Archivio | ottobre 3, 2008

“Io faccio la spesa giusta”, dal 18 al 26 ottobre, le iniziative di Banca Etica

Dal 18 al 26 ottobre ritorna Io faccio la spesa giusta, la settimana per il commercio equo e solidale ideata e promossa da Fairtrade Italia. Banca Etica aderisce all’iniziativa come partner assieme a la Feltrinelli e Legambiente.

Una collaborazione trasversale che nasce per promuovere un modo di fare la spesa che unisce qualità sociale e ambientale, per promuovere salari adeguati, margini da investire in servizi sociali e sanitari, coltivazioni da lotta integrata o biologiche, con la garanzia del marchio Fairtrade.

Anche quest’anno Banca Etica sosterrà la campagna offrendo a soci e clienti, all’interno delle proprie filiali e uffici dei banchieri ambulanti, prodotti del commercio equo e solidale: dolcetti, caffè e bevande.

Non solo, come di consueto, durante tutta la settimana, nelle filiali verranno organizzati momenti di animazione e di riflessione sui temi del Commercio Equo.

Ecco il calendario degli appuntamenti:

18 ottobre, Milano, ore 15.30
Filiale di Banca Etica, Via Spallanzani, 16
Spettacolo teatrale “In viaggio con gli spaventapasseri” della Compagnia PANE & MATE, si prosegue con un laboratorio dedicato ai più piccoli e la presentazione dei nuovi prodotti di Banca Etica dedicati ai giovani. A seguire degustazione equa e solidale.

20 ottobre, Torino, ore 17.30
Filiale di Banca Etica, Via San Pio V, 15 bis
Tavola rotonda “Commercio equo, spesa quotidiana e prospettive future” – interverranno Enrico Nada (Coop), Gianpaolo Vallaro (Cooperativa IsoLa), rappresentanti di FairTrade Italia e Ctm, modera Elena Del Santo (La Stampa). A seguire degustazione equa e solidale.

21 ottobre, Palermo, ore 17.30
Filiale di Banca Etica, Via Catania, 24
Presentazione del libro “L’Isola che c’è – la Sicilia che si ribella al pizzo” con l’autore Filippo Conticello e accompagnamento musicale. Interverranno Rita Borsellino e un esponente di Addiopizzo. A seguire degustazione equa e solidale.

21 ottobre, Bari, ore 19.00
la Feltrinelli Libri e Musica, Via Melo 119
Lino Angiuli leggerà brani di libri del Sud del mondo. Lino Angiuli dirige per la Regione Puglia un Centro di Servizi culturali a Monopoli. Ha pubblicato numerosi libri di poesia. Collabora, tra l’altro, ai servizi culturali della RAI e alla pagina culturale del quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno”. L’iniziativa è organizzata dall’Arci con la collaborazione del GIT di Bari di Banca Etica.

24 ottobre, Padova, dalle ore 9.30 alle 13.00
Filiale di Banca Etica, Piazza Insurrezione, 10
Colazione equa e solidale, con animazione di strada a cura della cooperativa sociale Tre Cose ai Giovani.

25 ottobre, Torino, ore 16.00
Gelateria popolare, Borgo Dora
Evento gustoso e musicale – intrattenimento musicale e letture sul cibo dal mondo, a cura dell’Associazione Teatro Popolare Europeo. Degustazione di gelati realizzati con prodotti del commercio equo e solidale tra musica e installazioni fotografiche. Iniziativa realizzata in collaborazione con la Filiale di Banca Etica di Torino.

26 ottobre, Mantova, ore 19.00
Centro Culturale Arci Tom, Piazza Tom Benetollo, 1
Testimonianza di un socio di una cooperativa aderente al consorzio Libera Terra. A seguire “I sapori della legalità”, cena a base di prodotti tipici coltivati sui terreni confiscati alla mafia e del commercio equo e solidale.
Eventi realizzati in occasione dell’assemblea annuale dei soci di Banca Etica della Provincia di Mantova e in collaborazione con Libera, la Bottega Il Mappamondo e Arci Tom.

Banca Etica

Per ulteriori informazioni: www.equo.it

Fonte: bancaetica

Diritto al cibo

Rispettare la biodiversità, aiutare lo sviluppo delle piccole economie locali del Nord e del Sud del mondo, scegliere un modello di alimentazione e di consumo responsabile. Tu puoi orientare il mercato, insieme possiamo ridurre il numero di persone a cui è negato il diritto al cibo.

