Archivio | agosto 23, 2008

La filosofia berlusconiana

Dal sito di Antonio Di Pietro – fonte di spunti molto interessanti e condivisibili:

Riporto la traduzione di un articolo del quotidiano spagnolo “El Pais” dal titolo
Verso la berlusconizzazione dell’Europa“.

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“Il giornalista Indro Montanelli, che era di destra, si sbagliò a pronosticare che l’elezione di Berlusconi sarebbe stata utile. “Quell’uomo è una malattia: solo si cura con un vaccino. Una buona iniezione del Cavaliere come primo ministro per immunizzarci”. Nonostante, il popolo italiano lo ha votato non due, ma tre volte. “Il popolo” ammira quest’uomo. Montanelli si sbagliava anche ad insistere che “gli italiani non sono capaci di andare a destra senza il manganello”, facendo riferimento al fascismo. Questa destra berlusconiana non ha bisogno di manganelli, ha le televisioni.

Se la demagogia è la degenerazione della democrazia, accettiamo che l’Italia berlusconiana è il regno di tutte le demagogie possibili. Crisi economica, spazzatura a Napoli, crimine organizzato, corruzione ai livelli più alti. Però il nuovo governo italiano ha identificato immediatamente le cause di tutti i mali del Paese: gli immigrati e i bambini rom. Spero che le decisioni conseguenti non si prendano con il fine di raddrizzare l’Europa, come ha dichiarato il Cavaliere, che l’ha incontrata cambiata dopo due anni di assenza. “Un Europa senza Tony Blair, Aznar, Chirac e me stesso ha perso personalità e protagonismo ed è retrocessa”. Più chiaro di cosi è impossibile.

Quando Silvio Berlusconi promette di raddrizzare l’Europa, ciò significa, nel suo vocabolario, che in Italia si sono già raggiunti gli obiettivi proposti. Aveva una ricetta per il Paese e l’ha applicata. Desiderava un Paese senza norme, senza spirito critico, con individui addormentati in una passività carente di significato. E lo ha raggiunto in due decenni. Un progetto nato con la creazione del suo impero mediatico. Con il controllo dei mezzi di comunicazione, gli è stato facile ottenere il consenso che numerosi politici sognano. Quando Berlusconi parla di Europa, le sue parole si prendono alla leggera. Di fatti, con il suo colorito linguaggio, fa sembrare tutto meno serio di quello che è. Razzismo, xenobofia e maschilismo si trasformano in opinioni, in scherzi. E’ la stessa tecnica che si utilizza da sempre nei suoi media: abituare la gente a quel tipo di discorsi fino a farli diventare normali. Si cerca di evitare gli ostacoli. La democrazia deve perdere tutta la sua forza. Si deve ammalare. Bisogna eliminare qualsiasi possibilità di difesa, che a volte si appoggia esclusivamente nell’uso di un linguaggio cortese, rispettoso verso il prossimo. E’ il linguaggio che Berlusconi e chi gli sta attorno definiscono con disprezzo “politicamente corretto”.

Per questo, quando Berlusconi parla di raddrizzare l’Europa, bisogna prenderlo sul serio. Si è reso conto delle difficoltà di adattare l’Italia alle regole del gioco europeo e, in vista di ciò, ha deciso di adattare l’Europa al modello italiano. Adattare la realtà alla sua misura. Se ha funzionato in Italia, perché non tentare di “esportare” il modello in tutta Europa? In fondo è un grande imprenditore. E sta cercando imitatori. Chi credete che sia Sarkozy, se non un alunno della scuola di Berlusconi? Quello è il sogno del Cavaliere: un Europa a sua immagine e somiglianza.

La questione della immigrazione potrebbe essere un buon esempio per dimostrare che l’Europa sta diventando ogni giorno più berlusconiana. Il berlusconismo è un modo di analizzare il mondo, un autentica filosofia. Invece di affrontare il problema con serietà, basta lanciare alcuni slogan. Per gli immigrati irregolari, leggi rigorose. Il carcere, per esempio. Vogliamo spiegare al popolo la paura che può infondere l’idea di alcuni anni in prigione ad una persona che è disposta a morire per sfuggire dalla fame e dalla persecuzione?

Per far fronte alla caduta libera della sua popolarità, Sarkozy propone la creazione del bunker europeo: blindare l’Unione per lasciare fuori l’immigrazione indiscriminata. Una delle quattro priorità per i sei mesi di presidenza francese dell’Unione Europea. Il suo “contratto d’integrazione” è, in questo senso, un capolavoro, l’apoteosi della demagogia. Una dimostrazione del berlusconismo ad alto livello. L’idea che qualcuno possa integrarsi solo per aver firmato un contratto è un prodotto di un immaginazione che non sa, ne cos’è l’immigrazione ne cosa significa la povertà. Molti anni fa, quando collaboravo con la chiesa di Tànger in Marocco, fui testimone da una quantità di persone disposte a convertirsi al cattolicesimo in cambio di un visto per entrare in Spagna. Se la gente è disposta a cambiare religione, perché non dovrebbe firmare un foglio di carta?

