Archive | ottobre 10, 2008

Revoca sciopero Vigili del Fuoco

Lo apprendo solo ora…

Revocato lo sciopero del 10 di ottobre, ma rilanciamo per quello del 17/10 di Federazione

Fiabe di seta, gioielli di tessuto

Roma: Lavoratori, ci è pervenuta una comunicazione da parte dalla Commissione di garanzia in cui si richiama all’attenzione della norma sulla rarefazione dello sciopero, e quindi sugli scioperi generali indetti precedentemente per il 17 ottobre 2008. A causa di ciò L’RdB/CUB, ha effettuato le procedure di annullamento dello sciopero indetto per il 10 di ottobre 2008.

Tuttavia dobbiamo rappresentare l’ottimo risultato raggiunto a favore di tutti capi reparto e capi squadra, poiché (noi) abbiamo ottenuto l’impegno scritto, non verbale, sulla mobilità di questi ultimi che avverrà prima delle feste natalizie, entro fine 2008.

La rinuncia dello sciopero, comunque, non blocca la nostra attività, in quanto rimangono ancora aperte tante problematiche a partire dalla finanziaria triennale, la quale assorbe tutti i diritti dei lavoratori e recupera, a scapito degli stessi, 40 mlrd.

Altro punto dolente è il decreto “brunetta”, che discrimina i lavoratori del Corpo rispetto altre categorie. Non ultimo problema è il contratto nazionale (posto che riteniamo auspicabili sostanziali modifiche alla parte normativa – 217/05), considerata la scarsità di risorse stanziate per i rinnovi contrattuali, e in quanto ad oggi non è ancora stato aperto il secondo biennio economico 2008/09.

Ribadiamo inoltre la necessità che questo Governo stanzi risorse aggiuntive.

Pertanto si conferma la revoca dello sciopero del 10 ottobre, tuttavia tutte le rivendicazioni sindacali del settore Vigili del Fuoco verranno comprese nello sciopero generale della RdB/CUB indetto per il 17 ottobre 2008.

NON PIEGHIAMOCI ALLE VOLONTÀ DEL GOVERNO!
ESPRIMIAMO IL NOSTRO DISAGIO CON IL CONFLITTO!
SCIOPERARE PER RESTITUIRE DIGNITÀ E POTERE D’ACQUISTO AI LAVORATORI.
SCIOPERARE CONTRO LA SOTTRAZIONE DEI NOSTRI DIRITTI, DELLA NOSTRA LIBERTÀ DI CITTADINI.
PER UNA VERA DEMOCRAZIA!
PARTECIPATE! PARTECIPATE! PARTECIPATE!


Antonio Jiritano

Fonte: ladysilvia

Annunci

Fondi Pensione Pubblico Impiego: ROBA DA MATTI!

Stanno per partire i Fondi Pensione per i dipendenti pubblici!

https://i2.wp.com/www.valeriafaraldi.it/images/fondi-pensione-blog.jpg

immagine tratta dal blog di Valeria Faraldi

Sembrerebbe una barzelletta, vista l’immane crisi finanziaria che sta travolgendo le borse di tutto il mondo e di cui non si vede fine, invece è realtà: domani CGIL CISL UIL, i sindacati autonomi firmatari dell’Accordo istitutivo dei fondi pensioni per il P.I., che solo la RdBCUB non ha sottoscritto, e l’ARAN si riuniranno per definire l’atto costitutivo presso un notaio dei Fondi Pensione “Sirio” (per ministeri, parastato, agenzie fiscali) e “Perseo” (per enti locali e sanità), primo passo per andare poi alla raccolta delle adesioni.

Ci vuole proprio un bel coraggio per procedere su questa strada in un momento in cui i Fondi Pensioni già avviati sono in perdita: Cometa e Fonchim, fondi dei metalmeccanici e dei chimici, hanno perso 7 milioni di Euro in obbligazioni della Lemhan Brothers, e quello dei ferrovieri si è salvato, rimettendoci di meno, solo perché a Luglio si era sbarazzato delle stesse obbligazioni!

Già nei primi mesi dell’anno, quando i mercati finanziari erano in una fase di bonaccia, i fondi avevano perso in media il 2,7%, quasi cinque punti in meno rispetto al + 2% reso dal TFR.

Gli esperti dicono che, si è vero, nel breve periodo il TFR rende di più ma nel lungo si rifanno!
In realtà i Fondi pensione hanno perso la sfida con il TFR sia nei primi mesi del 2008 che nel lungo periodo: fra il primo gennaio del 2000 e il 30 giugno del 2008 nessuno dei fondi maggiori ha battuto i rendimenti del TFR che ha fruttato il 27,7%.

I sostenitori della previdenza complementare invitano a non disperare a patto naturalmente che il lavoratore abbia un arco di tempo sufficientemente lungo, 30/40 anni, per implementare la sua pensione e vedere fruttare quello che incautamente ha versato nei fondi privati!
Sono gli stessi che ci avevano assicurato e fornito garanzie sulla bontà dei loro investimenti!

Con quale faccia allora CGIL CISL UIL si apprestano a far partire la pensione complementare per i dipendenti pubblici?

