Dichiarazioni di La Russa: no pasaràn!

Ricevo da Mario il testo dell’esposto che ha preparato e ve lo giro.

Se lo condividete, copiatelo nei vostri blog, inoltratelo alle vostre mailing list, diffondetelo in ogni modo… e speditelo tramite raccomandata.

Per favore, segnalate la vostra adesione o in un commento a questo post, o direttamente a info@ritaatria.it, Associazione che per prima ha aderito e raccoglie l’elenco delle adesioni.

In fucsia ho evidenziato le parti che dovete personalizzare… Grazie a tutti!

“Quello allegato è il testo definitivo che ho inoltrato alla Procura
di Roma in data odierna con Racc. A/R 12578001835-8 da Lucca.

Chiunque volesse potrà riprendere il testo, come singolo o come
Associazioni di appartenenza, completarlo con i propri dati di
esponente o modificarlo come meglio ritiene ed inoltrarlo al medesimo
destinatario. Sarebbe importante segnalare poi l’invio al mio indirizzo
in modo da poter avere conoscenza dell’ampiezza di eco che possa
essersi innescata su questa vicenda.

Grazie a tutti. Un abbraccio.

Mario”

Vs. città, data dell’inoltro

Alla Attenzione de

IL  CAPO  DELL’ UFFICIO della

PROCURA  della  REPUBBLICA  di

00100     R O M A     RM

SEDE  ISTITUZIONALE

Da

Vostro nome

Cittadino

e

eventuale Associazione di cui fate parte

CITTA’ DELL’ASSOCIAZIONE

Oggetto:  Esposto di circostanze per la valutazione dell’Ufficio sulla eventuale rilevanza penale dei comportamenti segnalati.

Lo scrivente vs. nome e cognome, Cittadino Italiano, nato a ………. il ..-..-…. e residente a ……………………………. – ove elegge domicilio per la specifica circostanza di questo esposto -, in nome proprio ed anche per conto della Associazione ….., con sede in ……………., per la quale sottoscrivo come uno dei soci responsabili

Premesso che

§                     L’onorevole Ignazio La Russa intervenendo, nella sua qualità di Ministro per la Difesa della Repubblica Italiana, alle celebrazioni per la memoria della difesa di Roma (8 Settembre 1943), nell’ambito delle azioni della Resistenza e della Lotta di Liberazione dal Nazifascismo, e dunque nelle vesti di garante dell’onore e della lealtà delle Forze Armate e di quelle della Liberazione (che nessuno ha diritto di vilipendere come esplicitamente recita l’art. 81 del C.P.M.P.) ha testualmente affermato:

“Farei un torto alla mia coscienza  se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell’esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d’Italia”.

§                     La Costituzione italiana si fonda sullo spirito antifascista – che la ispirò e che guidò la Resistenza – e sul suo dettato – che vieta la ricostituzione del disciolto Partito Fascista – e dunque nega ogni forma di apologia di tale espressione politica, principio che è stato infatti reso successivamente attuativo dal testo predisposto ed approvato con L. 20 Giugno 1952 nr. 645 “Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione” che all’art. 4 esplicitamente recita:

“4. Apologia del fascismo.

Chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità indicate nell’articolo 1 è punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da lire 400.000 a lire 1.000.000.

Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni.”

Considerato che

§                    L’onorevole La Russa, in quanto Ministro di questa Repubblica Italiana, ha giurato fedeltà alla sola Costituzione che ne definisce la forma e ne fissa i valori ed i principi fondamentali sui quali impegna comunque ogni Cittadino e non i suoi soli rappresentanti Istituzionali,

Tutto ciò premesso gli scriventi (la/lo scrivente)

Chiedono (chiede)

Che l’Ufficio adito valuti se esistano nei comportamenti e nelle frasi dell’On. Ignazio La Russa, gli estremi per la incolpazione per

1. Apologia del Fascismo

2. Alto Tradimento

3. Vilipendio delle Forze Armate e di Liberazione

e ogni altro reato che l’Ufficio riterrà eventualmente di individuare nei suoi comportamenti e nella specifica e pubblica esternazione.

Si consenta di segnalare comunque all’Ufficio in indirizzo la profonda indignazione, personale ed associativa, per le espressioni del Ministro La Russa che non hanno inteso accomunare nella pubblica pietà quanti siano eventualmente caduti su fronti contrapposti, quanto esaltare chi abbia ritenuto di operare (“combatterono” dice infatti il Ministro e non “caddero“) la stessa scelta di militanza nelle formazioni della RSI ed additare, non la loro eventuale morte, ma il loro comportamento e le motivazioni della loro scelta, al rispetto dei Cittadini Italiani, arrivando ad accusare di mancanza di obiettività quanti dissentissero da tali affermazioni.

