Archivio | agosto 30, 2008

LA STORIA – Mister X colpisce ancora: “10mila euro per aiutare Claudia”

Lettera in redazione di un misterioso benefattore, un blitz dello sconosciuto che aiuta chi soffre: “Dateli a quella povera ragazza di Torino”. La madre della disabile: “Vorri stringergli la mano”

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di VIVIANA PONCHIA

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Claudia Bottigelli con la madre e la giornlista Viviana PonchiaTorino, 30 agosto 2008 – LA TELEFONATA li raggiunge sul viadotto della Torino-Savona dove rantola il vecchio Transporter blu. Sul parabrezza una tempesta di lampi gialli, rivincita dell’estate matura. Forse non è il luogo, non è il momento. “Signora, c’è una bella sorpresa per Claudia”. Claudia Bottigelli, la regina del silenzio, 35 anni festeggiati ad aprile sotto un diluvio di lettere, cartoline, telegrammi. Sua madre aveva voluto provarci: vediamo se si accorgono di lei e di quelli come lei, disabili, prigionieri di un corpo che è materia trasparente.

SE NE SONO accorti in migliaia, continuano a scriverle. Ma questo è un giorno speciale e bisogna trovare le parole per dirlo: non è facile da raccontare il bene, forse per questo se ne fa poco. “Al giornale è arrivata la lettera di un anonimo che si firma Mister X. E’ stato colpito dalla storia di sua figlia e ha deciso di farle un regalo”. Stavolta non è un peluche, sono 10mila euro. Da consegnare a una famiglia che torna dal mare con un ospedale da campo sul furgone, che avrebbe da distribuire problemi a ogni porta del quartiere Mirafiori ma ha imparato a risolverli uno alla volta. Il bullone, il mutuo, la malattia.

IMPERTURBABILI alle provocazioni estreme della vita, la disperazione come la gioia. Maestri inconsapevoli di equilibrio anche oggi che uno sconosciuto rende più leggero il loro viaggio. “Saremo a Torino per le cinque, ci dia solo il tempo di scaricare i bagagli”. Tornano da un mese a Borghetto Santo Spirito, che non è Saint Tropez. Liguria domestica e cementificata dove “i prezzi sono ancora ragionevoli” e un monolocale non è un miraggio per chi vive con una pensione da operaio e un sussidio di accompagnamento. Claudia ha potuto respirare l’aria del mare. Ha le braccia abbronzate, solo quelle. “In spiaggia soffre — dice sua madre — ha bisogno di vedere l’orizzonte che si muove”.

L’alloggio al sesto piano è un litorale dopo la mareggiata. Borsoni, reti metalliche, la fase ingestibile del ritorno che fa sparire i phon. Marina Cometto ha i capelli bagnati ma quelli di Claudia sono asciutti e profumano di buono. Italo Bottigelli traffica a torso nudo con una chiave inglese: “Questo letto è un incubo. Pesantissimo, da fare a pezzi e rimontare ogni volta che ci spostiamo”.

IMMAGINARE la fatica di tutti, moltiplicarla per mille. Sotto le pale del ventilatore l’aria resta densa, ma nemmeno questo è un problema. “Come se lo immagina Mister X?”. Marina Cometto sorride: “Non sono sicura che sia un uomo”. E’ la prima volta che qualcuno le regala qualcosa. Quei soldi anonimi non assomigliano a un’elemosina ma alla pioggia dopo una lunga siccità. “Credo nella provvidenza, sono arrivati nel momento giusto”. Sposta la tenda, indica il furgone parcheggiato sotto casa: “Da settembre con quello non possiamo più girare, perché il Comune di Torino ha messo fuorilegge i diesel euro due con più di dieci anni”. Niente furgone per Claudia significa un orizzonte sempre fermo. Benedetta pioggia. “Abbiamo finito di pagare questa casa. Abbiamo ristrutturato il bagno perché mia figlia potesse essere lavata decentemente. Non saremmo stati in grado di fare un acquisto del genere. L’handicap è un lusso”.

MAGARI USATO, ma forse ci esce un minivan che non inquina. La chiama speranza, ringrazia l’anonimo proprio come si ringrazia il cielo generoso. “Mi piacerebbe sapere se ha figli, se questi soldi per lui sono un sacrificio”. Italo guarda imperturbabile la meccanica dell’esistenza, il vestito a fiori di sua moglie, la sua ‘tatina’ che si mangia le mani perché è stanca e vuole andare a letto. Ci vorrebbe un materasso speciale che la Asl non passa: di lattice, diviso in tre pezzi, fatto su misura e antidecubito. Millecinqucento euro se va bene. Un problema alla volta. Marina osa: “A questa persona mi piacerebbe stringere la mano. Ma mi accontenterei di una lettera. Vorrei sapere che cosa in particolare lo ha colpito della nostra vita”. E’ felice dei soldi. Più ancora della certezza che Claudia ha lasciato una traccia.

