Archivio | agosto 29, 2008

Scuse dovute…

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Ultimamente il blog di Marco è fonte inesauribile di spunti… anche se poi, ovviamente, io li elaboro a mio uso e consumo.

Leggendo il suo LA RAGIONE CHE SCHIAVI O LIBERI HA DI ESISTERE m’è tornata in mente una cosa di cui discutevo ieri con il fido redattore capo: dobbiamo delle scuse a molti lettori, i cui commenti sono stati arbitrariamente cancellati senza motivo apparente.

Ho sempre sostenuto di essere contraria alla censura, ho sempre detto e scritto che chiunque (quasi…) ha il diritto di esternare le sue opinioni (ed il “quasi” si spiega con il fatto che non trovo accettabili insulti gratuiti ed amenità simili), eppure…

E’ successo questo: quando abbiamo trasmigrato da blogspot su questa nuova piattaforma, ingenuamente abbiamo dato per scontato che la “moderazione” dei commenti funzionasse in modo analogo. Quindi, partendo dal presupposto che “spam” sono commenti pubblicitari e/o del tutto inutili e non pertinenti, non li abbiamo mai degnati di un’occhiata. Finivano nel cestino e là restavano… almeno per un certo tempo.

Ieri ci siamo accorti che, invece, spesso WordPress cataloga come spam commenti del tutto innocui e legittimi… abbiamo ripescato quelli ancora presenti, ma molti sono ormai caduti nel dimenticatoio della rete (e figuriamoci se io sono in grado di andare a ripescarli!).

Mi dispiace davvero, ma non lo sapevo. D’ora in avanti controlliamo tutti gli spam… SCUSATE!!!

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La Russia alla Nato: non avete alcun diritto morale per giudicarci

Tiblisi | 29 agosto 2008

Un tank georgiano

Un tank georgiano
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L’Unione europea deciderà di non imporre sanzioni contro la Russia, ma metterà le relazioni bilaterali “sotto sorveglianza”. Lo hanno riferito fonti della presidenza francese in vista del vertice Ue di lunedì. Ma da Mosca arrivano ancora dichiarazioni che rialzano il livello della sfida nella crisi innescata dall’intervento in Georgia. Il ministero degli esteri russo, in una nota ripresa dall’agenzia Itar Tass, dice che le pressioni della Nato avranno conseguenze irreversibili. Poi aggiunge: la Nato ha ripetutamente ignorato le Nazioni Unite e le leggi internazionali e non ha “alcun diritto morale” per intervenire come giudice in affari internazionali.

Oggi la Russia aveva anche accusato il G7 di giustificare l’aggressione georgiana in Ossezia del sud.
Il ministero degli Esteri russo in un comunicato precedente aveva affermato che le dichiarazioni giunte dal ‘club’ relative alla condanna di Mosca per il riconoscimento  dell’indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud sono volutamente “dirette a giustificare le azioni aggressive” della Georgia.

La Georgia rompe le relazioni diplomatiche con Mosca

Dopo il voto del parlamento georgiano sulla rottura di ogni relazione diplomatica, oggi il Ministro degli Esteri georgiano ha ufficialmente richiamato gli ambasciatori dalla Russia, confermando la volontà parlamentare. Il governo di Tbilisi, inoltre, ora chiede l’apertura di un’inchiesta internazionale sugli eventi che hanno portato al conflitto. “I russi non si fermeranno qui”,  ripete intanto il presidente georgiano Mikheil Saakashvili in un’intervista alla radio tedesca, sottolineando che “la Russia sta minacciando e distruggendo l’intero ordine europeo del dopo guerra fredda e del dopo Seconda Guerra Mondiale”. Ma nel frattempo, Mosca, rinserra la sua influenza sulle regioni separatiste: Russia e Ossezia del sud firmeranno il 2 settembre un accordo per la creazione di basi militari russe sul territorio della repubblica secessionista georgiana.

