Archivio | settembre 11, 2008

11 settembre 1973: il discorso di Salvador Allende / Ultimo Discurso de Salvador Allende, el 11 Sept 1973

Di questi tempi dire “11 settembre” riporta subito alla mente questo:

Ma l’11 settembre è anche l’anniversario del golpe in Cile, quando il governo di Salvador Allende venne rovesciato da Pinochet.

Discorso del Presidente Allende alla radio, 11 settembre 1973

.

7.55, Radio Corporaciòn

Parla il Presidente della Repubblica dal palazzo della Moneda. Viene segnalato da informazioni certe che un settore della marina avrebbe isolato Valparaiso e che la città sarebbe stata occupata. Ciò rappresenta una sollevazione contro il Governo, Governo legittimamente costituito, Governo sostenuto dalla legge e dalla volontà del cittadino.

In queste circostanze, mi rivolgo a tutti i lavoratori. Occupate i vostri posti di lavoro, recatevi nelle vostre fabbriche, mantenete la calma e la serenità. Fino ad ora a Santiago non ha avuto luogo nessun movimento straordinario di truppe e, secondo quanto mi è stato comunicato dal capo della Guarnigione, la situazione nelle caserme di Santiago sarebbe normale.

In ogni caso io sono qui, nel Palazzo del Governo, e ci resterò per difendere il Governo che rappresento per volontà del Popolo.

Ciò che desidero, essenzialmente, è che i lavoratori stiano attenti, vigili, e che evitino provocazioni. Come prima tappa dobbiamo attendere la risposta, che spero sia positiva, dei soldati della Patria, che hanno giurato di difendere il regime costituito, espressione della volontà cittadina, e che terranno fede alla dottrina che diede prestigio al Cile, prestigio che continua a dargli la professionalità delle Forze Armate. In queste circostanze, nutro la certezza che i soldati sapranno tener fede ai loro obblighi.” Comunque, il popolo e i lavoratori, fondamentalmente, devono rimanere pronti alla mobilitazione, ma nei loro posti di lavoro, ascoltando l’appello e le istruzioni che potrà lanciare loro il compagno Presidente della Repubblica.

8:15 A.M.

Lavoratori del Cile:

Vi parla il Presidente della Repubblica. Le notizie che ci sono giunte fino ad ora ci rivelano l’esistenza di un’insurrezione della Marina nella Provincia di Valparaiso. Ho dato ordine alle truppe dell’Esercito di dirigersi a Valparaiso per soffocare il tentativo golpista. Devono aspettare le istruzioni emanate dalla Presidenza. State sicuri che il Presidente rimarrà nel Palazzo della Moneta per difendere il Governo dei Lavoratori. State certi che farò rispettare la volontà del popolo che mi ha affidato il comando della nazione fino al 4 novembre 1976.

Dovete rimanere vigili nei vostri posti di lavoro in attesa di mie informazioni. Le forze leali rispettose del giuramento fatto alle autorità, insieme ai lavoratori organizzati, schiacceranno il golpe fascista che minaccia la Patria.

https://i0.wp.com/ucalcabari.altervista.org/_altervista_ht/Salvador_Allende.jpg

8:45 A.M.

Compagni in ascolto:

La situazione è critica, siamo in presenza di un colpo di Stato che vede coinvolta la maggioranza delle Forze Armate. In questo momento infausto voglio ricordarvi alcune delle mie parole pronunciate nell’anno 1971, ve lo dico con calma, con assoluta tranquillità, io non ho la stoffa dell’apostolo né del messia. Non mi sento un martire, sono un lottatore sociale che tiene fede al compito che il popolo gli ha dato. Ma stiano sicuri coloro che vogliono far regredire la storia e disconoscere la volontà maggioritaria del Cile; pur non essendo un martire, non retrocederò di un passo. Che lo sappiano, che lo sentano, che se lo mettano in testa: lascerò la Moneda nel momento in cui porterò a termine il mandato che il popolo mi ha dato, difenderò questa rivoluzione cilena e difenderò il Governo perchè è il mandato che il popolo mi ha affidato. Non ho alternative. Solo crivellandomi di colpi potranno fermare la volontà volta a portare a termine il programma del popolo. Se mi assassinano, il popolo seguirà la sua strada, seguirà il suo cammino, con la differenza forse che le cose saranno molto più dure, molto più violente, perché il fatto che questa gente non si fermi davanti a nulla sarà una lezione oggettiva molto chiara per le masse.

Io avevo messo in conto questa possibilità, non la offro né la facilito.

Il processo sociale non scomparirà se scompare un dirigente. Potrà ritardare, potrà prolungarsi, ma alla fine non potrà fermarsi.

Compagni, rimanete attenti alle informazioni nei vostri posti di lavoro, il compagno Presidente non abbandonerà il suo popolo né il suo posto di lavoro. Rimarrò qui nella Moneda anche a costo della mia propria vita.

9:03 A.M. RADIO MAGALLANES

In questi momenti passano gli aerei. Potrebbero mitragliarci. Ma sappiate che noi siamo qui, almeno con il nostro esempio, che in questo paese ci sono uomini che sanno tener fede ai loro obblighi. Io lo farò su mandato del popolo e su mandato cosciente di un Presidente che ha dignità dell’incarico assegnatogli dal popolo in elezioni libere e democratiche.

In nome dei più sacri interessi del popolo, in nome della Patria, mi appello a voi per dirvi di avere fede. La storia non si ferma né con la repressione né con il crimine. Questa è una tappa che sarà superata. Questo è un momento duro e difficile: è possibile che ci schiaccino. Ma il domani sarà del popolo, sarà dei lavoratori. L’umanità avanza verso la conquista di una vita migliore.

Pagherò con la vita la difesa dei principi cari a questa Patria. Coloro i quali non hanno rispettato i loro impegni saranno coperti di vergogna per essere venuti meno alla parola data e ha rotto la dottrina delle Forze Armate.

Il popolo deve stare in allerta e vigile. Non deve lasciarsi provocare, né deve lasciarsi massacrare, ma deve anche difendere le proprie conquiste. Deve difendere il diritto a costruire con il proprio sforzo una vita degna e migliore.

9:10 A.M.

Sicuramente questa sarà l’ultima opportunità in cui posso rivolgermi a voi. La Forza Aerea ha bombardato le antenne di Radio Magallanes. Le mie parole non contengono amarezza bensì disinganno. Che siano esse un castigo morale per coloro che hanno tradito il giuramento: soldati del Cile, comandanti in capo titolari, l’ammiraglio Merino, che si è autodesignato comandante dell’Armata, oltre al signor Mendoza, vile generale che solo ieri manifestava fedeltà e lealtà al Governo, e che si è anche autonominato Direttore Generale dei carabinieri. Di fronte a questi fatti non mi resta che dire ai lavoratori: Non rinuncerò!

Trovandomi in questa tappa della storia, pagherò con la vita la lealtà al popolo. E vi dico con certezza che il seme affidato alla coscienza degna di migliaia di Cileni, non potrà essere estirpato completamente. Hanno la forza, potranno sottometterci, ma i processi sociali non si fermano né con il crimine né con la forza. La storia è nostra e la fanno i popoli.

