Archivio | settembre 25, 2008

PAURE VERE E PAURE PRESUNTE – La paura c’è. Ma la colpa un po’ è dei media

di Alessia Grossi

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roberto saviano

Roberto Saviano al suo arrivo al Wss
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«Ciò che è certo è che è importante combattere la paura della paura». A dare qualche prima certezza sulla questione delle paure globali è il sociologo Michel Maffessoli nel suo intervento al secondo giorno del World social summit di Roma. Ma come fare a non avere paura? Al di là delle soluzioni possibili, quelle tipiche del pensiero moderno e contemporaneo, quello di Marx,ad esempio, «la vera catarsi oggi si trova nei mezzi di comunicazione interattiva». Insomma nel momento in cui la fragilità delle istituzioni impedisce di aggrapparsi alle ideologie che immaginano un mondo perfetto ecco che arrivano i giochi di ruolo, quelli che permettono a tutti di reinventarsi e in qualche caso anche si simulare un’altra identità, un’altra vita, un altro mondo possibile. «Un po’ come succedeva nell’antichità con i baccanali nel mondo greco e le feste, quelle virtuali e momentanee evasioni che concedono a tutti un momento di purificazione dalla vita stessa, un attimo folle in cui il immaginare come a teatro che se il male esiste è possibile purificarsi». Contro il fare finta di non aver paura Maffessoli invita «a vivere la paura, affrontarla come un gioco accettare il ritorno del tragico. Ma soprattutto – dice il sociologo – è il “fare con”, il buon uso di “questo e di quello” che aiuta l’uomo a convivere con la sua ombra».

Ed è proprio la condivisione ciò che manca ai cittadini del mondo stando al rapporto del Censis. Al di là delle grandi paure, comuni solo al 10 per cento dei cittadini delle metropoli, infatti, i timori e le ansie più gettonate nelle risposte degli intervistati riguardano tutti la paura di perdere le capacità psicofisiche. Paure ancestrali, dunque, che come suggerito anche dal sociologo Frank Furedi , «ci rendono più vulnerabili come collettività al punto che non parliamo più nemmeno con i vicini di casa e viviamo nel nostro intimo». Inversamente proporzionali alla globalizzazione, dunque, i timori che questa investa la quotidianità di ognuno fa in modo che paradossalmente sia proprio la dimensione individuale a prevalere. Al punto che mancando uno stato sociale in grado di proteggere il singolo succede che siano i più poveri ad avere la percezione di essere in pericolo. A sorpresa la paura dei newyorkesi, infatti – dice il Censis – è quella di non poter reggere il proprio tenore di vita e la paura degli attentati terroristici viene solo dopo.

Niente da temere, però, secondo l’architetto Massimiliano Fuksas. Sarà proprio il superamento delle certezze del passato e il caos, inteso come imprevedibilità a riportare i cittadini ad un’organizzazione sociale e collettiva degli spazi che aiuti tutti a non avere più paura. L’esempio lo dà l’India raccontata da Suketu Metha, autore di Maximum City. La ricerca del Censis dice che Mumbay è tra le città più ottimiste. «Questo perché – spiega lo scrittore indiano – il nostro è un sistema basato sulla solidarietà. Gli indiani sanno che davanti alla catastrofe naturale il senso di autogoverno che si crea tra i cittadini risolverà la crisi. Nessuno punta sul governo centrale per gli aiuti, ognuno si assume le proprie responsabilità e crea la rete di speranza nel futuro».

L’Italia non è l’India. Anzi, nonostante le similarità tra i due paesi ricordate da Metha, come il «disastro della compagnia aerea nazionale, l’amore per il cibo, e un premier italiano», la paura e la solidarietà italiana e quella indiana hanno natura e conseguenze opposte. «In Campania, ad esempio – spiega Roberto Saviano – è il sistema camorristico a gestire la paura. E la solidarietà di cui parla Metha, è lo strumento della camorra che alimenta la paura e poi la sfrutta per sostituirsi allo Stato. Al punto – continua Saviano – che i cittadini non hanno più nemmeno la percezione della paura. Nemmeno la morte fa paura. Perché il guadagno che deriva dal rischio di morire è più conveniente. Il sistema si alimenta con la paura e la “compra” per alimentarsi».

Così, apparentemente in contro tendenza con l’intero appello del summit, Saviano arriva ad augurarsi che «in Campania arrivi la paura, meglio del freddo distacco». Non sempre la paura porta un segno negativo. Altra certezza.

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Pubblicato il: 25.09.08
Modificato il: 25.09.08 alle ore 18.26

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=79332

LEGGI ANCHE:

2008 Settembre 17 « Solleviamoci’s Weblog

17 set 2008 Ue, governo fischiato sui rom. Barrot: stop a Maroni su espulsioni / La paura sociale.

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solleviamoci: L’ideologia della paura

L’ideologia della paura. di Francesco Codello. Dietro il crescente allarme sociale per criminalità pedofilia, ecc. c’è anche un disegno preciso del potere.

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PAURE ‘COSTRUITE’: A NAPOLI FUNZIONA COSI’

I Campi e l’orticello

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di Giorgio Barberis
foto di Paolo Poce

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Non avevo mai visto Napoli. Curiosamente, in trent’anni di spostamenti frequenti non mi era mai capitato di passare di lì. L’occasione è giunta inaspettata nella primavera di due anni fa. Una borsa di studio post-dottorato in uno di quei cosiddetti Centri d’eccellenza che la riforma Moratti ha generosamente finanziato a discapito dell’Università pubblica. Ho deciso di sciogliere le molte riserve e di accettare la proposta di ricerca, soprattutto per l’opportunità di vivere qualche mese nel Capoluogo campano. Tra l’altro mi affascinava molto l‘ubicazione della residenza universitaria, lassù in cima a quei Quartieri spagnoli che alla cronaca nera devono la sinistra reputazione e alla vitalità dei vicoli il più autentico fascino.

Napoli è una città strana. Bellissima e brutale, gioiosa e disperata al tempo stesso. Estrema. Lo hanno detto in molti. Me ne sono accorto anche io fin dal primo impatto con la sua chiassosa stazione e con una confusione per le vie e le piazze che mai avrei pensato possibile. E come molti prima di me, sono stato travolto da una modalità tutta diversa di gestire i rapporti tra le persone, da una generosità senza pari e da una simpatia istintiva che hanno scosso alle fondamenta la mia ritrosia sabauda. Ma più di tutto mi ha colpito la rabbia. La rabbia delle persone dinanzi all’illegalità impunita e ostentata ad ogni angolo; la frustrazione di fronte a emergenze endemiche mai realmente affrontate, che si chiamino camorra, clientelismo, abusivismo, rifiuti o disoccupazione; la sfiducia più totale per una politica serva, truffaldina e vigliacca, che garantisce i suoi privilegi e guarda con sfacciata indifferenza la città affondare. Una rabbia enorme e sacrosanta, che però si tiene sempre lontana da un qualsiasi progetto di trasformazione. La politica fa schifo, e per provare a cambiarla devi mettere in gioco la tua vita. Non ci vuole molto a trovare un ragazzino disposto per qualche centinaio di euro a levarti di torno per sempre. Il “sistema” controlla tutto, e quando non lo fa, sono guai anche peggiori. Nell’ultimo quarto di secolo le bande di camorra hanno commesso circa quattromila omicidi, e la faida tra la vecchia Organizzazione e gli “scissionisti” ha devastato in questi anni Scampia e Secondigliano, e Napoli tutta.

