Archivio | ottobre 12, 2008

Cinque ultras arrestati in Bulgaria / Cinghiate e botte tra giovani skin nella notte di Riva del Garda

Bandiere in fiamme, la polizia ferma i tifosi azzurri. Abete duro: «Possibile arrivare ai colpevoli». Il Pd all’attacco: «Fatti gravi, fuori i fascisti dagli stadi». Altolà di Riva: «Meglio non parlarne»

La battaglia fra tifosi e forze dell’ordine sugli spalti

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12/10/2008

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ROMA
Cinque tifosi italiani sono stati trattenuti in stato di arresto
dalla polizia bulgara in quanto ritenuti responsabili di aver dato fuoco ad una bandiera bulgara all’inizio della partita, giocata ieri sera e valida per le qualificazioni ai mondiali del 2010. Nello stesso frangente, secondo quanto si è appreso, i tifosi della Bulgaria avevano dato alle fiamme uno striscione con il tricolore sottratto ai supporter italiani.

La notizia della notte brava degli ultras nostrani (cori per il Duce e botte in curva), rimbalzata in Italia, si guadagna una pioggia di scomuniche. «È una vergogna del calcio, anzi dello sport italiano, ma non la caratterizzerei in maniera politica». Rocco Crimi, sottosegretario con delega allo sport, usa parole forti per bollare la notte brava dei 150 ultras italiani a Sofia in occasione della partita di qualificazione mondiale della nazionale contro la Bulgaria. Ma la connotazione politica dei tifosi la giudica «irrilevante». «Perchè la verità è che ci sono tifosi violenti di destra, di centro e di sinistra che cercano solo di sfruttare la ribalta mediatica del calcio. Occorre isolarli – conclude Crimi – e il ministro dell’Interno Maroni sta facendo il massimo. Ma il problema non è semplice anche perchè stiamo svuotando gli stadi e la conseguenza è anche in uno spettacolo privato di parte del suo fascino».

Il presidente della federcalcio Abete sceglie la linea dura: «I comportamenti impropri sono da sanzionare. La vendita dei biglietti ai tifosi italiani viene fatta nominativo per nominativo, quindi c’é la possibilità di risalire ad eventuali colpevoli». «Gli incidenti causati a Sofia da gruppi di ultras italiani hanno un chiaro segno fascista- dice Giovanni Lolli, responsabile sport del Pd-. Sono tanto più gravi davanti a un’accoglienza calorosa e amichevole da parte dei cittadini e dei tifosi della capitale bulgara. Si tratta di elementi ben conosciuti alle nostre autorità di polizia – aggiunge Lolli in una nota – che debbono essere tenuti lontani dagli stadi dove gioca la nazionale come da quelli dei club».

Il ministro della difesa Ignazio La Russa bolla la «notte brava» degli ultras dell’Italia che, a Sofia per la partita con la Bulgaria, hanno dato vita tra l’altro a marce e cori di ispirazione fascista. «Se fossi stato lì mi sarei vergognato. Non c’è nessuna giustificazione storico politica per questa gente, sono solo maldestre esibizioni muscolari». Gigi Riva, memoria storica della Nazionale, non nasconde la sua preoccupazione: «È la prima volta che la nazionale vive una serata così, e lo dice uno che è in azzurro dal 1963». «Noi non abbiamo bisogno di tifosi così – aggiunge il capo delegazione azzurro – anche perchè non siamo come loro. Insomma, condanniamo quello che è successo. Arrivare lì allo stadio e vedere che nell’angolino della curva riservato agli italiani succede questo non è certo bello. Tra l’altro, hanno incattivito la partita». Riva, però, è per staccare la spina: «Io sono per non parlarne, questa gente non va presa in considerazione anche perchè cerca pubblicità. E poi i veri tifosi della nazionale sono persone perbene e sono tanti milioni».

