Archivio | ottobre 4, 2008

Vicenza: la giunta si autotassa per il referendum sulla base

di Toni Fontana

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Una ricostruzione al computer della nuova base americana all' aeroporto di Vicenza in un'immagine d'archivio, 220, foto Ansa, 15/6/2007
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I vicentini si recheranno domenica alla urne per partecipare al referendum autogestito. Si voterà dalle 8 alle 21 in 32 gazebi allestiti in città nei pressi delle scuole e degli edifici pubblici che avrebbero dovuto ospitare i seggi del referendum “ufficiale”, promosso dall’amministrazione comunale.

Martedì scorso il Consiglio di Stato, con un tempismo sorprendente, ha bloccato la consulazione quando ormai le schede erano state stampate ed erano stati allestiti i seggi. Secondo i giudici amministrativi la consultazione sarebbe stata «inutile e sbagliata» perché avrebbe proposto ai cittadini un obiettivo «irrealizzabile». Il comune intende acquisire l’area del Dal Molin per realizzare un parco pubblico, piste ciclabili e parcheggi per bus ecologici. Di fronte al diktat del Consiglio di Stato, parlando mercoledì sera davanti a circa 10mila persone, il sindaco Achille Variati ha annunciato la decisione di tenere comunque la consultazione in forma autogestita.

I 25 consiglieri della maggioranza (Pd e liste civiche) e i 10 assessori si sono autotassati per permettere l’iniziativa che sarà finanziata anche dai cittadini con offerta libera ai gazebi. Parlando sabato con Giuseppe Giulietti, portavoce dell’associazione Articolo 21, Variati ha detto che la città non accetta il bavaglio imposto dalla sentenza del Consiglio di Stato che mette in pericolo appunto l’articolo 21 della Costituzione che assicura a tutti il diritto di esprimersi.

La destra ha invitato gli elettori a disertare la consultazione popolare. Gli elettori vicentini sono 77mila, nel referendum ufficiale il quorum era stato fissato al 50% più uno. Domenica non sarà richiesto, perché il referendum non avrà – ha spiegato il sindaco – un valore istituzionale, ma fortemente politico sì. Berlusconi ha inviato a Variati, nelle scorse settimane, una lettera invitandolo a desistere dalla consultazione.

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Pubblicato il: 04.10.08
Modificato il: 04.10.08 alle ore 20.51

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=79616

Miele, produzione ancora in calo per la moria di api a causa dei pesticidi

di Giovanna Nigi

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apicoltori, foto Ansa
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«Quando le api scompariranno agli uomini resteranno solo quattro anni di vita». È una frase di Albert Einstein, piuttosto semplice da capire, se ci si rende conto dell’incredibile apporto delle api nella vita dell’uomo, come osserva Giorgo Celli, docente all’istituto entomologico Guido Grandi presso l’Università di Bologna: «Le api sono il più grande aiuto dell’agricoltore, senza salario fanno un lavoro unico, quello che permette alle piante di crescere e prosperare, se dovessero essere pagate per il lavoro che fanno in Italia come operaie, non basterebbe l’intero fatturato della Fiat!».

Oltre a fornirci da sempre il più delizioso nettare che si conosca, le api sono indispensabili per la crescita delle piante da frutto e delle verdure, certamente l’essere umano non sopravviverebbe senza di loro e senza gli altri insetti pronubi. Oltretutto, rappresentano un indicatore ambientale straordinariamente sensibile: ad esempio, non apprezzano i campi Ogm, li evitano accuratamente e sembra che trasmettano messaggi di allarme anche alle loro compagne che non hanno ancora sorvolato coltivazioni transgeniche. Anche le onde elettromagnetiche dei cellulari le minacciano: ostinate, rifiutano di rientrare negli alveari se nella zona vengono messi ripetitori o altri congegni elettromagnetici.

Il loro sistema di navigazione ne risulterebbe letteralmente sconvolto, al punto che non riuscirebbero più a ritrovare la strada per le arnie. E non sono solo queste le minacce: nel 2007 sono stati distrutti solo in Italia (ma è un fenomeno che si registra un po’ in tutto il mondo) oltre duecentomila alveari, per un danno economico di 250 milioni di euro, a causa dei pesticidi dell’ultima generazione.

Il più potente killer delle api, ha infatti un nome: nicotinoide. È infatti dalla nicotina che si ricava questo micidiale veleno, che penetra nel terreno e nelle radici della pianta.

A Lucio Cavazzoni, presidente dei produttori “Alce Nero e Mielizia” abbiamo chiesto un commento sulla messa al bando (purtroppo tardiva) di questo genere di pesticida: «Finalmente, come avvenuto già in Germania e in Francia, anche da noi i prodotti antiparassitari a base di nicotinoidi sono stati sospesi in forma cautelativa per un anno dal Ministero della Sanità». (cfr decreto) Il problema è che da quando il decreto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, lo scorso settembre, non si sa ancora se la sua durata sia stata confermata e soprattutto se sarà verificata la sua efficacia. Mentre le competenze su questo settore pare siano state dirottate nel “calderone” del ministreo della Salute e del Welfare retto da Maurizio Sacconi.

Il meccanismo con cui i nicotinoidi e i neo-nicotinoidi agiscono è invece abbastanza assodato. È semplice: si trattano le sementi con queste sostanze che entrano nella pianta stessa e le api e tutti gli altri insetti impollinatori, i pronubi, entrano in contatto con la nicotina, uno dei veleni più potenti mai inventati, e finiscono per agire direttamente sul sistema nervoso delle api e degli altri insetti, i pronubi di cui nessuno parla, ma che ormai sono stati quasi completamente sterminati. L’azione, come abbiamo detto, è sul sistema nervoso, e fa sì che gli insetti perdano l’orientamento, non riescano più a trovare la strada di ritorno. Così viene  disperso tutto il loro patrimonio genetico, le api non riescono più a ricostruire il percorso di andata e si lasciano morire. L’ape fa parte di un unico organismo, l’ alveare, dove è parte integrante di 50mila insetti: da sola non ha ragione di essere, al di fuori della sua organizzazione sociale non ha nessuno scopo di vita. L’uomo non può più sottrarsi dal problema della sostenbilità ambientale, le api sono la metafora del nostro genere, che non ha ancora capito né individuato suo ruolo all’interno dell’ambiente, e che continua a depredare finchè può ….

