Archivio | settembre 16, 2008

Free Gaza: ulteriori aggiornamenti

Ricevo da il Sonno della Ragione e riporto:

FERITO VITTORIO ARRIGONI, rimasto a Gaza, durante una battuta di pesca

Circa un’ora fa ho ricevuto questa mail da Marele:

ho appena sentito Vittorio dal peschereccio su cui stavano pescando.
Una nave israeliana, più grande del solito, li ha investiti con un getto d’acqua potentissimo che ha distrutto i vetri della cabina da cui Vittorio stava guidando la barca.
Fortunatamente si è girato in tempo, ma non ha potuto evitare che la schiena fosse colpita e ferita da parecchi pezzi di vetro.

Attualmente sono ancora in mare.

Un ulteriore gesto di aggressione mentre i pescatori e i due internazionali a bordo stavano solamente pescando.

Ho telefonato allora a Vik per accertarmi delle sue condizioni:
sta abbastanza bene seppure un po’ sotto shock.

Stanno raggiungendo le coste di Gaza da dove lo porteranno al pronto Soccorso per verificare lo stato della schiena.
Gli dovranno mettere alcuni punti e soprattutto pulire la schiena dalle schegge di vetro.

Mi ha raccontato che per tutto il giorno il peschereccio, su cui era a bordo, è stato seguito da 2 imbarcazioni della Marina Militare Israeliana, che sparavano continuamente acqua da un cannone.
Ad un certo punto l’intensità del getto è stata aumentata notevolmente, fino ad arrivare a fracassare i vetri della cabina di pilotaggio in cui Vik stava.
I vetri si sono infranti in mille schegge, lui è riuscito a voltarsi in tempo, ed è stato colpito alla schiena e non al viso.

Appena avrò ulteriori aggiornamenti, verranno scritti sul Blog.

Ricordiamo ancora una volta che le barche palestinesi si limitano ad esercitare attività di pesca. Niente altro.

Ps Dimenticavo..Vik mi ha detto di aver parlato con un corrispondente dell’ANSA sul tutto. Vedremo se usciranno comunicati

fonte: http://ilsonnodellaragione.iobloggo.com/

Ma leggete anche “Free Gaza Movement: terrorismo lungo le coste di Gaza”, scritto da Vittorio – e guardate il video.

https://i2.wp.com/img168.imageshack.us/img168/2121/paleki0.jpg

Per concludere gli aggiornamenti, vi ricordo che c’è ormai poco tempo per partecipare programma di servizio postale organizzato da Free Gaza.

E se volete partecipare alle spese…

Intestatario del conto Arrigoni Vittorio

Banca Popolare Commercio & Industria 23892 Bulciago

Coordinate Bancarie Nazionali: IT55 S 05048 51000 000000006046

Coordinate Bancarie Internazionali: IT55 S050 4851 0000 0000 0006 046

BIC: POCIITM1012

Parola di Vik: degli ipotetici fondi che riceverò, metà saranno girati a Cipro laddove salpano le navi, metà li gestirò qui a Gaza per l’attività per cui siamo impegnati.

ASCOLTA – Contro il logorio dell’egoismo moderno..

Il Rosario di Gioielli di un Bodhisattva

di Atisha

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Composto da 111 versi che contengono preziosi consigli riguardo la pratica della trasformazione della mente secondo il buddhismo mahayana.

Questi metodi insegnano come possiamo trasformare il nostri difetti mentali, il nostro egoismo e attaccamento al proprio io in amore, compassione e saggezza.

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Scarica le lezioni di Lama Michel in MP3!
mp3 1 – preghiere iniziali – 5min, 2.4mb
mp3 2 – prima lezione I – 57min, 26.4mb
mp3 3 – prima lezione II – 1h18min , 36.1mb
mp3 4 – seconda lezione I – 1h10min , 32.4mb
mp3 5 – seconda lezione II – 50min , 23.2mb
mp3 6 – terza lezione I – 1h03min , 29.3mb
mp3 7 – terza lezione II – 1h03min , 29.3mb

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E ANCORA..

