Archivio | settembre 6, 2008

SCUOLA – Confidustria “Inserire la pubblicità nei testi” / Tutt’Italia contro il maestro unico della Gelmini

Caro libri

Proposta del direttore generale Maurizio Beretta. “Inserire pubblicità nei libri di testo, qualora la legge lo consentisse, potrebbe essere un veicolo molto interessante per abbassare i prezzi”

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libri Roma, 6 settembre 2008 – Pubblicità sui libri di testo. Questa la ricetta di Confindustria per combattere il caro scuola. La proposta arriva dal direttore generale di Viale dell’Astronomia, Maurizio Beretta, che in un’intervista a Klaus Davi, ha detto: “Inserire pubblicità nei libri di testo, qualora la legge lo consentisse, potrebbe essere un veicolo molto interessante, peraltro già praticato in Paesi come gli Stati Uniti. Tuttavia è una decisione che spetterebbe alle singole aziende”.

Secondo Beretta, “l’ingresso delle imprese nelle scuole non deve essere un tabù, a patto che l’obiettivo sia quello di far emergere i migliori talenti”. L’impresa, ha aggiunto, “può aiutare le scuole in difficoltà, ma non deve essere un meccanismo sostitutivo dei compiti che spettano al pubblico. Deve, invece, essere un meccanismo che aiuta ad avere dei risultati migliori. Negli Usa è culturalmente normale usare sponsor per costruire un campo di basket o una palestra, in Italia no. Se la legge dovesse permetterlo, siamo pronti a fare la nostra parte, come avvenuto negli Stati Uniti. Da valutare, inoltre – conclude il direttore di Confindustria – l’impatto che potrebbe avere la presenza di pubblicità sui prezzi dei libri”.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/09/06/116436-caro_libri_ricetta_confidustria.shtml

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Scuola, scioperi e proteste

di Gianluca Galotta

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scuola, istruzione, gelmini

Il ministro Gelmini
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Si prospetta molto caldo l’autunno per Mariastella Gelmini. Da più parti si levano dure critiche contro la riforma della scuola: sindacati, docenti, genitori, sindaci dei piccoli comuni. Gli Unicobas della scuola hanno proclamato per il 3 ottobre uno sciopero generale con manifestazione nella Capitale. Il 27 settembre a Roma i Cobas organizzano un convegno nazionale dei precari. I confederali non stanno di certo a guardare. Cgil, Cisl e Uil hanno fatto sentire la loro voce a Venezia con un’insolita iniziativa: hanno affittato e fatto sfilare davanti alla Mostra del Cinema cinque vaporetti per protestare contro la riforma Gelmini e i provvedimenti di Brunetta. Inoltre in occasione della regata storica i confedereali “addobberanno” il Canal Grande con quattro striscioni di protesta su scuola e università.Taglio del personale scolastico e maestro unico sono i due punti più criticati di una riforma, o meglio controriforma, che porterà ad un indebolimento della scuola pubblica. Il segretario nazionale dell’Unicobas, Stefano D’Errico chirisce che a partire dall’anno scolastico 2009/2010 saranno «cancellati 70.000 cattedre e 40.000 ruoli Ata». Una cifra totale di esubueri che supera di gran lunga le 87 mila unità annunciate dalla Gelmini. Ma che fine faranno i soldi risparmiati sulla pelle di tanti lavaoratori? «Solo il 30% di questi risparmi sarà utilizzato a fini contrattuali per presunte iniziative dirette alla valorizzazione ed allo sviluppo professionale della carriera del personale della scuola» dice D’Errico.

Il timore è che dal mix esuberi e maestro unico si arrivi ad una diminuzione del tempo pieno. Sul piede di guerra ci sono anche i genitori degli 860 mila bambini che frequentano la scuola per 8 ore al giorno. Genitori che spesso lavorano e devono far fronte a non poche difficoltà per conciliare lavoro e famiglia. A tutti loro la Gelmini ha assicurato che il tempo pieno non verrà toccato. In realtà sono pochi a crederci vista la consistente diminuzione di risorse umane e finanziarie che si sta abattendo sulla scuola pubblica. Basti pensare che la finanziaria prevede «l’innalzamento drastico di un punto percentuale, dall’anno scolastico 2009/2010, del rapporto docente-alunni, con conseguente ingrossamentò e diminuzione delle classi» dice D’Errico. Anche dal punto di vista pedagogico la riforma, in particolare la reintroduzione del maestro unico, mostra non pochi limiti: «in tutti i paesi moderni esite un sistema di presenze multiple di insegnanti, perchè a differenza di 30 o 40 anni fa la società è mutata e le conoscenze si sono moltiplicate» afferma Benedetto Vertecchi, ordinario di Pedagogia Sperimentale a Roma Tre. Ma dopotutto la Gelmini, non ha mai fatto mistero di voler tornare alla scuola del secolo scorso.

Il vero fine della riforma pare comunque quello di privatizzare sempre di più il settore istruzione. Lo scenario alquanto preoccupante è delineato da D’Errico: «le scuole verranno trasformate in fondazioni e consegnate ai privati, i quali entreranno nei consigli d’amministrazione che sostituiranno gli attuali consiglid’istituto e, versando un obolo, diverranno i veri padroni della scuola».

Le proteste si registrano in ogni parte d’Italia. A Roma si è costituito un coordinamento docenti-genitori per raccogliere firme in difesa della scuola pubblica. Da Milano è partita la campagna “no al maestro unico” in cui si invitano le famiglie a mandare fax di protesta al ministero. A Torino i sindacati confederali pensano ad una serie di assemblee da organizzare nelle scuole mentre martedì a Palermo scenderanno in corteo i maestri precari. Volantinaggi invece a Genova e Parma.

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Pubblicato il: 06.09.08
Modificato il: 06.09.08 alle ore 19.01

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78765

Caricare le manifestazioni pacifiche? A Vicenza si può!

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di: No dal Molin
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Finisce con 5 fermi e una trentina di feriti la manifestazione pacifica organizzata e dichiarata per oggi. Evidentemente in Italia non è possibile manifestare, nemmeno pacificamente.

Una manifestazione pubblica, dichiarata e stampata sui giornali. Alla luce del sole, dichiarati gli intenti e quello che si sarebbe andato a fare. Costruire una torretta per monitorare la situazione dei lavori all’interno dell’aeroporto. Su luogo privato per cui avevamo il beneplacito del proprietario, e la richiesta di autorizzazione per occupazione suolo pubblico.

Questo probabilmente non è bastato per dissuadere le forze dell’ordine (del disordine?) dal caricare, trascinare, manganellare, prendere a calci questa manifestazione pacifica di vicentini. Donne, vecchi, ragazzi. Indiscriminatamente maltrattati, con pretesti ridicoli. “Quella torretta è troppo alta”.

