Archivio | agosto 26, 2008

Alimentari: il 30% del costo è dovuto a confezioni. Gli agricoltori: serve il doppio prezzo

Persone vicino agli scaffalli di un supermercato (Marco Giugliarelli)

ROMA (26 agosto) – Le confezioni incidono fino al 30 per cento sul prezzo industriale di vendita degli alimenti, e pesano sulle tasche degli italiani spesso più del prodotto agricolo in esse contenuto. È quanto afferma la Coldiretti, che sottolinea che «oltre all’impatto ambientale, l’imballaggio ha una incidenza notevole sui prezzi, sia in quanto componente sempre più rilevante del costo del prodotto, sia per il fatto che aumenta il peso da trasportare».

«L’agroalimentare, con oltre i 2/3 del totale, è il maggior responsabile della produzione di rifiuti da imballaggio, che si moltiplicano anche per effetto delle strategie di marketing che puntano molto sulle confezioni per favorire le vendite, e a causa della tendenza alla riduzione dei formati, a favore dei single e delle famiglie sempre meno numerose. Gli imballaggi gettati nella spazzatura – spiega la Coldiretti – sono aumentati dal 2000 ad oggi di oltre 1 milione di tonnellate (+9 per cento), anche se è cresciuta oltre il 66 per cento la percentuale di riciclaggio».

Nell’alimentare spesso il costo dell’imballaggio supera quello del prodotto in esso contenuto, come nel caso «dei fagioli in scatola dove l’imballaggio incide per il 26 per cento sul prezzo industriale di vendita, – rivela la Coldiretti -, mentre per la passata in bottiglia da 700 grammi si arriva al 25 per cento, per il succo di frutta in brick al 20 per cento e per il latte in bottiglia di plastica sopra il 10 per cento».

Gli imballaggi pesano dunque
sulle tasche e sull’ambiente, ma è possibile abbatterne il numero adottando comportamenti di acquisto consapevoli al momento di fare la spesa: «Si può arrivare a ridurre i rifiuti prodotti in famiglia utilizzando, ad esempio, buste della spesa riutilizzabili, con il ragù fatto in casa, acquistando quando è possibile, grandi formati rispetto a quelli più piccoli o i legumi al mercato anzichè quelli in scatola», afferma Coldiretti.

«Ma si moltiplicano anche le iniziative per favorire il consumo di prodotti che non producono imballaggi, come l’acquisto diretto nelle aziende agricole o nei distributori di vino o di latte sfusi, che consentono di risparmiare fino al 40 per cento rispetto al normale prezzo del latte fresco, in vendita con anche il vantaggio – continua la Coldiretti – di riutilizzare il contenitore impiegato senza dover gettare nell’immondizia le 57 bottiglie di latte all’anno che consuma in media ogni italiano durante l’anno. La lista dei distributori di latte fresco è disponibile sul sito, ma esistono anche furgoni mobili e il prossimo obiettivo è quello di superare alcuni vincoli amministrativi presenti, per garantire l’opportunità di gustare il latte fresco anche nei luoghi pubblici come le scuole, gli uffici, gli ospedali e le mense».

«Mentre sono 57.530 le stalle, le cantine, e i casali dove acquistare direttamente secondo il rapporto dell’Osservatorio sulla vendita diretta delle aziende agricole (www.campagnamica.it) e sono ormai decine in quasi tutte le Regioni i mercati degli agricoltori promossi dalla Coldiretti che consentono di risparmiare sugli imballaggi», conclude la Coldiretti.

La Cia propone il doppio prezzo. Il doppio prezzo sul cartellino di vendita potrebbe portare a ribassi generalizzati del 10 per cento: la Cia (Confederazione italiana agricoltori) illustra la propria proposta per contenere le speculazioni e rendere trasparente il percorso di formazione dei prezzi e offrire più consapevolezza al consumatore.

«È necessario partire da subito con un adeguato intervento legislativo per sperimentare un sistema che consenta di fare trasparenza nelle dinamiche di formazione dei prezzi dei prodotti alimentari»: questo il principio ispiratore che muove la proposta della Confederazione italiana agricoltori sul doppio prezzo. «In sostanza – spiega la Cia – accanto al prezzo finale di vendita da parte del dettagliante, sia posto il prezzo medio all’origine del prodotto calcolato sulla base delle quotazioni della settimana precedente. Il prezzo medio dovrà essere calcolato e ricavato dalle istituzioni preposte già oggi alla rilevazione dei prezzi all’origine pagati ai produttori nelle normali strutture di scambio».

«Bisogna partire – continua l’organizzazione agricola – con un primo paniere di una sessantina di prodotti di largo e diffuso consumo quali gli ortofrutticoli freschi, il pane e l’olio, che consentirebbe di dare inizio ad una vasta operazione di sensibilizzazione da parte dei vari operatori della filiera, ed ad una maggiore consapevolezza da parte del consumatore finale nelle proprie scelte d’acquisto».

«Questo – conclude la Cia – dovrebbe, da subito, innescare anche un effetto domino calmierante sui prezzi finali, con ribassi generalizzati anche nell’ordine di un 10 per cento. Due le possibili opzioni operative. Il doppio prezzo sul cartellino di vendita (ad esempio: carote fresche, Origine 0,10 euro/Kg – Prezzo/Kg 0,80 euro), e l’obbligo da parte dei negozianti di esporre, ben visibile nell’esercizio, il listino dei prezzi medi settimanali all’origine. (Esempio: prezzi medi origine prodotti in vendita, settimana 18/23 Agosto 2008)».

.

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=30001&sez=HOME_ECONOMIA

Voli di Stato, tutti a bordo per Berlusconi: tolte le restrizioni di Prodi

di Eduardo Di Blasi

.

aereo, aeroporto, volo
.
Tutti a bordo. Nella Gazzetta Ufficiale del 22 agosto scorso, in cima ad una serie di priorità nazionali come la certificazione di qualità del «cipollotto nocerino» e della «mela della Val di Non», poco prima delle «modalità tecniche di svolgimento della lotteria ad estrazione istantanea con partecipazione a distanza “Le carte della fortuna online”», in un posto che si immaginava ben occultato nella calura agostana, compare la nuova direttiva sul «trasporto aereo di Stato» del governo Berlusconi. La norma, varata il 25 luglio passato, anche qui con massimo riserbo (non ce n´è traccia né nell´indice analitico del sito www.governo.it, né nella rendicontazione del Consiglio dei ministri di quel giorno), abroga le norme più restrittive sui voli di Stato varate dal governo di Romano Prodi meno di un anno fa e le sostituisce con regole meno rigorose.

.

Nel merito l´articolo 5 della nuova norma apre i portelloni dei voli di Stato («in via del tutto eccezionale e previa rigorosa valutazione», è scritto in modo quasi paternalistico nella legge) al «personale estraneo alla delegazione ma accreditato al seguito della stessa su indicazione dell´Autorità anche in relazione alla natura del viaggio, al rango rivestito dalle personalità trasportate, alle esigenze protocollari ed alle consuetudini, anche di carattere internazionale». Ancora, ad «accompagnatori la cui assistenza sia ritenuta necessaria dalla Prefettura o dalla Rappresentanza diplomatica competente alla trattazione della richiesta». E, sempre in via «del tutto eccezionale» a vice ministri e sottosegretari, che le precedenti direttive del governo Prodi lasciavano a terra.