Ascolta online gli insegnamenti di Lama Michel Rinpoche
Grazie al desiderio di Lama Michel Rinpoche di poter rendere disponibili i propri insegnamenti al maggior numero possibile di persone, abbiamo creato una sezione del sito dove è possibile ascoltare o scaricare gli insegnamenti del mercoledì sera in formato audio MP3.

mp3 Il sacro nel quotidiano, Merc. 12 Settembre 2007 1h15min, 34,8mb

mp3 La corretta visione della realtà, Merc. 10 Gennaio 2007
mp3
Un impegno per il nuovo anno, Merc. 20 Dicembre 2006
mp3 La fede, Mercoledì 13 Dicembre 2006
mp3
Lo spazio interiore, Mercoledì 6 Dicembre 2006
mp3
Relazionarsi con gli altri, Mercoledì 6 Dicembre 2006
mp3 Relazionarsi con sè e con il mondo , Mercoledì 18 Ottobre 2006
mp3 Farsi coraggio per andare avanti, 4 Ottobre 2006
mp3 Saggezza, concentrazione e moralità, 27 Settembre 2006
mp3 Come rendere significativa la nostra vita, 6 Settembre 2006

fonte: http://www.kunpen.it/

Il Vaticano preoccupato, cala l’otto per mille: “Pericolosa concorrenza dello Stato”

 papa benedetto XVI pontefice chiesa cattolica roma ratzinger ANSA 220
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Ci stanno girando le spalle. Disperato appello dei vescovi: gli italiani non ci danno più l’otto per mille. La notizia, anticipata dall’agenzia cattolica indipendente Adista, sarebbe contenuta in un documento interno della Cei: dopo quasi dieci anni di costante incremento, la percentuale delle firme per la destinazione dell’otto per mille a favore della Chiesa cattolica è diminuita.

I numeri parlano chiaro: se nelle dichiarazioni dei redditi del 2005 (che vengono conteggiate nel 2008, ndr) l’89,82 per cento dei contribuenti italiani aveva firmato per l’otto per mille alla Chiesa, l’anno dopo la percentuale è scesa al 86%. Tradotto, 800 mila persone in meno hanno scelto di versare una parte del loro reddito al servizio della fede. Non si tratta di conversioni, non hanno scelto altre confessioni religiose, semplicemente quegli 800 mila italiani hanno lasciato il loro otto per mille allo Stato. Che forse, avranno pensato, ne ha più bisogno di San Pietro.

Il Vaticano è preoccupato: dalle sue casse il prossimo anno spariranno 35 milioni di euro. Così sta correndo ai ripari con una lettera ai fedeli, in cui ci si appella ai devoti per risollevare le sorti dell’economia ecclesiale. In cantiere anche massicce dosi di pubblicità, «per tenere alta la percentuale delle firme contro la pericolosa concorrenza dello Stato che guadagna consenso e contributi». Chi l’avrebbe mai detto.

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Pubblicato il: 16.09.08
Modificato il: 16.09.08 alle ore 15.46

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=79042

‘Abba’, il ragazzo ucciso, nel racconto di un amico: “Lui era a terra, ma continuavano a picchiarlo”

Marco era col giovane durante l’aggressione di domenica notte e racconta: “Ci siamo soltanto difesi, con le bottiglie trovate tra i rifiuti e un manico di scopa”

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abdul guibre, il ragazzo ucciso a sprangate Cernusco sul Naviglio, 16 settembre 2008 – Ripete gli insulti rivolti all’amico, ripercorre quel crescendo di violenza: “Hanno continuato a picchiarlo e insultarlo anche mentre era a terra, un occhio chiuso e uno aperto”. Spiega che non sono stati loro i primi a colpire e che, alla vista delle spranghe, hanno cercato di difendersi con “le bottiglie trovate nel cestino dei rifiuti” e, alla fine, con “un manico di scopa trovato a terra”. Ma senza successo.

Felpa grigia col cappuccio tirato sul capo, berrettino degli Yankees: “Cosa dovevo fare?”, si chiede, sconsolato, Marco. Era con Abdul Guibre domenica all’alba, dopo una notte al Tiny Cafè di piazzale Lodi (Milano), a ballare l’hip-hop. Era con “Abba”, come lo chiamavano in compagnia, il dicianovenne ucciso a sprangate all’alba di domenica, in via Zuretti, sempre a Milano, nel corso di una lite con Fausto e Daniele Cristofoli, padre e figlio, gestori del bar Shining. “Sono stati loro a tirare fuori le spranghe, tutti e due. Per primi”, ricorda il ragazzo che, come tanti altri amici, ieri mattina è andato a trovare Assane e Aminata, i genitori di Abba. “Non ci credo — dice Roby Marchegi, 23 anni —. Sono stato con Abdul fino alle 5, domenica mattina. Usciti dal Tiny, ci siamo separati. Abba voleva andare a mangiare qualcosa e mi ha chiesto di venire. Io gli ho detto di no. Sono andato a casa, a dormire. Quando mi sono svegliato mi hanno detto che non c’era più. Morte assurda, vogliamo giustizia”. “Giustizia” chiede anche Ahmed, 21 anni, il fratello di Abba. “È tremendo morire per razzismo, spero che i due responsabili restino in carcere a vita”.