Contro bambini inermi e terrorizzati

Una rabbia che ha subito suscitato in me solidarietà, comprensione e condivisione: fate bene ad arrabbiarvi. Abbattiamolo questo sistema marcio fin dalle fondamenta! Ma poi che succede. Io me ne torno nella mia grigia città, e dalle cronache o dai resoconti degli amici lasciati comprendo che là le cose vanno sempre peggio. Gomorra e monnezza. Alla ribalta del mondo. E quella rabbia contro chi si sfoga. Ovvio, contro gli ultimi degli ultimi. Gli Zingari, certo. Loro una casa neppure ce l’hanno. E poi rubano, sporcano, insultano. E allora ecco il bersaglio perfetto della frustrazione dei Napoletani più poveri, che si scatena appunto contro chi sta, se possibile, ancora più in basso. Non vanno sotto il Palazzo della Regione ad assediare Bassolino, non vanno in piazza per chiedere lavoro e giustizia. Gioiscono invece perché la camorra brucia le baracche dei Rom. Urlano contro bambini inermi e terrorizzati. Una ragazzina delinque (non si capisce ancora adesso come e perché) e ha inizio il pogrom, la spedizione punitiva contro gli “altri”. Il solito meccanismo del capro espiatorio. Ha funzionato anche per gli Ebrei. E chi minimizzava ha avuto torto. Ora li hanno cacciati. Ma dove? Dove c’è posto per i reietti dei Campi?

Le scene che abbiamo visto a Ponticelli sono un vulnus insopportabile a tutta la nostra idea di civiltà. Ma purtroppo non è un caso isolato. Lo sapete tutti. Si è aperta nel nostro Paese la caccia allo straniero.
Si esasperano i toni, e il sistema mediatico, irresponsabilmente, soffia sul fuoco. I cittadini non ne possono più! E di che cosa? Delle badanti che per ottocento euro al mese accudiscono i nostri anziani lasciando i propri figli a migliaia di chilometri? Dei manovali che rischiano la pelle lavorando in nero per costruire le nostre case? Della miseria e della desolazione di persone costrette (loro malgrado, ribadiamolo) a vivere in abominevoli campi di baracche abusive e sgangherate ai margini delle nostre città? «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti». Non inizia forse così la Dichiarazione universale dei diritti umani? Era solo uno scherzo durato sessant’anni? E allora perché tante persone vivono di stenti, in tende e roulottes di fortuna, senz’acqua, senza riscaldamento, senza i minimi servizi, e circondate pure dall’ostilità della popolazione e delle istituzioni? Non devono star lì, si dice. Verissimo. Ma quali sono le alternative? Cosa facciamo per gli ultimi e per chi vive ai margini? Se non sono sotto i nostri occhi, tutto bene? Basta non vederli e il problema è risolto? E poi l’equazione Rom uguale delinquente o straccione è un attestato di puro razzismo.

I miei amici Rom perfettamente integrati e italianissimi non sanno più come fare a spiegare la differenza che passa tra l’etnia a cui si appartiene e le condotte che singoli, peraltro spesso costretti da circostanze funeste, mettono in atto. Noi ci sforziamo ostinatamente di distinguere. Ma ecco che sulla prima pagina di un importante quotidiano campeggia questo orrido titolo: «Nominati i prefetti anti-Rom». Anti-rom?! Razzismo spudorato e idiota. Potevano almeno aggiungere «che delinquono». Ma no, che bisogno c’è. I Rom rubano tutti. Disinformazione criminale.

La tentazione al ripiegamento

È vero che non ci sono nell’immediato soluzioni del tutto convincenti. Che la situazione è particolarmente complessa. Quello che però non possiamo fare è tacere di fronte allo scempio che si sta perpetrando nei confronti delle nostre leggi e dei fondamenti del nostro Stato di diritto. La tentazione può essere quella di sottrarsi alle brutture che ci circondano. Di ripiegarsi su di sé e sui problemi del proprio quotidiano. Ma l’unica cosa davvero sbagliata in questo momento mi sembra che sia proprio l’indifferenza. Non possiamo stare a guardare. Dobbiamo reagire in qualche modo. Inutile pensare soltanto a curare il proprio orticello. Tanto prima o poi qualcosa o qualcuno verrà a devastarlo. E allora forse capiremo come si sono sentiti i Rom a Ponticelli.

Giorgio Barberis

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Questo testo è originariamente apparso nel sito: www.cittafutura.al.it.

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fonte: http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/index.htm

Liberazione contro Rifondazione: Il quotidiano scende in sciopero

Dopo un’assemblea duro comunicato della redazione che accusa il Prc

“Mancanza di chiarezza sul futuro del giornale e sulla sorte di chi ci lavora”

Liberazione contro Rifondazione Il quotidiano scende in sciopero

Il direttore di Liberazione Piero Sansonetti

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ROMA – Liberazione contro Rifondazione. Domani il quotidiano del Prc non sarà in edicola. L’assemblea di redazione, che si è svolta oggi pomeriggio, ha infatti indetto una giornata di sciopero immediato “per denunciare – dice un comunicato – il comportamento antisindacale della società editrice Mrc Spa e la perdurata mancanza di chiarezza da parte del partito editore Rifondazione Comunista sul futuro del giornale e sulla sorte di chi ci lavora”.

Quale ulteriore strumento di denuncia, dice ancora il comunicato, l’assemblea ha deciso di confermare il presidio informativo aperto al pubblico e alla stampa per la giornata di domani a partire dalle 12 in redazione, in viale del Policlinico 131 a Roma. Saranno presenti Ascanio Celestini e Andrea Rivera.

