Archivio | ottobre 8, 2008

L’insensatezza della libertà per Francesca Mambro

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di MARIO ADINOLFI

08/10/2008

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Ho letto un articolo in cui si diceva: “Voglio vedere chi avrà il diritto di gridare all’oltraggio per la libertà concessa a Francesca Mambro”.
Se permettete, grido io.

Io non lo so come sia persino giuridicamente possibile, visto che i condannati per strage perdono il diritto a tutti i benefici di legge e visto che Francesca Mambro è stata condannata con sentenza passata in giudicato per il più orribile, vile e sanguinoso attentato della storia italiana. Fatto sta che la condannata ormai è completamente libera, oggi con la condizionata, dal 2013 in via assoluta e definitiva (comico il commento del suo avvocato: “La Mambro esce dal carcere a tutti gli effetti con la spada di Damocle che nei prossimi cinque anni non potrà fallire altrimenti perderà questo beneficio”. Poverina, lei e la sua spada di Damocle).

A inizio settimana partecipavo ad Omnibus qui su la7 e all’uscita due fini intellettuali, che proclamano l’amicizia-con-la-terrorista che in società fa tanto chic, cinguettavano: “Povera Francesca, lei vorrebbe uscire la sera…”. Ingiustizia sanata. Io ho gettato lì un commento che non sono stato capace di trattenere e la più grossa dei due fini intellettuali ha sibilato rabbia.

Sì, perché in questo vergognoso paese ormai la melma ci sommerge e allora il percorso di Francesca Mambro diventa il simbolo perfetto del fatto di quanto bene e male siano concetti ormai inutili, soppiantati dalle più hobbesiane la forza e la debolezza. Mambro e i suoi amici del giro buono sono forti e vincono, chi è morto per mano sua è debole e perde. Francesca Mambro ha avviato questo percorso con il primo governo Berlusconi, facendo uscire sul Corriere della Sera un’intervista agghiacciante e rivendicativa nei confronti degli amici missini: “Loro al governo, noi all’ergastolo“. E’ trascorso poco e la situazione è stata sanata. Loro di nuovo al governo, lei libera. E con il plauso generale della comunità di intellettuali che vogliono provare il brivido dell’amicizia con chi ha ucciso.

A noi cittadini comuni resta il senso della fine del senso, con la nostra capacità persino di indignazione ormai indebolita, i forti sono loro, davanti alla vergogna italiana è il trionfo dei senza vergogna.

Questi gli omicidi per i quali, strage di Bologna a parte (85 morti, 200 feriti), Francesca Mambro è stata condannata a nove ergastoli.

28 maggio 1980. Partecipa all’attentato compiuto davanti al liceo romano Giulio Cesare in cui viene assalita la pattuglia di vigilanza e ucciso l’appuntato di polizia Francesco Evangelista (detto “Serpico”), e ferito il suo collega Giuseppe Manfreda. Per aver ucciso Francesco Evangelista, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

23 giugno 1980. Su ordine di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, Gilberto Cavallini uccide a Roma il sostituto procuratore Mario Amato. Il magistrato, 36 anni, è appena uscito di casa; da due anni conduce le principali inchiesta sui movimenti eversivi di destra. Amato aveva annunciato che le sue indagini lo stavano portando “alla visione di una verità d’assieme, coinvolgente responsabilità ben più gravi di quelle stesse degli esecutori degli atti criminosi”. Mambro e Fioravanti la sera dell’omicidio festeggiano ad ostriche e champagne. Per essere la mandante dell’omicidio di Mario Amato, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

9 settembre 1980. Mambro e Fioravanti con Soderini e Cristiano Fioravanti, uccidono Francesco Mangiameli, dirigente di Terza Posizione in Sicilia e testimone scomodo in merito alla strage di Bologna. Per aver ucciso Francesco Mangiameli, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

5 febbraio 1981. Mambro e Fioravanti tendono un agguato a due carabinieri: Enea Codotto, 25 anni e Luigi Maronese, 23 anni. Dagli atti del processo è emerso che durante l’imboscata Fioravanti ha fatto finta di arrendersi. Poi ha gridato alla Mambro, nascosta dietro un’auto, “Spara, spara!”. Per aver ucciso Enea Codotto e Luigi Maronese, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

30 settembre 1981. Viene ucciso il ventitreenne Marco Pizzari, estremista di destra e intimo amico di Luigi Ciavardini, poiché ritenuto un “infame delatore”. Del commando omicida fa parte Mambro. Per aver ucciso Marco Pizzari, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

31 luglio 1981. Nell’ambito del regolamento di conti all’interno della destra eversiva, viene ucciso Giuseppe De Luca. Per aver ucciso Giuseppe De Luca, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

21 ottobre 1981. Alcuni Nar, tra cui Mambro, tendono un agguato, a Roma, al capitano della Digos Francesco Straullu e all’agente Ciriaco Di Roma. I due vengono massacrati. L’efferatezza del crimine è racchiusa nelle parole del medico legale: “La morte di Straullu è stata causata dallo sfracellamento del capo e del massiccio facciale con spappolamento dell’encefalo; quello di Di Roma per la ferita a carico del capo con frattura del cranio e lesioni al cervello”. Il capitano Straullu, 26 anni, aveva lavorato con grande impegno per smascherare i soldati dell’eversione nera. Nel 1981 ne aveva fatti arrestare 56. La mattina dell’agguato non aveva la solita auto blindata, in riparazione da due giorni. Per aver ucciso Francesco Straullu e Ciriaco Di Roma, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

