo pista. I Vigili del fuoco hanno cercato di domare l’incendio. Le operazioni di soccorso sono state ostacolate dall’alta temperatura raggiunta all’interno dell’aereo.

“Era pieno di cadaveri carbonizzati”, ha raccontato un soccorritore al quotidiano El Mundo. “E’ un miracolo che ci siano dei sopravvissuti”, ha detto un testimone della sciagura. “Non ho mai visto nulla di simile in vita mia”, ha raccontato un operatore delle ambulanze al quotidiano El Pais.

Il sito online del Pais riporta che, in seguito all’incidente, è stato temporaneamente chiuso il traffico aereo sullo scalo di Barajas. Il premier spagnolo, José Luis Zapatero, ha interrotto le sue vacanze e si sta recando all’aeroporto di Madrid.

La Farnesina ha immediatamente preso contatto con le autorità consolari italiane. Per il momento non si sa se vi fossero cittadini italiani a bordo.
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20 agosto 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/esteri/spagna-aereo/spagna-aereo/spagna-aereo.html

TERZA GUERRA MONDIALE, PROVE TECNICHE? – Abkhazia, sì alla richiesta di indipendenza

Senato russo pronto ad avallare Secessione anche dell’ossetia. No a risoluzione Onu

Il parlamento della repubblica secessionista dà il via libera all’appello del presidente Bagapsh alla Russia

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il ritiro, ha detto Mosca, sarà completato entro il 22 agosto (Ap)
Forze armate russe nei dintorni della città di Gori: il ritiro, ha detto Mosca, sarà completato entro il 22 agosto (Ap)

MILANO – Il parlamento della repubblica secessionista georgiana dell’Abkhazia ha approvato l’appello del presidente Serghei Bagapsh alla Russia di riconoscerne l’indipendenza, dando il via libera anche a un anologo appello rivolto ai parlamenti e ai popoli di tutto il mondo. In precedenza il Consiglio della Federazione russa, la camera alta, si era detto pronto ad avallare di fatto l’indipendenza dell’Ossezia del sud e dell’Abkhazia, le due aree separatiste della Georgia. Il senato, ha spiegato il presidente dell’organismo legislativo Sergei Mironov, «è pronto a riconoscere lo status indipendente dell’Ossezia e dell’Abkhazia se il popolo di queste repubbliche volesse e anche il presidente russo prendesse una decisione relativamente a questa materia». Una seduta della camera alta è stata già convocata per il 25 agosto e non è escluso che la presa di posizione a favore delle regioni filo-russe possa avvenire già in quell’occasione. L’appello del presidente abkhazo Bagapsh, approvato in seduta straordinaria dal parlamento, chiede alla dirigenza russa di riconoscere l’Abkhazia in quanto Stato sovrano indipendente e di stabilire con essa rapporti diplomatici.

INTEGRITA’ TERRITORIALE Un atto, questo, che certo non contribuirà a rasserenare gli animi. Il governo di Tbilisi ha più volte evidenziato che non intende rinunciare ad un solo chilometro di territorio e anche i Paesi del blocco occidentale, Stati Uniti in testa, si sono schierati a favore dell’integrità territoriale della Georgia, rivendicando l’esigenza di un ritiro in tempi rapidi delle truppe di Mosca. Il governo di Medvedev, dal canto suo, ha fatto sapere che il ripiegamento dei militari russi avverrà entro il 22 agosto. In questo contesto si inserisce però la posizione ostile a Tbilisi delle popolazioni delle aree contese, che non hanno mai nascosto il loro interesse filo-russo. Una situazione molto delicata, insomma. Che riapre sempre più scenari da guerra fredda, alimentati anche dalle tensioni provocate dalla decisione della Nato di installare in Polonia, ovvero a una manciata di chilometri dal confine russo, una delle basi del proprio sistema missilistico di difesa.

«BASTA COOPERAZIONE MILITARE» Ma non è tutto: secondo quanto riferisce Interfax citando una informata fonte diplomatica militare, Mosca sta rivedendo il piano di cooperazione militare con la Nato per il 2008. «In seguito alla decisione dell’alleanza di sospendere il lavoro del consiglio Nato-Russia, rivedremo il nostro piano di cooperazione militare – ha dichiarato la fonte -. Prima della fine dell’anno erano previsti oltre dieci eventi congiunti, incluse esercitazioni militari Nato-RussiaTali eventi con ogni probabilità saranno cancellati».

CONTINUANO LE CONTESTAZIONI SUL RITIRO Secondo la Casa Bianca qualche “segnale” di ritiro delle truppe russe c’è, ma non è sufficiente e deve essere incrementato. A proseguire il seguito delle versioni contrastanti sul ritiro delle forze armate russe è arrivata quella di un portavoce del governo tedesco secondo il quale non vi sono segnali chiari di un ritiro militare russo dal territorio georgiano. Il portavoce ha aggiunto che la situazione «non è soddisfacente», ribadendo quindi che il clima resta molto teso.

«ARRESTATA UNA SPIA» E da clima di guerra fredda è la notizia dell’arresto, da parte del Servizio federale di sicurezza russo (Fsb) di un alto ufficiale dell’esercito, fermato a Stavrapol con l’accusa di aver fatto la spia al soldo della Georgia. La notizia è stata confermata da un funzionario dello stesso Fsb all’agenzia Interfax. In manette è finito Mikhail Khalidze, originario della Georgia. Secondo l’accusa, Khachidze sarebbe stato reclutato in Georgia a fine 2007. «Mentre prestava servizio presso il Distretto militare del Caucaso settentrionale – ha spiegato il funzionario citato da Interfax -, il detenuto raccoglieva informazioni riservate sulle forze armate russe, la loro capacità di combattimento e dati personali dei suoi compagni di servizio su istruzioni dei servizi d’intelligence georgiani. Prove incontrovertibili delle sue attività di spionaggio sono state ottenute nel corso dell’inchiesta».