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25 settembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/politica/liberazione-sciopero/liberazione-sciopero/liberazione-sciopero.html?rss

Free Gaza: sviluppi

Mentre Free Gaza parte, per la seconda volta quest’estate (a proposito: avete approfittato della possibilità di trovare un amico-di-penna?), per rompere l’assedio di Gaza, pubblico con colpevole ritardo la lettera che i genitori di Vik hanno scritto al Consolato Italiano a Gerusalemme:

Vik driving

Vik al timone

Siamo i genitori di Vittorio Arrigoni, attualmente in Gaza, con gli operatori del Free Gaza Movement e di ISM Rafah.
Vittorio non vi è sconosciuto, visto che ci ha parlato dei numerosi contatti che intrattenete benevolmentecon lui (grazie Console Francesco).
Saprete quindi di quanto gli è accaduto oggi, mentre era in mare con un peschereccio.
Ferito, ma poteva morire se le schegge di vetro lo avessero colpito alla gola o al cuore.
Siamo certi che avrete già elevato alta la vostra protesta verso il sig. Olmert o verso chiunque sia il responsabile di questi attacchi che contravvengono al diritto internazionale e che si configurano come veri e propri crimini di guerra contro civili inermi, siano essi palestinesi o italiani o di chicchessia nazionalità.
Ci piacerebbe saperlo, per poter continuare ad essere fiduciosi cle nostre istituzioni, ovunque, sappiano far valere i principi fondamentali della nostra Costituzione.
Restiamo in fiduciosa attesa di un comunicato che ci auguriamo, sia una forte presa di posizione rispetto agli eventi di oggi.
Con stima.

Ettore ed Egidia Arrigoni

PS. Io, Egidia, la mamma, sono un Sindaco.
Quattro anni fa ho giurato di rispettare la Costituzione e di applicarne i princìpi fondamentali. Sto facendo del mio meglio soprattutto per chi, anche in questa nostra opulenta Brianza lecchese, vive con sofferenza la quotidiianità, senza distinguere chi, fra i bisognosi, sia italiano o straniero.
Mi aspetto altrettanto da voi per un figlio che, come me, non considera nessuno straniero se non per la carta di identità, convinti, entrambi, che l’unica nazionalità sia l’essere umani.
Datemi fiducia, fate in modo che io sia ancora  oggi orgogliosa della fascia tricolore che mi metto addosso. Alzate la voce!
Dite forte che l’Italia ripudia la guerra e non solo entro i suoi confini.

Altrimenti andrò dal Presidente della Repubblica e davanti a lui rimetterò il mio mandato.

Auguri Vik, e suerte a Free Gaza!

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Cassazione: “Il figlio si licenzia? Il padre deve continuare a mantenerlo”

La Suprema Corte respinge il ricorso di un padre separato modenese che lamentava di dover ancora versare l’assegno per il figlio maggiorenne, dimessosi dopo alcuni anni da dipendente per cercare una professione migliore

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cassazione Roma, 25 settembre 2008 – Il padre separato deve mantenere il figlio se quest’ultimo decide di lasciare il lavoro per cercare una professione migliore. Lo sottolinea la Cassazione, confermando una sentenza della Corte d’appello di Bologna che aveva rigettato il ricorso di un padre di Modena. L’uomo lamentava di dover ancora versare un assegno al figlio ventenne che, dopo alcuni anni, si era dimesso volontariamente dall’attività di lavoro dipendente prestata come disossatore di carni suine e si era iscritto a un corso per stilista di capelli.

I giudici del merito avevano infatti ritenuto che «del tutto legittima» fosse la «coltivazione da parte del giovane di aspirazioni lavorative più consone alle sue inclinazioni» e che non fosse configurabile «qualsivoglia atteggiamento di colpevole e successiva inerzia del ragazzo o ingiustificato rifiuto di un lavoro nella scelta di privilegiare la frequenza di un corso».

Per la Suprema Corte (prima sezione civile, sentenza n.24018), il ricorso del padre va rigettato alla luce dell’articolo 147 del codice civile (inerente i doveri verso i figli) che coniuga «l’obbligo di mantenimento» con quello di «tener conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni» dei figli. Tale «coniugazione – rilevano i giudici di ‘Palazzaccio’ – finisce del tutto svuotata allorchè, come nella prospettiva prescelta dal ricorrente, la si pretende automaticamente paralizzata e risolta non appena il figlio, benchè ancora adolescente, si accontenti di uno sbocco lavorativo qualsiasi anche se scarsamente appetito nella stagione adolescenziale in quanto privo di prospettive di sviluppo», essendo invece questo obbligo «chiamato ad esprimersi finchè le caratteristiche d’età del figlio, benchè maggiorenne, si rendano compatibili con ansie di cambiamento e di accrescimento professionale e culturale».

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/09/25/120886-cassazione_figlio_licenzia.shtml

Crotone, scuole fatte con rifiuti tossici: Sette persone indagate dalla Procura

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Scoperte dalla polizia molte opere costruite con materiali altamente pericolosi

Sequestrate 18 aree nell’area cittadina ma anche a Cutro e Isola Capo Rizzuto

Migliaia di tonnellate di materiale con arsenico, zinco, piombo, indio, germanio e mercurio proveniente dall’industria “Pertusola” invece di essere smaltiti in discarica erano usati in edilizia

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Crotone, scuole fatte con rifiuti tossici sette persone indagate dalla procuraUna veduta di Crotone

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CROTONE – Scuole, parcheggi, strade, case e opere pubbliche costruite con materiale di scarto industriale, rifiuti tossici e sostanze cancerogene. E’ quanto emerge dall’operazione della polizia denominata ‘Black Mountains’ che questa mattina ha portato al sequestro di ben 18 aree disseminate lungo tutto il territorio crotonese fino a Cutro e Isola Capo Rizzuto, aree ad alta densità mafiosa nell’entroterra. La procura della Repubblica di Crotone, coordinata dal sostituto procuratore Pierpaolo Bruni, ha provveduto a sequestrare le strutture al centro dell’indagine. Sette persone sono state iscritte nel registro degli indagati.

Almeno 350 mila tonnellate di materiali tossici sono state utilizzate per costruire, tra l’altro, tre cortili di altrettante scuole: l’elementare San Francesco e un istituto tecnico superiore, entrambi di Crotone, e una scuola elementare a Cutro. Arsenico, zinco, piombo, indio, germanio, mercurio, sostanze tossiche speciali provenienti dagli scarti dell’industria “Pertusola” di Crotone che invece di essere smaltiti con le cautele di legge venivano impiegati in edilizia.

Il materiale avrebbe dovuto
essere trattato in discariche specializzate ed invece sarebbe stato ceduto a imprese di costruzioni che lo hanno utilizzato in lavori edili riguardanti anche alloggi popolari, villette, una banchina portuale e strade.

Sette gli indagati, rappresentanti legali di ditte edili e funzionari dell’azienda sanitaria: Vincenzo Mano, legale rappresentante pro-tempore della Pertusola sud, che ha chiuso l’attività alla fine degli anni ’90; Giovanni Ciampà, rappresentante legale delle imprese Ciampà; Paolo Girelli, rappresentante legale dell’impresa Bonatti; Alfredo Mungari, rappresentante legale della Costruzioni Leto e i tre funzionari dell’asl regionale: Domenico Colosimo, Francesco Ruscio e Domenico Curcio. Per tutti l’accusa è associazione a delinquere.

