Archivio | settembre 5, 2008

Menzogna di Stato

Dal blog di AntonioDiPietro

Ma pensate se tutti gli elettori di sinistra che hanno creduto alla panzana del voto di tenuta avessero votato IdV anziché PD… certo non era quelo che IO avrei auspicato, ma saremmo messi comunque meglio… E’ confortante in ogni caso sapere che ADP alla festa del PD – quella stessa che ha applaudito Bossi – ha preso molti consensi dicendo cose che, al PD ma-anchista, proprio non piacciono… L’intervento è sul suo sito.

Il Los Angeles Times il 30 agosto ha pubblicato un articolo sulla situazione dei rifiuti in Campania. Tremonti qualche giorno fa in una sua dichiarazione tuonò che il governo Prodi aveva lasciato in eredità al governo Berlusconi IV due problemi: quello della monnezza e quello di Alitalia. Uno è stato risolto solo attraverso i giornali e i media di proprietà, quello dei rifiuti campani, l’altro è stato risolto con una soluzione porcata, quello di Alitalia.

(ho “scippato” la vignetta a alessandroingegno)

Ora non voglio parlare di Alitalia, ma della monnezza campana perché questo articolo, che non dice nulla di nuovo a chi è informato sui fatti, lascia molta amarezza in chi lo legge. Questa classe politica ci stà riportando ai livelli di un Paese del terzo mondo vendendoci un’immagine di un Paese finalmente al passo con i tempi. Menzogne, solo menzogne. Nella questione campana, come riporta l’articolo, ci sono stati morti ammazzati dalla camorra, nessun politico arrestato, nessun camorrista arrestato, nessuna responsabilità ancora accertata. Questi sono i soli fatti. Le dichiarazioni di Silvio Berlusconi che la vicenda campana è stata risolta è semplicemente una menzogna di Stato.

Riporto l’articolo del Los Angeles Times dal titolo I mafiosi italiani bloccano i tentativi di ripulire mucchi di rifiuti tossici“:

I residenti della zona di Napoli hanno un tasso di cancro e di altre malattie più alto. Gli attivisti che combattono sono stati minacciati e i testimoni uccisi.

Santa Maria Capua Vetere, Italia – Raffaele del Giudice era un crociato. Chiuso in una giacca sportiva e una Fiat scassata, si aggirava per le discariche illegali del sud Italia, coprendosi il naso contro il fetore ed esponendo quello che lui considera il crimine ecologico del secolo.
Poi la gente ha cominciato a essere minacciata. Ostracizzata. Uccisa. Del Giudice ha disdetto la sua crociata.

Perché quando ti scontri con l’immondizia qui nella regione Campania, ti scontri contro una mafia potente e brutale conosciuta come Camorra. La Camorra, basata a Napoli, controlla l’importo, il trasporto e l’eliminazione di milioni di tonnellate di immondizia, un giro di affari estremamente lucroso nel quale il gruppo segue le sue regole, ignora le leggi sui rifiuti tossici e contamina quella che una volta era fertile terra agricola, campagna, foreste e fiumi.

A parte la sgradevolezza di tutto questo, prove suggeriscono ora che la spazzatura sta avvelenando la catena alimentare e potrebbe causare cancro, difetti al feto e altri problemi di salute. Del Giudice la chiama la Chernobyl d’Italia.

Ci sono altri simboli drammatici e putridi del persistente potere della mafia, e dell’impotenza – alcuni dicono volontaria – del governo di affrontarla. E’ quasi un cliché: Tony Soprano, dopo tutto, si occupava di “smaltimento rifiuti”. (personaggio di una serie televisiva, The Sopranos, sulla mafia italo-americana, N.d.T.)

Per la maggior parte dell’anno scorso, la Campania è stata soffocata sotto toreggianti montagne di spazzatura suppurante e non raccolta. Le discariche, legali e illegali, erano piene fino a debordare. Fino a quando squadre di pulizia si sono finalmente mosse in luglio, mari di spazzatura bloccavano strade e portoni, e inghiottivano marciapiedi e parchi. La Camorra periodicamente pagava ragazzini zingari per dare fuoco a porzioni dei rifiuti, creando scene dantesche di una terra a fuoco, villaggi e paesi pieni di fuoco tossico.

La piaga del sud Italia si è meritata sanzioni dall’Unione Europea e la condanna da organizzazioni internazionali sulla salute. Ha risvegliato violente proteste quest’anno e ha contribuito alla caduta del governo del Presidente del Consiglio Romano Prodi in primavera.

Questo non è un problema nuovo. Per più di 15 anni, con il governo che ha speso più di un miliardo e 300 milioni di euro e che ha nominato sette “zar della spazzatura”, il problema non è scomparso. Non si risolve perché i mafiosi, e i politici che tengono in pugno, non vogliono che lo sia.

“Per anni i rifiuti si sono accomulati, non è stato fatto niente per ripulirli, e le conseguenze sono letali.” dice Donato Ceglie, il principale Pubblico Ministero che si occupa della “eco-mafia” in questa regione. “Hanno avvelenato la terra. Hanno avvelenato l’acqua. E sta peggiorando. La spazzatura sta ancora arrivando.”

Il racket funziona così. Centinaia di fabbriche, complessi industriali e aziende di ogni tipo nel ricco nord Italia e in altre parti d’Europa contattano il mediatore per avere i loro rifiuti rimossi. Per ridurre i costi, questi mediatori si rivolgono a circa 20 ditte di smaltimento in Campania, quasi tutte, dicono i Pubblici Ministeri, controllate dalla Camorra.

La Camorra ha entusiasticamente reso il povero sud Italia la discarica del mondo, o almeno parte del mondo. Camion trasportano i rifiuti al sud di giorno e di notte, per tutto l’anno, e lo depositano principalmente in discariche illegali e senza regole.

Nessun tipo di spazzatura è troppo orrenda: scorie metallurgiche, liquami di concerie, pneumatici, frigoriferi e cucine economiche scartate, carcasse putride di animali, rifiuti medici – un nauseante pozzo nero di schifezze.

I camorristi hanno gradualmente cacciato via gli agricoltori e hanno ottenuto il controllo di sempre più terra, dove scaricano la roba. Ma la Campania si sta riempiendo.

