L’insensatezza della libertà per Francesca Mambro

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di MARIO ADINOLFI

08/10/2008

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Ho letto un articolo in cui si diceva: “Voglio vedere chi avrà il diritto di gridare all’oltraggio per la libertà concessa a Francesca Mambro”.
Se permettete, grido io.

Io non lo so come sia persino giuridicamente possibile, visto che i condannati per strage perdono il diritto a tutti i benefici di legge e visto che Francesca Mambro è stata condannata con sentenza passata in giudicato per il più orribile, vile e sanguinoso attentato della storia italiana. Fatto sta che la condannata ormai è completamente libera, oggi con la condizionata, dal 2013 in via assoluta e definitiva (comico il commento del suo avvocato: “La Mambro esce dal carcere a tutti gli effetti con la spada di Damocle che nei prossimi cinque anni non potrà fallire altrimenti perderà questo beneficio”. Poverina, lei e la sua spada di Damocle).

A inizio settimana partecipavo ad Omnibus qui su la7 e all’uscita due fini intellettuali, che proclamano l’amicizia-con-la-terrorista che in società fa tanto chic, cinguettavano: “Povera Francesca, lei vorrebbe uscire la sera…”. Ingiustizia sanata. Io ho gettato lì un commento che non sono stato capace di trattenere e la più grossa dei due fini intellettuali ha sibilato rabbia.

Sì, perché in questo vergognoso paese ormai la melma ci sommerge e allora il percorso di Francesca Mambro diventa il simbolo perfetto del fatto di quanto bene e male siano concetti ormai inutili, soppiantati dalle più hobbesiane la forza e la debolezza. Mambro e i suoi amici del giro buono sono forti e vincono, chi è morto per mano sua è debole e perde. Francesca Mambro ha avviato questo percorso con il primo governo Berlusconi, facendo uscire sul Corriere della Sera un’intervista agghiacciante e rivendicativa nei confronti degli amici missini: “Loro al governo, noi all’ergastolo“. E’ trascorso poco e la situazione è stata sanata. Loro di nuovo al governo, lei libera. E con il plauso generale della comunità di intellettuali che vogliono provare il brivido dell’amicizia con chi ha ucciso.

A noi cittadini comuni resta il senso della fine del senso, con la nostra capacità persino di indignazione ormai indebolita, i forti sono loro, davanti alla vergogna italiana è il trionfo dei senza vergogna.

Questi gli omicidi per i quali, strage di Bologna a parte (85 morti, 200 feriti), Francesca Mambro è stata condannata a nove ergastoli.

28 maggio 1980. Partecipa all’attentato compiuto davanti al liceo romano Giulio Cesare in cui viene assalita la pattuglia di vigilanza e ucciso l’appuntato di polizia Francesco Evangelista (detto “Serpico”), e ferito il suo collega Giuseppe Manfreda. Per aver ucciso Francesco Evangelista, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

23 giugno 1980. Su ordine di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, Gilberto Cavallini uccide a Roma il sostituto procuratore Mario Amato. Il magistrato, 36 anni, è appena uscito di casa; da due anni conduce le principali inchiesta sui movimenti eversivi di destra. Amato aveva annunciato che le sue indagini lo stavano portando “alla visione di una verità d’assieme, coinvolgente responsabilità ben più gravi di quelle stesse degli esecutori degli atti criminosi”. Mambro e Fioravanti la sera dell’omicidio festeggiano ad ostriche e champagne. Per essere la mandante dell’omicidio di Mario Amato, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

9 settembre 1980. Mambro e Fioravanti con Soderini e Cristiano Fioravanti, uccidono Francesco Mangiameli, dirigente di Terza Posizione in Sicilia e testimone scomodo in merito alla strage di Bologna. Per aver ucciso Francesco Mangiameli, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