FUMATA NERA ALL’ONU Al palazzo di vetro di New York, nel frattempo, la Russia mette le mani avanti su un’ipotesi di risoluzione che le Nazioni Unite dovrebbero sottoscrivere a margine del cessate il fuoco. Secondo l’ambasciatore al palazzo di vetro, Vitaly Churkin, essa contraddice l’intesa tra Mosca e Tbilisi, affermando che le posizioni militari russe devono tornare a essere quelle prima del conflitto. Mosca insiste invece sulla necessità, sancita nell’accordo, di mantenere posizioni militari nella parte georgiana del confine con l’Ossezia del sud. La Russia, ha lasciato intendere l’ambasciatore, porrebbe il veto alla risoluzione, che per Mosca deve riprendere interamente il piano di pace in sei punti mediato dal presidente francese, presidente di turno dell’UE, Nicolas Sarkozy. Churkin ha evitato a tutti quella che ha definito «una perdita di tempo», ovvero la messa al voto della bozza di risoluzione. Inoltre, il testo della bozza reca l’appello per l’integrità territoriale della Georgia, sgradita al Cremlino. (AGI) Red 201112 AGO 08 NNN

IL BILANCIO DELLE VITTIMEIntanto è anche tempo di bilanci sugli scontri armati delle scorse settimane. Sono al momento 69 le vittime accertate dalla procura russa nell’attacco georgiano in Ossezia del sud. Lo hanno detto all’agenzia Itar-Tass gli inquirenti, precisando che non si sa nulla della situazione nelle aree rurali. Fra le vittime, ci sono 19 donne, una delle quali incinta, tre ragazzi sotto i 16 anni e una bambina di tre anni. Il ministero degli esteri russo ha parlato invece di 1.600 morti sudosseti.

LA COMMISSIONE DI INCHIESTA Diffonde i suoi numeri anche la Commissione d’inchiesta russa istituita per investigare su presunti casi di omicidi e violenze di massa ai danni della popolazione civile nel corso del conflitto tra Georgia e la repubblica secessionista dell’Ossezia del sud. La commissione parla apertamento di «omicidi e genocidio» nei confronti di peacekeeper e popolazione civile. Secondo il vicecapo per il distretto meridionale federale Boris Salmaksov «i fatti documentati dimostrano che questi crimini sono stati commessi». In base al rapporto della Commissione, sarebbero oltre 4mila i residenti dell’Ossezia del sud qualificati come vittime di violenze. Per quanto riguarda i morti accertati tra la popolazione il numero salirebbe a 133, ma come sottolinea Salmaksov «molte tombe non sono state trovate».

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20 agosto 2008

fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_agosto_20/senato_russia_riconosce_abkhazia_ossezia_5c87175e-6e95-11dd-bf8a-00144f02aabc.shtml

LAVORO – Libro unico pronto

19 Agosto 2008

di Nevio Bianchi e Giuseppe Maccarone

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Il libro unico del lavoro fa un altro passo in avanti. Ieri, infatti, è stato pubblicato in «Gazzetta Ufficiale» (la n. 192) il decreto ministeriale 9 luglio 2008, previsto dall’articolo 39, comma 4 della manovra d’estate (decreto legge 112/08).

I datori di lavoro avranno tempo per uniformarsi alle nuove regole fino al 31 dicembre 2008. Dal 1° gennaio 2009 il libro unico diventerà obbligatorio ma, nel frattempo – stabilisce il decreto ministeriale – si potrà continuare a tenere il libro paga, nelle sue sezioni paga e presenze (o il registro dei lavoranti e del libretto personale di controllo per i lavoranti a domicilio), debitamente compilati, aggiornati e regolarmente vidimati. Al contrario, il libro matricola e il registro d’impresa sono abrogati già dal 25 giugno. Infatti, la manovra d’estate, nell’ottica di alleggerire le aziende di una parte del carico di adempimenti, elimina tutti i registri (fatta eccezione per il libro infortuni): al loro posto introduce il libro unico del lavoro su cui devono essere registrati i dati anagrafici, contrattuali previdenziali e fiscali dei lavoratori dipendenti, dei titolari di contratti di collaborazione coordinata e continuativa e degli associati in partecipazione, demandando a un decreto ministeriale l’introduzione delle modalità di tenuta e conservazione del nuovo registro.
Il provvedimento ministeriale prevede che il libro unico possa essere tenuto avvalendosi di tre modalità. La prima consiste nell’elaborazione e nella stampa meccanografica, su fogli mobili a ciclo continuo, con numerazione di ogni pagina e vidimazione prima della messa in uso presso l’Inail o, in alternativa, con numerazione e vidimazione effettuata, dai soggetti autorizzati dall’Inail, in sede di stampa del modulo continuo. Il Dm pubblicato in «Gazzetta Ufficiale» conferma, quindi, la necessità della vidimazione preventiva, già prevista nella bozza, anche se il Dl 112/08 non la menziona. Il decreto stabilisce, inoltre, che il libro unico si possa stampare «laser» ma solo dopo aver ottenuto l’autorizzazione dell’Inail. È prevista anche la tenuta su supporti magnetici. A questo proposito si dispone che ogni «singola scrittura costituisca documento informatico».

Nel libro unico del lavoro devono essere registrate anche le presenze dei lavoratori: non più giorno per giorno, ma entro il 16 del mese successivo a quello di riferimento.
Dopo la pubblicazione in «Gazzetta» del Dm, si attende una circolare del ministero del Lavoro. La circolare potrebbe individuare un percorso che consenta alle imprese di continuare, se più comodo, a gestire i dati delle presenze in modo distinto, rispetto a quelli retributivi, per evitare che il calendario sfalsato comporti complicazioni gestionali. Questa possibilità offrirebbe un vantaggio anche agli studi professionali che ricevono dal datore un tabulato con gli eventi mensili riepilogati dipendente per dipendente.

Il nuovo registro – da conservare cinque anni – va tenuto presso la sede legale del datore di lavoro e tempestivamente esibito (anche via mail o fax) in fase di accertamento. In caso di attività mobili o itineranti che prevedono lo svolgimento di prestazioni in più luoghi di lavoro nella stessa giornata o la mobilità dei lavoratori sul territorio, il libro unico deve essere esibito entro il termine assegnato dagli organi di vigilanza. I consulenti del lavoro, gli altri professionisti abilitati e i centri di assistenza delle associazioni di categoria devono esibire il libro unico entro 15 giorni dalla richiesta degli organi di vigilanza.