E così la Camorra è diventata globale.

Enormi containers, che arrivano dalla Cina pieni di giocattoli scadenti e abbigliamento firmato falso, scaricano e poi si riempiono di spazzatura, dicono i Pubblici Ministeri. In un intervento della polizia di due anni fa, gli agenti della dogana hanno confiscato 9 mila tonnellate di rifuti che erano stati messi di contrabbando su navi da carico, la metà destinate alla Cina.

Gli ambientalisti sono particolarmente preoccupati degli effetti sulla produzione del cibo e sulla salute. Sostanze tossiche sono filtrate dai rifiuti nelle falde acquifere, inquinando i ruscelli da cui le mucche e le pecore bevono e l’erba di cui si nutrono. Ancora più veleno viene vomitato nell’aria quando si brucia spazzatura.

La Campania ospita i greggi di bufale il cui latte è utilizzato per produrre la miglior mozzarella. Livelli inaccettabili di diossina, agente cancerogeno, sono stati trovati quest’anno in qualche mozzarella, minacciando l’esportazione di uno dei migliori prodotti italiani, un giro d’affari da 350 milioni di euro.

Gli scienziati continuano a studiare il nesso tra i rifiuti e la salute, ma stanno già indicando tendenze allarmanti, secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute, incluso un tasso che eccede le norme regionali o nazionali per i cancri allo stomaco, reni, fegato e polmoni e anche malformazioni congenite. In alcune zone fra Napoli e la città di Caserta, i residenti hanno da due a tre volte più possibilità di sviluppare un cancro al fegato che quelli nel resto del paese, secondo il Consiglio Nazionale di Ricerca italiano.

Ad una delle molte proteste contro la spazzatura quest’anno, molte donne si sono avvicinate ai giornalisti per lamentarsi di quella che loro chiamano la piaga dei cancri e tumori che affligge le loro famiglie. Alcune hanno mostrato le fotografie di bambini malati, una donna ha mostrato le cicatrici di quella che lei ha descritto come un’operazione chirurgica per cancro alla tiroide.

Il disgusto pubblico è finalmente diventanto tanto grande quanto la spazzatura e, con Del Giudice in testa, i cittadini hanno deciso di sconfiggere la Camorra e di tentare di reclamare la terra e di ristabilire una normale vita familiare.

Hanno installato recinti per reclamare la proprietà della campagna e bloccare i rilevamenti della Camorra. Gli agricoltori hanno organizzato mercati per vendere i loro prodotti e migliaia di residenti hanno considerato importante frequentarli. Le scuole hanno organizzato recite anti-mafia in classe.

“Vedere questo tipo di vita e di unità ha dato fastidio alla Camorra,” ha ricordato con soddisfazione Del Giudice, 40 anni, un ambientalista facilmente eccitabile con occhiali e una zazzera di capelli che si stanno ingrigendo.

Ha continuato ad aggirarsi per la campagna, concentrandosi nel cosidetto triangolo della morte fra Napoli e Caserta, un’area dove lui è nato e dova la sua famiglia una volta coltivava la terra. Ha documentato le discariche abusive e l’orripilante inquinamento, fotografando segretamente quello che scopriva. E’ stato il protagonista di un documentario che raccontava le sue scoperte e ha raccolto testimonianze di agricoltori assediati e residenti disgustati.

Si stava creando lo slancio, e Del Giudice e i suoi compagni attivisti si aspettavano che la polizia e gli ufficiali statali gli dessero sostegno nella sfida alla Camorra.

Invece, apparentemente la Camorra decise di prendere l’iniziativa. Killer della mafia cominciarono a eliminare sistematicamente diverse persone che stavano cooperando con i magistrati in indagini contro la Camorra. Quattro persone furono uccise nel giro di poche settimane, fra cui l’uomo d’affari Michele Orsi.

Orsi gestiva una compagnia di smaltimento dei rifiuti e lavorava con la Camorra. Ma dopo anni al soldo dei mafiosi e a dover prendere ordini da loro e dai loro padroni politici, ha deciso di diventare un pentito per lo stato. E’ stato ucciso da una raffica di 18 proiettili poco prima di testimoniare in tribunale su presunti legami fra la Camorra e i politici.

L’intimidazione degli agricoltori e degli altri che stavano lavorando con Del Giudice è stata più subdola. Gli agricoltori arrivavano nei loro campi e trovavano alberi abbattuti nel corso della notte, o macchinari distrutti. Uomini armati sparavano contro fienili e serre.

Diversi agricoltori e residenti apparsi nel documentario con Del Giudice sono scappati dalla regione, abbandonando le loro proprietà; altri hanno visto i loro affari ridursi a zero.

Si rivolsero a Del Giudice: tu ci hai promesso che saremmo stati aiutati; ci hai mentito. E Del Giudice ha ricevuto avvertimenti passati attraverso conoscenze: stai lontano.

“E’ la mia terra, sono nato qui, e adesso mi viene detto che non ci posso andare,” ha detto, sull’orlo delle lacrime, nel suo disordinato ufficio di Napoli, dov’è il capo regionale del gruppo ambientalista Legambiente. “Non è solo paura; è avvilimento.”

La Camorra ha sofferto una grande sconfitta. Una corte di appello di Napoli ha confermato sentenze a vita per quattro dei maggiori boss di uno dei gruppi più potenti della Camorra, concludendo una indagine di dieci anni chiamata Operazione Spartacus.

Ma pochi qui pensano che farà molto per rallentare le attività della Camorra. Ci sono già altri mafiosi pronti a prendere il posto di quelli che vanno in prigione.

“La Camorra mi ride dietro adesso,” ha detto Del Giudice. “Hanno vinto”.

Raffaele del Giudice

e questo è l’originale del Los Angeles Times

Italy mobsters block efforts to clean up toxic trash heaps

Residents in the Naples area have higher rates of cancer and other diseases. Activists who fight back have been threatened and witnesses killed.