PICCOLA DONNA: oggi dimostra 15 anni, è intatta e radiosa. “Il fatto che le persone come lei non possano esprimersi fa perdere loro consistenza. I disabili non si vedono”. Il padrone della casa al mare li ha aiutati a trovare il cane Tobia e a caricarlo sul furgone. Li ha salutati così: “Vi ringrazio, mi lasciate senza parole”. “Io ringrazio voi per il coraggio di starci dietro — dice Marina —. E fate sapere a Mr X che ha una persona in più a ricordarlo ogni sera”.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/08/30/114794-mister_colpisce_ancora.shtml

Padre Pio, la fabbrica dei miracoli (a orologeria)

san giovanni rotondo, padre pio
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La speranza di una grazia finisce alle sette di sera. Chiudono i cancelli, al santuario di San Giovanni Rotondo. Una giornata è finita, ma nella fabbrica dei miracoli costruita attorno alla figura di Padre Pio, non c’è tempo da perdere. E così, quando le luci della chiesa ancora non si sono spente e i pellegrini ancora non sono tornati a casa, dietro un muro si inizia a smontare la scenografia: i ceri – che si possono acquistare ad un distributore automatico che garantisce «lunga durata» – vengono raccolti e gettati in sacchi neri. Che fine fanno? «Li portiamo dentro», spiega un giovane addetto alle pulizie. «Dentro», si scopre poco dopo, è un magazzino fatiscente che sta a pochi metri di distanza. Più a lato, due ragazze si affannano a togliere dalle mani di una statua i rosari che i devoti hanno aggrovigliato attorno. «Ce ne hanno messo d’impegno!» sembrano inveire contro i pellegrini premurosi. Quelli che le loro speranze le hanno avvolte con dovizia, e forse preferirebbero non vedere con i loro occhi che le loro preghiere hanno le ore così contate. Ma sono le sette di sera, non c’è tempo da perdere con la devozione.

La religione che scopre il business
non è certo una novità, né una prerogativa di questo paese arroccato sul Gargano. Ma a San Giovanni Rotondo l’affare ha da poco nuova linfa: è la salma del santo, riesumata il 24 aprile scorso. San Pio è lì, nella cripta in cui è custodito dal 1968, spolverato e imbellettato ad uso e consumo dei fedeli. Che, diciamolo, non hanno ritegno. Flash e luci di qualsiasi aggeggio elettronico disponibile sul mercato immortalano la salma del frate di Pietrelcina. Pochi pregano, meditano, riflettono. Quasi nessuno sta zitto, insomma, come quanto meno la pietà umana consiglierebbe di fare di fronte al corpo di un morto. Attorno è tutto un brulicare di telefonini, e chi dovrebbe sorvegliare la quiete della cripta, non fa nulla per disincentivare questa smania, questa voglia di dire «io c’ero»: «Una foto e proseguire», dicono gli addetti alla vigilanza, come se stessero regolando il traffico in strada. E i pellegrini ubbidiscono, uno scatto e via. Qualche metro più avanti c’è una teca dove i fedeli lasciano fotografie e lettere. I neo genitori buttano bavagli di bambini da benedire. Qualcuno, forse sprovvisto o semplicemente avaro, opta per un pannolone. Per fortuna, non è usato.
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san giovanni rotondo, padre pio
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La riesumazione di Padre Pio è nuova linfa anche per i proprietari degli oltre 140 hotel e affittacamere che affollano San Giovanni Rotondo: un centinaio sono stati costruiti in deroga al piano urbanistico nell’anno del Giubileo, nell’illusione del miracolo perenne. In realtà, otto anni dopo, tre quarti di loro sono sul lastrico: il pienone dura tre o quattro giorni l’anno, per il resto sono pochi grandi hotel a fare cassa. Colpa delle «soprastimate attese giubilari» e del «deleterio meccanismo delle realizzazioni in deroga», si legge nel Documento per la formazione del piano urbanistico generale, che spiega come dal 1998 si sia determinato «un sostanziale triplicamento dell’offerta nel giro di cinque anni». E chi aveva investito sul turismo religioso, ora sta facendo di tutto per far accorciare i tempi per il cambio di destinazione d’uso, riconvertendola da turistica ad abitativa. Solo tra venticinque anni, infatti, le stanze d’albergo deserte potranno trasformarsi in appartamenti e negozi.

Basta che non facciano troppa concorrenza ai distributori automatici di medagliette e ceri posizionati nel santuario. A pochi metri dalla salma c’è anche la pesca – gli incassi, spiegano, serviranno a sostenere i percorsi di vocazione di nuovi frati – , c’è il bollettino postale per finanziare la costruzione di una «Casa di riposo per sacerdoti anziani di tutto il mondo» – il tariffario va dai 30 euro per un mattone, ai 650 per un tavolino per refettorio, ai 500 mila euro per la fornitura dell’infermeria. C’è anche una bacheca dove ritirare il modulo prestampato per scrivere una «Lettera a San Pio». I Frati Cappuccini invitano a buttare giù qualche riga quando «sei triste, scoraggiato, abbattuto, sfiduciato». Per trovare l’ispirazione, basterebbe una giornata in questo supermercato della fede, dove la cassa chiude alle sette di sera.

