Archivio | ottobre 15, 2008

ITALIANI – “Sono razzista e me ne vanto, evviva Hitler”

11/10/2008

Insultò una marocchina, ora andrà a processo

Maria Paola Cavallo, 57 anni, sarà processata il 17 novembre

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di GRAZIA LONGO

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Saluto nazista. Tre volte. E poi frasi del tipo: «Arabi di m…, tornate nel vostro Paese» e «se la legge non riesce a buttarti fuori ci penserà mio figlio, che è più razzista di me, con tutti i suoi amici». Frasi rivolte da Maria Paola Cavallo, torinese di 57 anni, all’indirizzo di una marocchina di 38 anni. Il tutto in un minimarket di piazzetta Savoia, pieno centro storico, davanti a decine di testimoni. Era il novembre-dicembre 2005. Ora, a distanza di quasi tre anni, la signora Cavallo si trova accusata di ingiurie e minacce aggravate dall’istigazione all’odio razziale. Un aggravante che, quando contestata, fa cadere il beneficio dell’indulto.

La sentenza del processo è prevista per il 17 ottobre. Ma questo non sembra spaventare la signora Cavallo che, sentita, conferma tutto e anzi rincara la dose: «Certo che è vero, cara signora. Gliel’ho fatto eccome, il saluto nazista. Ecco lo vede? Gliel’ho fatto così» e tira su il braccio destro. «Gliel’ho fatto per ben tre volte e gliele ho cantate dure sul muso: tornatene nel tuo Paese marocchina di m…».

Maria Paola Cavallo dice di avere sangue asburgico nelle vene. La sua bisnonna era austriaca. Ma forse ha coordinate spazio temporali poco chiare quando afferma: «Io sono di origine celtica». Casalinga, un figlio di 29 che fa l’assicuratore come suo padre e che, a detta della Cavallo, condivide le sue stesse idee: «Ama Hitler 10 volte più di me».

D’altra parte, la Cavallo
non fa mistero di quel che pensa, nonostante per la sua aggressione alla cittadina marocchina sia oggi sul banco degli imputati. Snocciola una serie di beceri luoghi comuni e alla fine dice: «La cosa vergognosa è che io vengo processata per aver criticato la presenza di una marocchina dentro lo stesso supermercato dove facevo la spesa io». Come se si fosse ai tempi dell’apartheid. E non si calma nemmeno quando scopre che la ragazza che ha offeso è sposata da undici anni con un ragazzo torinese e che è ella stessa italiana: «Mio figlio una così non se la sarebbe mai presa. Noi siamo per la razza pura».

Si rende conto di quello che dice? «Non possiamo tirare avanti con tutti questi immigrati, zozzoni e spacciatori». E poi: «Io ce l’ho con tutti: drogati, zingari, stranieri». E ancora: «Quella salutava in arabo il direttore del supermercato. Buono anche quello. Invece di privilegiare i clienti italiani, fa tutto il gentile con gli extracomunitari».

Si definisce nazista, ma poi gli ebrei sembra volerli salvare (forse è troppo persino per la Cavallo). «Avranno anche crocefisso Gesù Cristo, ma a me la storia delle camere a gas non mi interessa». Meglio glissare, insomma. Cosa che non potrà fare quando sarà davanti al tribunale di Torino. Il 17 ottobre non ci si troverà in un minimarket, ma davanti allo Stato italiano. Che certe frasi le prende molto sul serio. La pubblica accusa sarà rappresentata dal viceprocuratore onorario Ferdinando Brizzi, mentre la signora di origini marocchine oggetto delle offese si è costituita parte civile con l’avvocato Donatella Mondini. Il legale della Cavallo, Fabrizio Bernardi, ha tentato una linea di difesa: sarebbe stata la 38enne a provocare la signora che non fa mistero di essere razzista. Una linea in cui non sembra credere troppo nemmeno la Cavallo quando dice: «Tanto già lo so che mi condannano. È uno scandalo, ma non mi pento di quello che ho detto».

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fonte: http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200810articoli/8320girata.asp

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SETTANT’ANNI FA GLI EBREI ESPULSI DALLE SCUOLE E DALLE UNIVERSITÀ

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MEMORIA MOLTO CORTA
SULLE INFAMI LEGGI RAZZIALI

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di Franca Zambonini

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Molti tentano oggi di sminuire la portata vergognosa delle leggi razziali, come fossero state un piccolo incidente di percorso. E, intanto, cresce una nuova forma di razzismo verso i “diversi”, alimentato da paure e insicurezze.

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Accadde settant’anni fa. Non sono tanti nella storia di un popolo, ma la memoria è corta. Settant’anni fa, il 5 settembre 1938, uscì il Regio decreto che espulse gli ebrei, alunni e insegnanti, dalle scuole e dalle università. Fu la prima delle leggi razziali che si susseguirono dal ’38 fino al ’43. Oggi si parla di quella vergogna come di un incidente di percorso, quasi una distrazione. Rispunta una forma di razzismo, alimentato da paure e insicurezze, contro i “diversi” del nostro tempo, gli zingari, gli immigrati, gli italiani di colore.

Si rivede la storia e, tanto per fare qualche esempio, si può addirittura dire che «il fascismo non è il male assoluto» (il sindaco di Roma Alemanno), e che «pure i soldati di Salò erano nel giusto» (il ministro della Difesa La Russa).

La memoria è corta e ogni tanto va rinfrescata. Esce ora un libro sugli anni della furia antisemita vissuti da una famiglia di Padova che si salvò rifugiandosi ad Assisi: Mirjam Viterbi Ben Horin, Con gli occhi di allora – Una bambina ebrea e le leggi razziali (Editrice Morcelliana, Via Gabriele Rosa, 71 – 25121 Brescia). L’autrice aveva 5 anni all’epoca della prima legge del ’38 e 10 quando la persecuzione finì. Quel periodo le è rimasto dentro per decenni, come sigillato. Infine s’è decisa a scriverne: «Dovevo superare, e non senza fatica, il pudore dei miei sentimenti di allora. Ma l’imperativo di una testimonianza diretta e cruda era più forte». Dopo la liberazione, Mirjam ha ricostruito la sua vita. Diplomata in pianoforte, laureata in Medicina e specializzata in Psichiatria, nel ’75 si è stabilita in Israele, dove esercita la professione di psichiatra. Ha sposato il diplomatico Nathan Ben Horin e ora vivono a Gerusalemme, con frequenti soggiorni in Italia. È molto attiva nel dialogo ebraicocristiano, sul quale scrive e tiene conferenze.

Ferma nella sua religione, si è interessata alla nostra fin dagli anni di Assisi, dove incontrò san Francesco: «Cominciavo a percepire che tra me, bambina ebrea nascosta, e il santo Patrono d’Italia c’era… qualcosa in comune. C’era una benedizione». La lunga notte vista dagli occhi dell’infanzia comincia quando il padre, professore di chimica fotografica all’Università di Padova, viene espulso dalla cattedra e la sorella maggiore Graziella dal ginnasio. Mirjam è troppo piccola per la scuola, eppure anche lei patisce la sua prima esclusione: non le è permesso diventare “figlia della lupa” come le altre bambine che sfilavano in divisa nelle parate.