By Tracy Wilkinson, Los Angeles Times Staff Writer
August 30, 2008

SANTA MARIA CAPUA VETERE, ITALY — Raffaele del Giudice was a crusader. Squeezed into a sports jacket and a beat-up Fiat, he roamed the illegal trash dumps of southern Italy, covering his nose against the stench and exposing what he considers the ecological crime of the century.

Then people started being threatened. Ostracized. Killed. Del Giudice called off his crusade.

Because when you go up against trash here in Campania province, you are going up against a powerful, vicious mafia known as the Camorra. The Naples-based Camorra controls the import, transport and disposal of millions of tons of rubbish, an extremely lucrative business in which the group follows its own rules, ignores regulations on toxic waste and contaminates once-fertile farmland, country fields, forests and rivers.

Beyond the ugliness of it all, evidence now suggests that the garbage is poisoning the food chain and may be causing cancer, birth defects and other health problems.

Del Giudice calls it Italy’s Chernobyl.

There are few more dramatic, and putrid, symbols of the mafia’s persistent power in Italy and the government’s — some would say willful — impotence in the face of it. It’s almost a cliche: Tony Soprano, after all, was in “waste management.”

For most of the last year, Campania suffocated under towering mountains of festering, uncollected garbage. Dumps, legal and illegal, were full to overflowing. Until cleanup crews finally made their move in July, seas of trash blocked roads and doorways and swallowed sidewalks and parks. The Camorra periodically paid Gypsy boys to set fire to portions of the waste, creating Dantesque scenes of a land ablaze, villages and towns filled with toxic smoke.

The blighted condition of southern Italy has earned sanctions from the European Union and condemnation from international health organizations. It ignited violent protests this year and contributed to the downfall of the government of Prime Minister Romano Prodi in the spring.

This is not a new problem. For more than 15 years, with the government spending more than $2 billion and appointing seven “trash czars,” the problem hasn’t gone away. It doesn’t get fixed because the mafiosi , and politicians in their pocket, don’t want it to be.

“For years the waste has been accumulating, nothing has been done to clean it up, and the consequences are lethal,” said Donato Ceglie, the leading “eco-mafia” prosecutor in this region. “They have poisoned the land. They have poisoned the water. And it is getting worse. The trash is still arriving.”

This is how the racket works. Hundreds of factories, industrial complexes and businesses of every sort in affluent northern Italy and in other parts of Europe contract with middlemen to have their waste removed. To reduce costs, these brokers turn to about 20 disposal firms in Campania, almost all of which, prosecutors say, are controlled by the Camorra.

The Camorra has enthusiastically made Italy’s poor south the trash dump to the world, or at least part of the world. Trucks transport the waste to the south day and night, year-round, and deposit it in mostly illegal and unregulated landfills.

No trash is too foul: metallurgical dross, sludge from tanneries, tires, discarded refrigerators and stoves, rotting animal carcasses, medical waste — a nauseating cesspool of crud.

Camorra operatives have gradually driven away farmers and taken control of more and more land, where they dump the stuff. But Campania is filling up.

And so the Camorra has gone global.

Enormous shipping containers that arrive from China with cheap toys and knockoff designer clothing unload and then take on trash, prosecutors say. In one sting operation two years ago, customs agents seized 9,000 tons of waste that had been smuggled onto cargo ships, half of it destined for China.

Of particular concern to environmentalists are the effects on food production and health. Toxic substances from the waste have seeped into groundwater, polluting the streams that cows and sheep drink from and the grass they forage. More poison is spewed into the air when trash is burned.

Campania is home to buffalo herds whose milk is used to make the best mozzarella cheese. Unacceptably high levels of the cancer-causing agent dioxin were detected this year in some mozzarella, threatening the half-a-billion-dollar export business of one of Italy’s top signature products.

Scientists continue to study the link between the refuse and health, but already point to alarming trends, according to the World Health Organization, including a rate exceeding regional or national norms for cancers of the stomach, kidney, liver and lung, as well as congenital malformations. In some areas between Naples and the city of Caserta, residents are two to three times more likely to get liver cancer than those in the rest of the country, according to Italy’s National Research Council.

At one of the many trash protests this year, numerous women approached reporters to complain of what they said was a plague of cancers and tumors afflicting their families. Some showed pictures of sick children; one woman pointed to the scars from what she said was surgery for thyroid cancer.

Public disgust finally rose as high as the rubbish, and with Del Giudice and others in the lead, citizens decided to defy the Camorra and attempt to reclaim the land and reestablish normal family life.

They put up fences to declare ownership of the countryside and block Camorra takeovers. Farmers set up markets to sell their produce and thousands of residents made a point of frequenting them. Schools put on anti-mafia plays in class.

“Seeing this kind of life and unity bothered the Camorra,” Del Giudice, a 40-year-old, easily excitable environmentalist with glasses and a mop of graying hair, recalled with satisfaction.

He continued to roam the land, concentrating on the so-called triangle of death between Naples and Caserta, an area where he was born and his family once farmed. He documented the illegal landfills and horrific pollution, secretly photographing what he discovered. He starred in a documentary that recounted his findings and compiled testimony from besieged farmers and sickened residents.

Momentum was building, and Del Giudice and his fellow activists expected police and state officials to lend them support in challenging the Camorra.

Instead, the Camorra apparently decided to seize the initiative. Mafia gunmen allegedly began to systematically eliminate several people who were cooperating with prosecutors in criminal cases against the Camorra. Four people were killed in a matter of weeks, including businessman Michele Orsi.

Orsi ran a waste disposal company and worked with the Camorra. But after years of having to pay off the mobsters and take orders from them and their political masters, he agreed to turn state’s witness. He was killed by a barrage of 18 bullets shortly before he was to testify in court on alleged ties between the Camorra and politicians.

Intimidation of the farmers and others who were working with Del Giudice was more subtle. Farmers arrived at their fields to find trees had been cut down overnight, or their machinery was destroyed. Gunmen shot up barns and greenhouses.

Several farmers and residents who had appeared in the documentary with Del Giudice fled the region, abandoning their property; others found their business dried up.

They turned on Del Giudice: You promised us we would get help; you lied. And Del Giudice received warnings passed along through acquaintances: Stay away.

“It is my land, I was born there, and now I am told I cannot go there,” he said, on the verge of tears, in his cluttered office in Naples, where he is the regional head of the environmental group Legambiente. “It is not just fear; it is despondency.”

