Archivio | settembre 3, 2008

Cyber-Freedom. Il 3 settembre a Pescara parla l’informazione imbavagliata

SPIACE PER LA PUBBLICAZIONE RITARDATA DELLA NOTIZIA MA CI E’ GIUNTA SOLO STASERA..

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cybernauti in libertà

Diritti, libertà e repressione nell’era delle reti

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Siti web chiusi e minacciati, riviste soffocate da denunce e giochi di potere, giornalisti scomodi e mobbizzati, tv di quartiere oscurate e imbavagliate si incontrano a Pescara per un convegno che descriverà lo stato dell’informazione alternativa e della censura in Italia.

L’Associazione Peacelink di Taranto, e l’Associazione Metro Olografix di Pescara hanno organizzato per il prossimo 3 settembre il convegno “Cyber-freedom: Diritti, libertà e repressione nell’era delle reti”, che si svolgerà a Pescara presso la sala consiliare del comune dalle ore 9:30 alle ore 19.

Il convegno ha l’obiettivo di aggregare e dare visibilità a persone, giornalisti, mediattivisti, siti web, riviste, associazioni e altre espressioni della societa’ civile che hanno subito episodi di censura diretta o indiretta da parte di poteri e istituzioni che hanno limitato in vari modi il diritto alla libera espressione sancito dalla costituzione.

“Le nuove tecnologie dovrebbero favorire il libero scambio di idee – ha dichiarato il presidente di Metro Olografix Alessio Sclocco – ma negli ultimi anni l’informazione è sempre più censurata e imbavagliata, non solo su Internet, ma anche nelle edicole e nelle librerie. Abbiamo cercato di far incontrare persone che hanno subito varie forme di censura proprio per ragionare assieme sulle alternative possibili all’attuale sistema mediatico”.

“Questo incontro – ha aggiunto Carlo Gubitosa, segretario di PeaceLink – servirà per confrontare esperienze di comunicazione diverse tra loro per forme e contenuti, ma accomunate da forme di reazione repressiva, censoria o autoritaria. Alcune di queste esperienze si sono concluse positivamente, affermando con forza ancora maggiore il diritto alla libertà di espressione e di comunicazione. Altre vicende – conclude Gubitosa – sono ancora in sospeso, e l’esito positivo o negativo di queste azioni di lotta alla censura e alle repressione dipenderà anche dall’attenzione dell’opinione pubblica”.

Per INFORMAZIONI e CONTATTI:

cyberfreedom@olografix.orghttp://cyberfreedom.olografix.org
Tel: 3492258342 – 3483530378

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Programma del convegno

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3 settembre

Mattina: reti imbavagliate (h. 9:30 – 13:30)

– Introduzione (a cura di PeaceLink e Metro Olografix) Carlo “Gubi” Gubitosa, segretario PeaceLink
Alessio “Isazi” Sclocco, presidente Metro Olografix
Stefano “Neuro” Chiccarelli, fondatore Metro Olografix

Interventi:

– Vecchie e nuove censure nella storia dell’informazione italiana
(Luca Kocci, ass. PeaceLink – redattore agenzia Adista)

– Antimafia imbavagliata: l’oscuramento di http://www.accadeinsicilia.net
(Carlo Ruta)

– Le vicende di Autistici/Inventati, Indymedia, Isole Nella Rete
(Avv. Gilberto Pagani)

– La Full Disclosure : cos’è, a cosa serve, perché è proibita.
(Stefano “raistlin” Zanero, s0ftpj)

– Liberta’ di espressione e reti di “file sharing”
(Avv. Andrea Monti, ALCEI)

– La “Catena di San Libero” e l’esperienza di un giornalista scomodo
(Riccardo Orioles)

– Il caso della base NATO di Sigonella (Marco Benanti)

Confronto e dibattito

Pomeriggio: le voci scomode di stampa e TV (h 14:30 – 19:00)

Interventi:

– Storia di una censura color porpora
(Rita Pennarola, condirettore “La voce della campania”)

– Come sparisce un giornale: il caso de “La rivista del volontariato”
(Paola Springhetti, direttrice “La rivista del volontariato”)

– Discovolante Tv: storia di una Telestreet
(Enea Discepoli, Discovolante Telestreet)

– Come oscurare una Tv di quartiere
(Guglielmo Goglia, Dream TV)

– Come zittire una commissione d’inchiesta
(Roberto di Nunzio, ex-consulente commissione d’inchiesta Ilaria Alpi)

– Giornalismo d’inchiesta: il caso di Ilaria Alpi
(Rappresentante premio giornalistico Ilaria Alpi)

– Ma il sistema televisivo è democratico?
(Mario Albanesi – Coordinamento Nazionale Nuove Antenne)

– Bavagli e censure all’informazione in Croazia
(Rodoljub Jovic, Radio Split)

– La censura nei fumetti e nei cartoni animati giapponesi in Italia
(Nicola D’Agostino)

Confronto e dibattito

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Le associazioni promotrici

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Associazione Peacelink

Peacelink e’ una associazione di volontariato dell’ informazione che dal 1992 offre una alternativa ai messaggi proposti dai grandi gruppi editoriali e televisivi. PeaceLink collabora con associazioni di volontariato, insegnanti, educatori ed operatori sociali che si occupano di Pace, nonviolenza, diritti umani, liberazione dei popoli oppressi, rispetto dell’ambiente e liberta’ di espressione.