È solo l’inizio. La famiglia Viterbi si rifugerà infine ad Assisi, dove troverà il soccorso del vescovo Giuseppe Placido Nicolini, di don Aldo Brunacci e di altri che nascondevano gli ebrei, compresi i tipografi Brizi che stampavano i documenti falsi. I loro nomi sono ora allo Yad Vashem di Gerusalemme, nell’elenco dei “giusti” che salvarono i perseguitati nella notte della ragione.

«Un lato poco noto degli eventi di quegli anni», scrive Mirjam Viterbi Ben Horin, «è che a volte la salvezza venne agli ebrei da uomini e donne che, contro l’ideologia imperante, seppero ascoltare l’umano che era in loro».

L’umano che è in noi. Ecco un sentimento da recuperare anche oggi che la paura del “diverso”, le aggressioni contro lo “sporco negro”, le scritte minacciose sui muri e altri segnali dell’ideologia imperante, fanno temere la ricomparsa di un razzismo che credevamo ormai sepolto tra i ferrivecchi del passato.

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fonte: http://www.stpauls.it/fc/0840fc/0840f174.htm

Alifarsa

DAL BLOG DI BEPPE GRILLO

15 Ottobre 2008

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Report – 12 Ott 2008 – Il cas(in)o Alitalia 8/8-Conclusioni


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La cordata per Alitalia sta tagliando la corda. Tutta colpa della crisi internazionale. I 16 salvatori della compagnia di bandiera sono a corto di liquido. Il capofila Roberto Colaninno aveva promesso di versare 150 milioni di euro in CAI, la nuova società. Non i suoi, come consuetudine dai tempi della scalata a Telecom Italia. I soldi contava di prenderli in prestito, come ogni imprenditore italiano che si rispetti. La scelta è stata oculata. La banca che doveva assistere CAI era infatti la Lehman Brothers. Questi portano sfiga… Appena lo hanno saputo a New York la Lehman è fallita dopo essere sopravvissuta anche al 1929 e si è scatenato il panico nelle Borse mondiali. Colaninno sta cercando altri finanziatori, aspettiamo il prossimo nome per toccarci.

La nuova Alitalia doveva partire, secondo l’amministratore delegato Corrado Passera di Banca Intesa, il primo novembre. Se partirà l’anno prossimo sarà un miracolo. Ancora adesso non si sa chi dei magnifici 16 si presenterà all’assemblea del 28 ottobre. Potrebbero uscire Aponte, l’Ilva di Emilio Riva e Fossati, ma anche il fondo Clessidra, e pure la Marcegaglia voleva mollare tutto, come ha riportato il Corriere della Sera. Il partner straniero non si sa ancora chi è, quale peso avrà. L’unica cosa chiara è che l’Alitalia è già fallita, che Air One, con cui dovrebbe fondersi, ha una barca di debiti e Banca Intesa, sponsor dell’operazione, è tra le maggiori creditrici di tutte e due.

Io sono affascinato da come è stata gestita Alitalia. E’ l’uovo di Colombo. Si prende una società fallita per colpa della politica e dei sindacati. La si divide in due parti. Una con tutti i debiti a carico dei contribuenti che viene chiamata: “bad company“. E una senza debiti, detta “good company“, che si offre a prezzo di realizzo a imprenditori senza soldi (Colaninno), concessionari dello Stato (Benetton) o interessati a EXPO 2015 (Tronchetti). Gente che la potrà rivendere dopo un certo tempo con il dovuto guadagno a una compagnia straniera che entra da subito nel capitale. Un esempio per ogni italiano. Si impacchettano le rate del mutuo, i debiti con i fornitori, le perdite in Borsa e la suocera in una bad company e la si passa allo Stato. Casa, crediti, stipendio, interessi si conferiscono invece a una good company e si riparte come nuovi.
Da Banca Intesa fanno sapere che “la cordata è granitica“. Mai visto una corda di granito. Una lapide, invece sì.

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Postato da Beppe Grillo il 15.10.08 16:09 | |

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fonte:  http://www.beppegrillo.it/2008/10/alifarsa.html

Alta tensione in aula sui permessi per l’assistenza ai disabili

15 ottobre 2008

Una volontaria assiste anziana in una clinica geriatrica (Marka)

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di Nicoletta Cottone

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Alta tensione in aula a Montecitorio sui permessi per l’assistenza ai disabili, durante l’esame del ddl Lavoro collegato alla Finanziaria. Le modifiche alla legge 104 proposte dal Governo sui permessi per l’assistenza ai disabili, non piacciono all’opposizione, perché potrebbero colpire anche le famiglie con veri invalidi. «Noi – ha detto il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta – stiamo dalla parte dei disabili e contro gli approfittatori che, sfruttando la norma 104 del ’92, hanno approfittato delle casse comuni e del Welfare per produrre assenteismo e cattivi comportamenti sui luoghi di lavoro». Brunetta ha annunciato che fornirà «tutta la documentazione sugli abusi, condivisa anche dai sindacati. Qui siamo dalla parte di chi ha veramente bisogno, di chi soffre, non dei fannulloni e degli opportunisti, non dalla parte di chi usa il welfare per proprio tornaconto personale. Mi rendo conto che è una norma difficile, ma è nelle cose difficili che si vede la buona politica. E la nostra – conclude – è buona politica».

Livia Turco del Pd, ex ministro della Salute del Governo Prodi, replica sottolineando che «qui non si sta parlando di falsi invalidi, ma di famiglie che sarebbero altrimenti colpite, famiglie speciali, per cui sarebbe opportuno affrontare la materia con più rispetto». E proprio sul problema dei falsi invalidi, Turco incalza governo e maggioranza: «Sono perfettamente d’accordo sulla lotta ai falsi invalidi, infatti abbiamo votato a favore delle misure che prevedono controlli e verifiche. E allora applichiamoli».

Brunetta si dice pronto al ritiro degli articoli, «ma dopo aver verificato emendamento per emendamento, subemendamento per subemendamento, da che parte sta quest’Aula, se da quella di chi soffre o degli opportunisti». Un dibattito nel quale anche dalla maggioranza arrivano voci critiche, non ultima quella di Carmelo Porcu, disabile, che ricorda, tra gli applausi dell’Aula, che «la disabilità, purtroppo, non ha colore politico ma riguarda tutti».

Sono scese in campo anche alcune associazioni di malati di cancro (Favo e Aiote): contestano le nuove norme del ministro Brunetta che impongono l’assoluta reperibilità ai dipendenti pubblici in malattia, misura che secondo le associazioni assomiglia a «una sorta di detenzione domiciliare per i malati, che rende più difficile la vita quotidiana e l’accesso ai luoghi di cura per terapie e accertamenti diagnostici» e che impedisce di uscire, fare attività fisica, socializzare.

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fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2008/10/brunetta-falsi-invalidi.shtml?uuid=6620a04c-9ab3-11dd-ad2b-19db11f9235c&DocRulesView=Libero

SCUOLA – “Notte bianca” contro la riforma

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ROMA (15 ottobre) – «Perché la scuola pubblica non sia ridotta a un fantasma» genitori e insegnanti hanno organizzato per stasera una «notte bianca» in diverse scuole di tutta Italia. Soltanto a Milano, secondo quanto riferisce il sito Rete scuole, saranno coinvolti almeno una decina di istituti.

Almeno sei scuole parteciperanno invece a Venezia, e diverse decine a Bologna, dove è nata l’iniziativa e dove si annuncia anche l’occupazione della facoltà di Lettere da parte dell’assemblea dei ricercatori e precari. Appuntamenti sono previsti anche a Roma, Genova, Torino, Perugia, Brescia, Parma, Viareggio. A Napoli una fiaccolata attraverserà le vie cittadine, da piazza del Gesù a piazza del Plebiscito.

