Archivio | settembre 10, 2008

Una Bolzaneto rom a Bussolengo [Vr]

Polizia di stato o stato di polizia?

Grazie a Paolo per la segnalazione. L’immagine inserita ha puro titolo esemplificativo, è tratta da

http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/esteri/200611images/polizia_losangeles.jpg

e non ha alcun riferimento ai fatti riportati.

Non commento perché davvero mi mancano le parole… Ulteriori articoli e testimonianze sul sito di Gianluca Carmosino e Sucar Drom.

Si erano fermati fuori del paese, vicino Verona, solo per mangiare. Sono stati picchiati, sequestrati e torturati dai carabinieri per ore. La loro testimonianza

Venerdì 5 settembre 2008, ore 12. Tre famiglie parcheggiano le roulotte nel piazzale Vittorio Veneto, a Bussolengo [Verona]. Le famiglie sono formate da Angelo e Sonia Campos con i loro cinque figli [quattro minorenni], dal figlio maggiorenne della coppia con la moglie e altri due minori, infine dal cognato Christian Hudorovich con la sua compagna e i loro tre bambini. Tra le roulotte parcheggiate c’è già quella di Denis Rossetto, un loro amico. Sono tutti cittadini italiani di origine rom.

Quello che accade dopo lo racconta Cristian, che ha trentotto anni ed è nato a San Giovanni Valdarno [Arezzo]. Cristian vive a Busto Arsizio [Varese] ed è un predicatore evangelista tra le comunità rom e sinte della Lombardia. Abbiamo parlato al telefono con lui grazie all’aiuto di Sergio Suffer dell’associazione Nevo Gipen [Nuova vita] di Brescia, che aderisce alla rete nazionale «Federazione rom e sinti insieme».
«Stavamo preparando il pranzo, ed è arrivata una pattuglia di vigili urbani – racconta Cristian – per dirci di sgomberare entro un paio di ore. Abbiamo risposto che avremmo mangiato e che saremmo subito ripartiti. Dopo alcuni minuti arrivano due carabinieri. Ci dicono di sgomberare subito. Mio cognato chiede se quella era una minaccia. Poi cominciano a picchiarci, minorenni compresi».

La voce si incrina per l’emozione: «Hanno subito tentato di ammanettare Angelo – prosegue Cristian – Mia sorella, sconvolta, ha cominciato a chiedere aiuto urlando ‘non abbiamo fatto nulla’. Il carabiniere più basso ha cominciato allora a picchiare in testa mia sorella con pugni e calci fino a farla sanguinare. I bambini si sono messi a piangere. È intervenuto per difenderci anche Denis. ‘Stai zitta puttana’, ha urlato più volte uno dei carabinieri a mia figlia di nove anni. E mentre dicevano a me di farla stare zitta ‘altrimenti l’ammazziamo di botte’ mi hanno riempito di calci. A Marco, il figlio di nove anni di mia sorella, hanno spezzato tre denti… Subito dopo sono arrivate altre pattuglie: tra loro un uomo in borghese, alto circa un metro e settanta, calvo: lo chiamavano maresciallo. Sono riuscito a prendere il mio telefono, ricordo bene l’ora, le 14,05, e ho chiamato il 113 chiedendo disperato all’operatore di aiutarci perché alcuni carabinieri ci stavano picchiando. Con violenza mi hanno strappato il telefono e lo hanno spaccato. Angelo è riuscito a scappare. È stato fermato e arrestato, prima che riuscisse ad arrivare in questura. Io e la mia compagna, insieme a mia sorella, Angelo e due dei loro figli, di sedici e diciassette anni, siamo stati portati nella caserma di Bussolengo dei carabinieri».

«Appena siamo entrati, erano da poco passate le le due – dice Cristian – hanno chiuso le porte e le finestre. Ci hanno ammanettati e fatti sdraiare per terra. Oltre ai calci e i pugni, hanno cominciato a usare il manganello, anche sul volto… Mia sorella e i ragazzi perdevano molto sangue. Uno dei carabinieri ha urlato alla mia compagna: ‘Mettiti in ginocchio e pulisci quel sangue bastardo’. Ho implorato che si fermassero, dicevo che sono un predicatore evangelista, mi hanno colpito con il manganello incrinandomi una costola e hanno urlato alla mia compagna ‘Devi dire, io sono una puttana’, cosa che lei, piangendo, ha fatto più volte».

