Archivio | ottobre 11, 2008

Roma, 11 ottobre

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ilsole24ore dice:

Di Pietro: in Italia dittatura dolce. Veltroni: non siamo in un regime

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Antonio Di Pietro, a piazza Navona per la manifestazione organizzata dall’Italia dei Valori per far partire la raccolta delle firme per il referendum contro il lodo Alfano, ha spiegato che «da oggi siamo in 3.600 piazze e ci saremo ogni fine settimana non solo per raccogliere le firme ma per protestare verso questo modo di governare».

Il leader dell’Idv ha criticato non solo i provvedimenti sulla giustizia ma anche quelli economici: «Il Governo non combatte il vero problema dell’evasione fiscale ma prende i soldi ai poveri cristi, non fa nulla per l’emergenza sociale, fa provvedimenti a favore di pochi e danno di molti, un Governo di chiacchiere che va avanti per spot». Con il lodo Alfano, poi, «ci sarà una giustizia che fa due pesi e due misure. Il Parlamento viene svuotato delle sue funzioni e il presidente del Consiglio raggirato. L’Idv è qui per far sentire la sua voce e ci resterà anche se ci accusano di antiberlusconismo».

L’ex Pm ha replicato agli esponenti del Governo che hanno giudicato «irresponsabile» scendere in piazza durante la crisi finanziaria che investe il Paese: «È irresponsabile chi fa il lodo Consolo, la salva-premier e la legge sulle intercettazioni per interessi propri e va al Bagaglino mentre le famiglie si impoveriscono».

Di Pietro chiudendo la manifestazione a piazza Navona per raccogliere le firme contro il lodo Alfano ha definito il Governo Berlusconi come «una dittatura dolce» nei confronti della quale bisogna «fare fronte comune». Nel suo discorso il leader dell’Italia dei Valori ha denunciato i rischi per una informazione libera, i provvedimenti in materia di giustizia fatti solo per gli interessi del premier e dei suoi amici e infine la riduzione delle prerogative del Parlamento «fatto di dipendenti, di gente che schiaccia solo i bottoni e suddita». Per Di Pietro «Berlusconi sta alla democrazia come Fede all’informazione», ma avverte «io non sono scemo e non dialogo con chi gli dai un dito e si prende un braccio».

Dichiarazioni quelle di Di Pietro, che marcano la distanza dal Partito democratico. Il segretario del Pd, Walter Veltroni, da Comiso, si è detto convinto, infatti, che «in Italia, per fortuna, non siamo in un regime», ma «c’è ancora la democrazia». Tuttavia, anche in vista della manifestazione nazionale del Pd indetta per il 25 ottobre, salta agli occhi il movimentismo interno al partito di Veltroni: gli ulivisti del Pd raccoglieranno le firme per il referendum contro il Lodo Alfano e in difesa delle preferenze.

«È dovere e interesse delle opposizioni pur distinte – ha dichiarato Franco Monaco – mettere l’accento sulle loro convergenze, specie laddove sono violate legalità e democrazia. Penso al referendum sul lodo Alfano e alla battaglia contro la porcata della elettorale per le europee, che vedono oggi mobilitati Idv, formazioni di sinistra e Udc. Con questo spirito, gli ulivisti “democratici per la democrazia” raccoglieranno le firme per il referendum e per le preferenze alle elezioni europee».

A Roma si è svolta anche la manifestazione della Sinistra radicale, che ha sfilato da piazza della Repubblica alla Bocca della Verità. Manifestazione che ha avuto il valore della rinascita dopo il terremoto elettorale e le guerre intestine dentro Rifondazione. «Oggi è la fine del ritiro», ha annunciato il segretario Prc Paolo Ferrero. Tra slogan contro il ministro Gelmini ed il premier Berlusconi e Bella Ciao, la sinistra, rimasta fuori dal Parlamento, ha attraversato la capitale dietro lo striscione «l’opposizione è nelle nostre mani» e ha criticato, con l’ex segretario Prc Franco Giordano ed il leader Pdci Oliviero Diliberto, «un Pd che non fa un’opposizione né sociale né politica».