5 marzo 1982. Durante una rapina a Roma, Mambro uccide Alessandro Caravillani, 17 anni. Il ragazzo stava recandosi a scuola e passava di lì per caso. Mambro sostiene che Caravillani sia stato ucciso da un proiettile di rimbalzo. Per aver ucciso Alessandro Caravillani, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

Per la strage di Bologna, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo. Ha subito altre condanne per complessivi 84 anni e otto mesi per i reati di: furto e rapina (una ventina in tutto), detenzione illegale di armi, violazione di domicilio, sequestro di persona, ricettazione, falso, associazione sovversiva, violenza privata, resistenza e oltraggio, attentato per finalità terroristiche, occultamento di atti, danneggiamento, contraffazione impronte.

Nel 1994 Francesca Mambro
concede l’intervista intitolata “Loro al governo, noi all’ergastolo”. Dal 1998  potevate incontrare Francesca Mambro libera per le strade di Roma, lavora presso “Nessuno tocchi Caino” insieme al marito e collega d’imprese Giusva Fioravanti, in regime di semi-libertà. Da dieci anni già non vive più in carcere: ha ucciso 96 persone, ne ha ferite centinaia e non c’è nessun italiano nella storia del nostro paese che abbia ucciso quanto lei.

La libertà definitiva per Francesca Mambro, che per aver ucciso 96 persone è stata in carcere 16 anni, arriverà nel 2013: giusto compimento della legislatura, mi verrebbe da dire.

Qualcuno deve spiegarmi come questo sia possibile. Ma la melma sale, tutto è indifferente, giusto e ingiusto sono aggettivi inutili e allora che Mambro sia libera, che gli intellettuali cinguettino, tanto chi è morto per mano sua a 17, 23, 36 anni è già stato dimenticato, chi è morto bambino in una sala d’aspetto della stazione di Bologna, non può parlare. Vince sempre chi è più forte e “giustizia” in questo paese è una parola senza senso.

Il simbolo di questa insensatezza è la libertà di Francesca Mambro.

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fonte:  http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=MARIO_ADINOLFI_-_Idee_5&id=2794

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Roma, 13:03

MAMBRO: BUONANNO(LEGA), LAVORI FORZATI ALTRO CHE LIBERTA’

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“E’ una vergogna che una persona con il passato di Francesca Mambro possa ottenere la liberta’ condizionale. Al contrario, meriterebbe di essere destinata ai lavori forzati”. Lo afferma l’esponente della Lega Nord, Gianluca Buonanno, commentando il provvedimento preso dal tribunale di sorveglianza di Roma. “Per una decisione del genere – conclude Buonanno – dove fra l’altro terminati i cinque anni e in assenza di infrazioni la pena si riterra’ estinta, penso non ci possa essere altro termine che indignazione. Provo personalmente vergogna per tutte le vittime del terrorismo che ancora attendono risposte”.

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08 ottobre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/MAMBRO-BUONANNO(LEGA)-LAVORI-FORZATI-ALTRO-CHE-LIBERTA/news-dettaglio/3348272

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Cofferati: “Mambro, ma quale pentimento?”

Il sindaco di Bologna non coglie segni di ravvedimento nel comportamento dell’ex terrorista nera e non capisce le ragioni del suo ritorno in libertà

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BOLOGNA, 8 OTT – “In questi anni non ho colto nessun segno di pentimento né di ravvedimento e come me immagino altre persone”. Questa la reazione del sindaco di Bologna Sergio Cofferati in seguito alla concessione della libertà condizionale fino al 2013 a Francesca Mambro, l’ex terrorista nera che con Valerio Fioravanti è stata condannata all’ergastolo per la strage alla stazione di Bologna. “Per cui – ha proseguito Cofferati – mi appare ancora più grande la distanza e la differenza tra lo stato delle cose e la decisione presa a vantaggio di una persona condannata a più ergastoli”. Da sindaco di Bologna, Cofferati si è detto “preoccupato di tutto ciò che questa decisione comporta nel rapporto tra una comunità ferita così drammaticamente e le persone condannate da tutti i livelli giudicanti”. “Ho il massimo rispetto per il lavoro dei giudici – ha spiegato – ma confesso di non aver capito in alcun modo le ragioni del provvedimento preso nei confronti di Francesca Mambro. Non c’é stata solo la strage di Bologna, lei e Fioravanti hanno condanne a più ergastoli per più omicidi commessi”.
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L’INIZIO DELLA DERIVA
Anche Giovanna Maggani Chelli, a nome dell’associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili (Firenze) del 1993, ha commentato la decisione presa dal Tribunale di sorveglianza di Roma, definendola “una vergogna”. “Esprimiamo tutta la solidarietà possibile alle vittime della strage del 2 Agosto 1980 – ha detto – e ci stringiamo con rabbia intorno a quanti continuano a sopportare soprusi dopo aver patito l’attentato terroristico. Del resto le premesse c’erano tutte, con lo spostamento di mafiosi del calibro di Gioachino Calabrò e molti altri uomini di Cosa Nostra, dal regime di detenzione di ’41 bis’ al carcere normale, dal quale si possono ancora dare ordini di morte, era inevitabile che iniziasse la deriva tanto agognata da uomini come Salvatore Riina e Bernardo Provenzano”.
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CAPIRE LA CRISI – Schiavi della carta di credito: Così siamo finiti nell´abisso