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12/10/2008

Cinghiate e botte tra giovani skin nella notte di Riva del Garda

Un gruppo di picchiatori a Riva del Garda

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Negli ambienti di estrema destra del Trentino Alto Adige è esplosa una nuova moda: gruppi di ragazzisi danno appuntamento nella notte per picchiarsi a squadre con le cinte
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TRENTO
La “Cinghiamattanza”,
il picchiarsi con cinte e fibbie, è arrivata anche a Riva del Garda, in Trentino. In rete lo definiscono «sport» e s’ispira al video dell’omonimo successo degli Zetazeroalfa, gruppo musicale di estrema destra, che invita a darsi appuntamento in strade e piazze per prendersi a cinghiate, rigorosamente a volto scoperto.

A segnalare l’episodio
di Riva del Garda è oggi l’Adige, che riferisce di un video presente su You Tube, a testimonianza di quanto accaduto, così come si trovano una serie di altri video analoghi, riguardanti tutta Italia.

Il video risale al 20 maggio scorso
e, con tanto di espliciti incoraggiamenti a prendersi a cinghiate senza esclusione di colpi, riprende una sfida tra giovani in due tempi. La didascalia su You Tube racconta di «due intrepidi milanesi che salgono a Riva per sfidare i nativi. Nel primo tempo 10 contro 2. Nel secondo tempo invece si fanno squadre miste. Il delirio – assicura chi ha pubblicato il filmato – è assicurato».

Lo scontro, registrato per tre minuti, avviene in un piazzale sterrato, tra grida di esaltazione, sotto la luce fioca di alcuni fumogeni, e si chiude con una sorta di foto di gruppo e la comparsa della scritta: «Una moda che fa male». L’esempio però non è unico per Riva del Garda, a quanto sembra consultando il sito internet degli studenti di estrema destra rivani, che ne citano un altro dell’aprile scorso.

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Boom di vendite di detersivi “alla spina” nel Lazio

Vendita di detersivi alla spina alla Coop di Civitavecchia

ROMA (12 ottobre) – E’ boom di vendite per i detersivi “alla spina” nel Lazio. Quasi 27.000 kwh di energia risparmiata, 2.484 kg di anidride carbonica non emessa, 4.458 metri cubi di acqua non consumata e 18.579 bottiglie di plastica non utilizzata. Sono questi i numeri del risparmio ambientale già ottenuto grazie ai 12 impianti di detersivi alla “spina” installati, a partire dall’aprile scorso, in altrettanti ipermercati nel Lazio. Il progetto, promosso dall’assessorato regionale all’Ambiente e alla Cooperazione in collaborazione con Ecologos e Sviluppo Lazio, è partito il 2 aprile scorso con l’apertura del primo impianto presso l’ipermercato Panorama di via Tiburtina. E i cittadini hanno risposto bene, acquistando fino a questo momento 63.995 litri dei cinque diversi tipi di prodotto disponibili.

Una scelta che coniuga risparmio economico (visto che il prezzo medio di un prodotto sfuso è di solo 1 euro) e rispetto per l’ambiente. Circa il 60% dei consumatori che hanno acquistato detersivo alla spina, infatti, hanno utilizzato lo stesso flacone, per la cui produzione, in media, occorre impiegare ben 239 litri d’acqua, 1,46 kWh d’energia, mentre l’emissione di anidride carbonica è pari 133,9 grammi.

«Il grande risultato fin qui raggiunto – ha dichiarato l’assessore regionale all’Ambiente e alla Cooperazione Filiberto Zaratti – è principalmente su due fronti: il primo perché per produrre flaconi in plastica si consuma energia, si immette anidride carbonica nell’atmosfera e riutilizzandoli questa quota diminuisce; e il secondo perché è stata realizzata una riduzione dei rifiuti alla fonte, che è una delle strategie migliori per iniziare a risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti».

