Messico, stragi senza fine per il narcotraffico: ieri 20 cadaveri a Juarez, 4.800 i morti in 18 mesi

Il ritrovamento dei corpi decapitati di tre uomini vicino Mazatlan (foto Ap)

di Gianmarco Volpe

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CITTA’ DEL MESSICO (4 ottobre) – Ancora una strage in Messico. Altre 20 vittime a Juarez, nello stato di Chihuaua, dove la guerra senza fine tra i quattro cartelli dei narcotrafficanti ha fatto, negli ultimi due anni, 664 morti: una mattanza che non accenna a placarsi.

A Juarez. Francisco Segredo era un pensionato di origine statunitense, diventato famoso perché a Juarez aveva appeso ai muri della città alcuni cartelli nei quali chiedeva ai killer di non abbandonare i corpi degli uccisi vicino a casa sua. Ieri notte è morto anche lui, insieme ad altri 19 uomini. Tra loro quattro poliziotti, freddati con 71 colpi di kalashnikov. E con questi, il bilancio degli agenti ammazzati a Juarez, dove già si sente l’odore dell’America del Nord sale a 47. E parliamo solo del 2008.

L’ondata di violenza. Il Messico è in preda ad un’ondata di violenza che sembra non potersi più placare. Un’ondata legata al giro d’affari del narcotraffico. Ogni banda vede vicino il traguardo del controllo delle rotte che dal Sud America portano la droga verso il Nord, ora che i messicani si sono sganciati dai cartelli colombiani.

Il controllo del traffico. Prima era diverso. Per anni i messicani sono stati i corrieri dei narcos colombiani. A loro spettava il solo compito di eludere la sorveglianza degli yankees lungo il confine con gli Stati Uniti. Poi, i colpi subiti dai Cartelli di Medellìn e di Calì. I messicani si sono dunque organizzati e messi in proprio. Ed ora gestiscono un giro d’affari basato sul commercio delle metamfetamine, ma anche di eroina, cocaina e marijuana. Attraverso il Messico passano ogni anno il 70 per cento della cocaina e il 50 per cento della marijuana distribuiti negli Stati Uniti.

Il conflitto. Secondo il governo messicano è in corso un conflitto fra gli esponenti di almeno dei quattro Cartelli (Juarez, Sinaloa, Golfo e Tijuana) oltre che della temibile organizzazione dei Los Zetas (braccio armato del Cartello del Golfo) per il controllo degli stati di Sinaloa e di Ciudad Juarez, al confine Nord messicano.

L’alleanza fra Heriberto Lazcano, capo dei Los Zetas, e la famiglia Carrillo Fuentes, che gestisce il Cartello della droga di Juarez, è la vera novità di questa guerra senza fine. Tanto per dare un’idea, il capostipite della famiglia Carrillo Fuentes, Amado, era noto come “il signore dei cieli”: possedeva una flotta di 12 Boeing 727 con i quali trasportava la droga negli Stati Uniti. Dalla loro parte, assicura un rapporto governativo pubblicato dal quotidiano El Universal, si sono schierati anche i fratelli Alfredo, Alberto e Arturo Beltran Leyva, fino ad ora legati al Cartello di Sinaloa.

El Chapo. L’obiettivo è contrastare il potere di Joaquin “El Chapo” Guzman, boss del Cartello di Sinaloa, e del suo braccio finanziario Ignacio “Nacho Coronel” Villareal. Entrambi affiancati da due imprevedibili alleati: Ismael “El Mayo” Zambada (Cartello di Juarez) e lo storico avversario di El Chapo: Jorge Costilla Sanchez, numero due del Cartello del Golfo, in lite con Lazcano di Los Zetas.

A Tijuana ieri erano stati trovati i corpi di cinque persone morte per strangolamento: mani e piedi legati, la testa avvolta con nastro adesivo. In precendenza altri cadaveri erano stati ritrovati nella città di confine con la California con lingue strappate e teste tagliate. Altri corpi ancora erano stati sciolti nell’acido o appesi a ponti stradali.

Bollettino di guerra. Da lunedì sono 40 le vittime degli scontri fra gli esponenti dei Cartelli di Tijuana e di Sinaloa. Nei primi diciotto mesi di governo del presidente Felipe Calderon sono morte in modo violento più di 4.800 persone. Un contingente 36 mila militari è stati inviato due giorni nelle zone calde della guerriglia tra narcotrafficanti.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=32233&sez=HOME_NELMONDO

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