In situazioni estreme, le persone sono disposte a firmare tutti i contratti possibili, e accettare infinite umiliazioni, ma è evidente che questo non risolve la situazione sull’immigrazione ne il disagio della popolazione locale. In un mondo globalizzato, affrontare la questione dell’immigrazione con slogan e demagogia può aumentare la popolarità di chi la utilizza, però non aiuta a risolvere nulla.

Solo con una visione aperta del mondo e accettando la realtà attuale potremmo sconfiggere il vero male: la povertà. Chiudere le porte dell’Europa è una fantasia, una grande bugia. Al contrario, il berlusconismo, che sta invadendo il vecchio continente, è una realtà consolidata; il problema è “la sua capacità di mentire così commovente- come diceva Montanelli – perché il primo a credere alle sue bugie è proprio lui”.

L’originale di El Pais è questo (che, a quanto ho capito, è a sua volta una traduzione. Ma non importa: il senso è quello):

Hacia la berlusconización de Europa

ZOUHIR LOUASSINI 16/08/2008

El periodista Indro Montanelli, que era de derechas, se equivocó al pronosticar que la elección de Berlusconi sería útil. “Ese hombre es una enfermedad: sólo se cura con una vacuna. Una buena inyección de Cavaliere como primer ministro para inmunizarnos”. Sin embargo, el pueblo italiano le ha votado no dos, sino tres veces. “El pueblo” admira a este hombre. También se equivocaba Montanelli al insistir en que “los italianos no son capaces de virar hacia la derecha sin la cachiporra”, en referencia al fascismo. Esta derecha berlusconiana no necesita cachiporras, tiene las televisiones.

Si la demagogia es la degeneración de la democracia, aceptemos que la Italia berlusconiana es el reino de todas las demagogias posibles. Crisis económica, basuras en Nápoles, crimen organizado, corrupción en las más altas instancias. Pero el nuevo Gobierno italiano ha identificado de inmediato las causas de todos los males del país: los inmigrantes y los niños gitanos. Espero que las decisiones consiguientes no se tomen con el fin de enderezar Europa, como ha declarado il Cavaliere, que la ha encontrado cambiada tras sus dos años de ausencia. “Europa sin Tony Blair, Aznar, Chirac y yo mismo ha perdido personalidad y protagonismo y ha retrocedido”. Más claro imposible.

Cuando Silvio Berlusconi promete enderezar Europa, eso significa, en su diccionario, que en Italia ya se han alcanzado los objetivos propuestos. Tenía una receta para el país y la ha aplicado. Deseaba un país sin normas, sin espíritu crítico, con individuos adormecidos en una pasividad carente de significado. Y lo ha conseguido en dos decenios. Un proyecto nacido con la creación de su imperio mediático. Con el control de los medios de comunicación, le ha sido fácil obtener el consenso con el que sueñan numerosos políticos. Cuando Berlusconi habla de Europa, sus palabras se toman a la ligera. De hecho, con su lenguaje “colorido”, hace que todo parezca menos serio de lo que es. Racismo, xenofobia y machismo se convierten en opiniones, en bromas. Es la misma técnica que se utiliza desde siempre en sus medios: acostumbrar a la gente a este tipo de discursos hasta convertirlos en normales. Se trata de que no haya obstáculos. La democracia debe perder toda su fuerza. Debe enfermar. Hay que acabar con toda posibilidad de defensa, que a veces se apoya exclusivamente en el uso de un lenguaje comedido, respetuoso hacia el otro. El lenguaje que Berlusconi y su entorno llaman con desprecio “políticamente correcto”.

Por eso, cuando Berlusconi habla de enderezar Europa, hay que tomarle en serio. Se ha dado cuenta de las dificultades de adaptar Italia a las reglas del juego europeo y, en vista de ello, ha decidido adecuar Europa al modelo italiano. Adaptar la realidad a su medida. Si ha funcionado en Italia, ¿por qué no intentar “exportarlo” a toda Europa? En el fondo, es un gran empresario. Y está creando imitadores. ¿Qué creen que es Sarkozy, más que un alumno de la escuela de Berlusconi? Ése es el sueño del Cavaliere: una Europa a su imagen y semejanza.

La cuestión de la inmigración podría ser un buen ejemplo para demostrar que Europa se está volviendo cada día más berlusconiana. El berlusconismo es un modo de analizar el mundo, una auténtica filosofía. En vez de afrontar el problema con seriedad, basta con soltar unos cuantos eslóganes. Para los inmigrantes ilegales, leyes estrictas. La cárcel, por ejemplo. ¿Vamos a explicar después al pueblo el miedo que puede dar la idea de unos años en prisión a una persona que está dispuesta a morir para huir del hambre o la persecución?

Para hacer frente a la caída libre de su popularidad, Sarkozy propone la creación del búnquer europeo: blindar la Unión para dejar fuera a la inmigración indiscriminada. Una de las cuatro prioridades para los seis meses de presidencia francesa de la UE. Su “contrato de integración” es, en este sentido, una obra maestra, la apoteosis de la demagogia. Una muestra de berlusconismo de alto nivel. La idea de que alguien pueda integrarse sólo por haber firmado un contrato es producto de una imaginación que no comprende ni qué es la inmigración ni qué significa la pobreza. Hace muchos años, cuando colaboraba con la iglesia de Tánger en Marruecos, fui testigo de la cantidad de personas dispuestas a convertirse al catolicismo a cambio de un visado para entrar en España. Si la gente está dispuesta a cambiar de religión, ¿por qué no va a firmar una hoja de papel?

