Il purgatorio di un giovane albanese: compiuti i 18 anni rischia il rimpatrio

Edison Duraj è da nove anni in Italia. Tra due mesi diventerà maggiorenne e quindi clandestino: potrebbe essere espulso

La sua storia raccontata in un film e uno spettacolo teatrale

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MILANO Alla soglia dei diciotto anni, i ragazzi sognano la patente e non vedono l´ora di firmare le giustificazioni a scuola. Alla soglia dei diciotto anni, Edison Duraj sogna invece di rimanere in Italia. Il 19 novembre diventerà maggiorenne: un compleanno che rappresenta l´inizio della sua clandestinità e il rimpatrio obbligatorio in Albania. Edison è in Italia da nove anni, da quando con un gommone sbarcò, senza la sua famiglia, sulle coste della Puglia. Da allora ha vissuto in diversi istituti, interpretato uno spettacolo teatrale, realizzato un film documentario e quasi terminato la scuola superiore. Ma tra poche settimane, secondo la cosiddetta legge Bossi-Fini, questo sogno potrebbe svanire.

UN LAVOREdison DurajO E UNA RESIDENZA«Vorrei una casa e un lavoro per non tornare in Albania. Voglio essere libero» racconta Edison, il cui sogno nel cassetto è fare l´attore di teatro oppure il cuoco. «La mia specialità sono gli gnocchi» ci spiega il ragazzo, appena rientrato da un pomeriggio nell´istituto alberghiero, dove frequenta il quarto anno. «A dicembre sono tornato in Albania per girare il film “Sognavo le nuvole colorate”. Il titolo deriva da una mia poesia. Vuoi che te la reciti?» mi chiede. E subito la sua voce si fa seria e con intensità interpreta i versi da lui scritti: «Navigo su una barca e vado nel cuore di un oceano» è il primo verso della poesia che ha ispirato il film.

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UN PADRE CLANDESTINO Il padre di Edison vive in Italia da clandestino. «L’ho incontrato anni fa e mi dispiace non poterlo più vedere, altrimenti lo prendono» dice Edison. La mamma abita invece in Albania, a Fier, con un figlio che Edison ha conosciuto solo qualche mese fa. «Avevo pochi ricordi del mio paese ed è stato strano incontrare mio fratello. Vorrei che la mia famiglia venisse in Italia per avere un futuro migliore. Mio fratello potrebbe andare a scuola, scegliere l’indirizzo che più gli piace».

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LO SPETTACOLO TEATRALE«Mi chiamo Edison come l’inventore della lampadina»: così quattro anni fa, il ragazzo si presenta al regista teatrale Alessandro Santoro. «Con l´associazione Oistros, organizziamo laboratori teatrali per progetti d´integrazione – racconta Santoro -. Ci aveva chiamato la psicologa di Edison, perché stava attraversando una fase delicata della sua vita; litigava spesso con i compagni, non parlava mai». Come in un diario di bordo, Edison ha iniziato a raccontare il suo viaggio verso l’Italia, «ma non c´era nulla di drammatico e tragico. Lui pensava che tutti viaggiassero in gommone» spiega Alessandro. Così è nato lo spettacolo «Kapuce», che significa scarpe. Un oggetto simbolico, perché sua madre fece molti sacrifici per comprargliene un nuovo paio per venire in Italia. «Appena sbarcato in Italia la polizia però gli tolse subito le scarpe. Ed Edison si chiede appunto dove siano finite» continua il regista. «Vorrei continuare a portare in giro il mio spettacolo, che non racconta solo la mia storia ma anche quella di molti albanesi che non ce l´hanno fatta» aggiunge il ragazzo.

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IL FILM La storia di Edison è stata raccontata anche nel film documentario «Sognavo le nuvole colorate» diretto da Mario Balsamo, che ha ripercorso – telecamera in spalla – il viaggio dall´Italia all´Albania di Edison e di Alessandro Santoro. Presentato al Festival di Locarno e in anteprima nazionale il 26 settembre al Salina Docfest, il film girerà diversi festival, ma la speranza di Balsamo è di raggiungere un accordo con la Rai per dare maggiore visibilità alla storia di Edison. «È un ragazzo che sconfigge gli stereotipi dell´emigrante e del bambino traumatizzato – spiega il regista -. Sicuramente ha vissuto una vita molto difficile, ma è riuscito a reagire».

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LA PETIZIONEPer sensibilizzare l’opinione pubblica su questa complicata situazione, l’associazione Oistros ha proposto una raccolta di firme. «È un modo per stargli vicino. In teoria avremmo già trovato un contratto di lavoro, ma per ottenere il permesso di soggiorno ci vogliono settimane se conosci qualcuno, altrimenti mesi» spiega Santoro. «Ci sarebbe anche un’altra soluzione per rimandare almeno di un anno il rimpatrio e fargli finire gli studi. Finora il Comune di Lecce, dove Edison è sbarcato, sta pagando la retta della scuola, i libri e il centro in cui vive – aggiunge il regista -. Se il minore ne fa richiesta, il comune può estendere questa copertura per un anno. Ma è una procedura che nessuno accetta, un po’ per mancanza di risorse e un po’ per non creare un precedente». Nel frattempo Edison aspetta il 19 novembre con una certezza: «Non voglio essere clandestino, non voglio sparire come tanti volti ingoiati dal Canale d’Otranto».

Elisabetta Corsini
29 settembre 2008 – ultima modifica: 30 settembre 2008

Il link diretto per firmare per Edison è:
http://firmiamo.it/sign/petition/edison-deve-restare-in-italia

Edison-deve-restare-in-italia

Fonte: corriere.it/cronache

Io firmo, sia chiaro… ma il fatto è che –forse – riusciremo a salvare Edison dall’espatrio coatto, però agli altri chi ci pensa? Perché non si tratta di un caso isolato: è la norma. Il problema non è essere delinquenti: è essere stranieri – o extracomunitari, come pare suoni meglio (perché gli svizzeri cosa sono???)

Se non vogliamo chiamarlo razzismo, certo non è giustizia…

Grazie Laura!

Una risposta a “Il purgatorio di un giovane albanese: compiuti i 18 anni rischia il rimpatrio”

  1. Migena Dushaj dice :

    Auguro con tutto il cuore ad Edison di rimanere in Italia!

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