Archivio | settembre 12, 2008

Avvenire contro Alemanno e La Russa “Avventate le frasi sul fascismo”/Sabina Guzzanti: «Onorata per la denuncia. Stiamo tornando al fascismo, complimenti al Pd»

Il quotidiano dei vescovi: “Si tratta di un errore indiscutibile”
Veltroni: “La memoria sembra affaticata ma è viva”

Avvenire contro Alemanno e La Russa "Avventate le frasi sul fascismo"

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ROMA – “Avventate”. L’Avvenire bolla così le dichiarazioni sul fascismo di Gianni Alemanno e Ignazio La Russa. Secondo il quotidiano dei vescovi italiani, che oggi propone un editoriale di Sergio Soave, le critiche al sindaco di Roma sono giuste. Quel “il fascismo non è il male assoluto” pronunciato dal primo cittadino della capitale “è stato un indiscutibile errore”. Dunque, per Avvenire, “quale che fosse la sua intenzione, la frase di Alemanno aveva il senso di una rivendicazione di eredità e di identità, seppure cauta e circospetta, non quella di un giudizio storico equanime”.

E anche sul fronte politico la polemica è tutt’altro che chiusa. Stamattina Walter Veltroni si è ritrovato davanti Alemanno al comitato d’onore della fondazione dedicata a Maria Grazia Cutuli, la giornalista del Corriere della Sera uccisa in Afghanistan. Ed ha colto l’occasione per sferzare il sindaco capitolino proprio su fascismo e memoria: “Nei tempi che viviamo la memoria sembra una parola affaticata e invece è assolutamente viva, puo darci la percezione di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ci aiuta a ricordare ciò che è stato e che non deve tornare. Ci fa capire l’orrore della guerra e del terrorismo”. Nei giorni scorsi Veltroni aveva lasciato la fondazione per il museo della Shoah in aperta polemica con Alemanno.

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12 settembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/politica/alemanno-razziali/avvenire-alemanno/avvenire-alemanno.html?rss

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Sabina Guzzanti (foto Lapresse)

ROMA (12 settembre) – «Sono onorata per questa denuncia, certo Alfano potrebbe non autorizzare ma mi pare che possa ben sperare». Parole di Sabina Guzzanti,c he commenta così la decisione  della Procura di Roma di avanzare al ministro della Giustizia la richiesta di procedere nei suoi confronti per vilipendio alla religione, dopo gli insulti al Papa pronunciate durante la manifestazione di Piazza Navona dell’8 luglio scorso.

«Non vi fate spaventare – scrive ancora la comica in un intervento sul suo sito www.sabinaguzzanti.it – sono gesti intimidatori perché non pensiate che si possa dire impunemente quello che si pensa. Invece si può e perderanno loro. Invece si può e la soddisfazione che si prova è impareggiabile». Per Guzzanti «stiamo tornando a un regime fascista. Complimenti D’Alema, complimenti Veltroni, complimenti Finocchiaro e company. Siete davvero dei portenti. Complimenti anche ai loro indegni supporter supportati che scrivono sui giornali. Avete sostenuto tutte le campagne contro la giustizia, contro le istituzioni democratiche e ora finalmente siamo in una dittatura. I primi a rimetterci sarete voi. Ma non voglio anticiparvi nulla – conclude Guzzanti -. Non vedete a un palmo dal vostro naso e il mondo per voi deve essere una continua sorpresa o spavento».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=30920&sez=HOME_INITALIA

Uguali_diversi. L’incontro delle culture in Festival

a.g.

Ugualidiversi, festival delle culture di Novellara e Luzzara
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Sono 13.411 i cittadini di Luzzara e Novellara, due piccoli comuni della provincia di Reggio Emilia, di cui 1766 sono migranti appartenenti a 65 nazionalità diverse. E – caso strano nell’Italia della paura e della xenofobia – sono l’esempio di una convivenza quotidiana possibile e feconda. Così dal 12 al 14 settembre Luzzara e Novellara si raccontano nel primo Festival delle culture: Uguali_diversi promosso in occasione dell’Anno Europeo del Dialogo Interculturale con la collaborazione della provincia.
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Quattro giorni di approfondimento e riflessione per scoprire le tante facce dell’integrazione e conoscere l’esperienza delle due piccole comunità. Un momento di incontro, di dialogo tra sindaci di tutta Italia, docenti universitari, giornalisti, artisti, scrittori e sociologi tra i quali Gad Lerner, Massimo Livi Bacci, Paolo Naso e Stefano Allievi, per parlare delle questioni di identità, differenza e convivenza civile. Il pubblico potrà così scoprire attraverso mostre, workshop, laboratori e spettacoli il valore della diversità e un esempio di convivenza che in Italia sembra sempre di più una chimera.
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Le amministrazioni di Novellara e Luzzara, infatti, hanno messo in atto una serie di iniziativa compartecipative che favoriscano la conoscenza delle diverse culture. Metafora dell’integrazione è il tempio Sikh tra i più grandi d’Europa, un luogo di preghiera per i musulmani che è diventato anche il punto d’incontro per il calendario delle festività condivise. Tutti i cittadini di Novellara, infatti, festeggiano il capodanno cinese così come la festa di Primavera, il Baisakhi dei Sikh, la fine del Ramadan, il Natale cristiano e la festa della Repubblica, diventate ormai tutte feste comuni.
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Il Festival delle cultura, come punto d’arrivo di queste esperienze quotidiane, le racconta con «I libri viventi e le Panchine Parlanti», appuntamenti in cui alcune persone si raccontano al pubblico e leggono dalle panchine la loro storia: da «la donna musulmana» a «l’omosessuale».
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Visitando le tante mostre, invece, si potrà conoscere anche la storia dei popoli che sono arrivati a Novellara e Lazzara. E attraverso la musica dell’Orchestra di Piazza Vittorio ascoltare la possibilità di un incrocio multietnico in note.

