Archive | ottobre 13, 2008

Lotta alle mafie, parte la Carovana

carovana antimafia 2008
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È partita lunedì da Roma la dodicesima Carovana nazionale antimafie, promossa dalle associazioni Libera, Arci e Avviso Pubblico. Il viaggio, lungo due mesi, prevede cento tappe: un giro per l’Italia attraverso il quale riaffermare l’importanza della legalità e della lotta a tutte le mafie. In realtà le carovane sono due. Entrambe partiranno del centro Italia ma poi si separeranno. Una in direzione Nord, l’altra verso Sud, per poi ricongiungersi a Comiso in Sicilia, il 12 dicembre. (Scarica il calendario)

La carovana è partita da un luogo già di per sé significativo: la Casa del jazz di Roma, ricavata in una villa sequestrata ad un componente della Banda della Magliana. Alla conferenza stampa di presentazione hanno partecipato Paolo Beni, presidente nazionale Arci, don Luigi Ciotti, presidente di Libera, Roberto Montà, vicepresidente di Avviso Pubblico e Roberto Morrione, presidente di Libera Informazione. All’incontro sono intervenuti anche due familiari di vittime di mafia.

Quest’anno la carovana assume un significato particolare visto il 60esimo anniversario della Costituzione e della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. E scopo della Carovana sarà riaffermare i valori di questi due preziosi documenti e «ricordare che in Italia la vera emergenza sicurezza sono mafie e corruzione».

Paolo Beni, presidente nazionale dell’Arci ha lanciato l’allarme sull’espansione della mafie: «I poteri mafiosi allargano la loro influenza sulla società italiana, non sono più ristretti a un ambito regionale, e hanno anche differenziato le loro strategie». Beni ha sottolineato che la mafia «fa affidamento sul vuoto sociale» e dunque è essenziale «creare delle reti di solidarietà, impedire l’isolamento sociale, la devitalizzazione degli spazi democratici». Purtroppo al giorno d’oggi si sta andando in una direzione opposta: «La percezione che si ha è che i valori dominanti siano quelli della competizione e dell’egocentrismo» afferma Beni. Il presidente dell’Arci sottolinea che bisogna invertire la rotta e ricostruire quel «senso di comunità democratica toglie terreno alla cultura dell’illegalità».

Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, ha spronato all’azione: «Si uccide anche con il silenzio, anche con i nì. Bisogna dire no». Il sacerdote antimafia, dopo aver ricordato Falcone, cita Dalla Chiesa: «Lo Stato dia come diritto ciò che la mafia dà come favore». Il presidente di Libera ha attaccato anche la politica sottolineando che «le mafie non moriranno mai se non si cambia un certo modo di fare le politiche, se non si attuano politiche sociali sui territori».

Anche Roberto Montà ha puntato il dito contro le responsabilità della politica evidenziando che «in Italia sono 180 i consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose». Roberto Morrione ha invece attaccato il mondo del giornalismo sostenendo che «c’è una scarsa attenzione da parte della grande stampa nei confronti dell’espansione delle mafie».

La carovana ha chiesto il riconoscimento ufficiale del 21 marzo come giornata della memoria e dell’impegno, dedicata alle vittime della mafia. Infine per i promotori, l’iniziativa non mira solo ad essere contro la mafia ma anche a proporre valori e politiche positive, dal sostegno alle famiglie delle vittime alla promozione della cultura della legalità.

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Pubblicato il: 13.10.08
Modificato il: 13.10.08 alle ore 18.16

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=79921

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PROSTITUZIONE – Don Ciotti: l’ordinanza di Alemanno favorirà gestioni mafiose

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ROMA (13 ottobre) – L’allarme per il rischio di una gestione mafiosa della prostituzione viene lanciato da don Ciotti. Sotto accusa l’ordinanza del sindaco Alemanno: «non è il provvedimento giusto» perché il fatto che le prostitute «non siano più visibili aggrava» il problema.