En situaciones extremas, las personas están dispuestas a firmar todos los contratos posibles, a aceptar infinitas humillaciones, pero es evidente que eso no va a resolver la situación de la inmigración ni las incomodidades de la población local. En un mundo globalizado, afrontar la cuestión de la inmigración con eslóganes y demagogia puede aumentar la popularidad de quien los utiliza, pero no ayuda a resolver nada.

Sólo con una visión abierta del mundo y aceptando la realidad actual podremos derrotar el verdadero mal: la pobreza. Cerrar las puertas de Europa es una fantasía, una gran mentira. Por el contrario, el berlusconismo, que está invadiendo el Viejo Continente, es una realidad consolidada; y el problema es “su capacidad de mentira casi conmovedora -como decía Montanelli-, porque el primero que se cree sus propias mentiras es él”.

Zouhir Louassini es periodista marroquí y trabaja en la Radiotelevisión Italiana (RAI). Traducción de María Luisa Rodríguez Tapia

http://www.elpais.com/articulo/opinion/berlusconizacion/Europa/elpepuopi/20080816elpepiopi_5/Tes

La Georgia proroga lo stato di guerra. La Russia l’accusa di preparare attentati in Ossezia del Sud

La Georgia ha annunciato una proroga dello stato di guerra fino all’8 settembre. La situazione  nell’area e’ ancora molto tesa e continua la guerra delle dichiarazioni.

Il vicecomandante di stato maggiore russo Anatoli Logovitsin ha accusato i servizi segreti georgiani di stare preparando una serie di attentati in Ossezia del Sud.
“Stanno preparando rifugi – ha detto all’agenzia Itar-tass – vicino alla zona di confine per metterci armi e munizioni destinate ad attentati”. Il ministero della difesa non esclude che la Georgia voglia attuare “nuove provocazioni” in Ossezia del Sud.

Ieri la Nato ha iniziato degli “esercizi di routine” nel mar Nero con navi americane, tedesche, spagnole e polacche, suscitando una protesta dello stato maggiore russo.

La Russia ha annunciato ieri sera di aver completato il ritiro dalla Georgia, affermazione immediatamente smentita da Tbilisi che ha dichiarato che le truppe russe continuano a occupare il porto di Poti e Senaki.

Il presidente americano George BUsh e NIcolas Sarkozy ieri hanno fatto pressioni sulla Russia affinchè completi il ritiro dalla Georgia e rispetti l’accordo sul cessate il fuoco.

E intanto il ministro degli esteri italiano, Franco Frattini, si appella a Mosca perche’ non fermi una cooperazione con la Nato, ‘indispensabile’ per la sicurezza comune. Il ministro degli Esteri visitera’ presto Mosca e Tblisi, probabilmente i primi di settembre e comunque prima della riunione informale dei ministri degli Esteri della Ue ad Avignone (5-6 settembre). Lo ha anticipato lo stesso Frattini in una intervista al quotidiano ‘la Repubblica’.

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fonte: http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsId=85099

Scomparsa di una cagnetta

Sono ormai tre settimane che Coccola, la cagnetta dei miei nonni, è scomparsa. Non morta, scomparsa. Non la si trova più da nessuna parte. E’ stato un brutto colpo per tutti, me inclusa. Aveva la sua bella età, 14 anni per un cane sono tanti e si sa, però almeno sapere che fine ha fatto. L’hanno rapita? L’hanno investita? E’ morta per fatti suoi? Boh. Tutto quello che posso dire è che era una cagnetta adorabile, sempre affettuosa e giocherellona, vispa e piena di energia malgrado l’età e la sordità che l’aveva colpita nell’ultima parte della sua vita (ammesso che ora sia davvero morta). Se si scoprisse che è viva e che la trattano male, sinceramente preferirei saperla morta, ma nonostante ciò mi dispiace davvero moltissimo.

(grafica di: Yaris. La foto è stata scattata due giorni prima della scomparsa)

Yaris

Cagnetta salva neonato abbandonato. Il piccolo accudito insieme ai cuccioli

Il padrone del cane ha poi avvertito la polizia. Il bambino è in discrete condizioni ed è stato affidato alle autorità

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«La China», la cagnetta che ha salvato un neonato a Buenos Aires. (Daniel Forneri)
«La China», la cagnetta che ha salvato un neonato a Buenos Aires. (Daniel Forneri)

ROMA – Come la leggendaria lupa capitolina, una cagna argentina di otto anni ha salvato un neonato di pochi giorni. Il piccolo era stato abbandonato in un campo vicino ad una baraccopoli di Buenos Aires; «la China» – questo il nome dell’animale, letteralmente sassolino ma anche fortuna – è riuscita a trasportarlo nella sua cuccia, a circa 50 metri di distanza, e lo ha accudito insieme ai suoi cuccioli appena partoriti.

