Archive | ottobre 14, 2008

DAI UN CALCIO AL RAZZISMO!

Primo torneo di calcetto a 5 antirazzista e antifascista.

Le iscrizioni si sono aperte il 15 ottobre presso l’Ideal di Magenta e si chiuderanno il 26 ottobre alle ore 24:00.

Iscrizione: 120 a squadra, max 9 giocatori per squadra.

Il torneo si svolgerà dal 31 ottobre presso i campi di calcetto di Soriano. Si giocherà il martedì ed il mercoledì.

Primo classificato: 120 euro in consumazioni presso l’Ideal di Magenta

Secondo clasificato: 50 euro in consumazioni presso l’Ideal di Magenta

Premio MIGLIOR ATTACCANTE

Premio MIGLIOR PORTIERE

REGOLAMENTO, DATE UFFICIALI, INFORMAZIONI E LORO DISCUSSIONE VERRANNO COMUNICATE NELLA RIUNIONE APERTA ALLE SQUADRE CHE SI TERRA’ MERCOLEDI’ 29 OTTOBRE ALL’IDEAL DI MAGENTA, ORE 20:45.

Per informazioni:

vocidalsottosuolo@hotmail.it

Scarica il volantino PDF torneo-antirazzista

Grazie a ilsonnodellaragione per la segnalazione… ma che fatica dover riscrivere tutto da Adobe! 🙂

Annunci

Camorra, ”pronto l’attentato a Saviano”

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Roma, 14 ott. (Adnkronos) – Sarebbe tutto pronto per far accendere la miccia e uccidere lo scrittore Roberto Saviano. Secondo quanto riportato oggi dai maggiori quotidiani italiani, i clan della camorra di Casal di Principe potrebbero aver preparato un piano per assassinare l’autore del libro ‘Gomorra’ che ha aperto un varco nell’informazione e nelle coscienze su come e dove operano i gruppi criminali camorristici. Tanto che i clan avrebbero così decretato la condanna a morte di Saviano dandosi anche la data di Natale per accendere la miccia.

A rivelare tempi e progetto dell’attentato
per uccidere Saviano e la sua scorta sarebbero stati rivelati da un pentito dei casalesi, Carmine Schiavone, secondo quanto scrive ‘La Stampa’, che, appresa la notizia, l’avrebbe riferita poi all’autorità di polizia giudiziaria. La Procura di Napoli ha aperto un fascicolo. Da quanto riferisce poi ‘La Repubblica’, “l’ultima minaccia contro Roberto Saviano è ritenuta ‘attendibile’ e sono in corso ulteriori accertamenti” da parte della Dda e della Procura di Napoli.

A far muovere i clan contro Saviano, secondo gli inquirenti, il “troppo clamore” che ha scosso le cosciente provocato dal libro “Gomorra”. Il “Corriere della Sera”, inoltre, riferisce che l’attentato doveva verificarsi sull’autostrada Roma-Napoli, “durante uno dei frequenti spostamenti di Saviano e degli uomini che lo proteggono”. Proprio nei giorni scorsi, il pentito Oreste Spagnuolo, uno dei killer degli immigrati ghanesi uccisi a Castel Volturno, aveva raccontato che il boss Giuseppe Setola “cercava di procurarsi dell’esplosivo con un detonatore e un telecomando: non mi ha spiegato cosa voleva farci, ma diceva che era un modo facile per uccidere”. “Continuo tutto come prima. Non ho altra strada che resistere, resistere, resistere” èstato il commento di Roberto Saviano.

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fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/Edicola/?id=3.0.2583349185

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14/10/2008, ore 16:41

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SAVIANO – DON MEROLA: E’ UN ATTACCO ALLO STATO

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Di Vincenzo Rubano

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“Vorrei unire anche le mie espressioni di vicinanza ai sentimenti di solidarietà che già tantissime istituzioni hanno espresso allo scrittore Roberto Saviano. Le ultime minacce rappresentano un vero e proprio attacco allo Stato”. Lo dice don Luigi Merola, già vice parroco nel quartiere di Forcella a Napoli, anch’egli minacciato per le sue denunce contro i clan.   “Roberto Saviano – sottolinea – non deve essere assolutamente lasciato solo dalle istituzioni e deve essere considerato una risorsa da mettere in rete, come strategia integrata per la lotta alle mafie. Bisogna continuare a lavorare insieme, unendo tutte le risorse umane che la nostra nazione può vantare nel combattere la criminalità organizzata.  Persone come Saviano pagando in proprio, ci aiutano a credere nella vita, perché testimoni di coraggio e di dovere”.  “Ai cittadini – conclude don Merola – chiedo uno scatto di dignità per dimostrare ai camorristi che anche in queste zone difficili, da anni sottomesse dalla criminalità, esistono cittadini liberi, che amano la vita e  che si ribellano alle ingiustizie della camorra”.