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Pubblicato il: 29.08.08
Modificato il: 29.08.08 alle ore 17.39

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78489

Gustav si rafforza. 85 morti nei Caraibi, oggi passa su Cuba

Roma | 30 agosto 2008

Uragano

Uragano
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Si è rafforzato fino a categoria 2 l’uragano Gustav, che ha fatto 85 morti nei Caraibi nei giorni scorsi e passerà oggi su Cuba. Ad aumentare la valutazione dell’uragano è stato il National Hurricane Center americano, che prevede che la perturbazione potrebbe salire nelle prossime 48 ore fino alla categoria 4 della scala Saffir-Simpson (che arriva fino a cinque). Le autorità cubane hanno decretato ieri sera l’allarme ciclone per le regioni occidentali, che si troveranno nell’occhio della perturbazione.

Secondo l’Hurricane Center americano, l’uragano dovrebbe prendere forza sopra le acque calde di Cuba e arrivare martedì sulle coste della Louisiana, a ovest di New Orleans, accompagnato da onde alte da cinque a nove metri. Le compagnie petrolifere hanno già evacuato le loro piattaforme nel Golfo del Messico. Quattro Stati americani dovrebbe avviare oggi piani di evacuazione, già cominciati ieri a New Orleans.

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fonte: http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=85316

Lavoro, incidenti in cantiere e pastificio: Muoiono 2 operai

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Un operaio edile è morto in un incidente sul lavoro nel cantiere per la costruzione della diga sul fiume Esaro, nel Cosentino. La vittima stava lavorando quando, per cause ancora in corso di accertamento, è rimasta schiacciata da una pala meccanica in movimento comandata da un collega che, secondo la prima
ricostruzione degli inquirenti, non si era accorto della sua presenza. È morto sul colpo. Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i carabinieri, che hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica dell’incidente.

Nei pressi di Vicenza invece, ad Arcugnano, un uomo mentre lavorava in un pastificio molto noto della zona è finito in una macchina impastatrice. L’operaio, un 42enne, stava intervenendo alla sommità del macchinario quando è scivolato e finito nel meccanismo. Inutile l’immediato stop dell’impastatrice: il 42enne è morto stritolato. Tra i primi a soccorrere l’operaio anche il figlio che risulterebbe dipendente della ditta. L’incidente è avvenuto giovedì sera, sul posto la Polizia. La Procura di Vicenza ha aperto una inchiesta.

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Pubblicato il: 29.08.08
Modificato il: 29.08.08 alle ore 17.59

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78490

Fuga radioattiva, allarme in Belgio. Gli avvisi: «Non mangiate cibi locali»

https://i0.wp.com/www.lepoint.fr/content/system/media/6/20080829/photo_1220011984505-1-0.jpg

L’incidente a Fleurus 5 giorni fa. Greenpeace: intervento tardivo del Governo

Avvertimento alla popolazione: «Non consumate la frutta e la verdura dei vostri giardini»

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BRUXELLES – Allarme in Belgio per la fuga radioattiva verificatasi in un istituto che produce radioisotopi per uso medico a Fleurus, località ad una cinquantina di chilometri a sud di Bruxelles, nella zona di Charleroi. L’incidente risale allo scorso fine settimana, ma solo ora le autorità competenti hanno deciso di avvertire la popolazione. Per le vie della cittadina di Fleurus – circa 20 mila abitanti -, per iniziativa del sindaco, auto della polizia con altoparlanti hanno diffuso appelli alla prudenza, raccomandando agli abitanti, che vivono entro un raggio di cinque chilometri dal luogo dove è avvenuta la fuga, di non consumare la frutta e la verdura dei loro giardini, né di bere l’acqua piovana o il latte delle loro fattorie fino ad un nuovo ordine. Mentre gli ambientalisti hanno criticato l’intervento tardivo del governo, le autorità del Belgio si sono affrettate a spiegare che le misure sono state prese soprattutto a scopo precauzionale.

INFORMATA L’UE – Insieme agli avvisi ai cittadini che vivono nell’area, l’Agenzia belga per il controllo nucleare già nella tarda serata di giovedì aveva informato la Commissione europea delle misure prese, così come previsto a livello Ue dal sistema di allerta rapida Ecurie. La fuga radioattiva, avvenuta nel laboratorio dell’Istituto di radio-elementi (Ire) di cui è presidente l’ex commissario europeo Philippe Busquin, era stata segnalata nella notte tra domenica e lunedì. In un primo momento, il 26 agosto scorso, l’incidente era stato classificato al livello 3 (guasto grave) della scala internazionale Ines, che comprende 7 livelli. Solo giovedì sera l’Agenzia belga per il controllo nucleare ha optato però per misure di protezione più stringenti, dopo aver analizzato alcuni campioni di erba. A questo punto è partita la comunicazione anche all’esecutivo Ue e di conseguenza a tutti gli altri Stati membri.

GREENPEACE – Ad avviso di Greenpeace, le autorità avrebbero però sottostimato il rischio che lo iodio radioattivo può provocare nei bambini che «sono 22 volte superiori rispetto a quelli a cui sono sottoposti gli adulti in caso di ingestione». Critiche sono arrivate all’indirizzo delle autorità nazionali anche da altri sindaci dei comuni vicini a Flueurus che non sarebbero stati ufficialmente avvertiti, provocando così sorpresa e preoccupazione. L’istituto dove si è verificata la fuga radioattiva è il secondo produttore mondiale di radioisotopi usati anche nella terapia per il trattamento dei tumori.

