AUSTRALIA: Pugno di ferro contro la tratta di esseri umani

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di Stephen de Tarczynski

MELBOURNE, 26 agosto 2008 (IPS) – Comincia a prendere corpo un nuovo approccio collaborativo tra governo australiano, polizia e organizzazioni non governative (ONG) per contrastare la piaga del traffico di esseri umani

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“Il traffico di esseri umani è l’equivalente moderno della schiavitù”, ha affermato il ministro per le pari opportunità Tanya Plibersek inaugurando il Forum australiano sulle tratte svoltosi a luglio.

Il meeting riuniva una serie di agenzie statali e non statali per affrontare le complesse questioni del traffico di esseri umani, e ha fatto seguito alla prima Tavola rotonda nazionale sul traffico di esseri umani svoltasi in giugno, alla quale avevano preso parte i principali operatori del settore, tra cui ONG, fornitori di servizi e organizzazioni di sostegno per le vittime del crimine.

“Il traffico di persone è un reato gravissimo e per combatterlo è necessario un approccio collaborativo”, ha affermato il ministro degli interni Bob Debus.

Con Singapore e la Nuova Zelanda, l’Australia è considerata una “destinazione” per gli immigrati clandestini dell’area del Pacifico asiatico. Le altre nazioni della regione tendono a essere viste come un insieme di “origine”, “transito” e “destinazione” per le persone coinvolte nel traffico clandestino.

Da quando l’Australia
ha varato un piano di sostegno per le vittime del traffico di persone nel 2004 – lanciato congiuntamente dall’Ufficio per le Donne e dalla Polizia Federale australiana – circa 107 persone coinvolte nel traffico clandestino hanno ricevuto aiuto. Di queste, il 65 per cento erano di nazionalità thailandese, mentre il 18 per cento proveniva dalla Corea del Sud.

Tuttavia, la scarsità di informazioni attendibili sul traffico di persone in Australia indica che le cifre difficilmente rappresentano il problema in tutta la sua portata.

“Non ci sono dati attendibili, non c’è mai stata una ricerca efficace sull’effettiva dimensione del fenomeno”, dice Jennifer Burn, direttrice dell’Anti-Slavery Project, un’organizzazione comunitaria che si batte contro il traffico di esseri umani.

Il problema della mancanza di dati è stato sollevato anche in un documento diffuso il mese scorso dall’Istituto australiano di criminologia, autorità ufficiale della federazione. Intitolato “La tratta delle donne a scopo sessuale”, il documento sottolineava una serie di motivi per cui le donne oggetto di traffico possono non cercare aiuto, minando pertanto le statistiche disponibili.

Tra i motivi indicati, la paura di ciò che i trafficanti possono fare alle donne o alle loro famiglie, le preoccupazioni per le pressioni economiche, il desiderio di “tirare a campare”, e il non voler essere coinvolte in lunghe e invadenti cause giudiziarie.

Inoltre, il documento rimarcava anche alcuni fattori connessi al background della persona oggetto di traffico clandestino. C’erano probabilmente diverse interpretazioni di cosa costituisse “sfruttamento” e differenti percezioni del debito e degli obblighi familiari a seconda del luogo d’origine della persona.

Un ulteriore motivo era la paura della espulsione. “Dal 2004 è stato stabilito un numero di visti per le persone identificate come oggetto di traffico clandestino in Australia, e questi visti sono destinati alle persone che collaborano con la polizia e la magistratura durante un’indagine e un processo penale”, dice Burn, aggiungendo che l’Anti-Slavery Project sta perorando un sistema di visti più inclusivi.

“Gran parte del nostro lavoro riguarda l’ambito dei visti d’ingresso e abbiamo visto che ci sono state persone oggetto di traffici clandestini – non ci sono dubbi al riguardo, non ci sono dubbi sull’attendibilità delle informazioni – che ancora non hanno diritto alla tutela prevista dal progetto governativo sui visti per i clandestini solo perché, per una serie di ragioni, non possono partecipare a un’indagine penale o a un procedimento giudiziario”, spiega Burn.

Ad aumentare l’errata rappresentazione del fenomeno contribuisce il fatto che le cifre sulle persone coinvolte nel traffico di esseri umani tendono a riferirsi per lo più alle donne che in Australia lavorano nel mercato del sesso. Secondo Burn, sono questi i casi che attirano di più l’attenzione dei media.

Indubbiamente le cose stanno così.
Lo testimonia la saga infinita di Wei Tang, proprietario di un bordello di Melbourne, condannato nel 2006 per riduzione in schiavitù e poi assolto in appello, contro il quale il Procuratore generale ha presentato ricorso all’Alta Corte. C’è poi il caso di una coppia di Sydney, Trevor McIvor e Kanokporn Tanuchit, giudicati colpevoli nel 2007 per aver ridotto in schiavitù quattro donne thailandesi, trovate in una stanza nel sottoscala di un bordello. Entrambi i casi hanno ottenuto ampia copertura sui mezzi d’informazione.

Un recente dossier
di Time Magazine riportava i casi di bambini indiani sottratti ai genitori e venduti clandestinamente in Australia tramite alcune agenzie per le adozioni: il dipartimento immigrazioni ha aperto un’inchiesta, ma questo sta a indicare che il traffico di esseri umani può manifestarsi in forme diverse.

Secondo Burn, il recente forum sul traffico di esseri umani ha fatto registrare un mutamento di prospettiva: se fin qui le persone identificate come oggetto di traffico clandestino tendevano a essere donne che lavorano nel mercato del sesso, adesso “è chiaro che il problema riguarda anche persone che lavorano in altri settori”.

“Tutto il campo dello sfruttamento di manodopera è un settore ancora inesplorato e abbiamo visto persone che lavorano nell’agricoltura e si trovano in una situazione di sfruttamento estremo”, spiega.