5 febbraio 1981. Mambro e Fioravanti tendono un agguato a due carabinieri: Enea Codotto, 25 anni e Luigi Maronese, 23 anni. Dagli atti del processo è emerso che durante l’imboscata Fioravanti ha fatto finta di arrendersi. Poi ha gridato alla Mambro, nascosta dietro un’auto, “Spara, spara!”. Per aver ucciso Enea Codotto e Luigi Maronese, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

30 settembre 1981. Viene ucciso il ventitreenne Marco Pizzari, estremista di destra e intimo amico di Luigi Ciavardini, poiché ritenuto un “infame delatore”. Del commando omicida fa parte Mambro. Per aver ucciso Marco Pizzari, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

31 luglio 1981. Nell’ambito del regolamento di conti all’interno della destra eversiva, viene ucciso Giuseppe De Luca. Per aver ucciso Giuseppe De Luca, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

21 ottobre 1981. Alcuni Nar, tra cui Mambro, tendono un agguato, a Roma, al capitano della Digos Francesco Straullu e all’agente Ciriaco Di Roma. I due vengono massacrati. L’efferatezza del crimine è racchiusa nelle parole del medico legale: “La morte di Straullu è stata causata dallo sfracellamento del capo e del massiccio facciale con spappolamento dell’encefalo; quello di Di Roma per la ferita a carico del capo con frattura del cranio e lesioni al cervello”. Il capitano Straullu, 26 anni, aveva lavorato con grande impegno per smascherare i soldati dell’eversione nera. Nel 1981 ne aveva fatti arrestare 56. La mattina dell’agguato non aveva la solita auto blindata, in riparazione da due giorni. Per aver ucciso Francesco Straullu e Ciriaco Di Roma, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

5 marzo 1982. Durante una rapina a Roma, Mambro uccide Alessandro Caravillani, 17 anni. Il ragazzo stava recandosi a scuola e passava di lì per caso. Mambro sostiene che Caravillani sia stato ucciso da un proiettile di rimbalzo. Per aver ucciso Alessandro Caravillani, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo.

Per la strage di Bologna, Francesca Mambro è condannata all’ergastolo. Ha subito altre condanne per complessivi 84 anni e otto mesi per i reati di: furto e rapina (una ventina in tutto), detenzione illegale di armi, violazione di domicilio, sequestro di persona, ricettazione, falso, associazione sovversiva, violenza privata, resistenza e oltraggio, attentato per finalità terroristiche, occultamento di atti, danneggiamento, contraffazione impronte.

Nel 1994 Francesca Mambro
concede l’intervista intitolata “Loro al governo, noi all’ergastolo”. Dal 1998  potevate incontrare Francesca Mambro libera per le strade di Roma, lavora presso “Nessuno tocchi Caino” insieme al marito e collega d’imprese Giusva Fioravanti, in regime di semi-libertà. Da dieci anni già non vive più in carcere: ha ucciso 96 persone, ne ha ferite centinaia e non c’è nessun italiano nella storia del nostro paese che abbia ucciso quanto lei.

La libertà definitiva per Francesca Mambro, che per aver ucciso 96 persone è stata in carcere 16 anni, arriverà nel 2013: giusto compimento della legislatura, mi verrebbe da dire.

Qualcuno deve spiegarmi come questo sia possibile. Ma la melma sale, tutto è indifferente, giusto e ingiusto sono aggettivi inutili e allora che Mambro sia libera, che gli intellettuali cinguettino, tanto chi è morto per mano sua a 17, 23, 36 anni è già stato dimenticato, chi è morto bambino in una sala d’aspetto della stazione di Bologna, non può parlare. Vince sempre chi è più forte e “giustizia” in questo paese è una parola senza senso.

Il simbolo di questa insensatezza è la libertà di Francesca Mambro.