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Pubblicato il: 12.09.08
Modificato il: 12.09.08 alle ore 17.08

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78951

Inchiesta sui rifiuti, perquisita la redazione de L’Espresso / Leggi “Così ho avvelenato Napoli”

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Nell’ultimo numero de L’espresso si può leggere l’inchiesta «Così ho avvelenato Napoli». Il lavoro giornalistico, appena arrivato in edicola, assume però un risvolto giudiziario: sono state perquisite dai militari della Guardia di Finanza, la redazione del settimanale e le abitazioni dei giornalisti Gianluca Di Feo ed Emiliano Fittipaldi. La perquisizione, che ha portato al sequestro di computer e documenti, è stata disposta dalla procura di Napoli.

L’inchiesta del settimanale riporta le confessioni dell’imprenditore Gaetano Vassallo, sullo smaltimento dei rifiuti tossici in Campania per conto della camorra. Le dichiarazioni di Vassallo coinvolgono politici e funzionari locali, sindaci e manager di enti locali, ma anche il sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino.

L’azione della magistratura preoccupa il mondo del giornalismo. Solidarietà ai giornalisti coinvolti e alla redazione de L’Espresso, arriva dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti che giudica la perquisizione un «atto poco rispettoso del lavoro di chi si impegna a informare». Lorenzo Del Boca, presidente dell’ordine, si congratula con la testata e i giornalisti, per «un servizio efficace, documentato, completo che apre scenari di luce e di verità» in quanto «raccontare come è stata inquinata Napoli con i rifiuti tossici è servizio non solo indispensabile ma, addirittura, meritorio». Del Boca poi si rivolge alla società civile spronandola a sostenere i giornalisti più coraggiosi che devono essere «protetti da atteggiamenti aggressivi di chi vorrebbe togliere loro la penna per armarli di bavaglio».

Al fianco dei giornalisti si schiera anche la Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Per Franco Siddi, segretario del Fnsi, è impossibile «accettare che l’attività giornalistica di inchiesta venga trattata come fosse illegale e sotto tutela». Per il segretario del sindacato dei giornalisti, il caso de L’Espresso non è che l’ultimo di una lunga serie di azioni tendenti a limitare la libertà di stampa: «Ci pare che fin troppo chiaro il tentativo di affievolire la capacità di ricerca della verità da parte dei giornalisti. Sono ormai, infatti, troppi in questi mesi gli interventi sui colleghi e sulle redazioni». Siddi ha chiamato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano per esprimere il disappunto dell’Fnsi sull’accaduto.

Il comitato di redazione de L’Espresso ha diffuso una nota per denunciare che «ancora una volta l’esercizio del diritto di cronaca è oggetto di atti intimidatori che respingiamo fermamente». Il cdr critica anche le modalità della perquisizione giudicando l’impiego di ben diciotto agenti grave e offensivo. La redazione del settimanale vede legami tra queste modalità e il presunto coinvolgimento del sottosegretario all’Economia nello scandalo rifiuti: «Non possiamo fare a meno di notare che un simile spiegamento di forze avviene in seguito ai riferimenti contenuti nell’inchiesta sul presunto ruolo nello scandalo dei rifiuti di un sottosegretario del governo».

Dal cdr del quotidiano La Repubblica si lamenta che c’è ormai una certezza: «Se si portano a conoscenza dei lettori le notizie, i retroscena che ci sono dietro situazioni così forti come la vicenda dei rifiuti di Napoli, immediatamente scatta un’inchiesta della magistratura che sembra concentrarsi più sull’individuazione delle fonti e dei rapporti tra queste e i giornalisti, piuttosto che sui fatti denunciati».

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Pubblicato il: 12.09.08
Modificato il: 12.09.08 alle ore 15.24

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78949

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Così ho avvelenato Napoli

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di Gianluca Di Feo e Emiliano Fittipaldi
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Le confessioni di Gaetano Vassallo, il boss che per 20 anni ha nascosto rifiuti tossici in Campania pagando politici e funzionari

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Temo per la mia vita e per questo ho deciso di collaborare con la giustizia e dire tutto quello che mi riguarda, anche reati da me commessi. In particolare, intendo riferire sullo smaltimento illegale dei rifiuti speciali, tossici e nocivi, a partire dal 1987-88 fino all’anno 2005. Smaltimenti realizzati in cave, in terreni vergini, in discariche non autorizzate e in siti che posso materialmente indicare, avendo anche io contribuito… Comincia così il più sconvolgente racconto della devastazione di una regione: venti anni di veleni nascosti ovunque, che hanno contaminato il suolo, l’acqua e l’aria della Campania. Venti anni di denaro facile che hanno consolidato il potere dei casalesi, diventati praticamente i monopolisti di questo business sporco e redditizio. La testimonianza choc di una follia collettiva, che dalla fine degli anni Ottanta ha spinto sindaci, boss e contadini a seminare scorie tossiche nelle campagne tra Napoli e Caserta. Con il Commissariato di governo che in nome dell’emergenza ha poi legalizzato questo inferno.

