Archivio | settembre 22, 2008

Sondaggio su bimbi europei: “Pollo ha 4 cosce, cotone cresce sulle pecore”

Su segnalazione di Manuela… che potrebbe anche postare da sola!

Roma, 20 set. (Adnkronos/Ign) – Il pollo ha 4 cosce, le more sono caramelle, l’orto è nel supermercato e il cotone viene dalle pecore. Sono i risultati di una recente indagine sui bambini europei che dimostra profonde ”lacune” sull’attività degli agricoltori, sulle coltivazioni e sugli allevamenti. I piccoli interpellati pensano inoltre che l’agricoltore sia un nonno indaffarato, amichevole e altruista, che le arance, le olive e le banane crescano nel Regno Unito, le pesche in Finlandia che lo zucchero non si sa dove venga prodotto e che l’orto sia nel supermercato. E allora è arrivato il momento di aprire le porte della scuola all’agricoltura. Nelle aule delle elementari si deve cominciare a far conoscere la realtà delle campagne ai nostri bambini. La proposta è stata lanciata dalla Cia – Confederazione italiana agricoltori – nel corso della quarta Festa nazionale dell’agricoltura in svolgimento a Genova, dove è stato organizzato uno spazio animazione, ”L’orto magico”: qui i bambini possono entrare in contatto con la vita nelle campagne per poter conoscere il lavoro dell’agricoltore e i prodotti che si coltivano. La proposta non vuole entrare nel merito dell’attuale discussione sull’insegnante unico, ma è tesa ad accrescere la conoscenza dei più piccoli, verso il mondo agricolo e rurale, educandoli così anche ad una corretta e sana alimentazione. L’iniziativa della Cia nasce da due elementi molto significativi: il recente sondaggio a livello europeo dove emerge palese la scarsa conoscenza della campagna da parte dei bambini; il secondo è relativo all’aumento di bambini in sovrappeso e obesi, soprattutto nel nostro Paese. In Italia, infatti, oltre un terzo dei bambini tra i 6 e i 9 anni risulta in sovrappeso o obeso, ma secondo recenti studi, nel 2025, mantenedosi questa situazione, l’obesità infantile nel nostro Paese triplicherà, arrivando al 12,2 per cento. Tornando al sondaggio europeo, i risultati sono preoccupanti. I bambini hanno difficoltà ad associare i prodotti non trattati alla loro forma finale dopo la trasformazione. Per esempio, il 50 per cento dei bambini europei non sa da dove viene lo zucchero, tre quarti non sanno da dove viene il cotone, mentre un quarto crede che cresca sulle pecore. Un terzo dei bambini non è in grado di citare nemmeno un prodotto derivato dal girasole. La maggior parte dei bambini entra in contatto con la produzione agricola unicamente al supermercato: solo il 10 per cento cita la fattoria come regolare fonti di acquisti per la famiglia.

Fonte: studiocataldi

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Castelvolturno 19/09/08: dalla strage alla rivolta.

Una ricostruzione. Le parole degli immigrati.

Sempre dalla mailing list di Acquabenecomune:

La strage

Ieri la strage dentro e fuori una sartoria a Varcaturo. I killer, forse quattro, avrebbero fatto irrruzione con le pettorine della polizia e poi preso a sparare a due mani con pistole e Kalashnikov. Esplosi almeno 120 colpi. Una allucinante mattanza dalle modalità inedite in questa terra dove si uccide molto ma in genere in maniera meno fragorosa. Restano colpite sette persone, sei morti e un ferito ancora ricoverato in difficili condizioni. Sono tutti immigrati, ghanesi, togolesi, liberiani. La lettura immediata di inquirenti e mass media segue le strade più scontate: una ritorsione legata al traffico della droga e al mondo dello spaccio. Ma c’è anche chi ricorda poco tempo fa l’assassinio del gestore di un lido che si era rifiutato di pagare il pizzo. E l’ipotesi investigativa che un gruppo di fuoco dei clan del casertano abbia scelto una strategia violenta e clamorosa per giocare la propria partita nelle gerarchie e negli indirizzi dell’organizzazione. ‘Propaganda armata’ a fronte delle titubanze e del disorientamento dei capi storici pressati dai processi. Una strategia che spingerebbe ad azioni esagerate e sanguinarie.
Secondo la testimonianza del fotografo Ansa che è stato sul luogo della strage: ‘Qualunque fossero le motivazioni dell’agguato è difficile credere che si sia trattato di assassini mirati per tutti. L’impressione, per le modalità folli della sparatoria, è che se i killer avessero trovato in zona venti persone ne avrebbero ammazzate venti…’. Non tutte le vittime sono dentro la sartoria. Alcune sono in strada, un ragazzo è colpito in macchina, la cintura di sicurezza ancora allacciata…
Nella foto il luogo dell'agguato a Castel Volturno (Infophoto)

immagine di adnkronos

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Il Riot

Una ricostruzione a partire dai resoconti di antirazzisti del centro sociale ex-canapificio di Caserta, che da anni supportano immigrati e rifugiati che vivono in quest’area e che sono accorsi oggi a Castelvolturno

Il corteo di protesta parte nella tarda mattinata. Presto si trasforma in rivolta perchè la rabbia trabocca. Quando arrivano gli attivisti dell’Ex Canapificio lungo la Domiziana si sono formati ormai diversi blocchi, con barricate e fuochi, macchine ribaltate e segnaletica stradale divelta. In strada ci sono anche figli, mogli e parenti di alcune delle vittime, tantissimi amici e connazionali. Molte centinaia di persone.
Le motivazioni di quest’esplosione stanno sicuramente nell’emozione e nel dolore della strage, ma anche in un insieme complesso di altre componenti. Provo a ricostruirle dal racconto di Mimma dell’ex-canapificio: ‘Anzitutto sostengono l’estraneità delle vittime rispetto alla camorra. In realtà ci sono molti che ne conoscevano specificamente una o un’altra e rivendicano la dignità della sua memoria. Ci sono ad esempio tante persone con una fotografia di Kwame Antony Julius Francis, che di mestiere faceva il muratore e da pochi giorni era tornato da Milano. Kwame era in Italia da sei anni  come richiedente asilo, fino al riconoscimento di uno status di protezione umanitaria. Altri ricordano il proprietario della sartoria, El Adji Ababa, di cui anche i vicini di casa italiani difendono la reputazione. Vicinissima alla sartoria c’è un agenzia della Western Union: diverse persone frequentano quel posto per inviare denaro ai parenti. E’ il caso probabilmente di Akey, una delle vittime che lavorava a Napoli come barbiere. In strada è presente la moglie, che ieri lo ha aspettato invano per ore prima di sapere della tragedia’.
Ma ancora più forte è l’indignazione per un sentimento di discriminazione molto diffuso, che si mescola alla paura e all’incertezza del futuro: tanti temono che passata l’onda della notizia la polizia si dimenticherà della strage. E che l’impunità dei colpevoli fissi il prezzo della vita  di un immigrato in questa zona. Non sarebbe la prima volta. Molti qui ricordano la morte di Job Augustine, nigerino, gambizzato nella vicina Giugliano per ‘futili motivi’ e deceduto poi in ospedale. Una morte senza colpevoli, come altre morti o sparizioni che a volte non vengono neppure alla luce. ‘Appena siamo arrivati – continua Mimma – in tanti gridavano che se fosse morto Berlusconi domani ci sarebbe il colpevole. Invece per sei neri non succederà niente’. Un episodio simile, seppur minore, c’è stato a Napoli un anno fa. Dopo il ferimento alle gambe di due ragazzi immigrati, gambizzati probabilmente per una festa troppo rumorosa (..!!). I loro connazionali si riversarono in piazza bloccando le strade con i cassonetti. Il motivo della protesta stava nell’impressione di inerzia avuta dalla volante della polizia che loro stessi avevano allertato (audio intervista a un immigrato presente). Protagoniste erano le stesse comunità dell’africa occidentale, soprattutto ghanesi e nigeriani.
Un sentimento di frustrazione e di discriminazione che si sta quindi radicando, con l’impressione di essere compressi nel difficile status di persone senza diritti di cittadinanza e insieme oggetto dei peggiori stereotipi. Quando invece la stragrande maggioranza conosce il pane duro del lavoro sfruttato e non garantito nei tanti cantieri in nero dell’edilizia, nelle autorimesse, nelle piccole officine.
Una frustrazione ancor maggiore perchè il sentimento di insicurezza e di abbandono si combina con la percezione che lo stato italiano sia vessatorio solo quando si occupa del loro diritto di soggiorno. In una parola sola ‘razzista’, come il grido che risuona più spesso nella giornata.
‘In molti – aggiunge ancora Mimma – denunciano violenze o minacce dai padroni di casa che cercano di cacciare con la forza gli immigrati, perchè temono il sequestro dell’immobile dopo le nuove norme del ‘pacchetto sicurezza’. E dicono che spesso i Commissariati di zona si rifiuterebbero di raccogliere le loro denunce, soprattutto se l’immigrato è senza documenti’. Storie diffuse: proprio in queste settimane è venuta fuori quella di Angel, una donna sola con la sua bambina, che è stata picchiata a sangue dal proprietario di casa. Angel sostiene di essere andata dalla polizia con gli abiti ancora sporchi di sangue, ma che si sarebbero rifiutati di raccogliere il suo racconto.
In questo mix di rabbia,  dolore, furia, indignazione e paura, i blocchi sono andati avanti fino alle dieci di sera. Intanto una delegazione di migranti ha incontrato il sindaco di CastelVolturno. Hanno chiesto la sua mediazione con le altre istituzioni perchè non ci sia impunità, perchè la verità venga a galla e siano valutate tutte le ipotesi, come ad esempio quella ‘estorsiva’. Hanno chiesto di riavere quanto prima i corpi delle vittime e di ricevere supporto rispetto all’ondata di azioni aggressive di chi vuole cacciarli dalle case. Il sindaco dal canto suo ha garantito che non avrebbe abbandonato mogli e figli delle vittime (vedremo…). Una parte della comunità immigrata ha annunciato così che domattina contribuirà a pulire le strade come segno di riconciliazione con gli altri abitanti ‘autoctoni’ di Castelvolturno :’perchè non protestiamo contro tutti gli italiani’. Ma la tensione resta alta, mentre dall’altra lato della città gruppi di residenti italiani protestano già per gli effetti del riot.
Per domani è annunciato l’arrivo degli ambasciatori, in particolare di quello del Ghana. Un fatto non apprezzato da tutti. Temono che in nome della ‘diplomazia’ possa sminuire le ragioni della protesta. Sembra che in passato non abbia dato prova di grande coraggio. Un dimostrante sintetizza così: ‘il governo italiano deve considerarlo un ottimo scendiletto’.