A Bologna, capofila dell’operazione “Notte bianca”, la kermesse anti-Gelmini comincia già dal pomeriggio. All’appello lanciato dall’Assemblea genitori e insegnanti hanno risposto diverse decine di scuole, elementari e medie, circoli e istituti comprensivi. Tante le iniziative in programma: si va dai laboratori artistici con clown e trampolieri alle danze afro. Sono annunciate esibizioni di musicisti, cantanti e attori, con narrazioni e concerti, anche all’aperto. In programma anche partite di basket e lezioni di aerobica. Poi letture di poesie e un concorso sul miglior slogan per la scuola pubblica. E ancora fiaccolate e mangiate di pizza e castagne. Diversi i cortei da un istituto all’altro con accompagnamento di bande e percussioni. Anche la provincia si mobilita con assemblee in vari centri.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=10359&sez=HOME_SCUOLA&npl=N&desc_sez=Scuola_e_Universit%E0

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Costituzione della Repubblica Italiana, articolo 74:

Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può, con messaggio motivato rivolto alle Camere chiedere una nuova deliberazione.

Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.”

È vero che la seconda volta la legge deve essere comunque promulgata, ma il significato del rinvio alle Camere da parte del Presidente della Repubblica ,con messaggio motivato, di una legge che intende introdurre riforme antidemocratiche nel sistema d’istruzione per decreto e col voto di fiducia  sarebbe enorme! Continuiamo a chiederlo!!!!
Antonia Sani


La libreria delle Donne di Milano ha ricevuto 200 copie de “L’amore che non scordo
chi ne volesse una può chiamare lo 02 70006265 o andare in via Pietro Calvi 29


LA PAROLA ALLE MAESTRE
una proposta


15 OTTOBRE, BOLOGNA. ECCOLE!!!
Bologna

Alle 19,15 spazio su Popoline e dalle 20 alle 21 del 15 ottobre Microfono aperto su Popolare Network
(guarda le frequenze per la tua città)


NOTTE BIANCA ANCHE SULLE FREQUENZE DI RADIO ONDA D’URTO
ore 17,30 alle 19,20 diretta radiofonica con collegamenti dalle scuole in mobilitazione di Brescia, Milano, Bologna, Roma …



Torino, Roma, Napoli, Brescia, Milano, Viareggio, Genova, Parma, Perugia, Castrovillari…
le iniziative che ci sono state segnalate
(guarda nella colonna di sinistra degli appuntamenti)
scarica il file dell’adesivo (pdf, 432Kb)


MOZIONE CONCLUSIVA DELL’ASSEMBLEA DELLE SCUOLE DEL MILANESE – 8 OTTOBRE 2008
Abbiamo fatto stampare dei manifesti. Potrete ritirarli da sabato 11 ottobre a mercoledì 15 presso il negozio civico CHIAMAMILANO in Largo Corsia dei Servi a Milano (MM1 San Babila) secondo i seguenti orari.
Sabato 11 ottobre dalle 17 alle 19
Da domenica 12 a mercoledì 15 dalle 12 alle 20
Attenzione non si possono ritirare più di 3 o 4 manifesti per scuola
SCARICA IL MANIFESTO in formato digitale


CESP Cesp / CoordTempoPieno
Una campagna nazionale contro il ritorno al maestro unico
A settembre all’apertura delle scuole elementari è l’occasione per raccogliere le firme contro la reintroduzione del maestro unico
SCARICA IL FOGLIO PER LA RACCOLTA FIRME


PUOI FIRMARE ANCHE ON-LINE
Sign for CONTRO IL MAESTRO UNICO


http://protestainsegnantimilano.blogspot.com/
insegnanti nidi e scuole d’Infanzia del Comune di Milano
P P E A C E P
COPYLEFT

Tutti i documenti, i file e i contributi pubblicati su ReteScuole sono pubblici, chiunque può lincarli, scaricarli, usarli, nella loro versione integrale o apportando le modifiche e gli aggiornamenti che ritiene utile e necessario


Atena , 15/10/2008
inviata da asse.sindacale
da ATENE
Organizziamo un presidio davanti all’Ambasciata Italiana ad Atene nella giornata del 17 ottobre con concentramento alle ore 10 in piazza Syntagma con la richiesta di incontro con l’Ambasciatore

montescudaio , 15/10/2008
inviata da elena callai
Partecipazione all’iniziativa “Notte bianca per la scuola”
Adesione dell’i. c comprensivo Griselli di Montescudaio (pi) alla notte bianca per la scuola

Messina , 15/10/2008
inviata da Comitato Insegnanti Precari Messina
Fiaccolata” Accendi una luce per la scuola”
organizzata dal CIPME alle ore 18:30 di Sabato 18 Ottobre a Messina in piazza Cairoli

Roma , 15/10/2008
inviata da V.P.
BULLA CIAO!
O Mariastella, vattene via,
o bulla, ciao! bulla, ciao! bulla, ciao, ciao, ciao!
O Mariastella, vattene via,
ché io debbo lavorar.

Bergamo , 15/10/2008
inviata da Massimo Cortesi – Pres. Arci
“La riforma Gelmini è unilaterale e mortificante”
Il decreto Gelmini è il frutto del “codice negativo della semplificazione” che annulla la discussione, strumento sempre più abusato in questo inizio legislatura.

Roma , 15/10/2008
inviata da Cobas Scuola
Il vero sciopero della scuola è quello del 17 ottobre
Che la convocazione dello sciopero del 30, del tutto fuori tempo massimo, fosse strumentale, finalizzata solo a disturbare il vero sciopero utile, quello del 17, era per noi chiaro.

Venezia , 15/10/2008
inviata da Roberto Longo
notte bianca a Venezia
in centro storico 7 scuole dei due circoli occupano “dolcemente”

Genova Bolzaneto , 15/10/2008
inviata da Enrico
Manifestazione contro DL Gelmini
Protesta dei genitori che non hanno portato i figlia scuola con punte del 90% manifestazione e corteo per le vie di Bolzaneto .

Roma , 15/10/2008
inviata da RSU 84° Circolo Baiocco
Aderiamo alla fiaccolata del 15 ottobre a Primavalle
Le RSU dell’84° Cicolo Didattico Baiocco di Roma aderiscono alla fiaccolata del 15 ottobre che partira da p.zza Mario Salvi (Primavalle)

Sesto San Giovanni , 15/10/2008
inviata da Coordinamento Genitori-Insegnanti delle Scuole Sestesi
Assemblea Cittadina
Per coordinare, organizzare e scegliere nuove iniziative

brescia , 15/10/2008
inviata da radio onda d’urto
NOTTE BIANCA SULLE FREQUENZE DI RADIO ONDA D’URTO
oggi sulle frequenze di radio onda d’urto dalle ore 17,30 alle 19,20 diretta radiofonica con collegamenti dalle scuole in mobilitazione di Brescia, Milano, Bologna, Roma …

Roma , 15/10/2008
inviata da Maria Giulia Mini
Notte Bianca alla F.Crispi-Via Barrili Roma
Anche la Scuola “storica” del Quartiere Monteverde partecipa all’inziativa rimanendo aperta dalle 17.00.