«Non bisogna indurre le prostitute a far sì che vengano confinate negli appartamenti – ha aggiunto Ciotti – per aiutarle abbiamo bisogno di incontrarle sulla strada», lo ha detto il presidente dell’Associazione Antimafia Libera, Don Luigi Ciotti, a margine della conferenza stampa sulla Carovana antimafia 2008. Apprezzamenti invece sono stati fatti da don Ciotti alla legge Napolitano-Turco, «che prevede la regolarizzazione di immigrate irregolari che si prostituiscono, nel caso in cui denuncino il loro sfruttatore».

Secondo Ciotti «questo ha permesso a 7.500 ragazze in Italia di uscire dal quel giro». «Bisogna riflettere anche sul perché, tra i clienti delle prostitute, ci siano per la maggior parte uomini sposati su cui probabilmente incide la frustrazione. C’è bisogno, insomma, di una riflessione più ampia». Ciotti ha infine chiarito che anche i vertici della chiesa sono in prima linea su problemi come immigrazione e prostituzione, «sugli altri temi – ha detto – non fatemi parlare».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=32773&sez=HOME_ROMA

Lippi, CT della nazionale, attore per Moni Ovadia contro il fascismo e il razzismo

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Il ct della Nazionale ha accettato di interpretare dei passi sulla Shoah per un dvd da distribuire nelle scuole, con lui anche Jovanotti

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Lecce, 13 ottobre 2008 – Marcello Lippi diventa attore contro il fascismo ed il razzismo in genere: il ct azzurro e’ stato infatti contattato oggi dal regista ebreo Moni Ovadia ed ha accettato di interpretare dei passi sulla Shoah per un dvd da distribuire nelle scuole. A fare da testimonial ci saranno anche il cantante Jovanotti e gli attori Antonio Albanese e Nicoletta Braschi, moglie di Roberto Benigni.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/10/13/125049-lippi_attore_moni_ovadia.shtml

COSTUMI – A Parigi il non-matrimonio di massa

L’idea è venuta ad un libraio ispirato dai versi di una canzone di Brassens

Montmartre teatro dell’insolita cerinonia: cinquanta coppie si giurano «fidanzamento eterno» davanti al sindaco

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Un momento della celebrazione di Montmartre
Un momento della celebrazione di Montmartre

PARIGI (Francia) – Non manca nulla perché la cerimonia venga scambiata per un vero matrimonio: pubblico ufficiale, sedie rivestite di velluto rosso, parenti in attesa e coppie emozionate. La formula di rito ha però qualcosa di bizzarro e si conclude con «e io vi dichiaro fidanzati per l’eternità!».

LA CERIMONIACome nel paese delle meraviglie di Alice, dove si festeggia il non-compleanno, a Montmartre, nel diciottesimo arrondissement di Parigi, un giorno all’anno si festeggia il non-matrimonio, ufficializzato a tutti gli effetti dal sindaco del quartiere Daniel Vaillant. «In effetti mi sento un po’ sdoppiato – racconta Vaillant –: ieri ho celebrato dieci matrimoni e oggi cinquanta non matrimoni!». Ma la cosa sembra non disturbare affatto il sindaco, che per ognuna delle coppie che si presenta al suo cospetto riserva una battuta diversa, oltre alla formula convenuta. «Ho l’onore di non domandare la tua mano» dice lo sposo; «non scriviamo i nostri nomi sul fondo di una pergamena», risponde la sposa parafrasando il testo di una canzone di Georges Brassens, cantautore francese scomparso da quasi trent’anni e a cui Fabrizio De Andrè non ha mai fatto mistero d’ispirarsi.