Ricostruzione a cura del CSA Ex Canapificio

su gentile segnalazione di Sergio. Grazie.

Da domani la Terra è in rosso: “Le risorse dell’anno esaurite”

L’allarme degli scienziati. Dal legno all’acqua, cominciamo a consumare le riserve

Le proiezioni delle Nazioni Unite: senza misure, nel 2050 le finiremo il primo luglio.

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di ANTONIO CIANCIULLO

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ROMA – Da domani viaggeremo con i conti in rosso, consumeremo più risorse di quelle che la natura fornisce in modo rinnovabile. Ci stiamo mangiando il capitale biologico accumulato in oltre tre miliardi di anni di evoluzione della vita: nemmeno un super intervento come quello del governo degli Stati Uniti per tappare i buchi delle banche americane basterebbe a riequilibrare il nostro rapporto con il pianeta. Il 23 settembre è l’Earth Overshoot Day: l’ora della bancarotta ecologica.

Il giorno in cui il reddito annuale a nostra disposizione finisce e gli esseri umani viventi continuano a sopravvivere chiedendo un prestito al futuro, cioè togliendo ricchezza ai figli e ai nipoti. La data è stata calcolata dal Global Footprint Network, l’associazione che misura l’impronta ecologica, cioè il segno che ognuno di noi lascia sul pianeta prelevando ciò di cui ha bisogno per vivere ed eliminando ciò che non gli serve più, i rifiuti.

Il 23 settembre non è una scadenza fissa. Per millenni l’impatto dell’umanità, a livello globale, è stato trascurabile: un numero irrilevante rispetto all’azione prodotta dagli eventi naturali che hanno modellato il pianeta. Con la crescita della popolazione (il Novecento è cominciato con 1,6 miliardi di esseri umani e si è concluso con 6 miliardi di esseri umani) e con la crescita dei consumi (quelli energetici sono aumentati di 16 volte durante il secolo scorso) il quadro è cambiato in tempi che, dal punto di vista della storia geologica, rappresentano una frazione di secondo.

Nel 1961 metà della Terra
era sufficiente per soddisfare le nostre necessità. Il primo anno in cui l’umanità ha utilizzato più risorse di quelle offerte dalla biocapacità del pianeta è stato il 1986, ma quella volta il cartellino rosso si alzò il 31 dicembre: il danno era ancora moderato.

Nel 1995 la fase del sovraconsumo aveva già mangiato più di un mese di calendario: a partire dal 21 novembre la quantità di legname, fibre, animali, verdure divorati andava oltre la capacità degli ecosistemi di rigenerarsi; il prelievo cominciava a divorare il capitale a disposizione, in un circuito vizioso che riduce gli utili a disposizione e costringe ad anticipare sempre più il momento del debito.

Nel 2005 l’Earth Overshoot Day
è caduto il 2 ottobre. Quest’anno siamo già al 23 settembre: consumiamo quasi il 40 per cento in più di quello che la natura può offrirci senza impoverirsi. Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, l’anno in cui – se non si prenderanno provvedimenti – il rosso scatterà il primo luglio sarà il 2050. Alla metà del secolo avremo bisogno di un secondo pianeta a disposizione.

E, visto che è difficile ipotizzare per quell’epoca un trasferimento planetario, bisognerà arginare il sovraconsumo agendo su un doppio fronte: tecnologie e stili di vita. Lo sforzo innovativo dell’industria di punta ha prodotto un primo salto tecnologico rilevante: nel campo degli elettrodomestici, dell’illuminazione, del riscaldamento delle case, della fabbricazione di alcune merci i consumi si sono notevolmente ridotti.

Ma anche gli stili di vita giocano un ruolo rilevante.
Per convincersene basta confrontare il debito ecologico di paesi in cui i livelli di benessere sono simili. Se il modello degli Stati Uniti venisse esteso a tutto il pianeta ci vorrebbero 5,4 Terre. Con lo stile Regno Unito si scende a 3,1 Terre. Con la Germania a 2,5. Con l’Italia a 2,2.

“Abbiamo un debito ecologico pari a meno della metà di quello degli States anche per il nostro attaccamento alle radici della produzione tradizionale e per la leadership nel campo dell’agricoltura biologica, quella a minor impatto ambientale”, spiega Roberto Brambilla, della rete Lilliput che, assieme al Wwf, cura la diffusione dei calcoli dell’impronta ecologica. “Ma anche per noi la strada verso l’obiettivo della sostenibilità è lunga: servono meno opere dannose come il Ponte sullo Stretto e più riforestazione per ridurre le emissioni serra e le frane”.

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22 settembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/ambiente/risorse-esaurite/risorse-esaurite/risorse-esaurite.html?rss

TECNOLOGIA – Addio Cd, la musica sbarca sulle MicroSD slotMusic

Da SanDisk una schedina da 1 Gbyte per ascoltare subito sul cellulare i brani degli artisti preferiti

ZEUS News www.zeusnews.it – 22-09-2008

SanDisk slotMusic microSD cd mp3 scheda 1 Gbyte

Se le vendite dei Cd, come ripetono piangendo le case discografiche, continuano a calare, è tempo di inventarsi qualcosa di nuovo. A questo ha pensato SanDisk creando SlotMusic.