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fonte: http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsID=85293

Contrordine: il vaccino contro l’influenza non riduce i rischi di morte per gli anziani

Degli anziani su una panchina (foto di Marco Giugliarelli)

ROMA (29 agosto) – Il vaccino contro l’influenza stagionale non riduce, numeri alla mano, i rischi di decesso tra le persone anziane: è una doccia fredda, in vista della prossima stagione invernale, lo studio dei ricercatori canadesi della scuola di salute pubblica dell’università canadese dell’Alberta.

Rileggendo la letteratura scientifica sul tema, gli scienziati definiscono «esagerati» i supposti benefici della vaccinazione. E in base a una ricerca condotta su 700 anziani, la metà dei quali vaccinata e l’altra no, gli epidemiologi canadesi concludono che «ogni eventuale beneficio è di poco conto, e dunque non statisticamente significativo». «Forse frutto – ipotizzano sulle pagine dell’American journal of respiratory and critical care medicine – di altri comportamenti salutari adottati da chi ha anche deciso di vaccinarsi».

Dunque, argomentano i ricercatori, «i benefici precedentemente attribuiti al vaccino erano invece non direttamente riconducibili alla vaccinazione contro l’influenza, ma ad altri fattori non ben specificati». E per suffragare queste affermazioni rilevano come, a fronte di percentuali di vaccinazione aumentate negli ultimi 20 anni tra il 15% e il 65% nella popolazione anziana, «nè le percentuali di accessi in ospedale, nè quelle di mortalità, sono proporzionalmente diminuite».

In più, rilevano gli epidemiologi canadesi, «solo il 10% dei decessi tra gli over 65 registrati in Usa durante la stagione invernale sono attribuibili all’influenza. Di conseguenza, l’affermazione secondo cui il vaccino contro l’influenza riduce la mortalità del 50% non è fondata». Ciononostante gli scienziati suggeriscono ancora la vaccinazione per alcune categorie a rischio, per esempio per chi ha malattie respiratorie o deficit immunitari, o per i loro familiari a stretto contatto. Ma al contempo i ricercatori suggeriscono a queste stesse persone «di adottare stili di vita più salutari e accorti». Tra cui «il lavaggio frequente delle mani e lo stare alla larga da bambini malati e ospedali».

E alle aziende impegnate
nella produzione dei vaccini antinfluenzali gli epidemiologi si permettono di chiedere di «mettere in campo un maggiore sforzo, per sviluppare prodotti di nuova generazione. Magari specialmente indicati per la popolazione anziana».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=30158&sez=HOME_SCIENZA

Intercettazioni, no di Prodi alla solidarietà di Berlusconi

Il Cavaliere sui colloqui pubblicati da Panorama: “Copione già visto. Bisogna agire per evitare altri abusi”. E il suo predecessore attacca

Sul settimanale le telefonate per chiedere favori. L’ex premier: “Niente di rilevante”

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Intercettazioni, no di Prodi alla solidarietà di Berlusconi

Romano Prodi

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ROMA – Panorama pubblica le telefonate di Prodi; Berlusconi si dichiara solidale con l’ex premier chiedendo leggi per evitare “abusi che incidono sulle libertà fondamentali”, ma il Professore si smarca e replica secco, evidenziando il rischio che si voglia creare un caso per “limitare i poteri di indagine attribuiti ai magistrati”.

Il caso Siemens. Il caso è scoppiato con la pubblicazione su Panorama delle telefonate di Alessandro Ovi, collaboratore da sempre di Prodi, intercettato dai magistrati di Bolzano che indagano sulla presunta tangente pagata dalla Siemens per ottenere l’acquisto dell’Italtel.

Ascoltando le telefonate del dirigente nel’ex azienda di Stato, i pm di Bolzano sono incappati in una serie di conversazioni in cui Ovi appare come un tramite per “raggiungere” l’allora presidente del Consiglio Romano Prodi.