«La più grande soddisfazione per noi – continua Cavazzoni – è stato il sostegno che ci è stato dato non solo dalle organizzazioni apistice, ma anche da due delle tre agricole, Confagricoltori e Coldiretti, che hanno capito il senso ultimo della nostra battaglia. E poi l’apporto di Slow Food, di Legambiente,e soprattutto della Coop: era la prima volta che un’associazione di consumatori si è rivelata tanto sensibile da valutare fino in fondo i termini del problema: facciamo parte anche noi, come le api, di un unico organismo, e se non lottiamo tutti insieme per preservarlo siamo finiti…forse addirittura prima dei quattro anni calcolati da Einstein!».

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Per saperne di più:i link

www.osservatoriomiele.org
www.nudoecrudo.blog
www.apitlia.net
www.ilgridodeipoveri.org
www.bollettinobio.it
www.mieliditalia.it
www.intoscana.it
www.infomeopatia.com/api-e-dolori.
www.iltamtam.it/
www.luogocomune.net

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Pubblicato il: 04.10.08
Modificato il: 04.10.08 alle ore 17.13

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=79614

L’Italia antirazzista scende in piazza: migliaia in corteo

napoli, jervolino, vescovo nogaro

Il sindaco Jervolino insieme al vescovo Nogaro
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Migliaia di persone in piazza. È l’Italia antirazzista che sabato ha deciso di rialzare la testa dopo gli inquietanti episodi di xenofobia che stanno affollando le cronache quotidiane. Diecimila sabato mattina sono scesi per le strade di Caserta: è il clou della tre giorni antirazzista, “benedetta” da una lettera del vescovo Raffaele Nogaro agli organizzatori: «L’illegalità – si legge – proclama il diritto della forza, escludendo la forza diritto. Nega il valore della persona, depositaria del diritto. La chiesa – proseguiva il vescovo Nogaro – deve contrastare queste forme di avvilimento della società perché nella depressione civile c’è lo smarrimento dell’uomo». L’idea di una manifestazione contro il razzismo è nata dopo la strage compiuta dalla camorra nel giorno di San Gennaro a Castelvolturno in cui furono uccisi 6 immigrati. In piazza è scesa anche il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, e il presidente della provincia Dino Di Palma, che hanno messo a disposizione un pullman per chiunque volesse raggiungere Caserta da Napoli.
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razzismo, manifestazione

Il corteo di Roma
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E in ventimila hanno invece sfilato per le strade di Roma, per gridare con «spirito pacifico», la voglia di vivere la vita «contro il razzismo strisciante». La manifestazione, organizzata da Unicobas, Socialismo rivoluzionario, Partito Umanista e Centro delle Culture, ha assunto un significato particolare dopo l’aggressione avvenuta giovedì ad opera di una baby gang ad un operaio cinese nel quartiere Tor Bella Monaca e la denuncia di una donna somala, che ha detto di essere stata «umiliata, maltrattata e tenuta nuda per ore» nell’aeroporto di Ciampino. «In un momento così delicato per il nostro Paese – ha detto Stefano D’Errico di Unicobas – con episodi di razzismo a Milano, Roma, Napoli e Parma, saremo nella capitale perché vogliamo lottare per la vita e non limitarci a chiedere un permesso di soggiorno».

Al corteo di Roma c’era anche Christopher Schule, un ragazzo liberiano, che da cinque anni vive a Castel Volturno, nella stessa abitazione di uno degli immigrati uccisi dai sicari dei Casalesi. Schule è andato «in piazza perchè vuole lottare per la vita e non limitarsi a chiedere un permesso di soggiorno». Secondo il giovane liberiano «ci sono anche le mele marce, ma la maggioranza è fatta di persone che lavorano e si impegnano». Inquietanti le testimonianze anche sulle condizioni di lavoro degli immigrati, con «datori di lavoro che non pagano, ma minacciano». In Italia la condizione sarebbe peggiore di altri paesi europei, perchèé «in Austria e Finlandia c’è più rispetto e soprattutto il nostro lavoro lì veniva riconosciuto».

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razzismo, manifestazione

Un migrante in piazza
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Si è scesi in piazza anche ad Ancona, in corso Carlo Alberto, davanti alla parrocchia che è ormai luogo di incontro dei cittadini migranti che risiedono nel capoluogo marchigiano. Adesioni dai sindacati e dal mondo cattolico e dalle forze della sinistra radicale.

E anche a Parma in quattrocento hanno partecipato a un presidio di solidarietà a Emmanuel, il ragazzo picchiato dai vigili urbani che dicono di averlo scambiato per uno spacciatore. «Chiederemo – spiegano – le dimissioni del sindaco Vignali, dell’assessore alla sicurezza Monteverdi e del comandante dei vigili urbani Monguidi, oltre ovviamente a quelle degli agenti coinvolti nella vicenda».

Infine, il segretario del Pd Walter Veltroni ha voluto sottolineare che la manifestazione nazionale del 25 ottobre sarà «anche una grande mobilitazione di protesta contro il dilagare di una degenerazione che tutta l`Italia civile e democratica vuole respingere con tutte le sue forze. Il pesante clima di intolleranza che si sta diffondendo nel Paese – ha spiegato Veltroni – impone a tutti una profonda riflessione. Si ripetono con allarmante frequenza episodi inaccettabili, aggressioni, violenze, discriminazioni. Tutto ciò è frutto di un’atmosfera cupa e negativa alimentata da una destra populista e demagogica che si è assunta la grave responsabilità di utilizzare e alimentare strumentalmente la paura degli italiani. Avverto il rischio – ha concluso – di una diffusione a macchia d’olio di rigurgiti razzisti e xenofobi, una prospettiva intollerabile per tutti quelli che hanno a cuore i valori della libertà, dell’uguaglianza e della giustizia sociale».

