Archivio | settembre 15, 2008

Il 18 sciopero della pagnotta: “Boicottiamo chi specula”

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Iniziativa di 16 associazioni dei consumatori contro l’inflazione sempre più alta
Giovedì presidio a Montecitorio per chiedere provvedimenti a favore del cittadino

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Gravi le conseguenze degli ultimi aumenti: stipendi e pensioni sono erose di una mensilità tra spesa alimentare, benzina, servizi pubblici, bancari e assicurativi

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di ROSARIA AMATO

Il 18 sciopero della pagnotta "Boicottiamo chi specula"

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ROMA – Un anno fa lo “sciopero della pastasciutta”, indetto da quattro associazioni dei consumatori. Ma dall’anno scorso i problemi legati all’inflazione si sono aggravati, il tasso è raddoppiato e pertanto le associazioni, questa volta in 16, hanno indetto per giovedì 18 settembre “lo sciopero della pagnotta”, giornata di lotta dei consumatori contro il carovita. Invitando i cittadini a non comprare, almeno per quella giornata, i prodotti che hanno registrato gli aumenti più consistenti, dal pane alla pasta fino alla benzina. Aumenti che pesano moltissimo sulle famiglie a reddito fisso: “Una mensilità di lavoratori e pensionati è stata bruciata dagli aumenti già avvenuti; un’altra mezza mensilità sarà bruciata dall’aumento delle tasse a causa dell’inflazione”, sostengono le associazioni.

I rappresentanti dei consumatori si sono dati appuntamento per il 18 settembre in piazza Montecitorio, per presentare al governo e al Parlamento una serie di proposte per abbassare il carovita, a partire da un “provvedimento straordinario di moratoria di prezzi e tariffe fino al 30 giugno 2009”.

Le proposte delle associazioni dei consumatori
Le 16 associazioni promotrici dell’iniziativa chiedono inoltre una tariffa sociale elettrica estesa anche al gas e l’Iva sul gas metano al 10% anche per il riscaldamento, sanzioni per le scuole e gli insegnanti che non rispettano il tetto di spesa previsto dalla legge, cartellini “antispeculazione” che indichino il prezzo di vendita al dettaglio accanto a quello finale, un meccanismo che obblighi le società petrolifere ad adeguare il prezzo della benzina alla discesa dei prezzi del greggio, non solo ai rincari, la riduzione delle accise da tempo promessa dal governo. E ancora: un recupero fiscale (con detrazioni o bonus) per almeno 300 euro a famiglia, delle maggior tasse che le famiglie stanno pagando per via dell’inflazione.

“Il dato pubblicato oggi dall’Istat, che certifica un aumento dell’inflazione ad agosto, a differenza delle stime preliminari – spiega il presidente del Movimento di difesa del Cittadino Antonio Longo – conferma che quello dell’aumento dei prezzi è un problema prioritario per il Paese, destinato ad aggravarsi sempre di più. A cominciare dalle tariffe dei servizi locali, che aumenteranno sempre di più considerato che i Comuni devono rifarsi in qualche modo delle mancate entrate dell’Ici”.

I dati sugli aumenti
Secondo il dossier preparato da Acu, Adiconsum, Adoc, Adusbef, Assoutenti, Casa del consumatore, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Citcu, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento consumatori, Movimento difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori, la “stangata autunnale” comporterà per ogni famiglia aumenti medi di 617 euro. Si va da 180 euro in più per il riscaldamento dovuti agli aumenti del metano fino a 120 euro per gli alimentari (“spesa ‘anelastica’, – ha ricordato il presidente del Codacons Carlo Rienzi – e quindi nell’ambito della quale le speculazioni sono più frequenti, dal momento che si tratta di prodotti che non si può evitare di acquistare”), 55 euro per l’Rc auto, 62 euro per la scuola, e così via.

Il caro-carburanti
Da questo calcolo vanno esclusi i carburanti, per i quali le associazioni dei consumatori hanno stimato una maggiore spesa annua nel 2008 di 312 euro rispetto all’anno precedente se si usa il gasolio, e di 204 euro se si usa la benzina. Se poi dalle spese necessarie si passa a quelle voluttuarie gli aumenti sono ancora più significativi: per i ristoranti il costo medio di un pranzo è passato dai 18-21 euro del 2002 ai 32-39 euro del 2008 (con un aumento compreso tra il 78 e l’86 per cento).

Per la casa da 588 a 732 euro in più l’anno
Agli aumenti dei beni di consumo si sommano le maggiori spese per la casa: una rata di 450 euro nel 2004 nel 2008 è passata a 626, se a tasso variabile. Quasi raddoppiate nello stesso periodo le spese di manutenzione. Alle stelle anche gli affitti: secondo le stime delle associazione dei consumatori “una famiglia in affitto pagherà di più quest’anno 61 euro al mese pari a 732 euro l’anno. Quella in proprietà 49 euro al mese in più pari a 588 euro l’anno”. Anche perché liberalizzazioni e accordi sui mutui non sono riuscite minimamente ad avvantaggiare in alcun modo i consumatori, sottolinea il presidente di Adusbef Elio Lannutti: “Non si riesce a scalfire il monopolio delle banche, non si è riusciti neanche ad abrogare la commissione di massimo scoperto”.