«ACCUDITO CON DELICATEZZA» – Il padrone del cane, un 27enne, ha poi avvertito la polizia e ora il bambino – che pesa circa quattro chili ed è in discrete condizioni di salute – è stato affidato alle autorità. Secondo quanto si legge sul quotidiano argentino Clarin, la cagnetta avrebbe spinto con delicatezza il bambino fino alla cuccia senza afferrarlo con i denti, perché non sono stati trovati segni di morsi sul piccolo. Il bambino, che presentava solo leggeri escoriazioni, è stato salvato da una morte certa che altrimenti sarebbe sopraggiunta per ipotermia. Il calore dei cuccioli e della China, invece, l’hanno protetto. Cuore di mamma.

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fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_agosto_23/cagna_salva_bambino_argentina_683890de-7118-11dd-940b-00144f02aabc.shtml

Free Gaza: ultim’ora

Vi avviso che le navi sono da poco arrivate nel porto di Gaza. I membri del Free Gaza stanno bene, ed a quanto ci risulta Israele non ha opposto particolare resistenza.
Appena avremo altre notizie verrete informati.

Ricevuto il: 23/08/08 17:59 via mail

free gaza movement

Se volete vedere le foto dei coraggiosi partecipanti alla missione, tra i quali c’è ovviamente anche Vik, cliccate qui:

http://www.flickr.com/photos/29205195@N02/page3/

Così guardandole ci potremo rendere conto di chi veramente sta portando avanti questa iniziativa e, ricordando i loro volti, sarà più facile rivolgere loro un pensiero… per esortarli a non mollare e per infondergli un po’ di speranza! Perché in fondo non sono guerrieri, sono solo persone semplici come noi che portano avanti, nel vero senso della parola, un ideale!

Fonte: http://ilsonnodellaragione.iobloggo.com/

Clandestini nel suo capannone: nei guai un assessore leghista

Leghisti a Pontida - 1 giugno 2008 - foto AP, Alberto Pellaschiar - 250x185
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Predicano bene, ma razzolano molto male. I leghisti urlano contro l’immigrazione clandestina e nel frattempo sfruttano gli stessi immigrati per arricchirsi.

Faceva così anche Roberto Zanetti, assessore della Lega alle Attività produttive e presidente degli artigiani di Cartigliano, comune in provincia di Vicenza. Nel capannone di sua proprietà la Guardia di Finanza di Bassano del Grappa ha scoperto un laboratorio di confezionamento di abbigliamento con nove cinesi costretti a lavorare in condizioni pietose.

L’assessore adesso cerca di difendersi dicendosi sconcertato. «Questa storia mi toglie 10 anni di vita, io non ne sapevo niente».

Dopo aver effettuato una serie di controlli nei giorni precedenti, i finanzieri della Compagnia di Bassano sono entrati in azione all’una di notte di mercoledì. Nell’immobile c’erano 9 asiatici. A finire in manette sono state la donna cinese che gestiva il laboratorio, immigrata regolarmente in Italia, e due operai sui quali pendeva già un provvedimento di espulsione, arrestati per violazione della legge (pensa un po’) Bossi-Fini. Tre erano regolari, di altri tre non avevano documenti.

Gli operai lavoravano giorno e notte in mezzo a puzza e rumore. Ma nel capannone erano completamente segregati dormendo in due stanzette nascoste dietro un armadio con un solo e lurido wc. Gli otto vivevano come schiavi: lavoravano tutta la notte, non uscivano mai. La “direttrice”, almeno, aveva una camera tutta per sè.

«Quando siamo arrivati hanno iniziato a correre e a gridare, ma la cosa che ci ha colpito di più – spiega il capitano Danilo Toma della compagnia di Bassano del Grappa – è stato il doppio fondo che abbiamo trovato su un muro. Da una botola si accedeva alle stanze, di cui una piccolissima, pochi metri quadri con i letti ammassati e un puzzo incredibile».

Per quanto riguarda la posizione dell’assessore, il capitano spiega: «Come il fratello, al momento non è indagato, anche perché il contratto di affitto era regolare». Difficile però credere che la famiglia Zanetti non fosse al corrente di cosa stesse accadendo nel capannone. «La casa dei Zanetti dista poche centinaia di metri», osserva il capitano. In più, non è la prima volta che nel profondo Nord est leghista vengono scoperti laboratori clandestini: «Di casi simili anche in zona ne abbiamo scoperti parecchi», ricorda il capitano.

Zanetti da parte sua cerca di difendesi. «La cinese titolare – spiega Roberto Zanetti – era venuta da noi la scorsa primavera; era stata costretta ad abbandonare la precedente sede, ne cercava un’altra e aveva saputo del nostro capannone. Era iscritta alla Camera di Commercio e, a quanto ci constava, i suoi dipendenti erano a posto con il permesso di soggiorno. Insomma, sembrava tutto in regola e abbiamo perfezionato la locazione, alla luce del sole».

