Archivio | settembre 14, 2008

Raid contro i palestinesi. Olmert: intollerabile pogrom. 11mila coloni pronti a lasciare i territori

Soldati israeliani fermano un'ambulanza nel villaggio di Assira (foto Nasser Ishtayeh - Ap) GERUSALEMME (14 settembre) – Circa 11 mila coloni sono pronti a lasciare subito dietro indennizzo le loro abitazioni che in Cisgiordania si trovano ad est della Barriera di sicurezza, cioè in zone che prevedibilmente passeranno sotto totale controllo palestinese. Lo ha detto oggi il vicepremier israeliano Haim Ramon (Kadima) durante la seduta del consiglio dei ministri. Hamon ha illustrato al governo un piano di sgombero in base al quale ciascun nucleo familiare pronto a lasciare la sua abitazione riceverà dallo Stato una cifra complessiva di 1,1 milioni di shekel, oltre 200 mila euro. Per chi decidesse di trasferirsi nel Neghev o in Galilea sono previsti ulteriori incentivi, ha detto Ramon. La maggior parte dei coloni israeliani (oltre 250 mila) vivono in zone omogenee di popolamento in Cisgiordania che Israele intende annettere al proprio Territorio. Oltre la Barriera di sicurezza vivono complessivamente 60 mila israeliani, in genere in piccoli insediamenti che potrebbero essere sgomberati nel contesto di intese fra Israele e Anp. Di questi coloni, secondo Ramon, il 18 per cento circa sono pronti fin d’ora a partire.

Olmert critica raid coloni Il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha severamente criticato il raid punitivo condotto ieri da decine di coloni armati nel villaggio cisgiordano di Assira a-Kabalya (Nablus) in cui otto palestinesi sono rimasti feriti. «Si tratta di un episodio intollerabile – ha detto Olmert, durante la odierna seduta del consiglio dei ministri. – In Israele non possono verificarsi pogrom contro non ebrei». Gli incidenti di ieri sono stati innescati dal ferimento di un bambino di Yitzhar (Nablus) da parte di un palestinese penetrato in quella colonia armato di un pugnale. In reazione decine di coloni armati hanno attaccato il vicino villaggio di Assira a-Kabalya – da dove presumibilmente era partito l’attaccante – provocando danni e feriti. In una seduta di dirigenti laburisti anche il ministro della difesa Ehud Barak ha condannato il comportamento dei coloni. «Le forze armate – ha assicurato – agiranno in maniera severa per imporre l’ordine fra gli israeliani che vivono in Giudea-Samaria», ossia in Cisgiordania. Ad accrescere la tensione in Cisgiordania è giunta ieri la uccisione, nel corso di disordini, di un adolescente palestinese nella zona di Teqoa (Betlemme). Fonti locali sostengono che è stato colpito dal fuoco di un militare, mentre in Israele l’episodio è ancora sotto inchiesta. Da parte sua il portavoce dei coloni di Yitzhar (Cisgiordania), Igal Amitay, ha accusato i mezzi di comunicazione israeliani di aver ieri minimizzato la gravità dell’attentato palestinese. L’attentatore – che è riuscito a fuggire – ha appiccato il fuoco ad una casa dell’insediamento. Quando un bambino ha cercato di dare l’allarme – ha proseguito Amitay – è stato pugnalato diverse volte «e poi gettato in un dirupo di cinque metri». Secondo Amitay la reazione dei coloni «che hanno infranto alcuni parabrezza» di automobili palestinesi è stata dunque contenuta.

Primarie israeliane Mentre il principale partito israeliano Kadima sta completando i preparativi per le elezioni primarie del 17 settembre – da cui emergerà il nome del successore del premier Ehud Olmert – un altro partito di governo, Shas, ha oggi segnalato la volontà di andare verso elezioni politiche anticipate. Il leader di Shas, Eli Ishay, ha infatti chiarito che indipendentemente da chi sostituirà Olmert (costretto alle dimissioni per traversie giudiziarie) il proprio partito si opporrà strenuamente a negoziati con i palestinesi sul futuro assetto a Gerusalemme. Senza il sostegno di Shas, sarà difficile per Kadima formare una nuova coalizione di governo. Ishay ha indirizzato in particolare le sue parole verso il ministro degli esteri Tzipi Livni, coordinatrice dei negoziati con i palestinesi e la più probabile vincitrice delle primarie di Kadima. Ma alcuni osservatori ritengono che anche il ministro dei trasporti Shaul Mofaz – che le contende la guida di Kadima – troverà difficile accettare la richiesta di Shas.