Insomma, le maglie sono di nuovo larghe, con buona pace di chi in questi anni ha gridato contro gli sprechi della «casta». Certo sul tema dei voli il centrodestra non ha mai badato a spese. Durante i cinque anni del precedente governo Berlusconi i membri dell´esecutivo avevano accumulato una serie impressionante di ore di volo: dal 2002 al 2005, la voce di spesa per i voli di Stato era lievitata da 23 a 65,5 milioni di euro, quasi 180mila euro al giorno. Nel dettaglio la spesa era di 23 milioni nel 2002, di 41 nel 2003, di 52 nel 2004. Nel 2006, anno in condivisione tra Berlusconi e Prodi, la cifra era scesa a 43 milioni per arrivare a 35 nel 2007.

Certo quell´anno fece più notizia il fatto che Clemente Mastella fu fotografato dall´Espresso mentre scendeva da un Airbus presidenziale in compagnia del figlio Elio e del ministro Francesco Rutelli per recarsi al Gran Premio di automobilismo di Monza (la Procura di Roma ha chiesto l´archiviazione per il reato di abuso di ufficio) e così la destra potè soffiare ugualmente sul fuoco del malcontento popolare. Ora, mentre l’imperiese ministro Scajola si preoccupa della conservazione della tratta aerea Fiumicino-Albenga, e Berlusconi immagina 7mila licenziamenti per Alitalia, i 41 aerei blu della flotta di Stato, scaldano i motori.

.
Pubblicato il: 26.08.08
Modificato il: 26.08.08 alle ore 17.46

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78373

Autunno caldo, anzi bollente

Copio tristemente dal blog dell’amico Marco:

Riapre Mirafiori. Ma per 4mila dipendenti c’è la cassa integrazione

.
Stabilimenti Fiat

Dopo la pausa estiva questa mattina i cancelli dello stabilimento Fiat di Mirafiori oggi si apriranno solo per 1000 operai addetti alla produzione della Mi.To, la nuova piccola di Alfa Romeo. Scatta infatti, fino all’8 settembre, la cassa integrazione per 4 mila dipendenti. Altri stop alla produzione sono previsti in altri stabilimenti, oltre a quello torinese, nei prossimi mesi.

immagine: Masaghepensu

.

Sarà dunque un rientro all’insegna della preoccupazione, legata alla congiuntura economica e, di conseguenza, al difficile momento del mercato dell’auto. Il provvedimento è già in calendario anche in altri stabilimenti Fiat.
Non a caso la decisione della cassa integrazione, come spiegato nelle scorse settimane dall’Ad del gruppo, Sergio Marchionne, era stata presa “dopo aver visto l’andamento del mercato nel mese di giugno”.
Il provvedimento è già in calendario anche in altri stabilimenti Fiat: una settimana a ottobre e due a novembre a Termini Imerese, una al mese a Melfi, sei settimane entro dicembre negli stabilimenti Cnh di San Mauro (Torino) e di Imola (Bologna). Sospesi dalla Powertrain i 17 turni introdotti due mesi fa nello stabilimento ex Iveco di Torino.

Fonte rainews24.

Draghi: ”Risolvere la crisi economica non sarà indolore …

___

Non posso certo dire di essere stupita… dopo le notizie della chiusura di piccole industrie prima delle ferie, dopo essere stata io stessa – con tutti gli altri dipendenti – messa in ferie coatte per un mese, dopo il rialzo del prezzo del petrolio (che è anche calato, nel frattempo, ma chi se n’è accorto?), per prevedere un autunno bollente non c’è bisogno della sfera di cristallo.

Ma anche analizzare il passato, trovare i responsabili e – finalmente, magari, una buona volta! – punirli adeguatamente anziché scaricare sempre sui poveri lavoratori più o meno dipendenti e/o disoccupati e/o pensionati i costi di queste “gestioni allegre” non mi basta – e credo che non sia più sufficiente per molti.

immagine: Girodivite

.

Dobbiamo reagire. Dobbiamo cambiare. Dobbiamo sviluppare un progetto di vita assolutamente e diametralmente alternativo alle varie ricette che ci vengono proposte – e che a me convincono sempre meno.

A parte il fatto che è legittimo difendere il posto di lavoro e che dobbiamo comunque strutturarci per poterlo fare, ritengo che sia ormai matura l’ora di ripensare tutto.

La difesa del posto di lavoro non può prescindere, a mio avviso, da considerazioni più generali – direi quasi mondiali.

Intendo dire questo: non è che proteggendo il – sacrosanto – posto di lavoro di un dipendente del bresciano che lavora in una fabbrichetta che produce mine antiuomo sia poi così intelligente… esattamente come non lo è tutelare ad ogni costo il posto di chi lavora ad una catena di montaggio di una fabbrica di automobili.

Il PIL, ‘sto maledetto numerello… ma vogliamo farci entrare nella zucca che non è vero che il progresso si ottiene solo tramite l’aumento del PIL? Vogliamo capire che qui non si tratta più di produrre di più, ma anzi di produrre DI MENO ma MEGLIO? Qualità, non quantità. Non è che cambiare un frigorifero ogni tre anni sia un bel vantaggio… una volta un frigorifero durava una vita o quasi; è vero che costava una cifra e che non tutti se lo potevano permettere, ma oggi le moderne tecnologie hanno reso le cose meno costose. Il fatto è che – adesso – costa spesso meno cambiarlo che procurarsi i pezzi di ricambio… però è comunque uno spreco – oltre che una cosa illogica.

Lo so, sto dicendo cose sagge (almeno, spero che qualcun altro le consideri tali…!) ma difficili. D’altra parte, se continuiamo a soggiacere alle logiche di mercato che ci propinano, non andremo molto lontano. Tanto loro, i poteri forti, se ne fregano se noi, cittadini normali, non arriviamo alla fine del mese. Anzi, per certi versi è pure meglio. Così hanno più manodopera disponibile e con meno pretese.

E’ ovvio che non ho soluzioni miracolistiche, ma magari se ci mettiamo insieme e ne parliamo seriamente qualcosa emerge. Di sicuro c’è che non abbiamo bisogno di un cellulare di nuova generazione al mese… ma di grano e latte sì. Possiamo vivere benissimo senza fragole a dicembre… ma non senza un paio di scarpe comode e calde, d’inverno. Banalità, certo. Ma se invece di aspettare le elucubrazioni dei guru dell’economia ci mettessimo a pensare noi, a quello che vogliamo fare per noi e per i nostri figli?

Anche in termini di produzione di rifiuti, beninteso. Anzi, ne tratterò probabilmente in modo più organico prossimamente, ma nel frattempo vi invito a leggere il sito di Andrea

immagine: Ledroses

__________________________________________________________________________________________________

“…Ed infine intorno alle professioni ed alle fonti di guadagno… in primo luogo sono riprovevoli quei guadagni che attirano l’odio degli uomini, come quelli degli esattori a degli usurai. Indegni di un uomo libero e sordidi sono anche i guadagni di tutti i salariati, dei quali si compra il lavoro manuale, e non l’abilità; poiché in essi il salario stesso è quasi prezzo di servitù… Ma fra tutte le occupazioni, da cui si può trarre qualche profitto, la più nobile, la più feconda, la più dilettevole, la più degna di un vero uomo e di un libero cittadino è l’agricoltura…”

Marco Tullio Cicerone, De Officiis, I, 150-151

__________________________________________________________________________________________________

Scuola, denuncia dei consumatori: Caro-libri, 40% in più del 2007

L’indagine del Movimento Difesa del Cittadino su 4 città Milano, Bologna, Roma, Palermo
Conti ancora più salati se si devono acquistare atlanti, dizionari e supporti cd-rom

.

di FRANCESCA GUINAND

.