SULLE ORME DI BRASSENSL’idea è stata lanciata lo scorso anno dal titolare di una libreria di Place des Abbesses per onorare i versi più celebri di una delle canzoni di Brassens, La non-demande en mariage. Si tratta di un inno all’amicizia, ai rapporti sinceri che non hanno bisogno di essere formalizzati, e voilà il non-matrimonio. Si inizia ad orario stabilito, proprio come nelle occasioni ufficiali. Il sindaco sale sul palco montato al centro della piazza giusto sotto il Sacro Cuore, petali di rose rivestono il pavimento e bouquet di fiori marcano il contorno del palcoscenico. Daniel Vaillant sembra divertirsi un mondo quando spiega che quelli che andrà ad ufficializzare saranno a tutti gli effetti dei non-matrimoni, «mentre – spiega – se qualcuno lo volesse, nella sede del quartiere ufficializziamo pacs e matrimoni, ma non oggi!».

Un'altra delle coppie che si sono non-sposate a Parigi
Un’altra delle coppie che si sono non-sposate a Parigi

SCAPOLI E AMMOGLIATI – C’è qualcuno tra le cinquanta coppie che aspira alle non-nozze che si è davvero sposato, ma con qualcun altro. E’ il caso di Karine, abito blu e velo nero, che si prepara a prendere come non-marito il suo migliore amico, mentre lo sposo ufficiale resta tra il pubblico e si occupa di fare le fotografie. Karine è un’eccezione, perché quasi tutte le altre coppie sono fidanzate davvero, da diversi anni o da appena qualche mese. Quello che è certo è che tutti vogliono restare «fidanzati per l’eternità», come ripetuto dal sindaco alla fine di ogni cerimonia. Si passa dalla coppia di sessantenni ai giovani ventenni, dalle donne vestite con abiti eleganti alle ragazze in scarpe da tennis. E c’è anche una coppia in attesa di due gemelli. «Abbiamo deciso di ufficializzare il nostro rapporto visto che stanno per nascere i nostri figli» scherza il non-marito alla domanda su cosa li ha spinti al grande passo. Per un’altra coppia di trentenni invece la cosa più divertente è stata far svegliare i propri amici di buon’ora, tutti in trepidante attesa sotto il palco, alle dieci del mattino di una calda domenica di ottobre.

CAMPANE A FESTATutti si divertono e addirittura una signora non riesce a trattenere il pianto per la gioia, poi si riprende e tra le lacrime e il sorriso racconta che è stordita da tutto questo volersi bene. Proprio davanti al palco del non-matrimonio c’è l’ingresso della Chiesa Saint-Jean-l’Evangéliste e alle dieci in punto le campane iniziano ad intonare la marcia nuziale. Ci si guarda increduli. Sembra uno scherzo. «Le campane sono programmate per suonare quest’inno tutte le domeniche» spiega il sagrestano. Ma in questa mattina nessun matrimonio viene ufficiato nella Chiesa.

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Cristina Rosati
13 ottobre 2008

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fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_ottobre_13/parigi_montmartre_celebrazione_non_matrimonio_cac35e5e-9919-11dd-bf8a-00144f02aabc.shtml

Università, precari e studenti insieme contro il governo

Alla Sapienza di Roma corteo per i viali e assemblea sotto la statua della Minerva
A Milano una settantina di studenti ha occupato il rettorato della Statale

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Nel mirino la legge 133 e la possibilità di trasformare atenei in fondazioni private
tagli al fondo di finanziamento ordinario e blocco del turn-over al 20 per cento

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Università, precari e studenti insieme contro il governoUn corteo di studenti

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ROMA – Il mondo delle università e della ricerca continua ad affilare le armi contro le politiche del governo in materia di istruzione. Oggi la protesta passa per Roma e Milano, ma in tutta Italia proliferano le iniziative che vedono studenti e precari insieme, contro i provvedimenti dell’esecutivo.

