Archivio | settembre 9, 2008

LEGGI ITALIANE – Cucù, il Colpo di Stato non c’è più

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DAL BLOG DI BEPPE GRILLO

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7 Settembre 2008

Colpetto di Stato

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Un blogger mi ha segnalato una modifica del Codice Penale che abolisce il reato di colpo di Stato. E’ successo due anni fa, con il penultimo governo dello psiconano. Ma nessuno se ne è accorto. Lo ammetto, neppure io. Giornali e televisioni ripieni di giornalisti e direttori piduisti neanche. Si sono voltati dall’altra parte di fronte allo stravolgimento dell’articolo 283.
Dal 2006 partiti, massonerie coperte e organizzazioni criminali possono fare un colpo di Stato senza conseguenze. Purchè non usino ‘atti violenti’. Lo possono fare con la corruzione, con l’informazione deviata, con i criminali in Parlamento sottratti alla scelta elettorale per l’abolizione della preferenza.
Questi, sia i PDL che i PDmenoelle, si sono cautelati per il futuro. Metti che le cose cambino. Che in Italia si affermi la democrazia. E che qualcuno chieda conto a questi impuniti delle loro azioni, anche del colpetto di Stato che hanno già fatto. In quel caso si appelleranno al nuovo Codice Penale, il Codice P2, in nome della giustizia.

Caro Beppe,
il 13 marzo 2006 sono stati modificati vari articoli del Codice Penale riguardanti gli attentati allo Stato. Di sicuro il paese sentiva un gran bisogno di queste modifiche. La più interessante è la quella dell’articolo 283 del Codice Penale. Così recitava:
‘Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo, con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni.‘ E’ stato modificato in: ‘Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la Costituzione dello Stato o la forma di governo, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni.”
Con atti violenti, non attraverso il partito di cui è padrone o corrompendo parlamentari attraverso le loro amanti. Preparati al Golpe, ma non temere se non ci saranno ‘atti violenti’, sarà perfettamente ‘legale’. Per pura coincidenza ricordo che l’articolo 283 è quello che fece processare la P2.”

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fonte: http://www.beppegrillo.it/2008/09/colpetto_di_stato.html

fonte immagine:  http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/?yy=2008&mm=7&r=85823

ADERISCI ALLA CAMPAGNA

Pd, parte l’autunno caldo in vista del 25 ottobre

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Il Pd scalda i motori, o meglio le piazze, in attesa della manifestazione nazionale del 25 ottobre. Il coordinamento del partito ha deciso di far partire una mobilitazione in quattro fasi che precederanno la manifestazione del 25 ottobre. Ogni diversa fase dell’iniziativa toccherà un diverso problema. La mobilitazione, che si snoderà tra comizi, volantinaggi e meeting, si svolgerà nei luoghi dove il problema preso in esame è più sentito.

Si inizia con la scuola dal 26 al 29 settembre. Per contrastare la riforma della scuola targata Gelmini, in particolare i più di 100 mila tagli al settore e la reintroduzione del maestro unico, i democratici si daranno appuntamento proprio davanti alle scuole. Questa prima fase culminerà il 29 con una sorta di scuola day in cui è previsto, a Roma, l’intervento di Veltroni.

Il secondo tema sarà il caro vita, al centro dell’attenzione dal 3 al 6 ottobre. La mobilitazione si sposterà dunque nei mercati e davanti ai supermercati. In Italia l’inflazione viaggia intorno al 4% ma il governo ha previsto un’inflazione programmata dell’1.7%. Una decisione che ha portato all’impoverimento di una vasta fascia di lavoratori, soprattutto quelli dipendenti, le cui buste paga rimangono quasi ferme mentre i prezzi galoppano. In questo caso si chiuderà in un capoluogo del nord.

Nella terza fase, in programma dal 10 al 13 ottobre, si prosegue con i temi economici: si affronterà la questione salari e stipendi, inscindibilmente legata al carovita. La mobilitazione si sposterà in questo caso davanti alle fabbriche. Il 13 a Milano chiuderà Veltroni.