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fonte: http://www.julienews.it/notizia/14784_saviano-don-merola-e-un-attacco-allo-stato.html

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CAMORRA: BELISARIO (IDV), NON LASCIAMO SOLO SAVIANO

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(ASCA) – Roma, 14 ott – ”Non lasciamo solo Saviano. Se le notizie relative all’imminente vendetta da parte della camorra dovessero essere confermate dovremmo stringerci tutti, simbolicamente, intorno al giovane scrittore per proteggere oltre che l’uomo anche il simbolo del coraggio, della liberta’ e della speranza del nostro Paese”. Lo dichiara il senatore Felice Belisario, presidente del gruppo Italia dei Valori a Palazzo Madama.

”Nell’esprimere tutta la nostra solidarieta’ a Saviano e agli uomini della sua scorta ugualmente minacciati di morte – continua Belisario – vogliamo ribadire, ancora una volta, che solo con il coinvolgimento sincero e totale di tutti i cittadini onesti si puo’ sconfiggere la criminalita’ organizzata”.

”Anche se, come disse Giovanni Falcone, per vincere questa battaglia non si puo’ pretendere eroismo da inermi cittadini, ma occorre l’impegno di tutte le forze migliori delle istituzioni – conclude il presidente dei senatori IdV – siamo convinti che oggi piu’ che mai e’ indispensabile buttar giu’ il muro di omerta’ che protegge camorra, mafia e tutte le associazioni a delinquere”.
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red-njb/cam/alf

(Asca)

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fonte: http://www.asca.it/moddettregione.php?id=326318&img=&idregione=&nome=&articolo=CAMORRA:%20BELISARIO%20(IDV),%20NON%20LASCIAMO%20SOLO%20SAVIANO

Cultura: “Stelle a destra” il capolavoro di M.Carfagna

Condoleezza Carfagna

IL SUPERMINISTRO
Le donne e la politica nel libro della Carfagna

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di Wildgreta

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C’è già un’attesa febbrile per l’imminente uscita di quello che si annuncia il bestseller dell’anno”Stelle a destra” (ideale sottotitolo ” E Stalle a sinistra”) La casa editrice che ha vinto quella che si può definire una vera e propria gara fra editori, è la Aliberti di Reggio Emilia distribuita da Rcs MediaGroup . La Aliberti si è già distinta per la pubblicazione del libro della show girl Maria Monsè (moglie del salernitano Salvatore Paravia) su come tornare in forma dopo il parto. E, ciliegina sulla torta, la Aliberti ha pubblicato anche l’ultimo libro del ministro Sandro Bondi, questa volta scritto con C. Sabelli Fioretti, “Io, Berlusconi, le donne e la poesia”: Sul volume ” Stelle a Destra” in vendita a soli 16 euro (davvero un prezzo popolare) sono trapelate pochissime indiscrezioni.Ministero delle Pari Opportunità Bocche cucite anche al . Neppure i portieri ne sanno nulla. Vorrà dire che dovremo aspettare ancora un po’. Coraggio. Per ora credo sia degno di nota il fatto che , mentre la crisi finanziaria avanza, in Italia c’è ancora chi scommette sulla cultura e questo, per l’azienda-paese, è già di per sè un grande segnale di speranza. La speranza dell’imminente ripresa dell’economia mondiale fortemente voluta da Berlusconi.

.Io, Berlusconi, le donne, la poesia

Articolo da La Città di Salerno:

Il volume è già pronto e si intitola “Stelle a destra”