Gaetano Vassallo è stato l’inventore del traffico: l’imprenditore che ha aperto la rotta dei rifiuti tossici alle aziende del Nord. E ha amministrato il grande affare per conto della famiglia Bidognetti, seguendone ascesa e declino nell’impero di Gomorra.

I primi clienti li ha raccolti in Toscana, in quelle aziende fiorentine dove la massoneria di Licio Gelli continua ad avere un peso. I controlli non sono mai stati un problema: dichiara di avere avuto a libro paga i responsabili. Anche con la politica ha curato rapporti e investimenti, prendendo la tessera di Forza Italia e puntando sul partito di Berlusconi.

La rete di protezione

Quando Vassallo si presenta ai magistrati dell’Antimafia di Napoli è il primo aprile. Mancano due settimane alle elezioni, tante cose dovevano ancora accadere. Due mesi esatti dopo, Michele Orsi, uno dei protagonisti delle sue rivelazioni è stato assassinato da un commando di killer casalesi. E 42 giorni dopo Nicola Cosentino, il più importante parlamentare da lui chiamato in causa, è diventato sottosegretario del governo Berlusconi.

Vassallo non si è preoccupato.
Ha continuato a riempire decine di verbali di accuse, che vengono vagliati da un pool di pm della direzione distrettuale antimafia napoletana e da squadre specializzate delle forze dell’ordine: poliziotti, finanzieri, carabinieri e Dia. Finora i riscontri alle sue testimonianze sono stati numerosi: per gli inquirenti è altamente attendibile.

Anche perché ha conservato pacchi di documenti per dare forza alle sue parole. Che aprono un abisso sulla devastazione dei suoli campani e poi, attraverso i roghi e la commercializzazione dei prodotti agro-alimentari, sulla minaccia alla salute di tutti i cittadini. Come è stato possibile?
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“Nel corso degli anni, quanto meno fino al 2002, ho proseguito nella sfruttamento della ex discarica di Giugliano, insieme ai miei fratelli, corrompendo l’architetto Bovier del Commissariato di governo e l’ingegner Avallone dell’Arpac (l’agenzia regionale dell’ambiente). Il primo è stato remunerato continuativamente perché consentiva, falsificando i certificati o i verbali di accertamento, di far apparire conforme al materiale di bonifica i rifiuti che venivano smaltiti illecitamente. Ha ricevuto in tutto somme prossime ai 70 milioni di lire. L’ingegner Avallone era praticamente ‘stipendiato’ con tre milioni di lire al mese, essendo lo stesso incaricato anche di predisporre il progetto di bonifica della nostra discarica, progetto che ci consentiva la copertura formale per poter smaltire illecitamente i rifiuti”.

Il gran pentito dei veleni parla anche di uomini delle forze dell’ordine ‘a disposizione’ e di decine di sindaci prezzolati. Ci sono persino funzionari della provincia di Caserta che firmano licenze per siti che sono fuori dai loro territori. Una lista sterminata di tangenti, versate attraverso i canali più diversi: si parte dalle fidejussioni affidate negli anni Ottanta alla moglie di Rosario Gava, fratello del patriarca dc, fino alla partecipazione occulta dell’ultima leva politica alle società dell’immondizia.

L’età dell’oro
Vassallo sa tutto. Perché per venti anni è stato il ministro dei rifiuti di Francesco Bidognetti, l’uomo che assieme a Francesco ‘Sandokan’ Schiavone domina il clan dei casalesi. All’inizio i veleni finivano in una discarica autorizzata, quella di Giugliano, legalmente gestita. Le scorie arrivavano soprattutto dalle concerie della Toscana, sui camion della ditta di Elio e Generoso Roma. C’era poi un giro campano con tutti i rifiuti speciali provenienti dalla rottamazione di veicoli: fiumi di olii nocivi.
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I protagonisti sono colletti bianchi, che fanno da prestanome per i padrini latitanti, li nascondono nelle loro ville e trasmettono gli ordini dal carcere dei boss detenuti. In pratica, accusa tutte le aziende campane che hanno operato nel settore, citando minuziosamente coperture e referenti. C’è l’avvocato Cipriano Chianese. C’è Gaetano Cerci “che peraltro è in contatto con Licio Gelli e con il suo vice così come mi ha riferito dieci giorni fa”.

Il racconto è agghiacciante. Sembra che la zona tra Napoli e Caserta venga colpita dalla nuova febbre dell’oro. Tutti corrono a sversare liquidi tossici, improvvisandosi riciclatori. “Verso la fine degli Ottanta ogni clan si era organizzato autonomamente per interrare i carichi in discariche abusive. Finora è stato scoperto solo uno dei gruppi, ma vi erano sistemi paralleli gestiti anche da altre famiglie”.

Ci sono trafficanti fai-dai-te che buttano liquidi fetidi nei campi coltivati in pieno giorno. Contadini che offrono i loro frutteti alle autobotti della morte. E se qualcuno protesta, intervengono i camorristi con la mitraglietta in pugno.

La banalità del male
Chi, come Vassallo, possiede una discarica lecita, la sfrutta all’infinito. Il sistema è terribilmente banale: nei permessi non viene indicata l’esatta posizione dell’invaso, né il suo perimetro. Così le voragini vengono triplicate. “Tutte le discariche campane con tale espediente hanno continuato a smaltire in modo abusivo, sfruttando autorizzazioni meramente cartolari. Ovviamente, nel creare nuovi invasi mi sono disinteressato di attrezzare quegli spazi in modo da impermeabilizzare i terreni; non fu realizzato nessun sistema di controllo del percolato e nessuna vasca di raccolta, sicché mai si è provveduto a controllare quella discarica ed a sanarla”. In uno di questi ‘buchi’ semilegali Vassallo fa seppellire un milione di metri cubi di detriti pericolosi.