Nel mirino delle proteste la cosiddetta “controriforma Gelmini”, ovvero la legge 133 approvata il 6 agosto scorso – ex decreto Brunetta – e le sue norme sull’università: possibilità di trasformare gli atenei in fondazioni di diritto privato, tagli al fondo di finanziamento ordinario (un miliardo e mezzo di euro in 5 anni) e blocco del turn-over al 20 per cento (modulo 5 a 1: per cinque docenti in pensione ne entra solo uno).

Stamane nella capitale, un corteo di “almeno un migliaio di studenti”, dicono gli organizzatori, ha sfilato tra i viali della Sapienza per protestare, in particolare, “contro la privatizzazione dell’università”. La manifestazione è stata avviata dai collettivi della facoltà di scienze (matematica, fisica, scienze naturali). “Il corteo cresce di momento in momento – hanno spiegato i collettivi -, stiamo entrando in tutti i dipartimenti della facoltà di scienze per bloccare le lezioni, poi faremo una grande assemblea sotto la statua della Minerva”.

A Milano una settantina di studenti ha occupato il rettorato della Statale. Fanno parte dei collettivi delle facoltà di Scienze politiche, Mediazione culturale, Accademia di Brera. Sono studenti della Statale, del Politecnico e della Bicocca. Un gruppo di manifestanti ha incontrato il rettore Enrico Decleva.

Gli studenti chiedono, in caso la legge 133 non venga abrogata, le dimissioni del rettore e del senato accademico, l’annullamento dell’inaugurazione dell’anno accademico a novembre, un pronunciamento chiaro sulla legge, la garanzia che non saranno aumentate le tasse universitarie né diminuiti i servizi. “Chiediamo anche che il senato accademico si esprima per il blocco immediato della didattica – dice Marco, uno degli occupanti – per dare a tutti gli studenti la possibilità di mobilitarsi”.

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13 ottobre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/scuola_e_universita/servizi/universita-2009/proteste-13-ottobre/proteste-13-ottobre.html?rss

SALUTE – Ricoveri, affari e farmaci i segreti della “casta bianca”

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L’autore di “Camici e pigiami” pubblica un nuovo libro in cui denuncia, ancora una volta, il malcostume medico

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di MARIA NOVELLA DE LUCA

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Ricoveri, affari e farmaci i segreti della "casta bianca"
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UN SISTEMA malato, che peggiora di anno in anno. Corrotto in ogni piega, inquinato in ogni angolo. Assediato da truffe, ruberie, scandali e malversazioni. Dove ogni azione, dalla prescrizione di un farmaco alla richiesta di un ricovero, dalla scelta di un’analisi clinica all’assegnazione di un posto all’ospedale, risponde alla pura e semplice logica del business, piuttosto che alla cura e alla tutela del paziente.

Viaggio tra i dissesti del Sistema sanitario nazionale, un bene prezioso, un tempo tra i migliori d’Europa, oggi ammalato di una “lottizzazione politica che ha le caratteristiche di un cancro”, che si diffonde e avanza con la complicità di una “casta bianca”, fatta di medici, amministratori, case farmaceutiche, partiti e Regioni.

Dieci anni dopo “Camici e pigiami”, Paolo Cornaglia Ferraris, pediatra genovese che con quel libro-scandalo mise a nudo il “sistema” che stava corrompendo (con la complicità dei medici) la sanità italiana, torna a denunciare quanto accade tra le corsie degli ospedali e negli ambulatori delle Asl, ma anche nelle segreterie dei partiti e nelle anticamere dei ministeri.

Qui regna appunto “La casta bianca”, (edito da Mondadori, dal 14 ottobre in libreria), e l’inchiesta parte dalle truffe sui ricoveri (la cui durata non sarebbe decisa in base alle esigenze del malato, ma sulla base dei rimborsi delle Regioni), svela i meccanismi di corruzione dell’industria del farmaco, per arrivare all’inestricabile parentopoli che governa le facoltà di Medicina e i Policlinici universitari.