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Pubblicato il: 04.10.08
Modificato il: 04.10.08 alle ore 19.17

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=79608

Un libro come dieta: i pediatri dimostrano che la lettura fa perdere peso

ROMA (4 ottobre) – Dimagrire leggendo un libro, si può. Lo hanno dimostrato i pediatri della Duke University School of Medicine di Durham dopo aver fatto leggere ad un gruppo di ragazzini un romanzo con alcuni accorgimenti mirati sulla giusta dieta da adottare come stile di vita. Ed ecco che oltre a nutrire la mente, la buona lettura si è rivelata un valido esercizio per ridurre l’indice di massa corporea. “Somministrata” a un gruppo di bambine tra i 9 e i 13 anni la lettura del libro (il romanzo scelto dai pediatri e “Lake Rescue”, un libro d’avventura ritoccato però dai medici per fornire buoni consigli ha determinato una riduzione dell’indice di massa corporea (IMC), senza lettura invece l’IMC di loro coetanee a loro volta a dieta è, sia pur lievemente, aumentato.

Questi risultati sono stati presentati al Meeting Scientifico Annuale della Obesity Society statunitense in corso a Phoenix in Arizona. A differenza della videogiochi e tv, un buon libro si dimostra valido dal punto di vista fisico per combattere la sedentarietà che continua a mietere vittime tra i più giovani con l’avanzare dell’obesità. I messaggi guida su stili di vita sani, nascosti nelle pagine del libro hanno raggiunto il loro scopo molto più di qualsiasi dieta imposta.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=32228&sez=HOME_SCIENZA

Messico, stragi senza fine per il narcotraffico: ieri 20 cadaveri a Juarez, 4.800 i morti in 18 mesi

Il ritrovamento dei corpi decapitati di tre uomini vicino Mazatlan (foto Ap)

di Gianmarco Volpe

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CITTA’ DEL MESSICO (4 ottobre) – Ancora una strage in Messico. Altre 20 vittime a Juarez, nello stato di Chihuaua, dove la guerra senza fine tra i quattro cartelli dei narcotrafficanti ha fatto, negli ultimi due anni, 664 morti: una mattanza che non accenna a placarsi.

A Juarez. Francisco Segredo era un pensionato di origine statunitense, diventato famoso perché a Juarez aveva appeso ai muri della città alcuni cartelli nei quali chiedeva ai killer di non abbandonare i corpi degli uccisi vicino a casa sua. Ieri notte è morto anche lui, insieme ad altri 19 uomini. Tra loro quattro poliziotti, freddati con 71 colpi di kalashnikov. E con questi, il bilancio degli agenti ammazzati a Juarez, dove già si sente l’odore dell’America del Nord sale a 47. E parliamo solo del 2008.

L’ondata di violenza. Il Messico è in preda ad un’ondata di violenza che sembra non potersi più placare. Un’ondata legata al giro d’affari del narcotraffico. Ogni banda vede vicino il traguardo del controllo delle rotte che dal Sud America portano la droga verso il Nord, ora che i messicani si sono sganciati dai cartelli colombiani.

Il controllo del traffico. Prima era diverso. Per anni i messicani sono stati i corrieri dei narcos colombiani. A loro spettava il solo compito di eludere la sorveglianza degli yankees lungo il confine con gli Stati Uniti. Poi, i colpi subiti dai Cartelli di Medellìn e di Calì. I messicani si sono dunque organizzati e messi in proprio. Ed ora gestiscono un giro d’affari basato sul commercio delle metamfetamine, ma anche di eroina, cocaina e marijuana. Attraverso il Messico passano ogni anno il 70 per cento della cocaina e il 50 per cento della marijuana distribuiti negli Stati Uniti.

Il conflitto. Secondo il governo messicano è in corso un conflitto fra gli esponenti di almeno dei quattro Cartelli (Juarez, Sinaloa, Golfo e Tijuana) oltre che della temibile organizzazione dei Los Zetas (braccio armato del Cartello del Golfo) per il controllo degli stati di Sinaloa e di Ciudad Juarez, al confine Nord messicano.

L’alleanza fra Heriberto Lazcano, capo dei Los Zetas, e la famiglia Carrillo Fuentes, che gestisce il Cartello della droga di Juarez, è la vera novità di questa guerra senza fine. Tanto per dare un’idea, il capostipite della famiglia Carrillo Fuentes, Amado, era noto come “il signore dei cieli”: possedeva una flotta di 12 Boeing 727 con i quali trasportava la droga negli Stati Uniti. Dalla loro parte, assicura un rapporto governativo pubblicato dal quotidiano El Universal, si sono schierati anche i fratelli Alfredo, Alberto e Arturo Beltran Leyva, fino ad ora legati al Cartello di Sinaloa.

El Chapo. L’obiettivo è contrastare il potere di Joaquin “El Chapo” Guzman, boss del Cartello di Sinaloa, e del suo braccio finanziario Ignacio “Nacho Coronel” Villareal. Entrambi affiancati da due imprevedibili alleati: Ismael “El Mayo” Zambada (Cartello di Juarez) e lo storico avversario di El Chapo: Jorge Costilla Sanchez, numero due del Cartello del Golfo, in lite con Lazcano di Los Zetas.

A Tijuana ieri erano stati trovati i corpi di cinque persone morte per strangolamento: mani e piedi legati, la testa avvolta con nastro adesivo. In precendenza altri cadaveri erano stati ritrovati nella città di confine con la California con lingue strappate e teste tagliate. Altri corpi ancora erano stati sciolti nell’acido o appesi a ponti stradali.