Lavoratori della mia Patria: voglio ringraziarvi per la lealtà che avete sempre avuto, per la fiducia che avete sempre riservato ad un uomo che fu solo interprete di un grande desiderio di giustizia, che giurò di rispettare la Costituzione e la Legge, e cosi fece. In questo momento conclusivo, l’ultimo in cui posso rivolgermi a voi, voglio che traiate insegnamento dalla lezione: il capitale straniero, l’imperialismo, uniti alla reazione, crearono il clima affinché le Forze Armate rompessero la tradizione, quella che gli insegnò il generale Schneider e riaffermò il comandante Ayala, vittime dello stesso settore sociale che oggi starà aspettando, con aiuto straniero, di riconquistare il potere per continuare a difendere i loro profitti e i loro privilegi.

Mi rivolgo a voi, soprattutto alla modesta donna della nostra terra, alla contadina che credette in noi, alla madre che seppe della nostra preoccupazione per i bambini. Mi rivolgo ai professionisti della Patria, ai professionisti patrioti che continuarono a lavorare contro la sedizione auspicata dalle associazioni di professionisti, dalle associazioni classiste che difesero anche i vantaggi di una società capitalista.

Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che cantarono e si abbandonarono all’allegria e allo spirito di lotta. Mi rivolgo all’uomo del Cile, all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a quelli che saranno perseguitati, perché nel nostro paese il fascismo ha fatto la sua comparsa già da qualche tempo; negli attentati terroristi, facendo saltare i ponti, tagliando le linee ferroviarie, distruggendo gli oleodotti e i gasdotti, nel silenzio di coloro che avevano l’obbligo di procedere.

Erano d’accordo. La storia li giudicherà.

Sicuramente Radio Magallanes sarà zittita e il metallo tranquillo della mia voce non vi giungerà più. Non importa. Continuerete a sentirla. Starò sempre insieme a voi. Perlomeno il mio ricordo sarà quello di un uomo degno che fu leale con la Patria.

Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi. Il popolo non deve farsi annientare né crivellare, ma non può nemmeno umiliarsi.

Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore.

Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!

Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sarà invano, sono certo che, almeno, sarà una lezione morale che castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento.

Santiago del Cile, 11 Settembre 1973.


https://i2.wp.com/www.dorinopiras.it/2.0/wp-content/uploads/2010/09/allende2.jpg
fonte immagine

.

Ultimo Discurso de Salvador Allende, el 11 Sept 1973

7:55 A.M. RADIO CORPORACIÓN

Habla el Presidente de la República desde el Palacio de La Moneda. Informaciones confirmadas señalan que un sector de la marinería habría aislado Valparaíso y que la ciudad estaría ocupada, lo que significa un levantamiento contra el Gobierno, del Gobierno legítimamente constituido, del Gobierno que está amparado por la ley y la voluntad del ciudadano.

En estas circunstancias, llamo a todos los trabajadores. Que ocupen sus puestos de trabajo, que concurran a sus fábricas, que mantengan la calma y serenidad. Hasta este momento en Santiago no se ha producido ningún movimiento extraordinario de tropas y, según me ha informado el jefe de la Guarnición, Santiago estaría acuartelado y normal.

En todo caso yo estoy aquí, en el Palacio de Gobierno, y me quedaré aquí defendiendo al Gobierno que represento por voluntad del pueblo.

Lo que deseo, esencialmente, es que los trabajadores estén atentos, vigilantes y que eviten provocaciones. Como primera etapa tenemos que ver la respuesta, que espero sea positiva , de los soldados de la Patria, que han jurado defender el régimen establecido que es la expresión de la voluntad ciudadana, y que cumplirán con la doctrina que prestigió a Chile y le prestigia el profesionalismo de las Fuerzas Armadas. En estas circunstancias, tengo la certeza de que los soldados sabrán cumplir con su obligación. De todas maneras, el pueblo y los trabajadores, fundamentalmente, deben estar movilizados activamente, pero en sus sitios de trabajo, escuchando el llamado que pueda hacerle y las instrucciones que les dé el compañero Presidente de la República.

8:15 A.M.

Trabajadores de Chile:

Les habla el Presidente de la República. Las noticias que tenemos hasta estos instantes nos revelan la existencia de una insurrección de la Marina en la Provincia de Valparaíso. He ordenado que las tropas del Ejército se dirijan a Valparaíso para sofocar este intento golpista. Deben esperar la instrucciones que emanan de la Presidencia. Tengan la seguridad de que el Presidente permanecerá en el Palacio de La Moneda defendiendo el Gobierno de los Trabajadores. Tengan la certeza que haré respetar la voluntad del pueblo que me entregara el mando de la nación hasta el 4 de Noviembre de 1976.

Deben permanecer atentos en sus sitios de trabajo a la espera de mis informaciones. Las fuerzas leales respetando el juramento hecho a las autoridades, junto a los trabajadores organizados, aplastarán el golpe fascista que amenaza a la Patria.

8:45 A.M.

Compañeros que me escuchan:

La situación es crítica, hacemos frente a un golpe de Estado en que participan la mayoría de las Fuerzas Armadas. En esta hora aciaga quiero recordarles algunas de mis palabras dichas el año 1971, se las digo con calma, con absoluta tranquilidad, yo no tengo pasta de apóstol ni de mesías. No tengo condiciones de mártir, soy un luchador social que cumple una tarea que el pueblo me ha dado. Pero que lo entiendan aquellos que quieren retrotraer la historia y desconocer la voluntad mayoritaria de Chile; sin tener carne de mártir, no daré un paso atrás. Que lo sepan, que lo oigan, que se lo graben profundamente: dejaré La Moneda cuando cumpla el mandato que el pueblo me diera, defenderé esta revolución chilena y defenderé el Gobierno porque es el mandato que el pueblo me ha entregado. No tengo otra alternativa. Sólo acribillándome a balazos podrán impedir la voluntad que es hacer cumplir el programa del pueblo. Si me asesinan, el pueblo seguirá su ruta, seguirá el camino con la diferencia quizás que las cosas serán mucho más duras, mucho más violentas, porque será una lección objetiva muy clara para las masas de que esta gente no se detiene ante nada.

Yo tenía contabilizada esta posibilidad, no la ofrezco ni la facilito.

El proceso social no va a desaparecer porque desaparece un dirigente. Podrá demorarse, podrá prolongarse, pero a la postre no podrá detenerse.

Compañeros, permanezcan atentos a las informaciones en sus sitios de trabajo, que el compañero Presidente no abandonará su a su pueblo ni su sitio de trabajo. Permaneceré aquí en La Moneda inclusive a costa de mi propia vida.

9:03 A.M. RADIO MAGALLANES

En estos momentos pasan los aviones. Es posible que nos acribillen. Pero que sepan que aquí estamos, por lo menos con nuestro ejemplo, que en este país hay hombres que saben cumplir con la obligación que tienen. Yo lo haré por mandato del pueblo y por mandato conciente de un Presidente que tiene la dignidad del cargo entregado por su pueblo en elecciones libres y democráticas.

En nombre de los más sagrados intereses del pueblo, en nombre de la Patria, los llamo a ustedes para decirles que tengan fe. La historia no se detiene ni con la represión ni con el crimen. Esta es una etapa que será superada. Este es un momento duro y difícil: es posible que nos aplasten. Pero el mañana será del pueblo, será de los trabajadores. La humanidad avanza para la conquista de una vida mejor.