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Continua il racconto Giorgio, che ha diciassette anni ed è uno dei figli di Angelo: «Un carabiniere ha immobilizzato me e mio fratello Michele, sedici anni. Hanno portato una bacinella grande, con cinque-sei litri di acqua. Ogni dieci minuti, per almeno un’ora, ci hanno immerso completamente la testa nel secchio per quindici secondi. Uno dei carabiniere in borghese ha filmato la scena con il telefonino. Poi un altro si è denudato e ha detto ‘fammi un bocchino’».
Alle 19 circa, dopo cinque ore, finisce l’incubo e tutti vengono rilasciati, tranne Angelo e Sonia Campos e Denis Rossetto, accusati di resistenza a pubblico ufficiale. Giorgio e Michele, prima di essere rilasciati, sono trasferiti alla caserma di Peschiera del Grada per rilasciare le impronte. Cristian con la compagna e i ragazzi vanno a farsi medicare all’ospedale di Desenzano [Brescia].

Sabato mattina la prima udienza per direttissima contro i tre «accusati», che avevano evidenti difficoltà a camminare per le violenze. «Con molti familiari e amici siamo andati al tribunale di Verona – dice ancora Cristian – L’avvocato ci ha detto che potrebbero restare nel carcere di Verona per tre anni». Nel fine settimana la notizia appare su alcuni siti, in particolare Sucardrom.blogspot.com. La stampa nazionale e locale non scrive nulla, salvo l’Arena di Verona. La Camera del lavoro di Brescia e quella di Verona, hanno messo a disposizione alcuni avvocati per sostenere il lavoro di Nevo Gipen.

Riad, bimba di 8 anni chiede il divorzio. Il giudice saudita: «Rifletti»

https://i2.wp.com/www.asianews.it/files/img/YEMEN_-_Sposa_bambina.jpgSposa-bambina dello Yemen

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La piccola sposata a un uomo di 50 anni

Un’organizzazione per i diritti dell’uomo lancia una petizione per bloccare i matrimoni dei minori

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RIAD – «L’udienza è rinviata per dare sufficiente tempo alla controparti di riconciliarsi»; con queste parole un giudice del tribunale saudita di Riad ha aggiornato una causa di divorzio che vede come protagonisti una bimba di 8 anni e un marito cinquantenne. Il quotidiano panarabo “al Sharq al Awsat” riporta anche le proteste contro la decisione del tribunale e riferisce della raccolta di firme lanciata da una Ong per i diritti dell’uomo, che chiede al sovrano saudita Abdullah di dire «No al matrimonio dei minori» e di portare l’età minima della sposa a 17 anni e a 18 quella dello sposo.

IL CASO – Il clamore suscitato dal caso che viene ormai chiamato «Il processo della bimba di Unaizah» sta mettendo a dura prova la giustizia nel Regno wahabita che non pone limiti d’età ai matrimoni. Secondo quanto riporta il quotidiano saudita al Watan, la vicenda risale a due mesi fa, quando un anziano uomo nella zona di al Unaizah nella provincia di al Qusaim si era messo d’accordo con un cinquantenne per «scambiarsi come mogli» le figlie minorenni. Venuta a sapere del matrimonio della figlia di 8 anni, che frequenta «la quarta elementare», la madre ha chiesto aiuto ad una associazione per i diritti civili che le ha messo a disposizione il legale Abdullah Mansour al Julaiti. Di fronte al rifiuto del marito di «annullare il contratto di matrimonio», il giudice non ha potuto fare altro che «aggiornare la seduta fino al 20 dicembre prossimo».

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10 settembre 2008

fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_settembre_10/bimba_divorzio_riad_giudice_af27a1cc-7f3e-11dd-a664-00144f02aabc.shtml

Fischiano Mariastella Gelmini, la polizia chiede i documenti ai contestatori

 Maria Stella Gelmini scuola ministro istruzione
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Eccolo lo stile della nuova destra: è punito anche il dissenso. Così chi fischia un rappresentante del governo viene identificato dalla polizia. Il governo Berlusconi, il più a destra che l’Italia abbia mai avuto, mostra così in ogni occasione l’idea di società che vuole imporre. Stavolta tocca a Mariastella Gelmini, che per far approvare la sua “riforma Moratti” (non la chiamano così anche se è uguale), fa la spola per le scuole italiane a cercare di spiegarla. Il ministro dell’Istruzione era arrivata al liceo scientifico “Isacco Newton” di Roma per partecipare alla presentazione del libro del giornalista Giovanni Floris «la fabbrica degli ignoranti», ma alla fine Gelmini si è trovata a dover difendere le sue riforme in un’aula magna «ring» dove una decina di precari l’hanno contestata e «interrogata» sulle sue decisioni.