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di Clemy De Maio

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Chi la definisce “sgobbona” avrà presto un argomento in più. Mara Carfagna, trentatré anni ancora da compiere il prossimo dicembre, non si accontenta del doppio impegno di ministro e parlamentare e annuncia la pubblicazione di un libro. Argomento, manco a dirlo, le donne e la politica.
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Il testo è già pronto, s’intitola “Stelle a destra”, e c’è da scommettere che chi le rimprovera un passato da starlette (insomma da stellina) avrà anche stavolta di che ironizzare. Lei però non si spaventa. Che ha spalle forti lo ha già dimostrato quando è imperversato il gossip delle presunte intercettazioni telefoniche a luci rosse sul premier. E adesso, dopo mesi di rigoroso silenzio, è uscita allo scoperto parlando a tutto campo davanti alle telecamere di Matrix. Per niente disposta a farsi mettere nell’angolo, il ministro salernitano ora rilancia, confermando la prossima uscita di un volume sull’impegno politico delle donne di destra. Sarà pubblicato dall’editore Aliberti di Reggio Emilia, che lo ha già inserito in catalogo e che annuncia, per il 25 ottobre, anche il lavoro di un altro ministro, il delegato ai Beni culturali Sandro Bondi.
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La casa editrice, distribuita da Rcs MediaGroup, è nata nel 2001 e tra i titoli già pubblicati annovera “Berlusconi show”, (centosessanta pagine di barzellette sul Cavaliere raccolte da Mario Precario) e il prontuario della show girl Maria Monsè (moglie del salernitano Salvatore Paravia) su come tornare in forma dopo il parto. Della pubblicazione firmata dal ministro alle Pari opportunità non è ancora stata diffusa la copertina. Si sa che è lunga duecentoquaranta pagine e che costerà sedici euro, ma per il resto bisogna aspettare. Nell’attesa, le cronache consegnano l’ultima puntata dello scontro a distanza Carfagna-Guzzanti.
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A Sabina Guzzanti, che in una manifestazione in piazza Navona aveva citato intercettazioni hard, il ministro ha annunciato querela dagli studi di Canale 5. La destinataria ha confermato a metà e rilanciato le accuse. «Il ministro ha optato per una causa solo civile, strano per una preoccupata di essere stata diffamata» ha affermato. Poi l’affondo: «I contenuti della citazione sono tutto materiale per sketch satirici: si sostiene nell’atto che io abbia partecipato a una manifestazione dichiaratamente antigovernativa, come se questo fosse un’aggravante». E infine: «La Carfagna chiede un milione di euro. Bella donna ma che tariffe! Naturalmente – conclude – dopo le ultime dichiarazioni posso farle causa anch’io».
Le dichiarazioni sono quelle pronunciate a Matrix, quando la Guzzanti è stata definita «fragile mentalmente», una che «fa compassione».
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Il ministro non le ritrattate. Ha invece replicato sulle modalità dell’azione legale: «La scelta di procedere civilmente è stata dettata dalla necessità di far mettere nero su bianco da un giudice le mie ragioni senza richiedere un’inutile condanna penale. La richiesta di un milione di euro simboleggia l’enormità della mia sofferenza dinanzi a tanta cattiveria e qualsiasi importo che la magistratura dovesse assegnarmi sarà devoluto ad associazioni impegnate a favore di donne vittime di violenza».
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(La Città di Salerno 11 ottobre 2008)
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Sabina Guzzanti Parla Della Carfagna

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Intercettazione Berlusconi – Carfagna

Crack finito? Comincia solo ora.. (con conseguenze pure per noi)

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ISLANDA: QUANDO ‘FALLISCE’ UNO STATO

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Ecco le index linked congelate dall’Islanda

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di Marco lo Conte

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14 Ottobre 2008

L’ultimo avviso è di ieri sera: due polizze index linked di Ergo Previdenza, «Pura Energia» e «Swing per Te», si aggiungono alle altre che non riescono più ad indicare il valore della quota sottostante. La causa? Il crack finanziario dell’Islanda e in particolare di Glitnir .

La recente decisione del governo islandese e dell’autorità di vigilanza sui mercati di mettere sotto amministrazione controllata le principali banche del Paese si ripercuote ora sugli assicurati italiani che hanno sottoscritto polizze di Carige Vita , Quadrifoglio Vita (gruppo Mps ), Sasa Vita (gruppo Fondiaria-Sai ), Ubi Vita e, come detto di Ergo Previdenza. Trascinandoli – per ora – in un tunnel analogo a quello che sta vivendo chi ha sottoscritto le polizze agganciate ai titoli Lehman: un tunnel fatto di quote non pubblicate e di attesa per le decisioni delle compagnia nei confronti dei clienti: che in rarissimi casi avevano sottoscritto quei prodotti consci del valore e dei rischi dei titoli sottostanti.

Le polizze index linked sono, infatti, contratti di assicurazione sulla vita il cui valore delle prestazioni è collegato all’andamento di un paniere o ad un solo titolo; offrendo talvolta un rendimento minimo oppure la garanzia (talvolta parziale) del capitale. Un’ingegneria che per i prodotti in tabella è stata declinata in vario modo: nel caso di Quadrifoglio Vita, si era scelto Islandinbank (ora Glitnir Banki HF) come emittente dell’obbligazione, su cui poggia un’opzione di Credit Suisse First Boston International per «migliorare la redditività dei prodotti index-linked» di quattro polizze, tra cui «Memory Coupon». Diverso il discorso per le due polizze di Ubi Vita: sono contratti strutturati nell’ottobre del 2007 da Aviva , che oggi detiene la maggioranza dei Ubi Vita e distribuito in gran parte presso gli sportelli Bpu tra poco meno di 4mila sottoscrittori per un totale di alcune decine di milioni di euro; al momento del lancio Moody’s giudicava la banca islandese Kaupting Bank Aa3. La compagnia sta ancora svolgendo i controlli per definire l’ammontare del collocato e definire eventualmente una strategia con Aviva.

Sasa Vita, compagnia del gruppo Fondiaria-Sai, aveva scelto a fine 2005 (quando il Pil viaggiava a +7,5% e il rating pubblico era tripla A) la già citata Glitnir come broker della index «Metal & Oil», agganciata ad un paniere di titoli energetici. Sollecitata da Consob, la compagnia è chiamata ad emettere oggi un comunicato sulla polizza. Chi si è già mosso sul fronte legale è Carige Vita, che ha dato incarico allo studio Clifford Chance di tutelare nelle sedi internazionali i suoi interessi (e di conseguenza quelli dei suoi clienti).