Pagaré con mi vida la defensa de los principios que son caros a esta Patria. Caerá un baldón sobre aquellos que han vulnerado sus compromisos, faltando a su palabra… roto la doctrina de las Fuerzas Armadas.

El pueblo debe estar alerta y vigilante. No debe dejarse provocar, ni debe dejarse masacrar, pero también debe defender sus conquistas. Debe defender el derecho a construir con su esfuerzo una vida digna y mejor.

9:10 A.M.

Seguramente, ésta será la última oportunidad en que pueda dirigirme a ustedes. La Fuerza Aérea ha bombardeado las antenas de Radio Magallanes. Mis palabras no tienen amargura sino decepción Que sean ellas un castigo moral para quienes han traicionado su juramento: soldados de Chile, comandantes en jefe titulares, el almirante Merino, que se ha autodesignado comandante de la Armada, más el señor Mendoza, general rastrero que sólo ayer manifestara su fidelidad y lealtad al Gobierno, y que también se ha autodenominado Director General de carabineros. Ante estos hechos sólo me cabe decir a los trabajadores: ¡No voy a renunciar!

Colocado en un tránsito histórico, pagaré con mi vida la lealtad al pueblo. Y les digo que tengo la certeza de que la semilla que hemos entregado a la conciencia digna de miles y miles de chilenos, no podrá ser segada definitivamente. Tienen la fuerza, podrán avasallarnos, pero no se detienen los procesos sociales ni con el crimen ni con la fuerza. La historia es nuestra y la hacen los pueblos.

Trabajadores de mi Patria: quiero agradecerles la lealtad que siempre tuvieron, la confianza que depositaron en un hombre que sólo fue intérprete de grandes anhelos de justicia, que empeño su palabra en que respetaría la Constitución y la ley, y así lo hizo. En este momento definitivo, el último en que yo pueda dirigirme a ustedes, quiero que aprovechen la lección: el capital foráneo, el imperialismo, unidos a la reaccióncrearon el clima para que las Fuerzas Armadas rompieran su tradición, la que les enseñara el general Schneider y reafirmara el comandante Araya, victimas del mismo sector social que hoy estará esperando con mano ajena, reconquistar el poder para seguir defendiendo sus granjerías y sus privilegios.

Me dirijo a ustedes, sobre todo a la modesta mujer de nuestra tierra, a la campesina que creyó en nosotros, a la madre que supo de nuestra preocupación por los niños. Me dirijo a los profesionales de la Patria, a los profesionales patriotas que siguieron trabajando contra la sedición auspiciada por los colegios profesionales, colegios clasistas que defendieron también las ventajas de una sociedad capitalista.

Me dirijo a la juventud, a aquellos que cantaron y entregaron su alegría y su espíritu de lucha. Me dirijo al hombre de Chile, al obrero, al campesino, al intelectual, a aquellos que serán perseguidos, porque en nuestro país el fascismo ya estuvo hace muchas horas presente; en los atentados terroristas, volando los puentes, cortando las vías férreas, destruyendo lo oleoductos y los gaseoductos, frente al silencio de quienes tenían la obligación de proceder.

Estaban comprometidos. La historia los juzgará.

Seguramente Radio Magallanes será acallada y el metal tranquilo de mi voz ya no llegará a ustedes. No importa. La seguirán oyendo. Siempre estaré junto a ustedes. Por lo menos mi recuerdo será el de un hombre digno que fue leal con la Patria.

El pueblo debe defenderse, pero no sacrificarse. El pueblo no debe dejarse arrasar ni acribillar, pero tampoco puede humillarse.

Trabajadores de mi Patria, tengo fe en Chile y su destino. Superarán otros hombres este momento gris y amargo en el que la traición pretende imponerse. Sigan ustedes sabiendo que, mucho más temprano que tarde, de nuevo se abrirán las grandes alamedas por donde pase el hombre libre, para construir una sociedad mejor.

¡Viva Chile! ¡Viva el pueblo! ¡Vivan los trabajadores!Estas son mis últimas palabras y tengo la certeza de que mi sacrificio no será en vano, tengo la certeza de que, por lo menos, será una lección moral que castigará la felonía, la cobardía y la traición.

Santiago de Chile, 11 de septiembre de 1973

fonte: http://www.bfsf.it/adriano/Allende.html

UN’ALTRA ITALIA, UN’ALTRA POLITICA

Image

Le politiche aggressive del Governo di centrodestra, sostenute in primo luogo da Confindustria, disegnano il quadro di un’Italia ripiegata su se stessa e che guarda con paura al futuro, un Paese dove pochi comandano

in cui il lavoro viene continuamente umiliato e mortificato, nel quale l’emergenza è evocata costantemente per giustificare la restaurazione di una società classista razzista e sessista. Che vede nei poveri, nei marginali e nei differenti, i suoi principali nemici. Che nega, specie nei migranti, il riconoscimento di diritti di cittadinanza con leggi come la Bossi Fini che non solo generano clandestinità e lavoro nero, ma calpestano fondamentali valori di umanità.
Questa è la risposta delle destre alla crisi profonda, di cui quella finanziaria è solo un aspetto, che attraversa il processo di globalizzazione e le teorie liberiste che l’hanno sostenuto. Una risposta che, naturalmente, ignora il fatto che solo un deciso mutamento del modello economico oggi operante può risolvere problemi drammatici, dei quali il più grave è la crisi ecologica planetaria. Spetta alla sinistra contrapporre un’altra idea di società e un coerente programma in difesa della democrazia e delle condizioni di vita delle persone. E’ una risposta che non può tardare ed è l’unico modo per superare le conseguenze della sconfitta elettorale e politica.
Ci proponiamo perciò di contribuire alla costruzione di un’opposizione che sappia parlare al Paese a partire dai seguenti obiettivi:

riprendere un’azione per la pace e il disarmo di fronte a tutti i rischi di guerra, oggi particolarmente acuti nello scacchiere del Caucaso. La scommessa è ridare prospettiva a un ruolo dell’Europa quale principale protagonista di una politica che metta la parola fine all’unilateralismo dell’amministrazione Bush, al suo programma di scudo spaziale e di estensione delle basi militari nel mondo, all’occupazione in Iraq e Afghanistan (dove la presenza di truppe italiane non ha ormai alcuna giustificazione) ma anche alla sindrome da grande potenza che sta impossessandosi della Russia di Putin;

imporre su larga scala un’azione di difesa di retribuzioni e pensioni falcidiate dal caro vita, il quale causa un malessere che la destra tenta di trasformare in egoismo sociale, guerra tra poveri, in un protezionismo economico del tutto insensibile al permanere di gravi squilibri tra il Nord e il Sud del mondo. Di fronte alla piaga degli “omicidi bianchi” è necessario intensificare i controlli e imporre l’applicazione delle sanzioni alle imprese. Si tratta inoltre di valorizzare tutte le forme di lavoro: lottando contro precariato e lavoro nero, anche attraverso la determinazione di un nuovo quadro legislativo; sostenendo il reddito dei disoccupati e dei giovani inoccupati; ottenendo il riconoscimento di forme di lavoro informale e di economia solidale;