Info: http://www.peacelink.it
Email: info@peacelink.it Tel. 3492258342

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Associazione Metro Olografix

Metro Olografix è un’associazione culturale telematica di individui liberi che utilizzano lo strumento telematico per esaltare i loro interessi personali e le loro diversità. Lo scopo dell’associazione è quello di divulgare una “cultura della telematica” che non sia quella proposta dalle logiche di mercato. Aperta a tutto ciò che concerne l’uso del computer e del modem, Metro Olografix è particolarmente attenta a tre aspetti: la sicurezza informatica, ‘opensource ed il volontariato telematico. L’associazione si propone quindi come un contenitore “aperto e senza fondo” nel quale chiunque può proporre e realizzare ciò che più gli sta a cuore, in piena libertà e con la sicurezza dell’appoggio e dell’aiuto degli altri soci.

info: http://www.olografix.org info@olografix.orgtel. 348.3530378

CENSURA – Accaddeinsicilia… e non solo

Comunicato stampa da accadeinsicilia@tiscali.it

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Sentenza oscurantista sul web

L’allarme e la mobilitazione si estendono in Grecia. Decine di blog prendono posizione. Numerose note di protesta indirizzate all´ambasciata italiana di Atene.

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Mentre in Italia la risposta del web
alla condanna dello storico Carlo Ruta per stampa clandestina cresce di giorno in giorno, a seguito della pubblicazione del testo della sentenza emessa dal giudice
Patricia Di Marco, ripercussioni significative del caso si hanno in Grecia. Numerosi blog ed esponenti della cultura di tale paese stanno prendendo infatti posizione contro la condanna, intesa come espressione dei poteri torbidi che stringono il sud e di politiche governative scopertamente illiberali. Constatata quindi la gravità della situazione che si è venuta a creare in Italia, vengono denunciati sui siti greci i pericoli che, dopo tale evento giudiziario, ricadono su tutti i paesi dell´Unione Europea, in merito alla libera espressione in rete.

Dai blog e da altre fonti si ha altresì notizia di numerose note di protesta indirizzate all´Ambasciata italiana di Atene, oltre che, nella medesima capitale, alle sedi del Consolato e dell´Istituto Italiano di Cultura. Ad animare la protesta, fra gli altri, è lo studioso ateniese Nikos Klitsikas, esiliato politico in Italia nel periodo della dittatura dei Colonnelli e, negli anni più recenti, storico delle trame nere in Europa, in collaborazione con Andrea Speranzoni.
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Giovanna Corradini (redattrice)
Paolo Fior (giornalista)
Nello Lo Monaco (geologo)
Vincenzo Gerace (cancelliere)
Roberto S. Rossi (giornalista)
Carlo Gubitosa (giornalista scrittore)
Carla Cau (associazionismo ragusano)
Serena Minicuci (giornalista)
Vincenzo Rossi (giornalista)
Teodoro Criscione (studente)
Antonella Serafini (giornalista)
Angelo Genovese (studente)
Giuseppe Virzì (blogger)

Si prega vivamente di pubblicare e diffondere.

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Intanto su l’Unità appare il seguente articolo:

Accaddeinsicilia non riapre. Era stampa clandestina

Alessia Grossi

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A quattro anni dall’oscuramento del blog Accaddeinsicilia curato dallo storico Carlo Ruta, arriva la sentenza shock. Il blog resta chiuso perché trattasi di «stampa clandestina». Insomma secondo il giudice di Catania Patricia di Marco – chiamato a decidere circa la chiusura del sito ordinata nel 2004 dal suo collega Vincenzo Saito – quello di Ruta non era un semplice blog o semmai un periodico ma addirittura «un giornale quotidiano, condotto in clandestinità». Lo storico, ritenuto colpevole di violazione dell’articolo 16 della legge n 47 del 1948, è stato condannato a pagare una multa di 150 euro e le spese legali per 5mila euro. A niente sono servite le polemiche allarmate che hanno circolato in Rete negli ultimi quattro anni, né la lettera di solidarietà firmata da 60 storici italiani che richiamava «i metodi censori propri di regimi non compatibili con la libertà democratica». Per la giustizia «di frontiera» Accaddeinsicilia deve chiudere.

Come se non bastasse ad aggravare la situazione d’allarme si aggiungono i particolari della sentenza shock. Nelle motivazioni del pm, infatti, si legge che il fatto che il blog fosse in realtà un quotidiano sarebbe stato accertato dai traffici internet. Al contrario, sostengono invece i blogger di Accaddeinsicilia, dalle «note informative della Polizia postale di Catania» la peridiocità del blog non sarebbe stata nemmeno provata.