Rabbia e ricordi, dagli amici e dai parenti. Abba amava la musica hip hop. Amava ascoltarla e ballarla. Nella sua camera il poster del rapper americano “50 Cents”. Tatuaggi sulle braccia, come lui. “Il sabato era la serata hip hop” spiega Roby: tappa fissa al Tiny. Abba amava il calcio: nel soggiorno di casa c’è una sua foto – “avrà avuto 13 anni” – con la maglia azzurra della squadra locale, il Cernusco. Da attaccante, il suo idolo era Ronaldinho, approdato quest’estate nella squadra che Abba tifava da sempre: il Milan. Asilo, elementari e medie sempre a Cernusco. “Insieme a me — ricorda Michael Tremolada —. Era fantastico anche come compagno di classe: aiutava sempre tutti, col sorriso sulla bocca. Un ragazzo serio, allegro e amato da mezza Cernusco”.

Le scuole superiori a Gorgonzola, in un Centro di formazione professionale. “Un anno poi ha lasciato — racconta il padre — e ha preso a lavorare. Non so quanti lavori ha fatto: da magazziniere a operaio, ne ha provati parecchi”. Sempre da precario. Ieri avrebbe dovuto iniziare un altro lavoro, appena procuratogli dall’agenzia interinale a cui si era rivolto. Sabato a cena, prima di uscire, proprio di lavoro aveva parlato con il padre.

Poi una volta fuori, una volta al locale, “ha rinunciato a bere alcolici” racconta Roby. “Non voleva bere nel mese del Ramadan, teneva a rispettare alcune tradizioni islamiche benché la sua fede fosse fragile come quella di ogni 19enne”. Aveva un debole, corrisposto, per il fratellino più piccolo, Abdel, appena 6 anni. Con lui era sempre paziente, l’importante era che il suo fratellino di divertisse. Divertimento, amici, musica, calcio: una vita intensa e normale al tempo stesso. Una vita che non lo metteva al riparo da insicurezze e pessimismi passeggeri, ricordati dalle sue ex maestre, che hanno voluto scrivergli una lettera. “Non ci sarà un buon futuro” diceva alle insegnanti, nei suoi momenti di sconforto, il piccolo Abba.

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di Giambattista Anastasio

fonte: http://ilgiorno.ilsole24ore.com/milano/2008/09/15/118268-aggressione_filmata_dalla_telecamere.shtml

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L’ITALIA RAZZISTA

Da: AbsolutelyDaniel82
Aggiunto:

“Due anni di insulti sul lavoro e licenziato perché sono di colore”

https://i2.wp.com/www.ladomenicadivicenza.it/foto/art_522_1_extra%20lavoratore3_N.jpg

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Un giovane nigeriano allontanato dalla Vismara dopo aver denunciato le offese
Il racconto di Daniel: l’azienda copre chi mi tormentava

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dall’nviato di Repubblica PAOLO BERIZZI

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LECCO – Per due anni ha insaccato e ha incassato. Tutti i giorni. Sempre lì, al suo posto, in uno dei più grossi salumifici italiani. Ha insaccato salami e mortadelle. Ha incassato insulti razzisti e offese umilianti. La più becera, e anche la più banale, è “sporco negro”: la stessa firma degli assassini di Guibre. E’ quella che lo ha marchiato dentro, che lo ha fatto sentire un comodo sfogatoio per le frustrazioni di un collega, che poi sono diventati un gruppo, e allora la cosa si è fatta ancora più pesante. Questa è la storia di Daniel – basta il nome – , nigeriano di Lagos, 24 anni, un bambino di due.

Daniel non è un clandestino:
è in Italia regolarmente dal 2003. Abita a Villasanta, Brianza monzese, con la moglie e il figlio. Paga un affitto. Ha un lavoro, anzi, l’aveva. Perché l’hanno licenziato. Daniel è un operaio macchinista. Nel 2006 inizia a lavorare alla Vismara S. p. A di Casatenovo, Lecco. Si divide tra il reparto e il forno. Sgobba da mattina a sera.