respingere l’attacco alla scuola pubblica, all’Università e alla ricerca, al servizio sanitario nazionale, ai diritti dei lavoratori e alla contrattazione collettiva. E’ una vera e propria demolizione attuata attraverso un’azione di tagli indiscriminati e di licenziamenti, l’introduzione di processi di privatizzazione, e un’offensiva ideologica improntata a un ritorno al passato di chiaro stampo reazionario (maestro unico, ecc.). L’obiettivo della destra al governo è colpire al cuore le istituzioni del welfare che garantiscono l’esercizio dei diritti di cittadinanza. L’affondo è costituito da un’ipotesi di federalismo fiscale deprivato di ogni principio di mutua solidarietà;

rispondere con forza all’attacco contro le politiche volte a contrastare la violenza degli uomini contro le donne, riconoscendo il valore politico della lotta a tutte le forme di dominio patriarcale, dell’autodeterminazione delle donne e della libertà femminile nello spazio pubblico e nelle scelte personali;

sostenere il valore della laicità dello stato e riconoscere diritto di cittadinanza alle richieste dei movimenti per la libera scelta sessuale e per quelle relative al proprio destino biologico;

sostenere le vertenze territoriali (No Tav, No Dal Molin, ecc.) che intendono intervenire democraticamente su temi di grande valore per le comunità, a partire dalle decisioni collettive sui temi ambientali, sulla salute e sui beni comuni, prima fra tutti l’acqua. Quella che si sta affermando con la destra al governo è un’idea di comunità corporativa, egoista, rozza e cattiva, un’idea di società che rischia di trasformare le nostre città e le loro periferie nei luoghi dell’esclusione. Bisogna far  crescere una capacità di cambiamento radicale delle politiche riguardanti la gestione dei rifiuti e il sistema energetico. Con al centro la massima efficienza nell’uso delle risorse e l’uso delle fonti rinnovabili. Superando la logica dei megaimpianti distruttivi dei territori, del clima e delle risorse in via di esaurimento. E’ fondamentale sostenere una forte ripresa del movimento antinuclearista che respinga la velleitaria politica del governo in campo energetico;

contrastare tutte le tentazioni autoritarie volte a negare o limitare fondamentali libertà democratiche e civili, a partire dalle scelte del governo dai temi della giustizia, della comunicazione e della libertà di stampa. O in tema di legge elettorale mettendo in questione diritti costituzionali di associazione e di rappresentanza. Si tratta anche di affermare una cultura della legalità contro le tendenze a garantire l’immunità dei forti con leggi ad personam e a criminalizzare i deboli.

Per queste ragioni e con questi obiettivi vogliamo costruire insieme un percorso che dia voce ad  un’opposizione efficace, che superi la delusione provocata in tanti dal fallimento del Governo Prodi e dalla contemporanea sconfitta della sinistra, e raccolga risorse e proposte per questo paese in affanno.
L’attuale minoranza parlamentare non è certo in grado di svolgere questo compito, e comunque non da sola, animata com’è da pulsioni consociative sul piano delle riforme istituzionali, e su alcuni aspetti delle politiche economiche e sociali (come tanti imbarazzati silenzi dimostrano, dal caso Alitalia all’attacco a cui è sottoposta la scuola, dalla militarizzazione della gestione dei rifiuti campani alle ordinanze di tante amministrazioni locali lesive degli stessi principi costituzionali). Bisogna invece sapere cogliere il carattere sistematico dell’offensiva condotta dalle destre, sia sul terreno democratico, che su quelli civile e sociale, per potere generare un’opposizione politica e sociale che abbia l’ambizione di sconfiggere il Governo Berlusconi. Quindi, proponiamo una mobilitazione a sinistra, per “fare insieme”, al fine di suscitare un fronte largo di opposizione che,  pur in presenza di diverse prospettive di movimenti partiti, associazioni, comitati e singoli, sappia contribuire a contrastare in modo efficace le politiche di questo governo.
A tal fine proponiamo la convocazione per l’11 ottobre di un’iniziativa di massa, pubblica e unitaria, rivolgendoci a tutte le forze politiche, sociali e culturali della sinistra e chiedendo a ognuna di esse di concorrere a un’iniziativa che non sia di una parte sola. Il nostro intento è contribuire all’avvio di una nuova stagione politica segnata da mobilitazioni, anche territorialmente articolate, sulle singole questioni e sui temi specifici sollevati.

fonte: rinascita

https://i1.wp.com/62.149.230.228/rinascita/templates/rhuk_solarflare_ii/images/testata.gif

Alitalia, l’ira dei lavoratori

Tra loro, il presidente della Regione Piero Marrazzo e il presidente della Provincia Nicola Zingaretti

.

Ha un cappio al collo e un cartello con su scritto “Ecco la cordata italiana”. È una dipendente di Alitalia che sta manifestando davanti al ministero della solidarietà sociale di via Fornovo dove è in corso il tavolo di trattative tra sindacati e Cai, la compagnia nata dalle ceneri di Alitalia.

Manifesta insieme a tanti colleghi arrivati da ogni parte di Italia per scongiurare il rischio esuberi. Da Fiumicino, prima tappa della protesta, si sono spostati in via Flavia presso la sede del ministero del Lavoro e ora sono qui. Quattro pullman arrivano da Napoli. “Non ci sono decisioni, non c’è nulla di concreto, noi chiediamo di continuare ad essere parte integrante di alitalia e chiediamo che non ci vengano tagliati i salari” spiega luca, un dipendente del personale di manutenzione pesante della compagnia di bandiera a Napoli. “Siamo circa mille – prosegue – il 50% di noi perderebbe il lavoro e non abbiamo alcuna garanzia”.

Molti dipendenti a rischio vorrebbero parlare, sfogarsi ma c’è chi teme ritorsioni. “Alcuni colleghi – spiega un ragazzo che chiede di rimanere anonimo – hanno ricevuto richiami verbali dall’azienda per essersi esposti troppo durante le manifestazioni dei giorni scorsi a Napoli. Chi tra noi ha diffuso immagini su Youtube, ha ricevuto lettere di contestazione dall’azienda, e alla terza si viene licenziati, ma tanto, peggio di così…”. Uno striscione recita: “Mo basta precari Alitalia’. Sono gli assistenti di volo del movimento di base romano a sbandierarlo.

“Noi siamo i fantasmi
di cui non si parla mai, non siamo neanche conteggiati negli esuberi, eppure sono 8-9 anni che voliamo”. È la protesta di Federica, un contratto in scadenza il 30 novembre: “E sono anche fortunata perchè sto lavorando. Ora, dopo 7 anni e mezzo di lavoro, a 34 anni una rinuncia all’insegnamento alle spalle, dovrò cercarmi un altro lavoro”. Un suo collega, che chiede di rimanere anonimo, spiega: “Quando fai questo lavoro ti innamori di quello che fai e la cosa che più mi fa rabbia e che non ti permettono di continuare a farlo”. Quello che chiedono i precari: “Un pò di dignità”.

Oltre mille i lavoratori di Alitalia hanno partecipato inoltre a un incontro sindacale nei pressi della mensa dell’area tecnica dell’aeroporto di Fiumicino. All’incontro non sono mancate le contestazioni, tanto che diversi sono andati via urlando “blocchi, blocchi”. Oltre ad alcune sigle sindacali, tra loro Ugl, Cigl, Cisl e Sdl, hanno partecipato anche alcuni responsabili istituzionali di Comune, Provincia e Regione. Tra loro, il presidente della Regione Piero Marrazzo, il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, l’assessore comunale Sergio Marchi, il sindaco di Fiumicino Mario Canapini.