L’ultima fase sarà riservata al radicamento del Pd nella società italiana. Da più parti si è ritenuto l’ancora scarso radicamento del partito un punto debole dell’opposizione. Ora il Pd corre ai ripari: dal 16 al 18 ottobre l’iniziativa si concentrerà sul tesseramento con un’attenzione particolare verso i giovani. In queste date si terranno le primarie dei giovani che eleggeranno gli organismi dirigenti. In realtà sul tesseramento, avviato all’inizio dell’estate, si procede a pieno ritmo: «Sono già 500mila le tessere distribuite ai coordinamenti regionali che le mandano ai circoli e a fine mese distribuiremo la seconda tranche che non sarà meno della prima» spiega Giuseppe Fioroni responsabile organizzazione del Pd.

È in progettazione anche una manifestazione a Napoli per affrontare il problema del Mezzogiorno, sicuramente non favorito dalle politiche di Tremonti e dei leghisti. Si punta ad organizzare questo appuntamento prima del 25 ottobre ma l’agenda è già fitta ed è quindi probabile uno slittamento. Veltroni sarà presente in tutte le singoli fasi della mobilitazione. Ma non mancherà la partecipazione degli altri maggiori esponenti del partito: «Tutti i big saranno in campo» conclude Fioroni. Per chi accusa il Pd di immobilismo, un bel programma da non perdere.

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Pubblicato il: 09.09.08
Modificato il: 09.09.08 alle ore 17.53

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78862

La camorra minaccia don Merola via sms: «Devi morire, ti faremo a pezzi»

Don Luigi Merola ROMA (9 settembre) – «Buonasera. Lo sai chi sono. Sono un soldato del clan Mazzarella. Sto lavorando per te. Ricordati che devi morire e il tuo corpo deve essere fatto a pezzi e sarà messo davanti la chiesa di Forcella»: destinatario del messaggio minatorio, inviato con un sms, don Luigi Merola. A riportare la notizia è Il Mattino, che spiega che l’ex parroco di Forcella, in prima linea contro la camorra, ha reso noto il testo del messaggio nel corso della giornata dedicata alla legalità, che si è tenuta a Teggiano, in provincia di Salerno, con i papaboys. Le minacce risalgono al 4 agosto scorso e la Procura di Napoli ha confermato la loro autenticità.

«Voglio rendere noto questo testo che mi è giunto perché abbiate la giusta percezione della mia persona – ha detto don Merola -. Io sono un uomo, come tutti voi, che vive sotto scorta da molti anni, e a questi messaggi ormai ho fatto l’abitudine. Certo che ho paura: ogni giorno che passa ringrazio Dio perché mi fa vivere ancora. Però sono anche determinato a non abbassare la testa: come dicevano Falcone e Borsellino, chi ha paura muore ogni giorno».

«Ed io – ha proseguito – grazie alla fede che ho nella Chiesa, continuerò senza tentennamenti a denunciare. Ed è un consiglio che mi permetto di dare a tutti. Se vogliamo che la nostra società sia migliore dobbiamo aiutare lo sforzo delle forze dell’ordine di ritrovare quella legalità che ci sfugge quotidianamente di mano. Dobbiamo imparare ad ascoltare di più il prossimo e imparare ad osservare maggiormente la dottrina cristiana. Deve vincere l’amore se vogliamo una società più a misura d’uomo e non la criminalità, l’illegalità, la delinquenza».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=30744&sez=HOME_INITALIA

Il presidente russo annuncia: «Basi militari russe in Ossezia e Abkhazia»

Medvedev: «Ci resteranno a lungo»

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 Putin Medvedev, 220, foto Epa, 26/2/2008
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Lunedì l´accordo Russia-Ue per il ritiro dalla Georgia. Un successo per Sarkozy? Fino ad un certo punto, perché il giorno dopo arriva il dietrofront con Mosca che annuncia soldati e basi militari in Ossezia e Abkhazia, con cui allaccia anche relazioni diplomatiche.