Dopo aver approvato nel 1994 la riforma Dini, che introducendo il contributivo, ci ha assicurato una ben misera vecchiaia, ora tornano alla carica con la pensione complementare privata.
Ma credono che siamo tutti scemi?

La crisi finanziaria indotta dai mutui subprime americani è lungi dall’essere risolta, anzi gli analisti dicono che il peggio non è ancora arrivato; sempre più banche, a livello internazionale stanno fallendo e l’unico rimedio trovato dai cantori del liberismo e del mercato per impedire che il sistema salti del tutto è l’intervento pubblico: ovvero il salvataggio della banche e delle finanziarie tramite l’intervento dello Stato.

Si salvano gli speculatori con i soldi dei contribuenti, sottraendoli così alle spese sociali!
Questa, del resto è la logica del mercato: privatizzare i profitti e socializzare le perdite!

Eravamo stati facili profeti nel dire che l’ennesima trappola, ideata da governo, padronato e CGIL CISL UIL serviva solo alle imprese per finanziarsi e si sarebbe rivelata una trappola per i lavoratori. Per questo ci siamo battuti con forza per chiarire la portata dell’imbroglio e con successo visto che l’adesione ai fondi finora è stata molto al di sotto di quanto loro si aspettavano.

Lo stesso faremo nei confronti dei fondi destinati ai lavoratori pubblici ma questo non basta: bisogna invertire la tendenza affinché la previdenza pubblica sia sempre più qualificata ed in grado di garantire un futuro sereno dopo una vita di lavoro.

Anche per questo scioperiamo il 17 Ottobre prossimo.

Roma, 8.10.08

RdBCUB Pubblico Impiego

fonte: cubspezia@yahoo.it

tratto da il pane e le rose

Il pane e le rose

Eggià. Visti gli “ottimi risultati” dei fondi dei dipendenti privati, così largamente caldeggiati dai sindacati confederali – tanto interessati a farli passare che al referendum hanno fatto votare anche chi pensionato era già, e quindi non interessato… – adesso ci riprovano anche con i pubblici.

Eppure, per chi vuol vedere, è possibile capire che i rendimenti non sono stati quelli propagandati… per esempio, l’articolo qui sotto parla del 2007 (quando lo sconvolgimento dei subprime non aveva ancora effetti devastanti sulle borse):

“Il 2007 doveva essere l’anno del fondo pensione, ma risultati alla mano, chi lo ha scelto si è trovato di fronte a risultati non soddisfacenti. Insomma, al momento è più conveniente lasciare il Tfr in azienda. A rivelarlo è un’indagine fatta da Mediobanca, che prende in esame proprio il 2007. Sui fondi comuni (che includono anche i fondi pensione negoziali) hanno avuto un utile di soli 163 milioni di euro su un patrimonio di 11,7 miliardi. Un rendimento netto pari all’1,6%, che spaventa se confrontato con quello guadagnato da chi ha optato per lasciare il Tfr in azienda (3,1%). La “debacle” è ancora maggiore se ci si sposta sui fondi pensione aperti, che sono andati in rosso per oltre 20 milioni di euro a causa delle ingenti spese di gestione (più di 47 milioni) e delle assurde perdite da negoziazione (73 milioni).” (V.M.)

uscito su Metro il 23/07/2008

fonte: metronews

Ma qualche informazione interessante si trova anche qui (e non mi sembra che sia un pericoloso covo di komunistacci…)

Restano valide le considerazioni fatte ai tempi:

1) il TFR è del lavoratore e non di chi pretende di gestirglielo per i suoi fini;

2) il silenzio-assenso è una manovra quantomeno scorretta;

3) l’impossibilità di cambiare idea è assurda e liberticida

comunque… pensateci bene…!

CASO GUZZANTI (PAOLO) – La voce del Padrone

J.M.,   09 ottobre 2008

https://i1.wp.com/i22.tinypic.com/33big4j.jpg

Il graffio

.

Lo stomaco di Guzzanti si è arreso, alla fine, all’evidenza. Di fronte alle frasi di Berlusconi su Putin e sulla Georgia ascoltate martedì all’assemblea dei deputati della Pdl, orifizi, sfinteri, pareti, canaletti non hanno retto. Hanno mollato, e il poveretto ha “vomitato” -sic- (e burp), riversando tutto l’ardore libertario accumulato nelle scorse settimane sulla pagina del suo blog. Nell’eterno dilemma tra ‘jaafà’ e ‘nugnaafà’ che si caratterizza ormai come marchio di famiglia, diremmo che il povero Guzzanti ‘nugnaaffatta’.

Il motivo: pare che a questa riunione a porte chiuse il Presidente Berlusconi si sia inerpicato in una difesa à l’italienne della brillante scampagnata estiva dell’esercito russo in terre caucasiche. Ora. Dalle parole di Guzzanti emerge chiaramente che Berlusconi tende a spiegare ai suoi fedelissimi i complessi meccanismi della politica internazionale allo stesso modo in cui li spiega a noi. In modo -scrive Guzzanti- “sempre sorridente e faceto trattando una questione di una gravità morale gigantesca”. Ci conforta sapere che a Montecitorio si ascolta il premier parlare di allegre rimpatriate con vecchi amici in pensione, serate in compagnia a progettare il mondo, o crisi impensabili risolte con una strizzatina d’occhio ed una stretta di mano segreta. Ne avrà sentite parecchie di queste storie lo stomaco del buon Guzzanti. E, ad essere sinceri, non ci sembrava subirne troppo i colpi.

