Archivio | settembre 19, 2008

MONZA – Ammanettato a un palo del commissariato: aperta inchiesta per abuso di autorità

La foto è stata scattata lo scorso inverno all’ingresso del commissariato di polizia di Monza
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di Gabriele Cereda
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Ammanettato a un pilastro della portineria. Ecco la cartolina che esce dal commissariato di polizia di Monza. Le celle di sicurezza che dovrebbero ospitare gli arrestati “non sono a norma. Da anni”, denuncia Fabio Sgrò, segretario provinciale di Siap, il sindacato italiano appartenenti polizia.

La fotografia, scattata con un cellulare, è sgranata nella fattura ma chiara nell’immortalare una realtà. “Quotidiana”, dicono gli agenti di Monza. “Non ci sono dubbi quello scatto, dove si vede l’uomo ammanettato, risale allo scorso inverno e di sicuro è fatto all’interno del nostro commissariato” dice un poliziotto scansando ogni equivoco sulla veridicità della foto. E, tanto per essere chiari, aggiunge: “Si riconosce l’ambiente, il pilastro dove l’arrestato è stato attaccato, il colore dei muri, le sedie sullo sfondo. È una triste verità”. “E’ un’immagine vergognosa, ogni uomo ha diritto alla propria dignità, nonostante abbia le manette ai polsi”, commenta Michele Prichiazzi, segretario locale del Siap. Un’immagine che ha provocato l’immediata apertura di un’inchiesta contro ignoti sollecitata dallo stesso commissariato: l’ipotesi di reato è abuso di autorità (articolo 608) del codice penale.

Le celle di sicurezza, che pure ci sono, non rispettano le norme. Mancano i bagni e le porte si aprono dall’interno. Per non lasciarle inutilizzate, vengono usate come magazzino. Di marijuana, refurtiva e merce sequestrata. Allora bisogna arrangiarsi. Fare di necessità virtù. Una prassi che si ripete ad ogni arresto. “Quando vengono compilati i moduli di routine, gli arrestati finiscono ammanettati ai pali dell’ingresso o ai termosifoni: dove c’è posto”, rivela un agente. Un istante immortalato dal telefonino che offre agli occhi un’abitudine divenuta regola.

“È una situazione figlia del disinteresse
– spiega Sgrò –. Il commissariato di Monza è destinato a diventare Questura, ma solo nel 2011. Nel frattempo si sta giocando allo scaricabarile”. “C’è il progetto per una nuova Questura – replica Vincenzo D’Agnano, il vicequestore di Monza – Stiamo pensando di riqualificare questo commissariato, ma ad oggi non sappiamo indicare una data precisa per l’inizio dei lavori”. “Non si può più rimandare”, conclude il sindacalista.
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19 settembre 2008

Quando a 90 anni non passa la voglia di rock: Ecco gli Zimmers, la band più vecchia del mondo

Il leader Raffaele

ROMA (19 settembre) – Se non avete idee chiare su come trascorrere gli anni della vostra vecchiaia, prendete una penna e firmate per diventare come Raffaele “Alf” Caretta. Oggi Alf è a Berlino per presentare il nuovo album della rock band di cui è il leader, The Zimmers. Alf ha novanta anni suonati.

The Zimmers sono un fenomeno tutto mediatico, nato in Inghilterra e cresciuto su Internet. E’ la storia di un gruppo di anziani signori che, nell’ambito di un documentario trasmesso dalla Bbc nel maggio del 2007, ha deciso di lasciare case di riposo e panchine nei parchi per cantare il rock’n roll, in barba alla solitudine e all’artrite. The Zimmers è una band di gente che non ha molti capelli. E nemmeno molti denti. Ma tanta, tanta grinta da vendere, anche a qualcuno che di dischi ne vende a milioni.

“Alf” Caretta e company, probabilmente, deficitano un po’ in quanto a presenza scenica, ma sono un complesso moderno, con regolamentare pagina su Myspace, attraverso la quale sono seguiti da schiere di fan. Hanno registrato il loro singolo, la cover di My Generation degli Who, nei leggendari studios di Abbey Road. E, naturalmente, anche loro sono stati immortalati sulle strisce pedonali della strada londinese, come in passato Beatles e Red Hot Chili Peppers. Però loro hanno anche le stampelle.

L’album. Oggi hanno presentato il loro album “Lust for life” (dall’omonimo disco di Iggy Pop), che segue la cover di “Firestarter” dei Prodigy. Nel repertorio dei rockers anche  “When I’m (one hundred and) 64” dei Beatles e “We don’t have to take our clothes off (to have a good time)”. Nel disco anche la cover di “Fight for your right to party” dei Beastie Boys. E «tante altre soprese», annuncia la band attraverso la sua pagina Myspace.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=31335&sez=HOME_SPETTACOLO

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The Zimmers “My Generation” Released: 28/05/07

Lotta alla povertà: l’Italia dimezza gli aiuti

di Alessia Grossi

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 fame
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La Finanziaria non finisce di stupire. Tremonti taglia i fondi per la cooperazione allo sviluppo e la lotta alla povertà portandoli dallo 0,19 del prodotto interno lordo allo 0,10. «Taglio che non ha pari negli ultimi trent’anni». A dirlo è il consorzio di Organizzazioni non governative Link2007 che giovedì in un incontro all’Unicef promosso con l’Agi ha presentato il Dossier «Siamo ancora in tempo?» di Stefano Piziali e Vera Melgari. Pare di no. O almeno siamo all’ultima chiamata.