La mattinata era cominciata con l’inno d’Italia. Tutti in piedi, Gelmini compresa, (tra gli ospiti anche l’ex ministro Giuliano Amato e in sala c’erano la segretaria dell’Ugl Renata Polverini e Silvia Costa, assessore dell’Istruzione nel Lazio) per cantare le parole di Mameli. Poi il dibattito. Il ministro ha incassato applausi quando ha parlato di una scuola che «non è di destra né di sinistra» e quando ha espresso la necessità di fare «scelte coraggiose» e quando ha annunciato l’arrivo di una carta oro per sconti agli insegnanti. Ma i nervi sono saltati quando si è parlato di ritorno al maestro unico e piano programmatico per l’istruzione (vedi alla voce fondi e tagli).

«Non capisco perché dobbiamo pagare
tre insegnanti quando tutto funziona anche con uno solo», è sbottata Gelmini alla folla rumorosa. Ed è partito qualche fischio. Al termine del suo primo intervento, qualcuno dei presenti la applaude fragorosamente, dopo che ha contestato l’opposizione a suo dire pregiudiziale del Pd ammonendo: «La scuola è di tutti, la campagna elettorale è finita». A quel punto, a sovrastare gli applausi arrivano soprattutto i fischi, qualcuno grida «Vergogna!», poi la cosa sembra finire lì. Ma con una prontezza d’intervento forse un po’ sorprendente, vista la modesta entità della contestazione, alcuni agenti in borghese si avvicinano ai contestatori, e dopo un timido tentativo di ridurli al silenzio o di convincerli ad allontanarsi, li identificano uno per uno chiedendo loro i documenti. Si tratta, in gran parte, di insegnanti precari di alcuni coordinamenti sorti in questo periodo per contrastare i provvedimenti di contrazione della spesa e di “taglio” di cattedre varati dal governo Berlusconi.

«Quanto avvenuto questa mattina in un liceo romano è inquietante – dice Pina Picierno, ministro “ombra” delle Politiche giovanili del Pd -. Ma in che Paese ci troviamo se ai fischi di qualche contestatore al ministro Gelmini si risponde con l’intervento delle forze di polizia? Pochi fischi e addirittura scatta l’identificazione, siamo all’assurdo».

«Si tratta di un gesto intimidatorio di cui chiediamo conto allo stesso ministro degli Interni. Di cosa si ha paura -chiede Picierno- di chi esprime idee diverse? Oggi dà noia chi fischia, domani magari chi scrive o chi la pensa diversamente. Un brutto spettacolo, indegno di un paese democratico. Come al solito -conclude l’esponente del Partito democratico- questo governo si dimostra forte con i deboli e debole con i forti. Comunque viste le misure del ministro Gelmini è bene che le questure si attrezzino perché in breve dovrà identificare tre quarti della popolazione italiana».

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Pubblicato il: 10.09.08
Modificato il: 10.09.08 alle ore 20.06

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78889

L’Italia sempre più povera. Istat: consumi al -7%

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Le famiglie italiane tirano la cinghia. L’Istat rileva che le famiglie italiane risparmiano soprattutto sui beni durevoli i cui consumi registrano una drastica riduzione pari, su base annua, al 7%. Ma il dato che fa più riflettere è quello sui beni non durevoli i cui consumi registrano un calo dell’1,6%. Questo vuol dire che non si risparmia solo su autovetture, articoli di arredamento, elettrodomestici ed altri beni durevoli ma anche su medicinali, detergenti per la pulizia della casa e prodotti per la cura della persona. È evidente dunque che la crisi economica sta invadendo sempre più la vita dei cittadini. Registrano un calo pari all’1% anche i consumi dei beni semidurevoli come i capi di abbigliamento, le calzature, i libri. In questo scenario abbastanza critico l’unico dato positivo arriva dal dato relativo ai servizi: in questo caso gli acquisti sono aumentati dell’1,3%. Per l’Istat nel secondo trimestre del 2008 si è registrata una flessione delle 0,3% dei consumi delle famiglie rispetto al primo trimestre di quest’anno. Su base annua invece il calo dei consumi è ancora più consistente: 0,5%.