Insomma. Dice il giornalista che dice il premier che l’amico Putin al telefono gli ha detto che non ne poteva più “di udire i racconti strazianti di madri schiacciate dai carri armati (georgiani), donne violentate (dai georgiani), poveri soldati uccisi (russi)”. Poi, racconta Guzzanti che racconta Berlusconi che gli telefona Bush e gli dice: “hai visto che cosa ha fatto il tuo amico Putin?” “Ah, adesso Putin è amico mio quando fa le cose che non ti piacciono e amico nostro quando fa quelle giuste? Sentiamo, che ha fatto?” chiede Berlusconi dice Guzzanti. E Bush, dice Berlusconi riporta Guzzanti: “Ha cancellato tutti i candidati alle elezioni locali, tutti, e li ha sostituiti con uomini suoi, dal primo all’ultimo”. Allora Berlusconi va a Mosca e dice: “che cos’è questa storia dei candidati?” E Putin: “ma sai, avevano candidato tutta gente sui settant’anni, quindi erano tutti legati al vecchio passato sovietico. Io ho voluto dare una svecchiata”.

Insomma Guzzanti ha sbroccato. Amico di Politkovskaya e critico verso Kgb e derivati, non poteva che sparare a zero sul teatrino filo-Putin. Ha paragonato i giustificazionismi di Berlusconi all’atteggiamento dell’Europa ai tempi di Hitler, ha ribadito l’insostenibile leggerezza dell’Essere nel trattare tali vicende, ha affermato che avrebbe preferito un discorso di realpolitik (“Putin è un porco, ma dobbiamo comprargli il gas perché ci conviene”), a tante moine. Ma il sasso di Guzzanti ha appena scalfito il blocco Pdl, che ha reagito come un sol uomo di fronte al vile tradimento. L’armata di scudi per sollevare la voce del padrone dalle pesanti accuse è stata, per due ore buone, un fioccare di dichiarazioni alla stampa. Ne riportiamo solo alcune.

Cassinelli attacca: “Ero presente anche io e ho letto con sconcerto le dichiarazioni di Guzzanti”
Lorenzin afferma: “Ero presente e toni inaccettabili”.
Cantoni esclama: “Guzzanti sbaglia”.
Lainati conferma: “Ero presente ieri sera alla riunione, è lui che provoca nausea”.
Leoni riporta: “Ieri sera ero presente anch’io, deve chiedere scusa”
Testoni declina: “Sono tutte favole”
Malan suppone addirittura il misunderstanding: non era presente però, “mi dicono”, “Berlusconi ha riferito quanto sentito da Putin, cosa ben diversa dallo sposarne le posizioni”.
Cantoni ipotizza: “L’ on. Guzzanti forse non era presente”
Quagliariello critica: “Prima di scrivere sciocchezze si informi”.
Lupi, alla fine, riassume: “Eravamo tutti presenti alla riunione di ieri sera nella Sala del Mappamondo e sembra strano che solo Guzzanti non abbia capito ciò che il presidente Berlusconi ha detto sulla crisi in Georgia e che tutti hanno compreso”.

Disinformatija: altro conato?

.

fonte: http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=9369

Fascisti per caso. (?)

https://i2.wp.com/img145.imageshack.us/img145/3646/stiamolavorandopervoizvwy4.jpg

.

Sia chiaro, noi non crediamo nel ‘buonismo’ di FN, fascisti erano e fascisti restano. Qualunquisti, culturalmente arretrati e imbottiti di slogan retrivi e bolsi, con un solo segno veramente distintivo: la voglia di menare le mani, sempre e comunque. Ma in ‘gruppo’, mai da soli. Chissà perchè.. Ho voluto riportare quest’articolo dell’Espresso come provocazione ad un sano dibattito, nulla più.

mauro

___________________________________________________________________________________________________

Chiedono ordine e rigore. Cancellano saluti romani e svastiche. Tifano Obama. Come cambia Forza Nuova nell’era della destra

.

di Elena Stancanelli

.
.