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=31020&sez=HOME_NELMONDO

La Voce, fucina del ‘900: cento anni fa nasceva il celebre periodico diretto da Giuseppe Prezzolini

di Walter Pedullà

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Umberto Boccioni, Rissa in Galleria, Pinacoteca di Milano ROMA (14 settembre) – Nel 2008 abbiamo celebrato il centenario di Vittorini, Landolfi e Pavese, ma come abbiamo potuto dimenticare l’evento fondamentale del 1908: la nascita della “Voce”? È la maggiore delle riviste culturali e letterarie italiane  di quel Novecento che è stato definito “il secolo delle riviste”. “La Voce” è davvero la madre feconda di tutte le riviste culturali che con essa meritano di essere celebrate per avere disegnato la fisionomia del secolo scorso. Sono gocce nel mare, ma moltiplicatele per centinaia di migliaia di copie e avrete milioni di lettori molto più ricettivi e molto più reattivi di chi legge best-seller.

Una rivista è il canale di diffusione nel quale migliaia di narratori, poeti, critici, filosofi, storiografi, artisti, musicisti hanno sperimentato idee e linguaggi con cui costruire l’opera definitiva e così hanno saggiato le risposte del lettore con il capitolo di un romanzo o con un racconto. Testi che non di rado sono di per sé dei capolavori, e che, raccolti in antologie, formano eccellenti volumi da tenere a portata di mano e di mente.

Grondano inchiostro culturalmente indelebile gli editoriali delle riviste che si passano il testimone ogni cinque o dieci anni, veicolando progetti da cui fioriranno opere memorabili: quale Prologhi di Cardarelli, il rondista che è migliore come vociano e Hermaphrodito di Savinio, il presurrealista che pubblicò questo che è il suo libro più bello sulla “Voce”.

Ne ha partorito di poeti, narratori e saggisti la rivista che ha sfrondato del troppo e del vano la prosa italiana. Pochi sapevano come Boine stroncare in poche righe un autore che si attardava nel verismo, quasi nessuno sapeva illuminare la qualità celata di un’opera come Serra. E la critica divenne letteratura tout court. Una recensione di Papini o di Soffici, come poi nella “Ronda” un “pesce rosso” di Cecchi o in “Primo tempo” un saggio di Debenedetti, sono scritture che gareggiano alla pari con quelle dei maggiori narratori.

Il termine “vociano” serve a indicare uno stile acuminato per vertici espressivi, punte infiammate di moralità, brevità che si fa disciplina per non sprecare una lettera. In una parola il frammentismo, arte del togliere che scolpisce paesaggi, situazioni e persone dell’esperienza privata e pubblica, genere letterario con cui si dice di più con meno parole. Dal fondo si sente il ballabile sempre più noioso con il quale la Bell’Epoque addormentava le intelligenze? Ebbene, “La Voce” dette la sveglia al Novecento, e lo fece un anno prima del futurismo.

Così il vocabolario italiano si è arricchito di parole che non c’erano perché non c’era la cosa: oltre che vociani, anche lacerbiani, rondisti, novecentisti, solariani, ecc. Saremmo stati più poveri senza le riviste dagli Anni Zero dell’800 agli Anni Zero del 2000. Le riviste militanti sono molto conflittuali. Lì si getta il seme e anche il sasso. E gli scrittori non nascondono la mano. Può essere gentile come Jahier o graffiante come Papini.

Alla “Voce” collaborarono Croce e Gentile, Salvemini socialista e meridionalista, Jahier con la religiosità dell’eretico, Giovanni Amendola con il suo liberalismo non ottocentesco, Boine con il suo febbrile cristianesimo, Soffici ardito pioniere artistico, ruvido come non è il suo capolavoro, Giornale di bordo. Non dimenticate lo Slataper de Il mio Carso, prosa di rara intensità evocativa, e Clemente Remota, espressionista che non sa d’esserlo. Come “La Voce”, della quale si disse che era impressionismo in ritardo mentre forse era espressionismo in anticipo. Cozzavano i registri linguistici per fare scintille coi sentimenti e con l’etica della letteratura.

La rivista è uno strumento di lotta e di colloquio. Croce contro il maestro, cioè contro il marxista Labriola, Gentile contro Croce, i futuristi fiorentini di “Lacerba” prima contro “La Voce” e poi contro Marinetti, i socialisti massimalisti contro i riformisti di Turati, i crepuscolari contro D’Annunzio, tutti insieme contro il positivismo in filosofia e il verismo in narrativa. Così fatto è il primo decennio del Novecento, così apparve alla “Voce”. Dalla quale proviene Tozzi, che scriverà grandi romanzi espressionisti che sono la somma e la moltiplicazione dei frammenti della sua psiche ulcerata e lacerata. Lo stile vociano non se n’è mai andato via del tutto. Oltre che il narratore, è un “classico moderno” anche “La Voce”.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=31027&sez=HOME_SPETTACOLO