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29 agosto 2008

fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_agosto_29/belgio_fuga_radioattiva_7e937054-75f2-11dd-b314-00144f02aabc.shtml

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Radioactive material leaked in Fleurus

(PhotoNews)

Wed 27/08/08 13:18 – At the Institute for Radioactive Elements (IRE) in Fleurus near Charleroi, the production of medical isotopes has been stopped. This follows the news that radio active iodine had been leaked. According to the Federal Agency of Nuclear Control, there was no immediate danger to the public health.

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The incident happened at the weekend, but production of the medical isotopes was only stopped on Tuesday. According to the Federal Agency of Nuclear Control, it was a serious incident. The Agency was quick to add however that it never posed a danger to the inhabitants in the vicinity.

(Belga)
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On Tuesday it came to light that last weekend a serious incident took place at IRE in Fleurus, just north of Charleroi in Wallonia. The company manufactures lightly radioactive material which is used in treatments for cancerous tumours.

A huge quantity of iodine had accumulated in the chimney of IRE, some of it leaked out.

According to the Federal
Agency of Nuclear Control (FANC) very little radioactive iodine was leaked into the air. “The contamination in the vicinity of the site was limited,” says Karina De Beule of the FANC.

“There was no threat to the public health. The IRE personnel were not exposed to abnormal levels or radioactivity either.”

In the meantime, the production of medical isotopes has been halted. The authorities are investigating the incident, and  in particular: why it took so long for the incident to be reported.

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fonte: http://www.deredactie.be/cm/de.redactie.english/news/080827_radioactive

Free Gaza: riflessioni

Girovagando per il blog di Marco, che ha parlato del viaggio di Free Gaza e Liberty verso, appunto, Gaza, ho trovato questo articolo – che “prendo a prestito” per alcune considerazioni di parte…

Ciechi e ignoranti

da un articolo di Frimet Roth

Sette anni fa l’attentato alla pizzeria Sbarro di Gerusalemme uccideva 15 ebrei innocenti. Tra di loro, mia figlia Malki.