Il quinto Campo d’Azione di Forza Nuova si svolge fuori e dentro una palazzina occupata sulla Via Tiberina, dalle parti di Prima Porta, a nord di Roma: Casa Montag. Guy Montag è il protagonista di ‘Farhenheit 451’. Il vigile del fuoco che si ribella ai roghi dei libri e si unisce alla resistenza. Tradizionalmente non un loro eroe. “Noi amiamo molto Orwell”, spiega un tizio dall’accento padano. E amate anche Bradbury, verrebbe voglia di replicare, dal momento che ‘Farhenheit 451’ non è di Orwell, ma dello scrittore americano? Brutti sporchi e cattivi. Poco inclini a perder tempo coi libri e la cultura, avversi alla complessità e alla riflessione. Ma il raduno dei camerata forzanovisti – “fratelli forzanovisti” come li definirà nel suo intervento Roberto Fiore con ineffabile eufemismo – non è soltanto questo. Anzi, è soprattutto un’accolita di entusiasti membri di un club misterioso, una società segreta che si vela e si rivela, grazie a un’abile regia interna. Quello che colpisce è questa sensazione di forza. Trattenuta, sorniona. Sembra quasi che tutti loro siano a conoscenza di un segreto che li unisce. Qual è il segreto che condividono i ragazzi di Forza Nuova, che cosa li rende euforici?

.

Il duo Anna Lami (ufficio stampa) e Martin Avaro (dirigente nazionale e protagonista degli scontri di aprile scorso alla Sapienza), è addetto all’accoglienza. Martin ha 29 anni e l’aria di chi si è appena asciugato i capelli dopo aver fatto 80 vasche: sano, biondo, pariolo. Porta jeans e Clarks marroni e, illustrando il programma del Campo, dice: “Stasera suonano le Innocenti Evasioni, gruppo che fa cover di Lucio Battisti, cantante di destra. Come Mina e Max Pezzali e Laura Pasini. E anche De Rossi e Buffon”. Tira via subito il panno e scopre il Pantheon, l’affresco con le figurine dei santi. Non c’è più alcun dubbio. Non è più il tempo delle estenuanti discussioni sulla copertina de ‘Il mio canto libero’, per decidere se quelle mani alzate fossero o no una metafora del saluto romano. A Cesare quel che è di Cesare.

.

“Noi non abbiamo pregiudizi. La mia canzone preferita”, interviene Anna Lami, “è ‘Anime Salve’ di De Andrè”. Il film preferito di Martin è ‘C’era una volta in America’. “Sono quelli di sinistra ad avere un sacco di fissazioni, l’antifascismo per esempio. Noi non siamo anticomunisti. Noi non siamo anti niente“. Non siete neanche anti-immigrati? “Siamo anti-immigrazione“, precisa Anna, “non anti-immigrati. È l’immigrazione che crea il razzismo. La nostra idea è che le frontiere debbano essere chiuse, punto e basta”. E Schengen? “Siamo anti-Schengen“. E l’asilo politico? “Siamo anti-asilo politico, è una truffa”. Anche il papa ha parlato di accoglienza. “Noi siamo a favore del papa. Noi siamo cattolici, ma in questo caso non siamo d’accordo”. Cioè siete anti-accoglienza. “Esatto”.

.
Al Campo d’Azione, complice anche un clima inclemente, non ci sono molte attività. Un maestro d’arme insegna blandamente a incrociare gli spadoni, qualcuno improvvisa una gara di tiro con la mazzafionda. Michele, Lorenzo e altri tre o quattro ragazzi arrivano da Milano. Con loro una delle poche femmine, una ragazzina di 16 anni con bellissimi occhi azzurri. “Li ho conosciuti nel mio quartiere, Chiaravalle”, racconta: “Intorno alle nostre case erano cresciuti quattro campi nomadi abusivi. C’erano furti e tensione, ma nessuno ci ascoltava. Quelli di Forza Nuova sono venuti, e sono rimasti con noi. Facevano dei presìdi con noi, parlavamo con le istituzioni al posto nostro. Alla fine sono riusciti a farli sgombrare. Per questo sono qui”.

.

Dobbiamo raccontare balle ai nostri genitori per frequentare Forza Nuova“, dice Michele, figlio di un antifascista. “E tutto per colpa dei giornali, che ci dipingono come dei mostri. Io sono di Forza Nuova per reazione, per rabbia contro la sinistra. A scuola, quelli di sinistra facevano le occupazioni soltanto per fare bordello, e farsi le canne. Io ho bisogno di regole e ordine”. Voi non vi fate le canne? “No. Beviamo birra”. Il bar del campo d’Azione vende infatti solo birra, litri e litri di birra. Devono aver ereditato questa abitudine dall’Inghilterra, da mods, skinheads e i vari gruppi della controcultura working class anni Settanta.

Nel giardino dietro al bar i camerata più arditi, tra questi una numerosa falange da Piacenza, hanno piantato la tenda sfidando il freddo e l’umido. Indossano giubbotti, occhiali Ray-Ban a goccia, jeans e felpe scure. Non sono tanto diversi dai colleghi della sinistra militante, i gruppi Rash per esempio (gli skinheads di sinistra), si vestono quasi nello stesso modo. E forse condividono anche alcune passioni, gli indiani d’America, Bobby Sands e gli attivisti dell’Ira, ‘Braveheart’, ‘Balla coi lupi’, ‘Trecento’… “Non abbiamo tatuaggi, non mostriamo svastiche”, incalzano. Ma chi siete allora? “Siamo persone normali, contrarie alla violenza”. Siete razzisti? “No. La Lega è razzista. Che fa entrare gli immigrati come mano d’opera a basso costo per le imprese del Nord e poi li tratta come bestie, vietando loro di avere un posto dove pregare”. Siete xenofobi? “No”. Siete fascisti? “Siamo nati dopo la caduta del muro di Berlino, lo capite da soli…”. Cosa?