In quelle telefonate, Prodi viene intercettato a parlare con Ovi mentre i due studiano il modo di aiutare il nipote Luca dell’allora premier, giovane azionista di minoranza di una società, per uscire da una empasse gestionale con altri soci. Ovi viene pure intercettato per “sbloccare finanziamenti pubblici richiesti dal consuocero di Prodi, Pier Maria Fornasari”, primario dell’istituto ortopedico Rizzoli di Bologna.

Le telefonate raccolte dalla procura di Bolzano sono state trasmesse alla procura di Roma che ha aperto un fascicolo privo di ipotesi di reato e di indagati.

La solidarietà di Berlusconi. Il premier parla in mattinata, e sono parole di solidarietà ma anche di annuncio delle prossime mosse sulla giustizia: “La pubblicazione di telefonate che riguardano Romano Prodi, a cui va la mia assoluta solidarietà non è che l’ennesima ripetizione di un copione già visto. E’ grave che ciò accada – dice Berlusconi – e il Parlamento deve sollecitamente intervenire per evitare il perpetuarsi di tali abusi che tanto profondamente incidono sulla vita dei cittadini e sulle libertà fondamentali”.

La replica del Professore. L’ex premier, che già aveva definito irrilevante il contenuto delle telefonate intercettate, risponde a stretto giro all’attuale inqulino di Palazzo Chigi. E si smarca nettamente dalla solidarietà del suo rivale. “Vista la grande enfasi e, nello stesso tempo, l’inconsistenza dei fatti a me attribuiti da Panorama – non vorrei che l’artificiale creazione di questo caso politico alimentasse il tentativo o la tentazione di dare vita, nel tempo più breve possibile ad una legge sulle intercettazioni telefoniche che possa sottrarre alla magistratura uno strumento che in molti casi si è dimostrato indispensabile per portare in luce azioni o accadimenti utili allo svolgimento delle funzioni che le sono proprie”. “Da parte mia – conclude – non ho alcuna contrarietà al fatto che tutte le mie telefonate siano rese pubbliche”.

La legge sulle intercettazioni. Nel giugno scorso, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al disegno di legge sulle intercettazioni che prevede l’autorizzazione solo per i reati superiori a 10 anni di detenzione con l’unica deroga alla soglia di intercettabilità per i reati contro la pubblica amministrazione.
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29 agosto 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/politica/intercettazioni-prodi/intercettazioni-prodi/intercettazioni-prodi.html?rss

PAVIA – Addio ad Angelo Lepore, uomo d’impegno morale e politico

I funerali di Angelo Lepore si terranno domani alle ore 11 presso la Chiesa di San Primo a Pavia.
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Il Comitato Unitaria Antifascista è stata l’istituzione in cui ho potuto conoscere sia Angelo che Giorgio Piovano. C’erano rappresentanti di partiti, ma anche indipendenti come me. Su tutto il resto si potevano avere vicendevolmente opinioni e posizioni diverse, ma sulla laicità, il valore della Costituzione repubblicana, le regole della democrazia sostanziale e formale, su questo era sempre fronte comune. Lo incontravo lì o in libreria. Era uno dei pochissimi politici locali che si potevano incontrare mentre sceglievano un libro, e subito esprimeva la sua opinione seguita da qualche commento sulla politica cittadina, senza ipocrisia. E come si può ora non ricordare di come abbia fatto, fin che le forze glielo hanno concesso, il possibile affinché il Broletto rimanesse il simbolo della comunità, comunità che lui aveva, per sua fortuna, conosciuto. Coloro che sono venuti dopo l’hanno percepita come sempre più sfuggente e inconsistente. Non si può far più molto per il Broletto, ma ciò che si potrà fare per mantenere almeno un simulacro di quella vocazione storica lo si farà. Glielo avevo promesso.

Irene Campari

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Angelo Pezzali, vicedirettore de “La Provincia pavese” dedica oggi ad Angelo questo ricordo.

L’addio all’amico galantuomo Politico leale che mancherà a tutti Il suo impegno senza compromessi
La morte non perdona, la morte ti avvolge. E a volte arriva troppo presto, è ingiusta. Come adesso, come in questo caso. Perché ha portato via Angelo Lepore? Perché ha mirato alla sua vita in tempi non sospetti? E’ il mistero che irrompe, è il mistero che non riusciamo a scandagliare.