Già duecento metri prima del punto concordato per la posa della torretta il corteo era stato improvvisamente bloccato. Un blocco imotivato e futile, aggirato dai cittadini passando per il fosso laterale. Poi la costruzione. Finché l’ordine è arrivato. I cittadini si siedono e difendono la costruenda torretta con un sit-in. A nulla valgono i discorsi per cercare di essere ragionevoli.

La prima carica ha fatto vari feriti e cinque fermi. Nella seconda alcune ragazze sono state prese a calci, altri ricevevano colpi di scudo, qualcuno è stato trascinato per i capelli.

Gli occhi sfigurati di poliziotti, carabinieri e guardie di finanza e gli insulti: “Ti uccido! Sporco pacifista! Ti spacco la testa”. Il corteo quindi si rifugia nel giardino di una casa adiacente, ospitati dagli abitanti solidali.

NO A CUORE NERO – Milano, scontri con la polizia al presidio antifascista

Presidio antifascista contro l’apertura della sede dell’associazione Cuore Nero(Newpress)

Gli incidenti al passaggio di un consigliere della Lega in camicia nera e fazzoletto verde

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Milano, scontri polizia-centri sociali davanti al Cimitero Maggiore

Il presidio antifascista davanti al Cimitero Maggiore

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MILANO – Momenti di tensione e scontri tra manifestanti dei centri sociali e polizia davanti al Cimitero Maggiore. Circa 500 persone, dalle 15 di oggi pomeriggio, stanno prendendo parte ad un presidio antifascista contro l’apertura della sede dell’associazione di estrema destra Cuore Nero, alla periferia nord di Milano.

Alla manifestazione partecipano giovani dei centri sociali, esponenti dell’Anpi, del Caf (comitati antifascisti) e Rifondazione comunista. La nuova sede del centro neofascista sta per essere aperta a poca distanza dal luogo dove doveva sorgere un centro della stessa associazione Cuore nero, distrutto però in un incendio doloso pochi mesi fa.

La scintilla che ha acceso gli animi dei manifestanti è scattata quando un anziano consigliere di zona della Lega Nord, Costante Ranzini, vestito con una camicia nera e un foulard verde, si è avvicinato alla zona della manifestazione. La polizia gli ha prima chiesto di allontanarsi, quindi i manifestanti hanno cercato di avvicinarsi all’uomo sfondando il cordone di polizia a protezione della piazza. Ne è nata una prima leggera carica in cui è anche scoppiato un petardo.

L’esponente del Carroccio si è quindi allontanato dichiarando: “E’ una piazza libera”. Poco dopo è partita una seconda carica tra i manifestanti e la polizia in cui sono partite anche alcune manganellate e delle bottiglie di vetro.

La seconda carica della polizia la racconta un esponente del centro sociale Torchiera: “E’ partito tutto da una manganellata che mi ha tirato un celerino. Un compagno è stato colpito in faccia con una manganellata e lo abbiamo portato nella sede del centro tutto coperto di sangue. Anche altre persone sono state colpite”. La situazione di tensione dopo un breve proclama dal palco da parte degli organizzatori della manifestazione è ritornata alla normalità. Il servizio d’ordine del centro sociale ha chiesto alla polizia di tenere lontani altri esponenti leghisti, che le scorse settimane hanno chiesto lo sgombero del Torchiera.

A poco meno di trecento metri di distanza, in via Pareto, i giovani del centro neofascista, circa una cinquantina, quasi tutti con i capelli rasati o cortissimi e in giubbotto nero, stazionano davanti alla nuova sede di Cuore nero. Il servizio d’ordine impedisce il passaggio di fotografi e operatori tv.

Gli organizzatori della manifestazione puntano il dito contro “il silenzio e l’indifferenza” dell’amministrazione comunale, colpevole, affermano, di non contrastare l’apertura della sede del gruppo di estrema destra: “E’ inaccettabile che un gruppo neonazista possa tranquillamente aprire una spazio pubblico a Milano – afferma spiega il consigliere regionale di Rifondazione comunista Luciano Muhlbauer – noi ci batteremo perché vadano via da questo quartiere e affinché non abbiano cittadinanza nella città di Milano”.

Il presidio è stato organizzato, spiega l’esponente di Rifondazione, contro “un centro di reclutamento e di iniziativa che si trova a pochi metri dal centro sociale Torchiera e a pochi centinaia di metri dal campo rom del Triboniano e di via Barzaghi. Tutto ciò – prosegue Muhlbauer – avviene nel silenzio e nell’indifferenza più totale degli amministratori milanesi, a partire dal vicesindaco e assessore alla Sicurezza De Corato”.
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6 settembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/cimitero-maggiore/cimitero-maggiore/cimitero-maggiore.html?rss

Ricordati di ricordare

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Quest’invito è per ‘tutti’ noi, cittadini di questa Repubblica malandata affinché, ora e più che mai, vengano recuperati i giusti valori che sono i fondamenti della nostra Costituzione e del vivere civile.

Valori alquanto disattesi, nella storia di questa travagliata Repubblica, dove i ‘particolarismi’ ed i ‘pro domo mea’ sembrano sempre farla da padroni. Siamo tutti Italiani, non solo quando gioca la Nazionale. Siamo tutti Fratelli, non solo se frequentiamo l’ora di religione (cattolica) a scuola.

Confrontarsi apertamente, senza violenza, si può. E senza imporre le proprie idee agli altri, perché anche questa ‘è’ violenza. In un dibattito civile.

E con gli stessi mezzi costituzionali combattere le altre violenze ‘organizzate’ sia di stampo politico che mafioso, affinché prevalga il ‘bene’ di tutti.

Coltivando la memoria. Perché il sangue di tanti innocenti non sia stato sparso invano. Perché, sopratutto, altro sangue di altri innocenti non venga sparso, nè ora nè mai.

mauro

https://i1.wp.com/www.peppinoimpastato.com/images/Peppino060.jpg

dal Centro Siciliano di Documentazione “Giuseppe Impastato”

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Umberto Santino

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Ricordati di ricordare

coloro che caddero
lottando per costruire
un’altra storia
e un’altra terra

ricordali uno per uno
perché il silenzio
non chiuda per sempre
la bocca dei morti
e dove non è arrivata la giustizia
arrivi la memoria
e sia più forte
della polvere
e della complicità

Ricordati di ricordare
l’inverno dei Fasci
quando i figli dei contadini del Nord
spararono sui contadini del Sud
e i mafiosi aprivano il fuoco
sapendo di essere
i cecchini dello Stato

Ricordati di Emanuele
che fu accoltellato
dai sicari degli speculatori
e del trionfo degli assassini
nella città cannibale

Ricordati di ricordare
il sangue versato sulla terra
e le file lunghe degli emigranti
che portarono la Sicilia
sulle piazze del mondo
a svendersi
come merce a buon mercato