40% in più del 2007
.

ROMA – La scuola tra poco riapre i battenti ma quest’anno saranno più sconfortati i genitori degli alunni. Non bastano l’Antitrust e i tetti limite del Ministero: sette scuole su dieci per il biennio superiore sfiorano i budget stabiliti. E i libri per le scuole medie costeranno il 20% in più rispetto al tetto previsto dai decreti ministeriali. Ma alcune famiglie dovranno spendere addirittura il 30-40% in più rispetto al 2007. E’ la denuncia del Dipartimento Junior del Movimento difesa del cittadino, che alle porte di settembre ha presentato l’indagine annuale sui costi dei testi per medie e superiori in quattro città italiane: Milano, Bologna, Roma e Palermo. “Abbiamo calcolato una spesa media di 1.500 euro per i 5 anni di un liceo classico e di 835 euro per un professionale” spiega Silvia Landi di Adiconsum. Previsioni che più o meno coincidono con la ricerca del Movimento difesa del Cittadino: a Roma uno studente del classico in cinque anni spende circa 2.100 euro, quindi 600 euro in più rispetto al tetto stabilito dal ministero. E da oggi, la Guardia di finanza ha avviato i controlli a tappeto nelle librerie di otto città per verificare l’adeguamento dei prezzi alle disposizioni dell’Antitrust.

I consigli per risparmiare.
Visto l’aumento l’unica soluzione è trovare soluzioni per risparmiare. “La prima cosa è cercare i mercatini dell’usato: qui si può risparmiare anche il 30% e magari si riesce a vendere qualche libro vecchio” consigliano dall’Adiconsum. Altra cosa da fare, spiegano dall’associazione dei consumatori, è informarsi nelle scuole: per le famiglie con un reddito inferiore ai 15 mila euro ci sono delle agevolazioni economiche, come per i più meritevoli, che possono recuperare dei bunus da spendere in libri di testo. Anche per la Mdg Junior ci sono delle scorciatoie per abbattere il caro-libri. “Non comprate subito i testi – consiglia Rosi Battaglia, curatrice della ricerca – sopratutto per i primi anni delle medie e del biennio superiore, conviene aspettare che l’anno sia iniziato e verificare: primo, se i libri saranno effettivamente utilizzati e secondo, aspettare che il Ministero verifichi il tetto massimo di spesa”. In più Battaglia ricorda che i libri si possono anche noleggiare, risparmiando anche fino al 50% in meno.

I rincari per le scuole medie. Il caro-libri peserà anche sulle scuole medie. Nelle secondarie inferiori pubbliche di Milano, Bologna, Roma e Palermo, nel 2008 tutte le scuole campione sfondano il tetto ministeriale di spesa, con aumenti dal 10% al 20%. In particolare, la differenza delle variazioni va dall’8-10% di Roma e Bologna, al 16% in più di Milano e al 20% in più di Palermo. Il conto può risultare ancora più salato se si considerano i costi dello scorso anno scolastico: per Mdc Junior c’è stato un incremento medio del budget per la dote libraria, sia per Palermo che Milano, del 20%. Inoltre, bisogna calcolare e aggiungere il costo dei libri consigliati (come dizionari, atlanti e supporti cd rom) che, se non presenti già in casa, vanno a sommarsi alla consistente cifra di circa 580/630 euro a triennio, con somme a partire dagli 80 euro a singolo testo.

Aumenti per le scuole superiori. Anche per le superiori dal dossier emerge il dato che la maggior parte delle scuole – oltre il 50% – non è riuscita ad adeguare per tempo ai tetti di spesa ministeriale il costo complessivo dei testi in adozione. Sono, comunque, da segnalare dei miglioramenti rispetto allo scorso anno: in alcune scuole superiori a Palermo e Milano sono stati ampiamente rispettati i budget nei limiti prefissati dal ministero. Mentre permangono i casi eclatanti, come a Roma, dove a molti genitori capiterà di dover accantonare, per il quinquennio al liceo classico del proprio figlio, ben 2.100 euro, oltre 600 euro sopra il tetto stabilito dal ministero. Per quanto riguarda i licei scientifici, si nota un allineamento generale alla tabella di viale Trastevere, con una diminuzione delle forti escursioni dello scorso anno.

Gli istituti tecnici. Dai rilevamenti effettuati sugli istituti tecnici, fermi restando forti divari da una città all’altra, si può invece notare, in generale, una forte diminuzione dei budget, soprattutto rispetto allo scorso anno. Tutti i campioni rilevati da Mdc Junior superano così il tetto di spesa ministeriale, ma rimangono entro il 10% di aumento, tranne il caso virtuoso di Milano, con quasi 300 euro in meno rispetto alle indicazioni. Valutando poi i costi del biennio comune a tutti gli indirizzi, in media 7 scuole su 10 non rientrano nei parametri di legge con variazioni dal 4 al 23% in più. Anche se appare, finalmente, qualche scuola virtuosa: il biennio tecnico a Milano che può delinearsi a quota 287 euro, contro i 460 euro del tetto ministeriale e quasi la metà di Roma e Palermo per lo stesso indirizzo, o come il ginnasio classico palermitano che risparmia oltre 200 euro rispetto al budget previsto.

.

26 agosto 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2006/09/sezioni/scuola_e_universita/servizi/caro-scuola/aumenti-libri/aumenti-libri.html?rss

Mosca: sì a Sudossezia e Abkhazia; “Le difenderemo se attaccate”

Dopo l’annuncio di Medvedev del riconoscimento delle Repubbliche separatiste le critiche della comunità internazionale. Nato e Usa: “E’ inaccettabile”

La Georgia attacca: “Annessione” e il presidente parla al paese
Ma nelle strade delle due regioni ribelli esplode la festa

sì a Sudossezia e Abkhazia "Le difenderemo se attaccate"Il presidente russo Dmitry Medvedev

.

MOSCA – La Russia è pronta ad aiutare Abkhazia e Ossezia del Sud e a garantirne la sicurezza in caso di attacchi. Dopo aver riconosciuto ufficialmente l’indipendenza delle due repubbliche “ribelli” il presidente russo Dmitri Medevedev alza ulteriormente i toni in una intervista alla Cnn riferita dall’agenzia Itar-Tass. Ma aggiunge subito dopo che Mosca non intende intervenire militarmente in altri conflitti nell’ex Urss, anche se deve garantire i suoi interessi “su tutto il perimetro”.

Il riconoscimento delle due repubbliche secessioniste “non è una sfida, ma la nostra posizione, dettata da una serie di circostanze” continua Medvedev. “Per 17 anni abbiamo cercato di aiutare il ripristino dell’unità territoriale georgiana, a tutti i livelli. Tuttavia siamo stati costretti a riconoscere l’indipendenza delle due repubbliche dopo il nuovo spargimento di sangue”.