L’aspetto più assurdo è che durante le emergenze che si sono accavallate, tutte queste discariche – quelle lecite e i satelliti abusivi – vengono espropriate dal Commissariato di governo per fare spazio all’immondizia di Napoli città. All’imprenditore della camorra Vassallo, pluri-inquisito, lo Stato concede ricchi risarcimenti: quasi due milioni e mezzo di euro. E altra monnezza seppellisce così il sarcofago dei veleni, creando un danno ancora più grave.

“I rifiuti del Commissariato furono collocati in sopra-elevazione; la zone è stata poi ‘sistemata’, anche se sono rimasti sotterrati rifiuti speciali (includendo anche i tossici), senza che fosse stata realizzata alcuna impermeabilizzazione. Non è mai stato fatto uno studio serio in ordine alla qualità dell’acqua della falda. E quella zona è ad alta vocazione agricola”.

L’import di scorie pericolose fruttava al clan 10 lire al chilo. “In quel periodo solo da me guadagnarono due miliardi”. Il calcolo è semplice: furono nascoste 200 mila tonnellate di sostanze tossiche. Questo soltanto per l’asse Vassallo-casalesi, senza contare gli altri i boss napoletani che si erano lanciati nell’affare, a partire dai Mallardo.

“Una volta colmate le discariche, i rifiuti venivano interrati ovunque. In questi casi gli imprenditori venivano sostanzialmente by-passati, ma talora ci veniva richiesto di concedere l’uso dei nostri timbri, in modo da ‘coprire’ e giustificare lo smaltimento dei produttori di rifiuti, del Nord Italia… Ricordo i rifiuti dell’Acna di Cengio, che furono smaltiti nella mia discarica per 6.000 quintali. Ma carichi ben superiori dall’Acna furono gestiti dall’avvocato Chianese: trattava 70 o 80 autotreni al giorno. La fila di autotreni era tale che formava una fila di circa un chilometro e mezzo”.

Un’altra misteriosa ondata di piena arriva tra la fine del 2001 e l’inizio del 2002: “Si trattava di un composto umido derivante dalla lavorazione dei rifiuti solidi urbani triturati, contenente molta plastica e vetro”. Decine di camion provenienti da un impianto pubblico: a Vassallo dicono che partono da Milano e vanno fatti scomparire in fretta.

Il patto con la politica
Uno dei capitoli più importanti riguarda la società mista che curava la nettezza urbana a Mondragone e in altri centri del casertano. È lì che parla dei fratelli Michele e Sergio Orsi, imprenditori con forti agganci nei palazzi del potere: il primo è stato ammazzato a giugno. I due, arrestati nel 2006, si erano difesi descrivendo le pressioni di boss e di politici.

Ma Vassallo va molto oltre:
“Confesso che ho agito per conto della famiglia Bidognetti quale loro referente nel controllo della società Eco4 gestita dai fratelli Orsi. Ai fratelli Orsi era stata fissata una tangente mensile di 50 mila euro… Posso dire che la società Eco4 era controllata dall’onorevole Nicola Cosentino e anche l’onorevole Mario Landoldi (An) vi aveva svariati interessi. Presenziai personalmente alla consegna di 50 mila euro in contanti da parte di Sergio Orsi a Cosentino, incontro avvenuto a casa di quest’ultimo a Casal di Principe. Ricordo che Cosentino ebbe a ricevere la somma in una busta gialla e Sergio mi informò del suo contenuto”.

Rapporti antichi, quelli con il politico
che la scorsa settimana ha accompagnato Berlusconi nell’ultimo bagno di folla napoletano: “La mia conoscenza con Cosentino risale agli anni ’80, quando lo stesso era appena uscito dal Psdi e si era candidato alla provincia. Ricordo che in quella occasione fui contattato da Bernardo Cirillo, il quale mi disse che dovevamo organizzare un incontro elettorale per il Cosentino che era uno dei ‘nostri’ candidati ossia un candidato del clan Bidognetti. In particolare il Cirillo specificò che era stato proprio ‘lo zio’ a far arrivare questo messaggio”.

Lo ‘zio’, spiega, è Francesco Bidognetti: condannato all’ergastolo in appello nel processo Spartacus e, su ordine del ministro Alfano, sottoposto allo stesso regime carcerario di Totò Riina e Bernardo Provenzano. L’elezione alla provincia di Caserta è stata invece il secondo gradino della carriera di Cosentino, l’avvocato di Casal di Principe oggi leader campano della Pdl e sottosegretario all’Economia. “Faccio presente che sono tesserato ‘Forza Italia’ e grazie a me sono state tesserate numerose persone presso la sezione di Cesa. Mi è capitato in due occasioni di sponsorizzare la campagna elettorale di Cosentino offrendogli cene presso il ristorante di mio fratello, cene costose con centinaia di invitati. L’ho sostenuto nel 2001 e incontrato spesso dopo l’elezione in Parlamento”.