Ed è difficile rassegnarsi, perdere un amico, l’amico onesto di tutti, di tutta Pavia. Lepore che non soffre più, però, che immaginiamo sereno. Che raccoglie il senso della sua esistenza e ripensa. Presenta il conto.
Sì, è un conto che coinvolge. Con una biografia lineare, pulita. Che ricordi e che impegno i suoi. Correva per la Politica, da solo, sempre illuminato, sempre partecipe. Era un frate laico, una persona perbene. Una persona che camminava a testa alta. Già, l’impegno. E prima ancora la convinzione, il suo credo inattaccabile, il principio di tutto. Era repubblicano, sempre repubblicano. Il simbolo dell’Edera. Ugo La Malfa subito, Bruno Visentini e Giovanni Spadolini poi. Un filo diretto con i grandi del pensiero e dell’azione, un filo rosso che partiva dall’Ottocento, naturalmente, dal Risorgimento, da Giuseppe Mazzini. Una fede totale, forte, senza sbavature o compromessi. Una luce da non spegnere, da non nascondere. Che affondava le proprie radici anche nella Resistenza, nei suoi ideali. La Liberazione da difendere e da diffondere senza revisioni di sorta, senza facili abbracci.

Angelo Lepore era fiero, granitico. Un passo dopo l’altro, una partecipazione intensa per Pavia soprattutto. Una colonna per la città, una coscienza critica che diceva e faceva. Non ha mai detto e non fatto. Lepore in consiglio comunale, Lepore per la cultura, Lepore per il teatro, il Fraschini, la sua seconda casa. E il Mezzabarba il suo Palazzo senza oscurità o protezioni.

Che tempi e che sogni. Angelo Lepore che non accetta la deriva di destra per il suo partito, che affronta divisioni, lacerazioni, che crea un altro raggruppamento e che rischia. Che pensa ai repubblicani europei e che diventa un facitore di gioco ed una punta di diamante per l’Ulivo, per Romano Prodi. Crede anche qui, crede – nella sua coerenza e nel coraggio delle sue idee – che Pavia e l’Italia troveranno il loro ruolo, la loro collocazione per progredire, per andare avanti, per risolvere ogni questione, grande o piccola che sia.
Lepore intellettuale, appassionato lettore, curioso, amante dei giornali. Protagonista del mondo delle idee. Lepore che interveniva nei dibattiti, che non si lasciava sfuggire le suggestioni e le bellezze di Pavia. I suoi tesori antichi, i monumenti da salvare, le battaglie da combattere per non perdere la memoria e l’identità di un presente che doveva – e deve – proiettarsi verso il futuro, che non deve tradire speranze e attese. Lepore dalla parte di chi coltivava la Politica come momento di aggregazione, di coinvolgimento. Di passione civile. Sì, perché si doveva – e si deve – dare, offrire il proprio contributo. Saltare gli ostacoli, distruggere il disamore, occupare la scena per poter contare, per potersi esprimere.

Lepore che ci ha insegnato vivendo, dimostrando con i suoi sorrisi e le sue strette di mano, come si possa – diciamolo ad alta voce – innamorarsi della Politica. Senza, naturalmente, arricchirsi, senza posti di potere, senza intese al ribasso, riduttive. Lepore, il galantuomo che se ne va, che ha coniugato morale e comportamento. Lepore leale. Lepore che ci mancherà.