Con il dimezzamento dei fondi, infatti, l’Italia non rispetterà gli impegni presi nel 2000 con il programma «Obiettivi del Millennio» delle Nazioni Unite. Impegni che riguardano la fame nel mondo, l’istruzione universale, l’uguaglianza di genere, la mortalità infantile, la salute materna, l’Aids, la sostenibilità ambientale verso i quali il nostro paese aveva preso un impegno di dare risorse fino ad una percentuale di Pil pari allo 0,51 entro il 20010. Mancano due anni ad allora e il governo torna indietro. Questo proprio nell’anno del G8 a presidenza italiana e in vista dell’Expo 2015 di Milano dove si dovrà discutere proprio della «sicurezza alimentare» primo degli otto obiettivi del Millennio che per allora dovrà essere raggiunto almeno per metà.

Pensare che l’intento programmatico del Ministro del Tesoro è quello di «rubare ai ricchi per dare i poveri». Invece è proprio il capitolo di spesa riguardante la lotta alla povertà nel mondo ad essere tagliato e proprio nel momento in cui il segretario generale della Fao Jacques Diouf denuncia che a causa dell’impennata dei prezzi 75 milioni di persone in più sono sottoalimentate e si appella all’Italia in vista del G8 del 2009 affinché si faccia promotrice di un impegno maggiore da parte dell’Europa. L’Italia prontamente risponde con «il massimo disinteresse mai raggiunto finora». Da qui l’appello delle Ong che chiedono al governo italiano di impegnarsi a reintegrare le risorse per il raggiungimento degli obiettivi del Millennio.

L’appello è stato raccolto dal sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri Vincenzo Scotti. «Il governo è disposto a rivedere i tagli alla cooperazioni contenuti della Finanziaria – ha promesso Scotti – ma il Parlamento deve indicare dove reperire le risorse non si può continuare ad accrescere la spesa senza ridurla in altri settori». Per farla breve secondo il sottosegretario i soldi non ci sono, qualcuno si faccia venire un’idea. «L’idea migliore per reperire fondi non è certo quella di tagli orizzontali sui capitoli di spesa fatta fa Tremonti – risponde a Scotti Giorgio Tonini del Pd – Ci sono spese che riguardano impegni mondiali e priorità come quella di sconfiggere la fame nel mondo che non possono essere tagliati arbitrariamente. Semmai – ha aggiunto Tonini – si potrebbe tagliare nell’ambito dello stesso ministero degli esteri altre spese».

«Sono contenta che l’interessamento alla questione della cooperazione sia bipartisan – ha commentato all’incontro il direttore Generale della cooperazione allo Sviluppo Elisabetta Belloni – Io lotterò con tutte le forze – ha aggiunto – perché il Mae sia più operativo possibile e possa sfruttare al meglio le esigue risorse che ci sono». Al di là degli intenti programmatici resta il fatto che l’Italia dovrà decidere se «intende continuare a sedere tra i paesi che contano e quindi si impegnano ad affrontare seriamente i problemi che pesano drammaticamente su circa due miliardi di persone oppure se non debba rinunciarvi».

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Pubblicato il: 19.09.08
Modificato il: 19.09.08 alle ore 11.49

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=79134

Lucarelli su Rai3, il Pdl attacca: è fazioso

Il giallista-conduttore: «Blu notte» è moderato, per altri sono allineato al potere

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ROMA — Nuovo attacco di Paolo Romani, sottosegretario Pdl alle Comunicazioni, ai programmi di Raitre: «Trovo che la militanza ideologica di alcuni programmi della Rai, in onda soprattutto sulla terza rete del servizio pubblico, sia inaccettabile». Era lo stesso concetto espresso in un’intervista di due giorni fa.

Scrittore noir Carlo Lucarelli
Scrittore noir Carlo Lucarelli

Ma ieri Romani ha parlato soprattutto di «alcune trasmissioni della domenica sera, eccessivamente politicizzate e militanti contro il premier Silvio Berlusconi». Il riferimento è stato chiaro, palinsesto alla mano: si trattava di «Blu notte» di Carlo Lucarelli che domenica sera ha dedicato la puntata ai rapporti tra mafia e politica con tre casi, cioè Andreotti, Dell’Utri e Cuffaro. Immediata la replica dell’interessato, cioè Lucarelli: «Respingo ogni accusa di militanza politica. Anzi definirei “Blu notte” un programma addirittura moderato. Noi ci limitiamo a citare, nel modo più piano e direi addirittura piatto, gli atti giudiziari. E tra quelli scegliamo sempre i più leggibili, dove non sia in agguato una possibile querela. Infatti ci hanno definito “allineati al potere” così come “comunisti”. Non dipende da noi ma dalle carte». Nel caso di domenica, afferma Lucarelli, la replica di Andreotti è stata affidata a interviste di repertorio e quella di Cuffaro, su indicazione dell’interessato, al proprio avvocato. «In quanto a Dell’Utri gli abbiamo chiesto un’intervista ma non l’abbiamo ottenuta. Quindi abbiamo mandato in onda materiale di repertorio con sue dichiarazioni e altre di Silvio Berlusconi. Liberi tutti di manifestare critiche sul programma. Ma parlare di militanza politica, no. Non posso sinceramente accettarlo ».