Ma quando si presenta a chiedere
un intervento per rientrare nel gioco grande della spazzatura, gli assetti criminali sono cambiati. Il progetto più importante è stato spostato nel territorio di ‘Sandokan’ Schiavone. Il parlamentare lo riceve a casa e può offrirgli solo una soluzione di ripiego: “Cosentino mi disse che si era adeguato alle scelte fatte ‘a monte’ dai casalesi che avevano deciso di realizzare il termovalorizzatore a Santa Maria La Fossa. Egli, pertanto, aveva dovuto seguire tale linea ed avvantaggiare solo il gruppo Schiavone nella gestione dell’affare e, di conseguenza, tenere fuori il gruppo Bidognetti e quindi anche me”.

Vassallo non se la prende. È abituato a cadere e rialzarsi. Negli ultimi venti anni è stato arrestato tre volte. Dal 1993 in poi, ad ogni retata seguiva un periodo di stallo. Poi nel giro di due anni un’emergenza che gli riapriva le porte delle discariche. “Fui condannato in primo grado e prosciolto in appello. Ma io ero colpevole”. Una situazione paradossale: anche mentre sta confessando reati odiosi, ottiene dallo Stato un indennizzo di un milione 200 mila euro. E avverte: “Conviene che li blocchiate prima che i miei fratelli li facciano sparire…”.

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LEGGI: I verbali degli interrogatori a Vassallo di Gianluca Di Feo e Emiliano Fittipaldi

GUARDA: Le foto

LEGGI: “In ottimi rapporti con Ferraro dell’Udeur”

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11 settembre 2008

Chavez espelle l’ambasciatore Usa: «Andate all’inferno, yankee di m…»

«Siamo pronti a sospendere le forniture di petrolio» Washington allontana il diplomatico di Caracas

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Chavez (Reuters)
Chavez (Reuters)

CARACAS – Dopo quella con la Bolivia, è crisi diplomatica anche tra Washington e Caracas. Alla mossa del presidente venezuelano Hugo Chavez, che ha ordinato all’ambasciatore americano Patrick Duddy di lasciare il Paese entro le prossime 72 ore, accusandolo di cospirare contro il suo governo, gli Usa hanno deciso di rispondere: Washington ha infatti annunciato di voler espellere Bernardo Alvarez, ambasciatore venezuelano negli Stati Uniti.

«STANNO FACENDO ANCHE QUI COME IN BOLIVIA» – «Stanno cercando di fare qui quello che stanno facendo in Bolivia», ha denunciato Chavez, all’indomani dell’ordine di espulsione dato dal presidente boliviano Evo Morales all’ambasciatore americano a La Paz, accusato di sostenere gli autonomisti delle province della cosiddetta «Mezzaluna». Un nuovo ambasciatore degli Stati Uniti, ha fatto sapere il presidente del Venezuela che ha spiegato di aver agito in solidarietà con Morales, non sarà il benvenuto a Caracas «fino a quando ci sarà un governo americano che non rispetta il popolo latinoamericano».

Guarda il video di Chavez

SCONTRO – «Questo è troppo, yankee – ha detto Chavez, riprendendo il suo consueto tono di sfida nei confronti degli «imperialisti americani» – Ritengo il governo degli Stati Uniti responsabile di tutte le cospirazioni contro le nostre nazioni. Andate all’inferno, yankee di m… Da questo momento, l’ambasciatore yankee a Caracas ha 72 ore di tempo per lasciare il Venezuela». Contemporaneamente, il presidente ha detto di aver chiesto al ministro degli Esteri di richiamare in patria l’ambasciatore a Washington, Bernardo Alvarez, «prima che siano loro a mandarlo via». L’ambasciata americana, dopo la nuova tirata di Chavez, si è limitata a dire di essere al corrente delle parole del presidente venezuelano ma di non aver ricevuto alcuna notifica ufficiale sull’ordine di espulsione per Duddy, che al momento si trova negli Stati Uniti.

PETROLIO – Chavez ha poi minacciato di sospendere le forniture di petrolio agli Stati Uniti, principale cliente del Venezuela, se Washington dovesse aggredire il suo governo. Inoltre ha affermato che la presenza di due bombardieri russi in Venezuela (due TU-160) costituisce un “avvertimento” per Washington.

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12 settembre 2008

fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_settembre_12/chavez_usa_bolivia_6833d86e-80ae-11dd-b38b-00144f02aabc.shtml

Alitalia va verso il fallimento. È rottura tra Cai e sindacati

Sacconi: lavoriamo per evitare mobilità

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Stop alle trattative tra sindacati e la Cai, la nuova compagnia aera che dovrebbe subentrare alla Alitalia. «Dopo sette giorni» per la Cai, «non ci sono le condizioni per proseguire le trattative». Un duro stop, anche se non sembra ancora arrivato il momento della rottura formale nella difficile ricerca di una intesa con i sindacati. Per questo, la Cai «non parteciperà a nessun tavolo». In mattinata è stato fatto rientrare dalla sede della Magliana il team incaricato di svolgere il lavoro di due diligence legato all’offerta. La due diligence è stata interrotta, anche se l’offerta non è stata formalmente ritirata.
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Il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini, ha fatto sapere che la disdetta dei contratti e l’avvio delle procedure di mobilità dei dipendenti Alitalia non è stata formalizzata, anche se è già stata annunciata. Per il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, «la situazione è critica ma non definitiva», anche se «il margine di mediazione alle condizioni attuali credo sia esaurito». Il confronto resta ancora formalmente aperto. I sindacati lo hanno ribadito e la Cai, pur asserendo che non parteciperà a nessun tavolo, ha però precisato che non ha ritirato l’offerta.