E allora perché oscurare il sito di Carlo Ruta? La spiegazione, denunciano nel comunicato stampa i blogger è che quella sentenza fosse «necessaria». Necessaria a «far quadrare il circolo». A quanto pare, infatti, lo stesso Carlo Ruta, curatore del blog e storico sarebbe stato in questi ultimi mesi bersaglio di «alcuni poteri forti» da lui «sottoposti a critica nei suoi interventi su internet». Il risultato sono state «quattro condanne a pene pecuniarie e risarcimenti ingentissimi per complessivi 97mila euro presso dei tribunali della regione».

Caso singolo a parte, la condanna del tribunale di Modica desta allarme nella Rete più perché costituirebbe un precedente eventuali censure mirate alla libertà di Internet. I blogger infatti denunciano che la sentenza «lontana dai motivi di una vera democrazia, ma prossima alle logiche che vigono a Teheran e a Pechino, apre di fatto un varco pericolosissimo, offrendo ai potentati italiani, sempre più timorosi della libertà sul web, un precedente per poter colpire i blogger scomodi i siti che fanno informazione libera, documentazione, inchiesta».

In attesa che la protesta, come si augurano i sostenitori del blog Accaddeinsicilia, si faccia sentire e si estenda per difendere la libertà di Internet, le inchieste dello storico Carlo Ruta si possono leggere sul suo sito cui si viene rimandati quasi automaticamente se si cerca di entrare nell’ormai definitivamente chiuso Accaddeinsicilia.


Pubblicato il: 03.09.08
Modificato il: 03.09.08 alle ore 16.29

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Ma può forse finire qui? Magari… e già sarebbe troppo. Il sito della Associazione Rita Atria riporta:

27/08/2008Catania: il foglio “Catania Possibile” …denunciato per violazione dell’art. 16 della Legge 47 del 1948 legge sulla “stampa clandestina”. … ci risiamo!!!


Abbiamo incontrato Marco Benanti qualche giorno fa a Catania. Ci ha raccontato della vicenda sotto indicata e non possiamo dire di essere stupiti dell’accaduto ma di essere avviliti per questo clima … questo sì, ci sentiamo di dirlo. Possibile che in questa Italia l’unico modo per attaccare è quello della querela?  L’Avv. Fiumefreddo immaginiamo conosca le vie di intervento per difendersi da ciò che per lui è infamia, quindi perché non limitarsi a denunciare i contenuti? Perché chiedere il sequestro di un giornale? Non è nello spirito antimafioso. Almeno per noi non lo è.

Segue comunicato di Marco Benanti.

Il 23 luglio scorso alcuni componenti della redazione dell’Isola Possibile  pubblicavano il numero zero di un nuovo settimanale catanese, Catania Possibile. Pochi giorni dopo la pubblicazione, il giornale veniva posto sotto sequestro, mentre il direttore responsabile e un redattore ricevevano notifiche dall’ufficiale giudiziario e dalla Polizia giudiziaria. Che diavolo era successo?

“Casus belli” un servizio su un megaprogetto imprenditoriale della società “La Tortuga”, di alcuni componenti della famiglia Testa sulla scogliera di Ognina, noto borgo marinaro di Catania. Un progetto contestato da alcuni residenti della zona, che la giustizia amministrativa ha, per il momento, bloccato. A difendere, in sede penale, i Testa è l’avv. Antonio Fiumefreddo. Accanto al servizio su Ognina e i Testa, si pubblica anche una scheda che ricorda la variegata carriera politica dell’avv. Fiumefreddo. Dati fattuali, nessuna falsità. Apriti cielo!

L’avv. Fiumefreddo è, dall’aprile del 2007, sovrintendente, in quota Mpa, del teatro Massimo “Bellini”, impegnato anche in iniziative antimafia.

Per cercare di capire, vi raccontiamo di seguito la cronologia dei fatti. Lo facciamo con molta attenzione, perché c’è il rischio che, se non stiamo attenti, ci cadano in testa altre tegole.

23 luglio: il giornale viene distribuito gratis  in città e non viene consegnato alle edicole perché l’idea è quella di fare un settimanale free press, e cioè un giornale distribuito gratuitamente che dovrebbe sopravvivere con la pubblicità.

Secondo una pratica comune a Catania e non solo, il numero zero riportava la frase: In attesa di registrazione. In altre parole, la testata non era ancora registrata, lo sarebbe stata a partire dal primo numero, a settembre.

Il 25 luglio parte la richiesta di sequestro ordinata da un PM, dietro denuncia dell’Avv. Fiumefreddo (nello specifico per conto dei Testa). Motivazione: Violazione dell’art. 16 della Legge 47 del 1948  legge sulla “stampa clandestina”.

30 luglio: depositata nella cancelleria del gip l’ordinanza di sequestro preventivo.

4 agosto: notifica della Polizia giudiziaria a Marco Benanti, direttore responsabile, e ad Alessandro Suizzo, redattore di un articolo contestato.

5 agosto: “Catania Possibile” presenta la documentazione necessaria alla registrazione della testata in tribunale.

7 agosto: Benanti e Suizzo ricevono dall’ufficiale giudiziario una notifica riguardo a un ricorso al Tribunale civile, presentato dall’avv. Fiumefreddo, teso ad ottenere il ritiro di tutte le copie del giornale dal territorio di Catania, in quanto esso contiene un articolo, a detta di Fiumefreddo, diffamatorio nei confronti della sua persona.