Crisi boliviana: vertice dei governi sudamericani

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Il governo boliviano arresterà il prefetto di Pando, Leopoldo Fernandez, accusato di aver orchestrato il «massacro» di 17 contadini filo-governativi. «Cattureremo il prefetto, ovunque sia», ha annunciato oggi il ministro Juan Ramon Quintana a Radio Erbol. Intanto, le truppe governative hanno assunto il controllo di Cobija, capitale della provincia di Pando, teatro degli scontri tra i sostenitori del governo e quelli dell’opposizione che hanno causato almeno 30 morti dall’inizio del confronto. «Le truppe sono entrate stamani in città dopo essersi concentrate nei giorni scorsi all’aeroporto», riferisce il sindaco di Cobija, Luis Flores. Il presidente boliviano Evo Morales aveva decretato venerdì lo stato d’assedio nella provincia di Pando. La crisi sarà al centro dell’incontro dell’Unasur (Unione della nazioni sudamericane) convocato a Santiago del Cile dal presidente Michelle Bachelet, a cui parteciperanno tra gli altri anche il presidente venezuelano Chavez e quello brasiliano Lula.

Intanto, lunedì i presidenti dei nove Paesi sudamericani più importanti e il segretario generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (Osa) Josè Miguel Insulza, parteciperanno a Santiago del Cile al vertice d’emergenza convocato dal presidente di turno dell’Unasur (Unione delle nazioni sudamericane), Michelle Bachelet, sulla crisi in Bolivia. Insulza, che si recherà mercoledì prossimo a La Paz per coordinare gli sforzi internazionali di pacificazione della situazione interna boliviana, ha confermato oggi la sua partecipazione al vertice. A Santiago, accanto alla presidente cilena Michelle Bachelet, saranno presenti Evo Morales, Cristina Fernandez Kirchner (Argentina), Hugo Chavez (Venezuela), Alvaro Uribe (Colombia), Tabarè Vazquez (Uruguay), Fernando Lugo (Paraguay), Rafel Correa (Ecuador) e Luiz Inacio Lula da Silva (Brasile). Lo stesso Lula ha però sollevato una questione preliminare. «È necessario che sia la Bolivia a porre parametri per la riunione – ha suggerito il presidente brasiliano – Dobbiamo sapere dalla Bolivia cosa vuole che facciamo, non abbiamo diritto di prendere nessuna decisione senza l’accordo del governo e dell’opposizione boliviana, altrimenti sarebbe ingerenza nella sovranità del Paese». Lula aveva offerto nei giorni scorsi la propria mediazione nel dialogo con l’opposizione, ma Morales avrebbe snobbato l’offerta, ha rivelato alla stampa brasiliana un ministro di Brasilia che ha preferito rimanere anonimo.

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Pubblicato il: 14.09.08
Modificato il: 14.09.08 alle ore 18.18

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78991

Milano, 19enne italiano di colore ucciso a sprangate: fermati i due aggressori

Il ragazzo con la cittadinanza italiana si trovava con due amici quando è stato aggredito dai due uomini che lo hanno colpito alla testa urlando epiteti razzisti

Il dolore dei parenti e degli amici: “Una morte assurda”
La condanna di Fassino: “Un gesto di razzismo, ecco dove porta l’odio”

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Milano, giovane ucciso a sprangate fermati i due aggressori

I rilievi della polizia sul luogo dell’aggressione a Milano

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MILANO – Sono stati fermati dalla polizia i due responsabili della morte di un giovane italiano, Abdul William Guibre, 19 anni, originario del Burkina Faso, aggredito e ucciso stamani con una mazza di legno e una spranga in via Zuretti, a Milano. L’omicidio, accompagnato da insulti razzisti da parte degli aggressori, è avvenuto questa mattina verso le 6. Il giovane è stato subito ricoverato all’ospedale Fatebenefratelli dove è morto qualche ora dopo. Nel pomeriggio i due, uno di bassa statura di circa 25 anni, l’altro più alto, con i capelli bianchi e di circa 40 anni, probabili proprietari di un furgone bar, sono stati individuati e fermati dagli agenti.

FOTO – Il luogo dove è avvenuta l’aggressione

Secondo la ricostruzione degli agenti della questura di Milano, Abdul era con altri due amici di colore, John K., 21enne del Ruanda, e Samir R., 19 anni di Reggio Calabria, dopo aver trascorso la notte in un locale in corso Lodi. A bordo dei mezzi pubblici erano arrivati in via Zuretti, vicino alla Stazione Centrale, con l’intenzione di andare al centro sociale Leoncavallo. A quel punto i tre sono stati avvicinati da un furgone bar da cui sono scesi due uomini, forse italiani, che li hanno accusati di avere rubato della merce.