Disagi sempre più pesanti per i passeggeri dei voli Alitalia, a causa dell’assemblea. Voli in partenza cancellati (di cui uno internazionale per Zurigo e due nazionali per Milano Linate e Napoli). I ritardi, per alcuni voli Alitalia, sono arrivati a toccare punte vicine alle due ore. Ritardi tra i 30 e i 90 minuti si registrano anche per alcuni voli Air One. Come conseguenza, si sono formate lunghe file di passeggeri davanti ai banchi check-in dell’Alitalia e dell’Air One nei terminal, soprattutto in quello dedicato ai voli nazionali.

.
11 settembre 2008
___________________________________________________________________________________________________
https://i0.wp.com/www.24minuti.ilsole24ore.com/Editrice/ILSOLE24ORE/24Minuti/2008/09/11/Foto%20Trattate/Aereo-di-carta-Corbis-OK--U115039728414oeC-549x436.jpg

Crisi Alitalia dalla A alla Z

Debiti alle stelle, titoli sospesi, tagli al personale.
Le parole chiave per seguire le trattive arrivate alla fase finale
.
Finale da brivido nelle trattative per il destino di Alitalia, con la possibilità che salti l’intera operazione. La compagnia di bandiera italiana è in stato di insolvenza. Il Governo Berlusconi e i sindacati hanno in corso da questa mattina un tavolo di confronto con la cordata di imprenditori italiani che ha messo a punto questa estate un’offerta. Se non si arriverà all’accordo, che prevede la fusione di Alitalia e di AirOne, verranno disdettati i contratti di lavoro e avviate le procedure di mobilità per i dipendenti. Ecco un vocabolario delle parole chiave per seguire l’ultima fase dei negoziati.
.
Alitalia. La compagnia aerea nasce il 5 maggio 1947 e si impone nel mercato italiano. Negli anni ‘90 trasporta quasi 28 milioni di passeggeri annui. Tuttavia, un eccessivo piano di investimenti e tensioni sindacali hanno affossato la situazione finanziaria della società di bandiera che, allo stato attuale, perde un milione di euro al giorno. La Consob ha sospeso azioni e obbligazioni Alitalia il 3 giugno scorso, per evitare speculazioni. A fine agosto il consiglio di amministrazione ha chiesto la dichiarazione di insolvenza al Tribunale di Roma e la nomina di un commissario al Governo, indicato il 1° settembre nella persona di Augusto Fantozzi, docente di diritto tributario, ministro delle Finanze dal gennaio 1995 al maggio 1996 nel Governo Dini.
.
Bad company. Il commissario prova a vendere le attività sane, trattenendo i debiti e le attività in perdita da liquidare della società aerea.
.
C
ai (Compagnia aerea italiana). È una società costitutita il 26 agosto scorso su iniziativa di Intesa Sanpaolo, di cui Roberto Colaninno è presidente e Rocco Sabelli amministratore delegato. L’obiettivo è dare vita a una nuova compagnia di bandiera rilevando il marchio e le attività di Alitaila e AirOne. Per questo la società – che ad oggi vanta 16 soci tra cui la famiglia Benetton, il gruppo Aponte, Ligresti, il gruppo Fossati, Marcegaglia, Caltagirone Bellavista, Marco Tronchetti Provera – ha presentato un’offerta di circa 300 milioni di euro per rilevare la parte sana di Alitalia.
.
D
ebiti. La posizione finanziaria approvata dall’ultimo cda segnala un indebitamento pari a 1,172 miliardi. Questa voce è composta da circa 700 milioni di bond, detenuti per circa 250 milioni da risparmiatori e per 450 dal ministero del Tesoro. I restanti 472 milioni sono in gran parte prestiti bancari. Il finanziatore più esposto è il gruppo General electric con circa 282 milioni, seguito da Intesa con 97 milioni.
.
E
suberi. Il piano di Cai prevede una compagnia con 14.250 addetti, di cui 2.750 esterni. Poiché il gruppo Alitalia ha 18mila dipendenti e il gruppo AirOne 3mila, gli esuberi veri sono circa 7mila.
.
F
edeltà. Nessun pericolo per i titolari della carta Mille Miglia. La sopvravvivenza del frequent flyer Alitalia non è, infatti, messa in discussione dalla nuova società che ritiene quello della raccolta punti un formidabile strumento di marketing.
.
H
ostess. La nuova proposta di contratto prevede per la parte fissa dello stipendio una riduzione del 43%, mentre le voci variabili si riducono del 31%, fino ad un massimo di 750 ore volate all’anno. Le qualifiche vengono ridotte a due, responsabile e assistente di volo.
.
I
ntesa Sanpaolo. È l’istituto bancario nominato dal Governo come advisor finanziario per formare la nuova cordata di investitori dopo il fallimento delle trattative con Air France-Klm.
.
L
egge Marzano. Norma che disciplina il commissariamento delle aziende private introdotta nel 2004 per fronteggiare la crisi Parmalat. Il 28 agosto scorso il Governo ha varato un decreto che modifica la legge Marzano e prevede che il commissario straordinario possa cedere direttamente le attività ancora redditizie della compagnia aerea.
.
M
alpensa. Il progetto per la nuova compagnia prevede un network non più basato sugli hub (né Fiumicino, né Malpensa lo saranno) ma «punto-punto sul breve raggio con quote dominanti nei principali aeroporti serviti mediante un decentramento delle attività su sei basi operative» e la copertura del mercato del lungo raggio da e per l’Italia «anche attraverso un accordo forte con un partner internazionale».
.
Piloti. La proposta della nuova compagnia per il nuovo contratto dei piloti prevede una riduzione delle ferie da 45 a 30 giorni, l’eliminazione della quattordicesima e una riduzione dello stipendio: un comandante parte da una base di 1.132,80 euro e un pilota da 872,58 euro, cui vanno aggiunte le indennità.
.
R
isparmiatori. Circa 250 milioni del debito obbligazionario di Alitalia è in mano ai risparmiatori. Tutti i creditori saranno soddisfatti per quanto possibile, nel rispetto della legge, con criteri di par condicio. Per i piccoli azionisti e obbligazionisti si profila la possibilità di indennizzo attingendo al fondo per i conti dormienti.
.
S
pinetta. Il presidente di Air France-Klm, Jean-Cyrill Spinetta, ha visto respingersi in primavera un’offerta per comprare Alitalia. Potrebbe però essere scelto dalla Cai come partner internazionale (in lizza c’è anche Lufthansa) ed entrare nel capitale della Cai con una quota di minoranza.
.
T
oto. Carlo Toto è il presidente di Air One, il vettore che dovrebbe confluire in Alitalia dando vita alla nuova compagnia di bandiera. Il progetto prevede che AirOne conferirà rami aziendali per un controvalore pari a 300 milioni di euro.
.
U
tili. Per il primo anno è stimata una perdita di 100 milioni di euro. I primi utili dovrebbero arrivare a partire dal terzo anno.
.
Z
ero. 0,445 è l’ultimo prezzo segnato in Borsa dal titolo Alitalia, prima della sospensione della quotazione il 3 giugno scorso.
.