E’ importante ricordare che, stante il doveroso senso dello Stato e dei Suoi fondamentali principi di prevalenza e legittimità funzionale ed istituzionale, la RSI fu una forma di illegittima usurpazione del potere statuale fin dal suo insorgere per volontà esplicita del Führer nazista Adolf Hitler.

Infatti la sola Autorità che al tempo avesse il potere di affidare o revocare responsabilità di Governo era la Persona del Sovrano, e la fiducia fu revocata al Primo Ministro Benito Mussolini solo in virtù dell’ordine del giorno di sfiducia deliberato dallo stesso Gran Consiglio del Fascismo. Dunque in piena e totale legittimità.

Ferme restando le gravissime ed imperdonabili responsabilità successive dei responsabili governativi per aver abbandonato, subito dopo l’armistizio con le forze alleate, l’Esercito e la Popolazione, lasciandoli privi di qualsiasi direttiva e garanzia in balia dei combattenti tedeschi – ai quali si era consentito, dal 25 Luglio all’8 Settembre, di occupare l’intero territorio nazionale -, non sembra agli esponenti affatto sostenibile che a quanti scelsero di schierarsi con una entità politica costituitasi extra legem contro lo Stato legittimo italiano e per volontà straniere, e solo dopo l’8 Settembre 1943, possa essere riconosciuta la stessa dignità di coloro che, permanendo nelle truppe regolari dello Stato Italiano ovvero scegliendo di combattere nelle fila delle Formazioni Partigiane al fianco delle truppe Alleate e per la Liberazione dalla occupazione Nazifascista, scelsero di servire la Patria e lo Stato (che valgono sempre di più dei propri rappresentanti – siano essi tali per volontà del Popolo Sovrano o per “volontà di Dio e della Nazione” – e delle loro eventuali responsabilità per qualsivoglia nefandezza) mettendo a rischio la propria vita e quella dei propri familiari, e spesso furono consegnati dagli avversari della RSI alle torture e violenze feroci del sistema repressivo nazista, privo di qualsiasi umanità e rispetto per i Diritti Fondamentali della Persona Umana. In violazione di qualsiasi statuizione e convenzione sottoscritta pur in condizioni di belligeranza.

Non è in discussione la comune pietà con cui è sempre possibile (se non doveroso) accomunare i morti di fronti contrapposti. Questo aiuta e costruisce una effettiva riconciliazione. Recentemente ciò è avvenuto anche tra il Popolo Americano e quello Vietnamita dopo un conflitto devastante, come d’altra parte lo stesso regime franchista aveva eretto un mausoleo dedicato a tutti i caduti della feroce Guerra Civile che vide contrapposti gli uni contro gli altri i Cittadini e le Cittadine spagnoli e giovani di diverse nazioni intervenuti sui contrapposti fronti di lotta. Dunque può ben essere promosso un simile stile e sentimento di pietà condivisa per i caduti ed  un simile atteggiamento di riconciliazione nazionale anche in questo nostro Paese.

Ma in questa ultima vicenda, piuttosto che fare memoria di giovani vite consumate nella barbarie della guerra e della conflittualità fratricida, si è esaltata la scelta stessa e le motivazioni valoriali di quanti aderirono alla RSI, con uguale enfasi delle scelte e delle motivazioni dei Resistenti Italiani e di quanti nelle file dell’Esercito regolare continuarono la lotta di Liberazione della Patria e dello Stato dal NaziFascismo. Questo rende inaccettabile, e forse sanzionabile penalmente, il tono e le argomentazioni utilizzate dal Ministro per la Difesa.

Il ricordo e la memoria dei tanti torturati – i prigionieri di via Tasso ed i martiri delle Fosse Ardeatine su tutti – e delle popolazioni inermi massacrate in ripetute azioni combinate di truppe naziste e della RSI, hanno infatti subito da una simile equiparazione di valori etici e morali – come presunti e dichiarati dall’on. La Russa – una offesa inquietante ed inaccettabile.

E se la storia della civiltà umana, spesso evolutasi su conflitti acerrimi, può ben cercare una composizione a posteriori delle ragioni stesse del conflitto, questo non potrà mai significare la rinuncia a giudicare le opposte ragioni del confliggere partendo da una base condivisa di valori. E la Costituzione segna un invalicabile confine e discrimine tra ciò che può essere valutato come giusto e nobile e ciò che non lo è e non potrà mai essere giudicato come tale.