Parole poco concilianti anche se al corteo si sono affacciati per un saluto i due dirigenti Pd Livia Turco e Vincenzo Vita, convinti che tra oggi ed il 25 ottobre ci sono differenze «ma c’è un’unica opposizione contro questo governo».

La manifestazione della sinistra radicale a piazza Esedra a Roma (Ansa)

l’unità invece:

La sinistra torna in piazza Duecentomila in corteo a Roma

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Idv:30mila firme contro il Lodo Alfano

Tullia Fabiani, Marco Filippetti, Marco Fiorletta, Alessia Grossi

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«L’opposizione è nelle nostre mani», recita lo slogan della manifestazione promossa a Roma dalla sinistra contro le politiche sociali del governo.

E le mani sono centinaia di migliaia – forse addirittura 200 mila persone- 300 mila secondo gli organizzatori. Militanti di Rifondazione, Verdi, Comunisti Italiani protestano contro i provvedimenti del governo, «la distruzione della scuola pubblica», «le leggi ad personam del premier». La prova che «si deve ripartire uniti».

I comunisti ci sono e vogliono fare opposizione radicale. Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione – lancia la proposta di un «coordinamento di tutte le opposizioni». Ma distingue le sinistre dal Pd e dall’Idv.

Intanto proprio l’Italia dei Valori a piazza Navona raccoglie le firme per il referendum dell’abrogazione del lodo Alfano. Tra i partecipanti Dario Fo e Franca Rame. Secondo gli organizzatori più di 5 mila firme sono state già raccolte nei 12 gazebo allestiti in piazza.

Dalla manifestazione della sinistra arrivano proteste e richieste precise: respingere l’attacco alla scuola pubblica, riprendere un’azione per la pace e il disarmo, ottenere il valore della laicità dello Stato e contrastare ogni limitazione delle libertà democratiche e civili. Sono alcuni punti dell’appello lanciato dal palco allestito in piazza Bocca della Verità, luogo di arrivo del corteo.

La piazza è già stracolma di gente e bandiere rosse. «Di fronte alle politiche aggressive del governo di centrodestra, sostenute in primo luogo da Confindustria – ha detto dal palco un esponente del movimento per la sinistra – ci proponiamo di contribuire alla costruzione di una opposizione che sappia parlare al Paese a partire dai seguenti obiettivi»: pace e disarmo, «difesa di retribuzioni e pensioni falcidiate dal carovita», contrasto «all’attacco contro la scuola pubblica», laicità, sostegno alle vertenze territoriali.

Dal palco sono intervenuti numerosi esponenti della società civile tra cui, una precaria che è voluta restare anonima, la dirigente della scuola Iqbal, Simonetta Salacone che ha guidato la protesta delle scuole elementari di Roma contro la riforma Gelmini e Jean Bilongo, della comunità senegalese che ha parlato dei «diritti lesi dei migranti».


Pubblicato il: 11.10.08
Modificato il: 11.10.08 alle ore 20.06

Mentre per larinascita

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Cinquecentomila! Una marea di bandiere rosse con falce e martello invade Roma

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Una manifestazione di popolo grande, grandissima contro Berlusconi e la Confindustria. Pdci e Prc insieme in una piazza che chiede unità e lotta. Forte presenza di Sd, Verdi, movimenti e associazioni. Dopo la sconfitta la sinistra, che sta a sinistra, c’è e riparte dalla difesa della democrazia e dei salari

In cinquecentomila hanno sfilato in un corteo che ha attraversato il centro di Roma. Migliaia le bandiere rosse con la falce e il martello, migliaia le voci che intonavano “Bella Ciao” e “Bandiera Rossa”, migliaia gli slogan contro le politiche antipopolari di governo e Confindustria.