Il concetto che sta alla base è piuttosto semplice: mentre il Cd è ingombrante, superato e richiede un lettore apposito per essere utilizzato, una piccola scheda microSd che contenga brani musicali in formato Mp3 permetterà agli utenti di sfruttare subito le capacità multimediali dei loro cellulari.

Per un prezzo che secondo il New York Times varierà da 7 a 10 dollari potremo acquistare una schedina da 1 Gbyte contenente i brani dei nostri artisti preferiti in formato Mp3 e con un bitrate di 320 Kbit al secondo.

La comodità maggiore – a detta di SanDisk – sarà dettata dalla possibilità di inserire subito la scheda slotMusic nel cellulare o nel lettore musicale portatile; più interessante ancora, i brani non saranno protetti da Drm (le tecnologie di gestione dei diritti digitali).

Insieme alla microSD ci sarà anche un cavetto Usb per il collegamento al Pc: in questo modo SanDisk conta di attirare quegli utenti che non si sentono a proprio agio con i negozi di musica online.

Inizialmente saranno disponibili presso BestBuy e WalMart 29 album provenienti dai cataloghi di Emi, Sony Bmg, Universal e Warner.

Tra gli artisti che per primi si serviranno di questa modalità di distribuzione troviamo Rihanna, Ne-Yo, Robin Thicke, New Kids on the Block, Weezer, Usher, Chris Brown, Akon e Leona Lewis, ma anche Elvis Presley.

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fonte: http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=8248&numero=907

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La musica? Adesso è liquida

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di Toni De Marchi

 iTunes musica film online internet apple

Liquida. Qualcuno la chiama così, musica liquida. Forse scambiando il mezzo per il messaggio, se ci passate la citazione. Cioè sostituendo il contenuto – la musica – al suo supporto, che sia un disco, un cd o altro. Certo, è un bel calembour logico. Ma giustificato. Qui parliamo di gente nata con il disco nero di vinile, che ha già dovuto sopportare il passaggio al cd (con le sue successive declinazioni, dal Sacd al dvd audio) e che ora scopre che la musica (quella riprodotta) perde la fisicità feticistica del mezzo ma resta musica. Anzi, nella perdita spesso acquista in qualità. Intendiamoci: nulla a che fare con gli mp3 e analoghi, quei formati digitali che hanno cambiato il mondo mettendo le canzoni negli iPod e hanno aperto la strada che porterà alla scomparsa definitiva dei negozi di dischi. L’mp3 nasce per essere usato con il computer, dove al massimo uno usa due altoparlanti da venti euro e la qualità non è neppure un optional: non c’è.

Di usare queste registrazioni per gli ascolti seri, fatti con impianti di riproduzione che possono arrivare a costare anche molte decine di migliaia di euro, non se ne parla. Ma da qualche mese la musica – è proprio il caso di dirlo – è cambiata. Sono nati molti «negozi» on line che vendono registrazioni in formati digitali dai nomi improbabili come Aiff, Flac o Wav che sono la copia esatta, bit per bit, della registrazione originale. Anzi, persino la tanto lodata (o esecrata, il dibattito dura da vent’anni) «cd quality» sta per diventare un ricordo del passato. Senza il disco sarà possibile vendere on line registrazioni di qualità nettamente superiore: i «master recording» le registrazioni usate per produrre i dischi. A prezzi ragionevoli. Ad esempio, lo Spem in alium di Thomas Tallin della Linn Records si compera per 12 euro in mp3, 14 in qualità cd e 27 euro per lo «studio master».

A questa prima rivoluzione se ne aggiunge un’altra: per riprodurre queste registrazioni non serve più né il computer, né il lettore cd. «Ci vorrà un po’ di tempo perché la transizione si faccia – spiega Luca Gombi, di Suono e Comunicazione, un distributore di prodotti audiofili presente al TopAudio di Milano – ma è inevitabile e anche naturale. Il futuro della musica è la rete e l’hard disk» e ci mostra uno dei prodotti hardware che accompagneranno questa transizione dal disco al bit. Si chiama HDX, lo costruisce Naim (un marchio inglese, ben noto agli appassionati). Sembra un lettore di cd ma non lo è: c’è il cassetto del cd ma dietro ci sta un registratore che copia il cd è lo archivia in due hard disk. Serve per chi ha una bella raccolta di dischi da trasformare. Tutta la nuova musica probabilmente verrà dalla rete e a quel punto il cassetto del cd resterà chiuso per sempre.

Il TopAudio è la mecca degli audiofili italiani, con pellegrinaggio obbligatorio a Milano a metà settembre. «Quest’anno ci sono 150 aziende con 720 marchi – spiega Raffaella Oldani, organizzatrice del salone – e solo nel primo giorno abbiamo registrato più visitatori di quanti non fossero in totale una decina di anni fa». «La nostra mission è di far capire al pubblico che l’audio e il video non è solo quello delle scatole dei centri commerciali» aggiunge Giuseppe Fasulo, segretario dell’Apaf, l’associazione degli operatori del settore. E che qui non ci siano «le scatole», cioè il mordi e fuggi della grande distribuzione lo si vede un po’ dappertutto. Ad esempio nella sala in penombra di Audio Natali, un nome storico dell’hi-end (cioè dell’altissima qualità e prezzo di conseguenza), dove si ascolta l’incredibile suono dei nuovi diffusori elettrostatici Martin Logan, americani, che in una scatola non ci stanno tanto bene: sono alti quasi un metro e settanta e per averli bisogna sganciare più di 20mila euro. «Sono appena usciti e già hanno vinto premi dappertutto – chiosa Luca Natali a Monaco, Berlino, New York. Un successo incredibile». C’è da crederci: la gente che esce dalla saletta ha gli occhi lucidi per l’emozione.

Ma tanta gente non vuol dire per forza che il settore stia benissimo. «Di visitatori sotto i trent’anni quasi non ce n’è – commenta Giovanni Nasta, uno dei pochi produttori italiani che ha saputo imporsi sul mercato internazionale con i diffusori Opera e le elettroniche Unison Research – le facce sono sempre le stesse e quando un mercato invecchia è un brutto segno». D’altronde basta guardare dove si fermano. I vecchi giradischi con la puntina fanno ancora l’en plein dell’interesse e, nell’era del wireless, cavi che costano mille euro al metro sono l’oggetto del desiderio. Mentre non sono tantissimi quelli che fanno domande su quei prodotti che prefigurano la rivoluzione prossima ventura del discless, del senza disco. Eppure al TopAudio ce n’è un bel numero. Altre al Naim ci sono quelli dell’inglese Linn o della statunitense McIntosh e molti altri ancora. E già qualcuno propone macchine per colmare il gap tra il low-fi della musica da computer e il nuovo hi-fi discless, come un oggetto chiamato upsampler della britannica dCS, che ci mostra Federica Pozzi di Audio Graffiti. Fa una cosa molto complicata tecnicamente ma molto semplice concettualmente: trasforma file musicali di formati non proprio eccellenti in file di qualità estrema. Funziona, non funziona?

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Pubblicato il: 22.09.08
Modificato il: 22.09.08 alle ore 16.15

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=79209

Stonehenge, forse “Lourdes del neolitico”

Gli studiosi: costruita tra il 2400 e il 2200 avanti Cristo

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LONDRA
Gli archeologi che stanno scavando
nella piana di Salisbury hanno fissato al 2300 avanti Cristo la data di costruzione del complesso di Stonehenge. Gtazie alla datazione al radiocarbonio, è stato possiible stabilire che i monoliti di pietra blu sono stati eretti 300 anni più tardi di quanto si ritenesse finora. Tim Darvill e Geoff Wainwright, direttori degli scavi, si dicono certi che il complesso fosse un luogo di cura (altri hanno sostenuto che si tratta di un santuario o di una sorta di calendario del solstizio).