.

Nel reparto merchandising ci sono le fibbie col duce e i fasci. Sulle felpe, delle quali si occupa personalmente Martin Avaro, c’è scritto ‘Giovinezza in marcia’, ‘X Mas’, ‘El Alamein’, ‘Mussolini’, ‘Arditi’. Ma anche ‘Bush’s war for oil’, o ‘Arancia meccanica’. Tra i libri ‘Cuori neri’ di Telese e i sempiterni Julius Evola e Drieu de La Rochelle. I dischi più venduti sono quelli degli Hobbit e i 270 bis di Marcello de Angelis, ma l’unico vero culto musicale della destra estrema rimane Massimo Morselli, il De Gregori nero. Fondatore insieme a Roberto Fiore di Forza Nuova.

.

L’intervento di Roberto Fiore è l’evento più atteso del Campo. Ci saranno 200 persone ad ascoltarlo, tutti giovanissimi, quasi tutti maschi. Fiore ha 11 figli e una leggera zeppola. Sale sul palco insieme a Gianni Correggiari (vice-segretario nazionale) a Dimitri Zafeiropoulos, editore, in rappresentanza della Grecia e Gerhard Kurzman, deputato del Fpo, partito di estrema destra che ha preso quasi il 30 per cento dei voti alle ultime elezioni in Austria e viene accolto come un eroe. Fiore auspica un ritorno all’agricoltura contro l’effimera e fallace finanza, e delinea una cordata di alleanze tra partiti europei di estrema destra che comprende anche Spagna, Portogallo e la Russia di Putin. Il deputato austriaco, che fino a quel momento aveva sorriso, al nome di Putin ha un sobbalzo. “No, Putin no”, dice. Intanto al Campo arriva il principe Ruspoli, e Fiore ne approfitta per chiedere per lui un applauso. Conclude Dimitri, che indossa un completo giacca-camicia-cravatta all black e ha uno sguardo torvo da dispeptico. Senza alzare la voce, senza alzare neanche lo sguardo dice: “Tenetevi pronti, camerati. I tempi stanno per cambiare. Nel 1929, dopo una crisi economica identica a quella che stiamo vivendo, tutto è cominciato”. La folla esulta, applaude e poi si disperde.
.
“Adesso basta”:
il duo Anna Lami e Martin Avaro ci congeda alle otto di sera. “Durante i concerti capita che qualcuno beva una birra in più e potrebbe dire o fare cose che potrebbero essere interpretate male”. Non una parola in più. Salutano e tornano dentro, nell’inaccessibile. Qual è il segreto che condividono i ragazzi di Forza Nuova, che cosa li rende euforici? Sono convinti che il loro club stia per essere promosso in serie A, che rischi addirittura di vincere lo scudetto. Per questo sono diventati cauti. La loro ascesa dovrà essere accompagnata da una tifoseria presentabile: via le svastiche, via i saluti romani e basta ‘Negri ai forni’. Basta anche con Céline. Martin, per esempio, sta leggendo ‘Durante’ di Andrea De Carlo. E alle elezioni americane chi votereste, chiedo mentre si allontanano. “Obama, è ovvio”. Ma voi odiate il multi-culturalismo, voi ritenete fallito il modello americano, Obama è nero… “Quello è più bianco di me e te”, spiegano: “Quello è bianco dentro”. I tempi stanno per cambiare…

.
10 ottobre 2008
___________________________________________________________________________________________________
(grazie Val)
.

Milano – Minacce naziskin ai Martinitt, ragazzi sfollati per una notte

L´istituto ospita venti extracomunitari in via Rubattino e confina con il liceo Manzoni. “Via da qui”
Minacce e striscioni, i ragazzi costretti a lasciare la sede. l dormitorio ospita 20 giovani maghrebini e kosovari tra i 14 e i 18 anni
.
di Ilaria Carra
.
Il volantino di Forza Nuova Il volantino di Forza Nuova
.

Dapprima sgomberati e per una notte, tenuti lontani dalle loro stanze. Poi, la mattina dopo, striscioni e volantini come minacce. I Martinitt sono nel mirino dei giovani estremisti di destra. E questo a causa della convivenza con il liceo linguistico pubblico Manzoni, in zona Ortica.

Da inizio settembre, infatti, i ragazzi ospitati dalla storica istituzione milanese vivono nello stesso edificio dei liceali, in via Rubattino. Sono venti minorenni, due kosovari e 18 maghrebini tra i 14 e i 18 anni a non essere graditi ad alcuni studenti vicini a Forza Nuova che in questi giorni ha organizzato la protesta, arrivando addirittura a paventare un raid nella notte. Così, venerdì i Martinitt sono stati sgomberati per precauzione e trasferiti in un luogo più sicuro per timore di qualche rappresaglia. E, ieri, al ritorno, accolti da volantini con scritto tra “Al Manzoni si studia non si dorme”. O, in modo ancora più esplicito, “Vogliamo una scuola, non un cpt”.