“E’ il momento di fare qualcosa”

“Finora sul carovita sono giunte solo denunce – commenta Landi – ma nessuna iniziativa. Ora vogliamo sollecitare le massime autorità, a cominciare dal presidente del Consiglio, ad adottare contromisure, anche di carattere straordinario e a considerare una priorità la difesa del potere d’acquisto. I dati sono allarmanti, i consumi sono scesi del 3-4%, mentre l’inflazione continua a galoppare. L’inflazione reale è ben più del 4,1% rilevato dall’Istat ad agosto e si attesta intorno all’8%. Laddove sono evidenti le speculazioni, come nel caso di pane e pasta, andrebbero anche prese misure sanzionatorie nei confronti di chi fa lievitare i prezzi senza ragione”.

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15 settembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/economia/inflaistat-5/sciopero-pagnotta/sciopero-pagnotta.html

https://i1.wp.com/files.splinder.com/7e1e197d73b4aff5c247d4c344557757.jpegvignetta tratta da:  http://resistiamo.blogspot.com/2008/08/sciopero-pane.html

Trafficavano formaggi scaduti dalla Spagna all’Italia: 16 denunce

ROMA (15 settembre) – I carabinieri del ministero delle Politiche agricole e alimentari hanno smascherato un traffico tra la Spagna e l’Italia di prodotti lattiero caseari scaduti  ottenuti dagli scarti di lavorazione del formaggio. Questi prodotti, giunti fino in Campania dalla città spagnola di Ceuta, venivano lavorati chimicamente e poi rivenduti a note aziende nazionali. Le indagini dei carabinieri hanno impedito che quei prodotti venissero messi sul mercato. E’ stata così bloccata una vera e propria associazione a delinquere.

L’inchiesta ha portato alla denuncia di 16 persone alla Procura di Nocera Inferiore (Salerno), all’emissione di tre ordinanze di custodia cautelare ed al sequestro di 90 tonnellate di prodotti contraffatti. Alcune delle persone indagate risultano essere legate alla criminalità organizzata. Il costante monitoraggio delle importazioni dall’enclave spagnola ha consentito poi ai carabinieri un ulteriore sequestro di migliaia di chili di formaggi di diverso tipo, che venivano stoccati da un’azienda piacentina. Quest’ultima acquistava i prodotti dalla Spagna per rivenderli come formaggio made in Italy ed altre aziende.

«Continueremo con controlli a tappeto su tutta la filiera agroalimentare per colpire chi mette in pericolo la salute dei cittadini. Per questi criminali ci sarà tolleranza zero», ha commentato il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia. «Chi ha speculato sulla testa dei consumatori italiani ed europei, chi ha sfruttato l’autorevolezza del marchio Made in Italy e quindi il lavoro di tanti imprenditori onesti, dovrà – conclude – essere punito come merita e al più presto».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=31081&sez=HOME_INITALIA

Oms: influenza più cattiva, in arrivo tre virus nuovi. In Italia previsto il doppio dei casi dell’anno scorso

ROMA (15 settembre) – Con la fine dell’estate si guarda ai prossimi mesi e non possono mancare le previsioni per l’influenza che sarà.

Influenza più cattiva L’influenza sarà quest’anno più «cattiva» perché in arrivo sono ben tre i virus e sono completamente nuovi se paragonati a quelli in circolazione gli scorsi anni. A mettere in guardia, in tempi utili per correre ai ripari, sono infettivologi e igienisti riuniti a Vilamoura in occasione della terza Conferenza europea sull’influenza. Quest’anno, avvertono, è dunque ancora più importante vaccinarsi, ed il consiglio non riguarda solo le cosiddette categorie a rischio.

Aumenta il rischio Proprio la «completa variazione dei virus – spiega il responsabile del dipartimento di igiene dell’Università di Genova, Giancarlo Icardi – può infatti riflettersi sull’andamento della prossima epidemia. Nelle ultime stagioni abbiamo avuto epidemia di media entità; quest’anno invece, con la circolazione di nuovi virus, ci aspettiamo una stagione più cattiva. Ciò non perchè sia cambiata la contagiosità o la virulenza dei virus, ma perchè la maggior parte delle persone non ha memoria di tali virus e di conseguenza è più facile che ci si ammali».

Nuovo vaccino Per questo, in seguito alle rilevazioni sulla variazione dei virus influenzali, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha deciso di modificare completamente la composizione del vaccino 2008-2009: «È la prima volta che succede da vent’anni a questa parte – sottolinea Icardi – poichè quando il vaccino viene modificato se ne sostituisce in genere uno o due ceppi. Quest’anno invece il vaccino sarà composto da due ceppi Brisbane e dal ceppo Florida; ceppi, cioè, completamente diversi rispetto a quelli dello scorso anno che erano A/Salomon, A/Wisconsin e Malaysia. I virus in arrivo – ha avvertito – essendo del tutto nuovi, avranno quindi con molta probabilità conseguenze sull’epidemia influenzale che potrà rivelarsi più intensa».