La sinistra di classe torna in piazza per costruire un’opposizione sociale di massa. I Comunisti italiani e Rifondazione comunista ma anche Sinistra democratica e Verdi, tutti insieme, in una grande manifestazione contro lo smantellamento di diritti e garanzie, contro il clima di crescente intolleranza e repressione, per la pace e il disarmo, per la difesa dei salari e delle pensioni, per la democrazia e la libertà d’informazione, per la salvaguardia della scuola pubblica e della laicità dello Stato. Forte la presenza del mondo sindacale, con la sinistra Cgil, Lavoro e società, e i sindacati di base Cobas e Sdl promotori dello sciopero generale del 17 ottobre prossimo, a cui hanno aderito anche Pdci e Prc. Tante le associazioni e i movimenti, dai No Tav ai No dal Molin, tante le testimonianze dei lavoratori precari in lotta nella scuola, nella sanità, nei servizi.

«Ho visto sfilare centinaia di migliaia di uomini e donne che non si sono arresi e non si vogliono arrendere. Questa è la strada che dobbiamo percorrere. Questa è la strada giusta, ce lo dice il nostro popolo», dichiara il segretario del Pdci Oliviero Diliberto. E aggiunge: «La soddisfazione più grande è vedere tantissime bandiere rosse, quelle del Pdci e di Rifondazione, mischiate insieme». È la ripresa della lotta dei comunisti, la cui unità rimane l’obiettivo dei Comunisti italiani. A conferma le parole del segretario del Prc Paolo Ferrero, «qui c’è l’opposizione di sinistra al governo Berlusconi. Vorrei lanciare qui il coordinamento di tutte le opposizioni della sinistra, delle forze sociali e politiche. Inutile parlare di costituente, questa è l’unica proposta unitaria percorribile». Un chiaro monito per la minoranza vendoliana, che ha sfilato a metà corteo insieme al coordinatore di Sd, Cladio Fava, che parla della necessità di «una nuova proposta di sinistra, un nucleo di sinistra democratica e di popolo aperto a tutte le forze politiche e sociali». E Ferrero non manca di lanciare un avvertimento al Pd in merito allo sbarramento del 5% alle Europee: «Questo popolo merita di essere rappresentato».

Al corteo anche tante bandiere dei Verdi, «Siamo qui per dare forza ad un’altra opposizione che lega i temi ambientali con quelli del lavoro», ha dichiarato Grazia Francescato, «ma siamo qui anche per difendere le basi della democrazia, che oggi sono in pericolo e per scuotere un po’ la coscienza di un Paese che appare rimberlusconito».

Grande la mobilitazione per la raccolta delle firme per il referendum abrogativo del cosiddetto Lodo Alfano, la legge che per sospende i processi a presidente della Repubblica, presidenti di Camera e Senato e primo ministro durante i loro mandati.

E liberazione:

Noi siamo qui

Piero Sansonetti

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Trecentomila persone trasformano l’11 ottobre nella giornata del rilancio della sinistra
Un corteo grandissimo e molto rosso, con diverse componenti ma unito da un’idea: ci siamo e da qui ricomincia l’opposizione

Un bel sospiro di sollievo. E’ stata una manifestazione grandissima. Molto più grande di quanto ci aspettavamo. Diciamo trecentomila persone, almeno due ore di corteo. Dopo la giornata di venerdì, con altrettanti studenti in piazza in decine di città italiane, ora abbiamo la certezza che l’opposizione non è morta, la protesta non è morta, la sinistra esiste ancora. Paolo Ferrero nei giorni scorsi ha adoperato questa espressione: «E’ finita la ritirata». Vuol dire che si ricomincia, si torna all’attacco, si torna a far politica.