L’Istat, contraddicendo i trionfalistici proclami berlusconiani e tremontiani, diffonde dati altrettanto negativi sul Pil del Belpaese. A livello congiunturale, vale a dire confrontando il secondo trimestre del 2008 con il primo, il Pil registra un calo dello 0,3%. Il dato tendenziale, cioè rispetto al corrispondente trimestre del 2007, attesta invece un calo dello 0,1%. Questo dato risulta ancora più allarmante se si considera che la flessione tendenziale registrata nel secondo trimestre rappresenta il dato peggiore dal terzo trimestre 2003.

È vero che anche nel resto dell’Europa, e del mondo, al momento non si naviga certo nell’oro. Ma la situazione italiana risulta più critica rispetto a quella degli altri paesi. Il Pil è cresciuto infatti in termini congiunturali dello 0,8% negli Usa, è rimasto fermo nel Regno Unito, è sceso dello 0,3% in Francia e dello 0,5% in Germania. Su base tendenziale invece nessun grande paese arretra visto che, il Pil è cresciuto del 2,2% negli Stati Uniti, dell’1,7% in Germania, dell’1,4% nel Regno Unito e dell’1,1% in Francia. Nel complesso, il Pil dei paesi dell’area Euro è diminuito dello 0,2% in termini congiunturali ed è cresciuto dell’1,4% in termini tendenziali. Una situazione di certo non rosea ovunque, ma piuttosto nera in Italia.

A dimostrazione della difficile situazione italiana la Commissione europea parla di «stagnazione» dell’economia italiana. La Commissione prevede per l’Italia nel 2008 una crescita dello 0,1% contro la già scarna crescita dello 0,5% prevista nello scorso aprile. E per l’Eurostat a fine anno ci sarà un’inflazione pari al 3,7%. «Questo magro risultato implica che non c’è alcun impulso di crescita per il 2009» conclude la Commissione Ue.

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Pubblicato il: 10.09.08
Modificato il: 10.09.08 alle ore 19.31

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78884

Napolitano : “In Italia non tutti si identificano nella Costituzione”

Da Helsinki il presidente lamenta la scarsa sensibilità verso la nostra Carta e verso quella europea. E poi dice: “L’Italia ha bisogno della crescita”

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"In Italia non tutti  si identificano nella Costituzione"

Giorgio Napolitano

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HELSINKI – “Da noi c’è chi non si identifica nella Costituzione”: lo ha detto, oggi, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, alla conferenza stampa che ha chiuso la sua trasferta di due giorni in Finlandia. Parlando della situazione del nostro Paese, il capo dello Stato ha anche detto che “serve un grande sforzo per rilanciare la crescita”.

Ecco il ragionamento di Napolitano: “Credo che in Italia – ha detto – sia ancora una questione aperta la piena identificazione che ci dovrebbe essere da parte di tutti nei principi e nei valori della Costituzione repubblicana che sono rispecchiati nella Costituzione europea richiamata nel Trattato di Lisbona”. Il presidente lo ha dichiarato rispondendo a una domanda dei giornalisti sulla caduta di tensione che c’è in vari paesi europei, rispetto ai motivi originari che furono alla base della costruzione europea, come strumento per mettere fine agli orrori creati dalla guerra e dal nazifascismo.

Sulla necessità di una ripresa della crescita economica, il capo dello Stato ha spiegato che “è essenziale puntare su fattori fondamentali come la debolezza della capacità di concentrarsi sulla ricerca e la formazione. E’ una questione che deve essere affrontata anche dalle politiche pubbliche”.

Napolitano ha poi espresso
“non solo un sentimento di solidarietà al giudice Giacomo Montalbano (la cui villa è stata bersaglio di un’attentato incendiario, ndr) ma una riaffermazione dell’importanza dell’impegno di tutti magistrati che, come lui, lottano per l’impegno alla legalità anche con sacrificio personale e gravi rischi”. Convinzioni, queste, da lui riportate anche al procuratore antimafia Piero Grasso, che ha incontrato proprio nella capitale finlandese.

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10 settembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/politica/napolitano-cinque/costituz/costituz.html?rss

Ginevra accende il Big Bang. E il mondo non finisce

cern esperimento
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Qualche piccolo problema elettrico nella notte, poi mercoledì mattina, l’acceleratore più grande del mondo, il Large Hadron Colider (Lhc) del Cern di Ginevra, che genererà un’energia tale da ripetere il Big Bang è partito. Nella prima fase dell’esperimento si è sparato un fascio di protoni che ha completato il primo giro dell’anello lungo 27 chilometri. Il tragitto dei protoni è stato accolto dagli applausi dei ricercatori del centro di controllo del Cern. Nel corso del giro si è notato un lampo di particelle mentre il fascio di protoni attraversava il gas residuo presente nel rilevatore. Ovviamente non si tratta di una collisione tra protoni, visto che in questa prima fase dell’esperimento ne circola solo un fascio. Ma per i ricercatori è il segno che tutto sta andando per il verso giusto.