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“Dall’industria dei prestiti è nata quella dei nuovi prestiti per pagare quelli vecchi. Il piano di Bush serve solo a rimettere in moto un meccanismo ormai inceppato”

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di  Zygmunt Bauman

La Repubblica, 8 ottobre 2008

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Un quotidiano britannico ha pubblicato la storia di un cinquantunenne che ha accumulato un debito di 58.000 sterline su 14 carte di credito e finanziamenti vari. Con l’impennata dei costi del carburante, dell’elettricità e del gas non riusciva più a pagare gli interessi- Deplorando, col senno di poi, la sconsideratezza che lo ha gettato in questa situazione spiacevole se la prendeva con chi gli aveva prestato il denaro: parte della colpa è anche loro, diceva, perché rendono terribilmente facile indebitarsi. In un altro articolo pubblicato lo stesso giorno, una coppia spiegava di aver dovuto drasticamente ridurre il bilancio familiare, ma esprimeva anche preoccupazione per la figlia, una ragazza giovane già pesantemente indebitata. Ogni volta che esaurisce il plafond della carta di credito subito le viene offerto in prestito altro denaro. A giudizio dei genitori le banche che incoraggiano i giovani a prendere prestiti per acquistare, e poi altri prestiti per pagare gli interessi, sono corresponsabili delle sventure della figlia.

C’era un vecchio aneddoto su due agenti di commercio che giravano l’Africa per conto dei rispettivi calzaturifici. Il primo inviò in ditta questo messaggio: inutile spedire scarpe , qui tutti vanno scalzi. Il secondo scrisse: richiedo spedizione immediata di due milioni di paia di scarpe, tutti qui vanno scalzi. La storiella mirava ad esaltare l’intuito imprenditoriale aggressivo, criticando la filosofia prevalente all’epoca secondo cui il commercio rispondeva ai bisogni esistenti e l’offerta seguiva l’andamento della domanda. Nel giro di qualche decennio la filosofia imprenditoriale si è completamente capovolta. Gli agenti di commercio che la pensano come il primo rappresentante sono rarissimi, se ancora esistono. La filosofia imprenditoriale vigente ribadisce che il commercio ha l’obiettivo di impedire che si soddisfino i bisogni, deve creare altri bisogni che esigano di essere soddisfatti e identifica il compito dell’offerta col creare domanda. Questa tesi si applica a qualsiasi prodotto, venga esso dalle fabbriche o dalle società finanziarie. La suddetta filosofia imprenditoriale si applica anche ai prestiti: l’offerta di un prestito deve creare e ingigantire il bisogno di indebitarsi.

L’introduzione delle carte di credito è stata un segno premonitore. Le carte di credito erano state lanciate sul mercato con uno slogan rivelatore e straordinariamente seducente: «Perché aspettare per avere quello che vuoi?». Desideri una cosa ma non hai guadagnato abbastanza per pagarla? Beh, ai vecchi tempi, ora fortunatamente andati, si doveva procrastinare l’appagamento dei propri desideri: stringere la cinghia, negarsi altri diletti, essere prudenti e parchi nelle spese e depositare il denaro così racimolato su un libretto di risparmio nella speranza di riuscire, con la cura e la pazienza necessarie, ad accumularne abbastanza per poter realizzare i propri sogni. Grazie a Dio e al buon cuore delle banche non è più così! Con la carta di credito si può invertire l’ordine: prendi subito, paghi dopo. La carta di credito rende liberi di appagare i desideri a propria discrezione: avere le cose nel momento in cui le vuoi, non quando te le sei guadagnate e te le puoi permettere.

Questa era la promessa, ma sotto c’era anche una nota in caratteri minuscoli, difficile da decifrare anche se facile da intuire in un momento di riflessione: quel perenne “dopo” ad un certo punto si trasformerà in “subito” e bisognerà ripagare il prestito. Il pagamento dei prestiti contratti per non aspettare e soddisfare subito i vecchi desideri, renderà difficilissimo soddisfarne di nuovi? Non pensare al “dopo”, significò , come sempre, guai in vista. Si può smettere di pensare al futuro solo a proprio rischio e pericolo. Sicuramente il conto sarà salato. Più presto che tardi arriva la consapevolezza che allo sgradevole differimento dell’appagamento si è sostituito un breve differimento della vera terribile punizione per l’essere stati precipitosi. Ci si può togliere uno sfizio quando si vuole, ma anticipare il diletto non lo renderà più abbordabile? In ultima analisi, sarà differita solo la presa di coscienza della triste realtà.

Per quanto nociva e dolorosa, questa non è l’unica nota in caratteri minuscoli sotto la promessa del «prendi subito, paga dopo». Per evitare di limitare ad un solo prestatore il profitto derivante dalle carte di credito e dai prestiti facili, il debito contratto doveva essere (e così è stato) trasformato in un bene che procuri profitto permanente. Non riesci a ripagare il tuo debito? Non preoccuparti: a differenza degli avidi prestatori di denaro vecchio stile, ansiosi di veder ripagate le somme prestate entro termini ben precisi e non differibili, noi prestatori di denaro moderni e disponibili non ti chiediamo indietro i nostri soldi, bensì ci offriamo di prestartene altri per pagare il vecchio debito e avere un po’ di disponibilità (cioè di debito) in più per toglierti nuovi sfizi. Siamo le banche che dicono “sì”, le banche disponibili, le banche col sorriso, come diceva una delle pubblicità più geniali.