Bollettino di guerra. Da lunedì sono 40 le vittime degli scontri fra gli esponenti dei Cartelli di Tijuana e di Sinaloa. Nei primi diciotto mesi di governo del presidente Felipe Calderon sono morte in modo violento più di 4.800 persone. Un contingente 36 mila militari è stati inviato due giorni nelle zone calde della guerriglia tra narcotrafficanti.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=32233&sez=HOME_NELMONDO

Fini: “Pericolo razzismo e xenofobia”. Veltroni: “Il 25 in piazza anche per questo”

Dopo le ultime aggressioni ai danni di immigrati si mobilita anche la politica
Un gruppo di intellettuali al segretario Pd: “Preoccupazione e allarme”

L’ex sindaco accusa: “Atmosfera cupa e negativa alimentata da destra populista e demagogica”
Ribatte a distanza Fini: “L’intolleranza può essere di destra, di sinistra e di centro”

"Il 25 in piazza anche per questo"

Walter Veltroni e Gianfranco Fini

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ROMA – Il razzismo sia tra i temi della manifestazione del Partito democratico del 25 ottobre. E’ quanto chiedono in una lettera aperta indirizzata al segretario Walter Veltroni alcuni intellettuali, politici e esponenti religiosi, dopo gli ultimi episodi di intolleranza e le aggressioni nei confronti di alcuni immigrati nel nostro Paese. E la risposta del leader del Pd non si è fatta attendere: “In Italia c’è un’atmosfera cupa e negativa alimentata da una destra populista e demagogica”, dice veltroni nell’accettare la richiesta. Di razzismo ha parlato anche il presidente della Camera. Fini dal palco della festa del Partito della Libertà a Milano, ha rilanciato l’idea di costituire un osservatorio alla Camera per il razzismo. Appello a maggioranza ed opposizione: “Mi auguro che questa non sia l’ennesima legislatura sprecata sul tema delle riforme.

La lettera a Veltroni. “Caro Veltroni – si legge nella lettera -, la manifestazione del 25 ottobre promossa dal Partito democratico ha come slogan ‘Salva l’Italia’. E’ una parola d’ordine impegnativa accompagnata da una serie di temi che riguardano la vita dei cittadini, la qualità delle istituzioni, la solidità della convivenza civile”.

“I fatti di queste settimane – si legge ancora nella lettera – confermano le preoccupazioni e l’allarme proprio attorno a queste questioni: nel giro di pochi giorni abbiamo visto moltiplicarsi gli episodi di intolleranza, di razzismo, di xenofobia. Abbiamo visto le aggressioni, gli insulti, i pestaggi a morte. Abbiamo visto persino la terribile strage di Castelvolturno, in cui la sanguinaria aggressività della criminalità organizzata e i drammatici problemi dell’immigrazione si sono mescolati in maniera esplosiva”.

“Noi – scrivono i firmatari dell’appello a Veltroni -, crediamo che questa sia ormai esplicitamente una delle emergenze di questo paese e che per affrontarla serva una iniziativa civile, politica e culturale tanto più forte perchè dal governo non arrivano risposte ma spesso sottovalutazioni e silenzi”. Questo, concludono, “ci spinge a dire che aderiamo alla manifestazione del 25 indicando questo tema della concreta lotta al razzismo e insieme della necessità di serie politiche per l’integrazione come una delle questioni centrali”.

La lettera è firmata da
Aldo Bonomi, Gad Lerner, Ferzan Ozpetek, Nando Dalla Chiesa, Mario Scialoja, Livia Turco, Moni Ovadia, Giuliano Amato, Marco Baliani, Marcella Lucidi, Cristina Comencini, Tullia Zevi, Piero Terracina, Luigina di Liegro e Amara Lakhous.

Veltroni. Walter Veltroni accoglie la richiesta. “Il pesante clima di intolleranza che si sta diffondendo nel Paese impone a tutti una profonda riflessione”, afferma il segretario del Pd che aggiunge: “Si ripetono con allarmante frequenza episodi inaccettabili, aggressioni, violenze, discriminazioni. Tutto ciò è frutto di un’atmosfera cupa e negativa alimentata da una destra populista e demagogica che si è assunta la grave responsabilità di utilizzare e alimentare strumentalmente la paura degli italiani. Avverto – prosegue Veltroni – il rischio di una diffusione a macchia d’olio di rigurgiti razzisti e xenofobi, una prospettiva intollerabile per tutti quelli che hanno a cuore i valori della libertà, dell’uguaglianza e della giustizia sociale. Contribuire a salvare l’Italia da questo scenario è un dovere di cui il Partito democratico sente in pieno la responsabilità”.

Fini. “Sarebbe sbagliato negare che esiste un pericolo razzismo e xenofobia”, ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, intervistato da Paolo Mieli alla festa della Libertà di Milano. Parlando di alcuni casi di aggressioni a cittadini extracomunitari, Fini ha citato il caso della donna somala che ha denunciato di essere stata umiliata dalla polizia: “Lo ha denunciato due mesi e mezzo dopo e la polizia ha dichiarato che la querelerà. Per questo dico che è necessaria la cautela”.

Il presidente della Camera, dopo aver ricordato l’idea di costituire un osservatorio alla Camera per il razzismo, ha sottolineato il ruolo della politica per combattere ogni possibilità di razzismo, ma ha respinto l’idea che una cultura di destra possa essere anche razzista. “Credo – ha spiegato – che si possa essere di destra, di sinistra e di centro. Ricordo però che uno dei tratti fondamentali della cultura occidentale degli ultimi 70 anni è quella del rispetto della persona umana perché senza quello non si può neppure parlare di cultura”.

Fini ha anche ricordato che nel Pdl oltre a Fiamma Nirenstein, di religione ebraica, c’è anche una parlamentare marocchina: “Non abbiamo inserito queste persone come le figurine. Il nostro – ha aggiunto – è un partito che raggruppa un popolo e che ha come valore fondamentale la libertà “.