L’esperimento, in cui è utilizzato il più grande macchinario costruito per ricerche nel campo della fisica, potrebbe portare a nuove grandi scoperte. Robert Aymar, direttore generale del Cern di Ginevra ha dichiarato: «Abbiamo due emozioni: la soddisfazione per aver completato una grande missione e la speranza di grandi scoperte davanti a noi».

Le fasi previste per l’esperimento sono quattro. Gli scienziati sperano si possa materializzare la «particella di Dio», scientificamente chiamata bosone di Higgs. Questa particella misteriosa, al momento solo ipotizzata dallo scienziato scozzese Peter Higgs, spiegherebbe l’esistenza della massa.

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Pubblicato il: 10.09.08
Modificato il: 10.09.08 alle ore 12.09

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78880

CORRUZIONE GLOBALE 2008: Le tangenti minacciano preziose risorse idriche

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Danilo De Marco - Home Page

E’ sorprendente che in Messico dopo 500 anni di emarginazione, dopo 500 anni di miseria, mancanza di giustizia, analfabetismo, denutrizione, isolamento, assenza di qualsiasi servizio pubblico e di assistenza medica, i popoli indigeni siano sopravvissuti. E’ sorprendente che le culture, gli idiomi e i valori indigeni, abbiano resistito a questa tragica, ingiustificata, condizione di vita. La discriminazione in qualsiasi delle sue forme, politica, razziale, economica, giuridica, è una forma per negare la condizione umana, serve a porre un essere umano contro l’altro, contro se stesso.

Carlos Montemayor

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NAZIONI UNITE, 27 giugno 2008 (IPS) – La crescente crisi idrica mondiale – con quasi 1.2 miliardi di persone prive di forniture d’acqua regolari e più di 2.6 miliardi senza adeguate misure sanitarie – è fondamentalmente una crisi di governance. Fra le cause determinanti, la corruzione, secondo un nuovo rapporto di Transparency International.

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di  Erkan Kaptan

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Secondo il Rapporto sulla Corruzione Globale 2008, l’abuso e l’inquinamento hanno minato gli ecosistemi basati sull’acqua fino a renderla la risorsa naturale più degradata del mondo, ed entro il 2025 più di 3 miliardi di persone potrebbero ritrovarsi a vivere in paesi sottoposti a tensioni per l’acqua.

Le conseguenze umane della crisi idrica sono devastanti, e si ripercuotono soprattutto sulle donne e sui poveri.

Il rapporto afferma che l’80 percento circa dei problemi di salute si può ricondurre a misure sanitarie e servizi idrici inadeguati, che costano la vita a quasi 1.8 milioni di bambini ogni anno e portano alla perdita stimata di 443 milioni di giorni di scuola per i bambini che soffrono di disturbi legati alla carenza d’acqua.

Gli Obiettivi per lo Sviluppo
del Millennio (MDG, Millennium Development Goals) delle Nazioni Unite chiedono una riduzione del 50 percento entro il 2015 del numero di persone che vivono senza servizi igienico-sanitari adeguati, ma gli esperti sostengono che quell’obiettivo verrà mancato se si continua a non affrontare la questione della corruzione.

“La corruzione, per quanto riguarda l’acqua,
non si ripercuote soltanto sull’aspetto igienico-sanitario degli OSM, ma anche su elementi come il tasso di alfabetizzazione”, afferma Hakan Tropp, del Water Integrity Network.

“Le bambine che devono
fare 10 chilometri a piedi per prendere l’acqua perdono tempo che potrebbero usare per la scuola”, ha affermato Tropp mercoledì, durante la conferenza di presentazione del rapporto.

Il rapporto di Transparency International
si concentra su diversi sottosettori chiave. Il primo la gestione delle risorse idriche, che comporta la salvaguardia della sostenibilità e dell’uso equo di una risorsa che non ha sostituti. Il rapporto rileva che la corruzione nel settore idrico rimasta spesso impunita per la collusione tra privati ed elite di potere.