Qual è l’urgenza, qual è l’obiettivo? Quello di ricominciare a svolgere un ruolo di trasformazione, quello di impedire che il dilagare del berlusconismo porti alla fine del pensiero politico, alla fine del pluralismo, al dominio incontrastato di una classe dirigente che la destra è riuscita a ristrutturare e a ricompattare. E’ una battaglia dura, complicata. Si tratta di rispondere a molte domande. Alcune delle quali venivano poste proprio ieri da Rossana Rossanda nell’editoriale de il manifesto, e fondamentalmente sono riducibili a una sola: riuscirà la sinistra a non restare muta – o tutt’al più sorridente, ma priva di iniziativa – di fronte alla più formidabile crisi economico-politica e di sistema che il capitalismo abbia mai incontrato dal 1929 ad oggi?


Non si può naturalmente chiedere a un corteo, o a una manifestazione di piazza, di elaborare una nuova politica. Però nessuna politica è possibile se non si tiene su delle gambe «di popolo», su una spinta di massa. Questa spinta ieri c’era. C’era in un corteo che in alcune fasi sembrava persino un po’ imbarazzato, un po’ incerto su stesso. Stupito di essere così grande dopo mesi di sconfitte terrificanti, a partire dalla frana elettorale, e stupito persino di essere unito, compatto, dopo un lungo periodo di lotte interne e lacerazioni.


Ma davvero il corteo era unito? Naturalmente aveva molte anime al suo interno. La più forte, la più visibile, era l’anima che chiede una identità sicura alla sinistra, l’anima fortemente «comunista». Però c’erano anche gli altri, molti altri, che invece credono che non si deve partire dalla propria identità, dal proprio passato, ma da una idea di futuro da mettere insieme e mettere a frutto. L’impressione ieri è stata che queste due anime ancora si scrutano con diffidenza, ma cominciano a pensare di poter lavorare insieme.
servizi alle pagine 2, 3, 4 e 5

Scegliete la versione che volete (per me potete anche decidere che in piazza c’erano solo 20.000 persone come dice la questura… si vede che ognuno di loro conta almeno per dieci! E mancavo io…!), ma una cosa è chiara: l’opposizione c’è.

Immagini di quotidianonet.ilsole24ore, larinascita, fgci-veneto e liberazione

Parole e fatti non sempre corrispondono…

ovvero “quello che il governo non dice… ma fa”:

In una situazione in cui l’economia mondiale è in ginocchio per le speculazioni e i comportamenti scellerati di una classe imprenditoriale, politica e finanziaria che ha agito con fini puramente speculativi, il provvedimento, legato al decreto legge “Salva Alitalia” che apre le porte all’impunità di chi ha delle responsabilità accertate su questi fatti, rappresenta un gesto che mina la credibilità e la capacità di ripresa del Paese.

Pubblico il video ed il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati di questa mattina.

“Ritengo che un Presidente del Consiglio abbia il dovere di venire in Parlamento e non il diritto di andare al «Bagaglino». Quindi ritengo che sia giusto deplorare il comportamento di quel Presidente del Consiglio che invece di venire in Parlamento perde tempo ad andare al «Bagaglino» in un momento tanto delicato per la situazione italiana.

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Noi dell’Italia dei Valori consideriamo questo provvedimento per quello che è. Non lo possiamo valutare perché semplicemente non c’è: chi l’ha letto, in quest’Aula, questo provvedimento? Stiamo dando fiducia ad un provvedimento di cui dobbiamo leggere sui giornali le linee essenziali. Diciamola tutta, allora: il Governo in questi mesi, per decreto-legge, ha disciplinato tutto, stabilendo anche misure che servivano a qualcuno di loro. Ancora non aveva mai fatto uno spot per decreto-legge. Infatti, ad oggi, con riferimento a questo decreto-legge, soltanto di spot si tratta. Quanti soldi ha stanziato il Governo per venire incontro a tutte le esigenze che ha enunciato? Non c’è un euro. Allora è stato detto: ripianeremo – questa è la prima garanzia che ha enunciato -, anzi rafforzeremo a livello statale, con centomila euro, la garanzia per tutti i conti correnti. Mi chiedo: con quali soldi? Se è vero come è vero che il Ministro Tremonti ha affermato che l’Italia è il terzo Paese nella classifica mondiale quanto a debito pubblico e se è vero come è vero che non può permettersi alcun euro di deficit ulteriore, con quali soldi ripiana tutto questo? È vero o non è vero che fino a ieri ci è stato detto che alle banche è stata lasciata la possibilità di operare perché contestualmente veniva istituito anche un fondo interbancario per garantire i conti correnti? Oggi scopriamo che quel fondo è talmente nominale che bisogna anche prevedere una garanzia statale. Ma la garanzia statale, con quali soldi viene data? Senza stanziare neanche un euro.