Il presidente della Camera ha quindi ribadito che è necessaria una politica dell’integrazione. “Ma non basta avere un lavoro e pagare le tasse – ha sottolineato -. La vera integrazione esiste quando si fanno propri i valori di fondo della società in cui si vive”. Fini ha quindi precisato che la vera integrazione è rispetto reciproco: “Noi rispettiamo il credo e i valori di coloro che vengono a vivere da noi ma loro devono rispettare i nostri valori”. Il presidente della Camera ha quindi invitato, ricordando l’intervento del Papa, a “tenere alta la guardia” perché il tema del razzismo “impegnerà la politica anche per i prossimi anni”.

Riforme. Nel corso dell’intervista, il presidente della Camera ha affrontato anche il tema delle riforme. “Mi auguro che questa non sia l’ennesima legislatura sprecata su questo tema”, ha detto Fini rivolgendo un appello a maggioranza ed opposizione ad andare avanti sulla strada del dialogo.

“Tutti sono d’accordo – ha aggiunto Fini- che alcune modifiche al sistema politico sono indispensabili e che ci sia bisogno di un confronto serio sull’assetto del sistema italiano”. Fini ha poi spiegato che “il federalismo può essere un’occasione per questo dialogo” e ha aggiunto: “Purtroppo viviamo anche in una situazione un po’ schizofrenica per cui se le forze politiche dialogano si dice che è una vergogna e un inciucio mentre se si scontrano si dice che è una vergogna perché non dialogano. Questo deve essere superato”.

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4 ottobre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/politica/giustizia-12/intellettuali-veltroni/intellettuali-veltroni.html?rss

Scuola, verso lo sciopero generale. Pronte anche Cisl e Uil: si farà il 31

Presa di posizione di Bonanni: “Un nuovo programma sull’istruzione o l’agitazione sarà inevitabile”. Pure la sigla di Angeletti è mobilitata

La data più probabile, a questo punto, diventa l’ultimo giorno del mese
In piazza a Roma gli studenti della Rete e, in molte città, quelli dell’Unione

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di SALVO INTRAVAIA

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si farà il 31
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La scuola verso lo sciopero generale. E, con tutta probabilità, la data sarà quella del 31 ottobre. Lo ha ribadito questa mattina il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni durante la manifestazione che si è tenuta a Roma. Bonanni ha lanciato l’aut aut al governo Berlusconi: “Se non si vuole che la Cisl faccia lo sciopero il governo si faccia sentire con un nuovo programma per la scuola che deve essere una scuola di tutti”. Anche la Cisl, dunque, si schiera sui temi, maestro unico, taglio delle ore di lezione e terremoto sugli organici (131 mila posti in meno in tre anni) che da alcune settimane fanno perdere il sonno a tutti: sindacati, insegnanti, genitori e studenti.

E a quella di Bonanni, aggiunge la sua voce Francesco Scrima, segretario generale del comparto scuola Cisl: “La proclamazione dello sciopero costituisce lo sbocco naturale ed inevitabile della grande mobilitazione che da tempo contesta e contrasta l’odiosa manovra del Governo. Il ministero ha deciso di destrutturare la scuola pubblica e di mettere a rischio il diritto allo studio e la qualità dell’istruzione, il lavoro e il grande patrimonio professionale del personale, il futuro delle giovani generazioni e di tutto il paese. La Cisl – aggiunge Scrima – sin d’ora si adopererà per raggiungere la più ampia convergenza possibile”.

Non passano che poche ore e l’appello viene accolto dalla Uil scuola. “Tagli e basse retribuzioni non fanno la qualità della scuola e sono alla base – dichiara il segretario generale, Massimo Di Menna – del disagio che vivono i lavoratori della scuola e della mobilitazione proclamata oggi”.

Anche la Uil, dunque, è pronta alla mobilitazione: “Parte un percorso con obiettivi chiari e concreti – spiega Di Menna – che si concluderà, in assenza di risposte, con lo sciopero generale della scuola, per la cui proclamazione sono state già attivate le procedure previste dalla legge”.

Mentre il leader della Cisl parlava ai suoi quadri dirigenti, gli alunni della Rete degli studenti medi, sotto una pioggia a tratti insistente, hanno manifestato a pochi passi dal ministero dell’Istruzione a Roma. Contemporaneamente, in cento città italiane i ragazzi della Fgci (settore giovanile del Pdci) hanno dato vita all’iniziativa “Taglialagelmini.it”.

“Considerate le cattive condizioni
atmosferiche è andata bene”, dichiara la portavoce degli studenti della Rete, Giulia Tosoni. Ragazzi e ragazze hanno dapprima distribuito il kit “antiballismo” con il decalogo delle “bugie” che, a parare degli studenti, il ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini, starebbe raccontando a proposito della sua riforma scolastica. Successivamente, “le grembiuline” hanno messo in scena la “piece” dal titolo “sotto il grembiulino niente…”.

Intanto, la Gilda degli insegnanti
fa pressing sugli altri sindacati della scuola per una mobilitazione unitaria. “Continuiamo a insistere – dichiara il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Rino Di Meglio – per realizzare un’azione di protesta unitaria con le altre sigle sindacali, ma i tempi stringono e ormai riteniamo che l’unico giorno disponibile per indire lo sciopero sia il 31 ottobre”. L’ufficialità ancora non c’è ma è proprio venerdì 31 ottobre, in concomitanza con lo sciopero dei dirigenti scolastici, che il mondo della scuola si fermerà per protestare contro il terremoto Gelmini.

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4 ottobre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009/verso-sciopero-generale/verso-sciopero-generale.html?rss

Acqua e cibo per la vita?

Ricevo via e-mail dalla list di acquabenecomune:


Cari amici, il 25 agosto su questa lista avevo segnalato che dal 24 al 27 settembre a Venezia si sarebbe svolto un convegno organizzato dalla Fondazione Umberto Veronesi, Fondazione Cini e Fondazione Silvio Tronchetti Provera su “Il futuro della Scienza: Acqua e cibo per la vita”.