Ha parlato anche il direttore di Raitre, Paolo Ruffini: «Sono orgoglioso del nostro lavoro. La rete è portatrice di una militanza professionale, giornalistica e di libertà perciò non mi riconosco in questa analisi. In democrazia i programmi possono essere tranquillamente criticati ma sarebbe più grave se il governo operasse una censura». Ma ieri Romani è tornato sul nodo di fondo della Rai. Ovvero sulla riforma dei poteri del direttore generale che potrebbe diventare un amministratore unico. Dice Romani: «Ora il direttore generale deve sottoporre al consiglio qualsiasi spesa superiore ai 2.5 milioni di euro in un’azienda che fattura centinaia di milioni di euro, così non è possibile una gestione sensata. E poi il Cda ha voce in capitolo su un enorme numero di incarichi. Se si apre una disponibilità al confronto, gli strumenti ci sono. Si può fare un decreto». Irritata la replica di Maurizio Gasparri, presidente dei senatori Pdl: «Nessun decreto, la riforma la fa il Parlamento. Romani non è neanche ministro, troppi annunci fanno male». Sempre Gasparri avverte l’opposizione: «Abbiamo chiesto garanzie non solo per la nomina del presidente della Vigilanza ma anche dei vertici Rai. È nell’interesse della minoranza, che deve indicare presidente della Vigilanza e della Rai».

Paolo Conti

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19 settembre 2008

fonte: http://www.corriere.it/politica/08_settembre_19/lucarelli_raitre_pdl_fazioso_b80f99b4-861b-11dd-bef9-00144f02aabc.shtml

Catania, spazzini senza stipendi e in strada rifiuti e guerriglia

Duecento creditori, tra cui numerose coop sociali, da mesi non ricevono un centesimo

Scuole assediate dall’immondizia: alcuni genitori hanno già tenuto a casa i figli

Comune al crac, i dirigenti si premiano con 2 milioni di euro

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di CONCETTO VECCHIO

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Catania, spazzini senza stipendi in strada rifiuti e guerrigliaUn momento dei disordini in città

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CATANIA – Da lunedì i netturbini non raccolgono più l’immondizia per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi di agosto, la città è piena di cassonetti stracolmi, montagnole di rifiuti davanti alle scuole (e numerosi genitori non mandano più i figli a lezione per paura di infezioni), ieri mattina gli spazzini hanno inscenato una guerriglia davanti al municipio, due cassonetti rovesciati, poliziotti in assetto di guerra, e 65 dirigenti comunali, all’insaputa del sindaco, si sono assegnati i premi di produzione per il 2006. Da 3 mila a 17 mila euro cadauno. Totale: 2 milioni 168 mila euro, oneri previdenziali compresi. Premi già intascati, e con qualche accortezza, visto che i salari di settembre per i 4500 comunali sono a serio rischio.

È stato il consigliere pd Saro D’Agata a denunciare lo scandalo. Raffaele Stancanelli, il sindaco di An, che in queste settimane sembra un cireneo su e giù per Roma nel disperato tentativo di convincere il governo ad anticipare dei trasferimenti statali, è trasecolato. Non ne sapeva nulla. Annunciata la rimozione del direttore del personale, che ha firmato il provvedimento. “Mi ero raccomandato di informarmi su tutte le spese, anche le più piccole, figuriamoci una spesa milionaria” ha commentato.

Due milioni che si aggiungono alla voragine di debiti (500 milioni secondo il ragioniere generale, 870 secondo gli ispettori ministeriali) che gravano su Catania, lascito delle giunte Scapagnini, il medico di Berlusconi che ha portato la nona città d’Italia sul lastrico prima di riparare in Parlamento. “I premi sono in linea con il contratto di lavoro e si riferiscono al 2006” s’è difeso il capo del personale, Carmelo Reale. “Ma che obiettivi sono stati raggiunti, con la città in ginocchio?” rintuzza D’Agata. Lo scenario è da horror: duecento creditori, tra cui numerose coop sociali, che da mesi non ricevono un centesimo, ogni giorno un corteo, una manifestazione, famiglie in mano agli usurai, interi quartieri senza luce (aumentati gli scippi).

Orazio Licandro, dei Comunisti italiani, parla di assalto alla diligenza, e chiama in causa la responsabilità del ragioniere generale che ha autorizzato i super-premi. “Da un punto di vista cronologico non toccava prima ai lavoratori delle cooperative?”. I soldi sono già stati incassati, il danno è fatto.

Lo sciopero dei 440 netturbini
della Dusty (“avanziamo crediti per oltre 3 milioni”), ai quali si sono aggiunti da ieri i 42 operai della Puntese, che assicura la manutenzione dei mezzi della nettezza urbana, sono un antipasto di quel che potrà accadere se entro il 30 settembre non arriveranno i soldi per ripianare i debiti degli ultimi tre bilanci, condizione posta dalla Cassa depositi e prestiti per dare il via libera alla ristrutturazione dei mutui e al piano di risanamento con le banche. “Se da Roma non dovessero pervenire risposte concrete, credo che non vi siano escamotage per superare questo mese”, ammette il ragioniere generale Francesco Bruno.