Peccato che “alla luce del sole” però non lavorassero i cinesi. E Zanetti ne era al corrente. «Parevano invisibili – continua l’assessore vicentino – lavoravano di notte, come formiche, non disturbavano. Cosa combinassero là dentro, non lo sapevamo: avevano messo subito le tende alle finestre e non aprivano a nessuno. Consideravamo l’affitto che ci pagavano una sorta di compensazione: in fondo, è proprio per colpa della Cina che abbiamo cessato la nostra attività originaria».

È rimasto «sorpreso e sconcertato» anche il sindaco leghista di Cartigliano, Germano Racchella, nell’apprendere che il capannone dove è stato scoperto un laboratorio cinese clandestino è di proprietà di un suo assessore. «Una bella mazzata – commenta il primo cittadino – Sono sorpreso più come leghista che come sindaco», dice orgogliosamente. Racchella non ha ancora sentito il suo assessore e collega di partito Roberto Zanetti e non lo farà prima di sera. «Ho convocato una riunione – spiega il sindaco – vedremo cosa uscirà dall’incontro».

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Pubblicato il: 22.08.08
Modificato il: 22.08.08 alle ore 18.16

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78274

Ortofrutta, rincari fino al 200% nel percorso dal campo alla tavola

Studio della Banca d’Italia sulla filiera di questo tipo di prodotti
Tra i motivi di un incremento così vertiginoso, la struttura dei mercati all’ingrosso

Aumenti molto superiori rispetto a quelli di paesi come Francia e Spagna

Ortofrutta, rincari fino al 200% nel percorso dal campo alla tavola

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ROMA – Il prezzo dei prodotti ortofrutticoli compie un balzo medio del 200%, nel percorso che va dal campo di raccolta alla tavola del consumatore finale. Il dato emerge da uno studio della Banca d’Italia che punta il dito contro la struttura dei mercati all’ingrosso italiani: vecchi, frammentati, scarsamente informatizzati e con orari di apertura poco flessibili che ostacolano lo sviluppo della concorrenza.

E’ dunque la struttura della filiera a determinare il prezzo ultimo dei prodotti: più è lunga, più caro sarà il bene acquistato dal consumatore finale. E infatti l’indagine, che si avvale anche dei risultati di uno studio dell’Antitrust, sottolinea come il ricarico risulti inferiore all’80% “nel caso di filiere cortissime (passaggio diretto dal produttore al venditore)” ma “prossimo al 300% nei casi in cui siano presenti 3 o 4 intermediari oltre al produttore e al distributore finale”. Un rincaro molto maggiore rispetto a quello di paesi europei come Francia e Spagna, dove si attesta intorno al 60%.

La grande distribuzione italiana acquista direttamente dal produttore in meno di un quarto dei casi, ricorrendo invece a più di un intermediario per quasi il 40% degli acquisti, “a causa dell’elevata stagionalità e deperibilità dei prodotti o a fronte di una scarsa organizzazione della produzione agricola”. I venditori ambulanti risultano invece la tipologia distributiva con la filiera di approvvigionamento più corta, “rappresentata in circa il 60% dei casi da un solo intermediario, coincidente di norma con il mercato all’ingrosso”.

Ma sotto accusa finisce anche la struttura dei mercato all’ingrosso italiano, che “si caratterizza ancora per la presenza di una moltitudine di strutture di piccola dimensione. A fronte dei 19 mercati all’ingrosso esistenti in Francia e dei 23 in Spagna, in Italia sono presenti quasi 150 strutture”, il 90% delle quali ha “una dimensione pari a meno di un quinto di quella delle realtà minori in Francia e Spagna”. A questo va aggiunto che “poco meno della metà delle strutture italiane risale agli anni Sessanta e Settanta, e quasi un terzo è antecedente alla Seconda guerra mondiale”.

Risultato: soprattutto al Sud, “il complesso dei mercati all’ingrosso si presenta insufficiente a trattare un’offerta agricola rilevante, ridistribuendola verso altri mercati di sbocco”.

Quasi sempre, poi, “manca un sistema informatico adeguato sia per la rilevazione dei prezzi sia per garantire la tracciabilità dei prodotti”, mentre l’ampliamento degli orari di apertura “che consente di accrescere il grado di concorrenza tra gli operatori, oltre a offrire un maggior servizio all’utenza”, ha trovato sinora “scarsa applicazione” soprattutto al Nord, dove i mercati sono aperti spesso solo la mattina. Fanno eccezione i mercati di Fondi e di Roma, aperti nell’arco di tutta la giornata.

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23 agosto 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/economia/prezzi-pane/ortofrutta/ortofrutta.html?rss

Pechino 2008, Reporters sans Frontieres: bilancio disastroso, tarpata la libertà d’espressione/Quando Reporters sans frontieres copre la CIA

Un gendarme cinese PECHINO (22 agosto) – È la denuncia brutale e senza mezzi termini di un «bilancio disastroso» quella di Reporters sans Frontieres (Rsf) sul rispetto della libertà di espressione in Cina durante i Giochi di Pechino: «Non c’è stata nessuna tregua olimpica».

«Cinismo» delle autorità cinesi, «vigliaccheria e codardia» del Comitato internazionale olimpico (Cio) nel fare rispettare la Carta che protegge la «dignità umana» e «poca serietà» del presidente francese, Nicolas Sarkozy, così come di quello americano, George W. Bush, e dei dirigenti giapponesi, per aver assistito alla cerimonia di apertura dei Giochi perdendo il loro «onore di garanti della democrazia».