Il diritto al cibo è il diritto umano fondamentale e precondizione del diritto alla vita. È nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e al primo posto degli Obiettivi del Millennio delle Nazioni Unite: riduzione della metà del numero di persone che soffrono la fame entro il 2015.

Nonostante ciò, oggi più di 850 milioni di persone vivono con meno di 1$ al giorno e per questo non hanno denaro a sufficienza per comprare il cibo che serve loro a sopravvivere.

Ciò non è dovuto alla carenza di alimenti, ma al fatto che il cibo non è accessibile: costa troppo rispetto a quanto le persone guadagnano ogni giorno. Le cause della fame quindi non sono nella natura ma nei disequilibri del commercio internazionale e nelle scelte delle politiche agricole che sono state prese in questi ultimi decenni.

Con la campagna Altromercato “Diritto al cibo” il commercio equo e solidale rivendica il proprio ruolo di soggetto politico attivo impegnato a far conoscere le cause della fame e a proporre soluzioni concrete, in rete con tutti gli altri protagonisti dell’economia che credono in un’agricoltura ed un mercato del cibo diversi da quelli attuali.

Il paradosso

A soffrire la fame sono soprattutto coloro che vivono nelle aree rurali e lavorano per produrre quello che arriva sulle nostre tavole.

Questo è il frutto di un mercato delle materie prime agricole fortemente improntato alla specializzazione produttiva e all’esportazione, che ha smantellato i sistemi agricoli locali.

Fonte (e per saperne di più): altromercato

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Razzismo? No, grazie!

Pubblico quest’immagine perché non fa ridere – ma non è di grasse sghignazzate che abbiamo bisogno.

E poi voglio fare un regalino a Daniele, che si è sentito in colpa per il fatto che proprio a Genova si è svolto il famigerato G8 con quel che ne è conseguito: caro Daniele, la tua città, come tutte le città, è abitata anche da persone sensibili… oltre a te, intendo!

Ma c’è anche un’altra ragione: guardandola mi sono sentita meno sola…

elena

Graffito su un muro di genova

Fonte: no-racism

Annullata la bocciatura del figlio di Bossi: L’esame di maturità verrà ripetuto

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Accolto il ricorso al Tar: il figlio del leader leghista tornerà sui banchi il 13 ottobre

Il padre dopo la bocciatura: “Non possiamo lasciar martoriare i nostri figli da gente che non viene dal nord”

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Milano, 3 ottobre 2008 – Articolo di Stefano Zurlo per “il Giornale”

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Umbero bossi col figlio renzoSi ritroveranno a Tradate sui banchi del liceo scientifico Bentivoglio il 13 ottobre. Per un imprevisto secondo round. Renzo Bossi, il candidato, e i professori che a luglio l’avevano bocciato alla maturità. L’esame dev’essere ripetuto: Renzo l’ha spuntata e il ministero dell’Istruzione ha riconvocato i docenti e lo studente. Evidentemente, il Tar ha accolto il ricorso del giovane che si era presentato nell’istituto religioso da privatista e che non aveva superato lo scoglio dei tre scritti e dell’orale.

“Un nostro ragazzo – aveva tuonato indignato il padre Umberto – è stato bastonato agli esami perché aveva portato una tesina su Carlo Cattaneo”. “Ma la tesina – aveva replicato accantonando le polemiche don Gaetano Caracciolo, rettore del Bentivoglio – è solo una parte delle prove da affrontare. Non so che tipo di preparazione abbia seguito, ma purtroppo la somma di tutte le prove non ha raggiunto il punteggio di sessanta, il minimo per la promozione”.

Il caso sembrava destinato a finire in archivio, anche se le polemiche sulle discriminazioni verso i figli del profondo nord padano, sono andate avanti per tutta l’estate. E proprio Bossi senior ha buttato altra benzina sul fuoco con dichiarazioni durissime, nel suo stile: “Non possiamo più lasciar martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord. Il problema della scuola è molto sentito perché tocca tutte le famiglie”. Invece, Renzo Bossi avrà una seconda chance.