Stancanelli intanto ha scritto un’accorata lettera aperta a Berlusconi. Il Cavaliere nel 2005 giunse a Catania invitando la popolazione a rieleggere Scapagnini. Qui 8 su 10 votano Pdl. La speranza è legata al Consiglio dei ministri di oggi, servono subito 120 millioni, ma Tremonti frena. Con il dissesto i creditori avrebbero diritto solo al 40% delle spettanze. Lo spettro: piccole imprese fallite, migliaia di disoccupati. Un disastro mondiale, stile Napoli.

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19 settembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/spazzini-catania/spazzini-catania/spazzini-catania.html

Arriva il batterio invincibile: è la sconfitta degli antibiotici

https://i2.wp.com/img.timeinc.net/time/2007/inventors_2007/fleming.jpgAlexander Fleming (1881-1955)

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L’allarme degli scienziati su Lancet: la medicina rischia di tornare indietro
Più si usano i farmaci, più diminuisce l’efficacia e si sviluppano ceppi resistenti

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di ELENA DUSI

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Arriva il batterio invincibile è la sconfitta degli antibiotici
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GLI antibiotici hanno cambiato il mondo. “Ma ora rischiamo di tornare a un mondo senza antibiotici” mette in guardia oggi un editoriale del British Medical Journal. Non che i farmaci stiano sparendo dagli scaffali, anzi. In Italia ogni persona ne consuma più di due confezioni ogni anno. Ma la rapidità con cui i batteri riescono a sopravvivere ai nostri medicinali è molto superiore al ritmo con cui le aziende farmaceutiche mettono a punto nuove armi. Proprio al 1998 risale il primo appello dell’Organizzazione mondiale della sanità per un uso responsabile di questi farmaci.

Dieci anni più tardi, la corsa fra camici bianchi e bacilli vede i secondi marciare a velocità superiori. “I maggiori successi della medicina moderna rischiano di venire meno. Senza l’efficacia degli antibiotici, interventi chirurgici, trapianti di organi e chemioterapia contro i tumori sarebbero impensabili” sottolinea Otto Cars, il professore dell’università di Uppsala che da una vita si occupa di antibiotico-resistenza.

L’erosione è lenta, e per questo passa inosservata. Ma ogni volta che si usa un antibiotico, alcuni batteri sopravvivono al trattamento. Il ceppo resistente si moltiplica e si rafforza in base al principio della selezione naturale. La prossima volta che l’antibiotico verrà usato per cancellare un’infezione, avrà lo stesso effetto dell’acqua fredda. Davanti al fallimento di un farmaco, l’unica strada è cercarne uno alternativo.

“Ma l’uso e l’abuso degli antibiotici – spiega Cars – coincide con un rallentamento nello sviluppo di nuove medicine”. Tra il 1930 e il 1969, più di una dozzina di nuove classi di antibiotici sono entrate in produzione. Ma dal 1970 a oggi sono state individuate solo due nuove classi. E se si vanno a contare le singole etichette approvate dal sistema sanitario americano, dalle 16 del quinquennio 1983-87 si è passati alle 7 di quello 1998-2002.

Il principe dei batteri corazzati di fronte agli antibiotici, nel frattempo, viene segnalato sempre più frequentemente negli ospedali. Lo stafilococco aureo resistente alla meticillina (Mrsa) provoca vari tipi di infezioni, fra cui una grave forma di polmonite. Mentre nel 1989 i ceppi di stafilococco aureo sensibili agli antibiotici rappresentavano il 99 per cento fra tutti quelli isolati, nel 2002 ben un’infezione su due era causata invece da ceppi resistenti ai farmaci, e respingeva al mittente anche gli attacchi più veementi lanciati dai camici bianchi. I decessi negli ospedali britannici in cui Mrsa è menzionato nella cartella clinica sono passati dai 50 del 1993 a un impressionante 1600 del 2006.

I notiziari delle industrie farmaceutiche raccontano di esperimenti in corso per ricavare nuove classi di antibiotici dai bachi da seta, miele, e perfino sangue di coccodrillo. Ma nessuna di queste strade sta mantenendo le promesse. “Prendiamo le 15 aziende più grandi del mondo” prosegue Cars. “Solo l’1,6 per cento dei nuovi medicinali in via di sviluppo appartiene alla categoria degli antibiotici”. Con due miliardi di passeggeri che gli aerei trasportano ogni anno attraverso il globo e la distribuzione mondiale dei cibi, poi, i batteri super-resistenti non conoscono più frontiere. E sapere che il dato del 70 per cento delle infezioni neonatali diventate insensibili ai farmaci proviene dalla lontana Tanzania non basta a tranquillizzarci.

Quando tra il 1928 e il 1929 Alexander Fleming scoprì la penicillina e diede al mondo la possibilità di rendere innocue infezioni che prima erano fatali, regalò al mondo un vero e proprio “bene collettivo”. Con gli antibiotici, l’errore di un individuo viene pagato da tutti. “Ogni volta che ciascuno di noi ne consuma una dose, esaurisce inevitabilmente una frazione della sua efficacia” fa notare Cars. Basta una singola terapia sbagliata per far nascere un ceppo più resistente e farci perdere miglia nella corsa fra uomini e batteri.