“[Solo] 15 anni fa, in molti paesi era assolutamente legale che una grande impresa deducesse dalle tasse il costo delle tangenti pagate per vincere un appalto”, afferma il Dr. Donald O’Leary, senior adviser di TI.

In Cina, stando a quanto
viene riferito, il ricorso alla corruzione per evitare l’applicazione di norme ambientali ha contribuito a creare una situazione in cui le falde acquifere del 90 percento delle città cinesi sono inquinate e più del 75 percento dell’acqua dei fiumi che scorrono nelle aree urbane viene considerata non adatta per pescare nè per essere bevuta.

Il rapporto fa notare che in generale, la corruzione si può trovare in qualsiasi punto della filiera, dalle linee programmatiche e lo stanziamento di budget alle operazioni e ai sistemi di fatturazione. Poveri o ricchi che siano, la corruzione danneggia tutti i paesi e colpisce i servizi idrici pubblici e privati.

Nei paesi pi ricchi, il grosso della corruzione circonda l’assegnazione degli appalti per la costruzione e la gestione delle infrastrutture idriche municipali, un mercato da 210 miliardi di dollari all’anno solo tra Europa Occidentale, Nord America e Giappone.

Nei paesi in via di sviluppo, si valuta che la corruzione contribuisca ad aumentare quasi del 30 percento i costi di allacciamento alla rete idrica “Con la corruzione nel settore idrico e [i costi associati al] cambiamento climatico, si stima che gli OSM verranno a costare 50 miliardi di dollari in più”, afferma Huguette Labelle, presidente di Transparency International.

Il terzo sotto-settore idrico esaminato nel rapporto è l’irrigazione, che rappresenta il 70 percento del consumo idrico globale. A loro volta, i terreni irrigati contribuiscono a produrre il 40 percento del cibo mondiale.

Eppure, i sistemi di irrigazione
possono essere monopolizzati da grandi utenti. In Messico, la fascia di coltivatori più ricchi, pari al 20 percento, raccoglie più del 70 percento dei sussidi all’irrigazione. Inoltre, la corruzione nell’irrigazione aggrava l’insicurezza alimentare e la povertà.

Il quarto sotto-settore
coperto dal rapporto è l’energia idrica che, per i massicci volumi di investimento (stimati intorno ai 50-60 miliardi di dollari all’anno per i prossimi decenni) e la tecnologia ad alta complessità necessaria, può essere terreno fertile per la corruzione nella progettazione e nella realizzazione di grandi dighe in tutto il mondo.

Secondo il rapporto,
anche se le politiche idriche si spandono su varie agenzie, nella gran parte dei paesi la gestione dell’acqua è considerata una questione prevalentemente tecnica. E comporta anche ampi flussi di denaro pubblico, che espongono il settore a elevati rischi di corruzione.

L’investimento privato nell’acqua
sta crescendo in paesi già noti per essere ad alto rischio di corruzione. I fornitori non a norma di legge continuano a giocare un ruolo chiave nella distribuzione dell’acqua ai poveri, e la corruzione in questo servizio essenziale si tipercuote soprattutto su chi non ha voce.

Tuttavia, quando i governi creano meccanismi di responsabilità, la situazione può migliorare. “Nella città indiana di Bangalore, negli ultimi 10 anni, i cittadini hanno ricevuto dei moduli di valutazione”, spiega Tropp. “Servono ad esprimere giudizi e dare una pagella ai servizi forniti dall’ente pubblico. Una volta che l’iniziativa ha preso corpo, abbiamo notato varie migliorie nei servizi igienico-sanitari. Questo dimostra che i cittadini possono fare qualcosa. Possono agire a livello locale”.

Il rapporto mette in guardia
affinché la lotta alla corruzione non si ripercuota in negativo sulla vita dei poveri: per esempio, un giro di vite sui fornitori di servizi non a norma potrebbe eliminare un sistema che garantisce ai poveri un minimo di accesso all’acqua.

Si raccomanda, invece, di rafforzare il controllo normativo dell’uso e della gestione dell’acqua, assicurando un’equa concorrenza e un’attuazione responsabile degli appalti idrici, e adottando trasparenza e partecipazione come criteri guida di tutte le politiche idriche.