8 agosto: la testata viene regolarmente registrata in Tribunale, malgrado l’opposizione dell’avv. Fiumefreddo.

11 agosto: Catania Possibile presenta istanza di dissequestro.

20/25 agosto: udienza d’urgenza davanti al tribunale civile

26 agosto: udienza davanti al Tribunale del Riesame per l’istanza di dissequestro del giornale (udienza rinviata al 18 settembre prossimo)

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LIBRI – Jhumpa Lahiri, la difficile identità

La scrittrice Jhumpa Lahiri

di Roberto Bertinetti

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ROMA (3 settembre) – Nata a Londra da genitori bengalesi e residente negli Stati Uniti, Jhumpa Lahiri(nella foto di Giliola Chistè) si è aggiudicata nel 2000 il Pulitzer ed è una delle voci più interessanti e innovative della narrativa postcoloniale di lingua inglese. Ora Guanda, che ha in catalogo anche le sue opere precedenti, propone Una nuova terra, raccolta di otto racconti tradotti da Federica Oddera (380 pagine, 17 euro) in cui parla di famiglie e di migrazioni, i temi da sempre a lei cari. I personaggi delle storie, ambientate in aree diverse del pianeta, passando per Roma e Londra, facendo tappa in India, in America e in Thailandia, sperimentano in egual misura sentimenti di speranza e di paura: colgono le opportunità offerte loro da fertili incroci sotto il profilo culturale ma, a volte, si sentono spaesati, temono di perdere la loro identità originaria.

Spesso le vicende hanno per protagonisti ragazzi e ragazze approdati in paesi a loro sconosciuti a seguito delle scelte dei genitori. E si avvertono echi autobiografici perché molti seguono un percorso analogo a quello dell’autrice. Che ha più volte confessato nelle interviste di aver dovuto fare i conti con il peso del sapere tradizionale portatole in dote dal padre e dalla madre e, nello stesso tempo, di essere riuscita ad apprezzare il carattere meticcio che derivava dall’incontro tra Oriente e Occidente. La sfida che i suoi personaggi devono vincere è quella rappresentata dal conflitto tra il comodo rifugio nella routine della comunità d’origine e l’aperto confronto con un pianeta multietnico. Il tono impiegato da Lahiri è quello lieve tipico della commedia cechoviana e la filosofia che ispira i racconti ricorda una massima dello stesso Cechov, persuaso che per scoprire i segreti dei processi storici occorre tener fisso lo sguardo sul mondo che si ha intorno.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=30391&sez=HOME_SPETTACOLO

Il Wwf costretto a rinunciare: “Nulla da fare per gli orsi polari”

Nove orsi polari erano stati avvistati il 22 agosto costretti a nuotare nelle acque del mar Artico perchè lo loro casa-banchina si era sciolta

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Uno dei nove orsi polari di cui si sono perse le tracce

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GROENLANDIA – Dispersi. Senza lasciare traccia. Tra i ghiacci del Polo Nord e il mar Artico. Ci sono poche speranze per i nove orsi polari naufraghi nel mar Artico. Una decina di giorni fa erano stati avvistati mentre nuotavano al largo dell’Alaska, dopo che l’iceberg su cui si trovavano si era sciolto a causa del surriscaldamento globale. Rimasti senza ghiaccio e habitat, erano in acqua in cerca di un nuovo approdo.

Il Wwf Alaska aveva informato che una spedizione, con l’aiuto della Marina Usa, stava studiando il modo di inviare una nave, una piattaforma che doveva fare le funzioni di una nuova banchina artificiale in grado di soccorrere gli orsi e trasportarli sul ghiaccio vero. Una specie di Arca di Noè. Ma sul sito internazionale dell’associazione animalista il primo settembre è apparso quasi un requiem per gli animali.

“Molti lettori ci chiedono perchè non interveniamo – si legge – pur provando dolore per questi animali, sfortunatamente, non c’è modo per salvarli”. Ritrovarli dove erano stati avvistati giorni fa (a circa 320 chilometri dalla costa), è quasi impossibile data la vastità del mar Artico, la forza delle correnti e la rapidità a cui riescono a nuotare gli orsi polari adulti, spiega il Wwf. Inoltre, anche se venissero individuati, è quasi impossibile poterli salvare con una piattaforma artificiale.

Che fine faranno quindi i nove animali? Potrebbero anche sfidare tutti i pronostici e le previsioni e salvarsi in qualche modo. Potrebbero, però, anche morire stremati dopo aver tentato a lungo di mettersi in salvo. Di sicuro al momento e da dieci giorni non ci sono più loro tracce. E di sicuro qualche volta si sbaglia anche il Wwf. Che aggiunge: “L’unica cosa che possiamo fare oggi è agire per salvare tutta la popolazione di orsi polari, specie minacciata dal cambiamento climatico”.

Tra i fattori di rischio per gli orsi, ma non solo per loro, l’associazione elenca la crescente industrializzazione dell’artico e i livelli insostenibili raggiunti dalla caccia. “Compiendo le giuste scelte possiamo salvare gli orsi polari ma anche noi stessi”.