The Camorra did suffer one major setback. An appeals court in Naples confirmed life sentences for four top bosses of one of the Camorra’s most powerful gangs, concluding a 10-year investigation called Operation Spartacus.

But few here think that it will do much to slow the Camorra’s activities. There are always more mobsters to take the place of those who go to jail.

“The Camorra laughs at me now,” Del Giudice said. “They won.”

Uncollected rubbish  in Pozzuoli

A woman covers her nose as she walks past uncollected rubbish in Pozzuoli, near Naples. Eleven entrepreneurs suspected of links with the Naples-area Camorra mafia were arrested June 11, 2008, accused of illegally burying household rubbish and sometimes toxic industrial waste, police said.

Milano: NO AI COVI FASCISTI

Sabato 6 settembre 2008 le teste rasate di Cuore Nero apriranno una nuova sede nel quartiere certosa-garegnano grazie a:

– appoggi politici istituzionali;
– finanziamenti riconducibili a Lino Guaglianone, recentemente candidato per AN e già noto tesoriere dei Nuclei Armati Rivoluzionari, gruppo di assassini con un passato fatto di omicidi e stragi come quella di Bologna del 1980;
– sdoganamento di pratiche e ideologie imputabili di apologia di fascismo in nome di una falsa pluralità di espressione politica e di una costante tendenza al revisionismo storico.

Pratiche che provocano costanti e violenti attacchi contro chiunque non accetti di piegarsi a questa logica aberrante.
L’ultimo agguato squadrista si è consumato qualche notte fa a Roma ai danni di tre giovani e ci descrive quanto inquietante sia il panorama odierno e futuro, segnato da lame, mazze da baseball e covi neri.

INVITIAMO TUTTI I CUORI ANTIFASCISTI SABATO 6 DALLE 15 IN POI AL PRESIDIO IN PIAZZALE CIMITERO MAGGIORE A MILANO

Fonte: http://lombardia.indymedia.org/?q=node/8538

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immagine tratta da: http://www.fgci.it/

Free Gaza: video su una “normale” giornata di pesca

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Posto l’ultimo aggiornamento ricevuto dal membro italiano di Free Gaza che è rimasto là:

Per domani abbiamo organizzato un’altra battuta di pesca in alto mare, ci porteremo a bordo il primo canale televisivo tedesco,  e alcuni giornalisti arabi.

Il mondo deve sapere, aprire gli occhi e reagire dinnanzi a ciò che avviene a poche miglia dalle coste di Gaza.

Nel video, ripreso da alcuni miei compagni, il mio peschereccio viene bersagliato da raffiche di mitragliatrice da una nave da guerra israeliana.

Questi crimini contro l’umanità, di cui Israele si macchia, avvengono pressoché quotidianamente, omicidi e ferimenti di pescatori palestinesi che si allontano oltre le 3 miglia dalla costa, limite illegale imposto dalle Autorità israeliane, nonostante gli accordi di Oslo abbiano fissato a circa 20 miglia dalla linea costiera il limite massimo di allontanamento e le 12 miglia  sancite dall’Accordo Bertini, stipulato nell’Agosto 2002 tra le Nazioni Unite e Israele.

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La nostra presenza, in quanto internazionali, qualche giorno fa ha scongiurato morti e feriti fra i palestinesi, ci auguriamo che l’ulteriore presenza di telecamere funga da deterrente a qualsiasi azione criminale da parte israeliana.

Noi, pacifisti, accompagneremo al largo, non oltre dieci miglia dalla costa, pacifichi pescherecci che con la loro attività rappresentano uno degli unici sostentamenti possibili all’interno di un economia schiacciata dall’assedio in cui è costretta Gaza.

Negli anni ’90, quando le barche dei pescatori potevano allontanarsi dalle coste di circa 12 miglia nautiche dalle coste della Striscia, i pescatori riuscivano a portare a riva, rivendere e anche esportare fino a 3.000 tonnellate di pesce ogni anno. Nel 2007  solo circa 500 tonnellate di pesce all’anno sono state pescate in tutto dagli oltre 3.500 pescatori professionisti lungo i 40 km costieri della Striscia a Gaza; di questi, solo 700 sono ancora impiegati in un settore che dava lavoro ad almeno 40.000 persone, tra meccanici, pescivendoli e migliaia di famiglie di pescatori locali.

I pesci nelle acque vicino alle coste
della Striscia sono davvero pochi, inquinamento ed eccessivo sfruttamento hanno reso le acque sterili, per questo anche domani portero al largo i pescherecci e speriamo in un’altra pesca miracolosa, basterebbe allontanarsi fino a 20 miglia più a largo per incontrare, in primavera, i branchi di sardine che migrano dal delta del Nilo fino alle acque della Turchia, mentre già a meno di sei miglia della costa è difficile incontrare i grandi movimenti di pesci. Secondo il Palestinian Centre for Human Rights Israele in realtà non ha mai consentito ai pescatori di Gaza di spingersi fino alle 20 miglia sancite dagli Accordi. I pescatori di Gaza denunciano che non possono allontanarsi di oltre 2,5 km senza correre il rischio di essere bersaglio degli spari israeliani, di vedere distrutte le loro reti e le loro barche, mentre le pattuglie israeliane li costringono a rientrare a riva: una situazione che va avanti sin dal 2003 e che si è aggravata negli ultimi anni con addirittura razzi ed elicotteri israeliani impiegati contro i pescatori. Le navi militari israeliane secondo il Sindacato dei pescatori di Rafah, nel sud della Striscia, pattugliano il mare 24 ore al giorno, sette giorni su sette, con il pretesto della sicurezza e del contrasto al traffico di armi. Nel corso del 2007 oltre 70 pescatori di Gaza sono stati arrestati, le loro barche distrutte, insieme a reti ed equipaggiamenti da pesca. Per mesi migliaia di pescatori non hanno avuto il permesso di lasciare il porto.