I CARDINI

La semplificazione
La manovra d’estate cerca di alleggerire gli adempimenti a carico dei datori di lavoro, eliminando tutti i registri (escluso il libro infortuni) e sostituendoli con il libro unico del lavoro

La tenuta
Sono tre le modalità indicate dal Dm per tenere il libro unico del lavoro. La prima prevede la stampa meccanografica su fogli mobili a ciclo continuo: ogni pagina deve essere numerata e il libro deve essere vidimato, prima di essere messo in uso, dall’Inail; in alternativa, può essere numerato e vidimato durante la stampa da soggetti autorizzati dall’Inail. La seconda prevede la stampa laser: è però necessaria l’autorizzazione preventiva dell’Inail. La terza prevede l’elaborazione su supporti magnetici o a elaborazione automatica dei dati: in questo caso, non sono necessarie autorizzazione né vidimazione, ma occorre comunicare la messa in uso alla direzione provinciale del Lavoro

Il luogo
Il libro unico è conservato presso la sede legale del datore di lavoro o, in alternativa, presso lo studio dei consulenti del lavoro o degli altri professionisti abilitati o presso la sede dei servizi e dei centri di assistenza delle associazioni di categoria delle imprese artigiane e delle altre piccole imprese anche coop

L’esibizione
Il datore di lavoro deve esibire tempestivamente il libro unico agli organi di vigilanza nel luogo in cui si esegue il lavoro, se si tratta di sede stabile di lavoro, anche a mezzo fax o posta elettronica. Per le attività mobili o itineranti, il datore che detiene il libro presso la sede legale lo deve esibire entro il termine assegnato dagli organi di vigilanza

La conservazione
Il datore di lavoro deve conservare il libro unico per cinque anni dalla data dell’ultima registrazione

Il regime transitorio
C’è tempo fino al 31 dicembre 2008 per uniformarsi alle nuove regole. Il libro unico diventerà obbligatorio dal 1° gennaio 2009: fino ad allora si potrà tenere il libro paga. Il libro matricola e il registro d’impresa sono invece abrogati dal 25 giugno.

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fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2008/08/lavoro-libro-unico_2.shtml

Veltroni attacca: «Il governo litiga su tutto». Immunità alte cariche, l’Idv lancia mobilitazione

Walter Veltroni (foto Toiati)

ROMA (20 agosto) – L’Italia dei valori si mobilita, come annunciato, per cancellare l’immunità alle alte cariche dello Stato, varata dal Parlamento nel luglio scorso. Intanto Walter Veltroni torna ad attaccare il governo. Veltroni. «Il Governo si alambicca su questioni bizantine e litiga su tutto», ha affermato il segretario del Pd in un messaggio diffuso a Firenze durante la presentazione della prima Festa democratica che si svolgerà nel capoluogo toscano dal 23 agosto al 7 settembre.

«I destini del Paese sono confusi con i destini giudiziari di un solo uomo. Dicono di togliere tasse e imposte e poi giocano a rimetterle», ha continuato Veltroni. «Intanto – prosegue Veltroni – perdiamo pezzi: l’Alitalia, il caro-vita, i salari inadeguati, l’immigrazione senza risposte serie. Fra giovani precari, cinquantenni neo-disoccupati e anziani in difficoltà, l’unica cosa che sanno balbettare sono slogan sull’esercito mandato a vigilare nelle strade». «Eppure – sottolinea – una speranza ancora c’è. È nella nostra inguaribile propensione a lottare per un mondo migliore, nella nostra passione civile che ci vieta di essere indifferenti, di voltarci dall’altra parte. È nella nostra tenace convinzione che tutti debbano avere almeno un’opportunità di realizzare il proprio sogno».

La mobiitazione dell’Idv. «Siamo pronti ad una grande mobilitazione per la giustizia eper la legalità. Ci saranno gazebo in tutta Italia per raccogliere firme per il referendum per l’abrogazione del Lodo Alfano», ha affermato il capogruppo dell’Idv alla Camera Massimo Donadi.

«Saranno impegnati – prosegue – tantissimi giovani nella raccolta di firme. Non permetteremo che per tutelare gli interessi di pochissimi si sfasci la giustizia nè che questa sia usata come merce di scambio nel confronto politico. L’Idv – conclude Donadi – non fa sconti al governo anche se, con grande senso di responsabilità nei confronti del Paese, è pronta a dare il proprio contributo sui grandi temi e sulle riforme».

La legge che garantisce l’immunità alle alte cariche dello Stato fino alla scadenza del loro mandato è stata approvata dal Palramento il 22 luglio scorso.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=29749&sez=HOME_INITALIA

Acqua, l’Italia tra i primi al mondo per gli sprechi

20 agosto 2008

di Nicol Degli Innocenti

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Le cascate Vittoria in Zimbabwe (foto Ap)
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Ogni inglese si fa cinquantotto bagni al giorno tutti i giorni, secondo il Wwf. Un rapporto che verrà presentato oggi, mercoledì 20 agosto, rivela per la prima volta l’entità del consumo di acqua in diversi Paesi. Gran Bretagna e Italia risultano essere tra i Paesi che più sprecano risorse idriche. Secondo i dati ufficiali noti finora, ogni inglese utilizza 150 litri di acqua al giorno. Il rapporto del Wwf, “Uk Water Footprint”, rivela oggi che tenendo conto del consumo “virtuale” o indiretto, cioè l’acqua utilizzata per produrre il cibo che mangia e i vestiti che indossa, ogni inglese consuma oltre 4.600 litri al giorno, l’equivalente di 58 vasche da bagno piene.