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venerdì, 29 agosto 2008

fonte: http://circolopasolini.splinder.com/post/18205222/Addio+ad+Angelo+Lepore

«Sexy e obbedienti», il segreto per tenere stretto un uomo. Ed è già bestseller

MA GLI UOMINI LE DONNE LE VOGGLIONO DAVVERO COSI’? IO NON DIREI.. SOLO UN FRUSTRATO REPRESSO POTEVA SCRIVERE UN LIBRO DEL GENERE, A MIO PARERE. DATE RETTA A ME, QUESTO VUOLE SOLO S…..E

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Usa. l’autore è un 33enne che non ha ancora incontrato il grande amore

Negli Stati Uniti va a ruba “The Re-education Of The Female”. «Gli uomini comandano» sostiene l’autore

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La copertina del libro
La copertina del libro

NEW YORK – «Ecco un piccolo segreto: gli uomini non chiedono nulla. Comandano». È questo il succo di un libro che sta andando a ruba negli Stati Uniti. «The Re-education Of The Female» del debuttante Dante Moore è un saggio che spiega alle donne come tenersi strette il proprio compagno. E se donna non obbedisce, ce ne sono almeno dieci dietro l’angolo pronte a farlo. Questa la tesi dello scrittore, che nonostante il nome e la saggezza profusa, non ha ancora trovato la sua Beatrice. Da un paio di anni, però, frequenta una ragazza, Khanequa Tuitt, che dopo aver sfogliato un paio di pagine avrebbe voluto insultarlo. Ma poi lo ha conosciuto ed ha sposato la sua teoria. Ora fa le pulizie di casa in abiti sexy.

MAGRE E SEXY – Moore, 33enne ingegnere informatico, consiglia alle sue lettrici di rimanere snelle. «Un esempio? – scrive l’autore – quando andate al supermercato, scegliete la cane o i frutti più brutti, rovinati, marci e puzzolenti? O no? Perché? Lo stesso accade con gli uomini quando vedono delle donne senza forma che sembrano dei baby elefanti». La missione di Moore è quella di rieducare le donne, dando loro l’Abc per una buona relazione. E le basi sono tre: cibo, relax e, ovviamente, sesso. Nell’introduzione del saggio scrive: «Voglio esprimere la mia rabbia e frustrazione come uomo con le donne che credo che siano mal educate, mal informate e impreparate sulle loro responsabilità nel mantenimento di una relazione con un uomo di qualità».

LA RISPOSTA DI UNA FEMMINISTA – «Non ha mai trovato la donna giusta, non si pè mai innamorato. Cosa fa di lui un esperto?» commenta Gilda Carle, femminista e terapista che cura un programma televisivo negli Stati Uniti. «Vorrei avere sul mio lettino da terapista le donne che lo hanno frequentato» ha detto la Carle al quotidiano britannico The Telegraph.

L’AUTORE – Dante Moore ha un figlio di 11 anni, nato da una relazione ormai terminata. L’autore ha detto di non aver mai incontrato il grande amore, perché fino a qualche anno fa era «una nuvola di testosterone», racconta al quotidiano americano Washington Post. Cresciuto in una famiglia di donne, la mamma, due sorelle, due zie e due cugine, Moore spiega che da piccolo la madre gli diceva di trattare le donne come regine, di accompagnarle a casa dopo scuola, di comprare regali. Dopo due anni di fallimenti, il cambio di strategia. Ha iniziato a dire di no, a mettere dei paletti, a comandare. E il telefono – assicura Moore al Washington Post – non ha smesso di squillare.

LA CANZONE – Nel 1981 il musicista comasco Marco Ferradini cantava: «Prendi una donna trattala male lasci che ti aspetti per ore. Fa sentire che è poco importante, dosa bene amore e crudeltà». Il brano è stato ripreso da Aldo, Giovanni e Giacomo in «Chiedimi se sono felice», con la battuta «fuori dal letto nessuna pietà», che invece Giacomo sbaglia in «fuori dal letto nessuno è perfetto».

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Elisabetta Corsini
29 agosto 2008

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/08_agosto_29/libri_usa_educare_donne_30288e46-75b5-11dd-b314-00144f02aabc.shtml

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AL NOVELLO DANTE (SI FA PER DIRE..) REGALIAMO QUESTO SEXY GIOCHINO.. CHISSA’ CHE NON IMPARI QUALCOSA!