Allora si tratta, ancora una volta, di uno spot, fatto senza soldi.


La seconda garanzia che ci è stata data è la seguente: è stato detto che nel caso in cui le banche siano in difficoltà, ricapitalizza lo Stato, l’erario. Con quali soldi ricapitalizzata l’erario, se già è in deficit e non può spendere una lira? Ancora una volta si tratta di frasi al vento.


È stato detto: se per caso, poi, le imprese non hanno fondi, la Banca d’Italia si farà carico di immettere liquidità nel sistema bancario. Con quale denaro la Banca d’Italia potrebbe farlo, se non ha nemmeno quanto necessario per ripianare il deficit dello Stato? Noi crediamo che alle ipocrisie del «giorno dopo» non bisogna dar retta e bisogna guardare le cose nel concreto: per questo passiamo e vogliamo passare dalle parole ai fatti, signor Ministro, questa volta mi rivolgo a lei, che non c’è!


Lei ha detto prima che l’Ecofin ci ha raccomandato di non dare compensi – questa è la parola che ha usato lei – o emolumenti indebiti ai manager. La dobbiamo smettere di dire una cosa e di farne un’altra: se è vero, come è vero, che l’articolo 7-bis del decreto-legge su Alitalia prevede che non siano perseguibili coloro che commettano reati, qualora sia intervenuta non la dichiarazione di fallimento, ma solo quella di insolvenza, ciò vuol dire che con le parole dite che volete rispettare le raccomandazioni Ecofin, ma nei fatti adottate, con decreto-legge, misure che assicurano l’irresponsabilità ai vari manager che in questi anni hanno ridotto la situazione della società al lastrico in questo modo.


In concreto, state dicendo, oggi, che volete rafforzare, dando soldi alle banche, la garanzia per i depositi che i cittadini hanno presso le banche. A quali banche? Con l’articolo 7-bis del citato decreto-legge, voi garantite l’impunità anche a tal Geronzi, presidente di Mediobanca (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori), cioè garantite l’impunità a una di quelle persone che è sotto inchiesta per i crack Cirio, Parmalat e quant’altro. In altre parole, proprio per quei crack che sono conseguenti a quella finanza creativa degli ultimi anni. Questa è la differenza fra le parole e i fatti: voi, a parole, dite che volete venire incontro alle ripercussioni nel nostro Paese della crisi finanziaria dando stabilità, liquidità e fiducia. Magari! Vorremmo venirvi incontro anche noi, vorremmo anche noi condividere con voi questi impegni, ma il decreto-legge adottato ieri non stanzia un euro, anzi stabilisce che pagherà tutto lo Stato, ma con i soldi degli altri.

L’unica cosa che ha prodotto è una bella festa al Bagaglino dell’«ora dopo», mentre in concreto nessun intervento è stato fatto per le famiglie, per le piccole e medie imprese, per ridare trasparenza a questo mercato finanziario. Anzi, l’unico intervento compiuto è volto a garantire l’impunità a quelle che sono state le cause di questi dissesti. A me pare che tra le parole e i fatti passi una grande differenza.


Allora, ribadiamo che saremmo d’accordo con quel Governo che un giorno dovesse decidersi a fare qualcosa per gli italiani. Ma ancora una volta, oggi, ancora una volta con decreto-legge, avete provveduto ad apprestare non una soluzione per gli italiani, ma uno spot per vendere soltanto voi stessi (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)“.