Il sequestro delle 18 aree è stato notificato al presidente della Provincia, Sergio Iritale, che ha diffuso una nota durissima. “La notizia – si legge – conferma, se pure ce n’era bisogno, la gravità eccezionale della situazione ambientale su larga parte del territorio provinciale e, in particolare, la responsabilità che, nel determinarsi di questa situazione, hanno avuto le politiche di aggressione al territorio e di rapina delle risorse per lunghi anni attuate dall’Eni attraverso le società controllate e le attività condotte nella provincia di Crotone”.

“Questo – continua la nota – è il risultato della logica del profitto a tutti i costi, che ha trovato sul posto classi dirigenti cieche ed insensibili. Persino settori dell’informazione, sull’altare di meschini interessi economici, hanno chiuso gli occhi davanti a realtà inquietanti, che oggi si manifestano in tutta la loro esplosiva negatività. Incalcolabili danni sono stati causati alla salute dei cittadini, all’ambiente, al sistema produttivo”.

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25 settembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/crotone-rifiuti/crotone-rifiuti/crotone-rifiuti.html?rss

Maestro unico, trenta per classe: Ecco il decalogo della Gelmini / Università, a rischio gli stipendi

https://i0.wp.com/digilander.libero.it/antilega/img/balilla.jpgScuola secondo Gelmini

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E’ stata presentata ai sindacati una bozza della riforma messa in campo dal governo

Nel documento non c’è neppure un accenno alla questione del tempo pieno

Molti condizionali, ma proviamo a fare il punto su come potrebbe cambiare la scuola

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di SALVO INTRAVAIA

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Maestro unico, trenta per classe ecco il decalogo della Gelmini
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Classi più numerose: fino a 29 alunni all’asilo, fino a 30 nelle prime di medie e superiori. Lo prevede la bozza di regolamento per la riorganizzazione della rete scolastica presentata ieri dal Ministero dell’Istruzione ai sindacati di categoria. Non ancora il piano programmatico promesso dal ministro Maria Stella Gelmini. E in più i sindacati, che hanno visionato il documento, fanno sapere che non c’è nessun accenno alla questione del tempo pieno.

Il documento contiene i nuovi criteri per la formazione delle classi, l’accorpamento degli istituti, l’impiego del personale in esubero. “Il piano deve essere definito nei dettagli con il ministro dell’Economia”, è stato spiegato ai sindacati.

E infatti la riforma parte proprio dalla attuazione della manovra economica estiva. Comunque tra mille illazioni, polemiche e incertezze (“assurde”, dicono i sindacati) proviamo a fare il punto su quali dovrebbero essere – il condizionale è d’obbligo – le norme che in pochi anni dovrebbero cambiare volto alla scuola italiana.

Due parole d’ordine, “essenzialità” e “continuità”: la seconda con le riforme precedenti, compresa quella del Centro-sinistra, e la prima per semplificare e rendere più efficiente l’intero sistema-scuola. Il Piano si muove su tre direttici: Revisione degli ordinamenti scolastici, Dimensionamento della rete scolastica italiana e Razionalizzazione delle risorse umane, cioè tagli.

Scuola dell’infanzia. L’organizzazione oraria della scuola materna rimarrà sostanzialmente invariata. Saranno reintrodotti gli anticipi morattiani (possibilità di iscrivere i piccoli già a due anni e mezzo) e nelle piccole isole o nei piccoli comuni montani l’ingresso alla scuola dell’infanzia potrà avvenire, per piccoli gruppi di bambini, anche a due anni. L’esperienza delle “sezioni primavera” per i piccoli di età compresa fra i 24 e i 36 mesi sarà confermata.

Scuola primaria. E’ il ritorno al maestro unico la novità che ha messo in subbuglio la scuola elementare. Già dal 2009 partiranno prime classi con scansione settimanale di 24 ore affidate ad un unico insegnante che sostituisce il “modulo”: tre insegnanti su due classi. Le altre opzioni possibili, limitatamente all’organico disponibile, saranno 27 e 30 ore a settimana. La Gelmini “promette” anche di non toccare il Tempo pieno di 40 ore settimanali che potrebbe essere addirittura incrementato ma, su questo punto, pare che il ministero dell’Economia non sia d’accordo. E l’insegnamento dell’Inglese sarà affidato esclusivamente ad insegnanti specializzati, non più specialisti, attraverso corsi di 400/500 ore.

Scuola secondaria di primo grado. La scuola media è al centro di un autentico tsunami che si pone come obiettivo quello di scalare le classifiche internazionali (Ocse-Pisa) che vedono i quindicenni italiani agli ultimi posti. L’orario scenderà dalle attuali 32 ore a 29 ore settimanali. Per questo verranno rivisti programmi e curricoli. Il Tempo prolungato (di 40 ore a settimana) sarà mantenuto solo a determinate condizioni, in parecchi casi verrà tagliato. Per cancellare l’onta dei test Pisa, si prevede il potenziamento dello studio dell’Italiano e della Matematica. Stesso discorso per l’Inglese, il cui studio potrà essere potenziato solo a scapito della seconda lingua comunitaria introdotta dalla Moratti.

Secondaria di secondo grado. La scuola superiore, rimasta fuori da riforme strutturali per decenni, vedrà parecchi cambiamenti. Gli 868 indirizzi saranno ricondotti ad un numero “normale”. I ragazzi che opteranno per i licei (Classico, Scientifico e delle Scienze umane) studieranno 30 ore a settimana. Saranno rivisti, anche al superiore, curricoli e quadri orario. Al classico saranno privilegiati Inglese, Matematica e Storia dell’Arte. Allo scientifico, in uno o più corsi, le scuole autonome potranno si potrà sostituire il Latino con lingua straniera. I compagni degli istituti tecnici e professionali saranno impegnati per 32 ore a settimana. Stesso destino per i ragazzi dei licei artistici e musicali.

Riorganizzazione rete scolastica. Attualmente, la scuola italiana funziona attraverso 10.760 istituzioni scolastiche che lavorano su 41.862 “punti di erogazione” del servizio: plessi, succursali, sedi staccate, ecc. Secondo i calcoli di viale Trastevere, 2.600 istituzioni scolastiche con un numero di alunni inferiore alle 500 unità (il minimo stabilito dalla norma per ottenere l’Autonomia) o in deroga (con una popolazione scolastica compresa fra le 300 e le 500 unità) dovrebbero essere e smembrate e accorpate ad altri istituti. Dal ondata di tagli della Gelmini si salverebbero soltanto le scuole materne. Dovrebbero, invece, chiudere i plessi e le succursali con meno di 50 alunni: circa 4.200 in tutto. In forse anche i 5.880 plessi con meno di 100 alunni. Ma l’intera operazione, che il ministro vuole avviare già a dicembre, dovrà trovare il benestare di Regioni ed enti locali.