La copertura in Italia Alla luce di ciò, è il monito degli esperti, è quindi fondamentale ricorrere all’arma della vaccinazione, la principale difesa dall’infezione e dalle sue complicazioni. Ma i livelli di copertura in Italia lasciano ancora a desiderare. Secondo una rilevazione condotta dalla European vaccinee manifactures, infatti, nella stagione 2006-2007 solo un italiano su quattro si è vaccinato contro l’influenza e la copertura vaccinale nel nostro paese raggiunge appena il 20% della popolazione. L’obiettivo, ricordano gli specialisti, è invece raggiungere la copertura minima raccomandata dall’Oms del 75% tra le fasce a rischio e, in particolare, tra gli over-65 (lo scorso anno la copertura in questa fascia è stata del 65%). Dalla Conferenza europea, ancora, gli esperti non si stancano di ripetere infine che l’influenza non è così innocua come spesso si pensa.

I rischi In Italia, ricorda Icardi, ogni anno l’influenza causa da 7.500 a 8.500 decessi, l’80% dei quali in persone over-65, ed il centro europeo per il controllo delle malattie segnala che ogni anno in Europa sono almeno quarantamila le persone che muoiono a causa dell’influenza. Una cifra superiore alle vittime per incidenti stradali registrati nel 2001.

Gli esperti dell’Oms mettono in guardia da una possibile pandemia imminente. Modelli predittivi stimano che, durante un’epidemia globale, i soli Paesi industrializzati potrebbero ritrovarsi a fare i conti con 57-132 milioni di pazienti da visitare e 1-2,2 milioni di ricoveri in ospedale. L’iportante secondo gli esperti è non farsi trovare impreparati, proteggendo le categorie più a rischio.

Le passate pandemie Il rischio di un’epidemia globale di influenza rientra ormai da alcuni anni nell’agenda degli esperti. Sono infatti passati 40 anni dall’ultima pandemia, nata a Hong Kong nel 1968, che seguiva quella Asiatica del 1958 e la famigerata Spagnola del 1918. Le parole d’ordine per prepararsi ad affrontare la prossima maxi-emergenza, dunque, sono prevenzione e “allenamento”: fare scorta di farmaci antivirali e di cosiddetti vaccini prepandemici – insegna l’Oms – per somministrarli ai milioni di pazienti attesi nei primi mesi di pandemia, quando ancora le aziende farmaceutiche non avranno distribuito sufficienti dosi di vaccino pandemico. Perché un siero ad hoc, ricordano gli specialisti, si potrà produrre soltanto quando, a pandemia dichiarata, le autorità sanitarie internazionali fotograferanno l’identità del supervirus responsabile.

Isolato uno dei virus Intanto uno dei virus attesi, il ceppo “B Florida”, è stato isolato nei giorni scorsi dagli esperti del Policlinico San Matteo di Pavia. Per l’Italia le stime dei virologhi prevedono un contagio che colpirà dai 5 a 7 milioni di persone, almeno il doppio di quelle colpite l’anno scorso

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=31062&sez=HOME_SCIENZA

Federalismo, Bossi: il voto ci dirà chi è il nemico

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«Il federalismo è passato in Consiglio dei ministri e adesso arriva nelle commissioni dove significa molto e poi in aula, dove si fa finta di non litigare perché la gente vede: comunque lì conteremo amici e nemici e i nemici lo saranno per sempre». Lo ha detto Umberto Bossi dal palco della manifestazione della Lega a Venezia. «Chi non dirà sì al federalismo non potrà ambire a prendere voti al di sopra del Po». Lo ha scandito dal palco della Festa dei popoli padani a Venezia il leader della Lega, Umberto Bossi, davanti ad alcune migliaia di leghisti entusiasti e sotto una pioggia scrosciante.

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Ricordando i passaggi parlamentari che dovrà seguire il disegno di legge sul federalismo fiscale, Bossi ha sottolineato: «In Aula si scoprirà improvvisamente l’animo gentile del federalismo. Lì scopriremo chi è nostro amico e chi è nostro nemico». Il leader del Carroccio è arrivato con una buona mezzora di ritardo all’appuntamento in Riva degli Schiavoni ma poi ha tenuto un appassionato intervento, ricordando l’importanza del passaggio in Consiglio dei ministri del ddl sul federalismo fiscale e ha ribadito la necessità di trovare delle regole nella gestione dei finanziamenti degli enti locali.

«Bisogna finirla in Italia con figli e figliastri. Non ci possono essere in un Paese democratico, tutti devono essere trattati nello stesso modo. Il Paese ha bisogno di futuro – ha detto Bossi – di certezze, e quindi di federalismo fiscale». Bossi ha riconosciuto che per certi aspetti si è ancora in «piena prima Repubblica, ma noi diamo lo stop al sistema di Roma ladrona. È venuta la Lega, figlia del Carroccio, che può far cambiare il Paese. Noi abbiano saputo restare legati alla gente ed ascoltarla». L’intervento di Bossi si è poi concluso con il rito dell’ampolla con l’acqua del Po versata in Laguna, ma anche con le acque di altri fiumi delle Regioni del nord che hanno partecipato al raduno padano. In laguna è stata versata anche l’acqua del Piave.