Malka Chana Roth - a March 2001 snapshot
Sette è un numero ricco di significati nella trazione ebraica. Il settimo giorno della settimana è Shabbat. Ogni settimo anno la Shmittah impone una sospensione del lavoro nei campi in Terra d’Israele e il libero accesso per tutti ai campi privati. La sposa gira sette volte attorno allo sposo sotto il baldacchino nuziale. Sette è il numero di frutti nativi della Terra d’Israele e sette è il numero dei comandamenti divini dati a Noè e ai suoi discendenti. Ma il settimo anno non ha nulla di unico nel lutto lungo una intera vita per la perdita di un figlio: è solo un anno in più di dolore e struggimento senza fine.
Quest’anno, però, l’anniversario della strage terrorista alla pizzeria Sbarro rischia di coincidere con un evento che sembra fatto apposta per esacerbare quel dolore. Due imbarcazioni noleggiate dal movimento Free Gaza, che ha sede in California, sono salpate pochi giorni fa da Cipro e si dirigono attualmente verso Gaza. Ribattezzate Liberty e Free Gaza, secondo gli organizzatori avrebbero a bordo 45 attivisti sedicenti umanitari provenienti da 15 nazioni. L’identità di gran parte dei partecipanti e la data del loro arrivo non sono state rivelate, ma stando alle voci che circolano nei mass-media dovrebbero attraccare proprio il 21 agosto, anniversario dell’attentato.
Tra i pochi passeggeri di cui sono stati resi noti i nomi figurano un 84enne sopravvissuto alla Shoà, la cognata dell’ex primo ministro britannico Tony Blair, oggi inviato per il Medio Oriente, un attivista israeliano di estrema sinistra, una suora cattolica. Secondo alcune voci vi sarebbe a bordo anche Leonardo Di Caprio, mentre l’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu sarebbe uno dei dignitari che hanno appoggiato l’iniziativa.
I partecipanti a questo stupido progetto probabilmente traboccano di buone intenzioni, convinti come sono che i palestinesi di Gaza siano tutti e soltanto miserevoli vittime. Ciò che è sconcertante è la loro totale indifferenza per i fatti nudi e crudi che caratterizzano il conflitto nel quale hanno deciso di buttarsi a capo fitto. Lauren Booth, la cognata di Blair, può anche affermare di voler mostrare al mondo la realtà che c’è a Gaza, ma è evidente che la realtà gioca un ruolo del tutto marginale in questa produzione in stile hollywoodiano.
La realtà mostra il suo brutto volto, ad esempio, in un filmato che questi attivisti sedicenti umanitari probabilmente non hanno visto o non vogliono vedere. È circolato la scorsa settimana e mostra dei bambini di Gaza durante un cerimonia di premiazione in un campo estivo dove almeno duecento ragazzini facevano sfoggio delle capacità appena acquisite. Si possono così vedere i bambini addestrati da Hamas marciare con militaresca precisione e gridare in coro insieme al loro istruttore “Uccidere, massacrare, far esplodere, attaccare!”. Indossando magliette con la scritta “Nonostante l’assedio” e brandendo modelli di mitra in legno, si gettano a terra l’un l’altro, mentre militanti di Hamas un po’ più grandi sparano raffiche in aria. Molte altre prodezze, non visibili nel filmato, sono state dettagliatamente descritte dalla stampa internazionale, dai classici salti attraverso il cerchio di fuoco fino a prove di coraggio come stare distesi per terra mentre si è scavalcati da un minivan, o saltare su sbarre di legno mentre vengono sparati colpi di mitra sotto i propri piedi. Nel filmato, un giornalista chiede a un piccolo ospite dal campo estivo cosa vuole diventare da grande. “Un combattente della guerra santa”, è la pronta risposta.
Qualunque persona razionale che osservi questi campeggi non può farsi la minima illusione sulle intenzioni di questi abitanti di Gaza. Come ha ben sintetizzato l’International Herald Tribune, l’obiettivo dei campi estivi di Hamas è chiaramente quello di addestrare i giovani alle tattiche militari, indottrinandoli nell’ideologia militante islamista tipica di Hamas”.
Gli attivisti di “Free Gaza” fanno mostra di totale indifferenza per le innocenti vittime israeliane degli attentati terroristici dei palestinesi di Gaza. La loro arrogante ingerenza contro misure volte a impedire che stragi di quel genere abbiano a ripetersi esprime meglio di ogni altra cosa questa loro posizione. Le vitali operazioni di sicurezza che Israele conduce al largo delle coste della striscia di Gaza servono per impedire l’infiltrazione a Gaza di terroristi, armi e altro materiale per la guerra terroristica. Ma evidentemente proteggere la vita di israeliani innocenti non sembra un legittimo obiettivo umanitario agli occhi di attivisti di questa risma.
E che dire dei palestinesi che patiscono sotto il loro stesso regime, nelle mani di un gruppo ufficialmente riconosciuto come terrorista dalla maggior parte dei governi occidentali? Sono minimamente disturbati, i sostenitori di “Free Gaza”, dalle recenti spietate aggressioni da parte di Hamas contro i loro stessi fratelli di Fatah? Sarebbe disposto uno qualunque dei passeggeri di quelle due imbarcazioni a vivere anche solo un giorno sotto il regime islamista totalitario che vanno a rafforzare con questa loro azione? Sarebbero disposti a mandare i loro figli in quei campi estivi gestiti da Hamas?
Gli organizzatori di questo puerile progetto dicono che il carico comprende anche aiuti destinati a bambini di Gaza feriti. Di nuovo, pare non sappiano nulla dei fatti concreti: Israele accoglie di routine gli abitanti di Gaza nei suoi ospedali, dove ricevono gratis trattamenti medici di primissimo livello, e fa entrare ogni giorno tonnellate di aiuti umanitari nella striscia di Gaza.
Con appena un po’ di informazione, i petulanti attivisti di “Free Gaza” avrebbero potuto scoprire anche qualcosa sulle esperienze nei campi estivi fatte da mia figlia. Il giorno in cui venne assassinata, Malki era diretta verso un sobborgo di Gerusalemme per partecipare a un incontro di educatori in preparazione di un campo estivo. Le attività contemplavano nuoto, escursioni, canto, danza, teatro, attività sportive. Pochi giorni prima, Malki era tornata dal nord di Israele dove era stata educatrice volontaria a Etgarim, un campo per bambini fisicamente e mentalmente disabili. Il suo sorriso risplende ancora nelle foto che conserviamo di lei, abbracciata ai piccoli ospiti del campo affetti da sindrome di Down.
Ma fornire informazioni come queste potrebbe confondere gli stolidi attivisti che fanno rotta su Gaza. Il loro aperto sostegno all’enclave del terrorismo può perdurare solo finché restano convenientemente ciechi e ignoranti.
E questa loro stupidaggine non farà che rendere ancor meno realizzabile la prospettiva di autentici campi estivi per i bambini di Gaza, e ancor meno probabile una pace vera e duratura in questa regione.

(Da: YnetNews. 19.08.08)

Per il filmato sui campi estivi a Gaza, vedi:
http://www.haaretz.com/hasen/spages/1010449.html

Si veda anche:

The Malki Foundation
http://www.kerenmalki.org

Terroriste impenitenti
http://www.israele.net/articles.php?id=1139

L’Autorità Palestinese intendeva onorare due terroriste palestinesi

Quando guardate la terrorista sorridente, pensate a nostra figlia

http://www.israele.net/articles.php?id=2227

il testo originale in inglese  è qui

Allora… nutro il massimo rispetto per il dolore dei familiari di vittime innocenti, quale è il padre di Malki. Non voglio certo suggerirgli come dovrebbe reagire o come dovrebbe comportarsi… e non posso nemmeno dire che io farei diversamente: per saperlo dovrei essere nella sua pelle ma, onestamente quanto egoisticamente, preferisco di no…
Detto questo però mi sento di aggiungere qualcosa. Perché uno che viene pubblicato su un giornale o che ha la possibilità di divulgare il suo pensiero in rete, secondo me, ha delle responsabilità e deve tenerle ben presenti.

Se fossi una seguace del berlusconismo attualmente imperante, ad esempio, rintuzzerei le sue critiche al filmato sui campi di Hamas dicendo, ad esempio, che di recente in Germania è stato chiuso un campo estivo neo nazistasenza che la sua scoperta abbia destato lo sdegno del signor Roth, a quanto mi risulta… ma sarebbe stupido da parte mia, perché entrambe le cose sono gravi ma una non giustifica in alcun modo l’altra (che tradotto significa: non è che se uno uccide un uomo e l’altro ne uccide dieci, uno sia più scusabile dell’altro. Sempre omicidio è).