Ai primi posti della classifica dei maggiori consumatori e importatori di acqua ci sono Brasile, Messico, Giappone, Cina e Italia. La Gran Bretagna si piazza al sesto posto. “Solo il 38% dell’acqua utilizzata in Gran Bretagna proviene dai propri fiumi e riserve idriche, – ha affermato oggi Stuart Orr, autore del rapporto Wwf, presentandolo a Stoccolma in occasione di World Water Week. – Il resto viene preso dalle riserve di altri Paesi nel mondo per la coltivazione, irrigazione e lavorazione di prodotti che vengono poi consumati in Gran Bretagna.

Un pomodoro coltivato in Marocco utilizza 13 litri di acqua, mentre gli ingredienti di una sola tazzina di caffè hanno bisogno di 140 litri di acqua per essere prodotti. Una camicia di cotone coltivato in Pakistan o in Uzbekistan ha bisogno di 2.700 litri di acqua. Le arance e l’uva coltivate in Spagna vengono da un Paese che quest’anno ha avuto carenze di acqua tali che ha dovuto importare acqua potabile dalla Francia.” I consumatori, secondo il Wwf, non si rendono conto di quanta acqua venga utilizzata per produrre generi alimentari e vestiti, spesso nei Paesi che meno se lo possono permettere.

Il rapporto chiede quindi ai Governi di elaborare strategie di risparmio idrico e a tutte le imprese di prima misurare accuratamente il proprio consumo di acqua per poi cercare modi per ridurlo sensibilmente, scegliendo anche con attenzione i Paesi dai quale importare. “Il settore privato ha un ruolo cruciale da giocare, – ha detto Orr – Può interagire con i Governi e le comunità locali per sostenere una migliore gestione delle risorse idriche. L’acqua e’ un bene insostituibile e il cambiamento climatico e l’aumento della popolazione stanno esacerbando il problema.” L’acqua, secondo il Wwf, e’ una risorsa preziosa da gestire con attenzione: e’ niente di meno che “il nuovo petrolio”.

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fomte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2008/08/acqua-rapporto-wwf.shtml?uuid=2d7d15e0-6ead-11dd-be5e-d83a34684880&type=Libero

Non vuol mangiare senza la mamma: La baby-balena sta per morire di fame

Sydney, mobilitati ambientalisti e studiosi. Ma le speranze sono poche

Disperati tentativi per salvare il cucciolo di megattera che aveva scambiato uno yacht per la madre

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Un frame del video della balena che ha scambiato uno yacht per la propria madre
Un frame del video della balena che ha scambiato uno yacht per la propria madre

SYDNEY – Sono ore d’ansia a Sydney per la sorte della baby-balena che, scambiato uno yacht per la madre, lunedì le ha girato a lungo intorno tentando di «ciucciare» dalla carena dell’imbarcazione. La curiosa scena è stata anche filmata, finendo poi sui circuiti dei media internazionali (■ Guarda il video).

IN MARE APERTOGli ambientalisti australiani hanno usato lo scafo per attirare la megattera in mare aperto, al largo della baia di Pittwater, vicino Palm Beach, sperando che il piccolo si unisse ai branchi che passano lungo la costa durante la migrazione annuale. L’operazione è stata ripetuta un paio di volte, perché la megattera tendeva a rientraver verso la baia. All’alba di mercoledì la balenottera è stata di nuovo avvistata a Pittwater, evidentemente ancora confusa e alla ricerca della madre. «Abbiamo attratto la baby-balena per circa un chilometro in mare aperto, ed è stata probabilmente la prima volta che è stato usato uno yacht come «madre sostitutiva», ha raccontato il portavoce del dipartimento Parchi Nazionali, Chris McIntosh. «Più tardi l’abbiamo avvistata ancora più a largo, ma poi abbiamo avuto notizia che è tornata indietro, verso le spiagge occidentali di Pittwater».

PREDA DEGLI SQUALI Il rischio è che la megattera, esausta per la mancanza di cibo, finisca preda degli squali, o magari muoia di fame o si spiaggi in qualche punto della costa. Gli ambientalisti non gettano però la spugna: cercheranno di rintracciare la megattera, che dovrebbe avere un paio di mesi, non sembrava ferita e probabilmente è stata abbandonata dalla madre. Se continuasse a rimanere disorientata, però, non si esclude l’eutanasia.

CERCASI MAMMA ADOTTIVALa sola possibilità che possa incominciare a nutrursi è che si imbatta in una megattera madre che la possa «adottare» ed allattare. Gli scienziati che si sono occupati del caso hanno infatti anche escluso la possibilità di realizzare una tettarella artificiale per indurla ad accettare un’alimentazione pilotata. «I cuccioli di questa specie si attaccano alla madre per un periodo di circa 11 o 12 mesi – spiegano all’Ap – ed è quindi assai improbabile che la si possa aiutare per così tanto tempo». Nuovi tentativi di riportarla tra i banchi di megattere saranno effettuati nelle prossime ore.

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20 agosto 2008

fonte: http://www.corriere.it/animali/08_agosto_20/balenottera_yacht_sydney_de918e70-6ea2-11dd-bf8a-00144f02aabc.shtml

L’eroe di Caporetto compie 110 anni. Riceve una pensione di 40 euro

LE OPERAZIONI SPORCHE – PERCHE’ SI RICORDANO SOLO ADESSO DELLA SUA PENSIONE DA MORTO DI FAME?

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PROPAGANDA DI STATO

La Domenica del Corriere del 4-11 novembre 1917.

Dopo la disfatta di Caporetto, iniziata il 27 ottobre, i morti sono soltanto austriaci e i bersaglieri sono al contrattacco

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Delfino Borroni è l’ultimo Cavaliere di Vittorio Veneto ancora in vita. Il suo caso sollevato da Riccardo Mazzoni, deputato Pdl: “Lo scandaloso vitalizio che percepisce è un’offesa: intervenga La Russa”

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delfino borroniRoma, 20 agosto 2008 – L’ultimo eroe di Caporetto compirà 110 anni sabato 23 agosto e percepisce una pensione scandalosa: 40 euro al mese. Si chiama Delfino Borroni, è pavese d’origine e oggi vive in una casa di riposo milanese. Il suo caso è stato sollevato da Riccardo Mazzoni, deputato del Popolo della Libertà.