Un documentario della Bbc che andrà in onda il 27 settembre precisa che stando all’analisi dei minerali le pietre del cerchio originario furono trasportate da un sito a 240 chilometri di distanza, nelle colline di Preseli (Galles meidionale), il che sta a significare che a quelle specifiche pietre veniva attribuito un potere straordinario. Secondo i due archeologi, Stonehenge era una sorta di «Lourdes del neolitico», verso la quale affluivano in pellegrinaggio malati e sofferenti che speravano in un miracolo. Lo confermerebbe il numero «abnorme» di tombe rivenute nei dintorni, riferibili ai molti che non erano riusciti a farcela; dal’analisi delle dentature circa la metà dei corpi (che recano i segni delle malattie e delle ferite che avevano patito) appartenevano a persone non del luogo. «Stonehenge richiamava non solo i malati ma anche i guaritori che si proclamavano in grad di curarli – spiega il professor Darvill, della Bournemouth University. – Era una specie di pronto soccorso della preistoria». Per stabilire definitivamnte la datazione del complesso, Darvill e Wainwright hanno ottenuto dalla sovrintendenza il permesso di scavare un fazzoletto di terra di due metri e mezzo per tre e mezzo tra due circoli di pietra: hanno portato alla luce un centnao di reperti di materia organica dai quali sono stati estratti campioni datati con la tecnica del radocarbonio dall’Università di Oxford.

La datazione è stata fissata tra il 2400 e il 2200 avanti Cristo, ma entro i prossimi mesi dovrebbe essere possibile un responso più preciso. L’epoca è molto vicina a quella della sepoltura del cosiddetto «Arciere di Amesbury», scoperta a tre miglia da Stonehenge. Dall’analisi dei reperti è risultata essere la tomba di un uomo di alto rango, che aveva accesso alla lavorazione dei metalli e che era venuto fino a Salisbury alle Alpi. L’autopsia ha rivelato che era stato gravemente ferito al ginocchio e che aveva lesioni alla mandibola potenzialmente fatali: forse era venuto al santuario per curarsi.

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fonte: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asp?ID_blog=38&ID_articolo=951&ID_sezione=243&sezione=

CINA: Nello scandalo del latte killer coinvolta anche la Nestlè / TURCHIA: Strage di bimbi nati prematuri

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13mila bimbi ancora ricoverati, Sintomi gravi in 104 casi, già quattro i decessi

Cina: si allarga lo scandalo del latte contaminato, coinvolti in 53mila

L’allarme si estende a Hong Kong: una bambina di 3 anni in ospedale. Nestlè: il nostro latte è sicuro (ma sono state trovate tracce)

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Vuoti i banconi del latte nei supermercati cinesi (Ap)
Vuoti i banconi del latte nei supermercati cinesi (Ap)

PECHINO – Sono in tutto quasi 53.000 in Cina i bambini rimasti intossicati per aver consumato il latte in polvere contaminato da melamina, sostanza nociva comunemente utilizzata per la produzione di plastiche, adesivi e vernici ma balzata al centro di uno scandalo le cui proporzioni vanno estendendosi di giorno in giorno. Lo ha riferito un portavoce del ministero della Sanità cinese, secondo cui complessivamente ammontano a 52.857 i minori per i quali è stato necessario il trasferimento in ospedale a causa dei malori accusati dopo aver ingerito il latte adulterato: la maggior parte tra essi, per un totale di 39.965, «sostanzialmente si sono ripresi», e sono stati rimandati a casa dopo aver ricevuto «cure e indicazioni terapeutiche», ha precisato il portavoce, confermando tuttavia che 12.892 restano ricoverati tuttora; i casi gravi sarebbero almeno 104. L’80 per cento dei pazienti sono di età inferiore ai due anni. Quattro finora gli episodi con esito letale; uno soltanto è stato invece registrato al di fuori dei confini della Repubblica Popolare propriamente detta: a Hong Kong, dove domenica è stata resa nota la vicenda di una bimba di 3 anni, colpita da calcolosi renale. Quattro bambini sono morti da metà settembre dopo avere bevuto latte in polvere e liquido mescolato a melammina, una sostanza tossica utilizzata nella fabbricazione di colle e plastiche. Mescolata al latte e alle farine fa sembrare più alto il valore proteico, ma provoca calcoli e insufficienza renale grave, con danni permanenti e a volte mortali.

TRACCE ANCHE IN LATTE NESTLÈ A HONG KONG – Tracce di melammina sono state trovata anche in latte della Nestlè prodotto in Cina dalla Yili e venduto a Hong Kong. La multinazionale svizzera ha assicurato che il suo latte in polvere prodotto negli stabilimenti cinesi è innocuo. La notizia aveva convinto numerosi supermercati di Hong Kong a ritirare i prodotti della marca svizzera; in un comunicato la Nestlé ha reso noto che i test effettuati dalle autorità locali sul latte in polvere prodotto nella provincia cinese di Heilongjang non hanno rilevato alcuna traccia di contaminazione. Un portavoce del Centro per sicurezza alimentare di Hong Kong ha invece confermato la contaminazione, spiegando però che un bambino del peso di 7,5 chili potrebbe riportare danni alla salute solo consumando oltre tre litri al giorno di latte per un anno.

DIMISSIONI DEL RESPONSABILE DEL CONTROLLO QUALITA’Il responsabile dell’Amministrazione cinese per il Controllo della qualità, Li Changjiang, ha presentato le dimissioni nel quadro dello scandalo del latte contaminato con la melamina che ha provocato la morte di quattro bambini e l’intossicazione di altri 53.000 bambini, un centinaio dei quali si trova ricoverato in gravi condizioni. Lo ha annunciato l’agenzia stampa Xinhua News, sottolineando che Li era responsabile della qualità degli alimenti in Cina.

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21 settembre 2008 – ultima modifica: 22 settembre 2008

fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_settembre_21/cina_latte_contaminato_1fe16622-87fb-11dd-b5e4-00144f02aabc.shtml

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In luglio altri 27 decessi ad Ankara, tutti per scarse condizioni igieniche

Turchia: 13 bimbi morti in ospedale in una notte a causa di una infezione

I decessi nel nosocomio Tepecick di Smirne. I piccoli erano tutti nati prematuri

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SMIRNE (TURCHIA) – Ha provocato l’apertura di un’inchiesta di polizia la misteriosa morte di almeno tredici neonati nell’arco di appena 24 ore a Smirne, terza città della Turchia per importanza, situata sulla costa occidentale dell’Anatolia. Lo ha dichiarato all’agenzia di stampa «Anadolou» il responsabile del locale Ufficio di Pubblica Sanità, Mehemt Okzan.

L’INFEZIONE – I giornali locali riferiscono che i decessi sono avvenuti tutti nell’ospedale cittadino «Tepecik», e che si sono concentrati fra sabato e domenica: le vittime erano nate prematuramente, e presentavano di conseguenza uno sviluppo insufficiente. Ancora ignote le cause della tragica sequenza, ma si ipotizza possa essersi trattato di una qualche forma di infezione virale o batterica. Lo scorso luglio, in circostanze analoghe, 27 bimbi erano periti in un ospedale pubblico ad Ankara: all’epoca la direzione sanitaria imputò l’accaduto a ragioni differenti ma concomitanti, da collassi cardiaci a ipertensione, fino a complicanze varie insorte alla nascita; i sindacati del personale paramedico denunciarono però un’epidemia in atto, favorita da carenti condizioni igieniche.

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22 settembre 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_settembre_22/turchia_bimbi_morti_671b6134-887b-11dd-ae52-00144f02aabc.shtml

ALITALIA/CONTO ALLA ROVESCIA – I piloti si propongono di acquistarla. Berlusconi infuriato con la Cgil.

L’Enac lancia il suo ultimatum. I dipendenti: “La compriamo noi”
Silvio furioso: “Tutta colpa della Cgil!”

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Roma, 22 settembre 2008 – Entro giovedì sera, l’Enac attende dal commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi, un “piano credibile” alternativo, per poter valutare se ci sono le condizioni da parte dell’Authority di concedere la licenza.