Ricordati di Luciano
Lorenzo Bernardino
Nicolò Giovanni
Sebastiano
Andrea Nunzio
Agostino Gaetano
Accursio
Giuseppe Vincenzo
Epifanio Placido

(e del bambino Giuseppe
che vide l’assassinio di Rizzotto
e il medico-capomafia Navarra
cancellò per sempre
la verità dei suoi occhi)

Calogero Filippo Carmelo
e di tutti gli altri
che hanno perduto
vita e nome

Ricordati di Margherita
Vincenzina Castrense
Filippo Francesco
Giorgio Giovanni Giuseppe
Serafino Vito
che confusero il loro sangue
con le ginestre
che sbocciavano
nel mattino di maggio

Ricordati di Salvatore
che morì abbracciato alla terra
della madre Francesca
che chiedeva giustizia
e trovò lo scherno degli assassini

Ricordati di Peppino
che infranse i comandamenti dei padri
sbeffeggiò il potere
ed esplose sui binari

Ricordati di Pio e Rosario
che erano comunisti
e lottavano contro la mafia
e per la pace

Ricordati di Pasquale
Piersanti Giuseppe
che cercarono di spezzare
il patto con il delitto

Ricordati di Mario
Pippo Mauro Beppe
che vedevano e parlavano
mentre gli altri tacevano
e non guardavano

Ricordati di Graziella
che ancora si chiede perché
della sua vita rubata

Ricordati di Claudio
che giocava con i suoi undici anni
e incontrò la morte
a un angolo di strada

Ricordati di Barbara
Giuseppe e Salvatore
che svanirono
nel lampo di Pizzolungo

Ricordati di Giuseppe
che sognava di volare
sul cavallo dell’alba
e trovò la notte
nelle mani del boia

Ricordati
di Mario Silvio Calogero
Pasquale Eugenio Mario Giorgio
di Filadelfio
di Boris
di Cesare e Lenin
di Domenico Giovanni Salvatore
di Emanuele
di Gaetano
di Vito
di Luigi Silvano Salvatore Giuseppe
di Carlo Alberto Emanuela Domenico
di Calogero
di Giangiacomo
di Mario Giuseppe Pietro
di Rocco Mario Salvatore Filippo
di Beppe
di Ninni e Roberto
di Natale
di Antonino e Stefano
di Ida e Antonino
e del loro figlio non nato
di Rosario e Giuliano
di Giovanni Francesca Antonio Rocco Vito
di Paolo Agostino Claudio Emanuela Vincenzo Walter
di Giuseppe
che servivano lo Stato
e trovarono la morte in agguato
e la solitudine alle spalle

Ricordati di Biagio e Giuditta
che attendono ancora la vita
al capolinea della morte

Ricordati di Libero
che non volle piegarsi
mentre la città era ai piedi
degli estorsori
di Pietro Giovanni
Gaetano Paolo e Giuseppe
che seppero dire di no

Ricordati del medico Paolo
che non volle attestare il falso
di Giovanni che denunciò
gli ordinari misfatti
sulle scrivanie della regione

Ricordati di Rita
che non volle più vivere
perché avevano ucciso
la speranza

Ricordati di Giorgio
di Costantino
di Stefano
di Pino
preti di un Cristo quotidiano
fratello degli ultimi
crocifisso dai potenti

Ricordati di Giuseppe
di Domenico
di Filippo
sangue ancora vivo
nomi che dobbiamo ancora aggiungere
al nostro rosario di morti

Ricordati di ricordare
i nomi delle vittime
e i nomi dei carnefici
(i notissimi ignoti
di ieri e di oggi)
perché tutte le vittime
siano strappate alla morte
per dimenticanza
e i carnefici sappiano
che non finiremo mai
di condannarli
anche se hanno avuto
mille assoluzioni

Ricordati di ricordare
le impunità
le protezioni
le complicità
gli interessi
che hanno fatto
di una banda di assassini
i soci del capitale
e i gemelli dello Stato

Ricordati di ricordare
ora che le bombe degli attentatori
scuotono le città
che vogliono affrancarsi
e sui teleschermi della seconda repubblica
si intrecciano i segnali
delle nuove alleanze

Ricordati di ricordare

quanto più difficile è il cammino
e la meta più lontana

perché

le mani dei vivi

e le mani dei morti

aprono la strada

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Luglio 1994 – ottobre 2000

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fonte: http://www.centroimpastato.it/ricordati/index.htm

CUORI ROSSI, CUORI NERI

https://i2.wp.com/img142.imageshack.us/img142/9344/almirante20e20i20suoi20ue3.jpgAlmirante e “camerati”

Milano - 12 dicembre 1970 da agitazioni.Il servizio d’ordine della Banda Bellini del Casoretto all’epoca inquadrati nel Katanga e poi in Autonomia Operaia, nelle ore successive l’omicidio da parte della polizia di Saverio Saltarelli

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Dopo “Cuori Neri” di Luca Telese, in libreria “Cuori Rossi” di Cristiano Armati. Ricerche parallele che raccontano la violenza politica del Dopoguerra che ebbe il suo apice negli anni Settanta

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di Elena Stancanelli

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Un paio d’anni dopo ‘Cuori Neri’ di Luca Telese, libro potente e controverso che raccolse le storie di ventuno “camerati” uccisi negli anni di piombo, esce ‘Cuori Rossi’. “Finalmente” dice lo stesso Telese stringendo la mano di Cristiano Armati, autore del libro in uscita per le edizioni Newton Compton. “Speravo tanto che qualcuno lo facesse. Speravo che il mio libro avrebbe agito come un detonatore, facendo esplodere la cortina di omertà che copre i delitti politici degli anni Settanta. Più di dieci anni di una strage infinita, la cui memoria è stata ibernata. Ma non potevo essere io ad attraversare di nuovo lo specchio e guardare dall’altro lato. Mi ero già preso la responsabilità del racconto dei “morti degli altri”, suscitando scandalo in quanto giornalista di sinistra“.

I due autori, seduti ad un tavolino, iniziano subito a rimbalzarsi date e nomi, misurano, l’uno dell’altro, la competenza, la prospettiva, la fede. In silenzio, osservo lo svolgersi di una tatticissima battaglia verbale, nel quale ogni sostantivo, ogni affermazione vorrebbe le sue virgolette, tanto sono pericolosi i significati se travisati.