Un vero attacco a quel sistema Sistema Sanitario Nazionale che sarebbe ancora “una grande risorsa per l’Italia – dice Cornaglia Ferraris – con 13mila ricoveri in ospedale ogni anno, oltre 79 milioni di giornate di degenza, 4 milioni e 700mila interventi chirurgici, 1337 strutture ospedaliere pubbliche e private”. “Ma questa straordinaria rete, che dal dopoguerra ad oggi ha portato la salute a milioni di persone, ha ridotto ai minimi storici la mortalità infantile, ha conquistato impensabili vittorie contro il cancro, è ormai divorata da un gruppo di potere – aggiunge Cornaglia Ferraris, oggi medico dei bimbi figli degli immigrati clandestini – che in nome di due “principi”, denaro e carriera, sta sfasciando tutto”.

Ed è al sofisticato meccanismo del fare denaro rubando soldi pubblici che Cornaglia Ferraris dedica uno dei capitoli più interessanti di questo viaggio (allucinante) nei mali della Sanità italiana. Tutto ruota attorno ai rimborsi dei ricoveri e delle prestazioni che gli ospedali o le strutture convenzionate ottengono dalle Asl. Basta falsificarne il numero o moltiplicarne la quantità, al di là delle reali esigenze del paziente, per ottenere flussi di denaro a volte incredibili, come nel recente scandalo della clinica “Villa Pini” di Chieti. Le truffe sono note, eppure reiterate. Spiega Cornaglia Ferraris: “Le tariffe sono diverse a seconda del tipo di ricovero. Quelli con dimissione in giornata o con una sola notte valgono poco. Quelli con due o più notti valgono di più. Dopo un certo numero di giorni, che si chiama valore soglia, scatta un aumento giornaliero che non conviene quasi mai. Ecco svelate le ragioni per cui spesso, dopo dieci giorni, vi buttano fuori, oppure vi dimettono, e vi ricoverano il giorno dopo, un’altra volta”.

Il tutto navigando in quella zona grigia di leggi e norme dove l’abuso può essere mascherato da prestazione regolare.

Cornaglia passa poi ad analizzare un altro grande “malaffare” consumato sulla pelle dei pazienti: le prescrizioni (drogate) di farmaci, che il medico somministra seguendo proprie logiche di mercato (regali, premi, tangenti) piuttosto che il reale bisogno dei malati. “Il 60% degli antibiotici viene assunto senza che ce ne sia reale bisogno”. Sistema diffuso e corrotto, di cui Big Pharma (il cartello delle multinazionali della farmaceutica) è l’esempio eclatante. “L’investimento maggiore di Big Pharma – scrive Cornaglia – non va in ricerca e sviluppo, bensì in marketing e amministrazione”. E citando uno studio americano che mette in luce i rapporti con l’industria aggiunge: “L’83% dei medici riceve pasti gratuiti, il 78% campioni di farmaci, il 35% riceve rimborsi per le spese di partecipazioni a convegni, il 28% percepisce onorari per conferenze o per l’arruolamento dei pazienti nei trial”, ossia nei gruppi di sperimentazione dei farmaci.

La situazione italiana sarebbe
di poco dissimile, e Cornaglia cita una seconda ricerca (made in Italy) in cui “sono state valutate le prescrizioni di alcuni farmaci prima e dopo che un certo numero di medici era stato invitato a convegni in lussuosi alberghi”. Senza parlare della pubblicità che porta all’assunzione di farmaci inutili, la ricerca sponsorizzata, e il lucrosissimo mercato dei brevetti.

Un business enorme, una piaga che si allarga. Perché a tutto questo, presente anche in altri paesi, in Italia si aggiunge la lottizzazione dei partiti, della Chiesa e, addirittura, della Massoneria. I soldi della Sanità vogliono dire infatti appalti, posti di lavoro, carriere nelle aziende ospedaliere, cattedre all’università. E dall’analisi dei “poteri in campo”, agli alberi genealogici delle famiglie che di padre in figlio, di parente in parente si tramandano i posti nei policlinici e nelle facoltà di Medicina, attraverso concorsi truccati e dottorati ad personam, ci si sente alla fine di questo viaggio intrappolati in una ragnatela in cui il paziente conta poco o niente.