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fonte: http://ipsnotizie.it/nota.php?idnews=1229

In dieci aggrediscono una coppia gay a Roma: «Froci via dall’Italia, fate schifo»

Federico e Cristian, i giovani assaliti, sono due turisti di Bologna

Il sindaco: solidarietà alle vittime, individuare subito i responsabili

Un tratto della gay street (foto Toiati)

ROMA (9 settembre) – Al grido di “Froci via dall’Italia” e “Fate schifo” un gruppo di una decina di ragazzi ha aggredito, prendendoli a sputi e lanciando contro di loro pietre e bottiglie, una coppia omosessuale. L’aggressione, denunciata oggi dall’Arci Gay di Roma, è avvenuta la notte scorsa. Federico e Cristian, una coppia di turisti di Bologna, entrambi di 28 anni, da pochi giorni in visita nella capitale, dopo aver trascorso una serata in via di san Giovanni in Laterano, la strada rinominata “Gay Street” perché ospita locali molto frequentati dagli omosessuali, si dirigevano verso i Fori Imperiali, mano nella mano. Intorno all’1.30 un gruppo gli si è avvicinato e ha iniziato a sputare addosso ai ragazzi, a colpirli con delle pietre e a insultarli. Dopo l’aggressione la coppia ha chiesto aiuto. Poi ha denunciato l’accaduto alle forze dell’ordine.

Arcigay: in città clima di violenza.
«Ancora una volta una terribile testimonianza di intolleranza verso le persone gay e verso l’amore omosessuale – ha commentato Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma – i due ragazzi aggrediti si tenevano per mano e questo è bastato a scatenare gli insulti e l’aggressione. Ci preoccupa molto il clima di violenza che si respira in città, per questo – ha concluso Marrazzo – ci auguriamo che le istituzioni collaborino con tutte le associazioni lesbiche, gay e trans, per mettere a punto un serio piano per la sicurezza e contro l’omofobia».

Mancuso: Carfagna dorme, intervenga Maroni. Chiede un intervento del ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay: «Si susseguono nella concreta indifferenza delle istituzioni locali e nazionali le aggressioni e violenze contro persone lesbiche e gay – afferma – Chiediamo al governo, in particolare al ministro Mara Carfagna, che sembra caduta in catalessi, quali interventi s’intendano assumere a difesa della sicurezza di gay e lesbiche italiane. Il fatto accaduto a Roma, ai danni di Christian e Federico, è solo l’ ultimo di una lunga serie che ormai ci viene segnalata, quasi quotidianamente, da tutta Italia. Visto che il ministro competente dorme sonni tranquilli, chiediamo al responsabile degli interni Roberto Maroni, di garantire la sicurezza e l’incolumità di milioni di cittadine e di cittadini omosessuali», conclude.

Deejay aggredito: escalation di omofobia. Sollecita le istituzioni a intervenire anche Cristian Flors, deejay di radio Deegay aggredito lo scorso maggio da alcuni sconosciuti, che ha voluto esprimere solidarietà ai due ragazzi: «Questa escalation di omofobia – ha detto Flors – partita con l’aggressione alla mia persona, a maggio, l’avverto sempre più come un’emergenza».

Rodano: Alemanno deve intervenire. Chiede l’intervento del sindaco Gianni Alemanno Giulia Rodano, capogruppo alla Pisana di Sinistra Democratica, che definisce l’aggressione «un fatto molto grave. La convivenza civile a Roma sta diventando una vera emergenza – dice -Anche i cittadini omosessuali hanno diritto alla sicurezza. Il Sindaco Alemanno deve intervenire».

Il sindaco: solidarietà ai due ragazzi aggrediti. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha voluto manifestare la propria solidarietà nei confronti dei due giovani aggrediti: «Apprendiamo con sconcerto che purtroppo ancora una volta a Roma si è ripetuto un atto di aggressione ai danni di giovani gay – ha detto – Nell’esprimere la nostra solidarietà alle vittime di questa assurda violenza, vogliamo ribadire, come dichiarato più volte, la piena condanna da parte dell’amministrazione capitolina e di tutta la città di Roma a ogni tipo di discriminazione. Mi auguro che gli inquirenti facciano al più presto luce su questo grave fatto e che i responsabili dell’aggressione siano consegnati alla giustizia in tempi brevi».

Belviso: atto intollerabile. «L’aggressione subita da due ragazzi gay in via dei Fori Imperiale è un atto discriminatorio ed intollerabile che lede pesantemente la dignità delle persone – ha detto l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Roma Sveva Belviso – Mi auguro che gli aggressori siano al più presto identificati e assicurati alle forze dell’ordine. Il buon nome di Roma non può essere infangato da simili atti criminali, ai due giovani aggrediti va la mia vicinanza e solidarietà».