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19 settembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/scienza_e_tecnologia/batterio-invincibile/batterio-invincibile/batterio-invincibile.html?rss

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L’INTERVISTA

Il microbiologo Giuseppe Cornaglia:

“Esaurita la miniera, ma noi siamo ancora abiutati a scialare”

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Roma – “La miniera degli antibiotici si sta esaurendo, e noi siamo abiutati a scialare” sostiene Giuseppe Cornaglia, microbiologo dell’università di Verona e presidente di Apua, Alleanza per un uso prudente degli antibiotici.

Ma di cosa dobbiamo preoccuparci esattamente?

“Le infezioni diventano più dure da curare, e non solo negli ospedali. Ci arrivano sempre più segnalazioni di malattie banali come cistiti, faringiti o tonsilliti insensibili agli antibiotici. E allora bisogna intervenire con un altro farmaco, o un terzo ancora, sempre più potenti”.

Perché la lotta è diventata così difficile?

“Non si riescono a trovare nuovi antibiotici. Un buon prodotto che faccia guarire in pochi giorni non è molto conveniente per le aziende. Meglio investire su medicine che vanno prese tutta la vita”.

Ci sono consigli da seguire?

“Per i medici, capire che i tempi dell’abbondanza sono finiti e prescrivere solo antibiotici mirati. Per i pazienti, evitare il fai da te e rispettare con scrupolo le dosi. Un ciclo di antibiotici va completato anche se la malattia è passata. E non bisogna lasciare una goccia sul cucchiaio. Noi, in laboratorio, per selezionare i ceppi di batteri somministriamo proprio antibiotici a dosi basse, insufficienti a ucciderli”.

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fonte: laRepubblica di oggi

SILTAL …. storia di un buco

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I lavoratori della SILTAL, tramite l’amico Gianni che ci ha scritto, ci hanno chiesto uno spazio che diamo loro volentieri

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Questo Blog, vuole denunciare l’insostenibile ed ormai estenuante situazione dei lavoratori e delle lavoratrici SILTAL ed IAR-SILTAL di Pignataro Maggiore dando voce a tutti i lavoratori e le lavoratrici che fino ad oggi non sono riusciti a dire il Blog è aperto a tutti senza alcuna limitazione. Aderite!

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… storia di un buco
La IAR nasce negli anni settanta a Ticineto con la vocazione, comune nella zona, di realizzare apparecchi che producano freddo. Si specializza in apparecchi per la conservazione di prodotti surgelati e di gelateria, diventandone leader europeo in poco tempo. Vetrine e conservatori variopinti entrano nei pubblici esercizi di tutta Europa a sostegno delle marche più importanti del settore.

Si fa così conoscere ed apprezzare. Può tentare una nuova linea di prodotti, più domestica. Si diffondono presto per le cantine, italiane e non, congelatori a pozzetto ad uso domestico di sua produzione. Quasi in sordina, perché escono dalle linee con i marchi più disparati.
Ciò che conta è produrre a prezzi competitivi e remunerativi . Si lasciano ai clienti le politiche di marketing e di distribuzione.

La produzione dai livelli artigianali dei primi tempi cresce a tal punto da richiedere lo scorporo della parte più professionale dell’attività ed il potenziamento della parte più domestica. Costituisce una nuova società, la Iarp, avvia un nuovo stabilimento più specializzato a Casale Monferrato, ed acquisisce la società Carma che opera in zona ad Occimiano.

E’ il boom per l’azienda in un periodo di crisi per tutto il proprio settore. Sfruttando il momento, con scelte controcorrente e piene di coraggio, mentre le concorrenti dismettono perseguendo fini più speculativi e poco industriali con operazioni finanziarie ad ampio raggio, decide di lanciarsi pienamente nel settore domestico acquisendo dalla Zanussi il nuovo stabilimento di Bassano del Grappa. La gamma si estende ai frigoriferi e ai congelatori verticali.

Non cambia la politica. Nascono le prime Filiali commerciali estere in Spagna, in Francia e in Danimarca. Le vendite crescono a dismisura, con una progressione vertiginosa. La liquidità che si viene a creare consente altri passi nella direzione di espandersi ancora. Inizia il periodo di acquisizioni quasi costante.

Dalla Siltal Casa rileva lo stabilimento di Abbiategrasso. Ne elimina la linea di frigoriferi, ma ne potenzia quella per le lavabiancheria, quadruplicandone la produzione. Allarga in misura consistente la sua presenza internazionale grazie all’impiantistica e alla componentistica. Russia, Cina e i più diversi paesi del terzo mondo diventano partner costanti, nella fornitura di Know-how, di fabbriche, di impianti o di soli componenti per realizzare elettrodomestici localmente. Dalla Whirlpool rileva lo stabilimento di Montcada nei pressi di Barcellona. E’ la risposta alla crescita della domanda che Bassano fatica a soddisfare. Dalla Elettrolux rileva lo stabilimento di Castellbisbal sempre nei pressi di Barcellona. Si aggiunge la cottura. Dalla Mea di Torino acquisisce l’attività produttiva di None. Entrano le asciugabiancheria, destinate al mercato nordeuropeo che si va sempre più allargando. Dalla LG coreana rileva lo stabilimento di Pignataro Maggiore. E’ il no-frost a interessare, ma non solo.
Il piano di crescita concordato con lo stato italiano che vi partecipa inizialmente in minima misura prevede il potenziamento.