“In un rapporto pubblicato dall’israeliana Bet’selem sono state raccolte le storie di alcuni pescatori. Isma’il Basleh il primo gennaio del 2007 era in mare con il fratello Samir e con l’amico Aymen al-Jabur. Stavano pescando quando in lontananza hanno visto avvicinarsi una nave da guerra israeliana che si è fermata a meno di trenta metri da loro e ha cominciato a sparare in aria. Il capitano della nave israeliana ha in seguito ordinato a Isma’il di seguirlo per 6 km e mezzo, quindi di spegnere i motori, togliersi i vestiti e nuotare nell’acqua gelida fino a loro. Ma la nave si allontanava e Isma’il rischiava di annegare. Il seguito della storia riportata da Bet’selem racconta di braccia e gambe legate, di minacce e intimidazioni, di privazione del sonno, di trattamenti degradanti e disumani. Anche Adnan al-Badwil ha descritto la sua disavventura: in mare, con il fratello alle cinque del mattino avevano appena tirato in barca le reti con il pesce quando hanno sentito nell’oscurità degli spari. La barca, colpita, ha cominciato a vacillare ed entrambi sono caduti in acqua. In tre dell’equipaggio sono stati feriti da frammenti di proiettile e ricoverati per tre giorni in ospedale.
Ma malgrado i rischi per la loro vita, i pescatori di Gaza vanno in mare e cercano di sconfinare dai 3 km, per poter vivere. Oggi però possono portare solo barche a remi, non c’è più combustibile a Gaza e non perché, come succede anche da noi il prezzo è salito alle stelle, ma perché Israele non permette l’entrata a Gaza del combustile continuando un embargo che è punizione collettiva di un intera popolazione.”

Dedicheremo la nostra giornata di pesca ai tre pescatori che qualche giorno fa sono stati arrestati, e contro i dettami del ramadan, costretti dai soldati israeliani a mangiare e bere interrompendo così il loro digiuno.

Soprattutto
la dedicheremo ai due pescatori feriti di recente, Mohammad Ani Assultan,
19 anni, e Hussam Assultan di anni 32, colpito alla testa, che versa in condizioni critiche.
Questi crimini non possono restare ancora sotto silenzio.

Vi prego di far girare il video.
E di restare, a terra come in mare, restare umani.

Restiamo umani.

Vik

blog: http://guerrillaradio.iobloggo.com/

website della missione: http://www.freegaza.org/

contatto: guerrillaingaza@gmail.com
tel. +972 598 826 516

Articolo 21, parte da Venezia la Carovana per il lavoro sicuro

di Pasquale Colizzi

carovana per il lavoro sicuro, morti bianche, incidenti
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L’anno scorso in Italia ci sono stati oltre 826mila incidenti sul lavoro. Solo quelli denunciati. Sono in aumento le malattie professionali. Poi c’è chi esce di casa per andare a guadagnarsi il pane e non ci torna più sulle proprie gambe: 1160 morti nel 2007, nel 2000 erano stati 1500. Sempre un’enormità. L’Italia del boom (dati del ’63), insieme al suo sviluppo portentoso ne aveva provocati 4400.

«Statistiche aride perché ogni morto è un dolore» dice Giuseppe Giulietti che per Articolo 21 ha presentato, qui da Venezia, la “Carovana per il lavoro sicuro”, un lungo tour che collegherà idealmente i luoghi simbolo di queste tragedie perché politica, associazioni, mondo dell’arte e giornalismo se ne occupino e diventino megafono.

Un’alleanza tra mondo della cultura e società civile che ha registrato numerose adesioni: i sindacati confederali, l’Arci, Libera di don Ciotti, Corradino Mineo, I cento autori, Monica Guerritore, Subsonica, Tete de bois e tutti coloro che pretendono «tolleranza zero non solo per il furto in villa, come pure è giusto, perché magari suscita eccitazione a reti unificate». Giulietti è convinto che «in un paese con solo due televisioni nessuna si può considerare privata» e quindi si augura di vedere questi film «la sera alle 21, magari al posto dei soliti delitti». Si inizierà con il film di Mimmo Calopresti La fabbrica dei tedeschi trasmesso da La7.

Il parlamentare e giornalista ci tiene però a sottolineare il merito di «tanti colleghi cronisti che fanno bene il proprio lavoro» raccontando i fatti sul campo.

La carovana visiterà posti
noti o meno, dalla famigerata Montedison di Porto Marghera, poco lontana dal Lido, a Fossano, dove cinque lavoratori restarono intrappolati per l’esplosione di mulino, passando per Casal Monferrato, Gela, Torino.

Tutto sembra aver preso
un’accelerata dopo la tragedia delle acciaierie tedesche del capoluogo torinese. A Venezia Marco Muller ha voluto le proiezioni speciali dei doc ThyssenKrupp blues di Pietro Balla e Monica Repetto e quello di Calopresti e del film che Adriano Celentano girò nel ’75, Yuppi du. Con una morte raccontata proprio nello stabilimento di Marghera.

Il direttore ha promesso che manterrà la Mostra «in presa diretta su quello che accade in Italia attraverso un’attenta selezione» seppure non concederà una sezione a parte ai film a tema come aveva chiesto Giuliano Montaldo. E si è detto fiducioso sulla capacità del «cinema di farci capire, perché ha dimostrato la vitalità necessaria per farlo».

All’incontro era presente anche l’ex Ministro del lavoro Cesare Damiano, che ha iniziato ricordando le parole continue del presidente Napolitano sul tema e ha ribadito l’importanza del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro «approvato dal governo Prodi dopo un lungo confronto a distanza di 30 anni da quello precedente, nato nel ’78 insieme al Servizio sanitario nazionale». L’esponente del Pd lo ha definito «tra i più avanzati d’Europa» e tuttavia l’attuale governo tenta di «giocare su una finta polemica delle sanzioni per non applicarlo».

«Noi sospendemmo 5000 imprese perché avevano lavoratori in nero con 1500 controllori in più. Ma ci sono 10 mila persone che controllano 4 milioni di imprese». Non bastano. È la coscienza che deve risorgere «dopo l’oscuramento degli anni Ottanta, quando iniziò un silenzio che ha fatto guasti». La proposta è quindi di insegnare la sicurezza anche nelle scuole, come previsto dal Testo unico.