Attualmente i punti vendita, oltre a quello di Panorama in via Tiburtina a Roma, sono all’ipermercato Auchan del centro commerciale Porta di Roma a Roma, Panorama dei centri commerciali I Granai e Roma Est a Roma, i supermercati Lèon a Rieti e Latina, il Superstore Pam in via A.Fabi 177 a Frosinone, il Crai in via Silicua 128, ad Aranova, a Roma, la Coop di Colleferro al 49 km della via Casilina8, il Superstore Sidis presso il centro commerciale Gli Archi a Cassino, il Crai in via Padre Lino Da Parma 7 e la Coop in via Maronecceli a Civitavecchia.

Visto il successo dell’iniziativa a breve ci saranno nuove aperture di punti vendita di detersivi alla spina. «In base ai risultati ottenuti abbiamo deciso di estendere l’iniziativa con l’obiettivo di raggiungere 40 punti vendita entro la fine del 2009», ha detto ancora Zaratti.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=32701&sez=HOME_NOSTRISOLDI

Altro colpo di mano: via 4mila scuole nei piccoli Comuni. La Gelmini ‘grida’ alla disinformazione

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Altro colpo di mano del governo sulla scuola. Di nuovo per decreto, ma questa volta per nascondere la norma che chiuderà migliaia di scuole, ci si è serviti di un decreto che riguardava la sanità.

Per la precisione il numero 154 pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dal titolo “Disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria e in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali”. L’articolo è il numero 3 (Definizione dei piani di dimensionamento delle istituzioni scolastiche rientranti nelle competenze delle regioni e degli enti locali 1). «I piani di ridimensionamento delle istituzioni scolastiche, rientranti nelle competenze delle regioni e degli enti locali, devono essere in ogni caso ultimati in tempo utile per assicurare il conseguimento degli obiettivi di razionalizzazione della rete scolastica previsti dal presente comma, già a decorrere dall’anno scolastico 2009/2010 e comunque non oltre il 30 novembre di ogni anno. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, con la procedura di cui all’articolo 8, comma 1, della legge 5 giugno 2003, n. 131, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, sentito il Ministro per i rapporti con le regioni, diffida le regioni e gli enti locali inadempienti ad adottare, entro quindici giorni, tutti gli atti amministrativi, organizzativi e gestionali idonei a garantire il conseguimento degli obiettivi di ridimensionamento della rete scolastica”.

Tradotto: quindici giorni (ne sono già passati quattro) per preparare il piano che deve accorpare le scuole con meno di 500 alunni, così da tagliare almeno un posto di dirigente scolastico e uno di direttore dei servizi amministrativi (l’ex segretario) e altre cattedre da risparmiare.

Il primo a denunciare la cosa è l’ex ministro Beppe Fioroni: «La norma sull’accorpamento, e la conseguente chiusura, degli istituti scolastici con meno di 500 alunni inserita di soppiatto dal governo in un decreto riguardante la Sanità, conferma ciò che avevamo preannunciato in Aula, e cioè che per effettuare i tagli alla spesa scolastica imposti da Tremonti non basterà il ritorno al maestro unico. Oggi hanno cominciato con le scuole sotto i 500 alunni, più di 4000 istituti, per arrivare poi al taglio degli insegnanti di sostegno. Queste sono le bugie della Gelmini».

A dargli manforte il ministro ombra del Pd Maria Pia Garavaglia: «Non solo con norme inserite in decreti riguardanti altre materie, ma anche nascondendo i problemi gravi che ha la scuola viene alla luce la poca chiarezza degli impegni sbandierati dal ministro Gelmini, che continua ad abusare della parola “riforma”. Siamo di fronte a scelte distruttrici, altro che riformatrici». È quanto dichiara Maria Pia Garavaglia, ministro dell’Istruzione del governo ombra. «Chiedo alla ministra di dirci come faranno, dopo la chiusura imposta per decreto degli istituti con meno di 500 alunni, i ragazzi di Capri o delle Eolie a raggiungere la terra ferma? E chiedo alla Lega di farci sapere come possa condividere un attacco tanto diretto e smodato all’autonomia degli Enti locali su di un tema di loro esclusiva competenza? È questo il modo con cui ci prepariamo ad andare al federalismo?», conclude Garavaglia.