Razionalizzazione risorse umane: i tagli.
Il capitolo dei tagli è lunghissimo. Alla fine del triennio 2009/2010-2011/2012 il governo Berlusconi farà sparire 87.400 cattedre di insegnante e 44.500 posti di personale amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata): 132 mila posti in tutto. Il personale Ata verrà ridotto del 17 per cento. Il rapporto alunni/docente dovrà crescere di una unità. Maestro unico, soppressione di 11.200 specialisti di Inglese alle elementari, contrazione delle ore in tutti gli ordini di scuola, compressione del Tempo prolungato alla scuola media, rivisitazione delle classi di concorso degli insegnanti e ulteriore taglio all’organico di sostegno contribuiranno alla cura da cavallo che attende la scuola italiana. L’intera operazione dovrebbe consentire risparmi superiori a 8 miliardi di euro che in parte (30 per cento) potranno ritornare nelle tasche degli insegnanti, ma solo dei più meritevoli.

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25 settembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/scuola_e_universita/servizi/gelmini-2/piano-riforma/piano-riforma.html?rss

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Università, i rettori a Gelmini: rivedere Finanziaria
o non saremo in grado di pagare gli stipendi

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Studenti a lezione alla Sapienza (foto Toiati) ROMA (25 settembre) – E’ necessario che il governo riveda i contenuti della Manovra, o le università italiane non saranno in grado di chiudere in pareggio i propri bilanci, non potranno pagare gli stipendi al personale e ai rettori non resterà che trarre le conseguenze di tutto ciò. Si chiude con questo avvertimento il documento approvato oggi all’unanimità dalla Conferenza dei rettori (Crui), che ribadisce comunque il suo «incondizionato impegno» a operare per il rinnovamento e la riqualificazione della vita universitaria. In vista del piano programmatico per università e ricerca annunciato dal ministro Gelmini, i rettori inviano un pacchetto di proposte. L’urgenza però al momento, in previsione della discussione in Parlamento della nuova legge Finanziaria, è quella di rimettere mano agli interventi lì previsti «sia – spiegano i rettori – garantendo la copertura degli incrementi retributivi automatici del personale, sia rivedendo la misura e le modalità di applicazione del blocco sul turn over (che ha effetti particolarmente pesanti e distorcenti per i giovani), sia riassegnando progressivamente al sistema universitario le risorse che verrebbero ricavate dai tagli previsti».

Risorse. Secondo i rettori vanno anche riconsiderati «con urgenza» i criteri e il modello stesso di attribuzione delle risorse, «facendo immediatamente confluire nel Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) tutte le varie assegnazioni finalizzate che oggi caratterizzano i trasferimenti statali e introducendo nella ripartizione tra gli Atenei maggiori elementi di premialità e fattori di riequilibrio». I rettori considerano non più sopportabile l’azzeramento dei finanziamenti per l’edilizia universitaria.

Reclutamento docenti. Tra i suggerimenti avanzati dalla Crui la revisione della Governance degli atenei «prevedendone un assetto che eviti ogni accusa di autoreferenzialità della componente accademica», un sistema di reclutamento della docenza in due fasi: la prima di valutazione/abilitazione scientifica dei candidati a livello nazionale (attribuendo una particolare rilevanza ai titoli scientifici prodotti nell’ultimo quinquennio ovvero nel caso di docenti già in servizio a quelli prodotti dopo la conferma nella loro attuale posizione), la seconda da attribuire alla sede che chiama o che promuove alla fascia superiore. Prevedono inoltre una rideterminazione del rapporto diritti-doveri, sia rendendo vincolante l’entità dell’impegno complessivo annuale al quale sono tenuti i professori a tempo pieno (prendendo come riferimento le 1512 ore già individuate dal ministero) sia riconsiderando l’attuale regime delle incompatibilità.

Progressioni delle carriere. Vanno riviste poi, secondo la Crui, le progressioni delle carriere, prevedendo verifiche periodiche dell’attività svolta e che una parte della retribuzione possa essere definita a livello locale in relazione agli impegni aggiuntivi effettivamente assolti e alla capacità di acquisire risorse per la ricerca.

Sistema valutazione università.
I rettori riaffermano inoltre l’urgenza di riprendere il prima possibile l’iter per l’attivazione di un sistema nazionale di valutazione dell’università e della ricerca (l’Anvur pensata da Mussi non è mai diventata operativa) e sollecitano una revisione delle regole e delle garanzie richieste per le università telematiche alla luce della loro proliferazione negli ultimi anni.

Il documento approvato dalla Conferenza dei rettori.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=31701&sez=HOME_SCUOLA

Topi in casa? Ci pensa la «pianta cobra»

Alcune specie in mostra ai Royal Botanic Gardens di Sidney

La “nepenthes” si può coltivare fra le mura della propria abitazione ed è in grado di digerire topi e piccoli ratti

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Tre Nepenthes in mostra ai Royal Botanic Gardens di Sydney (Reuters)
Tre Nepenthes in mostra ai Royal Botanic Gardens di Sydney (Reuters)

SYDNEY – Trappole per topi addio. Contro gli ospiti indesiderati basta coltivare in casa la nepenthes, una pianta carnivora, chiamata non a caso «pianta cobra» abbastanza grande da poter divorare topi e piccoli ratti. Secondo gli orticolturisti, una delle rare ed esotiche specie vegetali in mostra ai Royal Botanic Gardens di Sidney si può tenere in casa.

«BELLEZZA CHE CELA CAPACITÀ LETALI» – La nepenthes è una delle tante specie che non solo sono in grado di contenere molta acqua, ma traggono nutrimento dalla digestione di animali e insetti, secondo quanto ha spiegato alla Reuters il direttore dei Botanic Gardens Tim Entwisle. «La nepenthes rajah ha la più estesa bocca del mondo, e le più grandi possono tranquillamente digerire un ratto. Abbiamo in mostra un vicino parente di questa pianta questa settimana, abbastanza grande da catturare un topino o piccoli ratti», ha detto. «I bambini le adorano perché le osservano mentre catturano gli insetti. La loro bellezza cela una capacità letale».