Ferrero: aggressione vigliacca e inaccettabile. Ha espresso «Piena solidarietà» alla coppia gay aggredita anche il segretario di Rifondazione, Paolo Ferrero, che ha definito la violenza un «vigliacco e inaccettabile atto di aggressione nei confronti di quello che dovrebbe essere un gesto piacevole e normale, passeggiare per il centro di Roma mano nella mano. Mi chiedo anche – prosegue Ferrero – se non sia l’ora e il caso che il sindaco della Capitale Alemanno, piuttosto che avventurarsi in poco felici (per lui) paragoni storici e storiografici tra fascismo e nazismo, leggi razziali ed Olocausto, si decida a organizzare pomeriggi e serate nei quartieri e nelle scuole romane sul tema dei diritti, delle minoranze, delle diversità, oltre che su quelli dell’accoglienza e dell’integrazione, contro ogni forma di razzismo e di intolleranza».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=30748&sez=HOME_ROMA

Cuba, L’Avana flagellata dal passaggio di Ike. Ad Haiti 66 morti e 23 dispersi, allarme nel Texas

Abitazioni distrutte dopo il passaggio dell'uragano Ike a Port de Paix, a nord di Haiti (foto Ap) L’AVANA (9 settembre) – Strade deserte, edifici barricati, allerta massima nel timore di inondazioni, 170 mila persone evacuate: così L’Avana ha vissuto oggi il passaggio dell’uragano Ike, che aveva già causato quattro morti a Cuba e gravi danni materiali dopo aver colpito durante circa 42 ore quasi tutto il territorio, spazzandolo con venti a 130 km all’ora da est ad ovest. Pur declassato a categoria 1, l’uragano si è sentito a L’Avana con venti che spiravano a 120 km l’ora durante la notte e le prime ore della giornata accompagnati poi da forti piogge. L’occhio dell’uragano è passato 160 km ad ovest della capitale, nella provincia di Pinar del Rio.

Almeno quattro persone sono morte nel centro ed est dell’isola, secondo un bollettino della Difesa Civile diffuso ieri: due uomini sono stati fulminati a Villa Clara quando è caduto loro addosso un palo elettrico mentre cercavano di smontare una antenna tv, un altro uomo è morto a causa della caduta di un albero mentre si trovava all’interno della sua abitazione a Camaguey e una donna per cause sconosciute a Holguin. All’Avana, nel quartiere di Centro Habana, una casa abbandonata è crollata senza causare vittime.

Nel suo passaggio vicino ad Haiti l’uragano Ike ha causato la morte di 66 persone, di cui 60 nella località di Cabaret. Lo ha reso noto oggi Radio Metropole di Port au Prince. Citando dati ufficiali dell’Ufficio della protezione civile haitiano,l’emittente ha precisato anche che si segnalano per il momento 23 dispersi e 50 feriti. Non trovano invece riscontro le notizie di fonte statunitense che in giornata ipotizzavano l’esistenza di 300 morti dovuti alla furia di Ike.

Ike punta sul Texas. L’America è mobilitata per affrontare gli effetti che potrebbe produrre Ike da sabato sul suo territorio, in particolare in Texas. Secondo quanto diffuso dal National Hurricane Center di Miami, l’uragano dovrebbe a breve entrare nel Golfo del Messico, dove l’intensità dei suoi venti potrebbe tornare a crescere passando dall’attuale forza 1 a forza 2. Difficile secondo il Centro Uragani prevedere quale possa essere il percorso della depressione. Se dovesse proseguire secondo la traiettoria attuale, Ike dovrebbe arrivare sulle coste americane sabato prossimo, e colpire il Texas, in particolare la zona di Corpus Christi e Houston. Anche per questo, il governatore del Texas, Rick Perry, ha diffuso un’avviso di allerta in 88 province, e ha messo in preallarme 7.500 uomini della Guardia Nazionale.

Il passaggio dei quattro recenti uragani (Fay, Hanna, Gustav e Ike) ha provocato 255 morti, 29 dispersi e 135 feriti. I dati sono stati resi noti dalla responsabile dell’Ufficio della protezione civile, Alta Jean Baptiste. I senzatetto sono 86mila, di cui 25mila nella città più colpita, Gonaives. Secondo l’Ufficio di coordinamento degli aiuti umanitari dell’Onu la sola Hanna ha provocato più di 500 morti, e Gustav e Fay quasi 120.

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