Potrei anche dire che oltre a Desmond Tutu, anche Mairead Maguire, Nobel Peace Laureate e Noam Chomsky (due tra gli altri) sono tra i sostenitori del progetto… e non mi sembra li si possa accusare di essere filoterroristi.

guerrila captain

Quanto a Jeff Halper, uno dei partecipanti al viaggio, è capo del Comitato israeliano contro la demolizione delle case, è stato nominato per il Premio Nobel per la Pace 2006 e ha scritto: “Noi ci rifiutiamo di essere nemici!” riferendosi a israeliani e palestinesi. Non ho letto tutto il sito di Free Gaza né quello di  guerrillaradio (anch’io ho i miei limiti…), ma a quel che mi consta non ci sono inni al terrorismo… solo una grande voglia di giustizia.

Nessuno – almeno, non tra gli uomini di buona volontà o quantomeno quelli che io considero tali – nega che ci siano personaggi che approfittano della situazione disperata dei palestinesi per i propri interessi. Ma nessuno può sostenere che i palestinesi siano tout court tutti terroristi e/o consenzienti e che i poverini da compatire siano solo gli ebrei – anzi, gli israeliani.

L’International Women Commission – di cui fa parte anche Luisa Morgantini – non è una cosa che mi sono inventata io… è il tentativo di donne israeliane e palestinesi insieme di metter fine ad una guerra assurda che fa solo vittime innocenti a maggior gloria di chi ci specula.

Quanto poi al fatto che gli israeliani siano solo vittime… basterebbe citare anche solo Tali Fahima (israeliana vittima dei suoi) o Rachel Corrie, pacifista americana, per istillare almeno il germe del dubbio sull’etica comportamentale di CERTI israeliani…

Ma trovo molto più incisiva di tutte le mie riflessioni la lettera di un altro padre, palestinese questa volta, la cui figlia è morta per mano di un soldato israeliano:

“Onorevole Generale Ehud Barak, Lei non mi conosce personalmente. Sono un

cercatore di pace, e combatto con tutte le mie forze e le mie capacità per la realizzazione di una pace giusta che porti serenità e prosperità ai Palestinesi e agli Israeliani insieme.

Ho sofferto in prima persona la vostra occupazione criminale e ho pagato un prezzo altissimo. In primo luogo, sono finito in carcere quando avevo diciassette anni, e ho sprecato sette anni della mia vita nelle vostre barbare prigioni.

In secondo luogo – Lei per caso ha letto o sentito quello che è accaduto a una ragazzina di nome Abir Aramin? Era una ragazzina di dieci anni, che i Suoi soldati hanno ucciso con un proiettile di gomma sparato da una distanza di quattro metri e mezzo, il 16 gennaio 2007, davanti a sua sorella Areen, di undici anni. Nonostante questo io, il padre di Abir, possa riposare in pace, credo nel diritto di ogni israeliano, e di tutto il popolo israeliano, a esistere e vivere in pace e sicurezza. Perché allora Lei, signore, non crede nel nostro diritto a godere di queste stesse cose?

Dove era il carattere democratico del Suo Stato quando i suoi eroici soldati hanno ucciso mia figlia davanti agli occhi dei suoi amici, all’ingresso della scuola di Anata? Dove erano i Suoi ideali democratici quando ha chiuso il fascicolo dell’indagine sull’assassinio di Abir per mancanza di prove, nonostante il crimine fosse chiaro e avvenuto davanti a più di dieci Aya al-Najjar  R.I.P.

testimoni? Davvero Abir era una minaccia per i Suoi soldati, signore?

Ho con me le armi con cui Abir ha minacciato quei soldati. Ho tra le mie mani il suo zaino, rinforzato e blindato, ovvio, la sua matita portamine, caricata con pericolose cartucce di grafite, e il suo libro di matematica, di cui aveva un compito quel giorno, e che naturalmente includeva istruzioni dettagliate su come preparare armi chimiche. E in aggiunta a tutto questo, aveva un righello tagliente, che certo avrebbe potuto essere usato per accoltellare qualcuno. Infine, ho trovato tra le sue cose due pezzi di cioccolato che probabilmente contenevano uranio arricchito, e che avrebbero senza dubbio portato devastazione al Suo Stato se Abir non fosse stata tentata di assaggiarli, pochi secondi prima di essere colpita.

Devo qui riconoscere ai Suoi soldati una sorprendente abilità nell’incapacitare e uccidere con estrema e letale precisione. Il proiettile ha colpito Abir a un centimetro esatto dall’ipotalamo cosa che le ha consentito di entrare immediatamente in coma e di morire poco dopo e di vivere davanti a Dio, risparmiandole sofferenza e dolore.

Abir Aramin può così essere aggiunta all’elenco dei grandi risultati e successi dello Stato di Israele in tema di sicurezza. Ma io chiedo, Ministro e Generale, in quanto io sono il padre di questa bambina, io chiedo se non altro una ammissione di responsabilità per questo omicidio, o la sua causa. È Suo dovere trascinare in tribunale il soldato che ha ucciso Abir, perché possa essere processato e giudicato come assassino e criminale.