Da parte sua la Gelmini grida alla «disinformazione». «Le dichiarazioni degli onorevoli Fioroni e Garavaglia sono incomprensibili ed arbitrarie. Non ci saranno la paventata chiusura di 4000 istituti, nè il taglio degli insegnanti di sostegno, nè l’attacco all’autonomia degli enti locali. Come al solito – aggiunge – la sinistra tenta di fare disinformazione con la vecchia tecnica secondo cui una falsità ripetuta molte volte diventerebbe una verità. Ormai però gli italiani hanno capito, non credono più a certi trucchi e sostengono in pieno l’azione del governo».

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Pubblicato il: 11.10.08
Modificato il: 11.10.08 alle ore 19.48

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=79876

La vita dorata dei falsi sfollati negli alberghi di Napoli

Pensione completa per gli ospiti. Mentre il municipio perde 16 milioni ogni 12 mesi

Costano 4 milioni l’anno, solo la metà ha diritto all’assistenza. E il Comune rischia il dissesto

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Gli sfollati che da sei anni soggiornano in alcuni alberghi napoletani a spese del Comune, vitto e alloggio bevande escluse, sono ancora lì. Nonostante la scoperta che solo uno su due era sfollato: gli altri erano «subentrati». Sono in corso accertamenti, dicono. E i furboni sperano che come le altre volte lo scandalo passi e chi paga i conti si dimentichi di loro. Difficile, stavolta: il municipio è messo male. E quegli sfollati, i veri e i falsi, costano quattro milioni di euro l’anno. Direte: non è possibile. Stando ai calcoli fatti da Alleanza Nazionale, l’ospitalità generosamente offerta alle famiglie fatte sgomberare nel dicembre 2002 da tre edifici fatiscenti di vico Longo a Carbonara, nella zona più degradata dalle parti di piazza Mercato, sarebbe costata fino ad oggi quanto bastava e avanzava per costruire un paio di palazzine in grado di accogliere tutti gli evacuati.

Basti dire che ai cinque hotel nei dintorni della stazione ferroviaria, il Comune paga 55 euro al giorno per la pensione completa di ogni ospite per un totale di 79.600 euro a settimana, 341 mila al mese, 4 milioni e 98 mila euro l’anno. E quando hanno fatto irruzione al «Maxjo», un brutto albergo a due stelle, all’alba di alcuni giorni fa, i vigili urbani al comando del generale Luigi Sementa, ci hanno trovato di tutto. Persone che vivevano a sbafo a spese della collettività senza mai essere stato sfollate. Un paio di pregiudicati. Armi e munizioni. Stanze trasformate in appartamentini con angoli cottura. Un «femminiello» assonnato reduce da una notte sul marciapiede: «Ca vulite? Siete della buoncostume?». Oddio, non che il Municipio sia nuovo a «distrazioni» su questo versante. Anzi. Una bella fetta di napoletani è assolutamente convinta di avere una specie di diritto divino ad avere la casa gratis. E l’andazzo di chiudere un occhio sulle piccole e grandi prepotenze del popolino («si può ben dire che la plebe napoletana è molto più plebe delle altre», diceva già due secoli e mezzo fa Montesquieu) è così diffuso che il Comune, proprietario di un immenso patrimonio immobiliare, riesce a rimetterci 16 milioni di euro l’anno. Ovvio: stando a un recente rapporto della Corte dei Conti, gli inquilini degli alloggi municipali che dichiarano di vivere d’aria e di non avere neppure un euro di reddito annuale (neppure uno!) sono 78 su cento. Gli ultimi 22, almeno, pagano? Qualche volta sì, qualche volta no…