Dopo nemmeno un mese di convivenza – che si traduce in una piccola porzione di cortile in comune ma nessun contatto – ecco la prima scintilla. “Attacchinaggio” di manifesti – strappati dagli studenti del collettivo di sinistra appena arrivati a scuola – e volantinaggio a fine lezioni da parte di una decina di ragazzi, teste rasate e bomber, sotto l´occhio vigile di polizia e Digos. Ma è da giorni nel liceo, a stragrande maggioranza femminile, gli studenti discutono della questione, dopo che un paio di ragazzi di IV vicini a Forza Nuova aveva fatto girare una petizione e diverse mail per sondare gli umori sull´opportunità “dell´occupazione abusiva di una porzione della scuola”. Il preside mostra preoccupazione. «È un problema di non accettazione da parte di una minoranza degli studenti che ha creato allarmismo – spiega il preside, Pino Polistena – segno del clima negativo in cui viviamo. Ma dobbiamo lottare contro la repulsione del diverso». Intanto la scuola è spaccata. Il collettivo di sinistra risponde con un volantino e invita tutti a documentarsi meglio: «Si confonde una legittima proprietà con un´occupazione abusiva». Di fatto la struttura appartiene ai Martinitt e al Pio Albergo Trivulzio, che la affitta al Comune. All´uscita da scuola c´è chi rincara la dose: «È indecoroso che venti picchiatori, anche adulti, vengano fuori da una scuola – commentano Beatrice e gli altri studenti del collettivo – i Martinitt non hanno mai creato alcun problema».

Ma i promotori del presidio vanno avanti. «Questa azione non resterà isolata. È assurdo che di fianco a una scuola ci sia un dormitorio di ragazzi disagiati che possono diventare pericolosi in un liceo di quasi tutte donne» Giovedì il preside ha organizzato un incontro con i Martinitt, seguito da un´assemblea con gli studenti.

.
27 settembre 2008

In Europa bruciati 400 miliardi, Wall Street viaggia sull’altalena. Sui mercati lo spettro del ’29

Facce della Crisi (da La Stampa). Clicca qui per vedere altre foto

__________________________________________________________________________________________________

Berlusconi fa il broker. Veltroni: basta

.

borsa a Parigi, foto Ap
.

Cosa succede a Wall Street?. Nonostante le rassicurazioni, nonostante i piani di salvataggio, nonostante le promesse, i vertici, le telefonate tra i capi di Stato dei paesi più potenti del mondo, il Dow Jones e il Nasdaq continuano a franare.

All’inizio delle contrattazioni a New York, venerdì, l’indice finanziario più famoso del mondo registra una flessione del 7,9%, scendendo sotto la soglia psicologica degli 8000 punti. Non solo gli assicurativi e i bancari, crollano anche i settori oil, tlc e utilities e automobilistici. Anche il Nasdaq inizialmente si presenta con il segno meno, dopo che oltre Altlantico la situazione si era mostrata difficile.Poi, ad un’ora dal via, Wall Street torna in pareggio. Ma non è una situazione stabile. E chiuderà in perdita anche se recuperando in finale.

Mentre nel frattempo in Europa vengono bruciati altri 400 miliardi circa di capitalizzazione. Madrid, la peggiore del venerdì, chiude a tuffo:-9,14%. Indici meno famosi del Dow Jones come il Cac40 di Parigi chiude a -7,73%, il Dax di Francoforte a -7,01%, il nostro Mibtel a -6,54. Un’altra débacle.

Il principale malato negli Stati Uniti si chiama Morgan Stanley. Un tempo una delle banche d’affari più importanti del mondo poi trasformatasi in banca commerciale, è ora travolta da un’ondata di sfiducia. In una sola giornata a Wall Street, venerdì appunto, ha dilapidato più del 36% del suo valore. Pare che il Tesoro Usa ora voglia andare oltre il piano Paulson e garantire tutti i debiti e tutti i depositi delle banche in crisi. Ma non è chiaro se attese di una nuova pioggia di dollari pubblici non abbiano come effetto indesiderato il moltiplicarsi degli interventi speculativi, secondo quanto ipotizzano alcuni analisti Usa.

Altri commentatori, in Germania ad esempio, fanno notare che c’è un problema di autorità: nessuno al momento d’oggi appare investito di autorevolezza sufficiente a tracciare un reale percorso per uscire dalla crisi.

Si parla ormai di «panic selling», ovvero di smobilizzi provocati dal panico degli investitori, che sordi a qualsiasi iniziativa arrivi dai governi per contrastare la crisi del credito in atto, continuano a vendere per cercare una qualche forma di realizzo.

E lo spettro che gira per l’Europa, ma soprattutto in America è quello di un nuovo Ventinove.

La crisi del ’29. Ottant’anni fa. Quasi un secolo. Allora la più vasta crisi che il capitalismo abbia mai subito iniziò proprio con un crollo della Borsa di New York, il 24 ottobre del 1929, il famoso «giovedì nero» che spesso da allora è stato rievocato come titolo. Ci fu una corsa al ribasso dei titoli delle obbligazioni senza precedenti che ebbe il suo apice cinque giorni dopo, il «martedì nero», quando furono vendute 16 milioni e mezzo di azioni. In una sola seduta furono bruciati 14 miliardi di dollari e Wall Street andò giù del 13%. Sembrava un crollo inarrestabile. In sei giorni l’indice Dow Jones perse 96 punti, pari al 30% del suo valore.