LE PIANTE CHE PIACCIONO AI BAMBINI – Le «piante cobra» sono diffuse nel sud-est asiatico, in luoghi come il Borneo e Sumatra, ma ce ne sono anche alcune specie in Australia e in Nuova Caledonia. Circa 100 tipi sono già noti, ha spiegato Entwisle, ma se ne scoprono uno o due nuovi ogni anno. La più grande del mondo si trova nel Borneo. Il direttore dei Gardens ha poi aggiunto che, anche se queste specie sono relativamente rare, le piante carnivore possono essere facilmente coltivate a casa, preferibilmente in vaso, e diventare un vero e proprio spettacolo. «Le piante carnivore sono sempre un interessante argomento di conversazione. I bambini le amano e sono un buono strumento educativo. Anche se mangiano molti insetti, non noterete alcuna differenza nella composizione della popolazione di insetti nel vostro giardino», ha aggiunto. Circa 100 diversi tipi di piante rare ed esotiche sono in mostra al Royal Botanic Gardens dal 25 al 27 settembre.

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25 settembre 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_settembre_25/pianta_cobra_5afc8416-8aef-11dd-b62d-00144f02aabc.shtml

Alitalia, c’è il sì dei confederali. Piloti e assistenti a palazzo Chigi

Avia e Sdl dicono no all’intesa

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C’è stata una suspence finale per la firma dell’intesa con tra la Cai e i sindacati confederali a Palazzo Chigi. L’accordo quadro è stato firmato dalle tre sigle confederali più l’Ugl ma fino all’ultimo erano rimasti dei dubbi sulla firma della Cgil. Il segretario generale Guglielmo Epifani a quanto pare ha solo voluto verificare le correzioni fatte sui punti più critici della trattativa contenute nei due protocolli allegati all’accordo quadro.

Epifani spiega che alla fine si è convinto perché «la decurtazione delle retribuzioni del 6-7% per piloti e assistenti di volo sarà recuperato con un incremento della produttività». Tale riduzione potrà essere parzialmente o totalmente recuperata con incrementi di ore di volo. Epifani ha evidenziato, inoltre l’importanza del riferimento al precariato. L’azienda che riprende a volare userà infatti, spiega, «quel bacino di precari, dando così speranza a centinaia e centinaia di lavoratori per i quali non c’era nulla». Il segretario della cgil sottolinea, inoltre, «l’effettiva invarianza retributiva di tutto il personale a terra» con, tra l’altro, la conferma della maggiorazione notturna e la rinuncia, da parte della Cai, alle restrizioni sui trattamenti di malattia e sulle indennità. Riferendosi a piloti e assistenti di volo Epifani ha affermato: «Confido che anche grazie a queste interpretazioni e avanzamenti sia possibile da parte di coloro che fino a oggi non hanno sottoscritto nulla, di poter riflettere in queste ore per vedere come anch’essi possano contribuire a questo piano di rilancio e di risanamento».

I vertici della Cai sono stati convocati a Palazzo Chigi fin dal mattino insieme al commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi. La trattativa si era riallacciata già mercoledì, anche a partire dalla mediazione fatta dal segretario del Pd Walter Veltroni. A raccogliere i frutti della nuova fase, il “grande mediatore” del governo: il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, al quale è spettato il compito di presentare i documenti ai sindacati al termine dell’incontro con i vertici della Cai.

Trovate le firme di Cgil, Cisl e Uil, ora -come ha spiegato l’amministratore delegato di Cai, Rocco Sabelli- il lavorio dei mediatori si concentra sulle sigle sindacali che ancora non hanno accettato l’intesa, cioè quelle che rappresentano i piloti e gli assistenti di volo. Anpac, Up assieme a Anpav, Avia e Sdl non si sono ancora espressi sui protocolli di Cai firmati dai confederali, insieme all’Ugl. I presidenti delle associazioni dei piloti Anpac e Unione Piloti, Fabio Berti e Massimo Notaro, si sono recati a palazzo Chigi.

Letta spiega che «il tavolo resterà aperto fino alle 20». Gli incontri e i contatti si susseguono. Ma decisiva sembra essere l’assemblea unitaria a Fiumicino, dove Avia e Sdl sono contrarie all’intesa. «Abbiamo detto di no; le garanzie contrattuale ci devono essere», ha detto Antonio Di Vietri (Avia) nel corso del suo intervento all’assemblea dei lavoratori. Il rischio da evitare «è quello del caporalato. Dobbiamo evitare questo rischio nel momento in cui ci sarà discontinuità tra la vecchia e la nuova compagnia. Quel momento brutto in cui arriva una telefonata nel tinello. Questo è il motivo per cui Anpac, Up, Sdl e Avia stanno assieme uniti in questo momento».

Intanto Air France-Klm è pronta ad acquisire una quota tra il 10 e il 20% di Alitalia. È quanto si apprende da fonti industriali.

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Pubblicato il: 24.09.08
Modificato il: 25.09.08 alle ore 16.44

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=79281

Si vis pacem para bellum?

immagine di wikipedia

A Kabul aerei da guerra italiani. La Russa: “Via libera del governo”. Operativi da ottobre 4 Tornado. L’opposizione: discuta il Parlamento

Fonte: la Repubblica, mercoledì 24 settembre 2008

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TORNANDO ai TORNADO

Mar, 23/09/2008 – 23:33

Tornando ai Tornado, impiegati in Missioni di Pace, “A Maronna v’accumpagni”, era il 7 novembre del 2001 e l’Italia apprese che le forze militari italiane «sono parte integrante» dell’operazione «Enduring Freedom» contro il terrorismo internazionale e, per alcune aliquote, avranno anche compiti di attacco. Lo rese noto il Ministro della Difesa Martino, aggiungendo che “potranno essere impiegate dal Comando di Tampa, negli Stati Uniti, con tempi e modalità che saranno di volta in volta concordati a livello militare”. L’Italia offrì agli Stati Uniti, per la partecipazione alle operazioni contro il terrorismo, 6-8 aerei Tornado da ricognizione, una nave appoggio, un cacciatorpediniere o in alternativa la portaerei Garibaldi, e una fregata. Per le operazioni terrestri mise poi a disposizione del comando di Tampa 2.700 militari: 200 per l’Aeronautica, 1.100 per la Marina, 700 fra Esercito e Carabinieri (questi ultimi saranno utilizzati nell’ultima parte della missione), suddivisi tra reparti corazzati dotati di blindocentauro, del Genio, del Boe (Bonifica ordigni esplosivi), delle trasmissioni e del supporto logistico. Intanto sarebbe stato individuato un nucleo di circa 300 soldati specialisti pronti a intervenire nei Balcani per sostituire e disimpegnare i marines americani che servivano in Afghanistan. L’intervento italiano poteva anche contare su una componente spaziale. La scelta cadde sul satellite Sicral per telecomunicazioni. La sua posizione in orbita geostazionaria consente già ora la copertura dell’Afghanistan.

Ci dissero i Costi: per una partecipazione militare di almeno sei mesi gli italiani avrebbero pagato 2.500 miliardi di lire.