Anche in questo caso il contratto è collegato al valore del titolo della banca islandese Glitnir ed è stato strutturato in una fase in cui l’Islanda era considerato tra i Paesi più virtuosi dal punto di visto finanziario. Il contratto originariamente doveva scadere nell’aprile 2012 e portare a scadenza circa 20 milioni di euro. Come negli altri casi anche la compagnia genovese sta effettuando le sue valutazioni sulle mosse da prendere nel prossimo futuro. I sottoscrittori di tutti questi prodotti saranno innanzitutto informati dalle loro compagnie, come accaduto nel caso Lehman. Ma rispetto a loro possono contare su un’opportunità in più: l’intervento del Fmi e la possibile garanzia dello Stato islandese sulle proprie banche e sulle loro obbligazioni potrebbe dare certezze anche all’assicurato italiano. Per chi ha scelto gli strumenti penalizzati dalle agenzie di rating (vedi tabella), si registrano invece ribassi che superano anche l’80%.

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fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/10/index-liked-Islanda.shtml?uuid=28d4d314-99bb-11dd-8785-67fee42ff026&DocRulesView=Libero

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14 ottobre 2008 | 15:09

Dopo l’Islanda tocca all’Ungheria?

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Dopo gli islandesi, toccherà ai magiari subire i disastrosi effetti della crisi finanziaria?
La situazione è meno grave che a Reykjavik, ma anche a Budapest servono aiuti dall’estero per evitare fallimenti che potrebbero avere effetti devastanti.
L’indice della borsa di Budapest ha perso il 24 % in una settimana, mentre il fiorino si è svalutato del 10% nei confronti dell’euro.
Secondo gli analisti, l’Ungheria sarebbe stata colpita pesantemente dalla crisi a causa del forte passivo nel commercio estero.
Ieri, il governo ungherese ha ritirato la legge di bilancio 2009, che prevedeva un taglio delle tasse, proprio a causa della crisi finanziaria mentre ha chiesto a Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale di intervenire per contrastare la caduta del fiorino.
Ue e Fmi hanno risposto positivamente alla richiesta e si sono detti disponibili a fornire la necessaria assistenza tecnica e finanziaria per sostenere la fiducia e la stabilità dell’economia ungherese.
Intanto, per il prossimo 18 ottobre, è fissato a Budapest un vertice di emergenza che dovrebbe riunire tutti i deputati e i membri del governo per cercare di trovare le misure necessarie per fronteggiare la crisi.

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fonte: http://www.sabatoseraonline.it/home_ssol.php?site=1&n=articles&category_id=16&article_id=112871&l=it

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Crisi mutui: Fmi, verso aiuti a Islanda, Ungheria e Ucraina

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WASHINGTON, 14 ott (AWP/ats/ansa) Il Fondo Monetario Internazionale potrebbe essere chiamato a breve a sostenere finanziariamente, tramite prestiti di emergenza, paesi quali Islanda, Ungheria, Ucraina e altri.

Una missione del Fondo è a Reykjavik in questi giorni per analizzare la situazione del settore finanziario in caduta libera, una richiesta ufficiale del governo islandese non è ancora giunta all’Istituzione internazionale con sede a Washington che resta però pronta ad intervenire.

Per l’Ungheria, lo stesso direttore dell’Fmi, Dominique Strauss-Kahn ha fatto sapere che il Fondo “è in dialogo con le autorità di Budapest e dell’Ue per verificare la necessità di supporto tecnico e finanziario in risposta alle turbolenze in corso in Ungheria”.

Secondo fonti dell’Fmi, inoltre, sul punto di richiedere sostegno finanziario al Fondo sarebbero l’Ucraina e la Serbia. E molti esperti stimano che un’altra serie di economie emergenti dell’Est – che includerebbero Lettonia, Romania, Bulgaria – potrebbero finire con il sollecitare aiuti al Fondo.

Strauss-Kahn d’altronde ha ribadito più volte negli ultimi giorni che “l’Fmi ha le risorse per aiutare, ed è pronto a farlo velocemente”.

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fonte: http://www.swissinfo.ch/ita/rubriche/notizie_d_agenzia/Crisi_mutui_Fmi_verso_aiuti_a_Islanda_Ungheria_e_Ucraina.html?siteSect=146&sid=9847232&cKey=1224006612000&ty=ti&positionT=1

ALTRO GIRO ALTRO REGALO: Il governo Berlusconi vuole abolire il diritto di sciopero

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Cremaschi: è un diritto costituzionale

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Il governo di destra Berlusconi vuole abolire anche il diritto di sciopero. Nel tentativo di scardinare il rapporto tra sindacato e lavoratori, il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, sta lavorando ad «un disegno di legge delega per riformare l’attuale regolazione del diritto di sciopero nei servizi di pubblica utilità». «Anche in relazione a questa stagione di scioperi – ha aggiunto il ministro -, credo che già nei prossimi giorni vareremo questo ddl da sottoporre al Parlamento». Tra i punti indicati da Sacconi, la prevenzione del conflitto attraverso il ricorso a forme di conciliazione e arbitrato, la necessità di evitare annunci e poi revoche degli scioperi all’ultimo minuto, di rendere obbligatori referendum e l’adesione individuale, di garantire un intervallo congruo tra uno sciopero e l’altro, di favorire lo sciopero virtuale con un relativo fondo solidaristico, insieme all’ipotesi di incaricare i prefetti per l’applicazione delle sanzioni.