Costituisce la Silia spa di Pignataro Maggiore. Lo stabilimento raddoppia; raddoppia la produzione. Ai frigoriferi si aggiungono le lavabiancheria che hanno abbandonato Abbiategrasso per far posto alle asciugabiancheria di None che non è più sufficiente a soddisfare la richiesta triplicata. Avvia la produzione delle lavabiancheria con carica dall’alto. Apre nuove Filiali in Grecia, in Germania, in Polonia. Si apre il mercato dell’est europeo. Il marchio Siltal primeggia in Bulgaria; una lavatrice Siltal raggiunge Vladivostok. Apre una Filiale a Chieri per seguire meglio il mercato africano e mediorientale. Dalla Areilos rileva il pacchetto azionario e l’intera attività di Soliera. Interrompe la produzione di Castellbisbal e potenzia la fabbrica italiana triplicandone la produzione. E’ la volta ora di nuove Filiali in Olanda e in Inghilterra a preludere nuovi orizzonti.

Storia di un buco … puo sembrare una cosa insignificante e rimediabile, non è così quando si verifica nella gestione di un azienda ma soprattutto nella vita delle famiglie che lavorano per essa. Nel 2004 la IAR-SILTAL scopre un buco di svariati milioni di euro, in più la perdita di alcune commesse importanti che l’azienda aveva, da quel momento inizia la travagliata storia dei lavoratori e delle lavoratrici.

Perdita delle commesse Il tutto sembra partire dallo stabilimento di Pignataro Maggiore, la proprietà ci avverte con svariati comunicati che la qualità del nostro prodotto è in calo, e stranamente, cosa mai verificatasi prima, all’interno di alcune lavatrici e frigoriferi sono stati trovati oggetti di vario genere.

Considerazioni … Inziamo col dire, che gli operai di Pignataro Maggiore provengono dalla LG coreana, è gente formata ma soprattutto è gente che ha saputo dare a Terensio Lupano patron della Iar-Siltal uno stabilimento a scarto zero o per lo meno vicino ad esso, è gente che fino a poco tempo prima dell’acquisto da parte di Iar-Siltal produceva tecnolagia innovativa ” NON FROST ” e di indubbia classe A sia estetica che funzionale. Ma cosa molto importante a mio avviso è che tutto il processo produttivo era racchiuso in un unico stabilimento, all’arrivo di Iar-Siltal le cose cambiano, gli impiegati vengono spostati alle linee di montaggio, l’ufficio progettazione resta con una sola persona che deve seguire sia i frigoriferi che le lavatrici inoltre la sua funzione è quella di portavoce perchè gli uffici progettazione sono nella sede legale della società, il quadro si completa con l’apparizione di due figuri IL DIRETTORE ed il CAPO DELLA PRODUZIONE, il primo una figura apparentemente insignificante, con una grandissima capacità persuasiva dialogando con lui si ha l’impressione che sappia le risposte ancor prima di porre le domande. Lui è il perno principale, comanda su tutti e su tutto fa il bello ed il cattivo tempo, riesce a portare lo stabilimento a reggime produttivo in nemmeno un anno, condiziona gli operai con la sua continua presenza fisica in tutti i reparti produttivi ma cosa molto importante in pochi mesi riesce a far uscire dalla testa degli operi la mentalità LG. IL CAPO DELLA PRODUZIONE molto elegante e distinto, a prima vista sembra sappia il fatto suo ma poi … ” sei solo chiacchiere e distintivo ” questo per dirla in breve, urla e sbraita tantè che in poco tempo aquisice il nomignolo di ” tigerman ” anch’ egli contribuisce allo sfascio ed in maniera molto attiva, visto la sua posizione. la politica del ” vai avanti ” la fa da padrone c’è un grande interesse per la quantità e non per la qualità indubbiamente in entrambe i campi quello del freddo ed il lavaggio si lavora su un prodotto vecchio ed obsoleto che però per i primi tempi sembra tirare ma poi si sa la concorrenza fa il resto.

… Mea culpa, questo è quello che dovremmo fare un pò tutti noi operai, anche noi abbiamo le nostre colpe, avremmo potuto avere più contatti con i cugini e fratelli degli altri stabilimenti ma soprattutto combattere il menefreghismo di alcuni sulle scelte produttive di altri, alcuni avrebbero potuto vendersi di meno ed altri un pò di più invece da parte nostra c’è stato solo il pensare a noi stessi come singolo individuo e non come un solo corpo che vive e produce.

E’ l’unione che fa la forza ed è sempre stata la nostra pecca siamo sempre stati deboli e soli anche ora che siamo in seria difficolta continuiamo con questo atteggiamento e quello che è più grave stiamo inziando a farci la guerra tra noi ed alla fine abbiamo pagato e continuiamo a farlo ed insieme a noi le nostre famiglie. Il fatto è che tra chi riesce a tirare avanti perchè ha una attività oppure il doppio lavoro e chi invece vive di sola cassa non c’è differenza tranne che economica la vera differenza tra gli operai è una, ed è una terribile verità c’è chi sa di essere solo un numero all’interno ad all’esterno della fabbrica e chi invece crede di essere il numero sia all’interno che all’esterno, questa è la vera differenza perchè ci sono numeri che contano ed altri che si lasciano contare noi tutti apparteniamo alla seconda categoria non importa quanto si possa essere ricchi o poveri e quanto stupidi o intelligenti alla fine c’è sempre uno che conta per e più di noi sia all’interno che all’esterno della fabbrica.