Il segretario di Rsf. Non ha risparmiato nessuno Robert Menard, il segretario di Rsf, l’ organizzazione che difende la libertà di stampa e i giornalisti. «Almeno 22 giornalisti stranieri sono stati aggrediti, fermati o ostacolati nel loro lavoro», ha detto Menard, e «almeno 50 militanti cinesi dei diritti dell’uomo sono stati posti in stato di fermo di polizia, costretti a lasciare la capitale durante i giochi». Inoltre la polizia, spalleggiata da civili cinesi, ha impedito a diverse riprese – secondo Rsf – ai giornalisti di seguire manifestazioni pro-Tibet o per i diritti umani. «Almeno 15 cinesi sono stati arrestati per aver solo chiesto il diritto a manifestare e almeno 47 militanti pro-Tibet, in gran parte dell’organizzazion Students for a Free Tibet, sono stati fermati ed espulsi», secondo il rapporto di Rsf. «Vigileremo per assicurarci che il periodo post-olimpico non si accompagni ad una nuova ondata di repressione», ha aggiunto il segretario generale di Rsf.

Il Cio ne tenga conto per il futuro. «Questa repressione resterà uno dei fatti che hanno fortemente segnato Pechino 2008. È necessario che i membri del Comitato olimpico internazionale ne tengano conto nella scelta del loro prossimo presidente, visto che il mandato di Jacques Rogge si conclude tra un anno. E non è immaginabile votare per lui e rieleggerlo alla testa del Cio». Menard chiede che «la libertà di espressione» diventi uno dei criteri da rispettare nell’assegnazione dei Giochi a una città candidata «visto che il movimento olimpico ha rifatto l’errore di Pechino attribuendo i giochi del 2014 alla città russa di Soci». Il segretario di Rsf è particolarmente duro contro Sarkozy, che in questa occasione «ha mostrato fino a che punto è capace di cambiare l’abito in base alle convenienze». «Muta continuamente opinione – ha detto Menard – Non si può in nome degli affari, del denaro, mettere i propri principi in tascà».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=29859&sez=HOME_SPORT

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Quando Reporters sans frontieres copre la CIA

di Thierry Meyssan*

18 agosto 2005

fonte: Voltairenet.org

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Reporters sans frontières gode, in Francia, di un onorevole reputazione, mentre i media latino americani l’accusano di essere assoldato dalla NED/CIA. L’associazione raccoglie più di 2 milioni di euro all’anno grazie al pubblico francese che contribuisce economicamente ad aiutare i giornalisti oppressi nel mondo. In realtà, solo il 7% del budget totale di RSF è destinato alla sua missione principale.

La vera attività dell’associazione, da quando ha firmato un contratto con la fucina d’Otto Reich, si è trasformata in lotta ai regimi progressisti latino-americani (Cuba, Haïti, Venezuela).

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Durante il processo alla Havana, nel 2003, Nestor Baguer ha pubblicamente chiamato in causa Robert Ménard , e l’ha accusato di collusione con i servizi segreti statunitensi. Nello stesso periodo, reporters Sans Frontières (RSF), di cui M. Ménard è il direttore esecutivo, ha condotto una campagna contro il governo cubano e lo ha anche accusato di imprigionare giornalisti dissidenti.

Da allora, la polemica non ha smesso di inasprirsi fino a quando la giornalista statunitense Diana Barathona, del Northern California Media Guild, facesse un passo in più avanti accusando Reporters Sans Frontières di essere finanziato dalla NED/CIA e di scrivere i suoi rapporti sotto l’influenza dell’amministrazione Bush.

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Robert Ménard, direttore di Reporters sans Frontières
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Abbiamo ritrasmesso questa controversia sul nostro sito spagnolo, Red Voltaire, e rimpiangiamo di averlo fatto senza sfumature. Difatti, l’indagine del nostro corrispondente canadese Jean-Guy Allard, e le altre verificazioni del nostro comitato francese, dimostra che il finanziamento diretto di RSF dalla NED/CIA è aneddotico e recente, in modo tale che non abbia potuto influenzare la sua attività. Intanto ci scusiamo nei confronti di RSF. Rimpiangiamo, tanto più che questo errore nasconde fatti davvero sorprendenti.

Inizialmente fondata per mandare reporters a testimoniare dell’azione d’ONG umanitarie, Reporters Sans Frontières si è evoluto per diventare un’organizzazione internazionale di sostegno ai giornalisti repressi. L’associazione è stata riconosciuta d’utilità pubblica dal decreto del Primo ministro Alain Juppé, il 19 settembre del 1995. Questa posizione le ha permesso di accedere più facilmente ai finanziamenti pubblici che rappresentano, negli ultimi conti pubblicati [1] 778 000 euro. Provengono dai servizi del Primo ministro francese degli Affari Esterni, dall’Agenzia intergovernativa della francofonia, dalla commissione europea, dall’OSCE e dall’UNESCO. RSF può anche contare sul mecenate privato (FNAC,CFAO, Hewlett Packard, Fondation Hachette, Fondation EDF etc.) per circa 285 000 euro. Tuttavia, la maggior parte del budget proviene dalla generosità del pubblico, in particolare per la vendita dell’album annuale per la libertà della stampa e altre operazioni speciali ossia 2 125 000 euro su un budget totale di 3 474 122 euro.