Giorgio Cremaschi, esponente dell’ala di sinistra della Cgil, non è molto convinto di una simile modifica di legge: «Esiste già una regolamentazione per legge. C’è già una legge, la 146 del 12 giugno 1990, modificata dalla n. 83 dell’11 aprile 2000, che limita gli scioperi nei trasporti e nei servizi pubblici: è già una legge molto precisa e restrittiva. Inoltre, ci sono ulteriori restrizioni anche nei contratti privati. Toccare il diritto di sciopero significa mettere in discussione una legge costituzionale». «Il diritto di sciopero è un diritto del lavoratore, non del sindacato – precisa il sindacalista -. Non c’è alcuna soglia d’accesso per la proclamazione». Cremaschi, infine, fa notare: «Mentre si diffondono notizie ottimistiche sulla situazione economica del nostro Paese, allo stesso tempo vogliono regolamentare il diritto di sciopero. Quindi, significa che prevedono molti scioperi contro il governo e vogliono evitarli».

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Pubblicato il: 14.10.08
Modificato il: 14.10.08 alle ore 15.15

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=79952

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Sull’esercizio del diritto di sciopero in Italia

relazione al corso di formazione CUB-Scuola e FLAICA-CUB (apr. 2004)

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di Simone Bisacca (avvocato del lavoro)

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Partiamo dalla forma

Il diritto di sciopero è garantito nell’ordinamento giuridico italiano dall’art. 40 della Costituzione che recita: “Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano”. L’astensione dal lavoro può essere considerata sciopero quando è posta in essere da un insieme di lavoratori per la difesa o la promozione di interessi collettivi, sia giuridici che economici. E’ ammesso anche lo sciopero politico-economico, volto all’emanazione di provvedimenti direttamente incidenti sugli interessi dei lavoratori, mentre lo sciopero politico puro (che era incriminabile fino al 1974 ai sensi dell’art. 503 del codice penale) rappresenta oggi un inadempimento contrattuale nei confronti del padrone, ma è considerato dal punto di vista dell’ordinamento generale esercizio della libertà di sciopero tutelata dall’art. 40 della Costituzione. Anche lo sciopero a scacchiera, lo sciopero articolato o a singhiozzo è legittimo, purché non leda la produttività dell’azienda, ma colpisca solo la produzione. Ciò significa che l’unico limite allo sciopero va individuata nella lesione della integrità degli impianti o nella possibilità di prosecuzione dell’attività economica dell’impresa. E’ legittimo quindi che il padrone “comandi” alcuni lavoratori durante lo sciopero per non compromettere la funzionalità delle attrezzature e degli impianti aziendali. Inoltre, è legittimo lo sciopero dello straordinario, mentre non lo è il cosiddetto sciopero pignolo, cioè lo svolgimento dell’attività lavorativa solo in base alle norme di legge e di regolamento senza obbedire alle specifiche indicazioni del datore di lavoro.
L’impresa può sostituire i lavoratori in sciopero con altri suoi dipendenti, mentre non può ricorrere a lavoratori esterni all’azienda. La serrata, cioè la chiusura dello stabilimento dove è in corso uno sciopero, è ammessa come esercizio della libertà del datore di lavoro, ma lascia integro il diritto dei lavoratori alla retribuzione. E’ però considerata comportamento antisindacale se non è finalizzata a tutelare l’integrità di persone o degli impianti.

La realtà effettuale

Questo in linea di principio. Nei fatti la massa straordinariamente numerosa dei lavoratori delle imprese con meno di quindici dipendenti, dei lavoratori anomali, di quelli in nero non hanno – ovviamente dato che una delle ragioni della loro creazione sotto il profilo giuridico e sostanziale è proprio questa – alcuna possibilità legale di scioperare e, ad essere precisi, di organizzarsi dal punto di vista sindacale. Basta che il padrone non commetta l’inavvertenza di licenziare un lavoratore dichiarando che lo fa perché ha scioperato o ha cercato di organizzare il sindacato, perché non vi sia alcuna tutela.
Non a caso, alcuni degli scioperi più vivaci degli ultimi anni – basta pensare a questo proposito allo sciopero del personale di pulizia delle ferrovie di un paio di anni addietro – si sono sviluppati immediatamente come scioperi illegali e si sono intrecciati con forme di sabotaggio.