“Questo non vuol dire che in Italia non ci siano aree sane, professionisti eccellenti – conclude Cornaglia Ferraris, che dopo l’uscita del libro ‘Camici e pigiami’ venne licenziato dall’ospedale Gaslini di Genova – eppure noi oggi rischiamo di perdere un sistema sanitario pubblico buono come quello che ci siamo conquistati negli ultimi 40 anni. L’allarme è forte, bisogna che la gente se ne renda conto. Per questo ho creduto fosse giusto raccontare la parte malata del sistema e non quella sana”.
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13 ottobre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/cronaca/casta-bianca/casta-bianca/casta-bianca.html?rss

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laFeltrinelli.it

La casta bianca Novita

Cornaglia Ferraris Paolo

Prezzo online:€ 16,00

Listino
€ 16,00
Editore
Mondadori
Collana
Ingrandimenti
Anno
2008
Pagine
233
Lingua
Italiano
EAN
9788804584261

«Crisi, 100 milioni di poveri in più. E la cifra è destinata a crescere»

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Allo studio un piano per la ricapitalizzazione delle banche nelle economie emergenti

La Banca Mondiale: «I paesi in via di sviluppo rischiano di vedere andare in fumo i propri sforzi di miglioramento»

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WASHINGTON – La crisi finanziaria in atto, la peggiore dal 1930, rischia di mettere in ginocchio i Paesi emergenti, già alle prese con il caro energia e l’impennata dei prezzi degli alimentari. Dall’inizio dell’anno il numero dei poveri è aumentato di 100 milioni e il rischio «è che la cifra salga ulteriormente». A lanciare l’allarme è il presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, spiegando come questa «catastrofe è stata creata dall’uomo e sta noi ora trovare le risposte».

DANNI PIU’ GRAVI – «I paesi in via di sviluppo, molti dei quali già colpiti dagli elevati prezzi di energia e alimentari, rischiano di vedere andare in fumo i propri sforzi di miglioramento della qualità della vita della popolazione se ci sarà un prolungato rallentamento della crescita globale e una stretta del credito», spiega Zoellick, sottolineando come «sono le fasce di popolazione più povere e vulnerabili a rischiare i danni più gravi in alcuni casi permanenti». Ma la Banca Mondiale, il Fmi e altri organismi utilizzeranno tutte le risorse finanziarie a loro disposizione per sostenere i paesi in via di sviluppo nel rafforzare le proprie economie e dei propri sistemi finanziari.

PIANO – Proprio in quest’ottica Zoellick ha annunciato che la Banca sta valutando la possibilità di creare un fondo per aiutare la ricapitalizzazione delle banche nei Paesi emergenti colpite dalla crisi finanziaria. Nella conferenza stampa di chiusura del Development Committeee, Zoellick sottolinea come «la crisi in corso si è manifestata prima negli Usa e poi in Europa, con una reazione da parte della gente di confusione, poi di frustrazione, poi di rabbia e poi di paura. Queste reazioni naturali si diffonderanno nel mondo, visto che l’impatto della crisi di amplia. Queste reazioni vanno prese seriamente». Gli eventi degli ultimi mesi «hanno evidenziato la necessità di modernizzare il multilateralismo e i mercati per una nuova economia globale. È questo, e non di meno, quello che ci si aspetta da noi». «La crisi attuale – conclude – deve assorbire tutte le nostre energie e la nostra attenzione

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13 ottobre 2008

fonte: http://www.corriere.it/economia/08_ottobre_13/poveri_banca_mondiale_poveri_33c2031a-9906-11dd-bf8a-00144f02aabc.shtml