Non si è fatta attendere la reazione della Georgia, che parla apertamente di “annessione” e di “riconoscimento senza valore legale”. Il presidente Saakashvili ha annunciato che si rivolgerà alla gente con un discorso alla nazione trasmesso in diretta alla televisione di stato. E dalla comunità internazionale arriva un coro compatto di critiche.

La Nato rifiuta il riconoscimento delle due Repubbliche separatiste, gli Stati Uniti parlano di una decisione “inaccettabile”, la Francia, presidente di turno della Ue, chiede una condanna unanime dall’Europa. Alla raffica di attacchi il ministro degli Esteri russo Lavrov precisa che la Russia “non intende annettersi Sudossezia e Abkhazia”. Intanto, nelle due regioni “ribelli” esplode la festa. I due presidenti inviano i loro ringraziamenti a Mosca e parlano di “scelta storica”.

La rabbia di Tbilisi. “Si tratta di una evidente annessione di quei territori, che sono parte della Georgia”. La risposta di Tbilisi è giunta immediata per bocca del viceministro degli esteri Giga Bokeria. Per le strade di Ossezia del sud e Abkhazia, invece, la notizia è stata accolta con spari in aria, fuochi d’artificio e bandiere “nazionali”. Una festa già iniziata ieri, dopo l’approvazione del riconoscimento da parte del Parlamento russo.

Il primo passo di Mosca. Nel discorso alla nazione trasmesso dalla tivù di Stato, Medvedev ha spiegato che la Russia intende “prevenire il genocidio, lo sterminio di quei popoli” e poi ha ordinato al ministero degli Esteri di avviare le trattative per stabilire rapporti diplomatici con Abkhazia e Ossezia del sud. Prime conseguenze anche a livello economico: dopo il riconoscimento, la borsa russa ha registrato un crollo.

La condanna Nato.
Duro l’attacco dell’Alleanza, che, per voce del segretario generale Jaap de Hoop Scheffer, definisce la mossa del Cremlino “una violazione diretta di numerose risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite riguardanti l’integrità territoriale georgiana, risoluzioni che la stessa Russia ha appoggiato”.

Le critiche internazionali. Il segretario di Stato americano Condoleezza Rice ha assicurato che gli Usa “continueranno a considerare le due regioni come parte dei confini internazionalmente riconosciuti della Georgia” e ha accusato Medvedev di non rispettare l’accordo di cessate il fuoco. Condanna della Russia anche da parte di Londra, che ha opposto il suo “rifiuto categorico”, e di Berlino.

La reazione italiana. “Come temevo il riconoscimento c’è stato”. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha espresso il suo rammarico per “un riconoscimento unilaterale che non ha quadro di legalità internazionale alle spalle” e ha paventato il rischio di una “balcanizzazione” della zona del Caucaso.

Processo a Saakashvili. Nel fuoco incrociato di dichiarazioni, l’inviato della Russia alla Nato, Dmitri Rogozin, ha annunciato che il presidente georgiano Saakashvili potrebbe essere processato per quello che è accaduto in Ossezia meridionale.

Mosca: potremmo chiudere il transito Nato
. Stamattina, prima della dichiarazione di Medvedev, il vice capo dello Stato maggiore Anatoli Nogovitsin aveva minacciato la chiusura del territorio russo al transito militare alla Nato verso l’Afghanistan. Ulteriore segno che i rapporti tra la Russia e l’Alleanza sono sul filo del rasoio.

.

26 agosto 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/esteri/ossezia-bombardamenti-3/sviluppi-26ago/sviluppi-26ago.html?rss

SOCIETA’ – 50 volte donna

di Sabina Minardi
.

Hanno già dato. Al lavoro, al marito, ai figli. E a cinquant’anni si riprendono la vita.

Ripartendo dal sesso: finalmente giocoso, senza complicazioni emotive. Perché le catastrofi sentimentali sono alle spalle. E la nuova parola d’ordine è: vogliamo tutto

.
.

A 30 anni si prendono le misure e il futuro è un bungee-jumping: tra storie al capolinea o amori ai nastri di partenza, lavori da conquistare,maternità da assolvere. A 40 anni si corre sempre: dietro un progetto, dietro i figli, dietro un genitore, dietro un rimpianto. Il sesso? Una sosta refrigerante durante il viaggio. E il piacere dell’eros? Di allegre acrobazie non trattenute dai doveri, senza il pathos di fedeltà tradite e gelosie in agguato?

La vita (sessuale) ricomincia a 50 anni:
l’età perfetta per la passione femminile. Donne che tornano alla carica, come mogli o amanti desiderate non solo dai coetanei ma anche da uomini più giovani di loro. Femmine indipendenti, che ripartono da fantasie in stand-by. Seducenti come Sharon Stone; spavalde e ironiche come Samantha-Kim Cattrall; modelli di energia anche per le più giovani, come Madonna; pronte a sovvertire forma ed esistenza, in nome dell’amore: come Cecilia, ex signora Sarkozy.

Avanguardie di un fenomeno limitato alla cerchia delle ricche e famose? Nient’affatto. La novità è proprio qui: dietro l’exploit erotico non c’è solo un’élite di fortunate. La rivoluzione dell’età di mezzo ha i volti e i corpi delle donne moderne: mamme con figli sufficientemente grandi da non destare più troppe preoccupazioni, professioniste affermate o comunque libere dal rampantismo di inizio carriera, casalinghe con hobby forti o impegni nel sociale, ex mogli che hanno avuto la capacità di rialzarsi dopo un abbandono, e di ricostruirsi una vita. A raccontare queste donne nuove, provocatorie nel loro stile di vita, e senza punti di riferimento nel passato, è la ricerca ‘Donne a 50 anni e Sentimenti’, condotta dal Gfk Eurisko per l’Osservatorio Differently del brand della bellezza Lancaster. L’indagine è stata svolta su un campione di 700 donne italiane tra i 46 e i 59 anni. “Dopo il femminismo è il momento di una nuova femminilità”, esordisce la psicologa Irene Bozzi, che ha seguito i lavori della ricerca: “Le protagoniste sono le stesse: le donne che hanno condotto le battaglie degli ultimi trent’anni, e che ora stanno recuperando un’identità nuova. Facendo così da apripista a un modo inedito di intendere la menopausa: non più come la fine della sessualità e l’inizio dell’uscita di scena, anche estetica, ma il tempo di una nuova libertà: reso ancora più piacevole dall’assenza di timori di gravidanze. E dalla consapevolezza di essere ancora molto attraenti”.

Le rughe non fanno più paura. Per le cinquantenni intervistate sono le malattie la fonte d’ansia (per il 70 per cento), ma non quelle connesse con l’ingresso in menopausa (3 per cento). La paura di invecchiare porta brividi solo al 6 per cento, e neppure lo spauracchio della solitudine turba una percentuale troppo alta (il 17 per cento). Il resto lo fanno palestre, spa, chirurgia estetica, trucchi del vestiario, ma soprattutto una sana alimentazione, uno stile di vita più attento e consapevole che in passato. La conseguenza è che una donna su due dice di sentirsi seducente, e lo è davvero. Pronta a rimettersi in gioco. “Il glamour non è un vezzo, ma una conquista”, nota Alessandra Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia dell’Ospedale San Raffaele Resnati di Milano: “Queste donne non abdicano al fascino e alla seduzione. L’alfabeto della loro autonomia deriva dalle loro madri, l’incoraggiamento del talento dai padri: le cinquantenni di oggi si distinguono per una migliore qualità dell’invecchiamento”.