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Pubblicato il: 14.09.08
Modificato il: 15.09.08 alle ore 11.07

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78989

“No ai tagli e al maestro unico”: La protesta delle maestre in lutto

Nastro scuro al braccio in tutta Italia contro la riforma Gelmini
A Firenze, in alcuni plessi, le insegnanti accolgono gli alunni interamente vestite di nero

Il ministro: “E’ vergognoso strumentalizzare i bambini per cavalcare proteste politiche”

"No ai tagli e al maestro unico" La protesta delle maestre in luttoStriscioni in una scuola di Pontedera

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ROMA – Questa volta le maestre proprio non ci stanno. E in tutta Italia il primo giorno di scuola decidono di protestare contro la riforma Gelmini, silenziosamente, con un nastro nero legato al braccio, in segno di lutto. Se a Firenze i bambini di alcune scuole materne ed elementari hanno trovato gli insegnanti vestiti completamente di nero, a Roma prof e genitori hanno deciso di occupare un istituto. Pronta la risposta del ministro: “E’ vergognoso strumentalizzare i bambini per cavalcare proteste che sono solo politiche”.

Tutti in nero a Firenze. Vestite a lutto contro la riforma Gelmini le insegnanti della scuola pubblica materna Andrea del Sarto, la scuola dell’infanzia Giotto e la scuola primaria Capponi a Firenze. Le maestre hanno atteso gli studenti davanti ai plessi scolastici, fuori dal portone con tutto l’abito nero e uno striscione: “No ai tagli, no al maestro unico”. Solo nelle prime elementari, all’arrivo a scuola dei piccoli studenti, la protesta è stata più sobria, con le maestre che comunque indossavano qualcosa di nero. Altre forme di contestazione contro la riforma Gelmini sono state annunciate per oggi e i prossimi giorni in tutti gli istituti scolastici che fanno parte del circolo 11 di Firenze.

A Roma scatta l’occupazione. Si protesta attivamente anche nella capitale. Volantinaggi e assemblee alla scuola elementare “Iqbal Masih” di via Ferraironi. Mamme con la maglietta “il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini”, striscioni e quella fascia nera al braccio degli insegnanti per sostenere il tempo pieno e dire “no” al maestro unico. Stessa situazione alla succursale di via Balzani, nel quartiere Casilino 23. Come già annunciato, anche qui il primo giorno di scuola è iniziato con la protesta di insegnanti e genitori contro la riforma Gelmini e l’introduzione del maestro unico.

Lutto al braccio nel primo giorno di scuola (Benvegnù)
Lutto al braccio nel primo giorno di scuola (Benvegnù)

“L’occupazione della scuola inizierà alle 12.30 e andrà avanti per una settimana – ha spiegato l’insegnante Paola De Meo della Iqbal Masih – Questa mattina, come annunciato, abbiamo messo il lutto al braccio, ma entrati in classe l’abbiamo tolto per non impressionare i bambini. Durante il pomeriggio, alla fine delle lezioni che andranno avanti regolarmente, abbiamo organizzato attività, teatrali e musicali nonché informative sul funzionamento delle dinamiche scolastiche, una materia che, purtroppo, non tutti conoscono e per cui non sempre viene compresa l’importanza e il significato delle nostre proteste”.

La mobilitazione è stata decisa quasi all’unanimità dal Collegio dei docenti (“ci sono stati un’astenuta e un voto contrario”). Anche alla succursale di via Balzani, alle 8 si è svolto un volantinaggio e alle 8,30 una breve assemblea tra genitori e docenti.

Gli studenti: in mutande con le orecchie d’asino. Anche l’Unione degli Studenti, che all’apertura di questo anno scolastico ha distribuito nelle scuole di tutto il Paese il volantino “Jurassic School. Benvenuti nella scuola del passato” – un testo provocatorio contro i tagli, il voto in condotta e l’abbassamento dell’obbligo scolastico – ha protestato contro i provvedimenti del ministero dell’Istruzione. Dal volantinaggio davanti diverse scuole a striscioni calati in più punti della città (anche al Pincio).

Ma il vero show anti-riforma è iniziato alle 11.30 quando una quindicina di ragazzi si sono presentati La protesta (Benvegnù)

La protesta (Benvegnù)

davanti al ministero con indosso orecchie d’asino di cartone, capitanati da uno studente in mutande e canottiera a simboleggiare la “povertà della scuola pubblica”. Sulle gradinate di viale Trastevere i giovani hanno distribuito il volantino contro “la jurassic school” e allestito un “cimitero della conoscenza” con lumini e libri di testo sparpagliati sulle scale. I ragazzi hanno poi srotolato uno striscione con su scritto “Non è che l’inizio. Mobilitazione studentesca nazionale 10 ottobre ’08” per lanciare la data di mobilitazione del prossimo mese che vedrà iniziative su tutto il territorio nazionale.

Le reazioni politiche. E contro la protesta di insegnanti e genitori si schiera subito il mondo politico di centrodestra. A partire, ovviamente, dal ministro accusa i maestri che si sono presentati a scuola listati a lutto e dice che è “vergognoso strumentalizzare i bambini per cavalcare proteste che sono solo politiche. Per tutti i bambini – precisa Gelmini – il primo giorno di scuola è una festa, un momento di gioia e allegria, non certo un’occasione per terrorizzarli. La scuola non può essere utilizzata come un luogo di battaglie politiche” conclude il ministro.