I due sono passati alle vie di fatto e hanno cominciato a colpire il giovane lanciando epiteti razzisti: “Sporchi negri vi ammazziamo”. I tre ragazzi hanno cercato di fuggire ma i due sono riusciti a raggiungere Abdul e lo hanno colpito ripetutamente con le spranghe alla testa. Gli aggrediti sono riusciti ad annotarsi parte della targa del furgone.

Parenti, amici e conoscenti di “Abba”,
così era soprannominato Abdul, si sono ritrovati all’esterno dell’ospedale. “La morte di Abba è assurda” ha detto sconvolto lo zio Zacaria. “Abba era un ragazzo sempre gentile – ha detto in lacrime il suo amico Francesco -, un ragazzo vero, generoso, pronto sempre ad aiutare le persone che lo circondavano. Eravamo molto amici e una cosa del genere mi fa temere per la mia incolumità. Milano è una città violenta”.

Un altro amico di Abdul, Prince, era con lui stanotte in un noto locale in zona Porta Romana. “Ci siamo lasciati alle 4.30, lui era diretto al Leoncavallo per continuare la serata. Non ci credo ancora – ha detto Prince – sono andato a dormire tranquillo e mi sono risvegliato con un caro amico morto. E’ incredibile che Abba sia morto per un episodio così spregevole di razzismo. Lui ha sempre odiato ogni tipo di discriminazione ed evitava sempre discussioni con persone che definiva incivili”. Abdul guadagnava qualche soldo compiendo qua e là lavoretti saltuari. Era un ragazzo curioso e apprezzato dalle persone adulte per la sua maturità.

Aster Malandilla, padre di Francesco, così ricorda la giovane vittima. “Accompagnavo spesso – ha detto Aster – mio figlio e Abba quando avevano bisogno di un passaggio per andare a ballare. Ero tranquillo quando sapevo che Francesco era con Abba, era un ragazzo coscenzioso ed educato. E’ assurdo che in un paese come l’Italia possa essere successo una tragedia come questa. Spero che qualcuno ci aiuti davvero a capire”.

“Non ci sono parole che possano esprimere l’indignazione e la rabbia per il feroce assassinio. E ogni coscienza civile deve ribellarsi a questo mostruoso episodio di razzismo” è il commento di Piero Fassino. “Riflettano coloro che ogni giorno alimentano un’isterica fobia contro gli immigrati” ha aggiunto, “e si rendano conto di quale tremenda responsabilità si assume chi rappresenta ogni immigrato come un pericolo e un nemico, creando così un clima di intolleranza e di odio in cui ogni orrore può accadere”.

“E’ importante che si faccia piena luce sulla drammatica aggressione. La natura e i contorni dell’episodio sono estremamente preoccupanti e richiamano alla mente fatti di grave intolleranza” ha detto Marco Minniti, ministro dell’Interno nel governo ombra del Pd. “Per come è stato finora ricostruito quanto avvenuto a Milano – ha aggiunto Minniti – sembra configurarsi come un odioso episodio di razzismo. Proprio per questo è necessario il massimo impegno per chiarire i fatti e colpire i responsabili”.

Il vicesindaco di Milano e assessore alla Sicurezza, Riccardo De Corato, ha espresso la sua “personale solidarietà ai familiari del povero ragazzo italiano di colore che è deceduto dopo la deprecabile aggressione”. Per De Corato si tratta di un “episodio barbaro e sconcertante su cui però siamo certi che gli organi inquirenti, magistratura e polizia, sapranno, come sempre, fare piena luce”.

“La Lega la deve smettere, con le sue campagne xenofobe e razziste” ha dichiarato Paolo Ferrero, segretario nazionale Prc, rilevando che “l’omicidio a sprangate di un ragazzo di colore, la cui unica colpa era evidentemente solo questa, visto che aveva anche la cittadinanza italiana, è un fatto di una gravità inaudita, un inaccettabile e intollerabile atto di razzismo”.
Mario Baccini, parlamentare eletto con l’Udc e ora presidente dei Cristiano popolari, ritiene sia stato un episodio isolato. “Ci rattrista la morte del giovane ed esprimiamo tutto il nostro cordoglio ai suoi familiari. Purtroppo, questo episodio può essere sintomo solo di un diffuso malessere sociale, ma non di un’ondata di xenofobia vera e propria che investe il nostro Paese. I due aggressori, che speriamo siano presto assicurati alla legge – ha aggiunto Baccini – sono solo schegge impazzite in un sistema che cerca nell’integrazione sociale e nel dialogo una risposta concreta al melting pot”.