Il sostegno dell’Italia poteva svilupparsi in due fasi. Subito, potevano essere mandati nei cieli afghani dai 6 agli 8 aerei Tornado da ricognizione, velivoli preziosi per il rilevamento a terra, soprattutto nei giorni in cui le nuvole coprono la visibilità ai satelliti. Aggiunsero che “Se invece per gli americani sono più utili i cacciatorpedinieri ne potremmo spedire uno o due in grado di compiere azioni di difesa aerea e caccia ai sommergibili. Fosse poi necessaria una nave rifornitrice, potremmo renderne disponibile una della classe Vesuvio”. Conclusero che in un secondo tempo, “quando le operazioni belliche saranno concluse, e ci sarà bisogno di scorta armata e supporto alle organizzazioni umanitarie, saranno pronte le nostre truppe di terra. Secondo la disponibilità manifestata da Martino, l’Esercito può mettere in campo un migliaio di uomini. Così divisi: un reggimento blindato di circa 400 uomini dotati di carri Centauro e 4 elicotteri Mangusta, un mezzo rapido e preciso. Poi, una compagnia del genio (122 uomini), un’altra specializzata nella difesa nucleare, batteriologica e chimica (116 militari), gruppi di sminatori ed esperti nella ricerca di ordigni esplosivi, e infine una compagnia di carabinieri paracadutisti del reggimento Tuscania. C’è la possibilità che del contingente facciano parte anche alcune donne in divisa”.

Il 23 ottobre Martino entrò in dettaglio: “I carabinieri, in particolare, potrebbero essere impiegati in caso di amministrazione Onu di un Afghanistan liberato dai taliban. Il mix di truppe dell’esercito di terra è stato selezionato dallo Stato maggiore italiano tenendo conto di due criteri: flessibilità di fronte a un impiego per ora imprevedibile, risparmio assoluto visto il pericoloso sbilanciamento delle forze armate italiane nei Balcani. «Il comando Usa potrebbe chiedere anche un’aliquota del Col Moschin per operazioni a terra, ma i nostri specialisti non sono stati addestrati al teatro afgano», dice un analista militare, «e ci sarebbero problemi di trasporto tattico, gli elicotteri da utilizzare sarebbero quelli americani».

Martino, nella sua audizione alla Camera, individuò le varie fasi dell’operazione Afghanistan:” dopo la prima fase dei bombardamenti e quella dell’avanzata di terra, l’Italia pensa a una fase di stabilizzazione in cui potrebbero essere utili aerei da ricognizione tattica e aerei da trasporto. Per questo la Difesa ha messo a disposizione degli Stati Uniti un’aereocisterna da rifornimento in volo B707, 8 Tornado da ricognizione (sono aerei da caccia a cui vengono applicati “pod” fotografici), un aereo da trasporto C130. Anche l’Aeronautica ha il vantaggio di un’estrema rapidità di schieramento, a patto di trovare in zona gli aeroporti da cui far operare i Tornado oppure il C130. L’esperienza insegna che muoversi in ritardo penalizza innanzitutto l’Aeronautica, come avvenne durante la guerra del Golfo, quando i Tornado furono schierati in uno degli emirati più lontani dal Kuwait per il ritardo con cui il governo italiano decise di entrare nella coalizione anti Saddam Hussein. L’Aeronautica, infine, è pronta a trasferire in Pakistan anche un primo gruppo di soldati del “BOE”, il gruppo di bonifica degli ordigni esplosivi”.

Siamo all’oggi, 23 settembre 2008, Afghanistan: l’Italia invierà 4 Tornado in Afghanistan. Lo ha deciso il Cdm che ha approvato la proroga delle missioni internazionali per il 2008. “Sono soddisfatto – ha detto il ministro della Difesa, La Russa, facendo l’annuncio – era giusto che anche i Tornado italiani partecipassero alle attività” di copertura del nostro contingente e di quello dei Paesi alleati. Il Tornado è un caccia che può svolgere missioni di attacco e ricognizione. In Afghanistan farà solo osservazione. Operativi quindi, entro la metà di ottobre, 4 aerei Tornado che l’Italia ha messo a disposizione della Nato. Lo ha confermato il Capo di stato maggiore della Difesa Vincenzo Camporini, a margine della cerimonia dedicata a Salvo D’Acquisto. Gli aerei faranno un volo senza scali dall’Italia fino all’Afghanistan facendo numerosi rifornimenti in volo. Saranno inoltre dotati di un particolare ‘pod’ che consentirà agli aerei di trasmettere le immagini riprese dalle telecamere direttamente a terra senza bisogno di rientrare in aeroporto per guardare le riprese.

Costi per tre mesi: 13 milioni di euro.

Storia del velivolo amico della Pace: “veterano delle varie guerre del Golfo contro l’Iraq ed il conflitto dell’Afghanistan, il Tornado (costruito da un consorzio di società aerospaziali europee formato da EADS, British Aerospace e Alenia Aeronautica) è il velivolo d’attacco europeo più avanzato oggi in servizio, in attesa che l’Eurofighter EF2000 Typhoon raggiunga la piena maturità e capacità operativa, in grado di svolgere anche le missioni aria-superficie. Creato da uno studio-progetto emesso fin dal 1960, con il quale si intendeva dotare la maggior parte delle aeronautiche militari europee di un velivolo da bombardamento multiruolo, il Tornado PA vola per la prima volta il 14 Agosto del 1979 a Manching in Germania. Costruito dal consorzio “join venture” Panavia, fu sviluppato e costruito (dopo la rinuncia di molti dei paesi europei a dotarsi del nuovo velivoli, visti i considerevoli costi di gestione) come MRCA – Multi Role Combat Aircraft, destinato alle forze aeree di Gran Bretagna, Germania e Italia, le quali dovevano necessariamente sostituire rispettivamente i vecchi Avro Buccaneer e Lockheed F-104G Starfighter. La configurazione scelta doveva rispettare le specifiche del progetto che richiedeva ali a geometria variabile, formula bimotore, cockpit biposto in tandem (pilota nel posto anteriore e WSO – Weapon Syustem Officier – in quello posteriore), comandi “fly by wire” e una cellula particolarmente robusta per sopportare le sollecitazioni dei voli a velocità supersonica condotti a bassa e bassissima quota. Il risultato è un velivolo dall’aspetto tozzo, relativamente piccolo e caratterizzato da grosse prese d’aria poste ai fianchi della fusoliera e con una deriva verticale imponente. Il Tornado IDS (Interdition Strike) è una eccellente piattaforma per lo sgancio di molti tipi di arma aria-superficie, comprese le bombe termonucleari B-61 a caduta libera. Il sistema d’arma è basato su di un radar multi-funzione di tipo doppler Texas Instruments con mappatura digitale del terreno GMR (Ground Mapping Radar). L’apparato comprende anche un TFR (Terrain Following Radar) integrato, per consentire il volo a bassissima quota seguendo in automatico il profilo del terreno, sottolineando così come missione primaria del bombardiere l’attacco condotto in profondità (Deep Strike) a basse quote ed alte velocità, dietro alle linee nemiche. L’impianto propulsivo è formato da due turboreattori RB199 in grado di spingere il velivolo fino a 1.482 km/h a livello del mare. La robustezza della cellula, le ali ad apertura variabile e la dimensione della deriva posteriore, conferiscono eccezionale stabilità e notevole agilità alle alte velocità, raggiunte a bassa quota.