Bonabitacolo (SA) , 15/10/2008
inviata da Red
MAESTRO UNICO. POSSIAMO ANCORA FERMARLI!!!
Ordine del Giorno presentato dal gruppo consiliare di maggioranza al Consiglio Comunale di Buonabitacolo (SA) contro la restaurazione dell’0rganizzazione scolastica

Milano , 15/10/2008
inviata da Collegio Docenti e Ata
MOZIONE DELL’ASSEMBLEA di Docenti e Personale ATA
ISTITUTO TECNICO STATALE PER IL TURISMO “ARTEMISIA GENTILESCHI ” via Natta 11 Milano

Pisa , 15/10/2008
inviata da Comitato genitori insegnanti
Notte bianca dalle elementari all’universita’
La notte bianca parte dalle elementari e si etende in tutta la citta’ (e la campagna)

teramo , 15/10/2008
inviata da pina
discriminazione transitoria positiva
al peggio non c’è mai fine il presidente firmerà pure questa porcata?

Milano , 15/10/2008
inviata da Laura Petermaier
Mozione del Collegio docenti dell’ ITCS “P. Verri”di Milano
I docenti dell’ ITCS “P. Verri” si esprimono per il ritiro dei decreti relativi alla riduzione del personale scolastico in tutte le sue componenti.

Milano , 15/10/2008
inviata da Mario Piemontese
Mozione del Collegio dei Docenti del Liceo Scientifico Statale Marconi di Milano
I Docenti del Liceo Scientifico Statale Marconi chiedono al Governo di procedere al ritiro del decreto legge 137/8 e di cancellare i tagli previsti dalla legge 133/08

Caritas, allarme povertà in Italia “A rischio 15 milioni di persone, invece si pensa ad aiutare le banche”

Dati preoccupanti nel Rapporto 2008: da noi misure meno efficaci dell’Europa dei 15 dove la spesa sociale riesce a ridurre del 50% il rischio. Contro il 4% del nostro Paese

Il 13% ha meno di 500-600 euro al mese. Gravi difficoltà per famiglie con anziani e figli

Veltroni: “Il governo intervenga immediatamente con risorse concrete”

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Caritas, allarme povertà in Italia "A rischio 15 milioni di persone"

Una mensa della Caritas

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CITTA’ DEL VATICANO – In Italia “l’emergenza sociale riguarda 15 milioni di persone”, quindi non solo i 7,5 milioni di persone ufficialmente sotto la soglia della povertà, ma altrettanti che “si collocano poco sopra, e quindi sono da considerare ad alto rischio”. Lo afferma il Rapporto sulla povertà in Italia elaborato dalla Caritas Italiana, in collaborazione con la Fondazione Zancan.

Ma c’è dell’altro: in Italia le misure contro la povertà sono le meno efficaci dell’Europa dei 15, se in alcuni paesi come Svezia, Danimarca, Olanda, Germania, Irlanda, l’impatto della spesa per la protezione sociale riesce a ridurre del 50 per cento il rischio povertà, da noi si raggiunge un magro 4 per cento. Un non edificante primato che il nostro paese condivide con la Grecia.

Il rapporto ricorda i dati Istat: il 13 per cento degli italiani è povero, vive con meno di 500-600 euro al mese. Sono povere le famiglie con anziani (soprattutto se autosufficienti) ed è povero un terzo delle famiglie con tre o più figli; il 48,9 per cento di queste vive al sud. Avere più figli aumento il rischio di povertà. Eppure non è così altrove. Ad esempio, in Norvegia con più figli il tasso di povertà si abbassa.

Il nostro Paese è al di sotto della spesa media per la protezione sociale. In realtà, la spesa aumenta ma per via della previdenza. Nel 2007, il pubblico ha erogato prestazioni a fini sociali pari a 366.878 milioni di euro, di cui il 66,3 per cento per pensioni (+5,2 per cento rispetto al 2006). Squilibrio più evidente se si considera l’incidenza sul Pil: la spesa per la previdenza incide per il 15,8 per cento (15,6%), quella per la sanità per il 6,2 per cento (6,4%), per l’assistenza sociale per l’1,9 per cento (1,9%). Il rapporto suggerisce di riorientare e riqualificare le risorse.

“Si può dare risposta alla povertà senza aumentare la spesa pubblica complessiva per la protezione sociale (366.878 milioni di euro) e senza aumentare la spesa per l’assistenza sociale (circa 47 miliardi di euro nel 2007)”, afferma il rapporto. In proposito, nella conferenza stampa, il direttore della Fondazione Zancan ha indicato alcune linee guida: “E’ possibile – ha spiegato Tiziano Vecchiato – destinare ad un diverso utilizzo parti rilevanti della spesa per assistenza sociale, oggi destinata alla persone non autosufficienti e alle famiglie di lavoratori con figli”. Anche se, ha sottolineato Vecchiato, “non è per niente facile, perché chi oggi beneficia dei trasferimenti pubblici e ne ha fatto una fonte di reddito non è disposto a rimettere in discussione i diritti acquisiti, anche se ragioni di equità portassero a riconoscere il contrario”.

Secondo monsignor Vittorio Nozza, direttore della Caritas Italiana, “la questione povertà non è né di destra né di sinistra” e “non può essere affrontata con colpi di genio e ad effetto ma solo con un piano nazionale strutturato e permanente”. Secondo Nozza, dal Rapporto emerge che “l’Italia non è il posto dell’uguaglianza e nemmeno quello delle opportunità”.
“Più di altri Paesi europei – spiega infatti il sacerdote – l’Italia presenta grandi differenze fra chi vive in un discreto benessere, chi tutti i giorni lotta per non oltrepassare la soglia della povertàe chi dentro la povertà ci sta da tempo e non intravede nulla di nuovo nel futuro”.

Nel Rapporto vengono avanzate
alcune proposte per risolvere il problema: “Lotta alla povertà, promozione del mezzogiorno, garanzia dei livelli essenziali dei servizi e delle prestazioni sociali in tutta Italia, tutela della non autosufficienza, integrazione degli immigrati, accesso all’abitazione – ha sottolineato monsignor Nozza – sono le priorità che devono impegnare Parlamento e governo per ridurre la vulnerabilità nel Paese”.

“Assistiamo in questi giorni a montagne di soldi pubblici che, con il giusto accordo di tutti, corrono al capezzale della grande finanza e delle imprese in crisi per tentare di mettere in atto un salvataggio. Perché non fare altrettanto per soccorrere chi lotta quotidianamente per sopravvivere all’indigenza e alla precarietà? – ha chiesto monsignor Nozza -. Perché non tentare una seria alleanza tra politica, società, terzo settore e associazioni di volontariato?”.

Sulla stessa linea anche monsignor Giuseppe Pasini, presidente della Fondazione Zancan. “Dobbiamo trarre lezione – ha detto – dall’attuale crisi economica-finanziaria: per risolverla non si è tardato a sconvolgere alcuni fondamenti ideologici del sistema capitalistico, che sembravano inamovibili e dogmatici. Se si vuole veramente il ‘bene comune’, un analogo ripensamento va fatto anche in rapporto alla società”.
Secondo mons. Pasini, occorre “rinunciare a “rendite di posizione e interventi burocratici” per mettere al centro i più fragili (soprattutto famiglie con persone non autosufficienti o numerose) fornendoli di “più servizi e meno trasferimenti economici”, con maggiore solidarietà fiscale.