Quello che nessuno spot diceva apertamente, lasciando la verità ai cupi presagi del debitore, era che le banche prestatrici in realtà non volevano che i debitori pagassero i debiti. Se lo avessero fatto entro i termini non sarebbero stati più in debito, ma sono proprio i loro debiti (il relativo interesse mensile) che i moderni, disponibili (e geniali) prestatori di denaro hanno deciso, con successo, di riciclare come fonte prima del loro profitto costante, assicurato (e si spera garantito). I clienti che restituiscono puntualmente il denaro preso in prestito sono l’incubo dei prestatori. Le persone che si rifiutano di spendere denaro che non abbiano già guadagnato e si astengono dal prenderlo in prestito, non sono di alcuna utilità ai prestatori ? perché sono quelli che (spinti dalla prudenza o da un senso antiquato dell’onore) si affrettano a ripagare i propri debiti alle scadenze. Una delle maggiori società di carte di credito presenti in Gran Bretagna ha suscitato pubbliche proteste (che certo avranno vita breve) nel momento in cui ha scoperto il suo gioco rifiutando il rinnovo delle carte ai clienti che pagavano ogni mese il loro intero debito, senza quindi incorrere in sanzioni finanziarie.

L’odierna stretta creditizia non è risultato del fallimento delle banche. Al contrario, è il frutto del tutto prevedibile, anche se nel complesso inatteso, del loro straordinario successo: successo nel trasformare una enorme maggioranza di uomini e donne, vecchi e giovani, in una genìa di debitori. Perenni debitori, perché si è fatto sì che lo status di debitore si auto-perpetui e si continuino a offrire nuovi debiti come unico modo realistico per salvarsi da quelli già contratti. Entrare in questa condizione, ultimamente, è diventato facile quanto mai prima nella storia dell’uomo: uscirne non è mai stato così difficile. Tutti coloro che erano nelle condizioni di ricevere un prestito, e milioni di altri che non potevano e non dovevano essere allettati a chiederlo, sono già stati ammaliati e sedotti a indebitarsi. E proprio come la scomparsa di chi va a piedi nudi è un guaio per l’industria calzaturiera, così la scomparsa delle persone senza debiti è un disastro per l’industria dei prestiti. Quanto predetto da Rosa Luxemburg si è nuovamente avverato: comportandosi come un serpente che si mangia la coda il capitalismo è nuovamente arrivato pericolosamente vicino al suicidio involontario, riuscendo ad esaurire la scorta di nuove terre vergini da sfruttare?

Negli Usa il debito medio delle famiglie è cresciuto negli ultimi otto anni ? anni di apparente prosperità senza precedenti- del 22 per cento. L’ammontare totale dei prestiti su carta di credito non pagati è cresciuto del 15%. E , cosa forse più minacciosa, il debito complessivo degli studenti universitari, la futura élite politica, economica e spirituale della nazione, è raddoppiato. L’insegnamento dell’arte di “vivere indebitati”, per sempre, è ormai inserito nei programmi scolastici nazionali? Si è arrivati a una situazione molto simile in Gran Bretagna. Il resto dei Paesi europei segue a non grande distacco. Il pianeta bancario è a corto di terre vergini avendo già sconsideratamente dedicato allo sfruttamento vaste estensioni di terreno sterile.

La reazione finora, per quanto possa apparire imponente e addirittura rivoluzionaria per come emerge dai titoli dei media e dalle dichiarazioni dei politici, è stata la solita : il tentativo di ricapitalizzare i prestatori di denaro e di rendere i loro debitori nuovamente in grado di ricevere credito, così il business di prestare e prendere in prestito, dell’indebitarsi e mantenersi indebitato, potrebbe tornare alla “normalità”. Il welfare state per i ricchi (che a differenza del suo omonimo per i poveri non è mai stato messo fuori servizio) è stato riportato in vetrina dopo essere stato temporaneamente relegato nel retrobottega per evitare invidiosi paragoni. Lo Stato ha nuovamente flesso in pubblico muscoli a lungo rimasti inattivi, stavolta al fine di proseguire il gioco che rende questo esercizio ingrato ma, abominevole a dirsi, inevitabile; un gioco che stranamente non sopporta che lo Stato fletta i muscoli, ma non può sopravvivere senza.

Quello che si dimentica allegramente (e stoltamente) in quest’occasione è che l’uomo soffre a seconda di come vive. Le radici del dolore oggi lamentato, al pari delle radici di ogni male sociale, sono profondamente insite nel nostro modo di vivere: dipendono dalla nostra abitudine accuratamente coltivata e ormai profondamente radicata di ricorrere al credito al consumo ogni volta che si affronta un problema o si deve superare una difficoltà. Vivere a credito dà dipendenza come poche altre droghe, e decenni di abbondante disponibilità di una droga non possono che portare a uno shock e a un trauma quando la disponibilità cessa. Oggi ci viene proposta una via d’uscita apparentemente semplice dallo shock che affligge sia i tossicodipendenti che gli spacciatori: riprendere (con auspicabile regolarità) la fornitura di droga.