“Mi sono iscritto alla Fgci nel 1984″ continua Telese ordinando un Chinotto, “l’anno dopo la morte di Paolo Di Nella, l’ultimo dei miei ‘cuori neri'”. Colpito alle spalle mentre affiggeva manifesti a viale Libia, a Roma. Questo omicidio chiude la strage degli anni di piombo, aperta dalla fine assurda di Ugo Venturini, morto di tetano dopo che, sotto il palco di Almirante, era stato ferito da una bottiglia piena di terra. Tra il1978 ed il 1982 soltanto nella capitale si contano cento morti, quattrocento feriti e quasi mille arresti. Sono le cifre di un massacro, che coinvolge quasi esclusivamente giovani tra i diciassette anni ed i vent’anni, tra vittime e carnefici.

Ma mentre Di Nella muore nel suo letto d’ospedale, accade qualcosa di clamoroso: un uomo anziano, un ex partigiano, lo veglia a lungo con le lacrime agli occhi. E’ Sandro Pertini, allora Presidente della Repubblica. Il suo gesto chiude quella stagione all’inferno le cui coordinate erano già state scardinate da un coraggioso editoriale di Eugenio Scalfari su La Repubblica, all’indomani dell’omicidio di Alberto Giaquinto. Noi, la stampa “democratica” non ci stiamo comportando con la stessa passione civile nei confronti delle vittime della “sinistra” e di quelle della “destra”, aveva ammonito Scalfari.

Non è d’accordo Cristiano Armati. Fumando e bevendo birra scalpita all’idea di contenere gli omicidi politici all’interno di un periodo di tensione. Cuori rossi, infatti, si apre con la strage del pane di via Maqueda, a Palermo (ottobre 1944) e si chiude con la vicenda di Nicola Tomassoli, pestato a morte a Verona pochi mesi fa per una sigaretta.

“Io vedo la stagione delle lotte e della violenza piuttosto come una terza guerra civile italiana” dice, “dopo il Risorgimento e quella di Liberazione. Una guerra nella quale servizi deviati, criminalità comune politica e mafiosa si intrecciano nel solito inestricabile groviglio italiano. Una guerra che non si è ancora conclusa e difficile da decifrare. “Ti ricordi Antonino Gioè?” chiede Armati. “Nel 1993 si impicca alle sbarre del carcere di Rebibbia, a Roma. Era stato lui a piazzare l’esplosivo che fece saltare in aria la macchina di Falcone, sotto il ponte dell’autostrada Punta Raisi-Palermo, a Capaci. Ma l’artificiere che aveva preparato il telecomando e avrebbe dovuto azionarlo, e che all’ultimo momento fu sostituito da Giovanni Brusca, era Pietro Rampulla, già militante di Ordine Nuovo. Un filo unisce la malavita organizzata ed il terrorismo nero dai tempi del fallito Golpe della Madonna di Junio Valerio Borghese, il principe nero”.

“Ascolta” replica Telese, “Mara Cagol raccontò che Feltrinelli voleva convincerla ad andare in Grecia a fare un attentato, ma lei si rifiutò. La donna che andò al suo posto, che morì in quell’occasione, era la zia di Carlo Giuliani. C’è un filo, tutto si tiene ed i piani si confondono. ma bisogna sapere distinguere. Nel mio libro lo dico con chiarezza: quegli anni furono un’eccezione nella nostra democrazia”.

Che siano piuttosto la continuazione delle lotte partigiane è invece la tesi sostenuta da Armati nel suo Cuori rossi. Confidando tra l’altro sulle parole del padre di una vittima, quel Paolo Rossi gettato giù dalla scalinata della Sapienza, a Roma, dopo essere stato massacrato a calci e pugni da squadracce fasciste. La cui vicenda ispirò i versi della canzone di Paolo Pietrangeli che divenne l’inno della contestazione, Contessa. “Mi sembra che mio figlio sia caduto in un’azione partigiana” dichiara quel padre “lottando contro i mostri che credevamo di avere sconfitto: la religione della violenza, il rifiuto della cultura, l’ignoranza, la sopraffazione, la barbarie”. C’è una divisione di campo alla quale non ci si può sottrarre. “La sinistra” conclude Armati “non ha mai avuto un’idea della violenza strutturata militarmente come la destra”.

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https://i1.wp.com/www.radiopopolareroma.it/files/acca_larentia.jpgAcca Larentia: Stefano Recchioni è il secondo da destra (accanto a lui in impermeabile bianco è Gianfranco Fini), la foto è stata scattata alcuni istanti prima della sua uccisione

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“E’ vero” risponde Telese “anche se non tutta la destra fu violenta. E la divisione di cui parli non è così netta come appare. Basta avvicinarsi, osservare nel dettaglio la biografia delle vittime. Stefano Recchioni, ucciso da un carabiniere con uno sparo in mezzo agli occhi, ascolta De Andrè e Guccini, ha un fratello iscritto a Lotta Continua ed una madre antifascista. Era accorso davanti alla sede del Msi di Acca Larentia, a vegliare i due ragazzi appena morti nell’attentato. Francesca Mambro gli tenne la testa mentre moriva. E giurò che non si sarebbe mai più fatta sorprendere disarmata”. Da chi? Dai nemici. Ma chi erano i nemici, i militanti sulla sponda opposta o le forze dell’ordine?

In Cuori rossi, si racconta l’apparizione sulla scena italiana dei cosidetti Teddy Boys. Movimento nato in Inghilterra alla fine degli anni cinquanta, dal quale discendono skinheads, brigate S.H.A.R.P. e tutto il frastagliato mondo della rabbia che passa attraverso le curve degli stadi, la musica dal punk in poi, il nichilismo anarchico dei black bloc. Pasolini scrisse una sceneggiatura per un film che non fece mai proprio su questi ragazzi, chiamati anche “i ragazzi con la maglietta a strisce” per la loro divisa, che si fecero notare per la prima volta nel luglio 1960 nella battaglia che si combattè a Genova per impedire lo svolgersi di un congreddo del Msi.

I “giovani”, la nuova categoria antropologica. La prima generazione dopo la guerra, che coltiva la stessa disperazione dei padri ma non ha evidenza del nemico. Che si divide, per abitudine probabilmente, in “cuori rossi” e “cuori neri” fin quando è possibile.

Dopo, adesso, resta solo la rabbia. Quella che esercita la violenza come ideologia, e non per difendere un’ideologia. Quella che non si accontenta più di azzerare la politica, perché non ambisce a sostituirla. Per disarmare questa rabbia, non basterebbe più un Presidente partigiano.

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fonte: ‘il Venerdì di Repubblica’, 5 settembre 2008

PRECISAZIONI – da Lettere al Venerdì n. 1070, 19 settembre

I CUORI ROSSI, CARLO GIULIANI E LA RESISTENZA GRECA…

Nell’articolo “Cuori rossi, cuori neri” sul Venerdì del 5 settembre, uno degli intervistati, Luca Telese, sulla base id un’affermazione falsa si lancia in un commento che coinvolge la memoria di Carlo Giuliani. Secondo Telese, “Mara Cagol raccontò che Feltrinelli voleva convincerla ad andare in Grecia a fare un attentato, ma lei si rifiutò. La donna che andò al suo posto, e che morì in quell’occasione, era la zia di Carlo Giuliani”.