È questo il termine indicato dal presidente dell’Enac, Vito Riggio, allo stesso commissario Augusto Fantozzi nel corso dell’incontro che si è svolto questa mattina presso la sede dell’Ente nazionale dell’aviazione civile. Una volta ricevuta la lettera, come ha spiegato ancora Riggio, l’Enac avrà tre giorni per valutare se “il piano è convincente” a quel punto, se questo piano non dovesse fornire le necessarie garanzie, l’Enac potrà procedere alla revoca della licenza di operatore aereo o ci potrà essere una autosospensione della licenza da parte dello stesso commissario straordinario.

Per Alitalia si apre quindi una settimana “operosa e decisiva”, al termine della quale, il 30 settembre prossimo, se non vi saranno soluzioni a portata di mano, si dovrà procedere alla sospensione della licenza di Alitalia.

Piloti dell'Alitalia

I PILOTI

”Vogliamo partecipare all’acquisto di Alitalia”, ha detto il comandante Roberto Spinazzola, segretario generale dell’Unione Piloti, intervistato da Rtl 102.5, anticipando una delle iniziative che l’Up proporrà insieme ad Anpac, Fdl e Avia. La più importante, afferma Spinazzola, è ”la possibilità da parte dei dipendenti dell’Alitalia di partecipare all’acquisto e quindi al salvataggio dell’azienda. Non si tratterà di un azionariato dei lavoratori, ma di una partecipazione diretta”.

Alla domanda su come possa reagire la Cai, Spinazzola ha risposto: ”E’ un’iniziativa aperta a tutti e senza pregiudiziali nei confronti di nessuno, tanto meno l’ingegner Colaninno e la sua cordata”.

Piloti, assistenti di volo e lavoratori di terra sono disposti a mettere sul piatto la quota parte della retribuzione e l’intero montante del Tfr, pari circa 340 milioni di euro per ”supportare qualunque progetto serio e credibile per il rilancio di Alitalia”.

L’offerta è rivolta, ha detto il presidente di Anpac, Fabio Berti, ”a qualunque soggetto nazionale o estero disposto a rilanciare Alitalia”.

GLI ACQUIRENTI

Lufthansa non si sbilancia su Alitalia, ma non nega di guardare con interesse gli sviluppi della vicenda. E conferma come il “mercato italiano” sia tra i “più interessanti”. A parlare, su Affaritaliani, è il portavoce corporate di Lufthansa, Claudia Lange.

“Stiamo osservando gli sviluppi della situazione in Italia. Il mercato italiano è ovviamente uno dei più interessanti ma – dice Lange – non rilasciamo commenti sugli ultimi sviluppi che stanno accadendo in questi giorni e in queste ore. E non posso dire se la nostra posizione è cambiata oppure no perché non commentiamo le speculazioni di mercato”.

La società svizzera A.M.A. (Asset Management Advisor), attiva nella consulenza nei settori aeronautico e navale, annuncia di aver formalizzato una manifestazione d’interesse per l’acquisizione e/o il noleggio di ‘almeno’ 30 aeromobili MD 82 e ATR 72 attualmente di proprietà di Alitalia. Lo annuncia la stessa società in una nota. A.M.A. si propone di utilizzare gli aeromobili per il trasporto pubblico di passeggeri su non meno di 11 rotte, attualmente operate da Alitalia dagli scali di Milano Malpensa e Roma Fiumicino. Le destinazioni includono alcune delle principali capitali dell’area dei Balcani e dell’Europa dell’Est, tra cui Tirana, Sofia, Bucarest, Budapest, Varsavia, Praga, Kiev e San Pietroburgo. “A questo scopo – si legge nella nota – la società ha messo a punto uno specifico piano industriale con il quale la società mira alla immediata acquisizione di non meno del 50% degli aeromobili di interesse e all’utilizzo dello strumento del ‘wet lease’ (leasing con equipaggio) per la rimanente parte dei velivoli”.

IL PREMIER

E Silvio Berlusconi, rispondendo al direttore del quotidiano on line, Angelo Maria Perrino, che gli chiede se sia ‘più facile battere la Lazio o il leader della Cgil Epifani’, dice: “Sono degli irresponsabili. Non guardano al bene del Paese e ai guai sociali che potrebbero derivarne. Stanno facendo di tutto per far saltare l’accordo”.

Il presidente del Consiglio aggiunge: “Hanno perfino definito gli imprenditori della cordata Cai dei ‘banditi’, con il risultato di scoraggiarli e demotivarli. Ora la loro ricetta produrrà disoccupazione e disastri. Ma loro vanno avanti… Che roba! Incredibile”.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/09/22/119875-enac_lancia_ultimatum.shtml

fonte immagine:  http://ideateatro.blogspot.com/2007_11_01_archive.html

Saviano, lettera a Gomorra tra killer e omertà

Il grido d’accusa dello scrittore dopo la strage di Castel Volturno

“Davvero pensate che nulla di ciò che accade dipenda dal vostro impegno?”

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di ROBERTO SAVIANO

(dal sito di repubblica)

Saviano, lettera a Gomorra tra killer e omertàUn segnale stradale a Casal di Principe

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I RESPONSABILI hanno dei nomi. Hanno dei volti. Hanno persino un’anima. O forse no. Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo, Giovanni Letizia, Emilio di Caterino, Pietro Vargas stanno portando avanti una strategia militare violentissima. Sono autorizzati dal boss latitante Michele Zagaria e si nascondono intorno a Lago Patria. Tra di loro si sentiranno combattenti solitari, guerrieri che cercano di farla pagare a tutti, ultimi vendicatori di una delle più sventurate e feroci terre d’Europa. Se la racconteranno così.

Ma Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo, Giovanni Letizia, Emilio di Caterino e Pietro Vargas sono vigliacchi, in realtà: assassini senza alcun tipo di abilità militare. Per ammazzare svuotano caricatori all’impazzata, per caricarsi si strafanno di cocaina e si gonfiano di Fernet Branca e vodka. Sparano a persone disarmate, colte all’improvviso o prese alle spalle. Non si sono mai confrontati con altri uomini armati. Dinnanzi a questi tremerebbero, e invece si sentono forti e sicuri uccidendo inermi, spesso anziani o ragazzi giovani. Ingannandoli e prendendoli alle spalle.

E io mi chiedo: nella vostra terra, nella nostra terra sono ormai mesi e mesi che un manipolo di killer si aggira indisturbato massacrando soprattutto persone innocenti. Cinque, sei persone, sempre le stesse. Com’è possibile? Mi chiedo: ma questa terra come si vede, come si rappresenta a se stessa, come si immagina? Come ve la immaginate voi la vostra terra, il vostro paese? Come vi sentite quando andate al lavoro, passeggiate, fate l’amore? Vi ponete il problema, o vi basta dire, “così è sempre stato e sempre sarà così”?

Davvero vi basta credere che nulla di ciò che accade dipende dal vostro impegno o dalla vostra indignazione? Che in fondo tutti hanno di che campare e quindi tanto vale vivere la propria vita quotidiana e nient’altro. Vi bastano queste risposte per farvi andare avanti? Vi basta dire “non faccio niente di male, sono una persona onesta” per farvi sentire innocenti? Lasciarvi passare le notizie sulla pelle e sull’anima. Tanto è sempre stato così, o no? O delegare ad associazioni, chiesa, militanti, giornalisti e altri il compito di denunciare vi rende tranquilli? Di una tranquillità che vi fa andare a letto magari non felici ma in pace? Vi basta veramente?

PER UNA SEMPLICE QUESTIONE DI Copyright E PER RISPETTO DEL LAVORO DI ROBERTO VI INVITIAMO A CONTINUARE LA LETTURA DI QUESTO ARTICOLO QUI

ROM e SINTI: un altro approccio è possibile!