Come andassero le cose negli alberghi dove il Comune aveva via via piazzato gli sfollati a partire addirittura dal 2000, si sapeva da tempo. Rifondazione Comunista aveva denunciato la cosa già nel 2003 e poi di nuovo alla fine del 2006, chiedendo di sapere l’entità della spesa comunale «essendoci nuclei familiari collocati in vari alberghi cittadini dei quali però si è persa ogni traccia». Solo che questa volta il ritorno di fiamma dello scandalo è arrivato in un momento delicatissimo. Nei giorni in cui la giunta comunale guidata da Rosa Russo Iervolino, come scriveva ieri mattina Il Sole 24 ore, si ritrova «a un passo dal dissesto». Carica di debiti, di mutui da pagare e con crediti per 800 milioni di euro che i revisori dei conti, con un eufemismo che la dice lunga, hanno definito «difficilmente esigibili». Traduzione: avanza un mucchio di denaro da persone, enti e società che i loro debiti non li salderanno mai.

Non bastasse, sono saltati fuori tra esclamazioni di sorpresa generale 58 milioni e 349 mila euro di debiti fuori bilancio, segnalati dai vari uffici all’assessorato alle Finanze dopo la chiusura del documento contabile annuale. Una somma enorme. Tanto più che riguarda solo i primi otto mesi dell’anno e rischia, secondo l’opposizione di destra, di gonfiarsi ancora fino a cento milioni. Cosa significhi lo ha spiegato il Corriere del Mezzogiorno, ricordando che non solo lo stesso Comune partenopeo aveva chiuso il 2007 con un extradeficit che era la metà (28 milioni) ma che questo extradeficit nel 2007 ha pesato su Torino per 60 mila euro, su Roma per un milione e 800 mila, su Milano per 195 mila. Cifre risibili, in confronto a quella napoletana. Di più, accusa il Sole: nel 2007 tutti i Comuni e tutte le Province italiani messi insieme hanno accumulato perdite fuori bilancio per un totale di 600 milioni.

Come diavolo ha fatto Palazzo San Giacomo a farne da solo oltre 58? Colpa del profondo rosso da 23,4 milioni di «Napoli Servizi», la società partecipata dalla quale la giunta di Rosa Russo Iervolino (che strilla furente: «Chi ha sbagliato pagherà!») vuole uscire. Colpa, per altri 11 milioni, di lavori imprevisti, improvvise urgenze, manutenzione stradale, «acquisto suppellettili»… Colpa infine, per altri 23,5 milioni, di spese processuali e risarcimenti e condanne sul fronte di varie sentenze negative, a partire da un vecchio contenzioso su un grosso appalto pubblico di metà degli anni Novanta a Ponticelli chiuso con un lodo di 14 milioni euro. «Mi vergogno di essere l’assessore al Bilancio di un Comune che ha un debito fuori bilancio così grande. È intollerabile la dimensione che sta assumendo questo fenomeno», si è sfogato accusando i funzionari l’assessore Enrico Cardillo, un ex sindacalista della Uil nel mirino della magistratura per la distribuzione di troppe consulenze. «Se ti vergogni dimettiti», gli ha risposto brusco Salvatore Varriale, oggi consigliere di Forza Italia e tanti anni fa, per conto della Dc, predecessore di Cardillo. Secondo lui, i crediti di fatto quasi impossibili da recuperare sono addirittura di più e potrebbero sfondare il miliardo: «Si pensi che le sole tasse sulla spazzatura mai pagate ammontano a 130 milioni e le sole multe stradali a 416!». Come andrà a finire? Boh… I nuvoloni all’orizzonte sono neri neri. Lo sapete, ad esempio, quante sono le cause pendenti contro il Comune? Oltre cinquantamila.