“I dirigenti e i docenti” che oggi hanno festeggiato in lutto il primo giorno di scuola “sbagliano e abusano del loro potere” commenta l’assessore alle politiche scolastiche del Comune di Roma Laura Marsilio. “Sono dei dipendenti ministeriali – continua l’assessore – e per questo sono sanzionabili: mi auguro che l’ufficio scolastico provveda in tal senso. Utilizzare le istituzioni per far propaganda politica è un messaggio inopportuno da mandare ai ragazzi.

Per Giovanni Donzelli (An) è “un’iniziativa irresponsabile e diseducativa” che “non danneggia il Governo ma i bambini, che dovrebbero vivere il rientro a scuola con serenità e gioia”. “Il primo atto dei maestri è stato quello di una protesta di sinistra” per Alessandra Mussolini, presidente della Commissione Bicamerale per l’Infanzia e segretario nazionale di Azione Sociale-PdL. “I primi giorni di scuola costituiscono per i ragazzi momenti di ansia per il futuro impegno – continua – ci si dovrebbe aspettare da tutti, a partire dagli insegnanti, responsabilità e saggezza. Invece, per privilegiare le polemiche strumentali e faziose è stato mortificato il benessere dei giovani”.

Sulla stessa linea d’onda anche Mariella Bocciardo, membro della Commissione Affari Sociali e Parlamentare Infanzia (PdL), che ha definito il gesto ”imbarazzante e vergognoso”. ”Quest’anno – commenta Bocciardo – grazie alla riforma proposta dal Ministro Gelmini, è iniziata una nuova era per la scuola italiana. Con questi insegnanti, o pseudo tali sarà difficile battere il bullismo”.

Dall’altra parte della barricata Silvana Mura, Idv. Per la deputata è vergognoso e preoccupante” il modo in cui “il governo sta demolendo la scuola italiana”. E in una nota precisa: “Di fronte ad una riforma che mette in mezzo ad una strada 200 mila precari, che riduce la qualità dell`insegnamento della scuola primaria, che eliminerà inevitabilmente il tempo pieno scaricando ulteriori costi sulle famiglie italiane i docenti hanno tutto il diritto e forse il dovere di protestare per tutelare i propri diritti di lavoratori e il diritto di tutti i bambini di ricevere un insegnamento di qualità”.

“Ai maestri e alle maestre che sono andati a scuola con il segno del lutto va tutta la solidarietà attiva dei comunisti italiani” afferma Manuela Palermi, Pdci. E continua: “Il Pdl farà bene a tenere giù le mani dai maestri e dalle maestre, a non minacciarli o ricattarli, e a rispettare la loro protesta se vuole evitare che il malessere profondo del Paese contro i tagli alla scuola non diventi incontrollabile”. Il Pdci sarà al fianco degli insegnanti “per respingere le misure della Gelmini”.

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15 settembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/scuola_e_universita/servizi/gelmini-2/maestre-lutto/maestre-lutto.html?rss

USA – Crisi dei subprime, bancarotta per Lehman Brothers

 banca repertorio ANSA
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Lehman Brothers getta la spugna e dichiara fallimento: dopo un fine settimana di febbrili trattative, in cui sembrava profilarsi una via d’uscita per la più piccola delle banche d’affari statunitensi, la situazione è precipitata con l’abbandono delle trattative da parte di Bank of America prima e di Barclays poi. La richiesta di fallimento – ha comunicato la società – sarà presentata presso la Us Bankruptcy Court nel distretto meridionale di New York e riguarderà la sola holding, non le sue sussidiarie. Lehman, sotto la guida dell’amministratore delegato Richard Dick Fuld, continuerà nel frattempo a esplorare le possibilità per la vendita delle operazioni di broker-dealer e continuerà a trattare la cessione della divisione dell’asset-management.

Fuld, scampato alla crisi di Ltcm, finisce così per soccombere alla crisi subprime che, iniziata poco più di un anno fa, non accenna a mollare la presa. Una crisi in cui Lehman Brothers può vantarsi di una magra consolazione, quella di essere il primo grande nome di Wall Street a fallire. Bear Stearns si era trovata in marzo in una situazione simile ma le autorità americane avevano messo a punto un salvataggio ad hoc consegnandola nelle mani di JpMorgan. Sempre le autorità sono intervenute appena sette giorni fa per salvare, questa volta tramite il commissariamento, Fannie Mae e Freddie Mac. Ma a Lehman le autorità hanno chiuso la porta e, nonostante l’aiuto offerto nelle trattative e nel superare le difficoltà, hanno rifiutato di utilizzare denaro pubblico per salvare un’altra banca in crisi.

Eppure nel corso di quello che è stato un fine settimana “memorabile” per Wall Street, per Lehman Brothers sembravano essersi aperti degli spiragli di soluzione. Alcuni papabili candidati avevano risposto all’appello lanciato ma, alla fine, si sono tirati indietro visto che, a loro avviso, senza aiuto del governo non si poteva risollevare la banca. Così prima Bank of America, poi Barclays hanno dato forfait lasciando Lehman Brothers senza altre possibilità che la bancarotta, che giunge alla chiusura di una settimana nera, il titolo ha perso il 95%.