Andare alle radici del problema non significa risolverlo all’istante. È però l’unica soluzione che possa rivelarsi adeguata all’enormità del problema e a sopravvivere alle intense, seppur relativamente brevi , sofferenze delle crisi di astinenza.
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(Traduzione di Emilia Benghi)

fonte: http://eddyburg.it/article/view/11993/

CRISI – Taglio mondiale dei tassi, ma i mercati crollano ancora

crisi subprime, operatore della Borsa di Roma, foto Epa

Roma
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Un’azione coordinata mai tentata prima da tutte le banche centrali per risollevare i mercati finanziari con un taglio generalizzato dei tassi di interesse. E la risposta è uno sbandamento vistoso, come sul ponte di una nave investita dalla tempesta. Su, giù, ancora su. A cominciare dalla piccola e sensibile piazza di Milano per finire con Wall Street che ha aperto nel primo pomeriggio in netto calo per poi attaccarsi alla risalita del Dow Jones, l’indice industriale. Un’ondata di così vaste proporzioni che fa pensare a un mostruoso intervento della speculazione, roba da veliero fantasma.

La manovra dei banchieri centrali è stata annunciata in contemporanea, con un getto unico di comunicati stampa alle agenzie di tutto il mondo, dalla Fed americana alla Banca di Svezia a quella di Cina. Un’azione coordinata senza precedenti, se non subito dopo l’11 settembre. Soloil Giappone non ha effettuato ritocchi ma solo perché i tassi sono già ad appena mezzo punto percentuale.

La Bce ha annunciato di aver tagliato il tasso di rifinanziamento al 3,75% dal precedente 4,25%, mentre la Federal Reserve ha fatto scendere il target sui fed fund all’1,5% dal 2%e il tasso di sconto, sempre di mezzo punto, all’1,75%. La riduzione da mezzo punto dei tassi è stata dichiarata anche dalla Banca d’Inghilterra, oltre che dalle Banche centrali di Cina e Svezia.

La risposta della City di Londra per prima e poi di tutte le altre piazze europee sembra inizialmente positiva. Ma è solo una boccata d’ossigeno prima di tornare in una situazione di generale asfissia. A invertire la breve ondata rialzista per prima è proprio la Borsa di Milano, dove il Mibtel perde subito in proporzioni maggiori degli altri principali indici europei e termina a -5,7. Le altre borse europee finiscono anche loro tutte totalizzando pesanti perdite: Amsterdam -7,6, Parigi -6, Londra -4,9, Madrid -5,3, Francoforte -5,9, Zurigo -5,5.

La crisi è sbarcata in Italia e in Gran Bretagna, con una rapidità impressionante rispetto alle previsioni solo di ieri del Fondo monetario Internazionale. Tanto che già ieri il presidente americano Bush aveva chiamato proprio Berlusconi e Gordon Brown oltre al presidente di turno della Ue Sarkozy per sollecitare una riunione straordinaria del G8 sulla crisi in corso. In serata mercoledì a Palazzo Chigi ci sarà una seduta straordinaria del Consiglio dei Ministri mentre l’opposizione chiede al governo di riferire in Parlamento.

In Inghilterra il ciclone è già arrivato in pieno. Otto banche dovranno essere parzialmente nazionalizzate.

La Bank of England renderà disponibile per il sistema bancario liquidità per almeno 200 miliardi di sterline. Il governo britannico ha deciso di varare senza più indugi un piano «globale» per il salvataggio delle banche del Regno Unito in grave crisi di liquidità. Il cancelliere allo Scacchiere Alistair Darling illustra il piano di salvataggio annunciato dopo il vertice a Downing Street tra il premier Brown, Darling e il governatore della Banca d’Inghilterra, Mervyn King. In cambio il governo riceverà azioni privilegiate in quegli stessi istituti finanziari. Il piano da 50 miliardi di sterline varato dal governo inglese mira a sostenere, attraverso una parziale nazionalizzazione, otto banche particolarmente colpite dalla crisi. Si tratta di Abbey (che appartiene alla spagnola Santander), Barclays, Hbos, Hsbc, Lloyds TSB, Nationwide Building Society (il più grande istituto non quotato in Borsa del Regno Unito), Royal Bank of Scotland e Standard Chartered.

Ma nonostante il piano di salvataggio e il taglio del tasso inglese, il premier Gordon Brown sollecita la convocazione a breve del vertice dei leader mondiali, il G8, martedì della prossima settimana. Mentre si intensificano le telefonate quotidiane tra una sponda e l’altra dell’Altlantico e tra gli stessi leader europei con le economie più in bilico, Italia compresa.

Dopo la seconda seduta negativa seguita al “lunedì nero” a Wall Street, le borse asiatiche sprofondano nel panico. A Tokyo l’indice Nikkei ha perso mercoledì mattina quasi il 10 per cento: il calo più pesante di tutti i tempi. A pochi minuti dalla chiusura il listino di riferimento del mercato giapponese lasciava sul terreno 996,09 punti – pari al 9,81 per cento – ben sotto la soglia psicologica dei diecimila punti. Neppure all’indomani degli attacchi dell’11 settembre era stato registrato un calo così brusco.