Fonte: Antonio Di Pietro – la salva manager 9 ottobre 2008

Mafia a Pavia

forza mafia

Cos’è la mafia, oggi? Difficile capirlo, forse, per chi è cresciuto con in mente lo stereotipo del picciotto, coppola in testa e lupara in pugno, personaggio pericoloso ma lontano, attivo soltanto nel chiuso del triangolo siciliano. Eppure la mafia è cambiata, e bisogna guardarla in faccia per quello che è: più spietata, più ricca, più potente, più ramificata e soprattutto molto, molto più vicina. La mafia, le mafie, hanno resistito vittoriosamente alla modernizzazione dell’Italia e dell’Europa adattandosi alla crescente importanza degli elementi finanziari rispetto a quelli industriali e delle nuove tecnologie che ne regolano i meccanismi di funzionamento.

E’ passato quasi un anno
dalle prime denunce sulla presenza, a Pavia e nel pavese, di infiltrazioni mafiose, già abbastanza radicate. La reazione dei nostri amministratori locali è stata però affatto diversa da quella che ci si aspetterebbe, in un paese civile, dai responsabili del governo della città. Il campanello d’allarme per loro sembrava non aver suonato. Una rapida e inutile indagine da parte del sindaco, un’accusa di strumentalizzazione politica da parte del vicesindaco sono state le prime
risposte; quasi si avesse fretta di archiviare l’argomento con una superficiale spruzzata di ottimismo, per paura di affrontare il problema in tutti i suoi complessi e stomachevoli aspetti, o di vedere il buon nome della città infangato da sospetti gravi.

Non ci risulta che, nei mesi successivi, sia pure lavorando in silenzio per non allarmare i cittadini e/o per difendere l’immagine di una Pavia pulita, reazioni diverse, serie ed approfondite, siano state messe in atto
al Mezzabarba per indagare il fenomeno, verificarne la portata e scongiurarne una ulteriore diffusione. Ben sappiamo, che per sconfiggere questa minaccia ci si deve avvalere – con azione sinergica – della
repressione giudiziaria e, soprattutto, di una lotta culturale mirata a stroncare, particolarmente nei giovani, la lontananza dalle leggi dello Stato e dai principi nella nostra Costituzione. Il proliferare di una
cultura e di una consuetudine nelle quali il ravvisamento ed il successo sociale paiono irreparabilmente piazzarsi sul versante esclusivo della capacità di generare guadagni, scaglia la mafia in una dimensione di
mutazione tout court in potere. Ci piacerebbe scoprire che la mafia a Pavia non ha presente, né futuro. Che le speculazioni che si sono susseguite sul nostro territorio, per quanto discutibili sotto svariati aspetti, siano state attentamente vagliate dagli amministratori pavesi, dopo le ripetute segnalazioni su come esse costituiscano, per le organizzazioni mafiose, appetibili occasioni di riciclaggio; e che siano risultate, da questo punto di vista, immacolate. Ma, per crederci, abbiamo bisogno di risposte chiare, circostanziate e puntuali.


Un buon inizio potrebbe risiedere nel cosiddetto “emendamento antimafia” al Pgt, presentato dalla consigliera Campari e approvato dal Consiglio Comunale; contiene, forse per la prima volta, un’ammissione ufficiale circa la concretezza del pericolo di infiltrazioni mafiose sul territorio, e impegna l’Amministrazione a forme di controllo adeguate. Purché non resti una sterile e vaga dichiarazione di intenti, ma vincoli gli amministratori a un serio e costante monitoraggio, con buona pace
dell’impazienza di tanti aspiranti speculatori vecchi e nuovi.

Prima di accogliere uno stalliere in casa nostra, insomma, è il caso di fargli un’accurata radiografia.