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14 settembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/cronaca/milano-razzismo/aggredito-sprangate/aggredito-sprangate.html?rss

Bufale e camorra

Allevamenti tra i rifiuti tossici. Animali malati di brucellosi. Tenuti nascosti per fare mozzarella. Con la complicità dei veterinari

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di Emiliano Fittipaldi

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È un ciclo dell’orrore, un capolavoro criminale dai risultati micidiali. I camorristi seppelliscono i rifiuti tossici nel terreno. Poi ci costruiscono un allevamento di bufale: animali che pascolano sopra montagne di veleni, brucando erba che ha le radici nei fanghi chimici. Alla luce degli atti dell’ultima inchiesta, l’emergenza diossina in Campania non sorprende. Il vero mistero è come mai non sia stata scoperta prima. Una spiegazione la fornisce Domenico Bidognetti, cugino del superboss Francesco: i controllori sono nelle mani dei casalesi e li preavvisano delle ispezioni. “I pubblici veterinari che intervenivano avevano con noi del clan degli ottimi rapporti”, racconta elencando nomi e bustarelle. E anche i funzionari non collusi sanno chi è il vero padrone degli allevamenti: per paura dei padrini, evitano di denunciare i pericoli sanitari e gli illeciti più evidenti. Omertà e collusione, gli ingredienti chiave del potere mafioso.

Bidognetti, oggi 42 anni e una condanna all’ergastolo, da dieci mesi sta collaborando con i magistrati: ha ricostruito decine di omicidi commessi dai casalesi, i loro investimenti e parte delle loro coperture. Sul traffico di rifiuti, le sue dichiarazioni vanno in parallelo con quelle di Gaetano Vassallo. Raccontano la stessa storia, vista con angolature diverse: quella dell’imprenditore e quella del camorrista di rango. Ma Bidognetti sta pagando il suo ‘pentimento’ a caro prezzo: a maggio i killer hanno ucciso suo padre, crivellato con dodici proiettili nell’allevamento di bufale che mandava avanti da anni. Un’azione condotta, secondo le prime indagini, dal gruppo di fuoco che ha firmato l’ultima ondata di vendette casalesi, incluso l’omicidio dell’imprenditore Michele Orsi. A Bidognetti non sono state perdonate le rivelazioni rese al pm Giovanni Conzo. E gli inviti pubblici alla rivolta contro il ‘sistema’ camorristico: “Sono solo dei buffoni”.

La catena contaminata Il ciclo veleni-bufale secondo Bidognetti nasce quando i casalesi decidono di cambiare strategia e nascondere i rifiuti pericolosi lontano dalle discariche autorizzate. Una volta acquistato un fondo, si sfrutta al massimo l’investimento. Si scava, utilizzando la terra per i cantieri delle grandi opere. La voragine viene colmata con i detriti tossici provenienti soprattutto dal Nord. Poi si copre il tutto, occultandolo anche con pascoli e stalle. “La prima discarica abusiva fu utilizzata agli inizi del 1992, in un sito di proprietà di Salvatore Noviello, in Casal di Principe, nella zona cosiddetta ‘Cinquanta moggi’. La discarica fu creata dopo che era stata scavata una fossa per prelevare il terreno destinato a realizzare la superstrada di Villa Literno. Una volta creato l’invaso questo fu interamente riempito di rifiuti e coperto con terreno per evitare che la discarica fosse individuata. Su quel terreno poco dopo è sorta un’azienda bufalina, sempre di Noviello”.

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Il pentito fornisce una mappa dettagliata degli allevamenti direttamente posseduti dai boss dei casalesi nel casertano: decine di stalle con migliaia di capi. In molti casi, si tratta di strutture interamente criminali: mungono bestiame rubato, coltivano il suolo con macchine agricole trafugate. Le opere vengono tirate su da costruttori sottoposti al racket. I padrini della nuova mafia campana non temono nulla: figuriamoci i veterinari. L’unico nemico che non riescono a fermare è la brucellosi. Quando l’epidemia diventa inarrestabile e le autorità non possono più chiudere gli occhi, loro trovano comunque una soluzione. Importano clandestinamente bufale dalla Romania, animali non utili per la produzione di mozzarella e di costo basso, e le sostituiscono ai capi infetti da eliminare. In questo modo intascano i rimborsi pubblici per gli abbattimenti e continuano a mungere i bovini ammalati per confezionare mozzarella. “Francesco Schiavone mi rispose che quelle dei paesi dell’est non erano idonee alla produzione del latte ma solo per la carne. Mi spiegò tuttavia che le bufale della Romania potevano essere utilizzate per sostituire dei capi infettati destinati all’eliminazione, che dovevano essere occultati e sottratti agli abbattimenti disposti dall’autorità, al fine di continuare a usarle per fare la mozzarella di bufala. Mi disse che alcuni allevatori di Casale già stavano acquistando degli animali in Romania per sostituire le bufale infette”.