Sono interpellate le forze politiche di tutti gli schieramenti. E soprattutto il governo in carica: «Impegniamoci entro la fine dell’anno a varare il decreto sui lavori usuranti – ricorda Damiano – perché chi è sfiancato da un’attività pesante possa andare prima in pensione, diminuendo il rischio di incidenti». Naturalmente bisognerebbe ci fosse anche un importante gesto di buon senso: «Mantenere il Testo unico, non distruggere ciò che di buono si è fatto».

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Pubblicato il: 05.09.08
Modificato il: 05.09.08 alle ore 13.56

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78729

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Ora di religione obbligatoria

https://i1.wp.com/files.splinder.com/b7db7f3f15df0f4464000a3b74f05f31.jpegSii fiero, piccolo mio, di appartenere ad una scuola libera!

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5 settembre 2008

La proposta dell’assessore all’Istruzione della Regione Veneto

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di Daniele Passanante

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In Veneto l’assessore all’istruzione propone l’insegnamento obbligatorio della religione cattolica nelle scuole della Regione e l’insegnamento di altre due materie: Storia del territorio e cultura del lavoro. Secondo la loquacissima assessora Elena Donazzan di Alleanza Nazionale, la religione non dovrebbe più essere facoltativa nel programma di studio delle scuole del Veneto, ma per tutti gli alunni, italiani e stranieri. L’assessore inoltre fa una proposta shock: inserire una quota, un numero chiuso, per la presenza di bambini extracomunitari nelle scuole italiane.

Cosa pensa che si debba insegnare nell’ora di religione cattolica?
Oggi è facoltativa, chi non fa l’ora non fa nulla e rimane all’interno della scuola. Per parlare di educazione civica a scuola bisogna parlare anche di religione. L’ora di religione è già adesso un’ora di umanesimo. Quello che dico è che vorrei che l’ora di religione o le ore che ci saranno, siano inserite nel più ampio orario legato all’educazione civica italiana, non solo la Costituzione ma anche l’educazione. La nostra società italiana, lo diceva Benedetto Croce, laico e ateo, non può che dirsi cristiana, l’intero percorso culturale è intriso da millenni di storia cristiana. Se pensiamo alle nostre regole del vivere civile le riconosciamo come cristiane. La scelta confessionale è libera, ma affrontare la religione a scuola significa parlare di educazione civica.

Essendo obbligatoria, come dovrebbero comportarsi i genitori di bambini di altre religioni o atei? Devono seguire le lezioni anche i bambini ebrei?
Non è un approccio confessionale, non li si porta in chiesa, non gli si fa fare la comunione. Lo studio della religione cattolica è da inserirsi in un ambito più ampio. Perché in Italia non si ruba e non si uccide, perché abbiamo questo senso della famiglia, perché il rapporto deve essere imperniato sul rispetto e sul perdono? Questi sono i principi comportamentali di chi vive in Italia, derivano da un approccio culturale alla religione cattolica, non derivano da altre religioni, in Italia da sempre anche se non lo vogliamo riconoscere questi principi non derivano dal giusnaturalismo, ma dalla religione cristiana.

Non ritiene che il provvedimento possa essere anacronistico, tenuto conto del fatto che l’Italia non ha più una religione di Stato dal 1984?
Non stiamo parlando di religione di Stato. A scuola studiamo la Storia o la letteratura. E studiamo la Storia e la letteratura “italiana”. Quindi lo studio della religione deve essere lo studio prevalente della religione dello Stato in cui si è. Un riconoscimento a ciò che è il nostro vivere sociale, ciò che regola il nostro comportamento civile e sociale legato ai principi della religione cristiana.

Assessore Donazzan, cosa prevede inoltre il suo ddl?
Il progetto di legge a cui stiamo lavorando prevede alcune questioni importanti. Intanto maggiori competenze da parte delle regioni non solo nell’organizzazione ma anche nella gestione della scuola, nelle strutture periferiche del ministero dell’Istruzione. Il 20% di orario destinato alle autonomie scolastiche si dovrà tradurre in una conoscenza della regione o di materie legate all’ambiente regionale. Ecco perché ho parlato di inserire la Storia del territorio (con anticipazioni che ho già dato, promuovendo la conoscenza della storia dell’Istria e della Dalmazia), che ha avuto una forte attinenza rispetto alla storia italiana ed europea e l’altra materia sarà la cultura del lavoro, con approfondimenti sia sotto l’aspetto della cultura imprenditoriale sia dell’umanesimo del lavoro. Inoltre ho proposto la previsione di quote, un limite massimo per classe, per gli studenti extracomunitari così da distribuire in modo equilibrato la presenza di bambini extracomunitari. Diversamente i genitori iscrivono i propri figli in un’altra scuola generando di fatto scuole-ghetto. Il diritto-dovere all’iscrizione vale per tutti italiani e non italiani regolarmente qui, se non lo governiamo, si governerà da sé e rischieremo di avere classi con soli bambini extracomunitari.

Cosa replica alla dirigente scolastica del Veneto Carmela Palumbo secondo cui “non esiste allo stato possibilità che una Regione inserisca nei programmi di studio l’insegnamento obbligatorio della religione”?
Lei è il dirigente della tecnostruttura del ministero, io faccio l’assessore regionale che è un ruolo politico e devo difendere un modello o almeno proporlo, altrimenti se non ho il coraggio di proporre un modello faccio prima a fare soltanto il notaio. A ognuno il suo ruolo comunque.

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fonte: http://liberoblog.libero.it/attualita/bl8127.phtml

La truffa del formaggio avariato: nel grattugiato finivano gli scarti

Indagine su un gruppo di aziende che lavorava per i grandi marchi
Compravano pezzi già scaduti, a prezzi stracciati, per poi “ripulirli”

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dal nostro inviato PAOLO BERIZZI

La truffa del formaggio avariato nel grattugiato finivano gli scarti
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PIACENZA – Quando gli uomini della Guardia di Finanza trascrivono le intercettazioni, quasi non credono alle loro orecchie. Chi è il rappresentante legale e amministratore unico dell’azienda che ricicla formaggi avariati e scaduti? Semplice, l’ex comandante della stazione dei carabinieri. E chi certifica, passando a bere un caffè, che è tutto a posto, nonostante le celle frigorifere trabocchino di tonnellate di merce con dentro insetti, larve, escrementi e carcasse di topi, muffe, pezzi di plastica? Semplice: il veterinario dell’Asl.