Non si sa su quale base il Tar abbia accolto la richiesta del figlio del leader della Lega; del resto ogni estate agguerriti specialisti del diritto amministrativo vengono in soccorso di molti studenti respinti e spesso le loro obiezioni vengono accolte dal Tar. Bossi junior verrà nuovamente interrogato e forse riproporrà, si spera con più fortuna, la tanto discussa tesina sul padre del federalismo lumbard; gli scritti, invece, verranno “rivalutati” – così dicono le carte del ministero – dai docenti. Insomma, il destino del rampollo del Senatur si giocherà in un’inedita sessione autunnale. E il padre avrà un’occasione in più per “promuovere” il figlio, recentemente definito “una trota”.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/10/03/122684-annullata_bocciatura_renzo_bossi.shtml

Diciassettenne inglese si getta nel vuoto mentre la folla gli urla “Salta”

Il giovane suicida

LONDRA (3 ottobre) – Una storia agghiacciante quella accaduta a Derby, città dell’Inghilterra centrale, dove un ragazzo di 17 anni si è gettato dall’ultimo piano di un parcheggio mentre alcune persone sotto gli gridavano «Salta!» e ne filmavano con i telefonini la caduta. L’episodio in cui ha perso la vita Shaun Dykes, studente in un liceo scientifico, è avvenuto nel tardo pomeriggio di sabato scorso al centro di Derby, ed è stato condannato oggi senza mezzi termini dal capo della polizia di quella contea, Mick Creedon. Secondo quanto ha raccontato Creedon i passanti hanno incitato il teenager, in preda a tendenze suicide, a lanciarsi nel vuoto: «Un comportamento da idioti irresponsabili».

Shaun si è buttato giù dal piano superiore del parcheggio, annesso ad un grande shopping centre, dopo che per tre ore un gruppo di poliziotti ha cercato di convincerlo a desistere dal progettato suicidio. I passanti che si sono affollati a piano terra non hanno facilitato l’opera degli agenti; l’hanno anzi ostacolata in modo irreparabile quando tra loro qualcuno ha incominciato a gridare: “Salta!”, “Fallo!”, “Fai vedere quanto puoi rimbalzare!”. Pur dicendosi disgustato dall’accaduto, il capo della polizia del Derbyshire ha difeso a spada tratta i suoi uomini per il mancato arresto della «piccola minoranza» di persone che con cinica brutalità ha istigato Shaun al suicidio. A suo dire la polizia era concentrata a pieno nel tentativo di salvare il ragazzo e non aveva le forze per ammanettare “quegli irresponsabili idioti”: «Per ogni arresto – ha spiegato – ci sarebbero voluti due agenti e ci saremmo trovati presto senza le risorse per garantire l’ordine nella zone. Avremmo esposto a un pericolo potenziale ancora più gente».

Anche il vescovo anglicano di Derby, il reverendo Alastair Redfern, ha stigmatizzato il comportamento di quei passanti che hanno spinto Shaun a togliersi la vita: «Dovrebbero vergognarsi», ha detto.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=32168&sez=HOME_NELMONDO

Pedofilia on line, foto di bambini torturati e violentati: arresti e perquisizioni in mezza Italia

Foto d'archivio

ROMA (3 ottobre) – Arresti, perquisizioni e sequestri in diverse regioni italiane: la polizia postale di Reggio Calabria sulle tracce della pedofilia on line. Tra Calabria, Campania, Trentino, Abruzzo, Veneto, Lombardia, Toscana, Lazio, Puglia e Sicilia sono state compiute 18 perquisizioni domiciliari. Sequestrati computer, hard-disk esterni, pen-drive e centinaia di supporti ottici. Ad alcuni degli indagati nell’operazione sono state trovate foto di bambini torturati e violentati.

Gli arresti. Due arresti nel Lazio e uno in Veneto, tutti in flagranza di reato: durante le perquisizioni, le tre persone sono state trovate in possesso di migliaia di file di natura pedo-pornografica. L’attività investigativa, diretta da Gaetano Di Mauro, dirigente del settore operativo della polizia postale, è nata dalla collaborazione internazionale tra le forze di polizia in tema di pedofilia su internet.

Induzione alla prostituzione di minori. Accusato del reato più grave è un incensurato di 40 anni, sposato e con figli minori: induzione alla prostituzione di minori. L’uomo avrebbe infatti scritto messaggi rivolti a minori al fine di organizzare incontri sessuali in cambio di denaro. La persona in possesso della quantità maggiore di materiale pedo-pornografico è invece un uomo di Reggio Calabria, al quale sono stati sequestrati oltre 62 mila file e 153 filmati.