Luca Telese si riferisce in modo distorto alla morte di Maria Elena Angeloni che, nel 1970, nel corso di un’azione della Resistenza Greca contro il regime dei colonnelli, venne uccisa insieme ad un militante cipriota dallo scoppio prematuro di un ordigno che avrebbe dovuto esplodere davanti al consolato USA di Atene in ora notturna, al solo scopo di denunciare la dittatura e i suoi sostenitori. E’ del tutto inesistente il collegamento Feltrinelli-Cagol-Angeloni, che tende ad accostare la memoria di Maria Elena Angeloni a persone e percorsi nettamente diversi dal suo.

Lo scopo di questa deformazione è collegare Carlo Giuliani (nipote di Maria Elena Angeloni, nato otto anni dopo la sua morte) a una non meglio definita galassia terroristica, come del resto chiaramente indicato da Telese: “C’è un filo, tutto si tiene ed i piani si confondono, ma bisogna sapere distinguere”.

Maria Elena Angeloni è stata riconosciuta martire della Resistenza dal Governo greco e la deformazione del suo ruolo e della sua appartenenza è un afronto alla sua memoria e alla memoria di Carlo.

Lettera firmata dall’avvocato delle famiglie Giuliani ed Angeloni

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27 ottobre 1969 - Pisa da agitazioni.Manifestazione antifascista contro il regime dei colonnelli greci.
Gruppi sparsi di fascisti aggrediscono a più riprese cittadini antifascisti isolati senza che la polizia intervenga.
Quest’ultima si fa viva solo quando la popolazione, sindaco in testa, decide di protestare energicamente.
Le forze dell’ordine attaccano un corteo di alcune migliaia di giovani che si dirigono verso il quartiere di S.Martino.
Gli scontri durano fino a notte; lo studente universitario Cesare Pardini di 22anni viene ucciso da un candelotto lacrimogeno sparatogli contro dalla polizia.

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IBS

Cuori rossi

Titolo Cuori rossi
Autore Armati Cristiano
Prezzo € 16,90
Prezzi in altre valute
Dati 2008, 503 p., ill., brossura
Editore Newton Compton (collana I big Newton)
Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi

Cuori neri

Titolo Cuori neri
Autore Telese Luca
Prezzo
Sconto 20%
€ 14,40
(Prezzo di copertina € 18,00 Risparmio € 3,60)
Prezzi in altre valute
Dati 2006, 796 p., ill., rilegato
Editore Sperling & Kupfer (collana Saggi)
Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi

Accadeinsicilia: aggiornamenti

studenti del cauca si cuciono la bocca

immagine di nuncamas

Innanzitutto, ecco il link per firmare la petizione a favore di Carlo Ruta (c’è anche sotto, ma per maggiore visibilità la riporto anche qui):

http://www.censurati.it/voxpeople/carloruta/

Io ho firmato, e voi?

Poi gli aggiornamenti. Per primo l’ultimo comunicato stampa ricevuto via mail da Accadeinsicilia:

Antonio Di Pietro con Carlo Ruta e la libertà sul web

Mentre si allarga nel mondo del web e nel paese civile la mobilitazione contro la sentenza siciliana, che di fatto condanna l’informazione sul web come illegale e clandestina, giunge un nuovo importante impegno dal versante politico. Antonio Di Pietro, leader nazionale del Partito dei Valori, il 4 settembre ha preso posizione in favore di Carlo Ruta e della libera espressione in rete, firmando un articolo sul proprio blog in cui si legge che “quanto accaduto è un atto grave, anzi gravissimo ed è accaduto in una regione dove l’omertà è l’humus su cui cresce e prolifera l’arroganza della malavita organizzata”. L’ex magistrato di Mani pulite è deciso nel richiamare l’inadeguatezza della legge vigente, dicendola “del tutto fuori tempo e inconciliabile con le nuove forme di comunicazione introdotte con la rivoluzione portata dalla Rete”. Spiega altresì che la medesima deve ritenersi incostituzionale “perché il diritto di informare la costituzione lo riserva a tutti e non solo alla carta stampata che ha registrato il proprio marchio al tribunale”. Afferma quindi che sta provvedendo a redigere una nuova interrogazione parlamentare sulla vicenda, dopo quella del deputato Giuseppe Giulietti, con l’intento di richiedere una nuova normativa che, al più presto, ponga fine a ogni equivoco e sancisca in via definitiva, come è di un paese autenticamente civile, la piena libertà sul web.

Giovanna Corradini
Paolo Fior
Nello Lo Monaco
Carla Cau
Serena Minicuci
Barbara Gribaudo

Per notizie e informazioni:
accadeinsicilia@tiscali.it
http://www.antoniodipietro.it
http://www.giornalismi.info/vocilibere
http://www.leinchieste.com

Si prega vivamente di pubblicare e diffondere.

Quindi il post di Antonio Di Pietro:

Io sostengo Carlo Ruta

Carlo Ruta è un giornalista siciliano, e scrive in un blog, il suo.
Anzi “scriveva” perché è stato chiuso.

L’8 maggio scorso è stato condannato (leggi la sentenza) dal Giudice penale, per il reato di stampa clandestina previsto dall’art. 16 della legge sulla stampa del 1948 per non aver eseguito la registrazione del proprio sito web www.accadeinsicilia.net presso la cancelleria del tribunale. Trattasi di una disposizione di legge del tutto fuori tempo e inconciliabile con le nuove forme di comunicazione introdotte con la rivoluzione portata dalla Rete. Soprattutto deve ritenersi incostituzionale perché il diritto di informare la costituzione lo riserva a tutti e non solo alla carta stampata che ha registrato il proprio marchio al tribunale.

L’onorevole Giulietti, deputato eletto nell’Idv e portavoce dell’associazione Articolo 21, ha già chiesto al Ministro della giustizia tramite un’interrogazione a risposta scritta di rivedere la disciplina della materia affinché non si lasci spazio alla censura.
Quanto accaduto è un atto grave, anzi gravissimo ed è accaduto in una regione dove l’omertà è l’humus su cui cresce e prolifera l’arroganza della malavita organizzata.
Sia chiaro, la colpa non è del giudice che ha dovuto applicare la legge, ma del legislatore che quando gli fa comodo finge di non vedere alcune norme desuete e superate.

Molti lettori del blog e sostenitori di Facebook mi hanno segnalato la petizione
del sito http://www.censurati.it/voxpeople/carloruta/ per Ruta, invito i lettori ad aderire, anche io l’ho fatto.
Non basta. Ho disposto il deposito di un’ulteriore interrogazione affinché venga accelerato il processo di revisione della legge.
Pubblicherò la risposta che mi verrà data, se mi verrà data. Altrimenti mi sentiranno.