Tra i primi politici a commentare il leader del Pd Walter Veltroni, che chiede con forza al governo di affrontare l’emergenza povertà. In un intervento su Youdemtv, ha detto che “l’emergenza deve essere affrontata immediatamente. La sfida che lanciamo al governo è a dare risposte su salari, stipendi e pensioni, sostegno alle piccole e e medie imprese affrontando l’emergenza con consigli dei ministri urgenti e riunioni anche di sabato e domenica”.

Secondo veltroni, infatti,
“è necessario mettere immediatamente risorse a disposizione, il resto è cinematografo”.

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15 ottobre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/cronaca/poverta-caritas/poverta-caritas/poverta-caritas.html?rss

Un uomo, una donna ed un branco di lupi: Una incredibile storia d’amore

Helen Jeffs e Shaun Ellis

di Deborah Ameri

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LONDRA (15 ottobre) – Ballare con i lupi sarebbe fin troppo semplice per lui. Shaun Ellis con queste bestie feroci ha imparato a comunicare e a convivere. E’ diventato a tutti gli effetti uno di loro e ora tutti lo chiamano The wolfman, l’uomo lupo. Ellis è protagonista di una storia straordinaria, iniziata nel parco naturale di Combe Martin, nel Devon (sud dell’Inghilterra). Ex soldato 43enne, esperto di animali, ha accettato verso la fine del 2005 di trascorrere diciotto mesi all’interno di un branco di lupi per comprendere meglio le dinamiche di comunicazione e convivenza tra questi animali.

Integrarsi nel gruppo non è stato facile. Ellis non ha potuto lavarsi per mesi, per non cambiare il proprio odore e non profumare di bagno schiuma. I lupi se ne sarebbero subito accorti e lo avrebbero attaccato. Ha vissuto all’aperto con loro, è stato costretto a non avere paura, quando i maschi del branco lo mordevano per testare il suo coraggio. E’ diventato feroce, ha imparato a ringhiare e ad azzannare per farsi rispettare. E naturalmente a ululare per comunicare con i suoi compagni.

«I lupi sono estremamente sensibili – ha raccontato Ellis, che sarà protagonista di un documentario in onda il 21 sulla Abc -. Riescono anche a capire se si cambia la propria dieta, quindi bisogna stare molto attenti a non ricadere nei comportamenti umani». E così lo studioso ha dovuto persino mangiare la carne cruda delle carcasse che i ranger del parco lasciavano nel bosco. Non muoveva un muscolo quando uno dei lupi gli strappava la carne dalla bocca. E gli è capitato di dover nutrire due cuccioli, rimasti orfani, che prendevano il cibo letteralmente dalle sue labbra. «L’unica cosa che non riuscivo fisicamente a fare – prosegue Ellis – era divorare gli organi crudi e allora mi facevo segretamente cuocere il fegato del cervo che ci davano. Il fegato è la leccornia numero uno per questi animali, chi mangia quello è il capo».

A esperimento finito l’uomo non è più riuscito a tornare alla vita normale. E ancora oggi vive con gli amici lupi. Molti pensano che sia pazzo, altri che sia un genio. E questa sua strana forma di licantropia gli ha anche fatto trovare l’amore. Helen Jeffs, appassionata di animali, viveva in un cottage del parco naturale ed è rimasta conquistata dal magnetismo del Wolfman. I primi contatti sono stati difficili. Nel branco i cellulari non si usano e così Helen ha imparato a ululare. «Pensa da lupo», le suggeriva lui. «All’inizio mi veniva da ridere – confessa lei – ma era l’unico modo per comunicare con Shaun. Alla sera uscivo e ululavo e tutti i lupi mi rispondevano».

Il primo vero appuntamento se lo sono dati in un pub. Lo studioso si è presentato con gli abiti maleodoranti che indossava nel bosco, ma a Helen andava bene così. E infatti poco dopo anche lei lo ha raggiunto e si è inserita nel gruppo. «Ero terrorizzata. Avevo visto tante volte Shaun ferito e sanguinante dopo i morsi e io non volevo ritrovarmi sfigurata – confessa la Jeffs -. Avevo anche paura di non riuscire a lasciarmi tutto alle spalle. I lupi non perdonano nulla. A volte quando il mio compagno si fa medicare le ferite, gli animali gli tolgono i punti dalla carne, perché sono qualcosa di estraneo, che non appartiene al loro mondo. E pensano loro, con la saliva, a guarire il taglio».

Ellis ha trovato alla fidanzata un ruolo perfetto. Nel branco c’è un’unica femmina, Cheyenne, che in quel periodo era incinta. La donna si sarebbe ritagliata la posizione di babysitter dei nuovi nati. Così ha provato a farsi accettare dalla lupa. Ha lasciato che la leccasse e la calpestasse, con il pericolo di essere ferita o morsa. Alla fine, però, è andata bene. Helen e Shaun hanno in pratica adottato i cuccioli e continuano a vivere nel branco, dove stanno progettando anche di sposarsi.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=32901&sez=HOME_PERSONE

Scuola, bufera sulle classi-ponte per gli stranieri Il Pd: vergogna, intollerabile. I sindacati: ridicolo

Dubbi anche nel Pdl, Alemanno: serve una pausa di riflessione

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Foto Toiati

ROMA (15 ottobre) – E’ polemica dopo il sì della Camera alla mozione del Pdl sull’accesso degli studenti stranieri alla scuola dell’obbligo, di cui era primo firmatario il capogruppo della Lega Roberto Cota. Già al voto si era giunti dopo un lungo dibattito, e la spaccatura nella maggioranza è stata evitata all’ultimo momento da una riformulazione del testo, proposta da Italo Bocchino (Pdl) e recepita dal governo e da Cota, che aveva al suo fianco il leader della Lega Umberto Bossi.

La mozione approvata a Montecitorio impegna il governo, fra l’altro, «a rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado, favorendo (nel testo originario era “autorizzando”) il loro ingresso previo superamento di test e specifiche prove di valutazione e a istituire classi ponte che consentano agli studenti stranieri che non superano le prove e i test sopra menzionati di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana, propedeutiche all’ingresso degli studenti stranieri nelle classi permanenti».

Cota. «La mozione della Lega che è stata votata ieri dalla Camera ha l’obiettivo di favorire l’integrazione, che oggi non c’è a sufficienza – ha detto oggi Cota, replicando alle critiche – Chi sostiene che vi sia invece la volontà di discriminare o non ha letto il testo o è in malafede»

Veltroni: intollerabile. La mozione votata ieri «è per me intollerabile come italiano. Noi siamo stati emigranti e non avremmo voluto che i nostri figli andassero in classi differenziate», ha dichiarato il leader del Partito democratico, Walter Veltroni a Le Storie su RaiTre. «Dio ci scampi dall’idea che possano esserci classi separate – ha aggiunto Veltroni – Finora si è trattato di una mozione, ma se dovesse essere trasformata in una proposta di legge, noi faremo tutto il possibile in Parlamento per impedirne l’approvazione»

Picierno: una vergogna. «È una vergogna che un Paese come l’Italia, ponte sul Mediterraneo, veda votare in Parlamento le classi speciali per studenti stranieri», ha affermato Pina Picierno, ministro ombra per le Politiche giovanili, sottolineando che «la proposta della Lega è altamente reazionaria, perché ci riporta ad un’idea di società e di scuola chiusa in se stessa, impaurita dalla diversità. In questo modo si smonta il serio e impegnativo lavoro di tante scuole, di tanti docenti che, in questi anni, hanno dato vita a un vero modello di integrazione all’italiana nelle classi. La pedagogia moderna – ha sottolineato Picierno – tende a valorizzare la diversità, perché arricchisce la didattica e rende la mente più aperta e flessibile in un mondo dai rapidi cambiamenti».