”Il ministro La Russa – conclude Mazzoni – che a settembre e’ stato invitato a festeggiare i 110 anni dell’ultimo eroe di Caporetto,avrebbe il dovere di presentarsi con un solo regalo: un sostanzioso aumento della pensione di Borroni, da deliberare magari nel consiglio dei ministri di fine agosto. Sarebbe un gesto riparatore altamente simbolico”.

La storia di Delfino Borroni è raccontata dal sito http://www.cimeetrincee.it.Il bersagliere più anziano d’Italia, Delfino Borroni, è nato il 23 agosto 1898 a Turago Bordone (PV) e vive in una casa di riposo nella provincia di Milano: ha combattuto nella Grande Guerra e ha ancora tanta voglia di raccontare le sue avventure di soldato, che può ricostruire grazie ai suoi lucidi ricordi. Faceva il meccanico quando veniva chiamato alla visita militare nel gennaio 1917, destinato al 6° Bersaglieri a Bologna; la chiamata alle armi sopraggiungeva a marzo e a maggio partiva per il fronte.

Raggiunto in treno Castelfranco Veneto, Bassano e Marostica, alla fine dello stesso mese arrivava “zaino in spalla” sull’Altopiano di Asiago dove rimaneva solo alcuni giorni, poi all’inizio di giugno veniva trasferito sul Pasubio, dove incontrava la vera guerra. Sul Monte Maio, Delfino ricorda che: “Gli austriaci stavano su una cima undici metri più alta della nostra” e lì i bersaglieri respingevano diversi attacchi nemici, in una guerra di posizione tra sassi e rocce in cui: “Non si andava né avanti né indietro”; a settembre arrivava in Valsugana, a Cismon, da dove come racconta: “Un giorno ci caricarono in treno e ci spedirono a Caporetto”.

Il 22 ottobre Delfino e gli altri bersaglieri giungevano a Cividale del Friuli, facendo rifornimento di munizioni e viveri. Iniziava così la marcia verso i monti in direzione di Caporetto: la mattina del 23 “pioveva ed era molto freddo, ma l’ordine era di andare avanti” e quindi di raggiungere il fronte minacciato dall’imminente attacco nemico.

Delfino era nel 14° reggimento della IV Brigata Bersaglieri, in una compagnia agli ordini del sergente Mosconi. Nella notte tra il 23 e il 24 i bersaglieri giungevano sulla posizione da difendere, la sella di Luico, che dall’alto domina l’Isonzo: “in basso vedevamo il paese di Caporetto, mentre di fronte si ergeva il Monte Nero”. All’improvviso un grido ad alta voce: “Innestate le baionette, avanti ragazzi!”. Al buio i bersaglieri andavano all’assalto, riuscendo a fare molti prigionieri tra cui, ricorda Delfino: “Un ragazzino di soli diciassette anni, classe 1900, che si arrese a me”, e precisa che: “A Caporetto gli austriaci combattevano con due classi in più di noi italiani”, in quanto proprio la sua classe, la 1898, era stata l’ultima chiamata.

La storia racconta che alle ore 2 del 24 ottobre 1917, mentre su tutta la zona gravava un fitta nebbia, l’artiglieria nemica apriva il fuoco su tutto il settore fra il Rombon e l’alta Bainsizza, più violento tra Plezzo e Tolmino, anche con l’impiego di gas asfissianti, precedendo di poche ore l’attacco delle fanterie austro-tedesche. La mattina del 24 i bersaglieri venivano mandati a fare resistenza nella valle che portava giù a Caporetto; verso mezzogiorno il sergente Mosconi ordinava a Delfino, che era il più giovane, di andare fuori dalle trincee per vedere la situazione, mentre lui gli rispondeva: “Mosconi, mandi a morire proprio me?! Almeno gli altri anno vissuto vent’anni in più!”. Comunque, il bersagliere usciva di pattuglia ritrovandosi in mezzo al tiro incrociato delle mitragliatrici nemiche, che lo costringevano a cercare riparo dove capitava, anche dietro a due soldati tedeschi caduti. Intorno le truppe nemiche in movimento erano ovunque e Delfino non riusciva ad avvertire i compagni, poi ad un certo punto tentando la fuga veniva colpito da una pallottola al tallone: dopo essersi finto morto, iniziava a strisciare e rotolare a terra, fino a raggiungere il reparto dove ormai lo credevano caduto. Il maresciallo vedendolo gli disse: “Nessuno sarebbe riuscito a salvarsi, ho ragione quando dico che sei tutto sale e pepe, proprio come uno scoiattolo!”.

I ricordi di Delfino scorrono limpidi e continuando racconta che: “Non avevamo più munizioni nè rinforzi, da dietro non ci arrivava più nulla. In compenso, un intero battaglione di tedeschi era scatenato all’attacco e minacciava di accerchiarci. Avevamo centinaia di prigionieri con noi, catturati il giorno prima. Il pomeriggio del 25 ottobre siamo dovuti fuggire a gambe levate da Caporetto…”. I bersaglieri erano così costretti a ritirarsi facendosi strada in qualche modo, nel caos più totale, fino a Cividale, fermandosi di tanto in tanto ad opporre resistenza; non lontano da lì venivano presi, dopo che il capitano e l’attendente erano stati colpiti durante un combattimento.