Ed ecco il comunicato del Circolo Pasolini di Pavia:

Il blog del Circolo Pasolini esprime tutta la propria solidarietà a Carlo Ruta, condannato il 25 agosto scorso a 8 mesi di prigione dopo che per anni ha denunciato tramite il suo blog gli intrecci tra politica, affari e mafia.
Paolo Fornelli, che mi ha messa al corrente di questa vicenda, si unisce all’espressione di solidarietà.

Si riporta la notizia pubblicata su Indymedia con la solidarietà di Peacelink.

Il 27 agosto scorso il tribunale di Messina ha condannato lo storico siciliano Carlo Ruta ad otto mesi di carcere. Carlo Ruta, autore del sito http://www.leinchieste.com, è un giornalista catanese che negli ultimi anni si è occupato di importanti casi di cronaca (a partire dal caso del giornalista Giovanni Spampinato, assassinato dalla mafia) e degli intrecci tra politica, mafia ed economia nel siciliano.

Abbiamo già parlato di lui e della vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto alcuni mesi fa. Va oggi aggiunta la condanna subita in tribunale. Leggiamo su L’Isola possibile che Carlo “Era stato querelato dal procuratore della Repubblica di Ragusa Agostino Fera e dall’avvocato Carmelo Di Paola, presidente del collegio dei probiviri della Banca Popolare Agricola di Ragusa, solo per aver accolto su http://www.accadeinsicilia.net la versione di un ex funzionario pubblico, Sebastiano Agosta, pure lui condannato a otto mesi, circa una vicenda miliardaria che dagli incartamenti dello stesso procuratore esce come fumosa. Il primo atto, censurato da larghe espressioni della società civile, era stato nel dicembre 2004 l’oscuramento del sito. Il carcere ne è in fondo il seguito “naturale”.

Durissimo il comunicato stampa dell’Associazione PeaceLink, ad oggi, almeno da quel che vediamo, l’unica voce di rilevanza nazionale ad essersi levata in difesa di Carlo Ruta. Due i punti salienti evidenziati dal comunicato stampa. Il primo riguarda la situazione dell’informazione antimafia, a rischio dopo vari episodi come quelli di Carlo Ruta. PeaceLink ricorda quelli di Umberto Santino, presidente del Centro di Documentazione siciliana ‘Peppino Impastato’ e di Marco Benanti, ex direttore responsabile del portale Erroneo.org.

L’altro riguarda il silenzio totale che avvolge la vicenda di Carlo Ruta, lasciato solo anche dai “salotti radical-chic di certa sinistra” pronti a mostrarsi paladini della libertà davanti ad episodi già al centro della ribalta (vengono fatti i nomi di Santoro, Biagi e Luttazzi), ma “colpevolmente silenti (e pertanto omertosi) quando il pugno del potere mafioso colpisce attraverso i tribunali chi lavora contro il malaffare e la criminalità lontano dalle luci dei riflettori, dalle vetrine televisive e dalla ribalta del palcoscenico”.

E’ quest’ultimo un passaggio ancor più importante dopo le polemiche suscitate (e rilanciate in questi giorni su vari blog e forum su Internet) dall’ultima puntata della trasmissione Anno Zero condotta proprio da Santoro su RAI2. Nella puntata i conduttori Santoro e Travaglio sono tornati con l’ospite Antonino Ingroia sulla storia del covo di Totò Riina. Travaglio e Ingroia hanno ripetuto ancora una volta le accuse già lanciate nei confronti del Capitano Ultimo e di Mario Mori, accuse dalle quali i due carabinieri sono già stati pienamente assolti in tribunale. Il Capitano Ultimo ha chiesto di intervenire in trasmissione per presentare la sua visione dei fatti (che è poi la stessa già accolta nel processo) ricevendo da Santoro un secco rifiuto e sarcastica derisione. Fa notare Antonella Serafini di PeaceLink che la puntata del programma era dedicata alla mafia. Si è preferito però parlare di “un argomento attualissimo, che ha solo 13 anni” evitando di denunciare che “un giornalista antimafioso in Sicilia si è visto recapitare a casa un manifesto mortuario con il nome in bianco” e di Carlo Ruta.

di Alessio Di Florio

COMUNICATO STAMPA DI PeaceLink:

L’Associazione PeaceLink esprime la propria solidarietà a Carlo Ruta.


Il giornalista siciliano è stato condannato a 8 mesi di carcere per aver ospitato sul suo sito http://www.accadeinsicilia.net (integralmente oscurato nel dicembre 2004) l’intervento di un ex funzionario pubblico di Ragusa.

E’ questo solo l’ultimo di tanti episodi che in questi anni hanno avuto l’obiettivo di intimidire e oscurare l’informazione indipendente. Episodi che hanno colpito tra gli altri, oltre a Carlo Ruta, Umberto Santino del Centro di documentazione siciliana “Peppino Impastato” e Marco Benanti, ex direttore responsabile del portale Erroneo.org.

PeaceLink sostiene l’informazione antimafia e il giornalismo coraggioso sin dagli albori delle sue attivita’ nei primi anni ’90, quando la rivista “I Siciliani” di Pippo Fava veniva diffusa da PeaceLink sulla proprie rete di BBS.

Oggi PeaceLink ospita sul proprio sito web la “Catena di Sanlibero” di Riccardo Orioles, già collaboratore di Fava e cofondatore della rivista “Avvenimenti”, e ha denunciato le persecuzioni legali che hanno colpito Carlo Ruta già nel settembre 2005, durante il convegno “Cyber-Freedom” al quale Ruta ha partecipato come relatore e testimone.

Purtroppo questa testimonianza è caduta nel vuoto, scontrandosi non solo con i bavagli mafiosi di chi ha tutto l’interesse a imbavagliare voci scomode, ma anche grazie al colpevole e complice silenzio dei salotti radical-chic di certa sinistra, dove sindacalisti, giornalisti, politici e intellettuali sono pronti a difendere a spada tratta Biagi, Luttazzi e Santoro, ma diventano colpevolmente silenti (e pertanto omertosi) quando il pugno del potere mafioso colpisce attraverso i tribunali chi lavora contro il malaffare e la criminalita’ lontano dalle luci dei riflettori, dalle vetrine televisive e dalla ribalta del palcoscenico.

Il convegno cyber-freedom è stato l’occasione per l’inizio di una proficua collaborazione tra PeaceLink e Carlo Ruta, che oggi collabora con il portale dell’associazione.

In questi anni Carlo ha cercato di indagare e documentare tante vicende della Sicilia, spesso ambigue e oscure. E’ un lavoro che espone a rischi importanti. L’Associazione PeaceLink intende quindi stringersi attorno a Carlo e al suo coraggioso lavoro.