E dal momento che serenità e sicurezza aggiungono fascino, ad accompagnarle, in casi neppure rari, sono uomini molto più giovani: “Succede molto spesso”, conferma Bozzi: “Come i maschi cinquantenni volgono lo sguardo verso le più giovani, a conferma della loro virilità, e non resistono alla tentazione di esibirla, le nuove cinquantenni svelano un’inclinazione verso gli uomini più giovani. Anche senza sbandierarla”.

.

Non che stiano sempre a far sesso: la fotografia che emerge dalla ricerca mostra una generazione che al primo posto mette l’amore (per il 94 per cento). “Amarsi, alla mia età, significa rimanere con il mio compagno, appagata dal cammino che abbiamo fatto insieme”, risponde una larga maggioranza. Ma è la stessa vita di coppia a cambiare, vissuta con la stessa intensità e passione dei 20 anni (per il 58 per cento); con una consapevolezza maggiore di quando ne avevano 30 (per l’80 per cento). E in forme decisamente più libere (l’82 per cento). Più esplicitamente, alla domanda se le donne cinquantenni tradiscono il loro partner, tre donne su 10 dicono di sì. Un dato persino prudente, se confrontato con un’altra ricerca condotta dall’Istituto di studi psicologici transdisciplinari di Roma, e riferito dall’Osservatorio Differently: una cinquantenne su due sarebbe ‘fedifraga’. Di certo, la confessione della scappatella è assai più tipica in questa fascia di età che tra le trentenni.

“I 50 anni sono lo spartiacque tra la menopausa e la parte fertile della vita. Psicologicamente, non è un caso che una fase così rivoluzionaria si apra proprio in quel momento”, dice il sessuologo Emmanuele A. Jannini, coordinatore del primo corso di laurea in Sessuologia all’Università dell’Aquila: “Dal punto di vista sociale, una cinquantenne di oggi non ha niente a che vedere col passato: è obiettivamente la trentenne di qualche generazione fa. Lo specchio le rimanda l’immagine di una donna giovane, capace di entusiasmi e sex appeal. Questa donna in passaggio, che deve fare i conti con il dato biologico della menopausa, ha una reazione di libertà: gli ormoni la privano di una certa parte di femminilità, e lei reagisce risottolineando la femminilità. Ecco perché credo che le cinquantenni siano un potente polo d’attrazione per maschi più giovani, con motivazioni diverse: c’è chi ricerca una sessualità meno aggressiva, chi è attratto dalle dolcezze di una donna che è passata dalla maternità, chi si sente più svincolato dagli impegni e dalle aspettative di una coetanea. Per questo sono convinto che queste donne tradiscano davvero più delle trentenni o delle quarantenni: quando si è giovani la fedeltà pesa molto nella costituzione della coppia. A 50 anni, invece, si può ripartire. Esattamente come molti maschi”.

.

La parità arriva a 50 anni? Ad allargare la fotografia sulla versione contemporanea della mezza età, e a confermarla, è anche un’inchiesta sulla sessualità dei francesi, da poco realizzata dall’Institut national de la santé et de la recherche médicale e dall’Institut national d’études démographiques. Una mappatura dei comportamenti sessuali ricavata dalle risposte di 12 mila persone, dove tra età della prima volta scesa a 17 anni e numero di partner in aumento per tutti, le nuove abitudini delle cinquantenni si fanno ben notare: comprano sex toys, fanno incetta di lingerie sexy, usano Internet come teatrino degli incontri, o per raccontarsi e condividere questa seconda vita, come Sophie Bramly, 48 anni, ex responsabile Internet di Universal Music, oggi attiva sulla Rete con SecondSexe.com, evidente omaggio a Simone de Beauvoir. “Le mie pazienti di 50-60 anni rivendicano con forza una sessualità gratificante”, osserva Gérard Salama, che ha pubblicato ‘Confidences d’un gynécologue’ (Plon): “Se quella di coppia non funziona più, la cercano fuori”.

Che fine fa allora l’istinto sentimentale, destinato in faccende di sesso a marcare l’ultima differenza tra uomo e donna? Resta: ma in forma di scenario dal quale la sessualità femminile non sa prescindere. Romanticismo concordato, parole e gesti rassicuranti ed illusori, come quinte per il tempo di un rapporto o poco più. Il resto è la libertà di sperimentare. Senza timori: per la prima volta, l’Osservatorio Differently sottolinea, senza soggezioni verso le più giovani. “L’intraprendenza delle donne dai 45 anni in più, estremamente libere nei confronti del sesso, è uno dei dati che mi hanno colpito di più”, racconta Alberto D’Onofrio, regista di Erotika italiana, una produzione di 12 documentari in onda su Cult (e presentati all’interno del Roma Fiction Fest) dedicati all’erotismo degli italiani: “Ho raccontato l’esperienza di due coppie di 45-50 anni, di Roma e di Torino, che si incontrano per passare un weekend insieme: sono le donne a guidare il gioco.

E le cinquantenni sono le più coinvolte da situazioni estreme: spesso per riaccendere la passione con il marito. Come si vede in una puntata dedicata alle gang bang, sesso tra una donna e almeno cinque uomini, con il marito, non partecipe, presente. Il sesso è un indicatore di fenomeni culturali: in questa fascia di età io riscontro anche il più alto numero di donne che hanno rapporti con gigolò: una delle mie intervistate, una 45enne di Torino con un importante incarico nell’editoria, ne ha chiamato uno dopo una lite con i colleghi. Costa sui 500 euro uscire con un uomo, ma è un fenomeno sempre più vistoso: perché si vuole eros senza destabilizzazioni emotive; perché si vuole far ingelosire qualcuno. Oppure per farsi vedere in compagnia di un uomo”.

E mentre la cronaca segnala la presenza di un sospetto numero di ‘jardineiros’, sudamericani col fisico e l’abbronzatura giusta, assunti come domestici ma ad altro servizio di ricche signore in Canton Ticino, la sociologa Régine Lemoine-Dhartois, autrice del libro ‘Un age nommé désir. Féminité et maturité’ (Albin Michel), avverte: “Vigiliamo, o saremo vittime di un altro diktat: quello del piacere obbligatorio”. Età della parità, d’accordo. Purché a ognuno il suo spensierato nirvana.

.

__________________________________________________________________________________________________

Scelta maschia

.

La percentuale più alta, il 22 per cento delle donne intervistate, non ha uomini ideali: pragmatiche e smaliziate, non hanno una loro icona dei sogni. Il 20 per cento è affascinato dagli intellettuali, più inclini, secondo loro, al dialogo e allo sforzo di capirsi. Il 17 per cento è attratto da imprenditori e uomini d’affari, garanzia di sicurezza economica e solidità psicologica. Il 14 per cento ha tra le sue fantasie personaggi del cinema. Bassissima la percentuale di donne che trovano affascinante un uomo politico: solo il 3 per cento. Ex aequo con i più desiderati di una volta: i nobili. Loro, le cinquantenni di oggi, ormai lo sanno: i principi azzurri non esistono.

__________________________________________________________________________________________________

21 agosto 2008

PRIVACY – Motori di ricerca e anonimato (..non c’è da illudersi)

Ringraziamo vecna per l’interessante segnalazione

.

https://i1.wp.com/www.logoogle.com/images/Google-Logos/Jenny/Fake01.07.2004MarioGoogle.gif

Vecchi attacchi all’anonimato e svisceramento di questa occulta profilazione

.