Sono convinto che non esista una soluzione militare a questa guerra, e quando quei codardi hanno ucciso mia figlia ho detto che non volevo vendetta, volevo giustizia, anche se la vendetta è molto più semplice. Il vero combattente è uno che in nome della pace sceglie la più difficile strada di entrambi, la vendetta è la strada del vigliacco.

Signore, il popolo palestinese non può pagare in eterno il prezzo della paura e del sospetto del popolo israeliano. Liberi il mio popolo da questa occupazione orribile, perché il Suo popolo possa vivere libero dalla paura.

Sono sessant’anni che il popolo palestinese paga il prezzo dell’occupazione militare israeliana. Un’occupazione che, a celebrazione della fondazione dello Stato d’Israele, compie atti di aperto antagonismo che versano indiscriminatamente il sangue di combattenti, donne, bambini, anziani palestinesi. È  il popolo palestinese in generale a costituire l’obiettivo della Sua macchina da guerra, che non protegge il più debole dal più forte. Il nostro popolo fronteggia sempre lo stesso assassino – e continua questa serie che non finisce mai.

Non le ricorderò i massacri che il Suo governo ha commesso contro il mio popolo. Lei li conosce molto meglio di me. Io ne ho letto, ne ho sentito parlare, ma Lei vi ha preso parte.

La domanda che ho per Lei è invece questa. Alla luce della Sua lunga esperienza militare e in quanto uomo che ha visto  anche egli passare sessant’anni di guerra, Lei crede che Israele avrà la forza per chiudere il conflitto con mezzi militari e ottenere una vittoria totale sul popolo palestinese? Lei è ancora convinto che quello che non può essere raggiunto con la forza possa essere raggiunto con maggiore forza? L’occupazione nasconde forse nella sua scatola degli attrezzi ulteriori metodi di assassinio che il popolo palestinese non ha ancora avuto la sfortuna di conoscere?

Se è così, probabilmente è una buona idea per il governo israeliano provare, e usare questi metodi. Forse saranno capaci di realizzare quell’allettante vittoria totale… in altri sessant’anni.

Signore, ma quando capirete che la guerra tra noi non può essere conclusa con un esercito? Perché nonostante tutti gli sforzi e le presunzioni, l’occupazione non impedirà alle pietre dei nostri bambini di colpire i Suoi soldati. Come potrà fermare la sollevazione palestinese? Questo è un sogno che non si avvererà mai, neppure in altri mille anni. Perché non racconta la verità agli abitanti di Ashkelon e Sderot, perché non dice loro che non esiste alcuna soluzione per bloccare i razzi Qassam che arrivano da una Gaza devastata e assediata, tranne che porre fine all’occupazione?

Questa è la verità da cui fuggite da tanto tempo.

Mi creda, signore, non otterrà niente continuando a imprigionare gente. Più di 750mila palestinesi sono stati in carcere dal 1967. Che risultato è stato raggiunto, se non una nostra maggiore determinazione allo scontro e alla resistenza?

La politica dell’occupazione crea semplicemente sempre più persone che si ribellano per combatterla e che si rifiutano di accettare il suo fardello. I detenuti che sono nelle Sue carceri sono tra i palestinesi più istruiti e colti, tra i più sensibili e umanisti.

Si sono formati nella tradizione della libertà e della democrazia – e per questa ragione non accetteranno mai l’occupazione e la sottomissione. Sono questi gli uomini e le donne che combatteranno per la pace, e se vuole la pace, Lei non ha altra scelta che lasciare prima di tutto liberi i soldati della pace.

Quanto avete davvero beneficiato dalla vostra strategia di demolizione di case, sradicamento di alberi, confisca di terre per motivi discutibili e infine fondazione su queste stesse terre di insediamenti illegali? Quanto vi ha aiutato istituire sciagurati checkpoint in ogni angolo e strada della West Bank e di Gaza, a ogni incrocio, per il solo fine di umiliare gli abitanti di queste zone, tra cui lavoratori, studenti, leader politici? Quale è stata, signore, l’utilità di tutto questo?

Quando gli assetati proiettili dei Suoi soldati saranno sazi del sangue dei nostri bambini? Quando sarete soddisfatti del nostro sangue, che ci avete già ampiamente tolto? Quando lascerete la nostra acqua? Ma Lei non vede gli elmetti su cui i Suoi soldati scrivono ‘sono nato per uccidere’? Non vede i Suoi uomini coraggiosi assassinare ogni giorno bambini? Come può decidere di impedire agli abitanti di Gaza di rifornirsi di gas per cucinare, e allo stesso tempo di dare loro gas lacrimogeni, e carro-armati e aerei da bombardamento?

Solo adesso comprendo la  volontà di una donna israeliana in Italia – la mia collega Eidan, incontrata quando abbiamo partecipato insieme alla marcia di pace Perugia -Assisi in rappresentanza di Combatants for Peace. Le ho chiesto se pensava di tornare in Israele, e mi ha risposto: Ho giurato che se Ehud Barak avesse vinto le elezioni, avrei lasciato Israele per sempre. Continua a vivere in Italia perché Lei agisce come se non esistesse alcun partner palestinese con cui discutere di pace.