Per contatti e informazioni:

accadeinsicilia a tiscali.it carlo.ruta a tin.it

Associazione PeaceLink

Telematica per la Pace – Volontariato dell’informazione http://www.peacelink.it – info a peacelink.it

Per Contatti e Informazioni:

Nadia Redoglia 328.9058089 Tiziana Saracco 338.1289105

venerdì, 05 settembre 2008 – alle ore 21:58

Certo in Sicilia la situazione pare più drammatica ancora che nel resto del paese: Carlo Ruta, Umberto Santino (leggete questa poesia…), Marco Benanti, TeleJato, Casablanca, Pino Masciari, lo stesso Orazio Licandro… ma noi cosa aspettiamo, che davvero non ci sia più nessuno a protestare quando verranno a prendere noi?

PENSIERI E INFORMAZIONE LIBERA

immagine di vincenzocaldarola

Fiat, lavoratori in tutto il mondo: uniamoci!

di Marco Bobbio

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fiat
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Divieto di lavoro minorile, no allo schiavismo, condizioni minime e comuni di libertà di associazione e di rappresentanza sindacale. Sono questi i contenuti di un accordo quadro internazionale da discutere tra il Fism, la federazione internazionale dei sindacati metalmeccanici, e Fiat. Una sorta di piattaforma condivisa e accettata che stabilisca le regole globali per un lavoro dignitoso all’interno di tutti gli stabilimenti di Fiat Auto nel mondo e nelle aziende fornitrici. Una galassia che conta oltre 210.000 lavoratori. Accordi internazionali di questo genere sono già stati sottoscritti da 53 gruppi globalizzati, tra i quali, nel settore auto, Bmw, Volkswagen, Daimler-Chrysler, Peugeot e Reanult.

La proposta, lanciata oggi a Torino all’incontro dei delegati del gruppo Fiat nel mondo svoltosi per la prima volta in Italia, sarà contenuta nella piattaforma per il rinnovo dell’integrativo aziendale in Italia, che scade alla fine del 2008. In un contesto di mercato in cui è previsto un calo di 350.000 vetture vendute, e che sulla Fiat dovrebbe pesare per 100.000 auto.

«I meccanismi di solidarietà non sono automatici ma sono frutto di processi di costruzione» dice Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom. Ad esempio la riapertura dello stabilimento serbo di Kragnievac, a seguito del protocollo di intersa tra Fiat e Zastava,  ha per obiettivo la produzione di 200.000 vetture (in particolare la nuova Y e la nuova Topolino): la stessa cifra che era stata ipotizzata due anni fa per il rilancio di Termini Imerese. «E’ chiaro che i nuovi stabilimenti, come quello serbo, entrano in competizione con l’occupazione negli stabilimenti italiani. Per questo è indispensabile che i sindacati presenti nel gruppo discutano tra di loro per definire condizioni minime sui diritti, sicurezza, libertà di associazione e di rappresentanza» ha precisato Airaudo, della Fiom di Torino. Oggi lo hanno fatto con la presenza di delegati provenienti dal Brasile, dalla Serbia, dalla Polonia e dalla Turchia, che si sono confrontati sulle condizioni di lavoro, sui salari, sui turni, sulla libertà di rappresentanza. Dice il turco Ozkan Atar, del sindacato Birlesik Metal: «In Fiat tutti i nuovi assunti vengono iscritti automaticamente al sindacato aziendale Turk metal. Le altre sigle non sono ammesse e possono tenere i contatti con i lavoratori solo in modo clandestino». Diversi i problemi evidenziati da Marcelino Da Rocha, rappresentante del sindacato brasiliano: «La lotta più importante da noi è per passare dalle 44 ore di lavoro settimanali, previste con una legge del 1988, alle 40 ore. C’è poi il problema dei salari bassi: il salario minimo è di 250 dollari, in Fiat si guadagna mediamente intorno agli 850 dollari. La cosa più importante di un accordo quadro internazionale, dal mio punto di vista, è la possibilità di garantire condizioni omogenee di rappresentanza e di organizzazione sindacale». E se l’obiettivo di Zorav Mihailovic, numero due del sindacato metalmeccanico serbo Samostalmi, è di «favorire il turn-over e far entrare un po’ di giovani per combattere la disoccupazione», in Polonia il problema è opposto: «Mancano i lavoratori – Wanda Strozyk di Solidarnosc – I giovani però vengono assunti con contratti precari e guadagnano anche 200 euro in meno. In più ci sono rapporti pessimi tra operai e quadri».

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Pubblicato il: 05.09.08
Modificato il: 05.09.08 alle ore 20.27

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78746

Pakistan, eletto Asif Ali Zardari. Autobomba a Peshawar, 16 morti

Il vedovo di Benazir Bhutto (Partito Popolare) è il nuovo presidente

Voto insanguinato: kamikaze si scaglia contro check-point e fa una strage

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Pakistan, eletto Asif Ali Zardari Autobomba a Peshawar, 16 morti

Peshawar, un ferito soccorso dopo l’attentato

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PESHAWAR – Asif Ali Zardari, vedovo di Benazir Bhutto, è il nuovo presidente del Pakistan. Il segretario del partito popolare, 53 anni, erede designato dalla ex premier assassinata lo scorso dicembre, ha ottenuto 281 dei 426 voti validi dei deputati dei due rami del Parlamento e dei quattro Consigli provinciali. Secondo dati non ufficiali avrebbe raccolto oltre il 60% dei suffragi.

Si tratta però di un voto insanguinato. Questa mattina a Peshawar, nel nordovest del Paese, un kamikaze ha lanciato un’autobomba contro un posto di blocco provocando sedici morti e oltre ottanta feriti. L’esplosione, avvenuta a Zangi, sulla Kohat Road, ha causato il crollo di alcuni edifici circostanti tra cui un mercato coperto. Molti poliziotti e civili sono ancora sotto le macerie.

Peshawar è stata spesso teatro di attentati dei miliziani di Al Qaeda. In Pakistan, negli ultimi dodici mesi, gli attacchi terroristici hanno provocato 1200 morti. Lo stesso neo presidente, Asif Ali Zardari, proprio mercoledì scorso era scampato ad un attentato.

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6 settembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/esteri/pakistan-3/esplosione-peshawar/esplosione-peshawar.html?rss

SAVONA – L’ora di religione arriva in tribunale

http://blufiles.storage.msn.com/y1pb7tY5jE-NYCieFDVveCxdwVP7vHxZ5lfOM9I4_ZqH0cmrTIxHqFwnrXEobJSwmHM

06 settembre 2008| Marco Gervino

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«La scuola non rispetta la legge sulla libertà di coscienza». La denuncia arriva da una famiglia di fede valdese, residente a Calizzano, che in questi giorni aspetta il pronunciamento del Tar, tribunale a cui è ricorsa sentendo violati i suoi diritti. La vicenda risale a due anni fa, ma la sentenza è attesa nelle prossime ore e rischia di fare giurisprudenza in un settore particolarmente delicato e tornato di grande attualità, ossia quello della laicità nell’educazione scolastica. Ma cosa è accaduto?