Gli austriaci li guardavano cattivi e dicevano: “Ma bravi, prima ci sparate poi ci dite Gut Kamerad?”. Iniziava così per Delfino la prigionia, prima a Cividale, poi in Austria e alla mente gli torna il ricordo della fame patita e che affliggeva gli stessi austriaci; in seguito veniva rimandato in Veneto per scavare trincee lungo il Piave. Negli ultimi giorni di guerra Delfino tentava più volte la fuga, prima da Vittorio Veneto poi da Conegliano, subito dietro le linee nemiche, riuscendo a raggiungere il Friuli; Delfino si ricorda in particolare di una donna a Spilimbergo che gli aveva dato un bel pezzo di polenta e alla quale disse: “Giuro che con questa ci campo quindici giorni!”. L’avventura del bersagliere finalmente giungeva alla fine con l’arrivo delle truppe italiane che vittoriose entravano a Trieste.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/08/20/112520-eroe_caporetto_compie_anni.shtml

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Caporetto, gli Imperi Centrali travolgono il fronte italiano

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All’alba del 24 ottobre 1917 un’armata austrotedesca attacca gli italiani fra Plezzo e Tolmino, alla congiunzione fra la prima e la seconda armata. Usando la tecnica dell’infiltrazione, i reparti scelti, fra i quali quello dell’allora tenente Erwin Rommel, rompono il fronte, allargano la breccia, minacciano di aggiramento la terza armata. E’ il caos. In pochi giorni una fiumana di sbandati che gli alti comandi non sono in grado di riorganizzare, si ritira verso il Piave, Le cifre: 11.000 morti, 29.000 feriti, quasi 300.000 prigionieri, altrettanti sbandati e oltre 300.000 profughi, l’intero Friuli occupato. “La mancata resistenza di reparti della seconda armata, vilmente ritiratisi senza combattere o ignominiosamente arresisi al nemico … “. Le parole con cui il 28 ottobre 1917 Cadorna motiva il disastro di Caporetto, pesano ancora oggi.

Caporetto è l’evento chiave della guerra italiana. Coinvolge il fronte interno riattizzando contrasti e polemiche fra neutralisti e interventisti. Costringe a ripensare la strategia offensiva a oltranza e a riorganizzare l’economia di guerra su basi più solide. Una sconfitta, che ha conseguenze militari (la sostituzione di Cadorna, imposta dagli alleati) e politiche (la formazione di un nuovo governo).

Come Adua nel 1896, la sconfitta diventa cartina tornasole dello stesso Stato unitario, dei suoi limiti e dei suoi peccati d’origine.

Soldati in ritirata verso il Piave

Caporetto non è il fenomeno di viltà descritto dal comando supremo, né una “pugnalata alla schiena” dei disfattisti, ma non è nemmeno esempio di cosciente ammutinamento. E’ il crollo di un esercito stanco e demoralizzato, portato in guerra, sulla base di una disciplina ferrea e di un rigido regolamento. Un esercito al quale sì è chiesta solo una passiva obbedienza (e che pure fino ad allora ha dimostrato una combattività e un’efficienza non inferiore ad altri). Gli oltre 200.000 fra morti e feriti delle ultime due spallate di Cadorna hanno fatto il resto. Ma i soldati non sparano sugli ufficiali, non si rifiutano di obbedire: semplicemente non ascoltano, sfogano la stanchezza morale e fisica (dei singoli e collettiva) muovendo verso la pianura. E arrivati al Piave si lasciano riorganizzare e vanno all’attacco per fermare gli austriaci.

Impostata con l’obiettivo chiaro di difendere il paese, dopo il 1917 la guerra sarà diversa. Le fucilazioni ci saranno, e continuerà il rigore anche con Diaz. Ma ci sarà anche maggiore attenzione per la propaganda di guerra – al fronte e dietro le linee – e per il morale e le condizioni di vita dei soldati.

Le fasi dello sfondamento

tratto da : http://www.homolaicus.com/storia/contemporanea/grandeguerra/caporetto.html

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Ritiro dalla Georgia, colonna di militari russi varca confine


Una manifestazione di protesta a Tbilisi il 12 agosto 2008 REUTERS/David Mdzinarishvili

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VERKHNY ZARAMAG, Russia (Reuters) – Una colonna di militari russi ha attraversato il confine della Georgia per fare rientro in Russia oggi, dopo la pressione dei governi occidentali per un ritiro rapido in base all’accordo internazionale di cessate il fuoco.

Un corrispondente di Reuters che si trova vicino alla galleria Roki — che collega la Russia con la provincia georgiana ribelle e filo-russa dell’Ossezia del Sud — ha detto che una dozzina di camion hanno attraversato la frontiera attorno a mezzogiorno.

Il giornalista ha detto che poteva vedere altri veicoli militari russi in lontananza che si muovevano dall’Ossezia del Sud verso la frontiera. Non c’era traccia di carri armati.

Le potenze occidentali, attraverso le Nazioni Unite e la Nato, hanno intensificato le pressioni sul presidente russo Dmitry Medvedev affinché velocizzi il ritiro promesso dopo due settimane di conflitto. L’impazienza si sta tuttavia trasformando in scetticismo.

“Per tre volte il (presidente russo Dmitry) Medvedev ha detto che stanno iniziando il ritiro e non lo stanno facendo”, ha detto il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner all’International Herald Tribune.

“Non possiamo accettare questa cecità, questa non accettazione delle leggi internazionali”.

In sede Onu, le potenze occidentali hanno spinto per una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che preveda un immediato ritiro della Russia dalla Georgia, ma la Russia, che ha potere di veto, non ha sostenuto la proposta.

Una bozza del testo faceva riferimento alla “integrità territoriale della Georgia entro i confini internazionalmente riconosciuti”. La Russia ha obiettato che questa espressione implica che la regione dell’Ossezia del Sud, al centro del conflitto, dovrebbe essere reintegrata in Georgia, e secondo la Russia questa è una prospettiva remota visto lo spargimento di sangue delle ultime due settimane.

Vicino al villaggio di Igoeti, il posto di blocco russo più vicino alla capitale Tbilisi, soldati russi che indossano elmetti con le strisce blu cielo da peacekeeper stanno scavando trincee sul ciglio della strada. Non c’è segnale di convogli russi in movimento qui, a 45 chilometri dalla capitale.

La crisi è scoppiata fra il 7 e l’8 agosto, quando la Georgia ha tentato di riprendersi la sua provincia ribelle dell’Ossezia del Sud, separatasi da Tbilisi nel 1992. Le forze russe hanno reagito, spingendosi oltre la regione fino al cuore della Georgia, schiacciando l’esercito in uno scontro feroce.

Medvedev, che durante la crisi ha operato a stretto contatto con il potente premier Vladimir Putin, ha annunciato domenica scorsa che lunedì l’esercito avrebbe iniziato a ritirarsi.