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Gian Antonio Stella
12 ottobre 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_12/vita_dorata_sfollati_napoletani_4a513b12-980e-11dd-af17-00144f02aabc.shtml

Studenti vittime del caro-affitti: fino a 900 euro per una stanza

Indagine del Sunia sul costo degli alloggi per gli universitari
Milano la città più esosa, a Perugia gli stranieri pagano di più

Oltre ai prezzi alle stelle, quasi sempre ci sono violazioni della normativa
E gli aumenti di questo settore fanno lievitare l’intero mercato immobiliare

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Studenti vittime del caro-affitti fino a 900 euro per una stanza
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ROMA – Il mercato degli affitti per gli universitari non conosce crisi. Secondo l’ultima indagine del Sunia, il sindacato degli inquilini, prendere una camera singola può costare a uno studente fino a 900 euro a Milano, 700 a Firenze, 650 a Napoli, 600 a Roma.

“Il fenomeno ha assunto ormai caratteri molto gravi al punto da escludere intere fasce di giovani dal diritto allo studio per gli altissimi costi complessivi che le famiglie di provenienza dovrebbero sostenere – spiega la responsabile dell’ufficio studi del Sunia, Laura Mariani – in queste città la forte domanda da parte di studenti ha talmente deformato il mercato da innescare un processo di aumento generalizzato anche per i residenti”.

Nella maggioranza dei casi le offerte d’affitto contengono poi una serie di violazioni: contratti di tipo libero, non registrati, senza limite di canone, sub-affitti collegati. Per il Sunia sono necessari interventi straordinari che, attraverso la revisione dell’imposizione fiscale, possano calmierare i prezzi.

Guardando il dettaglio dell’indagine, vediamo che a Milano, per un posto letto in zona Brianza, occorrono circa 450 euro; per una stanza singola si va da un minimo di 650 (zona Bande Nere) a un valore medio di 800 (zona Lambiate, Udine e Fiera) a un massimo di 900 (in zona Vittoria). A Firenze un posto letto costa in media 350/400 euro, una stanza circa 700. A Bologna, dove gli studenti si concentrano nelle zone vicine all’Università, occorrono 250/280 euro per un posto letto in una doppia, da 370 a 500 per una singola.

A Roma in zone vicine alle università centrali (San Lorenzo, Piazza Bologna) vengono chiesti circa 600 euro per una stanza singola, 450 per un posto letto in una doppia. Valori solo leggermente più bassi (550 euro per una camera singola) in zone vicine alle altre Università (Ostiense e Cinecittà). Si risparmia soltanto se ci si sposta in aree periferiche: 300 euro per un posto letto e 450 una singola in zone Prenestina, Centocelle e simili.

A Napoli per un posto letto occorrono 300/450 euro, per una stanza si spende dai 400 ai 600 euro, con i prezzi più alti nelle zone Policlinico, Vomero e Colli Aminei. A Bari per un posto letto occorrono 250/350 euro, almeno 350 per una singola. Nelle città più piccole i prezzi sono più bassi in termini assoluti, ma hanno un peso maggiore nell’economia cittadina.

Nelle città in cui è più frequente
il fenomeno degli affitti a studenti extracomunitari, come a Perugia, si registra infine un’ulteriore anomalia: l’aumento di circa il 25/30% del canone chiesto agli studenti stranieri rispetto a quello applicato agli italiani.

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12 ottobre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2007/07/sezioni/scuola_e_universita/servizi/universita-affitti/indagine-sunia/indagine-sunia.html?rss

Dalla Lega la tassa sull’immigrato: 200 euro per permesso di soggiorno

No, non mi sento ‘italiano’

Insomma, gli vogliamo schiavi del tutto, questi immigrati. Quando li vogliamo. Perché si, danno fastidio, sono così ‘diversi’!, calpestano le nostre strade, respirano la nostra aria, ci rovinano il ‘paesaggio’.. Però servono, anche. A raccogliere pomodori, a badare ai nostri vecchi a stipendi da fame. A cadere dalle impalcature per noi. E morire. Magari in regola per 4 ore al giorno, come ad una mia amica badante, pur lavorando in pratica full-time per le famiglie in cui sono inserite, e pure con l’obbligo di pagarsi la metà dei contributi di legge. Italiani, mi fate schifo.

mauro

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Un fondo antiflussi proposto dal Carroccio in due emendamenti al disegno di legge sulla sicurezza. Bodega: norme vicine alla gente