Questa notizia viene dalla mailing list nazionale dell’associazione dei movimenti per l’acqua bene comune (grazie a loro ed a Sergio, puntuale segnalatore di fatti e misfatti…)

DAL FORUM SOCIALE EUROPEO IN SVEZIA

LEZIONI DI CIVILTA’: UNA SCUOLA PER ROM A MALMO

A Malmo dal 17 settembre si svolge il  quinto Forum Sociale Europeo.

Uno dei luoghi di coordinamento dei volontari si trova in città in via Annelundsgatan al 55, ed è lì che mi presento per prendere istruzioni come volontario. Sbaglio la porta di ingresso  e mi trovo al terzo piano in un locale sulle cui pareti sono affisse molte immagini di Rom; incuriosito rimango e cerco informazioni.

Ho la fortuna di incontrare uno dei due coordinatori, Djura Ivanov, e gli chiedo se posso fargli domande, in quanto sono tristemente testimone  della  nuova repressione in atto da noi in Italia. Djura mi sorride ed inizia a parlare italiano: nella sua infanzia è stato a Verona ed ora da 20 anni vive qui in Svezia. Conosce perfettamente la situazione italiana, guarda con attenzione la nostra tv ed è molto preoccupato per il suo popolo.

Mi fornisce documenti in danese, non conosco la lingua ma capisco che si tratta di una scuola per zingari che proprio quest´anno celebra 10 anni di attivita´. La scuola si chiama IRIS, Internationella Romer i Samverkan, e “Samverkan” significa Lavorare insieme.

Gli propongo un’intervista, voglio capire e lui mi aiuta con entusiasmo: “se può servire ad aiutare i miei amici Rom italiani, sediamoci e parliamone”.

La scuola è statale, finanziata dal governo e dalla città di Malmo, riservata ad adulti che abbiano compiuto 20 anni: oggi sono iscritti 70 Rom adulti.

Djura mi racconta che quando arrivò in Svezia venne sottopposto ad un test di lingua e cultura,  che non superò, precludendosi molte possibilità offerte ai nativi (in Svezia per avere il permesso di soggiorno e´obbligatorio imparare la lingua). Cominciò comunque a lavorare, a costruire una comunità di Rom ed a dialogare con le istituzioni.

Dieci anni fa un cittadino svedese gli disse: “Perché non apri una scuola per Rom, perché non abbiano a incontrare le tue stesse difficoltà?”. Quel sogno impossibile incominciò: il primo anno gli studenti furono 32,  nel secondo 200. Attualmente ci lavorano 5 insegnanti, 2 supervisori, 1 tecnico, 1 addetto all’inserimento dopo la scuola, tutti pagati dallo stato che paga anche  l’affitto, le strutture dell’edificio ed un contributo in base agli iscritti.

A Malmo abitano circa 280.000 persone, il 20 % di loro è straniero e ci sono interi quartieri cosmopoliti. La manifestazione del 20 settembre del Forum Sociale Europeo darà un segno d’integrazione  partendo dal quartiere di Rosengard, abitato al 90% da extracomunitari. Chiedo a Djura quanti zingari abitano a Malmo: mi risponde che sono registrati circa 7.000, ma forse sono di più, dato che non tutti dichiarano di essere Rom perché è comunque penalizzante nel cercare lavoro.

In Svezia dovrebbero essere circa 60.000.e lo scorso anno è stata aperta una seconda scuola per Rom a Goteburg.

Gli ricordo la legge italiana Bossi-Fini ed i problemi  legati alle chiamate degli imprenditori, unica possibilità per entrare in Italia. Queste modalità si scontrano con lo sfruttamento dei migranti nella maggior parte dei casi lavoratori “in nero”.

Qui in Svezia, mi spiega,  per avere il permesso di soggiorno bisogna dichiarare un salario minimo mensile di 13.800 corone (circa 1.500 euro) ed i datori di lavoro non possono quindi dartene di meno.

Anche lo stato contribuisce poi a sostenere l´integrazione: infatti un  adulto che voglia frequentare l’università è sovvenzionato con  una borsa di studio di circa 800 euro al mese, riceve  circa 7.000 corone, di cui 5.000 a fondo perduto, mentre le altre 2.000 le restituirà quando avrà un lavoro con un automatismo che trattiene il 4% del salario.

Esiste anche il salario sociale (ma il nuovo governo sta restringendone la fruizione) di circa 300 euro e settimanalmente bisogna presentarsi per rispondere alle offerte di lavoro, pena la sospensione.

Concludo la visita e ringrazio Djura che mi invita a tornare. Sono contento di aver sbagliato porta e di averne aperta un’altra nella direzione di un altro mondo possibile che qui, come in Africa, in India e in America latina, stiamo costruendo insieme. Questo mio incontro vuol essere la testimonianza di uno splendido esempio di civiltà e integrazione: non ci sono altri casi al mondo di scuole specializzate per persone adulte zingare.

Aggiungo solo che i bambini Rom che frequentano le scuole dell’obbligo purtroppo non sono aiutati con corsi speciali, il che a volte li penalizza; ma nel caso non riuscissero sanno che dopo i 20 anni hanno sempre la possibilità di ricominciare a studiare grazie a questa scuola.

Djura ha solo la licenza elementare, non ha avuto tempo per continuare gli studi, ma ha dedicato il suo tempo agli studi degli altri.

Il sito web della scuola è www.irisskolan.se e la loro mail è info@irisskolan.se.

Paolo Rizzi

16 settembre 2008, Malmo

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scuola

E in Italia?

Sinti e Rom a scuola

Quale comunicazione possibile? Sintesi dell’incontro di aggiornamento per insegnanti ed educatori organizzati dalla commissione Intercultura dell’I.I.S. “C. Cattaneo” di Modena

Il terzo degli incontri di aggiornamento per insegnanti ed educatori organizzati dalla commissione Intercultura dell’I.I.S. “C. Cattaneo” di Modena, ha avuto luogo il 16 marzo presso la sede centrale della scuola. Maurizio Pagani (Opera Nomadi Nazionale) ha focalizzato l’intervento sull’esperienza di Milano, che vede al lavoro 15 ragazze rom o sinte come mediatrici culturali nella scuola, che cercano di costruire un ponte per rendere possibile la comunicazione fra due culture differenti, quella dei  gagè, i non zingari, e quella dei rom e dei sinti.

La cultura rom e sinta si basa su una concezione della vita e su valori che spesso sono poco conosciuti, per cui la comunicazione si interrompe, manca un codice di dialogo comune.
Gli interventi di Giorgio Bezzecchi (gruppo rom, Opera Nomadi Nazionale) e di Carlo Berini (Istituto di Cultura Sinta) hanno fatto luce su alcuni di questi valori e aspetti differenti, come quello della famiglia allargata, l’affetto per i defunti, la tradizione orale, la stratificazione orizzontale e non verticale della loro società. Il popolo rom e sinta non ha mai preso parte ad una guerra, e questo è uno dei motivi per cui nel corso dei secoli è stato nomade,  cercando nei diversi luoghi le condizioni per vivere. Nella scuola, molto spesso, i bambini rom e sinti possono incontrare ostacoli, legati ad una difficoltà all’astrazione, alla poca dimestichezza con l’italiano, dato che nei campi si parla prevalentemente il romanés, ad una diversa concezione del tempo e dello spazio ed anche al legame con una cultura essenzialmente orale.
Giorgio Bezzecchi ha sottolineato l’importanza, per i bambini ed i ragazzi rom e sinti, di acquisire il codice per comunicare con la cultura cosiddetta maggioritaria, e questo è possibile solo grazie ad un efficace percorso  scolastico. Perché questo possa avvenire sono necessari la conoscenza, il rispetto e l’accettazione di una cultura differente, attraverso un paziente dialogo.  La scuola, fra le istituzioni del territorio, si è distinta come quella che ha cercato di rispondere maggiormente a questa istanza, anche se c’è ancora molto lavoro da fare.
La mediazione culturale può offrire maggiori conoscenze e aiuti ai  docenti i e agli educatori affinchè il bimbo sinto, come ha detto Yuri Del Bar (mediatore culturale sinto e consigliere comunale Mantova) nella classe sia visto come ricchezza e non come problema.
Gli insegnanti della scuola, come cittadini e come di formatori di futuri cittadini, insieme agli intervenuti tutti, al termine dell’incontro, oltre  ad aver acquisito nuove informazioni, si sono sentiti accomunati dalla consapevolezza della necessità di operare affinché le culture sinta e rom cessino di essere culture estranee.

fonte: scuolaer

sfil 11

Dopo le impronte digitali i bambini rom e sinti tornano a scuola

Si avvicina il primo giorno di scuola, ma non per tutti. La politica delle impronte digitali e degli sgomberi ha prodotto la sua prima vittima: la scolarizzazione dei bambini e delle bambine rom.