La Russia prevede di dislocare complessivamente 7.600 militari nelle due repubbliche separatiste di Abkhazia e Ossezia del sud. Il ministro della difesa russo Anatoly Serdyukov ha precisato che gli uomini verranno distribuiti nelle basi di Dzhava, Tskhinvali e intorno a Sukhumi. «È già concordato su come il contingente – alla fine 3800 persone in ciascuna Repubblica – verrà dislocato e avrà una determinata struttura e posizione», ha detto il ministro al presidente russo Dmitri Medvedev in un incontro. «Mi auguro che, come minimo, questo fermi il regime militare georgiano dal commettere atti idioti» ha aggiunto presidente russo.

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha fatto sapere che Russia, Ossezia del sud e Abkhazia si sono scambiate note per l’apertura di relazioni diplomatiche. Lavrov ha detto che Mosca garantirà a Tskhinvali e Sukhumi sostegno militare in caso di minaccia, oltre ad accordi di amicizia e cooperazione. Il ministro russo ha anche ribadito che le truppe russe rimarranno in Abkhazia e Ossezia del Sud «a lungo». Nel vertice di lunedì tra Medvedev e Sarkozy sulla crisi nel Caucaso, i tempi del ritiro russo dal territorio georgiano – tranne in Ossezia del sud e Abkhazia – sono stati messi per iscritto, ma raccontati – al solito – in maniera differente da Mosca e Parigi. Per Sarkozy in «un mese». Per Medvedev – «dopo 10 giorni dall´invio della missione internazionale». Il leader del Cremlino ha infatti annunciato che saranno stabiliti anche rapporti diplomatici tra la Russia e l’Ossezia del sud e l’Abkhazia.

La Georgia non ha preso bene questo nuovo passo avanti di Mosca. Per il viceministro degli Esteri georgiano Giga Cokeria, la decisione della Russia di stabilire relazioni diplomatiche con l’Abkhazia e l’Ossezia meridionale è «un passo ulteriore verso l’annessione» dei territori delle due repubbliche separatiste georgiane. Dura anche la reazione degli Usa. «La comunità internazionale è unita nel deplorare le azioni militari della Russia – ha detto il vicepresidente Dick Cheney – e nel condannare i tentativi unilaterali e illegittimi di alterare con le armi i confini della Georgia».

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Pubblicato il: 09.09.08
Modificato il: 09.09.08 alle ore 15.32

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78856

Tanti insegnanti, ma pagati male. E l’Italia non investe sull’università

Il quadro disegnato nel rapporto dell’Ocse sull’istruzione

Secondo lo studio, i fondi ci sono, ma sono spesi male

Negli atenei ancora pochi fondi e percentuali troppo alte di abbandoni
Bene invece le elementari, con una spesa superiore rispetto agli altri Paesi

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Tanti insegnanti, ma pagati male E l'Italia non investe sull'università
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PARIGI – Tanti insegnanti, ma sottopagati; pochi investimenti negli atenei; studenti universitari che in percentuali altissime non arrivano alla laurea. E’ la poco confortante fotografia dell’istruzione secondaria e universitaria italiana così come viene scattata dal rapporto annuale elaborato dall’Ocse. Si salva la scuola elementare, dove l’Italia investe di più rispetto alla media degli altri paesi, ed ha buoni risultati.

Molti insegnanti, pagati poco.
“Nel settore dell’istruzione secondaria l’Italia spende molto denaro, paga però molti professori dando loro uno stipendio molto basso”, spiega Andreas Schleicher, responsabile delle ricerche sull’istruzione dell’organizzazione internazionale. “La spesa – precisa il ricercatore – non è il difetto principale dell’Italia”. Che anzi, per quanto riguarda la scuola primaria investe più risorse della media Ocse (6.835 dollari per alunno contro 6.252) mentre per la scuola secondaria è in linea con la spesa degli altri stati membri (7.648 dollari contro 7.804). Il vero problema dell’Italia è invece “come vengono spesi” i fondi elargiti dallo Stato. “Esattamente il contrario – aggiunge Schleicher – di quanto fa, ad esempio, un paese come la Corea del Sud”, dove il numero dei professori è minore e il loro stipendio è più consistente.