La Cameriera – Sexy Maid Nude

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Come siete nell’intimità? Siete degli amanti dolci o passionali? Sapete soddisfare la vostra compagna?
Si? E allora noi vi mettiamo alla prova con questo gioco erotico in cui dovrete far raggiungere l’orgasmo ad una bella cameriera giapponese.
Per riuscire nel vostro intento avrete alcuni strumenti a disposizione; all’inizio potrete usare solo le mani o la lingua ma, man mano che l’eccitazione aumenterà, verrete dotati di nuovi ‘strumenti di persuasione’.

Usate il CLICK del mouse per selezionare gli strumenti e per utilizzarli sulla ragazza. Tenete sempre sotto controllo la barra con il cuore, perchè vi mostrerà lo stato d’eccitazione della vostra amante.

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fonte:  http://spacegames.forumcommunity.net/?t=10852331

India, sulle colline tra i cristiani in fuga

Lacrime e rabbia: viaggio nei villaggi fantasma dove sono stati uccisi i cattolici. Ecco l’altra faccia dell’India

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di RAIMONDO BULTRINI

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India, sulle colline tra i cristiani in fuga

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BHUBANESWAR (Orissa) – “Ho sentito dire che i corpi sono ancora sulla strada e si decompongono perché qui tutti hanno paura di raccoglierli per seppellirli”. Padre Mathew è appena sceso dalle colline dei massacri, dove nei giorni scorsi almeno 14 cristiani sono stati uccisi a colpi di pietre, di machete, di bastoni. L’ultima vittima però era un hindu e si chiamava Dasaratha Pradhan ed era un contadino dalit o “Intoccabile”, l’ultimo anello della società. Nonostante appartenesse alla casta più bassa – dalla quale vengono molti dei convertiti – Dasaratha non aveva mai abbracciato il cristianesimo come avevano fatto molti altri per sfuggire a un destino di emarginazione sociale e per ottenere qualche vantaggio economico. Era rimasto hindu e pregava le stesse divinità dei suoi assassini. È stato ucciso mentre una folla di migliaia di suoi compagni di fede dava la caccia a missionari e cristiani attraverso i villaggi immersi nella fitta giungla del distretto Kandhamal. Dasaratha gli aveva gridato con tutto il fiato che aveva in corpo: “Fermatevi! Che fate? Un vero hindu non uccide nemmeno gli animali!”.

Non solo non lo sono stati a sentire. Lo hanno colpito a bastonate e lasciato moribondo sul posto, una strada del villaggio di Tiangia. “Solo ieri la polizia ha sotterrato il corpo, che ormai era stato quasi interamente divorato dai cani”, ci racconta Padre Nayak, un prete cattolico vestito da laico come gran parte dei missionari dell’Arcidiocesi di Bhubaneswar.
Prima di Dasaratha nello stesso agglomerato di case di fango nella giungla pluviale – oggi ancora off limits perfino per il potente ministro dell’Interno del Congresso giunto da Delhi – erano morti tre cristiani. Per loro c’era stata bene o male una sepoltura, ma non per Dasaratha “il traditore”.

I racconti dei testimoni diretti che incontriamo nell’Arcidiocesi sono però anche pieni di storie di eroismo di alcuni hindu. Mentre l’anziano Padre Mathew cercava un nascondiglio inseguito da centinaia di manifestanti con spade e bastoni, ha bussato a quattro porte sconosciute. Erano tutti hindu come scoprirà poi. Nelle prime tre hanno rifiutato di farlo entrare, nella quarta gli hanno offerto un bagno con un grande buco per lo scarico della fogna. Si è rintanato lì dentro mentre bussavano alla porta e cercavano in tutta la casa del generoso ospite. “È passata un’ora interminabile – racconta – finché mi hanno detto che potevo uscire per cercare un altro nascondiglio. Se sono ancora vivo è grazie a questa e altre tre famiglie induiste che mi hanno nascosto nella foresta”.