Mai un problema, mai un richiamo,
racconta. E ottimo rendimento, visto che ogni sei mesi gli rinnovano il contratto. Ma nello stabilimento c’è un ostacolo imprevisto con cui il cittadino africano deve fare i conti: il razzismo. A dargli dello “sporco negro”, all’inizio, è solo un collega. Per lui insultare Daniel è la regola. Altri operai iniziano presto a apostrofarlo nello stesso modo. Uno stillicidio di offese al quale l’immigrato, nonostante le ripetute richieste di spiegazioni, non riesce a sottrarsi.

Manda giù, abbozza quando un giorno gli dicono: “La vuoi capire o no che voi extracomunitari di m. in Italia non potete stare?”. Solo perché aveva chiesto a un collega di aiutare un altro lavoratore in difficoltà, un peruviano che non riusciva a trasportare dei colli di mortadella. “Chi credi di essere? Mica penserai di comandare noi italiani?”.

Daniel ha paura di denunciare chi lo tormenta: non vuole rischiare di perdere il posto di lavoro. Un giorno si rivolge al capo reparto, che però minimizza: “Dai, non farci caso… sai come sono fatti i ragazzi… Tu pensa a fare il tuo lavoro e basta”. Ma alla fine di giugno decide che il vaso è colmo. Accade quando entra nello spogliatoio e trova il suo armadietto distrutto. Un atto vandalico, l’ultimo sfregio. Lui che non ha mai ricevuto provvedimenti disciplinari, lui che guadagna 1100 euro e che – dopo 12 contratti – viene ancora pagato dall’agenzia interinale “Iwork” di Arcore.

Il 28 giugno Daniel presenta una querela alla Procura di Lecco: racconta nel dettaglio le odiose offese che gli sbattono addosso. Spera che dopo quell’esposto qualcosa possa finalmente cambiare. Che la sua dignità non sia più calpestata. E invece al danno si aggiunge la beffa. L’altro giorno la Vismara gli da il “benservito”: “A fine mese non presentarti più in azienda”, gli comunica il capo reparto. L’operaio crede sia uno scherzo di cattivo gusto: e invece è tutto vero.

“Ho subito per due anni in silenzio, senza ribellarmi – racconta – proprio perché non volevo rischiare di perdere il posto. Ma non ce l’ho più fatta a sopportare di essere offeso in quel modo. E così adesso sono senza lavoro. Non ce l’ho con l’Italia e con gli italiani. L’Italia mi ha dato il lavoro, la possibilità di sfamare me stesso e la mia famiglia. Ce l’ho con l’ignoranza di chi ti insulta perché hai un colore della pelle diverso dal loro. Ho una moglie e un figlio piccolo da mantenere. Il mio stipendio me lo sono sempre guadagnato onestamente, mi ferisce che me lo abbiano tolto solo perché ho detto basta al razzismo. Oltretutto ci sono altri lavoratori extracomunitari nello stabilimento. Quando sono andato in Tribunale ho pensato anche a loro, anche se ognuno reagisce a modo suo e alla fine ognuno si fa gli affari suoi”.

Dagli uffici della Vismara, alla quale ci siamo rivolti ieri per chiedere chiarimenti sulla vicenda, per ora non è arrivato nessun commento. Ironia del caso – va detto che l’azienda almeno per ora non ha alcuna responsabilità – come melodia di sottofondo dell’attesa telefonica s’odono le parole di Vasco Rossi: “… basta poco per essere intolleranti… per essere un po’ ignoranti…”.

Il legale di Daniel, Francesco Mongiu, ha riassunto la storia di questo strano licenziamento e la sottoporrà al giudice del lavoro. “Per “pura coincidenza” – racconta l’avvocato – il cognato del mio assistito, un cittadino della Sierra Leone, laureato anche lui in regola, dopo un periodo di prova nello stesso salumificio, è stato ritenuto inidoneo al compito di insaccatore di mortadelle”.

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16 settembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/perso-lavoro/perso-lavoro/perso-lavoro.html?rss

https://i0.wp.com/nazionale.rdbcub.it/typo3temp/pics/4712d0098e.jpg

Ucraina, crolla la coalizione arancione. Il Paese verso elezioni anticipate

Ufficializzato il “divorzio” fra il premier Yulia Timoshenko e il presidente Yushenko
Ex alleati poi diventati acerrimi nemici, potrebbero sfidarsi alle prossime consultazioni

I comunisti chiedono l’impeachment del presidente: “Ha causato troppi danni negli ultimi tre anni”

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Ucraina, crolla la coalizione arancione Il Paese verso elezioni anticipateYulia Timoshenko

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KIEV – La coalizione filo-occidentale che sostiene il governo ucraino è crollata. “Annuncio ufficialmente la fine della coalizione che raggruppa le forze democratiche”, ha detto oggi il presidente del Parlamento, Arseny Yatsenyuk, ai deputati riuniti per ascoltare la conferma di uno scenario in realtà dato per certo già alla vigilia.