È talmente disinvolto, il medico, con i banditi della tavola, da “dimenticarsi” i timbri dell’Asl di Piacenza – dov’è tuttora tranquillamente in servizio – in un cassetto della scrivania, nell’ufficio contabilità del caseificio. E così da controllore è diventato controllato. C’è anche lui nel fascicolo con cui la Procura piacentina (pm Antonio Colonna) scrive ora una nuova e ricca pagina nell’inchiesta sui formaggi avariati avviata due anni fa dai colleghi di Cremona (pm Francesco Messina).

Lo scenario ricostruito dagli investigatori è inquietante. Decine di tonnellate di scarti di formaggio piene di schifezze ritirate da grosse aziende (Granarolo, Ferrari Giovanni industria casearia, Zanetti) e mischiate a prodotto fresco: un sistema collaudato con cui la DELIA, stabilimento a Monticelli D’Ongina, sede legale a Milano in piazza IV Novembre, riesce a piazzare sul mercato italiano e europeo il suo prodotto finito. Che vuol dire soprattutto: formaggio grattugiato. Come? Vendendolo a aziende che lo confezionano in buste a marchio “Galbani”, “Ferrari”, “Medeghini”, solo per citarne alcuni. O direttamente al cliente finale, come nel caso di “Biraghi” o “Prealpi”.

Il giro è enorme, e abbraccia mezza Europa (Spagna, Austria, Germania, Francia, Belgio). Una ventina di milioni di euro il volume d’affari della società, collegata a altre tre aziende di cui due con sede a Barcellona (Compinque S. L. e Quederlac S). Sono tutte riconducibili a Alberto Aiani, cinquantatreenne di Casalbuttano. Il paese in provincia di Cremona dove l’ex ufficiale dell’Arma Francesco Marinosci, pugliese di Francavilla, cremonese d’adozione, – prima di darsi al formaggio e diventare socio di Aiani nella DELIA – dirigeva la stazione dei carabinieri. Ieri usava l’utilitaria in dotazione, guadagnava un moderato stipendio. Oggi gira in Jaguar e, si capisce, ha implementato le sue entrate.

Con Aiani e un’impiegata dell’azienda – per ora sono denunciati – Marinosci dovrà rispondere del reato di adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari con rischio di danno per la salute pubblica. Ma c’è dell’altro. Sulle triangolazioni pericolose con cui DELIA acquistava “merda” – termine usato dai truffatori per indicare il prodotto avariato, dalle intercettazioni del primo troncone di inchiesta condotta dalle fiamme gialle guidate dal comandante Mauro Santonastaso – il compito di vigilare, si fa per dire, spettava a un veterinario dell’Asl piacentina: Luciano Dall’Olio (falso e abuso d’ufficio). Il medico non è esattamente un guardiano scrupoloso.

Di più: alla DELIA in pratica si autocertificano. Con il timbro del competente servizio veterinario. Per ricomporre il quadro che emerge dalle pieghe dell’inchiesta non c’è bisogno di aggiungere molti altri tasselli. Né confortano le “spigolature” venute alla luce nel corso delle indagini (già arrestate quattro persone, sigilli alla Tradel di Casalbuttano, la prima azienda “riciclona” del siciliano Domenico Russo). Per esempio: possibile che il legale di Andrea Chittò, veterinario dell’Asl di Cremona, anche lui accusato di reggere il gioco dei truffatori e sospeso dal servizio, nella memoria difensiva produca la testimonianza del comandante dei Nas di Cremona, Raffaele Marongiu?

In Procura ormai ne sono convinti: il sistema della truffa del formaggio avariato ha continuato e continua a funzionare grazie alla connivenza-complicità di chi dovrebbe controllare e però si fa chiudere gli occhi. Così la “pattumiera” funziona a pieni giri: ritira roba scaduta e marcita, e la ripulisce sotto forma di formaggio fuso che poi viene fatto raffreddare e venduto in panetti (delimix) alle grosse aziende.

Il prodotto finisce nelle grattugie. Si ottiene il lavorato finale: il formaggio grattugiato. Non deriva, ovvio, né da parmigiano né da grana padano o da altri formaggi duri fatti direttamente con il latte, ma da un “fuso” insaporito a seconda della percentuale di croste o scarti immessi nella fusione. Eccole, riempite con il prodotto delle due aziende-pirata, le classiche buste di grattugiato che finiscono sulle nostre tavole. “Di aziende come queste c’è pieno – dice un investigatore anti-frode – e i grandi marchi se ne servono abbondantemente. È un sistema di vasi cinesi che va combattuto e stroncato. I ministeri della Salute e dell’Agricoltura, adesso, dovrebbero intervenire pesantemente”.
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5 settembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/formaggi-truffa/formaggio-avariato/formaggio-avariato.html

L’uragano Hanna colpisce Haiti e in una settimana fa salire i morti a 136

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Dopo Gustav, è al volta di Hanna. Un uragano si è abbattuto su Haiti e in una settimana ha fatto salire il numero delle vittime a 136, secondo quanto hanno riferito i responsabili della protezione civile haitiana. In precedenza erano stati contati 61 morti, 21 dei quali nella città di Gonaives, causati da Hanna, dopo i 77 morti di nove giorni fa causati dal passaggio di Gustav e una quarantina causati due settimane fa dal passaggio di Fay nel paese più povero del continente americano. Haiti, ancora parzialmente sotto le acque, teme ora l’arrivo dell’uragano Ike di categoria 4 su una scala che ne conta cinque.

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Pubblicato il: 05.09.08
Modificato il: 05.09.08 alle ore 9.14

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78717

Rifiuti, la Commissione Ue ricorre alla Corte di giustizia contro l’Italia

5 settembre 2008

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Nuovo passo della Commissione europea nei confronti dell’Italia per quanto riguarda la questione dei rifiuti di Napoli. Un ricorso appena presentato dalla Commissione alla Corte di Giustizia europea mira a condannare l’Italia per non aver creato, in Campania, una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento idonei a consentire alla stessa regione l’autosufficienza in materia di smaltimento di rifiuti. A causa di questa inadempienza, parte dei rifiuti campani è stata trasportata d’urgenza in altre regioni italiane oppure all’estero, mentre una parte dei rifiuti non ha trovato smaltimento, causando pericoli per la salute e per l’ambiente .