Geoff York, il coordinatore del Wwf per l’Artico e specificatamente per gli orsi polari, ha spiegato che “quando gli orsi polari nuotano così lontani dalla terra ferma, potrebbero avere serie difficoltà a salvarsi specie se dovessero arrivare tempeste”. Più in generale, un naufragio così numeroso preoccupa molto perchè dimostra che i ghiacci dove gli orsi erano soliti abitare e cacciare per sopravvivere si stanno sciogliendo. Così il dramma degli orsi sta diventando un altra faccia del disastro ambientale.

Le immagini del satellite raccontano oggi che non c’è più ghiaccio in quella zona dell’Artico dove gli orsi erano stati avvistati la prima in agosto. Sul sito del Wwf decine di lettori protestano e chiedono di non rinunciare a provare a salvare i nove orsi polari.
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3 settembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/ambiente/polo-nord-ghiacci/allarme-wwf-orsi/allarme-wwf-orsi.html?rss

Dopo Gustav arriva Hanna, poi Ike e Josephine: gli uragani che terrorizzano l’America

La tempesta tropicale Hanna ripresa dal satellite Noaa (foto AP)

ROMA (3 settembre) – Haiti si trova già oggi a contare i morti provocati dal passaggio della tempesta tropicale Hanna. Le vittime sono 25, ma il bilancio è ancora provvisorio. E si aggiungono alle 77 che l’uragano Gustav aveva lsciato sull’isola più povera del mondo una settimana fa. Sulle macerie di Gustav a New Orleans sono passati, mercoledì, anche due tornado, distruggendo alcuni edifici in un sobborgo della città, ancora deserta, ma senza provocare morti.

La stagione degli uragani non è finita. Cresce intanto il timore per la formazione di nuove perturbazioni tra l’Africa e i Caraibi: attualmente gli esperti seguono due nuove tempeste tropicali, Ike e Josephine, che si stanno dirigendo a ovest e che probabilmente nella giornata di oggi si trasformeranno in uragani. Secondo il National Hurricane Center di Miami, in Florida, Josephine si è formata al largo di Capo Verde e dovrebbe puntare, come tutti i fenomeni atlantici di questo tipo, verso il Mar dei Caraibi, il Golfo del Messico, le coste della Florida, dell’Alabama, del South Carolina. Josephine è la decima tempesta tropicale a formarsi quest’anno in mezzo all’Atlantico e la stagione potrebbe contemplarne altre. I meteorologi americani ne avevano previste dalle 14 alle 18.

Castro: «Gustav come Hiroshima».
Prima di approdare (con una forza d’urto nettamente inferiore) sulle coste della Lousiana e del Mississipi, Gustav si era abbattuto sabato scorso su Cuba, distruggendo 100 mila case e assestando duri colpi all’agricoltura dell’isola. A esserne rimast fortemente impressionato è Fidel Castro, il quale, secondo il quale le immagini di devastazione provenienti dall’isola della giovinezza, circa 64 chilometri a sud-ovest di Cuba, gli hanno ricordato «quello che ho visto a Hiroshima».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=30382&sez=HOME_NELMONDO

Europarlamento: no agli animali clonati

Caccia al maiale clonato(no, non è la Commissione Europea.. almeno lo speriamo)

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L’ultima parola spetta però alla Commissione europea

A larghissima maggioranza vieta il consumo di carni e derivati dei cloni e dei loro discendenti

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BRUXELLES – Il Parlamento europeo ha approvato con 622 voti favorevoli, 32 contrari e 25 astenuti una risoluzione che invita la Commissione Ue (a cui spetta l’ultima parola) a vietare l’importazione e l’immissione in commercio a scopi alimentari di carne, prodotti lattieri e derivati provenienti da animali clonati e dai loro discendenti, a differenza di quanto avviene negli Stati Uniti. L’Europarlamento sollecita anche il divieto di allevare bestiame clonato nell’Ue, a causa delle sofferenze che la clonazione provoca negli animali.

CONTRARI – A luglio l’Agenzia per la sicurezza alimentare europea di Parma (Efsa) aveva pubblicato una sua valutazione dei rischi in cui concludeva che «non ci sono differenze tra le carni di animali clonati sani e quelle di animali riprodotti in maniera naturale o artificiale», indicando però che esistono problemi importanti per quanto riguarda il benessere degli animali clonati, per i quali si registra un’incidenza di malattie e malformazioni significativamente maggiore rispetto agli altri. In aprile contro la legittimità etica della clonazione degli animali si era pronunciato il Gruppo europeo per l’etica nella scienza e nelle nuove tecnologie (Ege).

ETICA – Secondo la risoluzione approvata dall’Europarlamento, la clonazione è «una grave minaccia all’immagine e alla sostanza del modello agricolo europeo», che si basa sulla qualità dei prodotti, sui principi ecocompatibili e sul rispetto di standard rigorosi di benessere degli animali. Inoltre l’impatto della clonazione degli animali per scopi alimentari «non è ancora stato adeguatamente studiato e ridurrebbe significativamente la diversità genetica del patrimonio zootecnico, aumentando le probabilità che intere mandrie siano decimate da malattie alle quali sono suscettibili». Gli eurodeputati sottolineano che i procedimenti di clonazione «mostrano bassi tassi di sopravvivenza per gli embrioni trasferiti e gli animali clonati, molti dei quali muoiono precocemente per collasso cardiovascolare, immunodeficienze, insufficienza epatica, difficoltà respiratorie, disfunzioni renali e anomalie muscoloscheletriche».