A denunciarlo le associazioni e gli operatori del settore sociale di Lazio e Lombardia. Regioni che da sole ospitano il 34,2% degli iscritti dello scorso anno. Giorgio Bezzecchi, vicepresidente di Opera Nomadi, afferma: «Il procurato allarme di questa estate ha creato solo nuovo disagio sociale».

«Chi è stato costretto a lasciare le proprie abitazioni – spiega Bezzecchi – o per paura, o perché sgomberato, ha perso tutti i suoi punti di riferimento. A Milano ci sono 5200 tra rom e sinti, di questi solo 1200 vivono negli 11 campi comunali. Il 50% è italiano, ma, cosa più importante, quasi la metà ha meno di 14 anni. Attenzione, parlare di rom e sinti significa sempre parlare di bambini. Purtroppo qualcuno se lo è dimenticato». Le famiglie che hanno lasciato le loro abitazioni sarebbero rimaste nel capoluogo lombardo, «qualcuna è momentaneamente ferma nell’hinterland», ma avranno bisogno di tanto tempo prima di trovare una loro stabilità.
«I danni di certe iniziative politiche – continua il vicepresidente di Opera Nomadi – si moltipicano nelle fasce deboli e hanno degli effetti inimmaginabili. Sono stati interventi che riflettono quelli fascisti del 1941. Non è errato affermare che i problemi psicologici che ne derivano possano essere paragonati a quelli prodotti dai censimenti e dagli internamenti di un tempo».

Gli sgomberi a Milano sarebbero continui, quotidiani e le conseguenze prevedibili. Valerio Pedroni, un operatore sociale, ha raccontato a Redattore Sociale : «L’associazione dei Padri Somaschi ha seguito diversi campi abusivi, compreso quello della Bovisa, evacuato lo scorso 1° aprile. Fino alla primavera vi avevamo raccolto una trentina di preiscrizioni. Ora le situazioni monitorate sono 12, e solamente 5 o 6 corrispondono a ragazzi che lo scorso anno hanno frequentato».

L’associazione Nocetum aveva seguito i bambini del campo di via San Dionigi, sgomberato un anno fa e conferma: «Adesso sono quasi irreperibili. Per loro il prossimo anno scolastico resta un punto interrogativo». Stessa storia a Roma, dove un assistente sociale del V municipio spiega: «In situazioni di difficoltà non si sa nemmeno come muoversi. Un po’ perché alcuni rom non conoscono la lingua o gli sportelli a cui rivolgersi, un po’ perché non sempre le scuole son ben disposte nei loro confronti. Queste avrebbero il dovere di accettarli, ma in alcuni casi pongono il problema delle vaccinazioni e li rifiutano. E’ ovvio che i bambini siano vaccinati, ma non avendo i documenti, non possono dimostrarlo». E continua: «I mediatori interculturali ci sono, ma hanno un costo che non sempre può essere supportato. Da parte loro, le strutture scolastiche sono impreparate a assorbire venti nuovi iscritti da un giorno all’altro e i genitori continuano a lamentarsi del fatto che questi siano più grandi dei loro figli».

Sergio Giovagnoli dell’Arci precisa: «Occorre fare una distinzione netta tra scolarizzazione nei campi attrezzati e in quelli abusivi. Nei primi continuerà, nei secondi la situazione è notevolmente peggiorata».

Dello stesso avviso Paolo Ciani della Comunità di S.Egidio: «I dati sulla scolarizzazione del ministero fanno riferimento ai bambini “regolari”. Ma è nei campi non autorizzati che permangono i problemi di interruzione. In questi casi sono le famiglie a iscrivere i bambini e non li dichiarano come rom».

I dati ufficiali parlano di 12.342 bambini rom iscritti nelle scuole italiane lo scorso anno. Secondo le audizioni del gruppo di lavoro che sta stendendo il Piano nazionale infanzia 2008/2009, in Italia «ci sono 35mila rom tra i 6 ei 14 anni e 70mila under 18».

La maggior parte degli alunni frequenta la scuola primaria, si dimezza alla scuola secondaria e solo in 300 si iscrivono alla scuola secondaria di secondo grado. «Le medie son più impegnative – spiega Ciani -. E’ l’età dell’adolescenza ed è qui che i ragazzi si tirano indietro. Occorrerebbero delle borse di studio, invece la realtà vuole che a metà hanno ancora non siano arrivati i libri di testo».

Il presidente della Federazione rom e sinti, Nazareno Guarnieri è deciso: «Sì, c’è un forte rischio che le iscrizioni diminuiscano. Non si possono fare numeri precisi. Alemanno aveva parlato di 5500 rom seguiti in città. Calcolando gli abusivi alcuni hanno parlato di 12mila persone: molte di queste sono bambini. Gli sgomberi portano la gente per la strada senza alcun progetto di vita. E’ difficile integrarsi, lo è anche per gli italiani, basta pensare a ciò che è accaduto con la comunità di Campo Boario. Come spiegare ai nostri figli la storia delle impronte e della schedatura? Si respira violenza e non accettazione, sono preoccupato. Non c’è un progetto serio di integrazione che colleghi scuola, sanità e lavoro. Questo governo ha reso i rom dei capri espiatori di tutto quello che non va. Il risultato? I bambini rom e sinti sono stati violentati dalla politica».

La Federazione aveva proposto un progetto per il primo giorno di scuola: «Avremmo voluto far riunire i ragazzi in una struttura con il sindaco o un assessore che gli desse il benvenuto scolastico, che gli dicesse: “La scuola è anche per voi”. Abbiamo incontrato 1000 difficoltà di ordine economico e politico, probabilmente non se ne farà più niente. Ma la Gelmini dove è?»

Maurizio Mequio

fonte: coopofficina.splinder.com

DISABILITA’ – Non una sola spiacevole vicenda

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Anche quest’esperienza vissuta a Gardaland mi ha insegnato come la gente sia ancora ignorante in tema di disabilità… Il disabile è rappresentato ovunque con il simbolo della carrozzina… e molta gente si ferma là… se sei in carrozzina sei disabile… altrimenti ti fanno un mucchio di storie, anche se per camminare usi bastone o stampelle anche se sei tracheomizzato se hai problemi respiratori e puoi fare solo poche decine di metri a piedi… prima che ti venga il fiatone e l’affanno… E’ una cosa assurda una discriminazione.

Ma passiamo ai fatti: arrivo a Gardaland in compagnia di due amiche, una delle quali usa una stampella per camminare; dopo aver noleggiato una carrozzina (che avremmo utilizzato a turno per non affaticarci troppo, considerando l’estensione del parco e la presenza di diversi tratti in salita e discesa) ci dirigiamo all’ingresso riservato ai disabili… e qui iniziano già i primi malumori, perché… volevano far pagare il biglietto all’altra ragazza in quanto l’hanno vista in piedi (per loro il fatto che usasse la stampella e portasse due protesi nei piedi non contava nulla!), io ero seduta e quindi ai loro occhi “carrozzata”.