La pressione su Lehman, già alta negli ultimi mesi, è giunta alle stelle dopo che la coreana Kdb si è ritirata dalle trattative per una possibile partnership che si sarebbe tradotta in capitali freschi per la più piccola delle banche d’investimento statunitensi. Il titolo ha inizio a tracollare, tanto da spingere l’istituto a svelare prima del previsto i risultati trimestrali. Una comunicazione, questa, che non ha fatto altro che complicare il quadro e sfiduciare ancor di più gli operatori.

Le conseguenze anche in Europa
I posti di Lehman Brothers a rischio in Europa sono 6mila, di cui 140 in Italia, 120 nella sede di Milano e circa 20 in quella di Roma. «Siamo tutti a rischio – spiega un portavoce di Lehman Brothers da Londra – Di fatto la compagnia non esiste più, per cui temo proprio che finiremo per essere licenziati».

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Pubblicato il: 15.09.08
Modificato il: 15.09.08 alle ore 13.41

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=79003

Stasera a Milano concerto gratuito di JESSE HARRIS e KEITH EMERSON

https://i2.wp.com/www.getreadytorock.com/rock_stars/keith_emerson1.jpgKEITH EMERSON

Rock Files Live! Harris & Emerson

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02 Set 2008 // di Ezio Guaitamacchi
Lunedì 15 settembre, ore 22
Dal vivo e in diretta, al quarto anno di messa in onda, il programma ideato e condotto da Ezio Guaitamacchi ospita il raffinato chitarrista e cantautore americano JESSE HARRIS e la leggenda del rock KEITH EMERSON.
Rock Files Live! Harris & Emerson JESSE HARRIS

Doppio, straordinario appuntamento per la nuova stagione 2008 / 2009 dei RockFiles Live! di LifeGate Radio.

Dal vivo e in diretta, al quarto anno di messa in onda, il programma ideato e condotto da Ezio Guaitamacchi ospita (lunedì 15 settembre, a partire dalle ore 22 sul palco della Salumeria della Musica di Milano) il raffinato chitarrista e cantautore americano JESSE HARRIS e la leggenda del rock KEITH EMERSON.

Due puntate in diretta all’insegna del suono acustico, della perizia strumentale e dell’ispirazione artistica.

Come sempre, gli artisti converseranno con Ezio Guaitamacchi condividendo con il pubblico racconti,  storie, ricordi, emozioni e presenteranno in chiave acustica alcuni brani dei loro nuovi album.

Sin dagli esordi al fianco di Norah Jones, JESSE HARRIS (newyorkese di nascita e di estrazione artistica) giunge con Feel al suo 7° lavoro solista. Cantautore raffinatissimo, HARRIS ha recentemente ottenuto un enorme successo come autore della colonna sonora del film di Ethan Hawke The Hottest State: le sue canzoni sono state interpretate da Emmylou Harris, Willie Nelson e Bright Eyes. Ai RockFiles Live! si esibisce da solo, con la chitarra acustica.

KEITH EMERSON è una delle grandi leggende viventi del rock. Con i Nice prima e con Emerson, Lake & Palmer poi ha saputo tracciare nuove traiettorie per il progressive e indicato originalissime possibilità di contaminazione tra rock, classica e jazz.
Virtuoso delle tastiere (qualcuno lo ha definito il “Jimi Hendrix dell’Hammond”), EMERSON ha composto e suonato alcune sigle televisive che lo hanno reso popolare nel nostro paese (una su tutte: Honky Tonk Train Blues).
Partecipa ai RockFiles Live! in chiave acustica, al pianoforte, accompagnato dal fido chitarrista Marc Bonilla.

Inizio concerto e diretta ore 22:00

L’ingresso per la serata con Jesse Harris e Keith Emerson presso Salumeria della Musica Via Pasinetti, 2 ang. Ripamonti – Milano di Lunedì 15 Settembre è gratuito.

Si invitano i partecipanti ad arrivare entro le ore 21:30

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LifeGate Music

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fonte: http://www.lifegate.it/lg_radio/articolo.php?id_articolo=1468

Lo sfogo di Putin e Medvedev: “Stanchi delle ingerenze Usa”

Il premier e il presidente russo parlano della crisi georgiana

L’8 agosto è stato per noi come l’11 settembre per l’America

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di LUCIO CARACCIOLO

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Lo sfogo di Putin e Medvedev "Stanchi delle ingerenze Usa"

Putin e Medvedev sulla piazza Rossa

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MOSCA – “Chi te lo fa fare? Sei un presidente giovane, liberale, a che ti serve tutto questo?”. Mentre i tank di Mosca, respinto l’attacco georgiano in Ossezia del Sud, erano in vista di Tbilisi, George W. Bush si rivolgeva quasi paternamente al suo omologo russo, in carica da nemmeno cento giorni. A raccontarlo è lo stesso Dmitri Medvedev. Siamo nel salone delle feste dei magazzini Gum, affacciato sul mausoleo di Lenin. Intorno al tavolo, un gruppo di giornalisti ed esperti americani, europei e asiatici, riuniti dal Club Valdai per quattro giorni di incontri informali con i principali leader russi, a cominciare da Putin e dallo stesso Medvedev. “Ho risposto a Bush che non è che io avessi bisogno di fare qualcosa, ma ci sono situazioni in cui l’immagine non conta nulla e l’azione efficace è tutto”, continua Medvedev. E tiene a farci sapere di aver smontato il suo interlocutore: “In questo contesto tu avresti fatto lo stessa cosa, forse più duramente, gli ho detto. Lui non mi ha replicato”.