Ora, l’attività concreta di Reporters sans frontières è molto distante da ciò che i donatori credono finanziare. Il fondo d’assistenza ai giornalisti oppressi, vale a dire il pagamento della parcella degli avvocati che difendono i giornalisti oppressi, il sostegno materiale alle loro famiglie, lo sviluppo delle Case dei giornalisti, tutto ciò che rappresenta il cuore dell’attività ufficiale e la ragione della generosità del pubblico riceve solo … il 7% del budget generale ! Sì, avete letto proprio bene : per 1 euro dato per i giornalisti oppressi, solo 7 centesimi arrivano a destinazione.

Dove va a finire il resto?

La vera attività di Reporters sans Frontières è di condurre campagne politiche con bersagli ben determinati. Sarebbero legittimi se, come la Fondazione Soros [2], non strumentalizzassero la libertà della stampa al punto di evocarlo per giustificare gravi violazioni del diritto internazionale. A titolo di esempio, RSF si è congratulato del rapimento del presidente costituzionale d’Haïti da parte delle Forze speciali statunitensi appoggiate da una logistica francese [3], in quanto Jean-Bertrand Aristide sarebbe stato un “predatore della libertà della stampa”; un qualificativo sostenuto da una visione troncata di avvenimenti che mirava a far passare il presidente haïtiano per il responsabile dei crimini di giornalisti. È giocoforza osservare che Reporters sans Frontière sosteneva tramite i media un’operazione nella quale il governo francese si era smarrito, mentre lo stesso governo francese sovvenzionava l’associazione.

Il carattere ideologico delle campagne di Reporters sans Frontières mette l’associazione a volte in ridicolo. Così l’associazione si è indignata del progetto di legge venezuelano mirando a sottomettere i media al diritto generale, ma non si è preoccupata del ruolo del magnate dell’audiovisivo Gustavo Cisneros e dei suoi canali TV nel tentativo del colpo di stato militare per destituire il presidente costituzionale Hugo Chavez [4].

Affiche d'une campagne anti-cubaine de RSF Alla fine, è a proposito di Cuba che la polemica si è cristallizzata, tanto è vero che RSF ha fatto del regime castriste l’asso principale delle sue campagne. Secondo l’associazione, i 21 giornalisti imprigionati sull’isola sarebbero stati accusati abusivamente di spionaggio a favore degli stati Uniti e sarebbero in realtà vittime della repressione governativa. Per lottare contro questo governo, RSF ha organizzato diverse manifestazioni, tra le quali quella del 14 aprile 2003 davanti all’Ambasciata di Cuba a Parigi la quale è andata a finire male. Nel suo entusiasmo, l’associazione ha ugualmente disturbato la sessione della Commissione dei diritti dell’Uomo, alla sede dell’ONU a Ginevra. I suoi militanti avevano preso da parte la presidenza libica della Commissione e molestato anche dei diplomatici. Di conseguenza, RSF è stato sospeso per un anno del suo stato d’osservatore al Consiglio economico e sociale (Ecosoc) dell’ONU. Robert Ménard ha stigmatizzato le derive della commissione perché secondo lui, la violazione dei diritti dell’uomo si trova nelle mani di specialisti. Però le sanzioni contro RSF sono state votate dagli Stati perfettamente democratici come l’Africa del Sud, il Brasile, Il Benino.

Interrogato via telefono, Robert Ménard ricusa le allegazioni secondo le quali RSF sarebbe stato comprato grazie ai soldi della NED/CIA [5] per condurre una campagna contro Cuba. Spiega che l’associazione ha richiesto una sovvenzione all’Agenzia statunitense per aiutare i giornalisti oppressi in Africa e che alla fine ha ricevuto solo 40 000 dollari à metà gennaio 2005. Di cui atto.

Proseguendo la discussione, M. Ménard ricusa anche le accuse del nostro collaboratore Jean-Guy Allard, d’altronde giornalista all’agenzia nazionale Granma Internacional. Nella sua opera, il Dossier Robert Ménard. Perché RSF si accanisce contro Cuba, questo ultimo riporta i legami personali stretti che il direttore esecutivo dell’associazione mantiene con gli ambienti di estrema destra anticastriste a Miami, e in particolare con Nancy Pérez Crespo. Alzando la voce, ci accusa di proiettare dei presupposti ideologici sulle cose, mentre la sua associazione e lui stesso si sottopongono alla più grande neutralità. Poi, ci accusa di accordare credito alla “propaganda comunista” (sic).

Dopo verificazione, Robert Ménard frequenta davvero l’estrema destra di Miami e RSF è finanziata dal lobby anticastriste per condurre una campagna contro Cuba. Nel 2002, RSF ha firmato un contratto con il Center for a Free Cuba e i cui termini non sono conosciuti. Al termine di questo contratto, ha ricevuto una prima sovvenzione di 24 970 euro e poi è stata aumentata e ha raggiunto il 59 201 euro nel 2003. L’importo del 2004 non è ancora conosciuto.