Il tracollo di Wall Street, che andò avanti per settimane, generò un’ondata di panico tra grandi e piccoli investitori, alcuni si suicidarono travolti dalle perdite, la maggior parte fini per ritirare il denaro dalle banche. La crisi di liquidità, il fallimento di grandi banche e di importanti industrie innescò una crisi dell’economia reale. La crisi era legata a più fattori, frutto di un decennio di scelte politiche deboli ed errate. Una forte sovrapproduzione non corrisposta da un adeguata crescita dei redditi. Un sistema finanziario senza controllo, un eccesso di prestiti legato a un sistema bancario senza limitazioni e un sistema economico internazionale considerato chiuso.

Giovedì Wall Street ha avuto una giornata di panico per quanto riguarda i titoli di General Motors, Morgan Stanley e delle grandi compagnie assicurative. Si sono verificate perciò le perdite più ingenti dal 1987; alimentato da speculazioni su un imminente piano di ricapitalizzazione del sistema bancario da parte del governo Usa. Naturalmente non siamo affatto al ’29: iil Dow Jones giovedì ha perso un pesante ma ancora digeribile 7,3 per cento. Ma preoccupa adesso la situazione della Morgan Stanley, ultima grande compagnia statunitense investita dalla crisi subprime che ha perso in un unica giornata il 26 percento e ora spera nel soccorso della Fed.

Dal lunedì nero dell’87 alla crisi della new economy e poi al ciclone asiatico, fino all’11 settembre, dicono gli ottimisti in America, tracolli ce ne sono sempre stati e questo è uno dei tanti, solo più pesante. Il Wall Street Journal afferma che il governo di Washington sta valutando la possibilità di decidere due interventi straordinari a favore del sistema bancario come garantire debiti per miliardi di dollari e assicurare tutti i depositi. Analoghe misure sono al vaglio dei governi europei e di quello del nuovo premier giapponese Taro Aso.

I Grandi Sette a consulto. In serata venerdì i ministri delle Finanze e i dirigenti delle banche centrali del G7 (Germania, Canada, Stati uniti, Francia, Gran Bretagna, Italia, Giappone) si riuniscono a Washington. Il vertice, senza la Russia che partecipa invece al G8, dovrà discutere la proposta britannica per favorire la liquidità.

Il ministro italiano Giulio Tremonti, “mago” della finanza creativa anni Novanta, ha annunciato al Financial Times che utilizzerà la presidenza del G7, a partire da gennaio, per promuovere una nuova “Bretton Woods” che riformi gli accordi del 1944. Cosa voglia dire, visto che Bretton Woods stabiliva un sistema monetario di cambi fissi, non è chiaro.

Forse qualcosa di più chiaro potrebbe dirlo il direttore di Bankitalia Mario Draghi che presiede il Forum per la stabilità finanziaria, di cui rimbomba il sonoro silenzio in questa fase in un paese come il nostro già in aperta fase di recessione, prima degli altri.

Nel frattempo il premier Silvio Berlusconi, da imprenditore qual è, si mette a giocare in borsa, consigliando di acquistare titolipubblici come Eni e Enel. Oppure si mette a ipotizzare una serrata di tutte le borse mondiali.

.
Pubblicato il: 10.10.08
Modificato il: 10.10.08 alle ore 19.50

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=79817

Tutti d’accordo in Parlamento: Presto una ‘mutua’ per cani e gatti

Stiamo per essere investiti dal più grande ‘tsunami’ finanziario che la storia ricordi ma il Parlamento, unanimamente sente la necessità di legiferare in aiuto dei nostri ‘amici’ animali. E ne trova pure il tempo! E non con una legge da poco, addirittura la ‘mutua’ per gli animali. Anch’io voglio bene alle care bestiole, ma mi chiedo se non fosse più urgente mettere mano alla ‘diroccata’ situazione assistenziale del territorio italiano.. Io, lo sapete, mi occupo di ‘assistenza domiciliare’ per conto dei comuni (sanitaria e sociale) e mi ritrovo per i prossimi quattro mesi a stipendio dimezzato per via delle ‘risorse’ finanziarie ormai esaurite per l’anno in corso. E questo nella ‘ricca’ Lombardia! Immaginiamoci cosa sarà per il resto d’Italia.. ma già, i cari vecchietti possono andare alla malora. Loro sì che sono un ‘costo’ e non una risorsa, crepino dunque tutti. Così avremo più soldi per ‘curare’ a spese dello Stato (cioè noi) i nostri amici animali. Che teneri.

mauro

___________________________________________________________________________________________________

DDL BIPARTISAN

Il disegno di legge sarà presentato il 15 in Senato e prevede l’istituzione di un Servizio sanitario convenzionato per gli animali domestici

.

cani e gatti (Ap /LaPresse)Roma, 10 ottobre 2008 – Tutti d’accordo almeno sugli animali: mercoledì 15 al Senato sarà presentato un disegno di legge bipartisan per mutua cani e gatti.
Il disegno di legge prevede l’istituzione del Servizio sanitario convenzionato per gli animali domestici più cari alle famiglie, cioè i cani e i gatti. E la proposta – annuncia una nota del gruppo Pd Ulivo al Senato – verrà presentato in una conferenza stampa al Senato mercoledì 15 ottobre, alle 11.30, nella sala delle conferenze.