Si può infatti anche pensare che gli stessi aderenti a cosche di criminalità organizzata, avendo ritenuto che l’Antistato avesse ai loro occhi una maggiore legittimazione dello Stato Nazionale e delle sue Istituzioni, possano aver agito in buona fede nel servire le aspettative e le direttive, pur criminose, di quanti essi avvertivano come legittime espressioni di un potere statuale. Questo può forse suggerire di aver compassione per loro, specie se morti violentemente a causa delle loro attività, unitamente alla consapevolezza dello Stato di dover operare per rendere chiara anche ai loro occhi, o a quelli dei loro emuli, la maggiore superiorità dello Stato di Diritto e della Legalità Democratica.

Ma quando la loro attività criminale avesse determinato un conflitto aperto con uomini delle Forze dell’Ordine, e questo conflitto avesse a sua volta causato caduti da entrambe le parti, sarebbe ignobile, a parere degli esponenti, voler riconoscere, proprio nel giorno in cui si celebrasse la memoria del sacrificio dei servitori dello Stato (e nel nostro caso dei veri padri fondatori – uomini e donne del Popolo – della Patria costituzionale), una pari dignità alle motivazioni degli antagonisti criminali.

Così pure sarebbe se una parte di cittadini del territorio, per aspirazioni egoistiche e pretestuose, decidesse di aggredire l’unità nazionale, sancita dalla Costituzione, e proclamasse in modo unilaterale una secessione, anche con l’uso della forza e con mezzi di violenza. Nessuno, ritengono gli esponenti, potrebbe riconoscere loro una pari dignità delle motivazioni valoriali con quanti si fossero impegnati ed immolati per la difesa dell’Unità Nazionale. E tanto meno sarebbe legittimato a farlo quando si facesse memoria del sacrificio dei difensori dell’Unità del Paese.

E’ per questa serie di ragionamenti che gli esponenti (l’esponente) ritengono (ritiene) che le intervenute modifiche alla Legislazione sui reati di Attentato agli Organi Costituzionali – le quali, inserendo la clausola “con atti violenti” per la concretizzazione del reato, sembrerebbero escludere la perseguibilità per la sola espressione libera, e costituzionalmente garantita, di opinioni personali, per quanto prefiguranti una alterazione istituzionale della Repubblica – non dovrebbero costituire un ostacolo insormontabile alla applicazione di sanzioni penali, in quanto la “istigazione a compiere reati” di qualsivoglia natura permane in tutta la sua rilevanza penale. Ed a giudizio degli esponenti i concetti espressi .dal Ministro La Russa sono tali da poter ben configurare attività di istigazione, soprattutto di giovani generazioni spesso ignare della realtà storica, a sentirsi sganciati dalla fedeltà esclusiva alla Stato Costituzionale che ci è stato dato.

Così pure ritengono gli esponenti che le intervenute previsioni normative che sottraggono alla procedibilità per contestazione di responsabilità penali le più alte cariche rappresentative dello Stato durante la pienezza delle loro funzioni, non possano trovare applicabilità nelle fattispecie di reato che l’intervento pubblico del Ministro potrebbe avere concretizzato. Come d’altra parte la stessa Costituzione rende irresponsabile il Presidente della Repubblica per gli atti compiuti durante il suo mandato, fatto salvo il caso di “Alto Tradimento“.

Certo i meccanismi costituzionali non sono un moloch e sono soggetti ad eventuali interventi correttivi se supportati da larghe e qualificate maggioranze come previsto per espressa volontà dagli stessi Padri costituenti, ma i suoi valori fondanti (la Democrazia e la Legalità Democratica – conquistate come Liberazione dal regime Nazifascista -, la forma di Stato e la sua Unità, i principi e valori fondamentali inscritti nella prima parte della Costituzione) non sono soggetti a progetti politici di mutamento, violento o surrettizio che sia.

Gli esponenti chiedono infine di essere avvisati, secondo le previsioni di Legge, al domicilio di elezione ed alla sede associativa, degli orientamenti dell’Ufficio e sulle conclusioni cui il Magistrato ritenga di pervenire nel suo libero convincimento, ed ancora chiedono che – qualora venissero prefigurate dall’Ufficio responsabilità penali per le attività poste in essere dal Ministro – sia riconosciuto all’esponente, in qualità di cittadino sovrano, di potersi costituire come parte lesa nell’eventuale giudizio.

Ringrazio per la attenzione e saluto con rispetto istituzionale.

In fede.

Vs. nome e cognome

immagine di  http://www.leftyouth.it/

Una risposta a “Dichiarazioni di La Russa: no pasaràn!”

  1. Val dice :

    Conoscete “mammarosa”?
    Lui, “Mefisto” …benissimo!

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