I servizi
L’esercizio del diritto di sciopero trova una stretta regolamentazione nel settore sia pubblico che privato dei servizi pubblici essenziali volti a garantire il godimento di diritti della persona protetti dalla costituzione, quali la vita, la salute, l’istruzione, la libertà e la sicurezza, la libera circolazione. In Italia lo sciopero nei servizi pubblici essenziali è regolato dalla legge 12.6.1990 n. 146, modificata dalla legge 11.4.2000 n. 83.
Diversi sono gli obblighi fondamentali previsti dalla legge:
· l’astensione dal lavoro deve essere comunicata con un preavviso per iscritto di almeno dieci giorni che, nei fatti, se si contano i cinque giorni previsti per il tentativo di conciliazione, diventano quindici. L’obiettivo è evidente, imporre un raffreddamento del clima sociale, separare pensiero e azione, dare tempo alle aziende e ai sindacati istituzionali per fare azione di pompieraggio.
· deve essere indicata la durata e le modalità di svolgimento dell’astensione. Un ulteriore vincolo che pone un ulteriore problema. Nei fatti, il soggetto che indice uno sciopero deve essere formalmente costituito, sanzionabile, individuabile come responsabile dello sciopero. Non è escluso lo sciopero “spontaneo” ma i vincoli posti all’esercizio del diritto di sciopero ne vanificano sostanzialmente la possibilità. Un ulteriore esempio della burocratizzazione delle relazioni sociali che accompagna le privatizzazioni del settore pubblico e, in maniera apparentemente contraddittoria, la “ritirata” dello stato dalla gestione diretta della riproduzione sociale.
· devono essere garantite le prestazioni indispensabili destinate a garantire la tutela dei diritti protetti dalla legge (questo obbligo grava sia sui lavoratori che sui datori di lavoro pubblici e privati). Nei fatti queste prestazioni sono dilatate al punto che, per fare un esempio, negli ospedali i lavoratori comandati in servizio sono più numerosi di quelli che lavorano nei giorni non di sciopero. Un suggestivo effetto del taglio degli organici.
· L’individuazione delle prestazioni essenziali è demandata ad accordi tra datori e prestatori di lavoro e tali accordi devono anche prevedere intervalli minimi tra un’astensione e l’altra nello stesso settore, nonché procedure di raffreddamento del conflitto e di conciliazione. Nei fatti, gli intervalli minimi, se si sommano ai periodi di franchigia, contribuiscono a rendere ineffettuale lo sciopero in particolare nel settore dei trasporti che è quello al quale il governo (sia l’attuale che i precedenti) presta la maggiore “attenzione”. Particolarmente grave è la pretesa di porre intervalli minimi fra scioperi indetti da diverse organizzazioni, in questo modo un sindacato giallo può svolgere il ruolo di impedire, nei fatti, scioperi su contenuti un minimo chiari.
· Gli accordi sono valutati da una Commissione di garanzia composta da nove esperti nominati con decreto del Presidente della Repubblica su proposta dei presidenti dei due rami del Parlamento, Camera e Senato. Se la Commissione di garanzia giudica inadeguato l’accordo o in mancanza di esso, sarà la stessa Commissione a disporre con propria delibera sulla regolamentazione dello sciopero. La Commissione ha inoltre ampio potere di controllo sul comportamento delle parti sociali e dispone del potere di segnalare all’autorità di governo la necessità di precettare i lavoratori o parte degli stessi, nonché ha un potere sanzionatorio delle parti sociali che abbiano violato le norme che regolamentano lo sciopero nei servizi pubblici essenziali. La precettazione deve essere preceduta da un tentativo di conciliazione, fallito il quale viene emanata un’ordinanza (governativa, ministeriale o prefettizia) che limita in tutto o in parte l’astensione dal lavoro o la pospone o determina modalità per l’erogazione dei servizi minimi; la violazione dell’ordinanza di precettazione comporta sanzioni pecuniarie. La violazione delle delibere della Commissione di garanzia comporta sanzioni disciplinari per i lavoratori (escluso il licenziamento) e sanzioni pecuniarie per le organizzazioni sindacali o per i loro legali rappresentanti: tutti questi provvedimenti possono essere impugnati davanti al giudice del lavoro ma, nei fatti, tagliano le gambe ai sindacati di minor consistenza associativa e disponibilità economiche e intimoriscono i lavoratori che temono, con qualche ragione, un lungo percorso fra sanzioni ricorsi ecc..