L’Ucraina ufficializza così l’annunciato divorzio tra il premier Yulia Timoshenko e il presidente Viktor Yushenko – ex alleati nella rivoluzione arancione, poi diventati acerrimi nemici – ed entra in una nuova fase di tempesta politica, che proietta il Paese verso elezioni anticipate per un nuovo governo e verso le presidenziali (da fissare tra fine 2009 e inizio 2010), che vedranno con ogni probabilità Timoshenko sfidare Yushenko.

I comunisti, intanto, chiedono l’avvio di una procedura di impeachment per il presidente: “E’ fuori da qualsiasi dubbio che debba essere fatto, perché Yushenko ha causato troppi danni all’economia e al potenziale politico dell’Ucraina negli ultimi tre anni”, ha dichiarato il leader del partito comunista ucraino, Petro Symonenko, nel corso della seduta in Parlamento.

La crisi è scoppiata
all’inizio di settembre, quando il blocco Timoshenko si è unito in Parlamento all’opposizione filorussa del Partito delle Regioni per far passare una serie di leggi che ridimensionano fortemente i poteri del capo dello Stato. Il partito filo-presidenziale Nostra Ucraina ha allora annunciato il ritiro dalla coalizione ed ha addirittura parlato di “golpe bianco”. Oggi l’annuncio ufficiale da parte del presidente del Parlamento dopo la scadenza di un primo termine per la riconciliazione.

Unica alternativa alle elezioni anticipate, ora, appare una coalizione tra la Timoshenko e il partito delle regioni di Viktor Yanukovich, ben visto a Mosca, soprattutto per la sua estrema cautela rispetto alla prospettiva di adesione ucraina alla Nato.

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16 settembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/esteri/ucraina-crollo-coalizione/ucraina-crollo-coalizione/ucraina-crollo-coalizione.html?rss

Precari e malaticci: la mancanza di posto fisso rende più cagionevoli di salute

Sabrina Ferlli nel film Tutta la vita davanti

ROMA (15 settembre) – Non avere un posto fisso fa male alla salute. A tutte le problematiche legate al precariato sia aggiunge ora anche la conferma degli esperti che è anche il fisico a risentirne,  oltre alla psiche. In barba al trionfo della flessibilità, il possto fisso sembra rappresentare anche un elisir di lunga vita.

Un rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità sui determinanti della salute, diretto da Carles Muntaner del Centre for Addiction and Mental Health canadese, centro collaboratore Oms affiliato all’Università di Toronto, dimostra come le condizioni di lavoro hanno un profondo impatto sulla salute di una persona. I ricercatori hanno stabilito che la salute mentale è insidiata, in particolare, dagli impieghi precari, come ad esempio contratti a tempo, ma anche dal lavoro part-time, con salari bassi e senza benefit.

Quando questi dipendenti vengono confrontati con colleghi che lavorano a tempo pieno e godono dei tanto agognati benefit, le differenze saltano agli occhi. I primi, infatti, sperimentano «significativi effetti avversi», che colpiscono sia la salute fisica che quella mentale. Gli scienziati hanno anche scoperto che lo stress sul lavoro è associato a un aumento del 50% dei rischi di coronaropatie e cardiopatie. Non solo. Ci sono «forti evidenze» a sostegno del fatto che impieghi caratterizzati da elevate richieste, poco controllo e in cui all’impegno non corrisponde un adeguato compenso rappresentino fattori di rischio per problemi fisici o mentali: dalla depressione ai disordini d’ansia, all’uso di sostanze stupefacenti.

Tutti problemi che, nota Muntaner, stanno affrontando numerosi Paesi ricchi e non solo il Canada, esaminato nella ricerca. Il punto è che, sostiene lo studioso, c’è «una maggior tolleranza rispetto alle iniquità di questo tipo» in Paesi come la Gran Bretagna, gli Usa, l’Australia e la Nuova Zelanda, rispetto ad altri come la Svezia e la Danimarca. «L’accesso alle strutture sanitarie non è l’unico determinante di salute di una comunità – spiega Muntaner – tutti gli aspetti del nostro stile di vita, incluso il modo in cui lavoriamo, sono intrinsecamente legati al nostro benessere e alla nostra qualità della vita, nonché alla durata della vita stessa – evidenzia lo studioso – Di fronte a un mercato del lavoro in forte trasformazione, dobbiamo comprendere e migliorare la relazione tra salute e lavoro».