GEPA-famm e così che il Sig. Garaffini Gabrio dovrebbe chiamare il suo gruppo ( per tè che non sei di Napoli e dintori famm sta per fame tnimm famm = abbiamo fame ) nel 2006 si affaccia alle porte della IAR – SILTAL un gruppo che sembra uscito da un film di fantascenza si parla di milioni di euro come fossero bruscolini si parla di refrigerazione passiva e di ingegnieri che avrebbero progettato una macchina avveneristica dal design innovativo si scissero gli operai di Pignataro tra qualificati, tecnici, quasi scenziati, un poco scienziati e chi più ne ha più ne metta si cominciarono a montare macchinari e trasformare e spostare interi reparti produttivi da una parte all’altra dello stabilimento e dell’ Italia chi stava a destra è andato a sinistra e viceversa e giorno dopo giorno lettera dopo lettera si faceva avanti il nome di BEATRICE la lavatrice una macchina nata già vecchia per niente concorrenziale insomma BEATRICE … un cesso di lavatrice in tutto questo trambusto la GEPA-famm riesce ad acquistare tra mille promesse e milioni di euro ( mai visti ) gli stabilimenti del gruppo IAR – SILTAL.

Dal sito GEPAFIM La Siltal S.p.A. è stata costituita l’8 novembre 2006 dalle società: Gepafim Holding S.p.A. (95%) e dalla C.& P. TECHNOLOGY S.p.A. (5%). La Siltal é deputata all’attività di produzione di apparecchiature refrigeranti per la conservazione di beni e di prodotti, in regime di freddo, e piccoli e grandi elettrodomestici. La Siltal S.p.A., attraverso apposita nomina da parte della Gepafim Holding SpA, ha rilevato tutta l’attività industriale della ex-Iar-Siltal S.p.a. La Iar-Siltal S.p.A. nasce negli anni 70 nello stabilimento di Ticineto (Al) per la produzione di apparecchi che producano freddo (apparecchi per la conservazione di prodotti surgelati, vetrine e conservatori). Successivamente acquisisce dalla Zanussi lo stabilimento di Bassano, entrando nel segmento dei frigoriferi e congelatori verticali. Viene rilevato anche uno stabilimento ad Abbiategrasso, per la produzione di lavabiancheria. L”invasione” dei mercati europei ad opera di produttori, soprattutto turchi e cinesi, ha creato grossi problemi sui prodotti di fascia bassa. Il management di allora non è stato pronto a reagire a questo cambiamento e, pur di mantenere le quote di mercato acquisite, ha iniziato una politica commerciale “suicida” di vendita sottocosto. Nell’ultimo biennio la società si è concentrata sulla ricerca di prodotti innovativi, che possano permettere di presentarsi sul mercato con una riposizionamento strategico sostanziale. Il prodotto allo stadio più avanzato è ” Beatrice “, una nuova lavatrice con carica da 8,5 Kg, cestello molto più grande e altre interessanti funzionalità. Sono in fase progettuale: un nuovo modello di frigorifero, un nuovo frigo combinato, una lavatrice top-loader e un nuovo congelatore verticale. Inoltre, il Gruppo Gepafim ha apportato in Siltal S.p.A., mediante la propria controllata C. & P. TECHNOLOGY, il brevetto della Refrigerazione Passiva. Quest’ultima è una nuova tecnologia che permette la conservazione di prodotti deperibili quali ortofrutta, carni, prodotti lattiero-caseari, florealicoli etc . .in condizioni di temperature e umidità ottimali senza consumo di energia durante il funzionamento. Tale tecnologia, a seguito delle varie certificazioni e prove, è in corso di applicazione sulle linee di produzione della Siltal. Ma … chi ha fatto i soldi ? certamente non noi, che tra anticipi di cassa non versati, incongruenze sul FONDO COMETA e INPS fino ad ora ci abbiamo rimesso, quelli che però hanno fatto i soldi e questo è per certo sono i commissari che gestiscono la cosa. Quelli che presentano le carte in ritardo e aspettano fino all’ultimo secondo per fare un accredito di stipendi e che proprio per questi motivi dimostrano il loro non rispetto nei nostri confronti.

Conclusioni!!! Combattiamo, lottiamo, Uniamoci ma soprattutto riprendiamoci quello che è nostro il salario, il futuro, la nostra dignità di uomini e di donne che lavorano.

PS: SONO 9 MESI CHE NON PRENDIAMO LO STIPENDIO

Fa prostituire i figli di 11 e 14 anni. Gli abusi durante riti esoterici

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Foggia, 18 settembre 2008 – Nelle prime ore di questa mattina gli agenti della Squadra Mobile di Foggia hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di quattro persone accusate di concorso e a vario titolo di induzione, agevolazione e sfruttamento della prostituzione di minori. Le vittime sono due bambini di 11 e 14 anni, figli di una delle persone arrestate.