Anche il suo assistente e un’altra decina di preti rifugiati nell’Arcidiocesi provengono dai villaggi delle colline. Padre Mathew ricorda bene come è cominciata l’ennesima guerra. Aveva saputo al telefono che sabato notte era stato ucciso Swami Laskhanananda Saraswati, un santone hindu seguito da migliaia di fedeli. La polizia attribuiva il delitto ai maoisti tra i quali ci sono anche molti cattolici, ma il sacerdote sapeva che i seguaci dello Swami se la sarebbero presa con tutti loro. Il santone non voleva che i preti convertissero al cristianesimo i devoti delle divinità primordiali e si era trasferito apposta nelle colline di Kandhamal per riportare indietro le pecorelle smarrite. Di sicuro alla sua morte gli eredi avrebbero cercato vendetta e, a loro modo, giustizia. Tutti ne erano consapevoli da Raikia a Tiangia, da Phulbani e Bhubaneswar.

Infatti la domenica mattina la cappella della chiesa di Padre Mathew a Phulbani nel cuore delle colline era deserta. Nessuno immaginava però che stavolta – com’era già accaduto in misura minore nel Natale scorso dopo un fallito attentato allo stesso Swami – la caccia all’uomo si sarebbe trasformata in una strage.

Quella stessa domenica una folla di cinque o seimila hindu raggiunse Phulbani dopo aver attraversato villaggi e gruppi di case sparse. Le loro grida si udivano da lontano e tutti sentirono avvicinare l’orda minacciosa, ma c’era poco tempo per evacuare l’intero villaggio a maggioranza cattolico.

“Vanda Matherem, Maro Christian”,
“Ti saluto Madre, uccidiamo i cristiani!”, hanno sentito ripetere come un incubo quelli che sono rimasti come Padre Matthew. “Ero paralizzato dal terrore, e ho mandato i ragazzi e il mio assistente a scavalcare il muro che dà verso la foresta per salvarsi. Io sono rimasto nella chiesa e ho visto attraverso il portale che la folla portava con sé un feretro. Era il corpo dello Swami ucciso. Ma era solo un monito. Lo hanno fermato davanti alla mia chiesa e poi sono ripartiti portandeselo via. E all’indomani, dopo la cremazione, sono iniziati i massacri”.

A sentire i racconti di Padre Matthew e degli altri viene da domandarsi perché ci siano sono solo due agenti disarmati a proteggere i missionari quando entriamo nel giardino e negli uffici dell’Arcidiocesi che fanno angolo con una banca vigilata da una dozzina di poliziotti veri e privati.

Eppure tre giorni fa questo edificio nel centro della capitale è stato preso a sassate da centinaia di manifestanti. Se non fosse stata presente la polizia in forze, sarebbero sicuramente entrati come avevano fatto nell’orfanotrofio dove è stata bruciata viva lunedì scorso una ragazza di 22 anni.

A rendere tesi e nervosi preti giovani e anziani non è la preoccupazione per la loro sicurezza, piuttosto il loro senso di impotenza. Essere scappati ha salvato le loro vite, ma dietro restano migliaia di altri fratelli seguaci di Cristo che vivono rintanati nelle foreste, senza cibo e acqua potabile, senza medicine per la malaria che imperversa nella giungla, senza medici per le donne incinta.

Difficile dire come mai
la situazione sia finita “del tutto fuori controllo” – come ha detto il ministro degli Interni di Delhi. Il suo discorso ha fatto infuriare i governanti locali secondo i quali la polizia sta facendo il suo dovere e i casi di omicidio sono diminuiti se non addirittura finiti. Il capo ministro appartiene a un partito regionale moderato che gode però dell’appoggio determinante del Bjp, il partito di ultraortodossi sconfitto nel 2004 che tenta di riconquistare il potere a livello nazionale. Per questo suo obiettivo appoggia tutti i gruppi integralisti come il VHP del quale faceva parte lo Swami ucciso.