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03 settembre 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_settembre_03/europarlamento_carne_clonata_13d5d01c-79ae-11dd-9aa0-00144f02aabc.shtml

Ultrà, La Russa contro Manganelli: “Ma quale camorra, è solo un alibi”

https://i0.wp.com/www.politbjuro.com/images/Tifosi.jpg“agitati ma recuperabili”, signor Ministro? Camorristi magari no.. magari anche peggio (se possibile)

https://i1.wp.com/files.splinder.com/d9e12d5badb8d3443685c1b221180bfc.jpeg“necessaire” da “toilet” sequestrate a tifosi laziali..

https://i1.wp.com/www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/cronache/200802images/ultras01g.jpg

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Il ministro della Difesa critica la versione del capo della polizia sugli scontri di domenica
“Gli incidenti nel calcio avvengono dappertutto, da Palermo al Nord”

Prende le distanze anche la procura: “Forse qualche presenza, ma niente strategia”

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Ultrà, La Russa contro Manganelli "Ma quale camorra, è solo un alibi"

Gli scontri di domenica a Roma Termini

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ROMA – “Si parla sempre di camorra, ma gli incidenti nel calcio avvengono dappertutto. Da Palermo al Nord. Mi sembra un alibi”. Non tutti nel governo sono convinti dell’ipotesi investigativa seguita dalla polizia per risalire alle responsabilità degli incidenti di domenica scorsa durante la trasferta dei tifosi napoletani a Roma. A criticare le parole pronunciate stamane dal capo della polizia Antonio Manganelli è in particolare il ministro della Difesa Ignazio La Russa.

“In passato – ha aggiunto La Russa
– c’è stata troppa tolleranza, io non voglio criminalizzare le curve dove otto ragazzi su dieci sono agitati ma recuperabili, però non ho dubbi che bisogna usare tolleranza zero per episodi come quelli di domenica”. Per il ministro della Difesa si è trattato non di calcio ma di “persone che volevano una licenza per devastare”.

A ridimensionare l’allarme lanciato da Manganelli è stata in realtà la stessa procura antimafia di Napoli. “Non sempre dietro le violenze c’è la camorra”, ha chiarito il coordinatore della Dda napoletana Franco Roberti ai microfoni di Ecoradio. “Io – ha aggiunto segnando ancora di più le distanze con il capo della polizia – terrei ben distinto l’aspetto della presenza anche di soggetti affiliati al sistema camorristico all’interno dei gruppi violenti da quello che invece oggi si vuole prospettare, ossia come se ci fosse una strategia camorristica dietro questi gruppi che invece secondo noi non c’è”.

Alla domanda sull’apertura di un’inchiesta sugli episodi di violenza legati alla partita Roma-Napoli, Roberti precisa: “la direzione distrettuale antimafia ha già indagini in corso per precedenti episodi di violenza creati nelle discariche in occasione delle vicende dei giorni scorsi. Ora aspettiamo di ricevere un’informativa sui fatti di domenica e – conclude – valuteremo poi se c’è la competenza nostra o della procura ordinaria”.

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3 settembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/sport/calcio/viminale-trasferte/larussa-manganelli/larussa-manganelli.html

Russia, ucciso un altro giornalista. Usa e Osce protestano

georgia proteste
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La Russia è disponibile alla conferenza di pace proposta dall’Italia per mediare al conflitto con la Georgia, “purché ricordi chi ha lanciato l’aggressione ed è responsabile per le vittime». Lo ha sottolineato il presidente russo Dmitri Medvedev, in un’intervista esclusiva rilasciata al Tg1 da Soci.

Al tempo stesso, il Kazakistan si propone come mediatore per «normalizzare la situazione nel Caucaso», situazione che richiede un interlocutore «a tutto campo» per i negoziati tra Mosca e Tbilisi. «Sono convinto che la questione non sarà risolta con trattative tra Russia e Georgia, e tanto meno con l’Abkhazia e l’Ossezia, oppure solo tra Europa e Russia – ha dichiarato il presidente kazako Nursultan Nazarbaev – è dunque necessario includere organizzazioni multilaterali, e probabilmente si tratterà di Unione Europea, degli Usa, oltre alla Russia e alla Georgia». In tale contesto allargato, sostiene Nazarbaev, il Kazakistan può risultare «uno Stato comodo per tutte le parti impegnate nei colloqui». Se «sarà necessaria la nostra partecipazione», ha aggiunto il capo di Stato kazako, secondo Ria Novosti, «siamo pronti a partecipare». Nazarbaev mette in chiaro che il Kazakistan «non appoggia le critiche nei confronti della Russia».