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fonte:  http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=MARIO_ADINOLFI_-_Idee_5&id=2794

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Roma, 13:03

MAMBRO: BUONANNO(LEGA), LAVORI FORZATI ALTRO CHE LIBERTA’

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“E’ una vergogna che una persona con il passato di Francesca Mambro possa ottenere la liberta’ condizionale. Al contrario, meriterebbe di essere destinata ai lavori forzati”. Lo afferma l’esponente della Lega Nord, Gianluca Buonanno, commentando il provvedimento preso dal tribunale di sorveglianza di Roma. “Per una decisione del genere – conclude Buonanno – dove fra l’altro terminati i cinque anni e in assenza di infrazioni la pena si riterra’ estinta, penso non ci possa essere altro termine che indignazione. Provo personalmente vergogna per tutte le vittime del terrorismo che ancora attendono risposte”.

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08 ottobre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/MAMBRO-BUONANNO(LEGA)-LAVORI-FORZATI-ALTRO-CHE-LIBERTA/news-dettaglio/3348272

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Cofferati: “Mambro, ma quale pentimento?”

Il sindaco di Bologna non coglie segni di ravvedimento nel comportamento dell’ex terrorista nera e non capisce le ragioni del suo ritorno in libertà

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BOLOGNA, 8 OTT – “In questi anni non ho colto nessun segno di pentimento né di ravvedimento e come me immagino altre persone”. Questa la reazione del sindaco di Bologna Sergio Cofferati in seguito alla concessione della libertà condizionale fino al 2013 a Francesca Mambro, l’ex terrorista nera che con Valerio Fioravanti è stata condannata all’ergastolo per la strage alla stazione di Bologna. “Per cui – ha proseguito Cofferati – mi appare ancora più grande la distanza e la differenza tra lo stato delle cose e la decisione presa a vantaggio di una persona condannata a più ergastoli”. Da sindaco di Bologna, Cofferati si è detto “preoccupato di tutto ciò che questa decisione comporta nel rapporto tra una comunità ferita così drammaticamente e le persone condannate da tutti i livelli giudicanti”. “Ho il massimo rispetto per il lavoro dei giudici – ha spiegato – ma confesso di non aver capito in alcun modo le ragioni del provvedimento preso nei confronti di Francesca Mambro. Non c’é stata solo la strage di Bologna, lei e Fioravanti hanno condanne a più ergastoli per più omicidi commessi”.
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L’INIZIO DELLA DERIVA
Anche Giovanna Maggani Chelli, a nome dell’associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili (Firenze) del 1993, ha commentato la decisione presa dal Tribunale di sorveglianza di Roma, definendola “una vergogna”. “Esprimiamo tutta la solidarietà possibile alle vittime della strage del 2 Agosto 1980 – ha detto – e ci stringiamo con rabbia intorno a quanti continuano a sopportare soprusi dopo aver patito l’attentato terroristico. Del resto le premesse c’erano tutte, con lo spostamento di mafiosi del calibro di Gioachino Calabrò e molti altri uomini di Cosa Nostra, dal regime di detenzione di ’41 bis’ al carcere normale, dal quale si possono ancora dare ordini di morte, era inevitabile che iniziasse la deriva tanto agognata da uomini come Salvatore Riina e Bernardo Provenzano”.
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3 risposte a “L’insensatezza della libertà per Francesca Mambro”

  1. Franca dice :

    E’ decisamente difficile da capire e da accettare…

  2. stefano dice :

    CREDO CI SIA POCO DA COMMENTARE!
    SOLO UN PENSIERO FORTE E PIENO DI SOLIDALE VICINANZA ALLE FAMIGLIE DELLE VITTIME.
    SONO D’ACCORDO CON L’ANALISI SUGLI IMBECILLI CHE SI DEFINISNISCONO INTELLETTUALI.
    UN SALUTO

  3. matteo dice :

    Perchè non viene pubblicato il provvedimento di scarcerazione?

    Perchè ci si indigna ora se questa assassina e il suo degno compare sono liberi dal 1998.

    Davvero è solo e tutto farina di una destra restauratrice o gli imbecilli sono molto di più di quei due “fini intellettuali”.

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