Facile immaginare perché
i fondamentalisti sono ancora i padroni delle colline dei massacri abitate da fantasmi che di giorno si azzardano a raggiungere i villaggi per prendere un po’ di cibo e di notte ritornano a nascondersi tra le foglie della fitta foresta, dove aspettano bambini e madri ansiose inzuppati di pioggia e ricoperti di spine. Di giorno infatti i fondamentalisti non girano troppo in gruppo, ma al tramonto si radunano e inizia la caccia. “Vade Matheram!”, gridano in mille, duemila, chissà quanti con le torce accese, come l’odio nei loro occhi.
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29 agosto 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/esteri/india-suora-bruciata/caccia-cristiani/caccia-cristiani.html?rss

Bolzano, la rana crocefissa fa ancora discutere. E resta dov’è

Bolzano. Sei componenti votano a favore dell’opera del tedesco Kippenberger, tre contro

Verdetto a sorpresa nonostante la condanna del Papa. Cda diviso

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MILANO — La «rana crocifissa» resta dov’è. Le proteste, i sit in, le invocazioni alle massime autorità, la lettera di Benedetto XVI, non hanno piegato il Consiglio di Amministrazione del Museion di Bolzano. La decisione è stata assunta a maggioranza: 6 contro 3. Dunque, l’opera dell’artista tedesco Martin Kippenberger, contestata duramente secondo logiche incrociate — spirito religioso al limite del fanatismo e convenienze politiche — rimarrà esposta fino alla scadenza naturale. Cioè il prossimo 21 settembre, quando chiuderà la mostra «Sguardo periferico e corpo collettivo». E la direttrice del Museion, Corinne Diserens, che ha difeso a spada tratta la scultura, non è stata sconfessata. Le sue dimissioni paventate non ci saranno. Al contrario, Franz Pahl, presidente del Consiglio regionale del Trentino Alto Adige, non ha raccolto i frutti di 9 giorni di sciopero della fame anti-blasfemia, uscendo sconfitto.

Il fatto è che il verdetto favorevole alla rana non era scontato. Anzi. La composizione del Cda del Museion lasciava prevedere altri comportamenti. I membri sono 9 in tutto; 5 dei quali a nomina provinciale, 4 nominati dall’Associazione Museion. Questi, come da previsioni, hanno votato a favore della permanenza dell’opera. La sorpresa è arrivata dalla spaccatura dei 5 «provinciali», in odore di compatta adesione alla linea del Consiglio. Non è stato così. Due di loro — il museologo Dieter Bogner e l’imprenditore Heinrich Gasser — si sono smarcati. Fatto sta che il clamoroso 6 a 3 ha dimostrato che l’arte può battere la politica. Al di là del valore intrinseco della statua raffigurante una rana crocifissa che stringe in una zampa un boccale di birra e nell’altra un uovo. Kippenberger, scomparso nel 1997 a soli 44 anni, sosteneva di voler combattere l’ipocrisia di chi bada più all’apparenza che all’essenza delle cose. Questo era, secondo lui, il significato profondo della sua rana messa in croce.

Ma a Bolzano l’effetto è stato di segno diverso. Anche se, dietro la contestazione dell’opera, emerge una prosaica battaglia elettorale. Sono indette per fine ottobre le elezioni provinciali, e il clima appare incerto. La Svp, partito di maggioranza assoluta, teme di perdere voti. Allora anche la «rana» da sfrattare può far gioco nel recupero dei consensi tra i cattolici-integralisti. Contro l’opera «blasfema» si sono schierati il sindaco, il presidente della Provincia Durnwalder e il vescovo Wilhem Egger. A favore della scultura di Kippenberger, invece, si sono pronunciati la Direzione del Museion e i partiti di sinistra.

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M. Fu.
29 agosto 2008

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Le opere di Martin Kippenberger
Le opere di Martin Kippenberger Le opere di Martin Kippenberger Le opere di Martin Kippenberger Le opere di Martin Kippenberger Le opere di Martin Kippenberger Le opere di Martin Kippenberger Le opere di Martin Kippenberger

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fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_agosto_29/bolzano_rana_crocifissa_resta_89443bdc-757a-11dd-b314-00144f02aabc.shtml

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