PdCI – Segreteria cittadina e provinciale di Pavia

(ricevuto via mail; immagini di cronachediresistenza e alovesupreme)

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11 ottobre a Roma, ma non solo!

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Pensavate di essere soli, voi che state per sfilare a Roma anche in rappresentanza di chi, come me, non si può muovere? Ma no… siete in ottima compagnia!

11 ottobre, mobilitazioni anche in Europa!

Le sezioni della Federazione Europa del Pdci, del Prc-Se e, localmente, altre formazioni della sinistra presenti in Europa, aderiscono alla manifestazione prevista nel fine settimana contro il governo

Alla piattaforma nazionale della dimostrazione aggiungeranno dei punti cruciali per gli italiani emigrati e protesteranno anche contro la chiusura dei consolati, contro la riduzione indiscriminata dei fondi destinati alle comunità italiane emigrate e contro la latitanza delle risorse previste per l’insegnamento della lingua italiana all’estero.

Questi gli appuntamenti in Europa:


ATENE – sabato 11, dalle ore 17,00 alle 19,00 (ora di Atene) in via
Klistenus, 50


BRUXELLES – Sabato 11 ottobre, corteo alle ore 14.30 da Place de la Bourse
diretto all’Espace Marx, Rue Rouppe 4. La Manifestazione è organizzata da
Pdci, Prc-Se e Sd in contemporanea alla manifestazione “NO significa NO –
per un’Europa democratica” con il movimento ATTAC


COLONIA – Due iniziative organizzate da Pdci e Prc-Se: gazebo nella zona
pedonale di Troisdorf (Kölner Strasse) sabato 11 ottobre 2008 dalle ore
9.30 alle ore 18.00. Raccolta di firme contro il razzismo. L’iniziativa
continuerà mercoledì 14 ottobre dinanzi al Consolato Generale di Colonia,
Universitätsstrasse 81, dalle 8.30 alle 17.30


LONDRA – sabato 11 alle ore 12,00 davanti all’Ambasciata italiana a Londra
– 14, Three Kings Yard, W1K 4EH.


PRAGA – Manifestazione unitaria della sinistra venerdì 10 alle ore 11,00
davanti al Consolato d’Italia a Praga in via Nerudova 20. Contro il
razzismo parteciperanno esponenti della comunità Rom in Repubblica Ceca.

Fonte: laRinascita

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Libera Nos Domine

Da morte nera e secca, da morte innaturale,
da morte prematura, da morte industriale,
per mano poliziotta, di pazzo generale,
diossina o colorante, da incidente stradale,
dalle palle vaganti d’ogni tipo e ideale,
da tutti questi insieme e da ogni altro male,
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Da tutti gli imbecilli d’ogni razza e colore,
dai sacri sanfedisti e da quel loro odore,
dai pazzi giacobini e dal loro bruciore,
da visionari e martiri dell’ odio e del terrore,
da chi ti paradisa dicendo “è per amore”,
dai manichei che ti urlano “o con noi o traditore!”,
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Dai poveri di spirito e dagli intolleranti,
da falsi intellettuali, giornalisti ignoranti,
da eroi, navigatori, profeti, vati, santi,
dai sicuri di sé, presuntuosi e arroganti,
dal cinismo di molti, dalle voglie di tanti,
dall’egoismo sdrucciolo che abbiamo tutti quanti,
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Da te, dalle tue immagini e dalla tua paura,
dai preti d’ogni credo, da ogni loro impostura,
da inferni e paradisi, da una vita futura,
da utopie per lenire questa morte sicura,
da crociati e crociate, da ogni sacra scrittura,
da fedeli invasati d’ogni tipo e natura,
libera, libera, libera, libera nos Domine,
libera, libera, libera, libera nos Domine…

Testi di Francesco Guccini

… in attesa che qualcuno dai piani alti si muova (!?!), proviamo a liberarci da soli!!!

Per quelli confinati a casa: non perdetevi la diretta TV su http://it.youtube.com/pdcinazionale

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