Le indagini. Gli agenti, fingendosi utenti di alcune chat di pedofili, hanno individuato le modalità con le quali avveniva lo scambio di materiale. Gli indagati usavano, in particolare, chat straniere per gli scambi. I poliziotti sono riusciti ad analizzare i computer degli indagati e hanno individuato i percorsi fatti per lo scambio dei file.

Don Fortunato Di Noto, fondatore dell’associazione Meter, che aiuta i bambini oggetto di abusi sessuali, si dice soddisfatto dell’operazione: «Bloccare e interdire i siti è utile agli investigatori per arrestare gli sfruttatori dei bambini». Sono centinaia i siti web oscurati dalla polizia postale sulla base delle segnalazioni fatte dall’Associazione Meter. Su 170 siti stranieri bloccati dalla polizia, infatti, 87 sono da attribuire alle segnalazioni di Meter.

«E’ la prima volta – aggiunge don Fortunato – che in maniera del tutto concreta comunichiamo l’eccellente opera di contrasto che compiono Meter e il centro della polizia postale che contrasta la pedofilia e la pedopornografia. Abbiamo solo riportato alcuni esempi tra le migliaia di segnalazioni per invitare gli utenti della rete, i genitori, le scuole, le università, le aziende a trasmettere o a noi di Meter o direttamente alla polizia postale qualunque sito che diffonde materiale pedopornografico».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=32140&sez=HOME_INITALIA

Emergency, un’idea di pace in Darfur: Un sms per sostenere il centro pediatrico

La nostra idea di paceParte oggi la campagna dell’associazione umanitaria per creare una struttura sanitaria gratuita per i più piccoli a Nyala, capitale del Sud Darfur, attiva 24 ore su 24

Fino al 22 ottobre si potrà inviare un messaggio telefonico per donare uno o due euro

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ROMA – Emergency torna in campo per dare una speranza ai più piccoli: parte oggi la campagna “la nostra idea di pace” per costruire un centro pediatrico a Nyala, la capitale del Sud Darfur.

Da oggi al 22 ottobre chi è utente di Tim, Vodafone, Wind e 3 Italia potrà sostenere il progetto dell’associazione umanitaria italiana mandando un sms al numero 48587 del valore di un euro oppure chiamare lo stesso numero dalla rete fissa Telecom Italia per il valore di due euro, e il ricavato sarà devoluto interamente a Emergency.

Dopo il successo di Diritto al cuore, la precedente campagna per sostenere l’ospedale cardiochirurgico Salam in Sudan, un centro di eccellenza voluto nel cuore dell’Africa dall’associazione fondata da Gino Strada, ora Emergency pensa soprattutto ai bambini, in uno dei centri più colpiti dalla guerra in Darfur.

A Nyala abitano oltre un milione e mezzo di persone e la maggior parte sono profughi della guerra costretti ad accamparsi in sette campi sorti nei sobborghi della città. Il centro di Emergency garantirà assistenza sanitaria qualificata 24 ore su 24 gratis ai bambini fino a 14 anni di età, che soffrono soprattutto per la malnutrizione, infezioni alle vie respiratorie, gastrointestinali e malaria, oltre a effettuare campagne di immunizzazione e di educazione igienico-sanitaria.

Nel centro ci sarà
anche un ambulatorio per lo screening dei pazienti cardiopatici da trasferire al Centro Salam di Khartoum per interventi chirurgici: la struttura di Nyala, infatti, farà parte del programma regionale di pediatria e cardiochirurgia che ha il suo fulcro nel centro Salam.

Il terreno per la struttura
è stato messo a disposizione dal governatorato del Sud Darfur con la collaborazione del locale ministero della Sanità. Per realizzare e avviare la struttura servono 600mila euro: tutti possono dare una mano con un semplice sms, per garantire alla popolazione provata da una guerra ancora lontana da una soluzione, e soprattutto ai più piccoli, il diritto fondamentale alla salute.

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3 ottobre 2008

fonte:  http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/cronaca/emergency-darfur/emergency-darfur/emergency-darfur.html?rss

Sit-in al ministero e corteo a Milano: la scuola non dà tregua alla Gelmini

Contro il governo, manifestazioni degli studenti a Roma e nel capoluogo lombardo

Nel mirino il decreto legge 137: “Ci vogliono ubbidienti per prepararci al precariato”

Tra i promotori anche Di Pietro, ma i manifestanti lo contestano: “Vattene via”

Sit-in al ministero e corteo a Milano la scuola non dà tregua alla GelminiProteste in una scuola di Roma

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ROMA – A Roma hanno “assediato” il ministero della Pubblica istruzione, a Milano sono partiti in corteo di buon ora. La mobilitazione del mondo della scuola contro i tagli e i cambiamenti annunciati dal ministro Mariastella Gelmini è entrata nel vivo, ma a sentire gli slogan e gli annunci dei manifestanti si tratta solo dell’inizio.

