Fascino, talento e i mitici occhi blu: Addio alla leggenda Paul Newman

IN QUALCHE MODO, IN OGNI MODO, SIAMO TUTTI PIU’ POVERI.. DICIAMO GRAZIE AD UN UOMO DI TALENTO CHE HA SAPUTO VIVERE AL DI FUORI DEL MITO E CHE SI E’ ‘SPESO’ (POCHI LO SANNO) PER GLI ‘ULTIMI’ E I ‘DIMENTICATI’. IN SILENZIO.

Il divo stroncato da un male incurabile, Hollywood piange la scomparsa di una delle poche, vere supestar: sex-symbol, ma anche attore di razza

Nella sua carriera tanti ruoli memorabili, da “Lassù qualcuno mi ama” alla “Stangata”
Ha recitato per i registi più importanti. Fino al ruolo di doppiatore in “Cars”…

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di CLAUDIA MORGOGLIONE

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Fascino, talento e i mitici occhi blu Addio alla leggenda Paul NewmanPaul Newman

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ERA malato gravemente, Paul Newman. E adesso, il cancro terminale ai polmoni che gli è stato diagnosticato se l’è portato via, a 83 anni. Scompare così uno dei pochi, veri appartenenti all’Olimpo delle superstar. Non solo per la lunga carriera. Ma anche per una caratteristica fisica che è il suo vero marchio di fabbrica – prima ancora del talento indiscusso, delle interpretazioni memorabili, dell’aura da divo. Parliamo, naturalmente, degli occhi: blu, intensissimi, capaci sempre e comunque di bucare lo schermo. Per lui, quasi un destino: con uno sguardo così, non poteva che diventare ciò che è diventato. Un sex-symbol per più generazioni di donne, una leggenda hollywoodiana.

Chiarita l’importanza di questo dono di madre natura, c’è da dire che Paul Newman il suo posto al sole, nella storia del cinema, se l’è guadagnato. Col suo modo di incarnare personaggi o molto fragili (vedi lo sposo infelice di La gatta sul tetto che scotta, o l’avvocato in malora di Il verdetto) o molto sicuri di sé (Lo spaccone, La stangata). Insomma, un uomo diviso (artisticamente) in due. Tra la rappresentazione delle nevrosi americane e l’ostentazione dell’astuzia e della virilità maschili. Ma, in entrambi i casi, sempre all’insegna del cinema d’autore: da Alfred Hitchcock a Martin Scorsese, da Otto Preminger ad Arthur Penn, da Michael Curtiz ai fratelli Coen, quasi non c’è grande regista che non l’abbia voluto (giovane, maturo o anziano) sul set.

E già questi nomi danno un’idea della lunghezza e dell’abbondanza della carriera di Paul Newman. Che nasce il 26 gennaio 1925 a Shaker Heights, Ohio, da genitori titolari di un negozio di articoli sportivi. Dopo gli studi superiori, e un’esperienza in Marina nel ’46, il giovane Paul viene attratto dal mondo della recitazione e si iscrive prima alla Yale Drama School, poi alla Mecca degli aspiranti divi teatrali dell’epoca. Ovvero, il mitico Actor’s Studio di New York. Bello malgrado la statura non imponente, telegenico grazie allo sguardo blu dei suoi occhi, l’attore ottiene una parte nell’opera da palcoscenico Picnic.

Ma il suo destino si chiama Hollywood. E infatti, subito dopo quella esperienza teatrale Newman viene messo sotto contratto dalla Warner Bros, e sbarca in California. Così come un suo collega a cui sarà sempre paragonato, sia per l’avvenenza fisica che per il talento: Marlon Brando. Anche se, va detto, sul piano caratteriale i due sono molto diversi: Paul (malgrado alcuni problemi con l’alcol) non sarà mai vittima di quella brama eccessiva di vivere, di quella sorta di bulimia esistenziale, caratteristiche di Marlon.

Torniamo però agli esordi di Newman nel cinema: l’exploit arriva presto, nel 1956, interpretando un pugile ispirato a Rocky Graziano nel dramma Lassù qualcuno mi ama. Da allora, è una marcia inarrestabile: fra i tanti titoli, ricordiamo almeno La lunga estate calda di Martin Ritt (1958), La gatta sul tetto che scotta (1958, dal dramma di Tennesse Williams, accanto a Liz Taylor); Furia selvaggia (Arthur Penn, 1959), Exodus (Otto Preminger, 1960); Lo spaccone (Robert Rossen, 1961). Intanto, nella vita reale, Paul conosce e sposa (nel 1958) quella che sarà la compagna di una vita, la collega Joanne Woodward.