Partecipanti previsti, tra i numerosissimi e in gran parte stranieri, Tremonti, Marco Tronchetti Provera, Rita Levi Montalcini, Giovanni Bazoli (Banca Intesa), Giuseppe Guzzetti (Fondazione Cariplo) e dulcis in fundo Angelo Scola, Cardinale di Venezia e punta di diamante di Comunione e Liberazione.

Come portavoce del Comitato Acqua Pubblica di Genova e  militante del Comitato Italiano Amig@s dei Sem Terra Brasiliani, questo meeting mi ha molto contrariato e preoccupato, per 2 motivi:

1) su questo  tema era il mondo progressista che avrebbe già dovuto fare una seria riflessione

2) e invece lo faceva uno strano schieramento, sotto l’egida di Veronesi, medico insigne, tecnocrate e politico di lungo corso ex-craxiano, manifesto propugnatore di OGM e Nucleare, per la salvezza del mondo e dell’umanità.

Il 28 settembre due amici, Paolo e Antonio, hanno segnalato su questa lista un articolo di Tremonti sul Corriere della Sera “Contro il mercato della fame e della sete”, (questo), una lunga spataffiata pseudo democratica (evidentemente è anche l’intervento che ha fatto al Convegno di Venezia) che -come sintetizza bene Paolo- invoca come unica soluzione contro la speculazione finanziaria l’allargamento del G8 a Cina, India, Brasile ecc., per affrontare i tremendi problemi, già attuali, di fame e sete.

(Afp)

Nessuna parola da Tremonti sul modello intensivo di agricoltura e su quello dell’acqua delle transnazionali, modelli fortemente condannati dal Controvertice FAO “Terra Preta” (non dal vertice!) di inizio giugno 2008, modelli del tutto alternativi a quello dei piccoli contadini del mondo, che sostengono l’agroecologia e la sovranità alimentare, e a quello dei movimenti mondiali per l’acqua.

Vorrei segnalare su questa lista un articolo precedente,  del 25 settembre, su Repubblica di Umberto Veronesi, evidentemente il contenuto della sua introduzione del Convegno di Venezia, la “linea politica” proposta ai partecipanti, molto più concreta e pericolosa.

La dieta della salute ecco cosa scegliere e il cibo non fa paura

di UMBERTO VERONESI – Repubblica — 25 settembre 2008

Il cibo che uccide è il nuovo spettro evocato dall’allarme cibo – scarso, eccessivo, caro, contaminato, avvelenato, portatore di virus e malattie – che risuona quasi giornalmente da una parte all’altra del pianeta. La metà degli italiani pensa che la fame nel mondo sia il problema più rilevante a livello mondiale. Tutti noi siamo preoccupati della qualità e della sicurezza del cibo e siamo insospettiti da qualsiasi sostanza con cui viene conservato e prodotto. Soprattutto dall’uso dei pesticidi nelle coltivazioni: un terzo degli italiani lo considera il pericolo numero uno per un cibo sicuro. Sono dati di un sondaggio realizzato dal centro ricerche Observa per la Conferenza Mondiale “Food and Water for Life”, che si è aperta ieri a Venezia e che ha l’obiettivo di spiegare che cosa può fare concretamente la scienza contro l’allarme cibo. Primo: la scienza può, e deve, spiegare alla gente che il cibo nel mondo sviluppato non è mai stato sicuro come ora e che l’andare alla ricerca di cibi prodotti in modo diverso dallo standard, come i vari prodotti biologici, è una rispettabilissima scelta di gusto, che non riduce però il rischio minimo di contaminazione. C’è un rischio per la salute nel mangiare, come c’è nel respirare e c’è per il fatto stesso che stiamo sulla terra. Non per questo dobbiamo rinunciare a vivere o vivere perennemente “ammalati di rischio”. Così per la paura di avvelenarci non dobbiamo rinunciare al cibo. Possiamo scegliere però quello che è più adatto per mantenerci in salute e qui la scienza ci aiuta molto. La ricerca ha identificato in modo chiaro gli alimenti che ci espongono maggiormente alla probabilità di ammalarci e quelli che invece ci proteggono. Anzi, oggi sappiamo molto di più dei legami cibo e malattia per cui dalla classica dietologia “proibizionista” (evitate i cibi che fanno male) si è passati alla nutrizione consigliata (assumete i cibi che fanno bene) e infine alla nutrigenomica (assumete quei cibi che fanno bene proprio a voi) che si occupa della relazione fra cibo e geni individuali. In attesa di sapere gene per gene cosa mangiare, alcune raccomandazioni semplici sono da seguire da subito: riduciamo progressivamente il consumo di carne e aumentiamo i vegetali. Per noi italiani dovrebbe essere più semplice perché si tratta di ritornare alla nostra alimentazione storica, la dieta mediterranea. Io propongo un consiglio facile da seguire: niente carne per due giorni alla settimana. Oltre a ridurre il rischio delle principali malattie, la dieta vegetariana renderebbe disponibili per gli esseri umani molti quintali di cereali oggi dati in pasto agli animali da macello. Ma la scienza non ama le rivoluzioni ed è cosciente che la migrazione verso una dieta vegetariana è un processo culturale che richiederà diverse generazioni. Nel frattempo è urgente trovare soluzioni per avere adesso cibo più abbondante e di migliore qualità. Il percorso è chiaro: applicare le conoscenze genetiche alla produzione di cibo, e sviluppare i progetti di tecnologie innovative. Per la sicurezza e la qualità dei cibi non c’ è dubbio che la via da seguire si chiama Biotecnologia. Una strada che è stata però sbarrata da ostacoli ideologici, legati ad una definizione che ha creato molti malintesi: OGM, organismi geneticamente modificati. Il nome ha suscitato nella gente fantasmi di interventi innaturali. Invece nella realtà la genetica vuole difendere la natura. Dovremmo parlare di Biofortificazione o di miglioramento genetico. L’ uomo ha sempre utilizzato gli incroci in agricoltura per ottenere una migliore produzione e ora la conoscenza del DNA ci dà la possibilità di combinare non tipi di piante ma singoli geni, per rafforzare le piante e renderle più resistenti agli insetti, i virus e i batteri. Il grande obiettivo è ottenere il maggior numero di piante resistenti alle principali malattie: si potrebbe evitare non solo l’ uso di pesticidi e erbicidi, ma anche la perdita di raccolti, e mantenere alta la produzione di cibo. Più quantità dunque, ma anche più qualità. Le biotecnologie ci permettono di produrre alimenti più bilanciati in termini di proteine, minerali, vitamine. Uno dei progetti più innovativi che lancerà la Conferenza di Venezia, riguarda la possibilità di utilizzare il sole del deserto nei Paesi del medio oriente e del Nord Africa per produrre energia, e con questa dissalare l’ acqua da utilizzare per l’ agricoltura. Alcuni studi hanno già rilevato che con un utilizzo di meno dello 0,3 % dell’ intera area desertica di questi Paesi con impianti solari, si potrebbero generare abbastanza elettricità ed acqua dolce da soddisfare la richiesta attuale dell’ area mediterranea e il suo aumento nel futuro. Le idee e le strategie contro l’ allarme cibo, non mancano alla scienza. Manca ai governi la volontà politica di realizzarle e di metterle in cima alle loro agende.