Semplice. Siamo nell’anno scolastico 2005-2006: due dei quattro figli di Silvana Ronco e Riccardo Scaletta frequentano rispettivamente la prima e la quinta elementare presso l’Istituto comprensivo “Lele Luzzati” di Millesimo. Come consente la legge, la famiglia sceglie di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica per i propri ragazzi, ma al momento della consegna della pagella per il primo quadrimestre hanno una sgradita sorpresa: sulla scheda, alla voce “religione”, era riportato il giudizio proprio come se avessero regolarmente frequentato. E questo ha scatenato le ire dei genitori. Si è verificato quello che spesso, soprattutto nelle scuole piccole, si ripete per mancanza di organici adeguati e di strutture. I due bimbi, cioè, solo raramente hanno potuto seguire materie alternative e anzi, il più delle volte, sono rimasti in classe proprio durante l’ora di religione cattolica. Una violazione della legge, sicuramente involontaria, che però ha convinto la famiglia a rivolgersi ai giudici e a preparare una richiesta danni verso la scuola. Tra l’altro, sembra che nel secondo quadrimestre l’incidente stesse per ripetersi, ma qualcuno all’ultimo momento avrebbe cancellato con il bianchetto il giudizio in calce all’ora di religione e non alla ipotetica materia alternativa.

«Abbiamo rifiutato la scheda del primo quadrimestre – spiega Silvana Ronco, la mamma – e fatto diffida qualora il voto non fosse espresso a parte a fine anno e riferito a materie alternative, come previsto dalla legge vigente e dal concordato – prosegue – purtroppo però anche la scheda finale si presentava in questa maniera, ed era addirittura rimaneggiata a mano, a quel punto il ricorso è stato praticamente automatico. Noi comprendiamo appieno le difficoltà economiche in cui versano le scuole, ma non si può ragionare solo in termini economici, altrimenti c’è la lesione dei diritti di libertà di coscienza e di educazione da parte dei genitori». «Inoltre i miei figli venivano portati in altre classi ma non svolgevano l’ora alternativa – prosegue – capiamo che questo sia problematico per una scuola, ma tutto l’insieme rischia davvero di diventare discriminante»

«A Millesimo hanno compreso queste problematiche e abbiamo un ottimo rapporto con gli insegnanti e con la scuola – commenta – però in questo periodo in Italia purtroppo assistiamo a continue violazioni di questi diritti sulla libertà di coscienza e non credo sia giusto» «Perciò abbiamo fondato a Savona il gruppo “Scuola e laicità” e io stessa faccio parte del direttivo dell’associazione nazionale “31 ottobre”: entrambe vogliono difendere il pluralismo e la laicità della scuola italiana – conclude la Ronco – la normativa vigente magari non è il massimo, ma se fosse rispettata quella noi saremmo già contenti perché tutelerebbe molti diritti».

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fonte: http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/savona/2008/09/06/1101737181635-ora-religione-arriva-tribunale.shtml

Haiti in ginocchio attende Ike. Uragano Hanna: già 500 morti

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Le Ong: emergenza rifugiati

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Sono oltre 500 i morti provocati ad Haiti dal violento passaggio dell’uragano “Hanna”. La città portuale di Gonaives, dove le piene hanno raggiunto anche i cinque metri di altezza, è quella maggiormente devastata dalle inondazioni, con un bilancio ancora provvisorio di 495 vittime e decine di dispersi.
Dal fango, che si sta ritirando dopo le piogge torrenziali dell’inizio della settimana, potrebbero infatti riemergere altri cadaveri.

Il Paese nel giro di tre settimane è già stato investito dalla tempesta tropicale “Fay” e dall’uragano “Gustav” che, ancor prima dell’arrivo di “Hanna”, si sono lasciati alle spalle 80 morti. Haiti si appresta ora ad affrontare l’avanzata nei Caraibi di “Ike”: il quarto tornado che minaccia di devastarla in meno di un mese.

Le autorità di Port au Prince hanno dichiarato lo stato d’emergenza nella regione di Gonaives.Ora la popolazione teme l’arrivo di Ike, classificato al momento categoria 3, il quarto uragano previsto nella notte tra sabato e domenica.

Nel Paese più povero del continente americano le città sono allagate e migliaia di persone assediate da acqua e fango. Alcune ong, tra le quali la tedesca German Agro Action, partner del Cesvi (Cooperazione e sviluppo è un’organizzazione umanitaria laica e indipendente con sede a Bergamo), hanno già stanziato 100 mila euro per affrontare la prima emergenza.

«I progetti riguardano sia il Nord sia il Sud del Paese» spiega Michael Kuehn, coordinatore di German Agro Action. «Violente piogge hanno allagato intere città e villaggi e almeno 12 mila haitiani nel Nord sono stati colpiti da questa tragedia».

L’intervento di emergenza consiste nell’allestimento di rifugi temporanei e nella distribuzione di cibo e acqua potabile. Decine di migliaia di haitiani necessitano di aiuti umanitari urgenti dopo che il Paese caraibico è stato devastato dalle inondazioni provocate dal passaggio di tre uragani che, in meno di tre settimane, hanno provocato oltre 200 morti ad Haiti. Joel Boutroue, rappresentante delle Nazioni Unite, ha lanciato un appello nel corso di un’intervista rilasciata alla Bbc. Si teme che la situazione possa ulteriormente peggiorare nei prossimi giorni, al sopraggiungere di ‘Ikè, il nuovo tornado che minaccia i Caraibi.

Il presidente haitiano Rene Preval ha dichiarato che il Paese si trova a fare i conti con una «catastrofe» dalle proprorzioni immani. L’ultima tempesta che si è abbattuta su Haiti è stata ‘Hannà. La zona della città portuale di Gonaives è risultata quella più duramente colpita dalle raffiche di vento e dalle piogge torrenziali che hanno causato vaste alluvioni.

Migliaia di abitanti hanno cercato disperato rifugio sui tetti delle case, mentre è difficile calcolare il numero degli sfollati che hanno tentato o stanno tentando di mettersi al riparo nell’entroterra. L’emergenza è anche idrica: da giorni a Gonaives scarseggia o manca del tutto l’acqua potabile. Fognature e rete elettrica danneggiate, fonti locali parlano di «grave emergenza umanitaria».

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Pubblicato il: 06.09.08
Modificato il: 06.09.08 alle ore 8.48

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78757