Molti, anche in Russia, considerano Medvedev un passacarte di Putin. Non ha né potrà forse avere l’autorevolezza del suo mentore, il restauratore dell’impero russo. Ma la sua performance da comandante in capo delle Forze armate durante la vittoriosa campagna di Georgia ne ha innalzato la statura. E poi il Cremlino conferisce a chiunque vi si insedi un’aura regale. Fatto è che in poche settimane il gradimento popolare del neopresidente è notevolmente cresciuto. E lui se lo sente addosso: “Dopo il Caucaso ho acquistato una migliore comprensione delle cose, quest’esperienza mi ha dato più sicurezza”. Medvedev ha preso gusto al potere, e si vede. Non è affatto scontato che stia lì per scaldare la poltrona in vista del ritorno del leader massimo.

Quale che sia la dinamica psicopolitica di questo strano consolato, la squadra di Putin sembra piuttosto compatta. E univoca nel messaggio al mondo esterno. Medvedev lo riassume così: “L’8 agosto per la Russia è stato un po’ come l’11 settembre per l’America. Quando la Georgia, appoggiata da un grande Stato che vuole fissare le regole del gioco internazionale, ha cinicamente attaccato l’Ossezia del Sud e ha sparato sui nostri peacekeepers, il mondo è cambiato e sono cambiate le nostre priorità”.

Ne deriva il concetto di fondo, martellato dai leader russi, da Putin in giù, durante tutte le nostre conversazioni: la Russia è stanca. Vent’anni di umiliazioni, per un colosso di antico lignaggio imperiale, sono troppi. Non ci volete nella vostra famiglia? Pazienza, ce ne costruiremo una nostra, insieme ad amici vecchi e nuovi. Non solo con i vicini postsovietici, ma anche con i governi amici nel mondo arabo, in Asia, America Latina e Africa, che negli anni Novanta abbiamo trascurato. Finché non vi accorgerete che il mondo non può essere retto da un solo paese, che la Nato appartiene alla storia e che urge una nuova architettura di sicurezza eurasiatica, basata sull’equilibrio della potenza e su regole condivise.

Quando ci riceve a tavola nel centro termale Rus’, a Soci, Putin non ha ancora smaltito l’irritazione per il modo in cui la stampa occidentale ha in genere riferito della guerra. “Sono sorpreso di quanto potente sia la macchina propagandistica del cosiddetto Occidente”, esordisce. Più che la rabbia per come i nostri media hanno coperto la guerra del Caucaso, scatenata dall’innominabile Saakashvili (sul quale Medvedev avrà parole sprezzanti, dandogli del drogato – “sappiamo che prende narcotici”), conta il giudizio sulla crisi del blocco che ha vinto la guerra fredda. “L’Occidente non è omogeneo, non è un monolite. Le decisioni unilaterali americane lo stanno distruggendo. Nessuno ne può più di questo modo di agire”.

Putin non avrebbe spedito i suoi tank fino a 15 chilometri da Tbilisi (“l’avremmo potuta prendere in quattro ore, se avessimo voluto”) se non fosse stato convinto della debolezza americana e delle divisioni nel campo euroatlantico. Attaccando i russi nel momento di massima confusione a Washington, nella fase terminale di un’amministrazione allo sbando, Saakashvili ha offerto a Putin non solo l’opportunità di sfogare sui georgiani le frustrazioni accumulate per anni, ma di far emergere le fratture fra europei occidentali, sensibili alle ragioni russe, e quella parte dell’establishment americano per cui la Russia è solo una riedizione dell’Urss. E a chi rimarca la sproporzione fra attacco georgiano e reazione russa, Putin replica: “E che avremmo dovuto fare, tirare con la fionda?”.

Ma il premier non ha alcuna intenzione di rompere con il “cosiddetto Occidente”, semmai di far leva sulle sue contraddizioni. Il dimezzamento degli investimenti esteri in Russia quest’anno, rispetto al 2007 (da circa 80 a 40 miliardi di euro), deve preoccuparlo: “Siamo consapevoli del nostro potenziale. Non facciamo rumore di sciabole”. La Russia non vuole né può isolarsi. Cerca “una partnership su basi paritarie”. Certo, osserva Putin accennando alla veranda, affacciata sul Mar Nero, “la flotta Usa a dieci miglia di qui è un bell’esempio di trattamento equanime dei partner”.

Putin tiene a distinguere tra Bush, o meglio “George”, e i suoi “falchi”, a cominciare da Cheney. Lui come tutti i dirigenti russi sembra convinto che a scatenare i georgiani in Ossezia del Sud sia stata l’ala dura dell’amministrazione, forse all’insaputa del presidente: “Le mie relazioni con George sono veramente buone. Lo rispetto e lo considero una persona onorevole”. Per concludere ironico: “Ho sempre trattato George meglio di molti americani”.