Alemanno: serve riflessione.
«Sono sicuro che da parte del Parlamento che ha votato questa mozione non c’è alcun intento discriminatorio», ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno, sottolineando che «in ogni caso, è necessario un confronto e una pausa di riflessione». Al di là delle polemiche ciò di cui il sindaco di Roma è convinto è che «prima che il ministro predisponga il dispositivo di legge è necessario un confronto con il mondo del volontariato, l’associazionismo cattolico e con tutti coloro che operano nel campo dell’istruzione e immigrazione per evitare che questa norma venga applicata in maniera sbagliata o che ci possano essere equivoci».

Alessandra Mussolini, presidente della Commissione bicamerale per l’Infanzia e segretario nazionale di Azione Sociale-PDL, e la deputata Souad Sbai (Pdl), chiedono un incontro al ministro dell’Istruzione Gelmini in merito all’approvazione della mozione della Lega sulle classi separate per gli studenti immigrati. «Pur consapevoli della problematicità dell’inserimento dovuto alla lingua e alle diversità culturali degli studenti stranieri, riteniamo però fondamentale per una reale integrazione la possibilità di scambi di sapere. Chiediamo, quindi, di valutare con la dovuta attenzione la possibilità di creare “classi di transizione” che rischierebbero di dar luogo a diversità tra gli studenti suscettibili di trasformarli in cittadini socialmente diseguali».

I sindacati: ridicolo. «La scuola non può diventare una “macchietta”». È il commento di Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, sull’emendamento della Lega finalizzato acreare classi solo per gli immigrati che non superino i test di ammissione. «Di questo passo – ha aggiunto – arriveremo ad una scuola per i maschi e per le femmine, per il Nord e per il Sud, per i biondi e per i mori». Un emendamento, secondo Bonanni, «davvero ridicolo» perché «prescinde dal fatto che la scuola sia pubblica e di popolo.  Per i lavoratori la scuola resta il punto cardine del funzionamento dell’ uguaglianza. Solo attraverso la scuola pubblica il popolo può formarsi e formare i propri figli».

Epifani: atto di inciviltà verso tutti i bambini. Il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani ha definito la mozione del Pdl un «atto di inciviltà verso tutti i bambini, siano essi figli di immigrati o di italiani. Una divisione così netta tra bambini che parlano l’italiano e coloro che non lo parlano ancora correttamente richiama gli aspetti bui dell’apartheid», afferma il leader della Cgil, giudicando «questo atto non solo l’ennesima dimostrazione dell’intolleranza razziale che caratterizza la destra al governo, ma anche la conseguenza della devastazione contenuta nei provvedimenti sulla scuola: i tagli previsti dalla riforma Gelmini determinano, infatti, l’impossibilità di seguire adeguatamente tutti i bambini nelle loro specificità. L’educazione interculturale – conclude Epifani – rappresenta il profilo qualitativo della scuola moderna e ha bisogno di luoghi unitari di conoscenza e confronto e non di separazione».

Polverini: idea contraria all’integrazione. «L’idea di ghettizzare bimbi immigrati in classi differenziate è contraria alla filosofia di integrazione degli stranieri che il sindacato persegue e che dovrebbe essere alla base delle politiche per l’immigrazione di questo Paese». Lo dichiara il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=32899&sez=HOME_SCUOLA

“Io, prigioniero di Gomorra lascio l’Italia per riavere una vita”

La denuncia di Saviano: circondato dall’odio per le mie parole

Vado via perché voglio scrivere ed ho bisogno di stare nella realtà

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di GIUSEPPE D’AVANZO

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"Io, prigioniero di Gomorra lascio l'Italia per riavere una vita"

Roberto Savianio

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ANDRO’ via dall’Italia, almeno per un periodo e poi si vedrà…”, dice Roberto Saviano. “Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido – oltre che indecente – rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. ‘Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l’odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri – oggi qui, domani lontano duecento chilometri – spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me”.

La verità, la sola oscena verità che, in ore come queste, appare con tragica evidenza è che Roberto Saviano è un uomo solo. Non so se sia giusto dirlo già un uomo immaginando o pretendendo di rintracciare nella sua personalità, nella sua fermezza d’animo, nella sua stessa fisicità la potenza sorprendente e matura del suo romanzo, Gomorra. Roberto è ancora un ragazzo, a vederlo. Ha un corpo minuto, occhi sempre in movimento. Sa essere, nello stesso tempo, malizioso e insicuro, timidissimo e scaltro. La sua è ancora una rincorsa verso se stesso e lungo questo sentiero è stato catturato da uno straordinario successo, da un’imprevedibile popolarità, dall’odio assoluto e assassino di una mafia, dal rancore dei quietisti e dei pavidi, dall’invidia di molti. Saranno forse queste le ragioni che spiegano come nel suo volto oggi coabitino, alternandosi fraternamente, le rughe della diffidenza e le ombre della giovanile fiducia di chi sa che la gioia – e non il dolore – accresce la vita di un uomo.

“Sai, questa bolla di solitudine inespugnabile che mi stringe fa di me un uomo peggiore. Nessuno ci pensa e nemmeno io fino all’anno scorso ci ho mai pensato. In privato sono diventato una persona non bella: sospettoso, guardingo. Sì, diffidente al di là di ogni ragionevolezza. Mi capita di pensare che ognuno voglia rubarmi qualcosa, in ogni caso raggirarmi, “usarmi”. E’ come se la mia umanità si fosse impoverita, si stesse immeschinendo. Come se prevalesse con costanza un lato oscuro di me stesso. Non è piacevole accorgersene e soprattutto io non sono così, non voglio essere così. Fino a un anno fa potevo ancora chiudere gli occhi, fingere di non sapere. Avevo la legittima ambizione, credo, di aver scritto qualcosa che mi sembrava stesse cambiando le cose. Quella mutazione lenta, quell’attenzione che mai era stata riservata alle tragedie di quella terra, quell’energia sociale che – come un’esplosione, come un sisma – ha imposto all’agenda dei media di occuparsi della mafia dei Casalesi, mi obbligava ad avere coraggio, a espormi, a stare in prima fila. E’ la mia forma di resistenza, pensavo. Ogni cosa passava in secondo piano, diventava di serie B per me. Incontravo i grandi della letteratura e della politica, dicevo quello che dovevo e potevo dire. Non mi guardavo mai indietro. Non mi accorgevo di quel che ogni giorno andavo perdendo di me. Oggi, se mi guardo alle spalle, vedo macerie e un tempo irrimediabilmente perduto che non posso più afferrare ma ricostruire soltanto se non vivrò più, come faccio ora, come un latitante in fuga. In cattività, guardato a vista dai carabinieri, rinchiuso in una cella, deve vivere Sandokan, Francesco Schiavone, il boss dei Casalesi. Se lo è meritato per la violenza, i veleni e la morte con cui ha innaffiato la Campania, ma qual è il mio delitto? Perché io devo vivere come un recluso, un lebbroso, nascosto alla vita, al mondo, agli uomini? Qual è la mia malattia, la mia infezione? Qual è la mia colpa? Ho voluto soltanto raccontare una storia, la storia della mia gente, della mia terra, le storie della sua umiliazione. Ero soddisfatto per averlo fatto e pensavo di aver meritato quella piccola felicità che ti regala la virtù sociale di essere approvato dai tuoi simili, dalla tua gente. Sono stato un ingenuo. Nemmeno una casa, vogliono affittarmi a Napoli. Appena sanno chi sarà il nuovo inquilino si presentano con la faccia insincera e un sorriso di traverso che assomiglia al disprezzo più che alla paura: sono dispiaciuti assai, ma non possono…. I miei amici, i miei amici veri, quando li ho finalmente rivisti dopo tante fughe e troppe assenze, che non potevo spiegare, mi hanno detto: ora basta, non ne possiamo più di difendere te e il tuo maledetto libro, non possiamo essere in guerra con il mondo per colpa tua? Colpa, quale colpa? E’ una colpa aver voluto raccontare la loro vita, la mia vita?”.