Mentre interrompe le attività il consolato russo a Tbilisi, però, un altro incidente fa alzare la tensione tra Mosca e Washington. Gli Stati Uniti hanno definito «molto inquietante» la morte di un giornalista russo che era stato fermato dalla polizia e hanno chiesto a Mosca di indagare sulla vicenda. «Vi è in Russia, sfortunatamente, una triste storia recente di violenza contro i giornalisti che stanno soltanto cercando di fare il loro lavoro. Queste minacce, intimidazioni e violenze contro la stampa libera o coloro che cercano di lavorare in una stampa libera sono inaccettabili e l’abbiamo detto alle autorità russe», ha affermato il portavoce del dipartimento di Stato Sean McCormack. Il portavoce si riferiva alla vicenda di Magomed Yevloyev, proprietario del sito di news ingushetiya.ru, arrestato sabato all’aeroporto di Nazran, capitale della repubblica russa dell’Inguscezia.

Le autorità di questa repubblica caucausica hanno poi reso noto che il giornalista è rimasto ucciso mentre cercava di strappare una pistola ad un uno dei poliziotti. Ma l’opposizione e il Gruppo Reporter senza frontiere contestano questa versione. Il sito di Yevloyev ha criticato più volte l’operato di Murat Zyazikov, presidente di questa turbolenta repubblica a maggioranza musulmana attraversata da tensioni indipendentiste, confinante con la Cecenia e l’Ossezia del nord. A quanto scriveva lunedì il quotidiano russo Komemrsant, l’opposizione in Inguscezia pensa ad una petizione per chiedere l’indipendenza, ora che Mosca ha riconosciuto quella delle repubbliche georgiane dell’Abkhazia e l’Ossezia del sud.

Alishayev era noto per essere una delle voci dell’opposizione al movimento islamico del Wahhabismo (un’ala dell’Islam fondata da Muhammad ibn Abd al – Wahhab). Era stato autore e ospite in molte trasmissioni televisive ed era uno degli ideatori del documentario «Common Wahhabism». Anche l’Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa (Osce) ha lanciato l’allarme su questa serie di violenze sottolineando che la morte di Yevloyev in Russia solleva dubbi su un possibile «assassinio» accuratamente «orchestrato» da parte delle autorità ingusce. L’Osce, infatti, non è convinta della versione ufficiale.

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Pubblicato il: 03.09.08
Modificato il: 03.09.08 alle ore 11.43

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78639

Giustizia e federalismo, il gioco degli specchi

di Marco Conti

Angelino Alfano e Silvio Berlusconi
ROMA (3 settembre) – Su riforma della giustizia e riforma federalista, maggioranza e opposizione non hanno ancora deciso cosa fare da grandi. Il problema, sembra di capire, non è soltanto se e come verificare la disponibilità al dialogo dell’altra parte, ma anche chi gestirà l’eventuale confronto o sarà tanto forte da imporre il suo ”no”.

Gli annusamenti continuano e i rispettivi ministri, più o meno ombra, si confrontano da tempo. La sostanziale intesa trovata sulla politica estera e sul caso georgiano tra il ministro degli Esteri Frattini e il suo omologo ombra del Pd Piero Fassino, spinge da tempo il Quirinale ad auspicare un rapporto anche su quei temi che riguardano le regole del nostro viver civile. Nella maggioranza il rebus del rapporto con Pd e Udc non è ancora stato sciolto e i due temi, giustizia e federalismo, si intrecciano non solo per la volontà di Berlusconi di portare avanti parallelamente le due riforme.

Sulla giustizia, mentre resta la mano tesa dei centristi di Casini, nel Pd si gioca allo ”scavalco”. Al punto che ieri al Nazareno, sede del partito di Veltroni, hanno dovuto prendere le distanze da Luciano Violante e oggi sui giornali si arriva ad attribuire ad Anna Finocchiaro il ruolo di difensore delle ragioni dei magistrati. Il Pd ondeggia nel tentativo di assumere un proprio profilo di opposizione costruttiva e non più soltanto antiberlusconiana, e il timore di lasciar troppo spazio all’Idv di Antonio Di Pietro che non sembra attendere altro e spera di passare all’incasso alle elezioni Europee di primavera.

In attesa che il ministro Guardasigilli Angelino Alfano depositi un testo definitivo di riforma, è probabile che continui un gioco di specchi anche nella maggioranza. Dentro An c’è infatti una mai sopita componente che rifiuta la logica del controllo dei pm da parte della politica e al momento opportuno si è sempre fatta sentire. La Lega, con la sua richiesta di elezione diretta dei pm, sembra giocare d’interdizione rispetto al tema che veramente l’interessa. Ovvero il federalismo fiscale.