In questa breve lettera non posso neppure cominciare a descrivere l’enormità dei fallimenti etici che hanno danneggiato la società israeliana. Secondo il quotidiano ‘Yediot Ahronot’, il 40 per cento delle nuove reclute dell’esercito israeliano ha precedenti penali, e questo spiega molto del lungo elenco di azioni contro civili palestinesi da loro compiute durante il servizio militare. Questo dovrebbe essere il migliore esercito del mondo, no? L’esercito ‘morale’. È per questo che scopriamo che il 25 per cento dei soldati dell’esercito di occupazione hanno partecipato a casi di tortura e punizione di civili innocenti, o sono stati testimoni di simili atti?

Signore, voglio qui dirLe che ho letto il vergognoso report per cui ogni uomo di coscienza dovrebbe provare orrore, il report che parla della tortura dei bambini di Hebron. E questo lo strangolamento di bambini palestinesi da parte di soldati che volevano testare quanto tempo potessero resistere senza respirare, ‘incidenti’ commessi da capitani del Suo esercito, l’esercito più morale del mondo – questo è la corona di disonore sulla fronte dell’occupazione.

Signore, come giustifica l’uso di bambini di dieci anni da parte dei Suoi soldati come scudi umani, legati alla testa delle loro pattuglie mentre cercano i wanted, o disperdono una manifestazione? Dove il diritto internazionale consente tutto questo? Tento di capire se l’uso di bambini come scudi umani sia in un certo modo correlato alla scienza della guerra moderna, perché l’accusa che sento in ogni caso di uccisione di bambini in particolare, e di civili in generale, è che sono i combattenti palestinesi per primi a usare come scudi umani normali cittadini. Come può esserci una giustificazione e distinzione giuridica nella terminologia israeliana, ma non in quella internazionale, tra Israeliani e Palestinesi?

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Come può Lei giustificare la morte di quegli innocenti che cercano semplicemente di passare attraverso i checkpoint allestiti dai Suoi soldati a ogni ingresso di città, villaggio, campo, e che impediscono alle donne di camminare fino ad un ospedale per dare alla luce i propri figli? Acconsentirebbe mai a che questo accadesse a Sua moglie? Cosa farebbe?

Esistono però soldati israeliani che hanno combattuto il popolo palestinese, e che al momento della verità hanno capito di non essere che pedine ostaggio dell’occupazione. Hanno avuto il coraggio e il valore di annunciare tutti insieme che rifiutavano di essere degli occupanti. Hanno rivelato le falsità dei loro leader, che sostengono che Israele tende la mano per la pace, ma non ha un partner dalla parte palestinese.

Hanno scoperto che nessuno di loro ha mai incontrato un vero combattente palestinese in uno scontro diretto, e che il loro lavoro quotidiano è stato invece dare la caccia agli scolari, attuare chiusure, distruggere case, e costruire checkpoint e blocchi stradali per fermare ragazzini di neppure tredici anni. Hanno adottato una posizione morale e coraggiosa, e senza alcuna difficoltà hanno trovato un partner dal cuore stesso del movimento palestinese, uomini e donne che hanno sprecato la primavera della giovinezza nelle carceri della vostra occupazione.

E insieme a loro hanno fondato Combatants for Peace. Già il nome snuda le false promesse, e la politica secondo cui non esiste un partner per la pace. Questa organizzazione, unita nel coraggio e nella moralità, è costituita da persone di entrambe le parti che capiscono che è un solo, condiviso nemico a nascondere la strada verso la pace e la vita insieme come due nazioni. Questo nemico è l’occupazione israeliana, illegale e immorale. Sono un membro di questa organizzazione, e chiedo a tutto quelli che cercano una pace autentica di unirsi a noi.

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Diciamo al nostro popolo la verità, solo la verità. Siamo impegnati in una resistenza non violenta all’occupazione, e mi rivolgo qui, in questa lettera, al popolo della nostra nazione palestinese, narrato nelle pagine della storia come simbolo della capacità di resistenza e recupero, un popolo che ha avuto l’umanità di fronteggiare decenni di abusi e occupazione con la più pura fermezza. E mi rivolgo anche agli israeliani, perché accettino la responsabilità etica e storica di creare due stati insieme, e avviare una intifada nazionale, umanistica, pacifica, una rivolta contro questa occupazione ingiusta che ha trasformato i vostri figli in criminali di guerra e vili assassini.

Israeliani, finitela di inviare i vostri soldati, i vostri figli, a uccidere i nostri figli, perché il sangue dei nostri figli e di tutti gli innocenti palestinesi inseguirà i vostri soldati e i generali del vostro esercito fino ai tribunali internazionali, come tutti gli altri criminali di guerra del mondo. Imparate la lezione. L’Onorevole Generale è certo consapevole che la maggioranza dei capitani e generali dell’esercito israeliano non può entrare negli stati europei, perché sarebbero dei ricercati, lì, da arrestare e trascinare in tribunale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Solo un’ultima parola. Fino a quando il suo assassino non sarà consegnato alla giustizia, e non passerà il resto dei suoi giorni in carcere, tra i criminali, il sangue di Abir rimarrà come una corona nera sulla fronte di ogni israeliano e di ogni ebreo del mondo

Bassam Aramin.

(traduzione in italiano di Francesca Borri)

Grazie a Marco ed a Vittorio, dai cui blog attingo a piene mani…