Le indagini sono partite nel dicembre del 2006 quando la Squadra Mobile ha scoperto che in un comune del basso Tavoliere, in provincia di Foggia, vi era una gravissima situazione relativa a due minori sfruttati sessualmente dalla madre che, a sua volta, si prostituiva in casa adescando anche alcuni adolescenti. Nel corso delle indagini uno dei minori raccontò agli agenti che era stato vittima anche di riti esoterici, in cui era stato disteso sul letto della propria abitazione, attorniato da candele, mentre diversi individui intorno a lui recitavano frasi incomprensibili. Così gli investigatori sono riusciti a scoprire che i due minori erano stati coinvolti in un giro di sfruttamento sessuale messo su dalla stessa madre.

I due bambini hanno infatti raccontato di essere stati violentati da diversi uomini nel corso di alcuni riti esoterici e alla presenza della madre. Nell’abitazione della donna gli investigatori hanno sequestrato diverso materiale utilizzato per i riti esoterici tra cui libri, carte, tarocchi, scritti su foglietti di varie dimensioni contenenti richieste di sortilegi, un contenitore di latta contenente incenso, tre sacchetti di carta contenenti verbena, mirra e terriccio e altre quattro boccettine contenenti balsamo e unguento. Al termine delle indagini, i genitori hanno perso la patria potestà sui due figli che sono stati collocati in una struttura protetta.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/09/18/119017-prostituire_figli_anni.shtml

Pochi soldi e domanda fiacca, va giù il mercato del mattone

I dati Tecnocasa e Gabetti fotografano una realtà congelata al ribasso
L’offerta aumenta ma i compratori diminuiscono e sono più prudenti

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di VALENTINA CONTE

Pochi soldi e domanda fiacca va giù il mercato del mattone

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MILANO – Si comprano meno case e il prezzo degli immobili scende di quasi il tre per cento. Gli italiani frenano gli acquisti e, quando non possono farne a meno, sono selettivi e prudenti. Analizzano costi e qualità e scelgono dopo lunghe trattative, non di rado strappando qualche sconto. Il mattone è lo specchio della crisi generale: pochi soldi, domanda fiacca. E se i primi sei mesi del 2008 confermano il ristagno, le previsioni per l’intero anno lo rafforzano.

Un semestre quasi da dimenticare per il mercato immobiliare. I dati Tecnocasa e Gabetti diffusi oggi fotografano una realtà congelata al ribasso: gli acquisti calano del 15%. L’offerta c’è, anzi aumenta, specie in periferia. I compratori no, diminuiscono. Ottenere un mutuo è sempre più difficile e soprattutto costoso. Il tasso di riferimento è schizzato oltre il 6%, il livello più alto dal 2002. La crisi dei mercati finanziari, originata dalla bolla scoppiata negli Stati Uniti proprio nel mercato delle case, ha ristretto i rubinetti dei prestiti e paralizzato le compravendite. La stagflazione ha fatto il resto: crescita negativa e carovita.

Comprare casa in questo momento
conviene a chi i soldi li ha. I prezzi sono calati ovunque, nelle grandi città (-2,7%) e nell’hinterland (-1,9%), così come nei capoluoghi di provincia (-2,3%). A guidare i ribassi, secondo Tecnocasa, sono Genova (-4.5%), Firenze (-3.3%) e Bologna (-3%). Per Gabetti, Torino (-6,3%), Bologna (-4,2%) e Napoli (-4,1%). Cifre simili, riscontrate anche per Milano e Roma con una discesa del 2,2%, mentre Torino e Palermo (-2,2%) sono in negativo per la prima volta dal 1997. Immobili meno costosi dunque (gli usati meglio dei nuovi) al Nord e al Sud (-3%) e soprattutto al Centro (-3,8%).

A soffrire di più nell’acquisto della prima casa sono i nuclei monoreddito, le giovani coppie e gli immigrati: chi può chiede aiuto ai genitori, chi non può si arrangia con gli affitti, che nel frattempo sono calati (-0,8% per i bilocali, -1% per i trilocali). Gli altri, dal profilo economico più solido, spendono oltre i 250 mila euro, con un occhio al rapporto prezzo-qualità. L’appartamento tipo ha il box o il posto auto, piano alto, luminoso, riscaldamento autonomo, stanze ben disposte, terrazzi o giardini, condominio affidabile. E, a sorpresa, è spazioso. Crescono le domande per i grandi tagli (quattro e cinque locali). Nel mese di luglio i trilocali hanno raccolto il 37,1% delle preferenze, seguiti dai bilocali con il 26,7%. A Milano, Napoli e Bari la tipologia più apprezzata è il due-stanze. A Roma per la prima volta il sorpasso: più tri che bilocali. Non a caso: i tagli piccoli rappresentano una parte ridotta dell’offerta nazionale, per un terzo concentrata sulle tre stanze.

Le trattative dunque si allungano e così i tempi di vendita (stabili ma alti per Gabetti, sei mesi in media). Chi cede l’immobile è disposto a fare sconti pur di assicurarsi liquidità. Chi subentra guarda i dettagli, non compra a caso. L’acquisto per investimento è sempre più un ricordo. Gli italiani d’altronde, tra mutui e prestiti per i piccoli acquisti, sono indebitati per 311 miliardi di euro. Le banche erogano con il freno tirato. Il passaggio dal tasso variabile al fisso non è così indolore come annunciato. E allora meglio essere prudenti e selettivi.

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18 settembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/economia/case-prezzi/mercato-tecnocasa/mercato-tecnocasa.html?rss