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Pubblicato il: 08.10.08
Modificato il: 08.10.08 alle ore 18.19

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=79729

Allarme di Catricalà: «Antitrust allo stremo. Mi tagliano i fondi, forse do fastidio»

Antonio Catricalà (foto LaPresse) ROMA (8 ottobre) – L’Antitrust è «allo stremo» per il taglio dei fondi previsto in Finanziaria. Lo ha denunciato il presidente dell’Autorità Antonio Catricalà spiegando che lo stanziamento pubblico viene ridotto in Finanziaria da 22 a 14 milioni di euro: «Capisco di dare fastidio, ma aspettate un attimo, quando sono meno forte, non ora che ho aperte le inchieste sulle banche e sui grandi monopolisti e la gente se ne accorge», ha detto. Catricalà ha evidenziato il ruolo essenziale dell’Autorità Antitrust nella tutela dei consumatori, sottolineando l’aumento dell’attività del garante: «La nuova normativa sulle pratiche commerciali scorrette ha allargato in modo considerevole il nostro campo d’azione. Da quando è entrata in vigore, cioè nel settembre 2007, abbiamo chiuso 163 casi e stiamo portando a conclusione altri 121 procedimenti. Complessivamente abbiamo comminato sanzioni per 21 milioni e mezzo di euro. Nel 2007, con la vecchia legge sulla pubblicità ingannevole, le sanzioni erano state pari a 5,1 milioni».

L’incremento dunque è stato significativo, ma a fronte di questa crescita gli stanziamenti sono stati tagliati: «Dal nostro call center sono arrivate 8 mila pratiche vive: 4 mila sono state già esaminate, ne restano da trattare altre 4 mila, ma con lo stanziamento passato da 22 a 14 milioni dovrò mandare a casa tutti quelli che lavorano nella tutela dei consumatori, chiudere il call center e non far fare più straordinari. Non si faranno più multe e tagliando a me pochi milioni il danno per l’erario sarà di 50 milioni di euro».

Catricalà ha quindi insistito sul fatto che anche nei momenti di crisi, come quello attuale, la concorrenza e la tutela dei consumatori devono rimanere punti di riferimento essenziali e l’Antitrust «deve essere potenziato, o quanto meno ricevere i finanziamenti per pagare gli stipendi ai funzionari. Se dobbiamo potenziare qualcosa – ha concluso – sono le Autorità, non le protezioni o i poteri dei monopolisti. Bisogna mantenere alta la guardia, non mi lasciate solo».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=32448&sez=HOME_ECONOMIA

Dubbi Ue sui docenti di religione: “Assunti per fede, l’Italia spieghi”

IL CASO/La Commissione di Bruxelles accoglie un esposto che ritiene violato il principio di uguaglianza dei cittadini

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di ALBERTO D’ARGENIO

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Dubbi Ue sui docenti di religione "Assunti per fede, l'Italia spieghi"Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini

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BRUXELLES – In Italia per diventare insegnante di religione, anche in una scuola pubblica, bisogna ottenere il via libera del vescovo. Una prassi in vigore dai Patti lateranensi del 1929 ma entrata in collisione con le regole europee che vietano qualsiasi forma di discriminazione in ragione del credo religioso di un lavoratore. E per vederci chiaro Bruxelles ha aperto un dossier e inviato una richiesta di informazioni al governo Berlusconi.

Il caso nasce da una denuncia alla Commissione europea promossa dal deputato radicale Maurizio Turco, dall’avvocato Alessandro Nucara e dal fiscalista Carlo Pontesilli. Le accuse del pool radicale sono molto precise e si fondano sulle regole cardine dell’Unione europea. Afferma infatti la direttiva comunitaria del 2000 contro la discriminazione che un lavoratore non può essere discriminato per ragioni “fondate sulla religione”.

Ma c’è di più, visto che la parità di trattamento a prescindere dalla confessione è garantita anche dalla Dichiarazione universale dell’Onu, richiamata dal Trattato di Maastricht, e dalla Convenzione europea sui diritti dell’uomo. E, a quanto sembra, la regola in vigore da ottant’anni e confermata nel 1985 in seguito al rinnovo dei Patti firmato da Bettino Craxi va in un’altra direzione.

L’avallo vescovile, è la tesi radicale, rappresenta infatti una violazione delle regole comunitarie. A non andare è soprattutto la diversità di trattamento tra i professori di religione e quelli delle altre materie: chi vuole insegnare, infatti, deve svolgere un corso di abilitazione di due anni e poi sperare di diventare precario, prima tappa della sua incerta carriera. Chi insegna religione, sottolinea la denuncia recapitata a Bruxelles, invece deve solo ottenere la nomina vescovile (fatti salvi alcuni requisiti professionali) godendo dunque di un trattamento privilegiato vietato dalla Ue. E se anche i corsi sono stati per ora sospesi dal ministro Gelmini, la disparità resta, perché va da sé che un ateo o un non cattolico non può diventare docente di religione, con palese discriminazione rispetto a chi è credente.

Ma non finisce qui, visto che c’è anche una disparità di trattamento retributivo tra i circa 23 mila insegnanti di religione e gli altri, con i primi che prendono più soldi dei secondi. Prassi bocciata a luglio dalla giustizia italiana, che ha condannato il ministero dell’Istruzione a parificare lo stipendio di un professore che ha fatto ricorso aprendo la strada a nuove singole denunce (in Italia non esiste il ricorso collettivo). Argomentazioni che hanno fatto breccia a Bruxelles, con la direzione generale Affari sociali e pari opportunità della Commissione europea che a cavallo dell’estate ha chiesto una serie di informazioni al governo riservandosi di decidere sul caso solo quando avrà letto la risposta, attesa a breve.