Meno ore di lezioni. Se i salari degli insegnanti sono inferiori alla media Ocse (un maestro elementare con 15 anni di esperienza guadagna circa 29.287 dollari, in sesta posizione secondo la media rilevata dall’organizzazione internazionale) e crescono meno (11 per cento tra il 1996 e il 2006 contro il 15 per cento della media Ocse) i carichi di lavoro sono “relativamente bassi”. Gli insegnanti della scuola primaria, ad esempio, svolgono 735 ore di lezione l’anno contro le 812 della media Ocse. Ma gli alunni tra i 7 e 14 anni stanno in aula più ore: 8.000 rispetto alle 6.907 della media dei paesi membri dell’Ocse: solo in Cile si studia di più che in Italia, con 9.000 ore.

Rimandati in scienze. Tallone d’Achille della scuola italiana continuano a essere le materie scientifiche, nelle quali gli studenti risultano svantaggiati rispetto ai coetanei europei a partire dai 15 anni. L’indice P.i.s.a. che misura il rendimento in queste materie per l’Italia è fermo a 475 punti, contro i 500 della media Ocse e i 563 dei primi della classe, i finlandesi.

Troppi abbandoni all’università. Per quanto riguarda l’università, il documento evidenzia invece il permanere dei difetti storici: altissimo tasso d’abbandono (primo tra i paesi Ocse) e indici di spesa per studente universitario (8.026 dollari) di molto al di sotto della media Ocse (11.512). In fatto di laureati e specializzati, l’Italia si colloca al di sotto della media di Cile e Messico, in una posizione che la vede in coda alla classifica insieme a Brasile, Turchia, Repubblica Ceca e Slovacchia.

Bene le lauree brevi. Il problema dei tanti giovani che non arrivano a terminare gli studi è stato però in parte risolto grazie alla riforma del 2002 che ha introdotto i corsi di laurea breve. Oggi solo il 19% dei 25-34enni italiani possono vantare un diploma di laurea contro il 33% della media Ocse, ma il tasso di laurea dei nuovi studenti è passato dal 17% del 2000 al 39% del 2006.

Pochi stranieri nei nostri atenei. Il risultato complessivo è comunque che i nostri atenei hanno una scarsissima capacità di attrarre studenti stranieri. L’Italia occupa infatti una posizione relativamente bassa della classifica. Se, infatti, gli Stati Uniti si confermano il paese che più attrae con il 20% delle preferenze – seguiti da Gran Bretagna (11,3%), Germania (8,9%), Francia (8,5%) e Australia (6,3%) – l’Italia si deve accontentare dell’1,7%. Come la Spagna.

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9 settembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/scuola_e_universita/servizi/rapporto-ocse-prof/rapporto-ocse-prof/rapporto-ocse-prof.html?rss

Ue dice sì alla soia ogm per alimentazione animale. Proteste delle associazioni degli agricoltori

BRUXELLES (8 settembre) – La Commissione europea ha autorizzato la commercializzazione in Europa di una nuova soia O Soia ogm gm – la A2704-12 della Bayer – destinata soprattutto all’alimentazione animale. Sarà commercializzata nel 2009. Proteste della Cia- Confederazione italiana agricoltori che parla di «sconfitta dell’Europa», di Coldiretti che chiede un «piano per la qualità» e di Legambiente che teme rischi per i consumatori. Nicodemo Oliverio, capogruppo del Pd della Commissione Agricoltura della Camera, chiede che il governo chiarisca la sua posizione.