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Il contagio umano per brucellosi è raro. Avviene per contatto diretto o attraverso il latte non pastorizzato: quello che dovrebbe essere usato per le mozzarelle di prima qualità, da consumarsi freschissime. Ma anche l’epidemia può diventare un business, che permette ai camorristi di arricchirsi: “Queste bufale provenienti senza alcuna dichiarazione e ‘a nero’ venivano talvolta anche infettate ‘appositamente’ con il virus della brucellosi al fine di destinarle agli abbattimenti e lucrare così l’indennizzo governativo per eliminare il bestiame malato”.

Le dichiarazioni del ‘pentito’ riguardano fatti recentissimi: dal 2002 al 2007. Nel suo racconto però gli inganni sulla mozzarella sono prassi antica. “Ricordo ancora che nel 1988-89 vi fu un’epidemia di una malattia che colpiva le bufale alla bocca al punto che gli animali morivano perché non riuscivano più a mangiare. Dopo di questa malattia intervenne l’Asl competente che procedette a fare dei controlli finalizzati ad accertare focolai di brucellosi.

All’epoca i pubblici veterinari che intervenivano avevano ottimi rapporti con noi casalesi… Allora decidemmo di mandare un fiancheggiatore del clan ad acquistare delle giovenche piccole esenti da brucellosi da un’azienda di Latina che noi sapevamo essere a norma. Comprate queste otto giovenche, ovvero giovani capi bufalini, ce li siamo passati azienda per azienda sottoponendo sempre quest’ultimi e non gli altri capi ai controlli veterinari allo scopo di falsarne le risultanze di laboratorio”.

“Questa procedura era al corrente del personale sanitario che interveniva per fare i controlli, i quali tuttavia soprassedevano agli evidenti illeciti intimoriti dal fatto che potevano essere sottoposti ad azioni violente. Ricordo che il dirigente del servizio veterinario dell’Asl di Castel Volturno ci preavvisava della venuta degli ispettori in modo tale che noi avevamo il tempo di sostituire le bufale effettivamente malate con quelle sane che venivano passate da azienda azienda. Ricordo che quelle otto giovenche a causa dei continui prelievi, divennero visibilmente fiacche”.

L’uomo fa nome e cognome di tre veterinari. Tutti ricevevano dal clan denaro e doni costosi. Fino al 1999 il gioco procede con grande facilità. Poi i controlli diventano più severi, ma non riescono a impedire la truffa. Perché se non si poteva pilotare l’ispettore, si agiva sui laboratori di analisi: “Michele Schiavone aveva buoni rapporti con del personale operante nel laboratorio dell’Asl di Caserta che si occupava di analizzare i prelievi ematici fatti sui capi di bestiame… Così attestavano falsamente i risultati di laboratorio in beneficio degli affiliati facendo risultare le bufale sane anche se in realtà erano infette”. Questo accadeva e accade nel caso della brucellosi, con un pericolo di contagio limitato per gli esseri umani. Ma chi ci garantisce che non sia accaduto con la diossina e con altri veleni chimici seminati nel terreno dai trafficanti di rifiuti, entrati nella catena alimentare e serviti poi sulle nostre tavole?

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11 settembre 2008

fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Bufale-e-camorra/2040650&ref=hpsp

Veltroni, duro attacco alla destra: “Stanno rovinando l’Italia”

Al discorso di chiusura della scuola politica del Pd il segretario affonda a tutto campo contro gli avversari: “Responsabili di un genocidio di valori, e di misure inutilmente repressive”

Il leader ai giovani del suo partito: “Si rischia l’autunno della democrazia e della libertà. In un Paese che rischia di perdere anche la memoria”

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di CLAUDIA MORGOGLIONE

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Veltroni, duro attacco alla destra "Stanno rovinando l'Italia"

Walter Veltroni

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“LA DESTRA sta rovinando economicamente, politicamente e moralmente l’Italia”. Ed è anche responsabile di un vero e proprio “genocidio dei valori”, di “un deserto storico e culturale”, della deriva di una società “egoista e spietata” in cui “tutto è indistinto e tutto è lecito”. Di una pratica di governo che oscilla “tra annunci roboanti e misure ferree”, senza mai risolvere i problemi. In cui “la protezione, o presunta tale, è al di sopra di ogni cosa, anche di libertà e diritti civili: anche così può cominciare l’autunno della democrazia e della libertà”. Specie in un Paese “che rischia di perdere anche la memoria”, in cui vengono messi sullo stesso piano “i veri difensori d’Italia e coloro che scegliendo Salò e la Germania nazista avrebbero finito per distruggerla completamente”.