Veronesi denuncia la paura per i pesticidi, ma rassicura che il cibo del mondo sviluppato non è mai stato cosi buono e sicuro e chi sceglie il biologico lo fa per gusto (o sfizio).

Continua dicendo che bisognerebbe fare una rivoluzione vegetariana, ma siccome “la scienza non ama le rivoluzioni e ci  vorranno diverse generazioni per arrivarci”, conclude che bisogna passare agli OGM, che per la salute vanno bene e aumentano la produzione di alimenti, combattendo la fame nel mondo in aumento.

Per ultimo una ciliegina sull’acqua: Veronesi propone dissalatori funzionanti con l’energia solare dei deserti, per coltivare ad esempio nel Sud del Mediterraneo.

Tutto l’articolo è pericolosissimo perchè è un misto di verità e di balle tenologiche.

Ecco Veronesi, il nuovo Ministro della Salute, dell’Ambiente, delle Attività Produttive di tutta l’Unione Europea, in un governo tecnocratico e bipartisan: ipotesi fantapolitica? Certamente, ma la crisi mondiale è spaventosa e reale e non è Tremonti che può inventare  qualcosa di nuovo, oltre a cambiare continuamente cavallo (schieramento politico) e chiacchiera.

Nel 2° Forum dei movimenti per l’acqua potremmo invitare anche rappresentanti di Via campesina Europea per iniziare un confronto su acqua, agricoltura  e cibo, a mio parere urgentissimo.

Al Social forum Europeo di  Malmoe ci ha invitato a unire battaglia per l’acqua e lotta all’agrobusiness il rappresentante colombiano di Red Vida.

antonio lupo

fontanella

Ma leggete anche questo post, da cui ho tratto l’immagine…

Fucili senza freni, tutela a zero: La caccia ai tempi del centrodestra

Una proposta del Pdl amplia la stagione venatoria e permette di sparare anche a specie oggi protette. Il Pd: “Normativa “che rischia di isolare l’Itala nella Ue”

Ma in Liguria, il centrosinistra vota una legge con la Lega

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di ANTONIO CIANCIULLO

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ROMA – Doppiette senza freni. Si comincerà a sparare ad agosto, quando ancora il periodo della riproduzione non si è concluso, e si finirà a fine febbraio, colpendo i migratori protetti dall’Europa. Nel mirino finiranno peppole, fringuelli, corvi e cormorani, tutte specie tutelate dalla direttiva 409 di Bruxelles. E i cacciatori non saranno più vincolati al territorio di residenza, come è previsto dalla legge attuale per evitare una pressione squilibrata sul territorio e sulla fauna, ma per 15 – 30 giorni all’anno potranno concentrarsi a loro piacimento, magari nella zona di passaggio dei migratori.

E’ questo il profilo della nuova legge sulla caccia proposta dal pdl: una controriforma organica che spazza via la legge quadro del 1992 (la 157) che per 16 anni ha garantito la mediazione tra la situazione precedente (una caccia ad alto impatto ambientale) e le richieste di un fronte abolizionista che molti sondaggi danno per maggioritario. Il testo, che nascerà dalla fusione di due disegni di legge convergenti (uno a firma del senatore Domenico Benedetti Valentini, l’altro dei senatori Valerio Carrara, Laura Bianconi e Franco Asciutti) sarà discusso nei prossimi giorni in Parlamento.

“Qualche parlamentare del Pdl pensa evidentemente che per la caccia sia giunto il momento della restaurazione, ma io penso che all’interno del centro destra siano in molti a considerare una sciocchezza la caccia senza regole”, commenta Roberto Della Seta, capogruppo del Pd in commissione Ambiente del Senato. “Se questi ddl passassero, l’Italia si ritroverebbe isolata dal contesto normativo europeo e si vanificherebbe il lavoro prezioso di dialogo, confronto, spesso di collaborazione tra mondo venatorio, comunità scientifica, ambientalisti, organizzazioni agricole che ha consentito di sottrarre il tema della caccia a una guerra di religione e di farne un buon esempio di politiche condivise e positive”.

Ma le tensioni non riguardano solo il centrodestra. A dimostrare che la spinta alla deregulation sulla caccia non segue i confini degli schieramenti politici, c’è stata la sorpresa Liguria. Dopo la minaccia della Ue di una super multa per l’autorizzazione della caccia ai fringuelli, i consiglieri Pd hanno bissato votando a favore di una norma voluta dalla Lega per ridurre da 10 a 3 gli anni dopo i quali si può sparare nei boschi colpiti dagli incendi.