Putin ricorda l’improvvisato incontro di Pechino, la notte dell’attacco georgiano su Tskinvali, quando di fronte alle sue proteste Bush gli assicurò: “Nessuno vuole la guerra”. Il premier russo si aspettava che l’amico George avrebbe fermato Saakashvili. Ma evidentemente nell’amministrazione hanno prevalso i falchi: “La corte fa il re e la corte non voleva che lui fermasse i georgiani”. Uno dei suoi più stretti collaboratori soggiunge: “Condy Rice ci aveva assicurato che se Saakashvili avesse tentato di risolvere con la forza la questione ossetina si sarebbe potuto scordare l’ingresso nella Nato. E invece…”.

Al fondo, Putin e Medvedev non riescono a emanciparsi dall’ombra dell’Unione Sovietica. Sono consapevoli di essere percepiti da molti occidentali, tra cui almeno uno dei due candidati alla Casa Bianca, come gli eredi di Lenin e Stalin. “Liberatevi dei sovietologi, ce ne sono ancora troppi in giro. Non si può capire la Russia con le categorie della guerra fredda”, ammonisce il presidente, “perché noi ci fondiamo su un sistema di valori completamente diverso”. Lui che aveva 25 anni quando lo stendardo con falce e martello fu ammainato al Cremlino, non ha nostalgia del passato: “Io nell’Urss mi annoiavo”. E Putin, che pure ha definito il crollo dell’Unione Sovietica “una catastrofe geopolitica”, specifica: “Io sono un conservatore, ma non nel senso che i comunisti davano al termine”. Dicono che in quel momento, sulla Piazza Rossa, la salma di Lenin abbia avuto un fremito.

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15 settembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/esteri/georgia-scontri/colloquio-putin/colloquio-putin.html?rss

Indagine Acli: gli italiani sempre più poveri

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Sempre più poveri. Sempre più in condizione di incertezza sociale. Negli ultimi cinque anni sei italiani su dieci sentono peggiorata la loro condizione economica. Mentre in tre anni, dal 2005 al 2008, il popolo della quarta settimana è cresciuto del 14%. Sono alcuni dei dati che certificano il clima di incertezza sociale ed economica del Paese emersi dall’indagine esplorativa presentata dalle Acli venerdì 12 settembre a Perugia, nel corso della seconda giornata del convegno nazionale di studi, dedicata al tema della destra e della sinistra ‘dopo le ideologie’, tra ‘nuove paure e nuove povertà’.

Il 45% degli italiani, prosegue l’indagine, dichiara di aver avuto difficoltà nell`ultimo anno nell`acquisto di beni o servizi di prima necessità (qualche volta, 35%, spesso, 10%). Lo stesso dato, registrato nel 2005 dall’Iref, l’istituto di ricerca delle Acli, si fermava al 31%. Rispetto a 5 anni fa sentono peggiorata la loro condizione economica il 61% dei cittadini (soprattutto pensionati, operai, artigiani e piccoli esercenti). Solo il 6% del campione (1500 individui rappresentativi della popolazione italiana, intervistati dall’Iref nel mese di luglio) ha risposto indicando un miglioramento.

Il futuro incerto e carico di rischi deprime, quindi, 6 italiani su 10, che dicono di ritenere «inutile fare progetti impegnativi per sé e per la propria famiglia». Si sentono appartenenti al ceto medio il 51% degli intervistati, al ceto popolare il 39%, alla classe dirigente il 4%. Esiste un ‘ceto medio impoverito’ che sente fortemente peggiorata la propria condizione (79%), più di quanto non l’avvertano gli stessi appartenenti al ceto popolare (74%). La prima preoccupazione degli italiani sul lavoro è legata al reddito.

Il fatto di non riuscire a guadagnare abbastanza per arrivare alla fine del mese è il primo pensiero per il 42% degli intervistati. La precarietà è l’incubo per il 36% degli italiani: il 20% preoccupati di non riuscire ad ottenere un impiego continuativo e sicuro, il 16% con la paura di perdere il lavoro Con l’incertezza economica e sociale cresce il clima di sfiducia e di insicurezza anche nelle relazioni quotidiane e personali.
Sul lavoro la fiducia nei colleghi sopravanza la diffidenza di pochi decimi di punto (40,2% contro 39,6%, mentre il 20,2% degli intervistati è indeciso).

Ci si fida (molto o abbastanza) dei parenti (85%), dei vicini (74%), ma per il resto si vive sul chi va là, se a stento 1 italiano 2 (50,5%) due dichiara di nutrire fiducia nei confronti della gentè in generale. Nei confronti degli immigrati che vivono nel proprio quartiere il grado di fiducia, com`era prevedibile, è ancora più basso (36%). È alto anche il livello di preoccupazione sui rischi connessi alla criminalità. Gli italiani temono di subire furti in casa (molto + abbastanza, 62%), di essere aggrediti da un malvivente sconosciuto (62%), di rimanere vittima di scippi e borseggi (61%). Solo nel caso delle truffe il valore dei molto/abbastanza preoccupati scende sotto la soglia del 60% (55).

Solo il 3% degli intervistati, tuttavia, mostra fiducia nella difesa autorganizzata dei cittadini, come ad esempio le ronde. Gli italiani chiedono senz’altro pene più severe contro la criminalità e il pugno di ferro delle forze dell`ordine (46%), ma si dicono anche consapevoli (44%) che è necessario anche agire sulle cause e spingono le persone a delinquere.

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Pubblicato il: 12.09.08
Modificato il: 15.09.08 alle ore 9.39

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=78950