(articolo fortemente modificato il 24/03/08)

(l’articolo ha raggiunto uno dei suoi scopi ad agosto, come aggirare google)

Tim, il creatore del web, nell’intervista Web creator rejects net tracking” ha spiegato perché la profilazione è un rischio per gli utenti. La cosa bella è che Tim è molto più autorevole di me (la finaccia fantasma), degli ippoliti (luci e ombre di google) e di un eroe di nome Daniel Brandt (google-watch). Ma basterà l’autorevolezza del Creatore ? Il problema di cui parla è difficile da comunicare, molto di più di altri problemi di privacy come l’intercettazione o il furto del portatile. Perchè ? Noi ci esponiamo su Internet riflettendo sull’importanza dei dati che diamo nel singolo “invio” (il nome e il cognome, la carta di credito) ma non vediamo il significato dei dati che diamo in un arco di tempo maggiore.Ne risulta che l’intercettazione e furto sono molto più “concreti” come tipologia di perdita. L’user tracking/net tracking/user profiling non sono dati che ci possono essere sottratti, ma dati che comunichiamo per necessità e per leggerezza, e non hanno alcun valore se raccolti in un singolo momento, lo ottengono se collezionati per un lungo periodo.

La terminologia in gioco:

user profiling: nome e feature inventata da Microsoft affinchè tenere traccia del comportamento dell’utente, perché il suo sistema operativo (dell’utente o di MS ?) possa decidere cos’è meglio per lui.

profilo: insieme di dati che descrivono in modo quasi univoco una persona. di solito il profilo è fotografico. Ad esempio il mio naso e i miei occhi sono caratteristici per definirmi in quanto volto differente da un altro; allo stesso modo, il mio profilo informatico (ricevo posta da certe persone che conosco solo io, cerco informazioni su argomenti che interessano solo a me) descrive il mio profilo utente Internet: il mio “volto” informatico.

user tracking: coppia di nomi più intuitiva di user profiling. Viene fatta da chi raccoglie dati in Internet al meglio delle proprie possibilità. Lo può realizzare chi intercetta il traffico (tutti quelli in mezzo che lo leggono), chi lo invia (il client, gli spyware fanno in parte anche questo) e chi lo riceve (il server, che non aspetta altro). Sono log molto più dettagliati. Quello che è differente da un semplice log è il “soggetto”. Un servizio di posta avrà come log quello che succede su di lui, e così il web. Un log di sistema avrà come soggetto il server, gli accessi, i crash, ecc… Quando il soggetto è l’utente, si tratta di user profiling. Ad esempio: L’utente si è collegato alle 18.45, dopo 10 secondi è passato sopra al banner con la tettona, dopo ha letto un email di Mr-X, non ha risposto. dopo 40 secondi ha cliccato sul link “meno tasse = più privatizzazione”, e dopo 20 minuti ha risposto all’email di Mr-X.

Alcuni dati è intuitivo che un server li sappia (contenuto email, provenienza del login, sequenza di click fatti), altri è meno intuitivo (passaggio del mouse, velocità di scrittura, click di link esterni) ma ajax, flash e http redirect hanno il loro subdolo impiego e possono fornire queste informazioni.

Un profilo è qualcosa che descrive la persona in un modo unico, ed una volta che il profilo è stilato, anche se l’utente dovesse anonimizzarsi, qualora il suo profilo ricomparirebbe composto la sua connessione anonima sarebbe plausibilmente riconducibile a quella riconoscibile precedente.

Ad esempio:

Mario all’inzio della sua carriera ha l’email <m.rossi@tim.it> con la quale si collega da casa. Scrive e-mail a varie persone, tra le quali: la madre, il capo, la ragazza. Questo fa generare un profilo di questo tipo:

  • m.rossi <-> ragazza
  • m.rossi <-> madre
  • m.rossi <-> capo

chi sta raccogliendo i profili, non ha solo quello di m.rossi, ma anche:

  • ragazza <-> amica1
  • ragazza <-> amica2
  • ragazza <-> m.rossi

e poi:

  • madre <-> mailing list “suore di milingo”
  • madre <-> m.rossi

per finire:

  • capo <-> cliente1
  • capo <-> cliente2
  • capo <-> moglie del capo
  • capo <-> m.rossi

Dopo 2 anni cambia qualcosa, e m.rossi inizia a capire l’importanza dell’anonimato e della riservatezza. Cambia la propria email in anon5466@autistici.org, e ci accede solo tramite TOR. Prima la sua email era riconducibile alla sua persona, ora no. Prima il suo IP era riconducibile alla connessione di casa sua, ora no. Ma è davvero anonimo ?

L’esistenza di un “profilo” fa in modo che, pur quando cambierà email, anon5466 non avrà contatti differenti da quelli che aveva mario prima, quindi:

  • anon5466 <-> ragazza
  • anon5466 <-> madre
  • anon5466 <-> capo

E chi dovesse avere tutti i profili storati in un db, e stesse cercando la nuova email di m.rossi, quale difficoltà avrebbe a fare una query siffatta:

“cerca tutti gli utenti che comunicano con $ragazza, $madre, $capo (e gli altri, li possiamo pure ignorare, m.rossi era l’unico con quei 3)”

2 anni prima la query avrebbe risposto m.rossi, ora si voleva ritrovare m.rossi, e la query te lo ritrova: anon5466, m.rossi si credeva anonimo, ma il suo profilo sociale (o digitale ? o socio-digitale ?) l’ha seguito, rendendo la nuova mail riconducibile alla vecchia.

Questo è il problema che sento quando parlo di “profilazione”. Il fatto che la categorizzazione degli individui sia immorale/pregiudizievole/da regime/ecc… me ne può importare poco, ma il fatto che una volta stilato il mio profilo questo mi segua, mi inquieta di più.

La profilazione dove può essere effettuata ?

Ovunque gli utenti lascano delle tracce. L’esempio precedente riguarda la profilazione del solo mittente-destinatario email, ma il valore dei profili si sente quando può descrivere interessi, attitudini, ligua, legami, ecc… Quando i profili delle persone diventano il valore aggiunto, a chi li raccoglie importa averne tanti. E’ il motivo per cui le comunità online vengono lanciate e si diffuse con mezzi sempre alternativi, ma efficaci. Se agli utenti è necessario dare un motivo per essere attirati sulla comunità, sul portale, sul servizio, se ne crea uno con nuove caratteristiche, ma l’obiettivo è sempre lo stesso: la raccolta dei dati. Altrimenti con cosa ci pagherebbero la banda e i server ? Ecco che i grandi player dividono la ricerca e lo sviluppo in due sezioni: una di community/facciata/apparenza/offerta, l’altra di analisi/business sull’analisi dei meta-dati.

Quello che c’è da tenere a mente è: il profilo ti identifica, per interessi, per contatti, per provenienza della navigazione. Ogni dato può essere profilato, e più appariamo diversi al server più possibilità avrà di discriminarci in modo univoco.

La capacità di profilazione che hanno società come hotmail/yahoo!/google non le conosco, ma non bisogna fare l’errore di focalizzarsi verso una società specifica, andrebbe trovata una soluzione non dipendende dai singoli servizi.

Perchè i profili hanno valore ? dove vengono raccolti maggiormente ?