Lavoro, la strage continua: cinque morti in un giorno

I morti sul lavoro a Molfetta - foto Ansa - 180*220 - 03-03-08
.

In ventiquattro ore cinque morti. E altrettanti incidenti sul lavoro finiti nel modo peggiore. L’ultimo, a Massa Lombarda, in provincia di Ravenna, dove un operaio 60enne di origine albanese ha
perso la vita giovedì pomeriggio dopo essere stato investito da un automezzo in retromarcia condotto da un collega all’interno di un’azienda che si occupa di stoccaggio e riciclaggio di materiali usati.

Nella stessa zona, sempre giovedì, era morto qualche ora prima un muratore, in un incidente avvenuto all’interno di un cantiere di via argine San Paolo, ai confini tra Massa Lombarda (Ravenna) e Imola (Bologna). L’uomo, caricato sull’elicottero del 118 con un forte trauma addominale, era in un primo momento destinato all’ospedale Bufalini di Cesena. Ma dato l’aggravarsi delle sue condizioni, l’elicottero aveva puntato sull’ospedale di Ravenna. Il decesso è arrivato prima dell’atterraggio.

E sempre in Emilia, questa volta in provincia di Piacenza, Sergio Vigevani, operaio di 62 anni di Fiorenzuola d’Arda è morto mercoledì sera schiacciato da un lastra di metallo pesante circa dieci quintali, che si è improvvisamente staccata dalla gru che l’uomo stava manovrando. Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i carabinieri di Fiorenzuola ed i medici della medicina del Lavoro.

Un morto anche in Toscana. Agostino Bardelli, operaio edile di 60 anni, era pensionato ma collaborava con un’impresa edile di Grosseto. Martedì mattina, Bardelli, mentre stava lavorando alla copertura di una piscina in un agriturismo a Campagnatico, nel grossetano, è caduto dal piccolo ponteggio sul quale si trovava. Una caduta di due metri che è costata all’operaio un grave trauma cranico. L’uomo ricoverato in cardiochirurgia al Policlinico Le Scotte di Siena è morto mercoledì in serata, dopo 24 ore di agonia.

Giovedì invece, anche in questo caso dopo un giorno di ricovero, è morto l’uomo che mercoledì era rimasto ferito in un cantiere edile allestito in via Giovanni della Penna, a Dragona, vicino Roma. Secondo le prime informazioni la vittima era il titolare della ditta che lavora nel cantiere e sarebbe rimasto accidentalmente schiacciato da un bobcat, una piccola ruspa, manovrato da un operaio. Il ferito è stato soccorso e trasportato in ospedale dove, purtroppo dopo qualche ora è deceduto. «La tragedia – commenta il segretario generale della Fillea Cgil Roma Ovest, Walter Fadda – è avvenuta probabilmente per distrazione ma anche perché non erano state rispettate tutte le norme di sicurezza».

Infine in provincia di Campobasso, precisamente a Castelbottaccio, un operaio di 53 anni è rimasto gravemente ferito. L’uomo mentre lavorava alla bitumatura di una strada è stato investito da una fiammata. L’operaio ha ricevuto le prime cure all’ospedale di Termoli ma poi, vista la gravità dell’infortunio, è stato trasferito al centro grandi ustionati del Cardarelli di Napoli dove è stato sottoposto ad un intervento chirurgico.

.
Pubblicato il: 11.09.08
Modificato il: 11.09.08 alle ore 21.42

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78911

Assolti da un tribunale inglese sei militanti di Greenpeace: «Motivazione legittima»

https://i0.wp.com/www.greenpeace.org/raw/image_full/seasia/en/photosvideos/photos/activists-from-greenpeace-flag-2.jpg

Hanno agito per «difendere l’ambiente, un bene comune, dall’impatto dei cambiamenti climatici»

Danneggiata la ciminiera di una centrale a carbone nel Kent, che produce 20mila tonnellate di Co2 ogni giorno

LONDRA – Sei attivisti di Greenpeace sono stati assolti dal tribunale di Maidstone in Gran Bretagna, in base al principio che «la difesa del clima non è reato» e può essere invocata come «scusa legittima». Erano finiti sotto processo per aver danneggiato una centrale a carbone durante una manifestazione di protesta. Una sentenza destinata probabilmente a far storia nella giurisprudenza del Regno Unito e che rischia di complicare i progetti energetici del governo Brown, deciso a varare una nuova controversa generazione di centrali a carbone e nucleari.

La ciminiera dipinta dai militanti (da internet)
La ciminiera dipinta dai militanti (da internet)

MOTIVAZIONE LEGITTIMA – I sei militanti erano accusati di aver causato danni per circa quarantamila euro quando, un anno fa, tentarono di bloccare la centrale di Kingsnorth nel Kent, scalando la ciminiera e dipingendo lungo la parete il nome del primo ministro britannico. Gli avvocati di Greenpeace hanno chiesto e ottenuto un verdetto di «non colpevolezza» insistendo sul fatto che il comportamento degli imputati era giustificato da una motivazione legittima: gli attivisti hanno cercato di bloccare la centrale per «difendere l’ambiente, un bene comune, dall’impatto dei cambiamenti climatici». Alla fine di un processo di otto giorni e sulla scia di testimonianze rese da un nutrito numero di esperti in materia, la giuria popolare ha dato ragione agli ecologisti sostenendo che i danni alla ciminiera non possono essere considerati «criminali» e di rilevanza penale perché la finalità era quella di impedire danni molto più drammatici e devastanti all’ambiente.

20MILA TONNELLATE DI CO2 – La giuria è stata informata che la centrale a carbone di Kingsnorth emette 20mila tonnellate di Co2 al giorno, la stessa quantità emessa in tutto dai 30 paesi al mondo meno inquinanti, e che la situazione si aggraverà ulteriormente se il governo di Sua Maestà la spunta e riesce a far costruire una nuova centrale a carbone vicino al sito già esistente sulla penisola di Hoo, in Kent. Azioni di protesta del genere sono state effettuate da attivisti di Greenpeace in tutto il mondo. In Italia, sono state prese di mira le centrali a carbone di Porto Tolle (Rovigo), Civitavecchia e Brindisi.

.

11 settembre 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_settembre_11/inghilterra_attivisti_greenpeace_assolti_cambiamenti_climatici_3ce0757a-8002-11dd-9f6f-00144f02aabc.shtml

BOLIVIA – Morales contro gli Usa: appoggiano gli autonomisti

morales, bolivia

Scontri a Santa Cruz
.

I primi tre morti sono arrivati giovedì. Ma la situazione in Bolivia, è tesa da giorni. E gli ultimi accadimenti lasciano intendere che non si distenderà a breve. Lo scontro è tra i sostenitori e gli oppositori del presidente Evo Morales, che ha contro di sé i governatori di quattro regioni: Santa Cruz, Tarija, Beni e Pando sono i dipartimenti autonomisti della cosiddetta Mezzaluna orientale, che da tempo si oppongono alle politiche del governo centrale.