A quel punto io mi sono alzata e ho detto per mezzo della 3° amica e nostra accompagnatrice (avendo io “tra l’altro” un grave deficit nella comunicazione pioché tracheomizzata) “per quale motivo lei deve pagare se il disabile al 100% entra gratis e lei lo è?”. L’Addetta alla reception è rimasta alquanto perplessa ma a mio avviso la cosa più stupida che potesse dire è stata “Lei Cammina” ed io (sempre per mezzo della 3° amica) … “Pure io ma questo non vuol dire che non siamo disabili al 100%”… A quel punto hanno chiesto il documento che attesta la disabilità al 100% che per fortuna avevamo… e non hanno più fatto storie… siamo entrate senza pagare.

Ma le sorprese non erano finite… il regolamento di Gardaland dice che… godono della carta ospitalità (permesso di accedere alle varie attrazioni senza fare file) solo i disabili in carrozzina… Abbiamo avuto per la maggior parte “fortuna”… poiché in molte attrazioni abbiamo trovato gente di cuore… che ci ha evitato file di ore… e che ringrazio per la gentilezza… forse hanno infranto una regola?… O l’hanno infranta coloro che ci hanno impedito l’accesso preferenziale “perché non carrozzate?

Io direi che va cambiata la stupida “regola” che a godere dei pass siano solo i carrozzati… anche perché una persona in carrozzina (senza nulla togliere alle problematiche che ogni disabilità comporta) di certo si affatica molto meno stando seduta di una persona che invece ha problemi di affaticamento respiratorio… o di chi cammina cn le stampelle ed ha poca forza nelle gambe e nei piedi. Non l’abbiamo fatta passare liscia e siamo andate nel box info disabili a reclamare per il vietato passaggio preferenziale (da notare che anche i normo possono accedervi se pagano 8 euro in più sul biglietto normale).

Purtroppo la persona che abbiamo trovato non riusciva proprio a capire che “disabile” al 100% comprende svariati tipi di disabilità e insisteva che il pass era per disabili in carrozzina altrimenti avrebbero dovuto concederlo anche ai ragazzi autistici! Abbiamo promesso di dare uno scossone a questa assurda “discriminazione” io ho iniziato da qui… perché nessuno può dirmi che la mia patologia sia meno invalidante di altre solo perché non sto seduta…Solo io posso sapere quanto mi affatico a stare troppo in piedi e quanto ne risente il mio sistema respiratorio. Quindi ritengo oltre che assurdo …”discriminante” sentirmi dire…a te niente pass perché non sei disabile come il “carrozzato”
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Cristiana Del Duca
www.disabilifree.it
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21 settembre 2008

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=31454&sez=HOME_MAIL

Pensate sia un caso isolato? Magari… leggete qui:

Email che fanno male.

Alla CA. Gentile Direzione Carrefour di Assago

Mi chiamo Barbara e sono la mamma orgogliosa di un bambino autistico di quattro anni.

Nel Vostro sito, leggo della Vostra missione e soprattutto del Vostro impegno nel sociale.
La nostra capacità di integrarci con il territorio in cui siamo presenti, di comunicare con le istituzioni locali e di sostenere progetti sociali e associazioni umanitarie si riscontra attraverso azioni concrete:

• Finanziamento della ricerca contro alcune malattie del XXI secolo
• Sostegno alla giornata nazionale indetta dal Banco   Alimentare per la raccolta di generi alimentari
• Sostegno di iniziative umanitarie di vario tipo”

Lasciatemi dire che oggi nel punto vendita di Assago avete sfiorato la discriminazione punibile per legge.

Era previsto un evento che mio figlio aspettava con ansia: il tour delle auto a grandezza reale del film Cars.

Vestito di tutto punto con la sua maglietta di Cars, comprata DA VOI, oggi l’ho portato, emozionatissimo, ad Assago. Vista la posizione di Saetta, ci siamo avvicinati per fare una foto. Click, click, click, bimbo sorridente a lato della macchina. Avevate previsto un fotografo, sui sessant’anni, sembrava un rassicurante nonno con una digitale da 2000 euro, collegata a un pc dove un quarantacinquenne calvo digitalizzava un volantino carinissimo con le foto dei bimbi di fronte a Saetta, stampate all’interno della griglia di un finto giornale d’auto. Una copertina, insomma, che i bimbi chiedevano a gran voce e avrebbero poi incorniciato in una delle costose cornici in vendita nel Vostro reparto bricolage. Chiaramente, il mio biondino, che purtroppo per la sua malattia non parla (ancora), mi ha fatto capire a gesti che gli sarebbe piaciuto. Per quale ragione non farlo? Semplice, lo avrei capito dopo poco.

Attendo il turno di mio figlio, con estrema pazienza, e senza disturbare nessuno. Ci saranno stati una ventina di bambini, non di più. Non cento, una ventina.

Arriva il turno del mio piccolo, e non appena varca la transenna, resta il tempo di ben DUE SECONDI girato verso il suo idolo a grandezza naturale, invece di fissare l’obiettivo del fotografo. Mi abbasso, senza dar fastidio alcuno, scivolo sotto la corda e da davanti, chiedo a mio figlio di girarsi. Il fotografo comincia ad urlare “Muoviti! Non siamo mica tutti qui ad aspettare te” Mio figlio si gira, ma non abbastanza secondo il “professionista”. Gli chiedo “Per favore, anche se non è proprio dritto, gli faccia lo stesso la foto…” “Ma io non ho mica tempo da perdere sa? Lo porti via! Vattene! Avanti un altro, vattene!” Un bambino a lato urla “Oh, mi sa che quello è scemo” e il vostro Omino del Computer, ridendo “Eh, si! Vattene biondino, non puoi star qui a vita!” Mio figlio, che non è SCEMO, non parla ma capisce tutto, sentendosi urlare dal fotografo, da quello che digitalizzava le immagini e dalla claque che questi due individui hanno sollevato ed aizzato, si mette a piangere, deriso ancora dal fotografo che lo fa scendere dal piedistallo di fortuna che avete improvvisato davanti alla macchina, facendolo pure inciampare. A nulla valgono le imbarazzate scuse della guardia giurata,che poco prima aveva tranquillamente familiarizzato con mio figlio. L’umiliazione che è stata data dai Vostri incaricati, che avrebbero dovuto lavorare con i bambini, a un piccolo di quattro anni che ha la sfortuna di avere una sindrome che poco gli fa avere contatto visivo con il resto del mondo e non lo fa parlare, è stata una cosa lacerante. In lacrime, con il torace scosso dai singhiozzi, umiliato, deriso, leso nella propria dignità di bambino non neurotipico. Una signorina, con la Vostra tshirt, mi si è avvicinata per chiedermi cosa fosse successo. Alla mia spiegazione, dopo averle detto che il piccolo aveva una sindrome autistica, mi ha detto “Ma se non è normale non lo deve portare in mezzo alla gente“.

Son stata talmente male da non riuscire a reagire, ho dovuto uscire all’aria aperta, con il bambino piangente, per prendere fiato dopo tanta umiliazione.

Ho pianto. Dal dolore.

Questo è l’articolo 2 comma 4 della legge 67 del 1 Marzo 2006, a tutela dei soggetti portatori di handicap:

Sono, altresì, considerati come discriminazioni le molestie ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere per motivi connessi alla disabilità, che violano la dignità e la libertà di una persona con disabilità, ovvero creano un clima di intimidazione, di umiliazione e di ostilità nei suoi confronti.

Vorrei sapere come intendete agire, se con una scrollata di spalle come i Vostri dipendenti, di fronte a un trauma che avete fatto subire ad un bambino che già dalla vita è messo ogni giorno a dura prova.

Manderò questa mail in copia alla segreteria dell’onorevole Carfagna, e alla redazione di Striscia la Notizia, oltre a pubblicarla sul mio sito personale.

Tacere non ha senso, e ancora minor senso hanno le umiliazione che io e mio figlio abbiamo subito oggi.

Lettera firmata

fonte: http://blackcat.bloggy.biz/archive/3280.html

Se volete farvi sentire anche voi:  servizioclienti@carrefour.com

Grazie a Schiavioliberi, senza il quale probabilmente non avrei saputo nulla…