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Il governo intanto cerca di scongiurare l’ipotesi di messa in mobilità dei lavoratori. L’avvio delle procedure di mobilità «non dipende da noi – sono parole di Sacconi – ma dal commissario. Io e il mio collega delle Infrastrutture, Altero Matteoli, abbiamo accolto l’invito dei sindacati di adoperarci per evitare atti unilaterali nella giornata di oggi in modo da dare alle organizzazioni sindacali – ha proseguito – il tempo di incontrarsi e formulare una proposta comune».

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E addirittura ora si torna a parlare di nuove offerte. Il segretario generale della Uil Trasporti, Giuseppe Caronia, auspica che «ci siano altri soggetti interessati più seriamente» all’Alitalia. Al termine dell’incontro al ministero del Lavoro, il dirigente sindacale ha detto che c’è «disponibilità ad incontrare Cai, ma non pensiamo che ci siano disponibilità da parte loro, perchè abbiamo il sospetto sempre più forte che voglia far fallire Alitalia per prendersela dopo». I due ministri, del Lavoro, Sacconi, e delle Infrastrutture e Trasporti, Matteoli, «ci hanno detto che non c’è alcun atto di disdetta dei contratti e – ha aggiunto Caronia – si sono impegnati per non farceli arrivare».

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Da indiscrezioni emergono i dettagli del piano di esuberi: 870 piloti, più 130 delle attività cargo da esternalizzare; 1.600 assistenti di volo. Tra ammortizzatori e esternalizzazioni i lavoratori coinvolti sono oltre cinquemila. Sul numero degli esuberi «i conti non tornano», ha detto il presidente dell’associazione degli assistenti di volo, Avia, Antonio Divietri, spiegando che «in Alitalia ci sono 21mila dipendenti come forza media puntuale, cioè gente che oggi è in produzione. Se il piano di Cai prevede di acquisire 11.500 dipendenti fra Alitalia ed Air One, i conti non tornano».

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«Comincio a sospettare che il vero piano di Cai si quello di far fallire Alitalia», ha detto Giuseppe Caronia, segretario della Uil trasporti, che ha aggiunto: «Non si capisce infatti la loro ostinazione a rifiutare l’ampia disponibilità offerta dal sindacato con proposte incredibilmente vantaggiose che sono state buttate via». Poi ha ribadito: «vogliono farla fallire per raccoglierla con il cucchiaino e con condizioni più pesanti per i lavoratori».

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«Vogliamo fare un accordo che rilanci l’azienda», ha spiegato il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, che ha osservato: «La nostra posizione è sempre la stessa». Il segretario della Uil ha aggiunto: «Sappiamo benissimo che ci sarà un problema di esuberi, sarà necessario un aumento della produttività con un maggior carico di lavoro per un minor numero di persone. Ma non riteniamo accettabile meno salario».

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Il ministro del Lavoro ha indicato che il commissario straordinario di Alitalia Augusto Fantozzi potrebbe avviare le procedure per la mobilità dei dipendenti «perché è tenuto a farlo». Intanto, il presidente di Cai Roberto Colaninno e l’ad Rocco Sabelli, l’ad di Banca Intesa Corrado Passera, ed il commissario straordinario di Alitalia Augusto Fantozzi,si sono recati a Palazzo Chigi.

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Pubblicato il: 12.09.08
Modificato il: 12.09.08 alle ore 17.03

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78938

Serata di festa in mezzo ai nomadi pavesi

PAVIA. «Con i sinti e con i rom: costruiamo insieme un progetto di accoglienza a Pavia». Con questo slogan Rifondazione Comunista di Pavia e Voghera, Arci, Barattolo, Associazione Fuoriuogo, Circolo Pasolini, Comunisti Italiani, circolo Arci Radio Aut, circolo ARCI Ortosonico, Coordinamento per il Diritto allo Studio, Associazione Ci siamo anche noi e CAFE hanno aderito all’iniziativa organizzata e promossa dalle comunità sinte di Piazzale Europa e di via Bramante per venerdì 12 settembre. L’appuntamento è per le 21 al campo di Via Bramante per una serata pubblica di dibattito e di scambio culturale.

«La serata intende rappresentare una continuazione dell’impegno di molte associazioni e gruppi locali in favore della tutela delle comunità sinte e rom presenti sul territorio pavese, sia per evitare il ripetersi di gravissimi episodi quali lo sgombero del 2007 dei rom dalla Snia, sia per rilanciare una discussione, aperta e partecipata, sul futuro degli insediamenti cittadini, stabili e temporanei, dedicati a queste comunità, in una logica di mediazione con le esigenze del resto della popolazione locale» ha spiegato Andrea Membretti, che modererà il dibattito.
Durante la serata verrà presentata pubblicamente la neonata Associazione Sinti Italiani di Pavia che intende promuovere la cultura sinta e difendere i diritti delle minoranze zigane a Pavia «sempre più minacciate dalle iniziative xenofobe del governo nazionale e discriminate dalle cosiddette “politiche securitarie” di chiara matrice antidemocratica» spiega l’associazione.
Sono stati invitati il Sindaco e gli assessori coinvolti dalla tematica, ma finora le uniche adesioni sono state quelle degli assessori Francesco Brendolise e Pinuccia Balzamo, dicono dall’associazione. Alle 21 verrà proiettato il documentario “Opera Gagia” di Andrea Bocola e Francesco Scarpelli sul linciaggio delle comunità zigane avvenuto nel territorio del comune milanese di Opera. Alle 22 Erasmo Formica (Associazione Sinti Italiani di Pavia); Paolo Casagrande (Comunità sinta piazzale Europa); Juri del Bar (Federazione Rom e Sinti Italiani); Giorgio Bezzecchi (Opera Nomadi Milano); Vito Savino (ARCI Pavia); Francesca Vaccina (FuoriLuogo); Francesco Scarpelli (regista, co-autore di “Opera Gagia”); Ernesto Rossi (Aven Amentza); Dijana Pavlovic (attrice e mediatrice culturale rom) dibatteranno su “Sinti e Rom, cittadini di Pavia? Progettiamo interventi condivisi, nel segno dell’accoglienza”. Durante la serata sarà presente un servizio bar, con specialità sinte (frittelle, torta nera). Alle 23 si balla e si canta al ritmo della musica zigana.