E in parallelo, la sua attività professionale non conosce sosta: restando negli anni Sessanta, interpreta Intrigo a Stoccolma (1963), Hud il Selvaggio (1963), Detective’s Story (1966), Il sipario strappato (1966, regia di Hitchcock), Butch Cassidy (1969).

Giunto ormai alla maturità artistica, Newman continua a sfornare ruoli celebri. Lasciando così il segno anche negli anni Settanta e Ottanta, grazie a pellicole come La stangata, L’inferno di cristallo, Diritto di cronaca, Il Verdetto. Ma l’Oscar, da lui sfiorato più volte, arriva solo nel 1986, con il non imperdibile Il colore dei soldi di Martin Scorsese, in cui affianca l’allora emergentissimo Tom Cruise. A coronamento di una carriera in cui ha collezionato, complessivamente, 36 premi in giro per il mondo e 47 nomination. E in cui è apparso spessissimo nelle hit parade della celebrità e del fascino: ad esempio, è il diciannovesimo nella classifica della prestigiosa rivista britannica Empire sulle cento superstar di tutti i tempi.

Negli ultimi vent’anni, la carriera di Paul – grande appassionato di corse d’auto, da lui amate almeno quanto il cinema – si dirada, ma non si spegne. Recita ad esempio con sua moglie in Mr and Mrs Bridge di James Ivory (1990), in Mister Hula Hoop dei fratelli Coen (1994). Il suo ultimo ruolo importante, in Era mio padre di Sam Mendes, accanto a Tom Hanks e Daniel Craig, di scena (ma lui era assente) alla Mostra di Venezia 2002. Prima di concludere la carriera cinematografica all’insegna del sorriso: come doppiatore nel cartoon Cars. Nella cui versione originale non apparivano, ovviamente, i suoi meravigliosi occhi blu, ma in cui la sua voce, quasi altrettanto bella, riusciva ancora a emozionare.

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27 settembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/spettacoli_e_cultura/paul-newman/paul-newman/paul-newman.html

Paul Newman

Paul Newman Interview

Paul Newman and Joanne Woodward – 50th Wedding Anniversary

«Stamani alle 7,30 ho ricevuto una mail dall’America che mi ha fatto sapere che Paul Newman non è più tra noi». Con queste parole Vincenzo Manes, presidente della fondazione Dynamo Camp di Limestre (Pistoia), che fa parte dell’organizzazione internazionale di solidarietà fondata dall’attore americano, ha annunciato la morte di Paul Newman alla festa annuale della fondazione.

È scattato, fra i presenti, un applauso durato alcuni minuti.

fonte: liberonews

Ho sempre avuto una particolare predilezione per Paul Newman. Non tanto per la sua bellezza (che è soggettiva, per quanto negare la sua è improbo…  voglio dire che mi piace anche Dustin Hoffman, che proprio un bellone non è… e Robert Redford ha cominciato a piacermi quando è invecchiato – come Sean Connery – quindi non è un discorso puramente estetico!), e nemmeno per i (due) particolari che avevamo in comune: l’altezza non esattamente vertiginosa e gli occhi azzurri (però i suoi sono più belli).

Di film belli, interpretati da lui, ce ne sono davvero tanti. Ma voglio ricordare uno di quelli che nell’elenco sopra non compare – e che invece a me è piaciuto, tanto: Nick mano fredda, diretto da Stuart Rosenberg, del 1967.

(Nel 2005 è stato scelto per la preservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Condannato ai lavori forzati, ribelle deviante è rinchiuso in un carcere famigerato per la sua durezza. Evade per due volte, diventando famoso. Al terzo tentativo… fonte mymovies)

Nick Mano Fredda foto 0

Grazie Paul per quello che ci hai dato, come attore e come uomo. elena

3 risposte a “Fascino, talento e i mitici occhi blu: Addio alla leggenda Paul Newman”

  1. Val dice :

    Mi associo ad Elena: Mitico.
    In tutto!
    Val

  2. Matteo dice :

    Un uomo che ha vissuto la vita fino in fondo, generoso e positivo.
    Un altro mito la cui dipartita segna tristemente il tempo che passa.

  3. Franca dice :

    Un uomo che ha saputo “vivere” la vita in modo più che degno. Che la strada gli sia lieve…

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