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Dalla Lega la tassa sull'immigrato 200 euro per permesso di soggiorno

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di VLADIMIRO POLCHI

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ROMA – Dopo il permesso di soggiorno a punti arriva la tassa sull’immigrato. Ogni straniero dovrà infatti versare 200 euro per chiedere il rilascio e il rinnovo del permesso o avviare la pratica di cittadinanza. La tassa va ad aggiungersi ai 70 euro di costi fissi già sborsati dai lavoratori extracomunitari. Il nuovo balzello è contenuto in due emendamenti leghisti al disegno di legge sulla sicurezza e servirà a finanziare un “fondo per la prevenzione dei flussi migratori” istituito presso la Farnesina.

Non si ferma dunque l’offensiva del gruppo del Carroccio al Senato: prima il permesso a punti per punire gli immigrati che commettono infrazioni, poi la regolarizzazione delle ronde cittadine, quindi l’obbligo di referendum prima della costruzione di una moschea. Ora, il giro di vite sull’immigrazione si arricchisce di un nuovo tassello. Basta leggere due degli emendamenti presentati venerdì scorso dai leghisti in Senato. Primo, “le istanze o dichiarazioni di elezione, acquisto, riacquisto, rinuncia o concessione della cittadinanza sono soggette al pagamento di una tassa di importo pari a euro 200”. Secondo, “la richiesta di rilascio e di rinnovo del permesso di soggiorno è sottoposta al pagamento di una tassa, il cui importo è fissato in 200 euro”. La tassa si applica anche in caso di permesso di soggiorno per motivi familiari.

A cosa serviranno questi soldi? Semplice, a finanziare “un fondo per la prevenzione dei flussi migratori, finalizzato a progetti di sviluppo locale nei Paesi, che hanno stipulato o intendono stipulare con lo Stato italiano accordi bilaterali”. “Vogliamo semplicemente che chi arrivi nel nostro Paese ne rispetti le leggi e gli emendamenti presentati vanno in questa direzione. Le nostre proposte – piega Lorenzo Bodega, vicepresidente dei senatori della Lega – stanno riscuotendo opinioni favorevoli tra i cittadini. Se prendiamo, per esempio, il permesso a punti, questo è un sistema che darà più sicurezza e più integrazione, facendo emergere solo quella immigrazione positiva e onesta che lavora, produce e si è integrata alla perfezione”.

Quanto alla nuova tassa sui permessi, il senatore del Carroccio sostiene che servirà ad “aiutare i Paesi poveri a casa loro, grazie ai 200 euro che ogni immigrato dovrà pagare al Fondo per la prevenzione dei flussi migratori. Questa – aggiunge – è solidarietà e vicinanza verso i popoli: aiutarli in casa loro, senza illusioni di El Dorado, che non esistono più. A maggior ragione da noi”.

Ma quale sarà l’effetto della nuova tassa sulle tasche degli immigrati? “Già oggi per richiedere il primo rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno il lavoratore straniero spende 70 euro tra spese postali, pagamento del bollo e costo del permesso elettronico – spiega l’avvocato Marco Paggi dell’Associazione di studi giuridici sull’immigrazione – Simile la spesa per ottenere la cittadinanza, tra pagamento del bollo e costo dei certificati in Italia e in madrepatria”. Ora si vorrebbe aggiungere una tassa ad hoc di 200 euro. “Una tassa sui poveri, che rischia di minacciare pericolosamente il tenore di vita dei migranti”.

Un esempio? “Basta pensare a quei nuclei familiari – risponde Paggi – i cui componenti hanno contratti di lavoro a tempo determinato e che devono rinnovare il permesso di soggiorno ogni sei mesi. In tal caso, la famiglia dovrebbe sborsare, tra tasse e costi fissi, 540 euro all’anno per ogni suo membro”.

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12 ottobre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/politica/immigrazione/tassa-permesso/tassa-permesso.html?rss