Ovunque una società crei un servizio gratuito e utile per gli utenti: webmail, motore di ricerca, asta online, pubblicazione e ricerca dei video, mailing list. Più profili completi = più banner cliccati, più veicolazione della navigazione. Tu hai il servizio gratuito e lei ha quello che vuole.

Quindi è meglio 🙂 no ?

Fintanto il profilo serve per dare “consigli per gli acquisti” a te più consoni è solo un bene. Ma alcuni eventi degli ultimi tempi potrebbero darti risvolti differenti a questa visione.

Quali eventi ?

Lo scandalo Telecom Italia non è tanto il segno di corruzione e di abuso di potere, ma segno di un potere che prima era centralizzato ed ora è distribuito.

Quando l’unica rete di telecomunicazioni era statale (la SIP), lo stato aveva la tecnologia e la possibilità fisica di effettuare intercettazioni. E solo lui le aveva entrambe. Ora che la rete è Internet, la tecnologia per effettuare intercettazioni l’hanno tutti (sono tecnologie aperte!) e la possibilità fisica l’ha chiunque abbia acceso alla rete. Io alla mia rete casalinga e Telecom Italia a tutte le reti di sua competenza ed al traffico che vi transita (pure il mio). E così anche gli altri operatori. Ok, intercettare il traffico è illegale, allora come si ottiene il traffico da profilare ? Offrendo servizi gratuiti e facendo in modo che gli utenti navighino su di te, così i dati sono quelli che hai inviato tu a loro, loro non li hanno presi illecitamente. Per questo il valore di una community non dipende dal servizio offerto, ma dal numero di utenti attivi.

Ci deve essere la certezza da parte dell’utente che, quando si registra ad un servizio gratuito, i dati derivati dalle nostre navigazioni verranno collezionati ed analizzati, perchè è quello che sta pagando i server e la banda che consumiamo. Se poi non si ha idea del tipo di informazioni che ne possono essere derivati, quello stà purtroppo all’ignoranza statistica, alla non visione di insieme e ad altri problemi che un singolo è legittimo che abbia.

Ma sono fortemente convinto che visione di 2 anni di log del nostro comportamento ci farebbe capire cose su di noi che neppure noi sappiamo 🙂

Obiettivo da raggiungere:

Non potendo fidarci dei servizi gratuiti, ne della rete insicura, l’obiettivo è proteggerci a priori affinchè sia il più possibile difficile per i server creare un nostro profilo.

I due modi per impedire rendere meno facile la profilazione:

Il meno automatizzabile, e più di “stile”, stà nel tenere bene a mente quali informazioni e “parti di se” si espongono in rete con le stesse discriminanti. Ad esempio:

L’email vecna@hotmail.com la userò per l’instant messaging e basta. l’email cippaloppa@gmail.com la userò per orkut e per google e basta. l’email @tiscali.it la userò per lavoro e basta. Quando mi stancherò di una di queste realtà, distruggerò l’email corrispondene e non avrò lasciato dei legami con le altre mie facciate.

Altrimenti c’è una linea d’azione che non si basa sul “minimizzare” il singolo profilo, ma nel condividere le discriminanti di profilazione (un utente, un computer, un cookie) con altri, così da mescolare i profili. Quest’idea venne ispirandosi ai supermercati e rimane un esempio lampante 🙂

I maggiori supermercati usano dare tessere tramite le quali è possibile godere di sconti e collezionare punti. Questo causa una profilazione dell’utente da parte loro. Come ci si può rendere anonimi da quel punto di vista ? Di certo non cambiando tesserina periodicamente. Ogni tessera avrà il nostro profilo, perchè è così che siamo (m.rossi manda email a quelle 4 persone, e noi come utenti abbiamo delle tipologie di acquisto sempre differenti).

L’unico modo per modificare profilo è sporcarlo con acquisti non nostri. Ma questo è impossibile, perchè nessuno si metterebbe mai a comprare roba che non gli serve. Si può usare una tessera che è stata usata, per un certo periodo, da un’altra persona. Così mescolerò il mio profilo al suo, creando un profilo nuovo.

Il modo migliore per organizzarlo sarebbe una cassa anonima di tessere. Quando un utente consegna la propria ne ritira una già messa ad un utente precedente. Così che periodicamente l’utente possa mescolare il proprio profilo con altri, continuando a godere degli sconti dei tesserati.

Trasportanto lo stesso concetto in forma digitale, troviao l’equivalente delle tesserine e l’equivalente del supermarket. Le tesserine sono qualunque cosa consentono il tracciamento via web: cookie, username/password, coppia IP+user agent, estensioni del browser, cache del browser. Il supermarket è una di quelle grandi società che offrono servizi gratuiti, e per un modo o per l’altro il loro dominio rientra nella mia navigazione, nelle mail e nell’instant messaging.

Inoltre approfondiamo il tutto con questo articolo, e poi vediamo quali soluzioni per ora sono state sviluppate.

Leggete l’articolo, è davvero importante 🙂

<ATTENZIONE>

NON SI DEVE PENSARE SOLO AI MOTORI DI RICERCA, NE’ VEDERE IN GMAIL/HOTMAIL/YAHOO! MAIL IL PROBLEMA. SEBBENE LE CONTROMISURE VENGONO SCRITTE IN FUNZIONE DI QUESTI PLAYER, IL PROBLEMA VA ANALIZZATO IN MODO PIU’ AMPIO.

</ATTENZIONE>

scroogle: motore di ricerca che proxa la ricerca verso google. Si tratta in sostanza di un google senza tracciamento. Il problema non è solo Google, ma tutti i motori di ricerca, e sarebbe utile, per dare raffronto e spunti ad usarne altri, che scroogle facesse da proxy anche su altri search engine, uno di questi 100 ad esempio 🙂

TrackMeNot: Inizialmente pensavo fosse una bella idea mal sviluppata, lasciandomi trascinare da titoli come: worst security tool ever, o altri. E invece poi è evoluto coprendo una serie di comportamenti importanti (le faq e le feature). Crea artificiosamente dei profili alterati di ricerca, così da fuorviare il profilo registrato.

GCookies: spiegato in questa mail, manda il cookie usato da un utente ad un server, e ne riceve un altro. il cookie in precedenza è appartenuto ad un altro, cosi che i profili possano mescolarsi. Funziona per google, con un server d’appoggio per lo scambio di cookie.

CustomizeGoogle: plugin per firefox in grado di pulire i cookie di google e mantenere le preferenze inalterate così da unire usabilità a riservatezza. Fa l’errore di considerare il cookie come unica discriminante per accumulare profilo, e ha un’interfaccia grafica notevole per delle feature minime. Se qualcuno volesse programmare una gui ed una pagina speciale di firefox dalla quale effettuare ricerche sicure potrebbe partire da questo codice, ma al momento non da grandi innovazioni.

Privoxy, http://www.privoxy.org Consente di cambiare l’user agent (fisso, con uagen lo si può generare automaticamente, e potrebbe essere migliorato), bloccare banner, filtrare cookie. Può essere messo su un proxy remoto o usato localmente. E’ uno strumento essenziale per qualunque progetto che mira a proteggere la navigazione dell’utente.

Cosa manca ?