Nel suo discorso alla conferenza di chiusura della scuola estiva di politica del Pd a Sinalunga (provincia di Siena), davanti a una platea di giovani, Walter Veltroni è più netto, più duro, e più chiaro che mai. Contro la cultura di Berlusconi e dei post-fascisti: “L’Italia si renderà conto a breve che sette anni di governo della destra l’hanno ridotta nella condizione drammatica in cui si trova oggi”. Colpa di un “approccio neo-conservatore” che fa leva sulla paura, reprime invece di risolvere, cerca il revisionismo nell’interpretazione della storia d’Italia (il riferimento a Gianni Alemanno, Ignazio La Russa e soci è evidente).

“Noi dalla parte giusta”. L’orgoglio di essere democratico Veltroni lo esprime citando una serie di momenti cruciali, nella storia del progresso umano: “C’erano i democratici, non la destra, con le prime suffragette; con i braccianti che si battevano per la terra; per far finire una guerra (la seconda mondiale, ndr) che aveva fatto milioni di vittime; a sostenere la battaglia per la chiusura dei manicomi; a lottare per i diritti dei neri d’America; contro l’apartheid”. E per spiegare il punto di vista, il segretario ricorre anche a una citazione di Cris McCandless, protagonista (veramente esistito) del film Into the Wild di Sean Penn: “La felicità è reale solo quando è condivisa”.

La cultura dell’egoismo. Veltroni attacca l’idea dominante di un “io separato dal noi”: “Un virus che può fare solo male a una comunità”. Poi denuncia che in Italia c’è “una vera e propria perdita di senso, sotto una fitta coltre di egoismo e cinismo”. Ed è la destra “responsabile di questo clima di una società senza valori, in cui tutti coltivano solo il proprio desiderio individuale e si considera la missione e l’impegno collettivo e solidale come una favola per buoni sentimenti”. E così, di fronte agli immigrati o a chi ha un orientamento sessuale diverso, “bisogna solo proteggersi, tirar su muri e costruire fortezze”.

Il governo Berlusconi. Tante le stoccate al governo. A cominciare da istruzione e formazione: “Per il pensiero democratico la scuola è il centro di tutto, per la destra è un costo da tagliare. Per Berlusconi la scuola è a sua televisione, è così che vuole che vengano formati gli italiani”. Poi, riferendosi all’articolo di Repubblica di oggi sul consumo di cocaina tra i ragazzini, Veltroni sottolinea che la lotta alla droga significa lotta alla mafia e alla camorra, “e per stroncarle al governo ci vuole gente che non pensi che i mafiosi sono degli eroi”. E comunque, anche su questo tema, “la risposta della destra è miserevole”, basata solo solo sulla repressione. Così come altri provvedimenti, “dalle impronte ai bambini rom per arrivare alle celle negli stadi e al carcere per le prostitute e i loro clienti”.

Contro il revisionismo. Una bella fetta del discorso è dedicato alle polemiche attuali su Resistenza, Ventennio e Salò: “Non può esserci equidistanza tra fascismo e antifascismo. Non ci possono essere due verità, entrambe relative e soggettive. Ce ne è una sola: quella che la Storia ci ha consegnato. Che è scritta sulla pietra, sulle tavole della legge della nostra Costituzione. La destra non ha una vera cultura repubblicana”. E attenzione: anche se nel Novecento “la libertà ha sconfitto il totalitarismo, non può dirsi scongiurato il rischio che nuove forme di totalitarismo si prendano la rivincita”.

Contro il pessimismo.
Di fronte a un’analisi così desolante, Veltroni ricorda che “c’è chi domanda cose migliori rispetto a quelle che comunemente vengono messe in offerta. Ci sono persone molto migliori rispetto alle rappresentazioni che solitamente vengono fatte. C’è un’Italia milgiore e possibile, che deve ritrovare il coraggio di sè”. Un messaggio di speranza ai giovani del suo partito, all’interno di un quadro, e di un’analisi dell’esistente, decisamente a tinte fosche.

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14 settembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/politica/partito-democratico-20/sinalunga/sinalunga.html?rss

Roma, scritte nazi su lapidi martiri Fosse Ardeatine

Pulizia delle scritte apparse a piazza Ledro (foto Toiati) ROMA (14 settembre) – Scritte naziste sono apparse questa mattina nel muro sotto le lastre di marmo che in piazza Ledro, nel quartiere Trieste a Roma, ricordano due martiri delle Fosse Ardeatine. Nello stesso punto di quelle apparse, e poi cancellate dal comune, qualcuno ha tracciato con una bomboletta spray le scritte: «Onore alla Rsi. Fini Partigiano».