Lo sciopero è lo strumento di lotta che più di ogni altro manifesta il livello di coscienza collettiva dei lavoratori ed è in grado di incidere più a fondo sugli interessi della controparte. Nell’ideazione, organizzazione e partecipazione ad uno sciopero, i lavoratori si riconoscono come entità collettiva, come portatori di interessi comuni unificabili nella lotta per il miglioramento delle proprie condizioni e, più latamente, per un assetto sociale diverso. L’efficacia dell’astensione collettiva dal lavoro è sua caratteristica ineliminabile. Va da sé che gli scioperi possono fallire per i più svariati motivi; ma ciò che non si può togliere allo sciopero è la sua capacità di incidere sugli interessi dell’avversario, almeno in astratto. Starà poi al concreto determinarsi dei rapporti di forza se lo sciopero avrà avuto successo o sarà fallito. E’ evidente che lo sciopero nei servizi pubblici essenziali ha subito ormai una tale burocratizzazione e formalizzazione che ci si chiede cosa sia rimasto della sua efficacia. Al di là del come e del perché si sia arrivati all’ingessatura per legge dello sciopero in certi settori, il risultato è la sua perdita di efficacia, che non ha solo come conseguenza la difficoltà nel piegare la controparte padronale (pubblica o privata) nella concreta occasione della singola lotta. Lo sciopero è esperienza collettiva, dove, abbiamo detto, i lavoratori costruiscono relazioni, forza, coscienza della propria condizione, critica del presente, progettualità. Formalizzare la lotta di classe inserendola in un procedimento burocratico-amministrativo, incide sulla capacità dell’insieme dei lavoratori di cogliersi come portatori di interessi diversi e contrapposti rispetto ai padroni e all’apparato statale. Non è solo in ballo quindi l’efficacia dello sciopero, ma accanto ed insieme, la possibilità di costruire il luogo della crescita di una coscienza di classe, senza la quale non si dà neppure l’immagine progettuale di una società altra rispetto alla presente.

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fonte: http://www.cubscuolatorino.netfirms.com/NonSoloScuola/DirittiSindacali/04_04_xx_SulDirittoDiSciopero.htm

Università, protesta permanente Prof e studenti: “No alla Gelmini”

Mobilitazione in molte facoltà anche con la partecipazione dei docenti
Alla Statale di Milano presidio contro i tagli. Assemblee a Roma e a Napoli

Roberto Antonelli, preside alla Sapienza: “Né riforma né controriforma, è un omicidio”

Domani manifestazioni da nord a sud. Solo nella capitale nove concentramenti

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di GIOVANNI GAGLIARDI

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"No alla Gelmini"Il preside della facoltà di Scienze umanistiche della Sapienza Roberto Antonelli

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ROMA – Nelle università e scuole italiane ormai è “mobilitazione permanente”. A ‘La Sapienza’ dopo il corteo per i viali dell’ateneo romano di ieri, oggi nuove proteste. Durissimo il preside di Scienze umanistiche, Roberto Antonelli: “Non è né una riforma né una controriforma è un omicidio che ha per vittima l’università e la ricerca”. A Milano presidio alla Statale, a Napoli l’assemblea ‘Stop Gelmini’ ha interrotto il normale svolgimento del senato accademico dell’università Orientale. Mobilitazione anche a Firenze. Domani cortei e iniziative in tutta Italia.

Roma. Un gruppo di circa duemila ragazzi ha manifestato all’interno della cittadella universitaria contro l’annunciata riforma dell’università da parte del ministro per l’istruzione Maria Stella Gelmini. Gli studenti hanno via via interrotto le lezioni delle diverse facoltà, da Lettere a Scienze politiche per sollecitare i colleghi a unirsi alla protesta.

Finito il giro delle aule,
i ragazzi hanno toccato anche altre facoltà, prima di tornare a Lettere, sedersi davanti agli uffici della presidenza e cominciare un’assemblea spontanea che chiede di “ufficializzare” il blocco della didattica. “Il sapere non è una mercanzia, Tremonti e Gelmini li spazzeremo via” e “non pagheremo la vostra crisi” gli slogan più gettonati. Nel mirino – spiegano i promotori – una legge che “tra i tagli ripetuti, blocco del turnover del personale docente e possibilità per gli ateni di trasformarsi in fondazioni di diritto privato” promette di “sferrare l’attacco definitivo all’Università pubblica e alla ricerca”.

I presidi. Durissimo il giudizio sulla riforma, espresso dal preside di Scienze umanistiche Roberto Antonelli: “Una riforma da bocciare che deve essere ritirata. Non è né una riforma né una controriforma è un omicidio che ha per vittima l’università e la ricerca: stanno facendo cose tremende anche al Cnr”. Concetti che il professor Antonelli ha esposto anche durante l’assemblea degli studenti: “All’assemblea ho detto che sono contrario ai provvedimento del governo distruttivi dell’università e per la ricerca italiana, eliminando qualsiasi possibilità di innovazione e sviluppo economico”. Il preside ha annunciato che parteciperà all’assemblea indetta dagli studenti per giovedì prossimo “e ho invitato i docenti, con una circolare, a valutare secondo il loro punto di vista l’opportunità di sospendere le lezioni e di discutere con gli studenti la situazione determinata dai tagli operati alle risorse dal governo”.

Il preside della facoltà di Lettere, Guido Pescosolido, non sembra aver intenzione di bloccare la didattica, (“Siamo di fronte – ha detto il preside – ad una mobilitazione che non mi sembra avere un grande riscontro di massa, perché la maggior parte dei ragazzi vuole seguire le lezioni”), ma ricorda che martedì prossimo si riunirà il senato accademico per valutare e discutere il decreto 133/2008 che prevede tagli alle risorse destinate all’università. E’ da questa riunione che potrebbe scaturire il blocco della didattica alla Sapienza.