Piacciono poco, da noi, i martiri. Morti e sepolti, li si può ancora, periodicamente, sopportare. Vivi, diventano antipatici. Molto antipatici. Roberto Saviano è molto antipatico a troppi. Può capitare di essere infastiditi dalla sua faccia in giro sulle prime pagine. Può capitare che ci si sorprenda a pensare a lui non come a una persona inseguita da una concreta minaccia di morte, a un ragazzo precipitato in un destino, ma come a una personalità che sa gestire con sapienza la sua immagine e fortuna. Capita anche in queste ore, qui e lì. E’ poca, inutile cosa però chiedersi se la minaccia di oggi contro Roberto Saviano sia attendibile o quanto attendibile, più attendibile della penultima e quanto di più? O chiedersi se davvero quel Giuseppe Setola lo voglia disintegrare, prima di Natale, con il tritolo lungo l’autostrada Napoli-Roma o se gli assassini si siano già procurati, come dice uno di loro, l’esplosivo e i detonatori. O interrogarsi se la confidenza giunta alle orecchie delle polizie sia certa o soltanto probabile.
E’ poca e inutile cosa, dico, perché, se i Casalesi ne avranno la possibilità, uccideranno Roberto Saviano. Dovesse essere l’ultimo sangue che versano. Sono ridotti a mal partito, stressati, accerchiati, incalzati, impoveriti e devono dimostrare l’inesorabilità del loro dominio. Devono poter provare alla comunità criminale e, nei loro territori, ai “sudditi” che nessuno li può sfidare impunemente senza mettere nel conto che alla sfida seguirà la morte, come il giorno segue la notte.

Lo sento addosso come un cattivo odore l’odio che mi circonda. Non è necessario che ascolti le loro intercettazioni e confessioni o legga sulle mura di Casale di Principe: “Saviano è un uomo di merda”. Nessuno da quelle parti pensa che io abbia fatto soltanto il mio dovere, quello che pensavo fosse il mio dovere. Non mi riconoscono nemmeno l’onore delle armi che solitamente offrono ai poliziotti che li arrestano o ai giudici che li condannano. E questo mi fa incazzare. Il discredito che mi lanciano contro è di altra natura. Non dicono: “Saviano è un ricchione”. No, dicono, si è arricchito. Quell’infame ci ha messo sulla bocca degli italiani, nel fuoco del governo e addirittura dell’esercito, ci ha messo davanti a queste fottute telecamere per soldi. Vuole soltanto diventare ricco: ecco perché quell’infame ha scritto il libro. E quest’argomento mette insieme la parte sana e quella malata di Casale. Mi mette contro anche i miei amici che mi dicono: bella vita la tua, hai fatto i soldi e noi invece tiriamo avanti con cinquecento euro al mese e poi dovremmo difenderti da chi ti odia e ti vuole morto? E perché, diccene la ragione? Prima ero ferito da questa follia, ora non più. Non mi sorprende più nulla. Mi sembra di aver capito che scaricando su di me tutti i veleni distruttivi, l’intera comunità può liberarsi della malattia che l’affligge, può continuare a pensare che quel male non ci sia o sia trascurabile; che tutto sommato sia sopportabile a confronto delle disgrazie provocate dal mio lavoro. Diventare il capro espiatorio dell’inciviltà e dell’impotenza dei Casalesi e di molti italiani del Mezzogiorno mi rende più obiettivo, più lucido da qualche tempo. Sono solo uno scrittore, mi dico, e ho usato soltanto le parole. Loro, di questo, hanno paura: delle parole. Non è meraviglioso? Le parole sono sufficienti a disarmarli, a sconfiggerli, a vederli in ginocchio. E allora ben vengano le parole e che siano tante. Sia benedetto il mercato, se chiede altre parole, altri racconti, altre rappresentazioni dei Casalesi e delle mafie. Ogni nuovo libro che si pubblica e si vende sarà per loro una sconfitta. E’ il peso delle parole che ha messo in movimento le coscienze, la pubblica opinione, l’informazione. Negli anni novanta, la strage di immigrati a Pescopagano – ne ammazzarono cinque – finì in un titolo a una colonna nelle cronache nazionali dei giornali. Oggi, la strage dei ghanesi di Castelvolturno ha costretto il governo a un impegno paragonabile soltanto alla risposta a Cosa Nostra dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio. Non pensavo che potessimo giungere a questo. Non pensavo che un libro – soltanto un libro – potesse provocare questo terremoto. Subito dopo però penso che io devo rispettare, come rispetto me stesso, questa magia delle parole. Devo assecondarla, coltivarla, meritarmela questa forza. Perché è la mia vita. Perché credo che, soltanto scrivendo, la mia vita sia degna di essere vissuta. Ho sentito, per molto tempo, come un obbligo morale diventare un simbolo, accettare di essere al proscenio anche al di là della mia voglia. L’ho fatto e non ne sono pentito. Ho rifiutato due anni fa, come pure mi consigliavano, di andarmene a vivere a New York. Avrei potuto scrivere di altro, come ho intenzione di fare. Sono restato, ma per quanto tempo dovrò portare questa croce? Forse se avessi una famiglia, se avessi dei figli – come li hanno i miei “angeli custodi”, ognuno di loro non ne ha meno di tre – avrei un altro equilibrio. Avrei un casa dove tornare, un affetto da difendere, una nostalgia. Non è così. Io ho soltanto le parole, oggi, a cui provvedere, di cui occuparmi. E voglio farlo, devo farlo. Come devo – lo so – ricostruire la mia vita lontano dalle ombre. Anche se non ho il coraggio di dirlo, ai carabinieri di Napoli che mi proteggono come un figlio, agli uomini che da anni si occupano della mia sicurezza. Non ho il cuore di dirglielo. Sai, nessuno di loro ha chiesto di andar via dopo quest’ultimo allarme, e questa loro ostinazione mi commuove. Mi hanno solo detto: “Robe’, tranquillo, ché non ci faremo fottere da quelli là””.

A chi appartiene la vita di Roberto? Soltanto a lui che può perderla? Il destino di Saviano – quale saranno da oggi i suoi giorni, quale sarà il luogo dove sceglierà, “per il momento”, di scrivere per noi le sue parole necessarie – sono sempre di più un affare della democrazia italiana.
La sua vita disarmata – o armata soltanto di parole – è caduta in un’area d’indistinzione dove sembra non esserci alcuna tradizionale differenza tra la guerra e la pace, se la mafia può dichiarare guerra allo Stato e lo Stato per troppo tempo non ha saputo né cancellare quella violenza sugli uomini e le cose né ripristinare diritti essenziali. A cominciare dal più originario dei diritti democratici: il diritto alla parola. Se perde Saviano, perderemo irrimediabilmente tutti.