Ieri, sotto le lapidi commemorative di Luigi Pierantoni e di Raffaele Zicconi, era apparsa la scritta «Onore alla Rsi» e le due lapidi erano state imbrattate con vernice nera. Un’azione condannata dal sindaco Gianni Alemanno, che lo aveva definito un «gesto vile» disponendo che l’ufficio decoro urbano le cancellasse subito la scritta dalla facciata del palazzo.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=31007&sez=HOME_ROMA

DE MAGISTRIS, “TROPPI MAGISTRATI COLLUSI CON LA CASTA”

IL PM  DELLA “WHY NOT” LASCIA CATANZARO PER NAPOLI

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domenica 14 settembre 2008

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Chiudera’ la porta del suo ufficio della Procura di Catanzaro martedi’ sera. L’ultimo giorno di lavoro, mai interrotto nonostante il vorticoso giro di polemiche, prima di trasferirsi mercoledi’ mattina a Napoli, sua nuova sede. Il sostituto procuratore al centro di polemiche infinite, Luigi De Magistris, lascia, dunque, il suo incarico calabrese, cosi’ come hanno deciso il Csm, la Cassazione e poi il ministero della Giustizia con il via libera al trasferimento. Si chiude un capitolo che ha segnato, in ogni modo, la giustizia catanzarese e nazionale, finita alla ribalta della cronaca giudiziaria con inchieste scottanti, ancora tutte da definire, che hanno coinvolto personaggi di spicco della politica, dell’imprenditoria, della magistratura.

Dall’allora presidente del Consiglio dei ministri, Romano Prodi, all’ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, passando per molti magistrati delle procure lucane. Da “Poseidone” a “Why not”, finendo proprio con l’inchiesta “Toghe lucane” che ha sconvolto la Basilicata, il sostituto procuratore De Magistris ha segnato le inchieste piu’ discusse, prima di finire nei provvedimenti disciplinari che ne hanno decretato il trasferimento. In un’intervista all’AGI, De Magistris racconta quello che ha vissuto, proiettandosi nel suo nuovo incarico campano, nella citta’ in cui e’ nato e in cui la sua famiglia vanta antiche tradizioni in magistratura.

D) Dottore De Magistris, il ministro della Giustizia ha firmato il provvedimento e lei mercoledi’ lascera’ la Procura di Catanzaro. Si aspettava tutto quello che e’ successo intorno al suo lavoro?

R) “Credo di aver previsto quasi tutto e messo anche tutto, come si dice, penna su carta”.

Che fine faranno, secondo lei, le inchieste che ha avviato?

“E’ una domanda che non dovrebbe porre a me. Io sono molto soddisfatto del lavoro espletato in questi anni e per i risultati straordinari raggiunti”.

Lei ha piu’ volte avanzato sospetti e dubbi su boicottaggi nella sua attivita’.

“Piu’ che sospetti e dubbi ho certezze ed ho portato prove nelle sedi istituzionali preposte all’accertamento dei fatti. I boicottaggi, come lei li chiama, provengono tutti da ambienti istituzionali”.

Esistono veramente, in Calabria e in Italia, per quella che e’ la sua esperienza, i personaggi “intoccabili”?

“E’ quella parte della magistratura collusa, purtroppo non residuale in Calabria, che rende intoccabili taluni personaggi”.

Crede ancora nella giustizia e nella magistratura?

“Credo fermamente nella Giustizia, con la G maiuscola, per l’affermazione della quale ognuno deve lottare ogni giorno. Credo che all’interno della Magistratura vi siano tanti Magistrati che ogni giorno onorano la toga in modo esemplare, cosi’ come penso che vi sia una fetta rilevante dell’ordine giudiziario che ha cestinato i valori costituzionali per i quali ha prestato giuramento”.

Quando e’ esploso il caso De Magistris, con le sue inchieste piu’ dirompenti, in molti sono scesi in piazza per difenderla e sostenerla; oggi, a poche ore dal suo trasferimento, non sono state registrate manifestazioni simili o attestati di sostegno nei suoi confronti. Perche’?

“Quello che si doveva dire e’ stato detto, quello che si doveva fare penso sia stato fatto. E’ un anno e mezzo che si parla del mio caso. Ad un certo punto il popolo calabrese – al quale il Consiglio Superiore della Magistratura doveva, a mio avviso, inviare ben altri segnali – che gia’ di per se’ e’ storicamente rassegnato, ha preso atto che il mio allontanamento coatto era divenuto il prezzo, in qualche modo ineludibile, per il modo, costituzionalmente orientato, con cui ho esercitato le funzioni in Calabria: credo che anche gli alberi, che riempiono le bellissime foreste della Calabria, hanno compreso gli esatti termini della mia vicenda”.

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fonte: http://www.agi.it/cronaca/notizie/200809131435-cro-rt11069-art.html