Nella capitale, davanti la sede ministeriale di viale Trastevere, per il secondo giorno consecutivo si è radunata una folla di ragazzi e di insegnanti chiamati a raccolta da Unicobas e Italia dei valori. Il clima è gioioso: tra musica e balli i dimostranti gridano slogan contro il decreto legge 137 del ministro. “Vogliono farci capire – spiega Federico, del liceo classico Mamiani – che dobbiamo essere ubbidienti e disciplinati già da scuola per poi inserirci direttamente in fabbrica e farci vivere di precariato”. “Siamo qui – aggiunge poi – indipendentemente dal colore politico, perché la scuola è una questione seria che va al di là dell’appartenenza a un partito”.

Paradossalmente gli unici momenti
di tensione si sono avuti quando al sit-in si è unito Antonio Di Pietro, duramente contestato (“via, via”, gli hanno urlato insieme a una bordata di fischi) dai rappresentanti di Unicobas, malgrado il leader dell’Italia del valori fosse uno dei promotori della protesta. “Appena è venuto i collettivi lo hanno contestato perché hanno visto in lui la politica”, racconta Stefano D’Errico, segretario Unicobas. “Almeno – aggiunge – lui fa opposizione seriamente. E’ stata una contestazione non democratica e non civile”.

Il corteo milanese composto da un migliaio di studenti è partito invece da piazza Cairoli, diretto a piazza Fontana. Anche qui tutti gli striscioni esposti prendono di mira i piani del ministro. Si va da “No ddl Gelmini. La scuola è il nostro bene comune” a “Graduatorie e condotta? Tagli e privatizzazione? Fermiamo la cultura della distruzione. Gelmini la scuola t’ha bocciata, la rivolta degli studenti è appena cominciata”.

Situazione calda, infine, anche a Bologna dove l’Italia dei valori ha diffuso una nota per protestare contro l’apertura di un’inchiesta da parte della magistratura sull’ocupazione delle scuole XXI aprile e Don Marella.

Se in piazza sono scesi
principalmente le superiori, la mobilitazione riguarda però la scuola di ogni ordine e grado. Lo sciopero di alcune sigle autonome interessava oggi pure elementari e materne, anche se i disagi per bambini e genitori sono stati limitati. I temi che si intrecciano sono diversi: maestro unico, tempo pieno in pericolo, precari a rischio, tagli al personale, ritorno dei voti e bocciatura con una sola insufficienza anche per gli alunni più piccoli.

Il ministro ieri ha liquidato la crescente protesta come l’azione di “piccole frange marginali”, ma in realtà il fronte dell’opposizione si va allargando. Ieri sono scesi in campo anche i rettori delle università, con un appello affinché vengano sospese le inaugurazioni degli anni accademici in segno di protesta contro i tagli del governo che “mettono a rischio ricerca e qualità dell’insegnamento”. Uno stillicidio di azioni e iniziative che nei prossimi giorni conoscerà un crescendo importante, prima con lo sciopero annunciato per il prossimo 17 ottobre dai Cobas e poi con quello messo in calendario per fine mese dalla Cgil.

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3 ottobre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009/mobilitazione-venerdi/mobilitazione-venerdi.html?rss

Georgia: autobomba contro le forze di pace russe, almeno 7 morti e 3 feriti

L’attentato a Tskhinvali, capitale dell’Ossezia del sud, nei pressi del loro quartier generale

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Un soldato russo nei pressi di un posto di blocco in Ossezia (Reuters)
Un soldato russo nei pressi di un posto di blocco in Ossezia (Reuters)

TSKHINVALI (GEORGIA) – Sale a sette il numero delle vittime dell’esplosione avvenuta davanti alla sede dei peacekeeper russi a Tskhinvali, “capitale” della repubblica separatista dell’Ossezia del sud: lo riferisce l’agenzia Itar-Tass citando fonti dell’ospedale cittadino, dove uno dei quattro feriti è deceduto. Gli altri tre feriti sono in gravi condizioni. Secondo alcune fonti le vittime sarebbero tutti militari, mentre il presidente osseto Kokoity ha parlato anche di civili. Ancora poco chiare le circostanze dell’esplosione della Uaz, un fuoristrada di fabbricazione russa.