Le prime versioni del Tornado IDS, denominate Gr.Mk1 per il Regno Unito, avevano la possibilità di montare anche un telemetro laser racchiuso in un pod da montare nella parte anteriore della fusoliera proprio sotto il muso dell’aereo. Il bombardiere è inoltre dotato di sonda per il rifornimento in volo. Dopo l’esperienza della Guerra del Golfo nel 1991, si è deciso di dotare il velivolo di un visore FLIR (foward looking infra-red) in grado di dirigere le bombe a guida laser della famiglia Paveway, dando vita così alla versione aggiornata Gr.4 in servizio con la Royal Air Force.

L’aeronautica militare inglese, a metà degli anni settanta, sviluppò il Tornado F.2 ADV (Air Defense Variant) per sostituire nel ruolo di difesa aerea i vecchi Lightning e Phantom. Il Tornado F.2 (poi denominato F.3) mantiene una comunanza di parti con l’IDS di circa l’80%. Nonostante ciò, l’aereo ha incontrato notevoli problemi durante le fasi di sviluppo, a cominciare dall’impianto radar di tipo doppler Marconi/Ferranti Fox-Hunter. L’intercettore Tornado ADV si riconosce per la fusoliera allungata nella parte anteriore, con il radome contenente il radar che risulta più affusolato ed appuntito.
Questa variante è stata acquistata anche dall’Italia e dall’Arabia Saudita.

Per la Germania e l’Italia è stata sviluppata anche una nuova versione dedicata alla guerra elettronica (missioni SEAD – Soppression of Enemy Air Defense) chiamata ECR (Electronic Combat and Reconnaissance). Simile al Tornado IDS, questo velivolo monta i nuovi e più potenti motori RB199 Mk.105, oltre ad una nuova dotazione avionica in grado di svolgere il tipo di missioni previste. In Italia, il Tornado IT-ECR è entrato in servizio nel 1998 con il 50° stormo – 155° gruppo ETS (Pantere Nere), tra i pochi reparti volo europei specializzati nella guerra elettronica”.

Tornando ai Tornado, che non se ne sono mai andati dagli scenari di Pace, i ministri ombra del Pd Difesa ed Esteri, si chiedono, e chiedono al Governo, di riferire alle Camere: “In quale scenario e in quale contesto si colloca l’invio dei Tornado in Afghanistan? Si presuppone un cambio di strategia nella missione? E in questo caso con quali obiettivi e quali impegni per le nostre forze armate? Sono interrogativi su cui è necessario che il Governo riferisca al più presto al Parlamento, mettendo le Commissioni competenti nelle condizioni di esprimersi”. La Pinotti e Fassino, con storico aplomb, aggiungono che sia individuata “l’azione politica e diplomatica necessaria a rendere efficace una strategia che non può essere limitata alla sola dimensione militare”.

immagine presa da casoli.iobloggo.com

A Maronna v’accumpagni, pure a voi.

DORIANA GORACCI

Fonte: roma.indymedia

LA COSTITUZIONE ITALIANA E LA GUERRA

Art. 11.

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 87.

Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale. (….) Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti. (.…) Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere. (….)

Art. 91.

Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune.

fonte: comunisti-italiani.it

Sostieni Carlo Ruta – una donazione per la libertà d’informazione

Riceviamo dalla newsletter dell’Associazione Cuntrastamu – e pubblichiamo in totale condivisione.

Lo sappiamo, ci sono in giro proprio in questi giorni altri appelli per raccogliere fondi (pensiamo solo a quello lanciato per Ammazzateci Tutti). Purtroppo fare una scaletta di priorità è, per noi, impossibile: è fondamentale battersi contro la mafia esattamente quanto lo è difendere la libertà di informazione… sappiamo benissimo anche che “tirare la fine del mese” non è più, per troppi, solo un pittoresco modo di dire… ma possibile che non c’è nessuno tra i nostri lettori che può – senza troppi sacrifici – dare una mano???

Perché il rischio, come già detto altrove, è che quando verranno a prendere noi non ci sarà più nessuno che può protestare…

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Qualche tempo fa Carlo Ruta scrisse una lettera nella quale mi chiedeva per il suo sito un parere sulla vicenda Spampinato. Io – che non sono un esperto – non ne sapevo molto, e il poco che sapevo lo avevo letto (distrattamente, lo ammetto senza remore) proprio nel sito gestito da Carlo. Ebbi una reazione simile a quella che provai la prima volta che qualcuno mi raccontò la storia di Peppino Impastato: com’è possibile che in Italia non conosciamo, a livello collettivo, storie come quella di Spampinato?

Se qualcosa conosciamo è solo grazie al lavoro di persone come Carlo Ruta, che si accollano la responsabilità di intraprendere una strada faticosa, a volte pericolosa, che a volte – come nel caso di Carlo, appunto – ha dei risvolti impensabili: ad esempio, una condanna per “stampa clandestina” per aver gestito un blog che un Tribunale ha ritenuto assimilabile ad un giornale cartaceo per la periodicità degli aggiornamenti. La condanna è avvenuta perché il blog non è registrato come testata giornalistica.

A questo punto mi chiedo quanti dei siti e dei blog che gestiamo dovrebbero essere chiusi per lo stesso motivo? Quella di Carlo è una vicenda che colpisce tutti noi: quelli che hanno il desiderio e la curiosità di conoscere la storia del nostro paese, quelli che vorrebbero fare informazione ma sono inesorabilmente fuori dal giro degli “intoccabili”.

Per questo motivo Cuntrastamu vi propone di effettuare una donazione per sostenere le spese processuali di questo e di altri undici processi che Carlo sta subendo, per sentire “nostra” una battaglia che si gioca sul piano del diritto all’informazione in rete.

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Raramente Cuntrastamu ha chiesto a chi legge il sito di tirare fuori dei soldi, tutto quello che facciamo cerchiamo di farlo gratuitamente. Ma nel caso di Carlo Ruta – come accadde nel caso di Casablanca, il giornale antimafioso pubblicato per qualche tempo a Catania da Riccardo Orioles – un impegno ve lo chiediamo. Facciamone una questione collettiva e la retorica di quando si dice “è rimasto isolato, lo Stato era assente, ecc.” lasciamola agli altri. Coraggio!

Enrico Natoli

Associazione Cuntrastamu

Nel sito cuntrastamu.org:

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