Alla presentazione interverranno le senatrici Silvana Amati (Pd) e Laura Bianconi (Pdl), prime firmatarie del ddl e il sottosegretario alla Salute Francesca Martini. Coordinerà l’incontro Licia Colò, conduttrice delle trasmissioni ‘Cominciamo bene’, ‘Animali e animali’ e ‘Alle falde del Kilimangiaro’.

Prenderanno parte all’iniziativa associazioni, coordinamenti, movimenti animalisti, volontari, enti e associazioni di rappresentanza dei medici veterinari.

.

fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/10/10/124405-tutti_accordo_parlamento.shtml

Di Pietro ‘sfida’ il ministro Alfano: “La smetta di fare il tappetino”

L’ex pm illustra gli 8 disegni di legge presentati dall’Idv: “Le riforme non si fanno a costo zero, usiamo 1,6 miliardi di euro confiscati in procedimenti giudiziari oggi in giacenza”

.

Antonio Di Pietro (Infophoto) e Angelino Alfano (LaPresse)Roma, 10 ottobre 2008 – Il tono è quello di sempre, a metà tra l’arringa e il comizio, ma la conferenza stampa tenuta oggi dal leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, segna un cambio di atteggiamento del suo partito in materia di giustizia: “Noi dell’Italia dei Valori diremo sempre no quando verremo chiamati a ‘dialogare’ su norme che non sono a favore dei cittadini ma che servono a garantire alcuni privilegi e impunità, ma non siamo dei signor no. Abbiamo infatti presentato 8 disegni di leggi, ora in commissione Giustizia al Senato, per avanzare le nostre proposte e sfidare il ministro della Giustizia Alfano e il governo a dialogare con noi”.

La ‘sfida’ di Di Pietro è ovviamente nei confronti del Guardasigilli: “Alfano – dice infatti il leader dell’Idv – sta diventando sempre di più un tappetino: lo sfido a un guizzo di responsabilità”. E a prendere in esame, già che ci siamo, gli 8 ddl dell’Idv, tutti “pensati per migliorare il funzionamento della Giustizia”.

Otto disegni di legge che il partito “invierà oggi al ministro” e che il Alfano “farebbe bene a prendere in esame, visto che le ha già nei suoi cassetti”. Gli otto disegni di legge, spiega infatti Di Pietro, furono presentati “già nella scorsa legislatura dal sottosegretario alla Giustizia Luigi Li Gotti (oggi senatore Idv)”.

Non solo: per Di Pietro “Alfano ha già usato questi provvedimenti scopiazzandoli e presentando provvedimenti fotocopia”. Per questo l’ex Pm auspica che “ora si proceda con un dialogo vero, senza furbate, perchè scopiazzare testi di legge di notte è più un atto di bullismo che di responsabilità”.

L’annuncio del ‘contro-pacchetto giustizia’ di Di Pietro arriva proprio il giorno prima della manifestazione di piazza con cui Idv lancerà la raccolta di firme contro il lodo Alfano. “Il governo – dice a tal proposito Di Pietro – si è molto occupato di giustizia, ma lo ha fatto sempre con un occhio rivolto a garantire privilegi e impunità a qualcuno, piuttosto che a tutelare l’interesse dei cittadini”.

Nel merito, gli otto disegni di legge di Idv in materia di giustizia riguardano “tutti i punti sensibili del sistema”. Si va da un testo unico sulla normativa antimafia a una modifica del codice penale per l’istituzione della banca dati del Dna. Poi, interventi per sveltire il processo penale, inasprimento delle pene per i reati di grave allarme sociale, cambiamenti nella legge che regola le espulsioni e il contrasto all’immigrazione clandestina e, infine, l’istituzione di squadre investigative sovranazionali per contrastare il crimine organizzato transfrontaliero.
Tutte riforme, quelle proposte da Idv, che “hanno un costo, perchè – sostiene Di Pietro – le riforme della giustizia non si fanno a costo zero”.

Per questo, Idv individua nel 1,6 miliardi di euro confiscati in procedimenti giudiziari oggi in giacenza in libretti postali il “tesoretto da cui attingere le risorse necessario. E poi – rincara ancora Di Pietro – il governo ha bloccato l’indagine conoscitiva del ministero della Giustizia per identificare i soldi confiscati in procedimenti giudiziari che giacciono nei conti bancari. Io so benissimo che ce ne sono, e tanti: ad esempio, so che i soldi confiscati da me durante ‘Mani pulite’ sono ancora in banca”.

.

fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/10/10/124397-pietro_sfida_ministro_alfano.shtml