L’ATTENTATO – «In base alle informazioni disponibili, una Uaz parcheggiata vicino al quartier generale delle forze di pace russe è esplosa alle 16.45 ora di Mosca (14.45 in Italia, ndr)». Lo ha dichiarato Irina Gagloieva, capo della commissione per la stampa e l’informazione della repubblica georgiana separatista dell’Ossezia del sud. Gagloieva ha riferito di un primo bilancio di sei vittime e quattro feriti (tutti militari russi) nella capitale.
L’attentato avviene a due giorni dal dispiegamento nella fascia di sicurezza che separa la Georgia dall’Ossezia del Sud della missione di osservatori dell’Unione Europea.

L’ACCUSA – Il presidente della repubblica georgiana separatista dell’Ossezia del sud, Eduard Kokoity ha accusato i servizi segreti georgiani di aver organizzato l’azione terroristica. «Gli ultimi atti dimostrano che la Georgia non ha rinunciato alla politica del terrorismo di Stato. Non abbiamo alcun dubbio che questi atti di terrorismo sono stati compiuti dai servizi segreti georgiani», ha dichiarato Kokoity, sostenendo che tali episodi «fanno fallire gli sforzi della comunità internazionale per stabilizzare la situazione nella regione e ostacolano il piano di pace Medvedev-Sarkozy».

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03 ottobre 2008

fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_ottobre_03/georgia_autobomba_f65a1dda-9150-11dd-9f28-00144f02aabc.shtml

Maestra insulta bimbo di colore: “Riporti suo figlio nella giungla”

L’insegnante, una giovane precaria, urla contro gli alunni agitati: ‘Asini’, ‘bestie’ e anche qualcosa di più forte. A fine lezione rivolge, alla mamma adottiva di un bimbo, la frase incriminata: “Signora, lo riporti nella giungla”. Il giorno dopo viene sollevata dall’incarico

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Alcuni alunni a scuolaMilano, 3 ottobre 2008 – “Lunedì pomeriggio, lezione di matematica in una scuola elementare di Milano. C’è un po’ di confusione in prima. La maestra, una giovane precaria arrivata in quell’istituto da meno di un mese, non riesce a gestire la classe. Perde il controllo, urla e insulta gli alunni. ‘Asini’, ‘bestie’, grida. Trascende. ‘Stronzi’, dice. Poi, a fine lezione, davanti a genitori e piccoli, si rivolge alla mamma adottiva di un bimbo di colore: “Signora, lo riporti nella giungla”. Il giorno dopo l’insegnante viene sollevata dall’incarico. Razzismo, inesperienza, incapacità di insegnare. Difficile capire cosa sia scattato nella testa di quella docente che già dai primi giorni di lezione aveva suscitato qualche perplessità nelle famiglie. Un crescendo. Fino all’episodio di questa settimana”.

E’ quanto si legge nelle pagine di cronaca cittadina del ‘Corriere della Sera’, in un articolo di Annachiara Sacchi. “Martedì mattina – racconta la preside, Maria Cristina Rosi – i genitori del piccolo erano nel mio ufficio. Mi hanno raccontato tutto, lasciandomi senza parole. Dopo tre minuti ho convocato la docente. Mi tremava la voce per l’indignazione”. Nessun licenziamento. Tantomeno sospensione. “Non abbiamo il potere per emettere certi provvedimenti – confessa la dirigente – e questo mi distrugge”. Unica arma possibile: “Ho ‘consigliato’ alla maestra di mettersi in malattia. Del resto una persona che ha certe rezioni ha bisogno di cure. E sicuramente non può stare vicino ai bambini”.

Armi spuntate contro docenti inaffidabili e fannulloni. Nonostante la volontà di tanti dirigenti coraggiosi che – si prosegue a leggere -, come Maria Cristina Rosi, non hanno paura di denunciare quello che a scuola non funziona. “Mi opporrò in tutti i modi – dice – all’immissione in ruolo di questa docente”. Come? “Ancora non lo so, cercherò di produrre una serie di documenti che mettano alcuni punti in chiaro. Troppi docenti impreparati, incapaci di confrontarsi con la classe. E un sistema, quello del loro reclutamento, che piace sempre meno ai dirigenti scolastici”.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/10/03/122679-maestra_insulta_bimbo_colore.shtml