Nel rapporto, intitolato “Closing the Gap in a Generation”, sono evidenziate le raccomandazioni chiave per lavorare “in salute”. Fra queste, migliorare le condizioni di impiego e di lavoro delle persone. La ricerca dell’Oms arriva al termine di tre anni di studi da parte di un team di politici, accademici, ex capi di stato ed ex ministri della Sanità, che si sono impegnati nell’indagine sulle differenze di tipo ambientale che possono influire sulla salute dei cittadini: dal luogo di nascita, a quello in cui si vive, al lavoro, all’età.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=31093&sez=HOME_SCIENZA

Antitrust, multa milionaria a Enel: “Pratiche commerciali scorrette”

A Enel s.p.a. e Enel Energia sanzioni di 100mila e un milione e 100mila euro

“Per elettricità e gas indicazioni non rispondenti al vero, inesatte, incomplete”

Ingannevoli le campagne pubblicitarie per le offerte ‘bioraria’ e ‘vantaggio 5+’

Antitrust, multa milionaria a Enel "Pratiche commerciali scorrette"

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ROMA – Multa milionaria dell’Antitrust a Enel Energia
per “pratiche commerciali scorrette” e di 100 mila euro a Enel spa “ritenuta responsabile in qualità di committente degli spot televisivi”.

Secondo l’Autorità garante per la concorrenza, i comportamenti di Enel Energia sono stati finalizzati ad acquisire contratti di fornitura di energia e gas con distinte pratiche che hanno condizionato considerevolmente le scelte dei consumatori. Per quanto riguarda invece la capogruppo Enel, l’Antitrust ne ha accertato la responsabilità, in qualità di committente, relativamente alla diffusione di uno spot televisivo giudicato ingannevole.

Più in dettaglio, Enel Energia, società del gruppo Enel attiva nel mercato libero – sottolinea l’antitrust – ha messo in atto pratiche commerciali scorrette: nel passaggio di clienti in regime di cosiddetta ‘maggior tutela’ al mercato libero dell’energia elettrica; nell’attivazione non richiesta di una fornitura di gas naturale.

La società “ha messo in atto pratiche commerciali aggressive attivando forniture di luce e gas non richieste, esigendone, in alcuni casi, il pagamento, imponendo ostacoli all’esercizio del diritto di ripensamento e adottando procedure di marketing aggressive”.

La società inoltre, continua l’Authority, “per le offerte commerciali riguardanti entrambi i servizi di fornitura di elettricità e gas, ha fornito ai consumatori indicazioni non rispondenti al vero, inesatte, incomplete. Enel energia ha anche omesso di fornire, attraverso i canali di vendita (call center e agenti) notizie rilevanti sull’attività svolta, le condizioni di mercato e di fruibilità delle offerte, le modalità di conclusione del contratto”.

In particolare, “non è stato chiarito agli utenti che i contratti comportavano lo spostamento a un nuovo fornitore e, per quanto riguarda l’energia elettrica, il passaggio dal mercato di ‘maggior tutela al mercato libero’, con un piano tariffario soggetto, nel futuro, alle variazioni del mercato. In alcuni casi è stata taciuta la possibilità di esercitare tempestivamente il diritto di recesso”. L’autorità ha quindi sanzionato le due distinte pratiche con multe pari, ciascuna, a 500mila euro.

L’Antitrust ha anche dichiarato ingannevoli le campagne pubblicitarie svolte per promuovere le offerte ‘bioraria’ e ‘vantaggio 5+’ attraverso l’invio di brochure ai potenziali clienti e la diffusione di uno spot televisivo, sanzionando Enel Energia con una multa di 100mila euro. Per lo spot televisivo l’antitrust ha stabilito la responsabilità anche della capogruppo Enel in quanto è risultata committente del messaggio, comminando una sanzione di 100mila euro.

L’istruttoria era stata avviata il 21 febbraio 2008, dopo che numerosi consumatori avevano segnalato di aver contestato alla società enel energia l’attivazione di forniture di energia elettrica e/o di gas, da essi mai richieste o rispetto alle quali era stato tempestivamente esercitato, senza successo, il diritto di ripensamento o il diritto di recesso.

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15 settembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/economia/antitrust-enel/multa-enel/multa-enel.html?rss