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fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2008/09/corte-giustizia-ue-rifiuti.shtml?uuid=38be3372-7b40-11dd-9086-179d242361df&type=Libero

Ucciso in Grecia il pioniere dei cicloturisti

A bordo delle due ruote aveva esplorato le zone più sperdute del mondo

Ian Hibell travolto da un pirata della strada mentre pedalava tra Atene e Salonicco

È stato ucciso da un’auto pirata lungo una strada della Grecia, mentre era in sella alla sua adorata bicicletta. È morto così, lo scorso 23 agosto, Ian Hibell, il leggendariocicloturista inglese, che ha passato gli ultimi 40 anni della sua vita a pedalare in giro per il mondo (copriva 6.000 miglia, quasi 10.000 km, l’anno), stabilendo diversi record (si dice sia stato il primo non motorizzato a passare dall’Atraro colombiano al Darien Gap di Panama durante la TransAmerica) e raccontando le sue avventure nel libro «Into the Remote Places», considerato la bibbia per gli amanti del turismo su due ruote (foto da bikeradar.com)

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MILANO – È stato ucciso da un’auto pirata lungo una strada della Grecia, mentre era in sella alla sua adorata bicicletta. È morto così, lo scorso 23 agosto, Ian Hibell, il leggendario cicloturista inglese, che ha passato gli ultimi 40 anni della sua vita a pedalare in giro per il mondo (copriva 6.000 miglia, quasi 10.000 km, l’anno), stabilendo diversi record (si dice sia stato il primo non motorizzato a passare dall’Atraro colombiano al Darien Gap di Panama durante la TransAmerica) e raccontando le sue avventure nel libro «Into the Remote Places», considerato la bibbia per gli amanti del turismo su due ruote.

PIRATA IN FUGAStando a quanto racconta il Times, Hibell sarebbe stato investito sulla strada che da Atene porta a Salonicco durante una folle gara di velocità fra due auto. Il conducente del mezzo che ha urtato il cicloturista, morto sul colpo, sarebbe poi scappato, ma alcuni testimoni hanno preso il numero di targa della sua vettura e l’uomo è stato quindi arrestato due giorni più tardi.

DIECI ANNI IN VIAGGIOPioniere dei viaggi sulle due ruote in zone quasi ancora inesplorate come l’Antartide e l’Amazzonia, ma anche il deserto del Sahara, famoso nelle isole del Borneo e ben accetto da molte tribù africane, Hibell aveva scoperto la bicicletta durante gli anni Cinquanta, quando era nella RAF, ma era stato nel 1963 che aveva deciso di trasformare la sua passione in qualcosa di duraturo. Così aveva lascato un lavoro sicuro da impiegato a Brixham, nel Devon, per prendersi due anni sabbatici e mettersi a girare il mondo in sella alla sua bici. Ritornò dieci anni dopo, senza più un impiego ma con un bagaglio di esperienze e racconti che lo hanno trasformato in un’autentica leggenda.

FILOSOFIA DI VITA Una volta Hibell disse: «Spesso un uccello vola verso qualche posto che lo attira. Non so perché lo faccia, ma lo fa comunque». Una frase che divenne la sua filosofia di vita e che lo ha accompagnato anche su quella strada di Grecia dove un’auto assassina ha messo fine ai suoi sogni di libertà.

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Simona Marchetti
05 settembre 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_settembre_05/morte_cicloturista_inglese_grecia_07d6783c-7b31-11dd-9625-00144f02aabc.shtml

Lo striptease risveglia i precari: il 19 tutti a Roma!

Legnao, 11 precarie licenziate si mettono all'asta

Un’immagine del video su YouTube
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Prima, il picchetto su YouTube, in cui annunciavano di essersi messe all’asta. Poi, la decisione di convocare una strip conference in cui «ci spoglieremo, ci denuderemo e ci venderemo per un posto di lavoro, non solo per noi 11 ma per tutti i precari che come noi ogni giorno vengono denudati della loro dignità e dei loro diritti, firmando lettere di licenziamento in bianco, contratti a ore sempre più precari e sempre più flessibili». Sono le ormai celebri centraliniste dell’ospedale di Legnano, «le prime vittime della legge Brunetta», come si definiscono. Che venerdì hanno presentato ai giornalisti il loro problema. E non solo.

Sulle note del «Nessun dorma» di Giacomo Puccini sul palco del Teatro Cooperativa di Milano alle 11 e mezza di venerdì è andata in scena la prima conferenza stampa sotto forma di striptease: nascoste dietro un telo che lascia intravedere solo ombre, nove delle undici precarie che finiranno senza lavoro, si sono messe a nudo, perché «sono nude di diritti». La loro storia è fatta di sei anni di contratti a termine, da tre mesi a un anno, attraverso tre diverse agenzie interinali che si sono succedute nel tempo. «Il contratto scadeva il 31 agosto – spiegano – e ci hanno avvisate che saremmo rimaste a casa, quando fino a poco prima l’ospedale ci aveva promesso almeno altri sei mesi di contratto». Il punto è che nel decreto approvato a luglio dal governo è sparita la clausola che obbligava l’azienda all’assunzione dopo 36 mesi di precariato. Tre anni di incertezza e poi si è costretti a ricominciare da capo.

«In questi giorni – raccontano le centraliniste licenziate – abbiamo ricevuto centinaia di e-mail di solidarietà da tutta Italia». Alla fine, dopo lo strip “velato”, le precarie vestite da coloratissime vestaglie, escono sul palco con un cartello con scritto: «A.A.A. vendesi precarie» e annunciano, insieme alla Rdb-Cub, uno sciopero di tutti i precari per il 19 settembre prossimo a Roma.

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Pubblicato il: 05.09.08
Modificato il: 05.09.08 alle ore 15.29

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78733