“Far saltare i paletti che regolano l’attività venatoria e consentono di rispettare le norme europee è una mossa che rischia di produrre danni all’ambiente e ritorcersi contro gli stessi cacciatori”, nota il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza. “Il numero delle doppiette è in calo costante, mentre cresce il peso delle attività legate a un uso diverso del territorio. Per i cacciatori c’è un solo futuro possibile: stare alle regole europee e diminuire l’impatto ambientale della loro attività”.

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4 ottobre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/cronaca/caccia-deregulation/caccia-deregulation/caccia-deregulation.html?rss

Immigrati, l’incubo permessi scaduti: un milione e mezzo in attesa del rinnovo

Immigrati in fila per ritirare il permesso di soggiorno (foto Toiati)

di Corrado Giustiniani

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ROMA (4 ottobre) – «Il permesso di soggiorno è rilasciato, rinnovato o convertito entro venti giorni dalla data in cui è stata presentata la domanda». Suscita uno scoppio di riso amaro la lettura dell’articolo 5, comma 9, del Testo unico sull’immigrazione. Perché poche volte la distanza fra un diritto garantito per legge e la sua soddisfazione pratica è apparsa così ampia. E in prima fila tra i diritti negati agli immigrati, che hanno provocato una triplice denuncia della Chiesa in pochi giorni, c’è quello al permesso di soggiorno per chi lavora nel nostro paese. Il documento che ti consente di iscriverti all’anagrafe, di affittare un alloggio, di aprire un conto in banca, di accendere un mutuo, di prendere la patente, di non aver paura quando cammini per la strada, di esistere socialmente.

Tarda invece il primo rilascio
del permesso: appena 150 mila domande di assunzione esaminate in nove mesi, su 740 mila presentate da dicembre a maggio dai datori di lavoro (e 90 mila nulloasta partoriti alla data del 1 ottobre). Tanto che il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha appena proposto una regolarizzazione: «Facciamo un censimento rigoroso – ha chiesto il padre dell’attuale legge sull’immigrazione – e mettiamo a posto le centinaia di migliaia di persone che lavorano in Italia senza permesso. Non è una sanatoria, ma emersione dal nero».

Ma tarda, e questo è ancora più paradossale, il rinnovo dei permessi elettronici scaduti. Sono circa 1 milione e mezzo, secondo la Cgil, gli immigrati in attesa di risposta alla richiesta di rinnovo. La domanda è costata loro 72 euro e 50: 30 per le Poste, che la accolgono e fanno una prima lavorazione, 27,50 al Poligrafico dello Stato, che materialmente stampa le tessere elettroniche, 14 allo Stato come diritti di bollo. Una circolare di Giuliano Amato, che risale all’estate 2006, abilitava la ricevuta delle Poste a momentaneo permesso di soggiorno.

«Ma la circolare non ha forza di legge, e spesso non viene tenuta in considerazione – denuncia Pietro Soldini, responsabile del Dipartimento immigrazione della Cgil – Abbiamo decine di casi, a Brescia ma anche in Emilia Romagna, di lavoratori non assunti, o sospesi dal lavoro, e di contratti di affitto negati per paura della confisca dell’alloggio. Li stiamo mettendo insieme per una futura ”class action”, una causa collettiva nei confronti dello Stato». Conferma Pilar Saravacos, dell’Ufficio immigrati della Uil, una donna che vive in trincea con gli stranieri della capitale, aiutandoli a presentare le domande: «A Roma per un rinnovo ci vogliono da dieci mesi a un anno. Presenti la domanda all’ufficio postale e solo sei-sette mesi dopo vieni convocato dal Commissariato di zona, dove dovrai portare i documenti in originale, e dove ti riprenderanno impronte digitali di cui già sono in possesso, perché te le avevano già chieste per il primo permesso di soggiorno»

Pilar conferma anche la difficoltà di far valere per buona la ricevuta: «Ho una quantità di casi drammatici, da quell’ecuadoriano bloccato da mesi nel suo paese, perché le autorità pretendono un documento, al dentista affranto per non poter assumere una bravissima odontotecnica: il suo commercialista si rifiuta di avallare la ricevuta postale. Ci muoviamo tra ignoranza, malafede e…razzismo».

Di chi è la colpa del ritardo? Fonti ufficiali delle Poste assicurano di rispettare i tempi: «Fino ad oggi abbiamo lavorato 2 milioni e 56 mila domande, fra rilascio e rinnovo di permessi di soggiorno: tutte consegnate alle Questure di competenza». Il Poligrafico dello Stato fa sapere: «Ci arrivano dalle Questure 4 mila richieste al giorno, tutte evase in tempo, con due stampe a settimana. Tra permessi elettronici per gli adulti, e per i minori, che dobbiamo abbinare agli adulti, abbiamo riconsegnato indietro circa 1 milione di pezzi». E allora è allo Sportello Unico delle Questure che tutto si blocca, visto che dal dicembre 2006 ad oggi, quando è partito il nuovo sistema, non più di 400 mila sono i permessi consegnati.

«Le procedure sono sfibranti e il personale è scarso e male organizzato» commenta Soldini. Del resto, anche per il primo rilascio del permesso di soggiorno gli sportelli unici sono andati in tilt. La fotografia scattata al 29 settembre 2008 dal Viminale, all’interminabile operazione flussi 2007, rivela che solo il 53 per cento dei nullaosta sono stati consegnati. Rispetto però alla quota di 170 mila ingressi, del tutto insufficiente. E quello di Roma lotta con Caltanissetta per la maglia nera di peggior Sportello unico d’Italia: ha emesso solo il 19 per cento dei nullosta (e cioé 2973, su una quota assegnata di 48 mila). Quasi tutti i 740 mila stranieri che sono stati richiesti, si trovano già in Italia, lo dice Fini e lo conferma il prefetto Morcone, nell’intervista che pubblichiamo. «Una situazione gravissima. La proposta di un decreto flussi ”ad hoc” è comprensibile – osserva il sindacalista della Cgil – Ma non risolutiva. E’ necessaria una regolarizzazione. Del resto, se lo ammette persino Gianfranco Fini…».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=32213&sez=HOME_INITALIA