Insomma, non si tratta ancora di una procedura formale contro l’Italia, ma l’invio di un questionario significa che la Ue nutre seri dubbi sulla legalità della nostra legge. Esattamente come avvenuto nel 2007, quando Bruxelles ha chiesto una serie di informazioni sui colossali sgravi fiscali accordati alla Chiesa. Un dossier, questo, ancora al vaglio della Commissione che, secondo diversi interlocutori, prende tempo viste le ingombranti pressioni politiche che spingono per un’archiviazione.
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8 ottobre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/prof-religione/prof-religione/prof-religione.html?rss

Le Borse europee affondano / In serata Consiglio dei Ministri straordinario

https://i0.wp.com/media.economist.com/images/20080322/1208LD1.jpgImage by ‘The Economist’

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Dopo il tonfo di Wall Street, Tokyo – 9,38%, peggior calo di sempre

Arrivano a toccare perdite dell’8-9% in mattinata, poi recuperano qualche punto. Mosca sospesa fino a venerdì

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MILANO – Mercati finanziari europei in caduta libera nonostante la diffusione del piano di salvataggio britannico delle banche (annunciato pochi minuti prima dell’apertura delle Borse). Ha pesato il tonfo dell’Asia e il crollo di martedì di Wall Street (-5,22%). In mattinata i mercati continentali sono arrivati a perdere anche l’8-9% (con punte del 10%), poi hanno recuperato un po’ per assestarsi su perdite del 5-6%.

PIAZZA AFFFARI – Raffica di sospensioni in avvio di seduta in Piazza Affari, poi il Mibtel è sceso ulteriorimente sino a -7%, per recuperare in parte a -5,26%, comunque ai minimi da aprile 2003. Banche e assicurazioni continuano a essere i settori più penalizzati, in calo rispettivamente del 5,28% e del 6% precedute solo dagli energetici (-7%). Pesante l’auto (-3%) e i media (-4,16%): Mediaset (-5,22%) è ai minimi dal 1997. UniCredit cede il 10,5%, l’amministratore delegato Alessandro Profumo ha dichiarato che nel 2008 la banca «si concentrerà ancora di più sul taglio dei costi per contrastare la frenata dei ricavi» e ha confessato che «ritornando a un anno fa non avrei usato il capitale in eccesso che avevo per acquisizioni al picco del ciclo». Oltre ai 300 esuberi già annunciati da UniCredit lo scorso giugno, taglierà nel 2009 altri 700 posti di lavoro.

EUROPA – Caduta libera anche negli altri mercati europei, che prima affondano sino a sfiorare il -10%, poi recuperano in parte assestandosi su perdite dell’ordine del 5-6%. Francoforte ha toccato i minimi da settembre 2005, Parigi da dicembre 2003. Sospensioni parziali delle Borse di Praga e Bucarest. Mosca ha sospeso le contrattazioni per eccesso di ribasso: l’indice Micex, che tratta in rubli, resterà chiuso sino a venerdì.

ASIA – La discesa della Borsa di Tokyo è stata inarrestabile. L’indice Nikkei ha chiuso a -9,38%, il calo più pesante di tutti i tempi, ben sotto la soglia psicologica dei 10 mila punti. Neppure all’indomani degli attacchi dell’11 settembre 2001 era stato registrato un calo così brusco. Le altre principali piazze dell’Asia hanno seguito la stessa tendenza: Shanghai -3%, Hong Kong -5,2 (la Banca centrale ha tagliati i tassi di un punto al 2,5%), Mumbay -4,3%, Seul -5,8%, Taiwan -5,8%, Singapore -5,5%, Qatar -8,13%, Bangkok -8,37%.

MUTUI – Continuano a volare le rate dei mutui: i tassi interbancari toccano i nuovi massimi sulla scia dei timori per la crisi finanziaria. L’Euribor a tre mesi vola al 5,393%, nuovo massimo dal 1994.

EURO IN CALO SUL DOLLARO – Euro in calo nei primi scambi della mattinata sui mercati valutari europei. La moneta unica passa di mano a 1,3548 dollari (contro 1,3609 di martedì sera a New York) e a 134,64 yen (ai minimi degli ultimi tre anni).

PETROLIO – Forte calo anche del petrolio a 86,18 dollari al barile, in discesa di quasi 4 dollari.

ORO – Sale decisamente invece il prezzo dell’oro, quotato a Londra 911,35 dollari l’oncia, in crescita addirittura di quasi 25 dollari (+2,8%) rispetto alla chiusura di New York di martedì sera. Il prezzo dell’argento è in crescita del 5%. L’oro ha guadagnato circa il 25% in meno di un mese.

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08 ottobre 2008

fonte: http://www.corriere.it/economia/08_ottobre_08/tokyo_crollo_borsa_3a548072-9500-11dd-a444-00144f02aabc.shtml

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Il governo e la crisi: in serata CdM straordinario per piano stabilità banche

a Palazzo Chigi l’esame del decreto legge

Il varo «a seguito della riunione Ecofin di lunedì e martedì e in coordinamento con altri governi europei»

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ROMA – Il governo stringe sulle misure per fronteggiare la crisi dei mercati. Alle 20 di oggi è convocato il Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi per l’esame del decreto legge su «misure urgenti per garantire la stabilità delle banche e del risparmio».