“Il decreto – ha aggiunto Pescosolido – deve essere oggetto di ridiscussione e di trattativa perché finora è stato un provvedimento imposto”. Tra i punti che “mettono in crisi l’università” ha citato il blocco del turn-over del personale docente che va in pensione. “Si tratta di un taglio duro e pesante, che avviene in modo uniforme, prescindendo da misure di interpretazione qualitativa, per cui alcuni settori scientifico-disciplinari potrebbero restare senza personale”.

Alla Sapienza, dopo l’assemblea pacifica della settimana scorsa e l’occupazione del Rettorato, adesso sono in programma un’assemblea a psicologia nel pomeriggio di oggi, una alla facoltà di scienze politiche domani e un’assemblea da ateneo giovedì sempre a lettere. Per venerdì 17 è previsto uno sciopero generale, con obiettivo dichiarato “il blocco immediato dell’anno accademico”.

Napoli. Anche a Napoli sono in corso proteste: l’assemblea ‘Stop Gelmini’ ha interrotto il normale svolgimento del senato accademico dell’università Orientale portando in quella sede “le ragioni e le rivendicazioni” degli studenti e delle studentesse in mobilitazione da settimane. “Abbiamo consegnato a tutti i senatori una lettera aperta in cui chiediamo di passare finalmente dalle parole ai fatti, pronunciandosi ufficialmente e pubblicamente sulle nostre richieste. Il termine ultimo per tale presa di posizione – dicono – sarà l’assemblea di ateneo che abbiamo richiesto per il 22 ottobre”.

L’assemblea ‘Stop Gelmini’ ha proclamato la continuazione dello stato di agitazione che avrà come prossimo passaggio la partecipazione all’assemblea pubblica indetta per il 15 ottobre, alle 11, presso la facoltà di lettere e filosofia dell’università Federico II di Napoli.

Firenze. Ieri sera 35.000 lavoratori della scuola, genitori, studenti, cittadini, esponenti delle istituzioni, a Firenze hanno partecipato alla fiaccolata cittadina in difesa della scuola pubblica. Un’adesione – spiega una nota della Cgil – largamente superiore alle aspettative. Sempre a Firenze, il prossimo 16 ottobre, in 14 piazze si terranno lezioni universitarie per sensibilizzare la cittadinanza contro i tagli nel settore. L’iniziativa è organizzata dagli Studenti di sinistra e coinvolgerà professori e ricercatori di tutte le facoltà.

Milano. Presidio degli studenti nella sede della Statale di Milano contro i tagli all’università. Manifestazione di un gruppo di studenti di fronte al rettorato, durante la riunione del senato accademico, per chiedere una posizione su un loro documento. ‘Fermiamo la Gelmini, la vostra crisi non la pagheremo noi’, recita uno striscione che porta la firma dei collettivi dell’accademia di Brera, delle facoltà di scienze politiche, mediazione culturale, del Politecnico della Bicocca e di Uniriot Milano. Ieri il rettorato era stato occupato da un gruppo di studenti.

Domani. Manifestazioni sono previste domani a Roma, Bologna, Torino, Napoli, Parma, Genova, Perugia, Milano, Viareggio, Brescia e Castrovillari. Nella capitale sono previsti, al momento, nove concentramenti con cortei e fiaccolate che invaderanno strade e marciapiedi della città. Altre iniziative sono previste all’interno delle singole scuole.

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14 ottobre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/scuola_e_universita/servizi/universita-2009/proteste-14-ottobre/proteste-14-ottobre.html?rss

Lombardia, 11 misure cautelari contro banda neonazista per episodi di razzismo

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Undici provvedimenti cautelari personali, di cui 6 relativi ad arresti domiciliari e 5 all’obbligo di dimora, e 14 perquisizioni nei confronti di esponenti e simpatizzanti di estrema destra sono stati eseguiti dalla Polizia di Stato di Lodi.

L’attività sono state eseguite nelle Province di Lodi, Milano e Cremona. Gli indagati, tra cui alcuni minorenni, sono ritenuti responsabili di reati a sfondo razzista e di atti di intolleranza politica e razziale nei confronti di giovani appartenenti al movimento antagonista.

All’epoca degli episodi contestati dall’accusa (che risalgono ai primi mesi del 2008) due degli indagati erano minorenni. Gli altri sono di età compresa fra i 20 e i 30 anni e, secondo le prime informazioni, nessuno sarebbe pregiudicato.

I reati contestati per alcuni di loro sono l’incendio doloso, danneggiamento, lesioni personali aggravati da finalità di discriminazione razziale etnica e religiosa (legge Mancino).

Nel corso delle perquisizioni sono stati rinvenuti emblemi, simboli e materiale dai quali emerge l’adesione a ideologie nazifasciste nonché mazze da baseball, manganelli, coltelli a serramanico e noccoliere.

Alcuni destinatari delle misure appartengono ad alcune frange ultras di Milano e Lodi, con riferimento al Calcio ed all’Hockey su pista.

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Pubblicato il: 14.10.08
Modificato il: 14.10.08 alle ore 16.41

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=79950