Con NoScript si può impedire la profilazione tramite browser e tramite cache (richiede javascript). Manca un sistema di protezione per i servizi che richiedono l’autenticazione e probabilmente quello non potrà mai esistere, e per questo è ora di tornare a usare buone applicazioni sui client anzichè delegare tutti gli oneri a server 🙂 Manca ancora un modo perchè l’informazione non sia centralizzata da un paio di motori di ricerca monopolisti, ma l’utente venga a contatto con le ricerche di altri motori (meno noti, e probabilmente peggiori di google, ok 🙂 Manca il concetto che bisogna difendersi dalla profilazione e non da Google/Yahoo!, per quanto loro siano i due più grandi player (le statistiche mettono google al 5 posto, ma nel bene e nel male ormai è il riferimento collettivo). Manca la protezione verso servizi utili (mappe) che non richiedono l’autenticazione. Manca un sistema efficace per confondere le reti dei grandi player, che è in realtà molto più estesa del semplice dominio google.com, yahoo.com… se pensiamo a doubleclick, flickr, ebay, google-analytics, googlesyndication, ads, blogspot, youtube… E’ necessaria una visione di insieme di questi elementi, che con la loro imperterrita diffusione riescono ad essere presenti nella maggior parte delle connessioni web, con un referer; Questi log, in macchine dall’orario ben sincronizzato, consentono di stilare la sequenza di navigazione di troppe troppe pagine. pagine delle quali, i grandi player, conoscono i contenuti… avendoli indicizzati negli anni. Insomma: manca l’hack definitivo, che dovrà essere realizzato considerando ogni vantaggio che possono avere società di questa dimensione. (è anche possibile non esista questa soluzione, ma…)

.

fonte: http://www.delirandom.net/20080321/vecchi-attacchi-allanonimato-e-svisceramento-di-questa-occulta-profilazione/

Altroconsumo contro Tim e Vodafone

Con sospensione nuove tariffe, rincari raddoppiati

.

(ANSA) – MILANO, 26 AGO – ‘Pratiche commerciali scorrette e abuso di posizione dominante’: Altroconsumo denuncia Tim e Vodafone ad Antitrust e Telecomunicazioni. Il motivo e’ la sospensione delle nuove tariffe telefoniche, annunciata a partire da settembre.Stando ai dati raccolti da Altroconsumo, i clienti italiani ‘vedranno un rincaro dei propri profili da 49 fino a 83 euro all’anno, con picchi d’aumento sulle singole telefonate anche del 100%’.

.

Home ANSA.it

fonte: http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/topnews/news/2008-08-26_126244406.html

Scuola, Bankitalia lancia l’allarme: “Al sud 1 ragazzo su 4 si ritira”

In Campania, Sicilia e Puglia oltre il 25% degli studenti lascia dopo le medie
Le cause: precarietà dei docenti, edifici fatiscenti e crisi culturale

.

Scuola, Bankitalia lancia l'allarme "Al sud 1 ragazzo su 4 si ritira" ROMA – I ragazzi del sud sono in fuga dalla scuola. A lanciare l’allarme è uno studio di Bankitalia: uno studente su quattro abbandona la scuola dopo le medie. La situazione più critica si registra in Campania, Sicilia e Puglia dove la percentuale di abbandono scolastico supera il 25%. Un dato nettamente superiore alla media nazionale che si ferma poco sotto il 20%, con il nord-ovest più o meno al 18%, il nord-est al 15% e il centro a circa il 13%.

Lo studio, che ha come tema ‘La dispersione scolastica e le competenze degli studenti’ sottolinea che rispetto al centro e al nord la percentuale degli abbandoni precoci è in linea con la media europea, il Mezzogiorno “si caratterizza per una maggiore dispersione scolastica e una più elevata incidenza di giovani con scarse competenze”. Uno scenario davvero preoccupante che ha radici profonde. Troppi insegnanti a tempo determinato, scuole fatiscenti e scarsi stimoli culturali dall’ambiente familiare, sono questi secondo Bankitalia, i principali elementi della crisi.

Insegnanti. Secondo lo studio, una minore precarietà degli insegnanti potrebbe essere l’arma in più per combattere la fuga degli studenti dalla scuola. Questo perché “l’efficacia del sistema scolastico non dipenderebbe dal numero dei docenti impiegati ma dalla loro composizione”. In particolare, secondo Bankitalia, “una minore percentuale di docenti a tempo determinato contribuirebbe a ridurre il rischio di dispersione”, così come la presenza del tempo prolungato nella media inferiore” e scuole più adeguate alla loro funzione formativa.

Edilizia scolastica. Uno dei gravi problemi della scuola del Mezzogiorno è costituito dall’edilizia scolastica, dove il sud è molto indietro rispetto al resto del Paese. “Nelle regioni meridionali – si legge nel documento – le percentuali di edifici impropriamente adattati a uso scolastico e di scuole con infrastrutture e impianti igienico-sanitari scadenti sono superiori a quelle del centro-nord”. E le peggiori infrastrutture, “possono sia influenzare negativamente gli apprendimenti degli studenti sia segnalare una minore attenzione degli enti locali nei confronti del mondo della scuola”.

Cultura. Non bisogna però dimenticare che la crisi è soprattutto culturale e l’ambiente familiare gioca un ruolo di notevole importanza. Secondo lo studio, avere i genitori laureati piuttosto che con la sola licenza media “allontanerebbe di circa 10 volte la probabilità di essere in ritardo o di abbandonare gli studi”. Ma al sud la situazione è critica: il 57% della popolazione tra i 35 e i 55 anni, verosimilmente i genitori dei quindicenni attuali, ha al massimo il titolo di licenza media. Ben il 13% in più rispetto al centro-nord.

L’Europa. Per Bankitalia, la crisi del sud è il motivo principale per cui il nostro Paese non riesce ad entrare nei parametri Ue, concordati nell’ambito della strategia di Lisbona. Mentre il centro e il nord-est hanno concrete possibilità di centrare l’obiettivo di una dispersione scolastica vicina al 10% entro i prossimi tre anni, il sud continuerebbe comunque a registrare una media superiore al 20%.

.

26 agosto 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2006/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/dispersione/bankitalia-studio/bankitalia-studio.html?rss

India, raid contro i cattolici: Altri 3 morti, imposto il coprifuoco

India, raid contro i cattolici Altri 3 morti, imposto il coprifuoco

.
NEW DELHI – I raid contro i cattolici
nello stato dell’Orissa in India hanno fatto altre tre vittime, morte asfissiate nelle loro abitazioni date alle fiamme da fondamentalisti induisti. Secondo ufficiali di polizia del distretto di Kadhamal, dove sabato l’omicidio di un leader religioso induista ha scatenato le violenze e la morte di una suora laica e di una cristiana, la situazione è esplosiva e il governo ha deciso di imporre il coprifuoco a tempo indeterminato.

Scuole, uffici pubblici e altre istituzioni sono rimaste chiuse e personale paramilitare presidia le strade delll città in rivolta.

L’opposione ha chiesto le dimissioni del governo accusando la coalizione di incapacità nel gestire l’ordine pubblico.

“Il raid di morte contro la comunità cristiana nello stato dell’Orissa – si legge stamane su Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale – riaccende i riflettori sulle gravi violazioni della libertà religiosa. Di fronte agli orrori di persone bruciate vive a causa della loro fede – conclude l’editorialista – la comunità internazionale deve far sentire forte la sua voce”.
.
26 agosto 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/esteri/india-suora-bruciata/altre-2-vittime/altre-2-vittime.html?rss