Il Center for a Free Cuba è un’organizzazione creata per rovesciare la rivoluzione cubana e riportare al potere il regime di Battista [6]. È presieduta dal padrone dei Rhum Bacardi, diretta dal vecchio terrorista Frank Calzon, e articolata a una fucina della CIA, la Freedom House [7].

Il contratto firmato con il Center for a Free Cuba è stato negoziato nel 2001 con il responsabile allora dell’organizzazione : Otto Reich, il campione della contro-rivoluzione in tutta l’America latina [8]. Lo stesso Otto Reich, diventato vice segretario di Stato per l’emisfero occidentale, fu l’organizzatore del colpo di stato fallito contro il presidente eletto Hugo Chavez ;poi, diventato capro espiatorio speciale del presidente Bush, soprintese l’operazione di rapimento del presidente Jean-Bertrand Aristide.

RSF: il 7 % di sostegno ai giornalisti oppressi e il 93 % di propaganda imperialista statunitense.

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[1] Gli ultimi conti pubblicati sono quelli del 2003. I conti 2004 saranno pubblicati questo mese.

[2] La Fondazione Soros ha sovvenzionato RSF nel 2003 dando la somma di 70 378 euro. A proposito di questo organismo, vedere : ” George Soros, speculatore e filantropo “, Voltaire, 15 gennaio 2004.

[3] ” Colpo di Stato in Haïti “ da Thierry Meyssan, Voltaire, 1 marzo 2004 ; ” Jean-Bertrand Aristide, un anno dopo “, intervista con Claude Ribbe, Voltaire, 22 febbraio 2005.

[4] ” Operazione fallita nel Venezuela “ da Thierry Meyssan, Voltaire, 18 maggio 2002.

[5] ” La NED, nebulosa dell’ingerenza democratica” da Thierry Meyssan, Voltaire, 22 gennaio 2004.

[6] Sull’insieme del dispositivo US, vedere ” Gli Stati Uniti in guerra di bassa intensità contro Cuba “ da Philip Agee, Voltaire, 10 settembre 2003.

[7] ” Freedom House, quando la libertà è solo uno slogan “, Voltaire, 7 settembre 2004.

[8] ” Otto Reich e la contro-rivoluzione “ da Arthur Lepic e Paul Labarique, Voltaire, 14 maggio 2004.

 Thierry Meyssan
Giornalista e scrittore, presidente del Réseau Voltaire.
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Pour en savoir plus, lire Le Dossier Robert Ménard. Pourquoi Reporters sans frontières s’acharne sur Cuba par Jean-Guy Allard et Marie-Dominique Bertuccioli, Lanctôt éditeur (Québec), 12 euros.

Traduzione de Ernesto Carmona, http://www.comedonchisciotte.org

Afghanistan, strage di bambini

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Hamid Karzai: «È martirio»

Accuse ai bombardamenti della Nato

 afghanistan, attacco usa
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«Martirio». Così il presidente afghano, Hamid Karzai, ha condannato l’uccisione dei 76 civili, 50 dei quali bambini, in un bombardamento della coalizione internazionale a guida Usa nella provincia occidentale di Herat, parlando appunto di vero e proprio «martirio», mentre da parte sua la coalizione (Enduring Freedom), che finora ha negato la morte di civili, parlando solo dell´uccisione di «30 insorti», ha reso noto di aver aperto un’inchiesta sull´accaduto.

Karzai in un comunicato ha parlato del «martirio di più di 70 innocenti, per lo più donne e bambini», mentre il ministero dell’interno afghano ha specificato che delle 76 vittime 50 erano bambini di meno di 15 anni, 19 donne e sette uomini.

Le fonti indipendenti che hanno comunicato il bilancio dell’ attacco della coalizione nel distretto di Shindand, fatto proprio dal governo di Kabul, non sono state ancora confermate ufficialmente e la zona colpita è remota e di difficile acceso. Il ministero dell’interno ha comunque inviato una delegazione sul posto per un sopralluogo nell’ambito dell’inchiesta.

Secondo la coalizione americana, i combattimenti sarebbero costati la vita soltanto a 30 militanti, tra cui un leader talebano. Funzionari Usa hanno anche fatto sapere che tale cifra è stata ottenuta dal sopralluogo eseguito da soldati statunitensi e afghani sul terreno una volta conclusi i combattimenti. «Tutte le accuse concernenti vittime civili – recita un comunicato di Enduring Freedom – sono state prese molto sul serio. Le forze della coalizione fanno tutto ciò che possono per evitare la perdita di vite innocenti. È stata aperta un’inchiesta», dice ancora la nota della coalizione. Il portavoce della coalizione, Nathan Perry, ha dichiarato: «È chiaro che ci sono delle accuse e che qualcosa non torna. Prima facciamo luce sul caso, rendendolo ufficiale, e meglio sarà».

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Pubblicato il: 23.08.08
Modificato il: 23.08.08 alle ore 10.24

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78298