Ma Washington ha detto ieri che doveva ancora vedere un ritiro serio e ha accusato la Russia di prendere di mira i civili e di voler soffocare la Georgia.

“Sta diventando sempre più fuori legge in questo conflitto”, ha detto il segretario di Stato Condoleeza Rice della Russia, attirando un flusso di critiche da Washington.

“Hanno intenzione di strangolare la Georgia e la sua economia”, ha detto a Bruxelles, dove ha partecipato ad un incontro della Nato ieri che ha proclamato un sostegno per la Georgia, che aspira ad entrare nell’alleanza.

La Nato ha detto che congelerà i contatti con Mosca, ma non ha promesso alla Georgia lo status di membro.

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Reuters

fonte: http://www.borsaitaliana.reuters.it/news/newsArticle.aspx?type=topNews&storyID=2008-08-20T094041Z_01_MIC032283_RTRIDST_0_OITTP-GEORGIA-RUSSIA.XML

Tribunale toglie sedicenne alla madre, perché il ragazzo milita in Rifondazione

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IL CASO. Il giudice lo affida al padre: tra le motivazioni anche quelle politiche
La motivazione: frequenta estremisti, la donna non sa badare all’educazione

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di GIOVANNA CASADIO

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Sedicenne tolto alla madre perché milita in Rifondazione
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Gli dicono che somiglia a Scamarcio, l’attore. A sedici anni, fa piacere. Ma ha promesso che oggi si taglia i capelli arruffati e magari non lo bollano più come comunista. Circolo Tienanmen, tessera dei Giovani comunisti, trovata dal padre, fotocopiata dai servizi sociali, allegata all’ordinanza del Tribunale di Catania, prima sezione civile, per dimostrare nella causa di affido che la madre non sa badare all’educazione del ragazzo il quale ha “la tessera d’iscrizione a un gruppo di estremisti”.

Quindi, M. P. – che preferisce non essere citato con il suo nome, visto che lui, ragazzo esuberante, lo conoscono un po’ tutti a Catania – è stato di fatto accusato di essere comunista rifondarolo, uno che frequenta “luoghi di ritrovo giovanili dove è diffuso l’uso di sostanze alcoliche e psicotrope”, dove cioè c’è il sospetto che si bevano birre e si fumino spinelli. Nel giudizio degli assistenti sociali, le cose stanno pure peggio perché i comunisti sono “estremisti, il segretario del circolo è un maggiorenne che pare abbia provveduto a convincere all’iscrizione e all’attivismo altri ragazzi”, tra cui l’amico del cuore del sedicenne, anche lui una testa matta che lo trascina nella vita “senza regole”. Non è l’unica ragione, ovvio, per far pendere la bilancia della contesa sull’affido dalla parte paterna, ma la militanza comunista è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. M. P. è stato tolto alla madre e ora assegnato al padre, insieme al fratello più piccolo.

Tra un uomo e una donna, dopo una travagliata separazione, la resa dei conti si scarica spesso sui figli. Cose che succedono, non dovrebbero. La ragione, si sa, non sta mai da una parte sola. Però a Catania, ora ci si è messa di mezzo la politica. Mai infatti i comunisti, rifondaroli o del Pdci, si erano sentiti citati in un tribunale come pericolosi, estremisti, prova provata e sintomo di devianza giovanile. “Fino a ieri si chiamava militanza, e Rifondazione era il partito del presidente della Camera, Fausto Bertinotti; la sinistra comunista aveva due ministri nel governo Prodi”, si sfoga Orazio Licandro, responsabile dell’organizzazione del Pdci. Nel partito di Diliberto hanno suonato l’allarme: comincia così la caccia alle streghe, usando in una storia delicata e complessa di affido familiare lo spauracchio dei comunisti, “è l’anticamera della messa al bando, siamo ormai extraparlamentari e anche pericolosi. Non è fascismo? Poco ci manca“. Elencati nel dossier del tribunale infatti ci sono la tessera, con il costo dell’adesione, il faccione di Che Guevara e la fede nella rivoluzione riassunta nella frase “No soy un libertador, los libertadores existen, son los pueblos quienes se liberan”.

C’è inoltre la parodia di una canzone dei Finley “Adrenalina”, ode alla cocaina, riferimenti che mandano in tilt un padre come una madre. Mamma Agata, medico ospedaliero, è disorientata. Il Tribunale la obbliga intanto a versare 200 euro al mese al marito per il mantenimento dei figli, a lasciare la casa nel comune etneo dove la famiglia risiedeva. Nel più pessimista dei suoi incubi, racconta, si aspettava un affido condiviso. L’Istat calcola che ormai in Italia i figli bipartisan del divorzio stanno crescendo fin quasi a diventare sette su dieci. Dev’essere la storia di un’altra Italia, non cose che capitano qua, da queste parti a Catania, taglia corto Agata. Non è disposta a riconoscere argomenti e legittimità delle richieste paterne, che invece ci sono. E il figlio? “Va al mare e studia, ha avuto tre debiti al penultimo anno del classico – greco, latino e filosofia – d’altra parte come può essere sereno con questa guerra in atto?”.

Non facile certo, spiegare
a M. P. che le difficoltà della vita per alcuni, per lui ad esempio, si sono presentate in anticipo. Capita, ma s’impara prima. Difficile a quanto pare, far comprendere al padre che, come scriveva Freud, l’adolescenza è una malattia grave ma per fortuna si guarisce. L’avvocato della madre Mario Giarrusso assicura che tenterà altri approcci, mediazioni, soluzioni. I comunisti denunciano il clima da “anticamera della messa al bando” che si respira nell’isola. M. ha progetti bellicosi per l’autunno, ma tutti davvero poco preoccupanti: una band con gli amici dove lui vuole suonare il basso e la chitarra, la militanza politica, il teatro grande passione. “Con il suo gruppo ha vinto anche un premio”, s’inorgoglisce la dottoressa Agata. Nelle relazioni dei servizi sociali e nell’ordinanza del tribunale le si rimprovera di avere nascosto al marito che il ragazzo ha avuto una “irregolare frequenza scolastica”, di avere dato il suo beneplacito a “mancati rientri a casa”, oltre a una serie di leggerezze anche verso l’altro fratellino (la figlia più grande è maggiorenne). Ma mai si sarebbe aspettata di trovarsi sotto accusa per le idee del figlio.