I PROVVEDIMENTI – «A seguito della riunione Ecofin di lunedì e martedì e in coordinamento con altri governi europei, il Consiglio dei ministri adotterà i provvedimenti necessari per garantire la stabilità delle banche e del risparmio» si legge in una nota della presidenza del Consiglio dei ministri.

BERLUSCONI-TREMONTI – La decisione di convocare il CdM è stata presa dal premier Silvio Berlusconi in un incontro avuto stamane a palazzo Grazioli con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Il faccia a faccia tra i due è terminato poco prima di mezzogiorno. Tremonti ha lasciato via del Plebiscito senza fare dichiarazioni. All’incontro, secondo l’Adnkronos, era presente anche il responsabile della Farnesina Franco Frattini.

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08 ottobre 2008

fonte: http://www.corriere.it/politica/08_ottobre_08/cdm_misure_stabilita_banche_7676b58a-951d-11dd-a444-00144f02aabc.shtml

Radio Padania Libera: è in onda la xenofobia

di Daniele Sensi

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Radio Padania Libera
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Parole ambigue quelle pronunciate dal segretario provinciale della Lega Nord di Parma, Roberto Corradi, intervenuto su Radio Padania Libera per commentare la brutta vicenda che ha coinvolto Emmanuel Bonsu, il giovane ghanese che ha denunciato di essere stato malmenato e insultato da alcuni vigili urbani parmensi. «Se le cose si sono svolte così come ha raccontato il ragazzo si tratterebbe di fatti gravissimi», ha dichiarato Corradi, che però ha aggiunto: «A fronte di una sempre maggior insofferenza dei cittadini italiani per la presenza, sul nostro territorio, di stranieri irregolari il cui comportamento, quando va bene, si pone al limite della legalità, le forze dell’ordine hanno il dovere di agire in modo anche deciso, scegliendo ovviamente il bersaglio giusto». Affermazione che non solo rischia di farsi parziale giustificazione di eventuali tentazioni da giustizia sommaria, ma che pure tende a legittimare un uso della forza, da parte degli organi di polizia, in deroga ai princìpi della legalità, qualora si abbia a che fare con il “bersaglio giusto”, appunto.
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L’ambiguità sugli allarmanti episodi di razzismo di questi giorni sembra essere la regola a Radio Padania. I vari conduttori che si alternano nel palinsesto respingono in continuazione le accuse loro mosse di giocare con la paura e con i rigurgiti xenofobi: «Noi non ce l’abbiamo con gli immigrati in quanto tali; ce l’abbiamo con chi viene qui per delinquere, non con quelli che lavorano», è il solito ritornello. Poi però viene mandato in onda, ogni venerdì, un invito al «boicottaggio permanente delle attività commerciali gestite da immigrati» (non sono lavoratori, questi?). Per non parlare della lettura in diretta di alcuni messaggi molto xenofobi lasciati dagli ascoltatori sul sito della Radio. Lo fa Pierluigi Pellegrin, ad esempio, animatore di punta della programmazione pomeridiana dell’emittente leghista, giornalista che sempre invita a non lasciare messaggi «offensivi o indecenti, altrimenti non li leggo», ma che non reputa abbastanza indecoroso rilanciare nell’etere l’appello di un simpatizzante a «difenderci dall’invasione dei vari negozi cinesi e dei vari uomini marrone scuro che infestano le nostre spiagge e i nostri parcheggi, facendo loro attorno terra bruciata e rompendo loro i coglioni».
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Ed è proprio sul forum di Radio Padania Libera che in queste ore la base leghista si sta confrontando sull’immigrazione e razzismo. “Longobardia min” (utente iscritto dal 2006) non ha dubbi: «L’invasore, 99 volte su cento, non è mai stato cacciato con metodi gandhiani, ma con la battaglia. Dobbiamo quindi essere pronti a prendere la palla al balzo e rispondere». Gli fa eco “The Collector” (anche lui iscritto dal 2006): «Cominciate con l’armarvi, rispettando le leggi, per carità, perché comunque milioni di fucili censiti in Padania un qualche effetto lo avrebbero sulla politica». Metodi ancor più sbrigativi auspica invece “Spalton”: «I clandestini vanno buttati a mare come i desaparecidos cileni, perché mandarli a casa costa troppo». Per il Partito democratico e per chi “difende i neri”, invece, c’è l’accusa di «collaborazionismo» e, da parte di “Luigi”, l’invocazione di «diversi piazzali Loreto», senza i quali «non si combina niente». Anche i nuovi iscritti paiono fremere dalla voglia di partecipare al costruttivo dibattito. Tra loro spicca “Finn Mc’Coll”, che, forse riferendosi alla strage di Castel Volturno dello scorso 18 settembre (e facendo una certa confusione geografica), si chiede quale differenza ci sia tra «negri e napoletani, dal momento che sia gli uni che gli altri puzzano di merda». Osservazione cui un utente più anziano consiglia maggior moderazione nei toni, ma mica per altro: «altrimenti rischi di essere bannato».

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Pubblicato il: 08.10.08
Modificato il: 08.10.08 alle ore 11.18

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=79735