Nonostante la complessità del traffico di esseri umani, i problemi connessi all’identificazione di chi ne è coinvolto e la difficoltà di assicurare alla giustizia trafficanti e “padroni di schiavi”, Burn è convinta che questa forma moderna di schiavismo si possa sradicare.

A suo dire, la barriera naturale che isola l’Australia – “a differenza della situazione che esiste in Nordamerica o in Europa, per esempio, dove i confini sono porosi e molto più facili da superare” – fornisce alle autorità ampie opportunità di controllo sui nuovi arrivi agli aeroporti di tutto il paese.

In caso di mancata identificazione all’arrivo, “se riusciamo ad avvertire le persone sulla realtà del traffico di esseri umani, se riusciamo a spiegare alla comunità nel suo insieme come identificare il traffico di esseri umani, allora sarà più facile identificare e proteggere le persone oggetto di questi traffici”, dice Burn.

Burn si augura che la perdita di profitti dei trafficanti dovuta all’interruzione delle tratte – insieme a un’efficace azione penale contro i registi delle operazioni – sia un forte deterrente: “Credo che questo tipo di strategie darà un grande contributo alla progressiva eliminazione del traffico di esseri umani in Australia”, ritiene.

Burn si dice favorevole al nuovo approccio collaborativo volto a raggiungere questo scopo. Per contrastare il fenomeno, “c’è bisogno di forte coordinamento tra tutte le persone che lavorano per debellare il traffico di uomini”, dice.

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fonte: http://ipsnotizie.it/nota.php?idnews=1271

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UNA FIRMETTINA QUI..

lunedì, 04 febbraio 2008

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Dal 1° Febbraio 2008 è entrata in vigore la convenzione del Consiglio Europeo sulla lotta contro la tratta degli esseri umani.
La convenzione, firmata nel 2005, supera il Protocollo di Palermo, che fino a poco tempo fa era l’unico testo europeo sul traffico degli esseri umani.
Il fenomeno della schiavitù è legato alla criminalità organizzata, alla pedopornografia ed alla prostituzione infantile.
Al 2003, secondo l’ONU solo il numero dei bambini trafficati ogni anno nel mondo si aggirerebbe intorno ad 1,2 milioni di individui; i dati Unicef  denunciano che un milione di bambini entrano nel giro della prostituzione ogni anno; oltre l’80 per cento del traffico di esseri umani provenienti dall’Albania consiste in ragazze minorenni; circa 200 mila bambini vengono trafficati ogni anno nell’Africa Occidentale e centrale; circa un terzo del traffico globale di donne e bambini avviene all’interno dell’Asia sud orientale.

In particolare la Convenzione:
– rende obbligatorie le misure di base in materia di assistenza alle vittime, come l’accesso a cure mediche, servizi di traduzione e interpretazione, una rappresentazione giuridica nonché l’accesso all’istruzione per i bambini;
– prevede un termine di almeno 30 giorni di recupero e riflessione per le vittime della tratta, con la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno temporaneo che non dipenda dalla collaborazione spontanea della vittima con le forze dell’ordine;
proibisce di sanzionare le vittime della tratta ed esige che i governi dei paesi di destinazione scoraggino la domanda. Ciò significa che, ad esempio, le autorità devono perseguire coloro che sono consapevoli di pagare per i servizi sessuali di una vittima di tratta, a prescindere dallo status giuridico della prostituzione nel paese;
– rafforza la cooperazione internazionale in merito al perseguimento penale dei trafficanti;
– crea un organo di controllo permanente – il GRETA – nell’ambito del quale i paesi di origine, transito e destinazione potranno lavorare insieme, scambiarsi informazioni, buone prassi ed esercitare pressioni tra pari al fine di consolidare la prevenzione e la repressione della tratta.

La convenzione sara validà in 14 paesi europei: Albania, Austria, Bulgaria, Croazia, Cipro, Danimarca, Georgia, Moldavia, Romania, Slovacchia, mentri in Francia, Norvegia, Malta e Bosnia-Erzegovina l’entrata in vigore è stata spostata al 1°Maggio per problemi di carattere logistico

E in Italia? Non si sa.

L’Italia ancora non ha ratificato l’accordo. Pur essendo stato uno dei primi paesi firmatari, ancora non ha validato la convenzione che rimane al giorno d’oggi estranea al suo diritto.
Se pensiamo che il Protocollo di Palermo è stato ratificato solo nel 2006, sei anni dopo la sua firma, l’attesa potrebbe essere lunga.
Nel frattempo sulle coste italiane il fenomeno dell’immigrazione irregolare si collega sempre di più a quello della compravendita di esseri umani. La criminalità organizzata lucra enormemente sul giro di prostiuzione, continuamente rifornito dagli sbarchi di clandestini sulle coste italiane.
Perchè ancora non è stata ratificata?
Forse perchè i CPT, mai aboliti e mai riformati, non permetterebbero questo sistema di cernita?
Forse perchè l’assistenza alle vittime della tratta sarebbe sin troppo costosa e complicata per il sistema di gestione italiano?
Forse perchè la legge Bossi-FIni prevede l’espulsione immediata del clandestino, contrariamente al divieto di sanzione previsto dalla convenzione, oltra al rilascio di un permesso di soggiorno temporaneo?

Anche la Francia di Sarkozy, che ha attuato dei tagli notevoli sul flusso immigratorio, ha ratificato l’accordo.

Cosa aspettiamo noi?

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Una risposta a “AUSTRALIA: Pugno di ferro contro la tratta di esseri umani”

  1. Franca dice :

    “Il traffico di esseri umani è l’equivalente moderno della schiavitù”

    Direi che è ovvio…

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