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15 ottobre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/cronaca/camorra-3/lascio-italia/lascio-italia.html?rss

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La sorella di Falcone: «Roberto, vattene e salvati»

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«Come cittadina italiana direi a Roberto Saviano di restare in Italia, di cambiare idea e non lasciare il nostro paese, ma da sorella di Giovanni Falcone gli dico “Roberto, vattene e salvati”». È quanto dice Maria Falcone, sorella di Giovanni Falcone, il giudice palermitano ucciso nella strage di Capaci il 23 maggio del ’92, insieme a tre agenti della scorta e la moglie Francesca Morvillo. «Anche a mio fratello, dopo le prime minacce, avrei voluto dire di andare via – ha raccontato Maria Falcone -. E in questi giorni ho avuto le stesse sensazioni, ho provato lo stesso brivido di allora, perché Saviano corre esattamente gli stessi rischi di Giovanni. Ecco perché gli dico, da madre, da sorella di Giovanni, di andare via. Non me la sento di dirgli di restare».

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resto dell’articolo

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=32890&sez=HOME_INITALIA

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14 ottobre 2008

Gomorra: sul set il doppio gioco della camorra

di Stefano Biolchini

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Il segnale è di quelli inquietanti: la camorra infiltrata nel film culto della denuncia contro la camorra. Non di sceneggiatura dal sapore pirandelliano parliamo, ma di cronaca. A due anni dalla assegnazione della scorta a Roberto Saviano, autore di Gomorra – il libro da cui è stato tratto il film premiato a Cannes e che è stato indicato dall’ Italia come proprio candidato all’Oscar per il miglior film in lingua straniera – apprendiamo che il clan dei Casalesi progettava un attentato contro lo scrittore. Da effettuarsi entro il Natale. E come se non bastasse, quel dato che ti lascia di stucco nella sua freddezza: tra gli arrestati nell’ultima operazione contro il clan dei Casalesi c’è anche Bernardino Terracciano, 53 anni, di Villa Literno. Un nome qualunque, non fosse per la sua partecipazione proprio al film Gomorra . Nel film era “Zi’ Bernardino”, nella realtà faceva il doppio gioco. Chissà se la sua militanza camorristica (fin qui – è bene dirlo – presunta) gli avrà giovato per la recitazione. Chissa? E non è il solo. Anche Giovanni Venosa, che recitava nel ruolo di un boss , è stato arrestato lo scorso luglio per sospetta affiliazione a un clan camorristico. Anche una terza comparsa sarebbe stata indiziata. Una azzeccata scelta di realismo (con tutti i rischi del caso quando si sceglie di girare alle Vele di Scampia) che rischia però di costare cara a Garrone, non fosse altro per il danno di immagine causato al suo film. Il 13 ottobre The Guardian denuncia puntuale “le aspirazioni da Oscar della Mafia”. Si potrebbe a questo punto buttarla sul cinefilo, scomodare Zelig. Eppure davanti a questa realtà di doppio degrado e di finzione si resta attoniti. Inutile tacciare di ingenuità i produttori: e perché meravigliarsi di come la camorra infiltri uno dei suoi in un film? E’ cosa notoria che le organizzazioni camorristiche sappiano andare ben oltre. Forse che le aziende sanitarie, perfino le forze dell’ordine o le stesse istituzioni non siano state negli anni oggetto di infiltrazioni anche peggiori? E’ dunque questa normalità dell’aggiramento che ci inquieta. Questa banalità camorristico-mafiosa che tutto avvolge. Non meravigliamoci dunque di un set. La Wertmuller, e questa è ancora cronaca, ha spostato da Taranto a Brindisi la sua troupe. Le avevano chiesto il pizzo. Liscio, chiaro, una consuetudine. Come la vita scortata di Saviano e di molti come lui. Il grande blob mafioso non fa sconti a nessuno. Ecco perché pesa ancor di più la nostra indifferenza, o forse solo abitudine alla cronaca: quella indifferenza che il libro e il film additano e combattono. Infiltrare un set per un organizzazione come quella dei Casalesi non deve essere stato difficile. E sa di farsa. Una farsa che rischia di costare troppo cara a un film di denuncia come questo. Perché agli americani, alle loro major e ai giurati chi gliela spiega questa cronaca fin troppo banale per una pellicola con eventuali buone chance in concorso? Oltre il danno qui Gomorra rischia la beffa. E questo sarebbe davvero ingiusto per questa prova d’arte, di denuncia e d’impegno di Garrone e del minacciato Saviano.

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fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2008/10/gomorra-arrestati.shtml?uuid=9b37695a-9a1d-11dd-8785-67fee42ff026&DocRulesView=Libero

E’ TORNATO MORGAN!!!

Dopo una (breve?) assenza, ecco che riapre acmedelpensiero, il blog dell’amico Morgan.

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Certo che ha scelto un pezzo proprio soft per fare la sua ricomparsa… ma questo è il suo stile – ed è uno dei motivi per cui l’apprezzo.

Bentornato amico! E buon lavoro… 🙂

Kenya, due sub italiani salvano una balena e il suo cucciolo impigliati nelle reti dei pescatori

foto Ap

NAIROBI (14 ottobre) – Due sub italiani hanno compiuto oggi un meraviglioso salvataggio al largo di Malindi, sulla costa keniana, dove hanno salvato una balena lunga 11 metri ed il suo cucciolo di tre metri, impigliati nelle reti di pescatori dopo due ore di difficilissimo lavoro.  La notizia è stata diffusa dal sito wwww.malindikenya.net, un portale in italiano diffuso in Kenya, molto presente sulla Costa.

I due sub, titolari e capi istruttori di un club subacqueo locale, il Blu Fin Diving, ritenuti tra i maggiori esperti in materia, erano stati allertati erano stati allertati questa mattina dal Kenya Wildlife Service di Malindi, che aveva accertato l’emergenza ieri. Angelo de Faveri, trevisano, 50 anni, da 18 anni a Malindi e il suo collega Lorenzo de Poli, anche lui trevisano, a Malindi da sei, sono subito partiti, con un loro collaboratore locale, anche lui molto esperto, Emmanuel Nguba, a bordo di una barca velocissima e con tutto il necessario per l’intervento verso balena e balenottero.

Si sono tuffati in pieno oceano, e armati di coltelli hanno iniziato a strappare la rete che aveva completamente bloccato la mamma: «Una missione alquanto pericolosa – spiega de Poli, che già tre anni fa aveva salvato un cetaceo irretito – perché la balena pur essendo liberata era molto nervosa, restava affianco al piccolo e piangeva». Il collega de Faveri ha rischiato di essere travolto: «Il rischio –  dice – era beccarsi un colpo di coda, e niente ci avrebbe salvato», ma dopo due ore di lotta, «mamma e figlio» erano liberi.

Ora i cetacei sono salvi, e nuotano felici nelle acque dell’Oceano Indiano. Senza l’intervento dei due italiani, la corrente avrebbe finito col trasportare mamma e figlio verso riva, dove con tutta probabilità sarebbero morti

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=32859&sez=HOME_PIACERI