Il via libera dalla Ue.
Il sì di Bruxelles ha tra gli obiettivi un miglior approvvigionamento in mangimi per gli allevatori europei, allontanando lo spauracchio di una scarsità di alimenti per assicurare la produzione zootecnica comunitaria. Nel presentare il dossier ai ministri lo scorso 16 luglio, la commissaria europea alla sanità Androulla Vassilliou ha ricordato che «attualmente, solo un tipo di soia Ogm è coltivata nei paesi terzi per esser commercializzata (ad esempio negli Usa e in Argentina) mentre la nuova variante A2704-12 è stata messa in produzione nei paesi terzi quest’anno e sarà commercializzata nel 2009». Il Consiglio dei ministri dell’agricoltura dell’Ue non era riuscito a riunire sul dossier né una maggioranza a favore né una contraria. L’Italia si era schierata tra i paesi che hanno votato contro.

Cia: sconfitta per l’Europa. La Cia-Confederazione italiana agricoltori commenta il via libera parlando di sconfitta per gli agricoltori e cittadini Ue e di decisione che non ha carattere democratico perché «non tiene conto delle indicazioni di istituzioni importanti come il Parlamento Ue». La Cia, nel ribadire che gli Ogm non servono all’agricoltura, riafferma i suoi punti cardine: sicurezza alimentare e principio di precauzione; tutela dei produttori agricoli e dei consumatori; salvaguardia e valorizzazione dell’agricoltura diversificata e legata alla storia, alla cultura, alle tradizioni delle nostre variegate realtà rurali; qualità delle nostre sementi e colture produttive; certezze per gli agricoltori.

Coldiretti: serve piano di qualità. Scelta sbagliata e controcorrente quella della Commissione europea per la Coldiretti per la quale i consumi di carne in Europa dovrebbero indurre l’Unione europea a puntare con decisione verso una produzione di qualità Ogm-free. Al Governo italiano e all’Europa la Coldiretti chiede che nelle linee della nuova riforma della Pac si trovi di promuovere un programma di proteine ogm-free che consentirebbe di indirizzare la zootecnia verso produzioni garantite.

Legambiente: rischio per i consumatori. «Con la scusa della scarsità alimentare – spiega Francesco Ferrante, responsabile Agricoltura di Legambiente – si danneggia l’economia e la sicurezza dei consumatori europei». Per Ferrante la soia transgenica prodotta dalla Bayer «finirà inesorabilmente nei prodotti per l’alimentazione umana grazie alla mancata adozione di misure specifiche per scongiurare la contaminazione». Lagemabiente parla di un’Europa «schizofrenica sugli ogm: il Parlamento blocca le carni clonate e la Commissione autorizza soia biotech». Di qui «l’unica certezza è la volontà di spalancare le porte agli Ogm in Europa facendo un grande favore agli Stati Uniti – prosegue Ferrante – e alle multinazionali del Biotech che li producono». Secondo Legambiente «la crisi alimentare degli animali si scongiura autorizzando gli Stati europei a produrre autonomamente e nella maniera più consona al proprio contesto le varietà necessarie al proprio sistema agroalimentare».

Oliviero (Pd): il governo chiarisca. Nicodemo Oliverio, capogruppo del Pd della Commissione Agricoltura della Camera, annuncia una imminente interrogazione parlamentare al ministro per le politiche Agricole, Luca Zaia, per sapere «come il Governo intende gestire il via libera comunitario alla soia Bayer e quindi scongiurare che vi possano essere ricadute negative sulla qualità delle carni italiane, sulle nostre esportazioni e sulla salute dei cittadini». Il deputato rileva come «le dichiarazioni di Zaia di contrarietà agli Ogm appaiono purtroppo isolate nell’esecutivo, dove diversi ministri e lo stesso premier, Berlusconi, promuovono invece soluzioni di completa apertura alle sementi modificate e alle importazioni di prodotti Ogm».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=30684&sez=HOME_NELMONDO