“Lasciate che Rom e Sinti vivano tra noi. Ne abbiamo bisogno. Potrebbero aiutarci a scompigliare un po’ del nostro ordine rigido. Potrebbero insegnarci quanto prive di significato sono le frontiere: incuranti dei confini i Rom e i Sinti sono di casa in tutta Europa. Sono ciò che noi proclamiamo di voler essere: cittadini d’Europa. Forse ci servono proprio coloro che temiamo tanto”.
Gunther Grass, Nobel per la letteratura

La conoscenza genera comprensione e tolleranza; l’ignoranza, paura ed odio.

Elena

Ricevuto via mail (grazie Martina!)

Immagini di Sucar Drom

GENOVA – Vigilessa presa a calci per una multa

11 settembre 2008| Daniele Grillo
Matteo Indice

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Presa a calci nella pancia perché ha “osato” fare una contravvenzione a un’auto in sosta irregolare. E trasportata per questo all’ospedale Villa Scassi, con contusioni che solo per fortuna non hanno portato a gravi conseguenze, semplicemente per aver compiuto il proprio dovere.

È successo ieri alle tre del pomeriggio in piazza Sopranis, San Teodoro, nei pressi di un’area regolata dal sistema zsl (zona a sosta limitata). La vittima dell’aggressione è una guardia municipale di 46 anni, in forza da diverso tempo presso alla sezione di San Teodoro. «In 35 anni una cosa del genere non l’avevo mai vista – sussurra un collega subito dopo l’accaduto – ancora più incredibile è che un fatto di questo tipo abbia avuto come vittima una donna».

Questa la ricostruzione del pestaggio. La guardia municipale mette mano al taccuino dei verbali e si avvicina a una vettura in sosta vietata, in uno spazio dove solo gli autorizzati – nella maggior parte dei casi residenti – possono transitare e fermarsi. Il proprietario della macchina si avvicina e le strappa di mano il blocchetto, facendo brandelli sia della sua contravvenzione che della matrice. Non contento e completamente fuori di sé, strattona e prende a calci la “vittima”, prima di salire in auto e dileguarsi. L’aggressore è stato tuttavia identificato e sulle sue tracce si stanno già muovendo gli investigatori del Nucleo polizia giudiziaria, la squadra investigativa della Municipale. «Comunque vadano le indagini – confermano ancora i colleghi – è inquietante che si rischi una cosa del genere per una contravvenzione. Un conto sono le reazioni degli stranieri che vendono merce abusiva, o gli arresti un po’ movimentati. Ma stavolta eravamo in pieno giorno ed è finita nel mirino una donna, a conferma di come i vigili siano spesso considerati nemici a sproposito».

Un caso per certi aspetti simile era stato registrato dalle cronache a fine agosto, quando due ausiliari di Amt raccontarono di essere stati spintonati a una fermata dell’autobus di via Rivarolo, per aver chiesto ai proprietari delle auto in sosta sulle corsie riservate di spostare i propri mezzi. Piccole lesioni, il ricorso all’ospedale, la denuncia ai danni degli autori delle percosse. Sul fatto si pronunciò anche il sindaco Marta Vincenzi, che invitò tutti alla calma, in un periodo difficile per chi si occupa di sanzionare le inadempienze di automobilisti e motociclisti. Decine di segnalazioni sono arrivate recentemente al Secolo XIX sul ruolo e i comportamenti degli ausiliari del traffico di Amt, incaricati di garantire il rispetto del divieto di oltrepassare le corsie riservate ai bus. Un comitato spontaneo di cittadini aveva denunciato alcuni “appostamenti”, condannati in seguito anche dall’amministrazione comunale. Ma le polemiche, in quel caso, non avevano mai superato i toni del confronto, ancorché acceso.

La sezione di San Teodoro, dove ieri pomeriggio si sono presentati diversi funzionari della polizia municipale, è composta da venti persone, diciannove vigili e una guardia municipale, la vittima dell’aggressione. La figura delle “guardie” non resterà in vita ancora per molto. Nel piano di riorganizzazione preparato dal comandante dei vigili Roberto Mangiardi verrà offerta loro la possibilità di cambiare lavoro, entrando a far parte a tutti gli effetti del corpo dei vigili urbani o inserendosi all’interno di una delle aziende controllate dal Comune. Mangiardi condanna l’ultimo episodio, e ripete ciò che il sindaco disse qualche settimana fa: « Spiace dover constatare come le persone che fanno il loro lavoro, che consiste nel rilevare violazioni commesse da altre persone, vengano malmenate e considerate da qualcuno un bersaglio. Operano soltanto per il bene della collettività e il rispetto delle regole di pacifica convivenza. Non per proprio tornaconto personale».