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20 agosto 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/cronaca/affidamento-rifondazione/affidamento-rifondazione/affidamento-rifondazione.html?rss

Sempre da Repubblica arriva questa “ultima ora”:

Parla il sedicenne che dopo la separazione i giudici civili hanno affidato al padre
“Ho fatto il drug test, ma per lui era falso e ha continuato a dire che mi drogo”

Tolto alla madre perché comunista
“Papà vuol fare guerra a mamma”

Il segretario Prc Ferrero: “Gravissima violazione costituzionale. Napolitano intervenga”
Il giudice: “Niente politica. L’unico riferimento i luoghi di ritrovo frequentati dal ragazzo”

CATANIAMio padre ha preso spunto dalla mia tessera di giovane comunista per sostenere che mia madre non è in grado di badare a me, perché i comunisti sono persone che portano i figli su una brutta strada“. Rompe il silenzio e difende la madre, il sedicenne che i giudici di Catania hanno affidato al padre con un provvedimento che nelle motivazioni cita l’iscrizione del minore al circolo Tienanmen dei Giovani comunisti. Sulla vicenda fanno sentire la loro voce anche l’ex presidente della Camera Fausto Bertinotti e il leader del Pdci Oliviero Diliberto. Il segretario di Rifondazione, Paolo Ferrero chiede l’intervento del capo dello Stato. Ma il giudice che ha firmato l’ordinanza smentisce tutto: “Nessun riferimento diretto o indiretto alla militanza politica del ragazzo”.

Il ragazzo, che stamattina ha tagliato i lunghi capelli, ha rivelato alcuni particolari della sua storia. “Dovrei stare con mio padre, ma dopo un’aggressione che ho subito, ho deciso di andare da mia madre”, afferma, e del genitore dice: “Lui non fa altro che associare i comunisti, detto in tono dispregiativo, sempre con droga, spinelli, alcol, insomma una vita sbandata, sregolata, da non seguire, mentre invece io mi trovo bene con il mio gruppo. Le nostre idee da quando io sono cresciuto sono cambiate: io frequento un liceo che ha idee di sinistra invece lui detesta i comunisti”.

Alla domanda se avesse fatto mai uso di droga, il sedicenne rivela: “A seguito di queste continue insinuazioni mia madre mi ha portato in un centro medico dove sono stato sottoposto al drug test. Ho fatto il test per dimostrare che non facevo uso di droghe. Con il risultato davanti, mio padre ha continuato a dire che io mi drogo e che il test era stato falsificato. Questo purtroppo è un punto fermo sul quale lui crede di potersi appoggiare per vincere a modo suo questa guerra”.

Il sedicenne per ora è molto impegnato: “Adesso sto studiando – dice – perché devo recuperare i debiti formativi. Sino ad ora sono stato al mare mi sono abbastanza divertito negli spiragli di tempo che ho trascorso al di fuori da questa brutta storia”.

La notizia, come è ovvio, ha destato sgomento e preoccupazione tra gli esponenti della sinistra comunista. “Chiedo al presidente della Repubblica di intervenire immediatamente”, dice Paolo Ferrero. Secondo il segretario nazionale del Prc, quella che si è verificata a Catania è una “gravissima violazione costituzionale”. Secondo Ferrero, quanto fatto dai servizi sociali della città siciliana “è gravissimo e testimonia di pregiudizi incompatibili con l’espletamento di un pubblico servizio”. E ancora: “Che la prima sezione civile del Tribunale di Catania motivi una sentenza con le stesse argomentazioni non è solo gravissimo, ma inaccettabile in uno stato di diritto”.

Tolto alla madre perché comunista "Papà vuol fare guerra a mamma"
“Ho deciso di inviare un telegramma di solidarietà e vicinanza alla madre del ragazzo”, ha detto l’ex presidente della Camera Fausto Bertinotti. “I comunisti sono un’organizzazione estremista solo perché fuori dal Parlamento? Ci vogliono fuori legge?”, aggiunge il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto. “Appartenere a un partito comunista – dice – è motivo così disdicevole per un ragazzo tanto da accusare la madre e non fargli avere l’affidamento del figlio?”. Diliberto chiede al ministro delle Politiche giovanili Giorgia Meloni e a quello delle politiche sociali Maurizio Sacconi “se credano possa essere consentito a un servizio sociale dello Stato sindacare sulle idee politiche di un giovane e farne oggetto di valutazione”.

Cerca invece di smorzare i toni
della polemica l’avvocato Mario Giarrusso, legale della madre: “Non capiamo i motivi che hanno spinto il tribunale a prendere questa decisione – dice l’avvocato – Il ragazzo non si droga, non ha commesso reati. La cosa che ci ha colpiti è che viene citato come appartenente a un gruppo estremista”. “Secondo noi – conclude – è stato montato un caso sul nulla”.

“Nel provvedimento non c’è alcun riferimento diretto
indiretto alla militanza politica del ragazzo o a luoghi di ritrovo riconducibili a movimenti politici”, replica Massimo Esher, il giudice della prima sezione civile del Tribunale di Catania che ha firmato l’ordinanza di affidamento al padre del sedicenne. Il giudice aggiunge che “l’unico riferimento contenuto nel provvedimento riguarda la frequentazione del ragazzo relativa a luoghi di ritrovo giovanili dove è diffuso l’uso di sostanze alcoliche e psicotrope. Ma questi non sono riconducibili a partiti”.

Esher dice anche di non ricordare traccia della tessera comunista e che questa comunque “non è stata presa in considerazione. E’ possibile – spiega il magistrato – che il padre abbia prodotto fotocopia di una tessera di appartenenza a un partito ma per noi questo è assolutamente indifferente”.

20 agosto 2008

Fonte: http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/cronaca/affidamento-rifondazione/replica-figlio/replica-figlio.html