Ma dietro l’opposizione interna a Morales, potrebbe celarsi l’aiuto degli Stati Uniti, che non hanno mai visto di buon occhio l’ascesa al potere del presidente indio. Per questo Morales, esasperato dalla sorta di guerra civile che lo sta sfiancando, ha preso una decisione lapidaria: cacciare l’ambasciatore americano da La Paz. Philip S. Goldberg è accusato di essersi immischiato negli affari interni del paese, visto che ha incontrato alcuni esponenti del movimento autonomista: «Non vogliamo – ha detto Morales – che qui ci sia gente che cospira contro la democrazia». Per questo, ha aggiunto, «senza timore per nessuno, senza timore per l’Impero, davanti al popolo boliviano dichiaro il signor Goldberg, ambasciatore degli Usa, persona non gradita».

Washington ha reagito definendo prive di fondamento le accuse mosse al diplomatico, e aggiungendo che la decisione «danneggia gravemente i rapporti bilaterali tra i due paesi». Dal canto suo il governo boliviano sostiene che «è in atto un golpe civico da parte dei prefetti contro l’unità del Paese e la democrazia» che il ministro della Presidenza Juan Ramon Quintana ha definito «atipico» e «per il quale non si usano carri armati».

Ad agosto Morales è stato confermato alle elezioni dipartimentali con il 67 per cento dei voti. Ma subito dopo l’esito delle urne, il prefetto del dipartimento di Santa Cruz, Ruben Costas, capofila degli oppositori del presidente boliviano, aveva firmato un decreto per convocare nuove elezioni dipartimentali per il prossimo 25 gennaio. Una decisione che il governo di La Paz aveva definito «illegale».

.
Pubblicato il: 11.09.08
Modificato il: 11.09.08 alle ore 18.27

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78923

Multe e carcere per clienti e prostitute. «Ma anche il ministro ha usato il corpo»

https://i0.wp.com/www.corriere.it/Media/Foto/2002/11_Novembre/05/PROSTITU.jpg‘Lucciole’ in corteo

__________________________________________________________________________________________________

Chi sfrutta la prostituzione minorile rischia da 6 a 12 anni

Lavoratrici del sesso e clienti rischiano l’arresto, da 5 a
15 giorni, oltre che un’ammenda. Ma scoppia la polemica

.

Mara Carfagna (Insidefoto)
Mara Carfagna (Insidefoto)

ROMA – Il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge su «misure contro la prostituzione» messo a punto dal ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna insieme ai colleghi della Giustizia e dell’Interno, Alfano e Maroni. Nel ddl la prostituzione in luogo pubblico viene definita un fenomeno di «allarme sociale». Come tale è reato e va punito, perfino col carcere, in egual maniera fra chi la esercita e chi se ne avvale. Prostituirsi nei parchi, nelle strade, in aperta campagna sarà quindi vietato. Per i trasgressori (clienti e operatori del sesso) sono previsti arresto e multe.

«SCHIAFFO AL MERCATO» – Si tratta – ha detto la stessa Carfagna – di «uno schiaffo durissimo al mercato» della prostituzione, «le toglie linfa». «Un fenomeno vergognoso – ha aggiunto – che spesso è connesso alla riduzione in schiavitù, all’uso e all’abuso dei minori, che a volte sfocia anche in fenomeni di violenza come lo stupro, tutti fenomeni che sono strettamente collegati alla prostituzione in strada». «Come donna impegnata in politica e nelle istituzioni, la prostituzione mi fa rabbrividire – ha aggiunto il ministro -. Mi fa orrore, non comprendo chi vende il proprio corpo. Ma mi rendo conto che è fenomeno che esiste e che purtroppo non può essere debellato, come la droga». Maroni ha aggiunto che il ddl si inserisce nelle iniziative del governo a favore della sicurezza urbana.

«NON SOLO DECORO» – Carfagna ha sottolineato che è dal 1958, dal varo della legge Merlin, che si «interviene per la prima volta» in tema di prostituzione. L’impianto dell’odierno ddl pone la «priorità» sulla prostituzione di strada che permette di contrastare lo sfruttamento della stessa prostituzione e la criminalità organizzata. Resta esclusa la punibilità della persona che esercita la prostituzione perché costretta da violenze o minacce. Carfagna, sollecitata dai giornalisti sui luoghi in cui si potrà esercitare la prostituzione, ha ribadito che ciò che «sta cuore al governo» è la prostituzione in strada perché procura «allarme sociale. E non è solo per decoro urbano». Si tratta – ha precisato – di contrastare lo sfruttamento: «per il governo la priorità è la lotta a questi reati, che condanna fermamente».

I PUNTI DEL DDL – Prostituirsi continuerà a non essere reato ma sarà vietato farlo per strada. E chi trasgredisce, «lucciole» e clienti, potrà essere punito anche con l’arresto. Sono principalmente queste le novità del ddl «contro la prostituzione». Annunciato prima dell’estate nell’ambito del pacchetto sicurezza, introduce le sanzioni per i clienti e il divieto di prostituirsi in luoghi aperti al pubblico. Lavoratrici del sesso e clienti rischiano l’arresto, da 5 a 15 giorni, oltre che un’ammenda da 200 a 3 mila euro. Chi sfrutta la prostituzione minorile rischia da 6 a 12 anni e multe da 15 mila a 150 mila euro. Previsto il rimpatrio assistito purché sia nell’interesse del minore.

«ANCHE IL MINISTRO HA USATO IL SUO CORPO» – Un po’ stupita un po’ sarcastica la reazione di Carla Corso, una delle fondatrici del Comitato dei diritti delle prostitute, alle affermazioni del ministro Carfagna che ha detto di provare «orrore per chi vende il proprio corpo». Eppure – afferma Corso – «la signora ha usato il suo corpo per arrivare dove è arrivata, facendo calendari. Basta aprire internet per vedere le sue grazie».

ERRORE VIETARLA IN STRADA – Vietare la prostituzione in strada significa spingere chi si prostituisce nel sommerso degli appartamenti, dove chi è sfruttato lo sarà ancora di più, invisibile per forze dell’ordine e operatori sociali. Lo scrivono in una nota congiunta le associazoni Asgi, Gruppo Abele, On the Road, Caritas Italiana, Coordinamento nazionale comunità di accoglienza, Comitato per i diritti civili delle prostitute, Comune di Venezia, Consorzio Nova, Dedalus, Save the Children. «Dinanzi all’allarme e al disagio che diversi cittadini manifestano nei confronti della prostituzione non ci sono scorciatoie: occorre tenere insieme la tutela dei diritti delle vittime di sfruttamento sessuale, il sostegno all’inclusione sociale per chi si prostituisce e vorrebbe una alternativa, il contrasto delle organizzazioni criminali, le esigenze di sicurezza».

.

11 settembre 2008

fonte: http://www.corriere.it/politica/08_settembre_11/consiglio_ministri_approva_ddl_carfagna_c5968e8a-7fd6-11dd-9f6f-00144f02aabc.shtml

fonte immagine:  http://www.corriere.it/Media/Foto/2002/11_Novembre/05/PROSTITU.jpg

Lavoratori di Air One. Inizia la guerra?

http://www.ilgiornale.it/att_jpg.php?ID=290028&X=660&Y=495

.

Lavoratori di Air One

.

Spettabile Redazione, vorremmo porgere alla Vostra attenzione il dramma silente di centinaia di lavoratori Air One, che ad oggi risultano essere venduti ad una nuova società (CAI) senza nessun preavviso e ancor peggio senza nessuna prospettiva né di mantenimento del proprio posto di lavoro (lo diamo per scontato) né di mantenimento dei diritti acquisiti (vedi retribuzioni).