Se sulla giustizia è l’opposizione
ad inseguire la maggioranza cercando di non rimanere tagliata fuori dal confronto, l’opposto accade sul federalismo fiscale. I più interessati al coinvolgimento di Pd ed Udc sono ovviamente i leghisti. Il Carroccio teme che un eventuale referendum confermativo faccia fare una brutta fine agli sforzi di una legislatura, come accaduto nel 2006, e cerca di allargare il confronto sia nella società e nella politica meridionale, sia nel Palazzo. L’alternativa, ovvero il muro contro muro, obbligherebbe non solo Berlusconi a caricarsi per intero delle richieste dell’alleato, ma spingerebbero anche il Carroccio a concentrare i propri interessi su quel federalismo fiscale e a rifiutare quella diluizione quinquennale che i governatori del Sud del centrodestra vorrebbero dare alla riforma.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=30373&sez=HOME_INITALIA

ORRORE IN PAKISTAN – Spose «ribelli» sepolte vive il giorno delle nozze

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Sospettato il fratello di un ministro provinciale del Baluchistan

La tribù non approvava la scelta dei mariti. Tra le 5 vittime due teenager

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Sepolte vive il giorno delle nozze in Baluchistan, un giorno infuocato d’estate. Che bel nome, Baluchistan. Anche Mir Wah, il villaggio dove vivevano le ragazze, suona propizio (wah vuol dire acqua) per gli abitanti della più grande provincia pachistana modellata da deserti e montagne. In uno spicchio di mondo nascosto a Google Earth e ai diritti dell’individuo, tre studentesse avevano deciso di sposarsi e di scegliersi un marito contro la volontà della tribù, il potente clan degli Umrani.

Fauzia aveva 18 anni, un’amica 17, la più piccola 16. Quando sono arrivati i sette killer sul gippone con targa governativa, erano in una casa del villaggio di Baba Kot con una mamma e una zia (Fatima Umrani 45 anni, Jannat Bibi 38). Si preparavano a partire. Andavano a nozze. Le loro. Appuntamento in città, Usta Mohammad. Rito civile, cerimonia quasi clandestina. Fatima e le amiche teenager volevano sposare i ragazzi che amavano. Avevano chiesto il permesso alla jirga, l’assemblea degli anziani. Che aveva detto no. La punizione prima degli anelli. A guidare lo squadrone della morte — secondo le testimonianze raccolte da Asian Human Rights Commission (Ahrc) — Abdul Sattar Umrani, fratello del ministro delle Case del Baluchistan: Sadik Umrani, membro del Partito Popolare guidato dal vedovo di Benazir Bhutto, Asif Ali Zardari, che sabato a Islamabad potrebbe essere eletto Presidente dal Parlamento e dalle quattro Assemblee Provinciali.

Proprio ieri l’Assemblea del Baluchistan ha dato il suo prezioso appoggio a Zardari. Proprio ieri il ministro degli Interni di Islamabad ha detto di aver ordinato un’inchiesta che «nel giro di una settimana» faccia luce sulla morte delle spose di Mir Wah. Un’inchiesta che in sei settimane non era mai partita, indovinate perché. Il Pakistan balla sul burrone di una crisi mortale, i talebani alzano la testa, i cosiddetti «omicidi d’onore» (donne e uomini uccisi per adulterio, relazioni fuori dal matrimonio etc) sono faccenda quotidiana (mille all’anno) e quindi «non notizie». La prima denuncia sulle cinque donne sepolte vive, lanciata dalla Commissione asiatica per i diritti umani, è dell’11 agosto. Ma la polizia locale era riuscita ad insabbiare il caso (Umrani famiglia potente, il fratello del ministro, il partito Popolare). Ma poi pochi giorni fa Israr Ullah Zehri, senatore che rappresenta il Baluchistan, ha voluto esagerare: in Parlamento a Islamabad ha replicato alle denunce di alcune colleghe dicendo che la fine delle cinque donne di Mir Wah rientra nelle «legittime tradizioni secolari del Paese». Vergogna? «Solo chi indulge in comportamenti immorali — ha tuonato il senatore — dovrebbe avere paura». Molti parlamentari sono insorti gridando contro «questa barbarie», ma altri hanno detto che si tratta di «questioni interne al Baluchistan». Che nome luminoso, Baluchistan.

Luminoso e lontano. Eccole, le «questioni interne»: il fratello del ministro Umrani e i suoi sgherri portano le tre spose in una località desertica, Nau Abadi. Le picchiano, prima di fare fuoco. Sono ancora vive quando le gettano in una buca. La mamma e la zia dietro ai finestrini assistono alla sepoltura delle ragazze agonizzanti. Terra e pietre. Fatima e Bibi urlano ai killer-becchini di fermarsi. Quelli si indispettiscono e sotterrano pure loro. Come ha raccolto queste notizie la Asian Human Rights Commission? Non è difficile ricostruire i fatti, in un posto in cui i «delitti d’onore» sono un lavoretto «normale» di cui andar fieri. La polizia locale ieri ha annunciato l’arresto di cinque familiari delle vittime: «Li stiamo interrogando — ha detto un funzionario — per farci dire dove sono i corpi». Eh già. Almeno quello. Tre anni fa il fratello del ministro Umrani era stato coinvolto in un altro delitto. Un insegnante di scuola era passato a prendere in taxi la fidanzata. Anche loro andavano a sposarsi con rito civile. Un’auto li aveva bloccati e uccisi. Tutti e tre, compreso il tassista. Il primo sospettato, il fratello del ministro, l’aveva fatta franca.

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Michele Farina
03 settembre 2008

fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_settembre_03/pakistan_spose_ribelli_sepolete_vive_farina_f8f8f80e-797c-11dd-9aa0-00144f02aabc.shtml