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fonte: http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/genova/2008/09/11/1101746545212-vigilessa-presa-calci-una-multa.shtml

Scoperte 1400 tombe del III secolo a Salonicco

Il ritrovamento durante i lavori per la metropolitana

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Le tombe ritrovate a Salonicco

ATENE (11 settembre) – Corone d’oro, gioielli, monete in bronzo e vasi in vari materiali. Un vero tesoro è stato scoperto a Salonicco durante i lavori preparatori per la costruzione della metropolitana. Sono state rinvenute 1.414 tombe risalenti ad un periodo fra il III secolo a.C e il IV d.C. Ad annunciarlo il ministero della cultura. Le corone d’oro trovate sono simili a quelle trovate nella necropoli reale di Vergina, prima capitale del regno macedone, una settantina di chilometri da Salonicco. I lavori veri e propri della metropolitana, 12 km che saranno costruiti da un consorzio greco-italiano, cominceranno a novembre e si concluderanno nel 2012.

Ieri un’altra scoperta. il ministero della cultura aveva annunciato il ritrovamento di 43 tombe dal V al III secono a.C a Pella, altra antica capitale della Macedonia e luogo di nascita di Alessandro Magno, contenenti gioielli e altri oggetti preziosi. Fra le tombe quelle di 20 guerrieri sepolti con armi di ferro e armature di bronzo.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=30879&sez=HOME_SPETTACOLO

Federalismo, Regioni e Comuni frenano: “Finora propaganda, siamo solo all’inizio”

Federalismo, Regioni e Comuni frenano "Finora propaganda, siamo solo  all'inizio"

Il ministro per la Semplificazione Normativa, Roberto Calderoli

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ROMA – Dichiarazioni “trionfalistiche” di cui però non si vede la ragione, visto che “siamo solo all’inizio di un percorso” partito peraltro “male” perché in Consiglio dei ministri oggi è stato presentato un testo diverso da quello su cui si era ragionato fino a qualche giorno fa, e sul quale sarà necessario un confronto approfondito. Questa la posizione di Regioni, Comuni e Province di fronte al primo passaggio in Consiglio dei ministri dell’ultimo testo sul federalismo fiscale del ministro leghista Roberto Calderoli.

Ad aprire le contestazioni è Vasco Errani, presidente della conferenza Stato-Regioni, che oggi ha incontrato Calderoli: “Ci era stato detto che prima di andare in Consiglio dei ministri sarebbe stato fatto un percorso con le Regioni, le Province e gli Enti locali, così non è stato ed è un fatto molto negativo. Deve essere chiara una cosa: i problemi che abbiamo davanti non si risolvono con forzature propagandistiche”.

Con Calderoli “non siamo entrati nel merito
del provvedimento – ha aggiunto Errani – ma abbiamo posto alcune questioni preliminari: in primo luogo che la conferenza Stato-Regioni del 18 non sia un momento conclusivo di un percorso; poi di avere per scritto la garanzia di una verifica congiunta su adeguati finanziamenti rispetto alle competenze decentrate; inoltre vogliamo la possibilità che in Parlamento si possa svolgere un dibattito approfondito, nel merito, con il coinvolgimento degli Enti locali”.

E mentre l’Unione delle province sospende il giudizio di merito in attesa di studiare meglio in testo, è netto il giudizio negativo di Leonardo Domenici, presidente dell’Anci: il testo “lascia i Comuni italiani con incertezze ancora maggiori di quelle che potevano avere fino a ieri. Verranno a mancare certezze sia sul fronte delle funzioni che i Comuni saranno chiamati a svolgere, sia sulle entrate che dovrebbero garantire loro di poterle assicurare ai cittadini”.

“Verrebbe meno l’idea di un tributo capace di dare autonomia e responsabilità ai Comuni, così come detto esplicitamente nel testo del governo consegnatoci lo scorso 4 settembre”, continua Domenici facendo riferimento alla scomparsa dal nuovo testo della tassa sugli immobili che doveva andare ai comuni. “In definitiva – conclude – sembra che nonostante le intenzioni di alcuni ministri, la linea di questo governo sia quella di tornare a un sistema di finanza derivata, accompagnato da nuove forme di centralismo statale e regionale. Un federalismo davvero singolare”.

Sulla stessa linea
Sergio Chiamparino, sindaco di Torino e ministro ombra del Pd:
“Non ho visto il testo ma anche la formula di approvazione preliminare mi dà l’impressione che siamo di fronte a un’operazione con un forte carattere politico-propagandistico, un testo da dare alla Lega perché lo utilizzi per il rito dell’ampolla”.

“Non comprendo – sottolinea Agazio Loiero, presidente della Regione Calabria – le sbrigative attestazioni di trionfo dopo che il Consiglio dei ministri ha licenziato soltanto uno ‘schema’ di disegno di legge. Tali atteggiamenti sembrano finalizzati più alla propaganda che a rafforzare la ricerca di un percorso comune”.

Di diverso tono il commento di Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, per il quale si tratta di un provvedimento che “descrive un cammino verso un federalismo fiscale sostenibile, solidale, capace di procurare vantaggi alle Regioni del Nord e del Sud e in grado di mettere in moto meccanismi virtuosi in ogni Regione”. E ancora Gianni Alemanno, sindaco di Roma: è un testo equilibrato, anche grazie agli emendamenti del ministro Fitto, su cui continueremo a lavorare anche con Calderoli perché sia una grande rivoluzione”.

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11 settembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/politica/riforme/regioni-comuni/regioni-comuni.html