Ieri ci è stato proposto un contratto che in alcuni (non so quantificare ma nel settore della manutenzione sono più di 100) decurta lo stipendio di 1500 euro (dico 1500) e cosi andando nei vari settori con un livello medio retributivo più alto di quelli della fallimentare Alitalia.

Noi continuiamo a non capire
perché, se ad agosto il presidente ci ha inviato una lettera che si può riassumere con un.. “tranquilli l’Alitalia è una opportunità che non verrà a scapito dei lavoratori Air One”, ci dobbiamo decurtare lo stipendio per salvare una società dal fallimento.

Noi gia da ieri abbiamo cominciato ad invertire la rotta, c’è uno sbrago totale, aerei che a presto voleranno molto poco. Siamo pronti a vendere carissima la pelle fino a che qualcuno finalmente si accorgerà che esistiamo anche noi, non solo piloti e assistenti Alitalia (io ho sempre raggiunto il posto di lavoro con la mia macchina). Prego che ci aiutiate a far sentire la nostra voce
.
Lavoratori CAI (già Air One)

___

Inizia la guerra?

.

Neanche ci hanno unificato che inizia la guerra!
Sono un vostro collega Alitalia, uno di quelli che in questi giorni viene tacciato di usufruire di centinaia di privilegi che in gran parte non esistono piu’ da molti anni.
Faccio parte di una categoria che da sempre e’ servita da caprio espiatorio con informazioni mediatiche fatte di imprecisioni e approssimazioni molto lontane dalla realta’.
Nessuno dice o pubblica i dati ufficiali AEA per la quale gli assistenti di volo Alitalia hanno il costo del lavoro fra i piu’ bassi d’europa e una produttivita’ nettamente superiore a quella delle altre compagnie europee di riferimento…eppure lo sport nazionale e’ da sempre quello di farci passare per “fannulloni” strapagati.

Bene, vi do’ una notizia.. queste sono solo idiozie e sono felice che nelle ultime settimane stiamo riscontrando a bordo dei nostri aerei una grandissima solidarieta’ da parte dei nostri clienti.
Vi brucia oggi essere accorpati ad Alitalia e fate la parte di quelli che non si meritano di essere affiancati ad una compagnia fallimentare, ma cosi’ facendo mentite a voi stessi sul fatto che anche voi siete messi in pessime condizioni finanziarie, forse addirittura peggio della compagnia di bandiera!
Sono certo che se Alitalia fosse una compagnia florida, oggi non vi dispiacerebbe essere accorpati e usufruire delle centinaia di “privilegi” enarrati dai media…eppure non e’ cosi’, lo sappiamo…tanto e’ che magari all’inizio di questa avventura di accorpamento avrete sicuramente pensato di migliorare i vostri stipendi e la vostra normativa mentre oggi, davanti al contratto scempio proposto dalla CAI vi state rendendo conto di essere solo delle vittime involontarie, proprio come lo siamo noi che pero’ abbiamo molto piu’ da perdere rispetto a voi.
Siamo sulla stessa barca…il “sistema paese” ci ha voluto affossare perche’ checche’ ne dicano, i nostri imprenditori non sanno fare impresa e i loro utili risultano solo dalla pelle dei loro dipendenti!

___

Il pesce puzza dalla testa…

.

Cari amici, vi capisco. Ma finchè avremo questa “classe” politica fatta da caimani per i caimani, ci sarà poco da sperare. Un Presidente del Consiglio noto per fare delle sue battutine da avanspettacolo di terza categoria dichiarazioni da statista; il primo sindaco d’Italia e il Ministro della Difesa ancora! affetti da pruderie revanchiste; quell’altro che ogni 2 x 3 sventola lo spauracchio della secessione… Un’ incultura e un affarismo senza confini. E dall’altra parte, il silenzio assordante della “sinistra”. Ho paura che ci voglia ben altro! Ma come fare per scuotere la gente dall’apatia e dalla rassegnazione? Alla fine, la stragrande maggioranza non sa trovare la forza di inventare il proprio futuro e si accontenta di annegare le preoccupazioni e il pessimismo negli spettacolini neurolettici che la TV ci propina giorno dopo giorno, nello pseudocalcio che ci rimane dopo milioni di scandali, nella rata del mutuo e nella macchina Euro 4 acquistata a rate ventennali. C’è del marcio in giro; e il pesce comincia a puzzare dalla testa!

..

10 settembre 2008

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=30820&sez=HOME_MAIL

Tremonti: «Il nucleare è già in Finanziaria» / Nuovo incidente a Tricastin

 L'ex ministro Tremonti
.
Il nucleare? È già in Finanziaria. Il governo accelera sul fronte dell´energia nucleare: già nella prossima manovra economica si stanzieranno i fondi per partire con le centrali. L´annuncio lo dà il ministro Tremonti in tv, a Ballarò: «In Finanziaria – dice – c’è una norma che prevede l’avvio del finanziamento dei progetti per il nucleare». In sostanza, ha voluto chiarire il ministro, «partono le centrali».

Buono a sapersi, verrebbe da dire,
visto che una scelta del genere forse meriterebbe un pizzico di discussione in più che un annuncio alla telecamere. Ma tant´è, il governo Berlusconi è parecchio sensibile alle pressioni che arrivano a Confindustria, Che, guarda caso, proprio martedì, poche ore prima che Tremonti riferisse da Floris, aveva annunciato l´avvio di un «tavolo di studio» sull´esperienza finlandese. La presidente Emma Marcegaglia spiegava che «stiamo cercando di capire se possiamo utilizzare questo modello, in cui produttori di energia e grandi consumatori hanno realizzato insieme una centrale nucleare». Un modello, insomma, dove le grandi imprese, quelle che consumano, parteciperebbero alla costruzione delle centrali stesse. D´altronde la Marcegaglia lo va ripetendo da mesi: «La questione dell´energia – aveva detto subito dopo al sua nomina alla presidenza – è molto sentita dalle imprese. Un passo verso il nucleare – sosteneva –sarebbe una spinta per la produttività». Tanto più se lo fate fare a noi.

Coincidenza vuole, infine,
che proprio lunedì in Francia, patria del nucleare in Europa, si sia verificato l´ennesimo incidente. Il quarto in tre mesi, alla faccia del «nucleare sicuro». La fuoriuscita è successa di nuovo nella centrale di Tricastin: durante alcuni lavori di manutenzione in uno dei reattori, sono rimaste lesionate due unità di contenimento del combustibile, che alcuni operai stavano tentando di rimuovere. Le operazioni sono state immediatamente interrotte e la struttura evacuata: secondo l’Autorità statale per la Sicurezza Nucleare nessuno dei presenti ha riportato danni e non si sono verificate fughe di radioattività all’esterno. A Tricastin sono stati registrati numerosi incidenti quest’estate: una diffusione eccessiva di carbonio 14 gassoso a inizio agosto, una perdita di acque contenenti uranio radioattivo (che ha determinato la dispersione di 74 chilogrammi della sostanza in due fiumi) nella notte tra il 7 e l’8 luglio, mentre 15 giorni dopo, un centinaio di dipendenti della centrale sono stati «contaminati in modo leggero» in seguito alla dispersione di polveri radioattive.

.
Pubblicato il: 10.09.08
Modificato il: 10.09.08 alle ore 19.10

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78878